Le autostrade cadono a pezzi, la gente ci crepa, ma i Benetton continuano a fare soldi a palate: utile di 777 milioni di euro nei primi sei mesi del 2019…!

 

 

Benetton

 

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Le autostrade cadono a pezzi, la gente ci crepa, ma i Benetton continuano a fare soldi a palate: utile di 777 milioni di euro nei primi sei mesi del 2019…!

Aldilà di tutte le giuste polemiche che nell’ultimo anno e mezzo si sono scatenate sopra di lei, Atlantia Spa, anche quest’anno, ha fatto soldi a palate.

Il sito borsainsider.com ha segnalato che “il fatturato della holding è salito, in versione operativa, a quota 5,6 miliardi di euro, quasi il doppio rispetto ai 2,9 miliardi di euro ottenuti alla fine del primo semestre 2019. Senza considerare l’avvenuto consolidamento del gruppo Abertis, e quindi a parità di perimetro, i ricavi di Atlantia alla fine del primo semestre sarebbero aumentati del 4 per cento”.

“Il dato sul MOL (margine operativo lordo) è passato da 1,82 miliardi di euro a ben 3,55 miliardi di euro facendo registrare una progressione del 95 per cento. Anche in questo caso, senza l’operazione Abertis, l’Ebitda semestrale di Atlantia sarebbe rimasto praticamente uguale. Per finire, l’utile netto di Atlantia al 30 giugno 2019 è stato pari a 777 milioni di euro in forte rialzo dai 531 milioni contabilizzati nel primo semestre del 2018. In rialzo il livello di indebitamento netto di Atlantia che, a fine giugno, era pari a 38,57 miliardi di euro (815 milioni di euro gli investimenti operativi realizzati nel periodo)”.

“Oltre ad aver approvato la semestrale – si legge ancora nel sito -, il consiglio di amministrazione di Atlantia ha fornito anche delle indicazioni sul possibile andamento dell’interno esercizio. Il management ha reso noto che la gestione operativa del gruppo lascia intendere per l’anno in corso un andamento complessivamente positivo”.

I Benetton, nonostante tutto, continuano a fare affari milionari con le autostrade. Autostrade per l’Italia in 5 anni ha realizzato 4,05 miliardi di utili.

 

tratto da: https://www.silenziefalsita.it/2019/11/27/le-autostrade-cadono-a-pezzi-ma-atlantia-spa-continua-a-fare-soldi-a-palate-utile-di-777-milioni-di-euro-nei-primi-sei-mesi-del-2019/?fbclid=IwAR1J_zfhdMcpzpgcj2kwF9jI7x2gw1OJyqF1MqCzTh48P8wT7A36CiKVQFs

Quando l’aula del Parlamento serve solo per le dirette Facebook… Aveva fatto il solito comizio sui social, ma al momento del voto sul “Decreto Sisma” qualcuno si chiede: Giorgia, ma dove cazzo sei?

 

Parlamento

 

 

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Quando l’aula del Parlamento serve solo per le dirette Facebook… Aveva fatto il solito comizio sui social, ma al momento del voto sul “Decreto Sisma” qualcuno si chiede: Giorgia, ma dove cazzo sei?

“Ore 23:00 #MELONI DOVE SEI? Siamo ancora in Aula a votare gli emendamenti al ‘Decreto Sisma’. La Meloni dopo l’ennesimo comizio, fatto qualche ora fa, si è dileguata come suo solito. In Aula ci viene solo per le dirette Facebook”.

È quanto scritto su Facebook nella tarda serata di mercoledì dal deputato del Movimento 5 Stelle Leonardo Donno.

“Questi sono i ‘leader’ sovranisti!” osserva Donno.

“Prima ancora che una donna, una madre e una cristiana, la cara Giorgia è una ‘chimera’ e assenteista, a spese vostre!!!! Fatelo sapere a tutti…” conclude l’esponente pentastellato.

 

Ore 23:00 #MELONI DOVE SEI?

Siamo ancora in Aula a votare gli emendamenti al “Decreto Sisma”. La Meloni dopo l’ennesimo comizio, fatto qualche ora fa, si è dileguata come suo solito. In Aula ci viene solo per le dirette Facebook.
Questi sono i “leader” sovranisti!

Prima ancora che una donna, una madre e una cristiana, la cara Giorgia è una “chimera” e assenteista, a spese vostre!!!!
Fatelo sapere a tutti….

Leonardo Donno

Violenza sulle donne, il consigliere leghista: “Falso il 90% delle denunce, pensiamo agli uomini”… Ma non vi preoccupate, care donne, date pure il vostro voto a queste carogne!

Violenza sulle donne

 

 

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Violenza sulle donne, il consigliere leghista: “Falso il 90% delle denunce, pensiamo agli uomini”… Ma non vi preoccupate, care donne, date pure il vostro voto a queste carogne!

Dopo essersi fatto notare per aver «sfidato» il movimento delle «Sardine», in piazza Maggiore a Bologna, vestito da pinguino mangia-pesciolini (Ah, cosa si fa per avere un po’ di notorietà), il consigliere comunale della Lega a Casalecchio di Reno, Umberto La Morgia, si è di nuovo piazzato sotto i riflettori delle polemiche.

Nella giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, ha scritto su Facebook che «il 90% delle denunce di violenza di uomini su donne sono false e vengono archiviate intasando procure e tribunali. Ma questo non fa notizia».

Un’affermazione di una gravità inaudita che ha scatenato sonore critiche sul social, incluso qualche richiamo a fare attenzione a quello che esterna, in quanto personaggio pubblico con responsabilità politiche.

Dura la reazione del Pd: «Parole inaccettabili, una follia», secondo la segretaria cittadina dei dem Alice Morotti, che pure è consigliere comunale, sempre a Casalecchio di Reno. «Questi dati non so da dove siano presi – ha aggiunto -. La Morgia rappresenta una situazione molto diversa dalla realtà. Questo è molto grave».

Poche ore prima era stata una donna, Giorgia Furlanetto, consigliere comunale (Fdi) di Adria, ad affermare che «il 50% delle denunce per violenza presentate da molte donne alle forze dell’ordine sono false». Numerose, anche in questo caso, le reazioni indignate.

«Dovrebbe vergognarsi»

«Dovrebbe vergognarsi», il commento della deputata Lucia Annibali, capogruppo in commissione Giustizia. «Affermare che il 90% delle denunce di violenza sono false non solo è una menzogna, ma implica la negazione di un dramma vissuto ancora da troppe donne. Semmai il problema è che sono ancora poche le denunce rispetto al numero di violenze subite». «Anche quando viene richiesta un’archiviazione o viene assolto l’imputato, non si può dire che le denunce siano strumentali – ha detto ancora Annibali -. In molti casi è mancata la possibilità di dare la prova del fatto o la donna è stata indotta a mitigare le affermazioni, anche per la solita idea di non mandare in carcere il padre dei suoi figli».

La violenza

«La violenza non ha sesso. Se vogliamo veramente parlare di pari opportunità, vorrei far presente – ha scritto ancora La Morgia, in passato nel mirino anche delle «lobby Lgbt» – che esiste anche la violenza delle donne sugli uomini, purtroppo ancora poco riconosciuta, poco condannata e poco dibattuta. Violenza non solo fisica, ma che si manifesta anche attraverso l’alienazione parentale, la distruzione del rapporto padre-figlio da parte della madre, e le migliaia di false denunce che le donne usano per avvantaggiarsi sull’uomo in sede di separazione civile, il quale spesso viene ridotto al lastrico».

«Dato falso»

Di «dato falso» e «affermazione profondamente offensiva e irrispettosa» per le tantissime donne che hanno denunciato e per le tante che ancora non hanno trovato il coraggio di farlo, parla la senatrice del Pd Valeria Valente, presidente della commissione d’inchiesta sul femminicidio. Che sottolinea come le parole di La Morgia assumano un peso e una gravità maggiore, visto che sono state pronunciate «da chi è chiamato a rappresentare le nostre istituzioni tutti i giorni».

Comunque, care donne, vi preoccupate… date pure il vostro voto a queste carogne!

Nota: Ma ci avete fatto caso che in questo benedetto Paese, qualunque cosa accada, c’è sempre pronto un “consigliere leghista” a sparare la sua cazzata?

Vasco Rossi torna a parlare del clima di odio alimentato da alcuni politici in Italia… “molte paure sono fagocitate per motivi propagandistici e per la ricerca di consenso elettorale” – Non fa nomi, ma a qualcuno fischiano forte le orecchie…!

 

Vasco Rossi

 

 

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Vasco Rossi torna a parlare del clima di odio alimentato da alcuni politici in Italia… “molte paure sono fagocitate per motivi propagandistici e per la ricerca di consenso elettorale” – Non fa nomi, ma a qualcuno fischiano forte le orecchie…!

Vasco Rossi è tornato. Da alcune settimane, infatti, il rocker di Zocca è tornato a essere un grande protagonista anche nelle rotazioni radiofoniche, con il suo ultimo brano ‘Se ti potessi dire’ ed è pronto per rilanciare il suo 2020 tra palazzetti e stadi tutti esauriti. Cinque anni, un lustro in cui l’Italia ha visto tanti passaggi di mano anche in chiave politica. E proprio il Blasco ha voluto sottolineare come tutto questo abbia portato a un peggioramento della condizione nostrana a livello sociale.

Come appare sempre più evidente, infatti, nel nostro Paese è sempre più forte un clima di incertezza, di paure e di odio che hanno portato milioni di italiani (seguendo i trend delle elezioni locali e i sondaggi degli ultimi tempi) ad affidarsi a chi ha fatto del ‘terrorismo psicologico’ una chiara e ben definita scelta propagandistica. I temi-chiave sono ben noti a tutti e questo continuo allarmismo provocato da una certe classe politica, non ha fatto altro che fagocitare e aumentare l’odio che, oramai, impera nel quotidiano delle cronache italiane. Un modo di essere, pensare e agire che appare evidente ogni giorno di più e viene cavalcato e acuito da proclami populistici. E non solo.

 Vasco Rossi e la politica che alimenta odio e paure

«Mi dispiace che il nostro meraviglioso Paese sia cosi preda di rabbie e paure – ha detto Vasco Rossi rispondendo alle domande di Andrea Laffranchi de Il Corriere della Sera -, fagocitate da irresponsabili politici in cerca di consenso e potere». Non fa nomi, né riferimenti. Il punto di vista del Blasco, però, sembra essere piuttosto chiaro con il dito ben puntato. Un concetto che aveva già palesato qualche mese fa, era il maggio scorso, durante la conferenza stampa di lancio del VascoNonStop 2019. E la situazione, negli ultimi mesi, non sembra essere migliorata. Anzi.

Gli ultimi dieci anni: da Obama a Trump

Ma la scena preoccupante non è solamente quella italiana. Anche oltreoceano la situazione non sembra essere migliore, con un ritorno al passato anche alla Casa Bianca che, secondo Vasco Rossi, rappresenta un brutto passo indietro: «Direi che da Obama a Trump è stata una bella caduta di… tutto: stile, tono e sostanza. Una esplosione di ignoranza, egoismo e qualunquismo che non mi aspettavo. Un preoccupante ritorno al passato. Forse è questa la vera faccia dell’America. Credo che Trump rappresenti bene il lato oscuro, oscurantista, egoista, bigotto e arrogante degli Stati Uniti».

 

tratto da: https://www.giornalettismo.com/vasco-rossi-paure-politici/

Il sindaco di destra rifiuta la panchina rossa contro la violenza sulle donne: “Stona con le altre” …Ma la verità è semplicemente che la lotta contro la violenza sulle donne stona con la cultura fascista!

 

panchina rossa

 

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Il sindaco di destra rifiuta la panchina rossa contro la violenza sulle donne: “Stona con le altre” …Ma la verità è semplicemente che la lotta contro la violenza sulle donne stona con la cultura fascista!

Il sindaco di destra di Serravalle rifiuta la panchina rossa contro la violenza sulle donne: “Stona con le altre”

L’assurda motivazione dell’Amministrazione di destra di Serravalle pistoiese: per rispettare ‘l’uniformità del colore’ delle altre panchine non ci sarà la panchina rossa.

Il sindaco di destra di Serravalle Pistoiese Piero Lunardi ha rifiutato, secondo quanto denuncia il Pd, di installare una panchina rossa nel giardine ‘Il gatto e la volpe’ di Ponte di Serravalle.

Di seguito il comunicato stampa rilasciato dal Partito democratico:
“Una panchina come monito per tutte quelle donne che hanno subito violenza. Una panchina rossa, che non si può non notare, per ricordare i tanti drammi, i tanti femminicidi, che purtroppo si moltiplicano giorno dopo giorno. Il circolo del Partito Democratico di Serravalle-Masotti aveva fatto al Sindaco questa richiesta. Una panchina rossa da installare, senza simboli, senza appartenenze, ma come contributo a una sensibilizzazione trasversale, nel giardino – intitolato a “Il gatto e la volpe” – del Ponte di Serravalle.

E il sindaco Lunardi ha risposto. Abbiamo dovuto leggere due volte la motivazione, perché il senso del grottesco ci è parso tale che ci è sembrato impossibile da associare a una Istituzione. Ma le vie del… paradosso sono evidentemente infinite…

In questi giorni ne abbiamo viste di tutti i “colori” (in particolare per la vicenda della cittadinanza onoraria a Liliana Segre). Ora il senso di quelle vicende sembra essersi trasferito, andando anche oltre, a Serravalle.
“Questa Amministrazione non intende accogliere la richiesta non certo per l’obiettivo della sensibilizzazione sul tema che condividiamo pienamente, ma semmai per l’aspetto relativo al decoro urbano e quindi per il mantenimento dell’uniformità del colore delle panchine stesse sul territorio”. Questa la giustificazione del rifiuto. Per la “uniformità del colore”, insomma, la Giunta ha messo il veto alla richiesta. Richiesta che, ci teniamo a sottolinearlo, specificava che sulla panchina non sarebbero apparsi simboli partitici.

Siamo stupiti di una tale risposta e soprattutto ci sembra assurdo che un simbolo riconosciuto ovunque non abbia cittadinanza a Serravalle: dove il rosso di una panchina disturba il “decoro urbano” e il colore non si allinea alla tavolozza compatibile del giardino ideale dell’Amministrazione. Al Sindaco chiediamo un immediato ripensamento, o almeno una giustificazione più plausibile, che vada al di là di sfumature e tonalità. Perché se è vero che sui gusti non si comanda, è vero anche che a tutto c’è un limite.

tratto da: https://www.globalist.it/news/2019/11/22/il-sindaco-di-destra-di-serravalle-rifiuta-la-panchina-rossa-contro-la-violenza-sulle-donne-stona-con-le-altre-2049419.html

Berlusconi con Salvini e Meloni in piazza contro la proposta M5s del carcere per i grandi evasori. Ora qualcuno una domanda se la dovrebbe pur fare: con quale faccia un condannato per frode fiscale può protestare contro una norma che manda in galera questi delinquenti?

 

Berlusconi

 

 

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Berlusconi con Salvini e Meloni in piazza contro la proposta M5s del carcere per i grandi evasori. Ora qualcuno una domanda se la dovrebbe pur fare: con quale faccia un condannato per frode fiscale può protestare contro una norma che manda in galera questi delinquenti?

Berlusconi è sceso in piazza insieme a Salvini e la Meloni per protestare contro il carcere per i grandi evasori. Stiamo parlando di quei personaggi, gli evasori fiscali, che rubano i nostri soldi portandoli in paradisi fiscali e che evadono il fisco per oltre 100 mila euro”.

Così il Movimento 5 Stelle su Facebook, condividendo un video messaggio della deputata Angela Salafia.

“Quelli che se la spassano sulle spiagge dei Caraibi in giro per il mondo alla faccia nostra. E sapete perché? Perché noi paghiamo le tasse anche per loro!” proseguono i 5Stelle “Finora hanno potuto godere di una sorta di impunità visto che, su 60mila detenuti, solo 281 sono evasori fiscali”.

“Ora si cambia registro” assicurano i pentastelati “nel decreto fiscale abbiamo previsto il carcere per questo reato, aumentando le pene per quelli che non versano allo Stato dai 100mila euro in su. Evadere centinaia di migliaia di euro è un reato e deve essere punito come tale”.

Il Re dei grandi evasori, Silvio Berlusconi, condannato con sentenza passata in giudicato per frode fiscale, si arrabbi pure con i suoi compagni di merenda del centrodestra. Ma come fa un condannato per frode fiscale a scagliarsi contro la norma che manda in galera quei delinquenti che ogni giorno fregano i cittadini onesti?” si chiedono i 5Stelle.

“Per non parlare della becera propaganda che Salvini mette in atto cercando di far passare il messaggio che il carcere sia previsto per parrucchieri e imbianchini. Ma quali parrucchieri o imbianchini evadono più di 100mila euro all’anno? Non fatevi trarre in inganno da queste bugie, la realtà è che i delinquenti milionari che finora hanno rubato soldi agli italiani non la passeranno più liscia,” scrivono ancora i pentastellati.

In Italia serve una svolta culturale, bisogna punire questi parassiti, e faremo di tutto per portarla avanti più determinati che mai!” conclude il M5S.

Cile, la denuncia di Amnesty International: stupri per punire le donne manifestanti. Cari amici, e soprattutto care donne: questo è il fascismo!

 

fascismo

 

 

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Cile, la denuncia di Amnesty International: stupri per punire le donne manifestanti. Cari amici, e soprattutto care donne: questo è il fascismo!

 

In Cile, «stupri per punire le donne manifestanti». Amnesty condanna

Cile. La morte de «La Mimo», Daniela Carrasco, è uno degli ultimi casi Le femministe denunciano le violenze dei carabineros in piazza

«La Mimo», Daniela Carrasco era un’artista di strada. Aveva 36 anni. Una come le altre che in questi mesi hanno invaso le strade e le piazze del Cile. È stata trovata impiccata. Violentata e torturata fino alla morte. Il suo corpo esposto e appeso ad una recinzione alla periferia di Santiago del Cile. Il terrore che passa ancora una volta sul corpo di una donna. Secondo il collettivo femminista ’Ni Una Menos’, pare che il giorno precedente Daniela fosse stata fermata dai militari che l’avrebbero stuprata, torturata e lasciata appesa per ore.

IL SUO VOLTO DA CLOWN ha fatto il giro del mondo e della rete. Si sono subito alzate le voci delle donne e dei coordinamenti femministi che hanno chiesto giustizia e verità sulla morte di Daniela. Alondra Carrillo è una psicologa cilena, la portavoce del coordinamento femminista 8M che chiede la fine dell’impunità che regna nel Paese e le dimissioni del presidente Sebastián Piñera. «Vogliamo che termini questa militarizzazione delle strade – dice Carrillo – Dopo la fine dello stato di emergenza in realtà la repressione continua per mano delle forze speciali dei carabinieri. Più di 220 persone hanno perso un occhio, più di 90 sono state vittime di violenza politica sessuale. Ieri abbiamo registrato un nuovo caso di stupro da parte dei carabinieri. Lo stupro è diventato uno strumento politico e di terrore».

«Le donne sono esposte a due tipi di violenza. La prima è la violenza generale, quella che subiscono tutti in strada, quella degli spari, dei gas lacrimogeni, dei sequestri, delle torture, senza distinzione di genere. L’altra, è la violenza politica di genere che vuole disciplinare il corpo delle donne e delle attiviste, per imporre le norme patriarcali ce ci vogliono fuori dalla strada, fuori dalla politica. Noi diamo un forte contributo all’azione politica in Cile e questa forza l’abbiamo sviluppata nel tempo, siamo uno dei settori più dinamici dei movimenti sociali. Per questo ci vogliono zittire con il terrore. Siamo minacciate, il nostro corpo è diventato un bottino di guerra».

ALONDRA CI RACCONTA che le donne che manifestano subiscono vari genere di violenza anche verbale «i militari quando camminiamo in strada nelle manifestazioni ci mandano i “baci”, si toccano i genitali davanti a noi, ci dicono “vieni signorina, che ci piaci” oppure ci minacciano direttamente di stupro. Lo fanno perché sanno di essere impuniti». Il capo dei carabinieri, il generale Mario Rozas, in una conversazione registrata, assicurava ad un gruppo di carabinieri che nessuno sarebbe stato punito se accusato di commettere violazioni dei diritti umani durante le proteste. «Il governo ha dato pieno appoggio alle promesse di Rozas – dice Alombra – così governa l’impunità totale. Questo Stato criminale dev’essere giudicato a livello internazionale».

«QUI TUTTE LE NOTTI ci sono barricate». A parlare è Victoria Adunalte, femminista, lesbica e attivista. Faceva parte dei giovani studenti in prima linea del ’79 durante la dittatura. È stata arrestata dal regime quando aveva 17 anni. «I giovani anche oggi sono in prima linea, questo mi dà una grande speranza e mi emoziona. Fa parte della storia del nostro Paese. Sono molto grata a questi ragazzi, ma il tema non è solo generazionale ma anche di classe. A protestare sono i poveri del Paese che in Cile sono l’80% della popolazione».

Secondo l’Istituto nazionale dei diritti umani, almeno cinque persone sono morte per mano delle forze di sicurezza e oltre 2300 sono state ferite: di queste, 1400 sono state raggiunte da colpi di arma da fuoco e 220 hanno subito gravi traumi agli occhi. Amnesty International ha condannato le gravi violazioni dei diritti umani: secondo l’associazione, le forze di sicurezza, sotto il comando del presidente Sebastián Piñera – principalmente le forze armate e i carabineros (la polizia nazionale) –, sono responsabili di attacchi generalizzati e dell’uso di una forza non necessaria ed eccessiva con l’obiettivo di colpire e punire i manifestanti.

«Le intenzioni delle forze di sicurezza cilene sono chiare: colpire chi manifesta per disincentivare la partecipazione, ricorrendo all’atto estremo di praticare la tortura e la violenza sessuale contro i manifestanti. Invece di prendere misure per fermare la gravissima crisi dei diritti umani, le autorità appoggiano questa politica della punizione da oltre un mese, col risultato che le vittime di violazioni dei diritti umani aumentano ogni giorno», ha dichiarato Erika Guevara-Rosas, direttrice di Amnesty International per le Americhe.

UN RAPPORTO bollato dal governo come «irresponsabile» e contestato dalle Forze Armate cilene: «Nessuna politica di attacchi sistematici contro civili», dichiarano. Nel frattempo i deputati dell’opposizione cilena martedì hanno presentato la richiesta formale di «messa in stato di accusa» del presidente Sebastian Piñera ritenuto politicamente responsabile delle «gravi e ripetute violazioni dei diritti umani occorse nel nostro Paese», ha dichiarato all’emittente Biobio il deputato del Partito Comunista (Pc) firmatario della richiesta, Carmen Hertz. «Pinera deve farsi responsabile di fronte a tutto il Cile per la brutale repressione con la quale ha cercato di zittire il movimento sociale», ha dichiarato da parte sua Camila Vallejo, del Pc. Ad appoggiare la mozione anche esponenti dei partiti di centrosinistra che la settimana scorsa hanno raggiunto un accordo con la coalizione di governo su un referendum per una nuova Costituzione».

IN ITALIA SI ALZANO alcune voci della politica come quella di Gennaro Migliore, capogruppo di Italia Viva in Commissione Esteri alla Camera, che annuncia un’interrogazione al ministro degli Esteri. Nicola Fratoianni invece qualche giorno fa scriveva su twitter: «Il silenzio della comunità internazionale sui fatti cileni è insopportabile. L’Italia per prima faccia la sua parte e interessi l’Ue».

Nel frattempo il coordinamento 8M fa un appello a tutte le donne e alle femministe italiane: «Continuate a sostenerci con azioni di solidarietà femminista, date visibilità alla repressione dello Stato, chiedete al vostro governo italiano e alle istituzioni che non permettano l’impunità, che si ponga fine alle violazioni dei diritti umani che continuano in questo Paese».

Da Il Manifesto

L’ironia e la fantasia dei Napoletani contro Salvini… Quattro brevi, esilaranti video per farci quattro risate…!

 

 

Salvini

 

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L’ironia e la fantasia dei Napoletani contro Salvini… Quattro brevi, esilaranti video per farci quattro risate…!

L’ironia dei Napoletani è proverbiale. Poi, se c’è di mezzo Salvini…

Godiamoci questi quattro brevi video. Una valanghe di risate!

 

Salvini in casa Cupiello

 

Ancora Salvini con il grande Eduardo… La dedica di Eduardo (e di tutti i Napoletani) al leader della lega

Questo è geniale: Salvini, venditore ambulante di frutta e verdura…

Questo video nasce 5 anni fa. È la parodia di una più “seria” serie di video in cui una bella ragazza attraversava varie città ricevendo innumerevoli molestie. Il video si intitolava “40 molestie in dieci ore”

…Ora, cosa succederebbe se Matteo Salvini girasse per le vie di Napoli, sulla falsariga delle donne che hanno filmato le molestie ricevute nelle diverse città? Se lo sono chiesti i comici partenopei Ciro & Paco di “Nati con la camicia” in un divertente video caricato sul loro canale YouTube. E le reazioni dei cittadini napoletani sono davvero impagabili.

Salvini scatena il linciaggio contro padre Alex Zanotelli, reo di aver consacrato la sua vita agli ultimi ed a contrastare le mafie. Noi stiamo con padre Zanotelli e rilanciamo la petizione per la chiusura delle pagine social di Salvini, vere e proprie macchine di odio e paura!

 

Zanotelli

 

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Salvini scatena il linciaggio contro

, reo di aver consacrato la sua vita agli ultimi ed a contrastare le mafie. Noi stiamo con padre Zanotelli e rilanciamo la petizione per la chiusura delle pagine social di Salvini, vere e proprie macchine di odio e paura!

Una vita per gli ultimi, italiani e non.
Una vita a contrastare le organizzazioni mafiose.
Una vita nelle periferie africane ed italiane, dove la miseria si attacca alla vita come la scabbia.
Per questo è giusto esprimere massima solidarietà al missionario comboniano Alex Zanotelli dopo l’ennesimo attacco mediatico subito.

Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha nuovamente criticato il sacerdote tramite un post sui social, scatenando la furia (gogna) cieca dei sostenitori leghisti.
Non è la prima volta: sono molteplici [1] i post in cui l’ex ministro attacca Padre Alex, consegnandolo di fatto alla cattiveria del web, agli insulti ed alla violenza verbale.

La querelle s’inasprisce all’indomani dei casi Diciotti e Sea Watch: il prete degli ultimi difende la bontà delle operazioni delle imbarcazioni umanitarie e nello specifico prende le difese di Carola Rackete, mentre l’allora ministro dell’Interno apostrofa la donna come “comunista tedesca traghettatrice di immigrati” (Post di Facebook del 5/09/2019).

Cos’era successo?
Carola Rackete si era rifiutata di assecondare gli ordini impartiti da Salvini, prestava quindi soccorso ai migranti nel Mediterraneo e si opponeva alla volontà del Viminale di riportarli in Libia [2]. Rispettava, nonostante le pressioni e minacce di arresto, l’obbligo di salvataggio, il non-refoulement e il successivo sbarco dei naufraghi in un porto sicuro.
Rackete veniva assolta dal GIP da ogni accusa, invece il leader della Lega è ancora indagato per “sequestro di persona” e vedremo se scapperà da un altro processo, come successo con il caso Diciotti, avvalendosi dell’immunità parlamentare.

Il modus operandi per attaccare il missionario comboniano segue un copione ben preciso:
foto e/o articolo di quotidiano appoggiato su uno dei social di Salvini correlato da un commento provocatore per istigare la pioggia di insulti.
Gli ultimi ieri: “sembra si sia fumato tutta la Giamaica”, “non sei un vero cristiano”, “non è un uomo di Chiese e dovrebbe essere processato perché non è degno di far parte della Chiesa cristiana”, “soggiorno forzato in casa di riposo”, “privo di carità”, “falso”, “usi droga scadente”, “ai tempi dei Medici ora sarebbe un cumulo di carbone e cenere. E nessuno se ne dispiacerebbe credo”, “cialtrone” e purtroppo molto altro.

Ma chi è Zanotelli, così odiato dalla gentaglia “salviniana”?

Padre Alex inizia la sua attività di aiuto in Sudan nel 1965 e ci rimane per otto anni fino al 1973: ha sostenuto la popolazione Nuba, perseguitata e falcidiata dalla guerra civile (anche nei tempi recenti: basti pensare ai raid ed alle esecuzioni del 2011).
Per il suo sostegno ai poveri e per le denunce focose contro la corruzione dilagante, viene considerato “indesiderabile” dal Governo locale e gli viene successivamente negato il visto d’ingresso.
Viene anche accusato di sincretismo da esponenti religiosi. Il motivo: le sue celebrazioni avvengono prestando “troppa” attenzione alla tradizione africana, cosa evidentemente mal digerita dal clero. Fa inoltre grande pressione per una maggiore trasparenza dei finanziamenti internazionali e nazionali. Risulta essere personaggio scomodo quanto in terra straniera quanto in terra italiana.
Tornato in Italia, infatti, denuncia le disparità sociali creata dai vertici politici, il business di armi dei Paesi occidentali e l’ingerenza dei paesi europei nelle guerre locali del continente africano per accaparrarsi le risorse.

Nel 1989 lascia nuovamente l’Italia, decidendo di portare conforto ed aiuto concreto nel Kenya falcidiato dall’AIDS, dalla prostituzione, dagli slums, dalla povertà più misera.
Si reca a Nairobi, precisamente nella baraccopoli di Korogocho, che sorge in mezzo ad una discarica radioattiva: è il quarto slum più popoloso del Paese e conta 180.000 persone dimenticate dal governo locale e dall’umanità intera. Vi rimane per undici anni, fino al 2001, rischiando la propria stessa salute.
Rientra in in Italia e sceglie Napoli, il rione Sanità.
Qui, insieme alle associazioni del territorio, presta soccorso alla fascia di popolazione emarginata, a quei ragazzini facili prede della camorra, ai migranti costipati in abitazioni fatiscenti. Si batte per i diritti e la dignità delle minoranze rom, per l’acqua bene comune, per la salvaguardia dell’ambiente contro il biocidio, ed infine al contrasto delle politiche autoritarie contro poveri e migranti dell’ultimo quinquennio.
Questo è Padre Alex.

Pietro Giovanni Panico, redazione Meeting Pot
Rilanciamo la petizione per la chiusura delle pagine social di Matteo Salvini. Non è possibile tollerare un solo giorno in più la macchina dell’odio e della paura
RAIAWADUNIA 

 

fonte: https://raiawadunia.com/salvini-scatena-il-linciaggio-contro-padre-alex-zanotelli/

Salvini: “la querela della Cucchi? Non ho paura ” …Ilaria, non gli dare retta. Disse le stesse cose quando fu indagato per il caso Diciotti, poi però se la fece sotto, si appellò all’immunità e piagnucolò l’aiuto del Senato per evitare il processo.

 

Cucchi

 

 

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Salvini: “la querela della Cucchi? Non ho paura ” …Ilaria, non gli dare retta. Disse le stesse cose quando fu indagato per il caso Diciotti, poi però se la fece sotto, si appellò all’immunità e piagnucolò l’aiuto del Senato per evitare il processo.

 

“Querelato”, “Non ho paura”. Scontro Ilaria Cucchi-Salvini titola Il Giornale che per occhiello riporta: Ilaria Cucchi annuncia la querela a Salvini: “Non può giocare sul corpo di Stefano”. Il leader della Lega: “Me ne farò una ragione”

Dopo aver appreso della condanna a 12 anni per i due carabinieri, accusati di aver ucciso Stefano Cucchi, il leader della Lega aveva affermato: “Questo testimonia che la droga fa male, sono contro lo spaccio sempre e comunque”.

A seguito della sentenza, Matteo Salvini aveva commentato la condanna, sostenendo che “se qualcuno ha usato violenza, ha sbagliato e pagherà. In divisa e non in divisa”. Poi, aveva aggiunto: “Sono vicinissimo alla famiglia, ho invitato la sorella al Viminale. Per quel che mi riguarda, come senatore e come padre, combatterò la droga. Questo testimonia che la droga fa male, sono contro lo spaccio sempre e comunque”.

Una dichiarazione, che aveva fatto indignare la sorella della vittima, che aveva risposto al leader del Carroccio, durante un’intervista a Radio Capital: “Salvini perde sempre l’occasione per stare zitto. Anche io da madre sono contro la droga, ma Stefano non è morto per droga. Chiaramente non c’entra assolutamente nulla, va contro questo pregiudizio, va contro questi personaggi. Noi abbiamo dovuto batterci per anni. Tanti di questi personaggi sono stati chiamati a rispondere in un’aula di giustizia e non escludo che uno di questi possa essere proprio Salvini”.

E infatti, oggi arriva la notizia della querela. A renderlo noto è la stessa Ilaria, tramite un post su Facebook: “Il signor Matteo Salvini non può giocare sul corpo di Stefano Cucchi”, scrive la donna. “Stefano Cucchi ha sbagliato ed avrebbe dovuto pagare ma non morire in quel modo – continua Ilaria Cucchi -Il giorno in cui viene pronunciata la sentenza ha il coraggio di dire quelle parole come se fosse al bar e parlasse ai suoi amici? Sono solo una normale cittadina e non posso fare altro che querelarlo”.

E intanto Salvini fa il duro: “Non ho paura”

…Cara Ilaria, non lo dare retta. Disse le stesse cose quando fu indagato per il caso Diciotti, poi però se la fece sotto, si appellò all’immunità e piagnucolò l’aiuto del Senato per evitare il processo. Vedrai, se la farà sotto anche in questo caso…

Il precedente della Diciotti

Anche lì fece il duro. Sfidò, a caldo, la magistratura e il pm di Agrigento Luigi Patronaggio. Disse di non aver alcuna paura di affrontare questo processo perché lui aveva «agito nell’interesse degli italiani». Poi la strategica ritirata: prima con il coinvolgimento di Conte, Di Maio e Toninelli che presentarono le loro memorie in cui si auto-accusavano di aver fatto una scelta in quanto governo; poi con la richiesta di immunità avanzata (e ottenuta) alla Giunta del Senato, prima del voto di Palazzo Madama che gli ha fatto evitare il processo.

Chissà come andrà a finire con la querela della Cucchi.

Il capitano è un guappo di cartone… Vedrete che se le cose si faranno serie, troverà il modo di nascondersi da qualche parte e in qualche modo…!