Aboubakar Soumahoro, il sindacalista nero che urla cose scomode – “Noi migranti uguali a voi italiani: sfruttati dai padroni…!”

 

 

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Aboubakar Soumahoro, il sindacalista nero che urla cose scomode – “Noi migranti uguali a voi italiani: sfruttati dai padroni…!”

Aboubakar Soumahoro: noi migranti uguali a voi italiani sfruttati dai padroni

Forse la Puglia ha trovato un altro Giuseppe Di Vittorio. Ed è nero. E sa ricordare i morti di oggi e quelli di ieri, a Marcinelle. Sa dedicare la protesta a Paola Clemente, uccisa in quei campi dalla fatica.

Aboubakar Soumahoro, sindacalista della Usb, ha la voce ferma quando chiama i braccianti di Puglia a scioperare. Nella piazza di San Severo chiede un minuto di silenzio per ricordare i 16 “compagni, i fratelli morti”. Fratelli uccisi in due differenti incidenti che aprono uno squarcio sulle condizioni inaccettabili dei braccianti in Italia, a nord come a sud.

Aboubakar Soumahoro urla in un megafono e per prima cosa ricorda le vittime di Marcinelle, i minatori italiani uccisi in Belgio. “Siete stati emigranti anche voi. Eravamo sfruttati ieri, siamo sfruttati oggi”. E’ un discorso forte, potente, vibrante. Quando Aboubakar dice che lo sciopero di oggi in Puglia è in memoria di Paola Clemente, la bracciante uccisa dalla fatica, si alza un applauso. “Perché il suo sacrifico è il nostro, perché la sua fatica è la nostra, tutti i giorni sui campi a spaccarci la schiena. Prendiamo un euro l’ora. I pomodori che trovate nei supermercati li abbiamo colti noi, ma la grande distribuzione ci schiaccia, i padroni ci sfruttano. Non date la colpa agli autisti che guidavano i pullmini, andate a cercare in alto, più sopra di noi”.

Aboubakar Soumahoro urla: stesso lavoro, stessa paga, e i migranti africani, i lavoratori della terra urlano con lui. Poi si rivolge al ministro Di Maio. Dice: “Lei parla di dignità ma si metta gli stivali e venga nei campi con noi. Non chiuda i centri di occupazione ma semmai le agenzie interinali. Sono anche loro i caporali, quelli che sfruttano, ci sfruttano”. E infine manda un messaggio a Salvini: “Chi lavora, come lavoriamo noi migranti, va regolarizzato. Noi produciamo per voi”

Forse la Puglia ha trovato un altro Giuseppe Di Vittorio, il sindacalista dalla parte degli invisibili, dei contadini, degli sfruttati. E’ un Giuseppe Di Vittorio nero che non ha paura di chiamare le cose con il loro nome, di ricordare all’Italia che non accoglie ma che sfrutta che la strada dei diritti è uguale per tutti.

fonte: https://www.globalist.it/news/2018/08/08/aboubakar-soumahoro-noi-migranti-uguali-a-voi-italiani-sfruttati-dai-padroni-2029171.html

Razzismo & Salvini – Palermo, ferito migrante: “Sporco negro” – Sono otto le aggressioni razziste da giugno… È proprio questo che vogliamo diventare? Proprio non ce ne vergognamo?

 

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Razzismo & Salvini – Palermo, ferito migrante: “Sporco negro” – Sono otto le aggressioni razziste da giugno… È proprio questo che vogliamo diventare? Proprio non ce ne vergognamo?

 

Palermo, ferito migrante: “Sporco negro”. Razzismo: otto attacchi da giugno. Salvini: “L’allarme è un’invenzione della sinistra”

E’ accaduto a Partinico, nel palermitano, dove un 19enne senegalese richiedente asilo, che lavora come cameriere in un bar di piazza Caterina, è stato aggredito da un gruppo di ragazzi che gli hanno procurato ferite al labbro e alle orecchie. Dopo bracciante ucciso a Vibo Valentia il 3 giugno, episodi si sono verificati a Roma, Vicenza, Caserta, Latina e Forlì. Ma il ministro dell’Interno minimizza: “La pazienza degli italiani è quasi finita”

L’ultimo caso è accaduto a Partinico, nel palermitano. Ma dalla metà di giugno in Italia si sono verificati almeno altri 7 episodi di violenza contro gli stranieri. Eppure secondo Matteo Salvini“l’allarme razzismo è un’invenzione della sinistra. Gli italiani sono persone perbene ma la loro pazienza è quasi finita. Io – ha aggiunto il il ministro dell’Interno – da ministro, lavoro da 58 giorni per riportare sicurezza e serenità nelle nostre città”.

A Partinico erano in 7 contro uno. Prima gli hanno tirato con violenza le orecchie, dicendogli: “Vattene via, sporco negro“. Poi, mentre uno del gruppo lo teneva fermo, gli altri lo prendevano a calci e pugni. La vittima è un senegalese di 19 anni, richiedente asilo, aggredito mentre lavorava servendo ai tavoli in un bar in piazza Caterina. Il giovane, da due anni ospite di una comunità, ha presentato una denuncia ai carabinieri, che stanno indagando per risalire agli aggressori. L’aggressione gli ha provocato ferite al labbro e alle orecchie guaribili in sette giorni. “Non ho reagito perché non alzo le mani – ha raccontato – Mi potevo difendere, ma gli educatori della comunità mi hanno insegnato che non si fa“.

Un pestaggio che va ad aumentare la lista di casi di intolleranza e violenza verificatisi negli ultimi mesi. Il primo episodio si era verificato l’11 giugno a Caserta, dove due migranti originari del Mali erano stati colpiti – uno di loro era rimasto ferito – con una pistola ad aria compressa da un’auto in corsa. I due, ospiti di un centro di accoglienza e in possesso di un permesso per ragioni umanitarie, avevano raccontato dfi essere stati affiancati da una Panda mentre camminavano in strada e che gli autori del gesto avevano urlato: “Salvini, Salvini”. Ancora spari da una macchina il20 giugno a Napoli. Il bersaglio è Konate Bouyagui, anch’egli originario del Mali, in possesso di un regolare permesso di soggiorno. Tornava a casa dal ristorante in cui lavorava, era rimasto ferito all’addome.

Agli inizio di luglio due casi si verificano a Forlì, dove un uomo – un ivoriano di 33 anni – a una donna denunciavano di essere stati colpiti in due differenti episodi da colpi esplosi con armi ad aria compressa. Il primo era in sella ad una bici e il colpo era partito da un’auto che lo aveva affiancato. L’uomo aveva riportato lievi ferite all’addome, con prognosi di 10 giorni. Il secondo evento era stato denunciato da un componente della consulta degli stranieri, Gbeu Serge Diomande: in corso Garibaldi, una donna nigeriana sarebbe stata avvicinata da un motorino e una delle due persone a bordo l’avrebbe ferita al piede sempre con una pistola da softair. “Sì, si può chiamare razzismo. Perché si spara ai neri”, aveva detto Diomande detto al Resto del Carlino.

Ancora un agguato, l’11 luglio. Quel giorno i colpi esplosi da un’auto in transito raggiungono due migranti nigeriani ospiti di un centro di accoglienza che erano in attesa dell’autobus a Latina Scalo. Attraverso l’analisi delle telecamere di videosorveglianza di negozi e grazie alle dichiarazioni di una testimone i carabinieri individuano e denunciano gli autori del gesto: sono tre 23ennidella zona. L’accusa: lesioni con finalità di discriminazione razziale.

Una settimana dopo, il 17 luglio, una bambina rom di un anno viene raggiunta da un proiettile sparato da un fucile ad aria compressa mentre si trova in braccio alla mamma, nei pressi del campo nomadi di via Salone a Roma. Trasportata d’urgenza all’ospedale Bambin Gesù, la bimba rischia la paralisi. L’autore del gesto viene individuato sette giorni dopo: è un pensionato di 59 anni, ex dipendente del Senato. Si difende sostenendo che il colpo sia partito accidentalmente. Un gesto condannato da Sergio Mattarella“L’Italia non può somigliare a un far west dove un tale compra un fucile e spara dal balcone ferendo una bambina di un anno, rovinandone la salute e il futuro. Questa è barbarie e deve suscitare indignazione“, ha detto il Presidente della Repubblica.

Giovedì 26 luglio il quarto episodio. E’ accaduto a Cassola, nel vicentino, dove un operaio originario dell’isola di Capoverde viene ferito dai colpi sparati con una pistola ad aria compressa. A esploderli da una finestra della propria abitazione, è un uomo, un italiano originario dell’Argentina. L’arma utilizzata è una carabina calibro 4,5 mm: secondo l’Ansa, interrogato, l’uomo avrebbe sostenuto di aver voluto sparare a un piccione.

L’ultimo caso si è verificato il 27 luglio a San Cipriano d’Aversa. Un immigrato della Guinea, ospite in un centro di accoglienza, ha raccontato di essere stato colpito al volto dai colpi sparati da una pistola ad aria compressa. Il richiedente asilo ha raccontato di essere stato avvicinato da due ragazzi in moto che hanno poi fatto fuoco con l’arma.

A questi episodi va aggiunta anche la tragedia di Sacko Soumalya, il giovane del Mali ucciso a Vibo Valentia il 3 giugnomentre stava prendendo da una fabbrica abbandonata lamiere di alluminio per costruirsi una baracca nella bidonville in cui viveva, a pochi chilometri di distanza. Quattro mesi prima però, nelle Marche, il raid di Luca Traini, il neofascista che il 3 febbraio aveva aperto il fuoco in strada a Macerata dalla sua Alfa 147 nera, ferendo 6 immigrati. “È da febbraio che, a fronte del ripetersi sempre più frequente di episodi analoghi, noi – ha commenato il governatore della Toscava, Enrico Rossi – aspettiamo dal ministro dell’Interno una parola netta di condanna contro chi spara sugli immigrati”. Le parole sono arrivate, la condanna no.

fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/07/28/palermo-vattene-via-sporco-negro-e-giu-calci-e-pugni-ferito-migrante-19enne/4522734/

Ecco Marc Gasol, il gigante del basket da 20 milioni di dollari all’anno, che – da volontario – salva i migranti dal mare, diventando l’eroe dei social…

 

Marc Gasol

 

 

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Ecco Marc Gasol, il gigante del basket da 20 milioni di dollari all’anno, che – da volontario – salva i migranti dal mare, diventando l’eroe dei social…

 

Il campione Marc Gasol, cestista da 20 milioni di dollari all’anno, volontario sulla Open Arms

E’ lui l’uomo che ha soccorso Josephine, donna rimasta 2 giorni in mare attaccata ad un pezzo di legno

Marc Gasol, campione di pallacanestro spagnolo e giocatore dei Memphis Grizzlies,  ha deciso di imbarcarsi sulla nave di Proactiva Open Arms, Ong catalana che salva i migranti nel Mediterraneo. La stessa nave che martedì aveva denunciato l’inefficienza della Guardia Costiera libica, accusandola di aver abbandonato Josephine e una mamma con il figlio piccolo (morti successivamente) al largo delle coste di Tripoli.

Gasol, che guadagna oltre 20 milioni di dollari all’anno, ha preso una decisione coraggiosa ed altruista: spendere la sua pausa estiva per fare il volontario e salvare i più bisognosi. La scelta ha portato il campione di basket a diventare protagonista del salvataggio simbolo di queste settimane: quello di Josephine, donna camerunense rimasta due giorni in mare attaccata ad un pezzo di legno prima che giungessero i soccorsi.

Marc Gasol ha postato sul suo profilo Twitter un’immagine che lo ritrae nel bel mezzo del salvataggio, commentando: “Frustrazione, rabbia, impotenza. È incredibile come così tante persone vulnerabili vengano abbandonate alle loro morti in mare. Profonda ammirazione per quelli che stavolta chiamo i miei compagni di squadra”.

 

Gasol, il gigante del basket che salva i migranti diventa l’eroe dei social

Nessuno poteva immaginare che la star dei Grizzlies di Memphis passasse le sue vacanze a bordo della Open Arms per fare volontariato. La sua pagina Twitter invasa dai fan: “Grazie Marc”

E’alto 2 metri e 16 centimetri ma è un gigante anche dentro Marc Gasol, star del basket spagnolo che sta usando le sue vacanze per aiutare Open Arms a salvare i naufraghi del Mediterraneo. Il suo profilo twitter è invaso dai fan che lo celebrano. “Ci sono giocatori forti, fortissimi. Poi ci sono UOMINI che sono dei fuoriclasse”, ha scritto un ragazzo sulla pagina del ‘centro’ catalano in forza ai Grizzlies di Memphis. “Marc Gasol non parla e agisce, adoperarsi per portare in salvo una donna vale ben piu’ di qualsiasi anello Nba. Mvp!”.
Gasol, che ha postato una foto che lo ritrae su un gommone con caschetto rosso e salvagente vicino a Josephine, la donna salvata da Open Arms, ha spiegato che avrebbe voluto fare il volontario in mare già l’anno scorso ma era impegnato con la Spagna agli europei.
“Frustrazione, rabbia e impotenza. E’ incredibile come tante persone vulnerabili siano abbandonate alla morte in mare. Profonda ammirazione per questi che chiamo i miei compagni di squadra in questo momento” ha twittato la star del basket professionistico Usa che insieme al fratello Pau ha messo la Spagna sulla mappa della Nba. “Ricordo che la foto del bimbo siriano morto sulla costa turca nel 2015 mi provocò un senso di rabbia, capii che tutti noi dobbiamo fare la nostra parte per fermare queste tragedie”, ha aggiunto, ” è stato allora che ho incontrato Oscar Camps di Open Arms: la sua convinzione mi ha impressionato”. Gasol ha spiegato di essersi messo, lui che ha due figli, nei panni di “un padre che deve affrontare viaggi come questi in cui si rischia tutto per raggiungere un paese dove poter vivere in pace e con dignità”. “Penso che se fossi al suo posto vorrei che qualcuno mi aiutasse mettendo a disposizione il suo tempo, i suoi soldi, dandomi una mano. Penso che dovremmo tutti contribuire in qualche modo”, ha concluso.

fonte:

https://www.globalist.it/world/2018/07/18/il-campione-marc-gasol-cestista-da-20-milioni-di-dollari-all-anno-volontario-sulla-open-arms-2028071.html

https://www.globalist.it/sport/2018/07/18/gasol-il-gigante-del-basket-che-salva-i-migranti-diventa-l-eroe-dei-social-2028099.html

Caro Salvini, Cara Meloni. Sono uno di quei coglioni che ha pietà per i migranti che crepano… Ora ho una domanda per voi: …E perché non vi portate gli italiani in difficoltà a casa vostra?

 

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Caro Salvini, Cara Meloni. Sono uno di quei coglioni che ha pietà per i migranti che crepano… Ora ho una domanda per voi: …E perché non vi portate gli italiani in difficoltà a casa vostra?

E perché non vi portate gli italiani in difficoltà a casa vostra?

Le tasse che ogni anno vengono pagate da ogni contribuente servono affinché lo Stato possa e debba sostituirsi alla personale solidarietà dei singoli, che potrebbero anche decidere di prendere parte a qualche programma di inserimento e accoglienza ma non possono essere né obbligati a farlo né tantomeno possono essere criticati per il fatto che una serie di problemi personali impedisce loro di spendersi in prima persona con iniziative più concrete di un appello sul giornale. E questo vale sia per i migranti che per i terremotati che per gli italiani in povertà assoluta, perché così funziona uno Stato. Eppure nessuno va a chiedere conto a Salvini o Meloni del perché loro, nella loro magione dorata, non ospitino alcun italiano in difficoltà pur dicendosi sempre molto preoccupati dalla situazione economica delle famiglie indigenti. Cosa cambia?

“Portateli a casa tua” è il commento più gettonato quando si parla di migranti. Su Facebook o nella vita reale, ogni volta che si affronta la questione migranti lo scontro si sposta sul terreno economico e della pubblica sicurezza e i detrattori delle politiche di accoglienza puntano il dito contro i cosiddetti “radical chic” evidenziando che potrebbero ospitare i migranti a casa propria, se proprio ci tengono così tanto a farli stare in Italia. Non solo commenti e diatribe da bar, però, quel “portateli a casa tua” è diventato lo scheletro di una “inchiesta” condotta dal quotidiano Il Tempo che sta facendo molto parlare in questa calda giornata di mezza estate.

Cercando di contrastare l’iniziativa di “Rolling Stone” organizzata per esprimere dissenso contro le politiche del ministro dell’Interno Matteo Salvini, un cronista del quotidiano romano ha inventato di sana pianta un ong e ha iniziato a chiamare un centinaio di intellettuali e artisti da sempre vicini alla causa migratoria chiedendo loro di ospitare un migrante a caso in casa loro, così a caso. Dopo aver effettuato una serie di chiamate, il cronista ha poi costruito un pezzo ad hoc volto a dimostrare che i radical chic di sinistra solo a parole sarebbero solidali con i migranti ma non a fatti e “sputtanare” i volti noti che hanno aderito all’appello di Rolling Stone o all’iniziativa “Magliette rosse”. E così, l’articolo, condividiso con gaudio e giubilo anche dallo stesso Salvini, ha letteralmente fatto il giro della rete ed è in pochissime ore divenuto una vera e propria clava da utilizzare per picchiare i buonisti della rete e sbattere loro in faccia “la verità che nessuno racconta”.

Insomma, secondo il cronista che ha costruito il pezzo – perché di costruzione a tesi si tratta – il rifiutare l’invito di una sconosciuta ong inventata di sana pianta o richiede informazioni più specifiche via mail per sincerarsi della bontà dell’iniziativa e dell’esistenza della onlus stessa dimostrerebbe che i radical chic con il rolex e l’attico a New York non sono poi davvero così buoni e bravi ma sarebbero degli egoisti che di fronte alla possibilità di dare un aiuto concreto si tirano indietro senza colpo ferire. L’articolo de Il Tempo, invece, altro non è che l’accozzaglia di una serie di luoghi comuni spacciati per verità assoluta e altro non fa che sciorinare una serie di nomi noti – e molto odiati dai cattivisti – insieme a una serie di scuse che questi avrebbero presentato all’anonimo chiamante. Su 100 persone, solo 4 avrebbero accettato l’offerta, mentre una buona metà nemmeno avrebbe risposto al telefono e un’altra buona metà avrebbe gentilmente declinato l’invito. L’articolista ha poi messo insieme una serie di vittime designate e le ha date in pasto alla rete, sottolineandone l’incongruenza tra parole e comportamenti.

Come ha spiegato sui social lo stesso Linus, però, molti hanno rifiutato perché hanno subodorato puzza di bruciato e hanno compreso subito potesse trattarsi di un banale scherzo telefonico a opera di qualche buontempone, ma nonostante questo si sono ritrovati nel tritacarne dei cattivisti senza possibilità d’appello. La critica che però si può e si deve muovere a questo articolo de Il Tempo e in generale a tutti quelli che credono che i migranti possano e debbano essere ospitati a casa dei buonisti è un’altra: l’iniziativa di Rolling Stone e quella di Libera erano di stampo umanitario e miravano a sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della chiusura dei porti italiani connessa ai naufragi, sottolineando che è dovere di ogni nazione salvare e accogliere i migranti in viaggio nel Mar Mediterraneo perché non si possono contare i centesimi quando in ballo di sono le vite delle persone.

Quel “portateli a casa tua” non ha alcun senso perché non possono essere compiti di un singolo cittadino il mantenimento e l’integrazione di immigrati e richiedenti asilo sul territorio nazionale, le tasse che ogni anno vengono pagate da ogni contribuente servono affinché lo Stato possa e debba sostituirsi alla personale solidarietà dei singoli, che potrebbero anche decidere di prendere parte a qualche programma di inserimento e accoglienza ma non possono essere né obbligati a farlo né tantomeno possono essere criticati per il fatto che una serie di problemi personali impedisce loro di spendersi in prima persona con iniziative più concrete di un appello sul giornale. E questo vale sia per i migranti che per i terremotati che per gli italiani in povertà assoluta, perché così funziona uno Stato. Eppure nessuno va a chiedere conto a Salvini o Meloni del perché loro, nella loro magione dorata, non ospitino alcun italiano in difficoltà pur dicendosi sempre molto preoccupati dalla situazione economica delle famiglie indigenti. Cosa cambia?

fonte: https://www.fanpage.it/e-perche-non-vi-portate-gli-italiani-in-difficolta-a-casa-vostra/

 

 

Salvini deride pure i bambini affogati in mare: “Che peccato, in casa non ho trovato neanche una maglietta rossa da esibire oggi…” – Sveglia Gente, siamo ITALIANI, non le merde in cui ci vuole trasformare quest’individuo!

 

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Salvini deride pure i bambini affogati in mare: “Che peccato, in casa non ho trovato neanche una maglietta rossa da esibire oggi…” – Sveglia Gente, siamo ITALIANI, non le merde in cui ci vuole trasformare quest’individuo!

 

Salvini deride i bambini morti in mare: peccato che non ho trovato una maglietta rossa

Il nemico di chi salva vite in mare ironizza sull’iniziativa lanciata da Libera. Sinistra Italiana replica: è indegno di svolgere il ruolo istituzionale

C’è qualcuno che ha la responsabilità delle centinaia di annegati nel Mediterraneo nelle ultime settimana. E chi ha la responsabilità? Chi ha criminalizzato le Ong impedendo loro di operare e si è affidato a un non-stato come la Libia dove comandando le milizie e, all’interno delle milizie, comandano i cartelli criminali.
Così la Guardia Costiera libica, stranamente, arriva sempre a naufragio avvenuto a fare la cosa dei dispersi (centinaia) e raccogliere i pochi sopravvissuti.
Ma no si è razzisti e xenofobi fino in fondo se non di deride la sofferenza: “Che peccato, in casa non ho trovato neanche una maglietta rossa da esibire oggi…”.

E l’emoticon di un bacio. Così Matteo Salvini – che notioriamente ama vestire capi d’abbigliamento di marchi vicini a CasaPound – prende le distanze, su Facebook, dall’appello di Libera e Don Ciotti a indossare oggi una maglietta rossa in memoria dei bambini morti in mare mentre tentavano di arrivare in Europa e sfuggire a guerre, fame e miseria.
Le magliette rosse ricordano i pigiamini rossi indossati dai bimbi annegati una settimana fa davanti alle coste della Libia, e la maglietta rossa del piccolo Alan Kurdi, ritrovato senza vita tre anni fa su una spiaggia turca. Le madri dei piccoli migranti tendono a vestire i propri figli di rosso durante la traversata, nella speranza che, in caso di naufragio, quel colore richiami l’attenzione dei soccorritori.

La replica di Sinistra Italiana: è un indegno
“Salvini non trova nel suo armadio una maglietta rossa? Non ci stupisce. La sua battuta nemmeno.”
Lo afferma Nicola Fratoianni di Liberi e Uguali replicando alle battute di Salvini sull’iniziativa delle magliette rosse lanciata da Libera, Arci e Anpi.
“Non ci stupisce ma ci fa schifo. – conclude Fratoianni – Chi ironizza sulla morte e sulla disperazione di migliaia di persone è solo un poveraccio. Indegno di svolgere il ruolo istituzionale che riveste.”

tratto da: https://www.globalist.it/politics/2018/07/07/salvini-deride-i-bambini-morti-in-mare-peccato-che-non-ho-trovato-una-maglietta-rossa-2027519.html

Migranti in Italia? Non Vi fate prendere per il fondelli dalla propaganda – Sono appena il 7% su 60milioni, però contribuiscono al 9% del Pil

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Migranti in Italia? Non Vi fate prendere per il fondelli dalla propaganda – Sono appena il 7% su 60milioni, però contribuiscono al 9% del Pil

 

Migranti in Italia? Sono appena il 7% su 60milioni ma contribuiscono al 9% del Pil

Sfatiamo la propaganda dei razzisti, anche quelli che abbiamo al governo. Questi sono i dati: nero su bianco. Se tutti costoro tornassero a casa avremmo una voragine nei conti dello Stato

Si chiama propaganda. E questi sono i suoi effetti. D’altraparte anche Hitler diceva che bisogna “bombardare psicologicamente le masse” per ottenere buoni risultati. Mentre la percezione nell’opinione pubblica italiana è che, su 60 milioni di abitanti, un terzo sia oramai costituito da stranieri, la realtà è che sono invece il 7% sul totale della popolazione.

Lo ha detto il portavoce per l’area Mediterraneo dell’Oim, l’Organizzazione internazionale dell’Onu per le migrazioni, Flavio Di Giacomo, intervenendo a un convegno a Roma. La maggior parte dei migranti che vivono in Italia con un regolare permesso di soggiorno non è arrivata via mare.

In Italia ci sono 5 milioni di stranieri regolari che contribuiscono al 9% del Pil nazionale: “Se si cacciassero via tutti, il Pil italiano subirebbe un regresso pari a quello conosciuto al termine dell’ultima guerra mondiale”, ha chiosato Di Giacomo.

Si tratta, ha detto, di cinque milioni di persone che pagano i contributi previdenziali e non hanno ancora raggiunto l’età della pensione e che pagano molte più tasse – quantificabili nel bilancio dello stato in circa un miliardi di euro – rispetto ai servizi che ricevono. Si tratta – ha concluso l’esponente dell’Oim – di una risorsa per un Paese che invecchia e che, si stima, fra 30 anni avrà un 23% di popolazione in età lavorativa in meno.

fonte: https://www.globalist.it/news/2018/07/02/migranti-in-italia-sono-appena-il-7-su-60milioni-ma-contribuiscono-al-9-del-pil-2027219.html

In 1000 hanno evaso 2,3 miliardi di Euro. Dico 2 MILIARDI DI EURO! Ma per quel gran genio di Salvini, il nostro problema sono i negri che vendono accendini sulla spiaggia!

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In 1000 hanno evaso 2,3 miliardi di Euro. Dico 2 MILIARDI DI EURO! Ma per quel gran genio di Salvini, il nostro problema sono i negri che vendono accendini sulla spiaggia!

 

Fisco, scoperti 1000 grandi evasori: sottratti 2,3 miliardi allo Stato. Irregolare il 40 per cento degli appalti

I dati riguardano il periodo compreso tra il primo gennaio 2017 e il 31 maggio 2018. Scoperti anche 12.824 evasori totali che hanno evaso 5,8 miliardi di Iva e contestati quasi 23mila reati fiscali – il 67% dei quali riguardano emissione di fatture false, dichiarazioni fraudolente e occultamento di documenti contabile – 30.818 sono invece i lavoratori in nero impiegati da 6.361 datori di lavoro.

Mille grandi evasori che hanno sottratto al fisco 2,3 miliardi, più di due milioni a testa e appalti irregolari per 2,9 miliardi, danni all’erario per 5 miliardi. Sono i dati principali di 17 mesi di attività della Guardia di Finanza – dal 1 gennaio 2017 al 31 maggio 2018 – resi noti in occasione della festa del Corpo e rilanciati dall’agenzia Ansa.

1.000 GRANDI EVASORI – Due miliardi e 300 milioni, più di due milioni a testa: è quanto hanno sottratto al fisco i mille grandi evasori, soggetti che si avvalgono di una rete di connivenze e della consulenza di studi tributari, non certo piccoli commercianti, artigiani o imprenditori. Più della metà di questi soldi – 1,3 miliardi – sono però già stati confiscati e acquisiti in via definitiva al patrimonio dello Stato. Scoperti anche 12.824 evasori totali che hanno evaso 5,8 miliardi di Iva e contestati quasi 23mila reati fiscali – il 67% dei quali riguardano emissione di fatture false, dichiarazioni fraudolente e occultamento di documenti contabile – 30.818 sono invece i lavoratori in nero impiegati da 6.361 datori di lavoro.

APPALTI IRREGOLARI PER 2,9 MILIARDI, 40% GARE –Nel settore appalti la Guardia di finanza ha scoperto irregolarità sull’aggiudicazione del 40% delle gare esaminate. Oltre 6mila i denunciati per reati in quest’ambito e delitti contro la Pubblica amministrazione, 644 dei quali arrestati; 600 milioni di euro sequestrati. Su un totale di gare sottoposte a controllo per 7,3 miliardi, il valore degli appalti in cui sono state riscontrate irregolarità è di 2,9 miliardi.

DANNI ERARIO PER 5 MILIARDI – Sono 8.400 le persone responsabili di un danno erariale individuate, per un ammontare di 5 miliardi. Il dato si focalizza su un insieme di inefficienze e sprechi di risorse di cui si rendono colpevoli persone che operano nel settore pubblico procurando danni all’erario.

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Salvini: multe fino a 7mila euro in spiaggia a chi compra dagli ambulanti

Dopo i migranti, i vaccini e le scorte agli scrittori minacciati dalla camorra, Matteo Salvini mette nel mirino i venditori ambulanti e annuncia una direttiva che prevede multe per chi acquista in spiaggia occhiali da sole, abiti e borse false. Tra le regole del provvedimento ministeriale “Spiagge sicure” – che secondo quanto riportato da La Stampa sarà pronto a fine giugno, in tempo per l’avvio dell’alta stagione balneare – ci sono anche quelle sui tatuaggi e i massaggi: vietati in spiaggia, multe per chi paga per ottenerli.

La direttiva Salvini punta non solo a presidiare i litorali dall’assalto dei venditori ambulanti abusivi, ma anche a monitorare chi affitta loro alloggi e magazzini per la merce.

Il provvedimento del Viminale sarà inviato a tutte le prefetture e prevede il rafforzamento della collaborazione tra forze dell’ordine e la polizia municipale delle zone balneari. Per attuare i controlli sulle spiagge senza pesare sui sindaci, il ministro Salvini pensa di ricorrere ai fondi europei della legalità.

Secondo l’articolo del quotidiano torinese, però, questa sarebbe «una possibilità per la verità tutta da verificare visto che nessun paese Ue attinge a quei fondi per pagare gli straordinari alle forze dell’ordine».

Quello dei venditori ambulanti sulle spiagge è un fenomeno estivo che si ripete ogni anno: secondo Confesercenti il giro d’affari nell’abusivismo dei settori del commercio e del turismo vale 22 miliardi di euro.

Le sanzioni per chi acquista prodotti falsi sono state previste dalla legge 23 luglio 2009 , n. 99, che ha introdotto multe «da 100 euro fino a 7.000 euro l’acquirente finale che acquista a qualsiasi titolo cose che, per la loro qualità o per la condizione di chi le offre o per l’entità del prezzo, inducano a ritenere che siano state violate le norme in materia di origine e provenienza dei prodotti ed in materia di proprietà industriale».

E chi vende? Per lui la multa è ancora più alta: per l’esercizio del commercio sulle aree pubbliche senza l’autorizzazione e fuori dal territorio previsto dalla autorizzazione stessa, il Dlgs n. 114/1998 ha introdotto una sanzione che va da 2.582 a 15.493 euro, più la confisca delle attrezzature e della merce.

 

fonte: Il Sole 24 Ore

Francia e Italia litigano sui migranti, ma di nascosto ne approfittano per negoziare sugli armamenti

 

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Francia e Italia litigano sui migranti, ma di nascosto ne approfittano per negoziare sugli armamenti

 

Francia e Italia litigano sui migranti e negoziano sugli armamenti

L’emergenza migranti e il caso della nave Aquarius respinta dall’Italia sono un’occasione per l’Europa per stanziare più fondi e per rilanciare l’industria degli armamenti

Di Roberto Ferrigno

L’episodio della nave Aquarius non poteva provocare una vera crisi tra Italia e Francia. Troppi, e troppo importanti, i temi del tavolo negoziale tra Roma e Parigi. Il vertice Macron-Conte dei giorni scorsi ha, infatti, restituito l’immagine di due governi allineati sull’argomento più mediatico ed utile alle necessità di politica interna di entrambi i leader: elaborare una nuova strategia UE di gestione dei migranti.

Non a caso, in coincidenza col vertice franco-italiano, la Commissione ha rilanciato la proposta di stanziare, per il periodo 2021-2027, 4,8 miliardi di euro per la sicurezza interna e 34,9 miliardi per la sicurezza dei confini esterni e la gestione dei migranti: il triplo dei fondi disponibili nel precedente settennato.

Inoltre, Frontex, l’Agenzia Europea per la Guardia Costiera e di Frontiera, dovrebbe ricevere 12 miliardi per arrivare a costituire, tra l’altro, una forza di 10mila uomini da dislocare lungo i confini marittimi e terrestri dell’UE. Rimane da vedere se questo aumento spettacolare dei fondi proposto per il prossimo budget UE servirà a sbloccare la paralisi sulla questione migranti che sta minando anche gli equilibri politici interni della Germania.

Un assist per l’industria bellica

La scelta italiana di respingere la nave Aquarius ha reso evidente quanto ipocrisia, sotterfugi e passività abbiano minato la solidità e credibilità dell’UE. Ma la risposta sarà un giro di vite securitario e repressivo a cui si accompagna il rilancio dell’industria degli armamenti. Infatti, insieme al pacchetto su sicurezza e migranti, la Commissione ha ufficializzato il lancio dello European Defense Fund (EDF), con un finanziamento di 13 miliardi – che arriverebbe a 40 miliardi con le contribuzioni nazionali – teso a favorire lo sviluppo di tecnologie e sistemi di punta nel campo della difesa, quali droni e strumenti di cyberwarfare.

Il fondo finanzierà esclusivamente “progetti collaborativi” presentati da almeno tre Stati membri. La Commissione ha anche lanciato l’iniziativa “European Peace Facility” con l’obbiettivo di organizzare e coordinare missioni militari all’estero e, soprattutto, di costituire il punto di vendita a Paesi extra-UE per i sistemi di armamento e tecnologie militari sviluppati dall’EDF.

Ue: nuovo polo di vendita armamenti

La Commissione punta a fare dell’UE un polo di sviluppo e vendita di armamenti che, pur coordinato con la NATO, sia in grado di rivaleggiare con USA, Russia e Cina. Francia, Germania e Italia sono già a ridosso dei tre maggiori produttori mondiali degli armamenti. L’EDF rappresenta, dunque, un’ottima opportunità per Parigi e Roma di porsi come leader europei.

Con l’attenzione dei media rivolta al caso Aquarius, le delicate trattative per un apparentamento dell’industria degli armamenti franco-italiana nell’ambito della svolta securitario-militare dell’UE, possono procedere indisturbate.

Una tappa importante è rappresentata dalla partnership franco-italiana nel campo delle costruzioni navali. Fincantieri, dopo un lungo e tortuoso negoziato, si è già assicurata la proprietà del 50% dei cantieri STX di Saint-Nazaire, specializzati nella costruzione di grandi unità militari. Le parti ora stanno discutendo un’accresciuta integrazione delle capacità militari marittime che si dovrebbe realizzare attraverso un percorso di partecipazioni incrociate tra Fincantieri ed un’altra azienda, Naval Group, il cui 62,9% è detenuto dallo Stato, che dovrebbero aumentare in base all’elaborazione di programmi comuni.

La collaborazione tra questi due gruppi si è recentemente concretizzata in un ricco contratto comune per la marina militare del Canada, la quale per 47 miliardi comprerà fino a 15 fregate, le cui dotazioni di sistemi elettronici verranno fornite dal tandem Thales-Leonardo. Thales è proprietaria del 35% di Naval Group ed ha la quota maggioritaria nel gruppo Thales Alenia Space, con Leonardo in possesso del 33%.

La progressiva integrazione di Fincantieri, di cui lo Stato italiano possiede il 71,64%, con il settore navale francese potrebbe preludere ad un ulteriore “avvicinamento” tra Leonardo e Thales, due tra le maggiori aziende europee di armamenti e sistemi di difesa.

Il mercato degli armamenti dell’UE vale, per ora, circa 100 miliardi. Ma quello mondiale supera il 1.700 miliardi.

Il negoziato franco-italiano sulla creazione di un possibile polo tricolore degli armamenti, gestito direttamente dai massimi vertici governativi, prosegue dunque in grande discrezione, con la prospettiva di poter arrivare a qualche annuncio importante entro il 2018.

In una situazione dove l’enfasi della difesa degli interessi e delle frontiere nazionali domina il dibattito politico in seno all’UE, sembra proprio che le migliori prospettive di integrazione e solidarietà europea siano quelle dell’industria degli armamenti.

fonte: https://valori.it/francia-e-italia-litigano-sui-migranti-e-negoziano-sugli-armamenti/

 

 

Ecco come vengono torturati i migranti in Libia: i referti shock sulla “pacchia” di questi poveri cristi – E TU che ti volti dall’altra parte, SEI COMPLICE!

 

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Ecco come vengono torturati i migranti in Libia: i referti shock sulla “pacchia” di questi poveri cristi – E TU che ti volti dall’altra parte, SEI COMPLICE!

 

Ecco come vengono torturati i migranti in Libia: i referti shock della “pacchia”

Profughi in catene, ustionati e denutriti, aggrediti con acido, picchiati con martelli e tubi. Siamo in grado di farvi leggere i documenti medici sulle ferite delle persone che fuggono dall’Africa e la prova delle violenze nei luoghi di detenzione

DI FABRIZIO GATTI
Da medici hanno semplicemente fatto il loro lavoro. Ma oggi, davanti al sonno della ragione verso cui si sta incamminando ancora una volta l’Europa, i loro referti sono la testimonianza più forte: la prova della tortura sistematica degli stranieri in Libia. Queste anamnesi e queste diagnosi sono state compilate dai dottori italiani a bordo delle navi delle Ong, le organizzazioni non governative che hanno colmato l’assenza degli Stati nel Mediterraneo.

Nei dodici mesi del 2017, giorno dopo giorno durante la navigazione verso i porti indicati dalla centrale operativa di Roma della Guardia costiera, hanno visitato circa diecimila persone soccorse al largo. Da gennaio a dicembre: praticamente dall’intesa con Tripoli dell’allora ministro dell’Interno, Marco Minniti, fino alla vigilia dell’ascesa del suo successore Matteo Salvini. Due governi, una linea di continuità: vista dalla parte delle vittime, c’è poca differenza tra il patto del Viminale con i trafficanti, che in cambio di denaro hanno ridotto le partenze dei gommoni, e il respingimento collettivo dei profughi in acque internazionali, come è avvenuto con la nave Aquarius.

I governi europei, a cominciare da quello italiano prima guidato da Paolo Gentiloni e oggi da Giuseppe Conte, non si sono mai posti troppe domande su cosa accada a uomini, donne e bambini rimasti bloccati al di là del mare. Ora esistono risposte cliniche che confermano le violenze. Aggressioni con catene, tubi di gomma, ferri roventi, scariche elettriche, acido sulla pelle sono la quotidianità. Spesso per estorcere altro denaro o solo per imporre la legge del più forte nei campi di detenzione. È tutto scritto nella carne dei richiedenti asilo visitati.

Sono cittadini di Nigeria, Palestina, Eritrea, Mali, Togo, Ghana, Senegal, Guinea Conakry, Marocco, Sierra Leone. In quattro casi le vittime hanno dichiarato di essere state torturate già nelle loro città di provenienza in Senegal, Nigeria e Palestina. I medici, che chiedono l’anonimato perché dalle loro diagnosi nessuno possa risalire ai pazienti, hanno tradotto nel linguaggio scientifico quello che vedevano: cicatrici, ustioni, esiti di fratture.

«I nostri referti», racconta un chirurgo, «sono la minima punta dell’iceberg per svariate ragioni: a volte, per i tempi stretti della navigazione o per le condizioni a bordo non sufficienti a garantire la privacy. Riuscivamo a visitare il trenta per cento delle persone. I certificati di vittime di tortura li abbiamo compilati soltanto per coloro che hanno avuto la forza e l’urgenza di raccontare il perché di certe ferite fin dalle prime ore dopo il soccorso».

I certificati, conformi al protocollo di Istanbul per l’accertamento delle torture, sono stati poi consegnati agli interessati perché possano così documentare la loro domanda di protezione umanitaria. E, se richiesti allo sbarco, sono stati depositati agli Uffici di sanità marittima del ministero della Salute. Il governo italiano è quindi informato. Ecco alcuni dei casi, così come sono stati descritti dai medici nei loro referti.

Ragazzo, 18 anni. Il paziente riferisce di essere vittima di tortura/maltrattamenti, occorsi in Libia in un periodo di circa due mesi di prigionia. Riferisce episodi di maltrattamenti/violenza inflitti con diversi strumenti (bastone, martello, attrezzi per saldatura), in cui ha riportato lesioni contusive e ustioni. All’esame obiettivo il paziente si presenta lucido e coerente nel suo racconto. Si sono riscontrate le seguenti lesioni – Torace: a livello pettorale e dorsale diverse cicatrici compatibili con esiti di ustione. Arti: ad entrambi gli arti superiori e inferiori diverse lesioni cicatriziali, alcune ad evoluzione cheloidea (crescita anormale di tessuto, ndr), compatibili con esiti di ustione.

Ragazzo, 21 anni. Il paziente riferisce di essere stato vittima di tortura/maltrattamenti durante il viaggio in Libia. Riferisce in particolare di essere stato colpito con scariche elettriche multiple a livello del torace, circa tre settimane fa. Si sono riscontrate le seguenti lesioni – Torace: a livello emitoracico destro si rileva cicatrice cutanea compatibile con ferita da elettrocuzione (scarica elettrica nel corpo umano, ndr).

Ragazzo, 22 anni. Il paziente riferisce di essere vittima di tortura/maltrattamenti, occorsi durante la prigionia in Libia circa un anno fa. Riferisce in particolare di essere stato torturato con pratica di contusioni multiple e ripetute sulle piante dei piedi con tubo di gomma. Si sono riscontrate le seguenti lesioni – Arti inferiori: deficit funzionale di entrambi i piedi associato a sindrome dolorosa cronica e deficit contrattile, postumo di lesioni contusive a carico della pianta di entrambi i piedi, compatibili con il racconto del paziente (pratica della falanga). Si indica valutazione ortopedica ed eventuale studio elettromiografico per inquadramento diagnostico del deficit degli arti inferiori e approccio terapeutico mirato. Necessita altresì di supporto nutrizionale per severo stadio carenziale da malnutrizione cronica.

Ragazzo, 22 anni. Il paziente riferisce di essere vittima di tortura/maltrattamenti, occorsi in Libia in un periodo di circa dodici mesi di prigionia. Riferisce episodi di maltrattamenti/violenza inflitti con diversi strumenti (bastone, ferro), in cui ha riportato lesioni contusive agli arti e al dorso. Si sono riscontrate le seguenti lesioni – Arti: ad entrambi gli arti superiori (in particolare braccio e gomito sinistri) diverse lesioni cicatriziali, lineari, compatibili con esiti di contusione; inoltre tumefazione dorsale senza segni di sicure fratture della mano sinistra da recente lesione contusiva (due giorni fa), compatibile con il racconto del paziente; deficit funzionale dell’arto inferiore sinistro per dolore riferito subcronico postumo a lesioni contusive a carico del dorso e dell’arto stesso.

Ragazza, 23 anni. La paziente riferisce di essere stata vittima di tortura/maltrattamenti, occorsi in Libia circa tre settimane fa. Riferisce di maltrattamenti/violenza inflitti con diversi strumenti (lame, tubo di gomma), in cui ha riportato lesioni contusive al volto e agli arti. Si sono riscontrate le seguenti lesioni – Capo: cicatrice ipertrofica frontale, compatibile con lesione da punta. Arti: a livello del braccio sinistro, cicatrice lineare compatibile con lesione da lama; al braccio destro lesioni lineari cicatriziali-ecchimotiche compatibili con lesioni da tubo di gomma.

Ragazzo, 24 anni. Il paziente riferisce di essere stato vittima di tortura/maltrattamenti nel proprio Paese dalla fine del 2014, ragione per cui ha affrontato il viaggio in Libia e in mare. Riferisce in particolare di essere stato sottoposto a sospensione per incatenamento degli arti inferiori e a pratica ripetuta di contusione dei piedi (falanga). Si sono riscontrate le seguenti lesioni – Arti inferiori: a livello sovramalleolare di entrambi i piedi si riscontrano esiti cicatriziali di lesioni ulcerative. Riferisce dolore cronico a carattere neuropatico a livello plantare di entrambi i piedi, compatibile con lesioni croniche indotte da pratiche riferite dal racconto del paziente.

Ragazzo, 25 anni. Il paziente riferisce di essere stato vittima di tortura/maltrattamenti nel proprio Paese circa un anno fa. Riferisce in particolare di essere stato ferito con lama a livello dell’orecchio sinistro e di aver riportato ustioni da contatto con ferro incandescente a livello della caviglia destra. Si sono riscontrate le seguenti lesioni – Orecchio sinistro: a livello del margine superiore del padiglione auricolare sinistro si apprezza cicatrice compatibile con ferita da taglio. Arto inferiore destro: a livello di caviglia destra, apprezzabile cicatrice circolare compatibile con pregressa ustione da oggetto incandescente.

Ragazzo, 27 anni. Il paziente riferisce di essere vittima di torture/maltrattamenti, occorsi in Libia negli ultimi due mesi, in seguito ai quali ha riportato contusioni multiple e in particolare al ginocchio sinistro; ferita d’arma da fuoco al polso sinistro e perdita ungueale da estrazione cruenta al terzo dito della mano destra. Si sono riscontrate le seguenti lesioni – Arti: all’arto superiore sinistro presenza di cicatrice lineare al polso compatibile con esito di ferita da arma da fuoco; al terzo dito della mano destra, assenza di unghia compatibile con quanto riferito dal paziente; ginocchio sinistro normoatteggiato, tumefatto al comparto mediale e dolente alla flessione e al carico, compatibile con esiti di trauma contusivo.

Ragazzo, 29 anni. Il paziente riferisce di essere vittima di tortura/maltrattamenti, occorsi nel proprio paese d’origine circa un mese fa, ragione per cui ha affrontato il viaggio. Riferisce in particolare di aver riportato ustioni a livello di entrambi i piedi da contatto con liquido bollente. Si sono riscontrate le seguenti lesioni – Piedi: a livello dorsale di entrambi i piedi si confermano esiti di lesioni compatibili con ustioni, in attuale evoluzione di guarigione. Arto inferiore destro: ginocchio destro tumefatto e dolente, non deformità articolari, carico mantenuto; verosimile contusione compatibile con trauma distorsivo da caduta (riferito da altezza del muro di cinta).

Uomo, 30 anni. Il paziente riferisce di essere stato vittima di tortura/maltrattamenti nel proprio Paese circa dieci anni fa, motivo per cui è partito. Riferisce in particolare di essere stato ferito con lama a livello del viso e dell’arto superiore destro, inoltre riferisce percosse con corpo contundente a livello della volta cranica. Viene riferito inoltre trauma da caduta da altezza circa un anno fa durante imprigionamento in centro libico in cui ha riportato trauma agli arti inferiori. Si sono riscontrate le seguenti lesioni – Capo: a livello della volta cranica parietale sinistra, cicatrice compatibile con ferita da corpo contundente; a livello del mento inoltre cicatrice lineare compatibile con ferita da lama. Arti inferiori: caviglia sinistra dolente al carico (riferito dolore cronico conseguente alla caduta); gamba destra in asse, dolente dopo deambulazione prolungata. Sintomi compatibili con esiti di fratture misconosciute conseguenti al trauma riferito dal paziente. Regione lombare: dolore cronico riferito conseguente alla caduta da altezza, compatibile con lesione vertebrale misconosciuta.

Uomo, 32 anni. Il paziente riferisce di essere stato vittima di tortura/maltrattamenti, occorsi in Libia in almeno due episodi, uno nel novembre 2016 e uno circa tre settimane fa. Riferisce diversi episodi di maltrattamenti/violenza inflitti con diversi strumenti (lame, tubo di gomma, sospensione, falanga, strozzamento con corda) in cui ha riportato lesioni contusive agli arti, al dorso e al collo. Si sono riscontrate le seguenti lesioni – Capo: dolore alla pressione in regione periauricolare in sede di contusione. Collo: dolore sottomandibolare e anteriore dove si apprezzano esiti ecchimotici in evoluzione lineare; ipofonia marcata e dolore alla deglutizione concomitanti, compatibili con le lesioni subite. Dorso: multiple lesioni lineari ecchimotiche compatibili con lesioni da tubo di gomma. Arti: a livello di spalla sinistra cicatrice lineare compatibile con lesione da tubo di gomma; terzo dito mano destra: escara (necrosi del tessuto, ndr) ungueale e deficit funzionale tendineo compatibile con lesione secondaria a percosse riferite; braccio destro: esito cicatriziale cheloide compatibile con lesione da punta. Ginocchio sinistro: al cavo popliteo, esiti cicatriziali da ferita lacera compatibile con lesione da punta. Piedi: multiple lesioni ecchimotiche a entrambi i piedi, dolore cronico al carico del piede sinistro.

Uomo, 33 anni. Il paziente riferisce di essere stato vittima di tortura/maltrattamenti, occorsi in Libia circa due mesi fa. Riferisce in particolare aggressione con acido in cui ha riportato ustioni chimiche agli arti. Si sono riscontrate le seguenti lesioni – Arti: a livello del gomito sinistro, estesa area cicatriziale ad evoluzione retraente-cheloidea; a livello della gamba sinistra cicatrice lineare compatibile con quanto riferito dal paziente.

Uomo, 35 anni. Il paziente riferisce di essere vittima di tortura/maltrattamenti, occorsi in Libia circa una settimana prima del viaggio in mare, in seguito ai quali ha riportato ferite multiple da contusione, elettrocuzione, incatenamento, contatto con sostante corrosive. Nel corso dell’esame fisico si sono riscontrate le seguenti lesioni – Capo: dolore emicranico sinistro esacerbato dalla digitopressione compatibile con trauma contusivo riferito (percosse); cicatrice frontale destra compatibile con lesione ulcerativa da contatto con sostanza corrosiva; cicatrice labbro superiore esito di ferita lacero-contusa compatibile con percosse riferite. Collo: a livello cervicale, lesione ulcerata infetta compatibile con lesione da contatto con sostanza corrosiva. Torace: a livello dorsale destro, esiti ecchimotici lineari compatibili con percosse. Arti: a livello di avambraccio sinistro, multiple lesioni ulcerative compatibili con contatto con sostanza corrosiva; piede destro: a livello perimalleolare mediale, ferite ulcerate infette compatibili con contatto con sostanza corrosiva; a livello di entrambi i piedi, esiti ecchimotici da sfregamento (catene). Riferita immersione in acqua ed elettrocuzione.

Uomo, 37 anni. Il paziente riferisce di essere stato vittima di tortura/maltrattamenti durante la detenzione in Libia. Riferisce in particolare di essere stato sottoposto a diverse pratiche di violenza tra cui sospensione per stiramento degli arti superiori, lesioni multiple e ripetute da taglienti, contusione da punta agli arti e al volto e a livello dorso-lombare, bruciature da sigarette. Si sono riscontrate le seguenti lesioni – Volto e collo: cicatrici lineari multiple compatibili con lesioni da tagliente; lesioni contusive orali con perdita di alcuni elementi dentari. Torace: a livello dell’emitorace anteriore sinistro, cicatrici da ustione compatibili con lesioni da bruciatura di sigaretta. Addome: lesione lineare circonferenziale, compatibile con lesione da tagliente. Arti superiori: multiple lesioni lineari al braccio e avambraccio destro compatibili con lesioni da arma da taglio. Arti inferiori: a livello delle cosce, cicatrici compatibili con lesione da tagliente; a livello della gamba sinistra, in regione pretibiale, cicatrice compatibile con ferita lacero-contusa da punta, come riferito dal paziente.

Stupro e malnutrizione. I casi di stupro sono stati trattati una volta a terra: «Pressoché la totalità delle donne africane, anche se sposate o madri», raccontano i medici. Alle torture si aggiunge la “malnutrizione severa critica in adolescenti e adulti”: «Rappresenta un indice di mancato accesso al cibo ed è necessario il ricovero urgente», spiega un’operatrice della missione umanitaria: «Ricordo sette somali adulti con grave disabilità associata: anchilosi degli arti inferiori da postura fetale obbligata, prolungata per mesi, per lo spazio limitatissimo nella prigione libica. In altre parole, non era più loro possibile distendere le gambe. Ce ne siamo accorti quando li abbiamo visti strisciare sui gomiti con gli arti inferiori fissi in quella posizione. Per il resto del viaggio sono stati portati in braccio dall’equipaggio. Allo sbarco in Italia ci aspettava il medico dell’Ufficio sanità marittima. Quel giorno l’ho visto piangere».

fonte: http://m.espresso.repubblica.it/inchieste/2018/06/27/news/ecco-come-vengono-torturati-i-migranti-in-libia-i-referti-shock-della-pacchia-1.324217?ref=HEF_RULLO

Quando Rodotà cercava di spiegarci: “la solidarietà è un’utopia necessaria”

 

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Quando Rodotà cercava di spiegarci: “la solidarietà è un’utopia necessaria”

 

Quando Rodotà spiegava: la solidarietà è un’utopia necessaria

In una intervista in occasione dell’uscita del suo libro il professore spiegava: nella solidarietà ci sono i fondamenti dell’ordine giuridico.

Il 5 dicembre del 2014 Stefano Rodotà rilasciò un’intervista a Roberto Ciccarelli de Il Manifesto affrontando un argomento al quale il professore aveva sempre  sfrozato di messere in cime ai suoi ragionamenti

La solidarietà è un’utopia necessaria. Stefano Rodotà aveva scritto un libro (Laterza, pp. 141, 14 euro) con la storia di Sandra, l’operaia interpretata da Marion Cotillard nel film Due giorni e una notte dei fratelli Dardenne. «Nel film c’è la scomparsa della solidarià tra persone che lavorano nella stessa fabbrica e l’impossibilità di riaffermarla – racconta Rodotà – Sandra dice di non volere “fare la mendicante” quando chiede ai suoi compagni di lavoro di rinunciare al bonus di mille euro per impedire il suo licenziamento. C’è un referendum che ha un esito negativo. Sandra però riacquista la sua dignità perché respinge la proposta di essere riassunta a tempo pieno al posto di un giovane collega africano precario con un contratto a termine. La solidarietà verso questo giovane, che ha votato per lei pur sapendo che l’avrebbe danneggiato, restituisce la dignità dell’essere. Sandra scopre che attraverso la lotta può riaffermare la solidarietà. Nel film c’è un compendio di quello che stiamo vivendo».

Perché si torna a parlare di solidarietà?

La crisi economica ha fatto crescere le diseguaglianze e ha diffuso le povertà. Affidarsi alle forze del mercato è un’opzione debole ben al di sotto della necessità di trovare nuovi principi di riferimento. La solidarietà riemerge nei modi più diversi e supera le distanze esistenti. Ad esempio nel discorso sulle pensioni quando si pone il problema della solidarietà tra le generazioni. Nella salute dove non è possibile limitarsi all’oggi per garantire le condizioni minime di vita. Non è un processo facile. Nelle situazioni di difficoltà le distanze possono crescere insieme all’impossibilità di essere solidali.

Si può essere solidali nelle periferie di Roma o Milano tra crisi, sentimenti xenofobi e sgomberi delle case occupate?

A me sembra che questi conflitti siano indotti anche da chi vuole sfruttare le tensioni esistenti. Ma c’è un’altra ragione: finché le persone erano in condizione di pagare una casa non ritenevano intollerabile il fatto che ci fosse qualcuno in difficoltà che occupava un alloggio o non pagava l’affitto di una casa popolare. Con la crisi ci si è ritrovati in una situazione conflittuale. Pagare un affitto è intollerabile, mentre altri non lo pagano. Le condizioni materiali della solidarietà sembrano distrutte, mentre registriamo un rovesciamento del principio: si costruiscono solidarietà di prossimità o vicinanza e si diventa solidali con chi rifiuta la solidarietà agli altri, ai più lontani, agli stranieri o ai rom.

Qual è la sua definizione di solidarietà?

Mi sembra che il commento di Luigi Zoja sulla parabola del buon samaritano sia calzante. Qui Cristo mostra il contenuto rivoluzionario del suo messaggio: bisogna amare lo straniero, non il prossimo. Amare lo straniero è il punto chiave della solidarietà. La solidarietà per vicinanza, per appartenenza, sono facili. La solidarietà dev’essere praticata in tempi difficili che spingono anche a rotture. Se viene abbandonata, vengono meno le condizioni minime della democrazia, cioè il riconoscimento reciproco e la pace sociale. Con Jürgen Habermas dico che la solidarietà è un principio che può eliminare l’odio tra gli stati ricchi e quelli poveri. La solidarietà serve infatti a individuare i fondamenti di un ordine giuridico mancando il quale tutte le nostre difficoltà si esasperano sul terreno personale e su quello sociale. La solidarietà è, infine, una pratica che mette al centro i diritti sociali. Questo è un altro punto del libro: i diritti sociali non possono essere separati dagli altri.

Qual è stato il contributo del movimento operaio alla storia della solidarietà?

L’Internazionale ha mostrato che la solidarietà non è un sentimento generico di compassione nei confronti dell’altro, né un elemento storicamente indeterminato. La solidarietà dei moderni è una costruzione che ha avuto sempre bisogno di un soggetto storico. Quello per eccellenza è stato il movimento operaio. C’è un canto rivoluzionario che dice: «Sebben che siamo donne, paura non abbiamo, per amor dei nostri figli, in lega ci mettiamo». Qui c’è la consapevolezza orgogliosa della dignità delle donne che diventa principio di azione collettiva. Su questi principi gli esclusi si sono autorganizzati, le loro leghe hanno permesso ai socialisti e ai cristiani di trovare punti di convergenza non compromissoria. Nell’Internazionale si voleva costruire un’umanità che non era la somma di persone, ma la congiunzione di una serie di soggetti che agiscono collettivamente in vista di un interesse comune. Questo ha portato al riconoscimento dell’esistenza libera e dignitosa di cui parla la nostra Costituzione.

Lo Stato sociale ha modificato questa idea del movimento operaio. La sua crisi permetterà alla solidarietà di sopravvivere?

Ragionare sulla solidarietà come principio significa riconoscerne la storicità. La solidarietà c’era prima dello stato sociale e ci sarà anche dopo. Per questo oggi si può dire che è il principio di riferimento per la ricostruzione del tessuto politico istituzionale e sociale. La solidarietà va ripensata oltre lo stato sociale. Per questo è essenziale fondare un nuovo spazio costituzionale europeo ispirato a questo principio.

In che modo si può costruire uno spazio simile?

Il riferimento è alla carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, la Carta di Nizza alla cui scrittura ho partecipato. Quella carta nacque nel 1999, in una temperie politica e culturale diversa da quella attuale. Allora si voleva andare oltre lo stato sociale nazionale e si fece una diagnosi più radicale di quella che generalmente si fa oggi sull’Europa. L’Unione europea non ha solo un deficit di democrazia, ma un deficit di legittimità. Questo deficit può essere recuperato attraverso i diritti fondamentali, ispirati alla dignità e alla solidarietà, e non al mercato. Ricordo che i laburisti di Tony Blair fecero molta resistenza e si opposero persino al diritto di sciopero. A tanto era arrivata la loro rottura con la tradizione operaia. So bene che sulla Carta di Nizza ci sono state polemiche. Oggi dovrebbe però far pensare il fatto che è stata messa da parte quando all’Europa è stata imposta un’altra costituzione basata sulle politiche dell’austerità.

Esiste un soggetto capace di riportare la solidarietà al centro dell’attenzione?

Siamo legati ad una modernità che ha riconosciuto il creatore di diritti in un soggetto sociale: la borghesia fece nascere i diritti civili, gli operai quelli sociali. Poi c’è stata una scomposizione dei soggetti, si è parlato di una classe precaria, di quella degli hacker. Ci sono altre definizioni che dimostrano l’esistenza di condizioni umane che superano il fatto personale e sono fatti politici. Ma da sole non bastano. Per questo la solidarietà è importante. Questa è la dimensione utopica: è la condizione che ci permette di non rassegnarci alla frammentazione sociale e ai meccanismi di esclusione.

Il reddito universale può essere considerato uno strumento per affermare la solidarietà a livello europeo?

Ne sono convinto. Molti sostengono che entra in contraddizione con l’articolo 1 della nostra costituzione. C’è un’altra obiezione: il riconoscimento del reddito affievolisce la lotta per il lavoro. In queste prospettive vedo un errore. Si considera che la disoccupazione sia sempre una fase transitoria e la piena occupazione resta un obiettivo a portata di mano. Ma questi discorsi oggi sono lontanissimi. Del reddito universale è possibile fornire varie gradazioni: da quello minimo a quello di base. Tutte possono essere usata per liberare i singoli dal ricatto del lavoro precario o non pagato; a condurre un’esistenza libera e dignitosa; a eliminare la competizione tra i poveri. Montesquieu diceva che abbiamo bisogno di istituzioni, non di promesse né di carità. Il reddito universale dimostra che la solidarietà è un’utopia profondamente piantata nella realtà.

tratto da: https://www.globalist.it/politics/2017/06/23/quando-rodota-spiegava-la-solidarieta-e-un-utopia-necessaria-2000958.html