Ma veramente vogliamo un governo con Casapound…?

 

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Ma veramente vogliamo un governo con Casapound…?

Sabato 19 ottobtr a Roma la manifestazione dalla Lega di Matteo Salvini con il contributo di Casapoud.

La giornata era stata annunciata lo scorso fine agosto, in pieno terremoto a seguito della fine dell’esperienza di governo giallo-verde e in concomitanza con la formazione di quello “giallo-blu” targato M5S-Pd.

Giornata di «orgoglio italiano», aveva detto, della «maggioranza operosa che non nasce a Bruxelles», ma che in fin dei conti non fa altro che vestire i panni dell’opposizione nel teatrino della politica italiana di questi tempi.

Ma facciamo attenzione alla composizione di piazza.

La presenza di formazioni neo-fasciste, come quella di Casapound, se non smuove infatti più di tanto Salvini – «sto giochino della piazza di fascisti fa ridere e non ci crede più nessuno» –, da una parte mette in imbarazzo la parte più moderata del centrodestra berlusconiano, alle prese con la cannibalizzazione di Forza Italia da parte dei due Matteo, dall’altra mette in allarme le forze antifasciste.

Razzismo, guerra tra poveri e ribaltamento della narrazione quotidiana sono gli argomenti su cui la destra in salsa salviniana, purtroppo ben coadiuvata dai maggiori organi di informazione interessati solo alla “speculazione informativa”, ha fondato la scalata consensuale della lega.

Tutti temi che i fascisti provano a cavalcare da sempre…

Ma la domanda da porci è: Veramente vogliamo Casapound al governo?

Lega primo partito in Italia? Leggete questo e capirete perché: “L’Italia? Il paese più ignorante di tutta Europa (e dodicesimo nel mondo)”

 

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Lega primo partito in Italia? Leggete questo e capirete perché: “L’Italia? Il paese più ignorante di tutta Europa (e dodicesimo nel mondo)”

L’Italia? Il paese più ignorante di tutta Europa (e dodicesimo nel mondo)

L’Italia? Il paese più ignorante d’Europa. A stabilirlo è l’annuale classifica di IPSOS Mori che mette il Belpaese al 12esimo posto nel mondo, ma primo in Europa nella “misperceptions”, ovvero nella “percezione erronea”. Vediamo di cosa si tratta.

Ogni anno, l’IPSOS Mori, azienda inglese di analisi e ricerca di mercato, stila una classifica, la “Perils of Perception”, letteralmente “Pericoli della Percezione” per stabilire quali siano i popoli più ignoranti al mondo attraverso delle domande che riguardano diversi aspetti della vita.

Per ogni nazione vengono arruolate 11mila persone che diventano il campione d’indagine. A loro vengono sottoposte delle domande per capire la loro percezione della realtà su determinati argomenti; incrociando poi le risposte, si ottiene una classifica dei popoli più ignoranti.

La parola ignoranza quindi non è strettamente legata al livello di istruzione, quanto al rapporto che alcune persone hanno su problemi chiave della società. Infatti, le domande non sono di cultura generale, ma sulla realtà che li circonda.

Facciamo qualche esempio. Viene chiesto agli intervistati se gli omicidi nel proprio paese sono aumentati o diminuiti rispetto al 2000.
“Solo una piccola minoranza di persone pensa che il tasso di omicidi sia diminuito nonostante ciò sia vero”, si legge nel rapporto.

O ancora viene chiesto se dopo l’11 settembre ci siano stati più o meno attacchi terroristici
“Pochissime persone pensa che gli attacchi siano in numero minore, nonostante questo rappresenti la realtà”, si legge ancora.

Ci sono poi domande sulla percezione dell’immigrazione e ancora sulla percentuale di adolescenti che rimangono incinte.
“Tutti i paesi sopravvalutano il numero di nascite di bambini che nascono da teenager perché il rapporto è uno su cinque”.

Si parla ancora di vaccini e autismo, di diabete e perfino sul consumo di zucchero. Per esempio, molti nominano Gran Bretagna e Francia tra i paesi che ne consumano di più assieme agli Stati Uniti, nonostante questi due paesi abbiano un consumo bassissimo. Ancora, rapporto con l’alcol, numero di suicidi, qualità della vita, smartphone, numero di veicoli e infine domande sull’esistenza o meno di paradiso e inferno.

Quello che ne viene fuori è che gli italiani nella maggior parte dei casi hanno una percezione sbagliata della realtà e tendono a crearsi un mondo parallelo e ciò potrebbe anche derivare dall’uso inconsueto che si fa dei social e del fatto che ormai non si riesca più a distinguere notizia falsa da notizia vera.

Fonte GreenMe

E voi vi meravigliate che la Lega è il primo partito in Italia? Il partito con a capo Salvini che ha convinto mezza Italia che il nostro problema sono i migranti? Che tutti i nostri problemi si potrebbero risolvere chiudendo i porti e sparando a chi ci sta sulle palle?

Gente, rendiamoci conto, siamo un paese di ignoranti…!

Lega, il consigliere toscano che voleva “mettere le donne in vetrina”: “Se una donna non ha un mestiere, un’arte o un titolo di studio, che deve fare? Usa quello che ha” …D’altra parte se un coglione non ha un cervello che deve fare? Diventare consigliere leghista…!

 

Lega

 

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Lega, il consigliere toscano che voleva “mettere le donne in vetrina”: “Se una donna non ha un mestiere, un’arte o un titolo di studio, che deve fare? Usa quello che ha” …D’altra parte se un coglione non ha un cervello che deve fare? Diventare consigliere leghista…!

Roberto Salvini ha tre cose in comune con il più famoso Matteo: il cognome, l’appartenenza alla Lega Nord e …le uscite a vuoto…

Giusto per rinfrescarvi la memoria:

I musulmani? Perché non lasciarli chiusi dentro una moschea con una bacinella di zolfo accesa?

Favorevole alla chiusura delle moschee con tutti loro dentro.

(R. Salvini)

“Se un mestiere non ce l’hai, un’arte non ce l’hai in mano, un titolo di studio nemmeno, l’unico modo per lavorare qual è? Vendi una parte del corpo”

Perché la Lega toscana mi ha sospeso? Non lo so nemmeno io. Di certo non può chiedere le mie dimissioni. Pentirmi di quello che ho detto? Non ho detto proprio niente di particolare“. Risponde così a Giuseppe Cruciani, nel corso de “La Zanzara”Roberto Salvini, il consigliere regionale della Lega che giorni fa, durante una riunione in tema di prostituzione nella Commissione sviluppo economico, ha proposto di “mettere le donne. in vetrina” al fine di promuovere il turismo in Toscana.

Roberto Salvini ribadisce il suo assunto e non si pente assolutamente: “Il turismo va visto come una fonte che porta soldi. In quella riunione, ho solo detto che altri Paesi nostri concorrenti cercano di creare un punto di attrazione per far spendere i turisti. E un esempio è dato dalle donne in vetrina. In Germania e in Olanda fanno così. Anche in Svizzera e in Austria c’è un altro tipo di economia che rilancia il turismo”.

“Sì, c’è la prostituzione legale“, osserva Cruciani.

“‘Orca puttana, ecco, e ci fanno una montagna di soldi – risponde Roberto Salvini – Qui in Italia, invece, non si può fare. Ma non si può copiare da questi che sono un pochino più avanti di noi per migliorare le nostre condizioni?”.

Il politico poi spiega un’altra frase a lui contestata (“Le donne usano lo strumento che hanno”): “Da che mondo è mondo, cioè da quando c’erano i lupanari in epoca romana, veniva utilizzato questo strumento. Oggi questo strumento viene utilizzato con più facilità nei Paesi dell’Est, perché sono più portati a usarlo così. Questo accade anche in Cina, in Thailandia, insomma da tutte le parti. Quello strumento non è considerato un peccato, come da noi. In altri periodi della storia, come ad esempio subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando la gente moriva di fame, anche le nostre donne hanno utilizzato quello strumento. E lo facevano volontariamente, non è che venivano costrette o sequestrate dall’esercito”.

Il consigliere regionale ha poi una querelle con David Parenzo e Alberto Gottardo. E paragona le prostitute ai lavoratori stagionali che raccolgono i pomodori in Toscana: “ICome mai da aprile a settembre quelle dei Paesi dell’Est si sistemano tutte lungo la strada? Finita la stagione del mare, spariscono. E questo succede da anni. E’ un modo per guadagnarsi la vita. Se un mestiere non ce l’hai, un’arte non ce l’hai in mano, un titolo di studio nemmeno, l’unico modo per lavorare qual è? Vendi una parte del corpo“.

 

Tratto da: https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/09/22/lega-il-consigliere-toscano-sospeso-se-una-donna-non-ha-un-mestiere-unarte-o-un-titolo-di-studio-che-deve-fare-usa-quello-che-ha/5469802/?fbclid=IwAR0Sgc3zeWZuB2gKcCDzzbTNSvHAjFu6rom8at40v9MDej5IIk5L8BWBEwQ

Più della metà degli elettori della Lega non va oltre la licenza media. E molti di questi sono fermi alla licenza elementare: ecco i dati… Capirete così da dove viene razzismo, omofobia, misoginia e fascismo…!

 

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Più della metà degli elettori della Lega non va oltre la licenza media. E molti di questi sono fermi alla licenza elementare: ecco i dati… Capirete così da dove viene razzismo, omofobia, misoginia e fascismo…!

Più della metà degli elettori della Lega non va oltre la licenza media: i dati

Chi vota Lega – Sulle pagine di Repubblica, sono stati pubblicati alcuni studi che evidenziano le caratteristiche dell’elettore medio della Lega, sulla base delle indagini di alcuni istituti demoscopici, in particolare Ixé e Emg Acqua.

Il primo dato che risalta è che il Carroccio ha incrementato il suo bacino elettorale nel Sud Italia: “9 elettori su 100 vivono nel Nord Ovest (un anno fa il rapporto era di 36 a 100), 25 su 100 nel Nord Est (con un la conquista di Emilia Romagna e Friuli) mentre l’aumento delle percentuali di leghisti al Centro (da 23 a 27 su 100) e al Sud (dal 12 al 18 su 100) è evidente. Più modesta la crescita nelle Isole (da 8 a 10)”.

In aumento anche l’elettorato femminile. Le Lega, inoltre, raccoglie i voti di molti delusi dal Movimento Cinque Stelle, passati in un anno dal 14 al 23 per cento.

“Non è un caso, in questo quadro, se muta anche il profilo professionale del leghista-tipo: aumenta il numero di coloro che hanno un impiego a tempo indeterminato, e soprattutto dei dipendenti pubblici, categoria ampiamente diffusa al Sud. E se è bassa la fascia di disoccupati, alta è l’età media: gli over 45 salgono dal 60 al 70 per cento del totale”, scrive Repubblica.

Chi vota Lega | Istruzione – “L’istruzione media dei fan salviniani non è elevata: il 55 per cento si è fermato alla licenza elementare o media. La fede, sulla carta, è solida (quasi la metà dichiara di partecipare almeno a una funzione religiosa ogni mese) e le posizioni sono conservatrici: ne è simbolo, in Sardegna, l’ultrà cattolico Alberto Agus, esponente del movimento Nova Civilitas che sostiene cinque candidati-top della Lega alle Europee”.

Altro dato interessante è che tra gli elettori di Salvini aumenta la percentuale di chi vuole restare in Europa (dal 59 al 67,7 per cento).

“E pensare che la Lega, cinque anni fa, aveva messo accanto al simbolo elettorale lo slogan ‘Basta Euro’. Ma l’armata verde ha cambiato fisionomia. E sono mutati anche gli obiettivi”, conclude Emanuele Lauria.

 

fonte: https://www.tpi.it/politica/chi-vota-lega-e-salvini-dati/

Andrea Camilleri “politico”, da Mussolini a Salvini la sua idea di fascismo

 

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Andrea Camilleri “politico”, da Mussolini a Salvini la sua idea di fascismo

Lo scrittore Andrea Camilleri, morto oggi dopo un mese di ricovero, ha tentato più volte di spiegare cos’è il fascismo, fenomeno complesso che ha sperimentato in prima persona durante gli anni della guerra. Raccontava spesso un aneddoto divertente in cui era presente il Duce in persona. Mentre negli ultimi tempi lo aveva spesso associato alla politica di Matteo Salvini.

Cos’è il fascismo? Tra gli intellettuali e scrittori che ne hanno dato una spiegazione c’è anche Andrea Camilleri, classe 1925, scomparso di recente, è intervenuto più volte precisando la sua personale visione ed esplicitando il suo personale atteggiamento rispetto agli eventi che si verificarono in quegli anni. Tralasciando i suoi memorabili scontri con Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, per spiegare il fascismo raccontava sempre un aneddoto divertente con al centro Raul Radice, critico teatrale del Corriere della Sera che aveva iniziato la sua carriera come redattore di un giornale del ventennio, “L’impero”. Ad amministrare le pubblicazioni fasciste del giornale era proprio il fratello del Duce, Arnaldo Mussolini.

Un giorno Arnaldo Mussolini chiese a Radice di accompagnarlo dal Duce per la relazione mensile sull’andamento delle pubblicazioni. Così entrano nello studio di Benito Mussolini, a piazza Venezia, col giovanissimo Radice nel ruolo di portaborse e col cuore che gli batteva forte. Il duce era chino sulla scrivania a scrivere, fitto fitto. Saluto romano di rito, poi il fratello si mise accanto a Benito, aprì la valigetta con tutti i documenti e glieli porse. Ma questi, prima ancora di scorgerli, esordì: «Arnaldo, da qualche tempo “L’Impero” mi sembra che abbia perduto mordente. Ma che succede?». E il fratello rispose: «Sai, è una cosa molto delicata e pure sgradevole..». «E cioè?» «Beh, sai, la moglie di uno dei due va a letto con l’altro. Il marito l’ha scoperto. Ora i due non si parlano più, e così sta andando un po’ tutto a rotoli». Arnaldo non pronunciò nessun nome, non disse quale dei due era stato tradito. Così Mussolini si chinò, pensoso, e dopo un lungo silenzio alzò lo sguardo, guardò dritto negli occhi il fratello e disse: “Licenzia il cornuto!».

Per Camilleri in quest’unica frase pronunciata dal Duce poteva sintetizzarsi tutto il pensiero fascista.

Camilleri e il fascismo: la lettera al Duce
Eppure, da giovane, ne fu affascinato anche lui. Camilleri aveva appena quattordici anni quando scrisse una lettera al Duce per chiedergli di farlo partire volontario nella guerra in Abissinia. All’epoca, credeva che l’ideologia fascista fosse veramente in grado di modificare il tessuto sociale, apportando delle trasformazioni positive. Presto, però, ne scoprì le menzogne e si distaccò, avvicinandosi al comunismo anni dopo. Come rivelò al Salone del libro di Torino più di quindici anni fa:

Non mi vergogno di essere stato fascista. Sono orgoglioso di essere stato e di essere un uomo di sinistra.

Nel 1943 Andrea Camilleri era in Sicilia. Mentre lo sbarco degli Alleati era alle porte, lui conseguiva la maturità classica senza sostenere esami per via dei bombardamenti. Per lui quel periodo rappresentò un lungo peregrinare in giro per l’isola, sballottato da un luogo all’altro. Tra il 1946 e il 1947 si stabilì ad Enna, perfezionando i suoi studi tra due stanzette prive di riscaldamento. L’esperienza della guerra si portò dietro dei lunghi strascichi che riuscì ad elaborare soltanto in età adulta, comprendendo appieno di cosa si era fatto portatore il fascismo.

Camilleri e il fascismo oggi: lo scontro con Salvini
Sempre in proposito sul tema “fascismo”, negli ultimi tempi Andrea Camilleri si era espresso più volte, utilizzando questo termine per definire l’atteggiamento e la politica del leader della Lega, Matteo Salvini, con cui ha sempre avuto uno scontro molto duro. Nell’ultima intervista, a Radio Capital, disse:

Non credo in Dio, ma vederlo impugnare il rosario mi dà un senso di vomito. Tutto questo è strumentale, il Papa non ha bisogno di fare questi gesti. Sa che offenderebbe i Santi. Questo gesto di Salvini fa parte della sua volgarità.

tratto da: https://www.fanpage.it/cultura/andrea-camilleri-politico-da-mussolini-a-salvini-la-sua-idea-di-fascismo/

 

Amnesty International: così Salvini e i suoi diffondono odio in rete…!

 

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Amnesty International: così Salvini e i suoi diffondono odio in rete…!

La signora Lia, casalinga della provincia di Caserta, si sveglia ogni mattina verso le otto e prima ancora di alzarsi dal letto e di infilare le sue pantofole bianche con piume rosa in acrilico prende il suo smartphone, apre l’applicazione di Facebook e condivide una tenera foto di gattini dalla pagina “cuccioli & cuccioli”. Poco dopo, indossate le pantofole bianche con piume rosa in acrilico, la signora Lia va in cucina, prende il caffè e condivide nell’ordine: l’ultima diretta Facebook di Matteo Salvini, un post dell’eurodeputato Matteo Ciocca contro i “criminali ROM” e una fake news sulle “tendopoli di Amatrice” sotto 6 metri di neve nel mese di agosto dalla pagina “Figli di Putin”. La stessa bufala era già stata condivisa due ore prima dal marito Salvatore, uomo sovrappeso sulla cinquantina con una calvizie in stato avanzato, che dal suo Fiorino bianco, tra una consegna e l’altra, si divide tra la pagina “donne a cui piace mostrarsi”, quella di Matteo Salvini dove scrive ogni giorno sei commenti “forza Capitano siamo tutti con te!” e quella di Laura Boldrini dove lascia quattro righe di insulti sgrammaticati rivolti all’ex Presidente della Camera e ai “finti rifugiati palesrtrati con vestiti firmati cellulari di ultima generazione” portati in Italia dai “comunisti radical chic col Rolex” per farla invadere.

La signora Lia e suo marito Salvatore sono due esempi neanche troppo di fantasia di quel pezzo di popolo italiano oggi inglobato in una sorta di “macchina dell’odio” che agisce ormai da anni sui social network, persone inconsapevoli usate per il costante “volantinaggio virtuale” di una propaganda violenta che fomenta i bassi istinti e trasforma le delusioni, le frustrazioni e le invidie di tanti in un odio che indirizza verso dei bersagli facili: migranti, donne, minoranze religiose, rom, Ong, politici e giornalisti. Il più grande istigatore di odio d’Italia, in questo momento storico, è il vicepremier e Ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Lui e molti esponenti del suo partito e del satellite Fratelli d’Italia sono i più attivi nel diffondere contenuti che diventano virali perché mettono in cattiva luce alcune categorie di persone individuate come “nemici”. Accade così che un meme o una notizia di cronaca spesso presa da fonte incerta, diventino un pezzo di comunicazione post-politica che viene diffuso su pagine ufficiali, non ufficiali e profili falsi di twitter e facebook. Al resto pensano la signora Lia e suo marito Salvatore.

Dal 2016 Amnesty International Italia lavora sulla piaga dell’odio che si diffonde sui social network, monitorando profili e pagine di politici, specie in occasione delle campagne elettorali. L’ultimo “barometro dell’odio” è stato presentato subito dopo le ultime elezioni europee ed ha coinvolto 180 attivisti che nell’arco di 6 settimane hanno seguito le campagne social di 416 candidati, valutando 100.000 contenuti. Uno su dieci è risultato offensivo e/o discriminatorio o hate speech. Lo scopo di Amnesty è quello di far luce sul problema e proporre delle soluzioni di contrasto all’hate speech in sinergia con centri di ricerca accademici e osservatori accreditati come Carta di Roma, Osservatorio di Pavia, Unar, Fondazione Bruno Kessler e altri.

Il rapporto di Amnesty è un’istantanea a tratti inquietante della degenerazione umana, morale e culturale di un pezzo di paese e sul modo con cui esso viene istigato. Il leader incontrastato della “macchina dell’odio” è, come detto in precedenza, il Ministro dell’Interno. Nel periodo della rilevazione, sui suoi canali social ci sono state 2.188.168 interazioni, più di tre volte e mezzo quelle del leader del Movimento 5 Stelle, Luigi di Maio. Il “lavoro” social del costoso staff della comunicazione di Salvini si concentra sull’individuazione di alcuni argomenti particolarmente divisivi, sulla produzione di contenuti (post, tweet) che possano istigare le reazioni del pubblico e sulla loro diffusione su canali ufficiali e non. Il tema più presente nelle 6 settimane di monitoraggio è stato ovviamente quello dei rifugiati con il 12,2% di incidenza sul totale. Il 41,6% dei contenuti sull’argomento è risultato offensivo e/o discriminatorio come il 52,6% dei commenti degli utenti. Nello stesso periodo il capo della Lega ha speso 128.782 euro di sponsorizzate su Facebook, l’equivalente di 9.163.991,54 rubli. Di Salvini anche i tre post più commentati, mentre a dominare le classifiche di quelli che hanno generato più commenti offensivi e hate speech è l’eurodeputato del suo partito Angelo Ciocca.

La diffusione pianificata dell’odio tramite i social network è sempre più un’emergenza e continuare a prenderla sotto gamba potrebbe indebolire ulteriormente la tenuta democratica degli Stati, ancor più in un paese come l’Italia dove la democrazia è fragile e da sempre milioni di persone tendono ad affidarsi al pifferaio magico di turno. L’odio cova sulle frustrazioni, sulle invidie e sulle delusioni, cammina sulle pantofole bianche con piume rosa in acrilico della signora Lia, quelle che il marito Salvatore guarda con disprezzo mentre sogna corpi perfetti di modelle russe e una vita che non vivrà mai.

 

fonte: https://www.glistatigenerali.com/partiti-politici/cosi-salvini-e-i-suoi-diffondono-odio-in-rete-il-rapporto-di-amnesty/?fbclid=IwAR39IgFzfRvmjqo4D4IdwYSnxBU6vFhl9cJHc3wSvlimLVRaKUvCDHdTxXw

“Prima i tos-ca-ni”? No, prima la grammatica, bestie ignoranti e leghiste!

 

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“Prima i tos-ca-ni”? No, prima la grammatica, bestie ignoranti e leghiste!

I consiglieri della Lega nel Consiglio Regionale toscano si sono presentati indossando delle maglie con il logo del proprio partito e una scritta che composta era “Prima i toscani”. rivisitazione del famoso slogan “prima gli italiani”.

Non c’era però bisogno di mettere anche il logo sulle magliette. La firma già c’era: l’errore imperdonabile anche per un bambino di terza elementare…

Un errore madornale per i leghisti che hanno fatto una divisione in sillabe errata, dividendo l’ultima parola in modo errato. Infatti non è “Tos”, “ca”, “ni”, bensì la versione corretta sarebbe “to”, “sca”, “ni” (lo spieghiamo ai leghisti che ci leggono, i bambini di terza elementare sono già a terra a sbellicarsi dalle risate).

Nella foto i conigliere:  Marco Casucci, Roberto Biasci, Roberto Salvini, Luciana Bartolini, Susanna Ceccardi e Jacopo Alberti…

“Prima i tos-ca-ni”… No, forse sarebbe meglio passare prima a scuola.

By Eles

L’unica impronta che lascerete nella Storia sarà il vostro odio – Perché dalla Storia non si scappa…!

 

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L’unica impronta che lascerete nella Storia sarà il vostro odio – Perché dalla Storia non si scappa…!

Non si scappa dalla Storia. Nel suo essere ciclica ci mette sempre di fronte agli errori che pensavamo di esserci lasciati alle spalle. In questo periodo stiamo vivendo l’ennesimo ciclo in cui un popolo assume i tratti più brutali di chi ha scelto per governarli, in attesa di rinnegarli. Tutto questo può durare un anno o un ventennio, poi si fingerà di non aver mai indossato quelle maschere, di aver sempre rifiutato l’assimilazione. Ma la Storia, dimenticata da molti, continua a conservare il dono della memoria e della testimonianza.

Lo spirito del popolo corrente, il volksgeist in salsa gialloverde, non è altro che una rielaborazione delle esperienze passate. Gli italiani hanno assorbito e poi rinnegato un ventennio fascista, mezzo secolo di Democrazia Cristiana, gli anni del berlusconismo, la breve avventura del renzismo, per arrivare a sostenere una creatura ibrida che riassume il peggio di questi cicli nel governo bicefalo che finge di essere a misura del popolo, quando in realtà non fa altro che manipolarlo. Le minacce di stupro rivolte a Carola Rackete non sono un tratto distintivo del cittadino italiano, ma il risultato di anni di abbrutimento che vanno  dalla bambola della Boldrini ai deliri di Pillon, dall’invito all’odio gratuito – specialmente contro le donne – all’imbarbarimento social(e). Se i partiti adesso al governo sono nati da un “Vaffanculo” e da un “Ce l’ho duro”, non ci si può stupire per la deriva raggiunta nel dibattito pubblico.

Il risultato è una difesa costante dell’operato del governo da parte dei suoi sostenitori, non tanto per l’apprezzamento di leggi o decreti, quanto perché proteggere il governo vuole dire tutelare se stessi e la propria credibilità. L’appartenenza politica è diventata una fede calcistica, un credo religioso o, più semplicemente, il supporto per il personaggio preferito di un reality show. Un sostenitore del M5S usa lo stesso lessico di Di Maio o Di Battista, uno della Lega parla come Salvini. Il cortocircuito dell’alleanza basata sul contratto di governo ha creato un circo a tratti surreale, con grillini che esclamano “la pacchia è finita” e leghisti che fanno il segno delle manette. Molti di questi elettori un tempo erano fieri difensori delle nipoti di Mubarak e del bunga bunga, scudocrociati o missini di lunga data. Addirittura qualcuno votava Pci, mentre altri tifavano per l’eruzione dell’Etna e il Vesuvio, prima di scoprire che il “nemico” si trova a sud di Lampedusa.

 

Quello che gli elettori non sanno, o fingono di non sapere, è che domani saranno i pasdaran di qualcun altro. Quando vengono descritti i periodi bui, le dittature sanguinose o i capricci del potente di turno si tende a dimenticare che i mostri di ieri avevano il sostegno del popolo. È questo che le scuole dovrebbero insegnare come monito: la principale mostruosità del fascismo è stata quella di aver reso fascisti gli italiani. Qualsiasi degenerazione della politica ha sempre una nutrita scia di seguaci. I discorsi di Mussolini al balcone di Piazza Venezia non fanno orrore per le sue parole, ma per l’acclamazione della folla che c’era sotto ad applaudirli. Il gerarca nazista Hermann Göring, fondatore della Gestapo, sosteneva che “Il popolo può sempre essere sottomesso al volere dei leader. È facile. Tutto ciò che devi fare è dir loro che sono sotto attacco e denunciare i pacifisti per la loro mancanza di patriottismo che mette a rischio il Paese. Funziona allo stesso modo in qualunque nazione”. In Italia questo meccanismo ha già funzionato una volta, e sta funzionando anche oggi.

Salvini ha creato il nemico, ha convinto il popolo di essere sotto attacco e minaccia i “pacifisti” – anche se oggi va più di moda il termine “buonisti” – ovvero chi salva le vite in mare, chi si batte per i diritti umani, chi protesta contro le barbarie sdoganate da questo governo. Salvini non si limita a criticarli, ma li mette alla gogna nella sua piazza social. Il popolo così si sente minacciato sia dai migranti che dai portatori di messaggi di pace, considerati “buonisti”. E pazienza se Carola Rackete è stata liberata per aver “agito nell’adempimento di un dovere, quello di salvare vite umane in mare”. Si tratta di un cavillo per gli odiatori seriali che l’hanno già condannata in via definitiva definendola una scafista e traghettatrice di esseri umani che lucra sulla loro pelle e che quindi, in quanto donna, merita lo stupro.

Adesso vengono legittimati i pensieri più atroci, quelli che un tempo non venivano pronunciati nemmeno a bassa voce nel peggior bar del paese. Oggi i rappresentanti politici hanno fatto della rabbia dei loro sostenitori uno scudo e un’arma contro i loro oppositori, rendendo impossibile criticare ogni loro decisione: parlando negativamente del trattamento riservato ai migranti si viene immediatamente marcati come anti-italiani che non pensano ai nostri terremotati e ai problemi della povera gente. Salvini aveva bisogno di un grimaldello per arrivare al potere e l’ha trovato nell’altro partito populista italiano: il M5S.

Quando tra qualche anno i libri di storia analizzeranno la situazione attuale, il M5S verrà ricordato come la costola minore della Lega, il partito di ingenui che non si è accorto di essere stato fagocitato da Salvini – anche perché non sono poi così diversi da lui. Dovevano essere un argine, ma si sono rivelati un passepartout per ogni forma di razzismo e xenofobia del loro alleato di governo. Luigi Di Maio ha commentato la liberazione di Carola definendosi sorpreso, scrivendo un post su Facebook che sembra scritto dalla penna verde (con tinte nere) di Salvini. I grillini si sono appoggiati alle politiche del leader leghista, gli hanno regalato il più grande successo elettorale nella storia della Lega  e, non contenti, continuano a scodinzolare per ogni sua presa di posizione. Oltre che per una disastrosa gestione dell’economia italiana, saranno ricordati per aver avallato ogni pericolosa trovata leghista e per aver dato il via a un periodo di odio che ha distrutto il buonsenso italiano. Quello vero, non quello di Salvini.

Un giorno i sostenitori di questo governo dovranno fare i conti con il peso delle loro scelte. Non per una preferenza sulla tessera elettorale, ma per la successiva trasformazione che li ha resi identici ai rappresentanti che idolatrano. La reale vittoria di Salvini è stata quella di aver creato un esercito di Salvini: alcuni erano dei Salvini in sonno, altri dei Salvini inconsapevoli, altri ignorano semplicemente il meccanismo che hanno autorizzato con il loro voto e appoggio alla Lega. In pochi sanno di essere dalla parte sbagliata della Storia, come non lo sapevano i fascisti, i succubi dei tiranni e i sostenitori di ideologie e leggi disumane. Si tratta di una suggestione collettiva, una voce che si ingrossa giorno dopo giorno fino a creare un chiasso per loro confortante, perché sono in tanti e quindi si giustificano a vicenda.

Di conseguenza, credono che le minoranze siano in errore. Per questo Gino Strada è un mascalzone, Don Ciotti un ciarlatano, Andrea Camilleri una cariatide invidiosa del Capitano. Un giorno passeggeranno in Viale Strada, in piazza Ciotti, in via Camilleri e si renderanno conto di aver sbagliato. Per i loro idoli del momento non sarà concessa nemmeno la damnatio memoriae, perché tutti possano ricordare. O almeno provare a farlo, fino a quando troveranno un altro leader così piccolo da sembrare “uno di loro” e dare il via a un nuovo ciclo.

fonte: https://thevision.com/politica/impronta-storia-odio/

La moralità leghista: …e poi scopri che Angela Maraventano, la leghista che urlava contro Carole perché aveva infranto le leggi Italiane, è un evasore fiscale con una condanna a 3 anni – Per questa gente le leggi si possono infrangere per fottersi i nostri soldi, non per salvare vite umane…!

 

Angela Maraventano

 

 

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La moralità leghista: …e poi scopri che Angela Maraventano, la leghista che urlava contro Carole perché aveva infranto le leggi Italiane, è un evasore fiscale con una condanna a 3 anni – Per questa gente le leggi si possono infrangere per fottersi i nostri soldi, non per salvare vite umane…!

Chi no ricorda lo Spot Governo anti evasione fiscale di qualche anno fa: evasore fiscale = parassita della società…

Ha gridato davanti alla nave Sea Watch appena attraccata parlando di legalità, portando dietro di sé tutti i suoi sostenitori della Lega a Lampedusa. Il suo nome è Angela Maraventano, ristoratrice e politica di professione, ex senatrice del Carroccio ed ex vicesindaco dell’isola e di Linosa.

Le sue urla chiedevano legalità in una terra che – secondo lei – non ne ha più per colpa dei migranti.

Peccato che nel 2012 fu proprio lei a esser condannata per non aver versato quanto dovuto all’Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale. Si trattava dei contributi di un dipendente che lavorava nel suo ristorante. La condanna ammontava a tre mesi di carcere e 300 euro di multa, qualcosina in meno di quanto chiesto dal pm. Il pubblico ministero aveva proposto la condanna a 4 mesi e 400 euro di multa.

Legalità a giorni alterni, perché dalla politica – lo sappiamo – non ci si può attendere coerenza. Soprattutto per i leghisti, per i quale la legalità vale finché non si devono fottere i soldi nostri (Vedi 49 milioni).

Ed è così che il parassita della società Angela Maraventano ha deciso di mettersi in mostra gridando la propria ribellione contro i migranti e la Sea Watch: «Non fate scendere nessuno perché stasera ci scappa il morto»

Ma voi votatele questa gente, state sereni e votatela…!

 

L’Ex tesoriere della lega Belsito assolto, ora sfida Salvini: “Confronto sui 49 milioni – Invito Matteo Salvini a un confronto pubblico sui 49 milioni di euro: insieme, in diretta tv, vediamo cosa ne esce” – Scommettiamo che Cuor di Leone Salvini non accetterà?

 

Belsito

 

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L’Ex tesoriere della lega Belsito assolto, ora sfida Salvini: “Confronto sui 49 milioni – Invito Matteo Salvini a un confronto pubblico sui 49 milioni di euro: insieme, in diretta tv, vediamo cosa ne esce” – Scommettiamo che Cuor di Leone Salvini non accetterà?

Belsito assolto sfida Salvini: «Confronto sui 49 milioni»
Per i giudici l’ex tesoriere non faceva parte di una associazione a delinquere. Adesso invita il leader a un faccia a faccia in diretta tv sui soldi scomparsi
Occorre una buona memoria per ritornare a quel 2012, ai 7 milioni della Lega (allora ancora) Nord finiti in Tanzania, al partito che implode e crolla al 4%, e al potere di quell’oscuro tesoriere genovese, cresciuto silenziosamente, fino a trasformarlo nel crocevia di ogni cosa: sottosegretario, vicepresidente di Fincantieri, terminale di quella che per i pubblici ministeri era una lobby di potere da cui passavano appalti milionari. Sono passati sette anni da allora, è cambiato tutto.
Francesco Belsito assomiglia a un cittadino comune, mentre la Lega governa ed è uscita dalle elezioni Europee con il 32%. E ora che i giudici di Genova sostengono che non vi fosse alcuna associazione a delinquere, Belsito riserva una frecciata direttamente per il ministro dell’Interno, il leader del partito che dopo quello scandalo lo ha cacciato con ignominia: «Mi hanno dipinto come la pietra dello scandalo.
Ma io ho amministrato denari del partito, li ho distribuiti, e ho affrontato da solo ogni processo. Oggi, di fronte a questa assoluzione, invito Matteo Salvini a un confronto pubblico sui 49 milioni di euro: insieme, in diretta tv, vediamo cosa ne esce».
fonte e video QUI