Hanno già cominciato a dirlo: “Il coronavirus ha fatto anche cose buone” – Non è ancora arrivato ad ammazzare 400.000 italiani come fece quell’altro, ma già ha i suoi estimatori… Sallusti ringrazia il Covid-19 che non permetterà di festeggiare il 25 aprile…

 

Sallusti

 

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Hanno già cominciato a dirlo: “Il coronavirus ha fatto anche cose buone” – Non è ancora arrivato ad ammazzare 400.000 italiani come fece quell’altro, ma già ha i suoi estimatori… Sallusti ringrazia il Covid-19 che non permetterà di festeggiare il 25 aprile…

Il Coronavirus ha ucciso 16.000 persone ma l’anti-partigiano Sallusti ha lo stomaco di parlare di regali

Il direttore de Il Giornale: “Il Coronavirus ci ha fatto pure il regalo – uno dei pochi – di liberarci, per la prima volta dal dopoguerra, della retorica del 25 aprile”.

Davanti alla bestialità di Alessandro Sallusti non si sa davvero da dove cominciare. La risposta migliore sarebbe, ovviamente, il silenzio, l’oblio. Ma Alessandro Sallusti, a differenza di Vittorio Feltri che conta ormai quanto il due di coppe, è ovunque: invitato in ogni trasmissione televisiva, consultato come polo della destra ‘razionale’, quella che non urla e non strepita ma che argomenta e lo sa fare bene. Sallusti è un affabulatore consumato e ha la capacità di nascondere la peggiore volgarità (quella che Feltri esprime con i culi, le tette, i finocchi) dietro una retorica elegante e toni pacati.

 

Ma concentriamoci su quanto ha avuto il coraggio di scrivere: “Il Coronavirus ci ha fatto pure il regalo – uno dei pochi – di liberarci, per la prima volta dal dopoguerra, della retorica del 25 aprile”. Ecco, disgustoso è un eufemismo che riesce a malapena a esprimere la rabbia che si dovrebbe provare davanti a parole del genere, a prescindere dalla fede politica. Perché su una cosa Sallusti ha ragione: il virus non ha partito, come non ha razza, religione, nazionalità.

 

E proprio in virtù di questa sua pervasività, la nostra Festa della Liberazione avrà quest’anno un valore diverso, ma non meno importante: non sarà mera celebrazione istituzionale o sterile occasione per aggiungere altra carne alla grigliata della festa, ma può diventare una riflessione sul valore della libertà, della Resistenza, della Nazione. Fino a un mese fa (tanto è passato dagli entusiastici primi giorni di quarantena), l’Inno d’Italia risuonava su ogni balcone, i tricolori sventolavano festosi al grido di ‘Ce la faremo’. La scena ricordava i gioiosi saluti alle truppe che partivano per la guerra. Poi sono arrivate le bombe, e i canti si sono interrotti. Allo stesso modo, in Italia sono arrivati i numeri dei morti. Più di 16.000, stando alle ultime stime. Ci vuole davvero un bel coraggio a parlare di ‘regali’ del Coronavirus.

 

Ma è proprio per questi morti che il 25 aprile andrebbe celebrato: perché è un giorno in cui ricordiamo il sacrificio dei partigiani, vecchi e nuovi, e coloro che sono caduti sotto le strali della guerra, di tutte le guerre, anche quella combattuta ogni giorno negli ospedali. La ‘retorica dell’antifascismo’, che tanto spiace alla destra che vorrebbe dimenticate (o peggio, riabilitate) le malefatte dei criminali fascisti, altro non è che celebrazione di chi combatte per noi, di chi si sacrifica per noi. Nel passato come adesso, e come sempre.

La saggezza di José Mujica ci indica la strada per battere il Coronavirus e il virus del capitalismo

 

José Mujica

 

 

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La saggezza di José Mujica ci indica la strada per battere il Coronavirus e il virus del capitalismo

L’ex presidente dell’Uruguay ha detto: “Non sarà il virus a sconfiggere il capitalismo. A quello ci debbono pensare gli uomini che l’hanno creato”.

Chi lo ha detto che i saggi non esistono più? Chi lo ha detto che nel mondo non ci sono politici illuminati, coerenti e morali, con la coscienza limpida quanto l’intelligenza?

Prendi José “Pepe” Mujica, presidente emerito dell’Uruguay. Il suo percorso umano e politico, le prese di posizione, i fatti che ne hanno segnato la vita pubblica e l’impatto che hanno avuto sul suo Paese testimoniano di un uomo straordinario. Un uomo integerrimo e passionale che ad ogni parola suscita emozioni, stimola riflessioni. Il suo libro Una pecora nera arriva al potere è un distillato di insegnamenti, trasuda una saggezza maturata in anni di lotte e di esperienze, un testo da distribuire nelle scuole, da spacciare tra i giovani, gli unici in grado di immaginare e realizzare un futuro migliore.

Bene, Mujica è tornato a parlare. Qualche giorno fa ha rilasciato un’intervista in video chiamata a Jordi Évole, personaggio pubblico e ideatore del programma tv “Lo de Évole”, in questi giorni sul web per le condizioni imposte dal coronavirus.

Seduto davanti al suo pc, una felpa rosa sul corpaccione, il volto pieno da contadino magnificato dalla telecamera, la candida chioma scompigliata e gli iconici baffetti grigi, l’anziano politico ha parlato dell’emergenza in atto, di questo mondo in ginocchio e del sistema che lo governa, delle nuove abitudini, delle nuove priorità, del futuro. E lo ha fatto con la consueta passione, accendendosi di rabbia, sussultando di indignazione, ricorrendo al suo linguaggio colorito ma dalla precisione chirurgica.

Il giornalista spara subito la sua domanda: “Il coronavirus metterà fine alla globalizzazione capitalista?” Mujica non fa attendere la sua risposta: “Non sarà il virus a decretare la fine del capitalismo. Questa deve venire dalla volontà organizzata degli uomini, che sono stati quelli che lo hanno creato: è l’uomo che deve distruggerlo. Il dio mercato è la religione fanatica del nostro tempo, governa tutto”. Caro, vecchio Mujica, lucido come sempre.
E come sempre battagliero: “Non so se sia una situazione reversibile, ma dobbiamo lottare affinché lo diventi. Questo virus ci spaventa e prendiamo un certo grado di misure quasi eroiche. Sul piano del mercato, della globalizzazione bisognerebbe rispettare determinati parametri”.

Évole insiste: “Pensa che da questa pandemia possa uscire qualcosa di buono?”

“Grazie a questo spavento generale potrebbe emergere un po’ più di generosità e meno egoismo” concede l’anziano presidente. “Ma mi domando perché i vecchietti continuino ad accumulare denaro. Parlo di miliardari, di gente che concentra la ricchezza”. Già, i cronici, irrisolti problemi dell’umanità: la sperequazione delle risorse, l’ingiustizia sociale e lo sfruttamento: mali che risalgono alla notte dei tempi e che dei farabutti mascherati da politici e da intellettuali hanno cercato di darci a bere che fossero stati debellati.

“Non siamo in guerra” prosegue Mujica nella sua analisi di questo triste tempo, “questa è una sfida che la biologia ci pone per ricordarci che non siamo i proprietari assoluti del mondo come ci sembra. Questa crisi così grave può servire per ricordarci che i problemi globali sono anche i nostri problemi. Dobbiamo combattere l’egoismo che ci portiamo dentro al fine di superare il coronavirus, dobbiamo diventare socialmente uniti gli uni agli altri”. La voce del saggio: senza la solidarietà, la fratellanza, l’uguaglianza, l’uomo è condannato a perire. Dai mali bisogna trarre degli insegnamenti, per non ripetere gli errori commessi: dov’è altrimenti la tanto sbandierata intelligenza umana?

Ma al miele di queste parole, Mujica aggiunge il vetriolo, scagliandosi contro i leader mondiali sordi al pericolo del riscaldamento globale: “Non è un problema ecologico ma politico. Mai l’uomo ha avuto così tante risorse, capacità o capitale per fermarlo. Stiamo andando verso un ‘olocausto ecologico’ e stanno preparando una padella gigantesca per friggerci”. Più chiaro di così.

Poi il vecchio saggio zoomma su noi tutti, che come lui stiamo vivendo questa nuova e inquietante esperienza della quarantena forzata, prova a darci coraggio e ad indicarci la via: “La peggiore solitudine è quella che abbiamo dentro, è tempo di meditare. Parla con te stesso e cerca di immaginare una finestra sul cielo. Finché avrai una ragione per vivere e combattere, non avrai tempo per la tristezza”.

Grazie, maestro. Che le tue parole siano accolte e interiorizzate da noi tutti, e che ci diano la forza di cambiare questo mondo folle che abbiamo edificato.

fonte: https://www.globalist.it/world/2020/04/03/la-saggezza-di-mujica-ci-indica-la-strada-per-battere-il-coronavirus-e-il-virus-del-capitalismo-2055511.html

In Svizzera basta compilare un modulo e lo Stato stanzia 4.300 miliardi di Euro a favore dei cittadini… Ci credi? Eppure nel nostro Paese il 30% della popolazione crede a baggianate del genere! E perchè siamo un popolo di fessi, che certi pseudo-politici possono esistere…

 

Svizzera

 

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In Svizzera basta compilare un modulo e lo Stato stanzia 4.300 miliardi di Euro a favore dei cittadini… Ci credi? Eppure nel nostro Paese il 30% della popolazione crede a baggianate del genere! E perchè siamo un popolo di fessi, che certi pseudo-politici possono esistere…

Facciamoci un po’ di conti “alla Salvini”: gli svizzeri sono circa 8,6 milioni. 8,6 milioni x 500.000 Euro fa la simpatica cifra di 4300 miliardi di Euro… Una sciocchezza, no?

Coronavirus, la bufala di Salvini sui 500mila franchi accreditati in Svizzera

“In Svizzera con un solo foglio ti accreditano subito fino a 500mila franchi sul conto, in Italia milioni di Italiani in coda virtuale” ha scritto Salvini sui suoi social in riferimento ai problemi registrati dal sito dell’Inps, preso d’assalto per le richieste del bonus di 600 euro emesso a causa dell’emergenza Coronavirus.

Tuttavia, l’affermazione del leader della Lega è quantomeno inesatta.

I 500mila franchi a cui fa riferimento Salvini non sono altro che un prestito bancario a interesse zero. Inoltre il prestito può arrivare solo in casi estremi fino a 500mila franchi e non c’entra assolutamente nulla con il bonus da 600 euro dell’Inps, che non deve essere né restituito e che non ha nessun “valore” ai fini fiscali.

Insomma, se stiamo ridotti così è perché il 30% degli Italiani crede a puttanate come quella di uno stato disposto a regalare alla gente, riempendo un modulo, 4.500 miliardi di Euro…

Mi sa che non ne usciremo…

By Eles

 

…E sentite questo – L’arcivescovo Viganò: “Il Coronavirus è la conseguenza di sodomia e matrimoni gay”

 

arcivescovo Viganò

 

 

 

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…E sentite questo – L’arcivescovo Viganò: “Il Coronavirus è la conseguenza di sodomia e matrimoni gay”

Il Coronavirus sarebbe una punizione di Dio contro i peccati dei singoli e della società, come aborto, eutanasia e “l’orrore del cosiddetto matrimonio omosessuale, la celebrazione della sodomia e delle peggiori perversioni”. Ad affermarlo è l’arcivescovo Carlo Maria Viganò nel corso di un’intervista al giornale cattolico The Remnant, ripresa in Italia dal sito Corrispondenza Romana.

Secondo Viganò, ad aver suscitato “lo sdegno di Dio” sarebbero stati alcuni gravi peccati “commessi dalle società, dalle Nazioni. L’aborto, che anche durante la pandemia continua a uccidere bambini innocenti; il divorzio, l’eutanasia, l’orrore del cosiddetto matrimonio omosessuale, la celebrazione della sodomia e delle peggiori perversioni, la pornografia, la corruzione dei piccoli, la speculazione delle élites finanziare, la profanazione della domenica…”.

“Il Signore è Padre amorevolissimo perché ci insegna come dobbiamo comportarci per meritare l’eternità beata del Cielo, e quando col peccato disobbediamo ai Suoi precetti, non ci lascia morire, ma ci viene a cercare, ci manda tanti segnali – talvolta anche severi, com’è giusto – perché ci ravvediamo, ci pentiamo, facciamo penitenza e riacquistiamo l’amicizia con Lui. Sarete miei amici, se farete quel che Io vi comando. Mi pare che le parole del Signore non diano adito ad equivoci”, aggiunge Viganò nell’intervista.

Alla domanda invece su eventuali colpe della Chiesa, il prelato risponde: “La Chiesa è in sé sempre, indefettibilmente santa, poiché essa è il Corpo Mistico di Nostro Signore, e sarebbe non solo temerario, ma blasfemo anche solo pensare che la divina istituzione che la Provvidenza ha posto in terra come dispensatrice della Grazia ed unica arca di salvezza possa anche minimamente essere imperfetta”.

 

 

fonte: https://www.tpi.it/cronaca/coronavirus-arcivescovo-vigano-conseguenza-sodomia-matrimoni-gay-20200401577555/?fbclid=IwAR2hKwgw91p9iKOMa3kv_RSEA4mlEEXxAq8kdm1SbLT5nt4mUpnnI6OQak0

Coronavirus – L’ex magistrato Ingroia accusa: ”Vittime sulla coscienza di chi ha distrutto la Sanità Pubblica”

 

 

Ingroia

 

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Coronavirus – L’ex magistrato Ingroia accusa: ”Vittime sulla coscienza di chi ha distrutto la Sanità Pubblica”

L’ex magistrato: “L’Italia ha un’economia di guerra che ha bisogno di misure fortissime e una di queste deve essere lo sforamento dei parametri europei”

“Il disastro e i morti di oggi sono sulla coscienza di chi ha distrutto il servizio sanitario pubblico, questa tragedia è un macabro atto d’accusa nei confronti della classe politica che ha governato l’Italia negli ultimi decenni a colpi di privatizzazioni speculative sempre più spinte a disprezzo della tutela della salute”. E’ questo il duro affondo dell’avvocato ed ex pm di Palermo, Antonio Ingroia, in un’intervista al giornale online Wordnews.it, riguardo l’emergenza sanitaria del Coronavirus. “Stiamo attraversando un periodo senza precedenti, sicuramente per la nostra generazione, dal dopoguerra in poi non è mai stata affrontata una emergenza di questo tipo e dimensioni. – ha spiegato – A cui sostanzialmente si è arrivati impreparati. Questo non è un elemento secondario, uno Stato che dovrebbe avere la salute tra i beni primari da tutelare deve essere pronto a fronteggiare catastrofi del genere. E quel che è peggio è che si è scoperto che esisteva un piano di prevenzione da emergenze del genere, ma solo sulla carta. Le strutture non erano mai state adeguate per tempo. Correre ai ripari dopo è, purtroppo, troppo tardi”. Secondo l’ex pm, che istruì il processo sulla Trattativa Stato-Mafia, non essendo “preparati ad un’emergenza quando arriva c’è il rischio che in nome dello stato di necessità affoghino gli altri diritti costituzionali e le altre libertà che sono ossigeno per la democrazia esattamente come sono ossigeno per la vita i respiratori. In questa situazione, premesso che è più facile esprimere giudizi per chi non ha la responsabilità di prendere decisioni drammatiche, rimane il fatto che quando usciremo da quest’emergenza (e presto o tardi ne usciremo, comunque non siamo davanti all’apocalisse che porrà fine alla specie umana per quanto è una terribile tragedia) non saremo più come prima anche sotto il profilo dello Stato di diritto”.

Tutela costituzionale
Quello che fa più paura, per Ingroia è il fatto che “il potere esecutivo in nome del supremo stato di necessità, auto attribuendosi poteri al limite della Costituzione, ha emanato vari decreti d’urgenza uno dopo l’altro che limitano alcune libertà individuali, che nell’eccezionalità della vicenda può anche essere considerato normale, ma molto meno normale ritengo l’assenza di voci contrarie che si oppongano a tutto questo, e che soprattutto i cittadini in preda al panico collettivo chiedano loro stessi che vengano limitati i loro diritti e le loro libertà tutelate in Costituzione. Il rapporto costi/benefici dovrebbe farci riflettere adeguatamente, tenendo conto che le misure di contenimento, peraltro cambiate di giorno in giorno, hanno dato pochi risultati, pur avendo rispettato poche compatibilità costituzionali”. L’avvocato ha poi spiegato che in questa situazione di emergenza bisognava “adottare una pianificazione a livello nazionale (anzi in questa situazione globale) ma che abbia contrappesi stabiliti dai delicati equilibri costituzionali”.

Il ruolo dell’Europa
Ingroia ha anche parlato degli scontri che ci sono stati tra l’Italia e l’eurozona, in particolare l’ultimatum di Giuseppe Conte alla Germania ed altri Paesi. “L’ultimatum di Conte, ‘temo che dovremo fare da soli’ riprendendo le sue parole, è stata una reazione alle parole di Draghi, al quale va dato atto che ha detto parole importanti, serie ed autorevoli e che quella sarebbe la strada da seguire. – ha detto – L’Italia ha un’economia di guerra che ha bisogno di misure fortissime e una di queste deve essere lo sforamento dei parametri europei immettendo liquidità. Questo risveglia il dibattito sulle prospettive e il ruolo del sistema bancario. L’intervento di Draghi è stato recepito soprattutto nella logica delle piccole dinamiche politiche interne e della tenuta del governo, mentre non credo che Draghi in piena emergenza sanitaria stia pensando a diventare Presidente del Consiglio. Sono considerazioni, al massimo, da fare quando terminerà l’emergenza. – ha proseguito – Il rischio paradossale delle sue parole è che mentre si muore di sanità insufficiente, nonostante l’eroismo del personale sanitario, si determini anche la morte per fame tra qualche mese: se l’economia va in ginocchio e il mondo si ferma come potranno vivere i lavoratori? E si pensa a salvare solo i grandi capitali. Per salvare i lavoratori si deve tenere in vita il sistema economico con una sorta di respirazione artificiale e l’erogazione finanziaria da parte del sistema bancario ad interessi zero”.
L’avvocato si è detto critico ed ha maturato negli ultimi anni “considerazioni sempre più negative su questa Unione Europea” in quanto “l’Europa di fatto è stata soprattutto tiranna ed espressione delle lobby finanziarie e di alcuni Paesi. Nulla a che vedere con l’Europa dei popoli e dei diritti sognata da Altiero Spinelli e altri, di fronte a quest’emergenza drammatica i nodi stanno venendo al pettine in maniera disastrosa e non credo che quest’Europa reggerà, sarà tra le più grandi vittime del coronavirus quando si potrà cominciare a riflettere e ripartire dalle macerie, nessuna istituzione europea è stata all’altezza”.
Secondo Ingroia “non è questo il momento in cui guardare così lontano ma non dobbiamo chiudere gli occhi su questa realtà: l’Italia in questi anni ha un cappio stretto al collo e non so quali opportunità ha di tirare la testa fuori dal cappio e quali possibilità ha Conte di farlo. Alcuni di noi siamo stati voci nel deserto in questi anni quando dicevamo che bisognava assumere una posizione ben diversa sull’Unione Europea, così come sulla Nato”. L’ex procuratore aggiunto di Palermo ha detto che “nel dramma attuale” dell’emergenza del Coronavirus “gli aiuti sono arrivati prevalentemente da Cina, Russia e Cuba piuttosto che dai nostri cosiddetti amici atlantici”. Ingroia ha evidenziato il fatto che tutte le attività produttrici sono bloccate, vista l’emergenza, ma quelle delle armi continua a produrre. “Le imprese produttrici di armamenti non sono state fermate e quindi – ha concluso – sono considerate essenziali e strategiche, e che l’industria bellica davanti alla salute dei cittadini e dei lavoratori sia considerata indispensabile francamente non è sostenibile”.

 

fonte: http://www.antimafiaduemila.com/home/mafie-news/261-cronaca/78279-coronavirus-ingroia-vittime-sulla-coscienza-di-chi-ha-distrutto-la-sanita-pubblica.html

Bolsonaro: “I veri uomini non prendono il coronavirus”… Cari amici, ricordate: questo è il fascismo!

 

Bolsonaro

 

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Bolsonaro: “I veri uomini non prendono il coronavirus”… Cari amici, ricordate: questo è il fascismo!

Bolsonaro: «I veri uomini non prendono il coronavirus». L’opposizione: «Il Brasile non può essere distrutto da Bolsonaro»

Roussef: «Famigerato e irresponsabile». Guimarães: «Un idiota pericoloso». Greenpeace: «No a contrapposizione tra lavoro e salvare vite umane»

Se qualcuno volesse rendersi conto di cosa vuol dire avere un neofascista, ultraliberista, sovranista, omofobo e negazionista climatico alla guida di un Paese al tempo del coronavirus, restando nell’Unione europea, basterebbe pensare a quel che è successo in Ungheria, dove Orban si è fatto dare da un Parlamento ridotto a bivacco di manipoli quei pieni poteri che il suo amico Salvini chiedeva solo un’estate fa, dopo ver tentato di chiudere il Parlamento italiano, con una manovra di palazzo maldestramente concepita al Papeete di Milano Marittima dopo un mojito di troppo. Oppure basterebbe pensare a cosa stanno facendo tre governi di destra – Grecia, Turchia e Bulgaria – con il volenteroso aiuto dei carnefici nazifascisti, ai confini dell’Asia e dell’Europa, applicando le loro ricette (che sono le stesse reclamate dai loro amici e camerati italiani) alla tragedia dimenticata dei profughi siriani e kurdi, ostaggi del nulla e dell’indifferenza nella terra di nessuno. Ma se si vuole capire come, in poco più di un anno e mezzo, l’elezione di uno dei campioni della neo-destra mondiale – festeggiata a champagne e mortaretti dal centro-destra italiota – si è trasformata in tragedia e farsa, basterebbe ascoltare quel che dice e contraddice, ormai quotidianamente e caparbiamente, il presidente neofascista del Brasile, Jair Bolsonaro, che mentre i brasiliani muoiono e si ammalano, continua a minimizzare la portata dell’emergenza e che si è definito troppo “macho” per poter essere colpito dal Coronavirus.

Nella sua ultima apparizione alla televisione brasiliana, il 24 aprile, incurante delle critiche che lo sommergono e dell’irritazione che sta montando nel suo stesso governo e tra i militari che lo sostengono, Bolsonaro ha detto: «Non credo che affronteremo la stessa situazione degli Stati Uniti. I brasiliani devono essere studiati, non si ammalano. Possono saltare e tuffarsi nelle fognature e non gli succede nulla! Penso che in Brasile tanta gente sia stata contagiata, ma hanno gli anticorpi per resistere a questo virus».

Solo il giorno prima Bolsonaro, subissato dalle critiche, aveva revocato, direttamente dal suo profilo Twitter, l’articolo della Medida Provisória (MP 927) che avrebbe consentito alle aziende di sospendere il contratto di lavoro dei loro dipendenti per un massimo di quattro mesi durante lo stato di calamità pubblica. Ma, nonostante il ritiro parziale, la MP 927 resta in vigore e stabilisce che non verrà considerato un infortunio sul lavoro se chi lavora nel settore sanitario, dei trasporti e dei servizi essenziali contrarrà il coronavirus e non può provare il “nesso causale” con la funzione lavorativa svolta. Però gli operatori sanitari possono raddoppiare i loro turni, con una banca ore che dovrebbe essere compensata entro 180 giorni.

La ex presidente del Brasile Dilma Roussef ha definito «Famigerato e irresponsabile» il discorso di Bolsonaro» e ha detto che «Rivela il suo disprezzo per la scienza, la salute e la vita della popolazione. Bolsonaro fa una scommessa al buio. Scommette sul mantenimento del sostegno degli strati sociali che lo hanno eletto, e non solo della sua milizia. Pertanto, il suo discorso non include la società, solo i suoi. Per lui, non importa se i media che lo hanno sostenuto nelle elezioni non credono più in lui, né che gli esponenti del mercato non lo amino più intensamente come prima, o addirittura lo abbandonano, anche se i governatori che lo avevano sostenuto sono contro di lui».

Oggi in Brasile ci sarà un grande “panelaço”, con canti, slogan e sbattimento di pentole da finestre e balconi contro il governo, organizzato dal Frentes Brasil Popular e Povo Sem Medo che riuniscono partiti politici, movimenti sociali e sindacati, tutti uniti al grido di “ Fora Bolsonaro”. «Ci sono molte crudeltà che devono essere fermate. Dobbiamo seguire l’esempio di altri Paesi, garantire posti di lavoro e reddito. Se non lo facciamo, avremo 40 milioni di disoccupati, il caos sociale», ha avvertito il senatore Paulo Paim del Patido dos Trabalhadores (PT) e il presidente della Central Única dos Trabalhadores (CUT), Sérgio Nobre, ha detto che «La MP 927 è “opportunista” e serve solo gli interessi dei datori di lavoro. Questa MP è in linea con la lettera della Confederação Nacional da Indústria. E’ una proposta opportunistica, per smantellare la legislazione del lavoro e per le agevolazioni fiscali per gli imprenditori».

Uno degli ispiratori di Bolsonaro è Junior Durski, ex rampollo di una dinastia politica di destra, già a capo di un’impresa del legname e mineraria e ora proprietario della catena della ristorazione Madero (“melhor hambúrguer do mundo”) convinto che i politici, lo Stato democratico e le amministrazioni pubbliche siano arance marce che contaminano tutto quello che li circonda. Qualche giorno fa Durski ha detto che «In Brasile nei prossimi due anni moriranno 300, 400, 500 mila persone come conseguenza del danno economico derivato dalle restrizioni con le quali si cerca di combattere il coronavirus. Paralizzare l’economia nazionale a causa di 5.000 o 7.000 persone che moriranno per la febbre covid-19 non è realista. Gli effetti dell’isolamento sociale e la sospensione produttiva saranno peggiori dell’epidemia stessa». Sono le stesse cose che – con meno impudenza e sincerità – fino a pochi giorni o settimane fa dicevano Donald Trump, Boris Jhonson e, in Italia Salvini, la Meloni, i presidenti di centro-destra delle regioni del nord (e, con altri toni e motivazioni,il Sindaco di Milano Sala, l’unico a chiedere scusa) e è quel che in qualche modo chiedono Confindustria e Renzi.

Il problema è che il Brasile ha più di 210 milioni di abitanti e che, rispetto all’Italia, l’Europa e gli Usa ha condizioni socio-economiche e sanitarie molto peggiori: 40 milioni di disoccupati, centinaia di migliaia di persone che soffrono ancora (o di nuovo) la fame e la povertà, spesso in favelas dove domina la violenza e dove lo Stato brasiliano è assente. E ora anche l’ispiratore di Bolsonaro, Trump, si accontenterebbe che la pandemia negli Usa facesse “solo” 100.000 morti e i suoi amici e camerati Salvini e Meloni chiedono a Conte misure di confinamento ancora più restrittive e di stampare un fiume di denaro pubblico, portando ad esempio Paesi come la Svizzera che ha subito smentito il capo della Lega (ex Nord).

Secondo Greenpeace Brasil «Non dovrebbe esserci contrapposizione tra salvare posti di lavoro o salvare vite umane, sono due problemi incomparabili. Il sostegno finanziario dello stato deve prima andare alla salute e garantire che le popolazioni vulnerabili continuino a vivere, quindi a salvare l’economia e le grandi aziende. È lo Stato che deve agire per centralizzare gli sforzi e ridurre al minimo gli impatti sociali ed economici della pandemia sul popolo brasiliano, e non viceversa (…) Il nostro lavoro è orientato a garantire un ambiente equilibrato per tutti noi e le generazioni future. E in questo momento che richiede l’attenzione e la collaborazione di tutti, è in difesa della vita che prendiamo posizione».

Contro Bolsonaro si sono espressi anche Dom Walmor Oliveira de Azevedo, presidente da Conferência Nacional dos Bispos do Brasil. Felipe Santa Cruz, presidente dell’Ordem dos Advogados do Brasil, José Carlos Dias, presidente della Comissão Defesa dos Direitos Humanos Dom Paulo Evaristo Arns, Luiz Davidovich, presidente da Academia Brasileira de Ciências, Paulo Jeronimo de Sousa, dell’Associação Brasileira de Imprensa e Ildeu de Castro Moreira, presidente da Sociedade Brasileira para o Progresso da Ciência, che in una nota congiunta avvisano «la popolazione di restare a casa rispettando le raccomandazioni della scienza, degli operatori sanitari e dell’esperienza internazionale. Le strategie di isolamento sociale, fondamentali per contenere la crescita accelerata del numero di persone colpite dal coronavirus, mirano all’organizzazione dei servizi sanitari per far fronte a questa situazione, che, sebbene grave, può essere ben affrontata da un sistema sanitario organizzato e ben gestito s tutti i livelli». Poi l’affondo finale contro Bolsonaro: «La campagna di disinformazione condotta dal Presidente della Repubblica, invitando la popolazione ad andare in piazza, costituisce una grave minaccia per la salute di tutti i brasiliani. E’ tempo di affrontare questa pandemia con lucidità, responsabilità e solidarietà. Non permettiamo che ci venga derubata la speranza».

Per Gleisi Hoffmann , presidente nazionale del PT, ed Enio Verri e Rogerio Carvalho, i leader PT alla Câmara dos Deputados e al Senado Federal, quello visto in televisione non è più il presidente della Repubblica disorientato e che per giorni ha fatto dichiarazioni contraddittorie: «Il Brasile ha visto in TV un Jair Bolsonaro senza maschera, che diceva le barbarie che pensa veramente nella sua irresponsabilità criminale. Contrariamente a scienziati, autorità mediche, Organizzazione mondiale della sanità e tutti i Paesi del mondo, Bolsonaro ha attaccato le misure di isolamento adottate dalle autorità statali e municipali per combattere il coronavirus. Non è stata solo un’altra dimostrazione di ignoranza, malafede e cinismo da parte di un presidente che pensa solo a se stesso, al suo potere e alla sua famiglia. E’ stato un gesto di totale disprezzo per la vita delle persone, per gli esseri umani, per la popolazione che ha l’obbligo di proteggere di fronte alla più grave crisi sanitaria che il mondo moderno abbia mai affrontato. Un incitamento al genocidio. E’ lo stesso Bolsonaro che ha fatto una campagna contro Mais Médicos e i medici cubani, a capo di un governo che ha indebolito il SUS (Sistema Único de Saúde, ndr) e la Estratégia Saúde da Família. Bolsonaro afferma che gli altri stanno creando isteria, ma il suo governo sta approfittando della crisi per togliere ancora più diritti ai lavoratori. Parla di difendere il lavoro ma il suo primo passo è stato autorizzare il licenziamento di massa dei lavoratori. Usa la crisi per una disputa politica con governatori e sindaci che stanno facendo i passi giusti che si è rifiutato di fare. Bolsonaro è più dannoso per la salute, per il Paese e per la democrazia di qualsiasi tipo di virus».

In un durissimo articolo pubblicato su Carta Capital intitolato “Um idiota perigoso” (Un idiota pericoloso), il leader della minoranza alla Camera José Guimarães (PT) scrive che «Il discorso del 24 del presidente dell’estrema destra Jair Bolsonaro, in cui ha invitato la popolazione a uscire dall’isolamento, ha dimostrato la sua follia e la sua impreparazione per governare il Brasile. Le sue affermazioni hanno dissipato ogni dubbio sul fatto che soffra di uno squilibrio psichico che non sia pronto a esercitare il suo ruolo. Senza responsabilità ed efficienza, alienato, getta il Paese nell’incertezza in un momento drammatico della vita nazionale, con la pandemia di coronavirus». Per Guimarães, il discorso di Bolsonaro «E’ stato sconcertante per tutti i brasiliani che hanno un minimo di sanità mentale» e «Ha dimostrato che gli svizzeri hanno fatto la diagnosi giusta: è il più pericoloso idiota del pianeta (…) Contro il mondo, Bolsonaro insiste su cose sciocche per inserirsi nella galleria dei presidenti più folli ed esilaranti dell’umanità. Se si fosse limitato ai suoi social network di fanatici e robot, non avremmo problemi. Ma è una vera minaccia per il popolo brasiliano. In questo momento, il Brasile ha bisogno di ampia coesione sociale, serietà, sensibilità e sforzi comuni, in tutte le sfere del potere e nella società, per affrontare la pandemia e i suoi riflessi su un’economia mal gestita. Bolsonaro e il ministro dell’Economia Paulo Guedes disprezzano il popolo brasiliano insistendo su un modello che si è già dimostrato inutile. Ostaggio della prospettiva obsoleta della Scuola di Chicago, la coppia genocida disprezza le persone che potrebbero morire a causa della mancanza di risorse nel Sistema Único de Saúde e dell’assenza di misure di mitigazione. L’insieme di misure annunciate per affrontare l’impatto economico causato da Covid-19 è un vero inganno in un momento cruciale. E’ insufficiente e incapace di proteggere l’economia, i posti di lavoro e gli strati più vulnerabili. Il pacchetto rivela solo una visione ultraliberista meschina e arretrata. I paraocchi impediscono loro di cedere al buon senso e di seguire ciò che altri Paesi hanno fatto per affrontare la pandemia (…) Usciremo dal pantano solo con il superamento dell’attuale modello neoliberista e con l’abrogazione dell’emendamento 95, derivante dal noto PEC da Morte, approvato dal famigerato governo Temer. L’emendamento indebolisce e limita gli investimenti nelle politiche sociali, indebolendo l’intera rete di protezione sociale. Solo l’anno scorso, il SUS ha perso quasi 10 miliardi di real del suo budget».

L’opposizione brasiliana ha proposto una serie di misure per far funzionare l’economia ed evitare il caos sociale. L’opposizione alla Camera ha proposto un progetto che istituisce un reddito d’emergenza sicuro per le famiglie che beneficiano della Bolsa Família, quelle iscritte al Cadastro Único e ai lavoratori informali e a basso reddito, che dovrebbero fino a che ci saranno la pandemia e il regime di confinamento sociale. Ne potrebbero beneficiare circa 100 milioni di brasiliani. L’importo proposto è un salario minimo di 1.045 real, 5 volte quello che il governo Bolsonaro ha annunciato a sostegno dei più vulnerabili.

Un altro disegno di legge stabilisce misure temporanee in materia di lavoro, vietando il licenziamento arbitrario o la risoluzione anticipata del contratto, mentre sono in vigore le misure di isolamento sociale o di quarantena.
Ieri i leader nazionali di PT, Partido Socialista Brasileiro, Partido Comunista Brasileiro (PCB), Partido Socialismo e Liberdade, Partido Comunista do Brasil (PCdoB), ex candidati alla presidenza e alla vicepresidenza e gli ex governatori degli Stati di Maranhão, Parà e Rio grande do Sul hanno firmato il manifesto dell’Opposizione intitolato “O Brasil não pode ser destruído por Bolsonaro” e nel quale si legge che «Il Brasile e il mondo sono di fronte a un’emergenza senza precedenti nella storia moderna, la pandemia di coronavirus , a conseguenze molto gravi per la vita umana, la salute pubblica e l’attività economica. Nel nostro Paese, l’emergenza è aggravata da un presidente della Repubblica irresponsabile. Jair Bolsonaro è il maggiore ostacolo per prendere decisioni urgenti per ridurre la diffusione del contagio, salvare vite umane e garantire il reddito delle famiglie, posti di lavoro e aziende. Attacca la salute pubblica, ignorando le determinazioni tecniche e le esperienze di altri Paesi. Anche prima dell’arrivo del virus, i servizi pubblici e l’economia brasiliana erano già drammaticamente indeboliti dall’agenda neoliberista che è stata imposta al Paese. In questo momento, è necessario mobilitare, senza limiti, tutte le risorse pubbliche necessarie per salvare vite umane. Bolsonaro non è in grado di continuare a governare il Brasile e affrontare questa crisi, che mette a repentaglio la salute e l’economia. Commette crimini, dà informazioni fraudolente, bugie e incoraggia il caos, approfittando della disperazione della popolazione più vulnerabile. Abbiamo bisogno di unità e comprensione per affrontare la pandemia, non di un presidente che va contro le autorità di salute pubblica e mette la vita di tutti al di sotto dei suoi interessi politici autoritari. Basta! Bolsonaro è più che un problema politico, è diventato un problema di salute pubblica. Bolsonaro manca di grandezza. Dovrebbe dimettersi, il che sarebbe il gesto meno costoso per consentire un’uscita democratica al Paese. Deve essere urgentemente fermato e rispondere ai crimini che sta commettendo contro il nostro popolo».

Dopo questo durissimo attacco politico l’opposizione brasiliana ricorda che, a differenza del governo del presidente neofascista, chiama le forze politiche popolari e democratiche ad unirsi intorno a un piano di emergenza nazionale per attuare le seguenti azioni: «Mantenere e qualificare le misure per ridurre i contatti sociali per tutto il tempo necessario, secondo criteri scientifici; Creazione di letti ICU provvisori e importazione massiccia di test e dispositivi di protezione per professionisti e popolazione; -Implementazione urgente del reddito di base permanente per i lavoratori disoccupati e informali, secondo il progetto di legge approvato dalla Câmara dos Deputados e con uno sguardo speciale rivolto a popoli indigeni, ai quilombola e ai senzatetto, che sono i più vulnerabili; Sospensione delle bollette, delle tariffe dei servizi di base per i più poveri fino a quando durerà la crisi; Divieto di licenziamenti, con assistenza statale nel pagamento dei salari ai settori più colpiti e aiuti sotto forma di finanziamenti agevolati, a medie, piccole e microimprese; Regolazione immediata delle imposte su grandi fortune, utili e dividendi; prestito obbligatorio che deve essere pagato dalle banche private e utilizzato dal Ministero del tesoro nazionale per coprire le spese di assicurazione sanitaria e sociale, oltre alla disposizione di una revisione selettiva e attenta delle agevolazioni fiscali, quando l’economia sarà normalizzata».

Il manifesto dell’Opposizione brasiliana conclude: «Di fronte a un governo che scommette irresponsabilmente sul caos sociale, economico e politico, è dovere del Congresso Nacional legiferare in emergenza, proteggere la popolazione e il Paese dalla pandemia. È dovere dei governatori e dei sindaci occuparsi della salute pubblica, agendo in modo coordinato, come molti hanno fatto in modo encomiabile. È anche dovere del Ministério Público e del Judiciário bloccare prontamente le iniziative criminali di un esecutivo che viola le garanzie costituzionali alla vita umana. È dovere di tutti agire con responsabilità e patriottismo».

 

fonte: http://www.greenreport.it/risorse/bolsonaro-i-veri-uomini-non-prendono-il-coronavirus-lopposizione-il-brasile-non-puo-essere-distrutto-da-bolsonaro/

Coronavirus, Renzi: “Reddito di cittadinanza per tutti? Sarebbe un disastro, riapriamo le aziende” – Tradotto in Italiano: “Dei problemi della gente non ce ne importa una beata minchia, l’importante è non scontentare gli amici industriali”

 

Renzi

 

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Coronavirus, Renzi: “Reddito di cittadinanza per tutti? Sarebbe un disastro, riapriamo le aziende” – Tradotto in Italiano: “Dei problemi della gente non ce ne importa una beata minchia, l’importante è non scontentare gli amici industriali”

Coronavirus, Renzi: “Reddito di cittadinanza per tutti? Sarebbe un disastro, riapriamo le aziende”

Matteo Renzi ha replicato a Beppe Grillo, che propone un reddito universale per tutti per affrontare l’emergenza coronavirus: “Per me sarebbe un disastro! Devono ripartire le imprese, con screening di massa e misure di sicurezza per i lavoratori, altrimenti condanniamo l’Italia alla disoccupazione e all’assistenzialismo. Ecco perché è urgente progettare subito la ripartenza di aprile”.

“Le critiche alla mia proposta di riapertura? Ho visto tanta ipocrisia. Io non ho chiesto di riaprire oggi, ma ad aprile. Ho chiesto però di pensare adesso a come riaprire. Perché se non ci pensiamo oggi arriviamo in ritardo all’appuntamento con l’emergenza economica almeno come siamo arrivati in ritardo sull’emergenza sanitaria”. A dirlo è l’ex premier Matteo Renzi, leader di Italia Viva, che in un’intervista al ‘Corriere della Sera’ torna sulle polemiche scaturite dalla sua proposta di riaprire le fabbriche entro Pasqua, e poi riaprire le scuole, le università, i negozi e le chiese.

“Il vaccino arriverà nel 2021 o nel 2022 – ha ribadito – C’è qualcuno che pensa che gli italiani possano restare a casa fino al 2021? Io no. Dobbiamo fare un piano per l’uscita. E per farlo – afferma l’ex premier – bisogna moltiplicare i test: i tecnici ci dicono che è possibile che ci siano 5-10 milioni di italiani che hanno già contratto il Covid-19 senza sintomi. Se hanno sviluppato gli anticorpi, perché tenerli in casa? E anche chi non ha preso il virus può tornare a lavorare se la sua azienda rispetta le regole di sicurezza. Anche perché stare a casa mesi ha un costo enorme sociale ed economico. Chi paga?”.

Per Renzi va “benissimo la battaglia sugli eurobond, ma non basta. L’Europa ha già fatto i primi passi, sospendendo il patto di Stabilità e modificando la normativa sugli aiuti di Stato. E dobbiamo sapere che comunque pagheremo noi, aumentando il debito. O meglio: pagheranno i nostri figli. Quindi spendiamoli bene”.

“C’è una cultura politica che immagina si possa affrontare questa emergenza estendendo il reddito di cittadinanza. È una visione assistenzialista miope. Dobbiamo dare una mano a chi non ce la fa, ma la misura sociale più giusta e più urgente è quella di riaprire le aziende per non licenziare i lavoratori”. L’allargamento del reddito di cittadinanza ad altre categorie è un provvedimento allo studio del governo.

Sulla gestione dell’emergenza, “l’Italia è il Paese con più morti al mondo, qualcosa non ha funzionato. Ho proposto di fare, quando tutto sarà finito, una commissione di inchiesta per verificare le responsabilità”.

In un post su Facebook ha risposto così a Beppe Grillo, che oggi ha rilanciato la proposta di un reddito universale per tutti: “Beppe Grillo torna oggi a proporre per tutti il reddito di cittadinanza: per me sarebbe un disastro! Devono ripartire le imprese, con screening di massa e misure di sicurezza per i lavoratori, altrimenti condanniamo l’Italia alla disoccupazione e all’assistenzialismo. Ecco perché è urgente progettare subito la ripartenza di aprile. La politica deve offrire una visione, non rincorrere gli eventi. Questo il senso delle mie interviste di questi giorni: lavoro, non reddito di cittadinanza”.

fonte: https://www.fanpage.it/politica/coronavirus-renzi-reddito-di-cittadinanza-per-tutti-sarebbe-un-disastro-riapriamo-le-aziende/
https://www.fanpage.it/

Ma vi rendete conto che oggi avremmo potuto affrontare questa emergenza con Salvini al Governo? A parte le cazzate che spara da due mesi, guardatevi intorno: che hanno fatto i suoi idoli, da Trump a Johnson, da Bolsonaro a Orban…?

 

Salvini

 

 

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Ma vi rendete conto che oggi avremmo potuto affrontare questa emergenza con Salvini al Governo? A parte le cazzate che spara da due mesi, guardatevi intorno: che hanno fatto i suoi idoli, da Trump a Johnson, da Bolsonaro a Orban…?

Non mi risulti che esista un “San Papeete”… Se non esiste, Papa Francesco dovrebbe crearlo subito, per dare al popolo Italiano qualcuno da ringraziare perché in questo momento tanto difficile non c’è lui al governo… Sarebbe stata una carneficina…

Ricordiamo brevemente quello che hanno fatto i suoi idoli:

 Donald Trump

Trump fino a ieri ha ignorato il coronavirus. Ha minimizzato i dati internazionali fino a dichiarare che il numero relativo al tasso di mortalità 3,4% fornito dall’Oms sarebbe “falso”…

Quando ha capito che le cose si mettevano male ha cominciato a dire: “I contagi scompariranno. Un giorno, come per miracolo, scompariranno” ed ha assicurato che: “Il virus è stato contenuto. Il paese è al sicuro”. (Minimizzare)

Intanto per alcuni media fedeli, il coronavirus sarebbe “niente di più di un comune raffreddore”, che viene ingigantito per “sconfiggere e neutralizzare” il presidente. (Teoria del complotto).

Quando la faccenda gli è proprio del tutto sfuggita di mano si è chiesto se non fosse il caso di utilizzare il vaccino antinfluenzale… Incassando un No secco (e le risate di scherno) degli esperti. (Ignoranza)

Intanto ha cominciato ad accusare gli altri, dall’amministrazione di Barack Obama, colpevole a suo dire, della carenza di kit per il test del coronavirus ai Cinesi, ora dipinti come untori, tanto che ha dato “ordine” di ribattezzare il covid-19 “virus cinese”… (Attaccare gli altri)

E giungiamo ai giorni nostri, Trump: “Se in Usa i morti non saranno più di 100mila avremo fatto un buon lavoro” (Ipocrisia – Andare avanti facendo dimenticare quanto ha detto e (non) fatto in precedenza).

Ovviamente, i 100.000 morti, se va tutto ma proprio tutto bene, qualcuno li avrà sulla coscienza?

Notate poi l’escalation di Trump: Minimizzare, Teoria del complotto, Ignoranza, Attaccare gli altri, Ipocrisia… ma proprio non vi ricorda qualcuno…?!?

Boris Johnson

Per Boris Johnson basterebbe uno sola frase: “Abituatevi a perdere i vostri cari“. La grande puttanata dell’immunità di gregge che avrebbe comportato la morte di qualche centinaia di migliaia di persone… Quando ha finalmente capito che la gente sarebbe venuto a prenderlo fino a casa, ovviamente tardi, troppo tardi, ha cambiato registro…

Jair Bolsonaro

Bolsonaro è in piena lotta contro le misure di isolamento imposte dai governatori e da alcuni sindaci in Brasile. “La gente deve riaprire i negozi e lavorare normalmente”, diceva Bolsonaro in uno dei video cancellati, mentre in un altro lo si sente dire che il Brasile “sarà immunizzato qaundo il 60-70% della popolazione sarà contagiato” e che una cura contro il coronavirus “è già realtà”…

I casi accertati sono ormai oltre tremila, ma Bolsonaro continua a sostenere che la COVID-19 sia come un raffreddore… Non ha fatto niente finora, non ha intenzione di fare niente in futuro e ostacola chi sta facendo qualcosa…

Viktor Orban

Viktor Orban ha chiesto ed ottenuto i pieni poteri in Ungheria, per fronteggiare la situazione del coronavirus. Eppure in Ungheria, con i loro 403 casi e 13 morti, non ci sono proprio i numeri di un’emergenza tale da giustificare una rinuncia ai diritti democratici… Ma Viktor non poteva perdere un’occasione del genere…!

Così iniziano le dittature… Lo capiscono tutti, tranne qualcuno…

Poteri speciali a Orban per combattere con forza il virus? Saluto con rispetto la libera scelta del parlamento ungherese (137 voti a favore e 53 contro), eletto democraticamente dai cittadini. Buon lavoro all’amico Viktor Orbán e buona fortuna a tutto il popolo di Ungheria.

Lo ha detto Salvini in un Tweet, anche con un pizzico d’invidia…

“Eletto democraticamente” …Certo che dimenticare quello che è successo in Italia e in Germania negli anni ’20… Anche lì furono eletti “democraticamente”… Ma forse non lo ha dimenticato, sbava solamente…

 

by Eles

Coronavirus, vietata la libertà di stampa e di espressione… Corea del Nord? Zimbabwe? Siria? No, è la Regione Lombardia…!

 

libertà di stampa

 

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Coronavirus, vietata la libertà di stampa e di espressione… Corea del Nord? Zimbabwe? Siria? No, è la Regione Lombardia…!

Regione Lombardia vieta la libertà di stampa e di espressione

Se vogliamo vincere questa “guerra sanitaria” contro il Coronavirus non dobbiamo permettere che venga messo il bavaglio alla libera informazione. Purtroppo sta accadendo.

In questi giorni, l’ASST di Mantova ha spedito alla Gazzetta di Mantova la seguente comunicazione: “Gentilissimi, sulla base di una nota odierna inviata dall’assessorato al welfare alle ASST e alle ATS, non sono ammesse conferenze stampa sull’emergenza coronavirus. La conferenza stampa convocata per oggi è quindi annullata. Sempre su indicazioni dell’assessorato, non sono consentite interviste e interventi delle direzioni strategiche, dei medici e degli operatori sanitari, se non preventivamente autorizzati. Sarà possibile solo la diffusione di eventuali comunicati stampa concordati con Regione Lombardia. Cordialmente”.

Questo diktat sa più di regime totalitario che di nazione democratica e impedisce, attraverso l’esercizio della libera informazione, che le notizie circolino, che i cittadini vengano informati, che l’emergenza venga raccontata così com’è, dalla prima linea, dal fronte dei sanitari impegnati nella lotta all’epidemia.

Non dimentichiamoci che la diffusione del virus a Wuhan è stata favorita proprio dalla censura del Governo cinese: le notizie hanno cominciato a circolare solo quando ormai l’epidemia ha cominciato a dilagare. Se i medici e gli infermieri avessero potuto dare prima l’allarme e i mezzi di informazione cinesi avessero potuto divulgare le notizie, forse si sarebbero potuti limitare i danni.

In Egitto, la corrispondente dal Cairo del quotidiano britannico “The Guardian”Ruth Michaelson è stata costretta a lasciare l’Egitto dopo aver citato uno studio scientifico secondo cui il numero di casi di coronavirus nel paese era fortemente sottostimato. Il 15 marzo l’Egitto dichiarava solo tre casi di contagio ma, dopo la morte, a causa del COVID-19, di due generali vicini al presidente Al Sisi, il governo non ha più potuto tacere sui dati reali dell’epidemia.

Anche in Turchia sono stati arrestati alcuni giornalisti colpevoli di aver rivelato alcuni casi di contagio che non erano stati resi pubblici. Nel paese, che ha il record mondiale di giornalisti incarcerati, il governo vuole controllare i termini del dibattito pubblico sull’epidemia. I rari giornalisti indipendenti ne pagano le conseguenze.

In Ungheria, il primo ministro Viktor Orbán approfitta dell’epidemia per rafforzare il suo controllo autoritario sulla nazione. Orbán ha criminalizzato qualsiasi informazione “allarmista” sull’epidemia.

E ora Regione Lombardia che tenta di mettere il bavaglio a mediciinfermieri e a tutti i giornalisti impegnati sul fronte, ognuno a fare la propria parte: i sanitari a combattere il nemico e i giornalisti a raccontare, a chi è forzatamente recluso a casa, le cronache di questa assurda guerra.

Il NurSind, in questo clima di censura, cerca di dare voce agli “imbavagliati”, facendo parlare i propri rappresentanti sindacali i quali, in nome di una libertà sindacale di espressione non ancora vietata, cercano di riportare fatticronache ed emozioni dalla prima linea.

 

fonte: http://www.infermieristicamente.it/articolo/11748/regione-lombardia-vieta-la-liberta-di-stampa-e-di-espressione?fbclid=IwAR0O4bkuZbnQNfMak65gtR6bxm1cShhPWyH36qfJI3g-eecLrgF1leLRhQQ

Coronavirus, superati i 10.000 morti, ma Renzi insiste: “Riapriamo tutto, non possiamo aspettare che passi l’emergenza” – Perchè per quelli come lui, giocare sulla pelle della gente, che i morti siano 10.000 o 100.000, non frega niente. Importa solo la “visibilità”

Matteo Renzi

 

 

 

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Coronavirus, superati i 10.000 morti, ma Renzi insiste: “Riapriamo tutto, non possiamo aspettare che passi l’emergenza” – Perchè per quelli come lui, giocare sulla pelle della gente, che i morti siano 10.000 o 100.000, non frega niente. Importa solo la “visibilità”

Un merito al coronavirus va dato. Ci ha fatto capire, almeno a molti di noi, chi della nostra classe politica lavora (più o meno bene) per il Paese e chi, invece, cerca solo visibilità, portando avanti una continua campagna elettorale basata solo e solamente su sterili slogan. Gente che non ha idee, non dice mai niente di concreto, utile e costruttivo, ma si crea una immagine su slogan opportunamente creati a tavolino.

Ovviamente parliamo di Salvini, della Meloni e di tanti altri.

E ovviamente parliamo del nulla cosmico che è Matteo Renzi…

Anche lui come i sopraccitati, nel disperato bisogno di “visibilità”, trova ogni occasione buona per per buttare lì una puttanata propagandistica… E questi non si fermano neanche davanti alla morte. Alla morte di ormai già 10.000 persone… Morale zero, dignità ancora meno… Per loro (almeno nelle loro intenzioni) questa è un’altra occasione per raschiare qualche voto…

E ora che tutti dobbiamo cercare di evitare la diffusione del contagio, il nostro buon Matteo se ne esce cosi…

Da Fanpage:

Coronavirus, Renzi insiste: “Riapriamo tutto, non possiamo aspettare che passi l’emergenza”

Il senatore e leader di Italia viva Matteo Renzi ribadisce che serve un piano per ripartire le attività produttive, ferme per l’emergenza coronavirus: “Le fabbriche devono riaprire prima di Pasqua. Poi il resto. I negozi, le scuole, le librerie, le chiese. Serve attenzione, serve gradualità. Ma bisogna riaprire”.

Il senatore Matteo Renzi insiste sull’urgenza di riavviare al più presto le attività produttive che sono state sospese con l’ultimo decreto del governo, per limitare i contagi di coronavirus in Italia: “Questo virus ci farà ancora male. Non per settimane, per mesi e mesi. Il vaccino non c’è e se andrà bene torneremo ad abbracciarci tra un anno, se andrà male tra due…”. È l’allarme lanciato ancora una volta dal leader di Italia viva, in una lunga intervista ad ‘Avvenire’, che chiede di riaprire entro Pasqua le fabbriche, e poi le scuole, i negozi, le chiese e le librerie. Per l’ex segretario dem gli italiani dovrebbero imparare a convivere con il virus.

L’ex premier aggiunge: “Riapriamo. Perché non possiamo aspettare che tutto passi. Perché se restiamo chiusi la gente morirà di fame. Perché la strada sarà una sola: convivere due anni con il virus”. Per il senatore di Scandicci “bisogna consentire che la vita riprenda. E bisogna consentirlo ora. Sono tre settimane che l’Italia è chiusa e c’è gente che non ce la fa più. Non ha più soldi, non ha più da mangiare. I tentacoli dell’usura si stanno allungando minacciosi specialmente al Sud. Senza soldi vincerà la disperazione e si accende la rivolta sociale. I balconi presto si trasformeranno in forconi; i canti di speranza, in proteste disperate”.

Il leader di Italia viva ribadisce quanto detto nei giorni scorsi: “Serve un piano per la riapertura e serve ora. Le fabbriche devono riaprire prima di Pasqua. Poi il resto. I negozi, le scuole, le librerie, le chiese. Serve attenzione, serve gradualità. Ma bisogna riaprire”. E bisogna riaprire anche le scuole: “Bisogna garantire gli esami: il sei politico fa male. I ragazzi hanno il diritto di essere valutati e il governo ha il dovere di permetterlo. E allora faccio una proposta concreta: si torni a scuola il 4 maggio. Almeno i 700mila studenti delle ‘medie’ e i due milioni settecentomila delle ‘superiori’. Tutti di nuovo in classe dopo aver fatto un esame sierologico: una puntura sul dito e con una goccia di sangue si vede se hai avuto il virus”.

“Ogni tipo di richiesta di denaro va sospesa: tasse, affitti, mutui. Chi è stato chiuso regge se gli elimini le scadenze o se gli offri una straordinaria iniezione di liquidità. È la sola strada: lo Stato deve dare garanzie alle banche e le banche devono garantire liquidità. Senza chiedere modulistiche infernali, deve bastare un modulo di richiesta sulla base del fatturato dell’anno prima e la garanzia dello Stato”. Quindi attacca l’esecutivo: “Il governo ha bloccato le libertà di sessanta milioni di italiani ma non è stato capace di bloccare il virus della burocrazia. Il ‘Cura-Italia’ è un incomprensibile fiume di parole. Le autocertificazioni per spostarsi cambiano ogni giorno: facciamo un’autocertificazione in meno e un tampone in più. In momenti così la vita della gente va resa semplice, non complicata, in momenti così la burocrazia non può vincere sulla Costituzione”.

E aggiunge: “Abbiamo anche il dovere di immaginare una strada per far emergere le sacche di ‘irregolarità’ e di immaginare anche per queste precise garanzie. Penso ai lavoratori in nero a cominciare dalle badanti fuori regola e penso agli immigrati regolari che chiedono cittadinanza. Facciamo emergere la verità. E diamo cittadinanza a chi lavora”.