1° maggio Festa dei Lavoratori un cazzo, se dobbiamo leggere ancora notizie così: Cottolengo di Milano, dopo 33 anni di attività scopre di avere un tumore… LICENZIATA!!

Festa dei Lavoratori

 

 

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1° maggio Festa dei Lavoratori un cazzo, se dobbiamo leggere ancora notizie così: Cottolengo di Milano, dopo 33 anni di attività scopre di avere un  tumore… LICENZIATA!!

Malata di tumore licenziata al Cottolengo di Milano

In lettera licenziamento, ‘non è ricollocabile in altre mansioni’

Si è ammalata di tumore ed è stata giudicata dall’Ats, l’Agenzia di tutela della salute, idonea al lavoro pur con alcune limitazioni nella sua attività. Per questo motivo è stata licenziata, oggi, dopo 33 anni di attività nella pulizia e nella cura ai pazienti dal Piccolo Cottolengo Don Orione di Milano, storica istituzione religiosa di assistenza agli anziani, che ha ritenuto di non poterla ricollocare nella struttura o in altre sedi. L’episodio è stato denunciato dal Sindacato generale di base (Sgb) che ha già annunciato che assisterà la donna nella causa legale per la sua reintegrazione oltre a “denunciare anche questo caso scandaloso nella manifestazione del Primo Maggio”. La lavoratrice, 53 anni, è un’ausiliaria socio-assistenziale (Asa) che per 36 ore di lavoro settimanale percepisce circa 1.100 euro netti, è sposata e ha un figlio studente. Cinque anni fa si è ammalata di una patologia oncologica.

All’ANSA ha spiegato che “pur non potendo sollevare pesi superiori ai cinque chili può tranquillamente proseguire a distribuire pasti e pulire i pazienti più autonomi o fare anche altre attività”. “Altri dipendenti nelle mie condizioni sono stati ricollocati in lavori analoghi e non vedo perché questo non debba essere fatto per me – ha aggiunto -. Dopo 33 anni di dedizione al lavoro vengo messa alla porta da un’istituzione che si dice religiosa”. Nella lettera di licenziamento, firmata dal direttore generale don Pierluigi Ondei, è scritto fra l’altro “si rileva che la Provincia (termine con cui si indica l’ente religioso di gestione, ndr) ha esperito il tentativo di ricollocarla in mansioni differenti, equivalenti o finanche inferiori a quelle attuali compatibili con il suo stato di salute, appurando tuttavia l’insussistenza di posizioni alternative disponibili, sia presso la struttura di Milano, sia presso le altri sedi della Provincia”.

fonte: http://www.ansa.it/lombardia/notizie/2018/04/30/malata-tumore-licenziata-al-cottolengo_a485ab08-89c2-42e2-9467-cc105da6a7a2.html

Spending review – L’eredità del Governo Renzi-Gentiloni e di Padoan di cui nessuno parla: spese della pubblica amministrazione aumentate di 34 miliardi solo nel 2017. Però la Sanità alla Gente l’hanno tagliata!

 

Spending review

 

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Spending review – L’eredità del Governo Renzi-Gentiloni e di Padoan di cui nessuno parla: spese della pubblica amministrazione aumentate di 34 miliardi solo nel 2017. Però la Sanità alla Gente l’hanno tagliata!

Nel 2017 i costi della pubblica amministrazione, al netto degli interessi sul debito, hanno toccato i 708,2 miliardi contro i 674,36 del 2013. Pesano pensioni e prestazioni sociali ma anche, per 10 miliardi, i consumi intermedi su cui avrebbero dovuto concentrarsi i tagli agli sprechi. Intanto l’incidenza della spesa sanitaria sul pil è scesa dal 6,8% al 6,6%, contro una media Ue del 7,2

Quattro anni di spending review e non sentirli. “Pronti a risparmiare su tutto, i tagli sono necessari”, dichiarava Pier Carlo Padoan in un’intervista al Sole 24 Ore nell’agosto 2014, sei mesi dopo essersi insediato al ministero del Tesoro e quattro mesi dopo aver firmato il suo primo Documento di economia e finanza. Che attestava come nel 2013 le spese correnti dello Stato al netto degli interessi avessero toccato quota 674,36 miliardi. Il Def “a politiche invariate” varato giovedì dal Consiglio dei ministri racconta però che nel 2017 la pubblica amministrazione di miliardi ne ha spesi 708,2: un aumento di 33,9 miliardi. Se si va a guardare la composizione della spesa, poi, si scopre che all’impennata delle uscite – oltre all’aumento di pensioni e altre prestazioni sociali – hanno contribuito per 10 miliardi i consumi intermedi su cui in teoria avrebbero dovuto concentrarsi gli interventi di spending. Se quelli restano inchiodati a un livello superiore all’8% del pil, per la sanità i cordoni si sono invece fatti più stretti: lo scorso anno lo Stato ha dedicato a questo capitolo 113,6 miliardi, solo 2 più rispetto al 2014, peraltro quasi totalmente spesi per nuovi farmaci molto costosi come quelli per curare l’epatite C. L’incidenza della spesa sanitaria sul pil è scesa dal 6,8% del 2013 al 6,6%, contro una media Ue del 7,2 per cento.

I piani di Cottarelli e il gioco delle tre carte sulle uscite – Ilcommissario Carlo Cottarelli, prima di essere defenestrato, aveva lasciato al governo Renzi una serie di rapporti su come ridurre le uscite della macchina pubblica di circa 34 miliardi. E nel 2017 il suo successore Yoram Gutgeld (non ricandidato dal Pd alle elezioni del 4 marzo) sosteneva che l’obiettivo era vicino: “Sono stati tagliati quasi 30 miliardi di capitoli di spesa”, garantiva presentando una tabella che però classificava tra i risparmi pure ilbonus di 80 euro. L’ultimo Def di Padoan, rimasto in sella dopo l’avvicendamento a Palazzo Chigi tra Matteo Renzi e Paolo Gentiloni, racconta però un’altra storia. Quella che Cottarelli – ora alla guida del nuovo Osservatorio sui conti pubblicidell’università Cattolica – ha spiegato più volte: gli ultimi esecutivi hanno sì tagliato alcuni sprechi, ma solo per utilizzare i risparmi altrove. Risultato: spesa, nella migliore delle ipotesi, invariata. Ma quella per i “consumi intermedi”, che vanno dalle risme di carta alle apparecchiature informatiche passando per medicinali, consulenze e utenze, è tutt’altro che rimasta invariata. Nonostante lo sfoltimento delle centrali di acquisto periferiche e le condizioni vantaggiose che quella centrale, la Consip, rivendica di aver ottenuto su un’ampia gamma di forniture.

Consumi intermedi saliti di 10 miliardi in 4 anni – La spesa per beni e servizi, che nel 2013 si era attestata a 130 miliardi, nel 2017 ha superato infatti quota 140 miliardi. Pari all’8,2% del pil, contro l’8,3% del 2013. “I consumi intermedi sono superiori di 3.368 milioni rispetto alle attese, per effetto sia della revisione  della base 2016, sia delle maggiori spese registrate dal Bilancio dello Stato anche in relazione all’assistenza dei migranti“, si limita ad annotare il Tesoro nella sezione Analisi e tendenze della finanza pubblica. Tra le principali voci di spesa dello Stato, a rimanere stabili negli ultimi quattro anni sono stati del resto solo glistipendi degli statali, congelati fino al rinnovo contrattuale siglato di recente. I “redditi da lavoro dipendente” nel 2017 sono costati infatti 164 miliardi, cifra identica a quella del 2013 stando al consuntivo riportato nel Def 2014.

Al contrario sono notevolmente cresciuti – come inevitabile visto l’invecchiamento della popolazione e visto che nessuno per evidenti motivi elettorali ha voluto affrontare il tema del ricalcolo delle pensioni retributive – i costi della previdenza e dell’assistenza sociale: dai 319,5 miliardi del 2013, di cui 254,5 per le sole pensioni, si passa a 342 miliardi, 264 dei quali per trattamenti pensionistici e il resto per altre prestazioni. Numeri che chiariscono quanto peserebbe una eventuale marcia indietro rispetto alla riforma Fornero, che peraltro in un sistema a ripartizione come quello italiano imporrebbe per forza di cose di ridurre gli assegni.

Sanità Cenerentola: spesa giù al 6,6% del pil. E la parte del leone la fanno i farmaci – Il vero tasto dolente, se il punto di vista è quello dei diritti e della dignità, arriva quando si guarda la voce “spesa sanitaria”. Non a caso il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri Filippo Anelli e il coordinatore nazionale delTribunale per i diritti del malato Tdm-Cittadinanzattiva Tonino Aceti si sono detti “preoccupati e rattristati” dai contenuti del Def perché “la previsione del rapporto tra spesa sanitaria e pil presenta un profilo crescente soltanto a partire dal 2022 e questo dato è una chiara rappresentazione dell’incapacità della politica di aumentare le risorse da investire nella sanità e nella salute dei cittadini”. Va detto che la parte programmatica del Documento è stata lasciata nelle mani del prossimo governo, che dovrà dunque decidere se aumentare gli investimenti nel comparto.

Dalla parte tendenziale, che fotografa quanto avvenuto negli ultimi anni, emerge comunque che la spesa sanitaria è passata dai 109,2 miliardi del 2013 a 113,5 miliardi, ma l’incidenza sul pil è progressivamente calata fino a toccare il 6,6%, 0,6 punti in meno della media europea e 0,2 in meno rispetto al 2013. In più gran parte dell’aumento è stato assorbito dalla spesa per consumi intermedi, passata da 29,2 a 32,8 miliardi per effetto sia degli acquisti di prodotti farmaceutici sia di tutti gli altri consumi del Servizio sanitario nazionale. “La dinamica della spesa registrata nei consumi intermedi al netto della componente farmaceutica risulterebbe non aver beneficiato pienamente delle vigenti misure di contenimento della spesa per acquisto di beni e servizi”, ammette il ministero nel capitolo dedicato al comparto. Da cui emerge che, al contrario, la spesa per l’assistenza medica generica si è fermata a 6,69 miliardi, quasi invariata rispetto ai 6,67 miliardi del 2013. Per le “altre prestazioni sociali in natura”, cioè quelle ospedalierespecialisticheriabilitative, integrative eccetera, lo Stato ha messo sul piatto 25,2 miliardi contro i 23,9 del 2013. Cifre insufficienti, secondo i rappresentanti dei medici e dei malati: per il presidente nazionale del sindacato Cimo, Guido Quici, il Def “certifica la mancanza di volontà politica di dare alla salute dei cittadini un adeguamento di risorse, neanche quelle in ragione del puro allineamento con le previsioni di crescita del pil”. Non è un caso se la spesa sanitaria privata continua a crescere, come il numero di italiani che riferiscono di rinunciare alle cure per motivi economici.

 

tratto da: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/04/28/spending-review-leredita-di-padoan-uscite-correnti-su-di-34-miliardi-e-la-spesa-per-la-sanita-e-quasi-ferma/4321861/

Marcello Foa: casa e risparmi, entro 5 anni ci porteranno via tutto

 

Marcello Foa

 

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Marcello Foa: casa e risparmi, entro 5 anni ci porteranno via tutto

 

Oggi credo che nelle nostre società ci sia questa percezione molto netta: o le cose cambiano nei prossimi cinque anni, oppure andremo a compromettere le conquiste economiche, sociali e anche private che noi – italiani ed europei in generale – abbiamo costruito negli ultimi 60-70 anni. Nel suo blog, Panagiotis Grigoriou descrive per filo e per segno le operazioni di ingegneria sociale che stanno applicando alla Grecia. In Grecia, i giornalisti della Tv pubblica erano i più accaniti sostenitori delle riforme che Bruxelles proponeva. Che fine hanno fatto? Hanno chiuso la Tv pubblica, sono tutti disoccupati. Andate a chiedere alla classe media greca: si illudeva, per il fatto di avere qualche centinaio di migliaia di euro in tasca, l’alloggio ad Atene che valeva 700.000 euro, la casetta sull’isola. “Che cosa può accadermi?”, pesava: “Ho abbastanza grasso”. Andate a chiedere a loro: è rimasto ben poco. Il punto è che le logiche della gestione del potere indicano che la rotta scelta da un certo establishment europeo sta portando verso una società neo-feudale, purtroppo, in cui c’è una piccola, vera casta, molto privilegiata, e gli altri diventano servi della gleba.

Puoi essere di destra o di sinistra, ma questo ti colpirà in ogni caso. Puoi essere liberista o meno, liberale o socialdemocratico: ti colpisce. Il Fondo Monetario Internazionale ha appena detto: attenzione, per rilanciare l’Italia bisogna andare a tassare le proprietà immobiliari e le ricchezze. Ed è molto significativo, il fatto che l’abbia detto in questo momento. Indica una rotta: significa che queste élite non hanno capito qual è il cuore del problema, vogliono continuare a perseguire il loro programma – che è aberrante, perché ci renderà tutti molto più poveri, e ci toglierà quella libertà che abbiamo conquistato. A questo non bisogna arrendersi, e per questo noi combattiamo. Per questo è molto importante capire i meccanismi dell’informazione e del condizionamento sociale e psicologico, perché è la cosa che più di ogni altra “loro” temono. Le “fake news” sono semplicemente un pretesto per imporre la censura, tenetelo a mente: e questo messaggio non deve passare, perché – se passa – non ci saremo neppure più noi a cercare di spiegarvi come vanno le cose. Questo è quello che vogliono.

La polemica su Facebook e Cambridge Analytica? E’ un puro pretesto: sapevamo tutti che Facebook usa e manipola i dati che noi gentilmente gli diamo. Quando li manipolava Obama andava benissimo, se invece li usa Trump allora scoppia il casino, perché si sono resi conto che il meccanismo che avevano creato era uscito dal loro controllo e quindi stanno cercando di riportarlo sotto quel controllo. Tutto questo bisogna denunciarlo con forza. Implica una lotta continua di informazione, anche una lotta politica, bisogna mantenere gli occhi aperti e la voglia di non arrendersi. Io continuo a credere che sia possibile che ci sia tutto sommato anche un “karma” che ci può aiutare, perché alla fine il “karma” è assolutamente dalla nostra parte. E questa è una ragione molto valida, per continuare ad andare avanti.

(Marcello Foa, dichiarazioni conclusive della conferenza “Gli stregoni della notizia” promossa a Roma il 21 aprile 2018 da “L’Intellettuale Dissidente” a dall’associazione “Asimmetrie”, ripresa da “ByoBlu” nel video “Verso una censura violenta e drammatica”. Protagonisti dell’incontro, insieme a Foa, due economisti: il marxista Vladimiro Giacché e il keynesiano Alberto Bagnai, ora eletto senatore con la Lega. Foa è autore del saggio “Gli stregoni della notizia, atto secondo”, ovvero “Come si fabbrica informazione al servizio dei governi”, editore Guerini e Associati, 293 pagine, euro 21,50).

 

 

tratto da: http://www.libreidee.org/2018/04/foa-casa-e-risparmi-entro-5-anni-ci-porteranno-via-tutto/

Musumeci: “Senza disabili ci sarebbero più soldi per altre cose” …Embè? Non si è inventato niente di nuovo. Lo diceva già Hitler 80 anni fa!

 

Musumeci

 

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Musumeci: “Senza disabili ci sarebbero più soldi per altre cose” …Embè? Non si è inventato niente di nuovo. Lo diceva già Hitler 80 anni fa!

 

Le parole di Musumeci sui disabili? Ricordano una slogan di Hitler…

Il leader della Germania nazista non amava i disabili fisici. Così lanciò una campagna per la loro eliminazione fisica con il seguente slogan: “Vite indegne di vita” Il dubbio è che il Presidente Musumeci, con le sue parole pronunciare a Sala d’Ercole, si sia quasi giustificato con i ‘clienti’ ai quali non sta dando risposte dando un saggio delle sue convinzioni politiche… 

“Vite indegne di vita”: fu questo lo slogan di Hitler per la campagna per la eliminazione fisica dei disabili. La difesa della razza fu uno dei capisaldi dell’ideologia nazifascista e, pertanto, uno degli insegnamenti basilari di quella orrenda ideologia. Si insegna ai bambini e si impara da bambini, in tutti posti dove ci sono cattivi maestri. Anche a Militello Val Catania, a quanto pare, la patria di Nello Musumeci. Il quale, a proposito di disabili, ha dato un saggio della sua cultura e delle sue convinzioni fascite.

“Se non ci fossero stati i disabili gravissimi – ha detto Musumeci a Sala d’Ercole, durante il dibattito sulla Finanziaria 2018 – molte famiglie non avrebbero dovuto subire un colpo in fronte e noi avremmo potuto disporre di qualche decina di milioni in più”.

Si sa che quando si è sotto pressione ciò che è diventato patrimonio acquisito e si conserva nei recessi interiori viene fuori. E sotto pressione, in questi giorni, Musumeci lo è, eccome! Perché?

Perché i suoi grandi e impresentabili elettori stanno chiedendo il conto subito e tutti insieme. Chi ha comprato voti per la propria e (a sua insaputa)la di lui elezione deve saldare i suoi elettori e i collettori mafiosi. Gente solida, con la quale non si può scherzare.

La legge Finanziaria e il Bilancio della Regione diventano il bankomat al quale attingere a piene mani. La caccia alle risorse da spartire diventa frenetica. Ma il sistema di scambio si è allargato pericolosamente. Adesso, oltre ai soliti galoppini, paraninfi e magnacci, senza nome, comprende professionisti, uomini di legge, pennivendoli e belle gioie assortite.

Musumeci, presidente della Regione siciliana grazie a loro, vorrebbe che questi debiti fossero saldati, ma le difficoltà finanziarie sono gravi. Ecco che i nervi saltano, ecco che la vera natura e cultura del balilla col pizzetto viene fuori.

Foto tratta da mundofreak.com.br

fonte: http://www.inuovivespri.it/2018/04/30/mattinale-59-parole-di-musumeci-sui-disabili-ricordano-una-slogan-di-hitler/

Il Web insorge contro le parole di Musumeci: “Senza disabili ci sarebbero più soldi per altre cose” …Mi chiedo perché? Per una volta che un politico fa un po’ di sana autocritica…!!

Musumeci

 

 

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Il Web insorge contro le parole di Musumeci: “Senza disabili ci sarebbero più soldi per altre cose” …Mi chiedo perché? Per una volta che un politico fa un po’ di sana autocritica…!!

“È colpa del governo Musumeci se gli uffici dicono che in Sicilia ci sono 12mila disabili gravissimi? È colpa del governo Musumeci se per poter assistere e contribuire alle famiglie che assistono i disabili gravissimi servono 220 milioni di euro? Se non ci fossero stati i disabili gravissimi, molte famiglie non avrebbero dovuto subire un colpo in fronte e avremmo forse potuto disporre di qualche decina di milioni in più per collocarli in settori attualmente carenti di disponibilità finanziarie”.

Queste sono le parole pronunciate ieri dal governatore della regione Sicilia Nello Musumeci, il video è stato poi diffuso in rete e in breve ha scatenato la furia delle forze politiche avversarie e delle associazioni per i diritti dei disabili, come Siamo handicappati, non cretini che ha chiesto al presidente di porgere le proprie scuse per quanto detto. Altri esponenti politici gli hanno detto di vergognarsi per una frase così oscena, che non dovrebbe essere pronunciata in nessun luogo, tanto meno nell’aula di un Parlamento.

Le reazioni del web alla dichiarazione di Musumeci

Sul web la frase ha dato vita ad una rivolta, in particolare su Twitter dove moltissimi utenti hanno scritto:

#Musumeci : “Se non ci fossero i disabili ci sarebbero più soldi per fare altro”. Li mettiamo in un forno?

P.s. chiarisco per gli stupidi ed i cretini che il mio commento è sarcastico, quello di Musumeci è vero.

Non credo serva alcun commento Quello che ha detto ieri #Musumeci in aula è semplicemente vergognoso Se l’avesse detto un esponente del MoVimento 5 Stelle saremmo su tutte le tv del pianeta #VERGOGNA #ottoemezzo #lariachetira #M5S  #sarabellissima #senzadime  #Sicilia #salvini

Governatore della Sicilia #Musumeci: “Se non ci fossero i disabili, avremmo più soldi pubblici da collocare in altri settori”. In tasca, ad esempio.

#Musumeci dopo la vittoria alle elezioni è stato descritto da certa stampa come un “fascista perbene”, figurarsi che avrebbe in testa se fosse un fascista permale. Certe cose non si dicono se non si pensano, ma tanto adesso arriveranno le scuse e amici come prima.

Da sorella di una ragazza #disabile, sono indignata di leggere queste affermazioni e spero verranno presi provvedimenti.

Avrebbe più soldi? Quanti?

Quei cazzo di 400€ al mese che un disabile non ci fa un cazzo e si vede togliere beni e servizi? Schifo e Vergogna!

#Musumeci: “Senza i disabili avremmo più soldi”. E senza di voi avremmo meno merda!

#Musumeci: “Se non ci fossero stati disabili gravissimi […] avremmo avuto più soldi per altri settori” a cominciare dallo stipendio del presidente della Regione che con sta cazzata dimostra di essere gravemente malato di mente!

Nello Musumeci, Presidente Regione Sicilia: “Se non ci fossero #disabili avremmo più soldi”. Ma perderemmo il piacere di ascoltare le sue minchiate.

Ficarra e Picone: Il presidente della Regione Siciliana, Nello #Musumeci: “Senza i #disabili avremmo più soldi per altri settori”. Anche senza certi politici avremmo molti più soldi. #sonograditelescuse

#Musumeci: “Se non ci fossero i disabili ci sarebbero più soldi per fare altro”. Tipo aumentarsi l’indennità

Il presidente della Regione #Sicilia #Musumeci: ‘Se non ci fossero i disabili gravissimi avremmo più soldi per altri settori’.

E se non ci fossero i senza cuore come lui questo sarebbe un paese più civile che si saprebbe occupare molto meglio di chi ha una disabilità.

Disabili, il presidente siciliano afferma: “Se non ci fossero avremmo più soldi”. Fortuna invece che possiamo sentire gratis le sue minchiate.  #musumeci

#Musumeci si deve vergognare per questa oscenità che ha pronunciato!! La #regione #Sicilia ha 13.000 dipendenti, questa è la vera disabilità di chi ha governato questa regione e di chi la governa !!!!

#Musumeci 5 miliardi di debiti la regione Sicilia li ha fatti per aiutare i disabili?????

Di certo risulta più facile effettuare tagli sull’assistenza ai disabili, che alle spese dovute al clientelismo e al malaffare, tanto questi politici di pelo sullo stomaco ne hanno in abbondanza #Musumeci

#Musumeci senza gli sportelli multifunzionali nei Cpi e la non applicazione della norma approvata dal precedente governo, i 14 milioni dove sono finiti?

“Senza i disabili avremmo più soldi” non l’ha detto Hitler ma il governatore della Regione Sicilia #Musumeci da Sparta è tutto.

Quello che ha detto ieri #Musumeci in aula è semplicemente vergognoso. ……..#Sicilia

#Musumeci: “Se non ci fossero i disabili la Sicilia avrebbe più soldi”. E un Presidente diverso.

#Musumeci Dopo 48 ore dalla chiusura dei seggi iniziavano già i primi arresti ora se la prendono addirittura con i #Disabili Cari #Siciliani bastava poco, bastava solo aprire gli occhi!

“Se non ci fossero i #disabili avremmo più soldi per fare altro”. Nello #Musumeci, presidente della regione Sicilia.

Se non ci fossero i politici insensibili ci sarebbe più dignità su questo mondo. Viva l’Italia!

#Musumeci se contiamo tutti i vostri lauti stipendi e rimborsi spese ci sono milioni non solo per i disabili ma per tutti i Siciliani. Non si vergogna?

#Musumeci se non ci fossero i politici ladri ci sarebbero i soldi per tutti fermo restando che per i disabili la politica ha sempre speso una miseria

#Musumeci Ci aspettiamo indignazione e provvedimenti nel condannare questa becera e grave dichiarazione. Ci aspettiamo che tutti i media prendano le distanze da politici incapaci e irrispettosi verso i cittadini, i loro datori di lavoro.

#Musumeci credo si riferisca all’abuso della legge 104 che in effetti in Sicilia c’è

Il Presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci, eletto con il centrodestra: “Se non ci fossero i disabili, avremmo più soldi pubblici da collocare in altri settori”.

Se non ci fossero certi politici, avremmo risparmiato un bel gruzzolo di soldi.

Se non avessero deputati regionali che si cuccano lo stipendio più alto del mondo, e una classe politica parassitaria e voracissima, in Sicilia potrebbero permettersi il doppio dei disabili gravi, o forse anche il triplo. #Musumeci

Chiedo commissione sanitaria che certifichi e dichiari #Musumeci inabile all’incarico di presidente di regione.

#Musumeci a questo è arrivata la politica? C’è la possibilità di sapere quanti milioni spreca questo orco?

#Musumeci questa “battuta” sui disabili gravi poteva farla prima del #25aprile.

Così #nazifascismo e soluzione finale diventavano argomenti realmente attuali…

#Musumeci alla fine sapete quale è il vero problema? Che le persone che aveva attorno non hanno fatto una piega. Una mela marcia “ci sta” in politica. Ma è il numero di vigliacchi che la circonda a rovinare un popolo

Scemo io ad aver sempre pensato che il problema della Sicilia fosse la corruzione, non i disabili

“Davanti a Musumeci i disabili siciliani si sentono come gli ebrei davanti a Hitler”

#Andiamobene. Se anche in #Italia iniziamo con questi #discorsi nel giro di poco finiremo come la #granbretagna. Bravo #Musumeci! Anche senza una sacco di imbecilli come te in politica avremmo più soldi. Che fai? Ti scavi…

Questa è l’espressione delle competenze sbandierate da certa politica. Senza #Musumeci e i sontuosi privilegi della casta dei politici della regione siciliana ci sarebbero risorse, eccome

Non auguro a #Musumeci di avere a che fare con le umiliazioni e i risparmi idioti a cui sono soggetti i disabili e le persone che se ne prendono cura, ma nella vita nulla è certo.

In una regione normale e in un paese normale #Musumeci avrebbe dovuto rassegnare le dimissioni, ma purtroppo egli rientra negli standard della politica italiana.

#Musumeci: “Se non ci fossero stati i #disabili gravissimi avremmo avuto più soldi per le famiglie siciliane”

Senza Musumeci invece non avremmo un presidente che mortifica la #Sicilia con le sue idiozie

#Musumeci se la gente non si ammalasse potremmo chiudere gli ospedali e risparmiare un sacco di miliardi da destinare a feste, sagre, frizzi e lazzi

COME HITLER !!! #MUSUMECI LA #SICILIA È GIÀ BELLISSIMA !!! CON IL MAESTRO #BERLUSCONI!

#Musumeci: “Senza i disabili avremmo più soldi”. E un posto libero da Presidente della regione #Sicilia.

#Musumeci forse- anzi, direi sicuramente- poteva esprimersi diversamente e meglio. Ma non credo fosse lontanamente nelle sue intenzioni offendere chicchessia. Polemica strumentale. Solita macchina del fango azionata sul web. Un po’ di umanità, alle volte, farebbe bene.

La simpativa replica di Musumeci

“Sta girando in queste ore un breve video di un mio intervento in aula (organizzato naturalmente dagli avversari politici, alcuni dei quali sono bravissimi in questo senso) per tentare di creare confusione in un intervento che non solo mi onora e onora il mio Governo, ma che credo ponga finalmente la Sicilia fra le protagoniste nelle politiche sociali in Italia. In aula ho spiegato che non è colpa del Governo se abbiamo dovuto fare tagli o se abbiamo dovuto orientare su alcuni obiettivi una spesa maggiore rispetto a quella dello scorso anno, per esempio. E ho portato l’esempio proprio delle famiglie dei disabili gravissimi. Lo scorso anno nel Capitolo c’era una dotazione di poco più di 100 milioni di euro, quest’anno la dotazione complessiva è di 270 milioni circa: 220 milioni per le famiglie dei disabili gravissimi (sono 12.300 secondo le aziende ASP) e la rimanente quota per le famiglie dei disabili gravi. Non è una colpa del governo Musumeci se per 30-40 anni la Regione non ha pensato a fare una ricognizione delle famiglie dei disabili gravissimi in Sicilia. Non è una colpa del governo Musumeci se quest’argomento è stato lasciato ai margini del dibattito politico. E devo dire grazie all’attore Pif per averlo posto con forza e compassione. E se mi consentite rivendico il diritto di aver assunto un impegno proprio con Pif nell’ottobre scorso, quindi in campagna elettorale, per dire che entro sei mesi noi avremmo dato una risposta seria e concreta a tutte le famiglie.

Ecco, io sono orgoglioso, lo sono io, lo è l’assessore alla Salute Razza, lo è l’assessore alla Famiglia Ippolito, lo è il Governo per avere finalmente dato una risposta concreta in un settore di fronte al quale tutti abbiamo il dovere di toglierci il cappello. Le speculazioni, i tentativi meschini messi in atto da qualcuno, non possono assolutamente neutralizzare uno sforzo e un impegno finanziario che è e rimane, se mi consentite, il fiore all’occhiello di questa legge finanziaria”.

 

fonte: https://www.ultimavoce.it/musumeci-sicilia-disabili-soldi/

Lo sciacallo nazionale colpisce ancora… Si avventa sul caso Alfie per la solita propaganda polulista. Cosa ci nascondono? Che c’è un deficiente (aspirante premier Italiano) che non sa che la patologia di Alfie è incurabile!

 

sciacallo

 

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Lo sciacallo nazionale colpisce ancora… Si avventa sul caso Alfie per la solita propaganda polulista. Cosa ci nascondono? Che c’è un deficiente (aspirante premier Italiano) che non sa che la patologia di Alfie è incurabile!

 

Lo sciacallo nazionale si chiede perché il piccolo Alfie non è stato curato in Italia.

Per me la risposta è semplice: perché la cura non c’è, non esiste, non può essere curato…

Ma forse se il sig. Matteo, in gran segreto, ha personalmente scoperto la cura (visto che scrive “mai più”) lo dicesse…

Che altro che Premier, gli diamo pure il Nobel…!

Altrimenti resta solo un’altra misera figura di m….!

 

By Eles

 

Wikipedia dice che la guerra in Vietnam è cessata il 30 aprile 1975. Ma non è così. Non è così almeno per chi ha subito gli effetti dei crimini americani…!

Vietnam

 

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Wikipedia dice che la guerra in Vietnam è cessata il 30 aprile 1975. Ma non è così. Non è così almeno per chi ha subito gli effetti dei crimini americani…!

 

La guerra in Vietnam non è ancora finita

A oltre quarant’anni dalla guerra in Vietnam, gli effetti degli agenti chimici utilizzati dagli Stati Uniti sono ancora ben visibili. Il fotoreportage di Damir Sagolj.

In 15 anni di guerra, dal 1960 al 1975, in Vietnam furono sganciate oltre cinque milioni di bombe: quasi il doppio di quelle lanciate dagli Alleati durante la seconda guerra mondiale. Ma le forze aeree americane non sganciarono solo esplosivi.

Il Vietnam fu bombardato con il napalm, sostanza incendiaria che si incolla alla pelle e la ustiona; con il fosforo bianco, che corrode i tessuti sino alle ossa; con bombe a frammentazione, le cui schegge esplodono in ogni direzione; e con 73 milioni di litri di agenti tossici, tra cui 43 milioni di litri del diserbante Agente Arancio, prodotto soprattutto dalla multinazionale americana Monsanto.

Sono passati 40 anni dalla guerra, ma le cicatrici – fisiche e psicologiche – sono ancora ben visibili. Il fotografo dell’agenzia giornalistica Reuters Damir Sagolj è stato in Vietnam per documentare gli effetti dei bombardamenti con armi chimiche. Tra i vietnamiti e i veterani statunitensi che hanno combattuto in Vietnam, sono comuni i problemi mentali, respiratori e dermatologici.

Dopo quattro decenni, l’Agente Arancio continua a provocare vittime. Gli effetti letali dell’erbicida sono passati da una generazione all’altra. I nipoti di chi respirò l’aria avvelenata dagli agenti chimici nascono ancora con gravi deformazioni fisiche. L’associazione vietnamita delle Vittime dell’Agente Arancio e della Diossina (Vava)ha dichiarato che oltre 4,8 milioni di persone nel Paese sono state contaminate dall’erbicida e che, fra queste, tre milioni circa sono morte a causa degli effetti dell’Agente Arancio.

“L’ex soldato vietnamita Do Duc Diu mi ha mostrato il cimitero che ha costruito per i suoi dodici bambini: morirono tutti poco dopo la nascita”, racconta il fotoreporter Damir Sagolj. “Vicino c’è lo spazio per seppellire le sue figlie, che sono ancora vive ma gravemente malate”.

“L’uomo, che combatteva nel Vietnam del Nord, era stato esposto all’erbicida tossico. Per oltre vent’anni lui e sua moglie hanno cercato di avere un bambino che fosse sano. Ma i figli morivano uno dopo l’altro. Pregavano sempre e provarono a far visita persino a un leader spirituale, ma non servì a nulla. Scoprirono gli effetti dell’Agente Arancio solo dopo la nascita del loro quindicesimo figlio”.

Gli Stati Uniti hanno smesso di utilizzare l’Agente Arancio nel 1971, quattro anni prima della fine della guerra. Per venti anni molti vietnamiti sono rimasti all’oscuro di cosa fosse successo nel loro Paese.

fonte: https://www.tpi.it/2015/07/16/effetti-conseguenze-guerra-vietnam-deformazioni-agente-arancio/

Pietro Ratto – Le cose che Aldo Moro sapeva quarant’anni prima di noi…!

Aldo Moro

 

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Pietro Ratto – Le cose che Aldo Moro sapeva quarant’anni prima di noi…!

Aldo Moro, nei memoriali scritti durante i tremendi 55 giorni di prigionia della primavera del 1978, traccia una linea precisa dei poteri che si stavano affacciando e che andavano contrastati per non trasformare irrimediabilmente la società in un impero dominato dalla tecnocrazia economica, dai grandi capitali, dalle banche e dai “club” cui si vantava di non partecipare. Accusa la Commissione Trilaterale, che nasceva in quegli anni e mirava a ridurre l’eccesso di democrazia, e mette in guardia dall’Unione Europea, dominata dagli Stati Uniti che, attraverso il processo di unificazione, miravano a ridimensionarla a una dimensione regionale.
C’erano – oltre alla sua “blasfema” offerta di governo con il Partito Comunista – esattamente queste critiche nelle sue convinzioni e nei suoi scritti. Per questo, in un pantano di marciume morale che coinvolse, intrecciandole, praticamente tutte le forze sociali dell’Italia del secondo dopo guerra (comprese le più insospettabili), la sua vita fu sacrificata, consapevolmente. E in quello scempio si stavano accendendo tutti i temi che poi ci avrebbero investito, dalla P2 a Tangentopoli, alla grande aggressione del capitale ai danni delle democrazia, fino ai governi tecnici, in un intreccio che vide il ghigno del potere mostrare il suo lato più crudele sui volti di Francesco Cossiga, Giulio Andreotti, Licio Gelli, Steve Pieczenik, Gladio… Con la sola eccezione di Craxi, che premeva invece per la liberazione dello statista Presidente della DC. E che, probabilmente per questo, ne pagò 14 anni dopo il prezzo.
Aldo Moro è oggi, qui, adesso! Pietro Ratto, filosofo, giornalista, insegnante e musicista, racconta al pubblico di Byoblu, intervistato da Claudio messora, le “cose che Moro sapeva”, nel suo libro “L’Honda anomala – Il rapimento Moro, una lettera anonima e un ispettore con le mani legate”.
Abbiamo bisogno di uomini. Che sappiano anche perdere, perché la battaglia è ormai persa, ma che arrivino fino in fondo.

 

Quando Enrico Mattei e l’Italia facevano paura al mondo – In ricordo di un Grande Italiano nato 102 anni fa!

 

Enrico Mattei

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Quando Enrico Mattei e l’Italia facevano paura al mondo – In ricordo di un Grande Italiano nato 102 anni fa!

 

QUANDO ENRICO MATTEI E L’ITALIA FACEVANO PAURA AL MONDO

Alle 18,40 del 27 ottobre 1962, in Lombardia, il sole è appena tramontato e c’è una pioggia leggera. Il bireattore Morane-Saulnier 760, con due passeggeri a bordo, è pilotato da Irnerio Bertuzzi, ex capitano dell’Aeronautica con due medaglie d’argento, una di bronzo e una croce al merito. È un pilota oltre l’eccezionale. Bertuzzi, da un’altitudine di 2000 metri, comunica alla torre di controllo di Linate di essere in dirittura d’arrivo: è l’ultima volta che sentono la sua voce.

Bescapè è un paesino di contadini, in provincia di Pavia. Pompieri, Carabinieri e giornalisti accorrono per quello che sembra un incendio, ma sono i resti brucianti del bireattore. I testimoni vengono intervistati; Mario Ronchi, un contadino, dice: “Il cielo rosso bruciava come un grande falò, e le fiammelle scendevano tutt’attorno… l’aeroplano si era incendiato e i pezzi stavano cadendo sui prati, sotto l’acqua”. Un’altra contadina di Bascapè, Margherita Maroni, dichiara: “Nel cielo una vampata, uno scoppio, e delle scintille venivano giù che sembravano stelle filanti, piccole comete”. Sugli alberi attorno al relitto vengono trovati resti umani. Appena si viene a sapere chi c’era a bordo dell’aereo, però, cambia tutto: i testimoni ritrattano, sostengono di aver visto le fiamme a terra, e di averlo detto fin dall’inizio. I Carabinieri vanno nella sede della RAI per sequestrare i filmati delle interviste, ma li trovano privi di traccia audio. L’inchiesta si apre e chiude molto velocemente: si è trattato di un incidente aereo.

Ma chi c’era a bordo del Morane-Saulner?

Enrico Mattei nasce nel 1906 ad Acqualagna, nelle Marche, uno di quei paesi graziosi, in mezzo al nulla. Primo di cinque fratelli in una famiglia modesta – suo padre è un brigadiere dell’Arma e sua madre una casalinga – è uno studente brillante, ma che non si applica, come tutti i ragazzi che non sanno ancora con certezza cosa vorrebbero fare nella vita. Un giorno, in una casa di campagna, Mattei assiste a questa scena: due cani enormi si avventano su una ciotola di cibo. Un gattino spelacchiato e malconcio si avvicina alla ciotola nel tentativo di mangiare qualcosa, ma uno dei cani gli tira una zampata talmente forte da farlo volare contro il muro e spaccargli la spina dorsale.

Enrico Mattei ha appena compiuto tredici anni quando capisce cosa vuole fare nella vita.

Si trasferisce a Matelica, un altro piccolo paese in cui vengono lavorati pelle, pietra, ferro; entra come fattorino in una conceria, a diciassette anni diventa operaio, a diciannove è già vicedirettore, a venti direttore. Nel 1928, complici le politiche economiche del fascismo, la conceria fallisce. Così Mattei si trasferisce a Milano e si reinventa come venditore di vernici: in tre mesi diventa rappresentante per un’azienda tedesca. Studia chimica e viaggia molto per l’Italia. Nel 1931 apre una propria azienda con appena due operai, che in tre anni diventano venti.

Grazie all’aiuto e alle lezioni private del vicino di casa, Marcello Boldrini, riesce a laurearsi in ragioneria. Nel 1936 sposa una ballerina; poi, nel 1944, in pieno ventennio fascista, gli viene chiesto di entrare nella Resistenza per occupare nel comando militare del CLN il posto di rappresentante per la Democrazia Cristiana. Mattei accetta: affida l’azienda a due dei suoi fratelli e si mette all’opera. Cura i collegamenti interni, trova soldi, risorse e armi. Sotto di lui le forze partigiane democristiane passano da 2mila uomini a 65mila unità. I fascisti lo arrestano, ma lui riesce a evadere e a guerra finita gli viene concesso l’onore di marciare in prima fila nel corteo per la Liberazione di Milano. La Resistenza gli conferisce la medaglia d’oro e il generale USA Mark Wayne la stella di bronzo.

È ora di ricostruire l’Italia. Mattei torna a vestire i panni del civile e viene nominato commissario speciale all’Agip, una piccola azienda fondata durante il ventennio che si occupasse di “cercare, acquistare, trattare e commerciare petrolio”. L’Agip è sempre stata sfortunata: aveva scavato oltre 350 pozzi tra Italia, Albania, Ungheria e Romania senza trovarne una goccia. Aveva avuto delle microscopiche concessioni in Iran, ma le aveva cedute. Nei corridoi si mormora che Agip sia l’acronimo di Associazione Gerarchi In Pensione. Mattei dovrebbe semplicemente liquidarla, ma, appena entrato, si pone una domanda che nessuno si è fatto prima: perché abbattere l’unica azienda petrolifera statale? Chi lo vuole?

Be’, molta gente. Innanzitutto gli americani, perché ci hanno appena liberato e puntano a espandere il loro dominio petrolifero. Lo vogliono anche le aziende private Edison e Montecatini, per evitare la concorrenza statale. In questo clima di guerriglia, Mattei contatta il suo predecessore, allontanato per motivi non chiari. Si chiama Zanmatti. Lui gli rivela che con le ultime trivellazioni del 1944 era stato trovato del metano a Caviaga, in provincia di Lodi, ma il fascicolo era stato subito chiuso e secretato: il fronte avanzava e non ci si poteva permettere che il gas finisse in mani sbagliate. Mattei vola a Caviaga, dove trova ancora attrezzature, macchinari e i vecchi operai disoccupati. Perché, finita la guerra, non è ripartito niente?

Dal nulla riceve la telefonata di Giorgio Valerio, presidente di Edison, che si offre di comprare tutte le attrezzature dell’Agip per 60 milioni di lire. È un’offerta esorbitante: perché qualcuno dovrebbe acquistare dei rottami a peso d’oro? Mattei rifiuta. Riassume Zanmatti e tutti i vecchi tecnici, chiede un prestito in banca, unifica Agip Roma e Agip Milano. Il 17 ottobre 1945 diventa vicepresidente dell’azienda e riapre gli impianti di Caviaga. Nel marzo 1946, dal pozzo numero 2 esce metano.

Ora bisogna solo portarlo nelle case degli italiani.

A livello di burocrazia sarebbe un inferno, ma Enrico ragiona da cattolico e agisce da partigiano: scava viadotti durante la notte, posa i tubi, e la mattina dopo li ricopre, chiedendo scusa. Quando arrivano avvocati, multe e processi, li paga – se avesse fatto tutto legalmente avrebbe dovuto pagare il doppio e perdere il quadruplo del tempo, forse senza ottenere nulla. Ora Enrico non è più solo un imprenditore, di fatto è diventato un condottiero. Se trovasse il petrolio renderebbe l’Italia autosufficiente dal punto di vista energetico; indipendenza energetica significherebbe indipendenza economica, che significherebbe a sua volta indipendenza politica. Mattei ha la visione di un’Italia che rialza la testa dopo la guerra e che va avanti sulle proprie gambe, senza dover rendere conto a nessuno.

Questo mette in grave difficoltà il piano di colonizzazione che altre potenze avevano messo in atto fin dal 1928 con l’accordo della linea rossa e gli accordi di Achnacarry. Sette aziende avevano stabilito quali sarebbero state le zone d’estrazione e i prezzi di vendita del greggio: di fatto si trattava di un cartello, che prevedeva di spartirsi il 75% del petrolio estratto da Africa e Medioriente. C’erano dentro le statunitensi Esso, Mobil, Texaco, Chevron e Gulf oil, la Shell dall’Olanda, e la British Petroleum. Mattei le chiamava le “sette sorelle”. Sorellastre: oltre a imporre clausole contrattuali vergognose, trattavano gli operai locali alla stregua di schiavi e si imponevano ai governi, considerandoli miserabili. Avevano già deciso di fare dell’Italia un cliente: tra loro e i portafogli nazionali c’era solo Mattei.

Iniziano così a fargli la guerra. Grazie agli agganci con la politica italiana, il 9 maggio 1947 riescono a infilare nel cda Eugenio Cefis, il suo uomo di fiducia Raffaele Girotti e un avvocato siciliano, Vito Guarrasi, detto “Don Vito”. Personaggio spaventosamente controverso, cugino di Enrico Cuccia, Guarrasi, ha mani dappertutto – sul lotto di una banca, sul quotidiano comunista L’Ora (dove lavora il giornalista Mauro De Mauro) – ed è socio della Ra.Spe.Me, che opera nel settore medico. Il suo socio è Alfredo Dell’Utri, padre di Marcello. I nuovi membri rimuovono Mattei dalla carica di vicepresidente, ma non riescono a estrometterlo. Ottengono l’accesso agli archivi segreti delle ricerche Agip e fanno chiudere Caviaga, mentre una raffineria di Marghera viene venduta alla British Petroleum. La Edison si prepara a trasformare l’Agip in una società divisa un terzo a lei, un terzo all’AGIP e un terzo alla società Metano, che poi è un nome fittizio per coprire una partecipata Edison. Mattei ha bisogno di più forza per difendersi, così nel 1948 entra in politica. Tramite agganci e conoscenze arriva fino a De Gasperi in persona. Quando la Democrazia Cristiana vince le elezioni, De Gasperi spazza via il CDA dell’AGIP e nomina presidente Marcello Boldrini. Lui mette vicepresidente Mattei, che sceglie i suoi uomini tra vecchi commilitoni e compaesani. Gli USA contrattaccano e stanno per far approvare una legge mineraria capestro, quando succede qualcosa che nessuno avrebbe potuto prevedere: a Cortemaggiore l’Agip trova il petrolio.

È una sacca da pochissimi ettolitri, ma a Mattei basta. Contatta la stampa e i fotografi. Da bravo venditore ingigantisce talmente tanto la questione che le azioni salgono, la legge sullo sfruttamento minerario cade e, anzi, il Parlamento decide di riservare allo Stato le ricerche nel sottosuolo della Val Padana. Mattei estrae metano a Cornegliano, Pontenure, Bordolano, Correggio e Ravella. Indice un concorso per il logo e sceglie il cane a sei zampe che sputa fuoco. Lo slogan “il miglior amico dell’italiano a quattro ruote” è di Ettore Scola. Inventa le stazioni di servizio coi gabinetti, la pulitura vetri gratis, il controllo di olio e pneumatici; dove non arrivano i metanodotti, porta il gas con le bombole; vende l’idrogeno derivato dal metano alle aziende di fertilizzanti, facendone crollare i prezzi del 70% e permettendo a chiunque di coltivare campi. Abbassa anche il prezzo della benzina, mettendo in crisi la Edison e la Montecatini. Nel 1952 fonda l’Eni (con vicepresidente sempre Boldrini) e trasforma la vita degli italiani.

Quando il petrolio di Cortemaggiore sta per finire, Mattei si rende conto che è ora di cercarlo all’estero. Nel dicembre del 1959 incontra a Montecarlo un rappresentante della Shell: gli propone di aprire insieme una raffineria in Tunisia, ma il rappresentate rifiuta: “Tratto coi petrolieri, non coi venditori”. È guerra aperta. Mattei finanzia Il Giorno, un quotidiano da cui diffonde le idee per una politica estera che si distingua da quella colonialista degli altri Paesi.

È una filosofia che prende il nome di “Neoatlantismo” e che alle sette sorelle non piace – perché ci vuol poco a capire che vincerà. Mattei offre ai Paesi produttori di diventare suoi partner e si impegna a estrarre solo il 50% del greggio. Non guarda il terzo mondo dall’alto in basso, ma come se si trattassero di pari – anche lui, una volta, era povero e ignorante. Offre tecnologia, borse di studio, addirittura scuole di formazione a Metanopoli, la città che ha fatto edificare in Val Padana. E non truffa mai, perché Mattei è un venditore e sa che gli accordi capestro all’inizio fruttano, ma poi non fanno che crearti nemici.


Visita del Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi a Metanopoli

Nel 1957 ottiene l’autorizzazione a cercare petrolio in tre zone dell’Iran. Il dipartimento di Stato americano scrive che “Gli obiettivi di Mattei in Italia e all’estero dovrebbero destare preoccupazioni. Mattei rappresenta una minaccia per gli obiettivi della politica che gli Stati Uniti intendono perseguire in Italia”. L’anno successivo Mattei arriva anche in Giordania. Il 9 settembre 1960 nasce l’Organisation of Petroleum Exporting Countries, detta OPEC. Ne fanno parte Venezuela, Iraq, Iran, Kuwait, Arabia. Il suo sogno è un’unificazione mondiale del patrimonio energetico: ricreare un cartello, ma in maniera equa ed etica. Il mondo sta abbracciando la sua visione.

A Metanopoli ormai ci sono studenti provenienti da tutto il mondo. Nello stesso anno Mattei osa ciò che nemmeno le sette sorelle potevano prevedere: chiude un accordo con l’URSS per ottenere “quantitativo molto considerevole di petrolio”, grazie al quale copre il 25% del fabbisogno dell’Eni e a un prezzo mai visto prima. È il colpo definitivo al cartello delle sette sorelle. Il 12 novembre, sul New York Times, un articolo accusa lui di essere filosovietico e l’Italia “di non rispettare i patti del dopoguerra”, oltre ad aver compromesso “futuri equilibri politici”.

Nel 1962 Mattei muore, a bordo del suo aereo. L’inchiesta si chiude “nell’impossibilità di accertare le cause dell’incidente”. Ma non è un incidente. Qualcuno ha messo 100 grammi di esplosivo Compound-B nel cruscotto, perché detonasse all’attivazione del carrello: chi? Il regista Francesco Rosi decide di girare un film sulla vicenda e si avvale dell’aiuto del giornalista de L’Ora, Mauro De Mauro. Dopo alcune indagini, il reporter confessa a un collega di avere in mano “una roba grossa che farà tremare l’Italia”. Ed è per questo che viene neutralizzato. Non viene ucciso per strada com’è tipico degli omicidi mafiosi: viene sequestrato senza rivendicazioni, né richieste di riscatto. Anche le indagini sulla sparizione di De Mauro subiscono depistaggi. Nel 1973 esce un libro chiamato Questo è Cefis – L’altra faccia dell’onorato presidente. Lo pubblica la AMI di Graziano Verzotto, uomo di Enrico Mattei e informatore di Mauro De Mauro. Il libro è scritto da un misterioso Giorgio Steimetz, sul cui vero nome ancora oggi si nutrono dubbi. Il libro subisce l’opera di censura più potente che si sia vista in epoca moderna. Viene ritirato da tutte le librerie, persino dalla Biblioteca nazionale di Roma e da quella di Firenze – che per legge dovrebbero ricevere una copia di ogni libro stampato in Italia. Dentro pare ci sia una biografia non autorizzata del presidente, che dopo la morte di Mattei è passato alla Montedison – frutto della fusione di Edison e Montecatini. Ma qualcuno riesce a leggere il libro, ed è Pier Paolo Pasolini. Quando viene assassinato nel 1975 sta scrivendo Petrolio: il personaggio di Cefis avrebbe il nome di Troya. Purtroppo il libro è incompleto, si arresta al capitolo “Lampi sull’Eni” di cui esisteva solo una nota, chiamata “appunto 21”.


Scena dal film “Il Caso Mattei” di Francesco Rosi

Francesco Rosi Nel film “Il Caso Mattei”

Scena dal film “Il Caso Mattei”

Mattei e il suo Jet personale

Passano gli anni. Arriva la crisi energetica del 1973, poi quella del 1979. Le sette sorelle vacillano, mentre l’Occidente scopre che affidare il proprio fabbisogno energetico a una risorsa presente nei luoghi più instabili del pianeta non è una buona idea. Negli anni ’90, il pentito Gaetano Iannì, ex capomafia, rivela che il misterioso sabotatore dell’aereo di Mattei sarebbe Peppe Di Cristina, all’epoca criminale potentissimo, dietro incarico di Cosa Nostra. Anche il boss Tommaso Buscetta conferma e ricostruisce le ultime ore di Mattei in maniera ben dettagliata e credibile. Stando alla sua versione, la richiesta sarebbe provenuta dalle famiglie mafiose di Philadelfia, con cui Cosa Nostra voleva stringere di nuovo i rapporti. Nel 1995 il sostituto procuratore Vincenzo Calia apre nuove indagini sul delitto Mattei, dopo aver scoperto che le prime erano state fatte a dir poco male. Trova nella sede dei servizi segreti due note, scritte a mano: dicono che il fondatore della P2 è stato un certo Eugenio Cefis, il quale avrebbe poi passato il comando a Licio Gelli quando le cose già stavano andando male. Di recente il senatore Marcello Dell’Utri è stato interrogato in merito al famigerato “appunto 21” del libro di Pasolini. Perché sembra sia uno dei pochi ad averlo letto.

Nel 1909, nel libro The meaning of truth, William James scrisse che il più grande nemico di qualsiasi nostra verità è il resto, della nostra verità. Probabilmente non sapremo mai cos’è successo davvero. Erano gli anni di piombo, in cui poteri immensi avevano scelto di combattersi sul nostro territorio. C’erano petrolieri, CIA, KGB, SISDE, SISMI, Gladio nera, Gladio rossa, israeliani, palestinesi, ex fascisti, ex partigiani, massoni, anarchici, politici comprati, preti. Districare quella matassa, o cercarvi una logica, è difficile. E spesso ha un risultato parziale. Mattei oggi è ricordato dall’Eni con affetto, rispetto e nostalgia. Quel gattino è diventato una tigre capace di cavarsela dove gli eredi delle sette sorelle annaspano. E tutto perché l’Eni ha messo in pratica quello che Mattei aveva insegnato: che i contratti capestro creano solo nemici.

O terroristi.

 

 

fonte: https://thevision.com/cultura/enrico-mattei-eni/

Il 29 aprile di 102 anni fa nacque Enrico Mattei – Cari italiani non dimenticate mai l’Uomo che visse lottando per la libertà e per questo motivo fu assassinato!

Enrico Mattei

 

 

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Il 29 aprile di 102 anni fa nacque Enrico Mattei – Cari italiani non dimenticate mai l’Uomo che visse lottando per la libertà e per questo motivo fu assassinato!

 

Cari italiani non dimenticate mai Enrico Mattei – Il 27 Ottobre del 1962 fu assassinato un Uomo che visse lottando per la libertà !!

 

Il 27 Ottobre del 1962 fu assassinato un Uomo che visse lottando per la libertà, per il benessere di tutti, contro ogni forma di sfruttamento, di sottomissione. Un visionario nella posizione di poter risolvere la gran parte dei problemi del mondo semplicemente proponendo un modello diverso di gestire il petrolio.

Il 27 Ottobre del 1962 fu assassinato un Uomo e con lui la possibilità di un capitalismo diverso, etico, funzionale per tutti, anche per i più deboli. Fu assassinato un metodo per trattare con i paesi arabi, pacifico,alla pari. Fu assassinata la possibilità di rendere liberi ed indipendenti i paesi del terzo mondo. Fu assassinata la visione di un mondo dove le risorse energetiche sono di tutti, non di poche ricche società.

Il 27 Ottobre del 1962 fu assassinato un Uomo, il nemico delle grandi multinazionali, degli accordi segreti per gestire l’economia mondiale. Fu assassinato il nemico di chi uccide per soldi, per potere. Fu assassinata la speranza di riscatto per le classi più deboli, più povere.

Il 27 Ottobre del 1962 fu assassinata l’Italia, fu assassinata la libertà.

Qualsiasi leader volesse provare a risolvere gli errori del mondo moderno non può iniziare da zero, deve ripartire da dove un grande leader del passato ha fallito, provando non commettere gli stessi errori. Per questa ragione ogni grande leader di oggi dovrebbe necessariamente trovare ispirazione in quell’Uomo assassinato il 27 Ottobre del 1962. L’unico errore che commise quell’Uomo fu non cedere di un millimetro, spingersi sempre oltre ciò che è possibile per fare ciò che è giusto, instancabilmente, ignorando l’enorme importanza della sua vita.

Tutto questo male è stato fatto al mondo dall’impunito autore di quell’assassinio. Altrettanto male fate voi che non ricordate, voi che lasciate cadere nell’ oblio della storia, della memoria, il significato profondo di quel 27 Ottobre.

fonte: http://siamolagente2.altervista.org/cari-italiani-non-dimenticate-mai-enrico-mattei-il-27-ottobre-del-1962-fu-assassinato-un-uomo-che-visse-lottando-per-la-liberta/