Dramma in casa Salvini: si è accorto che la Nutella “Contiene nocciole turche” e non la può più mangiare!

 

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Dramma in casa Salvini: si è accorto che la Nutella “Contiene nocciole turche” e non la può più mangiare!

Ora Salvini se la prende anche con la Nutella: “Contiene nocciole turche, meglio il cibo italiano”

Il segretario della Lega Matteo Salvini durante un comizio in Emilia-Romagna ha dichiarato che d’ora in poi boicotterà la Nutella: “Ho scoperto che per la Nutella usa nocciole turche, e io preferisco aiutare le aziende che usano prodotti italiani, preferisco mangiare italiano, aiutare gli agricoltori italiani”.

Come al solito Salvini spara cazzate senza sapere cosa dice. L’Italia produce il 14% delle nocciole nel mondo, Per la Nutella la Ferrero consuma più del 20% del raccolto globale. Credo sia normale che acquisti prodotti dall’estere. Peraltro la Ferrero ha lanciato un progetto filiera destinato ad aumentare del 30% la produzione di nocciole in Italia. Ma questo Salvini non lo sa. E quel che peggio che i coglioni che lo seguono credono a quello che dice…

Ma, amici leghisti, non avete capito che Salvini si inventa delle cazzate per attirare le critiche, in modo che voi lo difendiate a prescindere e non pensiate al fatto che vi stia pigliando per il culo a livelli agonistici?

Ah no, niente. Dimenticavo che non capite un cazzo…

Ah, giusto per concludere con un tema tanto caro a Salvini: La coerenza… Correva l’anno 2015 ed il nostro buon Matteo Salvini si incazzò di brutto invocando la ruspa contro Ségolène che voleva boicottare la Nutella per tutelare l’ambiente…

Cari amici, questo è Salvini. Votatelo.

Come la Lega per anni ha fatto pagare agli italiani le spese per i propri dipendenti…

 

Lega

 

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Come la Lega per anni ha fatto pagare agli italiani le spese per i propri dipendenti…

Da Fanpage:

Come la Lega ha per anni fatto pagare agli italiani le spese per i propri dipendenti, utilizzando le risorse dei gruppi regionali. Una spesa che, solo per la regione Lombardia si attesterebbe sui 7 milioni di euro. Ecco il racconto a Fanpage.it di una fonte che ha lavorato con i vertici del Carroccio.

Decine di dipendenti della Lega retribuiti per almeno quindici anni con soldi pubblici, invece che con quelli del partito. Stipendi sborsati dai gruppi regionali per pagare persone che in Regione non mettevano piede. Un meccanismo che ha fatto risparmiare parecchi milioni di euro alla Lega e di cui avrebbero beneficiato diversi volti noti dell’attuale parlamento italiano. Come Raffaele Volpi, il deputato leghista di recente nominato presidente del Copasir, l’organo parlamentare preposto a controllare l’operato dei servizi segreti italiani.

Lo racconta a Fanpage.it una fonte che ha lavorato fino al 2017 all’interno dell’amministrazione del partito, per anni a stretto contatto con i suoi massimi dirigenti. Ce lo ha assicurato dandoci prova dei suoi contatti con i vertici della Lega, e chiedendoci di rimanere anonima per paura di possibili ritorsioni. L’escamotage sarebbe stato introdotto nel 2003, quando in Lombardia c’era l’attuale vice segretario federale Giancarlo Giorgetti e usato in forma diversa, anni dopo, anche dal leader leghista Matteo Salvini. La fonte dice di sapere queste cose perché riferitegli «direttamente da Giorgetti, oltre che da vari dipendenti del partito».

Il trucco per utilizzare i fondi dei gruppi
I gruppi regionali, detti anche gruppi consiliari, esistono in tutte le regioni. La legge prevede che siano finanziati con soldi pubblici, provenienti per lo più dalle imposte pagate dai cittadini. Di quanto parliamo? La Lega nel quinquennio 2013-2017 ha incassato contributi pubblici per circa mezzo miliardo di euro. E questo solo considerando la regione Lombardia; per conoscere il totale andrebbero aggiunti quelli ottenuti dalle altre Regioni dove il Carroccio ha un gruppo. Tutto dipende dal numero di consiglieri regionali eletti: più un partito ne ha, più ha diritto di incassare. La legge pone però dei limiti. Dice che questi soldi possono essere spesi esclusivamente per l’attività del gruppo regionale, non per quella del partito: «I gruppi consiliari non possono utilizzare, neppure parzialmente, i contributi erogati dal Consiglio regionale per finanziare direttamente o indirettamente le spese di funzionamento degli organi centrali e periferici dei partiti». Ma è proprio questo che avrebbe fatto la Lega a partire dal 2003 e fino almeno alla fine del 2017: usare soldi pubblici per pagare i propri dipendenti.

Il trucco sarebbe stato inaugurato nel 2003, poco dopo l’elezione di Giorgetti a segretario regionale della Lega in Lombardia. «Un giorno», racconta la fonte, «Giorgetti mi disse: “Cerchiamo di scaricare un po’ di costi nostri sul gruppo regionale: facciamo figurare che il gruppo assume del personale che in realtà lavora qui da noi in Lega”». Così il partito più forte d’Italia avrebbe iniziato a far pagare i suoi dipendenti da tutti i cittadini italiani, leghisti e non leghisti. Ai dipendenti andava bene, perché l’alternativa era quella di fare i collaboratori a progetto della Lega: così invece risultavano dipendenti della Regione, con cinque anni di contratto assicurato.

«Ricordo che Giorgetti chiedeva al presidente del gruppo regionale della Lega in Lombardia, che all’epoca era Stefano Galli, quanti soldi aveva a disposizione per pagare il personale che lavorava in via Bellerio. In funzione di questo c’erano molti dipendenti che venivano pagati dal gruppo regionale, ma che in realtà lavoravano in sede. Gente che stava da mattina a sera in via Bellerio per svolgere compiti che nulla avevano a che fare con l’attività del gruppo regionale. Erano persone che seguivano le attività dei vari sindaci sparsi sul territorio, gli enti locali, organizzavano le feste di Pontida o di Venezia, tutto questo genere di attività. Io ero lì, le vedevo tutti i giorni al lavoro. È andata avanti in questo modo per molti anni, almeno fino al 2017, dopodiché non so, perché da allora non faccio più parte del partito. Di certo in tutti quegli anni la Lega Lombarda aveva solo un dipendente ufficiale, mentre tutti gli altri erano a carico del gruppo regionale».

Considerando solo la Lombardia, stiamo parlando di almeno 15-20 persone. Ma il trucco è stato adottato anche in altri consigli regionali. Secondo la fonte interna al partito, infatti, «questo metodo veniva usato sicuramente anche in Piemonte: avevo dei contatti lì e so che c’era questa cosa. Non ho certezza che avvenisse anche in altre regioni, so per certo solo di Lombardia e Piemonte».

L’era Salvini
Dopo dieci anni Giorgetti lascia la guida della sezione lombarda del partito. Gli succede Salvini. È il giugno del 2012, di lì a poco la Lega verrà travolta dal processo per i rimborsi elettorali usati per pagare le spese di Umberto Bossi e della sua famiglia, la laurea del Trota in Albania, gli investimenti in Tanzania e a Cipro fatti dall’allora tesoriere Francesco Belsito. Vicende che hanno portato alla condanna per truffa ai danni dello Stato del fondatore del Carroccio e dello stesso Belsito (poi prescritti), aprendo la strada al sequestro (tentato) dei 48,9 milioni di euro e all’avvicendamento che avrebbe portato, un anno e mezzo dopo, all’incoronazione di Salvini a leader assoluto del partito.

Giugno 2012, dunque. L’ex comunista padano inizia la sua scalata al vertice ottenendo il posto che fu di Giorgetti: segretario della Lega Lombarda, la sezione più importante del partito. Che succede con il trucco dei dipendenti pagati con soldi pubblici? «Poco dopo l’arrivo di Salvini», racconta la fonte, «una persona face causa di lavoro alla Lega Lombarda denunciando proprio quello: che lui aveva il contratto con la Regione Lombardia ma in realtà lavorava per il partito. Salvini decise perciò di mascherare un po’ la cosa. Mantenne i vari contratti con il gruppo regionale, ma iniziò a fare andare le persone due giorni alla settimana in Regione e gli altri tre in via Bellerio. In questo modo i vari dipendenti facevano presenza in Regione, presso il gruppo Lega, timbravano il cartellino e poi tornavano in via Bellerio».

«Io non ho i contratti di queste persone», dice la fonte, «ce li hanno i gruppi regionali di Lombardia e Piemonte. Ma ero in via Bellerio, ho visto che queste persone fino al 2003 sono state pagate da noi e poi, pur continuando a lavorare lì, hanno smesso di ricevere lo stipendio dalla Lega». L’accusa è pesante. Parliamo di soldi pubblici. Tanti. Secondo la fonte gli stipendi erano in media di 1700-2000 euro netti al mese, e il sistema sarebbe andato avanti dal 2003 ad almeno la fine del 2017. In totale fanno circa 7 milioni di euro, considerando solo i 15-20 dipendenti leghisti pagati dai contribuenti lombardi. In qualche caso parliamo di persone oggi molto influenti. Non solo Giorgetti e Salvini, che il trucco l’avrebbero utilizzato per far risparmiare soldi al partito, ma anche Raffaele Volpi, che il meccanismo l’avrebbe in qualche modo subìto. «Una decina di anni fa era responsabile degli enti locali della Lega, ma era pagato dal gruppo regionale in Lombardia», assicura la fonte. Volpi è oggi uno dei massimi dirigenti della Lega. Siede alla Camera da tre legislature consecutive. È stato scelto da Salvini per portare il suo progetto di Lega al Sud. A inizio ottobre è stato eletto per uno degli incarichi più delicati del parlamento: presidente del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, quello che dovrebbe monitorare l’attività dei nostri servizi segreti. È vero che mentre svolgeva il ruolo di responsabile degli enti locali della Lega veniva pagato dal gruppo regionale in Lombardia?  Volpi non ha risposto alle nostre domande di chiarimento. Lo stesso vale per Galli, Giorgetti e Salvini.

continua su: https://www.fanpage.it/politica/come-la-lega-ha-pagato-decine-di-propri-dipendenti-con-i-soldi-degli-italiani/
http://www.fanpage.it/

 

Non solo i 49 milioni ed i rubli, ecco il leghista Bussetti che da Ministro si è inventato 80 missioni fittizie per intascare i rimborsi – C’è anche il rimborso per andare alla festa di compleanno di Matteo Salvini: 440,95 euro!

 

 

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Non solo i 49 milioni ed i rubli, ecco il leghista Bussetti che da Ministro si è inventato 80 missioni fittizie per intascare i rimborsi – C’è anche il rimborso per andare alla festa di compleanno di Matteo Salvini: 440,95 euro!

L’inchiesta: spuntano 80 missioni fittizie dell’ex ministro leghista Bussetti

Secondo quanto raccontato da Repubblica l’ex titolare dell’istruzione ha concentrato i viaggi in Lombardia. Alcuni sembrano pretesti per tornare a casa a spese dello Stato.

Una cosa incredibile sulla quale fare chiarezza: “La Corte dei Conti apra un’indagine sulle missioni fantasma e i viaggi elettorali dell’ex ministro dell’Istruzione Bussetti, pagati con i soli dei contribuenti.

Le carte pubblicate da “Repubblica”, 80 missioni non giustificate su 133, tra le quali molte nella sua terra natale in Lombardia in coincidenza con il fine settimana, svelano un quadro imbarazzante, con una presunta ‘cresta’ da oltre 25mila euro”.

“Cè’ anche il rimborso chiesto per andare a spegnere le candeline per il compleanno di Matteo Salvini: 440,95 euro.

Questo è il modo in cui la Lega intende usare i soldi dei cittadini? Il partito dei 49 milioni di euro rubati dalle tasche dei cittadini, il partito delle trattative per presunte tangenti all’Hotel Metropol a Mosca.

Caro Salvini, parlaci di Bussetti!

Ha commentato Fratoianni con amara ironia: “Nella saga leghista non bastavano i capitoli dedicati ai 49 milioni di euro dei cittadini italiani spariti o i rubli, ora si arriva pure alle centinaia di missioni fantasma a spese dello Stato del ministro leghista dell’Istruzione per poter tornare a casa a gratis.”

Fatti che emergono nella storia raccontata da Corrado Zunino su Repubblica e che riguarda l’ex ministro dell’Istruzione del governo gialloverde  Marco Bussetti.

In un governo durato fino al 5 settembre scorso, ha concentrato le missioni di lavoro in Lombardia. In maniera sospetta. Viaggi istituzionali, visite a scuole e laboratori. In tredici mesi le sue missioni sono state 133 (mancano, ancora, le “note spese” di gennaio, agosto e settembre 2019). Di queste, ottantotto sono state realizzate in Lombardia e settanta a Milano. Perché un ministro italiano ha scelto di fare i due terzi dei suoi viaggi di lavoro nella regione in cui vive? (Bussetti abita in un condominio di Gallarate, provincia di Varese, appartamento di proprietà dei genitori concesso in usufrutto).
«Dovevo curare le scuole del mio territorio», dice, leghista affezionato all’orto di casa e pronto a lasciare il giovedì l’ufficio per tornarvi il martedì successivo. Ma la lettura dell’agenda dell’ex ministro, curata dalla sua segreteria, e il confronto fatto da Repubblica con l’elenco delle trasferte e i relativi costi rivelano l’esistenza di un numero ingombrante di missioni fittizie, create ad arte, per le quali il ministero dell’Istruzione — lo Stato, quindi — ha pagato il rimborso.

Ottanta missioni di Bussetti delle 133 sono immotivate. Non esistono sull’agenda ufficiale che per sedici mesi ne ha registrato gli spostamenti o sono state fissate in giorni in cui la rubrica elettronica segnava “impegno privato”. In alcuni casi l’ex responsabile dell’Istruzione non si è presentato all’evento annunciato, ma ha mandato lo stesso a rimborso il biglietto aereo utilizzato per rientrare a Linate o a Malpensa.

Con questa voce — “missioni non giustificate” — abbiamo contato 54 trasferte. In diversi giorni, poi, l’occasione prevista appare gracile sul piano istituzionale, somiglia piuttosto a una scusa per poter tornare a casa spesato dallo Stato. Nove viaggi sono costruiti in questo modo. Grazie al gioco dei “finti incarichi”, l’ex ministro Bussetti per 25 volte ha messo in nota spese gli spostamenti — quasi sempre in aereo, sempre Alitalia — che all’inizio della settimana l’hanno portato a Roma, per il lavoro alla scrivania di viale Trastevere 76/A.

Interrogato sui singoli episodi, Marco Bussetti dice: «Non ricordo, dovrei rivedere tutte le carte», sostiene, «forse l’agenda è stata gestita male dalla segreteria». L’ex capo della segreteria, Biagio Del Prete, viceprefetto aggiunto, assicura: «L’abbiamo aggiornata minuziosamente, non possiamo sapere se poi il ministro ha partecipato agli incontri».

fonti:

https://www.globalist.it/news/2019/10/27/l-inchiesta-spuntano-80-missioni-fittizie-dell-ex-ministro-leghista-bussetti-2048199.html

https://www.globalist.it/news/2019/10/27/bussetti-ha-chiesto-il-rimborso-anche-quando-e-andato-al-compleanno-di-salvini-2048201.html

Ma veramente vogliamo un governo con Casapound…?

 

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Ma veramente vogliamo un governo con Casapound…?

Sabato 19 ottobtr a Roma la manifestazione dalla Lega di Matteo Salvini con il contributo di Casapoud.

La giornata era stata annunciata lo scorso fine agosto, in pieno terremoto a seguito della fine dell’esperienza di governo giallo-verde e in concomitanza con la formazione di quello “giallo-blu” targato M5S-Pd.

Giornata di «orgoglio italiano», aveva detto, della «maggioranza operosa che non nasce a Bruxelles», ma che in fin dei conti non fa altro che vestire i panni dell’opposizione nel teatrino della politica italiana di questi tempi.

Ma facciamo attenzione alla composizione di piazza.

La presenza di formazioni neo-fasciste, come quella di Casapound, se non smuove infatti più di tanto Salvini – «sto giochino della piazza di fascisti fa ridere e non ci crede più nessuno» –, da una parte mette in imbarazzo la parte più moderata del centrodestra berlusconiano, alle prese con la cannibalizzazione di Forza Italia da parte dei due Matteo, dall’altra mette in allarme le forze antifasciste.

Razzismo, guerra tra poveri e ribaltamento della narrazione quotidiana sono gli argomenti su cui la destra in salsa salviniana, purtroppo ben coadiuvata dai maggiori organi di informazione interessati solo alla “speculazione informativa”, ha fondato la scalata consensuale della lega.

Tutti temi che i fascisti provano a cavalcare da sempre…

Ma la domanda da porci è: Veramente vogliamo Casapound al governo?

Lega primo partito in Italia? Leggete questo e capirete perché: “L’Italia? Il paese più ignorante di tutta Europa (e dodicesimo nel mondo)”

 

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Lega primo partito in Italia? Leggete questo e capirete perché: “L’Italia? Il paese più ignorante di tutta Europa (e dodicesimo nel mondo)”

L’Italia? Il paese più ignorante di tutta Europa (e dodicesimo nel mondo)

L’Italia? Il paese più ignorante d’Europa. A stabilirlo è l’annuale classifica di IPSOS Mori che mette il Belpaese al 12esimo posto nel mondo, ma primo in Europa nella “misperceptions”, ovvero nella “percezione erronea”. Vediamo di cosa si tratta.

Ogni anno, l’IPSOS Mori, azienda inglese di analisi e ricerca di mercato, stila una classifica, la “Perils of Perception”, letteralmente “Pericoli della Percezione” per stabilire quali siano i popoli più ignoranti al mondo attraverso delle domande che riguardano diversi aspetti della vita.

Per ogni nazione vengono arruolate 11mila persone che diventano il campione d’indagine. A loro vengono sottoposte delle domande per capire la loro percezione della realtà su determinati argomenti; incrociando poi le risposte, si ottiene una classifica dei popoli più ignoranti.

La parola ignoranza quindi non è strettamente legata al livello di istruzione, quanto al rapporto che alcune persone hanno su problemi chiave della società. Infatti, le domande non sono di cultura generale, ma sulla realtà che li circonda.

Facciamo qualche esempio. Viene chiesto agli intervistati se gli omicidi nel proprio paese sono aumentati o diminuiti rispetto al 2000.
“Solo una piccola minoranza di persone pensa che il tasso di omicidi sia diminuito nonostante ciò sia vero”, si legge nel rapporto.

O ancora viene chiesto se dopo l’11 settembre ci siano stati più o meno attacchi terroristici
“Pochissime persone pensa che gli attacchi siano in numero minore, nonostante questo rappresenti la realtà”, si legge ancora.

Ci sono poi domande sulla percezione dell’immigrazione e ancora sulla percentuale di adolescenti che rimangono incinte.
“Tutti i paesi sopravvalutano il numero di nascite di bambini che nascono da teenager perché il rapporto è uno su cinque”.

Si parla ancora di vaccini e autismo, di diabete e perfino sul consumo di zucchero. Per esempio, molti nominano Gran Bretagna e Francia tra i paesi che ne consumano di più assieme agli Stati Uniti, nonostante questi due paesi abbiano un consumo bassissimo. Ancora, rapporto con l’alcol, numero di suicidi, qualità della vita, smartphone, numero di veicoli e infine domande sull’esistenza o meno di paradiso e inferno.

Quello che ne viene fuori è che gli italiani nella maggior parte dei casi hanno una percezione sbagliata della realtà e tendono a crearsi un mondo parallelo e ciò potrebbe anche derivare dall’uso inconsueto che si fa dei social e del fatto che ormai non si riesca più a distinguere notizia falsa da notizia vera.

Fonte GreenMe

E voi vi meravigliate che la Lega è il primo partito in Italia? Il partito con a capo Salvini che ha convinto mezza Italia che il nostro problema sono i migranti? Che tutti i nostri problemi si potrebbero risolvere chiudendo i porti e sparando a chi ci sta sulle palle?

Gente, rendiamoci conto, siamo un paese di ignoranti…!

Lega, il consigliere toscano che voleva “mettere le donne in vetrina”: “Se una donna non ha un mestiere, un’arte o un titolo di studio, che deve fare? Usa quello che ha” …D’altra parte se un coglione non ha un cervello che deve fare? Diventare consigliere leghista…!

 

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Lega, il consigliere toscano che voleva “mettere le donne in vetrina”: “Se una donna non ha un mestiere, un’arte o un titolo di studio, che deve fare? Usa quello che ha” …D’altra parte se un coglione non ha un cervello che deve fare? Diventare consigliere leghista…!

Roberto Salvini ha tre cose in comune con il più famoso Matteo: il cognome, l’appartenenza alla Lega Nord e …le uscite a vuoto…

Giusto per rinfrescarvi la memoria:

I musulmani? Perché non lasciarli chiusi dentro una moschea con una bacinella di zolfo accesa?

Favorevole alla chiusura delle moschee con tutti loro dentro.

(R. Salvini)

“Se un mestiere non ce l’hai, un’arte non ce l’hai in mano, un titolo di studio nemmeno, l’unico modo per lavorare qual è? Vendi una parte del corpo”

Perché la Lega toscana mi ha sospeso? Non lo so nemmeno io. Di certo non può chiedere le mie dimissioni. Pentirmi di quello che ho detto? Non ho detto proprio niente di particolare“. Risponde così a Giuseppe Cruciani, nel corso de “La Zanzara”Roberto Salvini, il consigliere regionale della Lega che giorni fa, durante una riunione in tema di prostituzione nella Commissione sviluppo economico, ha proposto di “mettere le donne. in vetrina” al fine di promuovere il turismo in Toscana.

Roberto Salvini ribadisce il suo assunto e non si pente assolutamente: “Il turismo va visto come una fonte che porta soldi. In quella riunione, ho solo detto che altri Paesi nostri concorrenti cercano di creare un punto di attrazione per far spendere i turisti. E un esempio è dato dalle donne in vetrina. In Germania e in Olanda fanno così. Anche in Svizzera e in Austria c’è un altro tipo di economia che rilancia il turismo”.

“Sì, c’è la prostituzione legale“, osserva Cruciani.

“‘Orca puttana, ecco, e ci fanno una montagna di soldi – risponde Roberto Salvini – Qui in Italia, invece, non si può fare. Ma non si può copiare da questi che sono un pochino più avanti di noi per migliorare le nostre condizioni?”.

Il politico poi spiega un’altra frase a lui contestata (“Le donne usano lo strumento che hanno”): “Da che mondo è mondo, cioè da quando c’erano i lupanari in epoca romana, veniva utilizzato questo strumento. Oggi questo strumento viene utilizzato con più facilità nei Paesi dell’Est, perché sono più portati a usarlo così. Questo accade anche in Cina, in Thailandia, insomma da tutte le parti. Quello strumento non è considerato un peccato, come da noi. In altri periodi della storia, come ad esempio subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando la gente moriva di fame, anche le nostre donne hanno utilizzato quello strumento. E lo facevano volontariamente, non è che venivano costrette o sequestrate dall’esercito”.

Il consigliere regionale ha poi una querelle con David Parenzo e Alberto Gottardo. E paragona le prostitute ai lavoratori stagionali che raccolgono i pomodori in Toscana: “ICome mai da aprile a settembre quelle dei Paesi dell’Est si sistemano tutte lungo la strada? Finita la stagione del mare, spariscono. E questo succede da anni. E’ un modo per guadagnarsi la vita. Se un mestiere non ce l’hai, un’arte non ce l’hai in mano, un titolo di studio nemmeno, l’unico modo per lavorare qual è? Vendi una parte del corpo“.

 

Tratto da: https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/09/22/lega-il-consigliere-toscano-sospeso-se-una-donna-non-ha-un-mestiere-unarte-o-un-titolo-di-studio-che-deve-fare-usa-quello-che-ha/5469802/?fbclid=IwAR0Sgc3zeWZuB2gKcCDzzbTNSvHAjFu6rom8at40v9MDej5IIk5L8BWBEwQ

Più della metà degli elettori della Lega non va oltre la licenza media. E molti di questi sono fermi alla licenza elementare: ecco i dati… Capirete così da dove viene razzismo, omofobia, misoginia e fascismo…!

 

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Più della metà degli elettori della Lega non va oltre la licenza media. E molti di questi sono fermi alla licenza elementare: ecco i dati… Capirete così da dove viene razzismo, omofobia, misoginia e fascismo…!

Più della metà degli elettori della Lega non va oltre la licenza media: i dati

Chi vota Lega – Sulle pagine di Repubblica, sono stati pubblicati alcuni studi che evidenziano le caratteristiche dell’elettore medio della Lega, sulla base delle indagini di alcuni istituti demoscopici, in particolare Ixé e Emg Acqua.

Il primo dato che risalta è che il Carroccio ha incrementato il suo bacino elettorale nel Sud Italia: “9 elettori su 100 vivono nel Nord Ovest (un anno fa il rapporto era di 36 a 100), 25 su 100 nel Nord Est (con un la conquista di Emilia Romagna e Friuli) mentre l’aumento delle percentuali di leghisti al Centro (da 23 a 27 su 100) e al Sud (dal 12 al 18 su 100) è evidente. Più modesta la crescita nelle Isole (da 8 a 10)”.

In aumento anche l’elettorato femminile. Le Lega, inoltre, raccoglie i voti di molti delusi dal Movimento Cinque Stelle, passati in un anno dal 14 al 23 per cento.

“Non è un caso, in questo quadro, se muta anche il profilo professionale del leghista-tipo: aumenta il numero di coloro che hanno un impiego a tempo indeterminato, e soprattutto dei dipendenti pubblici, categoria ampiamente diffusa al Sud. E se è bassa la fascia di disoccupati, alta è l’età media: gli over 45 salgono dal 60 al 70 per cento del totale”, scrive Repubblica.

Chi vota Lega | Istruzione – “L’istruzione media dei fan salviniani non è elevata: il 55 per cento si è fermato alla licenza elementare o media. La fede, sulla carta, è solida (quasi la metà dichiara di partecipare almeno a una funzione religiosa ogni mese) e le posizioni sono conservatrici: ne è simbolo, in Sardegna, l’ultrà cattolico Alberto Agus, esponente del movimento Nova Civilitas che sostiene cinque candidati-top della Lega alle Europee”.

Altro dato interessante è che tra gli elettori di Salvini aumenta la percentuale di chi vuole restare in Europa (dal 59 al 67,7 per cento).

“E pensare che la Lega, cinque anni fa, aveva messo accanto al simbolo elettorale lo slogan ‘Basta Euro’. Ma l’armata verde ha cambiato fisionomia. E sono mutati anche gli obiettivi”, conclude Emanuele Lauria.

 

fonte: https://www.tpi.it/politica/chi-vota-lega-e-salvini-dati/

Andrea Camilleri “politico”, da Mussolini a Salvini la sua idea di fascismo

 

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Andrea Camilleri “politico”, da Mussolini a Salvini la sua idea di fascismo

Lo scrittore Andrea Camilleri, morto oggi dopo un mese di ricovero, ha tentato più volte di spiegare cos’è il fascismo, fenomeno complesso che ha sperimentato in prima persona durante gli anni della guerra. Raccontava spesso un aneddoto divertente in cui era presente il Duce in persona. Mentre negli ultimi tempi lo aveva spesso associato alla politica di Matteo Salvini.

Cos’è il fascismo? Tra gli intellettuali e scrittori che ne hanno dato una spiegazione c’è anche Andrea Camilleri, classe 1925, scomparso di recente, è intervenuto più volte precisando la sua personale visione ed esplicitando il suo personale atteggiamento rispetto agli eventi che si verificarono in quegli anni. Tralasciando i suoi memorabili scontri con Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, per spiegare il fascismo raccontava sempre un aneddoto divertente con al centro Raul Radice, critico teatrale del Corriere della Sera che aveva iniziato la sua carriera come redattore di un giornale del ventennio, “L’impero”. Ad amministrare le pubblicazioni fasciste del giornale era proprio il fratello del Duce, Arnaldo Mussolini.

Un giorno Arnaldo Mussolini chiese a Radice di accompagnarlo dal Duce per la relazione mensile sull’andamento delle pubblicazioni. Così entrano nello studio di Benito Mussolini, a piazza Venezia, col giovanissimo Radice nel ruolo di portaborse e col cuore che gli batteva forte. Il duce era chino sulla scrivania a scrivere, fitto fitto. Saluto romano di rito, poi il fratello si mise accanto a Benito, aprì la valigetta con tutti i documenti e glieli porse. Ma questi, prima ancora di scorgerli, esordì: «Arnaldo, da qualche tempo “L’Impero” mi sembra che abbia perduto mordente. Ma che succede?». E il fratello rispose: «Sai, è una cosa molto delicata e pure sgradevole..». «E cioè?» «Beh, sai, la moglie di uno dei due va a letto con l’altro. Il marito l’ha scoperto. Ora i due non si parlano più, e così sta andando un po’ tutto a rotoli». Arnaldo non pronunciò nessun nome, non disse quale dei due era stato tradito. Così Mussolini si chinò, pensoso, e dopo un lungo silenzio alzò lo sguardo, guardò dritto negli occhi il fratello e disse: “Licenzia il cornuto!».

Per Camilleri in quest’unica frase pronunciata dal Duce poteva sintetizzarsi tutto il pensiero fascista.

Camilleri e il fascismo: la lettera al Duce
Eppure, da giovane, ne fu affascinato anche lui. Camilleri aveva appena quattordici anni quando scrisse una lettera al Duce per chiedergli di farlo partire volontario nella guerra in Abissinia. All’epoca, credeva che l’ideologia fascista fosse veramente in grado di modificare il tessuto sociale, apportando delle trasformazioni positive. Presto, però, ne scoprì le menzogne e si distaccò, avvicinandosi al comunismo anni dopo. Come rivelò al Salone del libro di Torino più di quindici anni fa:

Non mi vergogno di essere stato fascista. Sono orgoglioso di essere stato e di essere un uomo di sinistra.

Nel 1943 Andrea Camilleri era in Sicilia. Mentre lo sbarco degli Alleati era alle porte, lui conseguiva la maturità classica senza sostenere esami per via dei bombardamenti. Per lui quel periodo rappresentò un lungo peregrinare in giro per l’isola, sballottato da un luogo all’altro. Tra il 1946 e il 1947 si stabilì ad Enna, perfezionando i suoi studi tra due stanzette prive di riscaldamento. L’esperienza della guerra si portò dietro dei lunghi strascichi che riuscì ad elaborare soltanto in età adulta, comprendendo appieno di cosa si era fatto portatore il fascismo.

Camilleri e il fascismo oggi: lo scontro con Salvini
Sempre in proposito sul tema “fascismo”, negli ultimi tempi Andrea Camilleri si era espresso più volte, utilizzando questo termine per definire l’atteggiamento e la politica del leader della Lega, Matteo Salvini, con cui ha sempre avuto uno scontro molto duro. Nell’ultima intervista, a Radio Capital, disse:

Non credo in Dio, ma vederlo impugnare il rosario mi dà un senso di vomito. Tutto questo è strumentale, il Papa non ha bisogno di fare questi gesti. Sa che offenderebbe i Santi. Questo gesto di Salvini fa parte della sua volgarità.

tratto da: https://www.fanpage.it/cultura/andrea-camilleri-politico-da-mussolini-a-salvini-la-sua-idea-di-fascismo/

 

Amnesty International: così Salvini e i suoi diffondono odio in rete…!

 

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Amnesty International: così Salvini e i suoi diffondono odio in rete…!

La signora Lia, casalinga della provincia di Caserta, si sveglia ogni mattina verso le otto e prima ancora di alzarsi dal letto e di infilare le sue pantofole bianche con piume rosa in acrilico prende il suo smartphone, apre l’applicazione di Facebook e condivide una tenera foto di gattini dalla pagina “cuccioli & cuccioli”. Poco dopo, indossate le pantofole bianche con piume rosa in acrilico, la signora Lia va in cucina, prende il caffè e condivide nell’ordine: l’ultima diretta Facebook di Matteo Salvini, un post dell’eurodeputato Matteo Ciocca contro i “criminali ROM” e una fake news sulle “tendopoli di Amatrice” sotto 6 metri di neve nel mese di agosto dalla pagina “Figli di Putin”. La stessa bufala era già stata condivisa due ore prima dal marito Salvatore, uomo sovrappeso sulla cinquantina con una calvizie in stato avanzato, che dal suo Fiorino bianco, tra una consegna e l’altra, si divide tra la pagina “donne a cui piace mostrarsi”, quella di Matteo Salvini dove scrive ogni giorno sei commenti “forza Capitano siamo tutti con te!” e quella di Laura Boldrini dove lascia quattro righe di insulti sgrammaticati rivolti all’ex Presidente della Camera e ai “finti rifugiati palesrtrati con vestiti firmati cellulari di ultima generazione” portati in Italia dai “comunisti radical chic col Rolex” per farla invadere.

La signora Lia e suo marito Salvatore sono due esempi neanche troppo di fantasia di quel pezzo di popolo italiano oggi inglobato in una sorta di “macchina dell’odio” che agisce ormai da anni sui social network, persone inconsapevoli usate per il costante “volantinaggio virtuale” di una propaganda violenta che fomenta i bassi istinti e trasforma le delusioni, le frustrazioni e le invidie di tanti in un odio che indirizza verso dei bersagli facili: migranti, donne, minoranze religiose, rom, Ong, politici e giornalisti. Il più grande istigatore di odio d’Italia, in questo momento storico, è il vicepremier e Ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Lui e molti esponenti del suo partito e del satellite Fratelli d’Italia sono i più attivi nel diffondere contenuti che diventano virali perché mettono in cattiva luce alcune categorie di persone individuate come “nemici”. Accade così che un meme o una notizia di cronaca spesso presa da fonte incerta, diventino un pezzo di comunicazione post-politica che viene diffuso su pagine ufficiali, non ufficiali e profili falsi di twitter e facebook. Al resto pensano la signora Lia e suo marito Salvatore.

Dal 2016 Amnesty International Italia lavora sulla piaga dell’odio che si diffonde sui social network, monitorando profili e pagine di politici, specie in occasione delle campagne elettorali. L’ultimo “barometro dell’odio” è stato presentato subito dopo le ultime elezioni europee ed ha coinvolto 180 attivisti che nell’arco di 6 settimane hanno seguito le campagne social di 416 candidati, valutando 100.000 contenuti. Uno su dieci è risultato offensivo e/o discriminatorio o hate speech. Lo scopo di Amnesty è quello di far luce sul problema e proporre delle soluzioni di contrasto all’hate speech in sinergia con centri di ricerca accademici e osservatori accreditati come Carta di Roma, Osservatorio di Pavia, Unar, Fondazione Bruno Kessler e altri.

Il rapporto di Amnesty è un’istantanea a tratti inquietante della degenerazione umana, morale e culturale di un pezzo di paese e sul modo con cui esso viene istigato. Il leader incontrastato della “macchina dell’odio” è, come detto in precedenza, il Ministro dell’Interno. Nel periodo della rilevazione, sui suoi canali social ci sono state 2.188.168 interazioni, più di tre volte e mezzo quelle del leader del Movimento 5 Stelle, Luigi di Maio. Il “lavoro” social del costoso staff della comunicazione di Salvini si concentra sull’individuazione di alcuni argomenti particolarmente divisivi, sulla produzione di contenuti (post, tweet) che possano istigare le reazioni del pubblico e sulla loro diffusione su canali ufficiali e non. Il tema più presente nelle 6 settimane di monitoraggio è stato ovviamente quello dei rifugiati con il 12,2% di incidenza sul totale. Il 41,6% dei contenuti sull’argomento è risultato offensivo e/o discriminatorio come il 52,6% dei commenti degli utenti. Nello stesso periodo il capo della Lega ha speso 128.782 euro di sponsorizzate su Facebook, l’equivalente di 9.163.991,54 rubli. Di Salvini anche i tre post più commentati, mentre a dominare le classifiche di quelli che hanno generato più commenti offensivi e hate speech è l’eurodeputato del suo partito Angelo Ciocca.

La diffusione pianificata dell’odio tramite i social network è sempre più un’emergenza e continuare a prenderla sotto gamba potrebbe indebolire ulteriormente la tenuta democratica degli Stati, ancor più in un paese come l’Italia dove la democrazia è fragile e da sempre milioni di persone tendono ad affidarsi al pifferaio magico di turno. L’odio cova sulle frustrazioni, sulle invidie e sulle delusioni, cammina sulle pantofole bianche con piume rosa in acrilico della signora Lia, quelle che il marito Salvatore guarda con disprezzo mentre sogna corpi perfetti di modelle russe e una vita che non vivrà mai.

 

fonte: https://www.glistatigenerali.com/partiti-politici/cosi-salvini-e-i-suoi-diffondono-odio-in-rete-il-rapporto-di-amnesty/?fbclid=IwAR39IgFzfRvmjqo4D4IdwYSnxBU6vFhl9cJHc3wSvlimLVRaKUvCDHdTxXw

“Prima i tos-ca-ni”? No, prima la grammatica, bestie ignoranti e leghiste!

 

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“Prima i tos-ca-ni”? No, prima la grammatica, bestie ignoranti e leghiste!

I consiglieri della Lega nel Consiglio Regionale toscano si sono presentati indossando delle maglie con il logo del proprio partito e una scritta che composta era “Prima i toscani”. rivisitazione del famoso slogan “prima gli italiani”.

Non c’era però bisogno di mettere anche il logo sulle magliette. La firma già c’era: l’errore imperdonabile anche per un bambino di terza elementare…

Un errore madornale per i leghisti che hanno fatto una divisione in sillabe errata, dividendo l’ultima parola in modo errato. Infatti non è “Tos”, “ca”, “ni”, bensì la versione corretta sarebbe “to”, “sca”, “ni” (lo spieghiamo ai leghisti che ci leggono, i bambini di terza elementare sono già a terra a sbellicarsi dalle risate).

Nella foto i conigliere:  Marco Casucci, Roberto Biasci, Roberto Salvini, Luciana Bartolini, Susanna Ceccardi e Jacopo Alberti…

“Prima i tos-ca-ni”… No, forse sarebbe meglio passare prima a scuola.

By Eles