#CambiamolaInsieme – I Cinquestelle all’attacco dei privilegi della casta europea: tagliare gli stipendi faraonici dei Commissari e azzerare i fondi a partiti e fondazioni europee. In Europa basta sprechi…!

 

privilegi della casta

 

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#CambiamolaInsieme – I Cinquestelle all’attacco dei privilegi della casta europea: tagliare gli stipendi faraonici dei Commissari e azzerare i fondi a partiti e fondazioni europee. In Europa basta sprechi…!

 

Tagliamo gli stipendi dei Commissari europei: basta privilegi a Bruxelles (2) #CambiamolaInsieme

L’Europa da cambiare al più presto concede assurdi privilegi ai politici, mentre ai cittadini impone sacrifici nel nome dei vincoli di bilancio. In un precedente post abbiamo raccontato gli sprechi da tagliare: la pensione degli europarlamentari e la tripla sede del Parlamento europeo. La nostra inchiesta continua con gli stipendi dei Commissari europei. Guardate questi dati e scoprirete quanto Bruxelles è distante dai cittadini. #CambiamolaInsieme

STIPENDI COMMISSARI EUROPEI 
Gli stipendi dei Commissari europei sono uno schiaffo agli oltre 100 milioni di poveri in tutta l’Unione europea. Il Presidente della Commissione Juncker percepisce il 138% dello stipendio del funzionario con più alto grado della Commissione e cioè 27.436,90 euro al mese. L’alto rappresentante per la politica estera Federica Mogherini 25.845,35, i i vicepresidenti 24.852,26 euro al mese, mentre tutti gli altri Commissari 22.852,26 euro al mese. A queste esorbitanti cifre vanno aggiunte alcune indennità variabili, come l’indennità di residenza , di espatrio e dei figli. I Commissari hanno inoltre a disposizione 1.500 euro al mese per le spese di rappresentanza. In totale nel 2019 i contribuenti spenderanno per mantenere il collegio del Commissari una cifra pari a 12.6 milioni di euro. Rispetto al 2018 la spesa aumenta di quasi 2,5 milioni perché nel 2019 i Commissari (entranti e uscenti) avranno diritto a rimborsi per le spese di viaggio dei membri della Commissione (compresi i familiari), per le indennità di prima sistemazione e di nuova sistemazione, e per le spese di trasloco dovute ai membri della Commissione in occasione della loro entrata in servizio o della loro cessazione dal servizio. (fonte)

LIQUIDAZIONE VECCHI COMMISSARI

Nel 2019 sono stati messi a bilancio anche 682.000 euro previsti per le indennità transitorie, ovvero una sorta di sussidio che i Commissari ricevono alla fine del loro mandato per una durata di due anni.

Azzeriamo i fondi a partiti e fondazioni europee. In Europa basta sprechi (3) #CambiamolaInsieme

I cittadini pagano, i partiti spendono. In Europa c’è un sistema ben oleato di finanziamento pubblico a partiti e fondazioni che in pochi conoscono: tutte le delegazioni, presenti al Parlamento europeo, hanno dei fondi messi a disposizione per costituire dei partiti politici europei e delle fondazioni europee. Basta 1 europarlamentare che si iscriva a un partito con rappresentanti in almeno 1/4 degli Stati membri e il gioco è fatto.

COME SPENDONO I SOLDI?
I partiti e le fondazioni europee devono giustificare le loro spese. Ecco quali sono quelle rimborsabili:
– per riunioni e di rappresentanza
– per pubblicazioni
– spese amministrative
– per il personale e di viaggio
– tutti i costi relativi alle campagne per le elezioni europee

Per il 2019 sono stati previsti 50 milioni per i partiti politici europei e 19.7 milioni per le fondazioni politiche.

I PARTITI ITALIANI E I FONDI EUROPEI DA SPARTIRSI
Avete mai sentito parlare dell’Alleanza per la pace e la libertà? O della Coalizione per la vita e la famiglia? Ecco l’elenco di tutti gli improbabili partiti europei che si spartiscono una torta di 50 milioni l’anno. Il Partito democratico, per esempio, è parte della famiglia del PES che ha raccolto oltre 43 milioni di euro dal 2008 al 2018. La parte del leone la fa il Partito popolare europeo che ha racimolato in 10 anni quasi 54 milioni di euro. Sono ben sei i partiti italiani che fanno parte del PPE: Forza Italia, Udc, Alternativa popolare, Popolari per l’Italia, Svp e il Partito autonomista tirolese. Non rinunciano ai rimborsi anche i Verdi e molti partiti di destra.

Fra i partiti beneficiari di questi fondi c’è anche un fantomatico Partito democratico europeo: ha sede a Bruxelles e ha raccolto oltre 6 milioni di euro negli ultimi 10 anni. Peccato che il link del sito web pubblicato dal Parlamento europeo è fantasma. Sparito! Non si conoscono, dunque, i beneficiari.

Oltre ai fondi ai partiti, una stessa famiglia politica può ottenere fondi attraverso anche delle fondazioni. Ecco il link a tutte quelle che ricevano finanziamenti. Con 5,8 milioni erogati nel 2018, il centro di studi europei Wilfried Martens (collegato al PPE) è quello che ha ricevuto più fondi pubblici.

IL MOVIMENTO 5 STELLE RINUNCIA A QUESTI FONDI
Il Movimento 5 Stelle è diverso da tutti i partiti. La delegazione del MoVimento 5 Stelle ha rinunciato totalmente alla possibilità di usufruire di questi fondi perché non ha aderito a nessun partito europeo o ne ha creato uno nuovo. Rinunciamo a circa 3 milioni di euro. Noi siamo la dimostrazione concreta che si può fare politica senza pesare sulle tasche dei cittadini. In questi anni al Parlamento europeo, i grandi gruppi politici hanno bocciato tutti i nostri emendamenti al bilancio per azzerare questi fondi e restituirli ai cittadini. Dopo le elezioni di maggio, saremo l’ago della bilancia del prossimo Parlamento europeo e la lotta a questi sprechi sarà la nostra priorità. La nostra idea di democrazia è: i cittadini partecipano, le forze politiche scelgono. E cambiano.

 

fonte:

http://www.efdd-m5seuropa.com/2019/01/tagliamo-gli-stipend.html

http://www.efdd-m5seuropa.com/2019/01/azzeriamo-i-fondi-a.html

In tasca una pagella – La storia del bambino che abbiamo lasciato morire in mare: veniva del Mali e si era cucito nella giacca la pagella con il massimo dei voti come curriculum per farsi accettare dalla “grande” Europa. MA ANCHE PER QUESTO PICCOLO NEGRO SCROCCONE È FINITA LA PACCHIA !

 

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In tasca una pagella – La storia del bambino che abbiamo lasciato morire in mare: veniva del Mali e si era cucito nella giacca la pagella con il massimo dei voti come curriculum per farsi accettare dalla “grande” Europa. MA ANCHE PER QUESTO PICCOLO NEGRO SCROCCONE È FINITA LA PACCHIA !

 

In tasca una pagella: la storia del bambino che abbiamo lasciato morire in mare

Era un piccolo migrante del Mali: si era cucito nella giacchetta una pagella con il massimo dei voti come curriculum per farsi accettare dalla “grande” Europa. Non gli abbiamo dato modo.

Lo scrittore Paul Auster diceva che la verità è nei dettagli e che i dettagli fanno la storia.

Lo scrittore Giulio Cavalli che con “Caranaio” ha narrato una mostruosa miscela di cadaveri, potere, egoismo e denaro, spiega che quando i pescatori del Mediterraneo tirano su i corpi dei migranti ciò che resta nelle reti è “lesso”. La carne si sfalda. E’ l’acqua. E’ per colpa dell’acqua e del sale. E’ colpa di tutti quei giorni alla deriva, tra le onde
Cristiana Cattaneo fa il medico legale, ma ha scritto un libro. Si intitola “Naufraghi senza volto” (Cortina Editore). Come riporta Il Foglio: “In collaborazione con l’Ufficio del Commissario straordinario del Governo per le Persone Scomparse, Cattaneo ha creato il primo protocollo al mondo per identificare le vittime di uno stillicidio che, dal 2001 a oggi, ha visto scomparire in mare oltre trentamila persone, cospargendo l’Italia di lapidi senza nome”.

Tra le mille, disperanti vicende riportate nelle pagine del suo libro tra pietas e disperazione ce n’è una che è il dettaglio di cui parla Paul Auster.

Il cadavere del naufrago ha età apparente 14 anni, provenienza Mali. Indossa una giacchetta. All’interno della tasca una pagella cucita con cura. Ha ottimi voti. Questo ragazzino di cui non sappiamo, non sapremo il nome, aveva sperato in un lasciapassare per un mondo più libero e più giusto, un mondo più accogliente, con la sua pagella da “perla rara”. L’illustratore Makkox gli ha dedicato una struggente vignetta. Dolorosa. Di sale, come le lacrime.

C’è sempre un prima e un dopo nelle storie dei migranti, così simili a quelle dei terremotati, di chi a un certo punto si trova costretto a lasciare, a fuggire, ad andare via di corsa dalla sua casa e porta con sé, un particolare che fa la storia. Una foto, una ciocca di capelli, un documento, uno scritto, un biberon, una maglietta. Sono le ferite loro e le cicatrici nostre. Sono storie negate che galleggiano. Una pagella per dire al mondo: prendetemi con voi, studio e sono bravo.

Non è arrivato in tempo per dircelo. Chissà che ingegnere abbiamo perso, che meccanico, che fisico, che matematico o che poeta.

Età apparente 14 anni. Com’è profondo il mare. Come sono buie, buie come un pozzo, le coscienze di chi non alza un dito davanti a questa strage.

fonte: https://www.globalist.it/life/2019/01/16/in-tasca-una-pagella-la-storia-del-bambino-che-abbiamo-lasciato-morire-in-mare-2036179.html

Il fratello di Cesare Battisti: “Lui non ha ucciso nessuno, se parla salta la politica”

 

Battisti

 

 

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Il fratello di Cesare Battisti: “Lui non ha ucciso nessuno, se parla salta la politica”

Vincenzo Battisti critica i vecchi processi: lo hanno condannato in contumacia, Salvini è un fascista

“Per me Cesare non ha ammazzato nessuno. Non è colpevole, bensì una vittima. I processi furono in contumacia. E’ stato condannato contumace”. Lo dice Vincenzo Battisti, il fratello maggiore del terrorista arrestato in Bolivia ed estradato in Italia. “Se mio fratello parlasse, farebbe crollare la politica. Non hanno mai voluto che parlasse perché sono tutti compromessi”, aggiunge.
“Mio fratello – ha aggiunto – è stato tirato in ballo in contumacia dai pentiti. Mi ha giurato che non ha mai ammazzato nessuno, non si è mai potuto difendere, ma tutti hanno scaricato su di lui per salvarsi”. L’arresto? E’ un’ingiustizia, lo stanno accusando di quello che non ha commesso. Torreggiani, ad esempio, prima ha detto che Cesare non c’era, poi ha cambiato versione”.
“Quello che mi dà più fastidio è che hanno sempre rotto a mio fratello, mentre i fascisti che hanno ammazzo e stanno in Brasile nessuno li cerca”, afferma Vincenzo Battisti, sottolineando che nominerà un legale e starà vicino a Cesare. Per poi andare all’attacco del vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini: “E’ un fascista, andasse ad arrestare i suoi amici in Brasile”.

fonte: https://www.globalist.it/news/2019/01/15/il-fratello-di-battisti-lui-non-ha-ucciso-nessuno-se-parla-salta-la-politica-2036097.html

Sì, vabbe’ Battisti – E le stragi senza colpevoli dell’estremismo nero? Franco Freda fa l’editore ad Avellino. Fioravanti e Mambro hanno scontato due mesi per ogni persona uccisa. Abbatangelo gode addirittura del vitalizio… Il tutto alla faccia delle vittime…!

 

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Sì, vabbe’ Battisti – E le stragi senza colpevoli dell’estremismo nero? Franco Freda fa l’editore ad Avellino. Fioravanti e Mambro hanno scontato due mesi per ogni persona uccisa. Abbatangelo gode addirittura del vitalizio… Il tutto alla faccia delle vittime…!

Da L’Espresso dell’agosto 2017:

Le stragi senza colpevoli dell’estremismo nero

Franco Freda fa l’editore ad Avellino. Fioravanti e Mambro hanno scontato due mesi per ogni persona uccisa. Abbatangelo gode addirittura del vitalizio

DI PAOLO BIONDANI   

Sono rimasti quasi tutti impuniti. E oggi non si sentono vinti, ma vincitori. Sono i precursori e gli ispiratori dei movimenti neonazisti e neorazzisti di oggi.

Se le Brigate rosse erano contro lo Stato, che le ha sgominate con centinaia di arresti e condanne, il terrorismo di destra era dentro lo Stato. Gli stragisti hanno trovato complicità e protezioni nei servizi e negli apparati di polizia e di giustizia. Così troppe bombe nere sono rimaste senza colpevoli. E i teorici della violenza hanno potuto riproporsi come cattivi maestri.

Il più famoso dei terroristi neri, Franco Giorgio Freda, è libero da anni. Vive ad Avellino con una giovane scrittrice e fa ancora l’editore di ultradestra, con un sito che lo celebra come «un pensatore» da riscoprire: il padre «preveggente» di un «razzismo morfologico» da opporre «alla mostruosità del disegno di una società multietnica». Freda è stato condannato in tutti i gradi di giudizio per 16 attentati con decine di feriti che nel 1969 aprirono la strategia della tensione: bombe contemporanee sui treni delle vacanze, all’università di Padova, in stazione, in fiera e in tribunale a Milano.

La sua casa editrice però parla solo dell’assoluzione in appello per piazza Fontana (17 morti, 88 feriti), per insufficienza di prove (e abbondanza di depistaggi). Liberato nel 1986, Freda si è rimesso a indottrinare neonazisti fondando un movimento chiamato Fronte Nazionale: riarrestato, è stato difeso dall’avvocato Carlo Taormina e nel 2000 la Cassazione gli ha ridotto la condanna a tre anni per istigazione all’odio razziale. Dopo di che è tornato libero.

Il suo braccio destro, Giovanni Ventura, che aveva confessato gli attentati del 1969 che prepararono piazza Fontana, non ha mai scontato la condanna: è evaso nel 1978 e ha trovato rifugio sotto la dittatura in Argentina, che ha rifiutato di estradarlo. A Buenos Aires è diventato ricco con un ristorante per vip, fino alla morte per malattia nel 2010. Nell’ultimo processo su piazza Fontana, la sentenza conclude che Freda e Ventura erano colpevoli, ma le nuove prove sono state scoperte troppo tardi, dopo l’assoluzione definitiva.

Per la catena di bombe nere che hanno insanguinato l’Italia fino agli anni Ottanta, oggi in carcere si contano solo due condannati. A Opera è detenuto Vincenzo Vinciguerra, esecutore della strage di Peteano, un irriducibile che rifiuta la scarcerazione e oggi accusa i servizi. Il secondo è Maurizio Tramonte, condannato solo ora per la strage di Brescia, commessa nel 1974 mentre collaborava con il Sid del generale Maletti (che è libero in Sudafrica).

Tramonte è stato arrestato 
in giugno dopo l’ultima fuga in Portogallo. Il suo capo, Carlo Maria Maggi, leader stragista di Ordine Nuovo nel Triveneto, condannato per la strage Brescia (8 morti, 102 feriti), sconta la pena a casa sua, perché ha più di 80 anni ed è malato.

Sconti e benefici di legge hanno cancellato il carcere anche per Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, i fondatori dei Nar (con Massimo Carminati), che dopo l’arresto hanno confessato più di dieci omicidi e sono stati condannati anche per la strage di Bologna (85 vittime), nonostante le loro proteste. E nonostante i depistaggi: due ufficiali del Sismi fecero trovare armi ed esplosivi su un treno, nel 1981, per salvare i neri incolpando inesistenti terroristi esteri.

Fioravanti e Mambro hanno ottenuto la semilibertà nel 1999. Paolo Bolognesi, presidente dei familiari delle vittime, notò «hanno scontato solo due mesi di carcere per ogni morte causata». Anni dopo Bolognesi, mentre parlava in una scuola di Verona, si vide attaccare da uno studente di destra poi arrestato come uno dei picchiatori che nel 2008 hanno ucciso a botte un ragazzo di sinistra.

Per le carneficine nere le condanne si limitano a pochi esecutori. I mandanti e tutti gli altri complici sono sconosciuti. E per molte stragi, da piazza Fontana a Gioia Tauro all’Italicus, l’impunità è totale.

A fare eccezione è la strage del treno di Natale (23 dicembre 1984, sedici morti, 267 feriti), che è costata l’ergastolo, tra gli altri, a Pippo Calò, il boss della cupola di Cosa Nostra trapiantato a Roma. Il procuratore Pierluigi Vigna parlò di «terrorismo mafioso»: un attacco allo Stato ripetuto 
nel 1992-93. Come custode dell’esplosivo usato dai mafiosi, è stato condannato un politico di destra: Massimo Abbatangelo, ex parlamentare del Msi. Scontati sei anni, ha poi beneficiato della cosiddetta riabilitazione, che cancella la sentenza dal certificato penale. E il 4 luglio scorso l’ex deputato con la nitroglicerina ha perfino riottenuto il vitalizio della Camera.

fonte: http://m.espresso.repubblica.it/attualita/2017/07/27/news/le-stragi-senza-colpevoli-dell-estremismo-nero-di-p-biondani-1.306984?fbclid=IwAR22nHNDUecvCpMqRFp19e5m6ebK1LM14QfLflsWD5_8-ZWjPsd_RXFgbxk

La strana informazione in Italia, serva del capitalismo liberista – Grande risalto mediatico della manifestazione pro-TAV, ma assoluto silenzio sulla manifestazione contro le trivelle di Licata …mica i giornalisti possono deludere i loro padroni politico-capitalisti

 

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La strana informazione in Italia, serva del capitalismo liberista – Grande risalto mediatico della manifestazione pro-TAV, ma assoluto silenzio sulla manifestazione contro le trivelle di Licata …mica i giornalisti possono deludere i loro padroni politico-capitalisti

Da I Nuovi Vespri:

Grande risalto mediatico ai sì TAV, silenzio sulla manifestazione contro le trivelle di Licata

Non è una novità: siamo ormai abituati a un’informazione che utilizza due pesi e due misure. Ma questa volta – sulla TAV in Piemonte e sulle trivelle in Sicilia – il capitalismo liberista potrebbe prendere una bella ‘legnata’. Fateci caso: sull’Alta velocità ferroviaria la Lega di Salvini è schierata con il PD e con l’Unione europea liberista. Eh sì, questa volta Salvini è costretto a gettare la maschera… 

Da siciliani, non possiamo non segnalare i due pesi e le due misure che la cosiddetta ‘Grande informazione’ italiana ha riservato e continua a riservare a due fatti di cronaca legati all’economia. Grande attenzione di quotidiani nazionali e tv alla manifestazione dei sì TAV a Torino e – a parte qualche articolo  e qualche servizio televisivo da parte dell’informazione locale – assenza di interesse mediatico per la manifestazione di Licata contro le trivelle che rischiano di distruggere il Canale di Sicilia.

Due pesi e due misure che dimostrano che in Italia il paradigma capitalista-liberista – nonostante la legnata elettorale presa dal PD e da Forza Italia (i due partiti politici tradizionali italiani espressione nel nostro Paese del liberismo) alle elezioni del marzo 2017 – non è cambiato: grande spazio a chi difende le ragioni del capitalismo liberista e silenzio stampa su chi mette in discussione gli affari dello stesso capitalismo liberista. 

A Torino la gente in piazza difende l’Alta velocità ferroviaria che piace tanto al capitalismo liberista: quindi grande spazio sui grandi mezzi d’informazione; in Sicilia, a Licata, la gente in piazza difende il mare, ma mette in discussione i petrolieri che vanno a caccia di idrocarburi fregandosene degli equilibri ecologici: e siccome i petrolieri sono espressione del capitalismo liberista, la notizia va tenuta ‘bassa’: e infatti non se ne trova traccia né nei grandi giornali, né nella Tv.

Ed è proprio questo disinvolto modo di affrontare un argomento e di ignorarne un altro che ci dice che la via da seguire è questa.

Non bisogna lasciarsi impressionare dalle 25 mila persone presenti alla manifestazione di Torino (questo il numero fornito dalla Questura di Torino), perché alla manifestazione per il no alla TAV le persone in piazza erano molte di più.

Dalle analisi economiche – ancora parziali ma già significative – emerge che la TAV – oltre che distruttiva per l’ambiente – non serve ai cittadini, ma alle imprese che la debbono realizzare: è la stessa logica degli appalti ferroviari di Palermo: non servono ai cittadini, ma alle imprese che li stanno realizzando.

Non sapendo cosa inventarsi per non bloccare la TAV, i gruppi economici liberisti e i partiti che li rappresentano – il PD che in Piemonte ha il volto di Sergio Chiamparino e la Lega di Salvini che i liberisti hanno già scelto al posto di Renzi ormai fuori gioco nel Partito Democratico – si stanno inventando il referendum: ed è probabile che il referendum si faccia, sostenuto dalla Lega, che in Piemonte sta gettando la maschera per presentarsi per quello che è: il partito che porta avanti le scelte politiche liberiste già portate avanti disastrosamente dal PD di Renzi.

Non è un caso, insomma, se in Piemonte il PD di Chiamparino e la Lega di Salvini si trovano insieme a difendere la TAV: la dimostrazione che, sui grandi affari del capitalismo liberista, PD e Lega sono la stessa cosa.

Quanto al referendum, se vincerà il sì alla TAV, i grillini ne usciranno comunque bene, perché saranno i soli a difendere le ragioni dell’ambiente. Se invece dovessero vincere i no, Salvini e Chiamparino dovranno andare a nascondersi per il resto dei loro giorni.

In questo scenario, insomma, fa benissimo il Movimento 5 Stelle a tenere la linea anti-TAV: non solo perché è giusto difendere l’ambiente dagli affaristi, ma anche perché, così facendo, i grillini ‘schiacciano’ i leghisti sul PD e dimostrano all’elettorato del Nord che vuole cambiare che la Lega di Salvini, sull’Alta velocità ferroviaria, non è altro che la ‘mosca cocchiera’ del peggiore liberismo economico che ha messo in ginocchio l’Europa.

E Licata? La battaglia sulle trivelle, in Sicilia, è ancora lunga. Ma come abbiamo scritto stamattina è una battaglia che si può vincere. Perché se in Piemonte la politica deciderà di dare la parola ai cittadini piemontesi sulla TAV  con un referendum popolare, in Sicilia, per le Trivelle che rischiano di distruggere il mostro mare, saranno i cittadini siciliani a decidere.

Insomma, Ministro Salvini, se il referendum arriva, arriva per tutti!

 

Manifestazione anti-trivelle a Licata: il ‘No” arriva dai cittadini, non dalla politica

La grande manifestazione di Licata contro le trivelle suona come una lezione di vita politica per il Movimento 5 Stelle. La contestazione al parlamentare nazionale grillino, Michele Sodano, ci dice che la scusa che “i permessi li ha firmati il Governo Renzi” non funziona. Ci sono cose che i Ministri grillini possono bloccare, anche – anzi soprattutto – andando allo scontro con le burocrazie ministeriali. Referendum per le trivelle di Licata e Gela

La manifestazione anti-trivelle di Licata segna un punto importante in favore del movimento di cittadini che si batte per la tutela del mare. E diciamo subito che, nonostante la presenza dei soliti ‘sciacalli’ della vecchia politica, la protesta contro chi sta ‘spirtusando’ il mare in cerca di idrocarburi nasce dal cuore della società civile della nostra Isola, non certo dalla politica.

Visto che oggi certi politici fanno finta di non ricordare e si auto-proclamano difensori dell’ambiente ricordiamo qual è la situazione in Italia. E, soprattutto, chi ha autorizzato i permessi di ricerca e di coltivazioni di idrocarburi nel nostro Paesi, in terra e in mare. La situazione la potete osservare nella foto sotto

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a destra. Come potete vedere, in un Paese che dovrebbe puntare sull’energia solare e sull’energia eolica ci sono invece pozzi di petrolio a terra già operanti, pozzi di petrolio a terra in attesa di permessi, piattaforme in mare già operanti e piattaforme in mare in attesa di permesso nel mare Adriatico, nel mar Ionio e nel Canale di Sicilia.

A questi si sommano i permessi di ricerca. E su questo fronte – la concessione di nuovi permessi di ricerca con tecniche che provocano danni all’ecosistema marino – spicca il Governo nazionale di Matteo Renzi. Il PD è il partito che ha le maggiori responsabilità sul fronte delle trivelle. E’ stato questo partito, nel 2016, a guidare il fronte dell’astensione per far fallire il referendum sulle trivelle.

Ricordiamo che il referendum per bloccare le trivelle in mare, nella primavera del 2016, è fallito per il mancato raggiungimento del quorum. Ma i cittadini che sono andati a votare, hanno votato quasi tutti no alle trivelle. A far fallire il referendum – questo dobbiamo dirlo per onestà di cronaca – non è stato solo il PD, ma anche altre forze politiche: per esempio, il centrodestra.

In Sicilia – sempre per citare un esempio concreto – l’ANCI Sicilia (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) – non si è impegnata per il referendum anti-trivelle. Qualche sindaco sindaco, nei mesi precedenti il referendum del 2016, ha partecipato a qualche manifestazione.

Ma alla grande manifestazione del 30 marzo 2016 in favore del referendum anti-trivelle – e noi c’eravamo – non c’era un solo gonfalone comunale: i sindaci siciliani di centrosinistra e di centrodestra non hanno partecipato al corteo che sfilò per le vie di Palermo. Questi sono i fatti.

Non ricordiamo, sempre per citare un altro esempio, di aver visto accanto ai No Triv l’onorevole Carmelo Pullara, che oggi si accredita come No Triv. Se oggi la pensa così non possiamo che essere felici, ma nella primavera del 2016 né lui, né il suo partito – i ‘presunti autonomisti’ dell’ex presidente della Regione, Raffaele Lombardo, erano tra i No Triv.

Anzi, se proprio vogliamo essere precisi, ricordiamo che è stato proprio il Governo regionale Lombardo a firmare l’autorizzazione per la realizzazione del rigassificatore a Porto Empedocle: opera folle, per fortuna oggi bloccata, ma che è stata autorizzata da un Governo regionale del quale assessore era Gaetano Armao, oggi vice presidente della Regione e assessore all’Economia: vice presidente e assessore dell’attuale Governo Musumeci che, non a caso, si guarda bene dal dire no alle trivelle.

I grillini, infine. E’ stata la base di questo Movimento a sollevare il problema, perché i grillini oggi al Governo dell’Italia se è vero che non hanno autorizzato nuovi permessi di ricerca di idrocarburi – come ha detto il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa – è anche vero che non hanno bloccato le autorizzazioni firmate dal Governo Renzi.

Su questo punto va detta una verità. E’ vero che il Ministro Costa ha trovato tante, troppo autorizzazioni firmate dai Governi a guida PD. Ma i grillini oggi al Governo dell’Italia si debbono convincere che mediare con il vecchio sistema è una scelta politica perdente, perché li allontana dai territori che fino ad oggi li hanno sostenuti ed eletti.

Noi sappiamo benissimo che i burocrati del Ministeri – tutti esponenti del vecchio sistema politico – terrorizzano i Ministri grillini dicendogli un giorno sì e l’altro pure:

“Questo non si può toccare, perché sennò succedono cataclismi economici e finanziari, questa autorizzazione ormai è firmata e non si può tornare indietro, quest’opera ormai è iniziata e non si può bloccare” eccetera eccetera.

Detto questo, se i Ministri grillini – come hanno fatto con le trivelle – non andranno allo scontro su tutto, mettendosi contro gli alti burocrati dei Ministeri, a cominciare dal Ministero dell’Economia e dal Ministero dell’Ambiente, sono destinati a perdere il contatto con la società civile.

L’esempio l’hanno avuto a Licata, dove nel corso della manifestazione No Triv – peraltro molto partecipata dai cittadini – il parlamentare nazionale del Movimento 5 Stelle, Michele Sodano, è stato duramente contestato. E la contestazione – così ci hanno raccontato – si è alzata di tono quando Sodano ha provato a giustificarsi e a giustificare i tentennamenti dell’attuale Governo nazionale sulle trivelle, dicendo che si tratta di permessi firmati dal Governo Renzi.

Il grillini al Governo, sulle trivelle, sono stati contestati due volte. Quando il Ministro dell’Ambiente, Costa, ha tentennato un po’ e durante la manifestazione di Licata. E che le contestazione siano state giuste l’ha dimostrato lo stesso Ministro Costa, che all’inizio, come già ricordato, ha tentennato un po’, probabilmente tirato per la giacca dai burocrati ministeriali, e poi, quando è esplosa la contestazione della base, ha corretto il tiro, cominciano a bloccare quello che poteva bloccare.

Ribadiamo: i grillini che oggi governano si debbono mettere in testa che devono andare allo scontro con le burocrazie ministeriali, anche a costo di sostituire una parte di questo personale, come del resto, se non ricordiamo male, ha ipotizzato lo stesso vice premier, Luigi Di Maio.

Quanto alle trivelle che scorrazzano nel mare che si distende tra Licata e Gela, va detto che la battaglia ancora non è vinta. E un modo per vincerla c’è. Il leader della Lega, Matteo Salvini – che si spaccia per nuovo, ma che in realtà è legato a doppio filo ai poteri forti che prima hanno sostenuto Renzi e che oggi hanno scelto lui per continuare a tartassare l’Italia con le scelte economiche liberiste – per salvare la TAV ha proposto il referendum locale.

Bene. Se per la TAV i leghisti propongono un referendum, anche per le trivelle di Licata e Gela – e, in generale, per tutte le trivelle che imperversano nel Canale di Sicilia, nello Ionio e nell’Adriatico, si può utilizzare lo stesso metodo: referendum locali.

Democrazia diretta: lasciamo decidere ai cittadini cosa fare del proprio mare. Non siamo mai d’accorto con la Lega, ma stavolta Salvini ci ha convinti.

Fonti:

http://www.inuovivespri.it/2019/01/13/grande-risalto-mediatico-ai-si-tav-silenzio-sulla-manifestazione-contro-le-trivelle-di-licata/?fbclid=IwAR0-z6ydp2C_dAprKqbf8zauHvUQ6NjOfSsdkwqsGrdVzN8ZKiG9rFwrEw0#FjdxbhLKMTfmJhCS.99

http://www.inuovivespri.it/2019/01/13/manifestazione-anti-trivelle-a-licata-il-no-arriva-dai-cittadini-non-dalla-politica-mattinale-251/?fbclid=IwAR0qTxs-emPyyl3cktCKe6BmDhgYarXBTtRFOw63PhgYQnhnZCa4h26GJWg

La Boschi sale sul carro di Baglioni – Ma, Baglioni ha accusato anche “tutti i governi precedenti”, Maria Elena sveglia! Baglioni ha detto che anche il TUO governo è stato incapace… Dai, se ci rifletti ci arrivi anche tu…

 

Maria Elena Boschi

 

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La Boschi sale sul carro di Baglioni – Ma, Baglioni ha accusato anche “tutti i governi precedenti”, Maria Elena sveglia! Baglioni ha detto che anche il TUO governo è stato incapace… Dai, se ci rifletti ci arrivi anche tu…

Scrive Maria Elena Boschi su Facebook:

“Voglio ringraziare Claudio Baglioni per la sensibilità che ha sempre dimostrato nella sua carriera e per come ha dato voce ai sentimenti di umanità degli italiani, anche nella conferenza stampa di presentazione di Sanremo. Per me un grande artista, ma soprattutto un grande uomo.”

Ma facciamo mente locale su cosa ha detto Baglioni:

“Se non fosse drammatica la situazione di oggi, ci sarebbe da ridere. Ci sono milioni di persone in movimento, non si può pensare di risolvere il problema evitando lo sbarco di 40-50 persone, siamo un po’ alla farsa. Credo che le misure prese dall’attuale governo, come da quelli precedenti, non siano assolutamente all’altezza della situazione.”

Ovviamente, poverina, come al solito non prenderne mai una, manco di striscio…

Baglioni ha detto che anche tutti i governi precedenti non sono stati all’altezza nella gestione dell’immigrazione.

Cos’è che non ha capito?

Maria Elena sveglia! Baglioni ha detto che anche il TUO governo è stato incapace…

Ma idiota o in malafede, la deficiente piddina questo non l’ha sentito o forse non l’ha proprio capito…

Un altro clamoroso autogol…

E pensate che c’è ancora qualcuno (pochi, vero) che ancora li vota…

 

Bt Eles

 

Cesare Battisti arrestato in Bolivia: aveva barba finta e non ha opposto resistenza. Possibile estradizione in Italia tra oggi e domani

 

Cesare Battisti

 

 

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Cesare Battisti arrestato in Bolivia: aveva barba finta e non ha opposto resistenza. Possibile estradizione in Italia tra oggi e domani

Condannato all’ergastolo in Italia nei confronti dell’ex terrorista era stato firmato un ordine di arresto ed era stata accolta la richiesta di estradizione dell’Italia. L’uomo, 64 anni, si è lasciato portare via senza dire una parola. Finisce così una vicenda che nel corso degli anni ha acceso, a volte, pesantemente il dibattitto politico. Il figlio di Bolsonaro, Eduardo: “La sinistra piange”

L’ipotesi di chi lo cercava da più di un mese è che avesse trovato riparto in Bolivia. Ed è a Santa Cruz, secondo quanto rivelato dal Corriere della Sera, che Cesare Battisti è stato arrestato da una squadra dell’Interpol. Condannato in contumacia all’ergastolo in Italia, per quattro omicidi risalenti alla metà degli anni Settanta, l’ex membro del gruppo Proletari Armati per il Comunismo era da tempo nel mirino delle autorità italiane. E dal 14 dicembre scorso anche da quelle brasiliane perché nei suoi confronti era stato firmato un ordine di arresto ed era stata accolta la richiesta di estradizione dell’Italia. Battisti, che stando al quotidiano di via Solferino, aveva una barba finta ma un documento brasiliano con i suoi dati. Si è lasciato portare via senza dire una parola. Finisce così una vicenda che nel corso degli anni ha acceso, a volte, pesantemente il dibattito politico. E secondo quanto riportano fonti del governo all’Ansa, potrebbe essere estradato verosimilmente domani in Italia, ma non è escluso che il rientro possa avvenire già oggi. Le autorità stanno valutando se l’estradizione debba avvenire direttamente dalla Bolivia – dove è stato catturato – o via Brasile. E anche Eduardo Bolsonaro, deputato e figlio del presidente brasiliano Jair Bolsonaro, esulta via twitter per l’arresto: “Ha ucciso un poliziotto, ha ucciso un padre davanti al figlio, ha sparato e lasciato un uomo paralitico, è stato condannato a vita per 4 omicidi e ha fatto parte del gruppo terroristico di sinistra in Italia Pac (proletari armati per il comunismo). Ciao Battisti, la sinistra piange!”.

Battisti si era inizialmente rifugiato in Francia, doveva aveva vissuto dagli anni Ottanta, protetto dalla “dottrina Mitterrand”, secondo cui la Francia non avrebbe valutato “la possibilità di non estradare cittadini di un Paese democratico autori di crimini inaccettabili”. In Brasile dal 2004, Battisti fu arrestato nel 2007 e rimasto nel carcere brasiliano di Papuda, a Brasilia, fino al giugno 2011. Nel 2009 il Tribunale Supremo Federale (Stf) aveva autorizzato la sua estradizione in Italia, ma la decisione fu bloccata dal pronunciamento dell’allora presidente Luiz Inacio Lula da Silva che, alla fine del suo mandato, il 31 dicembre 2010, gli concesse lo status di rifugiato. Dopo la decisione da parte della Stf di respingere un ricorso dell’Italia, Battisti è stato scarcerato, ottenendo in agosto il permesso di residenza permanente.

Il presidente brasiliano uscente Michel Temer, che si è insediato dopo l’impeachment della presidente Dilma Rousseff, erede politica di Lula, aveva manifestato l’anno scorso l’intenzione di estradare Battisti in Italia. In questo quadro, il 4 ottobre 2017 Battisti fu fermato a Corumbà, nello stato di Mato Grosso del Sud – alla frontiera con la Bolivia – mentre cercava di attraversare il confine con dollari ed euro non dichiarati. Accusato di voler fuggire dal Brasile, è stato privato del passaporto e ha l’obbligo di residenza nello stato di San Paolo.

Il 13 ottobre 2017 una sentenza dello stesso giudice Fux aveva stabilito che la magistratura non può revocare quanto deciso da Lula, a meno di una pronuncia della prima sezione dell’Stf. Ma da allora la prima sezione non è stata investita del caso. Nel frattempo il procuratore generale brasiliano della Repubblica, Raquel Dodge, ha argomentato che la decisione di non estradare Battisti era “un atto altamente politico”. Una tesi accolta dal giudice Luxche, sottolineando la natura “strettamente politica” di quella decisione, ha quindi affermato che il nuovo presidente potrà rivederla. “È nella stessa natura degli atti prodotti nell’esercizio del potere sovrano la loro reversibilità”, aveva affermato il togato. A fine ottobre il figlio dell’allora appena eletto Jair Bolsonaro aveva dichiarato al ministro dell’Interno Salvini che sul caso Battisti stava per giungere all’Italia “un regalo”. 

In una intervista all’Ansa (“perdono” per le vittime degli attentati) nel 2011 l’ex militante dei Pac ammise le proprie “responsabilità politiche”, precisando però di escludere del tutto quelle “dirette” e alla parola pentimento rispose: “È una parola che non mi piace, è una ipocrisia, è sinonimo di delazione, è legata alla religione”. Non mancò una critica alla lotta armata. “Alla luce di oggi, illudersi che si potessero cambiare le cose in Italia così è stato un errore“, ammise, difendendo d’altro lato le sue fughe all’estero, dalla Francia, al Messico, al Brasile: altrimenti, disse, “avrei rischiato di pagare con l’ergastolo in Italia delitti che non ho mai commesso”. “Mi porto dentro l’Italia del passato, quella che ancora sognava, un paese che lottava per la giustizia”, aggiunse ricordando che era “stato trattato come il mostro da sbattere in prima pagina”.

DA: Il Fatto Quotidiano

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/01/13/cesare-battisti-arrestato-in-bolivia-aveva-barba-finta-e-non-ha-opposto-resistenza-possibile-estradizione-in-italia-tra-oggi-e-domani/4893631/

La civiltà dei Napoletani vs la barbarie dei leghisti: a Trieste il vicesindaco leghista butta nell’immondizia le coperte del barbone. A Napoli si inventano “scorz” il rifugio di cartone portatile per proteggere i clochard dal freddo… “una carezza per lenire e riscaldare le notti all’addiaccio”…

 

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La civiltà dei Napoletani vs la barbarie dei leghisti: a Trieste il vicesindaco leghista butta nell’immondizia le coperte del barbone. A Napoli si inventano “scorz” il rifugio di cartone portatile per proteggere i clochard dal freddo… “una carezza per lenire e riscaldare le notti all’addiaccio”…

Parliamo di “Civiltà” da intendersi anche come umanità…

È della settimana scorsa la notizia del vicesindaco leghista di Trieste che prima getta le coperte di un clochard nellʼimmondizia e poi, senza nemmeno pensare di nascondere la sua faccia da pirla vigliacco e infame, se ne vanta allegramente su Facebook…

Più o meno negli stessi giorni a Napoli sono stati distribuiti ai barboni i primi “scorz”…

Che sono? Ecco:

Da una geniale idea di un giovane designer napoletano, ecco “scorz” il rifugio di cartone portatile e monouso per proteggere i clochard dal freddo… “una carezza per lenire e riscaldare le notti all’addiaccio”

Una “scorz” (“scorza” in napoletano) di cartone per proteggere i clochard dal freddo – L’idea di un designer napoletano realizzata in collaborazione con un gruppo di amici e una ditta di Nocera Superiore. I primi rifugi già distribuiti in strada pochi giorni fa…

Qualche commento?

A qualcuno ancora non è chiara la differenza tra civiltà e barbarie? Tra essere umani ed essere bestie? Tra generosità e meschinità?

Fate una passeggiata a Napoli…

By Eles

 

Giornalisti italiani pagati per creare fake news? Tra i nomi anche Beppe Severgnini (Corriere della Sera) e Jacopo Iacoboni (La Stampa) – Vogliamo la verità, l’ordine dei giornalisti faccia chiarezza!

 

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Giornalisti italiani pagati per creare fake news?  Tra i nomi anche Beppe Severgnini (Corriere della Sera) e Jacopo Iacoboni (La Stampa) – Vogliamo la verità, l’ordine dei giornalisti faccia chiarezza!

Giornalisti italiani pagati per creare fake news? Ordine dei giornalisti indaghi

Vogliamo la verità. Alcuni documenti riservati pubblicati da Anonymus rivelano i dettagli di una operazione – denominata “Integrity Initiative” – che minaccia la libertà del giornalismo e della rete. Il governo e i servizi di sicurezza inglesi avrebbero ingaggiato giornalisti e uomini insospettabili con l’obiettivo di screditare la Russia ed influenzare l’opinione pubblica. Secondo questa fonte nella lista ci sarebbero anche il giornalista del Corriere della Sera Beppe Severgnini e quello de La Stampa Jacopo Iacoboni. Nel 2018 questa operazione è costata ai contribuenti inglesi 1.9 milioni di sterline (circa 2,2 milioni di euro).

Analoga operazione è stata messa in campo dalla Commissione europea che, lo scorso dicembre, ha stanziato 5 milioni di euro in vista della prossima campagna elettorale. Con la scusa di contrastare i cosiddetti troll russi, l’Unione europea organizza la sua (contro?)propaganda: altro che “quarto potere”, etica del giornalismo e indipendenza della stampa. Per fare chiarezza e restituire un po’ di credibilità alla professione, l’Ordine dei giornalisti dovrebbe aprire una inchiesta indipendente per accertare i fatti.

L’Ordine dei Giornalisti si unisca alla nostra richiesta di trasparenza sull’uso di questi fondi. Come vengono spesi? Quanti giornali ne usufruiscono? In cambio di che cosa? Ci sono giornalisti che vengono pagati per influenzare e orientare l’informazione che invece dovrebbe essere libera? Se c’è qualche mela marcia che infanga la professione giornalistica si deve intervenire immediatamente prendendo i provvedimenti disciplinari previsti dalla legge n.69/1963.

Al Parlamento europeo il Movimento 5 Stelle aveva già denunciato questa minaccia nel 2016, in occasione del voto sul rapporto“comunicazione strategica dell’UE per contrastare la propaganda nei suoi confronti da parte di terzi”. Nel testo si fa riferimento alla cosiddetta propaganda russa che avrebbe l’obiettivo “di seminare il dubbio, paralizzare il processo decisionale, screditare le istituzioni dell’UE agli occhi e nelle menti dei propri cittadini ed erodere i valori occidentali e i legami transatlantici”. Si arriva così ad allestire una “task force di comunicazione strategica dell’UE trasformandola in una unità a pieno titolo”. Evidentemente i burocrati europei iniziano a sentire il fiato sul collo dei cittadini e sperano di condizionarli con la loro propaganda spacciata da legittima difesa.

La Russia, quindi, diventa il pretesto per influenzare i cittadini europei che nutrono tanti dubbi su questa Europa e sui suoi attuali dirigenti. La Russia diventa la scusa per “fornire sostegno diretto agli organi di stampa indipendenti”, che quindi cesseranno di essere tali. Diciamolo chiaramente: quello che si chiama “sostegno alla stampa indipendente” è in realtà una ingerenza per censurare le notizie scomode. Il prossimo passo quale sarà?

 

tratto da: http://www.efdd-m5seuropa.com/2019/01/giornalisti-italiani.html

Siamo il Paese in cui il Presidente del Consiglio si deve pubblicamente scusare per aver salvato 10 naufraghi… Ma non vi vergognate neanche un po’ nel sentirvi chiamare “Italiani”…?

Presidente del Consiglio

 

 

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Siamo il Paese in cui il Presidente del Consiglio si deve pubblicamente scusare per aver salvato 10 naufraghi… Ma non vi vergognate neanche un po’ nel sentirvi chiamare “Italiani”…?

Clicca sull’immagine per vedere il video

Presidente del Consiglio

 

Il Paese in cui il Presidente del Consiglio si deve scusare per aver salvato 10 naufraghi

L’assurdo video con il quale il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte si è praticamente scusato di aver accettato di trasferire in Italia circa 10 migranti salvati dalle navi Sea Watch 3 e Sea Eye è il simbolo del momento che stiamo vivendo, in cui la politica continua a legittimare l’idea che dimostrarsi umani e solidali sia una vergogna.

“Come sapete, la Chiesa valdese ha dato la disponibilità ad accogliere bambini e nuclei familiari [dei migranti a bordo di Sea Watch 3 e Sea Eye, ndr]. Poco più di dieci persone che verranno ospitati a loro cura, senza oneri a carico dello Stato italiano”. Comincia così l’incredibile video di poco più di 100 secondi con il quale il Presidente del Consiglio si rivolge ai cittadini italiani per rassicurare sul fatto che “la linea del governo italiano sull’immigrazione non è assolutamente cambiata” e che “occorre una linea di rigore e contrastare il traffico internazionale di migranti” e “perseverare negli orientamenti fin qui assunti”. È un video che è passato piuttosto sotto silenzio, con meno di 400mila views su Facebook e qualche centinaio di commenti critici nei confronti del “cedimento buonista” del Presidente del Consiglio, ma che invece avrebbe meritato maggiore considerazione. Perché mostra in maniera lampante il momento che stiamo vivendo e come la narrazione tossica sull’immigrazione si sia completamente sovrapposta alla realtà dei fatti.

Siamo arrivati al punto in cui il Presidente del Consiglio viene praticamente costretto da una delle forze che lo sostengono in Parlamento a fare un videomessaggio per scusarsi di aver salvato la vita di dieci naufraghi, per garantire che i cittadini italiani non sganceranno un euro per la vita di 10 persone e per ribadire che comunque la cosa non si ripeterà mai più, considerando che questo è stato “un caso eccezionale che ha richiesto una soluzione eccezionale”.

Siamo arrivati al punto in cui il Presidente del Consiglio rivendica come un successo la gestione del caso Diciotti. Ricordate? Quando, senza che vi fosse alcun provvedimento formale, abbiamo impedito per giorni e giorni lo sbarco di 177 migranti che erano a bordo di una nave militare italiana (non una ONG o una carretta del mare, ma una nave della Guardia Costiera; ripetiamo, una nave della Guardia Costiera Italiana; no, sul serio, abbiamo bloccato per giorni e giorni una nave della Guardia Costiera italiana in un porto italiano).

Siamo arrivati al punto in cui il Presidente del Consiglio parla di “coerenza” del Governo italiano, omettendo di dire che il ministro dell’Interno continua a utilizzare lo slogan #portichiusi, senza che vi sia un solo provvedimento, ufficiale o informale, di chiusura dei porti. Ma non solo, perché Conte rivendica il contrasto al traffico di esseri umani mentre, contemporaneamente, la capacità operativa di Lampedusa viene più che dimezzata, con tutto ciò che comporta in termini di minore controllo delle frontiere esterne. Che a Conte piaccia o meno, l’Italia non ha più una linea chiara e coerente nella gestione degli arrivi, si limita a delegare alle pseudo-autorità libiche la SAR e a fregarsene di cosa accade nel Mediterraneo, con un misto di cinismo e inadeguatezza. Che Conte lo ammetta o meno, finora in Europa non ha raccolto che generici impegni e rassicurazioni. Che a Conte faccia piacere o meno, al prossimo caso Sea Watch 3 ci ritroveremo di nuovo nella stessa posizione di stallo.

Ma soprattutto siamo arrivati al punto in cui mostrare umanità e solidarietà è diventata roba da buonisti, da collusi con la criminalità che organizza il traffico di uomini, da idioti e nemici degli italiani. Una vergogna da nascondere.

 

fonti:

https://www.facebook.com/127257700631971/videos/1222000497964454/

https://www.fanpage.it/il-paese-in-cui-il-presidente-del-consiglio-si-deve-scusare-per-aver-salvato-10-naufraghi/