“Sei figlio di un fascista non puoi dare lezioni alla sinistra” – Lo ha detto a Di Battista il sig. Matteo Renzi, quello che ha distrutto il Pd, ha realizzato il programma di Berlusconi e che, per quanto riguarda il padre, dovrebbe stare proprio zitto!

 

Matteo Renzi

 

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“Sei figlio di un fascista non puoi dare lezioni alla sinistra” – Lo ha detto a Di Battista il sig. Matteo Renzi, quello che ha distrutto il Pd, ha realizzato il programma di Berlusconi e che, per quanto riguarda il padre, dovrebbe stare proprio zitto!

Renzi si rivolge a Di Battista: “Sei figlio di un fascista non puoi dare lezioni alla sinistra”
L’ex Premier ha inoltre parlato di Reddito di cittadinanza e della Quota 100: “Reddito di cittadinanza? Favorisce il lavoro nero. Quota 100? Prepensionamenti come la Prima Repubblica”.

L’ex premier Matteo Renzi, è intervenuto ai micofoni di ‘Stasera Italia’ su Rete 4: “Alessandro Di Battista dice di essere figlio di fascista e, se lo dici, non vieni a dare lezioni alla sinistra in Italia”. “E poi se dici che Obama è golpista vivi su Marte”, ha aggiunto.

Certo che subire la “morale” da un fascista come Matteo Renzi…

Pensateci, oltre a realizzare il programma che Berlusconi non era riuscito a fare, è riuscito in quello che Mussolini, Andreotti e Berlusconi non sono riusciti: annientare, azzerare, cancellare la sinistra Italiana…

Il senatore del Pd è poi intervenuto sul tema del reddito di cittadinanza. “Un voto a Di Maio? Ripetente, nel giorno in cui celebra il reddito di cittadinanza, che favorisce il lavoro nero e anche quelli che non vogliono lavorare purtroppo”. Con la nomina di Lino Banfi all’Unesco, ha aggiunto, “ha dato un messaggio diseducativo e di incompetenza”.
“Mandare in pensione la gente diventa un costo per i giovani”, ha dichiarato ancora Renzi a ‘Stasera Italia’. “E’ la cosa che hanno fatto sempre quelli della Prima Repubblica”, ha aggiunto.

Qualcuno ricorda la legge Prodi che impone ai membri del Governo di restituire allo Stato i “regali di Stato” ricevuti nello svolgimento delle loro funzioni? No, perchè di sicuro non la ricorda nemmeno Renzi che ha dovuto mandare un camion per ritirarli…!

 

Renzi

 

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Qualcuno ricorda la legge Prodi che impone ai membri del Governo di restituire allo Stato i “regali di Stato” ricevuti nello svolgimento delle loro funzioni? No, perchè di sicuro non la ricorda nemmeno Renzi che ha dovuto mandare un camion per ritirarli…!

Da Dagospia:

Da Babbo Renzi a Babbo Natale: le patacche e i regali di stato ricevuti in quanto Premier sono finiti agli amici di famiglia? – Secondo ”La Verità”, Matteo ha mandato un camion a ritirare gli oggetti ricevuti nelle visite ufficiali, con destinazione eventi 6, la sede a Rignano sull’Arno della ormai nota società di famiglia – La legge prodi impone che i membri del Governo restituiscano allo Stato le cose che valgono più di 300 euro (150 euro per i funzionari)…

Giacomo Amadori e Paolo Sebastiani per ”la Verità

La luce fredda dei neon rende asettica e quasi ospedaliera l’ atmosfera dell’ antico monastero di San Silvestro.

Oggi il convento, ubicato nella centralissima via della Mercede a Roma, ospita il dipartimento per i servizi strumentali di Palazzo Chigi. Uno dei funzionari che sorvegliano il caveau con i regali ricevuti da presidenti del Consiglio e dai loro più stretti collaboratori è perentorio: «Le autorità politiche e i loro famigliari se ricevono un dono di valore superiore ai 300 euro devono depositarli da noi, dove vengono custoditi da un consegnatario. Certo non possiamo essere noi a chiedere ai politici e ai loro parenti quando tornano da un viaggio o da un incontro istituzionale: “Avete ricevuto qualcosa?”. Devono essere loro a segnalarlo».

IL MAGAZZINO

Ma ci sono premier che hanno restituito ben poco.

Come Matteo Renzi. Il quale nella scorsa primavera, a quanto risulta alla Verità, dopo la sconfitta elettorale e in vista dell’ arrivo al governo dei barbari gialloblù, ha fatto caricare su un camion gli oggetti ricevuti da capi di Stato e amministratori italiani e stranieri, oggetti che erano conservati nella Capitale, probabilmente nelle stanze di Palazzo Chigi, dove ha risieduto per quasi tre anni. Ebbene quegli oggetti – quadri, tappeti e molto altro – sono stati trasferiti a Rignano sull’ Arno, presso la sede della Eventi 6, l’ azienda di famiglia dei Renzi, e qui sono stati messi a disposizione dei genitori, Tiziano Renzi e Laura Bovoli, ma anche di altri parenti e dei loro collaboratori.

Per esempio gli oggetti più preziosi ed eleganti, secondo la versione di una fonte, sarebbero stati utilizzati per arredare l’ appartamento di Matilde Renzi e del marito Andrea Conticini (indagato a Firenze per riciclaggio nella cosiddetta inchiesta sui fondi Unicef), residenza che si trova proprio sopra gli uffici della Eventi 6. Il magazzino della ditta è diventato una specie di suk dove amici e famigliari entrano ed escono portando via regali di vario tipo con il consenso di babbo (Natale) Renzi.

Molti di questi cadeau hanno inciso sopra il nome del figlio Matteo. Un testimone ci ha riferito che una moneta d’ oro personalizzata sarebbe stata venduta in un Compro oro fuori Provincia per non destare troppa attenzione e avrebbe fruttato 400 euro. Il che fa presumere che avesse un valore ben superiore a quello stabilito dalla legge per i regali che i premier possono conservare per sé.

IL DECRETO PRODI

Le disposizioni che regolamentano la materia sono state introdotte nel 2007 dal governo di Romano Prodi. Il 20 dicembre venne emanato un decreto del presidente del Consiglio dei ministri con l’ obiettivo di disciplinare il trattamento dei cosiddetti doni di rappresentanza ricevuti dai componenti del governo e dai loro congiunti «in ragione dell’ ufficio che ricoprono pro tempore, in occasione di visite ufficiali o di incontri, da parte di autorità o di delegazioni italiane o straniere e che, secondo gli usi di cerimoniale, abbiano carattere protocollare d’ uso e di cortesia».

 Nel decreto è specificato che a partire dal 1° gennaio 2008 i soggetti sopra citati possono trattenere personalmente solo i regali di valore non superiore a 300 euro.

Tutti gli altri vanno restituiti.

Quelli «che, in relazione alla loro tipologia e specificità, possono essere destinati alle sedi ufficiali o di rappresentanza, restano nella disponibilità dell’ amministrazione», gli altri, «di valore superiore a 300 euro, sono destinati dal presidente del Consiglio e dai ministri per iniziative aventi finalità umanitarie, caritatevoli, di assistenza e beneficenza». Chi intenda trattenere i regali che abbiano un valore eccedente l’ importo stabilito è tenuto a versare al dipartimento competente di Palazzo Chigi «la somma di denaro pari alla differenza tra il valore stimato del bene e 300 euro».

Prodi restituì otto gioielli da donna, destinati alla moglie Flavia (due parure d’ oro tempestato di smeraldi, rubini, diamanti, lapislazzuli, zaffiri del valore complessivo di circa 650.000 euro) e un fucile in oro con zaffiri cabochon del valore di 120.000 euro (offerto dagli Emirati). I giornali dell’ epoca parlarono anche di una cassa con palme in un’ oasi, interamente ricoperta con scaglie di oro, e di un vasetto di onice con gazzelle d’ argento. La cassa deve assomigliare a quella ricevuta da Renzi dal sovrano dell’ Arabia saudita il 9 novembre 2015 durante un viaggio in Medio Oriente. Nell’ occasione gli emiri donarono ai membri della delegazione regali assai preziosi e per questo si registrò pure una rissa.

L’ ELENCO

Per la verità, dai tempi del decreto Prodi i premier non hanno brillato per la solerzia nella consegna degli omaggi di rappresentanza. A settembre il deputato di Fratelli d’ Italia Giovanni Donzelli ha richiesto l’ elenco aggiornato.

Nella lista figuravano 19 doni restituiti da Mario Monti (17 mesi e mezzo – 529 giorni – la durata del suo governo), quattro da Enrico Letta (per lui dieci mesi di regno – 300 giorni), 12 da Paolo Gentiloni (in carica per quasi 18 mesi -536 giorni). Non è particolarmente ricco neppure il bottino di Matteo Renzi: 16 regali per 1.024 giorni (34 mesi) di presidenza. In pratica ha depositato in via della Mercede un dono ogni 64 giorni, contro i 28 giorni di media di Monti e i 44 di Gentiloni. Solo Letta ha fatto peggio del fu Rottamatore, con un conferimento ogni 75 giorni. L’ attuale premier Giuseppe Conte starebbe, invece, pensando di organizzare un’ asta con i regali ricevuti e non riutilizzabili dagli uffici della presidenza del Consiglio.

FIORE DI CRISTALLO

Nella lista ci sono anche i doni restituiti dai sottosegretari alla presidenza e dai ministri senza portafogli, tutti sotto l’ egida di Palazzo Chigi.

Per esempio Claudio De Vincenti ha consegnato 22 doni, 16 dei quali ricevuti tra ottobre e dicembre 2017 in veste di ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno del governo Gentiloni e cinque come sottosegretario di Renzi.

Nella lista anche i due regali restituiti da Barbara Lezzi, attuale ministro per il Sud, i due di Maria Carmela Lanzetta (un fiore di cristallo è stato stimato solo 200 euro e quindi poteva essere trattenuto), già ministro degli Affari regionali con Renzi, oltre a quelli depositati (uno a testa) da Enrico Costa (successore della Lanzetta nei governi Renzi e Gentiloni), dall’ ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio (90 euro di Bambin Gesù in resina decorato) e dal pari grado Gianni Letta (governo Berlusconi), il quale ha restituito una riproduzione del breviario Grimani, stimata dagli esperti 15.000 euro, l’ omaggio più costoso in tabella.

In classifica anche l’ ingombrante e un po’ improbabile scultura ricevuta da Renzi in Arabia Saudita, con palme placcate in oro, valutata 1.000 euro.

Ma gli altri doni ricevuti dal Rottamatore e conservati nella cassaforte e nella quadreria di via della Mercede o nel deposito di Castelnuovo di Porto non sono esattamente imperdibili e per lo più provengono da Paesi africani. Ci sono i presenti (pochi) dei privati, come il ventaglio donato da Jack Ma del gruppo Alibaba o il modellino d’ aereo personalizzato consegnato da alcuni imprenditori turchi, ma la maggior parte dei regali viene da presidenti e primi ministri.

IL RITRATTO

Nel caveau ci sono sei impegnativi bicchieri placcati in argento dell’ Azerbaijan, destinati ad abbellire la tavola di Palazzo Chigi, un ritratto un po’ inquietante di fanciulla proveniente dal Mozambico, un portacandele serbo, una ciotola blu cobalto dell’ Afghanistan, un antico vestito e un piatto originari del Ghana, un dipinto con leoni del Kenya, borsa, quadro e sciarpa etiopi. Ma il regalo più appariscente è probabilmente quello del presidente della Repubblica del Congo che ha fatto preparare da una scuola d’ arte un ritratto dell’ ex premier.

Che però non deve averlo apprezzato, visto che Renzi non l’ ha riscattato e la colorata effigie giace in via della Mercede. Ma l’ ex segretario Pd non ha pagato neppure per le decine di presenti che ha portato con sé in Toscana dopo le dimissioni.

La cosa che colpisce è che alcuni di questi abbiano iniziato a girare per Rignano e per i Comuni limitrofi. Per esempio diversi sono finiti nella disponibilità di Carlo Ravasio, quarantanovenne collaboratore dei genitori di Renzi. Un personaggio di primo piano nella saga renziana: già dipendente della Eventi 6 e consigliere delegato della cooperativa Marmodiv, è stato perquisito nella scorsa primavera nell’ inchiesta che vede indagati Tiziano Renzi e Laura Bovoli per bancarotta fraudolenta. La compagna di Ravasio, Simona S., fa la collaboratrice domestica e ha portato almeno sette regali prelevati dal magazzino della Eventi 6 al suo datore di lavoro, un pensionato di un paese a pochi chilometri da Rignano.

Tra gli omaggi uno spadino dei cadetti dell’ Accademia di Modena dal valore non trascurabile (su Internet viene venduto usato tra i 100 e i 200 euro). C’ è poi una piccozza dorata, testimonianza di un viaggio istituzionale in Valle d’ Aosta di Matteo nel 2015. Su un sito specializzato in alpinismo si trova ancora la notizia della consegna: «Il presidente della Regione Valle d’ Aosta Augusto Rollandin ha regalato al premier Matteo Renzi una piccozza d’ oro Grivel, simbolo di eccellenza manifatturiera, nonché simbolo dell’ alpinismo».

La Grivel commentò: «Con questo omaggio siamo orgogliosi di poter rappresentare il Monte Bianco, la nostra regione e l’ alpinismo che qui ha avuto la sua nascita e tanta parte di storia». La piccozza d’ oro viene assegnata ai più grandi alpinisti del mondo e corrisponde un po’ al pallone d’ oro del calcio o agli Oscar del cinema. Su Internet una replica della «piolet d’ or» veniva venduta in saldo a più di 300 euro, ma risulta esaurita. Adesso la piccozza d’ oro, con il nome di Renzi intagliato sul manico, si trova a casa del pensionato.

Chissà come saranno contenti gli amministratori della Regione Val d’ Aosta e della Grivel.

Nella casa dell’ uomo si possono ammirare anche un piccolo tappeto dedicato a Istanbul e un elegante scendiletto in stile persiano sulle tonalità del blu, con impresso il nome di Iznik, città dell’ Anatolia nota per le ceramiche, ma anche per i prodotti tessili. Secondo Simona S. quelli erano omaggi a Renzi del presidente Recep Tayyip Erdogan.

Ma nel piccolo mausoleo ci sono altri oggetti degni di nota: un piatto d’ argento di quasi un chilo con stampigliato un simbolo araldico (uno scudo con il profilo di alcuni monti, sormontato da una corona) e la scultura ricordo del summit sull’ immigrazione della Valletta (Malta) del 2015; un importante evento a cui parteciparono più di 60 rappresentanti di Stati europei e africani e il cui fermacarte ricordo si trova oggi sul comodino di un signore che non ha mai avuto l’ occasione di incontrare personalmente Renzi.

SIGNIFICATO SIMBOLICO

Doveva avere un importante significato simbolico anche la filigrana consegnata all’ ex premier dai dipendenti dei Laboratori nazionali del Gran Sasso, in Abruzzo, una delle quattro sedi dell’ Istituto nazionale di fisica nucleare, oltre che il più grande centro di ricerca sotterraneo al mondo.

Gli scienziati hanno regalato all’ ex premier una riproduzione del rosone centrale della basilica Santa Maria di Collemaggio all’ Aquila. La chiesa è stata danneggiata dal sisma del 2009 e i restauri si sono conclusi nel 2017. Ma evidentemente Renzi non ha colto l’ importanza del presente. Altri omaggi si troverebbero ancora nella sede della Eventi 6 e sembra che i genitori di Renzi abbiano chiesto ai collaboratori, a inventario concluso, di gettare gli avanzi delle strenne nei bidoni dell’ immondizia.

IL PIANO DI CANTONE

Restano diversi interrogativi: che valore hanno gli oggetti di cui l’ ex premier si è appropriato? Costano tutti meno di 300 euro? In questo caso la risposta negativa sembrerebbe scontata, visto che qualche oggetto stimabile intorno a quella cifra è finito nella casa di un pensionato che ha solo la ventura di avere come donna delle pulizie una signora che conosce Tiziano Renzi. È probabile che le suppellettili più preziose abbiano trovato una destinazione meno casuale. In tal caso, averle sottratte al controllo di Palazzo Chigi potrebbe comportare conseguenze?

I dirigenti e dipendenti pubblici, compresi quelli della presidenza del Consiglio, hanno l’ obbligo di non accettare i doni di valore superiore ai 150 euro in base a un «codice di comportamento e di tutela e dignità e dell’ etica» reso stringente dal piano triennale di prevenzione della corruzione messo in atto dall’ Autorità diretta da Raffaele Cantone.

Chi contravviene alle regole, rischia sanzioni disciplinari e amministrative. Chissà se anche gli ex premier sono considerati punibili come tutti i dipendenti pubblici oppure le regole (stabilite dal decreto Prodi) valgono, come quasi sempre, solo per i comuni mortali, mentre i presidenti del Consiglio possono scegliere se rispettarle o meno.

Fonte: DAGOSPIA

La faccia tosta della Boschi che attacca il governo: “La manovra danneggia i risparmi degli italiani” – Sì, proprio la Boschi, quella di Banca Etruria e dei 35.000 risparmiatori toscani truffati e rovinati.

 

Boschi

 

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La faccia tosta della Boschi che attacca il governo: “La manovra danneggia i risparmi degli italiani” – Sì, proprio la Boschi, quella di Banca Etruria e dei 35.000 risparmiatori toscani truffati e rovinati.

Maria Elena Boschi ha affermato che la manovra varata dal governo Conte “danneggia i risparmi degli italiani”.

La replica del Movimento 5 Stelle è arrivata a stretto giro, da parte del deputato Raphael Raduzz, che ha detto in aula:

“I risparmiatori sono stati danneggiati dai vostri governi”.

Maria Elena Boschi, nel corso del suo intervento, ha anche attaccato l’esecutivo gialloverde parlando di un Parlamento “mai così umiliato, che discute “una legge di Bilancio che non c’è”.

E ha lanciato la profezia: “Sono sicura che sarà anche l’ultima legge di bilancio del governo del cambiamento”.

In un post pubblicato sul social network martedì scorso, Boschi aveva scritto:

“Mentre siamo in attesa di capire dal ministro Tria quale sarà la vera manovra, mentre al governo si discute se portare dal 2,4 al 2 il deficit, Lega e M5S hanno presentato un fondamentale emendamento. 1,5 milioni di euro per ogni anno dal 2019 in poi perché il ministro Savona possa prendersi qualche bravo consulente che possa spiegare al governo come funziona l’unione europea e come si recepiscono le norme europee in Italia.
In sostanza, 1,5 milioni all’anno per spiegare al governo quello che già dovrebbe sapere.
A questo punto, abbiamo proposto di destinare le stesse risorse a dei giovani laureati che magari possono farne un uso migliore. Ci pareva giusto intitolare queste borse di studio a Salvini e Di Maio, noti esperti di diritto comunitario”.

Ora, che proprio la Boschi, quella di Banca Etruria e delle decine di migliaia di risparmiatori truffati si erga a paladina dei “risparmiatori italiani” mi sa proprio tanto di presa per i fondelli…

by Eles

Matteo Renzi sempre più meschino – Strumentalizza una bimba down per lanciare una bufala contro Casalino – E non dimenticate che LUI ha tagliato del 10% i fondi per i disabili…!

 

Matteo Renzi

 

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Matteo Renzi sempre più meschino – Strumentalizza una bimba down per lanciare una bufala contro Casalino – E non dimenticate che LUI ha tagliato del 10% i fondi per i disabili…!

Dagospia ha pubblicato un video del canale Youtube ArcadeTv7 che mostra Casalino mentre afferma che “anziani, bambini e down gli “danno fastidio”, lo “irritano” e gli “fanno schifo, come fa schifo un ragno” e che non ha “nessuna voglia di relazionarmi a loro” e “di aiutarli”.

Una bufala! Il video risalente ad oltre 10 anni è stato registrato “Centro Teatro Attivo” di Milano, e Casalino interpretava un personaggio, insomma, recitava!

Il video dura oltre un’ora e mezza, ma in malafede ne è stato tratto solo uno spezzone di poche decine di secondi in cui Casalino interpreta una parte…

Il principe dei cazzari Matteo Renzi non poteva che sguazzarci in questa sporca menzogna e, nonostante le smentite già in giro, twitta:

“Mia nipote Maria ha la sindrome di Down. Merita il rispetto delle Istituzioni, rispetto che Casalino le ha negato. E non venga a dirci che stava scherzando. La mia battaglia non è per mia nipote: la mia battaglia è per la dignità delle Istituzioni italiane. Casalino VATTENE”.

Ora, la sindrome di Down non è la peggiore delle disgrazie che ha colpito questa povera bimba (se esiste veramente, perché non è per niente escluso che sia l’ennesima palla del pallista naturale). Si pensi al fatto di avere un parente come Matteo. Un essere meschino che non esita a strumentalizzare, a sciacallare sulla disgrazia di una bambina pur di rendere più energica la sua BUFALA…

E non dimentichiamo che LUI, quando era al governo, ha tagliato del 10% i fondi per i disabili…

La vergogna non ha limiti…

By Eles

Ricapitoliamo: Tiziano Renzi querela Il Fatto Quotidiano per 4 articoli ritenuti diffamatori. Il giudice dà ragione al Fatto (gli articoli “diffamatori” sono VERI), ma lo condanna solo per il tenore di un titolo e 2 commenti. E c’è perfino un deficiente che festeggia…

 

Tiziano Renzi

 

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Ricapitoliamo: Tiziano Renzi querela Il Fatto Quotidiano per 4 articoli ritenuti diffamatori. Il giudice dà ragione al Fatto (gli articoli “diffamatori” sono VERI), ma lo condanna solo per il tenore di un titolo e 2 commenti. E c’è perfino un deficiente che festeggia…

 

Tiziano Renzi, il Fatto assolto per quattro articoli d’inchiesta e condannato per due commenti e un titolo

Il giudice Lucia Schiaretti, nel dispositivo della sentenza, ha anche condannato il padre dell’ex segretario del Pd a pagare 13mila euro di spese processuali al direttore Peter Gomez e al cronista Pierluigi Giordano Cardone, i cui articoli – firmati con Gaia Scacciavillani – sono stati ritenuti perfettamente veri.

Assoluzione per i quattro articoli di inchiesta, condanna per il titolo a uno di essi e per due commenti. Il Tribunale di Firenze ha condannato il Fatto Quotidiano a risarcire Tiziano Renzi con 95mila euro. Il padre dell’ex premier, a leggere la sentenza del giudice Lucia Schiaretti, è stato diffamato da due commenti del direttore Marco Travaglio (60mila euro) e da un titolo di un articolo pubblicato dal Fatto Quotidiano e da ilfattoquotidiano.it agli inizi di gennaio 2016. Nell’annunciare la notizia via social, l’ex segretario del Pd ha parlato di “enorme mole di fango buttata addosso alla mia famiglia, a mio padre, alla sua salute. Una campagna di odio senza precedenti”. Ciò che Matteo Renzi omette è che sul contenuto dei quattro articoli contestati, il giudice ha assolto il Fatto Quotidiano. Nella richiesta di risarcimento danni per 300mila euro, infatti, Tiziano Renzi aveva definito le nostre inchieste giornalistiche una campagna di stampa contro di lui. Secondo la sentenza, però, i fatti riportati sono veri e di interesse pubblico, quindi non diffamatori. Gli interessi, i legami imprenditoriali e i movimenti di Tiziano Renzi nel mondo degli outlet del lusso erano e restano un fatto conclamato. Il giudice Lucia Schiaretti, nel dispositivo della sentenza, ha condannato il padre dell’ex segretario del Pd a pagare 13mila euro di spese processuali al direttore de ilfattoquotidiano.it Peter Gomez e al cronista Pierluigi Giordano Cardone, i cui articoli – firmati con Gaia Scacciavillani – sono stati ritenuti perfettamente veri.

“In linea generale può senz’altro ritenersi che le attività economiche e politiche (quale esponente locale del Pd) del padre del Presidente del Consiglio in carica possano rivestire un pubblico interesse” ha scritto il giudice Schiaretti nella sentenza. I quattro articoli del Fatto Quotidiano contestati da Tiziano Renzi parlavano proprio di questo: dei rapporti (anche economici) del padre dell’allora presidente del Consiglio con gli ideatori e gli sviluppatori degli outlet del lusso targati The Mall. Nella fattispecie, si tratta di tre centri commerciali: quello di Leccio Reggello in provincia di Firenze e dei progetti per realizzare altrettanti mall a Sanremo e a Fasano, in provincia di Brindisi. Il Fatto ha analizzato i ruoli e gli intrecci societari tra tutti i protagonisti dei progetti, la maggior parte dei quali legati a Tiziano Renzi. Che si è sentito diffamato dal contenuto dell’inchiesta e da due commenti del direttore e ha chiesto 300mila euro di risarcimento a Marco Travaglio e Peter Gomez (direttori responsabili del giornale e del sito) e a Gaia Scacciavillani e Pierluigi Giordano Cardone, gli autori dell’inchiesta.

Nella sentenza, il giudice Lucia Schiaretti ha analizzato i sei articoli incriminati e ha deciso che quello in cui si parla dei legami tra Tiziano Renzi e gli imprenditori dell’outlet di Reggello “non contiene informazioni lesive della reputazione di Tiziano Renzi“. Il motivo? “L’articolo evidenzia in primis la partecipazione di personaggi del mondo toscano e vicini al Partito democraticoquali Rosi, di Banca Etruria, Bacci, finanziatore della Fondazione Big Bang, Sergio Benedetti, Sindaco di Reggello, Niccolai, con il quale Tiziano Renzi costituirà la Party s.r.l. e che erano già in precedenza conosciuti dall’attore, che a Rignano vive da sempre e dove ha sempre svolto la sua attività politica”. Non è lesivo neanche l’articolo che ricostruiva un processo all’epoca in corso ad Arezzosulla famiglia Moretti. Scive il giudice: “Né si può ritenere lesivo della reputazione del Renzi l’accostamento a personaggi indagati, vicini a lui e al figlio. La rilevanza del fatto narrato si desume dal fatto che il figlio di Tiziano Renzi, Matteo Renzi, era all’epoca Presidente del Consiglio dei Ministri e, dunque, da ciò deriva l’interesse del lettore a conoscere il comportamento della di lui famiglia e di coloro che, come amici o imprenditori, si muovono intorno alla politica del Pd”.

Simile il ragionamento che porta il giudice a ritenere non diffamatorio il terzo articolo della serie, che dà conto di alcune perquisizioni ai danni di società che fanno parte del settoreoutlet. “Nel corpo dell’articolo – si legge nella sentenza di Lucia Schiaretti – si specifica che tra le società perquisite c’è anche la Nikila Invest, che controlla il 40% della Party, di cui è socio Tiziano Renzi, padre del Presidente del Consiglio, e amministratore unico la madre del premier Laura Bovoli. L’articolo si colloca, insieme agli altri di cui è causa – prosegue il giudice – nell’ottica di evidenziare i collegamenti di Tiziano Renzi a imprenditori sottoposti a indagini e a Lorenzo Rosi di Banca Etruria; tuttavia, nessuna informazione falsa o lesiva della reputazione dell’attore risulta ivi riportata. L’essere in affari, infatti, è circostanza oggettivamente neutra e nulla ha fatto l’autore dell’articolo per indurre a ritenere che Tiziano Renzi fosse responsabile di alcunché. Deve, dunque, escludersi la natura diffamatoria dell’articolo in oggetto”. Il Fatto Quotidiano, come detto, è stato invece condannato a pagare 95mila euro per due singole parole contenute in altrettanti editoriali del direttore Marco Travaglio (“bancarotta” e “affarucci”) e per un titolo (“Banca Etruria, papà Renzi e Rosi. La coop degli affari adesso è nel mirino dei pm”) ritenuto non sufficientemente chiaro su un pezzo giudicato invece veritiero. Tradotto: il contenuto degli articoli è vero, corretto, di interesse pubblico e non diffamatorio.

 

tratto da: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/10/22/tiziano-renzi-il-fatto-assolto-per-quattro-articoli-dinchiesta-e-condannato-per-due-commenti-e-un-titolo/4711490/

UDITE, UDITE: “Ha tagliato i vitalizi degli altri, ma il suo non è stato toccato” …Lo ha dichiarato MATTEO RENZI, quello che ha regalato 57 MILIARDI di soldi nostre alle BANCHE, parlando di DI MAIO, quello che da 6 anni restituisce metà dello stipendio!

 

RENZI

 

 

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UDITE, UDITE: “Ha tagliato i vitalizi degli altri, ma il suo non è stato toccato” …Lo ha dichiarato MATTEO RENZI, quello che ha regalato 57 MILIARDI di soldi nostre alle BANCHE, parlando di DI MAIO, quello che da 6 anni restituisce metà dello stipendio!

 

Matteo Renzi: “Hanno tagliato i vitalizi degli altri, ma quello di Luigi Di Maio non è stato toccato”

Matteo Renzi attacca Luigi Di Maio sul taglio dei vitalizi e sul Decreto dignità, definendolo “ministro della Disoccupazione”. L’ex presidente del Consiglio sul taglio dei vitalizi attacca: “Il vitalizio di Di Maio – perché Di Maio, Fico e tanti altri con la scorsa legislatura hanno ottenuto il vitalizio – non lo hanno toccato. Hanno toccato alcuni di quelli del passato”.

Ridicolo no? Che uno ha per 5 anni si è palleggiato il taglio dei vitalizi senza mai attuarlo, che nel frattempo ha regalato 57 miliardi di soldi nostri alle banche (fanno circa 2.370 Euro a famiglia) ora pcerchi di screditare Di Maio, Fico e altri cinquestelle, che nel frattempo hanno restituito metà del loro stipendio…

Leggi anche:

Tutti i regali del Pd alle Banche. Fanno 57 miliardi di Euro, circa 2.370 Euro a famiglia …per il momento!

Ve lo ricordate Matteo Renzi che 6 mesi fa mostrava in Tv il suo unico conto corrente con soli 15.000 Euro esaltando la sua trasparenza e onestà? Beh, ora sta acquistando una villa da 1,3 milioni di Euro! O ha fatto 6 all’Enalotto o c’è qualcosa che non quadra…!

 

Matteo Renzi

 

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Ve lo ricordate Matteo Renzi che 6 mesi fa mostrava in Tv il suo unico conto corrente con soli 15.000 Euro esaltando la sua trasparenza e onestà? Beh, ora sta acquistando una villa da 1,3 milioni di Euro! O ha fatto 6 all’Enalotto o c’è qualcosa che non quadra…!

Esattamente 6 mesi Matteo Renzi nel corso della trasmissione Matrix mostrava il suo unico conto corrente con soli 15.859 Euro esaltando la sua trasparenza e onestà…

Ora sta acquistando una villa da 1,3 milioni di Euro!

Avrà fatto 6 all’Enalotto o ci ha preso ancora una volta per il culo?

C’è proprio qualcosa che non quadra…!

Da Fanpage:

Matteo Renzi sta comprando una villa da 1 milione e 300mila euro in Toscana

L’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi sta comprando una villa da 1 milione e trecentomila euro. A rivelare la notizia è il quotidiano La Verità, il quale sostiene che il senatore dem avrebbe già firmato il preliminare di acquisto e starebbe per richiedere un mutuo per coprire l’acquisto. La casa, 276 metri quadri complessivi più altri 1580 di terreno agricolo, è sita a Firenze, in via Tacca.

L’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi sta comprando una nuova casa in Toscana, per la precisione una villa in via Tacca a Firenze del valore di 1 milione e 300mila euro. Secondo quanto riportato dal giornalista Giacomo Amadori de La Verità, il senatore dem starebbe acquistando una villa da 276 metri quadri di superficie catastale, con 11,5 vani, salotto triplo, grande cucina abitabile, uno studio, tre camere, tre bagni e una terrazza. La Verità, in un articolo pubblicato stamane, racconta che Matteo Renzi avrebbe già firmato “un preliminare d’acquisto nello studio fiorentino del notaio Michele Santoro per una villa da 1.230.000 più altri 70.000 per un terreno agricolo di 1.580 metri quadrati adiacente al giardino. Due settimane fa, l’ex segretario del Pd ha versato una caparra da 400mila euro con quattro assegni circolari da 100mila euro l’uno, emessi il 12 giugno scorso dal Banco di Napoli, l’istituto a cui si affidano i parlamentari. Il resto, e cioè circa 900mila euro, Renzi proverà a trovarli con un mutuo, il quarto che si andrebbe a sommare alla rata mensile da 4.250 euro che paga del 2012”.

La casa che sta per essere acquistata da Matteo Renzi appartiene alla signora Natalia Gajo, classe 1928, e madre di Giusto Puccini, 68 anni, docente di Istituzioni di diritto pubblico, tra i giuristi favorevoli al Sì al referendum costituzionale; e la sorella Oretta, 61 anni, dal 1987 dipendente dell’ex Provincia di Firenze. La villa di via Tacca era stata messa in vendita originariamente a un milione e mezzo di euro ma l’ex presidente del Consiglio avrebbe offerto duecentomila euro in meno e starebbe per concludere la trattativa. La notizia dell’acquisto della casa ha provocato un vero e proprio terremoto in Giunta a Firenze. “Il 23 aprile del 1986  (dopo l’entrata in vigore della legge sui condoni edilizi del 1985 ) i proprietari presentano domanda di sanatoria edilizia per alcuni ampliamenti e modifiche interne ed esterne. Quando arriva la risposta del comune di Firenze? Più di trent’anni dopo. Alla richiesta, infatti, ‘ha fatto seguito il rilascio da parte del sindaco della concessione edilizia in sanatoria numero 3150/2017″‘, spiega il Fatto Quotidiano. “’Come mai ci sono voluti 31 anni e l’ attuale giunta per ottenere risposta?’, ha attaccato Francesco Torselli, capogruppo di Fratelli d’Italia al consiglio comunale. “A Firenze evidentemente esiste un metodo infallibile per uscire dalle sabbie mobili della burocrazia: avere Matteo Renzi come prossimo acquirente. Di tutto questo, ovviamente, chiederemo spiegazioni al sindaco Nardella”.

fonte: https://www.fanpage.it/matteo-renzi-sta-comprando-una-villa-da-1-milione-e-300mila-euro-in-toscana/
http://www.fanpage.it/

Guarda qui il video di Renzi:

Renzi mostra il saldo del suo conto corrente in Tv: “Ho meno soldi di quando sono diventato premier”

 

 

 

Pensateci, Vi siete rotti di lavorare e ve ne andate in vacanza intascando lo stesso lo stipendio dalla Ditta… Ladri? Farabutti? Parassiti? …Ecco, Matteo Renzi, stanco delle ultime vicende politiche, ha deciso di farsi 2, 3, forse 4 mesi di vacanza… MA LO STIPENDIO NOI GLIE LO PAGHIAMO…

 

Matteo Renzi

 

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Pensateci, Vi siete rotti di lavorare e ve ne andate in vacanza intascando lo stesso lo stipendio dalla Ditta… Ladri? Farabutti? Parassiti? …Ecco, Matteo Renzi, stanco delle ultime vicende politiche, ha deciso di farsi 2, 3, forse 4 mesi di vacanza… MA LO STIPENDIO NOI GLIE LO PAGHIAMO…

 

Matteo Renzi, stanco delle ultime vicende politiche, ha deciso di farsi 2, 3, forse 4 mesi di vacanza all’estero. Ospite delle lobby che ha finora difeso a spada tratta, di partiti politici, capi di stato e di amici grandi imprenditori.

Va bene no? È un suo diritto farlo…

MA NON SE PAGHIAMO NOI…

Prima si è fatto eleggere e poi gli è venuta la stanchezza e la voglia di partire. Ma intanto lo stipendio da senatore (la s minuscola è voluta e dovuta) glie lo paghiamo noi. Perchè il vizio di fare puttanate a spese (se non sulla pelle) degli altri, questo non gli passa…

Scusate, ma solo a me sembra un’immane presa per il culo nei confronti degli italiani che gli pagano 14.000 euro al mese di stipendio da senatore (la s è sempre minuscola…)…?

Qualche idiota del partito si chiede ancora come abbia fatto Renzi a prendere un partito al 40% e portarlo al 17%…

Semplice, come andare in vacanza adesso: prende per il culo la Gente e si fa sempre e solo i cazzi suoi incurante di chi sta intorno, tanto ci sono gli amici suoi (lobby, grandi imprenditori e topi di fogna del genere) che gli debbono restituire un sacco di favori (sempre fatti sulla pelle della gente)…

Possibile che ci sia ancora un 17% di Italiani disposti a farsi prendere per i fondelli da un farabutto del genere?

 

By Eles

“Lega e M5S non hanno mai detto che avrebbero governato insieme, hanno fregato gli italiani” – È l’accusa di Matteo Renzi, quello che prima di fare le scarpe a Letta, aveva spiegato agli elettori di sinistra che avrebbe governato con Verdini, Alfano e Berlusconi…

 

Matteo Renzi

 

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“Lega e M5S non hanno mai detto che avrebbero governato insieme, hanno fregato gli italiani” – È l’accusa di Matteo Renzi, quello che prima di fare le scarpe a Letta, aveva spiegato agli elettori di sinistra che avrebbe governato con Verdini, Alfano e Berlusconi…

Renzi: “Lega e M5S non hanno mai detto che avrebbero governato insieme, hanno fregato gli italiani”

L’ex segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi, attacca l’alleanza M5S-Lega: “I Cinque Stelle non hanno mai detto che avrebbero fatto l’accordo con la Lega, altrimenti ‘col cavolo’ che prendevano il 32%. Lo hanno detto dopo aver ‘fregato’ gli italiani”.

continua su: https://www.fanpage.it/renzi-lega-e-m5s-non-hanno-mai-detto-che-avrebbero-governato-insieme-hanno-fregato-gli-italiani/p1/
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Matteo Renzi attacca l’alleanza di governo costituita da Lega e Movimento 5 Stelle. “E alla fine, dopo 80 giorni, ci siamo. Nel tempo necessario a fare un celebre giro del mondo letterario, l’alleanza tra Lega e Beppe Grillo ha più modestamente scritto un contratto e partorito il governo delle larghe intese populiste.  Giuseppe Conte è il Presidente del Consiglio incaricato: gli ho fatto un grande in bocca al lupo attraverso questo post su Facebook. Opposizione dura e rigorosa, ma civile. E rispettosa delle istituzioni, sempre. Adesso loro diventano il potere, loro diventano l’establishment, loro diventano la casta. Non hanno più alibi, non hanno più scuse, non hanno più nessuno cui dare la colpa. È finito il tempo delle urla: tocca governare. Ne saranno capaci? Auguri e in bocca al lupo a tutti noi”, scrive Renzi nella sua consueta enews settimanale.

“Sarebbe estremamente facile per noi giocare sulle incoerenze che caratterizzano la nuova maggioranza. Ci hanno spesso rinfacciato le mie contraddizioni, a cominciare dal non aver abbandonato la politica dopo il referendum. Tutte cose alle quali ho risposto nel merito ma che i nostri avversari liquidavano con ‘Noi siamo coerenti, voi no’. Da oggi non se lo possono più permettere. Perché devono governare l’Italia, non strillare su Facebook. E se cercate l’incoerenza, da oggi, la troverete davvero. Cito solo, come esempio, i tre principali portavoce del pensiero grillino: Alessandro Di Battista aveva garantito che in caso di accordo con la Lega lui avrebbe lasciato il Movimento Cinque Stelle: non risulta sia accaduto. E dire che Di Battista sosteneva in questo video di essere in grado di distruggere (come sempre pacato e misurato, l’ex deputato) Salvini in Cinque Minuti. Quando vedo poi messaggi come quello che la famiglia Di Battista ha rivolto ieri al Presidente della Repubblica mi domando come si possa anche solo aver pensato a un accordo tra PD e Cinque Stelle: noi siamo ontologicamente diversi da chi minaccia persino il Capo dello Stato, da chi evoca la ghigliottina”, prosegue Matteo Renzi.

“Luigi di Maio aveva pubblicato nel 2014 questo meraviglioso post che trascrivo: ‘La staffetta Letta-Renzi è irrilevante. Il discorso non è che un Presidente del consiglio debba essere eletto. Nel nostro ordinamento non esiste il voto per il Candidato Premier. Il vero tradimento degli elettori sta nel fatto che i partiti di Monti, Bersani, Alfano in campagna elettorale non hanno mai detto di essere disposti a fare un governo insieme. Lo hanno detto solo dopo le elezioni, dopo aver “fregato” il voto agli italiani. Altrimenti col cavolo che prendevano il 29%’. L’onestà intellettuale porterà sicuramente il Ministro del Lavoro in pectore a riconoscere che è esattamente la stessa identica situazione che si è verificata adesso. I Cinque Stelle non hanno mai detto che avrebbero fatto l’accordo con la Lega, altrimenti ‘col cavolo’ che prendevano il 32%. Lo hanno detto dopo aver ‘fregato’ gli italiani. I virgolettati, ovviamente, non sono miei”.

“Ci sorrido sopra e non mi scandalizzo: la politica porta ai compromessi. L’importante è mantenere l’onestà intellettuale di chiamare le cose con il loro nome. Vedrete i prossimi giorni sui social. Mi immagino le istruzioni dal Sacro Blog. Attenzione, attenzione: ciò che prima chiamavamo ‘inciucio’ adesso si chiama ‘terza repubblica’. Ciò che prima chiamavamo ‘spartizione di poltrone’ adesso si chiama ‘governo del cambiamento’. Il ministro dell’interno che garantisce la maggioranza con i propri voti che prima chiamavamo ‘Alfano traditore’ adesso si chiama ‘Salvini responsabile’. Colui che prima chiamavamo ‘Premier non eletto da nessuno’ oggi si chiama ‘Servitore dello Stato incaricato dal Presidente della Repubblica’. E non parliamo proprio di Salvini che in campagna elettorale pretendeva patti dal notaio per evitare le larghe intese di Berlusconi e oggi usa i voti di Berlusconi e Meloni per portarli ai Cinque Stelle. Un abbraccio solidale a chi ha votato Forza Italia perché Berlusconi si proponeva come garante contro il populismo e vede oggi una parte degli eletti della coalizione sostenere il Governo a Cinque stelle. E un abbraccio affettuoso doppio a chi diceva che il PD non era di sinistra e che bisognava votare Beppe Grillo: grazie a questa scelta al Viminale ci va Salvini e Marine Le Pen esulta dalla Francia”.

“Tuttavia è necessario che l’opposizione, a cominciare dal PD, si attrezzi. Con calma, senza isterismi, senza rabbia. E senza soprattutto parlarsi addosso. Perché noi siamo orgogliosi di essere diversi, alternativi alle urla, alle fake news. Per questo sono rimasto molto sorpreso dal tono dell’assemblea nazionale del PD di sabato: mi era stato chiesto di rinunciare a parlare per dare un messaggio unito e coeso all’esterno. Ho evitato dunque di pronunciare il mio discorso e mi scuso con chi mi ha scritto in questi giorni criticandomi per aver rinunciato. E ciò nonostante le liturgie del PD hanno mandato in onda in streaming l’ennesimo psicodramma incomprensibile agli addetti ai lavori, figuriamoci ai cittadini. Basta con le risse senza senso, vi prego. E con divisioni sul nulla. Noi dobbiamo pensare a costruire un’opposizione degna di questo nome e prepararci a costruire l’alternativa se loro falliranno, quando loro falliranno. Al Governo, adesso, ci sono gli altri. Hanno promesso il reddito di cittadinanza per 780€ netti al mese, che diventano 1680€ in caso di presenza di figli. Hanno promesso la flat tax al 15%. Hanno promesso di bloccare la Tav, la Tap, di chiudere Ilva, di bloccare cantieri dal terzo valico agli aeroporti. Hanno promesso di bloccare l’immigrazione, di garantire la certezza della pena, di cambiare la politica dei Comuni, delle Regioni, dell’Unione Europea. Hanno detto che distruggeranno le nostre riforme, dal JobsAct alla Buona Scuola. Sugli 80€ ancora non hanno deciso ma sulla Fornero sono certi di avere le risorse. Prendiamoli sul serio, vediamo che cosa faranno. Con quali soldi. In quali tempi”.

“Noi in questi quattro anni abbiamo fatto uscire l’Italia dalla crisi e i numeri lo dimostrano: eravamo col segno meno sul Pil, sui posti di lavoro, sulla produzione industriale e adesso abbiamo tutti indicatori positivi. Ancora in queste ore arrivano buone notizie, come quella di Piombino. Adesso tocca a loro. Noi faremo l’opposizione civile perché una democrazia ha bisogno anche dell’opposizione civile. E ci prepareremo al futuro. Che arriverà prima del previsto, ne sono convinto”, conclude Renzi.

 

tratto da: https://www.fanpage.it/renzi-lega-e-m5s-non-hanno-mai-detto-che-avrebbero-governato-insieme-hanno-fregato-gli-italiani/p1/

Spending review – L’eredità del Governo Renzi-Gentiloni e di Padoan di cui nessuno parla: spese della pubblica amministrazione aumentate di 34 miliardi solo nel 2017. Però la Sanità alla Gente l’hanno tagliata!

 

Spending review

 

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Spending review – L’eredità del Governo Renzi-Gentiloni e di Padoan di cui nessuno parla: spese della pubblica amministrazione aumentate di 34 miliardi solo nel 2017. Però la Sanità alla Gente l’hanno tagliata!

Nel 2017 i costi della pubblica amministrazione, al netto degli interessi sul debito, hanno toccato i 708,2 miliardi contro i 674,36 del 2013. Pesano pensioni e prestazioni sociali ma anche, per 10 miliardi, i consumi intermedi su cui avrebbero dovuto concentrarsi i tagli agli sprechi. Intanto l’incidenza della spesa sanitaria sul pil è scesa dal 6,8% al 6,6%, contro una media Ue del 7,2

Quattro anni di spending review e non sentirli. “Pronti a risparmiare su tutto, i tagli sono necessari”, dichiarava Pier Carlo Padoan in un’intervista al Sole 24 Ore nell’agosto 2014, sei mesi dopo essersi insediato al ministero del Tesoro e quattro mesi dopo aver firmato il suo primo Documento di economia e finanza. Che attestava come nel 2013 le spese correnti dello Stato al netto degli interessi avessero toccato quota 674,36 miliardi. Il Def “a politiche invariate” varato giovedì dal Consiglio dei ministri racconta però che nel 2017 la pubblica amministrazione di miliardi ne ha spesi 708,2: un aumento di 33,9 miliardi. Se si va a guardare la composizione della spesa, poi, si scopre che all’impennata delle uscite – oltre all’aumento di pensioni e altre prestazioni sociali – hanno contribuito per 10 miliardi i consumi intermedi su cui in teoria avrebbero dovuto concentrarsi gli interventi di spending. Se quelli restano inchiodati a un livello superiore all’8% del pil, per la sanità i cordoni si sono invece fatti più stretti: lo scorso anno lo Stato ha dedicato a questo capitolo 113,6 miliardi, solo 2 più rispetto al 2014, peraltro quasi totalmente spesi per nuovi farmaci molto costosi come quelli per curare l’epatite C. L’incidenza della spesa sanitaria sul pil è scesa dal 6,8% del 2013 al 6,6%, contro una media Ue del 7,2 per cento.

I piani di Cottarelli e il gioco delle tre carte sulle uscite – Ilcommissario Carlo Cottarelli, prima di essere defenestrato, aveva lasciato al governo Renzi una serie di rapporti su come ridurre le uscite della macchina pubblica di circa 34 miliardi. E nel 2017 il suo successore Yoram Gutgeld (non ricandidato dal Pd alle elezioni del 4 marzo) sosteneva che l’obiettivo era vicino: “Sono stati tagliati quasi 30 miliardi di capitoli di spesa”, garantiva presentando una tabella che però classificava tra i risparmi pure ilbonus di 80 euro. L’ultimo Def di Padoan, rimasto in sella dopo l’avvicendamento a Palazzo Chigi tra Matteo Renzi e Paolo Gentiloni, racconta però un’altra storia. Quella che Cottarelli – ora alla guida del nuovo Osservatorio sui conti pubblicidell’università Cattolica – ha spiegato più volte: gli ultimi esecutivi hanno sì tagliato alcuni sprechi, ma solo per utilizzare i risparmi altrove. Risultato: spesa, nella migliore delle ipotesi, invariata. Ma quella per i “consumi intermedi”, che vanno dalle risme di carta alle apparecchiature informatiche passando per medicinali, consulenze e utenze, è tutt’altro che rimasta invariata. Nonostante lo sfoltimento delle centrali di acquisto periferiche e le condizioni vantaggiose che quella centrale, la Consip, rivendica di aver ottenuto su un’ampia gamma di forniture.

Consumi intermedi saliti di 10 miliardi in 4 anni – La spesa per beni e servizi, che nel 2013 si era attestata a 130 miliardi, nel 2017 ha superato infatti quota 140 miliardi. Pari all’8,2% del pil, contro l’8,3% del 2013. “I consumi intermedi sono superiori di 3.368 milioni rispetto alle attese, per effetto sia della revisione  della base 2016, sia delle maggiori spese registrate dal Bilancio dello Stato anche in relazione all’assistenza dei migranti“, si limita ad annotare il Tesoro nella sezione Analisi e tendenze della finanza pubblica. Tra le principali voci di spesa dello Stato, a rimanere stabili negli ultimi quattro anni sono stati del resto solo glistipendi degli statali, congelati fino al rinnovo contrattuale siglato di recente. I “redditi da lavoro dipendente” nel 2017 sono costati infatti 164 miliardi, cifra identica a quella del 2013 stando al consuntivo riportato nel Def 2014.

Al contrario sono notevolmente cresciuti – come inevitabile visto l’invecchiamento della popolazione e visto che nessuno per evidenti motivi elettorali ha voluto affrontare il tema del ricalcolo delle pensioni retributive – i costi della previdenza e dell’assistenza sociale: dai 319,5 miliardi del 2013, di cui 254,5 per le sole pensioni, si passa a 342 miliardi, 264 dei quali per trattamenti pensionistici e il resto per altre prestazioni. Numeri che chiariscono quanto peserebbe una eventuale marcia indietro rispetto alla riforma Fornero, che peraltro in un sistema a ripartizione come quello italiano imporrebbe per forza di cose di ridurre gli assegni.

Sanità Cenerentola: spesa giù al 6,6% del pil. E la parte del leone la fanno i farmaci – Il vero tasto dolente, se il punto di vista è quello dei diritti e della dignità, arriva quando si guarda la voce “spesa sanitaria”. Non a caso il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri Filippo Anelli e il coordinatore nazionale delTribunale per i diritti del malato Tdm-Cittadinanzattiva Tonino Aceti si sono detti “preoccupati e rattristati” dai contenuti del Def perché “la previsione del rapporto tra spesa sanitaria e pil presenta un profilo crescente soltanto a partire dal 2022 e questo dato è una chiara rappresentazione dell’incapacità della politica di aumentare le risorse da investire nella sanità e nella salute dei cittadini”. Va detto che la parte programmatica del Documento è stata lasciata nelle mani del prossimo governo, che dovrà dunque decidere se aumentare gli investimenti nel comparto.

Dalla parte tendenziale, che fotografa quanto avvenuto negli ultimi anni, emerge comunque che la spesa sanitaria è passata dai 109,2 miliardi del 2013 a 113,5 miliardi, ma l’incidenza sul pil è progressivamente calata fino a toccare il 6,6%, 0,6 punti in meno della media europea e 0,2 in meno rispetto al 2013. In più gran parte dell’aumento è stato assorbito dalla spesa per consumi intermedi, passata da 29,2 a 32,8 miliardi per effetto sia degli acquisti di prodotti farmaceutici sia di tutti gli altri consumi del Servizio sanitario nazionale. “La dinamica della spesa registrata nei consumi intermedi al netto della componente farmaceutica risulterebbe non aver beneficiato pienamente delle vigenti misure di contenimento della spesa per acquisto di beni e servizi”, ammette il ministero nel capitolo dedicato al comparto. Da cui emerge che, al contrario, la spesa per l’assistenza medica generica si è fermata a 6,69 miliardi, quasi invariata rispetto ai 6,67 miliardi del 2013. Per le “altre prestazioni sociali in natura”, cioè quelle ospedalierespecialisticheriabilitative, integrative eccetera, lo Stato ha messo sul piatto 25,2 miliardi contro i 23,9 del 2013. Cifre insufficienti, secondo i rappresentanti dei medici e dei malati: per il presidente nazionale del sindacato Cimo, Guido Quici, il Def “certifica la mancanza di volontà politica di dare alla salute dei cittadini un adeguamento di risorse, neanche quelle in ragione del puro allineamento con le previsioni di crescita del pil”. Non è un caso se la spesa sanitaria privata continua a crescere, come il numero di italiani che riferiscono di rinunciare alle cure per motivi economici.

 

tratto da: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/04/28/spending-review-leredita-di-padoan-uscite-correnti-su-di-34-miliardi-e-la-spesa-per-la-sanita-e-quasi-ferma/4321861/