Milena Gabanelli sul Debito Pubblico: un’idea per uscirne vivi e tornare a crescere…!

 

Milena Gabanelli

 

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Milena Gabanelli sul Debito Pubblico: un’idea per uscirne vivi e tornare a crescere…!

 

Debito: un’idea per uscirne vivi e tornare a crescere
Se l’Italia dovesse decidere di uscire dall’euro, dovrebbe versare alla Germania 443 miliardi, la Francia gliene dovrebbe versare 65, la Spagna 381, e così via: il totale per la Bundesbank sono 923 miliardi. Questa è la posizione dell’entourage Merkel, e i numeri saltano fuori dai saldi del sistema di pagamento interbancario europeo, denominato Target 2.
Dobbiamo davvero pagare 443 miliardi alla Germania?

Questi saldi però hanno solo un significato contabile, come si evince da uno studio della London School of Economics, a meno che uno di questi Paesi non decida «domattina» di abbandonare l’Euro. Quindi il problema è che se i tedeschi si stanno occupando della questione «saldi» vuol dire che stanno studiando il piano B della rottura dell’Euro per fare bottino. È meglio saperlo per chiarire e negoziare in fretta questo punto insieme ai Paesi membri, anche perché in questo momento non abbiamo bisogno di aggiungere carburante alle speculazioni politiche.

L’invenzione dello spread

In queste settimane Francia e Germania stanno decidendo le regole di funzionamento dell’Eurozona, e noi, terzo paese per dimensione economica, a quel tavolo è come se non ci fossimo. Il tema ruota attorno al debito pubblico: non riusciamo ad abbatterlo perché siamo amministrati da una pessima classe dirigente, ma è anche vero che su questo debito noi paghiamo interessi del 2,4% (schizzati oggi al 3,21% per effetto della turbolenza politica), mentre la Francia paga lo 0,7% e la Germania lo 0,4%. A queste condizioni la consistente parte sana del Paese non ce la farà mai. Quando abbiamo deciso di adottare una moneta unica abbiamo rinunciato ai tassi di cambio, vuol dire avere un unico tasso di interesse e rischi condivisi. Tradotto: 100 euro di debito, valgono 100 euro tanto a Berlino quanto a Roma. Era così fino al 2010, quando è esplosa la crisi e la cancelliera Merkel e il presidente francese Sarkozy hanno avuto paura che i vari governi nazionali non si mettessero in riga per pagare i debiti. Da allora ognuno per sé, ed è comparso lo «spread». La conseguenza è che quando la Bce, secondo le regole previste, presta dei soldi alle banche dei vari paesi dell’Eurozona, applica tassi di interesse diversi, a seconda del grado di rischio: 19 paesi, 19 tassi diversi.

Mentre perdiamo tempo arrivano le regole capestro

Le regole che si stanno definendo per noi potrebbero essere un cappio: le banche devono accantonare l’equivalente dei loro crediti deteriorati. Significa che le nostre banche non potranno permettersi di prestare soldi a quell’azienda in difficoltà, a cui basterebbe un po’ di liquidità per ripartire. E più aziende chiudono in Italia e meglio andranno le concorrenti tedesche o francesi. Per quel che riguarda il debito dello Stato, non si deve sgarrare dai parametri del fiscal compact, e quindi: riduzione della spesa e aumento delle tasse (vedi Iva). Ma c’è una novità: la possibilità di partecipare alla creazione di un fondo che compra un po’ di debiti (inclusi i nostri) degli Stati membri.

Un fondo che si finanzia emettendo titoli con 2 tassi d’interesse: uno più alto perché più rischioso in quanto legato al debito dei paesi messi come Italia, Grecia, Spagna, Portogallo, e uno più basso legato al debito di Paesi sicuri come Francia e Germania. In questo modo diventa regola l’euro a 2 velocità. In pratica vuol dire che l’impresa o la banca italiana pagherà il denaro sempre più di quella francese o tedesca, ovvero ci stiamo facendo concorrenza sleale nonostante sia vietato dalla prima regola dei trattati. La colpa è nostra se non riusciamo a sistemare i conti, ma di questo passo ci si avvita, perché non riesci a crescere, e tagliare la spesa (che è una misura urgentissima) non basta.
Un’assicurazione sul debito

Nell’assoluto vuoto politico una proposta alternativa nasce da un gruppo di economisti italiani, fra cui Marcello Minenna (direttore Consob), Roberto Violi (direttore Bankitalia), Giovanni Dosi (professore ordinario all’università Sant’Anna di Pisa ) e Andrea Roventini (professore associato sempre a Pisa) supportati anche in sede Ocse (dal policy advisor del Tuac Ronald Janssen). L’idea è quella di togliere il debito dalle spalle degli Stati — non farne più di nuovo — e assicurarlo attraverso un vero Fondo Salvastati (quello attuale, l’Esm, è sotto lo scacco della Germania). Facciamo un esempio: quest’anno all’Italia scadono un miliardo di titoli di Stato? Quel miliardo va rifinanziato, e il Tesoro lo fa emettendo sul mercato titoli a tassi di interesse più bassi pagando una polizza al fondo, che assicura gli investitori dai rischi. Lo stesso fanno tutti gli Stati membri, man mano che il loro debito scade. Chiaramente la polizza italiana costerà di più di quella francese o tedesca, ma intanto ti levi un rischio, e tempo 10 anni, tutti i Paesi avranno tutto il debito assicurato. A quel punto, con un unico soggetto garante, il debito avrà un solo tasso di interesse uguale per tutti.

Investimenti in opere strategiche

Il Fondo cosa ci fa con tutti questi premi assicurativi? Li può usare anche per finanziare investimenti pubblici mirati, attraverso il controllo del Comitato Fiscale Europeo, che valuterà di quali opere strategiche ogni Paese membro ha realmente bisogno. Quindi in Italia per esempio non si farà più l’autostrada inutile, ma magari il Porto di Gioia Tauro sì perché, essendo il fondo chiamato a rimborsare il debito se qualcuno non lo paga, deve essere certo di avere un ritorno. E gli investimenti fatti bene portano crescita, aumento del gettito e pertanto diminuzione del debito. Vuol dire avere uno Stato federale dietro una valuta. Insomma una visione d’Europa che guarda avanti. Il nuovo governo italiano, quando ci sarà, deve decidere cosa vuole: un’Eurozona vera, o quella finta, dove finiamo sempre col subire le decisioni degli altri. L’occasione è l’incontro dell’Eurogruppo di giugno, e sul tavolo ci deve stare anche la nostra proposta: quella di una condivisione dei rischi a prezzo di mercato, contro quella dell’«ognuno per sé» tanto cara ai tedeschi.

QUI l’articolo completo

La fantastica “vendetta” di un bar sui tedeschi: “Ci insegnano a votare? Pagano il caffè in base allo spread”…!!

 

tedeschi

 

 

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La fantastica “vendetta” di un bar sui tedeschi: “Ci insegnano a votare? Pagano il caffè in base allo spread”…!!

 

La provocazione in un locale di Macerata: “Inaccettabili le ingerenze della Germania sul nostro Paese. Le offese di Oettinger meritavano una risposta”

Alla faccia della Germania, verebbe da dire. Qualcuno a Macerata sembra non aver preso bene gli attacchi della stampa teutonica contro il Belpaese (“scrocconi”) e le parole del commissario Ue al Bilancio, il tedesco Oettinger, sui mercati maestri del voto per gli italiani.

Tanto da decidere di mostrare un cartello eloquente all’ingresso del suo bar: avviso che costringe eventuali clienti tedeschi a pagare il caffè con un listino prezzi variabile a seconda dello spread. Più cresce il differenziale tra Btp Bund, maggiore sarà l’esborso per la bevanda presa al bancone.

La simpatica, e provocatoria idea è venuta in mente a Roberto Buratti, titolare del Maracuja e della Brp Eventi di Macerata. Il suo obiettivo – spiega a Picchio News – è quello di “far capire che noi italiani non accettiamo alcuna ingerenza nel quadro politico del nostro Paese”. Ed eccola la provocazione, scritta nera su bianco sul cartello esposto all’ingresso del locale: “Poichè i mercati insegneranno agli italiani come votare, il nostro locale applicherà ai clienti di nazionalità tedesca un listino prezzi speciale variabile a seconda dello spread. Vi insegneremo così come consumare bene al bancone di un bar italiano”. “oi conclude: “Quella di ieri è stata un’offesa inaccettabile per tutti noi italiani e non poteva restare senza una adeguata risposta“.

via Il Giornale

Ricapitoliamo: Renzi, quello che a dicembre 2016 dichiarò che avrebbe lasciato la politica (una questione di dignità), quello che solo il mese scorso ha dichiarato che sarebbe stato zitto 2 anni, ora chiama pagliacci Salvini e Di Maio…

 

Renzi

 

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Ricapitoliamo: Renzi, quello che a dicembre 2016 dichiarò che avrebbe lasciato la politica (una questione di dignità), quello che solo il mese scorso ha dichiarato che sarebbe stato zitto 2 anni, ora chiama pagliacci Salvini e Di Maio…

Governo, Renzi a Otto e Mezzo: ‘Pagliacciata che ha due colpevoli, Salvini e Di Maio’

Renzi parla ancora… Vorremmo solo ricordare che le difficoltà nel fare il neo governo sono dovute legge elettorale varata da lui ed i suoi complici che, volutamente e fraudolentemente, non garantisce la governabilità, danneggiando così con dolo e mala fede Italia ed Italiani…

Solo per rinfrescarVi la memoria sul significato del termine “pagliaccio”:

Renzi: Se perdo il referendum smetto di fare politica (mix)

 

Marco Travaglio: ‘Renzi è un grandissimo bugiardo, aveva detto che avrebbe lasciato la politica’

Chi sarà il prossimo Presidente del Consiglio? E’ possibile un reincarico a Matteo Renzi? Secondo Riccardo Luna (AGI) e Marco Travaglio (Direttore de Il Fatto Quotidiano), Renzi era convintissimo di vincere il Referendum, ecco perché disse ‘Se perdo, lascio la politica’. E Travaglio aggiunge: ‘Che mestiere farebbe se lasciasse la politica? Non ce l’ha un mestiere’.

 

 

La Morani critica il contratto M5s-Lega ”neanche una riga per ricostruzione post terremoto”. Ma poi leggi che a L’Aquila, NESSUNA SCUOLA È STATA RICOSTRUITA, ti rendi conto che nel frattempo hanno governato loro e capisci cosa è la FECCIA della politica italiana!

Morani

 

 

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La Morani critica il contratto M5s-Lega ”neanche una riga per ricostruzione post terremoto”. Ma poi leggi che a L’Aquila, NESSUNA SCUOLA È STATA RICOSTRUITA, ti rendi conto che nel frattempo hanno governato loro e capisci cosa è la FECCIA della politica italiana!

Hanno la faccia come il curriculum…

La colpa è sempre degli altri… Hanno governato loro, non hanno fatto altro che i cazzi loro, ma ora si permettono anche di parlare. Leggete questo e rendetevi conto di quanto non siano altro che la feccia della politica…

TERREMOTO: MORANI (PD), ”NEANCHE UNA RIGA IN CONTRATTO GOVERNO M5S-LEGA”

L’AQUILA – “Segnalo che nel famoso Contratto di governo di M5S e Lega non c’è una riga dedicata alla ricostruzione post terremoto”.

Lo scrive su twitter Alessia Morani, deputata marchigiana del Partito democratico, a proposito delle trattative tra Lega e M5S per la formazione del governo.

Ma leggiamo anche

L’Aquila: nessuna scuola ricostruita dopo il terremoto

di Samanta Di Persio – I bambini nati dopo il 2007, a L’Aquila, potrebbero essere definiti la “generazione container”. Con la scossa del 6 aprile del 2009 la metà degli edifici scolastici ha avuto danni strutturali con classificazione E e sono stati sostituiti da prefabbricati: MUSP (Moduli ad Uso Scolastico Provvisorio). Al di là del nome, di provvisorio, per ora, hanno ben poco.

Dopo quasi 9 anni la situazione è invariata, nessun edificio scolastico è stato ricostruito. I Musp ospitano asili nido, scuole d’infanzia, scuole primarie, scuole secondarie di primo grado, licei, istituti professionali e tecnici e convitti provinciali. In totale sono 32 e sono stati realizzati, oltre che nel capoluogo, nei comuni di Ovindoli, Rocca di Mezzo, Scoppito, Arsita, Popoli e Montereale.

Il costo per la loro realizzazione è stato pari a 32 milioni di euro, mentre il costo per la ricostruzione, finanziata da tempo, è pari ad oltre 200 milioni di euro. Cavilli burocratici, personale carente sono le cause del blocco, un blocco non solo strutturale, anche sociale. Moltissimi studenti non hanno mai visto un edificio in muratura o in cemento armato, e, per dirla tutta, alcuni di loro ne hanno anche paura, come è accaduto all’Istituto Cotugno (alcune ali dell’edificio non erano a norma antisismica, oggi gli studenti sono ancora sparpagliati in diverse sedi).

Dopo le scosse del gennaio 2017, il problema sicurezza è tornato a farsi sentire, non solo fra gli studenti, ma anche fra gli insegnati e i genitori. Dopo la nascita del comitato “Scuole Sicure”, il comune dell’Aquila, si è sentito pressato e ha iniziato, senza troppa fretta, a fare una serie di sopralluoghi per verificarne la vulnerabilità. La paura è che tutto possa tornare a un’apparente normalità, nonostante gli studi condotti in passato che indicano un’alta vulnerabilità in tutti gli edifici scolastici aquilani. Uno studio della Regione Abruzzo, del 1994, approvato con delibera di Giunta regionale, segnalava un’alta vulnerabilità in tutti gli edifici crollati o gravemente danneggiati, quindi, già da molto tempo si poteva intervenire per un adeguamento sismico.

I MUSP sono “scatoloni” anonimi, fortunatamente, alcuni insegnanti, di buona volontà, hanno cercato di renderli più belli, hanno cercato di dar loro un’anima; Eutizio Crudele, insegnante di arte, a Montereale, già dal 2013, insieme ai suoi studenti, ha usato l’arte come nutrimento per lo spirito e sulle pareti, come se si volesse abbattere il muro dell’ignoranza, i ragazzi hanno disegnato e colorato Gandhi, Peppino Impastato, Sandro Pertini, la Gioconda, Fabrizio De Andrè, Luigi Pirandello, Dante Alighieri, Beethoven, Margherita Hack e tanti altri, accanto alla loro immagine hanno scritto le loro frasi più celebri.

Anche se sono passati 9 anni, il ricordo è ancora vivo qui a L’Aquila, non si tratta solo di paura, anche la differenza che ogni bambino (e non solo) percepisce: i genitori non li portano a fare un giro nel centro della città, non li portano a giocare in piazza, a meno che non ci sia un evento particolare o la domenica che i cantieri sono fermi. Le occasioni da prendere al volo, per sensibilizzare sull’argomento, sono le elezioni oppure l’anniversario del sisma, poi nel resto degli altri giorni prevale la brutta sensazione di abitudine.

Non finiremo mai di ripeterlo, il terremoto se non fosse avvenuto di notte, di giorno avrebbe fatto la strage degli studenti. Non dovrà mai esserci una seconda L’Aquila, nessuno studente, nessun insegnante, nessun operatore scolastico dovrà sentirsi in pericolo, nessun genitore dovrà mai essere in ansia per l’incolumità del proprio figlio.

tratto da: http://www.beppegrillo.it/laquila-nessuna-scuola-ricostruita-dopo-il-terremoto/

Grazie a Mattarella scopriamo che in Italia c’è il reato d’opinione. Se sei dell’opinione che l’Euro ci ha rovinato non puoi fare il Ministro… Ma non sempre sempre, solo se vuoi fare il ministro dei 5stelle… Se invece sei Cottarella è dici che non dovevano entrare nell’Euro, allora pazienza…

 

Mattarella

 

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Grazie a Mattarella scopriamo che in Italia c’è il reato d’opinione. Se sei dell’opinione che l’Euro ci ha rovinato non puoi fare il Ministro… Ma non sempre sempre, solo se vuoi fare il ministro dei 5stelle… Se invece sei Cottarella è dici che non dovevano entrare nell’Euro, allora pazienza…

 

COTTARELLI: “NON AVREMMO DOVUTO ENTRARE NELL’EURO”

Prima abbiamo scoperto che in Italia c’è il reato d’opinione. Poi che questo reato non vale per tutti. Per Savona si, per Cottarelli no.

Anche Cottarelli ha scritto che l’Euro non è perfetto, che ci siamo entrati con tempi e modi sbagliati, che forse sarebbe stato meglio non farlo, che abbiamo perso competitività.

Perché Cottarelli può criticare l’Euro e Savona no? Forse perché Savona sarebbe stato ministro di un governo targato M5S? Ditemi se sbaglio.

Salve, mi chiamo Sergio Mattarella, di professione faccio il Presidente della Repubblica, ho affossato il governo M5s ponendo veto su Savona perchè preoccupato dei risparmi degli Italiani, però ho firmato il Bail-in del Pd con cui abbiamo inculato i risparmiatori Italiani…

 

Sergio Mattarella

 

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Salve, mi chiamo Sergio Mattarella, di professione faccio il Presidente della Repubblica, ho affossato il governo M5s ponendo veto su Savona perchè preoccupato dei risparmi degli Italiani, però ho firmato il Bail-in del Pd con cui abbiamo inculato i risparmiatori Italiani…

 

Vi spiego perché il Bail In è una fregatura per i risparmiatori (però poi non chidetemi perchè non posso fare il ministro)

 

L’analisi dell’economista ed ex ministro Paolo Savona

Errare è umano, perseverare è diabolico. Ho pensato a questo vecchio detto quando ho letto la definizione che la Banca d’Italia ha dato del BRRD, la nuova direttiva per la “soluzione” delle crisi bancarie (Dio ci protegga dagli acronimi e dai termini inglesi che ne celano il significato): «Le nuove norme consentiranno di gestire le crisi in modo ordinato attraverso strumenti più efficaci e l’utilizzo di risorse del settore privato, riducendo gli effetti negativi sul sistema economico ed evitando che il costo dei salvataggi gravi sui contribuenti».

Questa definizione implica che: 1) le gestioni delle crisi precedenti fossero meno ordinate, in sostanza una critica che la Banca d’Italia rivolge a se stessa; 2) i nuovi strumenti saranno più efficaci di quelli usati in passato; 3) le risorse proverranno dal settore privato; 4) gli effetti negativi delle crisi sul sistema economico verranno ridotti; 5) i contribuenti non subiranno più il costo dei salvataggi bancari. Questa elencazione dei molti vantaggi ricorda un episodio accaduto all’Assemblea francese: un ministro esordì affermando che aveva molti buoni motivi per avanzare la sua proposta; lo interruppe un deputato logicamente agguerrito che obiettò «se dispone di una buona ragione basta e avanza; ci risparmi dal sentire gli altri».

Nessuno degli effetti indicati dalla Banca d’Italia ha solidi fondamenti. In passato la soluzione delle crisi ha funzionato bene, ne consegue che gli strumenti usati erano efficaci; le risorse provenivano anche dal settore privato e affluivano mosse dalla convenienza, non dall’obbligo di legge come sarà da questo momento in poi; l’economia reale ha sempre beneficiato del precedente regime, mentre non accadrà lo stesso in futuro; l’onere sulla collettività era spalmato in modo più equo di quanto non avverrà con la nuova legge che penalizza il risparmio.

La logica economica prescrive che per raggiungere ciascun obiettivo si deve applicare almeno uno strumento, mentre la nuova legge prevede un solo strumento per raggiungere i cinque obiettivi indicati dalla Banca d’Italia; la realtà è che il vero scopo del provvedimento è unico: trasferire la responsabilità delle crisi prodotte dalle autorità italiane ed europee ai risparmiatori anche piccoli, quelli che avrebbero dovuto tutelare.

La decisione è frutto della grave malattia che ha colpito l’Europa, quella di voler isolare i bilanci pubblici dalle vicende dell’economia e della società che le autorità dovrebbero governare, ma non riescono a farlo, come dimostra la grave crisi finanziaria diffusasi a seguito delle insolvenze dei crediti subprime e dei loro derivati. Per proteggere i conti pubblici si penalizzano quelli delle famiglie, già messe a dura prova dall’incapacità mostrata dalle autorità di saper governare la crisi e la sua diffusione. La legittimazione dell’irresponsabilità delle autorità e della responsabilità dei risparmiatori è priva di basi pratiche; infatti il nuovo regime di risoluzione delle crisi porta sulle spalle delle banche un onere solo inizialmente prevedibile, quello di costituire un fondo presso l’organismo di tutela dei depositi, e un onere imprevedibile se lo devono ricostituire se utilizzato.

Le banche trasferiranno l’onere in forme più subdole alla clientela per ricostituire il rendimento del loro capitale al fine di evitare i riflessi negativi sulla loro capacità di concedere credito alle imprese produttive e, di conseguenza, all’intero sistema economico; ma non basta, perché ridurranno la remunerazione del risparmio a esse affidato e aumenteranno il costo dei servizi prestati. In conclusione la collettività pagherà comunque l’onere degli interventi in forme più difficili da valutare.

Chi trae un vantaggio dalla nuova regolamentazione sono quindi solo le autorità responsabili delle crisi per non aver saputo governare il mercato. Ma anch’esse si illudono, perché se vogliono avere un sistema del credito e del risparmio all’altezza dei compiti che attendono l’economia fuori dalle speranze e dalle chiacchiere in corso dovranno darsi carico di studiare un meccanismo meno pericoloso di quello approvato che protegga l’offerta di credito e il risparmio che la sostiene.

Ciò che sconcerta in questo provvedimento, come nella spiegazione datane dalla Banca d’Italia che lo ha propiziato, è che non si parla del problema di fondo, quello di chi fornisce le informazioni ai clienti della banche; danno invece la colpa alla loro ignoranza, che è anche frutto delle omissioni pubbliche in materia.

Ammesso che l’ignoranza possa essere attenuata o, al limite, anche sconfitta, su quali basi statistiche deve poggiare l’uso del sapere finanziario conquistato dai risparmiatori e chi è tenuto a fornirle? In passato, la tutela del risparmio era stata affidata alle società di rating, istituzioni private che ne hanno combinato più di Bertoldo di Francia. Non si può delegare a esse o altre simili istituzioni private il compito di attuare l’art. 47 della nostra Costituzione. Devono provvedere le autorità. Ciò sarà possibile solo dividendo nettamente il sistema dei pagamenti, le cui prestazioni vanno totalmente garantite dallo Stato, dal sistema del credito, che si svolgerà sotto il controllo del Governo, la vigilanza di enti delegati e, in caso di crisi, risolto con norme meno rigide di quelle erroneamente introdotte con il bail in. Si può sperare in una maggiore attenzione al problema da parte degli organi democratici rispetto a quella finora prestata? Le informazioni raccolte sul trattamento discriminante seguito dai paesi membri dell’UE testimonia il modo affrettato e superficiale con cui la direttiva è stata varata e da noi approvata.

Porvi rimedio è tanto più urgente e importante quanto più si intendono ridurre i livelli di protezione sociale per necessità legate alla competizione globale con paesi che non hanno gli stessi livelli. Da decenni si va operando sul sistema pensionistico senza sviluppare in parallelo regimi di tutela del risparmio volontariamente accumulato; anzi le due responsabilità, quella di formarsi una previdenza integrativa continuando a contribuire a quella pubblica vengono accompagnate da un aumento dei rischi finanziari corsi dal cittadino, ormai ritornato allo stato di suddito di leggi improvvide approvate dal suo decisore collettivo, il Parlamento.

La protezione della collettività dagli oneri delle crisi non può avvenire infliggendo ai risparmiatori una perdita, con le conseguenze indicate, ma migliorando i meccanismi pubblici di informazione e di vigilanza, come pure i meccanismi di soluzione delle crisi; per questi ultimi insisto sul fatto che vanno eliminati i conflitti di interesse esistenti che hanno generato ritardi nel salvataggio e oneri più elevati per la collettività, ponendo le funzioni di vigilanza e di soluzione in posizione di autonomia e reciproca indipendenza.

Come consuetudine, lo si capirà solo dopo che i buoi sono scappati dalle stalle, ossia a crisi scoppiata.

tratto da: http://formiche.net/2016/01/bail-in-italia-governo-renzi-ue-banche/

Perché l’Italia deve rimanere nell’Euro? Semplice, quando una moneta non si può svalutare si svalutano salari e stipendi… E indovinate un po’ chi lo prende a quel posto?

 

 

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Perché l’Italia deve rimanere nell’Euro? Semplice, quando una moneta non si può svalutare si svalutano salari e stipendi… E indovinate un po’ chi lo prende a quel posto?

 

La stragrande maggioranza del personale politico e media mainstream all’unisono tuonano che l’Italia non può permettersi di uscire dalla moneta unica. É quindi giunto il momento di rovesciare il paradigma ed evidenziare perché per l’Italia sia insostenibile la permanenza nella gabbia monetaria europea.

di Fabrizio Verde

Le recenti e arcinote vicende che hanno portato allo scontro istituzionale tra il presidente della Repubblica Mattarella e la maggioranza parlamentare M5S-Lega, con il conseguente veto sul nome di Paolo Savona evidentemente sgradito a Berlino e Bruxelles, hanno riportato in auge il mai sopito dibattito sulla permanenza dell’Italia nell’euro. Una forma coercitiva di governo più che una semplice moneta.

La stragrande maggioranza del personale politico e media mainstream all’unisono tuonano che l’Italia non può permettersi di uscire dalla moneta unica. É quindi giunto il momento di rovesciare il paradigma ed evidenziare perché per l’Italia sia insostenibile la permanenza nella gabbia monetaria europea.

Una situazione dove l’Italia si era già cacciata negli anni del fascismo, quando Mussolini decise che per ragioni di prestigio internazionale la Lira dovesse raggiungere e mantenere la parità con la Sterlina inglese.

Il 18 agosto del 1926 in un discorso tenuto a Pesaro, Benito Mussolini, annunciò per la Lira una politica di rivalutazione nei confronti della Sterlina, la valuta mondiale di riferimento a quel tempo. Il regime, esclusivamente per motivi di prestigio e credibilità internazionale, adottò una politica di forte rivalutazione della moneta fissando l’obiettivo alla «prestigiosa quota 90». L’obiettivo stabilito e raggiunto nel dicembre del 1927 con l’introduzione da parte di Mussolini del Gold Standard Exchange, fu quello di condurre il tasso di cambio da 153,68 Lire per una Sterlina, a 90 Lire per una Sterlina. Una rivalutazione di ben il 19% per la moneta italiana.

Passano due anni con la Lira sempre attestata sulla fatidica «quota 90», il fascismo arroccato alla strenua difesa della prestigiosa quota e la Grande Depressione del 29′ in arrivo dagli Stati Uniti d’America relegata in qualche trafiletto semi-nascosto, giacché i giornali del regime sono impegnati a narrare agli italiani le mirabolanti conquiste del corporativismo fascista. Intanto il tenore di vita degli italiani peggiora notevolmente. I forti tagli salariali sono stati già definitivamente sanciti attraverso l’approvazione della «Carta del Lavoro». Il costo della crisi e del supposto prestigio derivante dalla moneta forte è scaricato per intero sulla classe lavoratrice.

Quando non si può svalutare la moneta si svaluta il lavoro attraverso i salari.

L’analogia con l’Euro è lampante su questo punto.

La «Lira forte» è una delle bandiere del regime tanto che Mussolini di dichiara pronto a «difendere la Lira fino all’ultimo respiro, fino all’ultimo sangue». Appaiono inquietanti certe analogie con i difensori dell’Euro a spada tratta, costi quel che costi. Inoltre, altra analogia (già richiamata in precedenza) con l’attuale scenario, per sostenere il rialzo della Lira si dovette ricorrere a politiche deflattive sui salari che tra il 1927 e il 1928, e senza soluzione di continuità sino ai primi anni 30′ subirono diminuzioni dal 10% al 20% a seconda delle categorie. Una scure calò sui salari degli operai che videro peggiorare le loro già miserevoli condizioni di vita.

Arriviamo così al 1930: la Lira è sempre arroccata a «quota 90» nei confronti della valuta inglese e la situazione continua a peggiorare, complice anche la Grande Depressione che porta i banchieri privati americani a richiedere indietro i milioni di dollari dati in prestito a comuni, enti e società italiane a partire dal 1925. A pagare il prezzo più alto è sempre la classe lavoratrice: i disoccupati aumentano di 140 mila unità rispetto all’anno precedente, i salari subiscono una stretta ulteriore (25% lavoratori agricoltura – 10% lavoratori industria – forti decurtazioni settore statale), tanto da divenire i più bassi dell’intero continente. Mentre la discesa dei prezzi non fu altrettanto ripida come quella dei salari. Tanto che il Corriere della Sera scriveva, «il salariato fa questo ragionamento molto semplice: se il costo della vita va giù del 5%, ed i miei salari van giù del 10%, chi gode della differenza?».

Oggi come allora: diminuzione dei salari, crollo della produzione, esponenziale aumento della disoccupazione, progressiva proletarizzazione degli strati sociali intermedi, forte crescita della povertà. Quelli appena citati sono gli effetti classici di un processo di aggancio a uno standard nominale forte.

Lo scenario deprimente a cui assistiamo dall’ingresso nell’eurozona che è equivalso sostanzialmente ad un aggancio della Lira al Marco tedesco.

Alla luce di una siffatta situazione la domanda è: per quale motivo l’Italia dovrebbe restare nell’Euro?

Fonte L’antidiplomatico

Marcello Foa denuncia il piano europeo: massacrare l’Italia per annientare Lega e 5 Stelle…”

 

Marcello Foa

 

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Marcello Foa denuncia il piano europeo: massacrare l’Italia per annientare Lega e 5 Stelle…”

 

A questo punto il disegno è chiaro: l’establishment europeo ha deciso di impedire ad ogni costo la nascita di un governo formato da Lega e 5 Stelle. E ha scelto la strada dell’oppressione assoluta, definitiva.

Riepiloghiamo: Mattarella nega al governo Conte il diritto di presentarsi alle Camere sebbene abbia la maggioranza, per le ragioni che ben conosciamo. Ufficialmente perché la persona di Savona non è gradita, in realtà, come spiega l’ex ministro delle Finanze Padoan, “il problema non è Savona, ma le idee di Lega e M5s sull’Europa“. Quella di Mattarella sembra una scelta azzardata, perché, come osservano in molti e come confermato dai sondaggi, alle prossime elezioni Salvini e Di Maio potrebbero ottenerte ognuno il 30% dei consensi e dunque ripresentarsi al Quirinale molto più forti di oggi.

Davvero strana è anche la nomina di Cottarelli: perché varare un governo tecnico che non ha una maggioranza? Non sarebbe stato più logico confermare Gentiloni per il disbrigo degli affari correnti?

 

Ora, invece, appare tutto terribilmente chiaro e a svelare il gioco è il commissario europeo al Bilancio Oettinger, che, come capita a molti tedeschi di potere, non riesce a trattenere la propria arroganza, e dichiara pubblicamente:   “I mercati insegneranno agli italiani a votare nel modo giusto”.

E allora tutto diventa chiaro: l’establishment europeista ha deciso di spezzare le reni all’Italia, come hanno già fatto con la Grecia. Lo scenario che si profila è il seguente: scatenare una crisi paurosa del debito pubblico italiano, spingendo lo spread a livelli mai visti, provocare il panico, fino al momento in cui l’Italia verrà commissariata e Mattarella invocherà per il bene supremo del Paese la fiducia a Cottarelli (già in carica) e/o l’introduzione di misure straordinarie, come il rinvio sine die delle elezioni e la conseguente distruzione della reputazione e della popolarità di Salvini e di Di Maio, che verranno indicati come i responsabili di questa crisi.

Se il piano avrà successo, servirà da monito a tutti i Paesi europei dove i movimenti “populisti” sono in ascesa e comporterà la definitiva sottomissione dei popoli europei alle oligarchie europee. Come le Brigate Rosse: colpirne uno per educarne cento.

Perché queste sono le logiche: terroristiche. E’ una manovra indegna, autoritaria, eversiva, che non deve passare. Non lasciatevi ingannare, non lasciatevi intimidire: ne va della vostra libertà, della vostra dignità di uomini liberi.

Dal Blog di Marcello Foa

Ricapitoliamo: puoi votare chi vince Sanremo, puoi votare chi resta all’Isola, puoi votate chi entra nel Grande Fratello, ma non puoi votare chi ti deve governare. Benvenuto in Italia, coglione!

 

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Ricapitoliamo: puoi votare chi vince Sanremo, puoi votare chi resta all’Isola, puoi votate chi entra nel Grande Fratello, ma non puoi votare chi ti deve governare. Benvenuto in Italia, coglione!

 

Sei soddisfatto?

Se sei tra quelli che ha votato chi ha vinto Sanremo, è restato sull’Isola ed è entrato al grande fratello, probabilmente SÌ… e chi se ne frega se poi quelli che hai votato alle elezioni sono stati accantonati perché la lobby europea ha detto che erano degli irresponsabili…!!

Pensateci un attimo: M5s e Lega insieme avevano stravinto le elezioni… Ma chi governerà il Paese? Cottarella sostenuto dal Pd. Sì il Pd, ultimo alle elezioni… Rimbomba ancora il vaffanculo degli elettori di sinistra e l’eco delle figure di m..da di Renzi e dei suoi lacché… Ma il nostro (?) Presidente ha deciso così…!

Morale della favola?

Continuate a votare per Sanremo, Isola dei famosi e Grande Fratello. Ma lasciate perdere la politica, lì è già tutto deciso.

Siamo schiavi dell’Europa e degli eurocrati che hanno monopolizzato la nostra politica…

Ah, dimenticavamo, una breve news di economia: il prezzo dei cetrioli oggi è alle stelle!

By Eles

Ed ora si passa alle minacce – Il Commissario Ue Oettinger: “I mercati insegneranno all’Italia a votare giusto” …la peggiore delle mafie non sarebbe mai riuscita a trovare parole migliori per esprimere il concetto!

 

Oettinger

 

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Ed ora si passa alle minacce – Il Commissario Ue Oettinger: “I mercati insegneranno all’Italia a votare giusto” …la peggiore delle mafie non sarebbe mai riuscita a trovare parole migliori per esprimere il concetto!

Già Lunedì Angela Merkel aveva messo in parallelo lo stallo politico e istituzionale italiano con la crisi che ha stritolato la Grecia nel 2015.

Ora c’è chi passa a più esplicite minacce:

«I mercati insegneranno agli italiani a votare nella maniera giusta»: è un’entrata a piedi uniti, nella crisi politica, finanziaria ed istituzionale dell’Italia quella del Commissario Europeo al Bilancio Gunther Oettinger. La frase è stata pronunciata dall’esponente della Commissione di Bruxelles nel corso di un’intervista a un tv tedesca e lo stesso Oettiger l’ha retwittata. L’intervista è destinata a suscitare reazioni a catena. Lo stesso esponente della Ue pochi giorni fa aveva adombrato il dubbio che l’Italia non fosse salvabile. «Lo sviluppo negativo dei mercati porterà gli italiani a non votare più a lungo per i populisti» si augura adesso Oettinger.

E la Bce rincara la dose: “l’Italia ripassi le regole”

Se non bastasse la commissione Ue, anche la Bce non resta a guardare. Il vicepresidente della banca centrale europea Vitor Constancio ha ricordato (in un’intervista allo Spiegel) che ogni intervento di salvataggio da parte delle autorità monetarie nei confronti di Paesi in difficoltà «è soggetto a regole molto chiare. Intervenire sui mercati dei titoli di Stato di Paesi vulnerabili può essere utilizzato solo se il paese in questione accetta anche un programma di aggiustamento. L’Italia conosce le regole. Forse dovrebbe il caso di dargli di nuovo uno sguardo»

Insomma, sono passati alle minacce… Vome la più schifosa delle mafie…

 

by Eles