Milena Gabanelli: Fake news? “Altro che bufale, sono più pericolose le scelte dei politici”

 

Milena Gabanelli

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Milena Gabanelli: Fake news? “Altro che bufale, sono più pericolose le scelte dei politici”

Milena Gabanelli, il Viminale e la Polizia hanno presentato un progetto per contrastare la diffusione delle fake news in campagna elettorale: non si sta esagerando?

Se la polizia postale risponde velocemente ad un cittadino che chiede se è vero o no che c’è stato un attentato a Canicattì, benissimo. È un po’ esagerato metterla giù così pomposa, quando la polizia postale fa già questo di professione. C’è un aspetto deterrente: magari qualcuno si spaventa a raccontare palle e ne racconta meno. Terza ipotesi: il Viminale sa che c’è in corso una campagna sotterranea e mirata di disinformazione, e si sta attrezzando. Ma questo si può fare senza grandi annunci, credo.

Dagli Stati Uniti importiamo moniti sul rischio dell’inquinamento del voto per colpa di fake news confezionate dai russi: possono davvero influenzare le scelte degli italiani?

Mi preoccupano di più le scelte dei politici.

Lei ha studiato profondamente il fenomeno delle fake news e ha scritto che è “difficile e pericoloso decidere chi debba diventare arbitro della verità”, anche perché su Internet distinguere fra satira, teoremi sulle notizie o anche solo una lettura diversa degli avvenimenti è complesso. A chi spetta, però, vigilare sulla corretta informazione e con quali strumenti?

Ci sono strumenti elementari, come quello di controllare se chi pubblica la notizia ha un nome e cognome reale, se la notizia è riportata da qualche altro sito, se le date corrispondono. Tutto questo è possibile attraverso i motori di ricerca. Internet è un mondo bellissimo, ma insidioso. Le scuole dovrebbero insegnare ai ragazzi, che sono i maggiori fruitori, come ci si orienta, ma ci arriveremo come al solito in ritardo.

Perché si crede che le fake news siano un’esclusiva della Rete?

Perché sul web è più facile e virale: chiunque può raccontare quello che vuole in forma anonima. Il web ha solo fatto esplodere le debolezze di un sistema con poca reputazione, e che quindi non può nemmeno alzare tanto la voce. Le testate e le firme autorevoli, infatti, ne hanno risentito meno e sono diventate anche più ricercate.

Non pensa che i giornali italiani siano impegnati più nella polemica politica a contrastare presunte fake news che a produrre le news?

È un esercizio facile, molto di moda, non richiede impegno e fa comodo a tutti, tranne ai lettori, o telespettatori, o utenti, che alla fine ingoiano spesso aria fritta

In questi giorni si celebrano il film The Post e gli scoop degli anni 70 delNew York Times e del Washington Post, simboli del giornalismo più puro: quello che scrivono è vero. Per i giornali italiani, invece, la percezione è opposta. Di chi è la colpa? E quando i lettori hanno smesso di confidare – nel senso di avere piena fiducia – nei giornali italiani?

Non è una percezione solo italiana. Però non sarei così drastica. I lettori italiani, come quelli di tutto il mondo, hanno le loro abitudini, e credono ai giornali che gli raccontano il mondo come lo vedono loro. Quante volte sentiamo dire “i nostri lettori si attendono che gli diciamo questo o quest’altro?”. La distorsione sta proprio qui. E poi c’è un calo generale del senso della reputazione, che di solito dovrebbe fare la differenza.

Una domanda sulla Rai, sul dibattito fra artisti e giornalisti nel servizio pubblico. Uno come Vespa – che col contratto di artista è riuscito a ottenere un compenso oltre il tetto di 240.000 euro – può raccontare la campagna elettorale?

È un’anomalia tutta Rai: se non sei inquadrato in una testata giornalistica (Tg1, Tg2, Tg3, Rainews, e relative rubriche), ma negli spazi delle reti, sei contrattualizzato come autore o conduttore (a meno che tu non sia un giornalista dipendente). In questo modo l’azienda non deve versare i contributi Inpgi, ma all’Enpals (oggi Inps), che sono più bassi. Ho condotto per vent’anni Report e non sono mai stata contrattualizzata come giornalista, pur essendo iscritta all’Ordine, che a sua volta non ha mai fatto nulla per modificare questa anomalia. Ciò detto, tutto il mondo sa che Vespa è un giornalista, quindi il tema è il compenso o l’argomento di cui si occupa?

 

 

fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/altro-che-bufale-sono-piu-pericolose-le-scelte-dei-politici/

Sacchetti ortofrutta – Ancora Fake News del Pd a firma di Alessia Morani: “Se costa oltre 2 cent è illegale” e…

 

Fake News

 

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Sacchetti ortofrutta – Ancora Fake News del Pd a firma di Alessia Morani: “Se costa oltre 2 cent è illegale” e…

Sui sacchetti biodegradabili dell’ortofrutta a pagamento dal 1 gennaio stanno girando parecchie bufale e goffi tentativi di aggiramento della legge. Sembrerebbe impensabile, ma quella più incredibile arriva proprio dal partito di maggioranza, cioè gli stessi che hanno approvato la legge: il Pd.

L’infografica

Sulla pagina Facebook ufficiale dei democratici, infatti, è comparsa un’infografica, curata dalla deputata Alessia Morani, elaborata a titolo di chiarimento. Tra le informazioni fornite, l’ultima, è palesemente falsa. Il testo, infatti, recita: “In caso vi sia chiesto un contributo superiore ai 2 centesimi per sacchetto, sappiate che è ILLEGALE.Dovete denunciarlo alle istituzioni o alle associazioni dei consumatori”.

Ma la norma non ne parla

Ma la normativa, la legge di conversione n. 123 del 3 agosto 2017 pubblicata in Gazzetta ufficiale lo scorso 12 agosto, non fa menzione da nessuna parte a una soglia massima di prezzo. Una bufala appunto. Strano che la vice-capogruppo del Pd alla Camera, la forza politica che tira le fila del Governo, si sia dedicata a un approfondimento di chiarimento, senza conoscere adeguatamente la legge.

L’altra gaffe in un commento

Come dimostra anche la risposta della stessa deputata Morani a un commento di critica sulla sua bacheca: “Basta portarsi dietro i sacchetti comprati anche il giorno dopo”, per evitare di pagarli di nuovo. Ma anche questo è falso. La legge vieta di utilizzare sacchetti portati da casa per motivi igienici. Com’è prevedibile, altre polemiche si abbatteranno sui dem, come quella legata alle voci che vorrebbero la legge approvata per favorire Katia Bastioli, ad di Novamont (produttrice di biosacchetti) e vicina a Renzi. Ma al di là dei sospetti, la legge andava approvata, come richiesto da una direttiva europea.

 

tratto da Il Salvagente

https://ilsalvagente.it/2018/01/03/sacchetti-la-bufala-del-pd-se-costa-oltre-2-cent-e-illegale/29936/

Ricapitoliamo: la Ministra Fedeli, quella che si è inventata una laurea inesistente nel suo curriculum ora vuole promuovere lezioni anti-bufala nelle scuole?

 

Ministra Fedeli

 

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Ricapitoliamo: la Ministra Fedeli, quella che si è inventata una laurea inesistente nel suo curriculum ora vuole promuovere lezioni anti-bufala nelle scuole?

Leggiamo da Il Secolo D’Italia che la Ministra Fedeli, sedicente laureata finchè il web non l’ha smascherata, ora vorrebbe promuovere lezioni anti-bufale nelle scuole.

Cose che possono capitare solo in Italia…

Da Il secolo D’Italia
L’ultima del tandem Boldrini-Fedeli: lezioni anti-bufala nelle scuole italiane

L’ultima idea del tandem Boldrini-Fedeli, per rieducare gli italiani alle buone maniere, in tema di informazione, la presidente della Camera l’ha affidata alle pagine del quotidiano americano New York Times: vuole promuovere le lezioni di “bufale” nelle scuole italiane, per aiutare i ragazzi a comprendere il falso che si nasconde dietro la valanga di notizie divulgate sulla rete. L’esperimento anti-fake, ideato in collaborazione con il ministro della Pubblica Istruzione, Valeria Fedeli, dovrebbe riguardare migliaia di scuole italiane, secondo la presidente della Camera, che al New York Times spiega: «Bisogna dare ai giovani gli strumenti per interpretare il web e farlo in maniera attiva. Se i giovani hanno gli strumenti per capire quel che è vero e quel che è falso, si difendono meglio nel web e lo usano in modo più appropriato. L’obiettivo di questo progetto è fare, di loro, soggetti capaci di difendersi dalle insidie del web. Con una battuta, potrei dire che diventano cacciatori di bufale, in grado di smascherare  chi usa la menzogna o per arricchirsi o per infangare qualcun altro».

Il riferimento, a quanto pare, è soprattutto a sè stessa, visto che la Boldrini da anni si lamenta del trattamento riservatelo dai social media e delle invenzioni su di lei per screditarla. Nel merito del progetto, bisognerà attendere il 31 ottobre, quando la Boldrini parteciperà ad una iniziativa col ministro Fedeli: «Questo progetto oggi è considerato così interessante che il New York Times ci ha dedicato la prima pagina> – ha spiegato Boldrini – non solo: ci chiamano da altri Paesi per replicare il nostro modello». Non sarà anche questa una fake-news?

fonte: http://www.secoloditalia.it/2017/10/lultima-del-tandem-boldrini-fedeli-lezioni-anti-bufala-nelle-scuole-italiane/

Anche Voi avrete sentito o letto che la Raggi è stata rinviata a giudizio… Vi sorprenderebbe sapere che è una BUFALA sostenuta dai media per screditare Lei ed i Cinquestelle? Sì, Vi sorprende? Allora, cari ingenui, non avete capito ancora niente!

Raggi

 

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Anche Voi avrete sentito o letto che la Raggi è stata rinviata a giudizio… Vi sorprenderebbe sapere che è una BUFALA sostenuta dai media per screditare Lei ed i Cinquestelle? Sì, Vi sorprende? Allora, cari ingenui, non avete capito ancora niente!

Leggo dei titoli sui giornali online per cui la Raggi sarebbe rinviata a giudizio. Questo è FALSO. Rispetto a gennaio, il pm chiede l’archiviazione su due ipotesi di reato, quindi al contrario di quanto si voglia far credere, la condizione processuale della Raggi si alleggerisce. Rimangono ancora in piedi le indagini sulla nomina di Romeo e sulla lettera aCantone. Ora la Raggi accederà all’incartamento, avrà 20 giorni di tempo per depositare una memoria e anche rendere interrogatorio, per convincere il pm. Il pm avrà a sua volta la possibilità di chiedere un supplemento di indagini al gip, oppure archiviare, oppure chiedere il rinvio e ancora spetterebbe sempre al gup decidere. Quindi LA SITUAZIONE DA GENNAIO PER LA RAGGI È MOLTO MIGLIORATA venendo a cadere l’accusa principale per abuso sulla nomina di Marra. Perché invece sui giornali ed in TV si dice l’esatto contrario? (Il sottotitolo della Gruber da denuncia)
cit. S.R.
Guarda QUI il vergognoso video in cui la giornalista La7 si inventa che è stato chiesto rinvio giudizio per falso e abuso…!?!

 

Ancora bufale contro il M5s – A Porta a Porta sotto accusa la gestione dei rifiuti nella Roma della Raggi – Peccato che la monnezza era del Pd di Marino!

 

 

Porta a Porta

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Ancora bufale contro il M5s – A Porta a Porta sotto accusa la gestione dei rifiuti nella Roma della Raggi – Peccato che la monnezza era del Pd di Marino!

 

Nell’era delle bufale per le quali il web viene demonizzato, stiamo osservando un fenomeno altrettanto preoccupante, si tratta infatti di quelle bufale che vengono spacciate per verità, utilizzando i canali d’informazioni tradizionali come televisioni e giornali. Queste sono le bufale più pericolose perché in automatico l’utente che ne viene investito le da per vere con la classica frase: “se lo hanno detto in televisione, vuol dire che è vero”…

Ecco l’ennesima bufala di Stato a firma Mamma Rai. Una bufala istituzionale, perché mandata in onda su un programma conosciuto da tutti gli italiani, si tratta infatti del programma su Rai 1 condotto da Bruno Vespa, Porta a Porta.

Riportiamo il comunicato/denuncia apparso sulla pagina di Vito Crimi che ci informa dell’accaduto:

“Senza parole. “Porta a porta” usa un’immagine con rifiuti in strada risalente a tre anni fa (giunta Marino) per spacciarla come attuale e menarla sull’emergenza rifiuti a Roma. E questo sarebbe “servizio pubblico”? Vergognati, Vespa.”

A questo link è possibile vedere la notizia riportata in data 5 agosto 2014 con quella stessa foto che oggi ci viene detta essere la situazione di Roma, una vera bufala insomma.