Ricordiamo le parole di Piercamillo Davigo: “I politici non hanno smesso di rubare, hanno solo smesso di vergognarsi”

 

Davigo

 

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Ricordiamo le parole di Piercamillo Davigo: “I politici non hanno smesso di rubare, hanno solo smesso di vergognarsi”

Ricordiamo le dure parole di Davigo. Era circa un anno e mezzo fa…

I politici “non hanno smesso di rubare; hanno smesso di vergognarsi. Rivendicano con sfrontatezza quel che prima facevano di nascosto. Dicono cose tipo: “Con i nostri soldi facciamo quello che ci pare”..

Ma non sono soldi loro; sono dei contribuenti”.

Lo afferma al Corriere della Sera,Piercamillo Davigo, presidente dell’Anm, spiegando che “prendere i corrotti è difficilissimo. Nessuno li denuncia, perché tutti hanno interesse al silenzio: per questo sarei favorevole alla non punibilità del primo che parla. Il punto non è aumentare le pene; è scoprire i reati. Anche con operazioni sotto copertura”.

Alla domanda se quindi si ruba più di prima, Davigo spiega: “Si ruba in modo meno organizzato.  La corruzione è un reato seriale e diffusivo: chi lo commette, tende a ripeterlo, e a coinvolgere altri. Questo dà vita a un mercato illegale, che tende ad autoregolamentarsi: se il corruttore non paga, nessuno si fiderà più di lui. Ma se l’autoregolamentazione non funziona più, allora interviene un soggetto esterno a regolare il mercato: la criminalità organizzata“.

Dopo Mani Pulite, prosegue Davigo, “hanno vinto i corrotti, abbiamo migliorato la specie predata: abbiamo preso le zebre lente, le altre sono diventate più veloci”.

A fermare quel pool “cominciò Berlusconi, con il decreto Biondi; ma nell’alternanza tra i due schieramenti, l’unica differenza fu che la destra le fece così grosse e così male che non hanno funzionato; la sinistra le fece in modo mirato. Non dico che ci abbiano messi in ginocchio; ma un pò genuflessi sì”.

Il governo Renzi? “Fa le stesse cose – dice Davigo -. Aumenta le soglie di rilevanza penale. Aumenta la circolazione dei contanti, con la scusa risibile che i pensionati non hanno dimestichezza con le carte di credito”.

La flat tax è un imbroglio dei ricchi ai danni dei poveri… Dico a te, coglione, che guadagni € 15.000. Tu paghi già il 23%…! Chi guadagna € 200.000 paga il 43%! Hai capito, coglione, le tasse non le tolgono a te, ma ai ricchi! E quello che risparmiano i ricchi lo pagherai TU con l’aggravio dei costi sociali

 

flat tax

 

 

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La flat tax è un imbroglio dei ricchi ai danni dei poveri… Dico a te, coglione, che guadagni € 15.000. Tu paghi già il 23%…! Chi guadagna € 200.000 paga il 43%! Hai capito, coglione, le tasse non le tolgono a te, ma ai ricchi! E quello che risparmiano i ricchi lo pagherai TU con l’aggravio dei costi sociali

Ci scusiamo per epiteto coglioni che ovviamente è rivolto (a giusta ragione) per chi crede a quello che sostiene Salvini & C. Con questi ultimi ci dovremmo scusare anche per il termine “epiteto”, ma non abbiamo intenzione di farlo…

Sulla Flat Tax ci sarebbe tanto da dire… Ma vogliamo essere sintetici. Un unico semplice esempio per capire quanto ti stanno prendendo per i fondelli…

Reddito 1.000.000 di € anno.

Oggi con l’aliquota al 43% pago 430.000 € (grossomodo, qualcosa in meno per gli scaglioni)

Domani – con flat tax al 23% pagherò 230.000 € di tasse.

Reddito di 15.000 € anno.

Oggi con l’aliquota al 23% pago 3.450 €

Domani – con flat tax  pagherò 3.450 € di tasse

Sulla Flat Tax il palazzo della politica sta dando il peggio di sé e come al solito la parola inglese serve a nobilitare la fregatura, come con il Jobsact.

Lega, Cinquestelle, PD, Forza Italia partono tutti dallo stesso punto di vista: bisogna ridurre le tasse. Nessuno di loro si pone la domanda di fondo: a chi va la riduzione delle tasse e chi la paga?

Non si pongono questa domanda perchè è scomoda. Tutte le principali forze politiche seguono l’ideologia liberista reazionaria di Ronald Reagan secondo la quale le tasse sono il male, quelle per i ricchi e le imprese il peggio, quelle che finanziano lo stato sociale il peggio del peggio.

La Flat Tax era il programma del presidente USA che negli anni 80 ha guidato e imposto, assieme alla Thatcher, quell’aggressione mondiale ai diritti sociali e del lavoro che oggi chiamiamo globalizzazione. Essa si fonda sulla teoria di uno dei più immeritati premi Nobel della storia, l’economista Laffer, che si era inventato una curva matematica secondo la quale meno tasse avessero pagato i ricchi, più lo stato avrebbe incassato per la crescita delle attività e la riduzione della evasione fiscale.

La riduzione delle tasse ai ricchi ha prodotto negli Stati Uniti privilegi fiscali scandalosi, basta guardare la misera quantità di imposte che oggi pagano i super miliardari e le loro imprese multinazionali. Nello stesso tempo i lavoratori ed i poveri hanno pagato dieci volte sul terreno dei servizi sociali quel poco che sono riusciti a ricevere come riduzione delle tasse.

In italia abbiamo una gigantesca evasione fiscale di 120 miliardi annui, agevolata da tutti i governi degli ultimi trent’anni, senza distinzione alcuna.

Casa, scuola, sanità, servizi sociali, queste sono oggi le voci di un bilancio sociale sempre più in passivo per la maggioranza della popolazione. Chi vuole abbassare le tasse a tutti vuole proseguire nella privatizzazione di tutto ciò che dovrebbe essere pubblico ed accessibile gratuitamente alla grande maggioranza della popolazione. Non a caso un vice ministro leghista si è “ricordato” che lo stato possiede 400 miliardi di edifici “non valorizzati”.

Oggi si promettono 50 euro al mese in meno di tasse a lavoratori e pensionati in cambio di un aggravio di dieci volte almeno di costi sociali.

Questo è il grande imbroglio verso i poveri della riduzione delle tasse: la mano che dà è piccola piccola, quella che riprende è enorme. E alla fine i soli che ci guadagnano davvero sono i ricchi.

Ora Salvini dice che la Flat tax sarebbe solo per chi ha meno di 50.000 euro annui di reddito. IMBROGLIA, vuole cominciare da lì, ma vuole arrivare molto più in alto, perché questo è lo scopo vero. Di Maio risponde che bisogna aiutare le famiglie, quindi parla d’altro e alla fine sarà d’accordo. Il PD dice che non ci sono i soldi, come sempre assieme a Forza Italia, ma non contesta la proposta in sé, anzi.

Tutte le posizioni del palazzo sulla Flat Tax sono solo diverse versioni della stessa destra liberista. Diverse versioni che assieme ignorano l’articolo 53 della Costituzione, che impone la PROGRESSIVITÀ del fisco.

Bisogna redistribuire la ricchezza con più tasse ai ricchi e meno ai poveri ai lavoratori e ai pensionati, con la lotta all’evasione fiscale, con il prevalere del pubblico sul mercato. Insomma con l’esatto contrario di ciò che si fa da trent’anni e che la Flat Tax vuole portare alle estreme e più feroci conseguenze…

Mario Monti: “la democrazia è una forma di governo sbagliata perché è assurdo che siano le pecore a guidare il pastore” …Ah, non dimenticate, le pecore siamo NOI…!

 

Mario Monti

 

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Mario Monti: “la democrazia è una forma di governo sbagliata perché è assurdo che siano le pecore a guidare il pastore” …Ah, non dimenticate, le pecore siamo NOI…!

 

Tutti abbiamo apprezzato la sintesi di Giorgio Gaber: “libertà è partecipazione”. Noi pensiamo di partecipare alla vita democratica del nostro Paese e quindi di essere “liberi” perchè votiamo ma non è così.

Non so se ne conservate memoria ma, tempo fa, Mario Monti, ebbe a dichiarare che “la democrazia è una forma di governo sbagliata perché è assurdo che siano le pecore a guidare il pastore”.

Il concetto non gli è venuto in mente l’altro ieri, perché lo stesso identico concetto lo ribadì in occasione del divorzio tra la politica e la Banca d’Italia, ove disse che ci sono “valori che saranno meglio tutelati, se affidati a qualcuno che può permetterselo trovandosi al riparo dal processo elettorale”

Ora ciò che si può fare, al riparo dal processo elettorale, cioè al riparo dalla volontà dei cittadini, e quello che non si può fare, come si può presentare per farlo accettare ?

Lo dice sempre Monti: “E’ chiaro che il potere politico, ma anche il senso di appartenenza dei cittadini a una collettività nazionale possono essere pronti a queste cessioni (ndr: di sovranità) solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa superiore al costo del farle perché c’è una crisi in atto, visibile, conclamata. Abbiamo bisogno delle crisi per fare passi avanti”

 

Psicologico – badate bene – significa che qualcuno ci deve dare l’impressione che se non si accettano le proposte del potere, al diniego segue la catastrofe.

La concezione di Monti e delle élite che rappresenta è esattamente quella di The Crisis of Democracy, il primo rapporto della Commissione Trilaterale che  sosteneva come le uniche democrazie funzionanti, sono quelle in cui la grande maggioranza della popolazione si trova ai margini del dibattito pubblico.

Essere al riparo dal processo elettorale significa che Monti giurava sulla Costituzione -con l’incipit che conosciamo tutti- ritenendo la Repubblica un’assemblea condominiale da guidare con la logica del terrore (“fate presto!”, lo spread a 500! ), grazie alla sostanziale ignoranza nella quale viene relegata la massa dei cittadini sovrani solo sulla carta.

Bisogna avere chiaro in mente che Mario Monti non può essere visto come un semplice professore che ha la sua visione (antidemocratica) del mondo in un Paese, tralaltro, che curiosamente ritiene in pericolo la democrazia  perché un paziente psichiatrico commette un reato a Macerata  ma non  vede alcun rischio di democrazia in ricorrenti dichiarazioni del genere. Dichiarazioni a cui seguono fatti perfettamente allineati.

Dicevo che non può essere una semplice visione personale antidemocratica perché il limite tra la libertà di opinione e l’eversione, viene superato quando un portatore di principi antidemocratici assume il controllo di posizioni decisionali chiave. Monti è stato per anni commissario europeo e al governo italiano con la complicità  del Presidente della Repubblica. Posizione in forza della quale ha potuto agire, distruggendo la domanda interna e iniziando il lavoro di smantellamento dei diritti dei pensionati e quelli dei lavoratori, poi terminato da Matteo Renzi.

Quelle rare volte in cui sembra perfezionarsi un procedimento decisionale democratico, poi ci rendiamo conto che non è la democrazia a guadagnarci, cioè non è il demòs, il popolo, ma qualcun altro. Perché?

A questa domanda rispose implicitamente Cossiga molti anni fa. E qui dobbiamo riflettere anche ripensando ai criteri con cui Cossiga metteva il segreto di Stato su molti, troppi, capitoli della storia della nostra Repubblica.

Cossiga spiegò come i nostri bisogni e comportamenti, debbano essere organizzati dall’esterno scrivendolo nel suo libro abecedario: “attraverso agenti reclutati tra i quadri dirigenti di un Paese o aiutati a salire ad alti livelli della vita politica, burocratica, scientifica, finanziaria, bancaria o attraverso individui di particolare autorevolezza personale, morale, culturale. Si deve cercare di determinare a proprio vantaggio la politica di un certo Paese ed in particolare il suo processo decisionale”

Questo spiega molto.
Questo spiega perché in questo Paese, alcuni top manager ottengono nomine scintillanti a seguito delle quali compiono disastri e poi ricevono nuove e più scintillanti nomine ad esempio.

Questo spiega perchè la disgregazione dei diritti dei lavoratori va in parallelo col percorso di integrazione monetaria. Avete notato che i sindacati son serviti a nulla?

Avete notato che la crisi italiana inizia a somigliare alla crisi del terzo mondo dopo la seconda guerra mondiale ? Oggi come allora,  i governanti indebitavano i propri paesi con una moneta diversa dalla propria; dollaro per l’Africa, euro per noi. Eppure  ci eravamo resi conto – nel 97 – che agganciando la lira all’ECU si fermava la produttività.

Si diceva “come si fa a partecipare”, ad esercitare le prerogative di regalità che spettano a noi “popolo sovrano”? La domanda non è priva di interesse se si considera che ormai stiamo perdendo i riferimenti propri di una democrazia occidentale.

Da noi la terza carica dello stato si fa propaganda elettorale, peraltro compiendo un’operazione cosmetica di differenziazione dal proprio contesto d’appartenenza creando liber(e) e uguali. Avrete notato che negli ultimi giorni c’è stata questa declinazione al femminile. Boldrini lo chiede.

Ecco, partecipiamo alla democrazia gestendo democraticamente il mercato del lavoro e i soldi pubblici.

tratto da: https://www.themisemetis.com/politica/1499/1499/

Prima gli italiani? No, prima i ricchi!

 

Prima gli italiani

 

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Prima gli italiani? No, prima i ricchi!

Contro il governo della carota e del bastone…

In Italia, negli ultimi 20 anni, la ricchezza si è spostata, con un andamento costante, dai salari ai profitti e lo stato sociale è stato ridotto in braghe di tela in nome dell’assioma teologico “meno stato, più mercato” . Quell’assioma è stato adottato di peso da tutti i governi che si sono succeduti alla guida del paese i quali hanno invariabilmente alimentato questa tendenza fino a raggiungere lo splendido risultato di spingere nella povertà assoluta più di 5 milioni di persone ed altre 10 milioni di persone in quella relativa(a ridosso della “linea di povertà”) mentre il 5% di italiani si è impossessato dello stesso patrimonio dell’80% dei restanti.

Insomma, la coperta della quota che prima finiva in redistribuzione sotto forma di salario e servizi nelle così dette ” fasi espansive” si è ristretta ferocemente a causa della atavica avidità del padronato italiano che ha trovato in politici e sindacati docili sponde ai suoi desiderata ma anche per effetto dei folli diktat europei e del ricatto del debito infinito che hanno prodotto il mostro del “pareggio di bilancio” in Costituzione e dei tagli selvaggi alla spesa sociale. Ora il problema per milioni di famiglie già esistenti o per chi se ne volesse fare una è il seguente: con un salario medio di 900, 1000 euro al mese(se fai parte dei più fortunati) in cambio di un lavoro quasi sempre precario, come faccio vivere se solo per l’affitto di un modestissimo bilocale di in quartiere periferico mi chiedono almeno 700, 800 euro? Se a ciò aggiungiamo i costi sociali derivanti dalla liberalizzazione dei servizi pubblici, capiamo che c’è un “popolo” che magari non si sente classe ma che a metà del mese non sa più dove sbattere la testa per sopravvivere.

Ecco, a questa sofferenza il governo gialloverde ha dato sì una risposta in lievissima controtendenza rispetto a quelli precedenti ma in misura largamente insufficiente e temporanea più o meno come aveva fatto Renzi con i suoi bonus, ovvero, con degli una tantum che poi, attraverso partite di giro, finiscono per essere spalmati sempre sulla parte più povera del paese. In parole povere, una presa per le mele. Inevitabile che vada a finire così se non si vanno mai a prendere i quattrini dove sono finiti in questi anni, ovvero, da chi, mentre ci raccontavano la favola della ” crisi”, accumulava patrimoni giganteschi sotto l’egida di quell’ Unione Europea che, in nome di un astratto rigore dei conti pubblici, ha solo garantito la tenuta di quelle istituzioni finanziarie che continuano ad alimentare la spirale del così detto “debito pubblico”, ovvero, una trappola senza fine.

Al di là degli slogan, del marketing politico (rozzo ma efficace) e del linguaggio ultrademagogico lontano anni luce dall’understatement di un Gentiloni, i populisti reazionari e “sovranisti” non hanno nessuna intenzione di andare ad intaccare rendite, privilegi e parassitismi ma stanno solo occupando lo spazio lasciato vuoto dalla crisi di egemonia delle classi dirigenti.  Nel quaderno dal carcere n. 13 Antonio Gramsci descriveva quel tipo di crisi con queste parole “…ad un certo punto della loro vita storica i gruppi sociali si staccano dai loro partiti tradizionali, cioè i partiti tradizionali in quella data forma organizzativa, con quei determinati uomini che li costituiscono, li rappresentano e li dirigono non sono più riconosciuti come loro espressione dalla loro classe o frazione di classe. Quando queste crisi si verificano, la situazione immediata diventa delicata e pericolosa, perché il campo è aperto alle soluzioni di forza, all’attività di potenze oscure rappresentate dagli uomini provvidenziali e carismatici.”

Tuttavia Marx nella sua analisi materialistica della transizione passaggio dalla repubblica all’impero dopo il colpo di stato di Luigi Bonaparte (” Il 18 Brumaio Bonaparte”) ci avvisava che le cause di quelle transizioni “… non dipendono dal carisma del capo ma dall’intreccio di condizioni politiche e sociali di fondo il cui degrado spiega anche l’emergere di tendenze carismatiche pronte a sfruttare le fragilità del sistema dilaniato dai conflitti fra le varie componenti borghesi e aristocratiche; analogamente è di grande importanza la riflessione sul ruolo delle classi subalterne, e in particolare del sottoproletariato.”.

Ecco, la semplice  demonizzazione dei vari Berlusconi, Renzi e Salvini senza una interpretazione della fase e delle cause che  ne hanno favorito le fortune sono una coazione a ripetere che va superata perché l’ascesa al potere di questi figuri altro non è che la variabile italiana della crisi di egemonia politica e culturale delle classi dirigenti. Una crisi che attraversa tutto l’occidente capitalistico e che è il prodotto da una lunga crisi sistemica e  da sovrapproduzione di merci che viene da lontano e che è stata solo mascherata e tamponata dalla finanziarizzazione dell’economia  mondiale degli ultimi decenni.

Allora, se non si fanno riforme vere di sistema e se non si rompono i i vincoli (in primis quelli dettati dalla UE) che creano l’impoverimento di massa e la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi, si danno solo dei pannicelli caldi ad un malato grave.

Se da un lato si somministrano blandi anestetici per tamponare la sofferenza sociale, dall’altro si inaspriscono pesantemente le pene per scoraggiare le prossime rivolte e le lotte sui bisogni fondamentali disattesi.  Con il “decreto sicurezza” (che, non a caso, porta la firma del neofascista Salvini) chi occupa una casa per bisogno o rivendica diritti su posto di lavoro (vedi recente daspo contro lavoratori della multinazionale della logistica GLS di Piacenza) oppure rivendica, ad esempio, un prezzo equo a ciò che produce come i pastori sardi, ora, rischia anni di carcere. E intanto si continua ad alimentare una guerra tra poveri di stampo razzista per distrarre le masse dalle reali cause dell’impoverimento generalizzato: compressione salariale, precarizzazione generalizzata, privatizzazione del welfare e disinvestimento nel settore dell’edilizia popolare, spostando ad arte la “colpa” dai veri responsabili sui più poveri di tutti: gli immigrati pagati da Soros per farci la pelle.

E mentre i talk ed i social media sono intasati dalla propaganda salviniana con al centro lo slogan “prima gli italiani”, un’altra faglia già resa evidente dai risultati delle ultime elezioni politiche, rischia di esplodere: quella tra nord e sud. La guerra dei ricchi va avanti fino a rischiare di rompere la stessa unità nazionale attraverso il disegno di legge( inemendabile) di “autonomia differenziata” voluto dalla Lega (ma non osteggiato dal PD) in base al quale si metterà una pietra tombale sull’antica questione meridionale rendendo le differenze tra nord e sud del paese definitive ed insuperabili. Gli storici squilibri tra servizi, scuola, sanità tra nord e sud del paese non saranno più considerati un problema su cui investire risorse per ridurre i divari ma un dato codificato per sempre. E’ il vecchio progetto delle macroregioni della Lega che sta passando nella totale assenza di un dibattito pubblico. E’ chiaro che un passaggio del genere potrebbe avere conseguenze devastanti per la vita di milioni di persone e provocare nuove “rivolte di Palermo”. Ecco che lì potremo vedere nuovamente in azione il solito tallone di ferro.

Lo storico Luciano Canfora,  a proposito della deriva autoritaria e razzista del governo gialloverde, premettendo che non siamo ancora al fascismo, tuttavia, definiva le politiche dell’attuale governo intrise di elementi “fascistoidi”. Non pochi hanno gridato, di recente, al pericolo di un nuovo «diciannovismo» (definizione  che Pietro Nenni  diede dell’atmosfera politica del 1919  quando un insieme di tensioni, paure e pulsioni di massa aprì  la strada al fascismo). Ma se è vero che a forza di ripetere il mantra securitario (Minniti prima ancora di Salvini) hanno  instillato nei più l’idea che sia meglio rinunciare alla democrazia pur di avere più sicurezza ed aumentato la voglia di capi e uomini forti “perché le élites hanno  fallito”,  è vero pure che il problema è capire cosa sono oggi le élites e come agiscono davvero, al di là di ogni semplificazione che porta dritta alle solite confuse e stralunate teorie sulle cospirazioni mondiali massoniche e plutogiudaiche.

Così stando le cose, ci sarebbero tutte le premesse di una guerra civile o perlomeno di una serie di rivolte di massa perché la “carotina” (RdC e quota 100) sarà tantissimo al di sotto della soglia di aspettative che avevano creato e serve agli attuai cialtroni solo a buttare la palla in là per un altro po’ di tempo.  Gli basterà il “dl sicurezza” per tenere fermo il coperchio sulla pentola pronta ad esplodere? Si, se non saremo in grado di costruire un’alternativa radicata nel luoghi del conflitto sociale e nelle periferie abbandonate dalle sinistre al caviale e dai sinistrati allo sbando.

 

fonte: http://contropiano.org/interventi/2019/02/17/prima-gli-italiani-no-prima-i-ricchi-0112509?fbclid=IwAR2XCW6LQfd1c3oj4BwY6i80gayFtX4Y224ttzPu7tzkhwEAwljxg-MX1-c

 

“È pieno di odio”… Lo ha detto Salvini, quello che lascia affogare i migranti, rivolgendosi a padre Zanotelli, una vita in aiuto della gente in Sudan e Kenia e sempre dalla parte dei più deboli… Non trovate anche voi che c’è qualcosa che proprio non quadra…?

 

Zanotelli

 

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“È pieno di odio”… Lo ha detto Salvini, quello che lascia affogare i migranti, rivolgendosi a padre Zanotelli, una vita in aiuto della gente in Sudan e Kenia e sempre dalla parte dei più deboli… Non trovate anche voi che c’è qualcosa che proprio non quadra…?

l ministro dell’Interno Matteo Salvini ha postato su facebook una foto dove compare padre Alex Zanotelli insieme a una citazione attribuita al missionario pacifista: “Salvini va processato anche per la Sea Watch”.
Il vicepremier commenta: “Dopo avermi definito razzista, ‘genio malefico’, criminale (e altri complimenti che al momento mi sfuggono), questo prete sostiene che dovrebbero processarmi non solo per la Diciotti ma anche per la Sea Watch. Olè!”.

Nel post scriptum, il vicepremier conclude: “Ma, mi chiedo, un uomo di chiesa può essere sempre così pieno di risentimento e di odio?”.

Lasciaci indovinare, caro Matteo… Sarà forse perché ti fai i selfie mangiando pane e Nutella, mentre per colpa tua la gente crepa in mare…? Pensaci, Mattei, pensaci…

La faccia tosta della Boschi che attacca il governo: “La manovra danneggia i risparmi degli italiani” – Sì, proprio la Boschi, quella di Banca Etruria e dei 35.000 risparmiatori toscani truffati e rovinati.

 

Boschi

 

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La faccia tosta della Boschi che attacca il governo: “La manovra danneggia i risparmi degli italiani” – Sì, proprio la Boschi, quella di Banca Etruria e dei 35.000 risparmiatori toscani truffati e rovinati.

Maria Elena Boschi ha affermato che la manovra varata dal governo Conte “danneggia i risparmi degli italiani”.

La replica del Movimento 5 Stelle è arrivata a stretto giro, da parte del deputato Raphael Raduzz, che ha detto in aula:

“I risparmiatori sono stati danneggiati dai vostri governi”.

Maria Elena Boschi, nel corso del suo intervento, ha anche attaccato l’esecutivo gialloverde parlando di un Parlamento “mai così umiliato, che discute “una legge di Bilancio che non c’è”.

E ha lanciato la profezia: “Sono sicura che sarà anche l’ultima legge di bilancio del governo del cambiamento”.

In un post pubblicato sul social network martedì scorso, Boschi aveva scritto:

“Mentre siamo in attesa di capire dal ministro Tria quale sarà la vera manovra, mentre al governo si discute se portare dal 2,4 al 2 il deficit, Lega e M5S hanno presentato un fondamentale emendamento. 1,5 milioni di euro per ogni anno dal 2019 in poi perché il ministro Savona possa prendersi qualche bravo consulente che possa spiegare al governo come funziona l’unione europea e come si recepiscono le norme europee in Italia.
In sostanza, 1,5 milioni all’anno per spiegare al governo quello che già dovrebbe sapere.
A questo punto, abbiamo proposto di destinare le stesse risorse a dei giovani laureati che magari possono farne un uso migliore. Ci pareva giusto intitolare queste borse di studio a Salvini e Di Maio, noti esperti di diritto comunitario”.

Ora, che proprio la Boschi, quella di Banca Etruria e delle decine di migliaia di risparmiatori truffati si erga a paladina dei “risparmiatori italiani” mi sa proprio tanto di presa per i fondelli…

by Eles

Ricapitoliamo… FRANCIA: migliaia di persone in piazza per protestare contro il Governo. ITALIA: il partito che ha fregato 49 milioni al suo popolo continua a salire nei sondaggi…

 

Governo

 

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Ricapitoliamo… FRANCIA: migliaia di persone in piazza per protestare contro il Governo. ITALIA: il partito che ha fregato 49 milioni al suo popolo continua a salire nei sondaggi…

 

Il movimento dei gilet gialli, che ha spinto per le strade francesi milioni di manifestanti,  adesso dilaga anche oltre i confini della Francia.

In Belgio , i giubbotti gialli hanno bloccato rotatorie e depositi di carburante, soprattutto in Vallonia , bloccando il traffico.

In Bulgaria, migliaia di gilet gialli hanno bloccato le principali strade e le frontiere per protestare contro l’impennata dei prezzi del carburante in un contesto di malcontento generale causato dal basso tenore di vita nel paese, il più povero dell’Unione europea.

In Germania, il simbolo del giubbotto giallo è stato “adottato” dai tedeschi arrabbiati e delusi dalla politica fiscale e di immigrazione di Angela Merkel.

Comunque, in Francia migliaia di persone in piazza per protestare contro il Governo per qualche centesimo in più sulla benzina, mentre in Italia il partito che ha fregato 49 milioni al suo popolo continua a salire nei sondaggi…

C’è altro da dire?

“Questo Governo è nemico della libertà” …Lo ha dichiarato Silvio Berlusconi, quello condannato in via definitiva per frode fiscale e che per 20 anni ha pagato Cosa Nostra…!

 

Berlusconi

 

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“Questo Governo è nemico della libertà” …Lo ha dichiarato Silvio Berlusconi, quello condannato in via definitiva per frode fiscale e che per 20 anni ha pagato Cosa Nostra…!

Non saremo certo noi a tessere le lodi di questa spece di Governo schiavo di Salvini. Ma che un delinquente come Silvio Berlusconi possa oggi ancora parlare, ci sembra uno dei più meschini paradossi della nostra povera Nazione…

Leggiamo sui giornali di oggi:

Berlusconi: “M5s è peggio della sinistra, è nemico della libertà” | “Da Salvini frasi sgradevoli e inaccettabili”

Il leader di Forza Italia, parlando dalla kermesse di Fiuggi, ha però ribadito come il centrodestra sia unito. E non ha escluso di potersi candidare alle europee

e ancora:

Conte risponde a Berlusconi: “L’Italia è in buone mani ci lasci lavorare”

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte difende l’operato del governo dagli attacchi di Forza Italia: “Berlusconi stia tranquillo, l’Italia è un buone mani. Lui ha avuti tanti lustri per governare, ora ci lasci l’opportunità di lavorare”.

ma Vi ricordiamo anche:

Silvio Berlusconi e la mafia: vent’anni di soldi in nero (ma nessuno ne parla)

Le verità scomode sul leader di Forza Italia: dal patto con i boss per assumere ad Arcore il mafioso Vittorio Mangano, al lavoro sporco di Marcello Dell’Utri, condannato perché portava a Cosa Nostra le buste di denaro di Silvio, ogni sei mesi, dal 1974 al 1992. Fatti comprovati e accertati in tutti i gradi di giudizio, ma ignorati nella  campagna elettorale

…E questo delinquente deve fare la morale al Governo? Si permette ancora di parlare? Vuole ancora scendere in capo perché la gente glie lo chiede? E chi? Mafiosi e evasori fiscali che vogliono altri regali?

Signori, questa è l’Italia e questo è Silvio Berlusconi, prossimamente sui manifesti elettorali…!

Dal Codacons il plauso al Governo per la sua lotta alle pensioni d’oro – Quelle superiori ai 3000 euro mensili costano alla collettività circa 30 miliardi di euro all’anno, e rappresentano una grave forma di disuguaglianza economica e sociale

 

pensioni d'oro

 

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Dal Codacons il plauso al Governo per la sua lotta alle pensioni d’oro – Quelle superiori ai 3000 euro mensili costano alla collettività circa 30 miliardi di euro all’anno, e rappresentano una grave forma di disuguaglianza economica e sociale

PENSIONI D’ORO: M5S RILANCIA, TAGLI SOPRA 4.500 EURO

CODACONS: PENSIONI D’ORO COSTANO 30 MILIARDI DI EURO ALL’ANNO

IN ITALIA 1 MILIONE LE PENSIONI CHE SUPERANO I 3000 EURO AL MESE, MENTRE 1,68 MILIONI SONO LE PENSIONI INFERIORI A 500 EURO MENSILI

Le pensioni d’oro superiori ai 3000 euro mensili costano alla collettività circa 30 miliardi di euro all’anno, e rappresentano una grave forma di disuguaglianza economica e sociale. Lo afferma il Codacons, commentando la proposta del M5S di intervenire sulle pensioni più alte.
Confrontando gli ultimi dati Istat e Inps si scopre che nel nostro paese sono poco più di un milione (il 6,8% del totale) le pensioni d’oro superiori ai 3000 euro mensili, per un controvalore che sfiora i 30 miliardi di euro annui – spiega il Codacons – Se da un lato c’è chi può contare su pensioni di lusso, dall’altro ci sono 1,68 milioni di pensionati con un assegno che non raggiunge i 500 euro mensili (10,8% del totale) e che fanno la fame non potendo contare su un reddito dignitoso.
“Per questo riteniamo corretta la decisione di intervenire sulle pensioni più alte ed eliminare le gravi disuguaglianze che pesano sulla collettività – afferma il presidente Carlo Rienzi – Una misura tuttavia estremamente difficile da attuare nel nostro paese, considerato che si tratta di diritti già acquisiti”.

tratto da: https://codacons.it/pensioni-doro-m5s-rilancia-tagli-sopra-4-500-euro/

L’accusa di Di Battista: “I giornali hanno mangiato con Autostrade ed ora provano a delegittimare il Governo”

 

Di Battista

 

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L’accusa di Di Battista: “I giornali hanno mangiato con Autostrade ed ora provano a delegittimare il Governo”

 

Di Battista a Otto e Mezzo: ‘I giornali hanno mangiato con Autostrade e provano a delegittimare il governo’

Collegato con lo studio di “Otto e Mezzo” dal Guatemale, Alessandro Di Battista ha affrontato la questione del concorso universitario per il quale aveva fatto domanda Giuseppe Conte nel febbraio scorso, prima delle elezioni, quando ancora non sapeva che sarebbe diventato premier.

“Mi sembra risibile – ha commentato l’ex deputato 5Stelle – che tutti i giornaloni diano tutto questo spazio a questa vicenda”.

“Per me – ha aggiunto – non deve fare il concorso adesso, deve fare il presidente del Consiglio, ma così sarà. C’è un tentativo incredibile, per me… legato alla nazionalizzazione di Autostrade, perché con Autostrade, con le pubblicità ci hanno mangiato anche un sacco di giornali, per cui è evidente che provano a legittimare questo governo, per me su str**zate”.

Alla domanda se il governo durerà cinque anni, Di Battista ha risposto:

“Non so, mi auguro che faccia cose buone. E, onestamente, nei primi cento giorni si è fatto tanto. E per me, ahimè, con il Partito Democratico non si sarebbe cancellato il vitalizio alla Camera, non sarebbe stato approvato il Decreto Dignità, in particolare proibire le pubblicità sul gioco d’azzardo (e mi sembra qualcosa di particolarmente importante perché il gioco d’azzardo uccide la vita sociale, economica e fisica di tanti italiani), non si sarebbe intervenuti sull’aereo di Stato di Renzi e non si sarebbe parlato della nazionalizzazione di Autostrade”.

La Gruber ha fatto notare a Di Battista che dopo cento giorni non è stata ancora fatta la legge sul reddito di cittadinanza e che sul taglio dei vitalizi pendono ricorsi. L’esponente pentastellato ha ribattuto:

“Per me il fatto che ci siano 700 ex deputati che facciano ricorso per riottenere il vitalizio è già un segnale di cambiamento, non erano mai stati colpiti gli ex deputati, sempre i cittadini nei governi precedenti”.

Quanto al reddito di cittadinanza, Di Battista ha detto: “Per me è fondamentale, io sono stato in Silicon Valley a fare delle inchieste: la piena occupazione con l’automatismo non ci sarà mai, per cui o garantiamo un reddito o ci saranno delle guerre sociali da qui ai prossimi cinquant’anni. Vedremo nelle prossime settimane”.

fonte: https://www.silenziefalsita.it/2018/09/11/di-battista-a-otto-e-mezzo-i-giornali-hanno-mangiato-con-autostrade-e-provano-a-delegittimare-il-governo/