Michela Murgia: «I fascisti li riconosci dal modo con cui banalizzano la realtà»

 

Michela Murgia

 

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Michela Murgia: «I fascisti li riconosci dal modo con cui banalizzano la realtà»

La scrittrice: «I fascisti li riconosci dal modo con cui banalizzano la realtà»

La scrittrice Michela Murgia giovedì 23 a Lucca spiegherà il suo decalogo per riconoscere l’ultradestra e smascherare il populismodi Flavia Piccinni

Michela Murgia non è solo una scrittrice di successo e una conduttrice televisiva. Non è solo in giro per i teatri italiani con lo spettacolo sold out “Quasi Grazia” scritto da Marcello Fois, che racconta la storia di Grazia Deledda («il teatro mi attrae solo per la misura di mettere in scena i miei testi, ma in questo caso salire sul palcoscenico aveva un senso profondo»). È anche, forse soprattutto, un’attivista e un’intellettuale che si interroga sul tempo. Per questo giovedì sarà a Lucca, al Teatro San Girolamo, per l’incontro (alle 17,30) “Sempre fascismo è”, cui seguirà (alle 21) il monologo teatrale dell’attore Marco Brinzi “Autobiografia di un picchiatore fascista”. Il tema del suo incontro è di straordinaria attualità. Come dimostra anche la vittoria del movimento di estrema destra Casaggì alle elezioni studentesche della provincia di Firenze, dopo quelle di Prato e Pistoia.

È forse un segnale?

«In politica non esiste il vuoto: se c’è un varco, questo viene riempito. Da quando i soggetti politici strutturati sono assenti, nelle scuole e nella società, a prendere il loro posto sono forze alternative. Questi ragazzi spesso non sono fascisti, ma vengono strumentalizzati. Non hanno un’alternativa. Sono vittime della mancanza di contro-narrazioni. Il fascismo da storytelling diventa propaganda».

E conquista consenso. Anche in Toscana.

«Nella mia testa la Toscana è rossa, anche se la Lega qui ha preso molti voti. In questo caso però non si tratta di essere rossi, bianchi o neri. Il discorso è la predisposizione al populismo, che è la fase prima del fascismo. Il populismo agisce direttamente sui sentimenti delle persone. Se in una stanza hai venti individui, non potranno pensarla nello stesso modo. Il populismo però trova il modo di metterli d’accordo sfruttando il loro minimo comune denominatore che spesso parla alla pancia. Per questo nessuno è al sicuro».

Da cosa?

«Dai meccanismi propri di questo fascismo dilagante. Dentro un vuoto di valori è possibile qualunque radicalizzazione. Il neofascismo per un italiano, l’Isis per un ragazzo di etnia diversa. Le ultime elezioni comunali a Lucca hanno rivelato il crescente consenso di CasaPound. Lucca è un prodromo. La spia di una situazione che sta degenerando. Il problema però non è il fascismo, ma il fascismo nel momento in cui inizia a organizzarsi. Per anni si è creduto che il fascismo fosse un’idea, invece è un metodo. Un metodo che si deve imparare a interpretare».

E lo racconterà proprio a Lucca.

«Non è stata una scelta casuale. L’indifferenza di tante persone mi fa pensare che in troppi abbiano perso le competenze civili necessarie per interpretare il presente. Ma se il fascismo tornasse, e sta tornando, come lo riconosceremmo?».

Lei ha stilato dieci fattori indicativi su cui riflettere.

«Dieci marcatori in grado di evidenziare come il fascismo si manifesti anche in luoghi, e in momenti, inaspettati. La verticizzazione della figura del capo è uno degli elementi principali. Ma ha il suo rilievo anche la costruzione di un nemico che non è mai l’avversario politico, e non ha un nome specifico. Anzi viene riconosciuto in una categoria generica. E poi c’è la banalizzazione della complessità».

Che cosa significa?

«Partendo dal fatto che il linguaggio dei politici strutturati è incomprensibile, e sembra voler allontanare le persone, il populista parla come mangia o, almeno, si presenta così. In questo modo intercetta gli umori del popolo. Storicamente la semplificazione è necessaria, ma la banalizzazione è dannosissima perché tradisce la complessità, e la traduce in slogan. E così si arriva ai paradossi: siccome quello che dice Salvini si capisce, si pensa che sia il cuore delle cose. Ma Salvini non è un semplificatore, è un banalizzatore che a una domanda giusta, dà una risposta semplice ma sbagliata. Si appropria di una categoria del linguaggio fascista. Ciascuna voce, dunque anche questa, se considerata in modo singolo non è fascismo. Ma quando uno comincia a contare cinque indicatori di allarme, qualche domanda dovrebbe cominciare a farsela».

In politica chi fa suonare più campanelli?

«Il populismo è una strada facile. La complessità aiuta a costruire il consenso nel lungo periodo, ma è più semplice agire su una paura istintiva per prendere il voto sul momento. Per un politico che non ha una visione da statista, non conta nient’altro. Nelle sezioni storicamente si costruiscono i consensi della base. Bisognerebbe forse domandarsi per quale motivo Forza Italia non ne avesse bisogno».

Oggi qual è la cosa che la spaventa di più?

«Siamo diventati un popolo di razzisti. Ma la cosa più spaventosa è la facilità con cui le persone cedono la responsabilità di se stessi a un altro. Questo spesso produce una rinuncia alla partecipazione politica e al coinvolgimento. Basta una sola generazione per perdere i valori democratici. La manutenzione della democrazia, soprattutto per un Paese dove questa è giovane come in Italia, è la

cosa più complicata».

Chi dovrebbe farla questa manutenzione?

«Le istituzioni nel senso civile. La scuola. Noi. La resistenza non si fa sui monti, ma comincia per le strade, nei teatri, nelle scuole, nelle case e nelle teste».

tratto da: http://iltirreno.gelocal.it/regione/toscana/2017/11/19/news/i-fascisti-li-riconosci-dal-modo-con-cui-banalizzano-la-realta-1.16139993

Neofascisti nelle urne: solo uno zerovirgola – Per la serie: tanto rumore per nulla

 

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Neofascisti nelle urne: solo uno zerovirgola – Per la serie: tanto rumore per nulla

Neofascisti nelle urne: solo uno zerovirgola, tanto rumore per nulla

Nonostante la sovraesposizione mediatica i movimenti neofascisti in Italia non raccolgono consensi nelle urne: il centrodestra a trazione Lega non lascia spazio all’estrema destra di crescere in termini di voti, ma ne rendo possibile l’azione nella società, ma soprattutto la normalizzazione nei salotti dei talk show.

Percentuali da prefisso telefonico per la destra neofascista italiana. Vale la pena dire tanto rumore per nulla. Questo non per sminuire la pericolosità di piccoli gruppi organizzati estremisti, o la loro propaganda xenofoba, ma per sottolineare come il risultato di Casa Pound Italia e Forza Nuova sia stato molto al di sotto di molte profezie dei media, che hanno raccontato in questi mesi quella che sembrava una crescita esponenziale di questi gruppi. La realtà invece è che partiti e movimenti neofascisti sono aumentati soltanto nella rappresentazione mediatica e non in termini di consenso elettorale. Una sovraesposizione che non ha portato però ha più voti nell’urna. Qualche giorno fa diversi telegiornali nazionali hanno aperto l’edizione della sera riportando la notizia che Casa Pound si diceva disponibile ad un appoggio esterno ad un ipotetico governo “sovranista” guidato da Matteo Salvini. Fantascienza, a cui però i media hanno dato fin troppo spazio. E se il vento che soffia a destra in tutta Europa ha favorito la coalizione di Salvini, Meloni e Berlusconi, non sembra però aver gonfiato le vele dei partiti esplicitamente neofascisti.

La destra neofascista è riuscita negli scorsi mesi a presentare la sua stessa esistenza come una notizia, a imporsi nello spazio pubblico e mediatico come grande novità. La verità però è che un centrodestra a trazione Lega, che al momento è il primo partito del centrodestra, ne limita lo spazio di consenso elettorale. Al momento in Italia non sembra esserci spazio per l’esplosione la crescita in termini elettorali delle forze neofasciste, anche se cresce la tolleranza per l’azione dei gruppi di estrema destra nel sociale. Chi cerca un voto radicale e di destra ha alternative che appaiono meno ideologiche e molto più efficaci, a cominciare da Matteo Salvini. Ma anche il Movimento 5 stelle, con la possibilità concreta di vincere e con il candidato premier Luigi Di Maio sulle barricate contro le Ong dei “taxi del mare”, ha tolto acqua all’estrema destra che puntava su un bacino di elettori arrabbiati, che magari intercetta nelle fiaccolate contro i centri di accoglienza ma non nei seggi.

Non sono bastate pagine e pagine di giornali, interviste, decine di servizi (per lo più acritici) in televisione per portare Casa Pound in parlamento. Un risultato a cui il movimento rappresentato da Simone Di Stefano sembrava credere davvero, o almeno sperava che la profezia ripetuta come un mantra finisse per avverarsi. “Io già oggi vi posso dire che sì, noi entreremo in Parlamento. Lo faremo in questa legislatura. O magari nella prossima. Ma io so già che Casa Pound è destinata a essere un movimento determinante per la storia della Nazione”: così lo stesso Di Stefano metteva le mani avanti nell’ultimo giorno di campagna elettorale. Nel corso della notte elettorale poi il leader di Cp se l’è presa paradossalmente proprio con le tv colpevoli, a suo dire, di non dedicare abbastanza spazio al movimento che rappresenta. Ma anche se non entreranno in parlamento i movimenti neofascisti italiani un primo importante risultato già lo hanno ottenuto: normalizzare la loro presenza nei salotti dei talk show e nelle trasmissioni del pomeriggio. Chissà che da oggi i media italiani non prendano in considerazione di dare a queste forze e alle loro istanze lo spazio che meritano, senza cercare titoli gridati, senza ingigantirne la forza e mettendone in luce le ombre. Sarebbe già un buon inizio.

 

tratto da: https://www.fanpage.it/neofascisti-nelle-urne-solo-uno-zerovirgola-tanto-rumore-per-nulla/

La partigiana Lidia Menapace a 93 anni nel corteo antifascista: “Fino a quando avrò voce ci sarò” – “L’antifascismo è una scelta di vita quotidiana”.

 

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La partigiana  a 93 anni nel corteo antifascista: “Fino a quando avrò voce ci sarò” –  “L’antifascismo è una scelta di vita quotidiana”.

 

Macerata, la partigiana Lidia Menapace a 93 anni nel corteo antifascista: “Fino a quando avrò voce ci sarò”

Staffetta partigiana, storica esponente del movimento femminista, tra i fondatori del Manifesto, saggista, già parlamentare di Rifondazione. A 93 anni  è venuta da Bolzano per partecipare alla manifestazione antifascista e antirazzista a Macerata: “Avrei potuto dormire questa mattina ma ho preferito venire qui. Finché avrò voce e forza io manifesterò in mezzo alle persone che capiscono il tempo in cui siamo”, ha detto. “Per le prossime elezioni mi auguro che questo movimento influenzi la politica e le generazioni successive. Mi auguro che la politica torni alle basi, torni al popolo”.

QUI il video

 

Rivoluzionaria con il sorriso

Lidia Menapace, di ritorno dalla manifestazione di Macerata, commenta la sua candidatura al Senato con Potere al Popolo: “L’antifascismo è una scelta di vita quotidiana”.
L’inossidabile Lidia Menapace – 93 anni, staffetta partigiana, militante femminista e pacifista, già assessora provinciale della DC in Sudtirolo e senatrice di Rifondazione Comunista dal 2006 al 2008, ora candidata al Senato per “Potere al Popolo” nel collegio Bolzano-Bassa Atesina – è di ritorno dalla manifestazione antifascista e antirazzista di Macerata cui hanno preso parte decine di migliaia di persone. Dorme poco, Menapace, e come è sua abitudine viaggia di notte o alle prime luci dell’alba in lungo e in largo per l’Italia: alle 5 del mattino è salita sul bus con i compagni bolzanini diretti nella cittadina delle Marche. “Mi dispiace non averla salutata, Lidia mi ricorda Alexander Langer” ha scritto Adriano Sofri, anche lui presente a Macerata, in un bellissimo resoconto della giornata maceratese.

Lidia Menapace ai microfoni di Repubblica.it: “Avrei potuto dormire, preferisco dormire poco. Finché avrò voce, forza e voglia preferisco manifestare in mezzo alle persone che capiscono il tempo, il mondo in cui siamo. Questo è un luogo di sinistra perché pensa che il popolo sia il soggetto centrale della politica. Per le elezioni mi auguro una buona affermazione di questo movimento che si sta mettendo in moto, che la politica torni nelle mani del popolo”.

Salto.bz: Il corteo pacifico e festoso di Macerata ha smentito gli allarmismi della vigilia – in primis quelli del sindaco PD Romano Carancini, che ha disertato la piazza. Il Ministro dell’Interno voleva impedire la manifestazione, salvo poi fare un passo indietro. La condanna all’atto terroristico fascista da parte delle massime cariche dello Stato è stata debole e tardiva. Quali sono le sue impressioni?

Lidia Menapace: Le mie impressioni sono molto positive, dato che la risposta del popolo è stata grande, convinta, allegra e non aggressiva, molto ironica: non potrei volere niente di meglio. Che le “autorità” non l’abbiano capito è un segno della loro insufficienza, davvero da brutto voto scolastico.

A contendersi il seggio di Bolzano-Bassa Atesina ci saranno anche “i fascisti del terzo millennio” di Casa Pound, che nel capoluogo hanno eletto ben tre consiglieri comunali. Crede che l’antifascismo rischi di rimanere una “corteccia ideologica” e non sia perciò sufficiente a fronteggiare l’ascesa dei neofascismi in Italia?

L’antifascismo non è una pura affermazione verbale o corteccia ideologica, come la chiama elegantemente lei. L’antifascismo è una scelta di vita, un modo di essere quotidiano; non ci vuole di meno per respingere, contenere, cancellare il neofascismo.

Lei è già stata senatrice nella XV legislatura, la stessa in cui Franca Rame lasciò il Senato dichiarando che le «istituzioni sembrano impermeabili e refrattarie a ogni sguardo, proposta e sollecitazione esterna, non proveniente da chi è espressione organica di un partito o di un gruppo di interesse organizzato». Il senatore uscente Francesco Palermo ha spesso usato toni simili. Lei che fu espressione di un partito, Rifondazione Comunista, come visse l’esperienza senatoriale?

Ero stata candidata come indipendente nelle liste di Rifondazione nei collegi del Friuli-Venezia Giulia e Abruzzo: fui eletta in ambedue e poi fu scelto che rimanessi nel collegio della regione a statuto speciale. La legislatura durò meno della metà e poi fu fatta cadere (si tratta del secondo governo Prodi, ndr); la mia esperienza senatoriale fu interessante, ma di breve durata e non molto influente, nemmeno economicamente nella mia vita.

Anche a questo appuntamento elettorale le sinistre si presenteranno divise. Da un lato, “Potere al Popolo”, dall’altro “Liberi e Uguali”, sostenuti in Sudtirolo dai Verdi che a Bolzano candidano Laura Polonioli. Una convergenza, sulla base della vicinanza dei programmi, non era proprio possibile?

Non si può usare il termine sinistra in modo generico, occorre partire da una analisi della situazione della crisi capitalistica e su questo terreno le differenze sono appunto strutturali e non conciliabili, il che non vieta di trattarsi con decoro rispettoso e ironia.

La lotta alla violenza di genere sta avendo un grande risalto internazionale, grazie al movimento “Non una di meno” e alle denunce del #metoo. Di recente, un appello-manifesto delle attrici italiane ha rilanciato il tema anche nel nostro paese – sebbene con cautela e senza suscitare particolare clamore mediatico. Il movimento femminista in Italia, già capace di ottenere importanti conquiste, sarà in grado anche questa volta di rompere il silenzio della politica?

Sono convinta che il movimento delle donne debba e possa ripartire dalla costatazione che le donne sono ormai la maggioranza stabile della popolazione del pianeta e di ogni paese che lo compone, come da dichiarazione delle Nazioni Unite di più di un anno fa. Finora sembra di poter affermare che la minoranza maschile della popolazione non ne tenga affatto conto, nemmeno nell’uso del linguaggio inclusivo dei generi: si tratta della più grande e possibile rivoluzione della storia umana.

Chi teme di più a queste elezioni? Renzi, Di Maio, Salvini – o il ritorno di Berlusconi?

Spero in una visibile affermazione di Potere al Popolo, è il primo punto, il punto di avvio per costruire una risposta, un’ipotesi di progetto della rivoluzione culturale necessaria.

Non essendo alla sua prima campagna elettorale, con quale spirito sta affrontando questa candidatura al Senato?

Sono lieta di essere stata richiesta di candidarmi per Potere al Popolo, l’unica candidatura che corrisponde al tipo di conoscenza pratica e politica che mi sento di rappresentare: cercherò di rispondere in coscienza al mio meglio. La politica mi ha sempre appassionato e quanto maggiore è la posta in gioco, tanto più mi appassiona: poche volte, dunque, come questa.

da: https://www.salto.bz/it/article/13022018/rivoluzionaria-con-il-sorriso

E’ scientifico: chi è di destra o razzista è perchè ha il Q.I. basso.

 

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E’ scientifico: chi è di destra o razzista è perchè ha il Q.I. basso.

Riproponiamo un nostro articolo di diversi anni fa. La notizia è ormai datata, ma comunque molto, ma molto attuale

Da una ricerca Canadese: “Hai il Q.I. basso? Sei di destra e razzista”

Chi da bambino presenta un quoziente intellettivo alquanto basso, crescendo, avrà maggiori possibilità di sviluppare tendenze razziste, conservatrici e pregiudizi. Questo è ciò che emerge da uno studio condotto dalla Brock University nell’Ontario, Canada.

Interessante ricerca quella condotta dalla Brock University nell’Ontario, Canada, e pubblicata sulla rivista Psychological Science. Dagli studi è infatti emerso che chi da bambino presenta un quoziente intellettivo alquanto basso, crescendo, avrà maggiori possibilità di sviluppare tendenze razziste, conservatrici e pregiudizi.

Lo studio è stato condotto su un campione di oltre 15mila britannici, il cui QI è stato misurato da bambini, a 10 o 11 anni, e il cui livello di razzismo e conservatorismo è stato analizzato a 30 o 33 anni di età.

Ebbene, la percentuale di persone il cui quoziente intellettivo era risultato più basso da bambini, nei test hanno aderito in maggior percentuale rispetto agli altri ad affermazioni quali “La vita di famiglia soffre se una madre lavora a tempo pieno”, “Non lavorerei con persone di razze diverse dalla mia”, “La scuola dovrebbe insegnare ai bambini a obbedire all’autorità”.

Il professor Gordon Hodson, autore e responsabile dello studio ha spiegato: “Quello che è emerso è un ciclo vizioso, in cui le persone con basso QI vivono intorno a ideologie conservatrici, che formano resistenze al cambiamento, e dunque pregiudizi”. Secondo il professore le persone “meno intelligenti” svilupperebbero tendenze maggiormente conservative a causa di strutture ed ordini più facili da capire rispetto alla complessità che li circonda.

CIO’ SPIEGA TANTE TANTE COSE. Cose che già sapevamo empiricamente e che ora la scienza conferma.

N.B. ora siamo ancor più legittimati a chiamarli IDIOTI !!

 

Fonti:

http://siamolagente.altervista.org/scientifico/

http://linguaggio-macchina.blogspot.it/2012/01/il-razzismo-prospera-dove-il-qi-e-basso.html

http://www.wallstreetitalia.com/qi-basso-allora-sei-di-destra/

Lettera di un cittadino di Como al sindaco che ha VIETATO di distribuire latte caldo ai senza dimora che sono SOPRAVVISSUTI ad una gelida notte d’inverno.

 

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Lettera di un cittadino di Como al sindaco che ha VIETATO di distribuire latte caldo ai senza dimora che sono SOPRAVVISSUTI ad una gelida notte d’inverno.

L’avete guardatela bene? Questa bella faccia sorridente è quella del sindaco di Como, Mario Landriscina, sostenuto da Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia, che ha VIETATO di DISTRIBUIRE LATTE CALDO ai SENZA DIMORA che SONO SOPRAVVISSUTI ad una GELIDA NOTTE D’INVERNO.

Loro dignità non ne hanno. Abbiatene voi quando andrete a votare!

Da Fanpage.it:

Lettera al sindaco di Como che ha vietato di distribuire latte caldo ai senza dimora

Caro sindaco, le ordinanze che vietano il latte caldo la mattina, a chi è sopravvissuto a una notte d’inverno, mi tolgono la voglia di comprare e un po’ anche quella di vivere. La sua ordinanza è la più grande mancanza di decoro per chi voglia, ancora oggi, provare a specchiarsi nell’umanità.

Caro sindaco di Como Mario Landriscina,
ho letto la sua ordinanza, con la quale ha multato chi chiedeva l’elemosina e sequestrato i ferri della loro disturbante attività: cappelli e cartoni. Me la immagino, la polizia municipale a redigere il verbale per il sequestro di un barattolo di latta, vuoto.

Pasolini ci avrebbe fatto un film, io le scrivo una lettera.

Ho saputo che con la sua ordinanza è stato impedito a un gruppo di volontari, il “Gruppo colazione” – che il pericolo si evince già dal nome – di distribuire latte caldo ai clochard. Ho saputo anche che i sovversivi del latte non si limitavano a quello, ma ogni tanto distribuivano ai barboni pure dei dolcetti.

L’ordinanza, lei ha detto, resterà in vigore solo durante il Natale e serve per la “tutela della vivibilità e il decoro del centro urbano”, che favorirebbe il commercio.

Onestamente, io non so se senza poveri in giro la gente compri più volentieri.
Io non so, ad esempio, se senza poveri aumenterebbe la mia voglia di pizza, oppure se i poveri mi tolgono la fame.
Io non so se senza poveri a giro mi convincerei più facilmente a cambiare auto, comprare una borsa nuova, investire in un paio di scarpe di marca.
Io non lo so, e onestamente non mi interessa.

Però di una cosa sono sicuro: le ordinanze che colpiscono i poveri, invece della povertà, mi aggrovigliano lo stomaco e rendono la digestione difficoltosa.
Io so che le ordinanze che vietano il latte caldo la mattina, a chi è sopravvissuto a una notte d’inverno, mi tolgono la voglia di comprare, e un po’ anche quella di vivere.
Io so che chi gioca con il potere, per compiacere altri poteri, è una mancanza di decoro peggiore di qualsiasi coperta di lana tirata sopra le gambe fredde, nel cuore della notte.

Io non so, caro sindaco, se la storia di Gesù bambino, della capannuccia e della stella cometa sia del tutto vera, se sia andata proprio in quella maniera. Ogni tanto me lo chiedo. Però sono abbastanza certo che famiglie di disperati costretti ai margini ci siano sempre state, e che la colpa sia sempre stata di qualche Erode, che continuava la persecuzione degli ultimi della fila anche una volta ricacciati sotto i ponti ed esiliati dentro le capannucce.

Caro sindaco, le auguro un pranzo di Natale sovversivo, fatto di latte caldo e occhi che le consentano di inciampare nella bellezza del mondo, riconoscendo innanzitutto la distinzione fra condizione e persona.

tratto da: https://www.fanpage.it/lettera-al-sindaco-di-como-che-ha-vietato-di-distribuire-latte-caldo-ai-senza-dimora/

ART.160 – COSTITUZIONE DEL PORTOGALLO: Perdono il mandato i Deputati assenteisti, che cambiano casacca, condannati, razzisti e fascisti!! Da noi in Parlamento ne resterebbero in 3 o 4 – Dite a Renzi che è questa la riforma alla Costituzione che gli Italiani avrebbero voluto!

 

COSTITUZIONE

 

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ART.160 – COSTITUZIONE DEL PORTOGALLO: Perdono il mandato i Deputati assenteisti, che cambiano casacca, condannati, razzisti e fascisti!! Da noi in Parlamento ne resterebbero in 3 o 4 – Dite a Renzi che è questa la riforma alla Costituzione che gli Italiani avrebbero voluto!

 

Ce lo ha ricordato Luigi Di Maio in un suo post su Facebook

ART.160 – COSTITUZIONE DEL PORTOGALLO

O il PD ha il coraggio di mettere queste norme nella Costituzione Italiana (non lo farà mai, dovrebbe andare a casa mezzo partito) o intanto il Movimento 5 Stelle si attrezza con multe e recall interni. La fiducia dei cittadini è una cosa seria da rispettare.

Luigi Di Maio

Vi ricordiamo che (dati al 28 gennaio scorso) in questa legislatura ci sono stati già 333 cambi di casacca!

Sarebbero ben 333 stipendi in meno!

…E poi ci sono tutti i delinquenti del Pd e di Forza Italia, un’altra bella scremata!

e che dire delle organizzazioni razziste o che perseguono l’ideologia fascista?

Tutto il centrodestra, con a capo Salvini e la sua lega, spazzati via…

Alla fine rimarrebbero un pugno di onorevoli del M5s (neanche tutti) ed al massimo altri 3 o 4!!

Ma noi siamo l’Italia!!

Noi degli assenteisti, voltagabbana, condannati, razzisti e fascisti non riusciamo proprio a farne a meno.

Una preghiera, però: visto che ci teniamo strette queste carogne, non lamentiamoci perchè stiamo nella merda !!

tratto da: http://blogdieles2.altervista.org