Sanno tutto dei lager libici e se ne fregano lo stesso: i sovranisti sono peggio dei nazisti

 

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Sanno tutto dei lager libici e se ne fregano lo stesso: i sovranisti sono peggio dei nazisti

La Sea Watch pubblica le foto dei migranti a bordo della Sea Watch e ai sovranisti viene l’ulcera: “sono in forma, non sono scappati dai lager”

Da Globalist:

Succede oggi, in una mattina di questi roventi giorni di inizio estate. Mentre l’Italia si sveglia, la Sea Watch pendola davanti Lampedusa, con 53 migranti a bordo. Salvini da terra sbraita che in Italia non entreranno: è una sensazione di deja-vu perenne, che viviamo ormai da un anno e passa. Un’altra estate, altre navi, altri morti. La propaganda leghista ha necessariamente dovuto cambiare strategia: non si dice più che gli sbarchi sono diminuiti, perché era evidente quanto fosse falso. Ora si dice altro: si distorcono le accuse di inumanità fatte alla Lega e si rispediscono al mittente, ora le Ong sono ‘pirati’, trafficanti, assassini. I cattivi di questa storia di mare e sangue sono loro. E non c’è niente, davvero niente di più insopportabile che vedere chi fino a ieri li chiamava ‘scimmie’ ora mettersi dalla parte dei migranti, ostaggio dei malvagi volontari della Sea Watch. Ma la loro coscienza sporca non riesce a non emergere; d’altronde il ‘buonismo’, come loro chiamano la solidarietà, è come un muscolo, va addestrato. Non ci si improvvisa esseri umani.

Mentre quindi ci si prepara a una nuova giornata di deragliamenti politici e umani, l’account twitter della Sea Watch International pubblica delle foto: sono alcune immagini dei migranti a bordo della nave. Sono ragazzi sorridenti, in salute. C’è una donna con un bambino. Sembrano felici. E chi voleva le lacrime come prova della sofferenza non si accontenta dei sorrisi di sollievo di chi è stato salvato dal mare. I negri devono piangere, devono supplicare per la misericordia dell’italico uomo bianco. Altrimenti non c’è gusto.

E quindi sotto il tweet si scatena il peggio dell’infamità sovranista. Al di là degli insulti razzisti, cui abbiamo fatto tristemente il callo, la maggior parte asserisce di non credere a quelle storie che sono raccontate ogni giorno sulle atrocità dei lager libici. Eppure i video ci sono, le foto anche. Ma non crederci è più semplice. È sempre più semplice non lasciare che la coscienza adombri le nostre giornate di sole. È più facile credere ai complotti per la conquista dell’Europa che al fatto che dall’altro lato del mare in migliaia sono detenuti in campi di concentramento. Quali lager, si chiedono, ti permettono di avere una chitarra, come quella tenuta in mano da uno dei migranti in foto. E si ripete la stessa storiaccia dello smalto di Josefa, da cui è passato un anno. L’idea che quella chitarra potesse trovarsi già a bordo della nave, proprio per momenti come questi, in cui si pendola davanti a un porto per giorni, in attesa di un segno umano dalla terraferma, non li sfiora nemmeno i sovranisti. Perché, ripeto, l’umanità non è qualcosa di innato. E per chi non l’ha mai praticata al di là dell’orticello di casa propria, può apparire inconcepibile un gesto di gentilezza. Deve esserci sotto qualcosa.

È lì che ho pensato che ormai il livello cui siamo arrivati è più basso di quello dei nazisti tedeschi: dopo la diffusione delle immagini dei lager libici, in molti hanno detto ‘non potremo dire che non sapevamo’. Il punto è che non lo vogliamo dire. Il punto è che ce ne freghiamo proprio. Non c’è foto di torture, di sporcizia, di inumanità, non c’è racconto di violenza o di stupri che scalfisca il nostro animo di piombo. Siamo immersi nella rabbia, una rabbia nociva che offusca la mente, siamo incapaci di provare la minima compassione. Siamo regrediti, subumani, peggio del peggio di qualunque sputazzante e sbeffeggiante popolino delle piazze medievali. Questo cancro di disumanità infetterà la nostra estate per i mesi a venire e regalerà sempre più potere a chi insiste nel risolvere i problemi dando la colpa a qualcun altro, qualcuno di indefinito, che non può difendersi, parafulmine per la nostra frustrazione, per il nostro odio, per i nostri incubi di occidentali falliti.

fonte: https://www.globalist.it/news/2019/06/15/sanno-tutto-dei-lager-libici-e-se-ne-fregano-lo-stesso-i-sovranisti-sono-peggio-dei-nazisti-2042934.html

Gino Strada: “Salvini? Ha l’elemento più caratteristico del fascismo, cioè il razzismo. Sinistra? Non ha nulla da dire”

 

GINO STRADA

 

 

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Gino Strada: “Salvini? Ha l’elemento più caratteristico del fascismo, cioè il razzismo. Sinistra? Non ha nulla da dire”

Salvini? Mi sembra che in lui ci sia l’elemento più caratteristico del fascismo, che è il razzismo. Come scriveva Umberto Eco, non esiste fascismo senza razzismo. La sua politica, ciò che dice e ciò che ha fatto rispetto ai migranti, sono lì a testimoniarlo”.  Dopo la polemica del 25 aprile, così Gino Strada ribadisce il suo pensiero su Salvini.

E aggiunge: “Una persona che non ha nessuna considerazione per la vita umana e per i diritti altrui è un fascista e un razzista, perché in questo momento tutto si focalizza sulla questione migranti, creando poi delle falsità. Adesso è saltato fuori che i 600mila migranti da rimpatriare sono diventati 90mila. Però nessuno è stato rimpatriato. E allora che è successo? Sono morti di vecchiaia? E sorvolo su tutte le sciocchezze e le bugie finalizzate a creare questo clima di odio e di paura“.

Il fondatore di Emergency sottolinea: “Tutto questo non mi sembra bello. E mi riferisco anche alla legittima difesa e all’insistere sulle armi. Forse perché ho vissuto 30 anni della mia vita in posti dove intorno c’erano tante e troppe armi, ma io non mi sento sicuro in un Paese pieno di armi. Mi sento più sicuro in un Paese pieno di asili nido, di scuole, di conferenze, di concerti“.

Strada, infine, si sofferma sullo stato della sinistra: “C’è un silenzio molto preoccupante. Credo che la ragione di quel silenzio stia nel fatto che a sinistra non hanno nulla da dire, perché non credono più a quello a cui i loro padri credevano. In questo Paese per molti anni c’è stata una voglia di uguaglianza, di giustizia sociale, di democrazia vera e non di giochini. Ed era un sentimento molto bello e profondo su cui poi costruire una società solidale. Adesso quali sono i valori? L’uguaglianza, la giustizia sociale, la pace sono ancora valori della sinistra?”.

 

Tratto da Il Fatto Quotidiano del 27 aprile 2019

 

Ancora accuse pesanti di Papa Francesco all’Europa ed a Salvini: “Porti aperti allearmi e chiusi alle persone” – “Lʼira di Dio si scatenerà su chi parla di pace e vende munizioni”

 

Papa Francesco

 

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Ancora accuse pesanti di Papa Francesco all’Europa ed a Salvini: “Porti aperti allearmi e chiusi alle persone” – “Lʼira di Dio si scatenerà su chi parla di pace e vende munizioni”

Il Papa striglia l’Europa (e Salvini) “Porti aperti alle armi e chiusi alle persone”

Il jʼaccuse del Pontefice: “Lʼira di Dio si scatenerà su chi parla di pace e vende munizioni”. Poi rivela: “Il prossimo anno voglio andare in Iraq”

“Gridano le persone in fuga ammassate sulle navi, in cerca di speranza, non sapendo quali porti potranno accoglierli, nell’Europa che pero’ apre i porti alle imbarcazioni che devono caricare sofisticati e costosi armamenti, capaci di produrre devastazioni che non risparmiano nemmeno i bambini”. Lo ha detto il Papa all’udienza con la Riunione delle Opere di Aiuto alle Chiese Orientali.
“Non posso qui non menzionare i migranti e i profughi che raggiungono i maggiori aeroporti con la speranza di poter chiedere asilo o trovare un rifugio, o che sono bloccati in transito”. Lo ha detto Papa Francesco ai partecipanti all`Incontro mondiale dei Cappellani dell`Aviazione civile. “Invito sempre le Chiese locali alla dovuta accoglienza e sollecitudine nei loro confronti, pur se si tratta di una responsabilità diretta delle Autorità civili. Fa parte anche della vostra cura pastorale vigilare che sia sempre tutelata la loro dignità umana e siano salvaguardati i loro diritti, nel rispetto della dignità e delle credenze di ciascuno. Le opere di carità nei loro confronti costituiscono una testimonianza della vicinanza di Dio a tutti i suoi figli”.
L’Iraq – ha detto il Papa nell’udienza alla Roaco, la Riunione delle Opere di Aiuto alle Chiese Orientali – “possa guardare avanti attraverso la pacifica e condivisa partecipazione alla costruzione del bene comune di tutte le componenti anche religiose della societa’, e non ricada in tensioni che vengono dai mai sopiti conflitti delle potenze regionali”. “E non dimentico l’Ucraina – ha aggiunto il Papa ripercorrendo le aree piu’ ‘calde’ del pianeta -, perche’ possa trovare pace la sua popolazione, le cui ferite provocate dal conflitto ho cercato di lenire con l’iniziativa caritativa alla quale molte realta’ ecclesiali hanno contribuito. In Terra Santa – ha proseguito il pontefice -, auspico che il recente annuncio di una seconda fase di studio dei restauri del Santo Sepolcro, che vede fianco a fianco le comunita’ cristiane dello Statu quo, si accompagni agli sforzi sinceri di tutti gli attori locali ed internazionali perche’ giunga presto una pacifica convivenza nel rispetto di tutti coloro che abitano quella Terra, segno per tutti della benedizione del Signore”

fonte: https://www.globalist.it/news/2019/06/10/il-papa-striglia-l-europa-e-salvini-porti-aperti-alle-armi-e-chiusi-alle-persone-2042658.html

Papa Francesco: non lasciarsi rubare la fraternità da chi alimenta divisioni… A qualcuno, un politico molto in alto, fischieranno non poco le orecchie…

 

Papa Francesco

 

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Papa Francesco: non lasciarsi rubare la fraternità da chi alimenta divisioni… A qualcuno, un politico molto in alto, fischieranno non poco le orecchie… 

La «ricchezza» di un popolo è formata dai «suoi mille volti, culture, lingue e tradizioni». Bisogna essere attenti a non lasciarsi «rubare la fraternità dalle voci e le ferite che alimentano la divisione». È l’appello che papa Francesco lancia nell’omelia della Messa a Sumuleu Ciuc, al santuario mariano meta di pellegrinaggi dei fedeli romeni di lingua ungherese e anche della confinante Ungheria.

La «ricchezza» di un popolo è costituita dai «suoi mille volti, culture, lingue e tradizioni», dice il Pontefice, invitando a non lasciarsi «rubare la fraternità dalle voci e le ferite che alimentano la divisione e la frammentazione. Le complesse e tristi vicende del passato non vanno dimenticate o negate – sottolinea – ma non possono nemmeno costituire un ostacolo o un argomento per impedire una agognata convivenza fraterna».

Il riferimento è alle storiche tensioni tra romeni e ungheresi intorno alla regione. Ma non sfugge il riferimento (conoscendo Papa Francesco, voluto, molto voluto) alla situazione politica Italiana…

Soprattutto se ricordiamo le recenti prese di posizione:

Papa Francesco non ci sta – Ma quale “Prima gli italiani”, i veri Cristiani dicono “Prima gli ultimi”…!
Papa Francesco si schiera contro l’odio: “Chi ha il cuore razzista si converta”
Un’altra lezione di Papa Francesco all’Italia neofascista: “Non dire ‘migranti’, ma ‘persone migranti’. E’ più rispettoso”
“Apriamo i porti”: Papa Franscesco si fa fotografare con la spilla anti-razzista… 
Migranti, il Papa contro i politici: “Chi fomenta la paura provoca violenza e xenofobia” 

 

Roma, 1943: Ebrei venduti ai nazisti – 5.000 lire a chi li denunciava… Vi ricorda qualcosa?

 

Ebrei

 

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Roma, 1943: Ebrei venduti ai nazisti – 5.000 lire a chi li denunciava… Vi ricorda qualcosa?

Ebrei italiani: circa la metà dei deportati nei campi di sterminio lo furono a seguito di spiate da parte di italiani. Per la taglia di 5.000 lire su ogni ebreo, per invidia, gelosia, risentimento, opportunismo, paura… Per qualunque dei molti motivi possibili resta il fatto che non solo i fascisti ma anche buona parte della popolazione contribuì alla deportazione nazista.

La leggenda degli italiani “brava gente” durante la guerra è appunto una leggenda. Non fummo brava gente in Etiopia (gas e lager) e neanche in Jugoslavia (decimazioni e rappresaglie) e neanche riguardo agli ebrei.

A lungo ci si è interrogati sulle responsabilità dei singoli soldati del terzo reich, sulla loro possibilità di rifiutarsi di eseguire ordini disumani, e ancora una risposta definitiva non c’è. Ma noi, noi italiani, come ci saremmo comportati al loro posto? Male. Decisamente male a giudicare da quel che raccontano le carte degli archivi storici italiani. Su circa 730 ebrei deportati da Roma dopo la retata del 16 ottobre ad esempio, almeno 439 furono traditi o arrestati dagli italiani. Venduti quando andava bene per cinque mila lire e, quando andava male, per rancori o invidie personali.

“Anche la collaborazione spontanea di migliaia di ‘italiani comuni’, di normali cittadini, fu fondamentale per l’arresto di migliaia di ebrei – racconta Amedeo Osti Guerrazzi su La Stampa ­- I poliziotti tedeschi sfruttarono ampiamente i collaboratori italiani: spie, delatori, infiltrati, che agivano nei modi più diversi. Questo lavoro veniva pagato piuttosto bene, dato che su ogni ebreo, in media, veniva messa una taglia di 5.000 lire dell’epoca. A Roma, il comandante della polizia tedesca Herbert Kappler si affidò a gruppi di collaborazionisti, le cosiddette bande, composte in genere da ex informatori della polizia segreta fascista e da criminali comuni, specializzate proprio nella caccia agli ebrei. Una di queste bande, tra il 23 e il 24 marzo 1944, arrestò una dozzina di ebrei che furono immediatamente fucilati nel massacro delle Fosse Ardeatine. A Torino e a Milano, invece, i comandi tedeschi sfruttarono informatori singoli, personaggi che conoscevano personalmente moltissimi ebrei e ne sapevano i nascondigli. I loro metodi di indagine erano spesso raffinati e particolarmente odiosi”.

 

Migranti, quelli rispediti in Italia da Germania e Ue sono più di quelli che sbarcano… Cortesemente, qualcuno glie lo va a spiegare al nostro Ministro degli Interni…?

 

Migranti

 

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Migranti, quelli rispediti in Italia da Germania e Ue sono più di quelli che sbarcano… Cortesemente, qualcuno glie lo va a spiegare al nostro Ministro degli Interni…?

 

Migranti, quelli rispediti in Italia da Germania e Ue sono più di quelli che sbarcano

Secondo la convenzione di Dublino, i migranti devono chiedere asilo nel primo paese di sbarco, rimanendovi per tutta la durata della procedura. In base a questo regolamento la Germania rispedisce in Italia sempre più migranti che riescono ad attraversare il confine a nord. E i migranti rispediti in Italia sono più di quelli che sbarcano sulle coste del nostro Paese.

Da gennaio a inizio maggio 2019 la Germania avrebbe rispedito in Italia centinaia di migranti che, dopo essere sbarcati sulle coste italiane, avevano attraversato il confine raggiungendo l’Europa centrale. Lo scorso anno Berlino avrebbe trasferito 2.848 persone in Italia, in base alle procedure stabilite dal regolamento di Dublino, per cui un richiedente asilo deve inoltrare la sua domanda di protezione internazionale nel primo paese di arrivo. Per questo motivo, i migranti rispediti nel primo paese di sbarco vengono definiti “Dublinanti”.

Non si tratta solamente della Germania. A quanto riporta il Sole 24 Ore, citando fonti confermate anche dal ministero dell’Interno tedesco, anche Austria e Francia rimanderebbero in Italia un numero di migranti ancora più alto rispetto a quelli che sbarcano direttamente nel nostro Paese. Spesso queste persone vengono intercettate verso il confine a Ventimiglia o a Bolzano e costrette a tornare indietro. Una pratica legittima secondo la normativa di Dublino.

La maggior parte dei migranti torna in Italia
Berlino ha deciso di rendere noti questi numeri in seguito ad un’inchiesta, pubblicata sul Suddeutsche Zeitung lo scorso gennaio, e alle pressioni della deputata di Linke, Ulla Jelpke. Secondo il giornale, da gennaio a novembre 2018, su circa 51.558 casi presi in esame, il governo federale ha richiesto ad altri Paesi dell’Unione europea di riaccogliere i migranti arrivati in Germania da altri Stati membri, e almeno 35.375 domande sono state accettate, come previsto dai trattati. In Italia sarebbe rientrato un migrante espulso su tre. A quanto rimarca il giornale, il numero dei richiedenti asilo che vengono allontanati dalla Germania è in aumento, passando da un 15,1% nel 2017 a un 24,5% nel 2018.

Tensioni fra Roma e Berlino
La scorsa estate, il ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer aveva fatto pressione su Italia e Grecia affinché accogliessero nuovamente i migranti che si erano registrati in prima istanza all’interno dei loro confini. Ad ottobre 2018 le tensioni fra Berlino e Roma era salite, in quanto il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini aveva deciso di bloccare i voli che dalla Germania riportavano indietro i “Dublinanti”. Il Viminale aveva affermato che “la programmazione di questi voli non è frutto di accordi politici sottoscritti dall’attuale governo”.

In quell’occasione la Repubblica aveva spiegato che, per questioni di ordine e sicurezza, normalmente si programmano al mese due voli di questo tipo, trasferendo circa 50 migranti in totale, ma che la Germania aveva iniziato ad utilizzare anche voli di linea per mandare indietro un numero di richiedenti asilo sempre maggiore. “Sono già 2.300 i migranti rispediti indietro dalla Germania e, con le riammissioni programmate, a fine anno il numero potrebbe arrivare a 4.000, raddoppiando la cifra totale dello scorso anno. Un’accelerazione su cui il ministro dell’Interno tedesco Seehofer punta molto in vista delle elezioni di domenica prossima”, aveva scritto il giornale.

continua su: https://www.fanpage.it/migranti-quelli-rispediti-in-italia-da-germania-e-ue-sono-piu-di-quelli-che-sbarcano/
http://www.fanpage.it/

 

 

fonte: https://www.fanpage.it/migranti-quelli-rispediti-in-italia-da-germania-e-ue-sono-piu-di-quelli-che-sbarcano/

 

 

Ma quanto siamo furbi noi Italiani… Regaliamo navi alla Libia per i soccorsi in mare… Ma loro interrompono i soccorsi, lasciano i migranti in mare e usano le navi italiane per la guerra…

 

Libia

 

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Ma quanto siamo furbi noi Italiani… Regaliamo navi alla Libia per i soccorsi in mare… Ma loro interrompono i soccorsi, lasciano i migranti in mare e usano le navi italiane per la guerra…

Aveva ragione l’Organizzazione marittima internazionale (Imo) a esprimere «preoccupazione per la situazione in Libia». Seppure da Tripoli si rifiutano di ufficializzarlo, l’area di ricerca e soccorso libica da giorni non è più interamente operativa. Non bastasse, si paventa il rischio di una violazione dell’embargo Onu sulle armi da guerra a causa delle motovedette fornite dall’Italia e «modificate» dai militari della Tripolitania.

Da ieri vengono fatte circolare immagini di mitragliatori pesanti, fissati sulle torrette delle navi. Prima della consegna, però, i cantieri navali della Penisola a cui era stato affidato il rinnovamento, avevano completamente eliminato ogni arma dagli scafi, conformemente all’embargo stabilito dall’Onu e prorogato nel luglio 2018 per altri dodici mesi. Gli scatti vengono fatti circolare da quanti, proprio a Tripoli, vogliono smentire che la Guardia costiera non sia operativa. Un boomerang, perché secondo gli accordi le navi di fabbricazione italiana avrebbero dovuto essere usate solo per il pattugliamento marittimo e non per operazioni militari.

Nelle foto pubblicate su Twitter da sostenitori di Serraj, si vedono le navi donate dall’Italia in asseto da combattimento

Una conferma indiretta arriva da Roma. «La prosecuzione del conflitto potrebbe distogliere la Guardia costiera libica – spiega un portavoce del ministero delle Infrastrutture – dalle attività di pattugliamento e intervento nella loro area Sar, per orientarsi su un altro genere di operazioni». A cosa si riferiscano lo spiegano proprio i post pubblicati in rete attraverso profili vicini all’esercito del presidente Serraj: militari in tenuta da combattimento sul ponte delle navi che mostrano mitragliatori fissati sulle torrette. In passato i guardacoste libici avevano usato sistemi analoghi, il 26 maggio 2017 addirittura sparando «per errore» contro una motovedetta italiana. Subito dopo i cannoncini furono rimossi e mai più visti a bordo, dove di tanto in tanto apparivano militari con mitragliatori a spalla.

«Non abbiamo notizie ufficiali circa una riduzione delle capacità Sar della Guardia costiera libica», spiegano dal ministero guidato da Danilo Toninelli dopo avere approfondito la questione anche con il Coordinamento delle operazioni di ricerca e soccorso (Mrcc) di Roma. La Libia, dunque, non ha ufficializzato all’Italia alcun abbandono della propria Sar.

Farlo, del resto, avrebbe comportato l’immediata cancellazione della registrazione della competenza libica, costringendo l’Italia e l’Europa a decidere se tornare a coprire, come avveniva in passato, quel tratto di Mediterraneo. Oppure abbandonare nel nulla i migranti che continuano a partire. Le autorità italiane, però, sembrano non fidarsi affatto dei colleghi tripolini, la cui operatività «è quella che sappiamo tutti», aggiungono dalle Infrastrutture. Perciò «la nostra attenzione sulla Sar libica è alta». Nel corso di alcune interviste era stato anche il ministro dell’Interno libico a confermare che «la Guardia costiera è focalizzata sulla protezione della popolazione e della Tripolitania e ha dovuto interrompere le operazioni di intercettazione degli immigrati».

Ci sono però anche difficoltà tecniche. «Negli ultimi giorni – spiega un operatore umanitario di un’agenzia internazionale – scarseggia il carburante e le navi della Guardia costiera sono a secco». Testimonianza confermata anche da alcuni addetti alla sicurezza di aziende italiane presenti nel porto di Tripoli.

fonte: https://raiawadunia.com/gravissimo-la-libia-interrompe-i-soccorsi-in-mare-e-usa-le-navi-italiane-per-la-guerra/

Migranti, Medici Senza Frontiere denuncia: “Il 70% non ha accesso a cure mediche”…E non frega niente a nessuno. Ma alla notizia di qualche mese fa che ben il 30% dei padroni di animali domestici non poteva permettersi cure veterinarie, ci siamo indignati tutti. Mi sa che le bestie siamo noi!

 

Migranti

 

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Migranti, Medici Senza Frontiere denuncia: “Il 70% non ha accesso a cure mediche”…E non frega niente a nessuno. Ma alla notizia di qualche mese fa che ben il 30% dei padroni di animali domestici non poteva permettersi cure veterinarie, ci siamo indignati tutti. Mi sa che le bestie siamo noi!

Solo qualche mese fa tutti indignati per la notizia “il 30% dei padroni di animali domestici non poteva permettersi cure veterinarie” – E va bene l’indignazione, ma se  sentire che “migranti, Il 70% non ha accesso a cure mediche” non fa né caldo ne freddo… Della sorte dei migrandi (esseri umani!) a nessuno frega niente, e questo fa pensare. Fa pensare che le bestie siamo noi. Siamo diventati bestiali e neanche ce ne accorgiamo…!

Da Fanpage:

Migranti, Medici Senza Frontiere denuncia: “Il 70% non ha accesso a cure mediche”

Negli ultimi due anni Medici Senza Frontiere ha seguito un programma di orientamento ai servizi sanitari pubblici per i residenti dell’Ex Moi di Torino. Gli abitanti degli insediamenti informali sono uomini, donne e bambini che vivono in condizioni estreme senza richiedere l’accesso al Servizio Sanitario Nazionale.

Da più di due anni Medici Senza Frontiere ha avviato un programma di orientamento ai servizi sanitari pubblici per i residenti dell’Ex Moi di Torino, principalmente rifugiati e richiedenti asilo. Il complesso di edifici, di recente al centro della cronaca per la questione sgomberi, è uno degli insediamenti informali più grandi d’Italia: si tratta di alloggi di fortuna per chi è uscito dal circuito dell’accoglienza. Nel 2013 circa un migliaio di persone, proveniente principalmente da Africa Sub-Sahariana e Somalia, occuparono quattro palazzine del villaggio costruito per le Olimpiadi invernali del 2006. Negli insediamenti informali si trovano richiedenti asilo in attesa di un posto in un centro di accoglienza o persone a cui l’accoglienza è stata revocata, migranti in cerca di protezione umanitaria in Italia o in un altro Paese europeo, fermati alla frontiera. Sono almeno 10.000 tra uomini, donne e bambini, persone quasi invisibili che vivono in condizioni estreme, in aree industriali dismesse, baraccopoli, sulle rive dei fiumi, spesso senza acqua potabile ed elettricità. Nonostante il Sistema Sanitario Nazionale consenta loro l’acceso alle cure, più del 70% non è iscritto, né ha il medico di famiglia o il pediatra, nel caso dei minori.

Le barriere che impediscono di accedere ai servizi sanitari, secondo MSF, sono molte, a partire dalla “complessità delle procedure amministrative”, ma anche “la non conoscenza delle norme” da parte degli utenti e del personale dei servizi. Ci sono poi le “barriere di carattere linguistico e l’isolamento di migranti e rifugiati che si ritrovano a vivere in aree sempre più marginali”. Il risultato, conclude il rapporto, è che “la possibilità di accesso di tale popolazione al SSN è sempre più ridotta ai presidi di pronto soccorso ospedalieri”.

Dalla fine 2016 MSF ha orientato “469 persone, di cui 40 donne e 14 minori. Il 74% è risultato non iscritto al SSN e l’82% privo di medico di famiglia o pediatra di libera scelta al momento del primo contatto. Gli accompagnamenti sono stati 355, dei quali il 49% verso servizi sanitari”, scrive l’associazione nel rapporto “Inclusi gli Esclusi”, che riassume questi due anni di lavoro all’Ex Moi.

Inoltre da novembre del 2017 Medici Senza Frontiere ha iniziato a collaborare con ASL “Città di Torino”, stipulando un accordo che prevede che due residenti dell’ex villaggio olimpico siano impiegati come mediatori interculturali, in appoggio al personale amministrativo. Grazie al progetto, conclude il report, “i tempi per finalizzare l’iscrizione al SSN degli abitanti dell’Ex Moi attraverso la residenza virtuale si sono ridotti da due mesi all’inizio del 2017, all’attuale settimana”.

fonte: https://www.fanpage.it/migranti-medici-senza-frontiere-denuncia-il-70-non-ha-accesso-a-cure-mediche/
http://www.fanpage.it/

Idrissa, il richiedente asilo che ha restituito il portafogli a un pensionato: “Da noi si fa così” – …Da te, coglione… Dalle nostre parti, invece, si deve rubare, rubare, rubare, magari fino a 49 milioni, coglione…!

 

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Idrissa, il richiedente asilo che ha restituito il portafogli a un pensionato: “Da noi si fa così” – …Da te, coglione… Dalle nostre parti, invece, si deve rubare, rubare, rubare, magari fino a 49 milioni, coglione…!

Restituisce il portafogli a un pensionato: “Da noi si fa così” – Ora chi glie lo spiega a questo coglione che da noi non si fa così? In questo modo non si integrerà mai. Deve rubare, rubare, rubare, magari fino a 49 milioni…!

Trova un portafogli per terra con all’interno oltre 1300 euro in contanti e lo porta ai Carabinieri per restituirlo al legittimo proprietario. È il gesto di Idrissa Diakité, richiedente asilo di 23 anni residente a Cesate, nel milanese, e arrivato dal Mali dopo un lungo viaggio attraverso la Libia, dov’è stato incarcerato, picchiato e poi messo a forza su un gommone per l’Italia. “Da noi in Mali – racconta – se trovi qualcosa che non ti appartiene la prima cosa che fai è riportarla al suo proprietario. Ho pensato questo e così sono andato dai Carabinieri, dove fortunatamente ho incontrato il signore che aveva perso i soldi. Mi ha ringraziato molto”. Idrissa racconta poi del viaggio che lo ha portato in Italia: “In Libia sono stato in prigione, ho dovuto lavorare molti mesi. Mi dicevano che se volevo uscire dovevo pagare. Poi sono riuscito a trovare un passaggio su un’imbarcazione per l’Italia, ma una volta visto che era solo un gommone mi sono rifiutato di salire. I libici allora mi hanno messo in ginocchio, mi hanno picchiato e mi hanno gettato a bordo. È così che sono arrivato da voi”

(tratto da: https://raiawadunia.com/idrissail-richiedente-asilo-che-ha-restituito-il-portafogli-a-un-pensionato-da-noi-si-fa-cosi/)

Che dire? Questa gente non si integrerà MAI… Troppo onesti per noi…

 

 

Di troppa “pacchia” si può anche morire: la storia di Gaye Demba, il migrante disperato che si è tolto la vita

 

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Di troppa “pacchia” si può anche morire: la storia di Gaye Demba, il migrante disperato che si è tolto la vita

Il giovane del Gambia era ospite di una struttura della diocesi dopo aver vissuto a lungo negli scantinati. Il dolore del vescovo Nosiglia: “Una vita di violenze e soprusi”.

Pacchia, telefonini, scarpe firmate. I luoghi comuni razzisti sono tanti, la realtà è molto diversa. Drammatica. Molto drammatica.
“Il suo gesto obbliga tutti quanti a riflettere sulle ferite interiori che hanno segnato profondamente Demba e molti altri immigrati”. Cosi’ il vescovo di Torino, monsignor  Cesare Nosiglia interviene sul suicidio di Gaye Demba, un 28enne originario del Gambia, che aveva vissuto negli scantinati dell’ex Moi e che ora era ospitato in una struttura della diocesi.
“Questo ragazzo – ha sottolineato Nosiglia – è giunto nel nostro Paese dopo aver subìto violenze e soprusi molto pesanti che hanno minato profondamente la sua vita, provocando fragilità che purtroppo si sono manifestate nel suo gesto estremo.Sono le stesse ferite, le medesime fragilità a cui ciascuno di noi è esposto”.

“Ferite e fragilità che non dipendono dal colore della pelle né dal passaporto o dal conto in banca”, ha aggiunto Nosiglia ricordando che nell’ultimo anno e mezzo era stato seguito da una équipe di persone e professionisti che “hanno fatto tutto quanto possibile per offrire a questo giovane ragioni positive ma purtroppo non è stato sufficiente”.
“Chiedo a tutti di contribuire a far crescere nella nostra città un clima che non sia né di odio né di rifiuto né di paura, ma sia invece di reciproca accoglienza, attenzione e rispetto”.

Gaye Demba aveva vissuto fino al primo sgombero, programmato nel 2017, all’ex Moi, l’ex complesso olimpico attualmente oggetto di un piano di totale sgombero che dovrebbe concludersi entro il 2019 grazie anche al sostegno del governo. “Seguivamo da vicino questo ragazzo che aveva più volte dato segni di forte depressione – spiega Sergio Durando, direttore della Pastorale Migranti di Torino -. Aveva già manifestato nel tempo volontà autodistruttive, e purtroppo era stato sottoposto a marzo ad un tso all’Ospedale Mauriziano, ma poi era uscito”.

“I responsabili della struttura hanno fatto tutto quanto è stato umanamente  possibile per offrire a questo giovane ragioni positive e opportunità utili a costruire una vita nuova e diversa, ma purtroppo tutto questo impegno non è stato sufficiente – conclude. Nosigna -.  Il suo gesto obbliga tutti quanti a riflettere sulle ferite interiori che hanno segnato profondamente Demba e molti altri immigrati. Sono le stesse ferite, le medesime fragilità a cui ciascuno di noi è esposto. Ferite e fragilità che non dipendono dal colore della pelle né dal passaporto o dal conto in banca”.