Povero Salvini, povera Meloni, poveri Tg… Venezia, un disastro di tale portata e nemmeno una “Virginia Raggi” a cui dare la colpa…!

 

Venezia

 

 

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Povero Salvini, povera Meloni, poveri Tg… Venezia, un disastro di tale portata e nemmeno una “Virginia Raggi” a cui dare la colpa…!

Il Mose, che doveva costare 3,5 miliardi e proteggere Venezia dall’acqua alta, dopo 20 anni di lavori ci costa il doppio e non serve ad un cazzo. Un po’ quello che diremo fra vent’anni della TAV…

Vedere in tv il presidente regione Veneto Zaia in merito al disastro Venezia, snocciolare dati e SOLUZIONI dopo 30 anni di governo della Lega mentre SALVINI da mesi ulula alla Raggi dimettiti, fa solo venire il vomito…

Dalle ultime dichiarazioni del presidente della regione Veneto Zaia, sembra di capire che non sa perché il Mose di Venezia non funziona. Il presidente della Regione Veneto, che è lì da svariati anni, non sa che i lavori per concludere il Mose sono fermi. Non sa che oggi manca l’ultima tranche del finanziamento, 200 milioni, per concludere i lavori nel 2021-2022.  Non sa che il progetto Mose è da qualche anno competenza del governo a causa del commissariamento per una certa storiella che proprio non riesce a ricordare… Storiella che riguarda un certo Giancarlo Galan, decaduto dalla carica di parlamentare in seguito al patteggiamento della condanna sul processo Mose a due anni e 10 mesi di reclusione, oltre al pagamento di 2,6 milioni di euro di multa.

Galan era presidente della Regione Veneto… e indovinate chi era il suo vicepresidente? Sì, proprio Luca Zaia.

La Lega governa da oltre 20 anni e oltre gli scandali dimentica che la regione, Venezia ed il mose li hanno inaugurata i suoi…

In tutto questo Salvini, non potendo dare la colpa agli immigrati tace o dopo qualche mojito annuncia “Questa città grida aiuto, bisogna completare il Mose al più presto”, anche lui dimenticando di stare a governare questa regione da 20 anni…

Ovviamente c’è la Meloni. Un anno fa dichiarava “Il mose va finito, con 4 mesi di reddito cittadinanza lo paghi” dimenticando, ovvero facendo finta di dimenticare, che gli Italiani il mose lo avevano già pagato, anche profumatamente, ma che i soldi se li sono fottuti i suoi compagni di governo… Poi il silenzio…

Anche Silvio Berlusconi, con la faccia da culo che lo contraddistingue, ha detto la sua: “Uno scandalo che il Mose non sia stato ancora messo in funzione. Ha pesato la contrarietà del M5S e in particolare del precedente ministro Toninelli” …cioè i suoi si sono fottuti i soldi, ma la colpa è dei cinquestelle…!

Ed in tutto questo, i Tg col cacchio che ci spiegano chi sono i delinquenti responsabili di tutto…

Ah, ci fosse almeno una “Virginia Raggi” a cui dare la colpa…!

Leggiamo Francesco Erspamer:

Berlusconi e i berlusconiani (incluso Galan, per 15 anni presidente della Regione Veneto e condannato per corruzione proprio in riferimento alla costruzione del Mose) e i loro alleati leghisti, imputano al M5S l’inondazione di Venezia. E approfittano biecamente delle sofferenze della popolazione e dei danni al patrimonio artistico per chiedere procedure di emergenza che diminuiscano i controlli e favoriscano sprechi e mazzette.
Ovvio: sono i partiti della Casta, dei rampanti e del consumismo come unico scopo dell’esistenza; finché ci sarà qualcosa da sfruttare o depredare lo faranno e chissenefrega dei posteri tanto non votano alle prossime elezioni.

Ovvio anche che i loro giornali spaccino le loro clamorose menzogne come dati di fatto e che la stampa cosiddetta indipendente, tipo il “Fatto quotidiano”, le discutano ma sempre dando ad esse credibilità e in sostanza legittimandole.

Invece, delle responsabilità della destra, che governa il Veneto ininterrottamente dalla fine del fascismo (è una regione che è stata “bianca”, poi “blu” e adesso “verde”), si parla solo su blog che non legge nessuno o a mezza voce, come se si trattasse di un’opinione uguale a qualsiasi altro. È questo il vero problema: non la disinformazione dei liberisti ma la totale assenza di una controinformazione degli antiliberisti e del M5S in particolare.

Meglio dunque ricordare che in un sistema liberista:
1) ciascuno può dire quello che gli pare senza subirne le conseguenze; la libertà individuale è sacra mentre le responsabilità collettive sono inesistenti e il bene comune un concetto dimenticato come quelli di onore, dignità, solidarietà, onestà;
2) chi ha soldi possiede o controlla l’informazione e quindi la sua propaganda raggiunge e convince molte più persone rispetto a chi sostiene posizioni opposte ma non è ricco o non ha il sostegno delle lobby;
3) è di conseguenza inutile lamentarsi per l’assenza di una stampa obiettiva, di istituzioni “super partes” e di un popolo capace di informarsi malgrado le difficoltà e desideroso di valutare gli eventi razionalmente;
4) no, non è che non ci siano fatti ma solo interpretazioni, come sosteneva provocatoriamente Nietzsche; è che le interpretazioni vincenti sono fatti.

La conclusione è che un sistema liberista e liberal lo si deve contrastare e lo si può sconfiggere solo a livello mediatico, investendo in questa battaglia tutte le proprie energie e risorse. Dopo averlo annientato si potranno ricostruire le regolamentazioni anti-trust e i codici deontologici che in futuro proteggano il pluralismo e impediscano il monopolio del denaro; e si tornerà allora a fare politica e a basare la democrazia sul confronto fra diversi programmi o ideologie, nel rispetto di leggi garantite da istituzioni sufficientemente neutrali. In questo momento si tratta soltanto di prevalere con qualunque mezzo, come in guerra. Perché per i liberisti è una guerra e far finta di non capirlo significa perderla nel modo peggiore, cioè senza combatterla.

Venezia dice addio al suo MOSE, sta affondando – La storia di un fallimento – Ma state sereni, il suo obiettivo primario lo ha raggiunto: far mangiare tutti gli sciacalli che ci giravano intorno!

 

MOSE

 

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Venezia dice addio al suo MOSE, sta affondando – La storia di un fallimento – Ma state sereni, il suo obiettivo primario lo ha raggiunto: far mangiare tutti gli sciacalli che ci giravano intorno!

 

Dopo scandali ed extracosti, il sistema antimarea andrà rottamato? Verifiche e perizie mostrano che molte paratie mobili sono intaccate dalle corrosione e da mitili. E le loro cerniere rischiano di spaccarsi

di ROBERTO GIOVANNINI

I cassoni subacquei sono intaccati dalla corrosione, da muffe, e dall’azione (davvero non si poteva prevedere?) dei peoci, le umili cozze. Le paratoie già posate in mare non si alzano per problemi tecnici. Quelle ancora da montare, lasciate a terra, si stanno arrugginendo per la salsedine nonostante le vernici speciali; chissà che accadrà quando saranno posate sul fondale. La storia del MOSE (la sigla sta per Modulo Sperimentale Elettromeccanico), il sistema di paratoie mobili concepite nel lontano 1981 per proteggere in modo sicuro Venezia e il suo inestimabile patrimonio artistico dalle alte maree che invadono la Laguna provenienti dall’Adriatico, è davvero un’antologia degli orrori. Invece di costare 1,6 miliardi di euro, ne è già costato 5,5; invece di entrare in funzione nel 2011, se tutto va bene partirà all’inizio del 2022.

Tutta l’opera è stata segnata da gravissimi episodi di corruzione, sanzionati in un processo che si è appena concluso e che ha rivelato un turbinoso giro di mazzette per coprire lavori e opere mal progettati e peggio realizzati. Ora poi si scopre ora che per completare l’opera e riparare le strutture già rovinate ci vorranno la bellezza di altri 700 milioni, più almeno altri 105 milioni di euro l’anno per garantirne il funzionamento e la manutenzione, soldi che non si sa chi dovrà sborsare. Ma quel che è più paradossale, nonostante un esborso pazzesco, una volta in funzione il sistema di 78 paratie mobili chiuderà la porta alle maree eccezionalmente alte, da 110 centimetri a tre metri. Ma non potrà fare nulla per limitare i danni quando arrivano le «acque medio-alte», quelle tra gli 80 e i 100 centimetri, sempre più ricorrenti.

In realtà, dicono gli esperti, sin dall’inizio si sapeva che questo «gioiello di ingegneria nazionale» era stato pensato per fronteggiare situazioni estreme, come i 194 centimetri della tremenda alluvione del 4 novembre del 1966. Il sistema di paratoie mobili a scomparsa, poste alle cosiddette «bocche di porto» (i varchi che collegano la laguna con il mare aperto attraverso i quali si attua il flusso e riflusso della marea) di Lido, San Nicolò, Malamocco e Chioggia, potrà isolare temporaneamente la laguna di Venezia dal mare Adriatico, innalzandosi nel giro di cinque ore.

Ma nella zona di Piazza San Marco basta una pioggia un po’ intensa – come l’11 settembre – per allagare tutto. A suo tempo, il Consorzio Venezia Nuova, l’organismo – oggi commissariato – che gestisce la realizzazione del MOSE, aveva proposto una costosissima operazione di isolamento completo di Piazza San Marco e della Basilica, con la posa di un’enorme guaina. Ma a breve la piazza sarà messa al sicuro fino a 110 centimetri di acqua alta con un intervento che costa solo 2 milioni di euro. Tra cui speciali «tappi» di gomma e metallo nella Basilica per bloccare l’entrata della marea dal sottosuolo, e l’innalzamento dei masselli della piazza.

Insomma, non sempre il gigantismo paga. E quel che è peggio è che secondo una perizia commissionata dal Provveditorato alle Opere Pubbliche di Venezia, braccio operativo del Ministero delle Infrastrutture, il MOSE rischia cedimenti strutturali per la corrosione elettrochimica dell’ambiente marino e per l’uso di acciaio diverso da quelli dei test. Le cerniere che collegano le paratoie mobili alla base in cemento – ce ne sono 156, ognuna pesa 36 tonnellate, un appalto da 250 milioni affidato senza gara al gruppo Mantovani – sono ad altissimo rischio (probabilità dal 66 al 99 per cento) di essere già inutilizzabili.

Un controllo ha mostrato che le cerniere del MOSE di Treporti, sott’acqua da tre anni e mezzo, presentano già uno stato avanzato di corrosione. Nelle prove di questi mesi si sono viste paratoie che non si alzano, altre che non rientrano nella sede per i detriti accumulati, Problemi alle tubazioni, un cassone esploso nel fondale di Chioggia. Una nave speciale (costata 52 milioni) per trasportare le paratoie in manutenzione al rimessaggio in Arsenale ha ceduto al primo tentativo di sollevare una delle barriere. Infine, uno studio del Cnr, che ha aggiornato la mappa del fondale della Laguna, oltre a scoprire nei fondali copertoni, elettrodomestici, relitti di barche, persino containers, avverte che le strutture già posate del MOSE hanno generato una preoccupante erosione dei fondali. Le opere pubbliche, specie quelle mirate a difendere il nostro territorio (a maggior ragione dal rischio climatico) sono fondamentali. Ma il MOSE è il simbolo di quel che non si deve fare.

Fonte LaStampa

 

 

 

Addio Mose – Sta affondando sotto la marea burocratica, come sono affondati gli 8 miliardi che ci è costato. Ma non temete, il suo obiettivo primario è stato raggiunto: far mangiare tutti gli sciacalli che ci giravano intorno!

Mose

 

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Addio Mose – Sta affondando sotto la marea burocratica, come sono affondati gli 8 miliardi che ci è costato. Ma non temete, il suo obiettivo primario è stato raggiunto: far mangiare tutti gli sciacalli che ci giravano intorno!

La marea burocratica affonda il Mose. Così 8 miliardi si inabissano in laguna

Ordinanze prefettizie, interventi dell’Autorità nazionale anticorruzione e ora anche verdetti ribaltati. Con il rischio, sempre più alto, che il Mose, il sistema di barriere mobili contro il fenomeno dell’acqua alta a Venezia, finisca per ‘inabissarsi’ insieme agli 8 miliardi finora sborsati per la sua realizzazione.

Il verdetto – L’ultima puntata della storia infinita, è andata in scena ieri. Con la decisione dal Consiglio di Stato che, nel ricorso promosso dall’Anac, Prefettura di Roma e ministero dell’Interno contro contro la sentenza del Tar, favorevole al Consorzio Venezia Nuova, concessionario dell’opera, e a nove consorziate, ha stabilito, capovolgendo il giudizio di primo grado, che l’ordinanza del 22 gennaio 2016, con la quale la Prefettura di Roma ha esteso anche alle imprese consorziate “l’acantonamento degli utili imposto” proprio al Consorzio Venezia Nuova  è da ritenersi legittima e valida. Motivo: secondo i giudici di Palazzo Spada, è “prioritario assicurare la conservazione dei proventi dell’eventuale corruzione, in attesa della definitiva sentenza penale”. Quella relativa alla vicenda che ha interessato gli ex amministratori del Consorzio Venezia Nuova. I giudici, riformando la sentenza del Tar Lazio del 2016, hanno confermato la legittimità del provvedimento adottato dal Prefetto di Roma che – in applicazione della misura della straordinaria e temporanea gestione del contratto – aveva ordinato ai commissari ad acta di accantonare tutti gli utili derivanti dall’esecuzione commissariale del contratto, anche se spettanti alle imprese consorziate che non erano parti del contratto di concessione. “La ratio della norma è quella di consentire il completamento dell’opera nell’esclusivo interesse dell’amministrazione concedente mediante la gestione del contratto in regime di ‘legalità controllata’ – si legge nella sentenza -. Ciò al fine di scongiurare il paradossale effetto di far percepire, proprio attraverso il commissariamento che gestisce l’esecuzione del contratto, il profitto dell’attività criminosa”. La separazione giuridica tra il Consorzio e le imprese che ne fanno parte – conclude il Consiglio di Stato – non è circostanza in grado di paralizzare l’effetto anticorruttivo della disposizione di legge ed il conseguente congelamento degli utili, che deve necessariamente estendersi a tutti coloro che eseguono i lavori per conto del Consorzio Venezia Nuova, in attesa della definitiva sentenza penale.

De profundis – All’Anac non nascondono la soddisfazione per la decisione che ha confermato di fatto la bontà dell’iter di commissariamento predisposto con le misure di straordinaria e temporanea gestione sul Consorzio Venezia Nuova. Ma a questo punto in molti temono per il destino dell’opera. Un’opera che è in gran parte sommersa e avrebbe bisogno urgente di manutenzione, senza la quale rischia seriamente di inabissarsi per sempre nelle acque della laguna. Trasformandosi nell’ennesima cattedrale nel deserto.

 

tratto da: http://www.lanotiziagiornale.it/la-marea-burocratica-affonda-il-mose-cosi-8-miliardi-si-inabissano-in-laguna/