Renzi e quell’aereo pagato ventisei volte

 

Renzi

 

 

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Renzi e quell’aereo pagato ventisei volte

Renzi e quell’aereo pagato ventisei volte. L’Air Force di Renzi, l’Airbus fortemente voluto da Matteo Renzi, dal valore di 6,4 milioni di euro è costato ai coglioni Italiani 168 mln di euro. Insomma, 26 volte il suo prezzo di mercato!

Centosessantotto milioni di euro, spalmati in otto anni. E’ questo il costo, ventisei volte superiore rispetto il suo prezzo di mercato (6,4 milioni di euro), del cosiddetto “Air Forze Renzi”, l’Airbus che era stato fortemente voluto dall’allora governo Renzi, istituendo un leasing per i voli di Stato, anche se non fu mai usato dall’allora Presidente del Consiglio.

A rivelare le cifre è in esclusiva “Il Fatto Quotidiano”, con un articolo firma di Daniele Martini, che mette in fila una serie di documenti (fatture e contratti) firmati tra la compagnia di bandiera degli Emirati Arabi (Etihad), Alitalia e il ministero della Difesa.

Nell’articolo, estremamente dettagliato, vengono messi in fila una serie di elementi, attorno a questo “affare”, che potrebbero anche ravvisare degli estremi di reato. In primo luogo vengono ipotizzati “strani giri di denaro” dove qualcuno, tanto in Italia quanto negli Emirati Arabi, “potrebbe essersi messo in tasca un bel po’ di soldi”.
Quel mega pagamento, secondo il Fatto, potrebbe anche rientrare in uno scambio di favori tra le due compagnie, Alitalia ed Ethiad, dal momento che quest’ultima era appena diventata socia della stessa Alitalia proprio grazie all’intervento di Renzi.
Il quotidiano ricorda come “poco tempo prima della stipula dell’accordo per l’Air Force, la compagnia di Fiumicino aveva emesso un’obbligazione per un importo quasi identico a quello del leasing, circa 200 milioni di dollari, interamente sottoscritti da Etihad”. Quindi quel leasing da 168 milioni spalmati in otto anni sarebbe un modo per restituire agli arabi il sostegno per salvare la compagnia. Il tutto, però, alle spalle dei contribuenti italiani anche perché quegli accordi furono di fatto secretati sotto l’egida del “segreto di Stato”.

La terza ipotesi avanzata dal giornale diretto da Marco Travaglio è che “coloro che a Roma trattarono la partita con il fiato sul collo del capo del governo, in particolare il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, e il consigliere militare di Renzi, generale Carlo Magrassi, non riuscirono a impedire che Etihad facesse un facilissimo gol a porta vuota”.

E’ risaputo che nel 2018 venne posto fine all’intero affare grazie all’intervento del manager aeronautico Gaetano Intrieri, ovvero il soggetto che avrebbe messo a disposizione del “Fatto Quotidiano” le carte del caso.
Tra le scoperte di Intrieri vi è il rinvenimento di un doppio contratto – uno tra Alitalia ed Ethiad e l’altro tra Alitalia, il dicastero della Difesa, il Segretariato generale della Difesa e la Direzione degli armamenti aeronautici.

Intrieri, nel frattempo divenuto collaboratore del precedente governo gialloverde (che infine annullò il contratto), scoprì che un Airbus gemello di quello voluto dall’allora Premier Renzi – modello A340-500 Etihad – valeva 7 milioni di dollari (pari a 6,4 milioni di euro). Inoltre, contrariamente a quanto previsto dalle norme, il manager scoprì che per l’aereo non era stata bandita alcuna gara internazionale e che era stato sottoposto a una registrazione civile e non militare.

Tanti elementi, dunque, che adesso sono al vaglio sia della Procura della Repubblica di Civitavecchia che dei giudici contabili della Corte dei Conti.
Oggi il Signor Renzi, piaccia o non piaccia, fa parte della maggioranza di questo governo giallorosso. La speranza è che il Premier Conte abbia contezza di quanto accaduto in ogni su parte, e che possa agire di conseguenza così come l’eroe pistolero, interpretato da Clint Eastwood nel celebre film di Sergio Leone“Per un pugno di dollari”, agì per difendere il proprio “mulo” dalle angherie dei criminali che poco prima gli “avevano sparato tra le gambe”.

“Il mio mulo si è offeso per i quattro colpi sparati tra le zampe e pretende le scuse. Fate molto male a ridere. Al mio mulo non piace la gente che ride – recitava Eastwood – Ha subito l’impressione che si rida di lui. Ma se mi promettete di chiedergli scusa, con un paio di calci in bocca ve la caverete”.
Il “mulo”, in questo caso, sono tutti quei cittadini onesti che “caricano le provviste sulle spalle, lavorano e pagano le tasse. Il Signor Renzi è come uno di quei criminali che si spartivano la città di San Miguel. E’ come il cattivo Ramón Rojo (nel film interpretato splendidamente da un grandissimo Gian Maria Volonté). Come lui merita di essere “preso a calci in bocca”, o meglio, essere espulso dalla maggioranza di governo. Anche a costo di tornare a nuove elezioni. Ovviamente se tutto quello che ha svelato “Il Fatto Quotidiano” sarà confermato dalle indagini della magistratura.

Ricordiamo le parole di Piercamillo Davigo: “I politici non hanno smesso di rubare, hanno solo smesso di vergognarsi”

 

Davigo

 

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Ricordiamo le parole di Piercamillo Davigo: “I politici non hanno smesso di rubare, hanno solo smesso di vergognarsi”

Ricordiamo le dure parole di Davigo. Era circa un anno e mezzo fa…

I politici “non hanno smesso di rubare; hanno smesso di vergognarsi. Rivendicano con sfrontatezza quel che prima facevano di nascosto. Dicono cose tipo: “Con i nostri soldi facciamo quello che ci pare”..

Ma non sono soldi loro; sono dei contribuenti”.

Lo afferma al Corriere della Sera,Piercamillo Davigo, presidente dell’Anm, spiegando che “prendere i corrotti è difficilissimo. Nessuno li denuncia, perché tutti hanno interesse al silenzio: per questo sarei favorevole alla non punibilità del primo che parla. Il punto non è aumentare le pene; è scoprire i reati. Anche con operazioni sotto copertura”.

Alla domanda se quindi si ruba più di prima, Davigo spiega: “Si ruba in modo meno organizzato.  La corruzione è un reato seriale e diffusivo: chi lo commette, tende a ripeterlo, e a coinvolgere altri. Questo dà vita a un mercato illegale, che tende ad autoregolamentarsi: se il corruttore non paga, nessuno si fiderà più di lui. Ma se l’autoregolamentazione non funziona più, allora interviene un soggetto esterno a regolare il mercato: la criminalità organizzata“.

Dopo Mani Pulite, prosegue Davigo, “hanno vinto i corrotti, abbiamo migliorato la specie predata: abbiamo preso le zebre lente, le altre sono diventate più veloci”.

A fermare quel pool “cominciò Berlusconi, con il decreto Biondi; ma nell’alternanza tra i due schieramenti, l’unica differenza fu che la destra le fece così grosse e così male che non hanno funzionato; la sinistra le fece in modo mirato. Non dico che ci abbiano messi in ginocchio; ma un pò genuflessi sì”.

Il governo Renzi? “Ha fatto le stesse cose – dice Davigo. Aumenta le soglie di rilevanza penale. Aumenta la circolazione dei contanti, con la scusa risibile che i pensionati non hanno dimestichezza con le carte di credito”.

Insomma, hanno vinto i corrotti

Matteo Renzi sull’arresto dei genitori: “Orgoglioso e fiero di loro, niente di cui vergognarmi”… D’altra parte uno che è partito con un “mai a Palazzo Chigi senza elezioni”, ha fatto il jobs Act e salvato le banche con i nostri soldi, ed ha concluso, dopo la figura di m… del Referendum, con “lascio la politica” di cosa mai si potrebbe vergognare?

 

Matteo Renzi

 

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Matteo Renzi sull’arresto dei genitori: “Orgoglioso e fiero di loro, niente di cui vergognarmi”… D’altra parte uno che è partito con un “mai a Palazzo Chigi senza elezioni”, ha fatto il jobs Act e salvato le banche con i nostri soldi, ed ha concluso, dopo la figura di m… del Referendum, con “lascio la politica” di cosa mai si potrebbe vergognare?

Ma di cosa mai si potrebbe vergognare uno così?

Uno che oltre il jobs Act ed salvataggio delle banche con i nostri soldi va ricordato per i suoi fantastici risultati…

La Riforma Madia della pubblica amministrazione… Chi se la ricorda? Cosa è cambiato?

E la famigerata Buona Scuola?

E la tanto sbandierata abolizione delle province? Data per fatta, ma le province stanno tutte ancora lì…!

E i soldi dell’Unicef?

Quello che ha detto:

Enrico stai sereno…

Mai a palazzo Chigi senza elezioni

Abbiamo lasciato un tesoretto da 47 mld di euro

Il prossimo anno metteremo giù il debito pubblico. Non perché ce lo chiede la Merkel, ma per i miei figli

Se toccasse a noi governare usciamo dalla RAI e dai CDA

Alitalia: “Allacciate cinture, l’Italia decolla” (forse porta anche sfiga)

Mafia Capitale: “Restituiremo i soldi ricevuti dalle cooperative di Buzzi”

“Italicum, accetto la scommessa, da qui a 5 anni sarà copiato da mezza Europa”!

Uno che solo l’altro ieri ha detto:

“Se vince il No finisce la mia storia politica”, “cambio mestiere e non mi vedrete più”, “è una questione di serietà, con che faccia potrei restare”

E ieri ha ribadito:

“Ora starò zitto per due anni” (23 marzo 2018, per la cronaca)

MA DI COSA ALTRO SI POTREBBE MAI VERGOGNARE?

 

By Eles

 

 

 

 

“Sei figlio di un fascista non puoi dare lezioni alla sinistra” – Lo ha detto a Di Battista il sig. Matteo Renzi, quello che ha distrutto il Pd, ha realizzato il programma di Berlusconi e che, per quanto riguarda il padre, dovrebbe stare proprio zitto!

 

Matteo Renzi

 

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“Sei figlio di un fascista non puoi dare lezioni alla sinistra” – Lo ha detto a Di Battista il sig. Matteo Renzi, quello che ha distrutto il Pd, ha realizzato il programma di Berlusconi e che, per quanto riguarda il padre, dovrebbe stare proprio zitto!

Renzi si rivolge a Di Battista: “Sei figlio di un fascista non puoi dare lezioni alla sinistra”
L’ex Premier ha inoltre parlato di Reddito di cittadinanza e della Quota 100: “Reddito di cittadinanza? Favorisce il lavoro nero. Quota 100? Prepensionamenti come la Prima Repubblica”.

L’ex premier Matteo Renzi, è intervenuto ai micofoni di ‘Stasera Italia’ su Rete 4: “Alessandro Di Battista dice di essere figlio di fascista e, se lo dici, non vieni a dare lezioni alla sinistra in Italia”. “E poi se dici che Obama è golpista vivi su Marte”, ha aggiunto.

Certo che subire la “morale” da un fascista come Matteo Renzi…

Pensateci, oltre a realizzare il programma che Berlusconi non era riuscito a fare, è riuscito in quello che Mussolini, Andreotti e Berlusconi non sono riusciti: annientare, azzerare, cancellare la sinistra Italiana…

Il senatore del Pd è poi intervenuto sul tema del reddito di cittadinanza. “Un voto a Di Maio? Ripetente, nel giorno in cui celebra il reddito di cittadinanza, che favorisce il lavoro nero e anche quelli che non vogliono lavorare purtroppo”. Con la nomina di Lino Banfi all’Unesco, ha aggiunto, “ha dato un messaggio diseducativo e di incompetenza”.
“Mandare in pensione la gente diventa un costo per i giovani”, ha dichiarato ancora Renzi a ‘Stasera Italia’. “E’ la cosa che hanno fatto sempre quelli della Prima Repubblica”, ha aggiunto.

Qualcuno ricorda la legge Prodi che impone ai membri del Governo di restituire allo Stato i “regali di Stato” ricevuti nello svolgimento delle loro funzioni? No, perchè di sicuro non la ricorda nemmeno Renzi che ha dovuto mandare un camion per ritirarli…!

 

Renzi

 

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Qualcuno ricorda la legge Prodi che impone ai membri del Governo di restituire allo Stato i “regali di Stato” ricevuti nello svolgimento delle loro funzioni? No, perchè di sicuro non la ricorda nemmeno Renzi che ha dovuto mandare un camion per ritirarli…!

Da Dagospia:

Da Babbo Renzi a Babbo Natale: le patacche e i regali di stato ricevuti in quanto Premier sono finiti agli amici di famiglia? – Secondo ”La Verità”, Matteo ha mandato un camion a ritirare gli oggetti ricevuti nelle visite ufficiali, con destinazione eventi 6, la sede a Rignano sull’Arno della ormai nota società di famiglia – La legge prodi impone che i membri del Governo restituiscano allo Stato le cose che valgono più di 300 euro (150 euro per i funzionari)…

Giacomo Amadori e Paolo Sebastiani per ”la Verità

La luce fredda dei neon rende asettica e quasi ospedaliera l’ atmosfera dell’ antico monastero di San Silvestro.

Oggi il convento, ubicato nella centralissima via della Mercede a Roma, ospita il dipartimento per i servizi strumentali di Palazzo Chigi. Uno dei funzionari che sorvegliano il caveau con i regali ricevuti da presidenti del Consiglio e dai loro più stretti collaboratori è perentorio: «Le autorità politiche e i loro famigliari se ricevono un dono di valore superiore ai 300 euro devono depositarli da noi, dove vengono custoditi da un consegnatario. Certo non possiamo essere noi a chiedere ai politici e ai loro parenti quando tornano da un viaggio o da un incontro istituzionale: “Avete ricevuto qualcosa?”. Devono essere loro a segnalarlo».

IL MAGAZZINO

Ma ci sono premier che hanno restituito ben poco.

Come Matteo Renzi. Il quale nella scorsa primavera, a quanto risulta alla Verità, dopo la sconfitta elettorale e in vista dell’ arrivo al governo dei barbari gialloblù, ha fatto caricare su un camion gli oggetti ricevuti da capi di Stato e amministratori italiani e stranieri, oggetti che erano conservati nella Capitale, probabilmente nelle stanze di Palazzo Chigi, dove ha risieduto per quasi tre anni. Ebbene quegli oggetti – quadri, tappeti e molto altro – sono stati trasferiti a Rignano sull’ Arno, presso la sede della Eventi 6, l’ azienda di famiglia dei Renzi, e qui sono stati messi a disposizione dei genitori, Tiziano Renzi e Laura Bovoli, ma anche di altri parenti e dei loro collaboratori.

Per esempio gli oggetti più preziosi ed eleganti, secondo la versione di una fonte, sarebbero stati utilizzati per arredare l’ appartamento di Matilde Renzi e del marito Andrea Conticini (indagato a Firenze per riciclaggio nella cosiddetta inchiesta sui fondi Unicef), residenza che si trova proprio sopra gli uffici della Eventi 6. Il magazzino della ditta è diventato una specie di suk dove amici e famigliari entrano ed escono portando via regali di vario tipo con il consenso di babbo (Natale) Renzi.

Molti di questi cadeau hanno inciso sopra il nome del figlio Matteo. Un testimone ci ha riferito che una moneta d’ oro personalizzata sarebbe stata venduta in un Compro oro fuori Provincia per non destare troppa attenzione e avrebbe fruttato 400 euro. Il che fa presumere che avesse un valore ben superiore a quello stabilito dalla legge per i regali che i premier possono conservare per sé.

IL DECRETO PRODI

Le disposizioni che regolamentano la materia sono state introdotte nel 2007 dal governo di Romano Prodi. Il 20 dicembre venne emanato un decreto del presidente del Consiglio dei ministri con l’ obiettivo di disciplinare il trattamento dei cosiddetti doni di rappresentanza ricevuti dai componenti del governo e dai loro congiunti «in ragione dell’ ufficio che ricoprono pro tempore, in occasione di visite ufficiali o di incontri, da parte di autorità o di delegazioni italiane o straniere e che, secondo gli usi di cerimoniale, abbiano carattere protocollare d’ uso e di cortesia».

 Nel decreto è specificato che a partire dal 1° gennaio 2008 i soggetti sopra citati possono trattenere personalmente solo i regali di valore non superiore a 300 euro.

Tutti gli altri vanno restituiti.

Quelli «che, in relazione alla loro tipologia e specificità, possono essere destinati alle sedi ufficiali o di rappresentanza, restano nella disponibilità dell’ amministrazione», gli altri, «di valore superiore a 300 euro, sono destinati dal presidente del Consiglio e dai ministri per iniziative aventi finalità umanitarie, caritatevoli, di assistenza e beneficenza». Chi intenda trattenere i regali che abbiano un valore eccedente l’ importo stabilito è tenuto a versare al dipartimento competente di Palazzo Chigi «la somma di denaro pari alla differenza tra il valore stimato del bene e 300 euro».

Prodi restituì otto gioielli da donna, destinati alla moglie Flavia (due parure d’ oro tempestato di smeraldi, rubini, diamanti, lapislazzuli, zaffiri del valore complessivo di circa 650.000 euro) e un fucile in oro con zaffiri cabochon del valore di 120.000 euro (offerto dagli Emirati). I giornali dell’ epoca parlarono anche di una cassa con palme in un’ oasi, interamente ricoperta con scaglie di oro, e di un vasetto di onice con gazzelle d’ argento. La cassa deve assomigliare a quella ricevuta da Renzi dal sovrano dell’ Arabia saudita il 9 novembre 2015 durante un viaggio in Medio Oriente. Nell’ occasione gli emiri donarono ai membri della delegazione regali assai preziosi e per questo si registrò pure una rissa.

L’ ELENCO

Per la verità, dai tempi del decreto Prodi i premier non hanno brillato per la solerzia nella consegna degli omaggi di rappresentanza. A settembre il deputato di Fratelli d’ Italia Giovanni Donzelli ha richiesto l’ elenco aggiornato.

Nella lista figuravano 19 doni restituiti da Mario Monti (17 mesi e mezzo – 529 giorni – la durata del suo governo), quattro da Enrico Letta (per lui dieci mesi di regno – 300 giorni), 12 da Paolo Gentiloni (in carica per quasi 18 mesi -536 giorni). Non è particolarmente ricco neppure il bottino di Matteo Renzi: 16 regali per 1.024 giorni (34 mesi) di presidenza. In pratica ha depositato in via della Mercede un dono ogni 64 giorni, contro i 28 giorni di media di Monti e i 44 di Gentiloni. Solo Letta ha fatto peggio del fu Rottamatore, con un conferimento ogni 75 giorni. L’ attuale premier Giuseppe Conte starebbe, invece, pensando di organizzare un’ asta con i regali ricevuti e non riutilizzabili dagli uffici della presidenza del Consiglio.

FIORE DI CRISTALLO

Nella lista ci sono anche i doni restituiti dai sottosegretari alla presidenza e dai ministri senza portafogli, tutti sotto l’ egida di Palazzo Chigi.

Per esempio Claudio De Vincenti ha consegnato 22 doni, 16 dei quali ricevuti tra ottobre e dicembre 2017 in veste di ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno del governo Gentiloni e cinque come sottosegretario di Renzi.

Nella lista anche i due regali restituiti da Barbara Lezzi, attuale ministro per il Sud, i due di Maria Carmela Lanzetta (un fiore di cristallo è stato stimato solo 200 euro e quindi poteva essere trattenuto), già ministro degli Affari regionali con Renzi, oltre a quelli depositati (uno a testa) da Enrico Costa (successore della Lanzetta nei governi Renzi e Gentiloni), dall’ ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio (90 euro di Bambin Gesù in resina decorato) e dal pari grado Gianni Letta (governo Berlusconi), il quale ha restituito una riproduzione del breviario Grimani, stimata dagli esperti 15.000 euro, l’ omaggio più costoso in tabella.

In classifica anche l’ ingombrante e un po’ improbabile scultura ricevuta da Renzi in Arabia Saudita, con palme placcate in oro, valutata 1.000 euro.

Ma gli altri doni ricevuti dal Rottamatore e conservati nella cassaforte e nella quadreria di via della Mercede o nel deposito di Castelnuovo di Porto non sono esattamente imperdibili e per lo più provengono da Paesi africani. Ci sono i presenti (pochi) dei privati, come il ventaglio donato da Jack Ma del gruppo Alibaba o il modellino d’ aereo personalizzato consegnato da alcuni imprenditori turchi, ma la maggior parte dei regali viene da presidenti e primi ministri.

IL RITRATTO

Nel caveau ci sono sei impegnativi bicchieri placcati in argento dell’ Azerbaijan, destinati ad abbellire la tavola di Palazzo Chigi, un ritratto un po’ inquietante di fanciulla proveniente dal Mozambico, un portacandele serbo, una ciotola blu cobalto dell’ Afghanistan, un antico vestito e un piatto originari del Ghana, un dipinto con leoni del Kenya, borsa, quadro e sciarpa etiopi. Ma il regalo più appariscente è probabilmente quello del presidente della Repubblica del Congo che ha fatto preparare da una scuola d’ arte un ritratto dell’ ex premier.

Che però non deve averlo apprezzato, visto che Renzi non l’ ha riscattato e la colorata effigie giace in via della Mercede. Ma l’ ex segretario Pd non ha pagato neppure per le decine di presenti che ha portato con sé in Toscana dopo le dimissioni.

La cosa che colpisce è che alcuni di questi abbiano iniziato a girare per Rignano e per i Comuni limitrofi. Per esempio diversi sono finiti nella disponibilità di Carlo Ravasio, quarantanovenne collaboratore dei genitori di Renzi. Un personaggio di primo piano nella saga renziana: già dipendente della Eventi 6 e consigliere delegato della cooperativa Marmodiv, è stato perquisito nella scorsa primavera nell’ inchiesta che vede indagati Tiziano Renzi e Laura Bovoli per bancarotta fraudolenta. La compagna di Ravasio, Simona S., fa la collaboratrice domestica e ha portato almeno sette regali prelevati dal magazzino della Eventi 6 al suo datore di lavoro, un pensionato di un paese a pochi chilometri da Rignano.

Tra gli omaggi uno spadino dei cadetti dell’ Accademia di Modena dal valore non trascurabile (su Internet viene venduto usato tra i 100 e i 200 euro). C’ è poi una piccozza dorata, testimonianza di un viaggio istituzionale in Valle d’ Aosta di Matteo nel 2015. Su un sito specializzato in alpinismo si trova ancora la notizia della consegna: «Il presidente della Regione Valle d’ Aosta Augusto Rollandin ha regalato al premier Matteo Renzi una piccozza d’ oro Grivel, simbolo di eccellenza manifatturiera, nonché simbolo dell’ alpinismo».

La Grivel commentò: «Con questo omaggio siamo orgogliosi di poter rappresentare il Monte Bianco, la nostra regione e l’ alpinismo che qui ha avuto la sua nascita e tanta parte di storia». La piccozza d’ oro viene assegnata ai più grandi alpinisti del mondo e corrisponde un po’ al pallone d’ oro del calcio o agli Oscar del cinema. Su Internet una replica della «piolet d’ or» veniva venduta in saldo a più di 300 euro, ma risulta esaurita. Adesso la piccozza d’ oro, con il nome di Renzi intagliato sul manico, si trova a casa del pensionato.

Chissà come saranno contenti gli amministratori della Regione Val d’ Aosta e della Grivel.

Nella casa dell’ uomo si possono ammirare anche un piccolo tappeto dedicato a Istanbul e un elegante scendiletto in stile persiano sulle tonalità del blu, con impresso il nome di Iznik, città dell’ Anatolia nota per le ceramiche, ma anche per i prodotti tessili. Secondo Simona S. quelli erano omaggi a Renzi del presidente Recep Tayyip Erdogan.

Ma nel piccolo mausoleo ci sono altri oggetti degni di nota: un piatto d’ argento di quasi un chilo con stampigliato un simbolo araldico (uno scudo con il profilo di alcuni monti, sormontato da una corona) e la scultura ricordo del summit sull’ immigrazione della Valletta (Malta) del 2015; un importante evento a cui parteciparono più di 60 rappresentanti di Stati europei e africani e il cui fermacarte ricordo si trova oggi sul comodino di un signore che non ha mai avuto l’ occasione di incontrare personalmente Renzi.

SIGNIFICATO SIMBOLICO

Doveva avere un importante significato simbolico anche la filigrana consegnata all’ ex premier dai dipendenti dei Laboratori nazionali del Gran Sasso, in Abruzzo, una delle quattro sedi dell’ Istituto nazionale di fisica nucleare, oltre che il più grande centro di ricerca sotterraneo al mondo.

Gli scienziati hanno regalato all’ ex premier una riproduzione del rosone centrale della basilica Santa Maria di Collemaggio all’ Aquila. La chiesa è stata danneggiata dal sisma del 2009 e i restauri si sono conclusi nel 2017. Ma evidentemente Renzi non ha colto l’ importanza del presente. Altri omaggi si troverebbero ancora nella sede della Eventi 6 e sembra che i genitori di Renzi abbiano chiesto ai collaboratori, a inventario concluso, di gettare gli avanzi delle strenne nei bidoni dell’ immondizia.

IL PIANO DI CANTONE

Restano diversi interrogativi: che valore hanno gli oggetti di cui l’ ex premier si è appropriato? Costano tutti meno di 300 euro? In questo caso la risposta negativa sembrerebbe scontata, visto che qualche oggetto stimabile intorno a quella cifra è finito nella casa di un pensionato che ha solo la ventura di avere come donna delle pulizie una signora che conosce Tiziano Renzi. È probabile che le suppellettili più preziose abbiano trovato una destinazione meno casuale. In tal caso, averle sottratte al controllo di Palazzo Chigi potrebbe comportare conseguenze?

I dirigenti e dipendenti pubblici, compresi quelli della presidenza del Consiglio, hanno l’ obbligo di non accettare i doni di valore superiore ai 150 euro in base a un «codice di comportamento e di tutela e dignità e dell’ etica» reso stringente dal piano triennale di prevenzione della corruzione messo in atto dall’ Autorità diretta da Raffaele Cantone.

Chi contravviene alle regole, rischia sanzioni disciplinari e amministrative. Chissà se anche gli ex premier sono considerati punibili come tutti i dipendenti pubblici oppure le regole (stabilite dal decreto Prodi) valgono, come quasi sempre, solo per i comuni mortali, mentre i presidenti del Consiglio possono scegliere se rispettarle o meno.

Fonte: DAGOSPIA

La faccia tosta della Boschi che attacca il governo: “La manovra danneggia i risparmi degli italiani” – Sì, proprio la Boschi, quella di Banca Etruria e dei 35.000 risparmiatori toscani truffati e rovinati.

 

Boschi

 

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La faccia tosta della Boschi che attacca il governo: “La manovra danneggia i risparmi degli italiani” – Sì, proprio la Boschi, quella di Banca Etruria e dei 35.000 risparmiatori toscani truffati e rovinati.

Maria Elena Boschi ha affermato che la manovra varata dal governo Conte “danneggia i risparmi degli italiani”.

La replica del Movimento 5 Stelle è arrivata a stretto giro, da parte del deputato Raphael Raduzz, che ha detto in aula:

“I risparmiatori sono stati danneggiati dai vostri governi”.

Maria Elena Boschi, nel corso del suo intervento, ha anche attaccato l’esecutivo gialloverde parlando di un Parlamento “mai così umiliato, che discute “una legge di Bilancio che non c’è”.

E ha lanciato la profezia: “Sono sicura che sarà anche l’ultima legge di bilancio del governo del cambiamento”.

In un post pubblicato sul social network martedì scorso, Boschi aveva scritto:

“Mentre siamo in attesa di capire dal ministro Tria quale sarà la vera manovra, mentre al governo si discute se portare dal 2,4 al 2 il deficit, Lega e M5S hanno presentato un fondamentale emendamento. 1,5 milioni di euro per ogni anno dal 2019 in poi perché il ministro Savona possa prendersi qualche bravo consulente che possa spiegare al governo come funziona l’unione europea e come si recepiscono le norme europee in Italia.
In sostanza, 1,5 milioni all’anno per spiegare al governo quello che già dovrebbe sapere.
A questo punto, abbiamo proposto di destinare le stesse risorse a dei giovani laureati che magari possono farne un uso migliore. Ci pareva giusto intitolare queste borse di studio a Salvini e Di Maio, noti esperti di diritto comunitario”.

Ora, che proprio la Boschi, quella di Banca Etruria e delle decine di migliaia di risparmiatori truffati si erga a paladina dei “risparmiatori italiani” mi sa proprio tanto di presa per i fondelli…

by Eles

Matteo Renzi sempre più meschino – Strumentalizza una bimba down per lanciare una bufala contro Casalino – E non dimenticate che LUI ha tagliato del 10% i fondi per i disabili…!

 

Matteo Renzi

 

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Matteo Renzi sempre più meschino – Strumentalizza una bimba down per lanciare una bufala contro Casalino – E non dimenticate che LUI ha tagliato del 10% i fondi per i disabili…!

Dagospia ha pubblicato un video del canale Youtube ArcadeTv7 che mostra Casalino mentre afferma che “anziani, bambini e down gli “danno fastidio”, lo “irritano” e gli “fanno schifo, come fa schifo un ragno” e che non ha “nessuna voglia di relazionarmi a loro” e “di aiutarli”.

Una bufala! Il video risalente ad oltre 10 anni è stato registrato “Centro Teatro Attivo” di Milano, e Casalino interpretava un personaggio, insomma, recitava!

Il video dura oltre un’ora e mezza, ma in malafede ne è stato tratto solo uno spezzone di poche decine di secondi in cui Casalino interpreta una parte…

Il principe dei cazzari Matteo Renzi non poteva che sguazzarci in questa sporca menzogna e, nonostante le smentite già in giro, twitta:

“Mia nipote Maria ha la sindrome di Down. Merita il rispetto delle Istituzioni, rispetto che Casalino le ha negato. E non venga a dirci che stava scherzando. La mia battaglia non è per mia nipote: la mia battaglia è per la dignità delle Istituzioni italiane. Casalino VATTENE”.

Ora, la sindrome di Down non è la peggiore delle disgrazie che ha colpito questa povera bimba (se esiste veramente, perché non è per niente escluso che sia l’ennesima palla del pallista naturale). Si pensi al fatto di avere un parente come Matteo. Un essere meschino che non esita a strumentalizzare, a sciacallare sulla disgrazia di una bambina pur di rendere più energica la sua BUFALA…

E non dimentichiamo che LUI, quando era al governo, ha tagliato del 10% i fondi per i disabili…

La vergogna non ha limiti…

By Eles

Ricapitoliamo: Tiziano Renzi querela Il Fatto Quotidiano per 4 articoli ritenuti diffamatori. Il giudice dà ragione al Fatto (gli articoli “diffamatori” sono VERI), ma lo condanna solo per il tenore di un titolo e 2 commenti. E c’è perfino un deficiente che festeggia…

 

Tiziano Renzi

 

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Ricapitoliamo: Tiziano Renzi querela Il Fatto Quotidiano per 4 articoli ritenuti diffamatori. Il giudice dà ragione al Fatto (gli articoli “diffamatori” sono VERI), ma lo condanna solo per il tenore di un titolo e 2 commenti. E c’è perfino un deficiente che festeggia…

 

Tiziano Renzi, il Fatto assolto per quattro articoli d’inchiesta e condannato per due commenti e un titolo

Il giudice Lucia Schiaretti, nel dispositivo della sentenza, ha anche condannato il padre dell’ex segretario del Pd a pagare 13mila euro di spese processuali al direttore Peter Gomez e al cronista Pierluigi Giordano Cardone, i cui articoli – firmati con Gaia Scacciavillani – sono stati ritenuti perfettamente veri.

Assoluzione per i quattro articoli di inchiesta, condanna per il titolo a uno di essi e per due commenti. Il Tribunale di Firenze ha condannato il Fatto Quotidiano a risarcire Tiziano Renzi con 95mila euro. Il padre dell’ex premier, a leggere la sentenza del giudice Lucia Schiaretti, è stato diffamato da due commenti del direttore Marco Travaglio (60mila euro) e da un titolo di un articolo pubblicato dal Fatto Quotidiano e da ilfattoquotidiano.it agli inizi di gennaio 2016. Nell’annunciare la notizia via social, l’ex segretario del Pd ha parlato di “enorme mole di fango buttata addosso alla mia famiglia, a mio padre, alla sua salute. Una campagna di odio senza precedenti”. Ciò che Matteo Renzi omette è che sul contenuto dei quattro articoli contestati, il giudice ha assolto il Fatto Quotidiano. Nella richiesta di risarcimento danni per 300mila euro, infatti, Tiziano Renzi aveva definito le nostre inchieste giornalistiche una campagna di stampa contro di lui. Secondo la sentenza, però, i fatti riportati sono veri e di interesse pubblico, quindi non diffamatori. Gli interessi, i legami imprenditoriali e i movimenti di Tiziano Renzi nel mondo degli outlet del lusso erano e restano un fatto conclamato. Il giudice Lucia Schiaretti, nel dispositivo della sentenza, ha condannato il padre dell’ex segretario del Pd a pagare 13mila euro di spese processuali al direttore de ilfattoquotidiano.it Peter Gomez e al cronista Pierluigi Giordano Cardone, i cui articoli – firmati con Gaia Scacciavillani – sono stati ritenuti perfettamente veri.

“In linea generale può senz’altro ritenersi che le attività economiche e politiche (quale esponente locale del Pd) del padre del Presidente del Consiglio in carica possano rivestire un pubblico interesse” ha scritto il giudice Schiaretti nella sentenza. I quattro articoli del Fatto Quotidiano contestati da Tiziano Renzi parlavano proprio di questo: dei rapporti (anche economici) del padre dell’allora presidente del Consiglio con gli ideatori e gli sviluppatori degli outlet del lusso targati The Mall. Nella fattispecie, si tratta di tre centri commerciali: quello di Leccio Reggello in provincia di Firenze e dei progetti per realizzare altrettanti mall a Sanremo e a Fasano, in provincia di Brindisi. Il Fatto ha analizzato i ruoli e gli intrecci societari tra tutti i protagonisti dei progetti, la maggior parte dei quali legati a Tiziano Renzi. Che si è sentito diffamato dal contenuto dell’inchiesta e da due commenti del direttore e ha chiesto 300mila euro di risarcimento a Marco Travaglio e Peter Gomez (direttori responsabili del giornale e del sito) e a Gaia Scacciavillani e Pierluigi Giordano Cardone, gli autori dell’inchiesta.

Nella sentenza, il giudice Lucia Schiaretti ha analizzato i sei articoli incriminati e ha deciso che quello in cui si parla dei legami tra Tiziano Renzi e gli imprenditori dell’outlet di Reggello “non contiene informazioni lesive della reputazione di Tiziano Renzi“. Il motivo? “L’articolo evidenzia in primis la partecipazione di personaggi del mondo toscano e vicini al Partito democraticoquali Rosi, di Banca Etruria, Bacci, finanziatore della Fondazione Big Bang, Sergio Benedetti, Sindaco di Reggello, Niccolai, con il quale Tiziano Renzi costituirà la Party s.r.l. e che erano già in precedenza conosciuti dall’attore, che a Rignano vive da sempre e dove ha sempre svolto la sua attività politica”. Non è lesivo neanche l’articolo che ricostruiva un processo all’epoca in corso ad Arezzosulla famiglia Moretti. Scive il giudice: “Né si può ritenere lesivo della reputazione del Renzi l’accostamento a personaggi indagati, vicini a lui e al figlio. La rilevanza del fatto narrato si desume dal fatto che il figlio di Tiziano Renzi, Matteo Renzi, era all’epoca Presidente del Consiglio dei Ministri e, dunque, da ciò deriva l’interesse del lettore a conoscere il comportamento della di lui famiglia e di coloro che, come amici o imprenditori, si muovono intorno alla politica del Pd”.

Simile il ragionamento che porta il giudice a ritenere non diffamatorio il terzo articolo della serie, che dà conto di alcune perquisizioni ai danni di società che fanno parte del settoreoutlet. “Nel corpo dell’articolo – si legge nella sentenza di Lucia Schiaretti – si specifica che tra le società perquisite c’è anche la Nikila Invest, che controlla il 40% della Party, di cui è socio Tiziano Renzi, padre del Presidente del Consiglio, e amministratore unico la madre del premier Laura Bovoli. L’articolo si colloca, insieme agli altri di cui è causa – prosegue il giudice – nell’ottica di evidenziare i collegamenti di Tiziano Renzi a imprenditori sottoposti a indagini e a Lorenzo Rosi di Banca Etruria; tuttavia, nessuna informazione falsa o lesiva della reputazione dell’attore risulta ivi riportata. L’essere in affari, infatti, è circostanza oggettivamente neutra e nulla ha fatto l’autore dell’articolo per indurre a ritenere che Tiziano Renzi fosse responsabile di alcunché. Deve, dunque, escludersi la natura diffamatoria dell’articolo in oggetto”. Il Fatto Quotidiano, come detto, è stato invece condannato a pagare 95mila euro per due singole parole contenute in altrettanti editoriali del direttore Marco Travaglio (“bancarotta” e “affarucci”) e per un titolo (“Banca Etruria, papà Renzi e Rosi. La coop degli affari adesso è nel mirino dei pm”) ritenuto non sufficientemente chiaro su un pezzo giudicato invece veritiero. Tradotto: il contenuto degli articoli è vero, corretto, di interesse pubblico e non diffamatorio.

 

tratto da: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/10/22/tiziano-renzi-il-fatto-assolto-per-quattro-articoli-dinchiesta-e-condannato-per-due-commenti-e-un-titolo/4711490/

UDITE, UDITE: “Ha tagliato i vitalizi degli altri, ma il suo non è stato toccato” …Lo ha dichiarato MATTEO RENZI, quello che ha regalato 57 MILIARDI di soldi nostre alle BANCHE, parlando di DI MAIO, quello che da 6 anni restituisce metà dello stipendio!

 

RENZI

 

 

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UDITE, UDITE: “Ha tagliato i vitalizi degli altri, ma il suo non è stato toccato” …Lo ha dichiarato MATTEO RENZI, quello che ha regalato 57 MILIARDI di soldi nostre alle BANCHE, parlando di DI MAIO, quello che da 6 anni restituisce metà dello stipendio!

 

Matteo Renzi: “Hanno tagliato i vitalizi degli altri, ma quello di Luigi Di Maio non è stato toccato”

Matteo Renzi attacca Luigi Di Maio sul taglio dei vitalizi e sul Decreto dignità, definendolo “ministro della Disoccupazione”. L’ex presidente del Consiglio sul taglio dei vitalizi attacca: “Il vitalizio di Di Maio – perché Di Maio, Fico e tanti altri con la scorsa legislatura hanno ottenuto il vitalizio – non lo hanno toccato. Hanno toccato alcuni di quelli del passato”.

Ridicolo no? Che uno ha per 5 anni si è palleggiato il taglio dei vitalizi senza mai attuarlo, che nel frattempo ha regalato 57 miliardi di soldi nostri alle banche (fanno circa 2.370 Euro a famiglia) ora pcerchi di screditare Di Maio, Fico e altri cinquestelle, che nel frattempo hanno restituito metà del loro stipendio…

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Tutti i regali del Pd alle Banche. Fanno 57 miliardi di Euro, circa 2.370 Euro a famiglia …per il momento!

Ve lo ricordate Matteo Renzi che 6 mesi fa mostrava in Tv il suo unico conto corrente con soli 15.000 Euro esaltando la sua trasparenza e onestà? Beh, ora sta acquistando una villa da 1,3 milioni di Euro! O ha fatto 6 all’Enalotto o c’è qualcosa che non quadra…!

 

Matteo Renzi

 

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Ve lo ricordate Matteo Renzi che 6 mesi fa mostrava in Tv il suo unico conto corrente con soli 15.000 Euro esaltando la sua trasparenza e onestà? Beh, ora sta acquistando una villa da 1,3 milioni di Euro! O ha fatto 6 all’Enalotto o c’è qualcosa che non quadra…!

Esattamente 6 mesi Matteo Renzi nel corso della trasmissione Matrix mostrava il suo unico conto corrente con soli 15.859 Euro esaltando la sua trasparenza e onestà…

Ora sta acquistando una villa da 1,3 milioni di Euro!

Avrà fatto 6 all’Enalotto o ci ha preso ancora una volta per il culo?

C’è proprio qualcosa che non quadra…!

Da Fanpage:

Matteo Renzi sta comprando una villa da 1 milione e 300mila euro in Toscana

L’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi sta comprando una villa da 1 milione e trecentomila euro. A rivelare la notizia è il quotidiano La Verità, il quale sostiene che il senatore dem avrebbe già firmato il preliminare di acquisto e starebbe per richiedere un mutuo per coprire l’acquisto. La casa, 276 metri quadri complessivi più altri 1580 di terreno agricolo, è sita a Firenze, in via Tacca.

L’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi sta comprando una nuova casa in Toscana, per la precisione una villa in via Tacca a Firenze del valore di 1 milione e 300mila euro. Secondo quanto riportato dal giornalista Giacomo Amadori de La Verità, il senatore dem starebbe acquistando una villa da 276 metri quadri di superficie catastale, con 11,5 vani, salotto triplo, grande cucina abitabile, uno studio, tre camere, tre bagni e una terrazza. La Verità, in un articolo pubblicato stamane, racconta che Matteo Renzi avrebbe già firmato “un preliminare d’acquisto nello studio fiorentino del notaio Michele Santoro per una villa da 1.230.000 più altri 70.000 per un terreno agricolo di 1.580 metri quadrati adiacente al giardino. Due settimane fa, l’ex segretario del Pd ha versato una caparra da 400mila euro con quattro assegni circolari da 100mila euro l’uno, emessi il 12 giugno scorso dal Banco di Napoli, l’istituto a cui si affidano i parlamentari. Il resto, e cioè circa 900mila euro, Renzi proverà a trovarli con un mutuo, il quarto che si andrebbe a sommare alla rata mensile da 4.250 euro che paga del 2012”.

La casa che sta per essere acquistata da Matteo Renzi appartiene alla signora Natalia Gajo, classe 1928, e madre di Giusto Puccini, 68 anni, docente di Istituzioni di diritto pubblico, tra i giuristi favorevoli al Sì al referendum costituzionale; e la sorella Oretta, 61 anni, dal 1987 dipendente dell’ex Provincia di Firenze. La villa di via Tacca era stata messa in vendita originariamente a un milione e mezzo di euro ma l’ex presidente del Consiglio avrebbe offerto duecentomila euro in meno e starebbe per concludere la trattativa. La notizia dell’acquisto della casa ha provocato un vero e proprio terremoto in Giunta a Firenze. “Il 23 aprile del 1986  (dopo l’entrata in vigore della legge sui condoni edilizi del 1985 ) i proprietari presentano domanda di sanatoria edilizia per alcuni ampliamenti e modifiche interne ed esterne. Quando arriva la risposta del comune di Firenze? Più di trent’anni dopo. Alla richiesta, infatti, ‘ha fatto seguito il rilascio da parte del sindaco della concessione edilizia in sanatoria numero 3150/2017″‘, spiega il Fatto Quotidiano. “’Come mai ci sono voluti 31 anni e l’ attuale giunta per ottenere risposta?’, ha attaccato Francesco Torselli, capogruppo di Fratelli d’Italia al consiglio comunale. “A Firenze evidentemente esiste un metodo infallibile per uscire dalle sabbie mobili della burocrazia: avere Matteo Renzi come prossimo acquirente. Di tutto questo, ovviamente, chiederemo spiegazioni al sindaco Nardella”.

fonte: https://www.fanpage.it/matteo-renzi-sta-comprando-una-villa-da-1-milione-e-300mila-euro-in-toscana/
http://www.fanpage.it/

Guarda qui il video di Renzi:

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