Ancora un raid della polizia francese ai nostri confini – Irrompono sul treno Ventimiglia-Nizza a caccia di migranti, armati di spray urticante. La testimonianza di una passeggera: “Dal bagno urla disumane”… Però non vi dimenticate che i “vomitevoli” siamo noi…!

 

 

polizia francese

 

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Ancora un raid della polizia francese ai nostri confini – Irrompono sul treno Ventimiglia-Nizza a caccia di migranti, armati di spray urticante. La testimonianza di una passeggera: “Dal bagno urla disumane”… Però non vi dimenticate che i “vomitevoli” siamo noi…!

Migranti, polizia francese spruzza spray urticante sul treno Ventimiglia-Nizza | Una passeggera a Tgcom24: “Dal bagno urla disumane”

La sostanza ha raggiunto anche i viaggiatori in carrozza provocando tosse e bruciori. “Non è la prima volta, ma mai così tanta violenza”, il racconto a Tgcom24

Nuove polemiche sul comportamento della polizia francese al confine con l’Italia: gli agenti avrebbero spruzzato spray urticante giovedì mattina intorno alle 7 sul treno partito da Ventimiglia e diretto a Nizza. L’obiettivo era per far uscire alcunimigranti nascosti in un bagno, ma la sostanza urticante ha raggiunto anche i viaggiatori in carrozza provocando tosse e bruciori. L’episodio si è verificato alla stazione di Mentone. “Dal bagno dove si erano chiusi i tre giovani africani arrivavano urla disumane – è il racconto di una testimone a Tgcom24. – Un fatto del genere era già accaduto la settimana scorsa, ma nessuno aveva visto tanta violenza. Siamo rimasti tutti increduli e scioccati. Tutto ciò è legale?”.

La testimonianza di una passeggera a Tgcom24La stazione di Mentone è la prima in territorio francese una volta oltrepassato il confine arrivando dall’Italia. Secondo quanto hanno riferito alcuni passeggeri, gli agenti, saliti a bordo alla sosta delle 7.10 per l’abitudinario controllo dei documenti, hanno dapprima cercato di forzare la porta della toilette nella quale si erano chiusi i migranti utilizzando una sorta di grossa tronchese e hanno poi spruzzato la sostanza urticante per farli uscire.

“Dal bagno arrivavano urla disumane – racconta una testimone a Tgcom24 – e dopo mezz’ora di tensione abbiamo visto come quei tre ragazzi sono usciti da lì, non si reggevano in piedi. E anche i gendarmi erano stremati. Ma tutta questa aggressività è lecita? E’ stata una situazione sconvolgente”.

Come hanno reagito i presenti? “Eravamo tutti scioccati, nessuno è intervenuto direttamente contro i gendarmi, ma in tanti si sono alzati per vedere da vicino cosa stesse accadendo e per filmare con gli smartphone. Nessuno provava simpatia per questa azione. A quell’ora sul treno eravamo per lo più italiani”.

“Vorrei ci fosse consapevolezza nell’opionone pubblica di quello che accade in quella tratta: i controlli sono mirati in base al colore della pelle – aggiunge la testimone a Tgcom24; – chi prova a scappare viene bloccato e preso platealmente a schiaffi. Quei tre ragazzi sicuramente parlavano francese, perché gli agenti non hanno provato a trattare con loro? O perché non hanno semplicemente atteso che uscissero per intervenire? Alla fine tutti ci siamo chiesti: Chissà dove li portano? Cosa faranno loro?”.

 

fonte: https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/migranti-polizia-francese-spruzza-spray-urticante-sul-treno-ventimiglia-nizza-una-passeggera-a-tgcom24-dal-bagno-urla-disumane-_3191724-201902a.shtml

Macron comincia ad essere nervoso – Gli attacchi di Di Maio contro il franco coloniale svegliano gli africani: le Tv cominciano a parlarne e nasce un movimento popolare di liberazione dalla Francia…

 

Macron

 

 

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Macron comincia ad essere nervoso – Gli attacchi di Di Maio contro il franco coloniale svegliano gli africani: le Tv cominciano a parlarne e nasce un movimento popolare di liberazione dalla Francia…

 

Da Silenzi e Falsità:

Le TV africane parlano della iniziativa di Di Maio contro il franco coloniale e inizia un movimento popolare di liberazione dalla Francia: Macron è nervoso

Macron da un po’ di tempo a questa parte è nervoso con l’Italia.

Non si adatta all’Italia uscita dalle elezioni politiche del 4 marzo.

Macron è tra quelli che non vede l’ora di far saltare il Governo 5 Stelle-Lega, come in patria lo sono quelli che tifano per lui contro Di Maio, i vari Renzi, Berlusconi, Cairo, De Benedetti, Benetton, Tronchetti Provera, ecc.

Il sogno proibito che rimarrà sogno è di mettere fine al Governo Del Cambiamento guidato da Conte con i due vice Di Maio e Salvini.

Da dove trae origine l’acredine di Macron contro i 5 Stelle?

A parte il rapporto che Di Maio sta sviluppando con i Gilet Gialli che sicuramente gli dà fastidio, ben di più é invisa l’iniziativa di denunciare il colonialismo francese praticato in Africa con strumenti finanziari, con i propri servizi segreti e con il il proprio esercito.

Di Maio ha apertamente denunciato come il Franco Cfa riduca in sostanziale condizione di sottomissione alla Francia i Paesi africani che lo hanno adottato.

Le parole di Di Maio hanno dato vigore in Africa ai movimenti popolari che si vogliono liberare dal giogo monetario francese, dotarsi di una propria moneta e avere così la possibilità di decidere da sé stessi in maniera realmente indipendente la propria politica economica.

La moneta francese è ‘forzatamente’ adottata da 15 Paesi africani. Spiegherò dopo il significato di forzatamente.

I 15 Paesi sono: Benin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Guinea-Bissau, Mali, Niger, Senegal e Togo che fanno parte dell’Africa occidentale, a cui si aggiungono Camerun, Ciad, Gabon, Guinea Equatoriale, Repubblica Centroafricana e Repubblica del Congo che si trovano nell’Africa centrale, e le Isole Comore, che ha conquistato l’indipendenza dalla Francia nel 1975.

In questi Paesi vivono quasi 200 milioni di abitanti.

Macron sostiene che la moneta franco CFA è adottata liberamente da tutti questi Stati.

In effetti non è così.

È il contrario, perché questi Paesi hanno provato a disfarsene per averne una realmente propria, ma gli è stato impedito.

In una interessantissima intervista a ‘Il Fatto’, un economista, Otto Bitjoka*, afro italiano residente a Milano, ha spiegato i metodi cui sono ricorsi i francesi per impedire che questi Paesi si dotassero di una vera loro moneta.

Queste le sue parole in riferimento alla possibilità di abbandonare la moneta francese:

“Macché. Chi lo dice dimentica che chi ha provato a uscirne è stato ammazzato o è stato deportato mentre nel suo Paese era in atto un colpo di Stato. Se c’è tutta questa libertà perché la Francia ha convocato l’ambasciatrice italiana Teresa Castaldo per chiarimenti?”

E prosegue riguardo agli esempi concreti di omicidi e di colpi di stato:

“Ce ne sono tanti, ma le cito solo questi. Nel 1963 Sylvanus Olympio, primo presidente eletto del Togo, si rifiuta di sottoscrivere il patto monetario con Parigi e dispone una moneta nazionale. Tre giorni dopo viene rovesciato e assassinato in un colpo di Stato condotto da ex militari dell’esercito coloniale francese. Nel 1968 Modibo Keita, primo presidente della Repubblica del Mali, annuncia l’uscita dal franco Cfa, ma subisce un golpe guidato da un ex legionario francese. Ancora, nel 1987 Thomas Sankara, primo presidente del Burkina Faso indipendente, viene detronizzato e ucciso subito dopo aver dichiarato la necessità di liberarsi dal franco Cfa. Nel 2011 il presidente della Costa d’Avorio, Laurent Gbagbo, decide di abolire il Cfa sostituendolo con la Mir, Moneta ivoriana di resistenza. Ma le forze speciali francesi lo arrestano dopo aver bombardato il palazzo presidenziale. Questa è storia, per non parlare di Gheddafi”.

In relazione a Gheddafi aggiunge:

“Nel 2011, quando è stato ammazzato, c’era proprio la questione della sovranità monetaria in ballo. Lui voleva creare una nuova valuta panafricana, il dinaro libico, sostenuta dalle ingenti riserve auree di Tripoli, proprio in alternativa al franco Cfa. Gheddafi e l’Unione africana avevano già deliberato la creazione di un Fondo monetario africano con sede in Camerun, di una Banca africana di investimento in Libia e di una Banca centrale africana in Costa d’Avorio”.

L’affermazione di più rilevante interesse la fa alla fine dell’intervista quando gli si chiede che cosa ha da dire riguardo alla responsabilità degli africani per i moltissimi casi di corruzione presenti in Africa.

Questa la sua risposta:

“Molti presidenti sono corrotti e permettono la rapina di risorse. Ma a questo penseremo una volta liberati. Gli africani vogliono questo e lo dimostra il fatto che lì le tv stanno parlando del caso sollevato dall’Italia. Siamo determinati e lotteremo”.

La buona notizia per questi Paesi africani, praticamente costretti ad adottare la moneta francese, è che Luigi Di Maio ha suscitato un movimento di popolo per liberarsi dal giogo imposto dalla Francia.

Dalle dichiarazioni di Di Maio e di Di Battista risulta chiaro che il Movimento 5 Stelle starà a fianco di questi popoli africani in questa lotta per avere la reale libertà di adottare una loro valuta e tutelare al meglio i loro interessi.

Certo questa è una pessima notizia per Macron e la sua rabbia e ira contro i 5 Stelle va in crescendo.

Ma nessuno sembra tanto impressionato.

Nessun ricatto potrà funzionare con il Governo Conte.

Si darà una calmata, Macron, e imparerà a rispettare di più e gli italiani e gli africani in una volta sola.

fonte: https://www.silenziefalsita.it/2019/02/09/le-tv-africane-parlano-della-iniziativa-di-di-maio-contro-il-franco-coloniale-e-inizia-un-movimento-popolare-di-liberazione-dalla-francia-macron-e-nervoso/

Alessandro Di Battista senza peli sulla lingua contro Giorgio Napolitano: “Si piegò in modo vile ai francesi”

 

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Alessandro Di Battista senza peli sulla lingua contro Giorgio Napolitano: “Si piegò in modo vile ai francesi”

 

Alessandro Di Battista contro Giorgio Napolitano: “Si piegò in modo vile ai francesi”

L’ex deputato del Movimento 5 Stelle Alessandro Di Battista continua la campagna “contro” la Francia e chiama in causa anche l’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: “Si comportò come un vile durante l’intervento in Libia del 2011”. E aggiunge: “Sono sicuro che Sergio Mattarella non si sarebbe mai comportato così”.

Non accenna a placarsi la polemica del Movimento 5 Stelle nei confronti della Francia e, in particolare, di Macron, malgrado la posizione conciliante espressa dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e la perplessità di Matteo Salvini. Oggi tocca ad Alessandro Di Battista polemizzare con i cugini d’Oltralpe, giudicati responsabili della destabilizzazione della Libia nel 2011 e delle conseguenze provocate dal rovesciamento di Gheddafi. Ospite della trasmissione televisiva di Lucia Annunziata “Mezz’ora in più”, l’ex deputato grillino ha attaccato anche l’ex Presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano, a suo dire colpevole di essersi “piegato in modo vile” allo “scellerato intervento della Francia in Libia nel 2011”, che ha deposto un dittatore ma “ha provocato l’esodo dei migranti e dunque migliaia di morti”. Sollecitato sulla necessità di scusarsi, Di Battista si è rifiutato, aggiungendo: “Sergio Mattarella invece non si sarebbe mai comportato come ha fatto Napolitano”.

Di Battista ha poi spiegato di ritenere necessario che il governo italiano affronti la crisi diplomatica e la risolva, ma “a testa alta” e con l’obiettivo di “parlare di punti politici, del futuro dell’Europa”. Nella sua lettura, simile a quella di Luigi Di Maio, infatti, la prossima Commissione Europea si insedierà in uno scenario completamente nuovo e potrà affrontare alcuni nodi essenziali del futuro dell’Unione Europea: “Noi crediamo nella UE come spazio comune e io voglio un seggio dell’Europa all’Onu e pretendo una decolonizzazione che non c’è mai stata in Africa, in questo sono molto più europeista di Macron”. E sull’appoggio di Di Maio ai gilet gialli ha aggiunto: “Allora Macron non doveva incontrare Renzi dopo la formazione del governo italiano e firmare manifesti contro i populisti. Se il presidente francese lo vede come lesa maestà, è un problema suo”.

fonte: https://www.fanpage.it/alessandro-di-battista-contro-giorgio-napolitano-si-piego-in-modo-vile-ai-francesi/

LATITANTI E CONTENTI. Tutti gli “altri” Battisti di cui ci siamo dimenticati (e sono tanti) – Il caso di Claudio Lavazza, condannato per gli stessi quattro omicidi compiuti da Battisti e il caso della Francia, tanto, ma proprio tanto generosa con il nostro terrorismo…

 

Battisti

 

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LATITANTI E CONTENTI. Tutti gli “altri” Battisti di cui ci siamo dimenticati (e sono tanti) – Il caso di Claudio Lavazza, condannato per gli stessi quattro omicidi compiuti da Battisti e il caso della Francia, tanto, ma proprio tanto generosa con il nostro terrorismo…

Latitanti e contenti. Gli “altri” Battisti

Non c’è soltanto Cesare Battisti, l’ex esponente dei Proletari armati per il comunismo condannato per quattro omicidi (il gioielliere Pierluigi Torregiani, il macellaio Lino Sabbadin, il maresciallo della polizia penitenziaria Antonio Santoro e l’agente della Digos Andrea Campagna), e latitante per 26 dei suoi 64 anni. Gli anni di piombo italiani, purtroppo, hanno lasciato molte altre scorie in giro per il mondo.

La lista è lunga e davvero mortificante, per la giustizia italiana. Tra gli esponenti più significativi del terrorismo impunito ci sono Alvaro Lojacono e Alessio Casimirri, due vecchi brigatisti rossi (oggi hanno 63 e 67 anni) che non si sono mai formalmente pentiti. Facevano parte del commando che il 16 marzo 1978 entrò in azione a Roma, in via Fani, uccidendo i cinque uomini della scorta dell’ex presidente della Dc. Sette mesi dopo, insieme, avevano anche colpito mortalmente alla testa il magistrato Girolamo Tartaglione, direttore generale degli affari penali. La nostra Corte di cassazione, in contumacia, li ha condannati all’ergastolo ma sono riusciti a fuggire e in Italia non hanno mai scontato un giorno di pena.

Oggi, però, nessuno dei due è estradabile perché Lojacono ha preso la cittadinanza svizzera, mentre Casimirri ha ottenuto quella nicaraguense. Lojacono, che in Italia era stato condannato a 16 anni di galera anche per l’omicidio di Nikis Mantekas, un simpatizzante di estrema destra ucciso a Roma nel 1975, era stato arrestato in Corsica nel giugno 2000, ma è stato subito liberato dalla giustizia francese che non riconosce le condanne in contumacia. In Svizzera, Lojacono ha cambiato cognome in Baragiola, e nel 1989 è stato condannato per l’omicidio Tartaglione a 17 anni di reclusione (ne ha scontati solo 11 per buona condotta). Dal 1988 anche Casimirri si fa scudo di un’altra cittadinanza: si è sposato a Managua, dove di recente il quotidiano La Verità ha ricordato che gestisce un ottimo ristorante di pesce, El buzo («Il subacqueo») frequentato anche da reduci dell’estremismo rosso italiano.

Si era rifugiato in Spagna, invece, Claudio Lavazza, 63 anni: anche lui faceva parte dei Proletari armati per il comunismo, ed è stato condannato all’ergastolo per gli stessi quattro omicidi compiuti da Battisti. Lavazza è detenuto in Spagna dal 1996 per reati commessi in quel Paese: Madrid non ha mai dato seguito alla richiesta di estradizione italiana.

Altri latitanti delle Br per i quali la giustizia italiana ha inutilmente chiesto la consegna alla Francia sono Sergio Tornaghi, 61 anni, legato alla colonna milanese Walter Alasia; la «primula rossa» Simonetta Giorgieri, 64 anni, che apparteneva al Comitato rivoluzionario toscano; e Carla Vendetti, 60 anni, arrestata, scarcerata e quindi entrata in clandestinità. Le due donne sono state condannate anche perché coinvolte negli omicidi dei giuslavoristi Marco Biagi, nel 2002, e Massimo D’Antona, nel 1999. 

La Francia, va detto, è sempre stata generosa con il nostro terrorismo rosso, e non soltanto con Battisti, che ha allegramente ospitato fino al 2004: dal 1982 dà rifugio anche all’ex Br Enrico Villimburgo, condannato all’ergastolo in una delle troppe appendici del processo Moro e per i tre omicidi dei giuristi Vittorio Bachelet e Girolamo Minervini, e del generale dei Carabinieri Enrico Galvaligi. A Parigi vive anche Giorgio Pietrostefani, 75 anni, l’ex dirigente di Lotta continua che la giustizia italiana ha condannato definitivamente a 22 anni di carcere per l’omicidio del commissario Luigi Calabresi.

Si dice sia residente in Perú Oscar Tagliaferri, condannato per la strage organizzata dai terroristi rossi di Prima linea in via Adige, a Milano, il 1° dicembre 1978. Tagliaferri è ricercato per omicidio, associazione sovversiva, partecipazione a banda armata, rapina. È uno degli autori della strage milanese di Prima linea anche Maurizio Baldasseroni, 68 anni, a sua volta espatriato in Sud America: nel 2013 si pensava fosse morto, ma l’anno successivo un giudice ha ordinato alla Procura di Milano che fossero riprese le sue ricerche.

Il terrorista nero Vittorio Spadavecchia, 56 anni, si nasconde invece a Londra da oltre 36 anni, per l’esattezza dall’agosto 1982: membro dei Nar, i Nuclei armati rivoluzionari, è stato condannato per l’omicidio di alcuni poliziotti, tra i quali il commissario della Digos Franco Straullu, e per una serie di rapine. Oggi fa l’agente immobiliare. Sette richieste di estradizione da parte dell’Italia sono finite nel nulla.

fonte: http://thepolloweb.blogspot.com/2019/01/latitanti-e-contenti-gli-battisti.html

Andate a rileggere la storia: Tutti i leader africani contrari al franco coloniale sono stati destituiti o ammazzati… Proprio non vi rendete conto che c’è qualcosa che non quadra…? …Forse Di Maio e Di Battista non sono proprio due cretini…

 

franco coloniale

 

 

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Andate a rileggere la storia: Tutti i leader africani contrari al franco coloniale sono stati destituiti o ammazzati… Proprio non vi rendete conto che c’è qualcosa che non quadra…? …Forse Di Maio e Di Battista non sono proprio due cretini…

“Gli ‘esperti’ dicono che le 15 ex colonie francesi abbiano liberamente scelto di aderire al Franco CFA perché ne traggono vantaggio e, soprattutto, che possano uscirne in qualsiasi momento. Eppure…
– 1963: Sylvanus Olympio, primo presidente eletto del Togo, si rifiutò di sottoscrivere il patto monetario con la Francia. Il 10 gennaio 1963 ordinò di iniziare a stampare una moneta nazionale e tre giorni dopo fu rovesciato e assassinato in un golpe condotto da ex militari dell’esercito coloniale francese.
– 1968: Modioba Keita, primo presidente della repubblica del Mali, annunciò l’uscita dal franco coloniale CFA denunciandolo come trappola economica per il suo Paese, rimase vittima di un colpo di Stato, guidato anche qui da un ex legionario francese”.

Così il deputato M5S e sottosegretario agli Affari Esteri Manlio Di Stefano in un post pubblicato sulla sua pagina Facebook.

A Olympio e Keita si aggiungono i seguenti leader:

“- 1987: l’eroe panafricanista Thomas Sankara, primo presidente del Burkina Faso indipendente, venne ucciso in un golpe sostenuto dalla Francia dopo aver proclamato la necessità di liberarsi dal gioco neocoloniale del franco CFA.
– 2011: il presidente della Costa d’Avorio, Laurent Gbagbo, propose di salvare l’economia del Paese abbandonando il franco FCA in favore del Mir, Moneta ivoriana di resistenza: pochi mesi dopo la Francia bombardò il palazzo presidenziale e le forze speciali francesi fecero prigioniero Gbagbo.
– 2011: Muhammar Gheddafi progettava di rimpiazzare il franco CFA con una nuova valuta pan-africana basata sul dinaro libico e sostenuta dalle ingenti riserve auree di Tripoli. La Libia viene bombardata dalla Francia e Gheddafi ucciso. Una e-mail del 2 aprile 2011 ricevuta dall’allora segretario di Stato americano Hillary Clinton da un suo stretto collaboratore spiegava che questa era la motivazione principale dell’attacco militare francese”.

“Traete voi le dovute conclusioni,” conclude Di Stefano.

Tratto da: https://www.silenziefalsita.it/2019/01/23/i-leader-africani-contrari-al-franco-coloniale-che-sono-stati-destituiti-o-uccisi/

Migliaia di morti e migranti detenuti – Gli scheletri nell’armadio di Macron, quello che definisce noi Italiani “vomitevoli”

 

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Migliaia di morti e migranti detenuti – Gli scheletri nell’armadio di Macron, quello che definisce noi Italiani “vomitevoli”

Migliaia di morti e migranti detenuti – Gli scheletri nell’armadio di Macron

C’era un tempo in cui Emmanuel Macron dava del “vomitevole” al governo italiano per la gestione dei migranti. Niente a che vedere con la sua civilissima Francia, che invece sembrava in grado di accogliere tutti e col sorriso ben impresso sul volto del capo dell’Eliseo. Poi però dalle parole siamo passati ai fatti. E di quella Francia dell’accoglienza è rimasta un’immagine a dir poco sbiadita.

La gendarmeria ha iniziato a trascinare ed espellere in Italia gli immigrati che arrivavano in Francia o a entrare direttamente in territorio italiano. Mentre Ventimiglia veniva trasformata in una sorta di Calais d’Italia, con tanto di accampamenti e con la polizia francese a vigilare il confine. L’ordine di Parigi era tassativo: nessuno doveva passare il confine. Ordine assolutamente legittimo: ma sarebbe stato sacrosanto evitare la morale al governo di Giuseppe Conte.

Nel frattempo, lo scontro tra Francia e Italia non si è mai arrestato. Tra Parigi e Roma sono volate parole grosse su innumerevoli dossier. Ma è ancora il tema migranti a essere al centro della disfida delle Alpi. Dall’Italia, le accuse verso Parigi si sprecano. Il Movimento 5 Stelle e Fratelli d’Italia incolpano la Francia di impoverire l’Africa con le politiche post-coloniali, provocando l’emigrazione di migliaia di persone che giungono via mare in Europa. Il vice premier Luigi Di Maio ha addirittura chiesto all’Unione europea di sanzionare i Paesi europei che impoveriscono il continente africano. Una richiesta che naturalmente non avrà seguito in sede europea, ma è il segnale di come fra Parigi e Roma sia tornato il tempo dello scontro. E con le elezioni europee alle porte, è chiaro che l’immigrazione diventi un tema di dibattito fondamentale.

Da Parigi iniziano a studiare le prime mosse. La Francia è favorevole a “obiettivi quantificati in numeri a livello europeo” ha detto il portavoce del governo francese, Benjamin Griveaux, al ‘Grand débat” delle testate CNews-Europe1-Les Échos. “La base dell’Europa è la solidarietà. E anche questa solidarietà deve giocare un ruolo sulla questione migratoria”, ha detto Griveaux. “Non possiamo essere solo alcuni Paesi europei a occuparci di questo problema dell’asilo e dell’immigrazione”, ha continuato. Anzi, ha voluto anche sottolineare che la Francia deve continuare a garantire “l’accoglienza incondizionata e il diritto di asilo”.

Detto così, sembrerebbe che a Parigi batta il cuore dell’accoglienza indiscriminata, dell’integrazione, di un Paese pronto a ricevere braccia aperte chiunque decide da venire in Europa. Eppure, non tutto è oro quel che luccica. E se la Francia di Macron si ammanta di questa sorta di aura di buonismo nel Mediterraneo, e lo fa proprio mentre i barconi affondano al largo della Libia, si dimentica di quanto avviene a casa sua, ma nei Territori d’Oltremare.In particolare in un’isoletta, quella di Mayotte, dove migliaia di migranti, in gran parte minorenni, sono rinchiusi in un Cra, Centre de rétention administrative.

Come spiega La Verità, “ha una capienza di appena 148 posti e l’associazione per i diritti umaniLa Cimade descrive come ‘prigione chiamata con altri nomi’. I bambini provengono dalle isole Comore, a una settantina di chilometri di distanza. Ma a Mayotte non vengono separati dai genitori come è accaduto al confine con il Messico. Siccome i minori non accompagnati non possono essere rinchiusi nei Cra e rispediti alle Comore, si fa al contrario che negli Stati Uniti: si affibbiano a un qualsiasi clandestino adulto nei paraggi e lo si costringe a fingere di esserne il padre o la madre, creando artificiosamente nuclei familiari”.

La situazione è ormai ben oltre i limiti della vivibilità. Centinaia di bambini girano per l’isola abbandonati a se stessi, le bidonville sorgono ovunque, mentre vicino al capoluogo dell’isola è sorta una vera e propria “collina degli immigrati”. Perché arrivare nell’isola equivale ad arrivare in Francia. E da lì si cerca poi di raggiungere con aerei o navi il territorio europeo, passando per Marsiglia. E così è nato un flusso di migranti senza precedenti, con centinaia di migliaia di arriviin pochi anni. Anche perché in Francia c’è lo ius soli: quindi partorire nell’isola di Mayotte equivale a far nascere cittadini francesi (ed europei).

Proprio per questo motivo, migliaia di donne incinta partono alla volta dell’isola dall’arcipelago delle Comore per partorire nei suoi ospedali. Sempre come spiega La Verità, “riprova è che di tutte le partorienti al Chm (il centro ospedaliero locale ndr), il 75% sono immigrate clandestine. Per contrastare il fenomeno, Parigi ha modificato pochi mesi fa le regole dello ius soli soltanto per questa Provincia: adesso diventano francesi i bambini nati a Mayotte da almeno un genitore che sia presente sul territorio, in modo regolare, da minimo tre mesi”. Ma nel frattempo, sono in migliaia a morire nel percorso per raggiungere l’isola. Tra il 1995 e il 20125 sarebbero morte tra le 7mila e le 10mila persone nell’oceano Indiano per sbarcare a Mayotte. Un cimitero nei fondali delle Comore. Ma Macron forse se l’è dimenticato.

O forse, molto pi semplicemente, non vuole che se ne parli. Perché tene a bada le Comore interessa alla Francia. Parigi non vuole problemi in quello specchio di mare dell’oceano Indiano. Tanto che a novembre, i due Stati hanno firmato un accordo per cui il governo di Azali Assoumani accettava gli espulsi da La Mayotte e Macron dava di nuovo l’ok ai visti per l’isola per i cittadini delle Comore. Motivo? La Francia ha parecchi trattati in atto con il governo. I comoriani che vivo in Francia sono moltissimo (di cui molti anche islamici radicali), ci sono accordi per la Difesa e sulla moneta, garantita dalla Francia. E infine c’è un altro tema: l’energia. Nei fondali delle Comore è presente il gas e c’è anche il petrolio. Parigi vuole essere la prima a sfruttarlo e cosi, accetta il ricatto di Azali sui migranti. Nel frattempo muoiono e vengono rinchiusi nei centri di detenzione: ma di questo Macron e l’Europa sembrano essersene dimenticati. Impegnati come sono a parlare di Italia e Libia.

tratto da: http://www.occhidellaguerra.it/francia-macron-migranti-mayotte-comore/?fbclid=IwAR2_SLJhz0mVXANRQwE9b2ZAlDSiUnqYM0KQncrd-a2yUkT-oN-j4i6Q4YY

Il grande editotiale di Marco Travaglio sull’ipocrisia dei Francesi: “Sovranisti per forza”

 

Marco Travaglio

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Il grande editotiale di Marco Travaglio sull’ipocrisia dei Francesi: “Sovranisti per forza”

Cioè: il governo francese che…

Nasconde da quarant’anni decine di terroristi, assassini e tagliagole italiani…

Manda i suoi gendarmi a sconfinare oltre la frontiera italiana per riportarci i migranti che non vuole…

Paragona i vincitori delle elezioni italiane a “una lebbra che cresce un po’ ovunque in Europa”…

Da dei “bugiardi” ai nostri governanti che parlano di crisi migratoria, mentre ordina respingimenti e tiene chiusi i porti…

Intima al nostro governo di “fare pulizia in casa propria”…

Chiama i nostri governanti “piccoli Mussolini”…

Definisce vomitevole la linea del governo italiano sui migranti…

Ha destabilizzato la Libia con la guerra del 2011 ed ora continua a soffiare sul fuoco sostenendo il noto galantuomo Haftar…

…ora si offende per le dichiarazioni di Di Maio?

MA PER FAVORE…!

 

Sovranisti per forza di Marco Travaglio

Uno fa di tutto per non diventare sovranista, poi legge che il Fondo monetario internazionale accusa l’Italia nientemeno che di “frenare l’economia mondiale”: e solo oggi, all’improvviso, tutto d’un botto.

Prima no, anzi, eravamo l’ombelico del mondo, la locomotiva della galassia, il capofila dell’universo e non ce n’eravamo mai accorti. Poi il 4 marzo, per la prima volta nella loro storia, gli italiani hanno sbagliato a votare, e zac! Ora qualunque disastro accada sull’orbe terracqueo è colpa nostra.

Se, puta caso, la pizza di fango del Camerun perde potere d’acquisto, c’è lo zampino dell’Italia. Spiace per le sorti degli aborigeni australiani, delle zingare del deserto, dei lama tibetani, delle balinesi nei giorni di festa e delle cavigliere del Kathakali: se se la passano male, sanno a chi dire grazie. Ai soliti italiani.

Uno fa di tutto per non diventare sovranista, poi scopre che il governo Macron ha convocato l’ambasciatrice italiana per le “dichiarazioni ostili e immotivate” di Di Maio e Di Battista sul neocolonialismo francese. Che è un po’ come se il governo egiziano convocasse l’ambasciatore italiano per la nostra scarsa collaborazione sul delitto Regeni.

Cioè: il governo francese nasconde da quarant’anni decine di terroristi, assassini e tagliagole italiani aiutandoli a sottrarsi alla nostra giustizia e spacciandoli per perseguitati politici; il governo francese manda la sua Gendarmerie a sconfinare oltre la frontiera italiana per riportare migliaia di migranti che non ha intenzione di accogliere e poi accusa l’Italia di non essere abbastanza accogliente; il presidente francese Emmanuel Macron paragona i vincitori delle elezioni italiane a “una lebbra che cresce un po’ ovunque in Europa” e dava dei “bugiardi” ai nostri governanti che parlano di crisi migratoria, mentre ordina migliaia di respingimenti di migranti a Ventimiglia e tiene ben chiusi i porti francesi; la ministra francese Nathalie Loiseau intima al nostro governo di “fare pulizia in casa propria”, mentre il commissario francese dell’Ue Moscovici chiama i nostri governanti “piccoli Mussolini”; il portavoce del partito di Macron definisce “vomitevole la linea del governo italiano sui migranti”; il governo francese, dopo aver destabilizzato la Libia con la guerra del 2011, continua a soffiare sul fuoco sostenendo il noto galantuomo Haftar; e ora chi convoca chi? Ma per favore.

Uno fa di tutto per non diventare sovranista, poi trova su La Stampa un’articolessa di Bernard-Henri Lévy che racconta la prossima tournée teatrale di Bernard-Henri Lévy. Siccome tocca fare tutto a lui, ora deve “fermare il populismo”. Con le nude mani. “Il mio – spiega il noto paraguru – è il contributo di uno scrittore alla nuova resistenza europea che deve organizzarsi senza tardare”.

Mi raccomando, non prendete impegni: si parte il 5 marzo da Milano e si prosegue in “venti tappe in Europa prima del voto”, “con La Stampa media partner”. “Perché far partire da Milano una campagna contro l’avanzata del populismo?”, domanda Henri Lévy a Henri Lévy. Che, cortesemente, si risponde: “Perché è proprio lì, a Milano, che tutto è cominciato”. Con Mussolini? Con Craxi? No, con B. Ha impiegato appena 25 anni per accorgersene, meglio tardi che mai: “È dagli studi berlusconiani che sono uscite tutte quelle facce clonate, labbra arroganti, silicone e dentifricio, gel per i capelli e sorrisi da rappresentante, che sono diventate il marchio di fabbrica delle ‘democrature’ europee”.

In effetti, dalle ragazze del Drive In a Orbán il passo è breve: una lettura così profonda che ci fa rivalutare persino il Biscione. Anche perché il primo Paese europeo dove B. riuscì a esportare le sue tette e i suoi culi siliconati fu proprio la Francia, grazie a Mitterrand che spalancò le porte a La Cinq quando l’ex trotzkista e maoista BHL gli suonava la trombetta. L’avvocato di B. era tal Sarkozy, poi asceso all’Eliseo fra i perepé di BHL.

Ma su questi e altri dettagli il paraguru sorvola, impegnato com’è a spiegare agli italiani quel che non capisce dell’Italia. Si pensava che si sarebbe preso una pausa, dopo la cattura di Battisti, il pluriassassino latitante che lui spacciava per uno “scrittore arrabbiato e imprigionato” e paragonava a Dreyfus.

Invece coglie l’occasione per scagliarsi con chi l’ha finalmente assicurato alle patrie galere: “un dottore con credenziali false (Conte), un gradasso affetto da un’insana megalomania (Salvini) e un Pulcinella più pusillanime che capace (Di Maio)”, senza dimenticare la Raggi, che si porta su tutto e “consegna Roma alle erbacce e alla prevaricazione in proporzioni mai viste dai tempi di Catone il Censore” (viva Mafia Capitale!).

Insomma: una “riedizione post-moderna del fascismo” agli “ordini di Mosca” e coi soldi degli “amici di Bannon”. In attesa che questo coiffeur pour dames esibisca, sul giornale che combatte le fake news (altrui), uno straccio di prova sulla falsa laurea di Conte, sui cablo di Mosca e sui dollari di Bannon, apprendiamo che gli manca tanto Renzi: ah quelle “sagge decisioni prese in passato, in un anno (febbraio 2014-dicembre 2016, ndr), dal vulcanico Matteo Renzi: diminuzione delle tasse (mai vista, ndr)… modernizzazione della giustizia (ma quando mai, ndr), fine degli sprechi delle Regioni (ma de che, ndr) …”!

Che nostalgia! Purtroppo gli elettori non hanno apprezzato. Cose che càpitano, quando fai votare il popolo al posto di BHL. Il quale ora è molto “arrabbiato” e marcia su Milano “per via di Stendhal”, ma anche degli altrettanto incolpevoli “Dario Fo (che votava 5Stelle, ndr), Leopardi, Verdi, Brecht e i suoi Quattro Soldi”.

Che poi erano tre, ma dev’essere l’inflazione.

Ecco come la Francia predica il rigore in Europa sulla pelle di 14 ex colonie africane

 

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Ecco come la Francia predica il rigore in Europa sulla pelle di 14 ex colonie africane

Leggi anche:

Quello che i politici non dicono sull’immigrazione – La Francia continua a mantenere un ferreo controllo delle “ex” colonie. In cambio dell’indipendenza generosamente concessa, ha preteso lo sfruttamento delle loro risorse, pagandole 4 soldi e impedendo la trasformazione locale per ostacolare il loro sviluppo…

Ecco come la Francia fa la “rigorista” in Europa sulla pelle di 14 ex colonie africane

Costa d’Avorio, Mali, Niger, Camerun, Ciad, Gabon, Guinea Equatoriale, Repubblica Centrafricana, Repubblica del Congo, Benin, Burkina Faso, Guinea Bissau, Niger, Senegal e Togo. Sembra una geografia di altri tempi e altri luoghi, eppure è’ questo l’elenco dei paesi africani, ex colonie francesi, sui quali la Francia esercita ancora oggi un controllo praticamente assoluto. Con tanto di presenza di soldati sul terreno e di intervento militare qualora un capo di stato deragli dall’asfissiante perimetro economico e geopolitico deciso da Parigi. L’ex presidente ivoriano Gbagbo, nel 2011 in contemporanea all’aggressione alla Libia, è stato deposto militarmente con l’aiuto dei soldati francesi ed è ancora in carcere in attesa di un processo ovviamente “per crimini contro l’umanità”.

Lo strumento intorno al quale ruota l’intero sistema del controllo francese sui 14 Paesi africani è il franco coloniale, detto franco Cfa, moneta che la Francia ha imposto alle sue colonie nel 1945, subito dopo l’accordo di Bretton Woods, che ha regolato il sistema monetario dopo la Seconda guerra mondiale. L’acronimo Cfa inizialmente stava a significare “Colonie francesi d’Africa”, ma negli anni Sessanta, a seguito della decolonizzazione e dell’indipendenza dei paesi africani anche della “francofonia” il suo significato è diventato: “Comunità finanziaria africana”.

 Ma la fine del regime coloniale si è rivelata solo formale, in quanto il franco Cfa ha conservato tutti i vincoli ferrei che aveva fin dall’inizio sulle economie locali. Stiamo parlando di 14 Stati dell’area subsahariana e del Centro Africa, con una popolazione di circa 160 milioni di unità, per i quali la moneta ufficiale è il franco Cfa, che viene però coniata e stampata in Francia, che ne ha stabilito le caratteristiche e ne detiene il monopolio.

Ma quali sono questi vincoli ferrei ai quali sono sottoposte le ex colonie francesi in Africa? Il primo vincolo del franco Cfa è l’obbligo per i 14 paesi africani di depositare il 50% delle loro riserve monetarie presso il Tesoro francese. In pratica, quando uno dei 14 paesi del franco Cfa esporta verso un paese diverso dalla Francia, e incassa dollari o euro, ha l’obbligo di trasferire il 50% di quanto incassato presso la Banca di Francia.

All’inizio la quota che i paesi africani dovevano trasferire in Francia era pari al 100% dell’incasso, nel tempo (1973) è scesa al 65%, infine nel 2005 è scesa al 50%. Scrive il quotidiano economico Italia Oggi che, per esempio, “se il Camerun, previo un esplicito permesso francese, esporta vestiti confezionati verso gli Stati Uniti per un valore di 50mila dollari, deve trasferirne 25 mila alla Banca centrale francese”.

Non solo. Gli accordi monetari sul franco Cfa prevedono che vi siano rappresentati dello Stato francese, con diritto di veto, sia nei consigli d’amministrazione che in quelli di sorveglianza delle istituzioni finanziarie delle 14 ex colonie.

Grazie a questo trasferimento di ricchezza monetaria, la Francia gestisce praticamente il 50% delle valute estere delle 14 ex colonie, investendoli massicciamente in titoli di Stato francesi. Anche grazie a questi Parigi ha potuto finanziare per decenni una spesa pubblica generosa, anche forzando vincoli di Maastricht.

 

Fonti:

https://www.informarexresistere.fr/franco-cfa-moneta-francese-africa/

 

Di Maio con l’attacco al franco CFA che arricchisce i francesi ma affama gli Africani ha toccato un tasto troppo pericoloso, un tasto che nessuno mai ha avuto il coraggio di toccare – Dati gli interessi in gioco, la storia insegna, rischia la vita…!

 

Di Maio

 

 

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Di Maio con l’attacco al franco CFA che arricchisce i francesi ma affama gli Africani ha toccato un tasto troppo pericoloso, un tasto che nessuno mai ha avuto il coraggio di toccare – Dati gli interessi in gioco, la storia insegna, rischia la vita…!

Caso diplomatico con Francia per le esternazioni di Di Maio e Di Battista sul “franco coloniale”? …Il fatto è che la verità brucia… Hanno detto quello che i politici non hanno mai avuto il coraggio di dire: la Francia continua a mantenere un ferreo controllo sulle “ex” colonie impoverendole e sfruttando le loro risorse…!

Di Maio e il franco CFA, Pino Cabras (M5S): ‘Dati gli interessi in gioco, è perfino un atto di coraggio fisico’

“Più volte in questi ultimi mesi ho parlato di un grande argomento tabù: il peso del Franco CFA nel perpetuare un’economia svantaggiosa per i paesi francofoni che adottano quella moneta e vantaggiosa per il patron neocoloniale, la Francia. A dicembre ne ho parlato anche nella tana del lupo, a Parigi, in occasione di una conferenza sul Sahel. Le tragedie in mare sono una fase terminale drammatica ma a suo modo macabramente marginale di un enorme problema che le origina, in paesi segnati dalla povertà, dalle guerre, dall’insicurezza e dall’instabilità per milioni di persone”.

Lo ha scritto su Facebook il deputato del Movimento 5 Stelle Pino Cabras.

“Perciò sono molto contento” ha proseguito “che il vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio abbia posto con forza la questione CFA. A mia memoria, in tanti decenni non ho mai sentito nessun politico europeo di primo piano parlare di questo macroscopico strumento di diseguaglianza economica. Dati gli interessi in gioco, è perfino un atto di coraggio fisico. Ho anche consultato l’archivio on line di Repubblica e nella funzione di ricerca ho scritto “franco CFA”: in 35 anni viene citato solo in 6 articoli degli anni novanta, quasi tutti di Stefano Citati”.

“Credo che sia il momento di accendere i riflettori, soprattutto alla vigilia del trattato franco-tedesco del prossimo 22 gennaio, che sarà anche un cordone protettivo che i padroni del discorso europeo vogliono cingere attorno alla moneta neocoloniale,” ha concluso Cabras.

Ieri Di Maio aveva affermato che la Francia “in Africa continua ad avere delle colonie di fatto, con la moneta, che è il franco, che continua a imporre nelle sue ex colonie”. Sono soldi, aveva spiegato il vicepremier, che Parigi “usa per finanziare il suo debito pubblico e che indeboliscono le economie di quei paesi da dove, poi, partono i migranti”.

Sulla questione si è espresso anche Alessandro Di Battista, che, ospite a Che Tempo che Fa ieri sera, ha mostrato una banconota da 10mila franchi delle colonie francesi e ha detto: “Attualmente, vicino Lione, la Francia stampa questa moneta utilizzata in 14 paesi africani, tutti paesi della zona subsahariana i quali non solo hanno una moneta stampata dalla Francia, ma per mantenere il tasso fisso con l’euro sono costretti a versare circa il 50 per cento dei loro denari in un contro corrente gestito dal Tesoro francese col quale ci pagano una cifra irrisoria del debito pubblico francese pari circa allo 0,5 per cento. Ma soprattutto con questo controllo geopolitico dell’aera, la Francia gestisce la sovranità di questi paesi impedendo la loro legittima indipendenza, la loro sovranità monetaria e fiscale”.

Franco CFA, Manlio Di Stefano: ‘Finalmente si parla di Francia e colonie africane’

“Finalmente si parla di Francia e colonie africane. Sono felice nel constatare che l’argomento del Franco CFA, ovvero del controllo monetario della Francia sulle sue ex colonie africane, sia esploso sulla stampa italiana a seguito di dichiarazioni di Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista. Meglio tardi che mai visto che ne parliamo, seppur con minore risalto, da tempo. Peccato che, in un continuo tentativo di denigrarci invece che di affrontare i problemi reali, la stampa utilizzi anche questo argomento come terreno di scontro col M5S facendo, quindi, da sponda a chi continua a umiliare e sottomettere politicamente Paesi e generazioni di loro cittadini”.

Così su Facebook Manlio Di Stefano, deputato del M5S e sottosegretario agli Affari Esteri.

“Qualcuno” prosegue “si sta impegnando a “‘correggere’ le nostre affermazioni sulla base di esclusive considerazioni economiche tipo ‘il tasso di cambio fisso tra franco CFA e Euro è una garanzia di minore volatilità delle monete locali’ oppure ‘sul deposito al Tesoro francese i Paesi africani prendono la rendita maturata, quindi gli conviene’ e ancora “parliamo solo dello 0.5% del debito francese quindi alla Francia non serve coprirlo così’. Argomenti in parte veri ma assolutamente ininfluenti rispetto a questioni macroeconomiche e politiche”.

“Partiamo dalle prime” spiega Di Stefano “Come affermato da Massimo Amato, professore associato del dipartimento di scienze politiche e sociali della Bocconi, il mantenimento del cambio fisso tra moneta locale ed euro costituisce di fatto un freno allo sviluppo delle economie locali perché ogni espansione del credito interno, dall’aumento delle importazioni a quello dei prezzi, derivanti entrambi dall’aumento dell’attività economica interna, comporterebbero una conseguente variazione del tasso di cambio impedita proprio dal Franco CFA.
Questo significa quindi costringere la società di quei Paesi all’immobilismo, a non svilupparsi, a dipendere sostanzialmente, dell’esportazione di materie prime. Materie prime che, guarda caso, vengono in larga parte gestite dalla Francia grazie alle dirigenze amiche in quei Paesi (coltan, fosfati, oro ecc)”.

“Sempre per stare nel merito” continua l’esponente pentastellato “occorre parlare anche di immigrazione per rispondere a chi sostiene che il numero di immigrati proveniente da quei Paesi sia irrisorio. Premesso che quest’affermazione può essere al massimo contestualizzata temporalmente ma mai detta in termini assoluti, vista la mutevolezza di questo fenomeno, non possiamo non notare come le 15 ex colonie francesi rappresentino oggi territorio di transito dei flussi migratori grazie alla rete criminale locale che sfrutta il fenomeno a suo vantaggio facendo leva sull’assenza di un’economia locale. Le migrazioni rappresentano quindi una parte consistente dell’economia locale in assenza di possibilità di sviluppo alternative.
L’argomento più importante, però, è quello della sudditanza politica. È la politica che in questo caso fa la differenza”.

“Prima di tutto non si capisce il motivo per il quale un Paese straniero debba detenere la valuta forte destinata a sue ex 15 colonie e convertirla in moneta locale controllandone quindi il tasso di cambio e fattori paralleli come l’inflazione. Se non bastasse però, non vi sfuggirà che determinare le politiche monetarie di una fascia così ampia e popolosa di Africa (200 milioni di persone ad oggi) sia un fattore di enorme vantaggio geopolitico e che questa ‘benevolenza’ delle presidenze locali sia un enorme vantaggio per la Francia su temi decisamente prioritari come quello del mantenimento del diritto di veto in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite insieme a USA, Russia, Cina e Gran Bretagna. Da anni infatti si sostiene la tesi di dover rappresentare in questo consesso la UE nel suo insieme invece che un singolo Paese membro. In buona sostanza: il rapporto vantaggioso tra la Francia e le sue ex colonie è esclusivamente riservato alle élite e come sempre questo avviene sulle spalle dei popoli cui viene tolta la speranza. Se vogliamo davvero occuparci di Africa dobbiamo partire da questo, dalle cause dei problemi e non dai sintomi.
Nei prossimi giorni approfondiremo questi temi così che tutti possiate farvene una idea migliore. Avanti così,” conclude Di Stefano.

 

fonti:

Caso diplomatico con Francia per le esternazioni di Di Maio e Di Battista sul “franco coloniale”? …Il fatto è che la verità brucia… Hanno detto quello che i politici non hanno mai avuto il coraggio di dire: la Francia continua a mantenere un ferreo controllo sulle “ex” colonie impoverendole e sfruttando le loro risorse…!

 

https://www.silenziefalsita.it/2019/01/21/franco-cfa-manlio-di-stefano-finalmente-si-parla-di-francia-e-colonie-africane/

https://www.silenziefalsita.it/2019/01/21/di-maio-e-il-franco-cfa-pino-cabras-m5s-dati-gli-interessi-in-gioco-e-perfino-un-atto-di-coraggio-fisico/

 

Caso diplomatico con Francia per le esternazioni di Di Maio e Di Battista sul “franco coloniale”? …Il fatto è che la verità brucia… Hanno detto quello che i politici non hanno mai avuto il coraggio di dire: la Francia continua a mantenere un ferreo controllo sulle “ex” colonie impoverendole e sfruttando le loro risorse…!

 

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Caso diplomatico con Francia per le esternazioni di Di Maio e Di Battista sul “franco coloniale”? …Il fatto è che la verità brucia… Hanno detto quello che i politici non hanno mai avuto il coraggio di dire: la Francia continua a mantenere un ferreo controllo sulle “ex” colonie impoverendole e sfruttando le loro risorse…!

Caso diplomatico tra Francia e Italia dopo le esternazioni del vice premier Luigi Di Maio e del grillino Alessandro Di Battista sul “franco coloniale”. L’ambasciatrice d’Italia in Francia, Teresa Castaldo, è stata convocata al ministero degli Affari Esteri di Parigi, per le parole di Di Maio sulla Francia che ha accusato di “impoverire l’Africa” e aggravare la crisi dei migranti, oltre a chiedere sanzioni europee contro la Francia.

Parigi giudica inaccettabili le osservazioni del vicepremier durante un comizio il 20 gennaio ad Avezzano. Nella serata anche Di Battista era tornato sull’argomento durante la sua intervista a “Che Tempo che fa”.

Signori, la verità è che i grillini, pur nella loro ingenuità, hanno detto quello che da anni i politici di casa nostra e di tutta Etropa non hanno il coraggio di dire:

La Francia continua a mantenere un ferreo controllo delle “ex” colonie. In cambio dell’indipendenza generosamente concessa, ha preteso lo sfruttamento delle loro risorse, pagandole 4 soldi e impedendo la trasformazione locale per ostacolare il loro sviluppo…

Volete saperne di più? Leggete questo:
Quello che i politici non dicono sull’immigrazione – La Francia continua a mantenere un ferreo controllo delle “ex” colonie. In cambio dell’indipendenza generosamente concessa, ha preteso lo sfruttamento delle loro risorse, pagandole 4 soldi e impedendo la trasformazione locale per ostacolare il loro sviluppo…