Tu chiamala, se vuoi, coerenza – “Sono contrario ai contratti commerciali con la Cina perché poi vengono qui e comprano le nostre società”. Lo ha dichiarato Berlusconi. Sì, Silvio Berlusconi. Lo stesso Silvio Berlusconi che ha venduto il Milan ai cinesi per 740 milioni…!

 

Silvio Berlusconi

 

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Tu chiamala, se vuoi, coerenza – “Sono contrario ai contratti commerciali con la Cina perché poi vengono qui e comprano le nostre società”. Lo ha dichiarato Berlusconi. Sì, Silvio Berlusconi. Lo stesso Silvio Berlusconi che ha venduto il Milan ai cinesi per 740 milioni…!

“La Cina dovrebbe fare paura a tutti”

“E’ uno Stato comunista, totalitario, che non mira solo a una supremazia economica, ma anche a un’egemonia politica. E’ il contrario della nostra democrazia occidentale”

“L’occidente deve mettersi insieme per sostenere i valori della democrazia, del libero mercato, il diritto di libertà contro una strategia egemonica assolutamente pericolosa”

“Solo un Occidente forte e unito può resistere alla sfida lanciata dalla Cine per un’egemonia non solo economica ma anche politica con una filosofia che è il contrario dei valori occidentali”

“Sono contrario ai contratti commerciali con la Cina perché poi vengono qui e comprano le nostre società”

Chi ha rilasciato solo qualche giorno fa queste dichiarazioni? Dai è facile…

È stato il sig. Silvio Berlusconi… Sì, proprio Silvio Berlusconi. Lo stesso Silvio Berlusconi che ha venduto il Milan ai cinesi per 740 milioni…!

Tu chiamala, se vuoi, coerenza…

By Eles

Ignazio Corrao (M5s): con il Pd gli agricoltori non raccoglievano le arance, con noi migliora l’export

 

agricoltori

 

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Ignazio Corrao (M5s): con il Pd gli agricoltori non raccoglievano le arance, con noi migliora l’export

di Ignazio Corrao, Efdd – Movimento 5 Stelle Europa. 

“Il Movimento 5 Stelle mette a segno un altro fondamentale risultato per il bene del Paese. La possibilità del trasporto aereo delle arance siciliane verso la Cina è un segno concreto di vicinanza ai produttori e agli agricoltori siciliani che con i governi del Pd erano invece costretti a lasciare sugli alberi le arance perché non c’era un adeguato ritorno economico.

Abbiamo trovato una situazione paradossale. L’Italia vanta delle eccellenze uniche al mondo che non riusciva a piazzare sul mercato perché nessuno ascoltava i produttori. L’incapacità dei partiti ha creato danni enormi: il prezzo di vendita e gli sbocchi commerciali delle arance non coprivano i costi di produzione. Con noi arriva il cambio di passo sperato, grazie al dialogo avviato dal governo con la Cina, apriamo ai produttori italiani il mercato più grande del mondo.

Finora le arance potevano essere trasportate solo attraverso le navi con tempi lunghissimi e costi esorbitanti. Grazie a Luigi Di Maio adesso invece possono raggiungere la Cina anche via aereo. Ecco a cosa serve il memorandum con la Cina: a rafforzare il Made in Italy.

Alle chiacchiere del Pd e dei professoroni da salotto tv noi rispondiamo con i fatti concreti: dialogare con la Cina serve a farci recuperare il tempo perduto e gli errori di una classe dirigente che ha mortificato il nostro Paese. Avanti, che c’è tanto lavoro da fare!”

 

fonte: http://www.efdd-m5seuropa.com/2019/03/con-il-pd-gli-agrico.html

Pedofilia – Siamo noi che non ci abbiamo capito niente. La verità ce la dice un sacerdote francese – Padre Alain de la Morandais: “Sono i bambini a cercare attenzione”

 

Pedofilia

 

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Pedofilia – Siamo noi che non ci abbiamo capito niente. La verità ce la dice un sacerdote francese – Padre Alain de la Morandais:  “Sono i bambini a cercare attenzione”

Un sacerdote francese incolpa i bambini per i casi di pedofilia, lo ha detto in televisione

Parole scioccanti quelle del sacerdote francese padre Alain de la Morandais durante una trasmissione televisiva a cui era stato invitato. Noto in Francia come “il prete dei vip” e spesso ospite in tv, si è lasciato andare a dichiarazioni che sembrano giustificare la pedofilia nella Chiesa, anzi incolpare i bambini di provocare gli adulti: “Uno ha sempre l’impressione che uno stupro sia violenza. In linea di principio, io non ci credo. Stando ai ritorni che ho avuto, alle confidenze che mi hanno fatto, un bambino cerca spontaneamente la tenerezza di un uomo o di una donna. […] E spesso sono dei piccoli affettivamente frustrati che vanno a cercare tenerezza”. Non solo. Come riporta il sito Aleteia, il prete ha detto una cosa semplicemente allucinante: “Avrete osservato tutti che un bambino viene e vi dà baci sulla bocca”. Inevitabili le proteste e i commenti furiosi.

PEDOFILIA NELLA CHIESA E LA DICHIARAZIONE CHOC

Anche l’arcivescovo di Parigi mons. Michel Aupetit è intervenuto, condannando fermante quanto detto. Ovviamente, come sempre in questi casi padre de la Morandais dopo tutte le polemiche è tornato sui suoi passi e ha chiesto scusa con un comunicato ufficiale della sua casa editrice: “Ci tengo a dire chiaro e forte che la mia espressione – confusa e incompleta, lo riconosco e lo deploro – e la maniera in cui è stata percepita non riflettono in nulla il mio pensiero. Naturalmente gli aggressori sono gli adulti, mentre i bambini sono vittime innocenti”. Purtroppo il sacerdote non è la prima volta che rilascia dichiarazioni quanto meno imbarazzanti spesso in contrasto con la dottrina ufficiale della Chiesa. Sarebbe davvero meglio che i preti non andassero in televisione, ogni volta che lo fanno si lasciano andare a dichiarazioni che sarebbe meglio tenessero per sé, probabilmente affascinati dall’attenzione che viene data loro. Dal canto suo il canale tv che lo ha ospitato, LCI, ha promesso che non lo inviteranno mai più.

tratto da: https://retelabuso.org/2019/03/23/pedofilia-nella-chiesa-prete-choc-sono-i-bambini-a-cercare-attenzione/?fbclid=IwAR1eyaSVEl5m8k0Xdz5vNMN1QFDH3QehFUDzK-LY0FaCBNmgcHBJeGnArEc

Perchè nessuno parla più del Franco CFA? …Perché dopo le uscite di Di Maio e Di Battista, non si può neanche più nominarlo? Sarà perché il sistema di sottomissione del Franco CFA somiglia tanto, forse troppo a quello dell’Euro…?

 

Franco CFA

 

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Perchè nessuno parla più del Franco CFA? …Perché dopo le uscite di Di Maio e Di Battista, non si può neanche più nominarlo? Sarà perché il sistema di sottomissione del Franco CFA somiglia tanto, forse troppo a quello dell’Euro…?

 

Sarà per questo che il Franco CFA non può essere neanche nominato?

Secondo i sostenitori del franco CFA, un regime di cambio fisso permette di importare “credibilità”, di combattere efficacemente l’inflazione, vale a dire un aumento permanente dei prezzi, e di facilitare gli scambi. C’è del vero in questo. Ma i costi economici di un tale sistema sono spesso trascurati. È assodato che un regime di cambio fisso determina tendenzialmente un livello di inflazione poco elevato. Viceversa, un regime di cambio flessibile provoca un po più di inflazione, ma favorisce una maggiore stabilità dell’attività economica: ha una funzione di ammortizzazione che rende possibile reagire agli shock e ridurre significativamente la volatilità (le variazioni) della produzione e dell’occupazione, cosa che invece non consente un regime di cambio fisso18

Le statistiche dell’FMI sembrano suggerire che un tasso di cambio fisso non sia necessariamente una buona opzione per i paesi africani: dal 2000, i paesi dell’Africa subsahariana che operano in un regime di cambio fisso hanno registrato una crescita economica dall’1 ai 2 punti inferiore rispetto ai paesi con un tasso di cambio flessibile. Questo scarto è dovuto in particolare «alla minore crescita dei paesi membri della zona del franco», afferma il Fondo Monetario

«Se un piccolo paese fissa unilateralmente la propria valuta a un vicino più grande, in realtà sta trasferendo la propria sovranità in termini di politica economica a quel vicino più grande», disse il vincitore del premio Nobel Robert Mundell.

«Questo paese perde la propria sovranità perché non controlla più il proprio destino monetario; il paese più grande, invece, guadagna sovranità perché gestisce un’area valutaria più ampia e guadagna un maggiore “peso” nel sistema monetario internazionale». Nel caso della zona del franco, questa realtà significa che alcuni dei paesi più poveri del mondo, come il Niger e la Repubblica Centrafricana, hanno subìto delle politiche monetarie basate sulle esigenze dell’economia francese prima e della zona euro poi. Significa anche che i quindici paesi membri della zona del franco, presi individualmente, non hanno la possibilità di utilizzare il tasso di cambio per ammortizzare gli shock.

E questo in un continente in cui gli shock – politici (colpi di Stato, guerre, tensioni sociali, ecc.), climatici (variazioni pluviometriche, siccità, inondazioni, ecc.) ed economici (volatilità dei prezzi dei prodotti primari, dei tassi di interesse del debito estero, dei flussi di capitale, ecc.) – sono all’ordine del giorno. Per far fronte a degli shock avversi, dunque, i paesi del franco hanno un’unica soluzione, in assenza di trasferimenti di bilancio: la “svalutazione interna”, cioè un adeguamento dei prezzi interni che passa per riduzione dei redditi da lavoro e della spesa pubblica, l’aumento delle imposte e infine il declino dell’attività economica».

Mi ricorda qualcosa ma non saprei dire cosa.

tratto da L’antidiplomatico

Come si specula sulla pelle della Gente – “I controlli sul Morandi truccati prima della strage” – Indagati 5 tecnici di Spea Autostrade – Per non spendere qualche soldo per i risanamenti hanno ammazzato 43 persone!

 

Morandi

 

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Come si specula sulla pelle della Gente – “I controlli sul Morandi truccati prima della strage” – Indagati 5 tecnici di Spea Autostrade – Per non spendere qualche soldo per i risanamenti hanno ammazzato 43 persone!

“I controlli sul Morandi truccati prima della strage”. Cinque indagati, svolta decisiva
Accusa di falso a tecnici di Spea (Autostrade), dalle intercettazioni l’ombra di ordini superiori. Il procuratore: “La ricostruzione? Priorità a salute e indagini

È l’accusa più grave mossa dal 14 agosto scorso, quando il crollo del Ponte Morandi a Genova provocò 43 vittime: aver truccato i controlli sul viadotto «prima» della strage, facendo dolosamente risultare un quadro più rassicurante della realtà e depistando chi avrebbe potuto evitare il massacro in extremis, magari stoppando il traffico. La Procura contesta quest’addebito a 5 ingegneri legati a Spea Engineering, società controllata in toto da Autostrade per l’Italia e delegata a monitoraggi e manutenzioni.

 «Come pubblici ufficiali» 
Per focalizzare la svolta è necessario fissare alcuni paletti. Per il disastro sono stati finora iscritti sul registro degli indagati i nomi di 74 persone, appartenenti ad Autostrade/Spea o al ministero delle Infrastrutture, e settantuno rispondono di omicidio colposo plurimo e stradale e attentato alla sicurezza dei trasporti. Tutti reati colposi che certificano, agli occhi di chi indaga, una «sottovalutazione» del rischio per «negligenza». Altri tre sono nel mirino solo per favoreggiamento: secondo i magistrati hanno quindi sviato i rilievi «dopo» il crollo, ma non sono stati protagonisti di comportamenti che in qualche modo lo hanno cagionato.

A cinque dei 71 inquisiti per lo scempio vero e proprio, tuttavia, i pm hanno attribuito negli ultimi giorni pure il «falso commesso da pubblico ufficiale». A parere degli investigatori i presunti responsabili hanno cioè alterato l’esito delle ispezioni sul Morandi, o fatto risultare come avvenuti test in realtà mai condotti, e a distanza di qualche mese il ponte si è sbriciolato mentre lo stavano attraversando decine di mezzi. È un’ipotesi gravissima e sulla carta potrebbe profilare la contestazione di «dolo eventuale», una sorta di omicidio volontario, laddove fosse chiaro che il pool dei controllori modificava i dossier pur sapendo che il ponte poteva collassare.

Possibile assist per il ministero 
Di falso erano stati finora incolpati altri tecnici per i report manipolati su vari viadotti della rete italiana rimasti in piedi (tre in Liguria, uno in Abruzzo e uno in Puglia) in un filone d’accertamenti parallelo. Ed è chiaro che il comportamento doloso pre-crollo accollato ad esponenti di Autostrade e Spea può riverberarsi nella bagarre fra azienda e ministero. A questo punto i dirigenti pubblici potrebbero sostenere di non aver ricevuto dal concessionario privato informazioni corrispondenti al reale stato dell’infrastruttura, in particolare nei carteggi allegati al progetto di retrofitting, il restyling dei tiranti deciso nel 2015 e però fatalmente rinviato. Se l’esito dei monitoraggi sul Morandi era stato taroccato, quant’è stata distorta la percezione del rischio per i funzionari ministeriali, sia a Roma sia al Provveditorato alle opere pubbliche della Liguria?

Input dall’alto e interrogatori 
Altro nodo cruciale da sciogliere è quello sui possibili input superiori. È possibile che tecnici di medio livello abbiano deciso autonomamente di trasformare le check-list sul Morandi in una prassi da evadere solo a tavolino? Alcune intercettazioni lascerebbero intendere il contrario, così come una serie d’interrogatori condotti nei mesi scorsi dalle Fiamme Gialle. Ieri, sempre nell’ambito degli approfondimenti sulle presunte falsificazioni, i finanzieri del Primo gruppo (coordinati dai colonnelli Ivan Bixio e Giampaolo Lo Turco) hanno compiuto perquisizioni a Milano, a Bologna e a Firenze, in sedi sia di Spea sia di Autostrade, per acquisire documentazione.

Il procuratore: “Ipotesi gravi e la ricostruzione può slittare” 
Sull’ultimo rivolgimento delle indagini interviene il procuratore capo di Genova Franco Cozzi, e nel confermare la svolta spiega: «Le ipotesi accusatorie vanno formulate per essere verificate, a garanzia di chi è sospettato. È tuttavia evidente che l’inchiesta accelera e registrerà aggiornamenti significativi». Il numero uno dei pm rimarca poi come eventuali ritardi nella ricostruzione collegati alla garanzia di salute e sicurezza (in una delle parti da demolire sono emerse tracce di amianto, che impediscono l’impiego dell’esplosivo) non vadano drammatizzati: «La scadenza del 15 aprile 2020 per l’inaugurazione del nuovo viadotto? Non stiamo preparando lo sbarco in Normandia, non c’è un D-day prefissato il cui rinvio può alterare in maniera irreversibile l’esito d’una guerra. Io ribadisco che proprio salute, sicurezza e indagini per ristorare i familiari delle vittime, sono una priorità. E in nome di queste priorità, nel caso, si può accettare qualche slittamento dei tempi. È semplice buon senso».

La replica di Spea: «Noi professionali, se qualcuno ha sbagliato pagherà»

Dopo le rivelazioni sull’indagine, oggi Spea ha deciso di prendere posizione con una nota, in cui la società «ribadisce la propria serenità circa il corretto operato dei suoi dipendenti rispetto alle attività d’ispezione e sorveglianza sul viadotto Morandi. E conferma con forza come la sicurezza di tutti gli utenti sia stata e sia garantita da controlli effettuati da professionisti qualificati sull’intera rete autostradale da oltre trent’anni, nel rispetto delle norme applicabili e delle obbligazioni assunte con la committente Autostrade per l’Italia».

Quindi la puntualizzazione sul prosieguo dell’inchiesta: «Spea ribadisce la massima disponibilità a collaborare con l’autorità giudiziaria. Alla società non risulta, allo stato, alcuna evidenza di comportamenti non regolari che, qualora venissero accertati, la vedrebbero come parte lesa. In tale denegata circostanza, la società non esiterebbe ad assumere tutti i provvedimenti e le azioni a tutela dell’interesse primario alla sicurezza della circolazione, di tutte le persone che quotidianamente svolgono il proprio lavoro con dedizione e professionalità, dei propri clienti e della propria reputazione».

Il caso Venezuela: l’unica dittatura nella storia mondiale dove si è votato 29 volte in 20 anni e dove l’opposizione manifesta una volte al mese… Ma ha il petrolio che piace tanto, ma proprio tanto agli Stati Uniti…!

 

Venezuela

 

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Venezuela. Roma crocevia diplomatico e della mobilitazione solidale

Il caso Venezuela: l’unica dittatura nella storia mondiale dove si è votato 29 volte in 20 anni e dove l’opposizione manifesta una volte al mese… Ma ha il petrolio che piace tanto, ma proprio tanto agli Stati Uniti…!

Ieri il plenipotenziario di Trump per il Venezuela, Elliott Abrams, ha fatto tappa a Roma accompagnato dal vicesegretario di Stato Cristopher Robinson per un riservatissimo incontro con il viceministro degli Esteri russo Sergey Ryabkov.

Ma prima di vedere la delegazione russa, “l’uomo nero” di molte amministrazioni Usa , ha incontrato anche Pietro Benassi, consigliere diplomatico del Presidente del consiglioGiuseppe Conte, insieme ad alti funzionari della Farnesina. L’Italia infatti fino ad ora non si è arruolata nell’elenco di 53 Stati (meno di un terzo di quelli riconosciuti dall’Onu, ndr) chehanno riconosciuto il golpista Juan Guaidó come presidente ad interim del Venezuela. “Certo, con l’Italia c’è un disaccordo di fondo, perché il governo italiano non ha ancora riconosciuto Guaidó” ha affermato Elliot Abrams, “Dagli incontri avuti ieri – dice l’inviato di Trump – posso dire che sono più i punti di incontro che le divisioni”. Di negoziati con la Russia sulla situazione in Venezuela Abrams afferma invece di non volerne sentir parlare.

Intanto sulla solidarietà con il Venezuela bolivariano, anche in Italia si va configurando una proposta di mobilitazione nazionale nelle prossime settimane. Sabato 23 marzo a Roma, ci sarà una riunione nazionale convocata dalla pluralità delle organizzazioni che stanno dando vita al Forum Venezuela come ambito di iniziativa ampia per tutti coloro che riconoscono il diritto all’autodeterminazione del popolo venezuelano, ripudiano ogni intervento militare ostile contro quel paese e invocano la fine delle sanzioni adottate da Usa e Unione Europea.

All’ordine del giorno della riunione la proposta di una manifestazione nazionale a Roma per il prossimo 13 aprile. Su questo obiettivo è stata elaborata una proposta di appello nazionale che verrà discussa ed eventualmente sottoscritto nella riunione nazionale del 23 per poter passare alla fase organizzativa della manifestazione.

Qui sotto il testo dell’appello proposto alla discussione:

Lanciamo un appello a scendere in piazza a Roma sabato 13 aprile affinchè il governo italiano e l’Unione Europea pongano fine alle sanzioni, rifiutino ogni complicità con un intervento militare e cessino ogni ingerenza sul processo politico ed elettorale sovrano del Venezuela.

Stiamo chiedendo a molte e a molti nel nostro paese di prendere parte contro ogni ingerenza esterna e di rispettare il diritto all’autodeterminazione di un paese e di un popolo.

Il governo venezuelano si è mosso finora in rispetto della Costituzione di cui quel paese si è dotato e sulla quale il popolo ha votato, un processo monitorato e certificato come regolare da moltissimi osservatori internazionali e neutrali.

Negli ultimi venti anni, gli Stati Uniti hanno cercato più volte di rovesciare il governo venezuelano, attuando con tentativi di colpo di stato, con una feroce guerra economica che colpisce la popolazione, assoldando mercenari e miliziani all’esterno e all’interno del paese.

Come in ogni altra guerra o aggressione alle quali abbiamo dovuto assistere in questi anni, è stato messo in campo un impressionante apparato massmediatico di disinformazione e manipolazione delle notizie, teso a legittimare un intervento militare o le ingerenze esterne sul Venezuela. Il risultato è un umiliante panorama informativo al quale si piegano acriticamente anche i mass media nel nostro paese.

Ma la destabilizzazione del Venezuela non vuole solo riportare all’indietro la storia di quel paese e dell’America Latina progressista, sarebbe anche la sanzione del ritorno del dominio degli Stati Uniti su quello che arbitrariamente considerano il loro cortile di casa, una egemonia che venti anni di processi e governi progressisti, popolari, democratici hanno spezzato e che adesso Washington e la destra latinoamericana vorrebbero restaurare.

L’Unione Europea e il governo italiano non devono prestarsi alla complicità con questa restaurazione, tolgano le sanzioni e rispettino il processo politico ed elettorale che si è dato e si darà il Venezuela.

In passato troppe volte la loro subalternità agli interessi strategici degli Stati Uniti è stata causa del coinvolgimento in guerre e tragedie: dall’Iraq all’Afghanistan, dalla Somalia alla Jugoslavia, dalla Libia alla Siria.

La manifestazione del 13 aprile a Roma, l’appello che abbiamo lanciato agli artisti e al mondo della cultura, la lotta che abbiamo ingaggiato contro la manipolazione massmediatica chiedono un radicale cambiamento di atteggiamento. Per questo chiediamo di scendere in piazza per:

  • La fine delle sanzioni contro il Venezuela
  • Il rifiuto di qualsiasi intervento militare
  • Il rispetto del diritto del popolo venezuelano a decidere autonomamente il suo processo elettorale

Forum Venezuela

 

tratto da: http://contropiano.org/news/politica-news/2019/03/20/venezuela-roma-crocevia-diplomatico-e-della-mobilitazione-solidale-0113625?fbclid=IwAR0CjFxA9dYhTb869rYOF7Yl-8TuW5hwzRVq6z49jDbpvKciea55beGGScM

“Greta non va a scuola ed è disturbata: chi meglio di lei per rappresentare la sinistra?” Chi può essere tanto IGNOBILE da postare una così squallida porcheria? Un leghista, che domande! Umberto Bosco consigliere comunale di Bologna!

Greta

 

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“Greta non va a scuola ed è disturbata: chi meglio di lei per rappresentare la sinistra?” Chi può essere tanto IGNOBILE da postare una così squallida porcheria? Un leghista, che domande! Umberto Bosco consigliere comunale di Bologna!

Dite quello che volete su Greta ma chi, meglio di una sedicenne che non va a scuola e che soffre di disturbi pervasivi dello sviluppo, può, nel 2019, rappresentare la sinistra?

I social sono molto scivolosi per tutti e anche per i politici, specie quando pensano di essere spiritosi e rimediano pessime figuracce. L’ultima è quella del consigliere leghista di Bologna Umberto Bosco che si è sentito simpatico scrivendo “Dite quello che volete su #Greta ma chi, meglio di una sedicenne che non va a scuola e che soffre di disturbi pervasivi dello sviluppo, può, nel 2019, rappresentare la #sinistra?”.

Non è mancata la reazione negativa di molti followers che non hanno apprezzato il sarcasmo sulla sindrome che affligge Greta Thumberg, la giovane attivista svedese. La giustificazione di Bosco è peggio del post: “E cmq, ragazzi, è una battuta, non un comunicato politico. Non so nulla di Asperger e autismo e non voglio insegnare nulla a nessuno. Ho solo fatto una battuta sulla sinistra e il suo disperato bisogno di un leader. La ragazzina mi sta simpaticissima”.

 

fonte: https://bologna.repubblica.it/cronaca/2019/03/20/news/la_gaffe_di_bosco_lega_greta_non_va_a_scuola_ed_e_disturbata_chi_meglio_di_lei_per_rappresentare_la_sinistra_-222087669/?ref=fbpr&fbclid=IwAR29lwH0PJYp3QWF85J2VX6NfQzocLOMRWo2gRMs6xPUj9OqDC-RmIef9aY

Mare Jonio, Il Comandante De Falco dà una lezione di diritto a Salvini: “Crede a uno Stato di polizia, non di diritto. Solo chi non soccorre va arrestato – Il sospetto non è la nostra legge. Un ministro di polizia prima porta le prove alla Magistratura, poi parla…!

 

De Falco

 

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Mare Jonio, Il Comandante De Falco dà una lezione di diritto a Salvini: “Crede a uno Stato di polizia, non di diritto. Solo chi non soccorre va arrestato – Il sospetto non è la nostra legge. Un ministro di polizia prima porta le prove alla Magistratura, poi parla…!

Mare Jonio, De Falco: “Salvini crede a uno Stato di polizia, non di diritto. Solo chi non soccorre va arrestato”

Il senatore Gregorio De Falco M5s espulso lo scorso dicembre dal Movimento e membro della giunta per le immunità, affronta la questione della Mare Jonio, la nave italiana che ha salvato 49 migranti.

“Al di là dei casi di flagranza di reato l’arresto è disposto dalla magistratura” spiega De Falco “una direttiva di Salvini non può essere superiore a una legge né alle convenzioni internazionali che impongono di effettuare l’operazione di soccorso, e quindi far sbarcare chi è a bordo”. Poi commenta un passaggio della direttiva anti-ONG: “Il comandante che non faccia il soccorso deve andare in galera. Salvini sospetta che ci siano a bordo terroristi e che le ONGviolino le norme sulla sorveglianza delle frontiere? Questo è uno Stato di diritto, non uno stato di polizia. Salvini deve portare le prove e poi parlare”.

 Mare Jonio: l’intervento della procura di Agrigento

La Mare Jonio è la nave italiana del progetto Mediterranea che ieri ha salvato 49 migranti a largo della Libia, è a ridosso di Lampedusa. La Gdf è salita a bordo per acquisire documentazione. La Procura di Agrigento, di Luigi Patronaggio, ha aperto un’inchiesta –  al momento contro ignoti – per favoreggiamento dell’immigrazione clandestinasul caso della nave “Mare Jonio“, della Ong Mediterranea. La nave è stata poi sequestrata.

 

Guarda QUI il video

 

 

 

 

Lorenzo Orsetti è caduto combattendo in Siria, contro l’Isis – Quelli che lo criticano sono gli stessi che vorrebbero contrastare il terrorismo col culo ben saldo sul divano di casa…!

 

Lorenzo Orsetti

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Lorenzo Orsetti è caduto combattendo in Siria, contro l’Isis – Quelli che lo criticano sono gli stessi che vorrebbero contrastare il terrorismo col culo ben saldo sul divano di casa…!

E’ caduto combattendo contro l’Isis, a Baghouz, in Siria al confine con l’Iraq, Lorenzo Orsetti.

Fiorentino, 33 anni, si definiva anarchico e ha lasciato, partendo, questo sintetico messaggio: Mi chiamo Lorenzoho 32 anni, sono nato e cresciuto a Firenze. Ho lavorato per 13 anni nell’alta ristorazione: ho fatto il cameriere, il sommelier, il cuoco. Mi sono avvicinato alla causa curda perché mi convincevano gli ideali che la ispirano, vogliono costruire una società più giusta più equa. L’emancipazione della donna, la cooperazione sociale, l’ecologia sociale e, naturalmente, la democrazia. Per questi ideali sarei stato pronto a combattere anche altrove, in altri contesti. Poi è scoppiato il caos a Afrin e ho deciso di venire qui per aiutare la popolazione civile a difendersi”.

“Ciao, se state leggendo questo messaggio è segno che non sono più a questo mondo. Beh non rattristatevi più di tanto, mi sta bene così; non ho rimpianti, sono morto facendo quello che ritenevo più giusto, difendendo i più deboli e rimanendo fedele ai miei ideali di giustizia, uguaglianza e libertà. Quindi nonostante questa prematura dipartita, la mia vita resta comunque un successo e sono quasi certo che me ne sono andato con il sorriso sulle labbra. Non avrei potuto chiedere di meglio.
Vi auguro tutto il bene possibile e spero che anche voi un giorno (se non l’avete già fatto) decidiate di dare la vita per il prossimo, perché solo così si cambia il mondo. Solo sconfiggendo l’individualismo e l’egoismo in ciascuno di noi si può fare la differenza. Sono tempi difficili, lo so, ma non cedete alla rassegnazione, non abbandonate la speranza; mai! neppure un attimo.

Anche quando tutto sembra perduto, e i mali che affliggono l’uomo e la terra sembrano insormontabili, cercate di trovare la forza, di infonderla nei vostri compagni.
È proprio nei momenti più bui che la vostra luce serve.
E ricordate sempre che ‘ogni tempesta comincia con una singola goccia’. Cercate di essere voi quella goccia.

Vi amo tutti spero farete tesoro di queste parole. Serkeftin!”

Orso,
Tekoser,
Lorenzo

Daesh ha diffuso foto e documenti su Instagram, accompagnando con l’ultimo insulto possibile per un compagno: «il crociato italiano è stato ucciso negli scontri nella località di Baghuz». Ma non si può pretendere che degli integralisti di qualsiasi religione capiscano l’ateismo…

Si era unito alle milizie curdo-siriane Ypg, e da un anno e mezzo era impegnato nelle operazioni contro le ultime sacche del califfato islamico intorno a Baghouz. Come altri in precedenza…

Non si nascondeva affatto, com’è giusto che sia per chi combatte per una causa giusta. Tant’è vero che lo aveva raggiunto una volta l’inviato del Corriere della Sera, Giulio Giri, cui aveva consegnato poche scarne frasi.

«Io non ho nessuna remora morale, sto facendo la cosa giusta, sono a posto con la mia coscienza.Siamo qua e qua resteremo fino all’ultimo. Un po’ perché non c’è nient’altro da fare, un po’ perché è la cosa giusta da fare. Combattiamo».

E’ impossibile spiegare lo stato d’animo dei combattenti a chi non condivide neanche un pelo della loro esperienza umana. Dunque è inevitabile ridurre le parole al minimo, scartare le tentazioni dell’autocelebrazione, le fisime dell’individuo asservito ai culti del consumo e dell’individualismo, guardare in faccia la nuda realtà e accettare le conseguenze delle proprie scelte. Serenamente e con grande determinazione.

Aveva conosciuto altri compagni italiani impegnati nello stesso fronte – e solo i compagni combattono contro l’Isis, chissà come mai… – gli stessi che vengono “attenzionati” da polizia e magistratura una volta rientrati in Italia. Strano, non vi sembra? Eppure si sono battuti e si battono contro un nemico del “nostro” Stato, ufficialmente…

Col tempo, era stato raggiunto al fronte persino da Fausto Biloslavo, sedicente giornalista di guerra, di matrice fascista (iniziò nel Il fronte della gioventù, organizzazione giovanile missina, a Trieste), poi arrestato (e prosciolto) per falsa testimonianza nelle indagini sulla strage di Bologna, inviato in Libano, corrispondente per testate di destra italiane e in “forte odore di Cia”, stando a corrispondenti di guerra di lungo corso. Un autentico nemico che finge di esserti amico…

Non a caso la breve intervista che Lorenzo gli concede parte proprio da una domanda sugli altri compagni combattenti in Siria.

Eccola qui:

Altri cinque volontari rientrati in Italia sono finiti nel mirino della Digos. Cosa ne pensi? 

“Le misure di sorveglianza speciale per cinque compagni italiani Paolo, Jack, Eddy, Davide e Jacopo sono profondamente ingiuste. Chi ha imparato ad usare le armi contro l’Isis è stato considerato socialmente pericoloso”.

Nessuno è venuto in Siria per poi combattere anche in Italia?

“Alcuni di questi compagni non avevano nemmeno imbracciato le armi. In Italia sono legati al movimento No Tav, ma questo non li trasforma in terroristi a prescindere”.

Anche tu temi di avere problemi?

“Al momento non prevedo di rientrare, ma se dovessero accusarmi di qualcosa rispondo che sono fiero di quello che sto facendo in Siria. Sono pronto ad assumermi le eventuali conseguenze”.

Come è stata la guerra, quasi vinta, contro lo Stato islamico?

“Dura. Un paio di volte sono quasi riusciti ad accerchiarci. Nel deserto hanno contrattaccato e travolto le nostre postazioni. Quando iniziano a morirti i tuoi compagni accanto, soprattutto per le mine e  cecchini, non lo dimentichi. Adesso molti miliziani stranieri si arrendono, ma spesso si sono fatti saltare in aria quando non avevano vie di scampo. Lo Stato islamico è un male assoluto. Questa è una battaglia di civiltà”.

Vi state preparando al prossimo conflitto con i turchi?

“Ad Afrin (l’ultima battaglia in gennaio nda) ho visto i caccia e i droni turchi fare terra bruciata, i corpi carbonizzati dei miei compagni ed i civili sotto le macerie. Non è importante essere di destra o di sinistra per capire che la Turchia continua ad appoggiare le frange estremiste ed è una minaccia per l’intero Medio Oriente”.

fonte: http://contropiano.org/news/internazionale-news/2019/03/18/lorenzo-orsetti-e-caduto-combattendo-in-siria-contro-lisis-0113549?fbclid=IwAR3Kx6sMlQh-1vERZwfACKMAvtj59JtiYjBrIObR8BvB8MklHo_cddtH_jI

Processo Ruby: tre morti strane nell’arco di tre mesi e quelle accuse di satanismo che Imane non potrà più portare avanti…

Processo Ruby

 

 

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Processo Ruby: tre morti strane nell’arco di tre mesi e quelle accuse di satanismo che Imane non potrà più portare avanti…

Imane Fadil, terza morte sul caso Ruby. Evocò il satanismo

È morta Imane Fadil, giovane modella e testimone-chiave nei processi Ruby, che vedono Berlusconi tra gli imputati. Trentatreenne, marocchina, era stata la prima a far aprire il caso nel 2011, e poche settimane fa aveva chiesto di costituirsi parte civile al processo Ruby ter. Ma il 29 gennaio è stata ricoverata in ospedale, dove è morta il 1° marzo dopo un mese di agonia. «Prima di morire – scrive Stefania Nicoletti, sul blog “Petali di Loto” – ha telefonato al fratello e all’avvocato, dicendo loro di essere stata avvelenata». Dall’esito dell’esame tossicologico è emersa la morte per avvelenamento (da metalli, probabilmente). Secondo Gianfranco Carpeoro, avvocato e saggista, quella delle “sostanze radioattive” rintracciate nel corpo della ragazza sarebbe una voce solo giornalistica: la stranezza, semmai – dice Carpeoro – sta nel fatto che Imane Fadil avrebbe agonizzato per un mese, senza diagnosi né cure, in un centro sanitario di assoluta eccellenza come l’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano, a Milano Sud. Quella di Imane Fadil, osserva Stefania Nicoletti, è la terza strana morte collegata al caso Ruby, dopo quelle di Egidio Verzini, ex legale di “Ruby Rubacuori”, e del giornalista Emilio Randacio, che si stava occupando del caso. Altro dettaglio: la ragazza stava per pubblicare, in un libro, la sua versione – decisamente horror – sulle famose “notti di Arcore”.

Impossibile, scrive Stefania Nicoletti, non richiamare alla memoria l’intervista che la Fadil aveva rilasciato l’anno scorso al “Fatto Quotidiano”. «Parlò di una sorta di “setta satanica” che praticava riti». Ovvero, fatti molto più gravi di qualche cena a sfondo sessuale. Facile screditarla, la ragazza, anche perché aveva detto di essere “una sensitiva” e di aver “sentito e visto presenze ed entità negative e malefiche”. «Quando uscì quell’articolo, molti commentarono che non era credibile, che queste cose non esistono, che lei era solo una in cerca di visibilità, eccetera. Ma chi dice questo – obietta Stefania Nicoletti – non sa che queste organizzazioni esoteriche ai piani alti del potere esistono eccome, e che parlarne pubblicamente non ti dà fama, anzi: ti espone a dei rischi notevoli». Infatti, continua Stefania Nicoletti, «leggendo quell’intervista pensai che la ragazza rischiava di essere fatta fuori: anche perché annunciò che stava scrivendo un libro su tutta la vicenda, dove avrebbe raccontato tutto questo e molto di più». Un libro che a quanto pare stava ormai finendo di scrivere, prima di morire avvelenata.

Raccontò la ragazza, nell’intervista pubblicata dal “Fatto” il 24 aprile 2018: «La cosa non si limita a un uomo potente che aveva delle ragazze: c’è molto di più in questa storia, cose molto più gravi». Un’accusa esplicita: satanismo. «Questo signore – disse Imane di Berlusconi – fa parte di una setta che invoca il demonio». Ammise: «Sì, lo so che sto dicendo una cosa forte, ma è così. E non lo so solo io, lo sanno tanti altri». Una sorta di setta, dunque, «fatta di sole donne». Tante: «Decine e decine di femmine complici». In quella saletta «dove si faceva il Bunga Bunga», racconta Imane, «c’era uno stanzino con degli abiti, tutti uguali, come delle tuniche, circa venti o trenta: a cosa servivano?». Poi, continua la ragazza, «c’era un’altra stanzetta sotterranea con una piscina, con a fianco un’altra saletta, totalmente buia, senza nessuna luce». Una piscina sotterranea e una stanza senza luci: perché? Aggiunge Imane: «Ho visto presenze strane, sinistre. Io sono sensitiva fin da bambina: da parte di mio padre discendo da una persona che è stata santificata». Insiste Imane, parlando con Luca Sommi del “Fatto”: «Le dico che in quella casa ci sono presenze inquietanti. Là dentro c’è il Male, io l’ho visto, c’è Lucifero».

Da parte sua, Carpeoro – che non crede all’esistenza del demonio, anche se non si nasconde la realtà del satanismo – ritiene che quelle dell’allora giovanissima Imane Fadil fossero essenzialmente suggestioni. Il che non migliora il giudizio su Berlusconi, che allora era primo ministro. Le notti brave di Arcore? «Non credo che abbia commesso reati – dice Carpeoro, in web-streaming su YouTube con Fabio Frabetti di “Border Nights” – ma a me non piace un premier che si comporta in quel modo: come la prenderebbe, Berlusconi, se a partecipare a feste di quel tipo fossero le sue figlie?». Stefania Nicoletti, intanto, sottolinea la presenza delle altre due morti «inquietanti e anomale», legate al caso in questione. Verzini, ex avvocato di “Ruby”, il 4 dicembre 2018 aveva dichiarato pubblicamente che Berlusconi avrebbe versato 5 milioni di euro alla sua assistita. «Il giorno dopo è morto, tramite eutanasia, in una clinica svizzera». Randacio invece si stava occupando del caso, seguendo il processo, ed è morto improvvisamente il 13 febbraio per un “malore” (forse un infarto), «ma pare che i risultati dell’autopsia non siano mai stati comunicati». Insomma: Egidio Verzini, Emilio Randacio, Imane Fadil: «Tre morti strane nell’arco di tre mesi, e tutte legate al processo Ruby. Un po’ troppe per essere un caso».

 

fonte: http://www.libreidee.org/2019/03/imane-fadil-terza-morte-sul-caso-ruby-evoco-il-satanismo/