Parole pesanti come il piombo da Giovanni Impastato, fratello di Peppino: “La mafia non è l’anti-stato, è proprio nel cuore delle istituzioni”

 

Impastato

 

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Parole pesanti come il piombo da Giovanni Impastato, fratello di Peppino: “La mafia non è l’anti-stato, è proprio nel cuore delle istituzioni”

La storia di Giuseppe Impastato è quella di una battaglia iniziata 50 anni fa dal fratello maggiore, Peppino, che lui ha scelto di portare avanti per «restituire dignità alla sua memoria».

È un uomo che negli anni ha visto morire lo zio, il padre ed il fratello, e nonostante tutto ha continuato a combattere con accanto la mamma Felicia, fino al 2004 anno della scomparsa, gli amici di sempre e tante persone comuni che hanno scelto di schierarsi, di prendere una posizione netta.

Un uomo nato in una famiglia mafiosa, che quando ha visto il fratello ribellarsi e morire per le sue idee che facevano paura per la loro portata rivoluzionaria, era un ragazzo che ha trovato la forza di seguire le sue orme, sfidando il proprio temperamento e la società che lo circondava, prendendo in mano il testimone di una lotta che tocca vette altissime per morale, etica e sacrifici.

Un racconto scritto nero su bianco nel libro “Oltre i cento passi”, in cui rievoca la rivoluzione culturale iniziata da Peppino, che non solo ha usato strumenti nuovi e dissacranti per smitizzare il potere mafioso, ma lo ha fatto «operando una rottura storica e culturale perché non avviene solo all’interno della società in cui ha vissuto, ma soprattutto all’interno della propria famiglia, di origine mafiosa». Non lo hanno fermato il ripudio del padre, le minacce di morte e nemmeno la morte del padre stesso, ucciso dalla stessa mafia di cui faceva parte e che aveva tentato di proteggerlo, dopo aver capito che non si sarebbe mai fermato.

Una testimonianza profonda e quanto mai attuale, dopo la recente sentenza sulla trattativa stato-mafia che ha dimostrato come la criminalità organizzata non sia un corpo estraneo in lotta con le istituzioni, ma un’organizzazione che è riuscita a far parte dello stato stesso, condizionandone le decisioni per il proprio tornaconto.

Per la prima volta ha fatto il punto della situazione su mafia e antimafia in Italia con il libro “Oltre i cento passi”. Quali sono le sue principali considerazioni?
La prima è quella di dare la giusta identità alla storia di Peppino, che non è un eroe, non è un mito né un’icona: lo dobbiamo considerare un punto di riferimento. All’interno della sua storia c’è un messaggio che non è solo di impegno civile, di lotta e di speranza, è soprattutto un messaggio educativo per le nuove generazioni. Poi ho voluto chiarire che la mafia non è mai stata l’anti-stato, anzi, è nel cuore dello stato per quanto riguarda la realizzazione delle grandi opere pubbliche, del sistema degli appalti, la gestione del denaro pubblico ed i rapporti con la politica. Le morti di Falcone, Borsellino, del generale Dalla Chiesa e degli uomini delle loro scorte, sono avvenute perché queste persone hanno cercato di bloccare un processo di appropriazione illegale all’interno dello stato. 
La nuova mafia di oggi è la borghesia mafiosa, non più persone con la quinta elementare: oggi la strategia della mafia viene dettata da persone che per estrazione sociale e professione fanno parte della borghesia. I mandamenti ci sono ancora ma si limitano ad eseguire gli ordini.

Ha anche chiarito cos’è per lei il concetto di legalità…
Non è solo il rispetto delle leggi, ma si tratta innanzitutto del rispetto dell’uomo e della vita umana. Questi sono i concetti del libro oltre al racconto del mondo che è nato dopo la realizzazione del film con una serie di incontri con insegnanti e studenti, tutte le iniziative fatte con il coinvolgimento dei giovani che oggi ci troviamo a fianco.

Lei ha raccontato di non aver avuto il coraggio di ribellarsi come suo fratello, ricordando l’episodio in cui si Peppino rifiutò di stringere la mano al boss Badalamenti, ma oggi ha raccolto a pieno il testimone e si batte in prima persona girando l’Italia in modo instancabile…
Abbiamo raccolto il testimone e io sono stato aiutato da tante persone che ho avuto vicino in questi anni: abbiamo camminato con il suo coraggio. Nessuno me l’ha imposto, è stata una scelta mia che sono orgoglioso di avere fatto. Mi sono sentito coinvolto in pieno ed ho voluto lottare per dare dignità alla figura di Peppino che addirittura all’inizio era stato definito come un terrorista.

Si è appena concluso il processo sulla trattativa stato-mafia, che ne pensa?
Sono solidale con i giudici e credo sia stata una sentenza che ha fatto giustizia. Anche se forse il problema va oltre la trattativa perché, come dicevo, la mafia oggi si trova all’interno dello stato e a volte svolge ruoli importanti rendendosi protagonista in negativo di ciò che avviene nel nostro paese. Stiamo molto attenti: non consideriamo la mafia come un corpo estraneo o come un’organizzazione criminale che contrasta lo stato, nulla di tutto questo e questa sentenza ha dimostrato pure che oltre alla trattativa ci sono stati favoritismi e connivenze, per una vicenda scorretta da tutti i punti di vista.

Ci racconta qualcosa del Centro siciliano di documentazione?
È stata la prima associazione antimafia che si è costituita al mondo ed è nato nel 1977, quando Peppino era ancora vivo e poi nel 1980 è stato dedicato alla sua memoria. Ha avuto un ruolo importantissimo in tutti questi anni seguendo la vicenda giudiziaria in modo dettagliato con un grande lavoro di studio e di testimonianza, anche nelle scuole. Il centro Impastato è stato protagonista di tutte le battaglie che abbiamo portato avanti con importanti pubblicazioni come quelle di Umberto Santino, che si può considerare come uno tra i più grandi studiosi e conoscitori della mafia, per cui lascio immaginare a voi il valore di questo centro.

Mentre Casa memoria?

È un’altra cosa: è un’associazione che lavora in concomitanza ed assume un ruolo diverso, finalizzato direttamente alla memoria di Peppino.

Di recente ha scritto una lettera al direttore generale della Rai dopo l’invito a Porta a Porta del figlio di Totò Riina che presentava il libro scritto sul padre…
Sì, e ho anche deciso di pubblicarla nel libro, perché la ritengo importante. Un giornalista come Vespa, che non è la prima volta che si comporta in questo modo in una televisione pubblica pagata con i nostri soldi, aveva deciso di presentare un libro di uno scagnozzo mafioso, figlio di Totò Riina. È una cosa inqualificabile, anche perché il figlio non ha rinnegato il percorso del padre o le sue scelte, e alla domanda di Vespa: “Lei crede nello stato?”, ha risposto: “Lo stato mi ha rubato mio padre”, come se non fosse stato giusto condannarlo per i reati commessi: credo che la Rai non si possa permettere di fare pubblicità al figlio di un mafioso.

In questa battaglia che è innanzitutto culturale, quali sono gli strumenti necessari e i valori che cerca di trasmettere ai giovani?
Io cerco sempre di trasmettere il messaggio di Peppino. Ai ragazzi spiego sempre che bisogna partire dal basso, dal controllo del territorio perché è importante e dobbiamo difenderlo da ogni forma di speculazione e salvare la bellezza delle nostre terre denunciando le persone che commettono illeciti e gli amministratori se fanno male, ricordandosi di appoggiarli se invece fanno bene.

Poi è chiaro che Peppino sia stata una figura unica nella storia del movimento antimafia perché lui non era un poliziotto, non era un carabiniere né un giudice, non era pagato per svolgere questo ruolo e addirittura era figlio di un mafioso: lui opera una rottura storica e culturale perché non avviene solo all’interno della società in cui ha vissuto, ma soprattutto all’interno della propria famiglia, di origine mafiosa. È un messaggio importante. E poi il mezzo: Peppino si scaglia contro la mafia con quell’arma micidiale che è l’ironia; la famosa trasmissione Onda pazza metteva in ridicolo i mafiosi, li ha dissacrati e smitizzati.

Per finire mi riallaccio al contesto attuale ed ai mezzi mediatici di oggi, tra i reality e vari programmi che logorano i cervelli, con la De Filippi che sta facendo rimbecillire intere generazioni: sono cose dannose, oltre che deprimenti; non dico di morire sui libri, o d’impegno, ma ai ragazzi non fa bene passare le giornate davanti a computer e televisione e ci vuole qualcuno che lo dica, visto che non lo fa nessuno.

fonte: https://www.dolcevitaonline.it/giovanni-impastato-la-mafia-non-e-lanti-stato-e-nel-cuore-delle-istituzioni/

A proposito di “Puttane e sciacalli”… Raggi assolta: dove sono le scuse dei giornali che l’hanno infangata?

 

Raggi

 

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A proposito di “Puttane e sciacalli”… Raggi assolta: dove sono le scuse dei giornali che l’hanno infangata?

“Per mesi l’hanno chiamata Oca del Campidoglio, Bambolina, Marchesa del Grillo. Da innocente, l’hanno condannata mediatamente, ricoperta di false accuse e insulti imbarazzanti. Oggi, dopo l’assoluzione, dove sono le scuse di quei giornali che invece di occuparsi dei dettagli del processo, hanno provato a influenzare negativamente l’opinione pubblica? Invece di raccontare i fatti, hanno fatto per due anni e senza mai una tregua pressioni, sfornato articoli con retroscena raccapriccianti, ridicoli e falsi. E questa la chiamano informazione? Questa è squallore, menzogna!”

Lo scrive in un post sul proprio blog ufficiale il M5S, che riporta alcuni “vergognosi esempi”:

«“La fatina e la menzogna”, “mesto déjà vu di una stagione lontana, quella della Milano di Mani Pulite”, “la Raggi è inseguita dallo schianto dell’ennesimo, miserabile segreto, custodito dai ‘quattro amici al bar’: una polizza sulla vita”, “Romeo ha un legame privato, privatissimo con la Raggi, in pieno conflitto d’interesse”, “Quelle polizze potrebbero avere un’origine non privata, ma politica… una ‘fiche’ puntata su una delle anime del M5S romano, quella ‘nero fumo’”, “il rebus della provenienza dei fondi”, “Soldi di chi? Per garantirsi quale ritorno?”, “tesoretti segreti e ricatti” per “garantire un serbatoio di voti a destra” (Repubblica, 3.2.2017).»

“Vergognatevi. Vergognatevi. Rivergognatevi,” commentano i 5Stelle, che aggiungono:

“Diciamolo chiaramente: oltre alla deontologia professionale che gli impone di essere sempre super partes, i giornali hanno preso e prendono anche soldi pubblici, soldi degli italiani. E per tale motivo hanno l’obbligo di raccontare sempre, e solo, la verità dei fatti e non fare politica per i loro partiti di riferimento che nel corso degli anni hanno elargito fior di quattrini ai loro editori!”

“I giornali” prosegue il post “non devono fare propaganda, ma devono informare. Da troppo tempo i giornali, invece, fanno politica e provano a influenzare i cittadini. Una cosa è certa: troppi editori sono in chiaro conflitto di interesse.
Per questo motivo aboliremo i finanziamenti pubblici all’editoria. Perché questi soldi (degli italiani!) sono finiti nelle tasche dei giornali di “regime” che invece di svolgere correttamente il proprio lavoro hanno dato linfa ad una raccapricciante propaganda politica. Con il MoVimento questo scempio finirà!”.

“Ps. Virginia vai avanti e non mollare mai. Tutto il MoVimento è con te,” conclude il M5S.

 

Pensioni – L’economista Antonio Maria Rinaldi contro la Fornero: “Non c’erano i soldi? Per le banche li avete trovati, tanti e subito” – L’ex ministro umiliata con dati tanto incontrovertibili quanto vergognosi…

 

Pensioni

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Pensioni – L’economista Antonio Maria Rinaldi contro la Fornero: “Non c’erano i soldi? Per le banche li avete trovati, tanti e subito” – L’ex ministro umiliata con dati tanto incontrovertibili quanto vergognosi…

Basta una manciata di secondi all’economista Antonio Maria Rinaldi per umiliare la Fornero con dati tanto incontrovertibili quanto vergognosi

“In quel momento bisognava trovare i soldi per il giorno dopo e lei in quella posizione non c’era. È facile parlare ora”. A Stasera Italia, su Rete 4, Elsa Fornero difende spudoratamente la sua riforma delle pensioni e se la prende con l’economista Antonio Maria Rinaldi.

Ma Rinaldi non ci sta e si scaglia contro l’ex ministro lacrime e sangue con un contrattacco micidiale: “Innanzitutto, non esiste dire, per uno Stato come l’Italia, che non c’erano i soldiLi avete trovati, solo dieci giorni dopo, per rimborsare anticipatamente il derivato di una banca estera. Avete trovato 3,915 miliardi per il Monte dei Paschi di Siena e 35 miliardi, nell’arco dei 17 mesi del governo, per darli ai fondi salva-Stati e sa benissimo che quelle risorse non sono andate alla Grecia, ma essenzialmente alle banche tedesche e francesi. Lì i soldi c’erano. Tra l’altro, il debito, in quei 17 mesi, è aumentato di 136,5 miliardi. Ora non venite a dirmi che non c’erano quei 10-15 miliardi per le pensioni.

Siete andati a colpire la gente con enormi problemi”.

“Puttane e sciacalli” – I giornalisti si infuriano e denunciano Di Maio e Di Battista… Ma non è che c’è un tantino, dico proprio un pizzico, di vero?

 

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“Puttane e sciacalli” – I giornalisti si infuriano e denunciano Di Maio e Di Battista… Ma non è che c’è un tantino, dico proprio un pizzico, di vero?

 

Raggi, Di Battista: ‘Si sono scandalizzati per le mie parole, ma ecco alcuni dei loro racconti’

“Leggo che i soliti ‘sepolcri imbiancati’, recitando – tra l’altro male – la parte delle verginelle, si sono scandalizzati per le mie parole e per quelle di Luigi. ‘Di Battista e Di Maio attaccano la libertà d stampa..’. ‘Ci attaccano perché raccontiamo i fatti…’. Ecco alcuni esempi della loro libertà…ecco alcuni dei loro racconti. Giudicate voi stessi!”.

Lo scrive su Facebook Alessandro Di Battistail quale elenca tutti i titoli dei giornali sull’inchiesta Raggi, che riportiamo di seguito:

“La Raggi teme l’arresto. C’è aria di autosospensione” (il Giornale, 27.1.2017).

“Il bivio di Raggi: ammettere la bugia col patteggiamento o rischiare il posto”, “L’ultima spinta che avvicina di un’altra spanna Virginia Raggi al suo abisso insieme giudiziario e politico è arrivata dalla testimonianza dell’assessore Meloni” (Carlo Bonini, Repubblica, 26.1.2017).

“Mutande verdi di Virginia” (Libero, 31.1.2017).

“La fatina e la menzogna”, “mesto déjà vu di una stagione lontana, quella della Milano di Mani Pulite”, “la Raggi è inseguita dallo schianto dell’ennesimo, miserabile segreto, custodito dai ‘quattro amici al bar’: una polizza sulla vita”, “Romeo ha un legame privato, privatissimo con la Raggi, in pieno conflitto d’interesse”, “Quelle polizze potrebbero avere un’origine non privata, ma politica… una ‘fiche’ puntata su una delle anime del M5S romano, quella ‘nero fumo’”, “il rebus della provenienza dei fondi”, “Soldi di chi? Per garantirsi quale ritorno?”, “tesoretti segreti e ricatti” per “garantire un serbatoio di voti a destra” (Repubblica, 3.2.2017).

“Spunta la pista dei fondi elettorali”, “Fondi coperti”, “L’ombra dei voti comprati”, “I pm a caccia dei contributi privati inferiori a 5mila euro e mai registrati” (Messaggero, 3.2.2017).
“La pista che porta alla compravendita di voti”, “Romeo potrebbe aver agito per conto di altri… Il sospetto di finanziamenti occulti giunti al Movimento 5Stelle” (Corriere della sera, 3.2.2017).

“Come in House of Cards”, “L’accusa di corruzione è vicina”, anzi “potrebbe emergere” (La Stampa, 3.2.2017).

“Patata bollente. La vita agrodolce della Raggi nell’occhio del ciclone per le sue vicende comunali e personali. La sua storia riguarda l’epopea di Berlusconi con le Olgettine, che finì malissimo” (Libero, prima pagina, 10.2.2017).

 

Giornalisti puttane e sciacalli – Non è che Di Maio e Di Battista un tantino, dico proprio un pizzico, di ragione ce l’hanno?

Confermato il licenziamento della dipendente dell’Ikea: si assentava troppo per assistere il figlio disabile a casa – E qualcuno la chiama ancora civiltà…!

 

Ikea

 

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Confermato il licenziamento della dipendente dell’Ikea: si assentava troppo per assistere il figlio disabile a casa – E qualcuno la chiama ancora civiltà…!

 

Milano, confermato il licenziamento della mamma dipendente dell’Ikea con un figlio disabile a casa

Marica Ricutti, separata con due figli, di cui uno disabile, fu licenziata dal negozio di Corsico del colosso svedese per il mancato rispetto dei turni di lavoro. Il giudice del lavoro: «I fatti consentono il provvedimento disciplinare espulsivo»

Il giudice del lavoro di Milano ha confermato il licenziamento di Marica Ricutti, la mamma separata con due figli, di cui uno disabile, licenziata dal negozio Ikea di Corsico per il mancato rispetto dei turni di lavoro. La mamma lavoratrice riteneva che il licenziamento fosse «discriminatorio» e chiedeva il reintegro e il risarcimento del danno. Il giudice, invece, ha confermato la decisione dello scorso aprile, sottolineando che «i fatti disciplinarmente rilevanti contestati dalla datrice di lavoro sono pienamente confermati».

Le motivazioni

Il giudice si rifà integralmente all’ordinanza con cui, in fase istruttoria, aveva già respinto la richiesta di reintegro, scrivendo che i suoi comportamenti erano stati «di gravità tale da ledere il rapporto fiduciario tra datore di lavoro e lavoratore». In particolare, secondo il magistrato, visto che il Contratto nazionale di lavoro della categoria prevede quale motivo per il licenziamento disciplinare «l’insubordinazione verso i superiori accompagnata da comportamento oltraggioso», nel caso di Marica Ricutti «l’accertata frase pronunciata ad alta voce nei confronti di una superiore, “mi avete rotto i c…”, integra gli estremi del comportamento oltraggioso e la difesa della ricorrente non ha introdotto ulteriori elementi per modificare il giudizio quanto alla proporzionalità del provvedimento espulsivo».

Cgil: «Faremo ricorso»

La reazione del segretario generale della Filcams Cgil, Maco Beretta, che ha seguito il caso: «Il medesimo giudice del Tribunale di Milano ha confermato il giudizio espresso in fase di rito d’urgenza. Siamo al primo grado di giudizio. Ricorreremo in appello perché rimaniamo convinti che il licenziamento sia un atto sproporzionato ed ingiusto».

tratto da: https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/18_novembre_12/milano-confermato-licenziamento-mamma-dipendente-dell-ikea-3a149a4a-e692-11e8-b579-7cd18decd794.shtml?refresh_ce-cp

Virginia Raggi assolta: “Il fatto non costituisce reato”. Lei: “Spazzati via due anni di fango”

 

Virginia Raggi

 

 

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Virginia Raggi assolta: “Il fatto non costituisce reato”. Lei: “Spazzati via due anni di fango”

L’accusa, sostenuta dai pm Francesco Dall’Olio e dall’aggiunto Paolo Ielo, aveva chiesto 10 mesi di reclusione per il falso. I tre difensori della prima cittadina, questa mattina, hanno chiesto l’assoluzione perché fu lei a valutare le nomine a decidere. 

Poco meno di un’ora per il giudice monocratico di Roma, Roberto Ranalli, per decidere sul caso delle nomine del Comune di RomaVirginia Raggi è stata assolta: “Il fatto non costituisce reato”. L’accusa, sostenuta dai pm Francesco Dall’Olio e dall’aggiunto Paolo Ielo, avevano chiesto 10 mesi di reclusione per il falso. I tre difensori della prima cittadina, questa mattina, hanno chiesto l’assoluzione perché fu lei a valutare le nomine a decidere. Dopo la lettura della sentenza l’esponente del M5s ha pianto e abbracciato gli avvocati e le persone che erano in aula per lei.

Questa sentenza spazza via due anni di fango: andiamo avanti a testa alta per Roma, la mia amata città e per tutti i cittadini” il commento della Raggi dopo il verdetto del Tribunale. Dopo l’emozione la sindaca ha stretto la mano al giudice e al pubblico ministero. Su Facebook è stato poi pubblicato un post in cui tra le altri pensieri scrive: “Assolta. Con questa parola il Tribunale di Roma, che ringrazio e rispetto per il lavoro svolto, ha messo fine a due anni in cui sono stata mediaticamente e politicamente colpita con una violenza inaudita e con una ferocia ingiustificata”. Per poi aggiungere: “In questo momento ho mille pensieri ed idee che vorrei condividere. Umanamente è stata una prova durissima ma non ho mai mollato”.

L’imputata è stata assolta con la formula prevista dall’articolo 530 comma 1: “Se il fatto non sussiste  se l’imputato non lo ha commesso, se il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato ovvero se il reato è stato commesso da persona non imputabile o non punibile per un’altra ragione, il giudice pronuncia sentenza di assoluzione indicandone la causa nel dispositivo”.

 

tratto da: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/11/10/processo-nomine-virginia-raggi-assolta-il-fatto-non-costituisce-reato/4755615/

Matteo Renzi sempre più meschino – Strumentalizza una bimba down per lanciare una bufala contro Casalino – E non dimenticate che LUI ha tagliato del 10% i fondi per i disabili…!

 

Matteo Renzi

 

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Matteo Renzi sempre più meschino – Strumentalizza una bimba down per lanciare una bufala contro Casalino – E non dimenticate che LUI ha tagliato del 10% i fondi per i disabili…!

Dagospia ha pubblicato un video del canale Youtube ArcadeTv7 che mostra Casalino mentre afferma che “anziani, bambini e down gli “danno fastidio”, lo “irritano” e gli “fanno schifo, come fa schifo un ragno” e che non ha “nessuna voglia di relazionarmi a loro” e “di aiutarli”.

Una bufala! Il video risalente ad oltre 10 anni è stato registrato “Centro Teatro Attivo” di Milano, e Casalino interpretava un personaggio, insomma, recitava!

Il video dura oltre un’ora e mezza, ma in malafede ne è stato tratto solo uno spezzone di poche decine di secondi in cui Casalino interpreta una parte…

Il principe dei cazzari Matteo Renzi non poteva che sguazzarci in questa sporca menzogna e, nonostante le smentite già in giro, twitta:

“Mia nipote Maria ha la sindrome di Down. Merita il rispetto delle Istituzioni, rispetto che Casalino le ha negato. E non venga a dirci che stava scherzando. La mia battaglia non è per mia nipote: la mia battaglia è per la dignità delle Istituzioni italiane. Casalino VATTENE”.

Ora, la sindrome di Down non è la peggiore delle disgrazie che ha colpito questa povera bimba (se esiste veramente, perché non è per niente escluso che sia l’ennesima palla del pallista naturale). Si pensi al fatto di avere un parente come Matteo. Un essere meschino che non esita a strumentalizzare, a sciacallare sulla disgrazia di una bambina pur di rendere più energica la sua BUFALA…

E non dimentichiamo che LUI, quando era al governo, ha tagliato del 10% i fondi per i disabili…

La vergogna non ha limiti…

By Eles

Nella democratica Italia succede anche questo: Carabinieri presiedano le proiezioni di “Sulla Mia Pelle” e schedano chi assiste al film sull’assassinio di Stefano Cucchi …“Vogliamo la lista dei partecipanti”

 

Sulla Mia Pelle

 

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Nella democratica Italia succede anche questo: Carabinieri presiedano le proiezioni di “Sulla Mia Pelle” e schedano chi assiste al film sull’assassinio di Stefano Cucchi …“Vogliamo la lista dei partecipanti”

 

Carabinieri alla proiezione del film su Stefano Cucchi: “Vogliamo la lista dei partecipanti”

E’ accaduto in una libreria di Siderno, in Calabria: i due militari hanno chiesto ala titolare la lista dei partecipanti alla proiezione del film “Sulla Mia Pelle” e hanno presidiato l’evento durante tutta la sua durata.

Chi assiste a una proiezione del film “Sulla mia pelle”, girato per raccontare gli ultimi giorni di vita di Stefano Cucchi, rischia di essere schedato dai carabinieri. No, non è un’esagerazione, ma ciò che è realmente accaduto a Siderno, un comune calabrese: durante la proiezione del lungometraggio, pianificata da tempo dalla signora Roberta Strangio, titolare della libreria all’interno del centro commerciale La Gru, si sono presentati due carabinieri in divisa: “Mi hanno salutato e chiesto la lista dei partecipanti”. La donna – racconta La Stampa – è rimasta molto spiazzata per l’inusuale richiesta, che mai le era stata fatta prima nonostante in quella libreria proiezioni e presentazioni di libri siano piuttosto comuni. La signora Strangio, infatti, risponde che non esiste nessuna lista dei partecipanti, al che i due militari rinunciano a conoscere nomi e cognomi degli spettatori ma non lasciano il locale, presidiandolo fino alla fine del film.

La giornalista che ha moderato il dibattito: “Mi sono sentita intimidita”
Roberta Strangio racconta: “Ogni tanto i due si affacciavano nella saletta per ascoltare, ma non sono mai intervenuti. Non c’è mai stata alcuna intimidazione, sia chiaro”. Maria Teresa D’Agostino, giornalista freelance che ha moderato il dibattito al termine del film, ha aggiunto: “Dopo la conclusione del dibattito  ho ripensato a ciò che è successo e mi sono sentita un po’ intimidita. Ma solo in un secondo momento”. Resta da camire per quale ragione due carabinieri siano stati inviati presso la libreria con il preciso mandato di ottenere nomi e cognomi dei partecipanti alla proiezioni. Cosa avrebbero dovuto fare con quella lista di persone? Il colonnello Gabriele De Pascalis, comandante del gruppo di Locri, raggiunto dalla Stampa ha escluso categoricamente la volontà di schedare i presenti e ha parlato di “attività di routine”.

fonte: https://www.fanpage.it/carabinieri-alla-proiezione-del-film-su-stefano-cucchi-vogliamo-la-lista-dei-partecipanti/

“Lega e M5s insieme solo per occupare poltrone” …lo ha detto Maria Elena Boschi, quella che pur non scollare il culo da una poltrona d’oro si è fatta eleggere in un collegio super-blindato di Bolzano…!

 

Maria Elena Boschi

 

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“Lega e M5s insieme solo per occupare poltrone” …lo ha detto Maria Elena Boschi, quella che pur non scollare il culo da una poltrona d’oro si è fatta eleggere in un collegio super-blindato di Bolzano…!

Dopo la decisione del governo di rimuovere Roberto Battiston dalla guida dell’Agenzia spaziale italiana, l’ex ministro Maria Elena Boschi attacca l’esecutivo: “Il Governo del cambiamento colpisce ancora. Lega e M5S sono tenuti insieme solo dalla voracità con cui occupano poltrone. Basta un incarico in più e la pillola va giù”.

Davvero simpatica questa Boschi, peccato che pur di non staccare il culo dalla poltrona si sia fatta eleggere, anziché dai suoi conterranei toscani, dagli Austriaci…

Per rinfrescarvi la memoria, ecco una serie di batture che all’epoca inperversavano sul web…

“Boschi candidata a Bolzano. Lunghe file alle banche locali per prelevare i risparmi, prima del suo arrivo” (Babylon boss).
“Renzi candida la Boschi a Bolzano: le intenzioni erano buone, bastava solo un altro piccolo sforzo, candidarla 300 km più a nord e risolvevamo il problema” (Il Serpe Loco).
“Nemmeno a #Bolzano vogliono la #Boschi. D’altronde per avere qualche probabile di farla eleggere senza proteste avrebbero dovuto candidarla su Marte (Antonio Bordin).
“Nell’universo tutto si sta allontanando da tutto a velocità crescente tranne la Boschi dalla poltrona” (Kid Stardust).
“La Boschi candidata a Bolzano. Panico tra i risparmiatori” (Zeno Cataway).
“Ogni donna vorrebbe essere protetta come Renzi fa con Boschi” (Auri)
“La Boschi si candiderà nel collegio di Bolzano. È cosi amata dagli italiani che proverà a farsi eleggere dagli austriaci”. (Tarquinio il Superbo‏).

 

By Eles

Femminicidio – Si chiamava Violeta, bruciata viva tra atroci sofferenze dal suo uomo …Non ne sapete niente, i Tg non ne parlano e sui giornali una beata minchia perché Lei era Rumena, ma Lui è Italiano…!

 

Femminicidio

 

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Femminicidio – Si chiamava Violeta, bruciata viva tra atroci sofferenze dal suo uomo …Non ne sapete niente, i Tg non ne parlano e sui giornali una beata minchia perché Lei era Rumena, ma Lui è Italiano…!

Si chiamava Violeta, arsa viva e raccontata distrattamente

Violeta non è un caso, Violeta è un accidente locale, senza possibilità di elezione a vicenda che scuota, non dico la storia triste che viviamo, ma neanche la cronaca di questo Paese

“Si chiamava Violeta Senchiu.
Era rumena.
Aveva 32 anni.
Aveva anche tre figli.
Il suo compagno, un italiano, sì, un italiano, di quelli che vengono prima, le ha dato fuoco,
arsa viva con tre taniche di benzina.
È morta dopo ore di indicibile sofferenza.
È successo sabato.
Niente articoli e inchieste sui giornali.
Nessuna troupe televisiva che si aggira a Sala Consilina, dove è accaduto l’omicidio.
Nessun fiore portato da nessun ministro.
Nessun tweet.
Nessun corteo di Forza Nuova”.
Il post dell’amica Valeria Collevecchio, sensibile collega con la quale ho diviso la parte più bella del mio percorso professionale, potrebbe restare così, senza una sola parola aggiunta. Vado brevemente oltre il fatto. Chi volesse recuperare la notizia di Violeta, può trovarla, ma attraversando soltanto la cronaca locale, giornali on line locali, pagine locali. Violeta non è un caso, Violeta è un accidente locale, senza possibilità di elezione a vicenda che scuota, non dico la storia triste che viviamo, ma neanche la cronaca di questo Paese che giorno dopo giorno collassa, implode rovinando sui suoi valori. Violeta aveva un bel viso, da donna che fatica senza mai smarrire il sorriso, neanche in una casa dove subiva. I figli sono sempre un buon motivo per sorridere per le donne, sono forti, anche quando la vita dura, resa più dura da sentimenti irrimediabilmente persi, ti dovrebbe consegnare alla disperazione. Violeta, come tante altre donne straniere in Italia, con alle spalle storie personali che tutti dovremmo conoscere. Storia di difficoltà, forse di povertà, storia di strappi dolorosi e viaggi di speranza senza chance. L’Italia, un uomo, forse un amore, forse. Certamente una famiglia, certamente la felicità di tre bambini. Quando Violeta è diventata una torcia, data alle fiamme dal suo uomo, aveva tre figli, piccoli, il primo 10 anni, il più piccolo due. Orfani per mano del padre. Faranno i conti con questo per tutta la vita.
Dice bene Valeria. quando denuncia con parole nude la distanza se non l’indifferenza per una tragedia che invece ha tanti elementi per una drammatica lettura del nostro tempo. Ma in questo nostro tempo si è smarrita anche la capacità di leggere e di raccontare. Lettura e racconto seppelliti dallo smarrimento umano e culturale. Nel crollo dei valori, spesso l’informazione non riesce a recuperare e mettere in ordine i tasselli principali del mosaico. Raccoglie i tasselli insignificanti, non recupera quelli che ricostruirebbero gli occhi. Distratta, superficiale, preoccupata soltanto di barcamenarsi nell’inedito terreno di una politica mai a un livello così basso. Per il resto, il Paese lo si racconta quando proprio non se ne può fare a meno. Quando si può fare senza fatica, senza letture difficili, magari restando seduti in ufficio. Pardon, in redazione.
tratto da: https://www.globalist.it/news/2018/11/07/si-chiamava-violeta-arsa-viva-e-raccontata-distrattamente-2033296.html