Salvini sul ‘Salva-Roma’: “Noi regali non ne facciamo” …Per rinfrescargli la memoria: 2008, sindaco Alemanno, il governo Berlusconi vara l’unico vero ‘Salva-Roma’ e la lega vota compatta a favore, compreso Salvini…

 

Salva-Roma

 

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Salvini sul ‘Salva-Roma’: “Noi regali non ne facciamo” …Per rinfrescargli la memoria: 2008, sindaco Alemanno, il governo Berlusconi vara l’unico vero ‘Salva-Roma’ e la lega vota compatta a favore, compreso Salvini…

Da Fanpage:

Salvini protesta, ma nel 2010 la Lega votò per risanare il debito di Roma con i soldi dello Stato

Nel 2010 la Lega Nord ha avallato la scelta dell’allora governo Berlusconi di concedere aiuti economici statali per risanare il debito di Roma. Dal 2011 il Ministero dell’Economia e delle Finanze versa 300 milioni i euro l’anno per ripianare i debiti giganteschi della Capitale. Il Campidoglio, grazie a parte dei soldi dell’addizionale Irpef pagata dai contribuenti romani, versa 200 milioni l’anno per risanare il debito.

In queste ore Matteo Salvini sta protestando duramente contro il cosiddetto ‘Salva Roma’, la norma inserita nel ‘dl crescita’ che trasferirebbe allo Stato una parte del gigantesco debito della Capitale. L’obiettivo, come ha spiegato la sindaca Raggi con le note ‘molliche di pane’, è consentire di rinegoziare i tassi di interesse dei mutui e permettere così un risparmio di denaro per le casse pubbliche e per i cittadini. Oggi i 5 Stelle, ma anche il deputato del Partito democratico, Luigi Marattin, hanno attaccato il ministro degli Interni su un punto: nel 2010 è stato lui, o meglio il suo partito, la Lega, a votare affinché il debito della ‘Città Eterna’ venisse pagato anche con i soldi dello Stato. “Nel 2008, il governo Berlusconi ha varato il cosiddetto ‘Salva-Roma’. Cioè ha avviato una gestione commissariale che prevede, ogni anno, la spesa di 500 milioni di euro l’anno di soldi pubblici. Per intenderci: ogni anno gli italiani pagano un pezzo del debito di Roma grazie alla legge fatta dal governo di centrodestra. L’unico vero ‘Salva-Roma’ lo ha fatto nel 2008 il governo Lega-Berlusconi, con Alemanno sindaco. L’allora giovane deputato Matteo Salvini votò a favore”, si legge sul blog delle Stelle. D’accordo il deputato dem Luigi Marattin: “Dice che non vuole che i debiti di Roma finiscano sulle spalle dello Stato? Forse non si e’ accorto che questo fu fatto nel 2010, con la Lega al governo e il suo collega sovranista Alemanno in Campidoglio. Noi rifiutiamo la logica del travisare i fatti per mera convenienza politica. Non lo meritano i cittadini romani e non lo meritano tutti gli italiani”.

La storia del debito di Roma
La storia del debito di Roma comincia il 28 aprile del 2008: Gianni Alemanno batte Francesco Rutelli al ballottaggio e diventa il nuovo sindaco di Roma. Si accorge che le casse del Comune sono vuote e anzi a pesare sui bilanci della Capitale è un debito gigantesco di diversi miliardi di euro. Nei mesi successivi ottiene dal governo ‘amico’ guidato da Silvio Berlusconi un decreto legge, il 112 del 2018, che la nomina di Alemanno a Commissario Straordinario “per la ricognizione della situazione economico-finanziaria dello stesso Comune e delle società da esso partecipate e per la predisposizione ed attuazione di un piano di rientro dall’indebitamento pregresso”. La gestione commissariale, con tutti i debiti accumulati prima del 28 aprile 2008, avrà un bilancio separato rispetto alla gestione ordinaria del Comune di Roma. Una ‘bad company’ dove scaricare il debito di Roma. E ad amministrarla, per due anni, è lo stesso sindaco Alemanno.

I soldi dello Stato arrivano solo nel 2010, con il decreto numero 78 del 31 maggio su “Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività
economica”. Viene costituito un fondo con apposito capitolo di bilancio del Ministero dell’Economia e delle Finanze con una dotazione di 300 milioni di euro l’anno a decorrere dal 2011. In più ci sono 200 milioni che vengono presi dai tributi di Roma Capitale, in pratica grazie a un amento dello 0,4 per cento (massimo. L’addizionale è dello 0,9 per mille, con lo 0,4 che serve a ripagare il debito) sull’addizionale Irpef e 1 euro a passeggero per chi parte con l’aereo dagli scali della Capitale.

A quanto ammonta il debito di Roma
Il debito di Roma Capitale certificato nel luglio del 2010 ammontava a 22,4 miliardi di euro. Nel 2014, per stessa ammissione del nuovo commissario al debito, Massimo Varazzani, era sceso a 14,9 miliardi di euro interessi compresi. Per smaltirlo al ritmo attuale si arriverà al 2039. Pochi mesi dopo l’allora commissario del governo ed ex assessore al Bilancio della giunta Marino, Silvia Scozzese, quantificò il debito in una cifra pari a 13,6 miliardi di euro. Consisteva e consiste tuttora in mutui stipulati prima del 2008 e in penali sulle espropriazioni. Secondo la sindaca Raggi il debito attualmente ammonta a 12,8 miliardi di euro.

In un’intervista rilasciata al Messaggero, l’ex commissario al debito Varazzani spiegava le difficoltà nel rinegoziare i tassi dei mutui:

“Di fondo c’è un’idea comune, quella di poter rinegoziare i vecchi mutui del Comune di Roma. Questo piano, poi, ha diverse declinazioni: c’è chi dice che si potrebbero sostituire i vecchi mutui con un nuovo maxi mutuo concesso dalla Cassa Depositi e Prestiti a tassi più bassi, e chi dice, addirittura, che il Tesoro potrebbe anticipare circa 9 miliardi di euro senza interessi per 30 anni. Estinguendo anticipatamente i vecchi mutui e quindi pagando meno interessi, è la tesi, si potrebbe ridurre il contributo di 200 milioni a carico dei romani in modo da abbassare, meritoriamente, l’aliquota Irpef. 1.686 contratti relativi ai vecchi mutui, 1.491 sono stipulati con la Cassa Depositi e Prestiti, e la loro estinzione anticipata prevede pesanti penali. Il mancato incasso delle penali da parte Cdp potrebbe configurare un danno erariale. La Cassa Depositi e Prestiti non può, per legge, rinegoziare i mutui senza un provvedimento di carattere generale, essendo tenuta a praticare tempo per tempo condizioni uniformi per tutti i prenditori della specie”.

continua su: https://roma.fanpage.it/salvini-protesta-ma-nel-2010-la-lega-volle-risanare-il-debito-di-roma-con-i-soldi-dello-stato/
http://roma.fanpage.it/

 

Ma noi siamo Italiani… I Gilet Gialli francesi sono 13 settimane che mettono a ferro e fuoco il Paese. I Gilet Gialli Italiani? Manifestazione a Roma, si presentano solo in due…!

 

Gilet Gialli

 

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Ma noi siamo Italiani… I Gilet Gialli francesi sono 13 settimane che mettono a ferro e fuoco il Paese. I Gilet Gialli Italiani? Manifestazione a Roma, si presentano solo in due…!

 

Gilet Gialli la manifestazione a Roma è un flop: si presentano solo in due

gilet gialli italiani hanno indetto una manifestazione in piazza della Repubblica a Roma, ma denunciano di essere stati boicottati: “Abbiamo annullato la manifestazione perché abbiamo la questura addosso e proprio qui i sindacati hanno deciso di tenere il loro corteo, abbiamo voluto evitare conflittualità”. Sulla vicinanza espressa dal Movimento 5 Stelle ai gilet gialli francesi, sostengono: “Noi non riconosciamo questo governo e anche i gilet gialli francesi hanno preso le distanze da Di Maio”.

Un altro barcone con 100 migranti imbarca acqua. A bordo potrebbero esserci morti, tra cui anche un bambino. La situazione è disperata – La drammatica telefonata: “Presto non riuscirò più a parlare perché sto congelando” … Ma vuoi mettere la soddisfazione di non avere migranti tra le palle?

 

migranti

 

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Un altro barcone con 100 migranti imbarca acqua. A bordo potrebbero esserci morti, tra cui anche un bambino. La situazione è disperata – La drammatica telefonata: “Presto non riuscirò più a parlare perché sto congelando” … Ma vuoi mettere la soddisfazione di non avere migranti tra le palle?

 

Migranti, barcone in difficoltà: in 100 a bordo, si temono morti. Alarm Phone: “Libia non risponde, stanno congelando”

Salvini-Di Maio accusano Macron: ipocrita sui migranti… ma intanto questi stanno crepando…!

L’allarme. Il barcone è stato segnalato da Alarm Phone, il sistema di allerta telefonico utilizzato per segnalare imbarcazioni in difficoltà. Il natante, che inizialmente non aveva chiesto aiuto, imbarca acqua. A bordo, secondo quanto segnalato, potrebbero esserci morti, tra cui forse anche un bambino. Un racconto drammatico quello delle telefonate che Alarm Phone ha ricevuto dalla cerretta in avaria al largo di Misurata, a circa 60 miglia dalla terraferma. «Presto non riuscirò più a parlare perché sto congelando». «A bordo sono tutti nel panico – scrive il sistema di allerta – il nostro staff sta cercando di calmarli, ma abbiamo sentito più volte persone urlare. La situazione è disperata».

Si, lo sappiamo che queste cose per noi nobili Italiani con la I maiuscola, quelli con il prersepe in casa ed il crocefisso a scuola, danno solo fastidio. Proprio ora che, grazie al Capitano, ci siamo tolti i migranti dalle palle esiamo tutti più tranquilli, ci devono rompere i coglioni con un centinaio di profughi che crepa…

Ma lo volete capire o no che vogliamo stare tranquilli e farci i cazzi nostri?

Capitano, pensaci TU…

By Eles

Casamonica – La prima ordinanza di sgombero risale al ’97: perché prima della Raggi i sindaci di Roma si sono ben guardati di abbattere le ville abusive?

 

Casamonica

 

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Casamonica – La prima ordinanza di sgombero risale al ’97: perché prima della Raggi i sindaci di Roma si sono ben guardati di abbattere le ville abusive?

 

Casamonica, M5S: ‘Prima ordinanza di sgombero nel ’97, perché i sindaci di Roma prima di Raggi non hanno abbattuto le ville?’

“Dov’erano i sindaci di Roma prima di Virginia Raggi quando i Casamonica costruivano ville abusive all’interno di siti archeologici?”.

Lo scrive su Facebook Paolo Ferrara, Presidente del Gruppo Capitolino M5S in Campidoglio.

“La prima ordinanza di sgombero e demolizione risale al 1997. Sono passati 21 anni,” fa notare Ferrara.

L’esponente pentastellato martedì scorso ha commentato l’operazione di sgombero nelle ville dei Casamonica così:

“Casamonica: 600 uomini della Polizia Locale al lavoro da stanotte per abbattere 8 ville abusive
È così che non si abbassa lo sguardo. Otto ville abusive dei Casamonica che erano in piedi indisturbate da trent’anni buttate giù.
L’illegalità e la mafia si combattono con i fatti e non con gli slogan e noi lo stiamo dimostrando con azioni di contrasto che partono da tutti i livelli istituzionali.
Gli sgomberi e gli abbattimenti di stanotte mandano un segnale forte ai clan,” .

“È l’operazione più imponente contro la criminalità mai realizzata dai caschi bianchi di Roma” ha spiegato “L’ha voluta una donna, la sindaca Virginia Raggi, che ha partecipato personalmente alle operazioni”.

E ancora: “Non era facile, lo si può intuire dal numero dei soggetti coinvolti: il VII Municipio, i tecnici del Comune, gli agenti della Polizia Locale, il personale della Polizia di Stato, dei Carabinieri, della Soprintendenza di Stato, i fabbri,gli operai, Atac, i tecnici di Acea, Enel e Italgas, la Sala Operativa Sociale di Roma Capitale, la Protezione Civile capitolina, e le ditte che si occupano delle demolizioni”.

“Ci vuole organizzazione, ci vuole capacità, soprattutto ci vuole coraggio. Ancora una volta hanno vinto i cittadini onesti. Ha vinto Roma,” ha concluso.

tratto da: https://www.silenziefalsita.it/2018/11/24/casamonica-m5s-prima-ordinanza-di-sgombero-nel-97-perche-i-sindaci-di-roma-prima-di-non-hanno-abbattuto-le-ville/

 

 

Marco Travaglio: Avete notato quanto sono diventati simpatici i Casamonica, ora che la Raggi gli ha abbattuto i villini? Prima che la sindaca facessero ciò che nessuno ha fatto in 21 anni, parevano la più pericolosa organizzazione criminale del mondo…!

Marco Travaglio

 

 

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Marco Travaglio: Avete notato quanto sono diventati simpatici i Casamonica, ora che la Raggi gli ha abbattuto i villini? Prima che la sindaca facessero ciò che nessuno ha fatto in 21 anni, parevano la più pericolosa organizzazione criminale del mondo…!

“Avete notato quanto sono diventati simpatici i Casamonica, ora che la Raggi gli fa svuotare e abbattere i villini?”.

Così Marco Travaglio nel suo straordinario editoriale.

Il giornalista osserva che mentre nel 2015 sembravano “la più pericolosa organizzazione criminale del mondo”, dopo il blitz effettuato dalla Raggi con 600 agenti della Polizia Locale di Roma capitale, i giornaloni “la menano sulla ‘passerella’, lo ‘spot’, il ‘défilé’ di Raggi, Conte e Salvini, come se non fosse una buona notizia che le massime autorità della capitale e del Paese mettano la faccia sulla restituzione di un pezzo di territorio nazionale ai cittadini onesti”.

Travaglio fa anche notare che i giornaloni applicano due pesi e due misure sulla legalità, considerato da questi “un principio intermittente, da applicare ai nemici e ignorare per gli amici”. E cita due casi: quello noto del sindaco di Riace Mimmo Lucano e il più recente della nave Aquarius, che è stata sequestrata per aver scaricato nei porti italiani decine di tonnellate di rifiuti pericolosi.

Garantismi e gargarismi

Avete notato quanto sono diventati simpatici i Casamonica, ora che la Raggi gli fa svuotare e abbattere i villini? Qualche estate fa, dopo il vistoso e fastoso funerale in stile Padrino per il loro patriarca, parevano la più pericolosa organizzazione criminale del mondo. Ora che la sindaca e i vigili di Roma fanno ciò che avrebbero dovuto fare da 21 anni i loro tremebondi predecessori, i giornaloni la menano sulla “passerella”, lo “spot”, il “défilé” di Raggi, Conte e Salvini, come se non fosse una buona notizia che le massime autorità della capitale e del Paese mettano la faccia sulla restituzione di un pezzo di territorio nazionale ai cittadini onesti. La legalità non è più un valore in sé, ma un principio intermittente, da applicare ai nemici e ignorare per gli amici. Se Mimmo Lucano, sindaco di Riace, usa i pubblici poteri per violare la legge, e i giudici lo bloccano, è un martire e un eroe, perché certe leggi non vanno rispettate. Quali, lo decidono lui e i suoi amici. Se la benemerita Ong (francese) Medici senza frontiere scarica nei porti (italiani) 24 tonnellate di rifiuti tossici, infettati da vari virus e dunque pericolosi per la salute pubblica, come fossero bucce di banana, e i giudici la bloccano, l’indagine diventa “accanimento” e la legge “cavillo” (Repubblica) anche per chi vorrebbe imporre l’obbligo vaccinale pure contro le unghie incarnite.

L’altra sera abbiamo appreso dall’autorevole Bruno Vespa che le manette sono una brutta cosa, soprattutto in mano a un giudice tipo Davigo, così come il bisturi in mano al chirurgo e il volante all’autista (a proposito: indovinate che mestiere fa la moglie di Vespa). Arrestare chi commette reati, o auspicare che ciò avvenga, non significa schierarsi dalla parte della legge: ma essere “giustizialisti” e dunque poco “garantisti”. Infatti il Foglio spiega che l’emendamento infilato nell’Anticorruzione (ribattezzata per l’occasione Procorruzione) da Lega, Pd e FI per depenalizzare il peculato nei processi di Rimborsopoli, è “benedetto” perché “ci salva da una legge manettara” e “giustizialista”: cioè dal Codice penale che incredibilmente, dopo tanto “garantismo”, punisce ancora il peculato e l’abuso d’ufficio, cioè chi deruba lo Stato o usa i pubblici poteri per farsi i cazzi propri. Intanto non gli avvocati (ce ne sono di serissimi), ma le loro lobby delle Camere penali e di altre sigle sindacali, scioperano per difendere la prescrizione, definita nientepopodimenoché “diritto costituzionale” e “conquista di civiltà” in nome della “ragionevole durata dei processi” (che in Italia è irragionevole anche grazie alla prescrizione).

Siamo così abituati a sentire spacciare l’impunitarismo per “garantismo” da aver dimenticato il significato del termine. Cesare Beccaria teorizzava un insieme di regole per tutelare il diritto dell’imputato a difendersi nel processo per essere giudicato equamente, non dal processo per farla franca. Le garanzie devono valere per tutti, ma andrebbero modellate su misura degli innocenti, non dei colpevoli. L’innocente vorrebbe uscire al più presto dal processo: invece i processi sono eterni. L’innocente indagato ingiustamente vorrebbe spiegare subito al pm le proprie ragioni: invece il pm non è obbligato a sentirlo durante l’indagine e può chiederne il giudizio senza averlo mai visto. L’innocente, se viene archiviato o assolto, vorrebbe almeno che l’avvocato glielo pagasse lo Stato o chi l’ha denunciato ingiustamente: invece le spese legali deve pagarsele lui. Se i “garantisti” lo fossero davvero, invocherebbero queste norme di ordinaria civiltà. Invece difendono la prescrizione, riservata ai colpevoli: per gl’innocenti c’è l’assoluzione (in caso di prescrizione, l’innocente può rinunciarvi per farsi assolvere nel merito oltre i termini: il che è consigliabile a tutti per i reati infamanti).

Ho appena messo le mani sulla seconda sentenza del Tribunale civile di Firenze che mi ha visto soccombente contro Tiziano Renzi per una banale frase del tutto veritiera sul caso Consip. Il giudice l’ha ritenuta diffamatoria perché ha dato ragione all’unica parte presente al processo: l’“attore” Renzi sr., mentre io, il “convenuto”, ero contumace. Il postino, non trovandomi in casa, mi aveva lasciato nella buca delle lettere un avviso di giacenza (dell’atto di citazione) che, evidentemente, s’è perso. Così non l’ho ritirato e il processo è partito senza di me. Nel civile pare che sia normale: non ti avvisano neppure una seconda volta, come per le multe per divieto di sosta prima che scatti la maggiorazione. E, se sei contumace, non c’è né un pm che indaghi anche per te né un avvocato d’ufficio che ti difenda.
Conta solo la parola dell’“attore”, che ovviamente sa del processo. Così, ignaro di tutto, non ho potuto mandare il mio avvocato con le carte che dimostrano la veridicità della mia frase. Perciò sono stato condannato a 50 mila euro. Lo scrive il giudice: “È financo intuitivo che, a fronte dell’allegazione di… affermazioni astrattamente diffamatorie, compete al convenuto invocare l’esimente del diritto di cronaca o critica e provare, tra l’altro, la veridicità del fatto narrato… Il convenuto non si è costituito, così rinunciando a spiegare le proprie difese e, quindi, a far valere una eventuale causa di giustificazione ed a provare che i fatti riferiti nella trasmissione televisiva fossero veri… A fronte della contumacia del giornalista, questo giudice non deve né può chiedersi… se operi o meno la scriminante del diritto di cronaca o di critica”. Avete mai visto un “garantista” battersi contro questo abominio, cioè chiedere una prima notifica brevi manu e le successive allo studio del difensore (per evitare le fughe di chi non si fa più trovare)? Questi “garantisti” all’italiana parlano di Cesare Beccaria e pensano a Cesare Previti.

Garantismi e gargarismi, di Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano del 23 novembre 2018

Roma – Per la prima volta nella storia i conti di Atac tornano in positivo. Di ben 5,2 milioni. Forse è per questo che ultimamente non si è sentito parlare della Raggi…

 

Atac

 

 

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Roma – Per la prima volta nella storia i conti di Atac tornano in positivo. Di ben 5,2 milioni. Forse è per questo che ultimamente non si è sentito parlare della Raggi…

 

“La cura di risanamento dell’azienda pubblica di trasporti di Roma sta iniziando a dare i primi risultati.”

Così Virginia Raggi in un post pubblicato sul Blog delle Stelle nel quale dichiara che “l’Atac ha registrato un risultato netto a giugno pari a 5,2 milioni di euro, con ricavi in progressivo aumento.”

Se due anni fa c’era “una società praticamente fallita con un miliardo e trecento milioni di debiti, un parco autobus con un’età media di oltre 12 anni e un servizio insufficiente”, oggi i cittadini possono vedere dei cambiamenti concreti nella riduzione dei tempi di attesa alle fermate “grazie all’arrivo dei nuovi bus che abbiamo acquistato” sottolinea la Raggi.

“Non ci siamo arresi e ci siamo rimboccati le maniche – scrive – nella convinzione che un’azienda pubblica, se gestita correttamente, può fare bene. Prima facevano debiti e assumevano i ‘parenti’; noi risaniamo i bilanci.”

Ma le buone notizie non sono finite: “le vendite dei biglietti sono in forte crescita e sono partite nuove gare per la manutenzione dei mezzi. Questa è l’immagine di un’azienda sana da contrapporre a quella di un bus in fiamme che rappresenta il passato di Atac” afferma la sindaca.

E conclude dicendo: “Siamo ripartiti nel solco della legalità e della trasparenza per arrivare a risultati tangibili per le persone. Senza conti in ordine non si può avere un servizio efficiente. Siamo sulla strada giusta.”

Nel corso di una conferenza stampa, la prima cittadina della capitale ha anche detto che forse per i cittadini questi risultati sono pochi, ma può assicurare loro che si faranno ulteriori passi in avanti, perché “stanno mettendo in campo tutte quelle azioni che già a partire dai primi mesi del prossimo anno si tradurranno in un miglioramento del servizio visibile anche ai cittadini”.

Rinnova poi l’invito a dare loro quella fiducia che ha portato questi risultati.

 

fonte: https://www.silenziefalsita.it/2018/09/19/roma-raggi-per-la-prima-volta-nella-storia-i-conti-di-atac-tornano-in-positivo/

Signore e Signori ecco la stampa Italiana: Il Tempo prende per il culo la Raggi per le “pecore tosaerba” …ma l’idea l’avevano già avuta a Parigi. Dal 2013, e all’epoca la notizia la riportava, con toni enfatici, …Il Tempo…!

 

stampa

 

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Signore e Signori ecco la stampa Italiana: Il Tempo prende per il culo la Raggi per le “pecore tosaerba” …ma l’idea l’avevano già avuta a Parigi. Dal 2013, e all’epoca la notizia la riportava, con toni enfatici, …Il Tempo…!

 

Questa è una delle testate che in questi giorni sta criticando (per dire poco) la Raggi e la giunta del M5S per aver suggerito l’ idea di usare pecore per radere l’erba.

Ma non è una novità. A Parigi ( e non stiamo parlando, con tutto il rispetto di  Abbiategrasso, ma di una Capitale e un delle più grandi ed importanti città Europee) l’idea risale al 2013 ed all’epoza sembrava buona anche a quelli de Il tempo (“è buona idea, ecologica … a Parigi l’eseprimento sta andando benissimo”) http://www.iltempo.it/…/le-pecore-tosaerba-arrivano-a-pari…/

Va bene Per Parigi ma non per Roma, soprattutto se la trovata è della Raggi… Allora diventa “L’ultima follia” …è un’idea strampalata, tragicomica, “una porca figura agli occhi del mondo” (http://www.iltempo.it/…/roma-campidoglio-raggi-pecore-erba…/)

Amici, se questa è la nostra stampa, siamo messi proprio male…

Ah, un consiglio a chi legge Il Tempo: LASCIATE PERDERE…!

 

By Eles

 

I Casamonica in un bar romano: volevano essere serviti per primi, ma una disabile si ribella. Risultato? La disabile frustata con una cinghia, il barista picchiato a sangue ed il locale distrutto – Capite ora cosa voleva dire Peppino Impastato quando parlava di MONTAGNA DI MERDA???

 

Casamonica

 

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I Casamonica in un bar romano: volevano essere serviti per primi, ma una disabile si ribella. Risultato? La disabile frustata con una cinghia, il barista picchiato a sangue ed il locale distrutto – Capite ora cosa voleva dire Peppino Impastato quando parlava di MONTAGNA DI MERDA???

Raid dei Casamonica in un bar romano: disabile frustata per essersi ribellata

Violenza efferata perché due esponenti del clan non sono stati serviti per primi. “Ora devi chiudere o sei morto”, è la minaccia al barista (anche lui picchiato a sangue) che però ha scelto di denunciare

C’è un video. Un video che racconta l’accaduto. Racconta la prepotenza e l’impunità dei Casamonica, holding del crimine. Racconta il terribile raid compiuto da membri del clan lo scorso primo aprile, il giorno di Pasqua, in un bar di Roma. I boss erano entrati nel locale pretendendo di essere serviti per primi, saltando la fila. Una giovane donna disabile, che ha osato parlare, è stata frustata con la cinghia e presa a calci e pugni. Il barista è stato pestato a sangue e il locale è stato distrutto.

Come ricostruisce La Repubblica, Antonio Casamonica era entrato nel bar di via Salvatore Barzilai con il cugino Alfredo Di Silvio. Dietro il bancone c’era un ragazzo romeno. “Questi romeni di merda non li sopporto proprio”, hanno urlato perché non sono stati serviti immediatamente. All’interno del locale c’era anche una giovane disabile che si è ribellata: “Se il bar non vi piace andate altrove”. La reazione è stata brutale.
Casamonica le ha strappato con una mano gli occhiali e li ha lanciati dietro al bancone, poi si è sfilato la cintura dai pantaloni e la ha passata a Di Silvio. Hanno preso la giovane alle spalle, l’hanno frustata e poi presa a calci, pugni fino a quando è crollata a terra massacrata. “Se chiami la polizia ti ammazziamo”, è stata la minaccia finale.
Ma non è finita qui. Poco dopo Di Silvio è tornato nel bar con il fratello Vittorio. I due hanno fatto irruzione spaccando la vetrina, poi hanno rovesciato tavoli e sedie. “Qui comandiamo noi, non te lo scordare: questa è zona nostra. Ora questo bar lo devi chiudere, altrimenti sei morto”, hanno intimato al barista dopo averlo massacrato di botte. Nel locale questa volta erano presenti cinque clienti ma nessuno di loro ha reagito, nessuno ha avuto il coraggio di dire o fare nulla. Non così il barista che, nonostante le minacce, ha scelto di ribellarsi al potere criminale e ha denunciato. Un affronto senza precedenti per i Casamonica.
Quando il clan è venuto a sapere della denuncia, si è mosso Enrico, il nonno dei fratelli Di Silvio. Si è presentato al bancone, ha ordinato un caffè e ha detto: “Ritira immediatamente tutte le accuse o morirai”. Il barista, terrorizzato, ha tenuto chiuso il locale per due giorni. La moglie però non ci sta, non vuole buttare al vento tutti i sacrifici fatti per aprire quel bar. E così la coppia ha scelto di riaprire, a rischio della vita.

Il coraggio della proprietaria. “Dopo quello che è successo loro continuano comunque a passare qui davanti tutti i giorni, non prendono più il caffè ma ci fanno vedere la loro presenza”. La moglie del titolare del Roxy Bar di via Salvatore Barzilai, in zona Romanina, periferia Est di Roma, non nasconde la sua preoccupazione dopo quanto avvenuto il giorno di Pasqua. Oggi è lei, Rossana, a servire i clienti dietro al bancone, e sembra abbia chiesto al marito di tenere aperto il locale anche dopo le ulteriori minacce che il titolare del bar avrebbe ricevuto per indurlo a ritirare la denuncia per le percosse subite dei Casamonica. “Quando sono tornati il giorno di Pasqua sono entrati dietro al bancone – aggiunge la donna – hanno preso uno dei manici di metallo della macchina del caffè e lo hanno tirato contro il barista. Non lo hanno preso ma hanno rotto un vetro, poi lo hanno colpito con delle bottiglie”. Il bar è aperto ma presidiato da una volante della Polizia e due vetture con agenti in borghese. La Polizia sta indagando sull’accaduto: al vaglio i filmati della telecamera posizionata sulla cassa del bar, che inquadra l’intero locale.

Il video: l’invalida massacrata dentro il bar nell’indifferenza degli avventori

Solo il barista l’aiuta. Le strappano gli occhiali, la picchiano con una cinta anche a freddo. E nessuno alza gli occhi dal tavolino

C’è quindi un video che racconta l’accaduto. Racconta la prepotenza e l’arragonza dei Casamonica, padroni della Romanina, di un intero pezzo di città. Un video ora al vaglio degli inquirenti.  Nel frame ripreso dalle telecamere a circuito chiuso si vede chiaramente la donna, una invalida civile, aggredita a più riprese e anche a freddo nell’indifferenza del resto degli avventori del locale. La donna è in fila alla cassa e indossa un paio di occhiali neri quando arrivano i due che tentano di passarle avanti. Alle sue rimostranze uno le strappa gli occhiali e poi quando vede che uno dei due si sfila la cinta cerca di prendergliela ma l’altro minacciandola la spinge contro il muro picchiandola con la cinta. La signora tenta di ribellarsi e a quel punto interviene il barista ma l’aggressione nei confronti della donna riprende con più violenza. Quando poi gli animi sembrano placati e la signora sta bevendo un cappuccino al banco viene nuovamente aggredita alle spalle, spintonata e picchiata. Dietro ad assistere nella totale indifferenza un gruppo di cinque-sei persone. Il barista interviene nuovamente e cerca di allontanare i due. A questo punto scatta la “punizione” nei confronti del barista: i due fanno il giro del bancone e lo prendono a pugni.

fonti:

http://www.globalist.it/news/articolo/2018/05/07/raid-dei-casamonica-in-un-bar-romano-disabile-frustata-per-essersi-ribellata-2023832.html

http://www.globalist.it/news/articolo/2018/05/07/il-video-l-invalida-massacrata-dentro-il-bar-nell-indifferenza-degli-avventori-2023885.html

Roma, le buche nelle strade? Sono state scavate da 20 anni di tangenti incassate dai politici che facevano i loro porci comodi …Ma per i media del regime (lo stesso “regine” che incassava le tangenti) la colpa è della Raggi!

 

Roma

 

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Roma, le buche nelle strade? Sono state scavate da 20 anni di tangenti incassate dai politici che facevano i loro porci comodi …Ma per i media del regime (lo stesso “regine” che incassava le tangenti) la colpa è della Raggi!

 

Roma, le buche nelle strade sono scavate dalle tangenti
Voragine Capitale – Non è la pioggia ad aprire i crateri, ma un “sistema oliato” con mazzetta al 3%. Lo raccontarono ai pm gli imprenditori nel 2015

“È un sistema radicato nell’ente e quindi io so quelli che ho pagato io. (…) È un sistema di richiesta generalizzata da parte dei funzionari del Comune nel settore della manutenzione urbana; credo che chiedessero anche agli altri come costantemente chiedevano a noi”. Alessio Ferrari è un imprenditore che per anni si è occupato anche della manutenzione delle strade di Roma. Anche di buche, quindi. Problema che, dopo la recente insolita nevicata e il gelo, attanaglia la cittadinanza e la Pubblica amministrazione.

Alessio Ferrari è stato arrestato con un altro imprenditore, Luigi Martella(lavoravano insieme, entrambi sono tornati in libertà e l’inchiesta non è chiusa), nell’ottobre del 2015. Sono loro che portano i pm fin dentro i meccanismi che si nascondevano dietro i lavori di manutenzione stradale (accertati, secondo la Procura, per gare indette fino al 2015). E svelano l’esistenza delle mazzette del “3%”: le tangenti – calcolate “sull’importo netto, decurtato del ribasso d’asta” degli appalti – incassate dai funzionari pubblici che “curavano la contabilità e i Sal”, ossia i documenti di Stato di avanzamento dei lavori che permettono alle imprese di incassare un acconto. Allora, come adesso, il problema è lo stesso: le voragini che costano caro agli automobilisti romani. Ed è interessante rileggere oggi le rivelazioni degli imprenditori, che per anni hanno risistemato le strade della città, per capire il sistema.

L’ufficio di via Petroselli dimezzato dagli arresti

Grazie alle loro testimonianze e agli accertamenti della Procura di Roma, nel dicembre 2015, 18 funzionari del Dipartimento sviluppo e infrastrutture e manutenzione urbana (Simu) e di vari Municipi, compreso il I (Roma centro), sono stati indagati per corruzione. Sette sono finiti in cella e poi scarcerati. E nell’ordinanza il gip Massimo Di Lauro faceva i primi conti: “Risultano corrotti 12 funzionari per un importo di 585mila euro” per appalti dal 2012 al 2015 dal valore totale di circa 14,3 milioni. Dopo la retata di quel dicembre, molti hanno patteggiato pene fino a 3 anni; in un caso, un ex dipendente del dipartimento Simu è stato condannato in primo grado a 5 anni. Mentre i pm, con diversi sequestri, hanno recuperato circa 600mila euro, l’ammontare della corruzione, ora nelle casse dell’Erario.

A parlare delle mazzette sono dunque gli imprenditori. Il 9 novembre 2015 Luigi Martella – davanti ai pm Stefano Pesci e Alberto Pioletti, e al suo legale, l’avvocato Gaetano Scalise – dice: “Pagavamo i funzionari che ce lo chiedevano per la contabilità lavori”. Fa i nomi, i cognomi e le cifre: c’è chi ha incassato 114mila euro, chi 48mila, chi poco più di 69mila. “Non potrà negare che i pagamenti erano finalizzati a conseguire una certa benevolenza dei direttori dei lavori nell’esecuzione degli appalti”, osservano i pm. E Martella: “Non proprio. (…) Certo è chiaro che se un direttore dei lavori pretende che sia osservato rigorosamente il capitolato, è un problema; è molto meglio un direttore dei lavori più flessibile: se nel capitolato si dice che servono cinque persone e noi ne abbiamo solo tre, non è che deve sempre arrivare un rapporto”. Le mazzette, quindi, servivano per la contabilità e i Sal, non per vincere le gare.

Se non si pagava, nessuna documentazione

Il suo collega, Alessio Ferrari, ai pm fornisce più dettagli. Il 12 dicembre 2015 parla di un sistema diffuso, anche per la manutenzione urbana e le buche. Non tutti i Municipi sono marci, precisa. Come hanno raccontato al pm Pesci alcuni funzionari pubblici che, non accettando mazzette, sono stati messi ai margini. L’imprenditore quindi spiega: “Nell’aggiudicazione dell’appalto si concordavano alcune ‘agevolazioni’ rispetto al capitolato. Mi spiego: se si trattava di rifare un selciato e il capitolato indicava 20 metri quadri di sampietrini si concordava ad esempio che la rimozione invece di essere fatta a mano – come nel capitolato – ce la facessero fare in altro modo. Del resto i lavori avevano ribassi tali che diversamente non si sarebbe potuto fare”.

Nel caso delle buche, rivela l’imprenditore, “si risparmiava sullo spessore dell’asfalto, sulla fresatura (cioè quello che levi) e sulle bonifiche (la parte inferiore del sottofondo). Quest’ultima voce, per capirci, può funzionare così: se devi scavare 20 cm ti fanno fare 10”. Quindi la ditta scava per 10 centimetri, ma viene pagata dal Comune per il doppio. Così, in base a questo meccanismo, si crea il guadagno, con cui pagare i funzionari. “Se non aveste accettato?”, chiedono i pm. “Ci rimandavano indietro i Sal”, i documenti di stato di avanzamento dei lavori. E niente anticipo.

Risorse dei cittadini nelle tasche dei corrotti

Per gli imprenditori, i lavori, anche se non proprio in linea con il capitolato, sono stati eseguiti. Quando il gip però a dicembre 2015 emette la misura cautelare nei confronti dei funzionari del Campidoglio ha un’opinione diversa: “Il sistema era talmente ‘oliato’ – scrive – che spesso i funzionari elaboravano il capitolato con valori già ‘gonfiati’. (…) Il risultato è ovvio: lavori di manutenzione stradale fatti male, o addirittura non fatti del tutto, vengono tuttavia pagati dall’ente pubblico”. Il tutto a spese dei contribuenti: “Per effetto del sistematico fenomeno corruttivo – scrive il gip – (…) le risorse dei contribuenti vengono dirottate dalla manutenzione urbana – che ne risulta gravemente compromessa – alle tasche di imprenditori e di funzionari infedeli”.

Nel mirino dei pm, tra gli altri, era finito anche l’appalto (poi sospeso) per la manutenzione delle strade in occasione del Giubileo. Per questi lavori, un funzionario del dipartimento Simu è stato accusato di aver intascato una tangente da 114mila euro. In primo grado è stato condannato a 5 anni. “Non è una mosca bianca – scrive il Tribunale nelle motivazioni della sentenza – e non è un caso occasionale”. È il sistema, appunto.

 

fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/roma-le-buche-nelle-strade-sono-scavate-dalle-tangenti/

Clochard morto a Milano, chiuso nella bara in un sacco della spazzatura. Nient’altro che una tristissima notizia di cronaca, sennonché un’altrettanta tristissima considerazione: ci pensate come ci avrebbero sguazzato i media se fosse successo nella Roma della Raggi?

 

Clochard

 

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Clochard morto a Milano, chiuso nella bara in un sacco della spazzatura. Nient’altro che una tristissima notizia di cronaca, sennonché un’altrettanta tristissima considerazione: ci pensate come ci avrebbero sguazzato i media se fosse successo nella Roma della Raggi?

Sì, nient’altro che una tristissima notizia di cronaca come tante altre che tutti i giorni leggiamo. E’ accaduto nella Milano di Sala, ma poteva accadere ovunque… Però la consideranzione, altrettanto triste, è che se fosse avvenuto nella Roma di Raggi la Tv avrebbero avuto materiale per aprire almeno una settimana di Tg…

Sì, è sciacallaggio. Ma non dotemi che non sarebbe andata così…

by Eles

Il clochard morto a Milano, chiuso nella bara dentro al sacco della spazzatura

La moglie denuncia l’ignobile gesto compiuto dal Comune di Milano nei confronti dell’ex marito.

Proviamo pena per loro, per i senzatetto, a volte repulsione, quando li vediamo distesi su cartoni che fanno le veci di un letto, rivestiti da stracci sporchi, coperte che han preso l’odore di tutti quelli che han transitato vicino a quei corpi, che di simile a noi han ben poco che resta. I #clochardsono un po’ dappertutto, cercano riparo lungo i corridoi delle stazioni, nelle gallerie del centro delle nostre città, e se è vero che ci sono i centri di ricovero disposti ad offrir loro un poco di cibo, un riparo, il più delle volte non ci vogliono andare. Sono persone che ad un certo punto della loro vita scelgono l’invisibilità, una gabbia dentro un ruolo inesistente, senza responsabilità, né obblighi alcuni, che magari si nutrono di alcool per stordirsi, che non hanno trovato la forza, in se stessi, di reagire a fatti, o dolori.

Così si muore per strada

Succede che la loro morte spesso avvenga per strada. Anche aMassimiliano è accaduto di andarsene al freddo, deceduto il 27 febbraio a Milano, sotto i portici di via Pisani. Era un senzatetto, uno dei tanti, che aveva una moglie, alla quale è stato chiesto di espletare le pratiche per il funerale dell’ex marito, e che ora si è arrabbiata e dispiaciuta per il trattamento riservato a quest’uomo. D’accordo con il Comune di Milano la donna, Katia Ferrati, ha firmato all’obitorio in piazzale Gorini, nella zona Città Studi, un documento che autorizzava il Comune alla vestizione di Max, il clochard, nel momento in cui il suo corpo si trovava lì, da ricomporre.

La moglie scrive al sindaco Sala

La moglie scrive una lettera aperta al Sindaco di Milano, ritenendolo responsabile di quanto accaduto, seppur conscia del fatto che Sala non ne fosse stato neppure a conoscenza.

Lo ritiene responsabile dell’ignobile gesto compiuto dagli addetti alla preparazione del morto nella bara, nei confronti dell’ex marito. Dopo aver portato i suoi abiti da casa e messi a disposizione del Comune, nel tornare all’obitorio il 3 marzo per dare l’estremo saluto, si è trovata davanti ad una immagine penosa e raccapricciante. L’uomo era ancora sporco, svestito, e avvolto nel sacco di plastica nel quale era stato rinchiuso al momento del trasporto. La donna inoltre contesta al Comune le parole spese a favore dei senzatetto e a quanto si faccia per loro, quando lei si è vista costretta a seppellire Massimiliano dentro ad un sacco nero, come un rifiuto umano, senza aver potuto ovviare a quella situazione, dal momento che ormai era troppo tardi, la bara stava per essere chiusa, e si doveva procedere alla sepoltura. Ora Katia si aspetta una risposta. Che comunque sia, arriverà troppo tardi per rimediare all’accaduto.
fonte: https://it.blastingnews.com/cronaca/2018/03/il-clochard-morto-a-milano-chiuso-nella-bara-dentro-al-sacco-della-spazzatura-002425831.html