Francesco Guccini: “In Italia c’è odore di regime, Salvini è un furbo comiziante…

 

Guccini

 

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Francesco Guccini: “In Italia c’è odore di regime, Salvini è un furbo comiziante…

 

In un’intervista al Corriere della Sera, il cantautore è tornato a commentare l’attualità politica italiana.

“Sì, c’è odore di regime quando si inizia a parlare a nome di tutti gli italiani. Guardi Salvini, quando qualcuno a uno dei suoi trentamila comizi dissente, lui lo addita dandogli del compagno (anche se potrebbe essere un liberale), intimandogli di portare tot migranti a casa sua: facevo anch’io così ai concerti con i contestatori e se il giochino mi riusciva, il resto del pubblico li metteva a tacere. Sì, è furbo Salvini…”. A dirlo è Francesco Guccini che, in un’intervista al Corriere della Sera è tornato a commentare l’attualità politica italiana. Solo qualche settimana fa infatti, aveva evocato  il disfacimento della Germania democratica prima dell’avvento del nazismo, paragonando poi il Movimento 5 Stelleai Testimoni di Geova, cosa che ora ribadisce: “Hanno verità assolute, come quegli altri che non credono nell’evoluzionismo. Io ho sempre praticato il beneficio del dubbio, loro mi pare di no. Oltre a essere dei faciloni su tutto, con queste frasi apodittiche tipo ‘abbiamo abolito la povertà’, come se, chessò, si potessero eliminare i borseggiatori”.

In passato, il vicepremier Salvini aveva detto di apprezzare le canzoni di Guccini: “Ah sì? Piacevo anche alla Meloni se è per questo, mi invitò a una festa dell’allora Msi e declinai – ha detto il cantautore -. Siccome sembro un anarchico rivoluzionario pensano di potermi ascrivere alle loro idee rivoluzionarie. Sempre che ne abbiano, si sbagliano. E comunque piacevo anche ai cattolici, io che non credo”.

tratto da: https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/02/16/francesco-guccini-in-italia-ce-odore-di-regime-salvini-e-un-furbo-comiziante-sanremo-baglioni-ha-cantato-male-la-mia-canzone-non-gliene-fregava-nulla/4976422/

Ancora un raid della polizia francese ai nostri confini – Irrompono sul treno Ventimiglia-Nizza a caccia di migranti, armati di spray urticante. La testimonianza di una passeggera: “Dal bagno urla disumane”… Però non vi dimenticate che i “vomitevoli” siamo noi…!

 

 

polizia francese

 

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Ancora un raid della polizia francese ai nostri confini – Irrompono sul treno Ventimiglia-Nizza a caccia di migranti, armati di spray urticante. La testimonianza di una passeggera: “Dal bagno urla disumane”… Però non vi dimenticate che i “vomitevoli” siamo noi…!

Migranti, polizia francese spruzza spray urticante sul treno Ventimiglia-Nizza | Una passeggera a Tgcom24: “Dal bagno urla disumane”

La sostanza ha raggiunto anche i viaggiatori in carrozza provocando tosse e bruciori. “Non è la prima volta, ma mai così tanta violenza”, il racconto a Tgcom24

Nuove polemiche sul comportamento della polizia francese al confine con l’Italia: gli agenti avrebbero spruzzato spray urticante giovedì mattina intorno alle 7 sul treno partito da Ventimiglia e diretto a Nizza. L’obiettivo era per far uscire alcunimigranti nascosti in un bagno, ma la sostanza urticante ha raggiunto anche i viaggiatori in carrozza provocando tosse e bruciori. L’episodio si è verificato alla stazione di Mentone. “Dal bagno dove si erano chiusi i tre giovani africani arrivavano urla disumane – è il racconto di una testimone a Tgcom24. – Un fatto del genere era già accaduto la settimana scorsa, ma nessuno aveva visto tanta violenza. Siamo rimasti tutti increduli e scioccati. Tutto ciò è legale?”.

La testimonianza di una passeggera a Tgcom24La stazione di Mentone è la prima in territorio francese una volta oltrepassato il confine arrivando dall’Italia. Secondo quanto hanno riferito alcuni passeggeri, gli agenti, saliti a bordo alla sosta delle 7.10 per l’abitudinario controllo dei documenti, hanno dapprima cercato di forzare la porta della toilette nella quale si erano chiusi i migranti utilizzando una sorta di grossa tronchese e hanno poi spruzzato la sostanza urticante per farli uscire.

“Dal bagno arrivavano urla disumane – racconta una testimone a Tgcom24 – e dopo mezz’ora di tensione abbiamo visto come quei tre ragazzi sono usciti da lì, non si reggevano in piedi. E anche i gendarmi erano stremati. Ma tutta questa aggressività è lecita? E’ stata una situazione sconvolgente”.

Come hanno reagito i presenti? “Eravamo tutti scioccati, nessuno è intervenuto direttamente contro i gendarmi, ma in tanti si sono alzati per vedere da vicino cosa stesse accadendo e per filmare con gli smartphone. Nessuno provava simpatia per questa azione. A quell’ora sul treno eravamo per lo più italiani”.

“Vorrei ci fosse consapevolezza nell’opionone pubblica di quello che accade in quella tratta: i controlli sono mirati in base al colore della pelle – aggiunge la testimone a Tgcom24; – chi prova a scappare viene bloccato e preso platealmente a schiaffi. Quei tre ragazzi sicuramente parlavano francese, perché gli agenti non hanno provato a trattare con loro? O perché non hanno semplicemente atteso che uscissero per intervenire? Alla fine tutti ci siamo chiesti: Chissà dove li portano? Cosa faranno loro?”.

 

fonte: https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/migranti-polizia-francese-spruzza-spray-urticante-sul-treno-ventimiglia-nizza-una-passeggera-a-tgcom24-dal-bagno-urla-disumane-_3191724-201902a.shtml

Padre Zanotelli: “Come può un cristiano votare Lega?”

 

Zanotelli

 

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Padre Zanotelli: “Come può un cristiano votare Lega?”

Padre Zaniteklli dice la sua in occasione della presentazione del suo libro “Prima che gridino le pietre”. Un pamphlet che denuncia le storture del decreto sicurezza e il razzismo di Stato: “Non possiamo girarci dall’altra parte, è nostro obbligo morale e civile resistere a queste politiche”. Basta con l’idea del migrante come capro espiatorio: “Dobbiamo far capire ai cittadini chi sono i responsabili della crisi”. La disobbedienza? “È giusta, come nel caso di Mimmo Lucano”. 

“Questo libro nasce dall’esigenza di un confronto forte e deciso con il razzismo e la xenofobia che ci stanno travolgendo. Dobbiamo farlo insieme, credenti e laici, dobbiamo riappropriarci di quella che il pastore danese Kaj Munk, luterano antinazista, ucciso come un cane nel 1944, definiva santa collera”. È l’incipit dell’ultima fatica di padre Alex Zanotelli, un pamphlet (dal titolo Prima che piovono le pietre. Un manifesto contro il razzismo, edito da Chiarelettereche vuole contrastare quel che definisce “l’imbarbarimento del linguaggio” nel Paese. Di recente, ha sostenuto la candidatura di Mimmo Lucano, il sindaco di Riace sotto processo, a Nobel per la Pace: “Sono con lui, è un nostro dovere disobbedire alle leggi ingiuste”.

Padre, nel testo lei parla di “razzismo di Stato”. Quali sarebbero i provvedimenti o gli episodi incriminati a tal punto da portare a una tale affermazione? 

Non è un termine da me coniato, già un libro di Piero Basso ha questo nome e in materia ci sono molti contributi internazionali. Viviamo una fase nel quale cresce di giorno in giorno la xenofobia nei confronti del diverso. Ma dobbiamo essere sinceri: parte tutto da lontano, dalla legge Turco-Napolitano sull’immigrazione. Non dobbiamo dimenticarci le responsabilità del centrosinistra che ha preparato il terreno alle peggiori destre inaugurando i Centri di detenzione (CIE) e spianando la strada alla Bossi-Fini, una legge immorale e anticostituzionale perché non riconosceva i migranti come soggetti di diritto ma solo come forza lavoro a basso prezzo. Poi abbiamo avuto Minniti che ha fatto sì che rimanessero imprigionati 700-800mila migranti africani nelle mani dei libici: persone rinchiuse in prigione, torturate e seviziate. Siamo alla palese violazione di ogni diritti umano. Per ultimo è arrivato il “decreto insicurezza” di Salvini. Un testo che, al di là della propaganda, aumenta l’irregolarità nel Paese regalando braccia, e nuovi schiavi, al caporalato sia al Nord per l’edilizia sia al Sud per l’agricoltura.

Sia Minniti che Salvini le risponderebbero che il flusso dei migranti andava gestito in qualche modo e che l’Italia si è trovata sola di fronte a questo problema perché abbandonata dall’Europa. Come replica? 

È evidente che l’Europa non ha fornito nessun ausilio e ciò è gravissimo. Ma qui entriamo nel nodo centrale della questione: i numeri ci vengono in aiuto. Oggi l’Onu riconosce nel mondo come rifugiati e profughi ben 65 milioni di persone. Di questi, l’86% sarebbe accolto da Paesi poveri. Il Libano, che ha sei milioni di abitanti, ha aperto le porte ad un milione e mezzo di siriani. Il Kenya, altra nazione povera, ha accolto un milione e mezzo di somali che scappano dalla guerra. L’Uganda è stata ospitale con un altro milione e mezzo di sud sudanesi. In questo contesto, non è concepibile che 500 milioni di persone che vivono sostanzialmente bene – perché in Europa si sta meglio che in altre parti – non siano in grado di accogliere qualche milione di gente che fugge da carestie, epidemie e guerre terribili come in Siria e Afghanistan.

L’Europa sta attraversando un periodo di crisi economica e il conseguente impoverimento generale ha reso possibile l’avanzata di quella destra populista che foraggia la guerra tra poveri e vede nel migrante il nemico da contrastare. Come si rompe questa narrazione? Qual è la ricetta per uscirne? 

È la mancanza di politica che fa scoppiare le contraddizioni e le bombe sociali, soprattutto nei quartieri periferici e più poveri. Da anni, chiunque vada a governare è succube dei poteri finanziari e delle banche. Si sentono tanti proclami ma la realtà resta questa: persino la “manovra del popolo” è stata scritta a Bruxelles. Dato che i politici non cambiano lo status quo puntano il dito contro il migrante, il perfetto capro espiatorio. Qui, invece, toccherebbe intervenire sulla crescente diseguaglianza: la forbice tra i pochi ricchi e i tanti poveri si allarga a dismisura. I cittadini hanno ragione ad essere arrabbiati, la politica dovrebbe farsene carico e modificare il sistema economico/finanziario mentre non vi è traccia.

In una parte del libro definisce le giornate di Genova 2001 come uno spartiacque. Cosa intende?

A Genova è stato ammazzato un movimento straordinario, popolare e non violento. Un movimento che aveva ragione – oggi si può dire con convinzione – e che ha messo paura al governo e alla destra, per questo è stato brutalmente represso. Dopo il 2001 ci siamo persi per strada. Non siamo più riusciti a costruire un’alternativa possibile e di massa.

Nel pamphlet c’è anche un elogio alla disobbedienza. In termini operativi cosa si può fare per contrastare quei provvedimenti del governo che lei definisce razzisti, incostituzionali ed immorali? 

Nel diritto esiste una gerarchia delle fonti: penso sia legittimo disobbedire ad una legge ordinaria se lo si fa guardando ad una legge superiore, come alla Costituzione. Nella storia ci sono stati uomini, penso a Martin Luther King o Gandhi, che grazie alla disobbedienza hanno ottenuto risultati significativi e sono riusciti a cambiare il corso della storia. Oggi viviamo in una fase in cui è altrettanto importante battersi in prima persona. E allora ben vengano le persone che aiutano i migranti a passare il confine dall’Italia alla Francia sulla neve. O ben venga il modello di accoglienza di Mimmo Lucano nella sua Riace. Si processa il reato di solidarietà quando, in realtà, l’azione è giusta e legittima. Bisogna moltiplicare tali condotte, ovviamente sempre non violente, perché sono un antidoto per sconfiggere politicamente e culturalmente la barbarie xenofoba che avanza.

Immagino avrà seguito la querelle tra il governo e Famiglia Cristiana che ha pubblicato una copertina eloquente con su scritto: “Vade retro Salvini” a proposito della mancata accoglienza dei migranti in mare. In questa fase qual è il ruolo della Chiesa?

Trovo assurdo che un cristiano voti la Lega. Per questo, ritengo che la Chiesa abbia sicuramente un ruolo importante e che, a volte, sia ancora troppo timida. C’è un Papa straordinario che sull’accoglienza ha preso posizione e così esistono decine di vescovi coraggiosi che stanno rilanciando nella società i valori di coesione e solidarietà nei confronti del prossimo. Riflettiamo sulle tante parrocchie in giro per l’Italia che aiutano concretamente i poveri e i migranti. Però non è sufficiente. Molti altri ecclesiastici preferiscono il silenzio o sono addirittura complici. La Lega non esiste da oggi – sono quasi trent’anni che è nelle istituzioni e che propina odio e rancore – eppure nessun episcopato in Piemonte, Veneto o Lombardia ha mai scritto un documento denunciandone il pericolo. Ciò la dice lunga sul comportamento di una parte della Chiesa.

(21 dicembre 2018)
tratto da: http://temi.repubblica.it/micromega-online/padre-zanotelli-come-puo-un-cristiano-votare-lega/

“È pieno di odio”… Lo ha detto Salvini, quello che lascia affogare i migranti, rivolgendosi a padre Zanotelli, una vita in aiuto della gente in Sudan e Kenia e sempre dalla parte dei più deboli… Non trovate anche voi che c’è qualcosa che proprio non quadra…?

 

Zanotelli

 

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“È pieno di odio”… Lo ha detto Salvini, quello che lascia affogare i migranti, rivolgendosi a padre Zanotelli, una vita in aiuto della gente in Sudan e Kenia e sempre dalla parte dei più deboli… Non trovate anche voi che c’è qualcosa che proprio non quadra…?

l ministro dell’Interno Matteo Salvini ha postato su facebook una foto dove compare padre Alex Zanotelli insieme a una citazione attribuita al missionario pacifista: “Salvini va processato anche per la Sea Watch”.
Il vicepremier commenta: “Dopo avermi definito razzista, ‘genio malefico’, criminale (e altri complimenti che al momento mi sfuggono), questo prete sostiene che dovrebbero processarmi non solo per la Diciotti ma anche per la Sea Watch. Olè!”.

Nel post scriptum, il vicepremier conclude: “Ma, mi chiedo, un uomo di chiesa può essere sempre così pieno di risentimento e di odio?”.

Lasciaci indovinare, caro Matteo… Sarà forse perché ti fai i selfie mangiando pane e Nutella, mentre per colpa tua la gente crepa in mare…? Pensaci, Mattei, pensaci…

Padova 28 gennaio, Ousmane Cissoko, 21enne senegalese arrivato in Italia con un barcone, non esita a gettarsi nelle acque gelide del Brenta per salvare un Italiano… Tra le tante cose che hanno da dire sui migranti, questa non ve la dicono. Non porta voti!

 

migranti

 

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Padova 28 gennaio, Ousmane Cissoko, 21enne senegalese arrivato in Italia con un barcone, non esita a gettarsi nelle acque gelide del Brenta per salvare un Italiano… Tra le tante cose che hanno da dire sui migranti, questa non ve la dicono. Non porta voti!

Padova, immigrato sfida il gelo per salvare aspirante suicida dal Brenta

Ousmane, arrivato con il barcone nel 2016: «Ho ascoltato il cuore. E sono abituato a lottare con il mare»

Dal corriere della sera

Si è spogliato dei vestiti e, incurante del gelo e dell’acqua con una temperatura prossima allo zero, si è buttato nel Brenta per salvare un uomo in difficoltà. Ousmane Cissoko, 21enne senegalese regolare residente a Torre, che nel 2016 era sbarcato in Sicilia con un barcone partito dalla Libia e che per otto mesi è stato ospite del centro di Bagnoli, lunedì mattina verso le 8 si stava dirigendo in bicicletta a Limena dove lavora come magazziniere, quando ha notato una ragazza sbracciarsi sulla passerella pedonale che collega Padova a Cadoneghe. Nelle acque sottostanti del fiume Brenta si era appena gettato un uomo di 68 anni che aveva deciso di togliersi la vita. Il giovane non ci ha pensato due volte, si è tuffato e con difficoltà ha riportato a riva il padovano ormai in ipotermia.

«Dovevo fare qualcosa»

Poco dopo un carabiniere si è tuffato per aiutarlo, l’anziano è stato preso in consegna dai sanitari del Suem che l’hanno trasportato in pronto soccorso in gravi condizioni. Cissoko è stato fatto sedere in auto, scaldato con una coperta e poco dopo si è recato lavoro. «Mi ha parlato il cuore- racconta- dovevo assolutamente salvare quell’uomo. L’acqua era gelida ma non mi importava. Dovevo fare qualcosa, io lavoro coi pesi, sono abituato a nuotare perché in Senegal sono nato vicino al mare. L’uomo era in centro al fiume, l’ho preso per mano e siamo tornati a riva dove un militare ci ha aiutato a uscire».

Migliaia di morti e migranti detenuti – Gli scheletri nell’armadio di Macron, quello che definisce noi Italiani “vomitevoli”

 

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Migliaia di morti e migranti detenuti – Gli scheletri nell’armadio di Macron, quello che definisce noi Italiani “vomitevoli”

Migliaia di morti e migranti detenuti – Gli scheletri nell’armadio di Macron

C’era un tempo in cui Emmanuel Macron dava del “vomitevole” al governo italiano per la gestione dei migranti. Niente a che vedere con la sua civilissima Francia, che invece sembrava in grado di accogliere tutti e col sorriso ben impresso sul volto del capo dell’Eliseo. Poi però dalle parole siamo passati ai fatti. E di quella Francia dell’accoglienza è rimasta un’immagine a dir poco sbiadita.

La gendarmeria ha iniziato a trascinare ed espellere in Italia gli immigrati che arrivavano in Francia o a entrare direttamente in territorio italiano. Mentre Ventimiglia veniva trasformata in una sorta di Calais d’Italia, con tanto di accampamenti e con la polizia francese a vigilare il confine. L’ordine di Parigi era tassativo: nessuno doveva passare il confine. Ordine assolutamente legittimo: ma sarebbe stato sacrosanto evitare la morale al governo di Giuseppe Conte.

Nel frattempo, lo scontro tra Francia e Italia non si è mai arrestato. Tra Parigi e Roma sono volate parole grosse su innumerevoli dossier. Ma è ancora il tema migranti a essere al centro della disfida delle Alpi. Dall’Italia, le accuse verso Parigi si sprecano. Il Movimento 5 Stelle e Fratelli d’Italia incolpano la Francia di impoverire l’Africa con le politiche post-coloniali, provocando l’emigrazione di migliaia di persone che giungono via mare in Europa. Il vice premier Luigi Di Maio ha addirittura chiesto all’Unione europea di sanzionare i Paesi europei che impoveriscono il continente africano. Una richiesta che naturalmente non avrà seguito in sede europea, ma è il segnale di come fra Parigi e Roma sia tornato il tempo dello scontro. E con le elezioni europee alle porte, è chiaro che l’immigrazione diventi un tema di dibattito fondamentale.

Da Parigi iniziano a studiare le prime mosse. La Francia è favorevole a “obiettivi quantificati in numeri a livello europeo” ha detto il portavoce del governo francese, Benjamin Griveaux, al ‘Grand débat” delle testate CNews-Europe1-Les Échos. “La base dell’Europa è la solidarietà. E anche questa solidarietà deve giocare un ruolo sulla questione migratoria”, ha detto Griveaux. “Non possiamo essere solo alcuni Paesi europei a occuparci di questo problema dell’asilo e dell’immigrazione”, ha continuato. Anzi, ha voluto anche sottolineare che la Francia deve continuare a garantire “l’accoglienza incondizionata e il diritto di asilo”.

Detto così, sembrerebbe che a Parigi batta il cuore dell’accoglienza indiscriminata, dell’integrazione, di un Paese pronto a ricevere braccia aperte chiunque decide da venire in Europa. Eppure, non tutto è oro quel che luccica. E se la Francia di Macron si ammanta di questa sorta di aura di buonismo nel Mediterraneo, e lo fa proprio mentre i barconi affondano al largo della Libia, si dimentica di quanto avviene a casa sua, ma nei Territori d’Oltremare.In particolare in un’isoletta, quella di Mayotte, dove migliaia di migranti, in gran parte minorenni, sono rinchiusi in un Cra, Centre de rétention administrative.

Come spiega La Verità, “ha una capienza di appena 148 posti e l’associazione per i diritti umaniLa Cimade descrive come ‘prigione chiamata con altri nomi’. I bambini provengono dalle isole Comore, a una settantina di chilometri di distanza. Ma a Mayotte non vengono separati dai genitori come è accaduto al confine con il Messico. Siccome i minori non accompagnati non possono essere rinchiusi nei Cra e rispediti alle Comore, si fa al contrario che negli Stati Uniti: si affibbiano a un qualsiasi clandestino adulto nei paraggi e lo si costringe a fingere di esserne il padre o la madre, creando artificiosamente nuclei familiari”.

La situazione è ormai ben oltre i limiti della vivibilità. Centinaia di bambini girano per l’isola abbandonati a se stessi, le bidonville sorgono ovunque, mentre vicino al capoluogo dell’isola è sorta una vera e propria “collina degli immigrati”. Perché arrivare nell’isola equivale ad arrivare in Francia. E da lì si cerca poi di raggiungere con aerei o navi il territorio europeo, passando per Marsiglia. E così è nato un flusso di migranti senza precedenti, con centinaia di migliaia di arriviin pochi anni. Anche perché in Francia c’è lo ius soli: quindi partorire nell’isola di Mayotte equivale a far nascere cittadini francesi (ed europei).

Proprio per questo motivo, migliaia di donne incinta partono alla volta dell’isola dall’arcipelago delle Comore per partorire nei suoi ospedali. Sempre come spiega La Verità, “riprova è che di tutte le partorienti al Chm (il centro ospedaliero locale ndr), il 75% sono immigrate clandestine. Per contrastare il fenomeno, Parigi ha modificato pochi mesi fa le regole dello ius soli soltanto per questa Provincia: adesso diventano francesi i bambini nati a Mayotte da almeno un genitore che sia presente sul territorio, in modo regolare, da minimo tre mesi”. Ma nel frattempo, sono in migliaia a morire nel percorso per raggiungere l’isola. Tra il 1995 e il 20125 sarebbero morte tra le 7mila e le 10mila persone nell’oceano Indiano per sbarcare a Mayotte. Un cimitero nei fondali delle Comore. Ma Macron forse se l’è dimenticato.

O forse, molto pi semplicemente, non vuole che se ne parli. Perché tene a bada le Comore interessa alla Francia. Parigi non vuole problemi in quello specchio di mare dell’oceano Indiano. Tanto che a novembre, i due Stati hanno firmato un accordo per cui il governo di Azali Assoumani accettava gli espulsi da La Mayotte e Macron dava di nuovo l’ok ai visti per l’isola per i cittadini delle Comore. Motivo? La Francia ha parecchi trattati in atto con il governo. I comoriani che vivo in Francia sono moltissimo (di cui molti anche islamici radicali), ci sono accordi per la Difesa e sulla moneta, garantita dalla Francia. E infine c’è un altro tema: l’energia. Nei fondali delle Comore è presente il gas e c’è anche il petrolio. Parigi vuole essere la prima a sfruttarlo e cosi, accetta il ricatto di Azali sui migranti. Nel frattempo muoiono e vengono rinchiusi nei centri di detenzione: ma di questo Macron e l’Europa sembrano essersene dimenticati. Impegnati come sono a parlare di Italia e Libia.

tratto da: http://www.occhidellaguerra.it/francia-macron-migranti-mayotte-comore/?fbclid=IwAR2_SLJhz0mVXANRQwE9b2ZAlDSiUnqYM0KQncrd-a2yUkT-oN-j4i6Q4YY

Ecco come la Francia predica il rigore in Europa sulla pelle di 14 ex colonie africane

 

Francia

 

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Ecco come la Francia predica il rigore in Europa sulla pelle di 14 ex colonie africane

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Quello che i politici non dicono sull’immigrazione – La Francia continua a mantenere un ferreo controllo delle “ex” colonie. In cambio dell’indipendenza generosamente concessa, ha preteso lo sfruttamento delle loro risorse, pagandole 4 soldi e impedendo la trasformazione locale per ostacolare il loro sviluppo…

Ecco come la Francia fa la “rigorista” in Europa sulla pelle di 14 ex colonie africane

Costa d’Avorio, Mali, Niger, Camerun, Ciad, Gabon, Guinea Equatoriale, Repubblica Centrafricana, Repubblica del Congo, Benin, Burkina Faso, Guinea Bissau, Niger, Senegal e Togo. Sembra una geografia di altri tempi e altri luoghi, eppure è’ questo l’elenco dei paesi africani, ex colonie francesi, sui quali la Francia esercita ancora oggi un controllo praticamente assoluto. Con tanto di presenza di soldati sul terreno e di intervento militare qualora un capo di stato deragli dall’asfissiante perimetro economico e geopolitico deciso da Parigi. L’ex presidente ivoriano Gbagbo, nel 2011 in contemporanea all’aggressione alla Libia, è stato deposto militarmente con l’aiuto dei soldati francesi ed è ancora in carcere in attesa di un processo ovviamente “per crimini contro l’umanità”.

Lo strumento intorno al quale ruota l’intero sistema del controllo francese sui 14 Paesi africani è il franco coloniale, detto franco Cfa, moneta che la Francia ha imposto alle sue colonie nel 1945, subito dopo l’accordo di Bretton Woods, che ha regolato il sistema monetario dopo la Seconda guerra mondiale. L’acronimo Cfa inizialmente stava a significare “Colonie francesi d’Africa”, ma negli anni Sessanta, a seguito della decolonizzazione e dell’indipendenza dei paesi africani anche della “francofonia” il suo significato è diventato: “Comunità finanziaria africana”.

 Ma la fine del regime coloniale si è rivelata solo formale, in quanto il franco Cfa ha conservato tutti i vincoli ferrei che aveva fin dall’inizio sulle economie locali. Stiamo parlando di 14 Stati dell’area subsahariana e del Centro Africa, con una popolazione di circa 160 milioni di unità, per i quali la moneta ufficiale è il franco Cfa, che viene però coniata e stampata in Francia, che ne ha stabilito le caratteristiche e ne detiene il monopolio.

Ma quali sono questi vincoli ferrei ai quali sono sottoposte le ex colonie francesi in Africa? Il primo vincolo del franco Cfa è l’obbligo per i 14 paesi africani di depositare il 50% delle loro riserve monetarie presso il Tesoro francese. In pratica, quando uno dei 14 paesi del franco Cfa esporta verso un paese diverso dalla Francia, e incassa dollari o euro, ha l’obbligo di trasferire il 50% di quanto incassato presso la Banca di Francia.

All’inizio la quota che i paesi africani dovevano trasferire in Francia era pari al 100% dell’incasso, nel tempo (1973) è scesa al 65%, infine nel 2005 è scesa al 50%. Scrive il quotidiano economico Italia Oggi che, per esempio, “se il Camerun, previo un esplicito permesso francese, esporta vestiti confezionati verso gli Stati Uniti per un valore di 50mila dollari, deve trasferirne 25 mila alla Banca centrale francese”.

Non solo. Gli accordi monetari sul franco Cfa prevedono che vi siano rappresentati dello Stato francese, con diritto di veto, sia nei consigli d’amministrazione che in quelli di sorveglianza delle istituzioni finanziarie delle 14 ex colonie.

Grazie a questo trasferimento di ricchezza monetaria, la Francia gestisce praticamente il 50% delle valute estere delle 14 ex colonie, investendoli massicciamente in titoli di Stato francesi. Anche grazie a questi Parigi ha potuto finanziare per decenni una spesa pubblica generosa, anche forzando vincoli di Maastricht.

 

Fonti:

https://www.informarexresistere.fr/franco-cfa-moneta-francese-africa/

 

Di Maio con l’attacco al franco CFA che arricchisce i francesi ma affama gli Africani ha toccato un tasto troppo pericoloso, un tasto che nessuno mai ha avuto il coraggio di toccare – Dati gli interessi in gioco, la storia insegna, rischia la vita…!

 

Di Maio

 

 

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Di Maio con l’attacco al franco CFA che arricchisce i francesi ma affama gli Africani ha toccato un tasto troppo pericoloso, un tasto che nessuno mai ha avuto il coraggio di toccare – Dati gli interessi in gioco, la storia insegna, rischia la vita…!

Caso diplomatico con Francia per le esternazioni di Di Maio e Di Battista sul “franco coloniale”? …Il fatto è che la verità brucia… Hanno detto quello che i politici non hanno mai avuto il coraggio di dire: la Francia continua a mantenere un ferreo controllo sulle “ex” colonie impoverendole e sfruttando le loro risorse…!

Di Maio e il franco CFA, Pino Cabras (M5S): ‘Dati gli interessi in gioco, è perfino un atto di coraggio fisico’

“Più volte in questi ultimi mesi ho parlato di un grande argomento tabù: il peso del Franco CFA nel perpetuare un’economia svantaggiosa per i paesi francofoni che adottano quella moneta e vantaggiosa per il patron neocoloniale, la Francia. A dicembre ne ho parlato anche nella tana del lupo, a Parigi, in occasione di una conferenza sul Sahel. Le tragedie in mare sono una fase terminale drammatica ma a suo modo macabramente marginale di un enorme problema che le origina, in paesi segnati dalla povertà, dalle guerre, dall’insicurezza e dall’instabilità per milioni di persone”.

Lo ha scritto su Facebook il deputato del Movimento 5 Stelle Pino Cabras.

“Perciò sono molto contento” ha proseguito “che il vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio abbia posto con forza la questione CFA. A mia memoria, in tanti decenni non ho mai sentito nessun politico europeo di primo piano parlare di questo macroscopico strumento di diseguaglianza economica. Dati gli interessi in gioco, è perfino un atto di coraggio fisico. Ho anche consultato l’archivio on line di Repubblica e nella funzione di ricerca ho scritto “franco CFA”: in 35 anni viene citato solo in 6 articoli degli anni novanta, quasi tutti di Stefano Citati”.

“Credo che sia il momento di accendere i riflettori, soprattutto alla vigilia del trattato franco-tedesco del prossimo 22 gennaio, che sarà anche un cordone protettivo che i padroni del discorso europeo vogliono cingere attorno alla moneta neocoloniale,” ha concluso Cabras.

Ieri Di Maio aveva affermato che la Francia “in Africa continua ad avere delle colonie di fatto, con la moneta, che è il franco, che continua a imporre nelle sue ex colonie”. Sono soldi, aveva spiegato il vicepremier, che Parigi “usa per finanziare il suo debito pubblico e che indeboliscono le economie di quei paesi da dove, poi, partono i migranti”.

Sulla questione si è espresso anche Alessandro Di Battista, che, ospite a Che Tempo che Fa ieri sera, ha mostrato una banconota da 10mila franchi delle colonie francesi e ha detto: “Attualmente, vicino Lione, la Francia stampa questa moneta utilizzata in 14 paesi africani, tutti paesi della zona subsahariana i quali non solo hanno una moneta stampata dalla Francia, ma per mantenere il tasso fisso con l’euro sono costretti a versare circa il 50 per cento dei loro denari in un contro corrente gestito dal Tesoro francese col quale ci pagano una cifra irrisoria del debito pubblico francese pari circa allo 0,5 per cento. Ma soprattutto con questo controllo geopolitico dell’aera, la Francia gestisce la sovranità di questi paesi impedendo la loro legittima indipendenza, la loro sovranità monetaria e fiscale”.

Franco CFA, Manlio Di Stefano: ‘Finalmente si parla di Francia e colonie africane’

“Finalmente si parla di Francia e colonie africane. Sono felice nel constatare che l’argomento del Franco CFA, ovvero del controllo monetario della Francia sulle sue ex colonie africane, sia esploso sulla stampa italiana a seguito di dichiarazioni di Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista. Meglio tardi che mai visto che ne parliamo, seppur con minore risalto, da tempo. Peccato che, in un continuo tentativo di denigrarci invece che di affrontare i problemi reali, la stampa utilizzi anche questo argomento come terreno di scontro col M5S facendo, quindi, da sponda a chi continua a umiliare e sottomettere politicamente Paesi e generazioni di loro cittadini”.

Così su Facebook Manlio Di Stefano, deputato del M5S e sottosegretario agli Affari Esteri.

“Qualcuno” prosegue “si sta impegnando a “‘correggere’ le nostre affermazioni sulla base di esclusive considerazioni economiche tipo ‘il tasso di cambio fisso tra franco CFA e Euro è una garanzia di minore volatilità delle monete locali’ oppure ‘sul deposito al Tesoro francese i Paesi africani prendono la rendita maturata, quindi gli conviene’ e ancora “parliamo solo dello 0.5% del debito francese quindi alla Francia non serve coprirlo così’. Argomenti in parte veri ma assolutamente ininfluenti rispetto a questioni macroeconomiche e politiche”.

“Partiamo dalle prime” spiega Di Stefano “Come affermato da Massimo Amato, professore associato del dipartimento di scienze politiche e sociali della Bocconi, il mantenimento del cambio fisso tra moneta locale ed euro costituisce di fatto un freno allo sviluppo delle economie locali perché ogni espansione del credito interno, dall’aumento delle importazioni a quello dei prezzi, derivanti entrambi dall’aumento dell’attività economica interna, comporterebbero una conseguente variazione del tasso di cambio impedita proprio dal Franco CFA.
Questo significa quindi costringere la società di quei Paesi all’immobilismo, a non svilupparsi, a dipendere sostanzialmente, dell’esportazione di materie prime. Materie prime che, guarda caso, vengono in larga parte gestite dalla Francia grazie alle dirigenze amiche in quei Paesi (coltan, fosfati, oro ecc)”.

“Sempre per stare nel merito” continua l’esponente pentastellato “occorre parlare anche di immigrazione per rispondere a chi sostiene che il numero di immigrati proveniente da quei Paesi sia irrisorio. Premesso che quest’affermazione può essere al massimo contestualizzata temporalmente ma mai detta in termini assoluti, vista la mutevolezza di questo fenomeno, non possiamo non notare come le 15 ex colonie francesi rappresentino oggi territorio di transito dei flussi migratori grazie alla rete criminale locale che sfrutta il fenomeno a suo vantaggio facendo leva sull’assenza di un’economia locale. Le migrazioni rappresentano quindi una parte consistente dell’economia locale in assenza di possibilità di sviluppo alternative.
L’argomento più importante, però, è quello della sudditanza politica. È la politica che in questo caso fa la differenza”.

“Prima di tutto non si capisce il motivo per il quale un Paese straniero debba detenere la valuta forte destinata a sue ex 15 colonie e convertirla in moneta locale controllandone quindi il tasso di cambio e fattori paralleli come l’inflazione. Se non bastasse però, non vi sfuggirà che determinare le politiche monetarie di una fascia così ampia e popolosa di Africa (200 milioni di persone ad oggi) sia un fattore di enorme vantaggio geopolitico e che questa ‘benevolenza’ delle presidenze locali sia un enorme vantaggio per la Francia su temi decisamente prioritari come quello del mantenimento del diritto di veto in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite insieme a USA, Russia, Cina e Gran Bretagna. Da anni infatti si sostiene la tesi di dover rappresentare in questo consesso la UE nel suo insieme invece che un singolo Paese membro. In buona sostanza: il rapporto vantaggioso tra la Francia e le sue ex colonie è esclusivamente riservato alle élite e come sempre questo avviene sulle spalle dei popoli cui viene tolta la speranza. Se vogliamo davvero occuparci di Africa dobbiamo partire da questo, dalle cause dei problemi e non dai sintomi.
Nei prossimi giorni approfondiremo questi temi così che tutti possiate farvene una idea migliore. Avanti così,” conclude Di Stefano.

 

fonti:

Caso diplomatico con Francia per le esternazioni di Di Maio e Di Battista sul “franco coloniale”? …Il fatto è che la verità brucia… Hanno detto quello che i politici non hanno mai avuto il coraggio di dire: la Francia continua a mantenere un ferreo controllo sulle “ex” colonie impoverendole e sfruttando le loro risorse…!

 

https://www.silenziefalsita.it/2019/01/21/franco-cfa-manlio-di-stefano-finalmente-si-parla-di-francia-e-colonie-africane/

https://www.silenziefalsita.it/2019/01/21/di-maio-e-il-franco-cfa-pino-cabras-m5s-dati-gli-interessi-in-gioco-e-perfino-un-atto-di-coraggio-fisico/

 

Un altro barcone con 100 migranti imbarca acqua. A bordo potrebbero esserci morti, tra cui anche un bambino. La situazione è disperata – La drammatica telefonata: “Presto non riuscirò più a parlare perché sto congelando” … Ma vuoi mettere la soddisfazione di non avere migranti tra le palle?

 

migranti

 

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Un altro barcone con 100 migranti imbarca acqua. A bordo potrebbero esserci morti, tra cui anche un bambino. La situazione è disperata – La drammatica telefonata: “Presto non riuscirò più a parlare perché sto congelando” … Ma vuoi mettere la soddisfazione di non avere migranti tra le palle?

 

Migranti, barcone in difficoltà: in 100 a bordo, si temono morti. Alarm Phone: “Libia non risponde, stanno congelando”

Salvini-Di Maio accusano Macron: ipocrita sui migranti… ma intanto questi stanno crepando…!

L’allarme. Il barcone è stato segnalato da Alarm Phone, il sistema di allerta telefonico utilizzato per segnalare imbarcazioni in difficoltà. Il natante, che inizialmente non aveva chiesto aiuto, imbarca acqua. A bordo, secondo quanto segnalato, potrebbero esserci morti, tra cui forse anche un bambino. Un racconto drammatico quello delle telefonate che Alarm Phone ha ricevuto dalla cerretta in avaria al largo di Misurata, a circa 60 miglia dalla terraferma. «Presto non riuscirò più a parlare perché sto congelando». «A bordo sono tutti nel panico – scrive il sistema di allerta – il nostro staff sta cercando di calmarli, ma abbiamo sentito più volte persone urlare. La situazione è disperata».

Si, lo sappiamo che queste cose per noi nobili Italiani con la I maiuscola, quelli con il prersepe in casa ed il crocefisso a scuola, danno solo fastidio. Proprio ora che, grazie al Capitano, ci siamo tolti i migranti dalle palle esiamo tutti più tranquilli, ci devono rompere i coglioni con un centinaio di profughi che crepa…

Ma lo volete capire o no che vogliamo stare tranquilli e farci i cazzi nostri?

Capitano, pensaci TU…

By Eles

Migranti, Roberto Fico ora accusa: “Una società sana salva vite”

Roberto Fico

 

 

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Migranti, Roberto Fico ora accusa: “Una società sana salva vite”

Il presidente della Camera si schiera apertamente contro Salvini. Non è la prima volta che lo fa e incarna i mal di pancia dei grillini ribelli

In un momento difficile per il governo, chiamato in causa dalla sinistra per l’ennesima strage di disperati nel Mar Mediterraneo, è ancora una volta il presidente della Camera Roberto Fico a fare l’opposizione più netta alla linea dettata da Matteo Salvini per arginare l’immigrazione clandestina.

Gli è bastato un tweet in cui prendeva le distanze dalla linea dura dei porti chiusi per agitare nuovamente la folta schiera di grillini “di sinistra” che non tollerano l’alleanza con il leader leghista. “Salvare vite umane – ha scritto il grillino su Twitter – è quello che fa una società sana”.

L’ennesima strage di immigrati al largo della Libia, con ben 117 morti, scuote le istituzioni. Nonostante il presidete della Repubblica Sergio Mattarella abbia espresso “profondo dolore” e il premier Giuseppe Conte si sia detto “scioccato” per la tragedia di ieri, Salvini ha ribadito che la politica del governo italiano non cambierà. “Il naufragio è la dimostrazione che se riapri i porti ritornano i morti. Cuori aperti per chi scappa dalla guerra ma porti chiusi per Ong e trafficanti”, ha scandito il vicepremier leghista puntando il dito verso l’Unione europea e accusandola di lasciare l’Italia sola nella gestione di un’emergenza che dovrebbe essere affrontata tutti insieme. Sebbene all’interno del governo non siano sorti dei distinguo, a fare opposizione interna ci ha pensato (ancora una volta) Fico che mal tollera la deriva di destra che ha preso il Movimento 5 Stelle da quando si è alleato con la Lega. “Dolore, rabbia e tristezza – ha scritto in serata su Twitter – salvare vite umane è quello che fa una società sana. Se non ci riusciamo è un terribile fallimento per tutti noi”.

Roberto Fico

@Roberto_Fico

Dolore, rabbia e tristezza.

Salvare vite umane è quello che fa una società sana. Se non ci riusciamo è un terribile fallimento per tutti noi.

Sebbene Fico eviti accuratamente di fare nomi, è a Salvini che stava pensando mentre postava il tweet. Non è la prima volta che il presidente della Camera tuona contro l’alleato di governo. È già successo, per esempio, quando si è schierato al fianco delle Ong messe al bando da Salvini. “Lo Stato deve stare vicino a chi aiuta gli ultimi, perché la loro sofferenza è la mia sofferenza, la loro ricerca di una dignità è la mia ricerca, non solo in tema di migranti ma in generale di diritti”, ha detto lo scorso giugno al termine dell’incontro con i responsabili di Medici senza frontiere e Amnesty International. Nel suo modo di vedere le inchieste, che hanno portato alla luce i rapporti criminosi tra Ong e scafisti, non contano nulla. Per questo, l’estate scorso, si è schierato apertamente contro la decisione di Salvini di chiudere i porti per fermare una volta per tutte gli sbarchi. In autunno, poi, lo scontro si è spostato sul fronte del decreto Sicurezza. Anche in quella occasione Fico non ha fatto mancare il proprio parere negativo.

Quando il decreto Sicurezza è arrivato al vaglio del parlamento, Fico ha potuto anche toccare con mano il piccolo esercito di grillini che non amano l’alleanza con Salvini. la fronda più copiosa è sicuramente alla Camera, ma anche al Senato può contare su diversi malpancisti. Con il ritorno di Alessandro Di Battista dal Centro America, poi, può contare su un’altra voce critica che trova ampi consensi nella frangia più movimentista dei Cinque Stelle. E, mentre Luigi Di Maio collezione nuovi record negativi nei sondaggi, loro studiano la strategia per rompere, una volta per tutte, con la Lega e dirottare il movimento a sinistra.