Marco Travaglio: “Ormai la libertà di stampa è una cosa troppo seria per lasciarla in mano ai giornalisti”

 

Marco Travaglio

 

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Marco Travaglio: “Ormai la libertà di stampa è una cosa troppo seria per lasciarla in mano ai giornalisti”

 

Pesi e misure

di Marco Travaglio

La butto lì, casomai qualcuno volesse riflettere seriamente sul ruolo dell’informazione nell’Italia del 2018, uscendo per un attimo dalle opposte trincee del giornalismo embedded: avete idea di quanti articoli di giornale, servizi di tg e dibattiti da talk show e da social sono stati dedicati ai guai del padre di Di Maio e alla sentenza sulla trattativa Stato-mafia? Da una parte abbiamo tre o quattro operai in nero, tre o quattro abusi edilizi, una betoniera, una carriola e un mucchietto di mattoni abbandonati nella microditta dei genitori di Di Maio (che per ora non risulta aver fatto un bel nulla). Dall’altra abbiamo la Corte d’assise di Palermo che condanna penalmente Marcello Dell’Utri, inventore di FI (il partito che ha dominato la scena politica dal 1994 all’altroieri), e i massimi vertici del Ros dei Carabinieri del 1992-’96, per aver aiutato gli stragisti di Cosa Nostra a ricattare lo Stato a suon di stragi; e condanna politicamente i governi Amato (1992), Ciampi (1993), Berlusconi (1994) per aver subìto quel ricatto mafioso senza mai né respingerlo né denunciarlo.

In quella sentenza si legge, fra l’altro, che: l’allora presidente Scalfaro mentì sotto giuramento ai pm sostenendo di non sapere nulla dell’avvicendamento ai vertici del Dap fra il duro Nicolò Amato e il molle Adalberto Capriotti, mentre era stato proprio lui a imporlo per ammorbidire il 41-bis che un anno prima era costato la vita a Falcone; molti altissimi rappresentanti delle istituzioni mentirono o dimenticarono per anni il proprio ruolo in quel turpe negoziato, ostacolando l’accertamento della verità; l’allora premier Giuliano Amato fu informato nell’estate ’92 della trattativa fra il Ros e il mafioso Ciancimino dalla sua capo-segretaria Fernanda Contri, ma non fece nulla per bloccarla e non ricordò un bel nulla dinanzi ai pm; Violante, presidente dell’Antimafia, fu avvicinato dal colonnello Mori, che gli caldeggiò invano un incontro riservato con Ciancimino, e non ne avvertì mai i pm di Palermo, né allora né quando seppe che indagavano sulla trattativa; mentre B. era al governo, Dell’Utri riceveva nella sua villa a Como il boss Mangano e gli spifferava in anteprima le leggi pro mafia; B. continuò – come faceva da 20 anni – a finanziare Cosa Nostra con versamenti semestrali in contanti almeno fino al dicembre ’94, cioè mentre era premier; senza la trattativa Ros-Ciancimino-Riina-Provenzano, non ci sarebbe stata l’“accelerazione” che indusse Cosa Nostra a sterminare Borsellino e la sua scorta appena 57 giorni dopo aver assassinato Falcone, la moglie e la scorta.

Senza la trattativa – scrivono i giudici – le stragi mafiose si sarebbero interrotte con l’arresto di Riina il 15 gennaio ’93, dunque fu la trattativa a causare gli eccidi della primavera-estate ’93 a Roma, Firenze e Milano (10 morti e 30 feriti). Da due settimane il caso Di Maio (padre) occupa le prime pagine dei quotidiani, le homepage dei loro siti, i titoli dei tg, i dibattiti nei talk e sui social, i discorsi nei bar. Invece all’agghiacciante sentenza Trattativa, che chiude in primo grado uno dei processi più cruciali dell’ultimo cinquantennio, la Norimberga sulle classi dirigenti di sinistra&destra che hanno dominato, e ancora in parte dominano, il potere italiano, giornali e tg hanno dedicato un paio di servizi il primo giorno, e nemmeno fra i principali. Poi silenzio. Zero dibattiti, approfondimenti, inseguimenti modello Iene. Zero domande e dunque zero risposte, autocritiche, scuse al popolo italiano da chi collaborò a metterlo per 25 anni sotto il ricatto mafioso.
Sui guai di suo padre, che non hanno prodotto non dico una sentenza, ma neppure un avviso di garanzia, il vicepremier Di Maio è stato intervistato quattro volte dalle Iene, e bene ha fatto a rispondere, anziché fuggire dal retro e far cacciare i cronisti dalla scorta, come facevano quelli di prima, o seppellirli sotto valanghe di cause civili o minacciare di spezzargli le gambe, come fanno i berluscones e i rignanos. E bene ha fatto suo padre ad ammettere le sue colpe e a mettersi a disposizione delle autorità in due video sul web e un’intervista al Corriere. Ma a voi pare normale che nessuno abbia mai chiesto nulla ad Amato, magari attendendolo sotto casa o davanti alla Consulta, su quel che gli disse la Contri sulla trattativa con la mafia che aveva appena ucciso Falcone e Borsellino? Che nessun politico di destra e di sinistra abbia dovuto scusarsi di aver promosso e coperto Mori&C., anziché degradarli sul campo per aver trattato con Cosa Nostra, omesso di perquisire e sorvegliare il covo di Riina, fatto fuggire Santapaola e Provenzano? Che non una sola domanda sia stata rivolta a B. sui soldi versati alla mafia anche dopo Capaci e via D’Amelio? E che dunque nessuno abbia mai dovuto spiegare o discolparsi per fatti lievemente più gravi di una vasca posticcia, tre ruderi e quattro laterizi? Quale devastazione intellettuale, quale tsunami culturale ha ridotto l’informazione in questo stato comatoso, impermeabile al senso della notizia e financo del ridicolo? Si dirà: le 5.252 pagine della sentenza Trattativa non le ha lette nessuno. Giovedì ne pubblicheremo con Paperfirst una sintesi di un decimo, nel libro Padrini fondatori curato da Marco Lillo e dal sottoscritto. Ma sappiamo tutti che non è questo il punto. Dalla saga Spelacchio alla sitcom Casa Di Maio, quella che chiamiamo “informazione” non ha più nulla a che vedere col diritto-dovere di informare. Quanti pensano di usare il nulla per gettare discredito su chi ha l’unico torto di aver vinto le elezioni, non si accorgono che stanno sputtanando se stessi e l’intera categoria. Ormai la libertà di stampa è una cosa troppo seria per lasciarla in mano ai giornalisti.

Da Il Fatto Quotidiano

Vergognoso – Italia stampa da terzo mondo – arrestato il governatore PD Pittella (RIPETIAMO PD), ma i giornali a stento se ne accorgono, ma se la Raggi fa una scorreggia…

 

Pittella

 

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Vergognoso – Italia stampa da terzo mondo – arrestato il governatore PD Pittella (RIPETIAMO PD), ma i giornali a stento se ne accorgono, ma se la Raggi fa una scorreggia…

Sanità in Basilicata, arrestato il governatore PD Pittella (RIPETIAMO PD): “Influenzate le scelte. Se si ricandida, pericolo che ricommetta reati”

Il presidente della Regione ai domiciliari con l’accusa di concorso in falso e abuso d’ufficio in un’inchiesta su raccomandazioni nelle nomine e manipolazione di concorsi. Altre 29 persone ai vertici del sistema sanitario lucano sono state raggiunte da misure restrittive perché accusate “a vario titolo di reati contro la Pubblica amministrazione”

Ma voi avete notato come la notizia dell’arresto di Pittella è stata riportata dai mass media (quotidiani e tv)?
Come sempre: molto soft (servizi brevi) e abbinata ad altri fatti di attualità per stemperarne la gravità.

Insomma non è successo niente o quasi…

Se invece Di Maio sbaglia un congiuntivo o la Taggi fa una scorreggia…

CHE SCHIFO !!

Signore e Signori ecco la stampa Italiana: Il Tempo prende per il culo la Raggi per le “pecore tosaerba” …ma l’idea l’avevano già avuta a Parigi. Dal 2013, e all’epoca la notizia la riportava, con toni enfatici, …Il Tempo…!

 

stampa

 

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Signore e Signori ecco la stampa Italiana: Il Tempo prende per il culo la Raggi per le “pecore tosaerba” …ma l’idea l’avevano già avuta a Parigi. Dal 2013, e all’epoca la notizia la riportava, con toni enfatici, …Il Tempo…!

 

Questa è una delle testate che in questi giorni sta criticando (per dire poco) la Raggi e la giunta del M5S per aver suggerito l’ idea di usare pecore per radere l’erba.

Ma non è una novità. A Parigi ( e non stiamo parlando, con tutto il rispetto di  Abbiategrasso, ma di una Capitale e un delle più grandi ed importanti città Europee) l’idea risale al 2013 ed all’epoza sembrava buona anche a quelli de Il tempo (“è buona idea, ecologica … a Parigi l’eseprimento sta andando benissimo”) http://www.iltempo.it/…/le-pecore-tosaerba-arrivano-a-pari…/

Va bene Per Parigi ma non per Roma, soprattutto se la trovata è della Raggi… Allora diventa “L’ultima follia” …è un’idea strampalata, tragicomica, “una porca figura agli occhi del mondo” (http://www.iltempo.it/…/roma-campidoglio-raggi-pecore-erba…/)

Amici, se questa è la nostra stampa, siamo messi proprio male…

Ah, un consiglio a chi legge Il Tempo: LASCIATE PERDERE…!

 

By Eles

 

Libertà di stampa: Italia 46ma al mondo… Come avete potuto sentire da tutti i tg…

 

Libertà di stampa

 

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Libertà di stampa: Italia 46ma al mondo… Come avete potuto sentire da tutti i tg…

Il rapporto 2018 evidenzia che il nostro Paese ha guadagnato posizioni, ma è sempre molto indietro rispetto agli altri maggiori Stati Ue. E soprattutto sottolinea che “una decina di cronisti vivono sotto protezione”

L’Italia è al 46mo posto nella classifica sulla libertà di stampa stilata da Reporter senza frontiere (Rsf), sempre staccata dai maggiori Stati membri dell’Ue ma comunque in miglioramento rispetto allo scorso anno quando era 52ma. Nel rapporto 2018 si ricorda inoltre che “una decina di giornalisti italiani sono ancora sotto protezione permanente e rafforzata della polizia dopo le minacce di morte proferite, in particolare, dalla mafia, da gruppi anarchici o fondamentalisti”.

· La classifica
Dal World Press Freedom Index emerge che il nostro Paese ha un coefficiente sulle limitazioni alla libertà per i media di 24,12 (era 26,26), appena più alto di quello degli Stati Uniti (23,73) che si collocano subito prima al 45mo posto.

La classifica è guidata dalla Norvegia (coefficiente 7,63) seguita da Svezia, Olanda e Finlandia. Tra i maggiori Paesi dell’Unione europea, la Germania è 15ma, la Spagna 31ma, la Francia 33ma e il Regno Unito 40mo. Male ancora una volta la Russia che si conferma 148ma, fanalino di coda mondiale è il sultanato del Brunei.

· In Italia in aumento le violenze sui giornalisti
Dopo aver ricordato i casi dei cronisti che vivono sotto scorta, Reporter senza frontiere sottolinea che “violenze e intimidazioni sono a un livello allarmante e crescente, soprattutto in Campania, Calabria e Sicilia”, e “numerosi giornalisti, soprattutto nella capitale e nel sud del Paese, si dicono continuamente sotto pressione di gruppi mafiosi che non esitano a penetrare nei loro appartamenti per rubare computer e documenti di lavoro confidenziali quando non vengono attaccati fisicamente”. Ma “dimostrando coraggio e resilienza, questi giornalisti, continuano, nonostante tutto a pubblicare le loro inchieste”.

“Molti giornalisti italiani”, evidenzia il rapporto, “sono preoccupati dalla vittoria elettorale di M5s che spesso ha criticato i media e non ha esitato a fare i nomi dei giornalisti sgraditi”. “Sempre più giornalisti si autocensurano a causa delle pressioni dei politici”, si legge ancora nel giudizio sull’Italia, in cui si cita anche una proposta di legge per punire fino a nove anni di carcere chi diffama un politico o un magistrato.

Il messaggio lanciato dalla Ong è che “l’odio del giornalismo minaccia le democrazie”. In particolare, “la rivendicata ostilità nei confronti dei media, incoraggiata da alcuni responsabili politici, e la volontà dei regimi autoritari di esportare la loro visione del giornalismo minacciano le democrazie”.

 

fonte: http://www.repubblica.it/cronaca/2018/04/25/news/rsf_liberta_stampa_violenze_su_giornalisti-194794024/

Sveglia Gente – Nel silenzio più assoluto questo governo sta dando l’ultima picconata alla libertà di stampa. Stanno varando una serie di norme per criminalizzare i giornalisti e ridurli al silenzio! Ma a voi che ve ne frega? Continuate a guardarvi il Grande Fratello…

 

libertà di stampa

 

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Sveglia Gente – Nel silenzio più assoluto questo governo sta dando l’ultima picconata alla libertà di stampa. Stanno varando una serie di norme per criminalizzare i giornalisti e ridurli al silenzio! Ma a voi che ve ne frega? Continuate a guardarvi il Grande Fratello…

 

Temo che da cittadini non vi stiate minimamente rendendo conto di quel che sta accadendo sotto ai vostri occhi.
Che paese è quello che permette ad un governo di confezionare norme per criminalizzare i giornalisti?
Eppure sta accadendo sotto ai vostri occhi ma nemmeno ve ne state accorgendo.
Con il decreto intercettazioni chi pubblica notizie rilevanti ma coperte da segreto rischia 3 anni di prigione, e si stanno moltiplicando i sequestri di PC e materiale dentro alle redazioni.
La legge che voleva Berlusconi è diventata realtà con il ministro Orlando e si sta andando ben oltre questa norma ammazza intercettazioni e bavaglio alla stampa perché si sta criminalizzando il lavoro di persone che si vedono persino portare via i propri archivi.
Giornalisti che indagano sugli scandali bancari, sulla corruzione, sul malaffare.
L’obiettivo è svelare le loro fonti.
Come fa a non mettervi i brividi tutto questo? Eppure tutto questo silenzio mi sconvolge.
Eravate in molti il 9 novembre a sentire Gianluigi Paragone che vi parlava di scandali finanziari e di legami con la politica e tanti avete comprato il libro #GangBank.
Così come in molti vi state interessando alla morte dubbia di #DavidRossi a MPS, o degli scandali sui Paradise Papers. Tanti di voi sono i creditori azzerati dai provvedimenti salva banche del governo.
Avete saputo chi se la rideva di gusto sul terremoto grazie alle intercettazioni o che per Buzzi il business dei migranti valeva di più dello spaccio di droga.
Eppure siete fermi di fronte ad un abominio del genere.
Provate a leggere: “la Guardia di Finanza ha acquisito gli hard disk del giornalista del Sole24Ore Nicola Borzi, che il 16 novembre ha pubblicato un articolo su alcuni conti della Presidenza del Consiglio e dei Servizi segreti.”
Ed solo uno dei tanti che stanno subendo questa cosa.
Con tutto il rispetto che posso avere per le forze dell’ordine che eseguono i sequestri e non decidono in autonomia, dove è finito il vincolo del segreto professionale che tutela la riservatezza delle fonti?
E come può essere costituzionale una legge che va contro persino alla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo.

https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10155869536616613&set=a.456722411612.241613.752171612&type=3&theater

 

FONTE: Ilaria Ricci Picciloni Portavoce M5s che ha condiviso il post di Nicola Borzi.

https://www.facebook.com/IlariaRicciPicciloni/posts/1764061930564809

 

Ricapitoliamo: i dati sulla salute di Roma sbandierati contro la Raggi da Lorenzin, Governo, Istat, Ansa, Stampa e Tg si riferiscono a quando la Raggi non c’era. Però “loro” sono preoccupati delle Fake News della rete… Tipo sputtanare menzogne come questa…!!

Raggi

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Ricapitoliamo: i dati sulla salute di Roma sbandierati contro la Raggi da Lorenzin, Governo, Istat, Ansa, Stampa e Tg si riferiscono a quando la Raggi non c’era. Però “loro” sono preoccupati delle Fake News della rete… Tipo sputtanare menzogne come questa…!!

 

Giornaloni – Le statistiche e i numeri sulla “salute malata” attribuiti alla giunta M5S da “Messaggero” e altre testate.

Più si avvicina la campagna elettorale, più aumentano gli scontri sui dati: Pil, occupati, sanità, con titoli di giornale e dichiarazioni indignate. Il caso del presunto degrado sanitario della Capitale è un utile esempio di quello che ci attende: “Caso salute, Roma, peggiora”, era il titolo di apertura del Messaggero di ieri, quotidiano sempre ostile alla giunta M5s di Virginia Raggi.

Il lettore subito pensa a un recente tracollo. Tutto parte da un convegno che si è tenuto proprio a Roma venerdì: “Crescita vs Crisi”. Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin (Ncd) ha chiesto a Walter Ricciardi, direttore dell’Istituto superiore di sanità di elaborare una sintesi della situazione sanitaria della capitale. Tra i dati che Ricciardi cita ce n’è uno molto ripreso dai giornali, attinto da un monitoraggio dell’associazione di medici di famiglia Simg, Health Search 2016: nelle Asl romane si registra un tasso di diabete pari al 6-7% della popolazione residente, “mentre a livello nazionale, secondo i dati Istat, si attesta al 5,3%”.

Nelle 7 slide proiettate da Ricciardi si legge quello che gli italiani, anche i non residenti nel Lazio, sanno bene: a Roma la sanità funziona poco e male. La percentuale di persone soddisfatte del servizio sanitario nazionale si attesta tra l’8 e il 10% a seconda delle Asl, in molte province del Veneto e dell’Emilia Romagna il dato è sopra il 30. Tutti gli altri dati di Ricciardi sono presi dal rapporto Istat 2015 oppure da Urbes, un altro progetto sempre dell’Istat sulle principali città. Tra questi i dati sull’aspettativa di vita, più bassa nella Capitale che in altre grandi città. Anche se, osserva il direttore del dipartimento di Oncologia medica dell’ospedale Regina Elena Francesco Cognetti sul Messaggero, sono numeri da maneggiare con cautela perché “gli ospedali ospitano il 40%o dei pazienti che arrivano da altre Regioni”.

A Roma il Movimento Cinque stelle governa dal giugno 2016, tutta la fotografia della situazione sanitaria della città si basa su dati più vecchi (come inevitabile per tutte queste analisi quantitative che non sono mai in tempo reale). Gli esponenti locali M5s vivono la presentazione dei numeri come un attacco del ministro Lorenzin per il tramite del professor Ricciardi: “La sanità è di competenza regionale”, ricorda un comunicato del M5s Roma, e le statistiche riguardano “le amministrazioni precedenti di centrodestra e centrosinistra”. Se proprio bisogna criticare qualcuno, dicono i Cinque stelle, il bersaglio è Nicola Zingaretti, Pd, governatore del Lazio. Per esempio: nel 2015 il consiglio regionale ha approvato la proposta di matrice M5s di istituire un registro tumori, utile a monitorare meglio le malattie più gravi e i rischi per la salute, ma due anni dopo ancora non è partito.

Tratto da il Fatto Quotidiano del 03/10/2017.