Coronavirus – Ma dove cazzo sta la sanità privata? Tutti gli anni regaliamo miliardi ai privati, ma quando c’è l’emergenza il privato sparisce e il sistema pubblico è l’unico baluardo!

 

sanità privata

 

 

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Coronavirus – Ma dove cazzo sta la sanità privata? Tutti gli anni regaliamo miliardi ai privati, ma quando c’è l’emergenza il privato sparisce e il sistema pubblico è l’unico baluardo!

L’epidemia di coronavirus ha tra i suoi effetti collaterali quello di consentirci alcune valutazioni a caldo sulle politiche in materia di Sanità nel nostro Paese e sulla sua capacità di fronteggiare un’emergenza.

A oggi il propagarsi del virus sembra circoscriversi a due consistenti focolai in Lombardia e Veneto e altri sporadici casi nel resto d’Italia e questo probabilmente limiterà le problematiche di gestione in caso di una, speriamo ipotetica, impennata dei contagi.
Nelle strutture sanitarie mancano, come da segnalazioni che arrivano da più regioni, attrezzature quali respiratori e biocontenitori, ma anche semplici Dispositivi di Protezione Individuali quali le mascherine.

Mancano i posti letto e quindi vengono cercate soluzioni estemporanee quali alberghi e strutture militari in via di dismissione. Si fa sentire con violenza la mancanza di personale. L’unico vero baluardo è rappresentato da medici, infermieri e tecnici sanitari che, con turni di lavoro estenuanti, stanno garantendo la tenuta del sistema e la corretta assistenza alla cittadinanza.

Risulta ogni giorno più chiaro come tutto quello che in dieci anni è stato sottratto al Servizio Sanitario Nazionale in termini di riduzione del finanziamento, riduzione di personale e di servizi, riduzione dei posti letto e conseguente congestione e affollamento dei Pronto soccorso, chiusure di ospedali, abbia ridotto la sanità pubblica in condizioni tali da dubitare della tenuta del sistema.

Il tutto a favore di una sanità privata che in un contesto come l’attuale, mostra la sua inutilità per la collettività.

Infatti, giustamente, non è a ai privati che viene chiesto di fronteggiare l’emergenza, ma è proprio alla bistrattata Sanità Pubblica, quella delle liste di attesa infinite, quella dei “fannulloni”, quella che “privato è meglio”. È quando il gioco si fa duro che vengono rivalutate e si iniziano a reclamare la perfetta funzionalità e la prontezza nella risposta, sono giustamente richiesti percorsi ospedalieri che garantiscano il contenimento del virus, si pretendono efficienza ed efficacia da infermieri, medici e operatori sanitari, stremati da anni di ritmi di lavoro insostenibili, si reclama che laboratori di analisi e radiologia ridotti al lumicino, sia in termini di attrezzature che di personale, effettuino test e esami a tappeto su intere comunità.

Lombardia e Veneto, le regioni più colpite finora, sono l’emblema di come, nonostante la massiccia distrazione di risorse a favore della sanità privata convenzionata, quest’ultima, governata esclusivamente dalla logica del profitto, risulti essere completamente estranea al concetto di tutela collettiva della salute e non vi partecipi in maniera alcuna.

E risulta ogni giorno più chiaro anche il fallimento delle politiche di regionalizzazione della sanità, con le Regioni che finora hanno affrontato in ordine sparso l’emergenza emettendo ordinanze spesso in contrasto fra di loro e, spesso, volte esclusivamente a cercare facile consenso fra la cittadinanza.

Ci auguriamo che il Paese esca al più presto dall’epidemia, ma auspichiamo altrettanto che si apra una riflessione seria sullo stato del SSN e sugli effetti nefasti della regionalizzazione, che rischiano, con il progetto di autonomia differenziata, del quale proprio Lombardia e Veneto sono i capofila, di essere amplificati.

È tempo, invece, che il Servizio Sanitario Nazionale torni a essere competenza esclusiva dello Stato, unico in grado di gestire emergenze di carattere nazionale come questa, unico ad avere come riferimento prioritario la salute dei cittadini.

 

tratto da: http://contropiano.org/news/politica-news/2020/02/27/il-coronavirus-dimostra-linutilita-della-sanita-privata-usb-il-sistema-sanitario-pubblico-e-lunico-baluardo-0124509?fbclid=IwAR21D92MDWjBC7B5tIpshUIaKfp_pZxqdbgYyL44hgolV7wl4wxzY-VJ0Xw

Elsa Fornero: “Abbassiamo l’aspettativa di vita: ce lo chiede l’Europa”

 

 

Elsa Fornero

 

 

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Elsa Fornero: “Abbassiamo l’aspettativa di vita: ce lo chiede l’Europa”

“Se si va in pensione prima, quando si è ancora in buona salute, è un costo, perché qualcuno te la deve pagare”. 

Elsa Fornero, nel corso della trasmissione condotta da Giovanni Floris “Di Martedì” trasmessa da La7 si è espressa proprio così e più di qualcuno deve aver colto la sostanza raggelante del suo concetto.

E lei,  per sgomberare il campo da ogni equivoco, non ha mancato di aggiungere la solita giaculatoria contro la c.d. “quota 100” ed in favore del  famigerato sistema di calcolo della pensione contributivo assoluto (proprio quello che garantirà ai più un assegno pensionistico da fame).

Voce dal sen fuggita? Lapsus freudiano? In fondo la Fornero ha ripreso, pari pari, un leitmotiv tirato fuori, per la prima volta, nel 2012, dall’attuale presidente della BCE Christine Lagarde: ” La longevità è diventata un nemico, se non da combattere, almeno da rendere inoffensivo: troppe spese per lo stato in pensioni e assistenza sanitaria”. E l’allora ultraliberista direttrice dell’FMI indicò pure  la soluzione (finale): smantellamento del sistema previdenziale ed una drastica riduzione della spesa pubblica dedicata agli altri istituti del welfare (sanità, assistenza, istruzione). Nessun accenno, ovviamente, alla spesa militare.

Dunque, la longevità delle popolazioni occidentali – ossia il famoso “allungamento dell’aspettativa di vita” –  per FMI e la BCE (continuità incarnata dal passaggio diretto della Lagarde dalla presidenza dell’una all’altra istituzione)  mette a rischio i bilanci degli stati più sviluppati. In altre parole, i pasdaran del neoliberismo,  da svariati anni predicano che la longevità va ridotta perché “desiderabile, ma costosa” e perché un  “accorciarmento” della vita media aiutarebbe gli “investitori professionali” (fondi speculativi, fondi pensione, risparmio gestito, hedge fund, ecc), a “trovare degli asset più affidabili”.

Insomma, l’imperativo è: dobbiamo morire prima.

E direi che in Italia ci siamo adeguati subito al monito della Lagarde facendo a pezzi il nostro Servizio Sanitario Nazionale al quale abbiamo tagliato 28 miliardi in 10 anni mentre assistiamo alla progressiva crescita di fondi integrativi sanitari privati (dati 4° Rapporto della Fondazione Gimbe) grazie anche all’aiutone dei sindacati complici(ed interessati).

Tempi troppo lunghi di attesa per accedere alle prestazioni, visite specialistiche e ticket sanitari costosi, mancanza di strutture ambulatoriali e carenza di medici nel territorio hanno fatto aumentare esponenzialmente, in Italia, gli ultrasessantacinquenni che, scoraggiati dalle difficoltà, rinunciano a curarsi o a sottoporsi ad accertamenti clinici: sono 3 milioni e 200mila (su 4 milioni di malati cronici) secondo il Rapporto OsservaSalute 2018. Tutti pensionati “costosi” che, evidentemente, per eurocrati ed investitori internazionali, è meglio si levino di torno prima possibile. E poi nel 2017 erano già più di 12 milioni gli italiani che avevano rinunciato o rinviato almeno una prestazione sanitaria per motivi economici.

Insomma, siamo sulla buona strada: Fornero, Lagarde e gli “investitori professionali” possono stare tranquilli. Noi meno.

 

Tratto da: https://sergioscorzasite.wordpress.com/2020/02/26/abbassiamo-laspettativa-di-vita-ce-lo-chiede-leuropa/?fbclid=IwAR1I-HAiWySB-tu0abdXKeU_rKBCWx_0C8miZ_H_kwle9p3d8P64nyluqFQ

Feltri: “Da Lombardo devo ammettere che invidio i napoletani che hanno avuto solo il colera, roba piccola in confronto al Corona” – La risposta di un Napoletano: “Ma questo è niente caro Vittorio: pensa che da noi gente come te al massimo potrebbe scrivere sui muri dei cessi degli autogrill”

 

Feltri

 

 

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Feltri: “Da Lombardo devo ammettere che invidio i napoletani che hanno avuto solo il colera, roba piccola in confronto al Corona” – La risposta di un Napoletano: “Ma questo è niente caro Vittorio: pensa che da noi gente come te al massimo potrebbe scrivere sui muri dei cessi degli autogrill”

Vittorio Feltri e la macabra ironia sul coronavirus: «Invidio i napoletani che hanno avuto solo il colera»

Una brutta uscita, l’ennesima ormai, di chi prova a fare sarcasmo e ironia su una situazione grave in Italia con cittadine ‘chiuse’ nel tentativo di controllare il contagio. Vittorio Feltri ironizza su Coronavirus e se l’altro giorno ha fatto lo stesso paragonando gli effetti della malattia che ha messo in ginocchio la Cina e allarmato il Mondo ai porti chiusi di salviniana memoria, ora fa riferimento anche al colera a Napoli. L’ennesima battuta fuori luogo del direttore di Libero che, ormai, più che un giornalista è diventato un provocatore da social.

Concetti sparsi e senza senso, credendo di sollevare risate popolari. Il problema è che, scorrendo sotto al suo tweet, si trovano utenti – che, spesso e volentieri, hanno il nome corredato dall’immancabile bandierina tricolore a mo’ di status symbol – rilasciano attestati di stima nei suoi confronti. Anche per questo accostamento che non fa ridere nessuno.

Feltri ironizza su Coronavirus

«Da Lombardo devo ammettere che invidio i napoletani che hanno avuto solo il colera, roba piccola in confronto al Corona». La comicità è tutta sua, come le pacche sulle spalle che ha ricevuto per questo ennesimo vergognoso post. Perché, occorre ricordarlo, Vittorio Feltri non è un influencer social, ma direttore editoriale di una testata e giornalista iscritto all’ordine dei giornalisti che prevede il rispetto di determinate regole deontologiche.

L’apprezzamento sui social

C’è da dire che in molti hanno criticato il Vittorio Feltri ironizza sul Coronavirus, ma sono anche tante le persone che hanno riso per quella che hanno considerato una battuta. Ma non è sarcasmo, né ironia e nemmeno satira. Si tratta dell’ennesima uscita fuori luogo di un personaggio che, ultimamente, ha un solo obiettivo: fare il provocatore.

La risposta migliore giunge proprio da un Napoletano su Twitter:

Feltri: “Da Lombardo devo ammettere che invidio i napoletani che hanno avuto solo il colera, roba piccola in confronto al Corona” – Ma questo è niente caro Vittorio: pensa che da noi a Napoli gente come te al massimo potrebbe scrivere sui muri dei cessi degli autogrill

Salvini ‘sciacalla’ sui morti per Coronavirus, ma è travolto dalle critiche: “Taci, sei senza vergogna”

 

Salvini

 

 

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Salvini ‘sciacalla’ sui morti per Coronavirus, ma è travolto dalle critiche: “Taci, sei senza vergogna”

Salvini sfrutta il morto italiano di Coronavirus per attaccare il governo, ma stavolta gli va male: “Dovrebbero blindarti il cervello”

Ci sono due modi di interpretare il vergognoso comportamento di Matteo Salvini in queste ore drammatiche in cui il Coronavirus è scoppiato in Italia: o una totale mancanza di umanità mista a un istinto di sciacallaggio, oppure (ma una non esclue l’altra) una disperata mancanza di argomenti. Perchè è veramente indegno che, nonostante l’invito da tutte le autorità mediche a evitare polemiche per non fomentare il panico, nonostante il virus sia arrivato in Italia non dall’Africa ma da un manager lombardo che aveva viaggiato in Cina, Salvini continui ad attaccare il governo per non aver chiuso i porti (“Al posto di chiudere i porti per l’emergenza virus, il governo della vergogna pensa al “ripristino del sistema di accoglienza”. Follia” scrive su twitter) e sciacalla anche sull’uomo morto ieri notte, prima vittima italiana del Coronavirus.
È un gioco rischioso, perché accanto a chi pende dalle labbra del Capitano, in molti altri sono stufi di questo vociare scomposto. E in tanti stanno attaccando Salvini a loro volta:

Una preghiera per la prima vittima italiana del e un pensiero alla sua famiglia. Forse ora qualcuno avrà capito che è necessario chiudere, controllare, blindare, bloccare, proteggere?

La reazione di alcuni politici:

Paola De Micheli (Pd) dura con Salvini: “Si sta comportando da sciacallo” – Chi come lui aspirerebbe ad avere un ruolo istituzionale di alto livello, dimostra proprio di non essere all’altezza”

Padre Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica, contro gli sciacalli: “Politici irresponsabili usano la paura del contagio”

Zingaretti: “Inadeguato e meschino, si vergogni” – “Con le sue dichiarazioni, che non fanno ridere nessuno, Salvini dimostra di non essere adeguato, neanche solo a pensarlo, a tenere le redini del Paese. Si vergogni!”.

Laura Boldrini: È necessaria la collaborazione di tutte le forze politiche e il coinvolgimento di tutte le competenze mediche e scientifiche del Paese per affrontare questa emergenza. Chi fa sciacallaggio per tornaconto elettorale soffia sul fuoco senza aiutare nessuno…

Molto più colorite sono le reazioni del web:

Ma questo superpotere che lei ha, cioè di non provare mai un briciolo di vergogna, lo ha acquisito dopo essere stato morso da qualche insetto?

Era ricoverato da10gg per gravi patologie.
Dovrebbero blindarti il cervello e la lingua per evitarti sproloqui inappropriati.

Sei imbarazzante.

L’unico che dovrebbero chiudere sei proprio tu. Sciacallo e razzista!

C’è chi sta lavorando seriamente per affrontare la grave emergenza #coronavirus, e poi ci sono gli sciacalli come lui che continuano a fare campagna elettorale sulla pelle dei morti. CHE SCHIFO!!! #Salvini #sciacallo

Ma di #Salvini, che in queste ore drammatiche, nonostante gli appelli all’unità di Mattarella, fa ancora polemica politica contro il Governo, impegnato senza tregua a fronteggiare l’emergenza, ne vogliamo parlare? Disgusto assoluto!

C’è chi sta lavorando seriamente per affrontare la grave emergenza #coronavirus, e poi ci sono gli sciacalli come lui che continuano a fare campagna elettorale sulla pelle dei morti. CHE SCHIFO!!! #Salvini #sciacallo

Ma di #Salvini, che in queste ore drammatiche, nonostante gli appelli all’unità di Mattarella, fa ancora polemica politica contro il Governo, impegnato senza tregua a fronteggiare l’emergenza, ne vogliamo parlare? Disgusto assoluto!

Tutte le forze politiche stanno dimostrando una certa serietà nell’affrontare l’emergenaza #coronarvirusitalia,tutte tranne una. #salvinisciacallo è l’essenza di tutto ciò che non dovrebbe fare una persona degna di questo nome. È un verme di uomo! #Salvinivergognati #coronavirus

Ma mi chiedo, non abbiamo proprio nessuna possibilità di far tacere questa persona vomitevole???

 

Ma di #Salvini, che in queste ore drammatiche, nonostante gli appelli all’unità di Mattarella, fa ancora polemica politica contro il Governo, impegnato senza tregua a fronteggiare l’emergenza, ne vogliamo parlare? Disgusto assoluto! #salvinisciacallo #CoronaVirusitaly

Vuoi denunciare il presidente della regione #Toscana perché non isola la regione e poi il primo conteggio avviene nelle regioni a guida Lega. Sparare cazzate livello PRO. Fai un favore all’umanità SPARISCI inetto #salvinisciacallo

Volevo vedere cosa avresti fatto tu da ministro dell’interno. #salvinisciacallo

Ma basta! Non perdi mai occasione per stare zitto! Hai stufato, dici sempre le stesse cose! E che palle che sei! #salvinisciacallo

Ignorante e coglione insieme al tuo tirapiedi morisi. Questa é giá una epidemia, non é una pandemia. #Salvinivergognati #Salvinisciacallo #morisisciacallo

Non ti fai un po schifo nel fare sciacallaggio su problemi seri @matteosalvinimi

sono anni che parli senza mai fare niente di buono solo promesse false a sognatori ingenui prova a lavorare almeno un giorno #salvinisciacallo

Basta con questo caprone,la sanità del mitico lombardo-veneto ha fatto cagare e lui parla. Chiuda quella bocca una volta tanto #Salvinivergognati #salvinisciacallo

Naturalmente non ha perso occasione di sciacallare anche sul #coronavirusitalIa. Dopo le bambine di #Bibbiano e le citofonate ai presunti spacciatori gli mancava solo un bel virus contagioso per buttare fango sui suoi -del tutto incolpevoli- avversari politici #salvinisciacallo

#salvini: “Pronti a collaborare con il governo per affrontare l’emergenza!” Ecco, il massimo della collaborazione che tu possa dare, è evitare di fare lo #sciacallo, evitare di dire minkiate.. in poche parole, rimani in silenzio assoluto. Taci. #salvinisciacallo #coronarvirus

Sei di una sciacallagine mostruosa giochi sulle paure degli italiani cmq fai qualcosa di buono vattene in quarantena visto che il virus ha infestato la tua Padania #salvinisciacallo

MALEDETTIIII!1!!!1!!! LE NAVI CON I MICRANTI INFETTOSI ANNO SBARCATE AL PORTO DI CODOGNO E NON CIELO DICONO!!!1!!!1!! VERCOGNA!!!1!!!1!!!

Sciacallo schifoso #salvinisciacallo

Denuncia zaia adesso. Il primo morto è in Veneto La famosa #sanitàVeneta Denuncia se hai palle. Lombardia e Veneto Denuncia i governatori di queste regioni.

Ecco quando il caso diventa serio personaggi come questi andrebbero chiusi e isolati evitando di creare ancora più confusione. #salvinisciacallo

sei penoso ..per fortuna non ti ho mai votato e mai ti votero’se no mi taglierei le vene ..sei solo uno sciacallo bugiardo ,sai benissimo che siamo stati anche criticati perche’ il governo italiano ha preso provvedimenti prima di altri paesi ..#Salvinisciacallo

Quale sarebbe la sua idea geniale?Bloccare l’ingresso degli stranieri ma non quello degli italiani, senza considerare che anche i nostri connazionali possono essere stati contagiati all’estero? La vostra malattia incurabile è l’ignoranza, non il Coronavirus! #salvinisciacallo

alle volte mi stupisco delle cretinate che scrivi…. primi contagiati in Lombardia e denunci il presidente della Toscana ? Ma poi che centra il presidente di una regione ? Sei il solito #salvinisciacallo #salvinidicecose

 

 

fonti:

https://www.globalist.it/politics/2020/02/22/salvini-sciacalla-sui-morti-per-coronavirus-ma-e-travolto-dalle-critiche-taci-sei-senza-vergogna-2053476.html

https://www.globalist.it/politics/2020/02/22/paola-de-micheli-pd-dura-con-salvini-si-sta-comportando-da-sciacallo-2053480.html

https://www.globalist.it/politics/2020/02/22/salvini-fa-lo-sciacallo-e-zingaretti-perde-la-pazienza-inadeguato-e-meschino-si-vergogni-2053504.html

https://www.globalist.it/news/2020/02/22/padre-spadaro-contro-gli-sciacalli-politici-irresponsabili-usano-la-paura-del-contagio-2053484.html

varie su Twitter

 

 

 

 

 

 

 

Coronavirus la politica italiana si spacca – da una parte chi affrontare l’emergenza, dall’altra chi fa solo becera propaganda. Gente a corto di argomenti per cui il virus è una manna: più contagi e più morti per loro significa una sola cosa, la possibilità di raschiare qualche voto!

 

Coronavirus

 

 

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Coronavirus la politica italiana si spacca – da una parte chi affrontare l’emergenza, dall’altra chi fa solo becera propaganda. Gente a corto di argomenti per cui il virus è una manna: più contagi e più morti per loro significa una sola cosa, la possibilità di raschiare qualche voto!

Sentite le dichiarazioni di questi giorni

C’è chi cerca di affrontare l’emergenza nei migliori dei modi. Dichiarazioni pacate per non generare l’allarme, ma comunque senza negare l’emergenza. Forse si può o si poteva fare di più. Forse si può o si poteva fare meglio, ma molto si è fatto…

Lo sbarco in Italia del coronavirus, come preannunciato da vari scienziati, tra cui la virologa di fama internazionale Ilaria Capua era inevitabile. La gestione dell’emergenza è il banco di prova dei nostri politici che lavorano.

Evitabile è invece il comportamento da sciacalli di alcuni altri politici… Evitabile in un paese normale…!

Ricordate gli imprenditori che se la ridevano per il terremoto, perchè portava loro guadagni inaspettati?

Ve lo ricordate Bruno Vespa che, parlando sempre di terremoto, si fregava le mani perché “il terremoto fa muovere l’economia, alza il Pil”?

E ora pensate a certi politici ormai scarsi ad argomenti: il coronavirus? Una vera e propria manna dal cielo… Ad onta della paura della gente, dei contagi ed anche dei morti, per loro questa è un’occasione d’oro, un’occasione da non perdere per fare becera, squallida propaganda. Per raschiare ancora un po’ di voti tra la gente più credulona e ignorante…

Ma sentiteli, hanno detto finora qualcosa di concreto? No, solo slogan coniati a tavolino, che possono far breccia sui più sempliciotti…

Ma, fortunatamente da tanti sono riconosciuti e smascherati come sciacalli!

Non abbiamo fatto nomi per non “influenzarVi”, ma sentite un po’ tutte le dichiarazioni dei vari politici e poi fatevi Voi un po’ l’idea di chi votare, quando ne avremo l’occasione…

By Eles

Dalla Cassazione uno “schiaffo” da KO a Salvini: Carola Rackete ha rispettato i doveri di soccorso…!

 

Carola Rackete

 

 

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Dalla Cassazione uno “schiaffo” da KO a Salvini: Carola Rackete ha rispettato i doveri di soccorso…!

E quanto scrivono i giudici della terza sezione penale della Cassazione nelle motivazioni della sentenza con cui lo scorso 17 gennaio confermavano la decisione del gip di Agrigent

Carola Rackete ha adempiuto alle disposizioni sul salvataggio in mare e per questo “è corretta” la decisione del gip di Agrigento che non ha convalidato l’arresto della comandante della Sea Watch. E quanto scrivono i giudici della terza sezione penale della Cassazione nelle motivazioni della sentenza con cui lo scorso 17 gennaio confermavano la decisione del gip di Agrigento che aveva rimesso la comandante della nave approdata a Lampedusa forzando il blocco della Guardia di Finanza, urtando l’imbarcazione dei militari e finendo poi in manette subito dopo l’approdo.

Per i giudici di piazza Cavour “l’obbligo di prestare soccorso non si esaurisce nell’atto di sottrarre i naufraghi al pericolo di perdersi in mare, ma comporta l’obbligo accessorio e conseguente di sbarcarli in un luogo sicuro”. Per questo motivo la Cassazione ha rigettato il ricorso della Procura, dando così ragione alla gip di Agrigento Alessandra Vella, che non aveva convalidato l’arresto di Carola Rackete, escludendo il reato di resistenza e violenza a nave da guerra, di cui era accusata la donna. Secondo i giudici della Cassazione inoltre “le navi della guardia di finanza sono certamente navi militari, ma non possono essere automaticamente ritenute anche navi da guerra”.

“Pare che la Cassazione, nelle motivazioni, dice che Rackete non andava arrestata, che ‘non ha commesso reato perché al comando della nave c’era un maresciallo della Finanza e non un comandante’, quindi si giustifica lo speronamento, le voglio leggere queste motivazioni”. Così Matteo Salvini, parlando nel corso di una conferenza stampa a Chieti, in Abruzzo. “Ma quelli rischiavano di essere schiacciati come vermi, incredibile”, ricorda Salvini, riferendosi alla collisione avvenuta lo scorso 29 giugno trala Sea Watch 3 con a bordo 40 migranti nel porto di Lampedusa e la motovedetta della guardia di Finanza.

 

tratto da: https://www.globalist.it/news/2020/02/20/dalla-cassazione-uno-schiaffo-a-salvini-carola-rackete-ha-rispettato-i-doveri-di-soccorso-2053376.html

 

Senatori assenteisti in Parlamento? In Francia ecco le multe fino a 4.400 euro! E noi cosa aspettiamo?.

 

Parlamento

 

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Senatori assenteisti in Parlamento? In Francia ecco le multe fino a 4.400 euro! E noi cosa aspettiamo?

Anche in Francia senatori e deputati hanno la brutta abitudine di assentarsi ripetutamente alla sedute in Parlamento, cosa che negli anni ha aumentato il grado di disaffezione dei cittadini alla categoria.

Adesso però le cose stanno per cambiare: il nuovo regolamento entrato in vigore prevede che i senatori che si assentano troppo devono pagare una multa molto salata, fino a 4.400 euro al mese. In questo modo il Governo francese pone un freno.

Il problema dell’assenteismo non riguarda solo i francesi, anzi i parlamentari italiani non sono da meno. Ecco qualche numero: Giorgia Meloni raggiunge il 75,22% di assenza in aula, Antonio Angelucci (FI) il 91,3%, Paolo Gentiloni (PD) assente al 69.37% delle votazioni, Erasmo Palazzotto (tesoriere di Leu) assente al 61.32%. Insomma, non si salva nessun partito. Non sarebbe forse il caso di copiare l’iniziativa francese?

Senatori assenti: in Francia multe superiori a 4mila euro

Per molti senatori del Parlamento francese, l’assenteismo è quasi un’abitudine quasi come per i colleghi italiani. Ma i Francesi sono meno fessi di noi – Per questo si è deciso di passare alle misure forti: è appena entrata in vigore una regola che impone il pagamento di una multa di 4.400 euro a tutti i senatori che si assentano ripetutamente alle sedute e alle votazioni.

Riuscirà una multa a risolvere il problema? Staremo a vedere… E magari a copiare…

Assenteismo in Parlamento, nessuna multa per senatori e deputati italiani

Non solo in Francia, ma anche in Italia, l’assenteismo di senatori e deputati alle sedute del Parlamento è un fenomeno tutt’altro che trascurabile. Capita spesso di vedere delle immagini di Montecitorio dove è evidente che molte poltrone sono vuote; e che dire del fenomeno dei cosiddetti “pianisti”, parlamentari che con un agile gioco di mani premono i tasti degli altri deputati/senatori facendoli risultare presenti. Insomma, anche il Parlamento italiano conosce i suoi “furbetti del cartellino”.

I numeri non sono affatto incoraggianti: storicamente tra i più assenti alle sedute in Parlamento troviamo – tra gli altri – anche nomi molto importanti come Giorgia Meloni, Daniela Santanchè, Matteo Renzi, Paolo Gentiloni, Michela Vittoria Brambilla, Niccolò Ghedini, Tommaso Cerno, ma l’elenco è lunghissimo. Silvio Berlusconi nei molti anni al potere ha totalizzato un record: la sua percentuale di assenze in Parlamento è del 98,5%.

 

La proposta: Perchè non ridurre lo stipendio ai parlamentari assenteisti? Gente che arriva al 90% di assenze a spese nostre! Gente che sfila dalle nostre tasche il denaro dei loro faraonici stipendi come borseggiatori, ma con meno dignità. Sanguisughe, insomma!

 

 

parlamentari assenteisti

 

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La proposta: Perchè non ridurre lo stipendio ai parlamentari assenteisti? Gente che arriva al 90% di assenze a spese nostre! Gente che sfila dalle nostre tasche il denaro dei loro faraonici stipendi come borseggiatori, ma con meno dignità. Sanguisughe, insomma!

Perchè non ridurre (perlomeno) lo stipendio ai parlamentari assenteisti?

In qualsiasi altro lavoro le assenze ingiustificate portano al licenziamento!

Alcuni esempi:

È Michela Vittoria Brambilla di Forza Italia, secondo i dati raccolti da Openpolis, la parlamentare più assente alle votazioni alla Camera. In questo primo anno e mezzo di legislatura, l’attivista per i diritti degli animali non ha partecipato a 4308 votazioni su 4386, con una percentuale di assenze pari al 98,22%.

Dietro Brambilla, con il 91,50% di assenze, c’è un altro deputato di Forza Italia, l’imprenditore Antonio Angelucci, editore di diversi quotidiani come Libero e Il Tempo

Terzo per assenze alla Camera Vittorio Sgarbi (Misto) con il 75,64%. Come ricorda Openpolis, il dato sulle assenze riguarda le votazioni, non le altre attività parlamentari o l’assenza fisica dei deputati in Parlamento

Nella top ten dei deputati più assenti ci sono alcuni nomi ‘pesanti’, come la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, che non ha partecipato al 74,41% delle votazioni

Adattiamo lo stipendio mensile di ogni parlamentare al suo indice di presenza. Tale indice di presenza includerebbe sia le effettive presenze in aula che le missioni riconosciute (e terrebbe conto evidentemente delle assenze giustificate quali le malattie).

Le componenti dello stipendio spettante ad ogni parlamentare sono descritte nel link seguente:
http://leg16.camera.it/383?conoscerelacamera=4

E gli indici di presenza e di missione aggiornati sono disponibili qui di seguito per i deputati (attenzione, non esiste un indice cumulativo di presenza, bisogna guardare sia la colonna presenza che quella relative alle missioni per avere una percentuale rappresentativa della presenza del parlamentare):
http://parlamento17.openpolis.it/lista-dei-parlamentari-in-carica/camera/nome/asc

e qui di seguito per i senatori:
http://parlamento17.openpolis.it/lista-dei-parlamentari-in-carica/senato/nome/asc

Per esempio, un deputato che:

  • non ha altri stipendi oltre a quello da parlamentare;
  • vive a piu’ di 100 km da Roma;
  • in un intero mese è presente al 40% delle sedute;
  • nello stesso mese è assente per missione ad un altro 20%, 

avrebbe un indice di presenza cumulativo del 60% e si vedrebbe lo stipendio decurtato del 40% come segue:

  1. l’indennità parlamentare scenderebbe da 5.246,54 euro lordi a “soli” 3148 euro;
  2. le regole sulla diaria rimarrebbero invariate in quanto questa parte é già indicizzata in base alle presenze;
  3. i 1300 eurorimborsati per le spese di viaggio (assegnati senza fornire giustificativi) scenderebbero a 780 euro;
  4. i rimborsi per spese telefoniche (assegnati senza fornire giustificativi) scenderebbero da 258 euromensili a 155 euro;
  5. il rimborso per le spese di esercizio del mandato (nella quota non spettante ai collaboratori) di 1800 euro mensili(assegnati senza fornire giustificativi) scenderebbe a 1080 euro.

Il risparmio mensile totale sarebbe quindi di oltre 3000 euro

Altre ripercussioni dell’indice di presenza effettiva:
– pensione e assegno di fine mandato adattati alla percentuale di presenza del parlamentare lungo tutta la durata del mandato e della carriera parlamentare…

Pensiamoci…!

Vittorio Feltri sempre più ignobile e ripugnante, gongola per il primo caso di contagio in Africa: “Se il Coronavirus dilaga in Africa finalmente potremo chiudere i porti”

 

Vittorio Feltri

 

 

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Vittorio Feltri sempre più ignobile e ripugnante, gongola per il primo caso di contagio in Africa: “Se il Coronavirus dilaga in Africa finalmente potremo chiudere i porti”

Non tutti i mali vengono per nuocere. Il Coronavirus se dilaga in Africa finalmente sarà possibili in Italia chiudere i porti per motivi sanitari senza scomodare il razzismo.

V. Feltri

Ora, se noi ci augurassimo che il Coronavirus faccia strage nella redazione di Libero, come minimo ci verrebbero a chiudere il blog, come minimo … Ma noi non lo facciamo perché siamo uomini e non viscidi insetti… Però a questo essere immondo lasciano dire qualunque infamia…

Quando si parla di Vittorio Feltri ormai si è abituati ad aspettarci il pezzo.

La sua cattiveria mascherata da provocazione è ormai diventata un fenomeno di costume, e se fosse un singolo account intriso di crudele razzismo come tanti ce ne sono su Twitter la cosa non sarebbe più di tanto rilevante.

Ma il punto è che Feltri, inspiegabilmente, continua ad avere un seguito. E quando scrive una cosa atroce come questa, inevitabilmente i nazi-fascisti sono attirati come mosche (e ben sapete da cosa sono attirate le mosche).

Quel che ha avuto il coraggio di scrivere è un commento al fatto che c’è stato un primo caso di Coronavirus in Africa: “Non tutti i mali vengono per nuocere. Il Coronavirus se dilaga in Africa finalmente sarà possibili in Italia chiudere i porti per motivi sanitari senza scomodare il razzismo”.

Siamo oltre il razzismo, oltre la stupidità.

Qui parliamo di malvagità, perché stanno morendo delle persone. E anziché mostrare un briciolo di umana compassione, ci sono persone – come Feltri – che si divertono dal loro angolino oscuro di Internet, a spargere odio sulle macerie.

Che schifo!

 

By Eles

Il 19 febbraio 1937 – Il massacro di Addis Abeba, una vergognosa pagina della nostra storia che abbiamo cercato di dimenticare – Ma è proprio dimenticando certe cose che qualche idiota se ne esce con “…ma ha fatto anche cose buone”

 

massacro di Addis Abeba

 

 

 

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Il 19 febbraio 1937 – Il massacro di Addis Abeba, una vergognosa pagina della nostra storia che abbiamo cercato di dimenticare – Ma è proprio dimenticando certe cose che qualche idiota se ne esce con “…ma ha fatto anche cose buone”

Tra i tanti massacri perpetrati dagli Italiani in Etiopia durante il fascismo, di particolare efferatezza sono quelli eseguiti nel 1937 dopo il fallito attentato al Vicerè Rodolfo Graziani ad Addis Abeba.

Il 19 febbraio, in occasione della nascita di Vittorio Emanuele, primogenito di Umberto II di Savoia, il Vicerè dà ordine di preparare una cerimonia pubblica nel giorno della festa della Purificazione della Vergine secondo il calendario copto.

Graziani, volendo imitare un’usanza etiope, decide di distribuire a ciascuno dei poveri di Addis Abeba due talleri d’argento, uno in più rispetto a quanto ha sempre distribuito Hailè Selassiè. Insieme agli invitati una folla di derelitti confluisce, così, nel cortile del palazzo imperiale (“ghebbì”).

Improvvisamente due intellettuali eritrei (Abraham Debotch e Mogus Asghedom) lanciano contro il palco 7 o 8 bombe a mano uccidendo quattro italiani, tre indigeni e ferendo una cinquantina di presenti, tra cui lo stesso Graziani, colpito da diverse schegge.

Dopo i primi momenti di panico e indecisione vengono chiuse le uscite del vasto cortile per evitare la fuga degli attentatori. Subito si scatena il fuoco di fucileria dei militari italiani e degli ascari libici sulla folla che cerca di fuggire. Si spara per tre ore. Molte persone vengono uccise anche a colpi di scudiscio nei saloni del palazzo.

Fuori partono fulminee le rappresaglie, che proseguiranno per parecchi giorni.

Così descrive il massacro il prof. Harold J. Marcus: «Poco dopo l’incidente, il comando italiano ordinò la chiusura di tutti i negozi, ai cittadini di tornare a casa e sospese le comunicazioni postali e telegrafiche. In un’ora, la capitale fu isolata dal mondo e le strade erano vuote. Nel pomeriggio il partito fascista di Addis Abeba votò un pogrom contro la popolazione cittadina. Il massacro iniziò quella notte e continuò il giorno dopo. Gli etiopi furono uccisi indiscriminatamente, bruciati vivi nelle capanne o abbattuti dai fucili mentre cercavano di uscire. Gli autisti italiani rincorrevano le persone per investirle col camion o le legarono coi piedi al rimorchio trascinandole a morte. Donne vennero frustate e uomini evirati e bambini schiacciati sotto i piedi; gole vennero tagliate, alcuni vennero squartati e lasciati morire o appesi o bastonati a morte».

Il fallito attentato diventa, dunque, l’occasione per quello che Mussolini definisce, in un telegramma a Graziani del 20 febbraio, «inizio di quel radicale repulisti assolutamente (…) necessario nello Scioà». E il giorno dopo, sempre il Duce, telegrafa: «Nessuno dei fermi già effettuati e di quelli che si faranno deve essere rilasciato senza mio ordine. Tutti i civili e religiosi comunque sospetti devono essere passati per le armi e senza indugi».

Le violenze, come già detto, continuano per molti giorni, andando ben al di là dei tre giorni successivi nei quali si scatena la rappresaglia immediata. Circa 700 indigeni, rifugiatisi nell’ambasciata inglese, vengono fucilati appena usciti da questa.

Non si conosce il numero esatto delle vittime nei primi giorni successivi all’attentato. Fonti etiopi parlano di 30.000 vittime, fra 3.000 e 6.000 secondo la stampa straniera del tempo.

Gli attentatori, intanto, nonostante la taglia di 10.000 talleri messa sulle loro teste non si trovano. Su ordine di Graziani alla fine di febbraio vengono fucilate decine di notabili e ufficiali etiopi. Tutti muoiono con grande dignità e maledendo l’Italia.

Tra marzo e novembre ben 400 abissini, tra cui importanti persero la vita

vengono imprigionati e deportati in Italia con cinque piroscafi. Intere famiglie con donne e bambini sono confinate nel campo di concentramento di Danane, sulla costa somala, dopo aver sostenuto un lungo viaggio di 15 giorni con morti per stenti e malattie (vaiolo e dissenteria).

Il primo convoglio per Danane parte da Addis Abeba il 22 marzo, arrivando a destinazione solo il 7 aprile. Comprende 545 uomini, 273 donne e 155 bambini, ma moltissimi muoiono sulle strade battute continuamente dalla pioggia. Seguiranno altri cinque convogli per un totale, secondo fonti italiane, di 1.800 unità. Per gli etiopi tale cifra va moltiplicata per quattro. Secondo la testimonianza di Micael Tesemma (riportata da Angelo Del Boca), il quale trascorre nel campo tre anni e mezzo, su 6.500 internati ben 3.175 perdono la vita per scarsa alimentazione, acqua inquinata e malattie. Lo stesso direttore sanitario del campo – riferisce il testimone – avrebbe accelerato la fine di alcuni internati con iniezioni di arsenico e stricnina.

Il 28 febbraio Graziani arriva addirittura a proporre di «radere al suolo» la parte vecchia della città di Addis Abeba «e accampare tutta la popolazione in un campo di concentramento» ma Mussolini si oppone per paura di più decisive reazioni internazionali, pur confermando l’ordine di passare per le armi tutti i sospetti, ordine poi esteso a tutti i governatori dell’Impero.
Le esecuzioni proseguono anche a marzo e Graziani ordina anche la fucilazione di tutti i cantastorie, gli indovini e gli stregoni di Addis Abeba e dintorni, in quanto responsabili di annunciare nei vari mercati la fine prossima del dominio italiano. L’iniziativa è approvata da Mussolini.
Dalle carte di Graziani risulta una costante corrispondenza con Lessona nonché l’elenco dettagliato delle fucilazioni eseguite ad Addis Abeba e nella regione circostante dal 27 marzo al 25 luglio 1937 per un totale di 1.877 esecuzioni. Il 7 aprile il Vicerè telegrafa al generale Maletti che il territorio deve «essere assolutamente domato e messo a ferro e fuoco», precisando: «Più Vostra Signoria distruggerà nello Scioà e più acquisterà benemerenze».

Da una statistica dell’attività dell’Arma dei carabinieri, firmata dal colonnello Hazon e datata 2 giugno, si ricava che i soli carabinieri hanno passato per le armi 2.509 indigeni.

Sempre Ciro Poggiali racconta l’episodio di un capitano italiano che, dopo aver fatto razzia di bestiame a danno di una famiglia indigena, di fronte alle proteste del capofamiglia «uccide tutta la famiglia compresi i bambini». E ancora, sui metodi dei carabinieri: «Sul piazzale del tribunale assisto al trasporto, dopo la condanna per furto, di un giovinetto moribondo per denutrizione. Un altro non si regge in piedi per le botte. I carabinieri che hanno in custodia i prevenuti da presentare alla così detta giustizia, hanno importato dall’Italia, moltiplicandoli per mille, i sistemi polizieschi più nefandi».

Anche ai reparti militari che operano sul territorio etiope viene dato ordine di passare per le armi gli Amhara trovati, quali presunti responsabili dell’attentato. Così il capitano degli alpini Sartori è incaricato di eliminare 200 Amhara catturati nei dintorni di Soddu. L’ufficiale li ammassa in una grande fossa scoperta tra i dirupi e ordina ai suoi ascari di sparare. Il ricordo della carneficina turberà il resto della vita del capitano che morirà smemorato, qualche anno dopo, in una prigione del Kenya.

Da maggio in poi avviene la distruzione della chiesa copta sulla base anche di un rapporto dell’avvocato militare Oliveri. La tesi è quella di un complotto cui non è estraneo l’aiuto degli inglesi e della comunità ecclesiale copta. Il battaglione eritreo, composto in gran parte da copti, viene sostituito con uno somalo mussulmano, più adatto alla repressione dei cristiani.

Le truppe (un battaglione di ascari mussulmani e la banda galla “Mohamed Sultan”), dunque, comandate dal generale Pietro Maletti, partono per la cieca rappresaglia. Lungo i 150 km che da Addis Abeba portano alla città-convento di Debrà Libanòs vengono incendiati 115.422 tucul, tre chiese e un convento, mentre ben 2.523 sono i “ribelli” giustiziati.

Fino al 27 maggio vengono passati per le armi 449 tra monaci e diaconi. Secondo ricerche portate avanti da studiosi dell’Università di Nairobi e di Addis Abeba e comunicate ad Angelo Del Boca il numero delle vittime del massacro si aggirerebbe, invece, addirittura tra 1.423 e 2.033 uomini.

Le vittime, trasportate sul luogo dell’eccidio da una quarantina di camion, vengono incappucciate e fatte accucciare sul bordo di un crepaccio, uno a fianco all’altro. Le mitragliatrici sparano in continuazione per cinque ore. Interrotte solo per buttare i cadaveri nel crepaccio.

Coperto dall’approvazione di Mussolini, Graziani rivendicò «la completa responsabilità» di quella che definì con orgoglio la «tremenda lezione data al clero intero dell’Etiopia», soddisfatto di «aver avuto la forza d’animo di applicare un provvedimento che fece tremare le viscere di tutto il clero, dall’abuna all’ultimo prete o monaco, che da quel momento capirono la necessità di desistere dal loro atteggiamento di ostilità a nostro riguardo, se non volevano essere radicalmente distrutti».

Nel dopoguerra, nonostante le richieste etiopiche, nessun italiano venne mai punito per questi e per altri massacri, favorendo la rimozione dalla memoria collettiva dei crimini compiuti dagli italiani durante le guerre fasciste.

Nel 1946, il Governo Etiopico presentò alla Conferenza di Pace di Parigi un memorandum che segnalava le seguenti sconcertanti perdite:

Uccisi in azione: 275,000
Patrioti uccisi in battaglia: 76,000
Donne, bambini ed infermi uccisi dalle bombe: 17,800
Massacro del 19 febbraio 1937: 30,000
Patrioti uccisi dalle corti marziali: 24,000
Patrioti morti nei campi di lavoro a causa di privazioni e maltrattamenti: 35,000
Persone morte a causa di privazioni dovute alla distruzione dei loro villaggi: 300,000

TOTALE: 760, 300 esseri umani assassinati