Pensateci, Vi siete rotti di lavorare e ve ne andate in vacanza intascando lo stesso lo stipendio dalla Ditta… Ladri? Farabutti? Parassiti? …Ecco, Matteo Renzi, stanco delle ultime vicende politiche, ha deciso di farsi 2, 3, forse 4 mesi di vacanza… MA LO STIPENDIO NOI GLIE LO PAGHIAMO…

 

Matteo Renzi

 

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

 

Pensateci, Vi siete rotti di lavorare e ve ne andate in vacanza intascando lo stesso lo stipendio dalla Ditta… Ladri? Farabutti? Parassiti? …Ecco, Matteo Renzi, stanco delle ultime vicende politiche, ha deciso di farsi 2, 3, forse 4 mesi di vacanza… MA LO STIPENDIO NOI GLIE LO PAGHIAMO…

 

Matteo Renzi, stanco delle ultime vicende politiche, ha deciso di farsi 2, 3, forse 4 mesi di vacanza all’estero. Ospite delle lobby che ha finora difeso a spada tratta, di partiti politici, capi di stato e di amici grandi imprenditori.

Va bene no? È un suo diritto farlo…

MA NON SE PAGHIAMO NOI…

Prima si è fatto eleggere e poi gli è venuta la stanchezza e la voglia di partire. Ma intanto lo stipendio da senatore (la s minuscola è voluta e dovuta) glie lo paghiamo noi. Perchè il vizio di fare puttanate a spese (se non sulla pelle) degli altri, questo non gli passa…

Scusate, ma solo a me sembra un’immane presa per il culo nei confronti degli italiani che gli pagano 14.000 euro al mese di stipendio da senatore (la s è sempre minuscola…)…?

Qualche idiota del partito si chiede ancora come abbia fatto Renzi a prendere un partito al 40% e portarlo al 17%…

Semplice, come andare in vacanza adesso: prende per il culo la Gente e si fa sempre e solo i cazzi suoi incurante di chi sta intorno, tanto ci sono gli amici suoi (lobby, grandi imprenditori e topi di fogna del genere) che gli debbono restituire un sacco di favori (sempre fatti sulla pelle della gente)…

Possibile che ci sia ancora un 17% di Italiani disposti a farsi prendere per i fondelli da un farabutto del genere?

 

By Eles

“Lega e M5S non hanno mai detto che avrebbero governato insieme, hanno fregato gli italiani” – È l’accusa di Matteo Renzi, quello che prima di fare le scarpe a Letta, aveva spiegato agli elettori di sinistra che avrebbe governato con Verdini, Alfano e Berlusconi…

 

Matteo Renzi

 

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

 

“Lega e M5S non hanno mai detto che avrebbero governato insieme, hanno fregato gli italiani” – È l’accusa di Matteo Renzi, quello che prima di fare le scarpe a Letta, aveva spiegato agli elettori di sinistra che avrebbe governato con Verdini, Alfano e Berlusconi…

Renzi: “Lega e M5S non hanno mai detto che avrebbero governato insieme, hanno fregato gli italiani”

L’ex segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi, attacca l’alleanza M5S-Lega: “I Cinque Stelle non hanno mai detto che avrebbero fatto l’accordo con la Lega, altrimenti ‘col cavolo’ che prendevano il 32%. Lo hanno detto dopo aver ‘fregato’ gli italiani”.

continua su: https://www.fanpage.it/renzi-lega-e-m5s-non-hanno-mai-detto-che-avrebbero-governato-insieme-hanno-fregato-gli-italiani/p1/
http://www.fanpage.it/

Matteo Renzi attacca l’alleanza di governo costituita da Lega e Movimento 5 Stelle. “E alla fine, dopo 80 giorni, ci siamo. Nel tempo necessario a fare un celebre giro del mondo letterario, l’alleanza tra Lega e Beppe Grillo ha più modestamente scritto un contratto e partorito il governo delle larghe intese populiste.  Giuseppe Conte è il Presidente del Consiglio incaricato: gli ho fatto un grande in bocca al lupo attraverso questo post su Facebook. Opposizione dura e rigorosa, ma civile. E rispettosa delle istituzioni, sempre. Adesso loro diventano il potere, loro diventano l’establishment, loro diventano la casta. Non hanno più alibi, non hanno più scuse, non hanno più nessuno cui dare la colpa. È finito il tempo delle urla: tocca governare. Ne saranno capaci? Auguri e in bocca al lupo a tutti noi”, scrive Renzi nella sua consueta enews settimanale.

“Sarebbe estremamente facile per noi giocare sulle incoerenze che caratterizzano la nuova maggioranza. Ci hanno spesso rinfacciato le mie contraddizioni, a cominciare dal non aver abbandonato la politica dopo il referendum. Tutte cose alle quali ho risposto nel merito ma che i nostri avversari liquidavano con ‘Noi siamo coerenti, voi no’. Da oggi non se lo possono più permettere. Perché devono governare l’Italia, non strillare su Facebook. E se cercate l’incoerenza, da oggi, la troverete davvero. Cito solo, come esempio, i tre principali portavoce del pensiero grillino: Alessandro Di Battista aveva garantito che in caso di accordo con la Lega lui avrebbe lasciato il Movimento Cinque Stelle: non risulta sia accaduto. E dire che Di Battista sosteneva in questo video di essere in grado di distruggere (come sempre pacato e misurato, l’ex deputato) Salvini in Cinque Minuti. Quando vedo poi messaggi come quello che la famiglia Di Battista ha rivolto ieri al Presidente della Repubblica mi domando come si possa anche solo aver pensato a un accordo tra PD e Cinque Stelle: noi siamo ontologicamente diversi da chi minaccia persino il Capo dello Stato, da chi evoca la ghigliottina”, prosegue Matteo Renzi.

“Luigi di Maio aveva pubblicato nel 2014 questo meraviglioso post che trascrivo: ‘La staffetta Letta-Renzi è irrilevante. Il discorso non è che un Presidente del consiglio debba essere eletto. Nel nostro ordinamento non esiste il voto per il Candidato Premier. Il vero tradimento degli elettori sta nel fatto che i partiti di Monti, Bersani, Alfano in campagna elettorale non hanno mai detto di essere disposti a fare un governo insieme. Lo hanno detto solo dopo le elezioni, dopo aver “fregato” il voto agli italiani. Altrimenti col cavolo che prendevano il 29%’. L’onestà intellettuale porterà sicuramente il Ministro del Lavoro in pectore a riconoscere che è esattamente la stessa identica situazione che si è verificata adesso. I Cinque Stelle non hanno mai detto che avrebbero fatto l’accordo con la Lega, altrimenti ‘col cavolo’ che prendevano il 32%. Lo hanno detto dopo aver ‘fregato’ gli italiani. I virgolettati, ovviamente, non sono miei”.

“Ci sorrido sopra e non mi scandalizzo: la politica porta ai compromessi. L’importante è mantenere l’onestà intellettuale di chiamare le cose con il loro nome. Vedrete i prossimi giorni sui social. Mi immagino le istruzioni dal Sacro Blog. Attenzione, attenzione: ciò che prima chiamavamo ‘inciucio’ adesso si chiama ‘terza repubblica’. Ciò che prima chiamavamo ‘spartizione di poltrone’ adesso si chiama ‘governo del cambiamento’. Il ministro dell’interno che garantisce la maggioranza con i propri voti che prima chiamavamo ‘Alfano traditore’ adesso si chiama ‘Salvini responsabile’. Colui che prima chiamavamo ‘Premier non eletto da nessuno’ oggi si chiama ‘Servitore dello Stato incaricato dal Presidente della Repubblica’. E non parliamo proprio di Salvini che in campagna elettorale pretendeva patti dal notaio per evitare le larghe intese di Berlusconi e oggi usa i voti di Berlusconi e Meloni per portarli ai Cinque Stelle. Un abbraccio solidale a chi ha votato Forza Italia perché Berlusconi si proponeva come garante contro il populismo e vede oggi una parte degli eletti della coalizione sostenere il Governo a Cinque stelle. E un abbraccio affettuoso doppio a chi diceva che il PD non era di sinistra e che bisognava votare Beppe Grillo: grazie a questa scelta al Viminale ci va Salvini e Marine Le Pen esulta dalla Francia”.

“Tuttavia è necessario che l’opposizione, a cominciare dal PD, si attrezzi. Con calma, senza isterismi, senza rabbia. E senza soprattutto parlarsi addosso. Perché noi siamo orgogliosi di essere diversi, alternativi alle urla, alle fake news. Per questo sono rimasto molto sorpreso dal tono dell’assemblea nazionale del PD di sabato: mi era stato chiesto di rinunciare a parlare per dare un messaggio unito e coeso all’esterno. Ho evitato dunque di pronunciare il mio discorso e mi scuso con chi mi ha scritto in questi giorni criticandomi per aver rinunciato. E ciò nonostante le liturgie del PD hanno mandato in onda in streaming l’ennesimo psicodramma incomprensibile agli addetti ai lavori, figuriamoci ai cittadini. Basta con le risse senza senso, vi prego. E con divisioni sul nulla. Noi dobbiamo pensare a costruire un’opposizione degna di questo nome e prepararci a costruire l’alternativa se loro falliranno, quando loro falliranno. Al Governo, adesso, ci sono gli altri. Hanno promesso il reddito di cittadinanza per 780€ netti al mese, che diventano 1680€ in caso di presenza di figli. Hanno promesso la flat tax al 15%. Hanno promesso di bloccare la Tav, la Tap, di chiudere Ilva, di bloccare cantieri dal terzo valico agli aeroporti. Hanno promesso di bloccare l’immigrazione, di garantire la certezza della pena, di cambiare la politica dei Comuni, delle Regioni, dell’Unione Europea. Hanno detto che distruggeranno le nostre riforme, dal JobsAct alla Buona Scuola. Sugli 80€ ancora non hanno deciso ma sulla Fornero sono certi di avere le risorse. Prendiamoli sul serio, vediamo che cosa faranno. Con quali soldi. In quali tempi”.

“Noi in questi quattro anni abbiamo fatto uscire l’Italia dalla crisi e i numeri lo dimostrano: eravamo col segno meno sul Pil, sui posti di lavoro, sulla produzione industriale e adesso abbiamo tutti indicatori positivi. Ancora in queste ore arrivano buone notizie, come quella di Piombino. Adesso tocca a loro. Noi faremo l’opposizione civile perché una democrazia ha bisogno anche dell’opposizione civile. E ci prepareremo al futuro. Che arriverà prima del previsto, ne sono convinto”, conclude Renzi.

 

tratto da: https://www.fanpage.it/renzi-lega-e-m5s-non-hanno-mai-detto-che-avrebbero-governato-insieme-hanno-fregato-gli-italiani/p1/

Spending review – L’eredità del Governo Renzi-Gentiloni e di Padoan di cui nessuno parla: spese della pubblica amministrazione aumentate di 34 miliardi solo nel 2017. Però la Sanità alla Gente l’hanno tagliata!

 

Spending review

 

.

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

 

Spending review – L’eredità del Governo Renzi-Gentiloni e di Padoan di cui nessuno parla: spese della pubblica amministrazione aumentate di 34 miliardi solo nel 2017. Però la Sanità alla Gente l’hanno tagliata!

Nel 2017 i costi della pubblica amministrazione, al netto degli interessi sul debito, hanno toccato i 708,2 miliardi contro i 674,36 del 2013. Pesano pensioni e prestazioni sociali ma anche, per 10 miliardi, i consumi intermedi su cui avrebbero dovuto concentrarsi i tagli agli sprechi. Intanto l’incidenza della spesa sanitaria sul pil è scesa dal 6,8% al 6,6%, contro una media Ue del 7,2

Quattro anni di spending review e non sentirli. “Pronti a risparmiare su tutto, i tagli sono necessari”, dichiarava Pier Carlo Padoan in un’intervista al Sole 24 Ore nell’agosto 2014, sei mesi dopo essersi insediato al ministero del Tesoro e quattro mesi dopo aver firmato il suo primo Documento di economia e finanza. Che attestava come nel 2013 le spese correnti dello Stato al netto degli interessi avessero toccato quota 674,36 miliardi. Il Def “a politiche invariate” varato giovedì dal Consiglio dei ministri racconta però che nel 2017 la pubblica amministrazione di miliardi ne ha spesi 708,2: un aumento di 33,9 miliardi. Se si va a guardare la composizione della spesa, poi, si scopre che all’impennata delle uscite – oltre all’aumento di pensioni e altre prestazioni sociali – hanno contribuito per 10 miliardi i consumi intermedi su cui in teoria avrebbero dovuto concentrarsi gli interventi di spending. Se quelli restano inchiodati a un livello superiore all’8% del pil, per la sanità i cordoni si sono invece fatti più stretti: lo scorso anno lo Stato ha dedicato a questo capitolo 113,6 miliardi, solo 2 più rispetto al 2014, peraltro quasi totalmente spesi per nuovi farmaci molto costosi come quelli per curare l’epatite C. L’incidenza della spesa sanitaria sul pil è scesa dal 6,8% del 2013 al 6,6%, contro una media Ue del 7,2 per cento.

I piani di Cottarelli e il gioco delle tre carte sulle uscite – Ilcommissario Carlo Cottarelli, prima di essere defenestrato, aveva lasciato al governo Renzi una serie di rapporti su come ridurre le uscite della macchina pubblica di circa 34 miliardi. E nel 2017 il suo successore Yoram Gutgeld (non ricandidato dal Pd alle elezioni del 4 marzo) sosteneva che l’obiettivo era vicino: “Sono stati tagliati quasi 30 miliardi di capitoli di spesa”, garantiva presentando una tabella che però classificava tra i risparmi pure ilbonus di 80 euro. L’ultimo Def di Padoan, rimasto in sella dopo l’avvicendamento a Palazzo Chigi tra Matteo Renzi e Paolo Gentiloni, racconta però un’altra storia. Quella che Cottarelli – ora alla guida del nuovo Osservatorio sui conti pubblicidell’università Cattolica – ha spiegato più volte: gli ultimi esecutivi hanno sì tagliato alcuni sprechi, ma solo per utilizzare i risparmi altrove. Risultato: spesa, nella migliore delle ipotesi, invariata. Ma quella per i “consumi intermedi”, che vanno dalle risme di carta alle apparecchiature informatiche passando per medicinali, consulenze e utenze, è tutt’altro che rimasta invariata. Nonostante lo sfoltimento delle centrali di acquisto periferiche e le condizioni vantaggiose che quella centrale, la Consip, rivendica di aver ottenuto su un’ampia gamma di forniture.

Consumi intermedi saliti di 10 miliardi in 4 anni – La spesa per beni e servizi, che nel 2013 si era attestata a 130 miliardi, nel 2017 ha superato infatti quota 140 miliardi. Pari all’8,2% del pil, contro l’8,3% del 2013. “I consumi intermedi sono superiori di 3.368 milioni rispetto alle attese, per effetto sia della revisione  della base 2016, sia delle maggiori spese registrate dal Bilancio dello Stato anche in relazione all’assistenza dei migranti“, si limita ad annotare il Tesoro nella sezione Analisi e tendenze della finanza pubblica. Tra le principali voci di spesa dello Stato, a rimanere stabili negli ultimi quattro anni sono stati del resto solo glistipendi degli statali, congelati fino al rinnovo contrattuale siglato di recente. I “redditi da lavoro dipendente” nel 2017 sono costati infatti 164 miliardi, cifra identica a quella del 2013 stando al consuntivo riportato nel Def 2014.

Al contrario sono notevolmente cresciuti – come inevitabile visto l’invecchiamento della popolazione e visto che nessuno per evidenti motivi elettorali ha voluto affrontare il tema del ricalcolo delle pensioni retributive – i costi della previdenza e dell’assistenza sociale: dai 319,5 miliardi del 2013, di cui 254,5 per le sole pensioni, si passa a 342 miliardi, 264 dei quali per trattamenti pensionistici e il resto per altre prestazioni. Numeri che chiariscono quanto peserebbe una eventuale marcia indietro rispetto alla riforma Fornero, che peraltro in un sistema a ripartizione come quello italiano imporrebbe per forza di cose di ridurre gli assegni.

Sanità Cenerentola: spesa giù al 6,6% del pil. E la parte del leone la fanno i farmaci – Il vero tasto dolente, se il punto di vista è quello dei diritti e della dignità, arriva quando si guarda la voce “spesa sanitaria”. Non a caso il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri Filippo Anelli e il coordinatore nazionale delTribunale per i diritti del malato Tdm-Cittadinanzattiva Tonino Aceti si sono detti “preoccupati e rattristati” dai contenuti del Def perché “la previsione del rapporto tra spesa sanitaria e pil presenta un profilo crescente soltanto a partire dal 2022 e questo dato è una chiara rappresentazione dell’incapacità della politica di aumentare le risorse da investire nella sanità e nella salute dei cittadini”. Va detto che la parte programmatica del Documento è stata lasciata nelle mani del prossimo governo, che dovrà dunque decidere se aumentare gli investimenti nel comparto.

Dalla parte tendenziale, che fotografa quanto avvenuto negli ultimi anni, emerge comunque che la spesa sanitaria è passata dai 109,2 miliardi del 2013 a 113,5 miliardi, ma l’incidenza sul pil è progressivamente calata fino a toccare il 6,6%, 0,6 punti in meno della media europea e 0,2 in meno rispetto al 2013. In più gran parte dell’aumento è stato assorbito dalla spesa per consumi intermedi, passata da 29,2 a 32,8 miliardi per effetto sia degli acquisti di prodotti farmaceutici sia di tutti gli altri consumi del Servizio sanitario nazionale. “La dinamica della spesa registrata nei consumi intermedi al netto della componente farmaceutica risulterebbe non aver beneficiato pienamente delle vigenti misure di contenimento della spesa per acquisto di beni e servizi”, ammette il ministero nel capitolo dedicato al comparto. Da cui emerge che, al contrario, la spesa per l’assistenza medica generica si è fermata a 6,69 miliardi, quasi invariata rispetto ai 6,67 miliardi del 2013. Per le “altre prestazioni sociali in natura”, cioè quelle ospedalierespecialisticheriabilitative, integrative eccetera, lo Stato ha messo sul piatto 25,2 miliardi contro i 23,9 del 2013. Cifre insufficienti, secondo i rappresentanti dei medici e dei malati: per il presidente nazionale del sindacato Cimo, Guido Quici, il Def “certifica la mancanza di volontà politica di dare alla salute dei cittadini un adeguamento di risorse, neanche quelle in ragione del puro allineamento con le previsioni di crescita del pil”. Non è un caso se la spesa sanitaria privata continua a crescere, come il numero di italiani che riferiscono di rinunciare alle cure per motivi economici.

 

tratto da: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/04/28/spending-review-leredita-di-padoan-uscite-correnti-su-di-34-miliardi-e-la-spesa-per-la-sanita-e-quasi-ferma/4321861/

L’accusa del Codacons: per colpa dei continui tagli e di una gestione politica sballata di Renzi e Lorenzin, la Sanità in Italia è diventata un privilegio dei ricchi

Codacons

 

 

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

L’accusa del Codacons: per colpa dei continui tagli e di una gestione politica sballata di Renzi e Lorenzin, la Sanità in Italia è diventata un privilegio dei ricchi

SANITÀ PUBBLICA, ATTESA FINO A 1 MESE IN PIÙ IN 3 ANNI
CODACONS: COLPA DEI CONTINUI TAGLI ALLA SANITA’ E DI UNA GESTIONE POLITICA SBALLATA. SUBITO DIMISSIONI DEL MINISTRO LORENZIN

IN ITALIA SANITA’ E’ PRIVILEGIO DEI RICCHI, CON LORENZIN SITUAZIONE E’ PEGGIORATA

I numeri emersi dall’indagine sui tempi delle liste di attesa realizzata dal C.R.E.A. non lasciano spazio alle interpretazioni e dimostrano in modo inequivocabile come il servizio sanitario sia gravemente peggiorato negli ultimi anni. Lo afferma il Codacons, che chiede oggi le dimissioni del Ministro della salute, Beatrice Lorenzin.
Dallo studio si evince come la sanità in Italia sia un privilegio dei ricchi: chi ha risorse disponibili può curarsi meglio e più velocemente, e la causa di tale peggioramento è da ricercarsi principalmente nei continui tagli alla sanità registrati nel nostro paese negli ultimi anni, che hanno prodotto un peggioramento qualitativo e quantitativo del servizio reso all’utenza – spiega il Codacons – In tale contesto la politica ha una responsabilità evidente, perché la gestione della sanità pubblica e delle risorse in tale settore è risultata del tutto sballata. Da notare infine come i tempi di attesa si siano allungati sotto la guida del Ministro Beatrice Lorenzin, che ha dedicato forse troppa attenzione ai vaccini obbligatori e non sufficiente impegno verso un miglioramento della sanità pubblica e un abbattimento delle liste d’attesa. Per tale motivo chiediamo al Ministro della salute di rassegnare oggi stesso le proprie dimissioni.

fonte: https://codacons.it/sanita-pubblica-attesa-fino-a-1-mese-in-piu-in-3-anni/

Crollo Pd, un CIAONE di cuore a Matteo Renzi, il becchino della sinistra

Matteo Renzi

 

 

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

 

Crollo Pd, un CIAONE di cuore a Matteo Renzi, il becchino della sinistra

 

Da Il Fatto Quotidiano:

Crollo Pd, Renzi è stato il becchino della sinistra

In Italia la sinistra non c’è più. L’ha distrutta Matteo Renzi, certo, ma anche i vari Massimo D’Alema e tutta la cricca diLiberi e Uguali che è uscita dal Pd perché non condivideva la visione monarchica del renzismo che metteva ai margini la loro oligarchia polverosa. E non c’è una sinistra radicale competitiva, non c’è un Jeremy Corbyn che scali il partito e non c’è un Jean-Luc Melénchon che incarni, da sinistra, la novità populista.

Il Pd non è più stato un partito di sinistra. Renzi e i renziani cercavano la compagnia della Confindustria, non dei precari ai quali veniva spiegato, anzi, che l’abolizione dell’articolo 18 era una buona notizia anche per loro che sognavano un contratto a tempo indeterminato. Il Pd non ha neppure provato a vincere queste elezioni perché non aveva un messaggio da dare se non “siamo dei buoni amministratori dello status quo”.

Eppure, ha detto Walter Veltroni in un bel discorso al teatro Eliseo di Roma il 25 febbraio, “sinistra è una bellissima espressione, rimanda alla condivisione del dolore sociale, alle lotte per la libertà, alla tensione verso l’uguaglianza. La sinistra moderna è riformista, è liberale, deve essere radicale nelle sue scelte e nei suoi programmi”. Ecco questa sinistra, quella del Pd ma anche quella di LeU non è stata liberale, non è stata radicale, non ha teso all’uguaglianza.

E’ rimasta prigioniera di un malinteso senso di responsabilità che l’ha spinta a votare tutto quando era inevitabile – la riforma Fornero, per dire – ma senza elaborare alcuna visione del mondo diverso dalla rivendicazione di risultati frutto della congiuntura internazionale più che delle loro scelte politiche. A livello individuale, gli elettori e i militanti della sinistra si sono limitati a quella che Nick Srnicek e Alex Williams, autori di “Inventare il futuro” (Nero editions, collana Not) chiamano “folk politics”: comportamenti individuali con una valenza politica ma privi di alcuna ripercussione. Mangiano nei ristoranti Slow Food, consumano a chilometro zero, leggono Vandana Shiva o Joe Stiglitz, qualcuno ancora perfino Michele Serra, e tanto basta. Nessuna militanza, nessun vero desiderio di capire e condividere quel malessere che in questi anni ha alimentato i populismi di ogni colore.

In questi anni i Cinque Stelle hanno smesso di essere il partito degli arrabbiati. Secondo rilevazioni Ipsos tra 2012 e 2016 (contenute nel libro “M5S”, a cura di Piergiorgio Corbetta per il Mulino): la propensione a votare M5S era al 33 per cento tra gli elettori di sinistra nel 2012 e nel 2016, quando già c’era stato un grosso travaso di voti, era ancora al 24 per cento (e al 27 a destra). Se quel voto potenziale è diventato voto effettivo è perché la sinistra e il centrosinistra non sono stati capaci di dare risposte. O meglio, hanno fatto tante cose buone – una su tutte: il Reddito di inclusione per chi è in povertà assoluta – ma non sono stati capaci di inserirle in una versione organica del mondo che desse, in una parola, speranza. E ai Cinque Stelle è bastato prendere un po’ di professori per bene, sconosciuti ai più ma rassicuranti, con la cravatta e un eloquio civile, per togliere al Pd anche l’ultimo dei suoi vantaggi competitivi, cioè la reputazione di essere l’unica credibile “forza di governo”.

C’è qualcuno che si consola raccontandosi che i Cinque Stelle sono la nuova sinistra, come dimostrerebbe la scelta di un economista comePasquale Tridico per il ministero del Lavoro. Ma non è così. In questi cinque anni e soprattutto negli ultimi sei mesi il Movimento è diventato il più classico “partito pigliatutto”, che insegue i voti dei disoccupati come quelli degli imprenditori, perché come ha intuito il politologo Jan-Werner Müller, quello che distingue davvero i populisti dagli altri è il messaggio “noi siamo il cento per cento”.

La sinistra non è a Cinque Stelle. La sinistra ha perso, si è liquefatta. Si è arresa. Renzi ha sprecato un capitale di fiducia personale e una storia collettiva di cui non si è dimostrato all’altezza. Renzi è stato l’Hollande del Pd: il becchino. Ora si tratta di ricostruire, di ricominciare quasi da zero. Senza dimenticare quei due aggettivi che citava Veltroni (uno che ha dato un decisivo contributo a questo esito disastroso): liberale ma anche radicale.

 

fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/03/05/crollo-pd-renzi-e-stato-il-becchino-della-sinistra/4203017/

Ricapitoliamo: In Tv si discute se Renzi si deve dimettere… Molto pacatamente, riteniamo che uno che ha ereditato un partito di sinistra (il Pd) al 40% e lo ha trasformato in un partito di destra Al 17% non si deve dimettere, si deve togliere dai coglioni! MATTEO, CIAONEEEE…!!

Renzi

 

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

 

Ricapitoliamo: In Tv si discute se Renzi si deve dimettere… Molto pacatamente, riteniamo che uno che ha ereditato un partito di sinistra (il Pd) al 40% e lo ha trasformato in un partito di destra Al 17% non si deve dimettere, si deve togliere dai coglioni! MATTEO, CIAONEEEE…!!

 

Renzi ha ereditato da Bersani un partito che fino allora era (più o meno) di sinistra ed aveva il 40% di consensi.

Lo ha trasformato in un partito di destra con il 17% facendo inciuci con Berlusconi, leccando il deretano alle lobby e massacrando la gente.

Insomma, ha distrutto la Sinistra Italiana.

E c’è chi si chiede se deve dimettersi?

Uno come Renzi non si deve dimettere.

Si deve togliere dai coglioni, deve sparire, deve andare all’estero, ma molto lontano, non si deve far più vedere.

Matteo, la senti la voce degli Italiani?

Ti devi levare dalle palle e…

CIAONE

BY eLES

Roberto Saviano sul Guardian: “Il fascismo è tornato, e sta paralizzando l’Italia”

 

Roberto Saviano

 

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

 

Roberto Saviano sul Guardian: “Il fascismo è tornato, e sta paralizzando l’Italia”

Il quotidiano britannico pubblica un editoriale dello scrittore: “I partiti italiani hanno paura di perdere i voti degli xenofobi”. Macerata, l’omicidio di Pamela Mastropietro, ma anche il silenzio stampa: “Perché i media hanno difficoltà a definire ciò che succede come un attacco terroristico di ispirazione fascista?”

Il fascismo è tornato in Italia, e sta paralizzando il sistema politico. Con il suo stile conciso che non lascia spazio a frasi fatte, titola così il britannico The Guardian l’articolo pubblicato oggi di Roberto Saviano.

“Partiti di destra e di sinistra stanno spingendo le persone a non parlare di un incidente in cui sono stati feriti a colpi di arma da fuoco sei immigrati. Hanno paura di alienarsi un elettorato in aumento e sempre più xenofobo”. Subito dopo, la foto dell’arresto di Luca Traini, Macerata, 3 febbraio.

Guardarsi da fuori è come sentir leggere un libro che si pensa di conoscere. Diverso. Saviano parte dai fatti, li racconta in poche righe. “Macerata, una cittadina della provincia dell’Italia centrale”, i colpi sparati “da una Alfa Romeo nera” in movimento. Su Facebook, il sindaco che chiede ai cittadini di restare al riparo, in casa perché “un uomo armato sta sparando”. Poi un accenno alla puntata precedente.

“Un paio di giorni prima a Macerata, il cadavere, tagliato a pezzi, di una giovane donna, Pamela Mastropietro, trovato in una valigia e uno spacciatore nigeriano, Innocent Oseghale, arrestato per omicidio”. Premessa fatta, si torna a Traini. Preso dai carabinieri ancora avvolto nel tricolore italiano. “Sparare agli immigrati, il saluto fascista, il tricolore, cos’altro serve per chiamare ciò che è successo con il suo vero nome?” chiede Saviano.

Il suo stupore è rivolto ai media che non hanno il coraggio di usare la parola fascismo. “Perché i media italiani hanno tanta difficoltà a definire quello che è successo come un attacco terroristico di ispirazione fascista? Mi venne subito in mente un tweet che Matteo Salvini, il leader della Lega Nord, il partito xenofobo alleato di Silvio Berlusconi alle prossime elezioni, aveva postato due giorni prima dell’attacco, riferendosi alla morte di Pamela Mastropietro e all’arresto di Oseghale: ‘Cosa stava ancora facendo questo verme in Italia? […] La sinistra ha il sangue sulle sue mani”.

Definisce i media, timidi: “L’atto di un pazzo”, le definizioni, “Non parliamo di fascismo”, “Mantieni i toni bassi in modo da evitare che siano sfruttati”. Pochissimi politici parlano delle vittime dell’attacco perché prendere la parte degli immigrati significa perdere voti. “Solo un piccolo partito, il Potere al popolo, subito dopo l’attacco, ha visitato i feriti in ospedale. Wilson, Jennifer, Gideon, Mahamadou, Festus e Omar sono i loro nomi, tutti molto giovani che cercano di farsi strada in Italia”.

Tempo di elezioni nel nostro Paese, spiega lo scrittore, “un clima di continue campagne elettorali ha innescato una reazione a catena che nessuno sembra in grado di tenere a bada: l’intera campagna politica è incentrata sul tema dell’immigrazione”. Il Guardian sceglie poi una foto di Lugi Di Maio, con la didascalia che spiega come il Movimento 5 Stelle sia pronto a contestare il 4 marzo le prossime elezioni. Guardarsi da fuori.

Gli immigrati sono percepiti come la ragione principale della longevità della crisi economica e persino del rischio di attacchi in corso. “Ma se gli italiani hanno paura, ci deve essere una ragione per questo” scrive Saviano. “È quasi una perdita di tempo fornire dati e sottolineare che l’immigrazione non è una crisi, ma un fenomeno che, se gestito responsabilmente e con lungimiranza, siamo in grado di controllare”.

La sua resta una battaglia contro una coda che continua a mordersi. “Più parlo di migranti, più sono accusato di incoraggiare l’odio verso di loro. È una specie di logica back-to-front: come è possibile, mi chiedo, che se racconto quello che sta accadendo in Libia nei centri di detenzione, se parlo della macchina del fango contro le ONG che operano nel Mediterraneo, ottengo l’effetto contrario di ciò che sto cercando di fare?”

Non si salva nessuno, destra, sinistra, nessuno. “Dopo l’attacco, è successo qualcosa che in Europa finora non ha precedenti: Matteo Renzi, segretario del Pd e Luigi Di Maio, leader del M5S, hanno invitato tutti a tacere sugli eventi. Perché? Per non perdere i voti dell’elettorato xenofobo: questa è la loro paura, la conseguenza di un sistema politico ormai vacuo”. Vuoto, spaventato e utilitarista.

fonte: http://www.repubblica.it/politica/2018/02/13/news/roberto_saviano_fascismo_the_guardian-188757614/?ref=RHPPRB-BH-I0-C4-P1-S1.4-T1

De Luca contro 5 stelle – Tutti gli argomenti politici che può esporre si riducono ad un albero di Natale e il dito medio alla consigliera M5s …Mi raccomando, se sei come loro votali tranquillamente…

 

De Luca

.

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

 

De Luca contro 5 stelle – Tutti gli argomenti politici che può esporre si riducono ad un albero di Natale e il dito medio alla consigliera M5s …Mi raccomando, se sei come loro votali tranquillamente…

 

De Luca ai 5 stelle: “Incapaci di innaffiare un albero di Natale”. E mostra il dito medio alla consigliera Ciarambino

Tutta la classe politica del Pd in un gesto…

Tutta la loro politica in una frase: “Incapaci di innaffiare un albero di Natale”…

Credo sia chiaro che se il Pd può essere attaccato su conflitti di interessi, arresti, indagati, delinquenti, bugiardi, incapacità di portare a termine riforme, distribuzione di fritture di pesce eccetera, mentre il massimo che riescono ad imputare ai 5stelle è la morte di un albero di Natale…

Guardate la foto di De Luca… Se sei come loro, votali tranquillamente…!

 

by Eles

Ecco la ripresa di Padoan, Renzi & C. – Call center: paga di 33 centesimi l’ora. Fanno circa 92 Euro al mese. Ma se vai al bagno ci sono tagli.

 

Call center

 

.

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

 

Ecco la ripresa di Padoan, Renzi & C. – Call center: paga di 33 centesimi l’ora. Fanno circa 92 Euro al mese. Ma se vai al bagno ci sono tagli.

 

Call center: Slc, 33 centesimi l’ora, tagli a chi va al bagno

Denuncia alla Procura di Taranto dopo stipendio mensile di 92 euro

Un bonifico di 92 euro per un mese di lavoro e tagli alla retribuzione in caso di assenza anche di soli tre minuti dalla postazione per andare alla toilette. Con la conseguenze che i compensi scendevano anche a 33 centesimi l’ora. E’ quanto denuncia la Slc Cgil di Taranto, che ha scoperto e denunciato un call center che avrebbe sfruttato le lavoratrici. Sette di queste si sono rivolte al sindacato, al quale hanno raccontato la propria storia. Un esposto è stato presentato alla Procura della Repubblica di Taranto.

fonte: http://www.ansa.it/puglia/notizie/2017/12/19/call-center-slcpaga-da-033-euro-lora_6feabec1-9720-4166-8202-7e613bfda26d.html

Un solo dato per capire chi è il “grande” Matteo Renzi: ha ereditato da Bersani un partito al 40%. Ora è al 24,1%… E non finisce qui…!

Matteo Renzi

 

 

.

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

 

Un solo dato per capire chi è il “grande” Matteo Renzi: ha ereditato da Bersani un partito al 40%. Ora è al 24,1%… E non finisce qui…!

 

Il Pd continua a perdere consensi: si ferma al 24,1%, il peggior dato dell’anno

Il Partito Democratico continua a calare nei sondaggi e tocca quota 24,1%, il peggior dato dell’anno. Secondo Youtrend, sulle intenzioni di voto pesano non solo la crescita di Liberi e Uguali e il calo di Ap, ma anche la strategia costantemente sulla difensiva adottata dal Pd in relazione al caso Boschi.

Ma com’è che nessuno lo dice? Com’è che nessuno se ne accorge?

Basta un dato per sancire l’ineluttabile tragico fallimento di Renzi: Bersani gli ha lasciato un Partito Democratico al 40% (un 40% che più volte Renzi ha spacciato per “suo”. No, non era suo, era di Bersani).

Con lui a Capo il 40% ereditato si è sgretolato fono ad arrivare al 24% odierno.

Ma non finosce qui…

Ormai siamo in caduta libera…

By Eles