Salvini minaccia di togliere la scorta a Saviano, per il Consiglio d’Europa è un’intimidazione!

 

 

Saviano

 

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Salvini minaccia di togliere la scorta a Saviano, per il Consiglio d’Europa è un’intimidazione!

Il Consiglio d’Europa, l’organizzazione internazionale che si occupa di promuovere la democrazia, i diritti umani, e l’identità culturale europea, punta il dito contro l’annuncio di Salvini, che qualche giorno fa ha detto di voler togliere la scorta al giornalista Roberto Saviano: “È un’intimidazione attribuibile allo Stato”.

L’intenzione del vicepremier Matteo Salvini di togliere la scorta al giornalista Roberto Saviano, come ha annunciato lo stesso ministro degli Interni in un video postato su Facebook il 29 maggio, è stata aggiunta oggi alle ‘allerte’ pubblicate sulla piattaforma per la protezione dei giornalisti del Consiglio d’Europa.

Il caso, secondo l’organizzazione internazionale che si occupa di democrazia, diritti umani, e di identità culturale europea, è stato indicato come “intimidazione attribuibile allo Stato”, ed è stato inserito tra quelli di massima pericolosità per l’incolumità dei giornalisti. Nel video della diretta si vede Salvini mandare un bacio, pronunciando queste parole: “Un bacione a Saviano. Sto lavorando a una revisione dei criteri per le scorte che impegnano ogni giorno in Italia più di duemila lavoratori delle forze dell’ordine”, aveva annunciato il vicepremier leghista.

Nel testo del Consiglio d’Europa si evidenzia che “questa non è la prima volta che Salvini minaccia Saviano di togliere la protezione della polizia”. Il precedente a cui fa riferimento è una dichiarazione del 2017 in cui il vicepremier affermava di aver “valutato se ci fosse un qualche rischio” che giustificava le misure di sicurezza per Saviano “in modo da controllare dove andavano i soldi degli italiani”.

L’organizzazione internazionale ha ricordato come Saviano sia “sotto costante scorta della polizia dal 2006, dopo aver pubblicato il libro ‘Gommora’, denunciando le pratiche della camorra, la mafia napoletana”.

fonte: https://www.fanpage.it/salvini-minaccia-di-togliere-la-scorta-a-saviano-per-il-consiglio-deuropa-e-unintimidazione/
http://www.fanpage.it/

Salvini avverte Saviano: “Stiamo rivedendo i criteri per l’assegnazione delle scorte”. D’altra parte è del tutto inutile impiegare 2000 agenti per la sicurezza di chi combatte le mafie, quando ci sono tutti quegli striscioni da staccare…

 

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Salvini avverte Saviano: “Stiamo rivedendo i criteri per l’assegnazione delle scorte”. D’altra parte è del tutto inutile impiegare 2000 agenti per la sicurezza di chi combatte le mafie, quando ci sono tutti quegli striscioni da staccare…

Matteo Salvini “avvisa” di nuovo Roberto Saviano: “Sto rivedendo l’assegnazione delle scorte”

Matteo Salvini torna ad affermare la volontà di “rivedere i criteri per l’assegnazione delle scorte che impegnano gli uomini e le donne delle forze dell’ordine”. Nessuna ragione politica, ci tiene a precisare il ministro, spiegando che non si interverrà sui casi personali ma “ci saranno criteri oggettivi per verificare chi corre un rischio e chi no”.

Intanto però manda un bacione a Roberto Saviano.

“Un bacione a Saviano. Sto lavorando, insieme a tutti gli uomini del ministero dell’Interno e della polizia di Stato anche per la revisione dei criteri per le scorte che impegnano ogni giorno in Italia più di 2.000 donne e uomini delle forze dell’ordine”: così il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, annuncia di voler rivedere i criteri che determinano l’assegnazione della protezione personale in una diretta Facebook.

E il capitano ha ragione!

Sapete quanto ci costano 2000 agenti impegnati a difendere 4 deficienti che non hanno niente di meglio da fare che andare a rompere le palle alle mafie?

…E poi, con tutti quegli striscioni da tirare giù! Quella sì che è emergenza.

Forza Capitano, non ti fermare, siamo tutti con TE…!

 

By Eles

 

Un giorno proveremo vergogna per ciò che siamo diventati

 

vergogna

 

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Un giorno proveremo vergogna per ciò che siamo diventati

Verrà il tempo in cui questo nostro povero paese si risveglierà dall’orribile sonno della ragione che oggi lo domina.

Un paese afflitto dalle mafie che fa guerra a chi le mafie le ha sempre combattute. Ai Saviano, ai Ruotolo, additati al pubblico disprezzo e lasciati indifesi in balia dei sicari delle cosche.

Un paese ridotto alla disperazione, con 5 milioni e passa di poveri assoluti e un’economia in recessione, la sua gioventù costretta all’esilio o alla disoccupazione,con un debito pubblico stratosferico che ne condanna presente e futuro, cementato da incompetenza e corruzione, che è stato portato a credere che il suo nemico numero uno sia un flusso migratorio, per altro già ridimensionatosi.

Un paese che ha fatto dei poveri della Terra, dei derubati di sempre, frodati dai potenti del mondo e da quelli di casa nostra, come frodata è la sua gente dagli stessi voraci pescecani, i suoi nemici giurati. Un paese che insulta i suoi uomini e le sue donne migliori accusandoli del reato di aver speso la vita nel soccorrere e voler dignità per chi patisce l’ingiustizia. Un paese che permette di definire Gino Strada un “miliardario senza scrupoli” e i volontari come soci di affari dei trafficanti di uomini e che versa centinaia di milioni ai libici, cioè ai veri trafficanti, e li definisce amici e con loro permette il rinascere delle Auschwitz e dei loro orrori.

Un paese che definisce nemica l’Europa accusandola di averlo lasciato solo a fronte dei flussi migratori e che batte le mani e alimenta il potere di chi è alleato con chi in Europa lo ha fatto.

Un paese che ha lasciato che le sue istituzioni venissero usate per l’eterna campagna elettorale di uomini senza scrupoli, che l’ha  pagata forse  di tasca propria, permettendo di farsi ammaliare dalla più squallida retorica e da vergognose bugie.

Un paese immemore delle sue tragedie, innanzitutto il fascismo, che ancora una volta ha cercato il suo duce, il suo salvatore e non la democrazia. Un paese tanto immaturo e prono da credere ancora alla favola bugiarda dell’uomo del destino.

Un paese che ha ceduto all’imbroglio più becero di chi invece di fare il suo lavoro  si appropria del lavoro altrui. Sono magistrati e forze dell’ordine a indagare, arrestare, confiscare beni alle mafie, sudando e rischiando per anni, non chi ne indossa le divise e si fregia del loro operato.

Questo paese balordo un giorno si risveglierà perché il suo spirito critico, la sua coscienza democratica, la sua bellezza e umanità, prevarranno. E proverà infinita vergogna. Innanzitutto chi aveva il diritto dovere di parlare forte e chiaro e invece ha taciuto e quanti hanno spianato, per pura fortuna personale, la strada alla melma che oggi soffoca la coscienza degli italiani.

silvestro montanaro

da: https://raiawadunia.com/un-giorno-proveremo-vergogna-per-cio-che-siamo-diventati/

 

Saviano su Gasparri che non si fa processare: “Nulla di nuovo. È storicamente accertato che i fascisti, messi di fronte alle proprie responsabilità, scappano in maniera disonorevole”

 

Saviano

 

 

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Saviano su Gasparri che non si fa processare: “Nulla di nuovo. È storicamente accertato che i fascisti, messi di fronte alle proprie responsabilità, scappano in maniera disonorevole”

Saviano querela Gasparri ma niente processo, il Senato nega l’autorizzazione a procedere – In proposito Saviano ricorda: “Nulla di nuovo. È storicamente accertato che i fascisti, messi di fronte alle proprie responsabilità, scappano in maniera disonorevole”

Negata l’autorizzazione a procedere per l’esponente forzista che aveva definito lo scrittore un pregiudicato ed era per questo stato querelato. Saviano attacca i dem che hanno votato con la Lega. La squallida difesa del Pd: “Abbiamo seguito le indicazioni della Consulta”…

Tra Saviano e Gasparri, appoggiato dalla Lega e da Forza Italia, il Pd sceglie di non stare con lo scrittore anticamorra, ma di schierarsi con il centrodestra e il senatore fascio-forzista ben conosciuto per le sue intemperanze verbali. E consente che dare del “pregiudicato” a Saviano, che tale non è, non configuri una diffamazione meritevole di essere giudicata dalla magistratura. Così, nella giunta per le immunità parlamentari del Senato, il Pd vota con Fi e Lega a favore di Maurizio Gasparri e contro Roberto Saviano per negare l’autorizzazione chiesta dalla procura di Roma.

Roberto Saviano reagisce indignato e in un post su Facebook scrive:

“Nulla di nuovo. È storicamente accertato che i fascisti, messi di fronte alle proprie responsabilità, scappano in maniera disonorevole.

Quanto al Pd, mi viene da chiedere: quindi Gasparri, mentre dal divano di casa mi diffamava, era nell’esercizio delle sue funzioni parlamentari? Complimenti! Il vostro scientifico perseguire la perdita di ogni credibilità verrà sicuramente studiato in futuro sotto la dicitura “strategie di dissoluzione”.

Salvini vuole togliere la scorta a Saviano perché “gli italiani devono sapere come vengono spesi i loro soldi”. Nella foto Campi Bisenzio, per un tour elettorale di Salvini… Perché gli italiani, oltre a sapere come vengono spesi i loro soldi, devono sapere anche chi li prende per i fondelli…!

 

Salvini

 

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Salvini vuole togliere la scorta a Saviano perché “gli italiani devono sapere come vengono spesi i loro soldi”. Nella foto Campi Bisenzio, per un tour elettorale di Salvini… Perché gli italiani, oltre a sapere come vengono spesi i loro soldi, devono sapere anche chi li prende per i fondelli…!

 

Monica Cirinnà contro Salvini: “Questa è la sua scorta. Ma non voleva risparmiare?”

La senatrice del Pd, Monica Cirinnà, ha postato sui suoi canali social una foto dello schieramento di polizia a difesa di Matteo Salvini, impegnato in un comizio elettorale a Campi Bisenzio, in provincia di Firenze: “Ma non voleva risparmiare sulle scorte? O vale solo per Roberto Saviano? Al Ministero degli Interi c’è mai andato?”.

“Ecco lo schieramento di Polizia che scorta Matteo Salvini per l’ennesimo comizio elettorale a Campi Bisenzio. Ma non voleva risparmiare sulle scorte?”. Monica Cirinnà, senatrice del Partito Democratica, attacca così il vice premier e ministro dell’Interno, intervenendo sulla questione relativa alle scorte diventata un vero e proprio polverone politico degli ultimo giorni. Lo ha fatto postando sui suoi canali social una foto in cui mostra lo schieramento di almeno sei camionette della polizia a difesa del leader della Lega in occasione di un comizio elettorale in provincia di Firenze.

“I soliti slogan ‘No moschee, tornerò per il campo rom’. Ma non voleva risparmiare sulle scorte? O vale solo per Roberto Saviano? Al Ministero degli Interi c’è mai andato?”, ha continuato Cirinnà, riferendosi direttamente alla polemica scoppiata nei giorni scorsi proprio tra Salvini e Roberto Saviano. “Valuteremo se togliergli la scorta, dal momento che si trova quasi sempre all’estero”, aveva detto il ministro in una trasmissione televisiva rivolgendosi al giornalista e scrittore campano da più di 10 anni anni inserito in un servizio di protezione dopo le minacce di morte ricevute dalla camorra. Dichiarazioni, queste, che hanno provocato l’indignazione di alcuni, tra cui lo stesso Saviano che ha definito il leghista “un buffone”, ma anche di supporto, come nel caso di Giorgia Meloni e Vittorio Sgarbi. “In questi anni sono stato sotto una pressione enorme, la pressione del clan dei Casalesi, la pressione dei narcos messicani. Ho più paura a vivere così che a morire così. E quindi credi che io possa avere paura di te?”, ha continuato lo scrittore campano.

tratto da: https://www.fanpage.it/monica-cirinna-contro-salvini-questa-e-la-sua-scorta-ma-non-voleva-risparmiare/

Adesso Salvini decide chi ha bisogno della scorta o no in base a quanto gli sta sul cazzo …proprio non trovate che c’è qualcosa che non va?

 

Salvini

 

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Adesso Salvini decide chi ha bisogno della scorta o no in base a quanto gli sta sul cazzo …proprio non trovate che c’è qualcosa che non va?

 

Da Salvini avvertimento a Saviano: “Valutiamo se gli serve la scorta”. Lo scrittore: “Ministro della malavita a capo di un partito di ladri, buffone”

Il titolare del Viminale aveva detto ad Agorà: “Le autorità competenti valuteranno come si spendono i soldi degli italiani”. In serata Fico rompe il silenzio 5 Stelle criticato per tutto il giorno dal Pd: “Chi denuncia la criminalità deve essere protetto dallo Stato”. La replica dell’autore di Gomorra su Twitter. E Minniti ricorda il caso di Marco Biagi, il giuslavorista ucciso dalle bierre dopo che lo Stato gli negò la scorta.

Scontro in due atti fra Matteo Salvini e Roberto Saviano: alle 10 del mattino il ministro dell’Interno attacca ad Agorà lo scrittore minacciandolo di togliergli la scorta dopo le critiche sulle politiche dell’immigrazione e sul censimento ai rom. In serata la replica su Twitter dell’autore di Gomorra: “Non mi fai paura, buffone, ministro della malavita”. Il silenzio del M5s, criticato per tutto il giorno dal Pd, è stato interrotto solo in serata da un post su Facebook del presidente grillino della Camera, Roberto Fico, che – senza citare Saviano – contraddice sull’argomento il vicepremier leghista.

“L’Italia – dichiara Fico – è il Paese che ha nel suo ventre tre fra le più grandi organizzazioni criminali internazionali: mafia, camorra, ‘ndrangheta. Tutti i cittadini, gli imprenditori e gli intellettuali che hanno avuto il coraggio di denunciare e opporsi alla criminalità organizzata devono essere protetti dallo Stato”. Tardivo e incompleto, per il Pd, l’intervento del presidente di Montecitorio. “Le parole di Fico – commenta il deputato dem Emanuele Fiano– rompono il silenzio dei Cinque Stelle. Mancano ancora quelle del capo politico del movimento Luigi Di Maio alleato fedele di Salvini. Evidentemente la fedeltà sta diventando ossequio nei confronti del vero capo politico del governo, e il contratto ha coperto l’obbligo di stare sempre dalla parte di chi combatte le mafie”. Di Maio interviene poi in tarda serata, uscendo dalla riunione con i parlamentari 5s. In risposta ai cronisti che lo interpellano sul caso Salvini-Saviano, il leader politico del Movimento dice: “Io penso che ci dobbiamo concentrare sulle cose che stanno nel contratto, su cosa faremo per gli italiani, l’ho detto anche ai parlamentari”. E poi aggiunge: “ognuno dica quello che vuole ma nel tempo libero, nel tempo del lavoro ognuno deve concentrarsi sul proprio obiettivo”.

Tutto comincia quando il titolare del Viminale, ospite di Agorà su Rai Tre, mette in forse la scorta a Saviano. “Saranno le istituzioni competenti – afferma – a valutare se corra qualche rischio, anche perché mi pare che passi molto tempo all’estero”. “Saviano – aggiunge il vicepremier e leader del Carroccio – è l’ultimo dei miei problemi. Gli mando un bacione se in questo momento ci sta guardando. È una persona che mi provoca tanta tenerezza e tanto affetto”. “Ma – conclude a proposito dell’opportunità di mantenere la tutela dello Stato allo scrittore – è giusto valutare come gli italiani spendono i loro soldi”.

Parole che suscitano un’ondata di indignazione tale da costringere il titolare del Viminale, qualche ora più tardi, a correggere il tiro: “Non sono io a decidere sulle scorte, ci sono organismi preposti”, precisa. Ma la frenata non ha impedito una valanga di proteste proveniente dal mondo politico.

Paolo Siani, deputato Pd e fratello del giornalista ucciso dalla camorra (“Se scortato forse Giancarlo sarebbe ancora vivo”, commenta), ricorda che “non è la prima volta che il leader del Carroccio minaccia l’autore di Gomorra. Se andiamo al governo, diceva Salvini l’8 agosto del 2017, a Saviano gli leviamo l’inutile scorta. La dichiarazione di questa mattina dà seguito alla minaccia fatta in campagna elettorale”.

Marco Minniti interviene per ricordare che “le scorte non si assegnano né si tolgono in tv”. “I dispositivi di sicurezza per la protezione delle persone esposte a particolari situazioni di rischio – aggiunge l’ex ministro dell’Interno – seguono procedure rigorose e trasparenti che coinvolgono vari livelli istituzionali. E sono state rafforzate dopo l’omicidio di Biagi“. Marco Biagi è il giuslavorista ucciso dalle bierre dopo che lo Stato gli negò la scorta. “Chi ricopre cariche istituzionali – ammonisca il pm antimafia Nino Di Matteo dalTg1 – dovrebbe conoscere bene la mentalità dei mafiosi in modo da evitare che certe dichiarazioni siano interpretate come un segnale di indebolimento”.

LA MINACCIA DI SALVINI (8 AGOSTO 2107): “SE ANDIAMO AL GOVERNO GLI TOGLIAMO LA SCORTA”

La retromarcia di Salvini non evita, in serata, la durissima replica dello scrittore contenuta in un video postato su Twitter. “Salvini ministro della malavita”, dice. “L’Italia – attacca Saviano – è il Paese occidentale con più giornalisti sotto scorta perché ha le organizzazioni criminali più potenti del mondo, ma Matteo Salvini, ministro dell’Interno, invece di contrastare le mafie, minaccia di ridurre al silenzio chi le racconta”.

Tratto da La Repubblica

http://www.repubblica.it/politica/2018/06/21/news/da_salvini_avvertimento_a_saviano_valutiamo_se_gli_serve_la_scorta_-199583859/

L’articolo di Saviano su Le Monde che ha fatto infuriare Salvini – “Il ministro dell’Interno ignora come opera la criminalità organizzata, per questo tira in ballo la foglia di fico dei migranti”.

 

 

Saviano

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L’articolo di Saviano su Le Monde che ha fatto infuriare Salvini – “Il ministro dell’Interno ignora come opera la criminalità organizzata, per questo tira in ballo la foglia di fico dei migranti”.

 

L’articolo di Saviano su Le Monde che ha fatto infuriare Salvini

Lo scrittore: “Il ministro dell’Interno ignora come opera la criminalità organizzata, per questo tira in ballo la foglia di fico dei migranti”. Salvini: “Chi mi attacca, si attacchi”

E’ polemica feroce. Ovviamente. Quella melma in cui Salvini sguazza. Oggi su Le Monde in un lungo articolo Roberto Saviano scrive: “Matteo Salvini arriva al Viminale dimenticandosi che, nel su mandato, tra le sue priorità, deve garantire la sicurezza degli italiani, la vera sicurezza, minacciata ogni giorno dalle organizzazioni criminali”: lo scrive Roberto Saviano in un intervento pubblicato oggi sul quotidiano Le Monde. Nel lungo articolo, lo scrittore deplora che il “contratto tra Lega e M5S non parli” della criminalità organizzata, “se non in modo del tutto marginale” . “Matteo Salvini – sottolinea Saviano – ignora cosa sono e come operano le organizzazioni criminali. Matteo Salvini lo ignora e per nasconderlo parla dei migranti. Per nasconderlo, fa comunicazione sui social network”.
Tra i tanti post dell’attivissimo ministro dei Social, alisa degli Interni, eccone uno che attacca frontalmente lo scrittore: ” Non sono io a decidere sulle scorte. Che Saviano continui a scrivere, a pontificare, è l’ultimo dei miei problemi. Ci sono tanti problemi in Italia, il mio è di combattere nei fatti le mafie: l’antimafia a parole è un conto, io preferisco chi la combatte nei fatti. Di quello che dice Saviano mi interessa meno di zero”. Poi, non contento, altro post, altro giro. In cui scrive: “Chi mi attacca si attacchi. Mando un bacio affettuoso a Saviano e a tutti coloro che mi attaccano: scrittori, calciatori, cantanti e politici. Ho altro sulla scivania di cui occuparmi”. “Ho letto – continua Salvini – attacchi, oltre che da Saviano anche dalla presidente Boldrini, vengano con le loro scorte nella villa sequestrata dei Casamonica a darmi una mano, affinché possa essere ridata ai cittadini. Se dalle parole vogliono passare ai fatti io ne sono contento”, conclude.

Roberto Saviano sul Guardian: “Il fascismo è tornato, e sta paralizzando l’Italia”

 

Roberto Saviano

 

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Roberto Saviano sul Guardian: “Il fascismo è tornato, e sta paralizzando l’Italia”

Il quotidiano britannico pubblica un editoriale dello scrittore: “I partiti italiani hanno paura di perdere i voti degli xenofobi”. Macerata, l’omicidio di Pamela Mastropietro, ma anche il silenzio stampa: “Perché i media hanno difficoltà a definire ciò che succede come un attacco terroristico di ispirazione fascista?”

Il fascismo è tornato in Italia, e sta paralizzando il sistema politico. Con il suo stile conciso che non lascia spazio a frasi fatte, titola così il britannico The Guardian l’articolo pubblicato oggi di Roberto Saviano.

“Partiti di destra e di sinistra stanno spingendo le persone a non parlare di un incidente in cui sono stati feriti a colpi di arma da fuoco sei immigrati. Hanno paura di alienarsi un elettorato in aumento e sempre più xenofobo”. Subito dopo, la foto dell’arresto di Luca Traini, Macerata, 3 febbraio.

Guardarsi da fuori è come sentir leggere un libro che si pensa di conoscere. Diverso. Saviano parte dai fatti, li racconta in poche righe. “Macerata, una cittadina della provincia dell’Italia centrale”, i colpi sparati “da una Alfa Romeo nera” in movimento. Su Facebook, il sindaco che chiede ai cittadini di restare al riparo, in casa perché “un uomo armato sta sparando”. Poi un accenno alla puntata precedente.

“Un paio di giorni prima a Macerata, il cadavere, tagliato a pezzi, di una giovane donna, Pamela Mastropietro, trovato in una valigia e uno spacciatore nigeriano, Innocent Oseghale, arrestato per omicidio”. Premessa fatta, si torna a Traini. Preso dai carabinieri ancora avvolto nel tricolore italiano. “Sparare agli immigrati, il saluto fascista, il tricolore, cos’altro serve per chiamare ciò che è successo con il suo vero nome?” chiede Saviano.

Il suo stupore è rivolto ai media che non hanno il coraggio di usare la parola fascismo. “Perché i media italiani hanno tanta difficoltà a definire quello che è successo come un attacco terroristico di ispirazione fascista? Mi venne subito in mente un tweet che Matteo Salvini, il leader della Lega Nord, il partito xenofobo alleato di Silvio Berlusconi alle prossime elezioni, aveva postato due giorni prima dell’attacco, riferendosi alla morte di Pamela Mastropietro e all’arresto di Oseghale: ‘Cosa stava ancora facendo questo verme in Italia? […] La sinistra ha il sangue sulle sue mani”.

Definisce i media, timidi: “L’atto di un pazzo”, le definizioni, “Non parliamo di fascismo”, “Mantieni i toni bassi in modo da evitare che siano sfruttati”. Pochissimi politici parlano delle vittime dell’attacco perché prendere la parte degli immigrati significa perdere voti. “Solo un piccolo partito, il Potere al popolo, subito dopo l’attacco, ha visitato i feriti in ospedale. Wilson, Jennifer, Gideon, Mahamadou, Festus e Omar sono i loro nomi, tutti molto giovani che cercano di farsi strada in Italia”.

Tempo di elezioni nel nostro Paese, spiega lo scrittore, “un clima di continue campagne elettorali ha innescato una reazione a catena che nessuno sembra in grado di tenere a bada: l’intera campagna politica è incentrata sul tema dell’immigrazione”. Il Guardian sceglie poi una foto di Lugi Di Maio, con la didascalia che spiega come il Movimento 5 Stelle sia pronto a contestare il 4 marzo le prossime elezioni. Guardarsi da fuori.

Gli immigrati sono percepiti come la ragione principale della longevità della crisi economica e persino del rischio di attacchi in corso. “Ma se gli italiani hanno paura, ci deve essere una ragione per questo” scrive Saviano. “È quasi una perdita di tempo fornire dati e sottolineare che l’immigrazione non è una crisi, ma un fenomeno che, se gestito responsabilmente e con lungimiranza, siamo in grado di controllare”.

La sua resta una battaglia contro una coda che continua a mordersi. “Più parlo di migranti, più sono accusato di incoraggiare l’odio verso di loro. È una specie di logica back-to-front: come è possibile, mi chiedo, che se racconto quello che sta accadendo in Libia nei centri di detenzione, se parlo della macchina del fango contro le ONG che operano nel Mediterraneo, ottengo l’effetto contrario di ciò che sto cercando di fare?”

Non si salva nessuno, destra, sinistra, nessuno. “Dopo l’attacco, è successo qualcosa che in Europa finora non ha precedenti: Matteo Renzi, segretario del Pd e Luigi Di Maio, leader del M5S, hanno invitato tutti a tacere sugli eventi. Perché? Per non perdere i voti dell’elettorato xenofobo: questa è la loro paura, la conseguenza di un sistema politico ormai vacuo”. Vuoto, spaventato e utilitarista.

fonte: http://www.repubblica.it/politica/2018/02/13/news/roberto_saviano_fascismo_the_guardian-188757614/?ref=RHPPRB-BH-I0-C4-P1-S1.4-T1