6 agosto 1945, Hiroshima – 73 anni fa uno dei più gravi e schifosi crimini contro l’umanità: gli Americani, quelli che oggi si ergono a giudici del mondo, lanciarono l’attacco atomico contro i civili di un paese che si era gia arreso!

 

Hiroshima

 

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6 agosto 1945, Hiroshima – 73 anni fa uno dei più gravi e schifosi crimini contro l’umanità: gli Americani, quelli che oggi si ergono a giudici del mondo, lanciarono l’attacco atomico contro i civili di un paese che si era gia arreso!

 

Il 6 agosto 1945 alle ore 8:15, un aereo statunitense sganciò la bomba all’uranio Little Boy sulla città giapponese di Hiroshima. Quella mattina, uomini, donne e bambini si apprestavano a vivere una nuova giornata, del tutto ignari dell’orrore che stava per abbattersi su di loro. A Hiroshima, l’esplosione della bomba generò in dieci secondi un’onda d’urto che rase al suolo la città per un raggio di due chilometri, uccidendo all’istante 70mila persone. In seguito, 70mila persone transitarono dalla vita alla morte senza rendersene conto, travolti da una vera e propria tempesta rovente che avanzò a 800 km all’ora.

Forse, in quel giorno, i primi morti furono i più fortunati. Dei privilegiati rispetto alle tante migliaia di civili che morirono in un secondo momento. È davvero difficile pensare cosa abbiano provato quegli uomini e quelle donne che si accingevano ad andare a lavorare o ad accompagnare i bambini a scuola. Non esistevano neppure le immagini di esplosioni atomiche, nessuno dei cittadini di Hiroshima aveva visto una tale luce o udito un tale suono così improvviso e devastante. Senza più la città intorno, senza punti di riferimento in un caldo torrido e colpiti da una forte pioggia radioattiva nera, i sopravvissuti vagarono senza meta, poi molti, sperando di fermare le terribili scottature, si gettarono nel fiume che però in alcuni punti ribolliva e ben presto si riempì dicadaveri che galleggiavano.

Tre giorni dopo, gli americani attaccano un’altra città giapponese, quella di Nagasaki: sganciano una bomba al plutonio, Fat man. Lo sgancio però non fu preciso e la bomba brillò in una zona della città difesa dai monti. Nonostante ciò, morirono subito 40mila persone e molte altre migliaia rimasero ustionate. Molte altre morirono in seguito.

Oltre 70 anni dopo, è risaputo che questi crimini contro l’umanità furono del tutto inutili al fine della vittoria statunitense. Hitler e Mussolini erano già morti, il Giappone era sul punto di arrendersi. Lo stesso Winston Churchill, primo ministro britannico, affermò: “Sarebbe un errore supporre che il destino del Giappone fu suggellato dalla bomba atomica. La sua sconfitta era certa prima che fosse sganciata la prima bomba”. In realtà, quelle bombe furono sganciate per due ragioni. La prima era di mandare un messaggio a Mosca; già durante il secondo conflitto mondiale si comprese che l’antagonismo futuro sarebbe stato tra le due potenze vincitrice della guerra, Usa e Urss. Secondo motivo era giustificare l’immensa spesa del progetto Manhattan, da cui scaturì la bomba atomica.

Dopo quelle due esplosioni (le uniche vere armi di distruzione di massa mai usate dall’uomo) gli Usa, sostituendo quello britannico, divennero un nuovo, tracotante, impero che in 70 anni ha sottomesso con la violenza militare ed economica quasi l’intero pianeta. Corea, Nicaragua, Congo, Vietnam, Laos, Cambogia, Jugoslavia, Iraq, Afghanistan, Libia, Siria sono soltanto alcune guerre dirette o per procura che hanno imposto il dominio a stelle e strisce. A partire da quel 6 agosto, gli Usa sono diventati un’economia di guerra, un keynesismo militarista difficile da disinnescare per l’immensa rete di interessi che ha svuotato del significato etimologico i termini come pace e democrazia.

Se proprio dovevano manifestare la loro potenza malefica, quei due ordigni atomici potevano essere fatti brillare in zone disabitate del Giappone, il mondo intero comunque avrebbe saputo di tale nuova arma. Invece, si sono colpiti i civili prima a Hiroshima replicando poi, pur avendo visto gli effetti di tale mostruosità, a Nagasaki. Circa 300mila civili furono uccisi, molti sono sopravvissuti tra immense sofferenze fisiche e psicologiche.

Il presidente Obama, addirittura premio Nobel per la pace (anche se nei suoi otto anni di mandato gli Usa sono sempre stati in guerra), è stato il primo presidente a visitare Hiroshima. Egli, ai superstiti presenti, non ebbe l’umanità non dico di chiedere perdono, ma nemmeno scusa. Non l’ha fatto lui e non lo faranno altri presidenti, perché gli Stati Uniti, come tutti gli imperi, si basano sulla guerra rendendo di conseguenza le cerimonie di questi giorni inutili parate che non rendono il nostro futuro più sicuro da probabili nuove esplosioni.

28/07/1914 inizia la Prima Guerra Mondiale, ma la verità su questa carneficina è ben diversa da quella che ci propinano i libri di storia – “Qui non si combatte né con orgoglio né con ardore, qui si va al macello perché si teme la fucilazione.” – Il terribile racconto di una decimazione di un medico militare

 

Prima Guerra Mondiale

 

 

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28/07/1914 inizia la Prima Guerra Mondiale, ma la verità su questa carneficina è ben diversa da quella che ci propinano i libri di storia – “Qui non si combatte né con orgoglio né con ardore, qui si va al macello perché si teme la fucilazione.” – Il terribile racconto di una decimazione di un medico militare

 

“QUI NON SI COMBATTE NÉ CON ORGOGLIO NÉ CON ARDORE, QUI SI VA AL MACELLO PERCHÉ SI TEME LA FUCILAZIONE.” NELL’ANNIVERSARIO DELL’INGRESSO DELL’ITALIA NELLA GRANDE GUERRA IL TERRIBILE RACCONTO DI UNA DECIMAZIONE VISTA ATTRAVERSO GLI OCCHI DI UN MEDICO MILITARE

“A di là del ponte la prateria era invasa da cavalli ancora sellati e abbandonati, soldati dispersi trattenuti da un Ufficiale dei Carabinieri con rivoltella in pugno ed esaltato all’eccesso nel compito della sua missione; gli ordini erano severissimi; si procedeva alla decimazione dei soldati che non avessero saputo dar notizie dei loro reparti e della loro ubicazione; dovetti assistere ad una di queste decimazioni e l’impressione fu terribile e incancellabile; su dieci poveri soldati inebetiti dalla fame, dalle fatiche e chissà poi come e perché dispersi si sceglieva uno a caso e veniva fucilato immediatamente sul posto; i poveri ragazzi invocanti tra le lacrime di disperazione il nome della mamma! Ma quando la bestia umana ammansirà i suoi istinti di distruzione e tornerà a trionfare la bontà, la comprensione e la fratellanza fra i popoli?…..”
Con queste parole il medico Mario Matteo Costa descriveva l’episodio di decimazione a cui era stato costretto ad assistere. Appena laureato era stato chiamato in servizio negli ospedali da campo situati al fronte, per curare le mutilazioni dei soldati e la diffusione del colera. Proprio in veste di medico assistette in prima persona alla terribile disfatta di Caporetto, e alla rovinosa ritirata che ne seguì. E proprio in questo frangente va inserita la terribile vicenda dei decimati. La necessità di trovare un capro espiatorio per la cocente sconfitta, portò gli alti comandi, Cadorna in testa, ad elaborare la teoria del tradimento, secondo cui interi reparti di soldati italiani si sarebbe comportati con codardia dinnanzi al nemico, fino ad arrendersi senza colpo ferire. E così nacque la leggenda degli “imboscati d’Oltralpe”, così li definì D’Annunzio, che preferivano la prigionia austriaca alla guerra sul fronte. Nulla di più falso. A parte rarissimi casi, i fanti italiani fatti prigionieri si batterono con coraggio e dedizione, per quella Patria che nei mesi seguenti li avrebbe completamente abbandonati alla loro sorte. Tra di loro anche Costa catturato e internato in un campo tedesco che diversi anni dopo la fine della guerra metterà nero su bianco le sue memorie.
A distanza di 103 anni da quel 24 maggio del 1915, quando l’Italia entrò in guerra al fianco dell’Intesa, non possiamo che ricordare tutti i morti delle trincee, su ogni fronte, vittime di interessi economici e politici precisi, e vittime, ancora oggi, di una retorica nazionalista che esaltando il conflitto, enfatizzando lo scontro, creando mitologie della battaglia, rinnova quotidianamente la violenza verso tutti gli innocenti che hanno perso la vita nella Grande Guerra.

Fonte:
Cannibali e Re
Cronache Ribelli

https://www.facebook.com/cannibaliere/photos/a.989651244486682.1073741828.978674545584352/1656281357823664/?type=3&theater

Per la serie FACCE DI BRONZO – La Pinotti contro il Governo: Salvini prende in ostaggio 600 persone e Conte (premier?) tace… Sì la Pinotti, quella che ha venduto le armi all’Arabia con cui sono stati assassinati 16.000 Yemeniti…!

 

Pinotti

 

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Per la serie FACCE DI BRONZO – La Pinotti contro il Governo: Salvini prende in ostaggio 600 persone e Conte (premier?) tace… Sì la Pinotti, quella che ha venduto le armi all’Arabia con cui sono stati assassinati 16.000 Yemeniti…!

Per capire l’ipocrisia di questa gente, Vi consigliamo di leggere questo:

Bambini morti! Vi danno fastidio queste immagini? Eppure li hanno ammazzati le armi che NOI Italiani vendiamo all’Arabia grazie al Ministro Pinotti, a Renzi ed a Gentiloni…!!!

Pinotti contro il Governo: Salvini prende in ostaggio 600 persone e Conte (premier?) tace

Lo dice Roberta Pinotti parlando a nome del Pd nell’Aula del Senato, nel dibattito sul caso Aquarius.

“Avevamo chiesto che in Aula venisse a riferire il presidente del Consiglio a cui spetta di fare sintesi nel governo ma che finora è rimasto in un silenzio assordante. Ne dobbiamo dedurre che è il governo Salvini e non Conte che oggi guida l’Italia. E lei, Salvini, non ha esitato a prendere in ostaggio 600 persone disperate per farsi sentire al tavolo europeo”. Lo dice Roberta Pinotti parlando a nome del Pd nell’Aula del Senato, nel dibattito sul caso Aquarius.

per approfondire, ecco quello che hanno detto Le Iene:

L’Italia ha le mani sporche di sangue

 

Gino Strada senza peli sulla lingua: “A settant’anni non avrei mai pensato di vedere ancora ministri razzisti o sbirri nel mio Paese… È gente che non ha nessuna considerazione per la vita umana… Ci rubano il lavoro? Calati gli sbarchi l’effetto si è visto, no? L’Italia è in piena occupazione”…!

 

Gino Strada

 

 

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Gino Strada senza peli sulla lingua: “A settant’anni non avrei mai pensato di vedere ancora ministri razzisti o sbirri nel mio Paese… È gente che non ha nessuna considerazione per la vita  umana… Ci rubano il lavoro? Calati gli sbarchi l’effetto si è visto, no? L’Italia è in piena occupazione”…!

 

Migranti, Gino Strada: “Salvini? Non avrei pensato di vedere ancora ministri razzisti in Italia. Abbrutimento sociale”

Il fondatore di Emergency, intervistato a Mezz’ora in più, ha detto che “il progetto di Minniti era quello di pagare gli assassini” e su questo “c’è unità di intenti nei propositi” del successore. Nel mirino anche il contratto di governo (“non c’è una parola sulla guerra”) e la sinistra che ha causato “i maggiori disastri politici e sociali in Italia negli ultimi 25 anni”. Il dirigente Usb amico di Soumaila Sacko: “Il ministro del lavoro si impegni su diritti dei braccianti al Sud”

“La politica del precedente ministro dell’Interno era un atto di guerra contro i migranti che ha prodotto dei morti. E Salvinivuole portarla avanti. Ora che ho più di settant’anni non avrei mai pensato di vedere ancora dei ministri razzisti o sbirri nel mio Paese”. Così Gino Strada, fondatore di Emergency, ha definito l’ex numero uno del Viminale Marco Minniti e il suo successore Matteo Salvini durante un’intervista a Mezz’ora in più di Lucia Annunziata. “Questa è gente che non ha nessuna considerazione per la vita degli esseri umani”, ha aggiunto. All’inizio della trasmissione è intervenuto anche Aboubakar Soumahoro, il dirigente dell’Usb amico di Soumaila Sacko, ucciso il 2 giugno scorso in Calabria, il quale ha ribadito la sua richiesta di incontrare il neo ministro del Lavoro Luigi Di Maio per affrontare il tema dei diritti dei braccianti nel Meridione.

L’accoglienza dei migranti in Italia – “Il progetto di Minniti era quello di pagare gli assassini per dire: ‘Uccideteli pure, ma a casa vostra. Non li vogliamo qua’. Su questo c’è unità di intenti e continuità di azione nei propositi di Salvini”, ha denunciato il medico e fondatore di Emergency nel corso dell’intervista con Annunziata. E riguardo alla proposta del neo ministro dell’Interno di ridurre i 5 miliardi previsti per l’accoglienza dei migranti, aggiunge: “Gli si da’ una mano o siamo diventati così barbari e coglioni da non aiutarli? Questo clima razzista sta causando un abbrutimento sociale che richiederà intere generazioni per essere recuperato”. Secondo Strada si sta giocando “sull’ignoranzadelle persone”, infatti “quando l’anno scorso sono calati gli sbarchi l’effetto si è visto, no? L’Italia è in piena occupazione“.

Il tema della guerra fuori dal dibattito politico – “Mi hanno riferito che nel contratto del nuovo governo, che non ho letto, non c’è una parola sulla guerra“, spiega Strada, che con la sua organizzazione ha curato più di 9 milioni di persone in 24 anni di attività. “Questo vuol dire che per loro non è importante, non è un tema che importa ai politici. Eppure le nostre truppe sono ancora in Afghanistan in assoluta illegalità”, aggiunge il medico. Il riferimento è all’articolo 11 della Costituzione, dove è scritto nero su bianco che “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Strada punta poi il dito contro il consiglio di sicurezza dell’Onu, i cui cinque membri permanenti producono a suo dire l’85 per cento delle armi che girano per il mondo. Ma ad avere molte colpe è anche l’Unione europea, che secondo Strada non considera più l’Afghanistan un Paese in guerra e ha messo in piedi un dannoso programma di rimpatri.

Dai disastri della sinistra all’inciucio M5s-Lega – Le critiche di Gino Strada non colpiscono soltanto il leader della Lega Matteo Salvini o le istituzioni internazionali, ma anche la sinistra, colpevole a suo dire di aver causato “i maggiori disastri politici e sociali in Italia negli ultimi 25 anni“. Più in generale, aggiunge il medico, il problema è che “stiamo andando verso una società caratterizzata dalla barbarie e dal razzismo anziché dalla cultura e dall’intelligenza“. A proposito del Movimento 5 stelle, invece, sostiene che “sono in grossa trasformazione. Però se avessero detto prima delle elezioni di voler andare al governo con la Lega, non avrebbero mai preso il 32 per cento di voti. Hanno messo insieme questa grossa presa in giro dei cittadini, il famoso inciucio fatto nelle stanze segrete“.

L’intervento di Aboubakar Soumahoro – Prima dell’intervista a Strada la Annunziata si è collegata con il sindacalista dell’Usb, che qualcuno vorrebbe “prossimo leader della sinistra” dopo la sua ospitata nella trasmissione Propaganda Live di Diego Bianchi. Aboubakar Soumahoro, 38 anni, è un italo-ivoriano residente in Italia da 17 anni (laureato in Sociologia) che da sempre si batte per i diritti dei braccianti. Amico di Soumaila Sacko, il 29enne del Mali ucciso a colpi di fucile il 2 giugno scorso mentre aiutava altri due connazionali a recuperare dei pezzi di lamiera, Soumahoro è intervenuto per denunciare la situazione dei lavoratori stagionali nel Sud Italia. “Come Sacko e come tanti braccianti invisibili in questo territorio ho lavorato nelle campagne dall’alba al tramonto, per 12-14 ore al giorno con una paga oraria di 2,5 euro“, spiega. “Abbiamo iniziato a combattere e a sindacalizzare gli altri braccianti, convincendoli del fatto che non si può lavorare così tanto e ricevere così poco. Sacko stava rivendicando dei diritti sindacali, della tutela del lavoro e abitativi. Diritti che non vanno scaricati sui contribuenti ma realizzati attraverso un impegno del ministero del Lavoro“. È per questo che Soumahoro ha rinnovato la sua richiesta di incontrare il titolare di quel dicastero, Luigi Di Maio, che non aveva ancora risposto al suo appello inviato il 7 giugno scorso (lo ha fatto proprio nel corso della trasmissione). A proposito della frase di Salvini sulla fine della “pacchia” per i migranti che arrivano in Italia, invece, il sindacalista ha spiegato che “ci siamo sentiti offesi perché non l’abbiamo mai conosciuta. Non c’è bisogno di fomentare la caccia alle streghe, piuttosto si devono dare delle risposte concrete ai nostri diritti”.

 

tratto da: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/06/10/migranti-strada-salvini-non-avrei-pensato-di-vedere-ministri-razzisti-soumahoro-di-maio-pensi-diritti-dei-braccianti/4416894/

I paraculo tedeschi bravi a indignarsi ma non a pagare per i crimini – da Marzabotto alle Ardeatine e da Cefalonia a Sant’Anna di Stazzema hanno “accettato la responsabilità morale” ma indennizzi …una beata minchia!

 

tedeschi

 

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I paraculo tedeschi bravi a indignarsi ma non a pagare per i crimini – da Marzabotto alle Ardeatine e da Cefalonia a Sant’Anna di Stazzema hanno “accettato la responsabilità morale” ma indennizzi …una beata minchia!

I paraculo tedeschi bravi a indignarsi ma non a pagare per i crimini – da Marzabotto alle Ardeatine e da Cefalonia a Sant’Anna di Stazzema hanno “accettato la responsabilità morale” ma indennizzi …una beata minchia!

Stragi naziste – I tedeschi ammettono di essere criminali, perchè non costa niente. Ma col cavolo che rimborsano le vittime!

 

I tedeschi bravi a indignarsi ma non a pagare per i crimini

Nel nostro Paese i processi sono iniziati solo negli anni Novanta. La Germania ha accettato la responsabilità morale ma non gli indennizzi

I tedeschi non hanno mai pagato. I tedeschi devono pagare. Sono passati quasi settant’anni dalla fine della guerra, ma il tema dei risarcimenti alle vittime dei massacri compiuti in Italia e contro i militari italiani è più attuale che mai.

E diventa ancora più incandescente nei giorni in cui Berlusconi va all’attacco e afferma che «per i tedeschi i lager non sono mai esistiti». A Berlino è tutto un coro sdegnato di reazioni furibonde e così le polemiche elettorali, alla vigilia delle Europee, rischiano di far dimenticare quel contenzioso ancora aperto che riguarda migliaia di persone. Può apparire paradossale che a distanza di tanto tempo le stragi – da Marzabotto alle Ardeatine e da Cefalonia a Sant’Anna di Stazzema – siano ancora materia di cronaca giudiziaria, ma va detto che purtroppo per molti anni la giustizia italiana è rimasta inerte. Solo dopo la scoperta nel 1994 a Palazzo Cesi del cosiddetto Armadio della vergogna, le procure militari si sono messe al lavoro e negli ultimi dieci-quindici anni sono arrivati i verdetti, i più ormai definitivi. Sentenze che però restano lettera morta perché le autorità di Berlino NON HANNO FINORA MOSSO UN DITO PER FARLE ESEGUIRE.

Certo, diventa difficile, quasi impossibile e probabilmente anche insensato, arrestare pensionati di novanta e passa anni, strapparli alla loro tarda vecchiaia e spedirli in cella per il resto dei loro giorni. Ma sul tappeto ci sono anche le provvisionali ed i risarcimenti stabiliti in sede civile. «In teoria – spiega l’avvocato Claudio Defilippi, uno dei massimi esperti in Italia – a pagare dovrebbero essere i singoli imputati, ma è ovvio che così i familiari delle vittime non prenderanno mai un centesimo. È LA GERMANIA CHE DEVE ASSUMERSI LA RESPONSABILITÀ DI QUEL CHE È ACCADUTO». Altrimenti le sentenze restano un elenco vuoto, un po’ come le grida manzoniane.

Se si prende ad esempio il verdetto emesso dal tribunale militare di La Spezia nel 2007 per il massacro di Marzabotto, si scoprirà che nove imputati sono stati condannati all’ergastolo e, soprattutto, a risarcire le parti civili. La lista è chilometrica e comincia con la Regione Emilia-Romagna, che dovrebbe ricevere 30mila euro, la Provincia di Bologna, 40mila euro, il comune di Marzabotto, 35mila euro. Segue poi una lunga lista con nomi e cognomi per i quali i giudici hanno stabilito indennizzi che oscillano da poche migliaia di euro fino a 260mila euro.

Ma, naturalmente, i figli dei martiri di Marzabotto non hanno ricevuto un centesimo. Come quelli di Sant’Anna di Stazzema. «La Germania non risponde – rincara la dose Defilippi – non risponde per i processi chiusi in sede civile, non risponde per quelli conclusi con il riconoscimento delle provvisionali in sede penale, non risponderà, se va avanti così, nemmeno per quelli ancora in corso». In particolare per i due in svolgimento, relativi agli eccidi del Modenese e a quelli nel Padule di Fucecchio». Si tratta di milioni e milioni di euro, anche se i calcoli sono incerti e complicati. «La Germania – aggiunge l’avvocato Gemma Sammicheli che ha seguito numerosi procedimenti – si fa scudo dietro una sentenza della corte dell’Aja che la esonera da ogni responsabilità. In sostanza noi dobbiamo continuare a perseguire i singoli colpevoli, ammesso che siano ancora vivi, sapendo che però i nostri sforzi sono un esercizio accademico, proprio perché la Germania non risponde a nessuna delle nostre richieste».

La soluzione dovrebbe arrivare dalla politica. Ma per ora non si registrano passi in avanti. «La Germania ha riconosciuto una sua responsabilità morale per gli eccidi compiuti in tempo di guerra – afferma Giovanni Fantozzi, autore di numerosi libri sulla Resistenza nel Modenese – ma non vuole assolutamente pagare per le colpe dei singoli perché è passato tanto tempo e si ritiene che indennizzando le vittime di una strage si alzi il coperchio su una realtà incontrollabile. Chissà quante vittime salterebbero fuori. I tedeschi finanziano studi e monumenti, come quello per le 131 vittime di Monchio in Emilia. Ma non vanno oltre». Il problema è che le indagini e i processi qua in Italia sono cominciati di fatto alla metà degli anni Novanta e in molti casi si è appena arrivati alla resa dei conti. Insomma, si procede fra ritardi e imbarazzi. In bilico fra diritto e politica. E Defilippi prepara una sorta di attacco finale: «Stiamo preparando una class action a Strasburgo, alla Corte dei diritti dell’uomo. La Germania deve pagare».

 

tratto da: http://www.ilgiornale.it/news/interni/i-tedeschi-bravi-indignarsi-non-pagare-i-crimini-leccidio-1015217.html

La strana guerra di Gaza dove si muore solo da una parte …ma i media di regime continuano a parlare di “scontri” invece di usare termini più appropriati come “mattanza”, “strage”, “genocidio”…!

 

Gaza

 

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La strana guerra di Gaza dove si muore solo da una parte …ma i media di regime continuano a parlare di “scontri” invece di usare termini più appropriati come “mattanza”, “strage”, “genocidio”…!

 

Strage di Gaza dove si muore solo da una parte. I media reverenti parlano di ‘scontri’

Il campo che vede cadere decine di uomini, donne e bambini, è solo terra di Palestina, una maledetta prigione a cielo aperto

La tragedia di Gaza delle ultime ore promette oggi altri morti, altro sangue. Va detto, tutto versato da un lato. Per la cronaca, non perché una diversa distribuzione del sangue possa mai rendere più leggera o equa la tragedia. Una strage che in gran parte dei media, con prudenza e reverenza, si preferisce definire “scontri”. Decine di morti, sessanta o quasi, migliaia di feriti, minori e bambini tra le vittime, una neonata uccisa dai gas sparati dalle sicure alture realizzate da Israele al confine; alture dalle quali sparano i militari israeliani, ben protetti e armati come in nessun altro esercito del mondo. Non scontri, strage con vittime certe e responsabili certi. Vittime solo da una parte. Gli scontri presuppongono uno scontro, appunto, che se è violento e fa vittime definisce un bilancio, tragico, che colpisce le due parti in campo; vittime – terribile dirlo – distribuite. Qui questo non accade. E il campo che vede cadere decine di uomini, donne e bambini, è terra di Palestina, una maledetta striscia di terra dove è difficile vivere, coi rubinetti dell’acqua stretti a singhiozzo, per far temere e vivere la sete, con la luce che al momento opportuno è staccata, coi pescatori che non possono andare più in là dove si può pescare qualcosa perché fermati e rimandati a terra. In Palestina non c’è lavoro e non c’è futuro, si vive di aiuti internazionali come in un grande campo profughi dove la terra misteriosamente diminuisce ogni giorno. Lì dove ieri era Palestina, oggi brutti insediamenti in  lande desolate da far fiorire. Con l’acqua. In Palestina oggi c’è solo da covare la rabbia fin quando riesci a trattenerla dentro. In Palestina si può solo andare su e giù in quella striscia di sabbia che non è lungomare ma disperato fazzoletto di sabbia. Dalle alture militari di Israele, lungo la linea di confine, l’esercito spara sulla Palestina, sui palestinesi, rimproverati da Israele di manifestare con donne e bambini. Come se donne e bambini non fossero vittime di una condizione disumana che spinge dall’indignazione alla rabbia, come se donne e bambini non soffrissero fame e sete, la drammatica incertezza del futuro, la mancanza di medicine e il tant’altro che pochi ricordano in queste ore. Nel rapporto tra l’immensità della strage di ieri e i media italiani, colpisce l’eterno provincialismo della bilancia dei nostri media nel pesare gli accadimenti del mondo, peraltro vicinissimo a noi, con conseguenze su di noi. Il piatto della bilancia dei nostri media è zavorrato dalla cattiva politica. Miopia, fiato corto ma anche utile fuga. Diciamolo, parlare di Israele, metterne in discussione le decisioni militari, è cosa scomoda per chi nell’informazione ha ruoli di responsabilità che vuole mantenere o lasciare per responsabilità più alte. E nelle redazioni, soprattutto del servizio pubblico, questo accade anche a livello non dirigenziale. E il tutto si tinge di comico e può capitare di imbatterti in uno scontro tra lillipuziani a chi è più filo israeliano dell’altro. Per portare questo all’incasso. Tragedia e miserie.
Ieri sera, alla fine di una giornata di sangue, scorrendo le testate on line della stampa internazionale, da Mosca a New York, passando per le capitali europee e africane, facendo una virata per leggere quelle ad Oriente, la strage di Gaza dominava la prima pagina. Aprivi i giornali on line italiani e capeggiavano invece i lillipuziani della nostra tristissima pagina di Storia, tanto simile ad uno spartito di operetta. Non solo giornali on line. Così anche questa mattina, in un 15 maggio che promette sangue da mattanza. Ieri su un canale all news, tra i tanti titoli che scansavano la parola strage ho letto questo “Inaugurazione e sangue”, dove la prima parola era dedicata all’apertura dell’ambasciata Usa a Gerusalemme, con tanti sorrisi, abbracci ( anche al discusso genero di Trump ) e pacche sulla spalla. E nel frattempo, i morti che cadevano sintetizzati in un generico “sangue”. Generico e comodo. Si potrebbe parlare a lungo delle origini di tutto. Le letture sulle origini però inficiano l’oggi e compromettono la necessità di uscire da questa situazione. Certo, si deve anche dire che in Palestina c’è chi cinicamente considera un successo i tanti morti fatti dalle armi israeliane. Cinismo offerto su un piatto d’argento da Israele alle frange estreme ( e minoritarie )palestinesi che si alimentano di sacrifici. In attesa di contare i nuovi morti, di sentir parlare di  “nuovi scontri”, una piccola testimonianza ascoltata questa mattina su Radio1, a Radioanch’io. Raccontava al telefono Yasser:” Sono palestinese, vivo da tanti anni in Italia e ho il passaporto italiano… Da undici anni non posso tornare in Palestina per vedere i miei genitori… In Palestina è stato distrutto l’aeroporto, e a Tel Aviv la polizia israeliana mi blocca e non mi consente di raggiungere il mio Paese…”. Yasser è un cittadino italiano con passaporto italiano. E capita anche ai cittadini israeliani, con passaporto israeliano, ma di origine palestinese, che rientrano in famiglia, d’essere trattati da palestinesi. Per chiudere davvero, un plauso, ai coraggiosi fotografi delle grandi agenzie di stampa. I loro scatti non hanno bisogno di parole, raccontano più delle parole. E raccontano la verità, senza timidezze e incertezze.
Ha ragione Jean-Luc Godard  che nel presentare a Cannes il suo “Le livre d’image” ha detto:” Solo i frammenti hanno il marchio dell’autenticità”

fonte: http://www.globalist.it/world/articolo/2018/05/15/strage-di-gaza-dove-si-muore-solo-da-una-parte-i-media-reverenti-parlano-di-scontri-2024326.html

Vogliamo solo ricordarvi che quelli che deridono i Cinquestelle affermando che il Reddito di Cittadinanza è improponibile perchè costa troppo (15 miliardi), sono gli stessi che nel 2017 hanno bruciato 29,2 miliardi di Euro per spese militari!

 

Reddito di Cittadinanza

 

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Vogliamo solo ricordarvi che quelli che deridono i Cinquestelle affermando che il Reddito di Cittadinanza è improponibile perchè costa troppo (15 miliardi), sono gli stessi che nel 2017 hanno bruciato 29,2 miliardi di Euro per spese militari!

15 miliardi sono troppi per i nostri giovani… Una spesa che non si può sostenere. E chi chiede il rddito di cittadinanza è un populista…

Lo sostiene chi l’anno scorso fa speso il doppio per fare la guerra (a chi?)….

Ma proprio non capite quanto Vi prendono per i fondelli…?

 

Nel 2017 l’Italia ha speso 29,2 miliardi di euro per armamenti ed esercito

Nel 2017 l’Italia ha speso 29,2 miliardi di euro per acquistare armamenti e mantenere il proprio esercito. E’ quanto ha rilevato il report Trends in World Military Expenditure del SIPRI, l’Istituto Internazionale di Stoccolma per le ricerche sulla pace.

L’Italia è dodicesimo posto nella classifica delle spese militari, dominata dagli Stati Uniti, ed è il quarto Paese europeo, dopo Francia, Regno Unito e Germania. Un report che certifica un aumento generale della spesa militare mondiale che nel 2017 ha raggiunto il record storico di 1.739 miliardi di dollari, l’1,1% in più rispetto all’anno precedente. Alla corsa agli armamenti però non ha preso parte la Russia che, complici le difficoltà economiche che sta attraversando il Paese, ha ridotto gli investimenti militari a 66,3 miliardi di dollari.

Tra coloro che hanno incrementato la spesa militare c’è la Cina, così come Francia e Stati Uniti; negli ultimi 10 anni, invece, gli investimenti dell’Italia sono calati del 17% ma nonostante ciò il nostro Paese è ancora tra quelli che spende di più. D’altronde l’Italia deve investire per mantenere quello che secondo l’annuale report di Global Firepower (dove vengono analizzati gli armamenti, gli eserciti e la posizione strategica dei singoli Paesi) è l’11esimo esercito più forte al mondo. Anche questa classifica è dominata dagli Stati Uniti (e non potrebbe essere altrimenti visto che gli Stati Uniti rappresentano il 35% della spesa militare mondiale), seguiti dalla Russia e dalla Cina.

Nel dettaglio, l’Italia secondo i dati del Global Firepower conta 267.500 soldati, 828 velivoli, 200 carri armati e 143 unità navali: numeri che rabbrividiscono di fronte a quelli statunitensi (2 milioni e 83mila militari, 13 mila velivoli, 5.884 carri armati e 415 unità navali) e russi (3 milioni e 586mila soldati, 3.914 velivoli, 20mila carri armati e 352 unità navali). Per il 2018 – secondo il rapporto Mil€x a cura dell’Osservatorio sulla spesa militare italiana – il budget italiano subirà un incremento del 4% rispetto a quello dello scorso anno.

tratto da: http://www.imolaoggi.it/2018/05/14/nel-2017-litalia-ha-speso-292-miliardi-di-euro-per-armamenti-ed-esercito/

Wikipedia dice che la guerra in Vietnam è cessata il 30 aprile 1975. Ma non è così. Non è così almeno per chi ha subito gli effetti dei crimini americani…!

Vietnam

 

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Wikipedia dice che la guerra in Vietnam è cessata il 30 aprile 1975. Ma non è così. Non è così almeno per chi ha subito gli effetti dei crimini americani…!

 

La guerra in Vietnam non è ancora finita

A oltre quarant’anni dalla guerra in Vietnam, gli effetti degli agenti chimici utilizzati dagli Stati Uniti sono ancora ben visibili. Il fotoreportage di Damir Sagolj.

In 15 anni di guerra, dal 1960 al 1975, in Vietnam furono sganciate oltre cinque milioni di bombe: quasi il doppio di quelle lanciate dagli Alleati durante la seconda guerra mondiale. Ma le forze aeree americane non sganciarono solo esplosivi.

Il Vietnam fu bombardato con il napalm, sostanza incendiaria che si incolla alla pelle e la ustiona; con il fosforo bianco, che corrode i tessuti sino alle ossa; con bombe a frammentazione, le cui schegge esplodono in ogni direzione; e con 73 milioni di litri di agenti tossici, tra cui 43 milioni di litri del diserbante Agente Arancio, prodotto soprattutto dalla multinazionale americana Monsanto.

Sono passati 40 anni dalla guerra, ma le cicatrici – fisiche e psicologiche – sono ancora ben visibili. Il fotografo dell’agenzia giornalistica Reuters Damir Sagolj è stato in Vietnam per documentare gli effetti dei bombardamenti con armi chimiche. Tra i vietnamiti e i veterani statunitensi che hanno combattuto in Vietnam, sono comuni i problemi mentali, respiratori e dermatologici.

Dopo quattro decenni, l’Agente Arancio continua a provocare vittime. Gli effetti letali dell’erbicida sono passati da una generazione all’altra. I nipoti di chi respirò l’aria avvelenata dagli agenti chimici nascono ancora con gravi deformazioni fisiche. L’associazione vietnamita delle Vittime dell’Agente Arancio e della Diossina (Vava)ha dichiarato che oltre 4,8 milioni di persone nel Paese sono state contaminate dall’erbicida e che, fra queste, tre milioni circa sono morte a causa degli effetti dell’Agente Arancio.

“L’ex soldato vietnamita Do Duc Diu mi ha mostrato il cimitero che ha costruito per i suoi dodici bambini: morirono tutti poco dopo la nascita”, racconta il fotoreporter Damir Sagolj. “Vicino c’è lo spazio per seppellire le sue figlie, che sono ancora vive ma gravemente malate”.

“L’uomo, che combatteva nel Vietnam del Nord, era stato esposto all’erbicida tossico. Per oltre vent’anni lui e sua moglie hanno cercato di avere un bambino che fosse sano. Ma i figli morivano uno dopo l’altro. Pregavano sempre e provarono a far visita persino a un leader spirituale, ma non servì a nulla. Scoprirono gli effetti dell’Agente Arancio solo dopo la nascita del loro quindicesimo figlio”.

Gli Stati Uniti hanno smesso di utilizzare l’Agente Arancio nel 1971, quattro anni prima della fine della guerra. Per venti anni molti vietnamiti sono rimasti all’oscuro di cosa fosse successo nel loro Paese.

fonte: https://www.tpi.it/2015/07/16/effetti-conseguenze-guerra-vietnam-deformazioni-agente-arancio/

Ora Gentiloni (…e magari anche la Pinotti) ci spieghi perché l’Italia, nel silenzio più assoluto, schiera i missili in difesa della Turchia…!

 

Gentiloni

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Ora Gentiloni (…e magari anche la Pinotti) ci spieghi perché l’Italia, nel silenzio più assoluto, schiera i missili in difesa della Turchia…!

 

Gentiloni ci spieghi perché l’Italia schiera i missili in difesa della Turchia

Il governo uscente deve ancora spiegare agli italiani perché manteniamo una missione in Turchia per difendere Ankara da non si sa quale pericolo. Pochi in Italia sanno infatti che da oltre un anno manteniamo in Turchia una batteria missilistica puntata sulla Siria. Con noi ci sono gli spagnoli con i loro patriot, mentre gli italiani hanno i missili Samp/T, gli Aster 30. Siamo schierati sulla frontiera nella missione Active Fence, Barriera attiva. È assolutamente inspiegabile, come abbiamo già ribadito in passato, perché noi dobbiamo difendere uno dei più forti eserciti del mondo, quello turco, che è il più forte della Nato dopo quello statunitense. Soprattutto perché adesso dalla Siria non vengono minacce per i turchi, semmai il contrario, visto che la Turchia ha invaso la Siria, Stato sovrano, per sterminare i curdi. Il tutto nel silenzio di Nato, Ue e Onu. Erdogan in visita a Roma, un paio di mesi fa, chiese – meglio. ordinò – di rimanere. Il governo del Pd ha sempre tenuto nascosta questa operazione, perché si sa che occhio non vede cuore non duole. L’unità missilistica italiana, schierata nella città turca di Kahramanmaras e inserita nell’ambito del sistema di difesa aerea integrata della Nato contro un’eventuale minaccia missilistica proveniente dalla vicina Siria, è stato infatti uno dei temi in cima all’agenda dei colloqui a Roma tra il leader turco Recep Tayyip Erdogan, il capo di Stato Sergio Mattarella e il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Lo ha sostenuto lo stesso Erdogan parlando poi con i giornalisti turchi che lo hanno accompagnato durante la missione in Italia. Erdogan, scrive il giornale Hurriyet, ha riferito di una richiesta di Ankara per una proroga del mandato fino al settembre 2018. “È stato prolungato. Per noi è molto importante”, si è vantato Erdogan.

fonte: http://www.secoloditalia.it/2018/04/gentiloni-ci-spieghi-perche-litalia-schiera-i-missili-in-difesa-della-turchia/

Macron getta definitivamente la sua maschera colonialista. “Usa, Francia e alleati devono restare per costruire una ‘nuova Siria’” …Non Vi sembra un’affermazione di una gravità inaudita?

 

Macron

 

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Macron getta definitivamente la sua maschera colonialista. “Usa, Francia e alleati devono restare per costruire una ‘nuova Siria’” …Non Vi sembra un’affermazione di una gravità inaudita?

 

Macron getta definitivamente la sua maschera colonialista. “Usa, Francia e alleati devono restare per costruire una ‘nuova Siria’”

“Gli Stati Uniti, la Francia e i loro alleati non dovrebbero lasciare la Siria dopo che il conflitto finirà, ma devono costruire una “nuova Siria””. Sono queste le incredibili parole rilasciate dal presidente francese Macron, autore insieme ai leader di Usa e Regno Unito del bombardamento illegale del 14 aprile scorso   ha detto il presidente francese Emmanuel Macron in un’intervista a FoxNews.

“Dovremmo costruire una nuova Siria dopo la guerra”, ha detto Macron in un’intervista a FoxNews, sottolineando come il ruolo degli Stati Uniti sarebbe “molto importante” in questo processo. Il presidente francese ha poi aggiunto che “non sono automaticamente le forze USA” che dovrebbero svolgere questo compito. Ma “questo riguarda “la diplomazia degli Stati Uniti ed è una questione che riguarda il tuo Presidente”.

E perché bisognerebbe rimanere in Siria? Per Macron, che riesce a capovolgere completamente le cause di sette anni di guerra, le ragioni andrebbero trovate nei “soliti sospetti”,  vale a dire l’Iran e il presidente siriano Bashar Assad. “Il giorno in cui avremo finito questa guerra contro l’ISIS [Stato Islamico, IS]; se partiamo definitivamente e totalmente – anche dal punto di vista politico – lasceremo la parola al regime iraniano e a Bashar Assad. E questi ragazzi prepareranno [una] nuova guerra, alimentando i nuovi terroristi “.

Le parole di Macron confermano la sua indole colonialista e imperialista. Ma questo è noto. Quel che resta incredibile è il livello di mistificazione cui è costretta l’opinione pubblica occidentale dopo sette anni di guerra per procura con jihadisti proveninenti da 89 paesi, fomentata e sostenuta dai paesi Nato. Quel che resta incredibile, insomma, è l’impunità e la protezione di cui godono i leader come Macron dopo il loro ennesimo crimine internazionale, grazie alla protezione della stampa che si autodefinisce libera.
fonte: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-macron_getta_definitivamente_la_sua_maschera_colonialista_usa_francia_e_alleati_devono_restare_per_costruire_una_nuova_siria/82_23764/