Rotondi a Salvini e Meloni: “Eleggiamo Berlusconi al Colle” …niente male come idea, proprio niente male: dopo il fratello della vittima, l’amico dei mandanti…!

 

Berlusconi

 

 

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Rotondi a Salvini e Meloni: “Eleggiamo Berlusconi al Colle” …niente male come idea, proprio niente male: dopo il fratello della vittima, l’amico dei mandanti…!

L’ultimo democristiano apre uno scenario che Lega e Fratelli d’Italia dovrebbero tenere presente nell’ottica del futuro del centrodestra. Ma la presa di posizione viene letta con attenzione anche in alcuni settori del centrosinistra

Gianfranco Rotondi è uno che si fa anche la barba in maniera democristiana. Non interviene spesso, ma quando lo fa individua un percorso possibile. Sempre legato a quelle che sono le strategie di Silvio Berlusconi. Perciò il messaggio inviato attraverso l’AdnKronos va preso seriamente in considerazione.

Gianfranco Rotondi ha detto: “Salvini e Meloni chiedono le elezioni perché questo Parlamento è minoritario nel Paese, e non può eleggere il Capo dello Stato. I leaders della destra se ne facciano una ragione: questo parlamento durerà ancora tre anni, come vuole la Costituzione, ed eleggerà il nuovo Capo dello Stato. Il centrodestra è maggioritario nel Paese? Faccia valere in Parlamento questa condizione. Eserciti una pressione sul Parlamento per eleggere, per la prima volta, un presidente di centrodestra: il fondatore del centrodestra, Silvio Berlusconi“.

“Sono certo che questa idea susciterebbe una raccolta di firme di Micromega, un paio di editoriali di Travaglio, due o tre inchieste a Milano e Palermo, e una elezione plebiscitaria in parlamento dell’uomo politico con cui tutti i parlamentari, donne e uomini,vorrebbero andare a pranzo. Magari, tra qualche anno, al Quirinale” ha concluso Rotondi.

A chi è rivolto il messaggio? Intanto al centrodestra e, in particolare a Matteo Salvini e Giorgia Meloni, leader della Lega e di Fratelli d’Italia. Come dire: attenzione, che la maggioranza giallorossa dura tre anni. E può eleggersi il Capo dello Stato che vuole. Magari Romano Prodi, avversario irriducibile di Silvio Berlusconi e nume tutelare delle Sardine.

Ma non solo: siccome alle elezioni la Destra da sola non vince, l’unico modo per tenere Forza Italia legata alla coalizione in un sistema proporzionale è quello di dare una sponda importante a Berlusconi.

Ma tra i destinatari del messaggio ci sono pure alcuni “pezzi” dell’attuale maggioranza che sostiene Giuseppe Conte. Nessuno può escludere crisi e scissioni nei Cinque Stelle, nessuno può controllare Matteo Renzi. E quindi la maggioranza può rischiare, sia nei numeri che sul piano politico. E se proprio nel centrodestra le porte a Silvio Berlusconi continueranno ad essere chiuse, allora altre se ne potrebbero aprire.

La firma è di Gianfranco Rotondi. Ma si legge Silvio Berlusconi.

 

 

Il giudice Di Matteo: “Le rivelazioni di Graviano su Berlusconi (da latitante lo vedevo spesso, cenavamo insieme, mi chiese una mano per scendere in campo)? Quando lo dicevo io mi diedero del fanatico”…!

 

 

 

 

Di Matteo.

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Il giudice Di Matteo: “Le rivelazioni di Graviano su Berlusconi (da latitante lo vedevo spesso, cenavamo insieme, mi chiese una mano per scendere in campo)? Quando lo dicevo io mi diedero del fanatico”…!

Parla l’ex pm del processo trattativa Stato-Mafia: “Ricostruiti rapporti stabili e duraturi tra Berlusconi e Cosa nostra. Sembra che in questo Paese certe cose non possano nemmeno essere ricordate”.

In merito alle nuove dichiarazioni di Giuseppe Graviano, il boss mafioso che ha deciso di parlare oggi dopo tanti anni di silenzio su Berlusconi, sono state così commentate dal consigliere del Consiglio Superiore della Magistratura Antonino Di Matteo, ex pm del processo trattativa Stato-Mafia: “Non entro nel merito delle nuove dichiarazioni di Giuseppe Graviano. È certo, però, che anche nella sentenza definitiva di condanna del senatore Marcello Dell’Utri sono stati ricostruiti rapporti stabili e duraturi tra Berlusconi e Cosa nostra. Sembra che in questo Paese certe cose non possano nemmeno essere ricordate e che chi si ostina a farlo sia destinato, come è capitato a me ed ai miei colleghi, per queste indagini, ad essere additato come un visionario fanatico”.
Le intercettazioni tra Graviano e il boss Umberto Adinolfi furono depositate al processo sulla trattativa Stato-mafia. Secondo i pm che rappresentavano l’accusa del dibattimento ”le parole del boss di Brancaccio evocano un rapporto di natura paritaria con Berlusconi”. ”In quelle intercettazioni tutti i riferimenti portano a Berlusconi, una persona che aveva deciso di entrare in politica – avevano ribadito i pm in aula – Graviano dice che Berlusconi nel 1992 voleva scendere in politica tramite Dell’Utri, e poi ancora dice ‘ci vorrebbe una bella cosa’ e ‘mi ha chiesto sta cortesia’. Nel proseguo Graviano dice che a causa del suo arresto non hanno potuto definire gli accordi”.

tratto da: https://www.globalist.it/news/2020/02/07/il-giudice-di-matteo-le-rivelazioni-di-graviano-su-berlusconi-quando-lo-dicevo-io-mi-diedero-del-fanatico-2052685.html

Il boss mafioso Graviano su Berlusconi: “da latitante lo vedevo spesso, cenavamo insieme. Quando scese in campo mi chiese una mano”

 

Berlusconi

 

 

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Il boss mafioso Graviano su Berlusconi: “da latitante lo vedevo spesso, cenavamo insieme. Quando scese in campo mi chiese una mano”

Il boss Giuseppe Graviano, dopo un silenzio lungo vent’anni, ha raccontato i rapporti della sua famiglia con Silvio Berlusconi. Rapporti d’affari e di investimenti nel settore immobiliare: “Ci incontrammo più volte. Berlusconi sapeva che ero latitante. Regalò anche un appartamento a mio cugino, poi gli raccontò di voler scendere in campo in politica. Chiese una mano in Sicilia”.

Il boss Giuseppe Graviano, dopo un silenzio durato vent’anni, ha deciso di raccontare i rapporti della sua famiglia con Silvio Berlusconi nel processo “Ndrangheta stragista”: non solo avrebbe incontrato più volte il Cavaliere, ma la sua famiglia sarebbe stata in società con lui, frequentandolo da ben prima dell’entrata di Forza Italia nell’universi politico. “Mio nonno materno, Quartanaro Filippo, era una persona abbastanza ricca. Era un grande commerciante di ortofrutta. Venne invitato a investire soldi al nord, perché era in contatto con Silvio Berlusconi”, ha detto Graviano, come riporta Repubblica. “Mio nonno mi disse che era in società con queste persone, mi propose di partecipare pur specificando che mio padre non voleva. Io e mio cugino Salvo abbiamo chiesto un consiglio a Giuseppe e Michele Greco, che mi dissero che qualcuno doveva portare avanti questa situazione e abbiamo deciso di sì. E siamo partiti per Milano. Siamo andati dal signor Berlusconi, mio nonno era seguito da un avvocato di Palermo che era il signor Canzonieri”.

Il primo incontro, spiega Graviano, è avvenuto nel 1983. Si sono incontrati all’Hotel Quark: “C’erano Berlusconi, mio nonno e mio cugino Salvatore. Noi affiancavamo mio nonno perché era anziano e dovevamo essere pronti a prendere il suo posto. Siamo andati con questa situazione, di tanto arrivavano un po’ di soldi e mio cugino non li divideva, ma li reinvestiva”. Dall’anno seguente Graviano è latitante. Nel 1993 un nuovo incontro: ” Si era arrivati alla conclusione che si dovesse regolarizzare la situazione e far emergere il nome dei finanziatori. Ci siamo incontrati con Berlusconi, con lui c’erano altre persone che non mi sono state presentate. Berlusconi sapeva che ero latitante. Stavo ad Omegna, ma Milano mi serviva per gli incontri e la frequentavo, senza usare particolari precauzioni. Andavo a fare shopping in via Montenapoleone, andavo al cinema e a teatro”.

Lo scopo dell’incontro era quello di far emergere i finanziatori nella società immobiliare di Berlusconi a cui partecipava il nonno di Graviano: “I loro nomi apparivano solo su una scrittura privata che ha in mano mio cugino”. Al quale Berlusconi avrebbe anche regalato un appartamento, continua a raccontare Graviano. Proprio in quell’occasione, nell’incontro del 1993, Berlusconi avrebbe informato i suoi soci in affari delle sue ambizioni politiche: “Lo dice a mio cugino Salvo, a cui chiede una mano in Sicilia”. Poi Graviano accusa il Cavaliere: “Berlusconi fu un traditore, perché quando si parlò della riforma del Codice penale e si parlava di abolizione dell’ergastolo mi hanno detto che lui chiese di non inserire gli imputati coinvolti nelle stragi mafiose”. E ancora: “Un avvocato di Forza Italia mi disse che stavano cambiando il Codice penale e che doveva darmi brutte notizie. Perché in Parlamento avevano avuto indicazioni da Berlusconi di non inserire quelli coinvolti nelle stragi. Lì ho avuto la conferma che era finito tutto. Mio cugino Salvo era morto nel frattempo per un tumore al cervello. E nella riforma del Codice penale non saremmo stati inseriti tra i destinatari dell’abolizione dell’ergastolo”.

Ghedini smentisce la ricostruzione: “Priva di fondamento”
“Le dichiarazioni rese quest’oggi da Giuseppe Graviano sono totalmente e platealmente destituite di ogni fondamento, sconnesse dalla realtà nonchè palesemente diffamatorie”. A dirlo è Niccolò Ghedini, legale di Silvio Berlusconi, replicando a quanto dichiarato dal boss Graviano.

“Si osservi – sottolinea Ghedini – che Graviano nega ogni sua responsabilità pur a fronte di molteplici sentenze passate in giudicato che lo hanno condannato a plurimi ergastoli per gravissimi delitti. Dopo 26 anni ininterrotti di carcerazione, improvvisamente il signor Graviano rende dichiarazioni chiaramente finalizzate ad ottenere benefici processuali o carcerari inventando incontri, cifre ed episodi inverosimili ed inveritieri. Si comprende, fra l’altro, perfettamente l’astio profondo nei confronti del presidente Berlusconi per tutte le leggi promulgate dai suoi governi proprio contro la mafia.Ovviamente saranno esperite tutte le azioni del caso avanti l’autorità giudiziaria”.

tratto da: https://www.fanpage.it/politica/il-boss-graviano-sui-rapporti-con-berlusconi-lo-vidi-piu-volte-da-latitante-cenavamo-insieme/
https://www.fanpage.it/

Col ventennale della morte, è iniziato il processo di beatificazione a Craxi. Tra pellegrinaggi, parole accorate e lacrime, un po’ a tutti è sfuggito il particolare dei 40 miliardi di tangenti che il buon Bettino si mise personalmente in tasca… Per non parlare dei 23 miliardi con cui Silvio da Arcore lo ringraziò per la legge Mammì…!

 

Craxi

 

 

 

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Col ventennale della morte, è iniziato il processo di beatificazione a Craxi. Tra pellegrinaggi, parole accorate e lacrime, un po’ a tutti è sfuggito il particolare dei 40 miliardi di tangenti che il buon Bettino si mise personalmente in tasca… Per non parlare dei 23 miliardi con cui Silvio da Arcore lo ringraziò per la legge Mammì…!

Nelle sentenze definitive
di Marco Travaglio

Nel giorno del pellegrinaggio ad Hammamet con figli d’arte, complici, coimputati, miracolati, noti ladroni o aspiranti tali (chi non è capace a rubare invidia tanto chi ci riesce), scassinatori, pali e addetti al piede di porco, ci uniamo anche noi al ricordo dell’indimenticabile statista pregiudicato morto latitante 20 anni fa. Purtroppo il nostro è il ricordo di chi ricorda, non di chi s’è scordato tutto o non sa nulla, come l’intera stampa italiana, che da giorni riempie paginate su Bettino senza mai citare il bottino. L’inviata del Corriere sul luogo del delitto e del relitto, per dire, si domanda pensosa se Craxi fosse “latitante, come accusano gli esponenti del M5S (sic, ndr) o esule, come vorrebbe la figlia” e si risponde che “l’enigma ancora divide. Ma il tempo della damnatio memoriae può dirsi finito”. Invece è appena cominciato, a giudicare dalla sua, di memoria, e da quella degli altri “giornalisti” all’italiana.

Segnatevi questa data: 29 settembre 1994. Mentre il premier Silvio B. compie 58 anni, il pool Mani Pulite fa arrestare Giorgio Tradati, vecchio amico di Craxi e uno dei prestanome dei suoi conti esteri. Il 4 ottobre il pm Antonio Di Pietro lo fa deporre al processo Enimont. E il suo racconto rade al suolo la difesa di Craxi sui “finanziamenti irregolari alla politica”“Nei primi anni 80, Bettino mi pregò di aprirgli un conto in Svizzera. Io lo feci, alla Sbs di Chiasso, intestandolo a una società panamense (Constellation Financière). Funzionava così: la prova della proprietà consisteva in una azione al portatore, che consegnai a Bettino. Io restavo il procuratore del conto… il prestanome”. Lì cominciano ad arrivare “somme consistenti”: nel 1986 sono già 15 miliardi. E altri 15 su un secondo: quello che Tradati, sempre su input di Bettino, intesta a un’altra panamense (International Gold Coast) presso l’American Express di Ginevra. Ma stavolta c’è una variante: un conto di transito, il Northern Holding, messo a disposizione da un funzionario della banca, Hugo Cimenti, per rendere meno individuabili i versamenti. Come distinguevate – domanda Di Pietro – i bonifici per Cimenti da quelli per Craxi-Tradati? Risposta: “Per i nostri si usava il riferimento ‘Grain’, che vuol dire grano…”. Risate in aula. Poi con Tangentopoli tutto precipita. “Intorno al 10 febbraio 1993 Bettino mi chiese di far sparire il denaro dai conti, per evitare che fossero scoperti dai giudici di Mani Pulite. Ma io rifiutai… avrei inquinato le prove… E fu incaricato un altro. I soldi non finirono al partito… Hanno comprato anche 15 chili di lingotti d’oro (poi ritrovati dai giudici elvetici, per un valore di 300milioni di lire, ndr).

Craxi rimpiazza Tradati e affida i suoi conti a Maurizio Raggio, ex barista di Portofino, strano personaggio con interessi in Italia e all’estero, fidanzato con la contessa Francesca Vacca Agusta, vecchia amica di Craxi. Raggio si precipita in Svizzera, svuota i conti e si ritrova fra le mani 40 miliardi di lire. Di Pietro sguinzaglia i carabinieri a Portofino, dove vive con la contessa a Villa Altachiara. Troppo tardi. La coppia se l’è già svignata in motoscafo, prima a Montecarlo, poi in Messico. Cimenti intanto conferma ai pm: Raggio ha lasciato sui conti solo un milione di dollari e trasferito il resto su depositi alle Bahamas, alle Cayman e a Panama. Intanto Tradati continua a raccontare: “I prelievi dai conti svizzeri di Craxi servivano anzitutto per finanziare una tv privata romana, la Gbr di Anja Pieroni (una delle amanti, ndr)… e acquistare un appartamento a New York e uno a Barcellona”.

Donne e motori. Il resto lo racconta Raggio, arrestato il 4 maggio ’95 in Messico, dal carcere di Cuernavaca.

In poco più di un anno di latitanza, ha speso 15 miliardi su 40. Il resto, l’ha riportato a Craxi, latitante ad Hammamet, che gli ha detto come e dove spenderlo. La sua deposizione verrà autenticata dal Tribunale e dalla Corte d’appello di Milano, nelle sentenze del processo All Iberian confermate dalla Cassazione (Craxi e B., condannati in primo grado e prescritti in appello). Ecco quella d’appello: “Craxi dispose prelievi… sia a fini di investimento immobiliare (l’acquisto di un appartamento a New York), sia per versare alla stazione televisiva Roma Cine Tivù (di cui era direttrice generale Anja Pieroni, legata a Craxi da rapporti sentimentali) un contributo mensile di 100 milioni di lire… Dispose l’acquisto di una casa e di un albergo (l’Ivanhoe, ndr) a Roma, intestati alla Pieroni”. Alla quale faceva pure pagare “la servitù, l’autista e la segretaria”.

A Tradati diceva sempre: “Diversificare gli investimenti”. E Tradati eseguiva, con varie “operazioni immobiliari: due a Milano, una a Madonna di Campiglio, una a La Thuile”. Senza dimenticare gli affetti familiari: una villa e un prestito di 500 milioni per il fratello Antonio (seguace del guru Sai Baba) bisognoso di soldi per una mostra itinerante e una fondazione dedicate al santone indiano. Intanto il Psi è finito in bolletta per l’esaurimento delle mazzette e prima il tesoriere Vincenzo Balzamo, poi i segretari Giorgio Benvenuto e Ottaviano Del Turco, non sanno più come pagare i dipendenti. Ma Craxi se ne infischia e tiene tutto per sé. Poi vengono le spese di Raggio: 15 miliardi per “il mantenimento della sua detenzione” in Messico e la latitanza in Centroamerica con la contessa e certe distrazioni piuttosto care: 235.000 dollari “per un’amica messicana”; e una Porsche acquistata a Miami.

Case, aerei e Bobo. Il resto rimase nella disponibilità di Craxi, che da Hammamet commissionò a Raggio alcune spesucce: l’acquisto di “un velivolo ‘Citation’ del costo di 1,5 milioni di dollari”, l’estinzione di un “mutuo personale” acceso da Raggio (circa 800 milioni di lire), le parcelle degli avvocati e una raffica di “bonifici specificatamente ordinati da Craxi, tutti in favore di banche elvetiche, tranne che per i seguenti accrediti”: 100.000 dollari al finanziere arabo Zuhair Al Katheeb; 80 milioni di lire alla Bank of Kuwait Ltd “in pagamento del canone relativo a un’abitazione affittata dal figlio di Craxi in Costa Azzurra”. Il povero Bobo – spiega Raggio – “aveva affittato una villa sulla Costa nell’ottobre-novembre 1993, per sottrarsi al clima poco favorevole creatosi a Milano”.

Dunque, conclude il Tribunale, i conti di Craxi servivano “alla realizzazione di interessi economici innanzitutto propri” e “Craxi è incontrovertibilmente responsabile come ideatore e promotore dell’apertura dei conti destinati alla raccolta delle somme versategli a titolo di illecito finanziamento quale deputato e segretario esponente del Psi. La gestione di tali conti… non confluiva in quella amministrativa ordinaria del Psi, ma veniva trattata separatamente dall’imputato tramite suoi fiduciari, così da mettere in difficoltà lo stesso Balzamo… Significativamente Craxi non mise a disposizione del partito questi conti, se non per soccorrere finanziariamente Gbr, in cui coltivava soprattutto interessi ‘propri’”. E, da vero uomo d’affari, “si informava sempre dettagliatamente (con Tradati, ndr) dello stato dei conti esteri e dei movimenti sugli stessi”.
I tesori nascosti. Le rogatorie dalla Svizzera confermano che Tradati non mente. E dimostrano che sui conti di Craxi, nel 1991, mentre l’amico Bettino imponeva la legge Mammì scritta su misura per la Fininvest, Berlusconi bonificava 23 miliardi di lire in più rate tramite la società occulta All Iberian. Nessuna risposta, invece, avranno le rogatorie del pool sugli altri tesori di Craxi: quelli gestiti da altri tre prestanome – Gianfranco TroielliMauro Giallombardo e Agostino Ruju – su conti e società fantasma fra Hong Kong, Singapore, Bahamas, Cayman, Liechtenstein e Lussemburgo. Tutti miliardi rimasti inaccessibili, almeno ai giudici. Chissà mai chi ci campa a sbafo da 26 anni.

Tratto da: Il Fatto Quotidiano

Berlusconi ricorda Craxi: “Italiano modello – Ha pagato per le sue idee” – Perchè “tangenti” e “latitanza per scappare dai processi” sono “idee” …E poi ricordiamo che l’ultimo che Silvio ha definito “Italiano modello” sta marcendo in carcere per mafia…!

 

Berlusconi

 

 

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Premesso: riteniamo Bettino Craxi uno dei più grandi politici Italiani. Un uomo capace, risoluto, con un’ottima visione del panorama politico. Un grande statista insomma. Un grande comunicatore, un leader. Non ci possiamo esprimere sull’uomo, ma come figura pubblica, nel contesto della prima Repubblica sicuramente è emergente. E poi dopo le mezze calzette, gli improvvisatori, i pagliacci e le grottesche imitazioni dei fascisti che sono venuti dopo la prima Repubblica, la figura di un Craxi appare ancora più grande, imponente, di una superiorità lampante. Averne oggi di Craxi.

Detto questo, resta comunque il fatto che è morto da latitante dopo aver commesso dei reati ed essere fuggito dai processi.

Faceva parte di un sistema che non ha inventato lui, di cui non era l’unico manovratore. Ma comunque ci si è adattato benissimo, ne ha sfruttato le opportunità, lo ha coltivato, sostenuto e perfezionato. Un sistema in cui si è trovato bene, in cui ha sguazzato.

Lo facevano tutti non è un’attenuante.

 

Detto questo, torniamo all’ennesima puttanata uscita da bocca di Silvio Berlusconi:

Il padre-padrone di Forza Italia rispolvera le falsificazioni: dai giudici in mano alla sinistra alla negazione che il capo del Psi era latitante per le tangenti e non per motivi politici

In occasione dell’anniversario della morte in Tunisia Bettino Craxi (19 gennaio del 2000) Silvio Berlusconi ha scritto una lettera alla figlia del vecchio leader del Psi, Stefania, che ha dichiarato che “la sinistra non ha mai chiesto scusa al padre, né ha ammesso di aver sbagliato”

[Opinione discutibile, visto che Bettino Craxi è morto da latitante, e non da esule come i revisionisti vorrebbero far passare: Craxi è stato trovato responsabile di casi di corruzione e per evitare il carcere è fuggito in Tunisia. Il resto sono chiacchiere]

Ma Berlusconi non la pensa così: Bettino Craxi è stato uno dei pochissimi uomini politici della Prima Repubblica a meritare la definizione di statista. Oltre a lui, forse solo De Gasperi ne ha diritto. Il suo Paese con lui è stato ingrato” scrive l’ex Cavaliere, che continua: “Bettino Craxi ha pagato un caro prezzo per le sue idee, per aver voluto essere un uomo libero e coerente, per aver sfidato il sistema di potere politico, mediatico e giudiziario della sinistra”.

“Come dice la bellissima frase che ha voluto incisa sulla sua tomba, per lui la libertà era la vita e infatti per la libertà non ha esitato a mettere in gioco e a sacrificare la sua vita”, scrive Berlusconi, che non potrà essere a Hammamet per la cerimonia del ventennale dalla morte.

“Mi auguro che questo ventennale sia finalmente l’occasione per restituirgli il posto che gli spetta nella memoria condivisa degli italiani”, aggiunge il leader di Forza Italia. “Craxi aveva un sogno, che se si fosse realizzato avrebbe davvero cambiato il corso della storia italiana: cambiare la sinistra, sottraendola all’egemonia comunista e creare così le condizioni per sbloccare la democrazia italiana e realizzare una salutare alternanza in un contesto di sicurezza democratica. Fu il primo, anzi l’unico, a sfidare il duopolio fra Democrazia Cristiana e Partito Comunista, un duopolio spesso consociativo, sempre nemico del cambiamento e alla lunga fatale per la stessa democrazia. La crisi e il crollo della prima repubblica nacquero prima di tutto da questo problema che Craxi ebbe la lungimiranza di prevedere e denunciare”.

A giudizio di Berlusconi, “la sfida negli anni 80 al conservatorismo del Partito Comunista e del sindacato, in nome del riformismo socialista, della solidarietà atlantica, dell’orgoglio nazionale è una delle pagine migliori della storia politica italiana. Il nome di Bettino Craxi rimarrà nella storia come quello di un anticipatore coraggioso, che seppe prima degli altri cogliere per esempio l’esigenza assoluta di una riforma profonda delle istituzioni, per rafforzare la democrazia, ricuperare efficienza, restituire ai cittadini fiducia nella politica”.

Sul piano internazionale, “fu un anticipatore, seppe cogliere per tempo le contraddizioni dell’Europa, da europeista convinto qual era e i rischi gravissimi ai quali era esposta l’Italia nel Mediterraneo. Le sue scelte sul piano internazionale possono essere più o meno condivisibili, ma furono sempre ispirate da un altissimo senso dell’interesse nazionale, della dignità del nostro Paese che Bettino amava appassionatamente”.

“Non smise di amare l’Italia, nonostante le amarezze, neppure negli anni dell’esilio, in quella Hammamet che aveva eletto a sua dimora e dalla quale non smise neppure per un giono di seguire con passione le vicende italiane”.

“Di tutto questo, oltre che della sua amicizia, sono grato a Bettino, che considero uno degli ispiratori e degli anticipatori delle battaglie di libertà che stiamo combattendo a nostra volta da 25 anni”

Così parlò Berlusconi… E vista la “moralità” del soggetto fossi nei sostenitori di Craxi, non mi rallegrerei troppo… In proposito ricordiamo che l’ultimo che aveva definito “Italiano modello” sta marcendo in carcere per mafia…!

Berlusconi con Salvini e Meloni in piazza contro la proposta M5s del carcere per i grandi evasori. Ora qualcuno una domanda se la dovrebbe pur fare: con quale faccia un condannato per frode fiscale può protestare contro una norma che manda in galera questi delinquenti?

 

Berlusconi

 

 

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Berlusconi con Salvini e Meloni in piazza contro la proposta M5s del carcere per i grandi evasori. Ora qualcuno una domanda se la dovrebbe pur fare: con quale faccia un condannato per frode fiscale può protestare contro una norma che manda in galera questi delinquenti?

Berlusconi è sceso in piazza insieme a Salvini e la Meloni per protestare contro il carcere per i grandi evasori. Stiamo parlando di quei personaggi, gli evasori fiscali, che rubano i nostri soldi portandoli in paradisi fiscali e che evadono il fisco per oltre 100 mila euro”.

Così il Movimento 5 Stelle su Facebook, condividendo un video messaggio della deputata Angela Salafia.

“Quelli che se la spassano sulle spiagge dei Caraibi in giro per il mondo alla faccia nostra. E sapete perché? Perché noi paghiamo le tasse anche per loro!” proseguono i 5Stelle “Finora hanno potuto godere di una sorta di impunità visto che, su 60mila detenuti, solo 281 sono evasori fiscali”.

“Ora si cambia registro” assicurano i pentastelati “nel decreto fiscale abbiamo previsto il carcere per questo reato, aumentando le pene per quelli che non versano allo Stato dai 100mila euro in su. Evadere centinaia di migliaia di euro è un reato e deve essere punito come tale”.

Il Re dei grandi evasori, Silvio Berlusconi, condannato con sentenza passata in giudicato per frode fiscale, si arrabbi pure con i suoi compagni di merenda del centrodestra. Ma come fa un condannato per frode fiscale a scagliarsi contro la norma che manda in galera quei delinquenti che ogni giorno fregano i cittadini onesti?” si chiedono i 5Stelle.

“Per non parlare della becera propaganda che Salvini mette in atto cercando di far passare il messaggio che il carcere sia previsto per parrucchieri e imbianchini. Ma quali parrucchieri o imbianchini evadono più di 100mila euro all’anno? Non fatevi trarre in inganno da queste bugie, la realtà è che i delinquenti milionari che finora hanno rubato soldi agli italiani non la passeranno più liscia,” scrivono ancora i pentastellati.

In Italia serve una svolta culturale, bisogna punire questi parassiti, e faremo di tutto per portarla avanti più determinati che mai!” conclude il M5S.

Povero Salvini, povera Meloni, poveri Tg… Venezia, un disastro di tale portata e nemmeno una “Virginia Raggi” a cui dare la colpa…!

 

Venezia

 

 

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Povero Salvini, povera Meloni, poveri Tg… Venezia, un disastro di tale portata e nemmeno una “Virginia Raggi” a cui dare la colpa…!

Il Mose, che doveva costare 3,5 miliardi e proteggere Venezia dall’acqua alta, dopo 20 anni di lavori ci costa il doppio e non serve ad un cazzo. Un po’ quello che diremo fra vent’anni della TAV…

Vedere in tv il presidente regione Veneto Zaia in merito al disastro Venezia, snocciolare dati e SOLUZIONI dopo 30 anni di governo della Lega mentre SALVINI da mesi ulula alla Raggi dimettiti, fa solo venire il vomito…

Dalle ultime dichiarazioni del presidente della regione Veneto Zaia, sembra di capire che non sa perché il Mose di Venezia non funziona. Il presidente della Regione Veneto, che è lì da svariati anni, non sa che i lavori per concludere il Mose sono fermi. Non sa che oggi manca l’ultima tranche del finanziamento, 200 milioni, per concludere i lavori nel 2021-2022.  Non sa che il progetto Mose è da qualche anno competenza del governo a causa del commissariamento per una certa storiella che proprio non riesce a ricordare… Storiella che riguarda un certo Giancarlo Galan, decaduto dalla carica di parlamentare in seguito al patteggiamento della condanna sul processo Mose a due anni e 10 mesi di reclusione, oltre al pagamento di 2,6 milioni di euro di multa.

Galan era presidente della Regione Veneto… e indovinate chi era il suo vicepresidente? Sì, proprio Luca Zaia.

La Lega governa da oltre 20 anni e oltre gli scandali dimentica che la regione, Venezia ed il mose li hanno inaugurata i suoi…

In tutto questo Salvini, non potendo dare la colpa agli immigrati tace o dopo qualche mojito annuncia “Questa città grida aiuto, bisogna completare il Mose al più presto”, anche lui dimenticando di stare a governare questa regione da 20 anni…

Ovviamente c’è la Meloni. Un anno fa dichiarava “Il mose va finito, con 4 mesi di reddito cittadinanza lo paghi” dimenticando, ovvero facendo finta di dimenticare, che gli Italiani il mose lo avevano già pagato, anche profumatamente, ma che i soldi se li sono fottuti i suoi compagni di governo… Poi il silenzio…

Anche Silvio Berlusconi, con la faccia da culo che lo contraddistingue, ha detto la sua: “Uno scandalo che il Mose non sia stato ancora messo in funzione. Ha pesato la contrarietà del M5S e in particolare del precedente ministro Toninelli” …cioè i suoi si sono fottuti i soldi, ma la colpa è dei cinquestelle…!

Ed in tutto questo, i Tg col cacchio che ci spiegano chi sono i delinquenti responsabili di tutto…

Ah, ci fosse almeno una “Virginia Raggi” a cui dare la colpa…!

Leggiamo Francesco Erspamer:

Berlusconi e i berlusconiani (incluso Galan, per 15 anni presidente della Regione Veneto e condannato per corruzione proprio in riferimento alla costruzione del Mose) e i loro alleati leghisti, imputano al M5S l’inondazione di Venezia. E approfittano biecamente delle sofferenze della popolazione e dei danni al patrimonio artistico per chiedere procedure di emergenza che diminuiscano i controlli e favoriscano sprechi e mazzette.
Ovvio: sono i partiti della Casta, dei rampanti e del consumismo come unico scopo dell’esistenza; finché ci sarà qualcosa da sfruttare o depredare lo faranno e chissenefrega dei posteri tanto non votano alle prossime elezioni.

Ovvio anche che i loro giornali spaccino le loro clamorose menzogne come dati di fatto e che la stampa cosiddetta indipendente, tipo il “Fatto quotidiano”, le discutano ma sempre dando ad esse credibilità e in sostanza legittimandole.

Invece, delle responsabilità della destra, che governa il Veneto ininterrottamente dalla fine del fascismo (è una regione che è stata “bianca”, poi “blu” e adesso “verde”), si parla solo su blog che non legge nessuno o a mezza voce, come se si trattasse di un’opinione uguale a qualsiasi altro. È questo il vero problema: non la disinformazione dei liberisti ma la totale assenza di una controinformazione degli antiliberisti e del M5S in particolare.

Meglio dunque ricordare che in un sistema liberista:
1) ciascuno può dire quello che gli pare senza subirne le conseguenze; la libertà individuale è sacra mentre le responsabilità collettive sono inesistenti e il bene comune un concetto dimenticato come quelli di onore, dignità, solidarietà, onestà;
2) chi ha soldi possiede o controlla l’informazione e quindi la sua propaganda raggiunge e convince molte più persone rispetto a chi sostiene posizioni opposte ma non è ricco o non ha il sostegno delle lobby;
3) è di conseguenza inutile lamentarsi per l’assenza di una stampa obiettiva, di istituzioni “super partes” e di un popolo capace di informarsi malgrado le difficoltà e desideroso di valutare gli eventi razionalmente;
4) no, non è che non ci siano fatti ma solo interpretazioni, come sosteneva provocatoriamente Nietzsche; è che le interpretazioni vincenti sono fatti.

La conclusione è che un sistema liberista e liberal lo si deve contrastare e lo si può sconfiggere solo a livello mediatico, investendo in questa battaglia tutte le proprie energie e risorse. Dopo averlo annientato si potranno ricostruire le regolamentazioni anti-trust e i codici deontologici che in futuro proteggano il pluralismo e impediscano il monopolio del denaro; e si tornerà allora a fare politica e a basare la democrazia sul confronto fra diversi programmi o ideologie, nel rispetto di leggi garantite da istituzioni sufficientemente neutrali. In questo momento si tratta soltanto di prevalere con qualunque mezzo, come in guerra. Perché per i liberisti è una guerra e far finta di non capirlo significa perderla nel modo peggiore, cioè senza combatterla.

E ora sentiamo come LUI giustifica ai Kamerati fascio-leghisti che vuole governare con un condannato…!

 

fascio-leghisti

 

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E ora sentiamo come LUI giustifica ai Kamerati fascio-leghisti che vuole governare con un condannato…!

Correva l’anno 2013, era il primo agosto e così Matteo Salvini faceva il gallo sulla monnezza:

Berlusconi CONDANNATO a 4 anni.
Adesso sono curioso di sentire come faranno i Kompagni del PD, sia in Parlamento che su Facebook, a giustificare il fatto che sono al Governo con un Condannato…

Un anno prima aveva già pubblicamente dichiarato:

Nessun leghista è disposto a puntare ancora su un’alleanza con Berlusconi.

No a possibili assi tra Carroccio e Cavaliere.
La nostra gente non ne vuole sapere di un ritorno in campo di Silvio Berlusconi. Basta, basta per sempre: se Berlusconi corre, lo farà senza di noi. La Lega ha avuto la forza e il coraggio di fare un passo avanti e attuare un bel ricambio generazionale. Altri sono fermi a Berlusconi o Bersani che hanno fatto il loro tempo. Sono sicuro che non c’è un solo elettore e un solo militante della Lega disposto a riscommettere su un’alleanza con Berlusconi. Ci abbiamo provato e ci ha portato solo risultati deludenti.

Preistoria dite voi?

“Io col vecchio centrodestra non tornerò mai, questo deve essere chiaro”

(Matteo Salvini, 25 febbraio 2019, intervista a Repubblica)

La coerenza non è il forte del Kamerata Matteo Salvini…!

By Eles

 

Dio, patria, famiglia… Ma ci vuole proprio tanto a capire che vi stanno prendendo per i fondelli? Questi tre non sono credibili né come cattolici, né come patrioti, né come sostenitori della famiglia tradizionale…!

 

fascisti

 

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Dio, patria, famiglia… Ma ci vuole proprio tanto a capire che vi stanno prendendo per i fondelli? Questi tre non sono credibili né come cattolici, né come patrioti, né come sostenitori della famiglia tradizionale…!

Dio, patria, famiglia… tortura e manganello

Quando Giorgia Meloni ha gridato le tre paroline la piazza è esplosa.
Eppure i tre leader non sono credibili né come cattolici conservatori, né come patrioti, né come sostenitori della famiglia tradizionale.
Nessuno dei tre può ricevere la comunione (anche se Berlusconi che se ne frega di qualsiasi norma l’altro giorno ha fatto finta di non saperlo).
Propongono l’autonomia differenziata, cioè la rottura dell’unità nazionale, e la Lega ha nello statuto l’indipendenza della Padania.
Tutti e tre hanno famiglie non tradizionali, figli fuori dal matrimonio, ecc. e il leader più anziano è famoso in tutto il pianeta per il bunga bunga.

Le tre paroline servono per raccattare voti individuando nemici contro cui indirizzare gli elettori: quelli che hanno un altro dio e che sono stranieri (immigrati), chi non è eterosessuale ma “pretende” diritti (omosessuali e lesbiche).

Ci sono altre due parole che bisogna ricordare.

Zaia, già supino vice del ladrone Galan (cercate Mose con un motore di ricerca), ha gridato che la polizia deve usare il manganello non il galateo.
La Meloni ha attaccato il blandissimo reato di tortura che impedirebbe alle forze dell’ordine di lavorare come nell’Egitto di Al Sisi.
La piazza applaude nel paese di Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi, Serena Mollicone.

Ovviamente questi tre imbroglioni diventano improvvisamente “garantisti” e libertari quando si tratta di difendere tangentisti, collusi con le mafie, grandi evasori, speculatori edilizi, ecc.

I fascisti del III millennio di Casa Pound applaudono.

“L’Italia non ha avuto una grande Destra perché non ha avuto una cultura capace di esprimerla. Essa ha potuto esprimere solo quella rozza, ridicola, feroce destra che è il fascismo” (Pasolini).

 

fonte: https://www.facebook.com/335126483234062/photos/a.792560544157318/2460787317334624/?type=3&theater

Alla domanda su Greta, Berlusconi risponde con una squallida barzelletta su svedesi e viagra… Quando dire che ormai è rincoglionito è fargli un complimento…!

 

 

Berlusconi

 

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Alla domanda su Greta, Berlusconi risponde con una squallida barzelletta su svedesi e viagra… Quando dire che ormai è rincoglionito è fargli un complimento…!

Silvio Berlusconi ha partecipato alla kermesse #IdeeItalia di Milano ed è stato intervistato da Alessandro Sallusti, direttore de Il Giornale. Quest’ultimo, gli ha fatto una domanda inedita: «Mi sarà sfuggito, ma non ho mai sentito il suo parere su Greta Thunberg». La prima risposta di Berlusconi è stata un’altra domanda: «Greta chi?». Sallusti, con pazienza, ha provato a spiegare: «La ragazzina che protesta sul clima». A quel punto Berlusconi, non senza una espressione del volto emblematica, è partito con quello che – a quanto pare – è diventato il suo passatempo preferito di recente, le barzellette.

Berlusconi Greta, la barzelletta sulle svedesi e sul viagra

Secondo Berlusconi, infatti, le svedesi di una volta – soprattutto le ragazze – erano più liberali. Per questo un certo Carletto che, in passato, aveva trascorso una notte di passione con tre svedesi, era stato ricordato da queste donne che, in segno di ‘gratitudine’, avevano inviato in Italia anche le loro tre giovani figlie per ripetere quell’esperienza.

Per questo motivo, Berlusconi ha continuato a raccontare: «Carletto, allora, va in farmacia a chiedere dieci pasticche di quella cosa che a volte qualcuno usa prima delle prestazioni sessuali (risate tra il pubblico, ndr). Ma il farmacista, preoccupato dal suo stato di salute, gli offre 15 pillole di un placebo». Il giorno dopo, Carletto si presenta alla stessa farmacia. Da lontano, il farmacista gli fa segno come per chiedergli: «Allora com’è andata?».

Il video della squallida barzelletta QUI

Berlusconi Greta, al di là della barzelletta

Il cavaliere, a quel punto, si lascia andare all’interpretazione di quelli che dovevano essere i gesti di Carletto: la mano che rotea in maniera piuttosto evidente. «Il farmacista aveva capito che era andata bene nonostante i placebo. Invece, quando Carletto si avvicina al bancone gli dice ‘Che gran figura di merda’». Svelando così il malinteso del gesto della mano rotante.

Tutta questa premessa per dire, alla fine, che secondo lui Greta non ha nulla a che fare con le ragazze svedesi della barzelletta, che è una ragazzina strumentalizzata, che espone una teoria sbagliata, perché non si può rinunciare allo sviluppo economico per tutelare l’ambiente.