Andrea Camilleri “politico”, da Mussolini a Salvini la sua idea di fascismo

 

Camilleri

 

 

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Andrea Camilleri “politico”, da Mussolini a Salvini la sua idea di fascismo

Lo scrittore Andrea Camilleri, morto oggi dopo un mese di ricovero, ha tentato più volte di spiegare cos’è il fascismo, fenomeno complesso che ha sperimentato in prima persona durante gli anni della guerra. Raccontava spesso un aneddoto divertente in cui era presente il Duce in persona. Mentre negli ultimi tempi lo aveva spesso associato alla politica di Matteo Salvini.

Cos’è il fascismo? Tra gli intellettuali e scrittori che ne hanno dato una spiegazione c’è anche Andrea Camilleri, classe 1925, scomparso di recente, è intervenuto più volte precisando la sua personale visione ed esplicitando il suo personale atteggiamento rispetto agli eventi che si verificarono in quegli anni. Tralasciando i suoi memorabili scontri con Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, per spiegare il fascismo raccontava sempre un aneddoto divertente con al centro Raul Radice, critico teatrale del Corriere della Sera che aveva iniziato la sua carriera come redattore di un giornale del ventennio, “L’impero”. Ad amministrare le pubblicazioni fasciste del giornale era proprio il fratello del Duce, Arnaldo Mussolini.

Un giorno Arnaldo Mussolini chiese a Radice di accompagnarlo dal Duce per la relazione mensile sull’andamento delle pubblicazioni. Così entrano nello studio di Benito Mussolini, a piazza Venezia, col giovanissimo Radice nel ruolo di portaborse e col cuore che gli batteva forte. Il duce era chino sulla scrivania a scrivere, fitto fitto. Saluto romano di rito, poi il fratello si mise accanto a Benito, aprì la valigetta con tutti i documenti e glieli porse. Ma questi, prima ancora di scorgerli, esordì: «Arnaldo, da qualche tempo “L’Impero” mi sembra che abbia perduto mordente. Ma che succede?». E il fratello rispose: «Sai, è una cosa molto delicata e pure sgradevole..». «E cioè?» «Beh, sai, la moglie di uno dei due va a letto con l’altro. Il marito l’ha scoperto. Ora i due non si parlano più, e così sta andando un po’ tutto a rotoli». Arnaldo non pronunciò nessun nome, non disse quale dei due era stato tradito. Così Mussolini si chinò, pensoso, e dopo un lungo silenzio alzò lo sguardo, guardò dritto negli occhi il fratello e disse: “Licenzia il cornuto!».

Per Camilleri in quest’unica frase pronunciata dal Duce poteva sintetizzarsi tutto il pensiero fascista.

Camilleri e il fascismo: la lettera al Duce
Eppure, da giovane, ne fu affascinato anche lui. Camilleri aveva appena quattordici anni quando scrisse una lettera al Duce per chiedergli di farlo partire volontario nella guerra in Abissinia. All’epoca, credeva che l’ideologia fascista fosse veramente in grado di modificare il tessuto sociale, apportando delle trasformazioni positive. Presto, però, ne scoprì le menzogne e si distaccò, avvicinandosi al comunismo anni dopo. Come rivelò al Salone del libro di Torino più di quindici anni fa:

Non mi vergogno di essere stato fascista. Sono orgoglioso di essere stato e di essere un uomo di sinistra.

Nel 1943 Andrea Camilleri era in Sicilia. Mentre lo sbarco degli Alleati era alle porte, lui conseguiva la maturità classica senza sostenere esami per via dei bombardamenti. Per lui quel periodo rappresentò un lungo peregrinare in giro per l’isola, sballottato da un luogo all’altro. Tra il 1946 e il 1947 si stabilì ad Enna, perfezionando i suoi studi tra due stanzette prive di riscaldamento. L’esperienza della guerra si portò dietro dei lunghi strascichi che riuscì ad elaborare soltanto in età adulta, comprendendo appieno di cosa si era fatto portatore il fascismo.

Camilleri e il fascismo oggi: lo scontro con Salvini
Sempre in proposito sul tema “fascismo”, negli ultimi tempi Andrea Camilleri si era espresso più volte, utilizzando questo termine per definire l’atteggiamento e la politica del leader della Lega, Matteo Salvini, con cui ha sempre avuto uno scontro molto duro. Nell’ultima intervista, a Radio Capital, disse:

Non credo in Dio, ma vederlo impugnare il rosario mi dà un senso di vomito. Tutto questo è strumentale, il Papa non ha bisogno di fare questi gesti. Sa che offenderebbe i Santi. Questo gesto di Salvini fa parte della sua volgarità.

tratto da: https://www.fanpage.it/cultura/andrea-camilleri-politico-da-mussolini-a-salvini-la-sua-idea-di-fascismo/

 

Ma sono idioti o pensano veramente che lo siamo noi? Forza Italia propone ancora il ponte sullo stretto. L’ultima volta che il buffone di Stato, Silvio Berlusconi, ci costruì intorno la sua campagna elettorale, a noi ci è costato 1 miliardo di Euro di penali per non avere niente…!

 

ponte sullo stretto

 

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Ma sono idioti o pensano veramente che lo siamo noi? Forza Italia propone ancora il ponte sullo stretto. L’ultima volta che il buffone di Stato, Silvio Berlusconi, ci costruì intorno la sua campagna elettorale, a noi ci è costato 1 miliardo di Euro di penali per non avere niente…!

 

Per rinfrescarVi la memoria:

Amarcord – 6 giugno 2002, l’annuncio di Silvio Berlusconi della posa della prima pietra del ponte di Messina. Doveva essere pronto nel giro di 6 o 7 anni… La buffonata elettorale di Berlusconi ci è costata 1 miliardo di Euro di penali… E c’è ancora chi vota questo ciarlatano!

Ponte sullo Stretto di Messina: sono seri o ci prendono in giro?

Un comunicato della parlamentare nazionale di Forza Italia, Matilde Siracusano, riporta agli onori delle cronache il Ponte sullo Stretto di Messina. La simpatica deputata, che si picca di avere memoria di quanto avvenuto tra il 2001 e il 2013, in realtà salta alcuni passaggi. Guarda caso, i passaggi che dimostrano che sul Ponte di Messina (ma anche sul Casinò di Taormina e su altro ancora) il centrodestra ha sempre preso in giro la Sicilia, il Sud ed in generale tutto il Paese.

Che si torni a parlare del Ponte sullo Stretto di Messina dopo quello che hanno combinato i signori del centrodestra è veramente incredibile. E che l’argomento sia approdato in Parlamento – con riferimento al Parlamento nazionale – è ancora più incredibile! La Regione siciliana è in sostanziale default non dichiarato; le ex Province siciliane sono combinate come la Regione, se non peggio; molti Comuni della nostra Isola annaspano; le autostrade e le strade siciliane sono a pezzi; le ferrovie siciliane sono un delirio: e a cosa pensano gli ‘scienziati’ del solito centrodestra? Al Ponte sullo Stretto di Messina!

Leggiamo un comunicato della deputata nazionale di Forza Italia, Matilde Siracusano:   

“Non mi sorprende – scrive la parlamentare – il parere contrario all’ordine del giorno che ho presentato, il quale invita il Governo a valutare l’opportunità di riaprire il cantiere del Ponte sullo Stretto di Messina. Non mi sorprende perché il Ministro Toninelli (Danilo Toninelli, Ministro per le Infrastrutture ndr) ha definito l’Opera come un enorme spreco di denaro pubblico, ritenendolo necessario solo ai grandi lobbisti. Il Ministro però che accusa i nostri governi non ha memoria storica, dimostrando di non conoscere i fatti. Il nostro Governo aveva avviato i lavori del Ponte sullo Stretto, con la realizzazione del progetto definitivo, stipulando i contratti e realizzando opere secondarie come la variante di Cannitello. Nel 2011, durante il Governo Monti, il Ponte sullo Stretto fu tolto dalle priorità e le risorse dirottate sull’alta velocità Milano-Genova. Ancora oggi paghiamo le conseguenze di una scelta immotivata e scellerata. Ancora oggi noi paghiamo le spese di tale scempio”.

In realtà, nemmeno l’onorevole Siracusano sembra avere esatta memoria storica: evidentemente non ricorda che il Ponte sullo Stretto è stato uno dei motivi conduttori della campagna elettorale di Berlusconi delle elezioni politiche del 2001. Anche grazie a questa promessa – oltre alla riapertura del Casinò di Taormina, alla definizione dei rapporti finanziari tra Stato e Regione siciliana e ad altre promesse di grandi opere pubbliche – che il centrodestra, nel 2001, vinse in Sicilia con il celebre 61 a zero.

Di tutte le promesse il centrodestra ne ha mantenuto solo mezza: lo scombicchierato completamento dell’autostrada Palermo-Messina: un mezzo disastro raffazzonato in frett’e furia, tant’è vero che, meno di un anno dopo, venivano fuori le magagne che sono visibili ancora oggi.

La riapertura del Casinò di Taormina è stata bloccato perché i signori del centrodestra, dopo essersi presi i voti, scoprirono che in Sicilia c’è la mafia…

La definizione dei rapporti finanziari Stato-Regione è finita a barzelletta: niente articolo 38, niente articolo 36, solo una sceneggiata volgare sull’articolo 37 (le imposte che le imprese non siciliane che operano in Sicilia dovrebbero pagare alla nostra Regione) bloccato dall’allora Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti.

Quanto al Ponte sullo Stretto, dopo cinque anni di ‘annacamento’ il Governo Berlusconi, tra la fine del 2005 e il 2006, ha avviato i preliminari che sono serviti solo ai progettisti e a gruppi non meridionali.

Poi è arrivato il Governo Prodi 2006-2008, con Ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro che non ha bloccato i lavori del Ponte.

Poi è arrivato di nuovo il Governo Berlusconi 2008-2011: nessun beneficio per Calabria e Sicilia, solo per i gruppi del Nord. Nel complesso, altri tre anni di ‘annacamento’.

Poi, è vero, è arrivato il Governo Monti e i soldi sono stati dirottati sulla Milano-Genova. Ma chi è che appoggiava il Governo Monti? L’onorevole Siracusano si informi…

 

tratto da: https://www.inuovivespri.it/2019/06/14/ponte-sullo-stretto-di-messina-sono-seri-o-ci-prendono-in-giro/?fbclid=IwAR1NuEZOz-3TQj0zSOfNiF-aC6OReZLiqrNc6Vhyl845kE9y60SEpbqHxUY#0dOzpmT8fyYLfO3j.99

Ancora tu – il fantastico editoriale di Marco Travaglio dedicato al ritorno in Tv di Silvio Berlusconi “tutto pittato, laccato, moquettato e levigato come un set di sanitari Ideal Standard”

 

Marco Travaglio

 

 

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Ancora tu – il fantastico editoriale di Marco Travaglio dedicato al ritorno in Tv di Silvio Berlusconi “tutto pittato, laccato, moquettato e levigato come un set di sanitari Ideal Standard”

Ancora tu

L’altra sera, facendo zapping, ci siamo imbattuti in uno di quei revival di archeologia televisiva, tipo Techetè, con vecchi guitti in bianco e nero di tanti anni fa. Così almeno abbiamo pensato, quando abbiamo visto la buonanima di Silvio B. in gran forma, tutto pittato, laccato, moquettato e levigato come un set di sanitari Ideal Standard, con un suo impiegato che lo “intervistava” (si fa per dire) sulle tante, infami “calunnie” che ha subìto in vita sua. Attendevamo che, da un momento all’altro, entrassero le ragazze del Drive In o di Colpo Grosso, accompagnate da Greggio e D’Angelo o da Smaila. Poi abbiamo scoperto che era tutto in diretta: la buonanima era viva. E parlava. Strascicando alla Crozza, ma parlava. Come se, a cinque anni dalla dipartita dal Senato palla volta di Cesano Boscone, l’avessero scongelato dal freezer e liberato dalla funzione Pause per restituirlo al più consono Play. Il Rieccolo riprendeva il discorso da dove l’aveva interrotto nel 2013, come se intanto non fosse successo nulla, risultando lievemente sfasato rispetto al momento attuale. Anzi, al secolo attuale, visto che usava arcaismi come “gabina elettorale” che non si sentivano dai tempi di Costantino Nigra, prima di annunciare che a Bruxelles lui ci andrà davvero. Anzi, a minacciarlo.

Il Cavalier Findus intratteneva il folto pubblico, accuratamente selezionato nella casa di riposo di Cesano Boscone per attenuare l’asincronia della scena e lo straniamento della testata Quarta Repubblica, su temi di interesse non proprio bruciante come i suoi “ben 88 processi con ben 105 fra avvocati e consulenti”. O come i suoi soldi all’estero, ormai cristallizzati da anni di sentenze definitive sulle sue 64 società nei paradisi fiscali e le sue evasioni da 360 milioni di dollari, ormai digerite anche dai suoi fan più accaniti. “Neanche un euro!”, trillava giulivo il conduttore. E B.: “Se mi trovate dei soldi all’estero, sono vostri!”. Risate in sala, anzi in bara. Altra “calunnia”: la condanna per frode fiscale, emessa da un fantomatico “collegio di deputati” (i cinque giudici di Cassazione, che firmarono tutti la sentenza, anche se a lui risulta che uno “non voleva firmarla, ma fu costretto da qualcuno in alto (forse un alpinista”), per “eliminare un avversario politico”. Fu così che lui presentò “un appello in 18 punti alla Corte di Strasburgo che in cinque anni non ha mai aperto neanche un foglio”. In realtà la Corte ha archiviato il caso il 27 novembre senza pronunciarsi, perché i suoi legali, probabilmente senza dirglielo, hanno ritirato il ricorso con una lettera del 27 luglio.

Lì non le eurotoghe rosse, ma Ghedini&C., spiegavano alla Corte che un verdetto “non avrebbe prodotto alcun effetto positivo” per lui, cioè sarebbe stato respinto con perdite) Uno si sarebbe atteso una replica del conduttore informato dei fatti, ma trattandosi di un giornalista di Mediaset e del Giornale era troppo sperare. Altra “calunnia”: “Una frase irriferibile e volgarissima che non ho mai pronunciato sulla signora Merkel”. Che, essendo irriferibile, nessuno in studio e a casa conosceva. Peccato, perché era carina: “Culona inchiavabile”. Noi, che a suo tempo la riportammo perché i suoi la riferivano, terrorizzati che uscisse da qualche intercettazione, sappiamo bene di non aver inventato nulla. E lo sapevano persino il Giornale e Libero, che per due anni chiamarono la Merkel “culona” sapendo di far cosa gradita al padrone, che le attribuiva il famoso “complotto dello spread” per rovesciare il suo terzo governo. Poi, come spesso accade a quell’età, batté la testa, si scordò tutto e si risvegliò da antieuropeista sfegatato a filoeuropeista arrapato, da nemico ad ammiratore dell’“amica Angela”. L’altra sera, per dire, s’è inventato di averla convinta a fargli “eleggere Draghi” affinché “la Bce stampasse moneta” (tutti eventi mai accaduti nella realtà, ma nessuno ha ancora avuto il coraggio di comunicarglielo). Ma ecco l’ultima “calunnia”: il bunga bunga. Migliaia di pagine di sentenze hanno accertato il “sistema prostitutivo” orchestrato per lui, nella villa di Arcore, a Palazzo Grazioli, a villa Certosa e non solo, dai vari Tarantini, Mora, Fede, Minetti. E lui che fa? Come se fosse ancora il 25 aprile 2009 sul palco di Onna, travestito da partigiano col fazzoletto rosso al collo, osannato da tutti ignari di tutto, racconta che “il bunga bunga è una barzelletta che ho inventato io sui due più sfigati che avevo: Bondi e Cicchitto” (la gratitudine è sempre stata il suo forte), simpaticamente sodomizzati “da una tribù libica rivoluzionaria”.

Quanto ai festini nelle ville, “Emilio Fede scoprì che lavoravo pure il sabato notte e allora mi portò due delle sue meteorine, che la volta dopo portarono quattro amiche, che ne portarono altre, finché mi ritrovai con 32 ragazze”. E non ebbe cuore di lasciarle fuori all’addiaccio. Ma erano frugali “cene eleganti, i miei figli passavano a salutare prima di andare a letto, io raccontavo storielle e cantavo”, del resto era o non era già “a vent’anni il miglior cantante di Parigi”, quando anche Aznavour gli faceva una pippa? Subito dopo, in un fuorionda, dice al pubblico che “qualche anno fa me ne facevo sei per notte, ora invece mi addormento dopo la terza”, però ciò che conta è quel che va in onda, no? Dunque tutti a votare per lui che, appena seduto a Bruxelles, fermerà con le nude mani “il progetto egemone del comunismo cinese”. Non solo, ma – con grave sprezzo del pericolo – “aumenterò le pene contro l’evasione e l’elusione fiscale”, avendo appena scoperto con raccapriccio che “in Italia c’è un nero enorme”. E non è Balotelli, no! Sono le “centinaia di miliardi di evasione”. Senza contare, modestamente, i suoi.

“Ancora tu” di Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano del 22 Maggio 2019

 

Berlusconi senza vergogna: “Abolite Spazza-Corrotti e Reddito di Cittadinanza”… Manca solo che proponga di legalizzare stupro e pedofilia… Vogliamo allora ricordare le parole di Stefano Rodotà: “se si dimentica chi è Silvio Berlusconi siamo alla deriva etica”…!

 

Stefano Rodotà

 

 

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Berlusconi senza vergogna: “Abolite Spazza-Corrotti e Reddito di Cittadinanza”… Manca solo che proponga di legalizzare stupro e pedofilia… Vogliamo allora ricordare le parole di Stefano Rodotà: “se si dimentica chi è Silvio Berlusconi siamo alla deriva etica”…!

“Berlusconi ridicolo!”.

Lo ha sostenuto il Movimento 5 Stelle in un post pubblicato sul proprio profilo Facebook, in riferimento a quanto affermato dall’ex premier nel corso del programma televisivo “Stasera Italia” in onda su Rete 4.

La conduttrice Barbara Palombelli, infatti gli ha chiesto se cancellerebbe lo “Spazza-Corrotti” e Berlusconi ha risposto: “Assolutamente”, infatti “è tutto da abrogare, anche il Reddito di Cittadinanza”.

I pentastellati, nel post, si sono chiesti “come può un condannato che possiede un patrimonio di oltre 6.6 miliardi di euro prendersela con padri di famiglia che non avevano neanche il pane per i loro figli e chiedere l’abolizione di una legge contro la corruzione che gli italiani aspettavano 30 anni?”.

“Mandiamo a casa definitivamente Berlusconi e i suoi fidi alleati del PD!” hanno concluso i 5 Stelle.

Ricordiamo cosa diceva Rodotà:

“Sento grandi inni al realismo da chi dice che l’incontro si doveva fare ma io sono sempre prudente di fronte agli eccessi di realismo e ai danni che ha provocato negli anni”, ricorda il costituzionalista. Il fatto è, osserva, che “non si può mettere tra parentesi chi fossero gli interlocutori, anzi, uno degli interlocutori”. “Per chi è cittadino del Paese – osserva ancora Rodotà – e ritiene che ci sia da ricostruire un’etica pubblica e civile, abbiamo perduto tutta la memoria se non ricordiamo che Silvio Berlusconi è stato condannato e che solo è stata dichiarato decaduto da senatore”.

Rodotà segnala che “uno solo tra i commentatori ha detto che Berlusconi a breve sarà o ai domiciliari o ai servizi sociali e allora c’è un’anomalia se abbiamo bisogno di rilegittimare chi si trova in questa condizione”. Anche perchè, pronostica, “quando finalmente quella decisione arriverà, immediatamente Berlusconi dirà ‘guardate, oggi che sono un padre della patria che modifica la Costituzione, come mi tratta questa giustizia. Per questo Rodotà avverte che “questa è la deriva che sta di fronte a noi. Dobbiamo esserne consapevoli ed anche questo è segno di quanto ancora fragile sia il nostro sistema”.

By Eles

 

 

fonti:

https://www.silenziefalsita.it/2019/05/16/berlusconi-abolite-spazza-corrotti-e-reddito-di-cittadinanza-m5s-senza-vergogna-mandiamolo-a-casa/?fbclid=IwAR0vOvJHWEin0vUrqs_mUM3WSLHL-ezW1Yc7sIE5iU_w9riWgaB6Fsr5uUQ

Berlusconi ribadisce il suo concetto: chi non vota per me è un coglione… Noi preferiamo ribadire quello di Stefano Rodotà: “se si dimentica chi è Silvio Berlusconi siamo alla deriva etica”…!

Per rinfrescarVi la memoria: Quando l’attuale Presidente del Senato della Repubblica Italiana Casellati andava in Tv a raccontare: “Ruby è la nipote di Mubarak. Mubarak stesso la presentò a Berlusconi”…

 

Casellati

 

 

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Per rinfrescarVi la memoria: Quando l’attuale Presidente del Senato della Repubblica Italiana Casellati andava in Tv a raccontare: “Ruby è la nipote di Mubarak. Mubarak stesso la presentò a Berlusconi”…

In un video del 2011 della trasmissione Otto e Mezzo, l’attuale presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati parlava di Silvio Berlusconi e del caso Ruby: “Quando Berlusconi incontrò Mubarak, pare sia venuto fuori da alcune testimonianze che il presidente egiziano aveva parlato di questa sua nipote, ed era un incontro ufficiale”.

Sabato 24 marzo Maria Elisabetta Alberti Casellati è stata eletta presidente del Senato e da quel momento sono stati diffusi video e notizie riguardanti la sua precedente attività politica. Uno di questi video è quello pubblicato dalla trasmissione di La7 Otto e Mezzo che ricorda come alcuni anni fa, nel 2011, Casellati parlava della vicenda riguardante Berlusconi e la giovane Ruby (allora presentata come la nipote del presidente egiziano Mubarak) nel periodo in cui l’attuale presidente del Senato era sottosegretaria alla Giustizia. Nel video diffuso da Otto e Mezzo si sente la Casellati dire che Mubarak, durante un incontro ufficiale con Berlusconi, avrebbe parlato di questa sua nipote.

Lo spezzone di trasmissione ripubblicato anche su Twitter riguarda proprio Silvio Berlusconi e il caso Ruby, la ragazza marocchina al centro della polemica dopo che il leader di Forza Italia chiamò la questura per farla rilasciare dopo un fermo sostenendo che fosse la nipote del presidente egiziano. Berlusconi, comunque, per quella vicenda venne assolto dall’ipotesi di reato di concussione. Casellati difese a spada tratta l’ex presidente del Consiglio mettendo in chiaro come la vicenda riguardante Ruby prendesse spunto da due questioni diverse. La prima “‘è che ha ritenuto che fosse la nipote di Hosni Mubarak”. La seconda, spiega ancora l’attuale presidente del Senato, riguarda i soldi che Berlusconi avrebbe dato a Ruby: “Siccome si è parlato di denari dati a questa ragazza, ha detto di averli dati per lavorare e permetterle di non prostituirsi”.

QUI il video

Secondo Casellati questi sono due episodi certamente legati fra loro ma si tratta comunque di “due cose diverse”. E l’ex sottosegretario alla Giustizia sottolinea ancora come Berlusconi sia sempre stata “una persona che ha fatto tanta beneficienza e ha fatto tanti regali a tante persone”. Tornando nello specifico alla telefonata di Berlusconi alla questura, Casellati ribadisce nella trasmissione del 2011 che quella chiamata fu fatta “per dire che è la nipote di Mubarak”.

E proprio su questo punto si sofferma ancora la presidente del Senato, eletta solo pochi giorni fa con i voti di centrodestra e MoVimento 5 Stelle. Berlusconi non avrebbe soltanto affermato, secondo la Casellati, della parentela tra Ruby e Mubarak, ma, anzi, si sarebbe basato su un episodio che lei stessa racconta: “Quando Berlusconi aveva incontrato Mubarak pare sia venuto fuori da alcune testimonianze che in quell’incontro aveva parlato di questa sua nipote, ed era un incontro ufficiale”.

 

Tu chiamala, se vuoi, coerenza – “Sono contrario ai contratti commerciali con la Cina perché poi vengono qui e comprano le nostre società”. Lo ha dichiarato Berlusconi. Sì, Silvio Berlusconi. Lo stesso Silvio Berlusconi che ha venduto il Milan ai cinesi per 740 milioni…!

 

Silvio Berlusconi

 

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Tu chiamala, se vuoi, coerenza – “Sono contrario ai contratti commerciali con la Cina perché poi vengono qui e comprano le nostre società”. Lo ha dichiarato Berlusconi. Sì, Silvio Berlusconi. Lo stesso Silvio Berlusconi che ha venduto il Milan ai cinesi per 740 milioni…!

“La Cina dovrebbe fare paura a tutti”

“E’ uno Stato comunista, totalitario, che non mira solo a una supremazia economica, ma anche a un’egemonia politica. E’ il contrario della nostra democrazia occidentale”

“L’occidente deve mettersi insieme per sostenere i valori della democrazia, del libero mercato, il diritto di libertà contro una strategia egemonica assolutamente pericolosa”

“Solo un Occidente forte e unito può resistere alla sfida lanciata dalla Cine per un’egemonia non solo economica ma anche politica con una filosofia che è il contrario dei valori occidentali”

“Sono contrario ai contratti commerciali con la Cina perché poi vengono qui e comprano le nostre società”

Chi ha rilasciato solo qualche giorno fa queste dichiarazioni? Dai è facile…

È stato il sig. Silvio Berlusconi… Sì, proprio Silvio Berlusconi. Lo stesso Silvio Berlusconi che ha venduto il Milan ai cinesi per 740 milioni…!

Tu chiamala, se vuoi, coerenza…

By Eles

Processo Ruby: tre morti strane nell’arco di tre mesi e quelle accuse di satanismo che Imane non potrà più portare avanti…

Processo Ruby

 

 

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Processo Ruby: tre morti strane nell’arco di tre mesi e quelle accuse di satanismo che Imane non potrà più portare avanti…

Imane Fadil, terza morte sul caso Ruby. Evocò il satanismo

È morta Imane Fadil, giovane modella e testimone-chiave nei processi Ruby, che vedono Berlusconi tra gli imputati. Trentatreenne, marocchina, era stata la prima a far aprire il caso nel 2011, e poche settimane fa aveva chiesto di costituirsi parte civile al processo Ruby ter. Ma il 29 gennaio è stata ricoverata in ospedale, dove è morta il 1° marzo dopo un mese di agonia. «Prima di morire – scrive Stefania Nicoletti, sul blog “Petali di Loto” – ha telefonato al fratello e all’avvocato, dicendo loro di essere stata avvelenata». Dall’esito dell’esame tossicologico è emersa la morte per avvelenamento (da metalli, probabilmente). Secondo Gianfranco Carpeoro, avvocato e saggista, quella delle “sostanze radioattive” rintracciate nel corpo della ragazza sarebbe una voce solo giornalistica: la stranezza, semmai – dice Carpeoro – sta nel fatto che Imane Fadil avrebbe agonizzato per un mese, senza diagnosi né cure, in un centro sanitario di assoluta eccellenza come l’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano, a Milano Sud. Quella di Imane Fadil, osserva Stefania Nicoletti, è la terza strana morte collegata al caso Ruby, dopo quelle di Egidio Verzini, ex legale di “Ruby Rubacuori”, e del giornalista Emilio Randacio, che si stava occupando del caso. Altro dettaglio: la ragazza stava per pubblicare, in un libro, la sua versione – decisamente horror – sulle famose “notti di Arcore”.

Impossibile, scrive Stefania Nicoletti, non richiamare alla memoria l’intervista che la Fadil aveva rilasciato l’anno scorso al “Fatto Quotidiano”. «Parlò di una sorta di “setta satanica” che praticava riti». Ovvero, fatti molto più gravi di qualche cena a sfondo sessuale. Facile screditarla, la ragazza, anche perché aveva detto di essere “una sensitiva” e di aver “sentito e visto presenze ed entità negative e malefiche”. «Quando uscì quell’articolo, molti commentarono che non era credibile, che queste cose non esistono, che lei era solo una in cerca di visibilità, eccetera. Ma chi dice questo – obietta Stefania Nicoletti – non sa che queste organizzazioni esoteriche ai piani alti del potere esistono eccome, e che parlarne pubblicamente non ti dà fama, anzi: ti espone a dei rischi notevoli». Infatti, continua Stefania Nicoletti, «leggendo quell’intervista pensai che la ragazza rischiava di essere fatta fuori: anche perché annunciò che stava scrivendo un libro su tutta la vicenda, dove avrebbe raccontato tutto questo e molto di più». Un libro che a quanto pare stava ormai finendo di scrivere, prima di morire avvelenata.

Raccontò la ragazza, nell’intervista pubblicata dal “Fatto” il 24 aprile 2018: «La cosa non si limita a un uomo potente che aveva delle ragazze: c’è molto di più in questa storia, cose molto più gravi». Un’accusa esplicita: satanismo. «Questo signore – disse Imane di Berlusconi – fa parte di una setta che invoca il demonio». Ammise: «Sì, lo so che sto dicendo una cosa forte, ma è così. E non lo so solo io, lo sanno tanti altri». Una sorta di setta, dunque, «fatta di sole donne». Tante: «Decine e decine di femmine complici». In quella saletta «dove si faceva il Bunga Bunga», racconta Imane, «c’era uno stanzino con degli abiti, tutti uguali, come delle tuniche, circa venti o trenta: a cosa servivano?». Poi, continua la ragazza, «c’era un’altra stanzetta sotterranea con una piscina, con a fianco un’altra saletta, totalmente buia, senza nessuna luce». Una piscina sotterranea e una stanza senza luci: perché? Aggiunge Imane: «Ho visto presenze strane, sinistre. Io sono sensitiva fin da bambina: da parte di mio padre discendo da una persona che è stata santificata». Insiste Imane, parlando con Luca Sommi del “Fatto”: «Le dico che in quella casa ci sono presenze inquietanti. Là dentro c’è il Male, io l’ho visto, c’è Lucifero».

Da parte sua, Carpeoro – che non crede all’esistenza del demonio, anche se non si nasconde la realtà del satanismo – ritiene che quelle dell’allora giovanissima Imane Fadil fossero essenzialmente suggestioni. Il che non migliora il giudizio su Berlusconi, che allora era primo ministro. Le notti brave di Arcore? «Non credo che abbia commesso reati – dice Carpeoro, in web-streaming su YouTube con Fabio Frabetti di “Border Nights” – ma a me non piace un premier che si comporta in quel modo: come la prenderebbe, Berlusconi, se a partecipare a feste di quel tipo fossero le sue figlie?». Stefania Nicoletti, intanto, sottolinea la presenza delle altre due morti «inquietanti e anomale», legate al caso in questione. Verzini, ex avvocato di “Ruby”, il 4 dicembre 2018 aveva dichiarato pubblicamente che Berlusconi avrebbe versato 5 milioni di euro alla sua assistita. «Il giorno dopo è morto, tramite eutanasia, in una clinica svizzera». Randacio invece si stava occupando del caso, seguendo il processo, ed è morto improvvisamente il 13 febbraio per un “malore” (forse un infarto), «ma pare che i risultati dell’autopsia non siano mai stati comunicati». Insomma: Egidio Verzini, Emilio Randacio, Imane Fadil: «Tre morti strane nell’arco di tre mesi, e tutte legate al processo Ruby. Un po’ troppe per essere un caso».

 

fonte: http://www.libreidee.org/2019/03/imane-fadil-terza-morte-sul-caso-ruby-evoco-il-satanismo/

Imane Fadil: omicidio per custodire segreti. Il copione è sempre lo stesso

 

 

Imane Fadil

 

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Imane Fadil: omicidio per custodire segreti. Il copione è sempre lo stesso

Imane Fadil: “Questo signore – Berlusconi – fa parte di una setta che invoca il demonio. Sì lo so che sto dicendo una cosa forte, ma è così. E non lo so solo io, lo sanno tanti altri”.  In quella casa “Ho visto presenze strane, sinistre. Là dentro c’è il Male, io l’ho visto, c’è Lucifero”

Questa è una parte di intervista che la giovane Imane ha rilasciato un anno fa a Il Fatto Quotidiano 

A questo punto, il giornalista le dice: “Lo sa che raccontando cose di questo tipo potrebbe essere presa per pazza?” Imane: “Certo che lo so, ma non mi importa niente di cosa dirà la gente. Non l’ho mai raccontato perché non avevo prove, mentre ora le ho, inequivocabili… non manca molto, devo solo finire questo libro. E poi il mondo saprà…”

Imane Fadil è morta avvelenata e il libro che stava scrivendo è stato sequestrato. Confidiamo da fedeli uomini di Stato e non dai consueti corruttibili figuri che compaiono sulla scena dei delitti italiani quando in gioco ci sono verità troppo grosse da digerire.

Imane, come Ruby, Maristhelle e decine di altre ragazze schedate dai magistrati, sono note per essere frequentatrici abituali di una villa in cui si consumava prostituzione anche con minorenni, la villa di Silvio Berlusconi.

Come abbia potuto la Cassazione ribaltare la sentenza di primo grado in cui furono provati fatti di prostituzione con compensi, proprio non ce lo spieghiamo e, utilizzando le parole del procuratore generale che ha chiesto l’annullamento dell’assoluzione, “L’episodio nel quale Silvio Berlusconi racconta che Ruby è la nipote di Mubarak è degno di un film di Mel Brooks e tutto il mondo ci ha riso dietro”.

Istituzioni mortificate da mafia, massoneria e da reati di ogni tipo; si va dalla frode all’accusa di mandante occulto per le stragi del 93 passando per corruzione – fondamento di tutti i reati – sia privata che in atti giudiziari. E’ questa la storia dell’uomo che condiziona la vita democratica del nostro Paese dal 94.

Fondamentale evidenziare l’estrema ricattabilità di questo individuo che, secondo la povera Imane, ospita Lucifero presso la sua villa da sogno.

Immaginate la compostezza che un primo ministro dovrebbe avere – lui nemmeno questa ha mai avuto, basti pensare allo sguardo della regina Elisabetta sentendo le urla di Berlusconi durante un consesso pubblico o le corna durante fotografie di gruppo dei vertici europei – e poi immaginate questo individuo sotto le pressioni di giovani donne affamate di soldi:

“Non abbiamo più una lira! Devi darci 50 sacchi a testa”. Chi chiedeva soldi, chi case, chi posti di lavori in Mediaset, chi parti importanti nei film…

B. pagava e concedeva e a suo dire, lo faceva per estrema generosità nei confronti di donne rovinate dalla cattiva fama di escort guadagnata prostituendosi durante le sue “cene eleganti”. 

Secondo la procura di Milano invece: “Assegni circolari, bonifici, contanti, affitti di casa, automobili, spese mediche, contratti di lavoro fittizi e altre forme di ricompensa per le olgettine. Un totale di dieci milioni, sette soltanto a Karima el Mahroug. Agli atti dell’inchiesta anche audio e video in cui le ragazze sono al telefono mentre chiedono ricompense in cambio del silenzio”

La questione è indubbiamente losca ma B. manifesta al pubblico la sua francescana natura e ancora, c’è chi ci crede.

Uno scenario privo di dignità e di umanità; quello che conta è trovare pezze d’appoggio per sostenere che persona di alto spessore morale sia B. e nonostante la storia continui a indicarci la verità, le sue televisioni e i suoi giornali, anche quelli apparentemente in contrasto, fanno una narrazione diversa, di quelle che generano frasi tipo “ognuno in camera da letto fa ciò che vuole”

Frasi scolpite fra i luoghi comuni più intrisi di inconsapevolezza e mancanza di senso critico. Quanto vale la vita di una donna per B. si evince dalle sue conversazioni pubbliche e intercettate. Si va dall’invito a sposare il figlio o ricconi simili al fine di garantirsi tranquillità economica alla soddisfazione di avere “bambine fra le mani”, come dice all’amico/corriere di droga e prostitute Gianpaolo Tarantini.

“Comunque, ieri sera bene mi sembra, no? Forse … così tante, sono troppe…al massimo averne 2 a testa, però adesso voglio che tu abbia anche tu.. quelle tue, perché se no, mi sento sempre in debito, io, no? .. ehh., e scusa, portatele per te, e poi io mi.. porto le mie.. poi ce le prestiamo, insomma…, la patonza deve girare..”

“Poi ce le prestiamo”. Frasi che impongono un serio esame di coscienza a chiunque manifesti stima nei suoi riguardi. Alle donne maggiormente.

Frasi come quelle rivolte alla modella Belen Rodriguez: “Mi sono dato da fare per farti ottenere il programma…ho dovuto anche litigare con Briatore per mettere la sua… se un giorno avessi voglia, quando vuoi puoi passare a trovarmi per una cena…sai che hai sempre un estimatore”. Un concentrato di meritocrazia.

E’ questo il terreno in cui si è consumata la vita di Imane; la procura indaga sull’ipotesi di avvelenamento riscontrato dalla sua “anomala” cartella clinica redatta da medici che non hanno ritenuto di informare i magistrati su quello che hanno riscontrato nel sangue della giovane donna durante un lungo mese di agonia.  Perché ?

Emilio Randacio, giornalista di giudiziaria che seguiva da vicino la vicenda delle “cene eleganti” a base di orge, è morto a causa di un malore  il 13 febbraio scorso. Era in casa da solo quando è successo.

Morto anche l’avvocato di Ruby, l’allora minorenne frequentatrice di Arcore, Egidio Verzini, dopo aver rilasciato scottanti dichiarazioni su cospicue somme di denaro, 5 milioni di euro, versate da Silvio Berlusconi alla sua assistita ed al   suo compagno.

Il commento di Silvio Berlusconi sulla morte di Imane è “Non l’ho mai conosciuta” coerentemente con la condotta da menzognero ormai nota anche fra chi continua ad apprezzarlo e votarlo nelle varie competizioni elettorali lasciando che il nostro Paese, continui ad essere influenzato da chi ha il brand della mafia e della criminalità stampato in volto.

Il silenzio non fa domande, ma può darci una risposta a tutto
(Ernst Ferstl). Soprattutto il silenzio indotto.

 

Fonte: https://www.themisemetis.com/politica/imane-fadil-omicidio-custodire-segreti-copione-sempre/2802/?fbclid=IwAR34NvOSte9cMJlrJiVnPCRnL32UVHBgDRmker2-eJzLNi7ovc_Owt9cDHg

Tutte coincidenze – L’agghiacciante editoriale di Marco Travaglio su Silvio Berlusconi ed il caso Imane Fadil – Non leggetelo, potrebbe essere pericoloso…!

 

editoriale

 

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Tutte coincidenze – L’agghiacciante editoriale di Marco Travaglio su Silvio Berlusconi ed il caso Imane Fadil – Non leggetelo, potrebbe essere pericoloso…!

Tutte coincidenze

Avendo perso conoscenza da un pezzo, B. giura di non aver “mai conosciuto” Imane Fadil. Naturalmente, come tutto ciò che dice da quando si sveglia a quando si corica, non è vero niente: nel 2010 la ragazza marocchina fu sei volte ospite delle “cene eleganti” ad Arcore, si esibì nella danza del ventre, ricevette da lui un anello e una busta con 5 mila euro, ma rifiutò l’invito a fermarsi a dormire da lui; e lo incontrò altre due volte, in un ristorante milanese e in un’altra villa in Brianza. Ma il guaio peggiore non è che B. ha conosciuto Imane. È che lei ha conosciuto lui. E ha pure testimoniato contro. Se sia stata uccisa, da chi e perché, lo appureranno i giudici. Il cui prodest, una volta tanto, allontana i sospetti da B., che tutto poteva augurarsi fuorché il ritorno dei bungabunga sui giornaloni, che li avevano rimossi per riabilitarlo come leader moderato e argine al populismo. Non solo: da viva Imane poteva essere contestata al processo Ruby-ter da Ghedini & C.; da morta, i suoi verbali dinanzi ai pm valgono come prova inconfutabile. Ma i vari ambienti criminali, italiani e internazionali, che circondano B. autorizzano i soliti sospetti di eccessi di zelo, favori non richiesti o messaggi ricattatori. Senza escludere la tragica coincidenza: l’ennesimo anello di un’impressionante catena di disgrazie occorse a persone che hanno incrociato la strada di B. e si sono messe di traverso.
Negli anni 70 i proprietari terrieri di Segrate che non volevano vendere al costruttore di Milano 2 ricevevano visite di uomini armati e cambiavano idea. Il 21 maggio 1992 Paolo Borsellino parla con due giornalisti francesi di indagini sui rapporti fra B., Dell’Utri e lo “stalliere” Mangano: due giorni dopo muore ammazzato Falcone, due mesi dopo pure Borsellino. Nel ’93 un giovane attivista di Ravenna, Gianfranco Mascia, lancia i comitati Boicotta Biscione (BoBi). Il primo avvertimento anonimo gli arriva sul telefonino: “Smettila di rompere i coglioni. Sei una testa di cane. Bastardo. Vi spacchiamo il culo. Gruppo Silvio Forever”. Il 24 febbraio 1994, a un mese dalle elezioni, Mascia viene aggredito da due uomini a volto scoperto che lo immobilizzano col filo di ferro, gli tappano la bocca con un tampone e lo violentano con una scopa. Il portavoce bolognese del BoBi, Filippo Boriani, consigliere comunale dei Verdi, riceve una busta con una lingua di vitello mozzata e un biglietto: “La prossima sarà la tua”. Autunno ’94: Edoardo Pizzotti, direttore Affari legali di Publitalia, viene licenziato in tronco dopo aver rifiutato di coprire i traffici di Dell’Utri & C. per inquinare le prove sulle false fatture del gruppo.

E riceve telefonate minatorie e mute a casa, provenienti (risulta dai tabulati) da Publitalia. Un anno dopo racconta tutto testimoniando al processo di Torino contro Dell’Utri per frode fiscale: subito dopo, due figuri dal forte accento campano lo avvicinano nel centro di Milano e lo salutano così: “Guarda che ti facciamo scoppiare la testa”. Nel luglio 1995 Stefania Ariosto inizia a raccontare al pm Ilda Boccassini quello che sa sui giudici comprati da Cesare Previti con soldi di B. La notizia rimane segreta per sette mesi, ma non per tutti. Alla vigilia di Natale, un pony express recapita alla Ariosto una scatola in cui galleggia nel sangue un coniglio scuoiato e sgozzato, con un biglietto d’auguri: “Buon Natale”. Nel marzo 1996, dopo gli arresti, L’Espresso dedica allo scandalo Toghe sporche varie copertine con i verbali e le foto della Ariosto: il 22 maggio, a Camaiore, un incendio doloso polverizza la villa della vicedirettrice Chiara Beria di Argentine. Marzo 2001: Daniele Luttazzi mi ospita a Satyricon, su Rai2, per parlare fra B. e Cosa Nostra. Oltre alle minacce pubbliche del centrodestra, riceve lettere anonime, telefonate e visite di strani ladri in casa: “Il Giornale pensò bene di pubblicare la mia dichiarazione dei redditi, col mio indirizzo di casa ben visibile.

Oltre alle lettere, mi arrivarono alcuni dossier anonimi, pieni di informazioni sulla mia vita privata e le mie abitudini. Come per avvertirmi: ehi, guarda che sappiamo tutto di te”.
Negli stessi giorni Indro Montanelli, che mi ha difeso dagli assalti berlusconiani, riceve chiamate di insulti e minacce ed è costretto a cancellare le iniziali I.M. dal citofono di casa. Lo racconta a Repubblica: “La cosa più impressionante sono state le telefonate anonime. Ne sono arrivate cinque, una dopo l’altra, tre delle quali di donne. Non so chi avesse dato loro il mio numero, che è assolutamente introvabile… Quella berlusconiana è la peggiore delle Italie che io ho mai visto… Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo… Non sono spaventato: piuttosto sono impressionato, come non lo ero mai stato… Io non avevo mai preso parte alla campagna di demonizzazione: tutt’al più lo avevo definito un pagliaccio, un burattino… Queste storie su Berlusconi uomo della mafia mi lasciavano molto incerto. Adesso invece qualsiasi cosa è possibile”. Nel 2003 il pm fiorentino Gabriele Chelazzi, che indaga sulla trattativa Stato-mafia e i mandanti occulti delle stragi, muore all’improvviso d’infarto a 59 anni. Nel 2006 il pentito Cosimo Cirfeta, imputato con Dell’Utri per aver depistato le indagini di mafia sull’inventore di FI, muore nella sua cella a Bari inalando il gas di un fornelletto da cucina. Nel 2009 scoppia Puttanopoli e le due testi-chiave se la vedono brutta: Patrizia D’Addario riceve strane visite in casa e alla sua ex amica Barbara Montereale qualcuno fa esplodere l’automobile. Nel 2012 parte il processo Ruby e il rag. Giuseppe Spinelli, cassiere di Arcore e custode dei segreti finanziari di B., viene rapito con la moglie e poi inspiegabilmente rilasciato in poche ore senz’alcun riscatto. Il 1° marzo 2019 muore Imane Fadil: l’ultima coincidenza.

Tutte coincidenze di Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano del 17 Marzo 2019

Berlusconi: “sono l’erede di Don Sturzo” …È bene ricordare a voi bestie ignoranti che Don Luigi Sturzo fondò il Partito Popolare (poi DC), ma raggiunse la fama mondiale ed è ricordato nei libri di storia per evasione fiscale e Bunga-Bunga…

 

Don Sturzo

 

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Berlusconi: “sono l’erede di Don Sturzo” …È bene ricordare a voi bestie ignoranti che Don Luigi Sturzo fondò il Partito Popolare (poi DC), ma raggiunse la fama mondiale ed è ricordato nei libri di storia per evasione fiscale e Bunga-Bunga…

Silvio Berlusconi a otto e mezzo rispolvera il suo celebre repertorio, autoesaltazione e zero autocritica: “In cosa Forza Italia si distingue dalla Destra di Salvini?” ha chiesto la conduttrice Lilli Gruber.  Risposta di Berlusconi “Noi non siamo la destra. Siamo gli eredi di De Gasperi e di Don Sturzo”.

È bene ricordare a voi bestie ignoranti che Don Luigi Sturzo fondò il Partito Popolare (poi DC), ma raggiunse la fama mondiale ed è ricordato nei libri di storia per evasione fiscale e Bunga-Bunga…

Per non parlare di De Gasperi, passato alla storia per aver corrotto senatori e sovvenzionato la mafia. Figuratevi che aveva nella sua villa un mafioso mascherato da stalliere…

…Perchè solo in Italia un pregiudicato, con 40 processi alle spalle, che pagava la mafia tramite Dell’Utri, abituale frequentatore di prostitute possibilmente minorenni, corruttore di Senatori e famoso in tutto il mondo per il bunga bunga può avere il coraggio di definirsi l’erede di Don Sturzo…

…E solo in Italia qualcuno lo può votare…

O forse abbiamo capito noi male (anzi, “abbiamo frainteso le sue parole”) …è semplicemente l’erede di Don Lurio…

By Eles