Ilaria Cucchi asfalta Salvini: “Lui è contro la droga? Benissimo, condivido. Ma sono contraria anche alle truffe ai danni dello Stato e ai rimborsi fasulli a spese di cittadini normali come me che pagano le tasse e non hanno 80 anni per mettersi in pari”.

 

Ilaria Cucchi

 

 

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Ilaria Cucchi asfalta Salvini: “Lui è contro la droga? Benissimo, condivido. Ma sono contraria anche alle truffe ai danni dello Stato e ai rimborsi fasulli a spese di cittadini normali come me che pagano le tasse e non hanno 80 anni per mettersi in pari”.

Anche questa sera a Modena, in uno dei suoi appuntamenti elettorali per la tornata amministrativa in Emilia-Romagna, Matteo Salvini è tornato sulla querela che Ilaria Cucchi ha sporto nei suoi confronti per le sue parole sulla droga, dopo la sentenza di condanna a 12 anni per due carabinieri in seguito al processo per la morte di Stefano Cucchi. «Evidentemente, ci vedremo in tribunale» – ha tagliato corto Salvini, affermando di aver espresso la propria solidarietà alla famiglia in passato e invitando Ilaria Cucchi al Viminale.

Ilaria Cucchi blasta Matteo Salvini sui 49 milioni

Ma nel pomeriggio era stata la stessa Ilaria Cucchi a parlare ancora una volta di Matteo Salvini, spiegando la sua posizione e le motivazioni che l’hanno spinta a querelare il leader della Lega. «Lui è contro la droga? – ha detto la sorella di Stefano Cucchi – Benissimo, condivido. Ma sono contraria anche alle truffe ai danni dello Stato e ai rimborsi fasulli a spese di cittadini normali come me che pagano le tasse e non hanno 80 anni per mettersi in pari».

Il riferimento fatto da Ilaria Cucchi è esplicito e riguarda la confisca di beni per 49 milioni di euro alla Lega e al pagamento dilazionato in 80 anni (ciascuna con il relativo pagamento di 600mila euro) per le vicende legate alla gestione dei fondi da parte dell’ex segretario Umberto Bossi e dell’ex tesoriere Belsito. Ilaria Cucchi ha risposto con questa battuta all’attacco di Matteo Salvini che aveva fatto alcuni confronti con l’atteggiamento di chi, come la famiglia sinti dei Casamonica, gli rivolge delle minacce e degli attacchi, non soltanto attraverso i social network.

 

Come la Lega per anni ha fatto pagare agli italiani le spese per i propri dipendenti…

 

Lega

 

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Come la Lega per anni ha fatto pagare agli italiani le spese per i propri dipendenti…

Da Fanpage:

Come la Lega ha per anni fatto pagare agli italiani le spese per i propri dipendenti, utilizzando le risorse dei gruppi regionali. Una spesa che, solo per la regione Lombardia si attesterebbe sui 7 milioni di euro. Ecco il racconto a Fanpage.it di una fonte che ha lavorato con i vertici del Carroccio.

Decine di dipendenti della Lega retribuiti per almeno quindici anni con soldi pubblici, invece che con quelli del partito. Stipendi sborsati dai gruppi regionali per pagare persone che in Regione non mettevano piede. Un meccanismo che ha fatto risparmiare parecchi milioni di euro alla Lega e di cui avrebbero beneficiato diversi volti noti dell’attuale parlamento italiano. Come Raffaele Volpi, il deputato leghista di recente nominato presidente del Copasir, l’organo parlamentare preposto a controllare l’operato dei servizi segreti italiani.

Lo racconta a Fanpage.it una fonte che ha lavorato fino al 2017 all’interno dell’amministrazione del partito, per anni a stretto contatto con i suoi massimi dirigenti. Ce lo ha assicurato dandoci prova dei suoi contatti con i vertici della Lega, e chiedendoci di rimanere anonima per paura di possibili ritorsioni. L’escamotage sarebbe stato introdotto nel 2003, quando in Lombardia c’era l’attuale vice segretario federale Giancarlo Giorgetti e usato in forma diversa, anni dopo, anche dal leader leghista Matteo Salvini. La fonte dice di sapere queste cose perché riferitegli «direttamente da Giorgetti, oltre che da vari dipendenti del partito».

Il trucco per utilizzare i fondi dei gruppi
I gruppi regionali, detti anche gruppi consiliari, esistono in tutte le regioni. La legge prevede che siano finanziati con soldi pubblici, provenienti per lo più dalle imposte pagate dai cittadini. Di quanto parliamo? La Lega nel quinquennio 2013-2017 ha incassato contributi pubblici per circa mezzo miliardo di euro. E questo solo considerando la regione Lombardia; per conoscere il totale andrebbero aggiunti quelli ottenuti dalle altre Regioni dove il Carroccio ha un gruppo. Tutto dipende dal numero di consiglieri regionali eletti: più un partito ne ha, più ha diritto di incassare. La legge pone però dei limiti. Dice che questi soldi possono essere spesi esclusivamente per l’attività del gruppo regionale, non per quella del partito: «I gruppi consiliari non possono utilizzare, neppure parzialmente, i contributi erogati dal Consiglio regionale per finanziare direttamente o indirettamente le spese di funzionamento degli organi centrali e periferici dei partiti». Ma è proprio questo che avrebbe fatto la Lega a partire dal 2003 e fino almeno alla fine del 2017: usare soldi pubblici per pagare i propri dipendenti.

Il trucco sarebbe stato inaugurato nel 2003, poco dopo l’elezione di Giorgetti a segretario regionale della Lega in Lombardia. «Un giorno», racconta la fonte, «Giorgetti mi disse: “Cerchiamo di scaricare un po’ di costi nostri sul gruppo regionale: facciamo figurare che il gruppo assume del personale che in realtà lavora qui da noi in Lega”». Così il partito più forte d’Italia avrebbe iniziato a far pagare i suoi dipendenti da tutti i cittadini italiani, leghisti e non leghisti. Ai dipendenti andava bene, perché l’alternativa era quella di fare i collaboratori a progetto della Lega: così invece risultavano dipendenti della Regione, con cinque anni di contratto assicurato.

«Ricordo che Giorgetti chiedeva al presidente del gruppo regionale della Lega in Lombardia, che all’epoca era Stefano Galli, quanti soldi aveva a disposizione per pagare il personale che lavorava in via Bellerio. In funzione di questo c’erano molti dipendenti che venivano pagati dal gruppo regionale, ma che in realtà lavoravano in sede. Gente che stava da mattina a sera in via Bellerio per svolgere compiti che nulla avevano a che fare con l’attività del gruppo regionale. Erano persone che seguivano le attività dei vari sindaci sparsi sul territorio, gli enti locali, organizzavano le feste di Pontida o di Venezia, tutto questo genere di attività. Io ero lì, le vedevo tutti i giorni al lavoro. È andata avanti in questo modo per molti anni, almeno fino al 2017, dopodiché non so, perché da allora non faccio più parte del partito. Di certo in tutti quegli anni la Lega Lombarda aveva solo un dipendente ufficiale, mentre tutti gli altri erano a carico del gruppo regionale».

Considerando solo la Lombardia, stiamo parlando di almeno 15-20 persone. Ma il trucco è stato adottato anche in altri consigli regionali. Secondo la fonte interna al partito, infatti, «questo metodo veniva usato sicuramente anche in Piemonte: avevo dei contatti lì e so che c’era questa cosa. Non ho certezza che avvenisse anche in altre regioni, so per certo solo di Lombardia e Piemonte».

L’era Salvini
Dopo dieci anni Giorgetti lascia la guida della sezione lombarda del partito. Gli succede Salvini. È il giugno del 2012, di lì a poco la Lega verrà travolta dal processo per i rimborsi elettorali usati per pagare le spese di Umberto Bossi e della sua famiglia, la laurea del Trota in Albania, gli investimenti in Tanzania e a Cipro fatti dall’allora tesoriere Francesco Belsito. Vicende che hanno portato alla condanna per truffa ai danni dello Stato del fondatore del Carroccio e dello stesso Belsito (poi prescritti), aprendo la strada al sequestro (tentato) dei 48,9 milioni di euro e all’avvicendamento che avrebbe portato, un anno e mezzo dopo, all’incoronazione di Salvini a leader assoluto del partito.

Giugno 2012, dunque. L’ex comunista padano inizia la sua scalata al vertice ottenendo il posto che fu di Giorgetti: segretario della Lega Lombarda, la sezione più importante del partito. Che succede con il trucco dei dipendenti pagati con soldi pubblici? «Poco dopo l’arrivo di Salvini», racconta la fonte, «una persona face causa di lavoro alla Lega Lombarda denunciando proprio quello: che lui aveva il contratto con la Regione Lombardia ma in realtà lavorava per il partito. Salvini decise perciò di mascherare un po’ la cosa. Mantenne i vari contratti con il gruppo regionale, ma iniziò a fare andare le persone due giorni alla settimana in Regione e gli altri tre in via Bellerio. In questo modo i vari dipendenti facevano presenza in Regione, presso il gruppo Lega, timbravano il cartellino e poi tornavano in via Bellerio».

«Io non ho i contratti di queste persone», dice la fonte, «ce li hanno i gruppi regionali di Lombardia e Piemonte. Ma ero in via Bellerio, ho visto che queste persone fino al 2003 sono state pagate da noi e poi, pur continuando a lavorare lì, hanno smesso di ricevere lo stipendio dalla Lega». L’accusa è pesante. Parliamo di soldi pubblici. Tanti. Secondo la fonte gli stipendi erano in media di 1700-2000 euro netti al mese, e il sistema sarebbe andato avanti dal 2003 ad almeno la fine del 2017. In totale fanno circa 7 milioni di euro, considerando solo i 15-20 dipendenti leghisti pagati dai contribuenti lombardi. In qualche caso parliamo di persone oggi molto influenti. Non solo Giorgetti e Salvini, che il trucco l’avrebbero utilizzato per far risparmiare soldi al partito, ma anche Raffaele Volpi, che il meccanismo l’avrebbe in qualche modo subìto. «Una decina di anni fa era responsabile degli enti locali della Lega, ma era pagato dal gruppo regionale in Lombardia», assicura la fonte. Volpi è oggi uno dei massimi dirigenti della Lega. Siede alla Camera da tre legislature consecutive. È stato scelto da Salvini per portare il suo progetto di Lega al Sud. A inizio ottobre è stato eletto per uno degli incarichi più delicati del parlamento: presidente del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, quello che dovrebbe monitorare l’attività dei nostri servizi segreti. È vero che mentre svolgeva il ruolo di responsabile degli enti locali della Lega veniva pagato dal gruppo regionale in Lombardia?  Volpi non ha risposto alle nostre domande di chiarimento. Lo stesso vale per Galli, Giorgetti e Salvini.

continua su: https://www.fanpage.it/politica/come-la-lega-ha-pagato-decine-di-propri-dipendenti-con-i-soldi-degli-italiani/
http://www.fanpage.it/

 

Povero Salvini, povera Meloni, poveri Tg… Venezia, un disastro di tale portata e nemmeno una “Virginia Raggi” a cui dare la colpa…!

 

Venezia

 

 

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Povero Salvini, povera Meloni, poveri Tg… Venezia, un disastro di tale portata e nemmeno una “Virginia Raggi” a cui dare la colpa…!

Il Mose, che doveva costare 3,5 miliardi e proteggere Venezia dall’acqua alta, dopo 20 anni di lavori ci costa il doppio e non serve ad un cazzo. Un po’ quello che diremo fra vent’anni della TAV…

Vedere in tv il presidente regione Veneto Zaia in merito al disastro Venezia, snocciolare dati e SOLUZIONI dopo 30 anni di governo della Lega mentre SALVINI da mesi ulula alla Raggi dimettiti, fa solo venire il vomito…

Dalle ultime dichiarazioni del presidente della regione Veneto Zaia, sembra di capire che non sa perché il Mose di Venezia non funziona. Il presidente della Regione Veneto, che è lì da svariati anni, non sa che i lavori per concludere il Mose sono fermi. Non sa che oggi manca l’ultima tranche del finanziamento, 200 milioni, per concludere i lavori nel 2021-2022.  Non sa che il progetto Mose è da qualche anno competenza del governo a causa del commissariamento per una certa storiella che proprio non riesce a ricordare… Storiella che riguarda un certo Giancarlo Galan, decaduto dalla carica di parlamentare in seguito al patteggiamento della condanna sul processo Mose a due anni e 10 mesi di reclusione, oltre al pagamento di 2,6 milioni di euro di multa.

Galan era presidente della Regione Veneto… e indovinate chi era il suo vicepresidente? Sì, proprio Luca Zaia.

La Lega governa da oltre 20 anni e oltre gli scandali dimentica che la regione, Venezia ed il mose li hanno inaugurata i suoi…

In tutto questo Salvini, non potendo dare la colpa agli immigrati tace o dopo qualche mojito annuncia “Questa città grida aiuto, bisogna completare il Mose al più presto”, anche lui dimenticando di stare a governare questa regione da 20 anni…

Ovviamente c’è la Meloni. Un anno fa dichiarava “Il mose va finito, con 4 mesi di reddito cittadinanza lo paghi” dimenticando, ovvero facendo finta di dimenticare, che gli Italiani il mose lo avevano già pagato, anche profumatamente, ma che i soldi se li sono fottuti i suoi compagni di governo… Poi il silenzio…

Anche Silvio Berlusconi, con la faccia da culo che lo contraddistingue, ha detto la sua: “Uno scandalo che il Mose non sia stato ancora messo in funzione. Ha pesato la contrarietà del M5S e in particolare del precedente ministro Toninelli” …cioè i suoi si sono fottuti i soldi, ma la colpa è dei cinquestelle…!

Ed in tutto questo, i Tg col cacchio che ci spiegano chi sono i delinquenti responsabili di tutto…

Ah, ci fosse almeno una “Virginia Raggi” a cui dare la colpa…!

Leggiamo Francesco Erspamer:

Berlusconi e i berlusconiani (incluso Galan, per 15 anni presidente della Regione Veneto e condannato per corruzione proprio in riferimento alla costruzione del Mose) e i loro alleati leghisti, imputano al M5S l’inondazione di Venezia. E approfittano biecamente delle sofferenze della popolazione e dei danni al patrimonio artistico per chiedere procedure di emergenza che diminuiscano i controlli e favoriscano sprechi e mazzette.
Ovvio: sono i partiti della Casta, dei rampanti e del consumismo come unico scopo dell’esistenza; finché ci sarà qualcosa da sfruttare o depredare lo faranno e chissenefrega dei posteri tanto non votano alle prossime elezioni.

Ovvio anche che i loro giornali spaccino le loro clamorose menzogne come dati di fatto e che la stampa cosiddetta indipendente, tipo il “Fatto quotidiano”, le discutano ma sempre dando ad esse credibilità e in sostanza legittimandole.

Invece, delle responsabilità della destra, che governa il Veneto ininterrottamente dalla fine del fascismo (è una regione che è stata “bianca”, poi “blu” e adesso “verde”), si parla solo su blog che non legge nessuno o a mezza voce, come se si trattasse di un’opinione uguale a qualsiasi altro. È questo il vero problema: non la disinformazione dei liberisti ma la totale assenza di una controinformazione degli antiliberisti e del M5S in particolare.

Meglio dunque ricordare che in un sistema liberista:
1) ciascuno può dire quello che gli pare senza subirne le conseguenze; la libertà individuale è sacra mentre le responsabilità collettive sono inesistenti e il bene comune un concetto dimenticato come quelli di onore, dignità, solidarietà, onestà;
2) chi ha soldi possiede o controlla l’informazione e quindi la sua propaganda raggiunge e convince molte più persone rispetto a chi sostiene posizioni opposte ma non è ricco o non ha il sostegno delle lobby;
3) è di conseguenza inutile lamentarsi per l’assenza di una stampa obiettiva, di istituzioni “super partes” e di un popolo capace di informarsi malgrado le difficoltà e desideroso di valutare gli eventi razionalmente;
4) no, non è che non ci siano fatti ma solo interpretazioni, come sosteneva provocatoriamente Nietzsche; è che le interpretazioni vincenti sono fatti.

La conclusione è che un sistema liberista e liberal lo si deve contrastare e lo si può sconfiggere solo a livello mediatico, investendo in questa battaglia tutte le proprie energie e risorse. Dopo averlo annientato si potranno ricostruire le regolamentazioni anti-trust e i codici deontologici che in futuro proteggano il pluralismo e impediscano il monopolio del denaro; e si tornerà allora a fare politica e a basare la democrazia sul confronto fra diversi programmi o ideologie, nel rispetto di leggi garantite da istituzioni sufficientemente neutrali. In questo momento si tratta soltanto di prevalere con qualunque mezzo, come in guerra. Perché per i liberisti è una guerra e far finta di non capirlo significa perderla nel modo peggiore, cioè senza combatterla.

Caso Cucchi, Salvini: “Questo caso testimonia che la droga fa male sempre” …ma probabilmente si riferiva alla droga che lui aveva assunto quando diceva “Ilaria Cucchi mi fa schifo, si vergogni”

 

Cucchi

 

 

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Caso Cucchi, Salvini: “Questo caso testimonia che la droga fa male sempre” …ma probabilmente si riferiva alla droga che lui aveva assunto quando diceva “Ilaria Cucchi mi fa schifo, si vergogni”

Salvini non chiede scusa…

Il leader della Lega: “Non posso chiedere scusa per eventuali errori altrui”

“Se qualcuno lo ha fatto è giusto che paghi, sono vicinissimo alla famiglia e ho invitato la sorella al Viminale, questo testimonia che la droga fa male sempre e comunque”.

Così Matteo Salvini si pronuncia oggi sul caso Cucchi.

“Non posso chiedere scusa per eventuali errori altrui – aggiunge Salvini, incalzato da un cronista che gli ricorda di aver attaccato Ilaria Cucchi – Devo chiedere scusa anche per il buco dell’ozono?. Per quel che mi riguarda, come senatore e come padre, combatterò la droga, posso dirlo?”, aggiunge ancora. “Se qualcuno ha sbagliato paga; in divisa e non in divisa. Punto. Fatemi aggiungere: io sono contro lo spaccio di droga sempre e comunque”, conclude Salvini.

Ma forse si riferisce alla droga che lui aveva assunto quando diceva “Ilaria Cucchi mi fa schifo, si vergogni”…

“Capisco il dolore di una sorella che ha perso il fratello, ma quel post mi fa schifo. Ci sarà un 1% tra chi porta la divisa che sbaglia e deve pagare. Anzi, deve pagare doppio perché porta la divisa. Ma io sto sempre e comunque con polizia e carabinieri. E averne di polizia e carabinieri, come quelli che abbiamo in Italia. La sorella di Cucchi si dovrebbe vergognare, per quanto mi riguarda”.

Così il leader della Lega, Matteo Salvini, ospite de La Zanzara (Radio24) parlava nel gennaio 2016

 

L’olocausto che nessuno ricorda – 15 dicembre 1943 – Quando Himmler ordinò lo sterminio degli zingari

 

 

zingari

 

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L’olocausto che nessuno ricorda – 15 dicembre 1943 – Quando Himmler ordinò lo sterminio degli zingari

Porrajmos, quando Himmler ordinò lo sterminio degli zingari

Porrajmos significa ‘grande divoramento’: 500 mila rom sono stati sterminati dai nazisti. Nel 1943 Himmler ordinò che andassero nei lager. Tra il 2 il 3 agosto 1944 Hitler ordinò la loro morte

Questa è la storia di uno sterminio poco conosciuto e che tanti e per tanti anni hanno cercato di cancellare.

Il capo delle Ss, Heinrich Himmler, il 15 novembre del 1943 ordina che gli zingari vengano messi “allo stesso livello degli ebrei e posti nei campi di concentramento.

La Germania nazista si connota per il suo manifesto antisemitismo, che si concluderà tragicamente con lo sterminio di oltre sei milioni di ebrei: la Shoah. Con loro furono perseguitate altre minoranze: oppositori politici, pericolosi delinquenti, omosessuali, fondamentalisti cristiani e gli zingari.

Bisogna precisare che il termine zingaro è dispregiativo e cancella il vero significato del nome rom che significa “uomo”.
Tutti conoscono la parola Shoah quasi nessuno Porrajmos, il grande divoramento: lo sterminio degli zingari. La stima è di 500.000 uccisi dai nazisti. Una popolazione pari agli abitanti di Firenze ma che non compare in nessun libro di storia, come il genocidio degli armeni all’inizio del ‘900.

«Migliaia di donne, uomini e bambini», ha detto Papa Benedetto XVI, durante l’udienza riservata alle etnie rom, nel 2011, «sono stati barbaramente uccisi nei campi di sterminio. È stato – come dite voi – il Porrajmos, il “Grande Divoramento”, un dramma ancora poco riconosciuto e di cui si misurano a fatica le proporzioni, ma che le vostre famiglie portano impresso nel cuore».

La Germania di Hitler aveva ereditato e rilanciato un’intolleranza verso gli zingari di antichissima data e diffusa tra la popolazione. Furono sottoposti a leggi speciali e durissime, motivate con la necessità di prevenire e reprimere la criminalità e la delinquenza sociale. Nel 1899 a Monaco di Baviera fu istituita la Zingeunerpolizeistelle, cioè un apposito ufficio di polizia con compiti specifici di controllo degli zingari, ribattezzato nel 1926 in “Ufficio Centrale per la lotta alla piaga gitana”.

In Italia le leggi razziali del 1938 non colpirono solo gli ebrei ma anche la comunità zingara. Su questo versante il silenzio storico è assordante. I rom internati furono circa 25.000, gli ebrei 7.000. L’internamento dei rom e sinti in Italia obbediva agli ordini emanati l’11 settembre 1940 dal capo della polizia Arturo Bocchini.

Le cifre, e l’estensione geografica della deportazione e persecuzione zingara sono impressionanti: Romania 300.000; Russia 200.000; Ungheria 100.000; Slovacchia  80.000; Serbia 60.000; Polonia 50.000; Francia 40.000; Croazia 28.500; Italia 25.000; Germania  20.000; Boemia 13.000; Austria 6.500; Lettonia  5.000; Estonia e Lituania 1.000 1.000; Belgio e Olanda 500; Lussemburgo 200.

Dal 1933, data dell’ascesa al potere del nazismo, il regime sviluppò una politica repressiva contro gli zingari in tre direzioni ascendenti: 1933–1937, si intensificarono le misure vessatorie e di controllo; 1937–1940, si svilupparono rigorosi controlli contro la delinquenza, il vagabondaggio e l’asocialità; infine, 1940–1943, si estesero le leggi razziali anche verso gli zingari.

Il 16 dicembre 1942 Himmler firmò l’ordine di internare gli zingari ad Auschwitz, insieme alle prostitute. Tutti avrebbero avuto sul petto un triangolo nero e una Z cucita sul vestito. Nel processo di Norimberga Gerrit H. Nales, un olandese internato nel campo di Natzweiller disse: «Siamo stati testimoni del loro arrivo al campo di Natzweiller in condizioni spaventose, durante una tempesta di neve. Malmenati dalle SS, battevano i denti per il freddo, vestiti com’erano soltanto di una giacca a righe di stoffa autarchica. Avevano viaggiato per parecchi giorni soffrendo il freddo e la fame».

La notte del 2 agosto 1944, un delirante comunicato di Hitler ordinò l’immediata eliminazione di tutti gli zingari.

fonte: https://www.globalist.it/culture/2017/01/27/quando-himmler-ordino-lo-sterminio-degli-zingari-211005.html

Ancora una violenta picconata di Papa Francesco (ovviamente CENSURATA dai Tg): “Il diavolo esiste, basta vedere i tanti seminatori d’odio in giro… Perché un politico ha spesso la tentazione di sporcare e distruggere l’altro anche con bugie” …E, secondo Voi, ora a chi fischiano le orecchie?

 

 

Papa Francesco

 

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Ancora una violenta picconata di Papa Francesco (ovviamente CENSURATA dai Tg): “Il diavolo esiste, basta vedere i tanti seminatori d’odio in giro… Perché un politico ha spesso la tentazione di sporcare e distruggere l’altro anche con bugie” …E, secondo Voi, ora a chi fischiano le orecchie?

Papa Francesco: “Il diavolo esiste, basta vedere i tanti seminatori d’odio in giro…”

Bergoglio nell’omelia della messa del mattino a Casa Santa Marta: “Perché un politico ha spesso la tentazione di sporcare l’altro, di distruggere l’altro, sia con bugie, sia con verità”

Parole che hanno un significato generale, ma che sembrano attualissime in Italia, in Europa e in tanti altri paesi nei quali la violenza, la discriminazione, il razzismo e tanti sentimenti deteriore sono diventati programma di governo.

Il diavolo esiste e per la sua invidia per il Figlio di Dio che si è fatto uomo, semina l’odio nel mondo, che provoca morte. Papa Francesco lo ribadisce nell’omelia della messa del mattino a Casa Santa Marta: “Oggi dobbiamo dirlo chiaramente, ci sono tanti seminatori di odio nel mondo, che distruggono”.

Il Pontefice, riporta Vatican News, ha ricordato la Germania e l’anniversario della caduta del Muro di Berlino, ma anche i nazisti e “le torture contro tutti coloro che non erano di `pura razza`”. 
E altri orrori delle guerre: “Dietro questo c’è qualcuno che ci muove a fare queste cose”, ha detto Jorge Mario Bergoglio. “E` quello che noi diciamo la tentazione. Quando noi andiamo a confessarci, diciamo al padre: ‘Padre, io ho avuto questa tentazione, quest’altra, quell’altra…’. Qualcuno che ti tocca il cuore per farti andare sulla strada sbagliata. Qualcuno che semina la distruzione nel nostro cuore, che semina l’odio. E oggi dobbiamo dirlo chiaramente, ci sono tanti seminatori di odio nel mondo, che distruggono”.

“Questa –  spiega il Papa –  è la radice dell’invidia del diavolo, è la radice dei nostri mali, delle nostre tentazioni, è la radice delle guerre, della fame, di tutte le calamità nel mondo”. Distruggere e seminare odio, prosegue Francesco, “non è una cosa abituale, anche nella vita politica”, ma “alcuni lo fanno”. Perché un politico ha spesso “la tentazione di sporcare l’altro, di distruggere l’altro”, sia con bugie, sia con verità e non fa così un confronto politico sano e pulito “per il bene del Paese”. Preferisce l’insulto, per “distruggere l’altro”. “Io sono bravo, ma questo sembra più bravo di me?”, pensa, e allora “lo butto giù, con l’insulto”.

“Vorrei che oggi ognuno di noi pensasse questo: perché oggi nel mondo si semina tanto odio?”, ha detto ancora il Papa. “Nelle famiglie, che a volte non possono riconciliarsi, nel quartiere, nel posto di lavoro, nella politica… Il seminatore dell’odio è questo. Per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo, alcuni dicono: ma padre, il diavolo non esiste, è il male, un male così etereo… Ma la Parola di Dio è chiara. E il diavolo se l’è presa con Gesù, leggete il Vangelo: che abbiamo fede o che non ne abbiamo, è chiara”.

 

tratto da: https://www.globalist.it/news/2019/11/12/papa-francesco-il-diavolo-esiste-basta-vedere-i-tanti-seminatori-d-odio-in-giro-2048918.html

La proposta: Liliana Segre prima donna Presidente della Repubblica

 

Liliana Segre

 

 

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La proposta: Liliana Segre prima donna Presidente della Repubblica

 

La proposta è stata lanciata da Lucia Annunziata e condivisa da Carlo Verdelli di Repubblica. Anche Nicola Zingaretti ha approvato.

Liliana Segre Presidentessa della Repubblica? Per Nicola Zingaretti non è una possibilità da scartare: “è una grandissima personalità, che si presenta benissimo per un ruolo come questo” ha detto il segretario del Pd, che ha continuato definendo la senatrice a vita “un faro e un punto di riferimento della democrazia del nostro Paese. Se non fossi qui oggi” ha detto Zingaretti da New York, “probabilmente sarei stato a Milano”, in riferimento alla manifestazione ‘Milano non odia’ in solidarietà con Liliana Segre organizzata davanti al Memoriale della Shoah.
La proposta è stata avanzata da Lucia Annunziata dal palco del convegno “Metamorfosi. Le conseguenze del cambiamento”. La giornalista spiega che sarebbe un gesto “per togliere il Quirinale dalla partigianeria della politica”. Anche Repubblica, per voce del direttore Carlo Verdelli, ha appoggiato la proposta, definendola “alta e nobile”: “Ha scosso il mondo il fatto che in Italia sia stato ritenuto necessario un servizio di sorveglianza per mettere al riparo una donna così anziana e provata, subissata di minacce e insulti sulla rete. Ogni giorno c’è un atto di antisemitismo – ha concluso Verdelli – In Danimarca ieri ottanta tombe sono state profanate nel cimitero ebraico: sottovalutarlo è gravissimo”.

 

tratto da: https://www.globalist.it/politics/2019/11/12/la-proposta-liliana-segre-prima-donna-presidente-della-repubblica-2048898.html

13 novembre 1974 – Karen Silkwood, una vittima del capitalismo – Lavorava in una fabbrica di plutonio dove, pur di lucrare il più possibile, lasciavano crepare gli operai… Morì in uno “strano incidente” mentre portava alla stampa i documenti su quello che aveva scoperto!

 

13 novembre

 

 

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13 novembre 1974 – Karen Silkwood, una vittima del capitalismo – Lavorava in una fabbrica di plutonio dove, pur di lucrare il più possibile, lasciavano crepare gli operai… Morì in uno “strano incidente” mentre portava alla stampa i documenti su quello che aveva scoperto!

KAREN SILKWOOD DIFENDEVA LA SALUTE DEI LAVORATORI CONTRO UNO DEI GIGANTI DEL NUCLEARE. MORÌ IN UNO STRANO INCIDENTE MENTRE PORTAVA ALLA STAMPA DOCUMENTI CHE ACCERTAVANO LA FONDATEZZA DELLE SUE ACCUSE

Karen Silkwood è una ragazza ancora giovane quando, all’inizio degli anni ’70, va a lavorare per la Kerr-McGee, a Crescent, vicino a Oklahoma City. Lì l’azienda, che si occupa di produrre barre di plutonio per le centrali nucleari di Crescent, ha un grosso stabilimento. Karen, che ha una formazione scientifica, sembra perfetta per lavorare nel laboratorio di metallografia, quello in cui si analizzano i campioni prodotti e si preparano i dati da mandare a Washington per fare i test di controllo. Ma subito dopo essere stata assunta si accorge che ci sono parecchie cose che non vanno. Prima di tutto, gli operai stanno a contatto con il plutonio senza le adeguate misure di sicurezza. Molti di loro, cinquecento in cinque anni, risultano “hot”, cioè contaminati dalle radiazioni, ma l’unica cosa che fa l’azienda è dargli mezza giornata di lavoro libera e fargli fare una doccia decontaminante. Non solo, Karen pensa che i dati dei laboratori vengano appositamente falsificati per non incorrere in sanzioni. Per questo si iscrive al sindacato ed in breve tempo diventa attivissima. Si occupa di salute e sicurezza sul lavoro e gira per tutta la fabbrica annotando tutto quello che non è a norma di legge. La proprietà aziendale la definisce una piantagrane e, siccome alla KM i turni sono duri, le paghe basse e i licenziamenti facili, anche molti lavoratori sono preoccupati dalla sua azione. Ma Karen va avanti finché anche lei per tre giorni consecutivi non risulta positiva al test di routine sulle radiazioni. I vertici aziendali la accusano di essersi contaminata da sola per rafforzare le sue illazioni. Tirano fuori il suo vecchio matrimonio fallito, la chiamano nevrotica, depressa, perfino tossicodipendente. Karen non ci sta, raccoglie tutte le sue prove, chiama un giornalista del Times e un dirigente nazionale del sindacato e fissa un appuntamento per consegnare tutto alla Commissione Energia Atomica. Ma il 13 novembre 1974, alle sette e trenta del mattino, viene ritrovata morta sul sedile della sua Honda bianca dopo essersi schiantata contro un albero. La polizia stradale ne è certa: Karen ha avuto un colpo di sonno, incredibilmente, mentre stava andando a consegnare quei documenti. Documenti che però in macchina non ci sono più, mentre il parafango della vettura risulta danneggiato. Secondo molti in realtà è stata uccisa perché non parlasse. Ma il caso è archiviato come un incidente. Negli anni seguenti le denunce di Karen si dimostreranno fondate. La Commissione energia atomica farà chiudere il sito di Crescent e la KM sarà costretta a risarcire con un milione e mezzo di dollari la famiglia Silkwood per le false accuse rivolte a quella ragazza coraggiosa che aveva sfidato un colosso del nucleare.

 

fonte: https://www.facebook.com/cannibaliere/photos/a.989651244486682/1892177330900731/?type=3&theater

Eugenia Kouniaki, l’avvocatessa che difende i migranti picchiata a sangue dai fascisti di Alba Dorata… Erano una ventina… Perchè fascista è anche sinonimo di vigliacco!

 

Eugenia Kouniaki

 

 

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Eugenia Kouniaki, l’avvocatessa che difende i migranti picchiata a sangue dai fascisti di Alba Dorata… Erano una ventina… Perchè fascista è anche sinonimo di vigliacco!

In venti contro una donna… Mi viene in mente la scena di Vauro contro il fascista Brasile. Un omino piccolo (Comunista) che si scaglia contro un energumeno di due metri… E questo che fa? Niente… abbassa gli occhi e si allontana… Perchè, oltre tutte le altre porcherie, il vero fascista è solo e solamente un VIGLIACCO!

Pestata a sangue dai fascisti di Alba Dorata l’avvocata dei migranti

Eugenia Kouniaki che difende un pescatore egiziano in un processo che vede imputati per aggressione esponenti dell’estrema destra greca, è stata colpita in pieno volto

Le immagini parlano da sole, purtroppo. Questa donna è un’avvocata greca, si chiama Eugenia Kouniaki ed è stata aggredita fuori dal tribunale di Atene da una ventina di militanti di Alba Dorata, appena terminata l’udienza, che vede come imputati, per passate aggressioni, altri esponenti del partito di estrema destra ellenico.

La legale che si occupa spesso di questioni relative ai migranti, rappresenta nel processo in corso ad Attene, proprio una delle vittime, un pescatore egiziano. Kouniaki stava uscendo dal tribunale con altre due donne quando è incappata nel branco di fascisti. Una decina di loro le hanno inseguite: le tre donne sono riuscite a salire sull’autobus, urlando, perché l’autista richiudesse immediatamente le porte.

Ma un uomo è riuscito comunque a salire e a colpire Eugenia Kouniaki sul viso con un pugno. L’ha ferita al naso come mostrano le foto condivise in Rete e in particolare  sulla pagina Facebook Osservatorio Democratico Sulle Nuove Destre.

Secondo la testimonianza rilasciata dall’avvocata il Tribunale era presidiato dalla polizia, ma monostante le urla delle tre donne nessuno è intervenuto. Di fatto una decina di militanti di Alba Dorato sono stati poi fermati per le proteste, ma subito rilasciati.

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Da Fanpage

Cara Caterina, figlia mia. Mi rivolgo a te perché sei la più grande, anche se hai solo cinque anni.

La donna in foto si chiama Eugenia Kouniaki ed è un’avvocatessa greca. Difende i migranti. Non è truccata da Halloween.

Eugenia Kouniaki è appena stata picchiata da una ventina di uomini di Alba Dorata, fuori dal tribunale che vede gli esponenti dello stesso partito imputati per altre aggressioni. Firmano i pestaggi, sì.

Cara Caterina, te lo dico al volo con un pezzo breve che mi esce fuori dalle budella che si contorcono dalla rabbia, e so che non è il miglior modo per scrivere, e magari sembrerà una stronzata, ma te lo dico lo stesso: io ti voglio bene.

Di fronte a questa montagna di inumano, mi sento di dire la prima cosa umana che mi viene in mente: sei una bambina meravigliosa. Per questo ti scrivo queste righe, per raccontarti, che è una delle forme più alte per dimostrare a una persona di volerle bene, raccontarle delle storie. Alba Dorata è il partito fascista di cui Casa Pound dice “abbiamo lo stesso programma e un destino comune”.

Quelli di Casa Pound che ad Ostia, nei giorni scorsi, hanno preso tanti tanti voti e dicono “aiutiamo gli italiani” e poi regalano un pacco di pasta in cambio di un voto. Ti ricattano con la fame. Fascisti, appunto.

Cara Caterina, io spero di no ma temo di sì: tu nella vita incontrerai qualcuno che ti dirà “sono fascista”, o più probabilmente “lascia perdere, sono cose del passato, non c’è bisogno dell’Anpi, della memoria
e dei vecchi, pensiamo al futuro”. E magari dicendolo abbozzerà un sorriso. Tu Caterina ricordati sempre che fra il primo uomo e il secondo è più pericoloso il secondo, perché è più difficile da riconoscere, un avversario, quando finge di stare seduto al tuo tavolo.

Cara Caterina, quando sentirai pronunciare quelle frasi guarda bene negli occhi chi le pronuncia, e non scordare la sua espressione, perché è la stessa di quando Caino ingannò Abele, di quando un uomo chiuse il portellone di un treno piombato mentre una bambina di cinque anni piangeva, e la stessa maledetta espressione di quei passanti che si voltavano dall’altra parte quando con i sacchi di sabbia, per non lasciare lividi, le squadracce picchiavano i lavoratori in sciopero che si organizzavano.

Caterina, chiudo questa lettera, questo pezzo, questo articolo, non so neanche come chiamarlo, con una frase di una donna meravigliosa. Tu Caterina tieni sempre questa frase nel taschino, perché fino a che avremo qualcosa di prezioso con noi, non avremo ancora perso: “Dire che il fascismo è un’opinione politica sarebbe come dire che la mafia è un’opinione politica” (Michela Murgia).

Ti voglio bene, Cate.

 

Pepe Mujica: “Le sinistre si dividono per le idee, le destre si uniscono per gli interessi”

 

Pepe Mujica

 

 

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Pepe Mujica: “Le sinistre si dividono per le idee, le destre si uniscono per gli interessi”

Mentre le destre sono unite dagli interessi, la sinistra in Uruguay ha imparato a discutere e mettersi d’accordo, a raggiungere un programma che offre al popolo un’alternativa per colmare le differenze. “Le sinistre si dividono per le idee, le destre si uniscono per gli interessi”, ha dichiarato in piena campagna elettorale l’ex presidente dell’Uruguay, Pepe Mujica.

D’altra parte, ha sottolineato che in relazione al numero di lavori privati, il numero di lavori pubblici è diminuito durante i governi di sinistra. “Ed è quella relazione che dobbiamo guardare”. “Quando governavano ogni 100 lavoratori nel paese c’erano 23 o 24 persone e ora ce ne sono 16 o 17”, ha detto e ha invitato a guardare i municipi che sono stati governati dall’opposizione per 15 anni.

Mujica ha difeso le politiche sociali e ha sottolineato l’errore di pensare che i soldi vengano dati ai poveri in modo che non lavorino.

“Non sanno cosa significhi essere poveri, non hanno idea, non hanno mai vissuto nella necessità”.

“L’amore per la vita si traduce in politiche sociali”, ha detto e fatto un riferimento alle donne sole con i bambini. “Abbiamo scoperto che dobbiamo aiutarle non perché siamo buoni, ma perché la solidarietà ci conviene a noi come popolo a lungo termine”.