La petizione: Ridate la scorta al giornalista Sandro Ruotolo! – Firma anche TU

 

petizione

 

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La petizione: Ridate la scorta al giornalista Sandro Ruotolo! – Firma anche TU

È stata tolta la scorta al giornalista napoletano Sandro Ruotolo, da sempre occupato in inchieste sulla mafia. Classe 1955, dopo svariati anni in Rai, dal 1988 Ruotolo comincia una lunga collaborazione con Michele Santoro, partecipando a numerosi programmi televisivi di approfondimento. Nel 1997 sua cugina Silvia viene assassinata a Napoli all’età di 39 anni mentre torna nella sua casa di salita Arenella: è una delle vittime innocenti della Camorra. Nel 2009, in corrispondenza di un’inchiesta sui rapporti tra mafia e Stato e dopo aver intervistato Massimo Ciancimino, riceve una lettera minatoria in cui viene minacciato di morte. Sempre impegnato in inchieste sulle organizzazioni criminali, nel maggio del 2015 viene messo sotto scorta dopo aver ricevuto minacce da Michele Zagaria, boss dei Casalesi, a causa delle sue inchieste sul traffico di rifiuti tossici in Campania. Dal 2017 collabora con il quotidiano online Fanpage.it, per il quale firma il format ItalianLeaks.

Ecco la petizione rivolta a:

All'Ufficio Centrale Interforze per la Sicurezza Personale

Al Signor Presidente della Repubblica

Al Presidente del Senato

Al Presidente della Camera

Al Presidente del Consiglio

Al Ministro dell'Interno

Al Ministro della Giustizia

Ridate la scorta al giornalista Sandro Ruotolo!

Ma davvero vi stupite che sia stata revocata la scorta a Sandro Ruotolo? Davvero?

 

 

Ruotolo

 

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Ma davvero vi stupite che sia stata revocata la scorta a Sandro Ruotolo? Davvero?

Ma davvero credete che questa lunga, logorante, incessante campagna di delegittimazione contro i giornalisti e il giornalismo alla fine non avrebbe prodotto danni, credevate che passasse come un semplice pour parler senza invece esporre a ulteriori rischi un’intera categoria, completamente bistrattata, tutta in un unico calderone in cui stanno i servi di qualche potere e le schiene dritte (come Sandro, appunto) senza nessuna distinzione?

Ma davvero vi stupite che sia stata revocata la scorta a Sandro Ruotolo? Davvero?

Davvero credevate che tutti questi mesi di melmosa propaganda sulle scorte come benefici e costi per gli italiani, utilizzata per colpire il nemico di turno e per alimentare l’indignazione che riempie le pance dei social e i voti di alcuni partiti alla fine sarebbero passati come uno scherzo?

Ma davvero avete credete che trattare le mafie come criminalità spiccia che si possa atterrire con un semplice colpo di ruspa non avrebbe delegittimato centinaia di giornalisti che lavorano meticolosamente sul tema rifuggendo dalle facili semplificazioni e ben consapevoli che non esiste mafia dove non c’è anche mala politica?

Ma davvero credete che questa lunga, logorante, incessante campagna di delegittimazione contro i giornalisti e il giornalismo alla fine non avrebbe prodotto danni credevate che passasse come un semplice pour parler senza invece esporre a ulteriori rischi un’intera categoria, completamente bistrattata, tutta in un unico calderone in cui stanno i servi di qualche potere e le schiene dritte (come Sandro, appunto) senza nessuna distinzione?

Ma davvero credete che il puerile scontro del ministro dell’interno Salvini contro Saviano e la sua scorta metta molto in pericolo i giornalisti che non hanno la visibilità di Saviano e ancora, nel 2019, devono giustificarsi del fatto di essere protetti?

Davvero c’è qualcuno che è ancora convinto che, nonostante le mille rassicurazioni di ogni benedetto governo, le scorte non siano figlie di determinate scelte politiche, tanto c’è sempre un modo per mettere le carte a posto come già disse Giovanni Falcone, Avete mai messo il naso nella disparità di atteggiamento tra i collaboratori di giustizia, tra i testimoni di giustizia e tra le personalità? Sapete che mentre veniva revocata la scorta a Sandro Ruotolo è uscita la notizia che la figlia di una nota show girl è scortata per le minacce di un fan?

Ma davvero credete che il continuo bullizzare i nemici di questo governo (con fare più da bamboccione ce da ministro) alla fine non si realizzerà in un boicottaggio appena gli sarà possibile? Davvero non avete capito che ormai non esiste un blocco sociale? È un noi contro di voi?

Ma davvero non avete capito che la scorta a Sandro Ruotolo (com altri, giornalisti e magistrati) è iniziata silenziandolo, delegittimandolo, non dando il giusto risultato a inchieste che in un Paese normale avrebbero dovuto aprire un dibattito politico e invece sono rimaste lì, come giornalismo di testimonianza?

Ma davvero credete che questo disamoramento sui temi delle mafie e dell’antimafia non renda infinitamente più semplice zittire le voci scomode? Ma davvero credete che banalizzare la mafia promettendo di sconfiggerla in qualche mese sia una frase accettabile in un Paese che con le mafie convive, tratta e converge da decenni?

Alla luce di questo, ma davvero vi stupite che sia stata revocata la scorta a Sandro Ruotolo? Davvero?

FONTE: FANPAGE

ARTICOLO DI Giulio Cavalli
Autore, attore, scrittore, politicamente attivo. Racconto storie, sul palcoscenico, su carte e su schermo e cerco di tenere allenato il muscolo della curiosità. Collaboro dal 2013 con Fanpage.it, curando le rubriche “Le uova nel paniere” e “L’eroe del giorno” e realizzando il format video “RadioMafiopoli”. Quando alcuni mafiosi mi hanno dato dello “scassaminchia” ho deciso di aggiungerlo alle referenze.

 

 

“La Bestia di Salvini, ecco come la Lega e le destre controllano internet” – L’articolo inchiesta di Sandro Ruotolo che per poco non gli faceva “perdere” la scorta…!!

 

Sandro Ruotolo

 

 

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Gli avevano tolto la scorta. Sandro Ruotolo, il cronista impegnato in inchieste contro la mafia… Ma soprattutto (suo malgrado) quello che con un articolo-indagine mise a nudo “La Bestia” di Salvini…

Coincidenze…? Non lo sappiamo. Resta il fatto che dopo qualche giorno di ribellione sul web, dopo l’indignazioni della gente, di colleghi e di una parte della stampa, è stato “perdonato” e la scorta, bontà loro, gli è stata generosamente lasciata…

Ma torniamo alla Bestia di Salvini…

Da Fanpage:

“La Bestia” di Salvini, ecco come la Lega e le destre controllano internet

“La Bestia” è il nome che Luca Morisi, lo spin-doctor digitale di Matteo Salvini, ha dato al software utilizzato per la comunicazione social della Lega che è in grado di analizzare in tempo reale l’orientamento dei commenti e delle reazioni ad un post e ‘suggerisce’ su quali temi puntare nei post successivi cavalcando paure e aspettative degli utenti. Alex Orlowski, uno dei primi hacker italiani e fondatore della società “Water on Mars” che si occupa di comunicazione digitale, ci mostra inoltre da un analisi di Twitter i segreti grazie ai quali Salvini riesce a essere sempre Trend topic grazie al sostegno esterno di gruppi americani che fanno capo a Alana Mastrangelo, una italoamericana membro della NRA, la National Rifle Association, la lobby americana della armi.

fonte: https://youmedia.fanpage.it/video/aa/W7TSzuSwIns2y2sX

Siamo alla VERGOGNA più totale – Tolta la scorta al giornalista Sandro Ruotolo, impegnato nelle inchieste sulle mafie – Perchè per il nostro Ministro degli Interni la MAFIA non esiste, l’importante è sequestrare 4 braccialetti agli ambulanti in spiaggia…!

 

Sandro Ruotolo

 

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Siamo alla VERGOGNA più totale – Tolta la scorta al giornalista Sandro Ruotolo, impegnato nelle inchieste sulle mafie – Perchè per il nostro Ministro degli Interni la MAFIA non esiste, l’importante è sequestrare 4 braccialetti agli ambulanti in spiaggia…!

…E poi con 49 milioni gli avremmo potuto pagare la scorta per 400 anni…

Sembra ieri che Tv, giornali e internet erano invasi da foto di poliziotti sorridenti a gruppi di 10 o 20 che mostravano orgogliosi i 4 braccialetti ed i 3 salvagente sequestrati agli ambulanti marocchini sulle spiagge…

Cazzo, questa sì che è sicurezza – E infatti la chiamarono “operazione spiagge sicure”… Centinaia di milioni buttati, mentre i MAFIOSI se la ridevano…

E mentre il nostro Governo rendeva sicure le spiagge da questi criminali… Un giornalista scriveva parole di fuoco contro la mafia… Che spreco di risorse e tempo… E vogliamo mantenere la scorta ad un fesso del genere? Con quello che costa?

Ma non Vi fate ingannare, non è solo un fatto econimico… Non dimenticate gli articoli di Sandro Ruotolo per Fanpage sulla “Bestia”, il dispositivo propagandistico di Matteo Salvini…

 

Da Fanpage:

Tolta la scorta al giornalista Sandro Ruotolo, impegnato nelle inchieste sulle mafie

È stata tolta la scorta al giornalista napoletano Sandro Ruotolo, da sempre occupato in inchieste sulla mafia. La notizia diffusa dall’ex ministro della Giustizia Orlando: “Si è occupato della “Bestia”, il dispositivo propagandistico del ministro dell’Interno. Casualità? Lo chiederò in Parlamento”.

“Hanno tolto la scorta a Sandro Ruotolo, giornalista da sempre impegnato in inchieste sulle mafie”. Così l’ex ministro della Giustizia Andrea Orlando ha annunciato tramite il proprio account Twitter la decisione di revocare la protezione al reporter napoletano, al momento collaboratore di Fanpage.it, che nella sua lunga carriera si è occupato, tra le altre cose, di Terra dei Fuochi e di clan camorristici. Non solo. Come ha sottolineato ancora Orlando “è anche il giornalista che si è occupato della “Bestia”, il dispositivo propagandistico del ministro dell’Interno. Casualità? Lo chiederò in Parlamento”. Sul caso è intervenuto anche Beppe Giulietti, presidente del sindacato unitario dei giornalisti italiani, la FNSI, che sempre sui social network si è chiesto: “Chi e perché ha deciso di levare la scorta a Sandro Ruotolo?”.

Classe 1955, dopo svariati anni in Rai, dal 1988 Ruotolo comincia una lunga collaborazione con Michele Santoro, collaborando a numerosi programmi televisivi di approfondimento. Nel 1997 sua cugina Silvia fu assassinata a Napoli all’età di 39 anni mentre tornava nella sua casa di salita Arenella: è una delle vittime innocenti della Camorra. Nel 2009, in corrispondenza di un’inchiesta sui rapporti tra mafia e Stato e dopo aver intervistato Massimo Ciancimino, riceve una lettera minatoria in cui viene minacciato di morte. Sempre impegnato in inchieste sulle organizzazioni criminali, nel maggio del 2015 viene messo sotto scorta dopo aver ricevuto minacce da Michele Zagaria, boss dei Casalesi, a causa delle sue inchieste sul traffico di rifiuti tossici in Campania. Dal 2017 collabora con il quotidiano online Fanpage.it, per il quale firma il format ItalianLeaks.

De Magistris: “Mi auguro arrivi la revoca della revoca”
“Ho appreso la notizia relativa alla revoca della scorta al giornalista Sandro Ruotolo, mi auguro che sia subito smentita e se invece si tratta di una revoca già adottata mi auguro possa arrivare la revoca della revoca”. Questo il commento del sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, circa la notizia secondo cui il Viminale avrebbe revocato la scorta al giornalista Ruotolo. De Magistris, nel definire Ruotolo giornalista “coraggioso, libero, autonomo e indipendente”, ha sottolineato che “negli ultimi tempi si è occupato e si sta occupando sia di inchieste delicate di criminalità organizzata anche relativamente alle sue collusioni con apparati politici e istituzionali sia di inchieste sulla politica. Mi sembra un po’ strano che proprio in un momento di forte impegno professionale di Ruotolo, da parte dei vertici del Viminale venga meno il provvedimento di protezione personale”.

Morra (Antimafia): “Io sto con Sandro”
Sul caso della revoca alla scorta per Sandro Ruotolo è intervenuto anche Nicola Morra, presidente della Commissione parlamentare antimafia. “Ho sentito poco fa Sandro Ruotolo. Inutile dire che ha tutta la mia stima ed apprezzamento per il suo lavoro di giornalista impegnato da decenni contro le mafie – ha scritto su Facebook -. Per il suo impegno è stato minacciato, perché sta sul campo e racconta il reale, senza giri di parole. Si devono proteggere i giornalisti esposti. Sandro è uno di questi. Nel rispetto del lavoro delle istituzioni preposte, io sto con Sandro”.

Baldino (M5S): “Nessun passo indietro”
“I giornalisti impegnati contro le mafie devono essere sempre protetti. Nessun passo indietro, bisogna far sentire a Sandro #Ruotolo che lo Stato è con lui”. Cosi’ su Twitter la deputata del Movimento 5 Stelle Vittoria Baldino. Sempre su Twitter interviene anche un’altra deputata del Movimento 5 Stelle, Stefania Ascari: “Sandro Ruotolo ha tutto il nostro supporto. Chi lotta ogni giorno contro la criminalità organizzata, deve essere protetto dallo Stato. Senza se e senza ma!”.

ItalianLeaks e il giornalismo investigativo sul web
Ruotolo è il protagonista del format ItalianLeaks per Fanpage.it. Tanti i servizi pubblicati sul web e visualizzati da milioni di utenti: dalla Bestia di Salvini all’intervista alla figlia del giudice Borsellino, Fiammetta, all’inchiesta sulla strage di Bologna e ai legami con la P2 di Licio Gelli, oltre a quella sulla trattativa Stato-Camorra nella gestione dei rifiuti in Campania.

tratto da: https://www.fanpage.it/tolta-la-scorta-al-giornalista-sandro-ruotolo-impegnato-nelle-inchieste-sulle-mafie/

15 ottobre 1987 – 31 anni fa la fine sogno africano. Assassinato Thomas Sankara, il Presidente eroe che lottò per il riscatto del continente contro lo sfruttamento economico dell’occidente

 

Sankara

 

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15 ottobre 1987 – 31 anni fa la fine sogno africano. Assassinato Thomas Sankara, il Presidente eroe che lottò per il riscatto del continente contro lo sfruttamento economico dell’occidente

 

Sankara e il sogno africano
Presidente per quattro anni del Burkina Faso, alla ricerca del riscatto per un intero continente.
Un ricordo di Thomas Sankara.

“L’Africa agli africani!”, urlava a un mondo sordo Thomas Sankara alla metà degli anni Ottanta. La guerra fredda era agli sgoccioli, le speranze sorte dopo l’affrancamento dal dominio coloniale – il 1960 era stato dipinto come l’anno dell’Africa tra proclami e belle parole – erano state ormai strozzate da decenni di sfruttamento economico, disarticolazione sociale e inerzia politica. Le multinazionali invadevano le ricche terre d’Africa, mentre gli Stati del Nord del mondo imponevano condizioni commerciali che impedivano lo sviluppo dei Paesi africani, schiacciati tra debito estero e calamità naturali.
Il 4 agosto 1983, in Alto Volta, iniziava l’esperienza rivoluzionaria di Thomas Sankara, capitano dell’esercito voltaico giunto al potere con un colpo di stato incruento e senza spargimento di sangue. Il Paese, ex colonia francese, abbandonò subito il nome coloniale e divenne Burkina Faso, che in due lingue locali, il moré e il dioula, significa “Paese degli uomini integri”. Ed è dall’integrità morale che Sankara partì per tagliare i ponti con un triste passato e con deprimente presente. Pochi dati illustrano quanto grave fosse la situazione: tasso di mortalità infantile del 187 per mille (ogni cinque bambini nati, uno non arrivava a compiere un anno), tasso di alfabetizzazione al 2%, speranza di vita di soli 44 anni, un medico ogni 50.000 abitanti.
“Non possiamo essere la classe dirigente ricca in un Paese povero”, era solito ripetere Sankara, che visse un’infanzia di miseria (“Quante volte i miei fratelli e io abbiamo cercato qualcosa da mangiare nelle pattumiere dell’Hotel Indépendance”) e povero, come gli altri burkinabè, è sempre rimasto. Le auto blu destinate agli alti funzionari statali, dotate di ogni comfort, vennero sostituite con utilitarie, ai lavori pubblici erano tenuti a partecipare anche i ministri. Sankara stesso viveva in una casa di Ouagadougou, la capitale del Paese, che per nulla si differenziava dalle altre; nella sua dichiarazione dei redditi del 1987 i beni da lui posseduti risultavano essere una vecchia Renault 5, libri, una moto, quattro biciclette, due chitarre, mobili e un bilocale con il mutuo ancora da pagare.
“È inammissibile”, sosteneva, “che ci siano uomini proprietari di quindici ville, quando a cinque chilometri da Ouagadougou la gente non ha i soldi nemmeno per una confezione di nivachina contro la malaria”. Negli stessi anni i suoi omologhi si trinceravano in lussuose ville o agli ultimi piani dei migliori hotel, lontani anni luce dai bisogni quotidiani della popolazione. Per esempio il presidente della Costa d’Avorio, Felix HouphouëtBoigny, aveva fatto costruire in pieno deserto una pista di pattinaggio su ghiaccio per i propri figli. Quando alcuni capi di Stato si offrirono per donare a Sankara un aereo presidenziale, la risposta fu che era meglio fare arrivare in Burkina Faso macchinari agricoli. E la terra burkinabè non è mai stata particolarmente fertile, inaridita dall’Harmattan, il vento secco proveniente dal deserto del Sahara che lambisce i confini settentrionali del Paese.
Per ridare impulso all’economia si decise di contare sulle proprie forze, di vive re all’africana, senza farsi abbagliare dalle imposizioni culturali provenienti dall’Europa: “Non c’è salvezza per il nostro popolo se non voltiamo completamente le spalle a tutti i modelli che ciarlatani di tutti i tipi hanno cercato di venderci per anni”. “Consumiamo burkinabè”, si leggeva sui muri di Ouagadougou, mentre per favorire l’industria tessile nazionale i ministri erano tenuti a vestire il faso dan fani, l’abito di cotone tradizionale, proprio come Gandhi aveva fatto in India con il khadi.
Le magre risorse vennero impiegate per mandare a scuola i bambini e le bambine – nel 1983 la frequenza scolastica era attorno al 15% – e per fornire cure mediche ai malati, organizzando campagne di alfabetizzazione e di vaccinazione capillare contro le infermità più diffuse come la febbre gialla, il colera e il morbillo. L’obiettivo era di fornire 10 litri di acqua e due pasti al giorno a ogni burkinabè, impedendo che l’acqua finisse nelle avide mani delle multinazionali francesi o statunitensi e cercando finanziamenti che fossero funzionali allo sviluppo idrogeologico del Paese, non al profitto di pochi uomini d’affari.
Il Burkina Faso divenne un esempio per le altre nazioni, governate da élitecorrotte e supine ai dettami provenienti dagli istituti economici internazionali. Se un piccolo Paese, condannato anche dalla geografia (il deserto avanzava verso sud di sette chilometri all’anno mangiandosi campi coltivati; esiste un solo corso fluviale e non c’è alcuno sbocco sul mare) riusciva a levare il proprio grido di dolore e di insofferenza e a dimostrare che i problemi che affliggevano l’Africa si potevano risolvere, cosa avrebbero potuto fare Paesi con immense risorse naturali? Il 15 ottobre 1987 Sankara, che a dicembre avrebbe compiuto 38 anni, veniva ucciso: troppo scomodo, troppo generoso, troppo attento alle esigenze della povera gente. Quando i giovani africani cominciarono a chiedere ai propri governanti di seguire l’esempio di Sankara, il complotto prese forma e coinvolse chi, in Burkina Faso, in Africa e in Europa, non poteva tollerare la sua indisciplina e la sua semplicità.
In quattro anni Sankara aveva invitato i Paesi africani a non pagare il debito estero per concentrare gli sforzi su una politica economica che colmasse il ritardo imposto da decenni di dominazione coloniale. Dominazione che era anche culturale: “Per l’imperialismo”, affermava, “è più importante dominarci culturalmente che militarmente. La dominazione culturale è la più flessibile, la più efficace, la meno costosa. Il nostro compito consiste nel decolonizzare la nostra mentalità”.
Ecco così spiegato l’impulso dato al Festival Panafricaine du Cinéma de Ouagadougou (Fespaco), la più importante rassegna continentale, con il fine di sviluppare la cinematografia locale a scapito di quella europea, uno dei tanti strumenti per legittimare la superiorità dei “bianchi” e l’inferiorità degli Africani. Nel 1986, durante i lavori della 25esima sessione dell’Organizzazione per l’Unità Africana (OUA) tenutasi a Addis Abeba, Sankara espresse in modo molto semplice perché il pagamento del debito doveva essere rifiutato: “Noi siamo estranei alla creazione di questo debito e dunque non dobbiamo pagarlo. […] Il debito nella sua forma attuale è una riconquista coloniale organizzata con perizia. […] Se noi non paghiamo, i prestatori di capitali non moriranno, ne siamo sicuri; se invece paghiamo, saremo noi a morire, possiamo esserne altrettanto certi”.
Sempre a Addis Abeba, Sankara invocò il disarmo, proponendo ai Paesi africani di smettere di acquistare armi e di dissanguarsi in dispute fomentate dall’estero per protrarre l’arretratezza e la dipendenza del continente. L’invito era di adottare misure a favore dell’occupazione, della tutela ambientale, della pace tra i popoli, della salute. A New York, qualche mese prima, davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, Sankara aveva tuonato contro l’ipocrisia di chi fornisce aiuti ai Paesi in via di sviluppo (mentre per altre vie si inviano armi) e contro l’egoismo di chi, per esempio, si rifiuta di investire nella ricerca contro la malaria – che in Africa provoca ogni anno milioni di morti – solo perché è una malattia che non riguarda i Paesi del nord del mondo. “Ci sentiamo una persona sola con il malato che ansiosamente scruta l’orizzonte di una scienza monopolizzata dai mercanti di armi. […] Quanto l’umanità spreca in spese per gli armamenti a scapito della pace!”.
Sankara espresse la convinzione che per eliminare i lasciti coloniali fosse indispensabile avviare un processo di unione di tutti gli Stati (dal Maghreb al Capo di Buona Speranza) del continente, che doveva diventare un’entità politica coesa e rispettata sul piano internazionale: “Mentre moriamo di fame e nel nostro Paese ci sono migliaia di disoccupati, altrove non si riescono a sfruttare le risorse della terra per mancanza di manodopera. Se ci fosse maggiore cooperazione, potremmo arrivare all’autosufficienza alimentare e non dovremmo più dipendere dagli aiuti internazionali”.
Primo passo era la fine dell’apartheid in Sudafrica, dove la minoranza “bianca” godeva in realtà del sostegno economico dei Paesi occidentali. Sankara ebbe parole di rimprovero per tutti, a partire da François Mitterrand: “Che senso ha organizzare marce contro l’apartheid, mentre si producono e si vendono armi al Sudafrica?”.
Forse non è un caso che Sankara venne ucciso quattro giorni dopo che a Ouagadougou si era tenuta una Conferenza panafricana contro l’apartheid. Il “Président du Faso”, come viene ancora oggi ricordato dai burkinabè, si è sacrificato dimostrando che è possibile rispondere, all’africana, ai problemi dell’Africa, con chiarezza e talvolta ingenuità, come quando chiese che “almeno l’1% delle somme colossali destinate alla ricerca spaziale sia destinato a progetti per salvare la vita umana”.
Dinanzi alle Nazioni Unite Sankara liberò davanti al mondo intero, ponderando con attenzione ogni singola parola, il grido di dolore di miliardi di esseri umani che soffrono sotto un sistema crudele e ingiusto: “Parlo in nome delle madri che nei nostri Paesi impoveriti vedono i propri figli morire di malaria o di diarrea, senza sapere dei semplici mezzi che la scienza delle multinazionali non offre loro, preferendo investire nei laboratori cosmetici o nella chirurgia plastica a beneficio del capriccio di pochi uomini e donne il cui fascino è minacciato dagli eccessi di assunzione calorica nei loro pasti, così abbondanti e regolari da dare le vertigini a noi del Sahel”.

di Carlo Batà

fonte: https://www.peacelink.it/mosaico/a/6192.html

“Mobbing di Stato” – Capitano Ultimo, l’uomo che arrestò Riina, ora è solo, senza scorta… Forse costava troppo e per questa specie di Stato è più importante difendere Alfano, Verdini, Sallusti, Belpietro e roba del genere!

 

Capitano Ultimo

 

 

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Un’altra vergogna Italiana – Revocata la scorta a Capitano Ultimo, il Carabiniere condannato a morte da Cosa Nostra perché arrestò Totò Riina – Non si toccano, però, le scorte di Alfano, Verdini, Sallusti, Belpietro e compagnia bella!

Capitano Ultimo ora è solo, senza scorta l’uomo che arrestò Riina: “Mobbing di Stato”

L’amarezza di Rita Dalla Chiesa: “Non sono andata a Palermo per ricordare mio padre anche per questo motivo, ho preferito stare vicino a lui. Nella sua solitudine ho riconosciuto la stessa di mio padre”

 

Sergio De Caprio, noto all’opinione pubblica come Capitano Ultimo, è l’uomo che nel 1993 arrestò il boss Totò Riina. In seguito ad una decisione dell’Ucis (Ufficio centrale interforze per la sicurezza personale), da ieri non ha più diritto all’auto blindata di cui si è servito nel corso di questi ultimi anni. Era stato lo stesso Ultimo, alla vigilia della perdita della tutela, a sfogarsi con una serie di tweet corredati dall’hashtag “#no mobbing di Stato”. “La mafia di Bagarella e di Riina non sono più un pericolo. Cara mamma, c’era una volta la sicurezza dei cittadini”, ha scritto il Capitano Ultimo protestando contro la revoca della sua scorta effettiva a partire da oggi.

La prima a sollevare la questione, con tanto di appello via social rivolto al ministro dell’Interno, era stata la presentatrice tv Rita Dalla Chiesa. “Dal 3 settembre verrà tolta la scorta al Capitano Ultimo. A colui che arrestò Totò Riina. Il 3 settembre venne anche ucciso mio padre. Ministro Matteo Salvini, lei sa di questa aberrante decisione? La scorta a Saviano sì, e a Capitano Ultimo no?”, aveva scritto su Facebook la figlia del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, assassinato dalla mafia il 3 settembre 1982. “E’ una decisione incredibile quella della revoca della scorta, incredibile che non si siano alzate più voci. Sono indignata, dispiaciuta e amareggiata, non riesco a capirne fino in fondo i motivi”, ribadisce adesso – intervistata da TPI – sulla decisione di revocare la scorta a Sergio De Caprio. E’ uno Stato che continua a commettere gli stessi errori? “Sembra di sì, eppure le persone sono cambiate, ci si sarebbe aspettato un atteggiamento diverso. Non sono andata a Palermo per ricordare mio padre anche per questo motivo, ho preferito stare vicino a Ultimo. Nella sua solitudine ho riconosciuto la stessa di mio padre. Ma la solitudine cui è lasciato un uomo che ha fatto tanto per noi, per i cittadini, per questo stesso Stato, non può essere dimenticata o minimizzata”, ha aggiunto.

A commentare la notizia, sempre via social, è il diretto interessato. “I peggiori sono sempre quelli che rimangono alla finestra a guardare come andrà a finire. Sempre tutti uniti contro la mafia di Riina e Bagarella. No omertà No mobbing di Stato”, “La sicurezza dei cittadini non è una passerella, non è una macchina del voto. Bagarella e la mafia sono un pericolo, chi dice il contrario deve dimostrarlo oppure deve occuparsi di altro”, sostiene Ultimo in alcuni tweet. E ancora, a corredo del video di un’intervista al generale Dalla Chiesa, Ultimo protesta contro “l’ingiustizia che sostiene la mafia di Riina e Bagarella e fa uccidere i combattenti del Popolo” mentre, dopo aver condiviso la petizione per il “reintegro immediato” della sua scorta, ringrazia i suoi sostenitori “per il coraggio, per l’esempio di fratellanza che ancora una volta gli stanno dando”.

 Intanto la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni ha annunciato che presenterà un’interrogazione al ministro dell’Interno Salvini in quanto “gli eroi che hanno combattuto e che combattono la mafia – ha spiegato su Facebook – devono essere sostenuti e difesi dallo Stato”. “Ci sono delle circostanze che vengono valutate a livello centrale e a livello locale. Lo Stato non abbandona nessuno”, ha invece sottolineato oggi il sottosegretario all’Interno Stefano Candiani.
TRATTO DA: https://www.palermotoday.it/cronaca/capitano-ultimo-senza-scorta-rita-dalla-chiesa.html

 

Un’altra vergogna Italiana – Revocata la scorta a Capitano Ultimo, il Carabiniere condannato a morte da Cosa Nostra perché arrestò Totò Riina – Non si toccano, però, le scorte di Alfano, Verdini, Sallusti, Belpietro e compagnia bella!

 

Capitano Ultimo

 

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Un’altra vergogna Italiana – Revocata la scorta a Capitano Ultimo, il Carabiniere condannato a morte da Cosa Nostra perché arrestò Totò Riina – Non si toccano, però, le scorte di Alfano, Verdini, Sallusti, Belpietro e compagnia bella!

 

Hanno davvero deciso di togliere la scorta al Capitano Ultimo

Il caso sollevato in un post da Rita Dalla Chiesa. Il ministro Salvini dice di non poter fare nulla per ripristinare la tutela all’uomo che arrestò Totò Riina.

Una fiction lo celebra, un libro ne ha raccontato l’impresa – arrestare Totò Riina in pieno giorno e in mezzo a una strada di Palermo – ma per lo Stato la sentenza di morte emessa da Cosa Nostra contro Sergio De Caprio potrebbe anche essere andata in prescrizione. Il Capitano Ultimo, come è noto al grande pubblico, è sotto tutela da quando si è conosciuta la sua vera identità, ma da settembre non lo sarà più.

Rita Dalla Chiesa, figlia del generale Carlo Alberto ucciso dalla mafia nel 1982, ha sollevato il caso pubblicando su Facebook la notifica con cui viene comunicato che l’ufficio responsabile per la sicurezza personale ha deciso di revocare la misura di protezione che era stata assegnata a De Caprio: un’auto non blindata con scorta. “La scorta a Saviano sì e al Capitano Ultimo no?” chiede la giornalista nel post.

La decisione di revocare oa protezione è stata presa in un vertice interforze del 31 luglio e sarà operativa dal 3 settembre, giusto il giorno in cui fu ucciso Carlo Alberto Dalla Chiesa, all’epoca prefetto di Palermo.

Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, è intervenuto sulla vicenda sottolineando di non avere la competenza per intervenire.  “Il ministro dell’Interno non può intervenire direttamente sull’assegnazione del personale di scorta. Per quanto riguarda la vicenda del Capitano Ultimo, protagonista di brillanti e celebri operazioni, la notizia non mi ha lasciato indifferente. Nel rispetto del lavoro e della professionalità di tutti, chiederò informazioni per capirne di più. Sicuramente una riduzione dei quasi 600 dispositivi di scorta, record a livello europeo, sarà necessaria per recuperare almeno una parte dei duemila uomini delle forze dell’ordine quotidianamente impegnati in questi servizi. Servizi spesso motivati, altre volte no”.

[L’inchiesta] Dalla Raggi a Lotito, da Montezemolo a Verdini. Tutti i nomi dei 600 italiani minacciati e sotto scorta

Auto non adeguate, servizi non blindati, protezioni non garantite. L’accusa dei sindacati: “senza sicurezza rischia di essere solo un taxi”

Ce l’ha il presidente della Lazio, Claudio Lotito. Forse perché si temono le aggressioni dei tifosi. Ce l’ha l’ex Ministro, Nunzia De Girolamo, forse perché è stata minacciata da qualcuno. Ce l’ha Luca Cordero di Montezemolo, anche lui probabilmente nel mirino. Ce l’hanno i giornalisti Alessandro Sallusti e Clemente Mimun. Non manca a Maurizio Belpietro e a Maurizio Costanzo, che 25 anni fa un attentato lo subì davvero, all’esterno del teatro Parioli, e continua ad essere sotto tutela. Ce l’ha il presidente del Cnel, Tiziano Treu e la sindaca di Roma, Virginia Raggi.

Da Orfini a D’Alema

Ce l’ha il presidente del Pd Matteo Orfini, il deputato Ernesto Carbone e l’ex ministro Maurizio Lupi. Ce l’ha D’Alema, ce l’ha Bersani. Ce l’ha Lorenzo Cesa. Ce l’ha Fabrizio Cicchitto. Ce l’ha il mitico Gianfranco Rotondi, che davvero non si capisce da chi possa essere stato minacciato. Non manca a Bruno Vespa, nemmeno al giudice costituzionale Giuliano Amato ai sindacalisti Cgil, Cisl e Uil. Ce l’hanno decine di magistrati, e si può capire. Si capisce anche per i ministri in carica. Ma ce l’hanno anche l’ex sindaco di Torino, Piero Fassino, l’ex ministro Frattini e l’ex ministro Pisanu e il parlamentare Denis Verdini, che chissà da chi potrebbe mai essere messo in pericolo.

Quattromila agenti

Insomma, ce l’hanno davvero in tanti, la scorta di Stato in Italia. L’elenco minuzioso e dettagliato è stato pubblicato dal quotidiano Il Tempo. Sono circa quattromila, del resto, gli agenti che utilizziamo a rotazione per proteggere poco meno di seicento persone. L’Italia è il paese che fa più uso delle scorte. Austria, Danimarca, Francia e Inghilterra hanno la metà delle scorte italiane. Ci sono anche meno pericoli?

Status symbol

La polemica sulla scorta come status symbol è vecchia come la casta, ormai. A volte si esagera, certo. Ci sono scorte necessarie, che vanno considerate misure di civiltà. Ma forse uno sguardo più di dettaglio può far emergere qualche incongruenza. Intanto, la prima, è proprio sui numeri. Perchè qui così tanta gente da scortare e all’estero, pur in una situazione di tensione per il terrorismo, molta meno?

Cos’è e chi la assegna

Cominciamo dal principio. Cos’è la scorta e chi la assegna? Intanto, va detto che non tutte le scorte sono uguali. Esistono vari livelli. Il primo ha diverse auto blindate e almeno tre agenti per auto. E’ assegnata a pochissime, alte, personalità. Il secondo due auto blindate con tre agenti ciascuna. Il terzo una sola auto blindata con 3 agenti. Questa è quella assegnata quasi alla metà di quelli che in questo momento ce l’hanno. C’è poi un quarto livello, una tutela personale, con auto non blindata e uno o due agenti.

Dopo il caso Biagi, una nuova legge

Fino al 2002 la scorta veniva assegnata e regolata dalle prefetture. Con la polemica sulla tragica fine del professor Marco Biagi, ucciso dalle Brigate rosse, dopo che gli era stata tolta ogni tutela, è cambiato meccanismo. Con la Legge 133 è nato l’Ucis (ufficio centrale interforze per la sicurezza nazionale). A questo ufficio spetta il compito di valutare, decidere e gestire la tutela e la protezione delle persone esposte a particolari situazioni di rischio. Sì, perchè la scorta a questo serve. Una personalità viene considerata a rischio e perciò viene tutelata.

Istruttoria rigorosa decisa dallo Stato

L’istruttoria dell’Ucis è rigorosa. C’è un ufficio analisi, che raccoglie le informazioni e costruisce la proposta. C’è un ufficio di protezione, che pianifica le scorte e organizza le risorse. C’è un ufficio formazione, che prepara il personale (prevalentemente Polizia e Carabinieri) e una sezione che organizza i mezzi. In nessun modo, chiaramente, sono gli scortati stessi a decidere di avere una scorta o di togliersela. E’ una vera e propria misura di sicurezza decisa dallo Stato.

Molti dubbi sull’efficacia

Ma sull’efficacia di questa sicurezza, e delle misure relative, avanzano dubbi proprio quelli che sono preposti al servizio. «Le scorte le facciamo con le macchine che abbiamo – dice al Tempo Andrea Cardilli, delegato Cocer dei Carabinieri -. Quando non ci sono quelle blindate, utilizziamo le solite. Vecchie, alcune con oltre centotrentamila chilometri».

Deroghe ai livelli di sicurezza

«Siamo spesso ridotti a fare i camerieri, lo sanno tutti», rincara la dose sempre al quotidiano Il Tempo, Domenico Pianese, segretario generale del sindacato di polizia Coisp. «Oggi purtroppo assistiamo, in modo particolare a Roma, a un sistema di effettuazione delle scorte che spesso non rispetta le caratteristiche operative e di sicurezza. Le scorte vengono utilizzate derogando ai livelli di sicurezza: chi avrebbe diritto alla macchina blindata viene scortato con una autovettura non protetta, chi avrebbe diritto per il livello di minacce a due auto di scorta ne riceve solo una”.

Mezzi non adeguati

Insomma, uomini distolti dai servizi territoriali, auto non adeguate, servizi non blindati, protezioni non garantite. Allora, delle due una: o queste persone sono davvero in pericolo e allora lo Stato non le sta proteggendo adeguatamente, oppure queste persone non sono poi così a rischio, e quindi si  “accompagnano” anche con auto non adeguate, non blindate, con meno uomini e una tutela che non tutela. “Facciamo assomigliare sempre più il servizio di scorta a un taxi”, denuncia a Il Tempo, il segretario del sindacato di polizia Coisp. E allora si capisce anche perché in Italia sono così tante e nel resto del mondo, no.

fonti:

https://www.agi.it/cronaca/scorta_capitano_ultimo-4309984/news/2018-08-25/

https://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/Raggi-Lotito-Montezemolo-Verdin-minacciati-scorta/

Salvini vuole togliere la scorta a Saviano perché “gli italiani devono sapere come vengono spesi i loro soldi”. Nella foto Campi Bisenzio, per un tour elettorale di Salvini… Perché gli italiani, oltre a sapere come vengono spesi i loro soldi, devono sapere anche chi li prende per i fondelli…!

 

Salvini

 

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Salvini vuole togliere la scorta a Saviano perché “gli italiani devono sapere come vengono spesi i loro soldi”. Nella foto Campi Bisenzio, per un tour elettorale di Salvini… Perché gli italiani, oltre a sapere come vengono spesi i loro soldi, devono sapere anche chi li prende per i fondelli…!

 

Monica Cirinnà contro Salvini: “Questa è la sua scorta. Ma non voleva risparmiare?”

La senatrice del Pd, Monica Cirinnà, ha postato sui suoi canali social una foto dello schieramento di polizia a difesa di Matteo Salvini, impegnato in un comizio elettorale a Campi Bisenzio, in provincia di Firenze: “Ma non voleva risparmiare sulle scorte? O vale solo per Roberto Saviano? Al Ministero degli Interi c’è mai andato?”.

“Ecco lo schieramento di Polizia che scorta Matteo Salvini per l’ennesimo comizio elettorale a Campi Bisenzio. Ma non voleva risparmiare sulle scorte?”. Monica Cirinnà, senatrice del Partito Democratica, attacca così il vice premier e ministro dell’Interno, intervenendo sulla questione relativa alle scorte diventata un vero e proprio polverone politico degli ultimo giorni. Lo ha fatto postando sui suoi canali social una foto in cui mostra lo schieramento di almeno sei camionette della polizia a difesa del leader della Lega in occasione di un comizio elettorale in provincia di Firenze.

“I soliti slogan ‘No moschee, tornerò per il campo rom’. Ma non voleva risparmiare sulle scorte? O vale solo per Roberto Saviano? Al Ministero degli Interi c’è mai andato?”, ha continuato Cirinnà, riferendosi direttamente alla polemica scoppiata nei giorni scorsi proprio tra Salvini e Roberto Saviano. “Valuteremo se togliergli la scorta, dal momento che si trova quasi sempre all’estero”, aveva detto il ministro in una trasmissione televisiva rivolgendosi al giornalista e scrittore campano da più di 10 anni anni inserito in un servizio di protezione dopo le minacce di morte ricevute dalla camorra. Dichiarazioni, queste, che hanno provocato l’indignazione di alcuni, tra cui lo stesso Saviano che ha definito il leghista “un buffone”, ma anche di supporto, come nel caso di Giorgia Meloni e Vittorio Sgarbi. “In questi anni sono stato sotto una pressione enorme, la pressione del clan dei Casalesi, la pressione dei narcos messicani. Ho più paura a vivere così che a morire così. E quindi credi che io possa avere paura di te?”, ha continuato lo scrittore campano.

tratto da: https://www.fanpage.it/monica-cirinna-contro-salvini-questa-e-la-sua-scorta-ma-non-voleva-risparmiare/

Adesso Salvini decide chi ha bisogno della scorta o no in base a quanto gli sta sul cazzo …proprio non trovate che c’è qualcosa che non va?

 

Salvini

 

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Adesso Salvini decide chi ha bisogno della scorta o no in base a quanto gli sta sul cazzo …proprio non trovate che c’è qualcosa che non va?

 

Da Salvini avvertimento a Saviano: “Valutiamo se gli serve la scorta”. Lo scrittore: “Ministro della malavita a capo di un partito di ladri, buffone”

Il titolare del Viminale aveva detto ad Agorà: “Le autorità competenti valuteranno come si spendono i soldi degli italiani”. In serata Fico rompe il silenzio 5 Stelle criticato per tutto il giorno dal Pd: “Chi denuncia la criminalità deve essere protetto dallo Stato”. La replica dell’autore di Gomorra su Twitter. E Minniti ricorda il caso di Marco Biagi, il giuslavorista ucciso dalle bierre dopo che lo Stato gli negò la scorta.

Scontro in due atti fra Matteo Salvini e Roberto Saviano: alle 10 del mattino il ministro dell’Interno attacca ad Agorà lo scrittore minacciandolo di togliergli la scorta dopo le critiche sulle politiche dell’immigrazione e sul censimento ai rom. In serata la replica su Twitter dell’autore di Gomorra: “Non mi fai paura, buffone, ministro della malavita”. Il silenzio del M5s, criticato per tutto il giorno dal Pd, è stato interrotto solo in serata da un post su Facebook del presidente grillino della Camera, Roberto Fico, che – senza citare Saviano – contraddice sull’argomento il vicepremier leghista.

“L’Italia – dichiara Fico – è il Paese che ha nel suo ventre tre fra le più grandi organizzazioni criminali internazionali: mafia, camorra, ‘ndrangheta. Tutti i cittadini, gli imprenditori e gli intellettuali che hanno avuto il coraggio di denunciare e opporsi alla criminalità organizzata devono essere protetti dallo Stato”. Tardivo e incompleto, per il Pd, l’intervento del presidente di Montecitorio. “Le parole di Fico – commenta il deputato dem Emanuele Fiano– rompono il silenzio dei Cinque Stelle. Mancano ancora quelle del capo politico del movimento Luigi Di Maio alleato fedele di Salvini. Evidentemente la fedeltà sta diventando ossequio nei confronti del vero capo politico del governo, e il contratto ha coperto l’obbligo di stare sempre dalla parte di chi combatte le mafie”. Di Maio interviene poi in tarda serata, uscendo dalla riunione con i parlamentari 5s. In risposta ai cronisti che lo interpellano sul caso Salvini-Saviano, il leader politico del Movimento dice: “Io penso che ci dobbiamo concentrare sulle cose che stanno nel contratto, su cosa faremo per gli italiani, l’ho detto anche ai parlamentari”. E poi aggiunge: “ognuno dica quello che vuole ma nel tempo libero, nel tempo del lavoro ognuno deve concentrarsi sul proprio obiettivo”.

Tutto comincia quando il titolare del Viminale, ospite di Agorà su Rai Tre, mette in forse la scorta a Saviano. “Saranno le istituzioni competenti – afferma – a valutare se corra qualche rischio, anche perché mi pare che passi molto tempo all’estero”. “Saviano – aggiunge il vicepremier e leader del Carroccio – è l’ultimo dei miei problemi. Gli mando un bacione se in questo momento ci sta guardando. È una persona che mi provoca tanta tenerezza e tanto affetto”. “Ma – conclude a proposito dell’opportunità di mantenere la tutela dello Stato allo scrittore – è giusto valutare come gli italiani spendono i loro soldi”.

Parole che suscitano un’ondata di indignazione tale da costringere il titolare del Viminale, qualche ora più tardi, a correggere il tiro: “Non sono io a decidere sulle scorte, ci sono organismi preposti”, precisa. Ma la frenata non ha impedito una valanga di proteste proveniente dal mondo politico.

Paolo Siani, deputato Pd e fratello del giornalista ucciso dalla camorra (“Se scortato forse Giancarlo sarebbe ancora vivo”, commenta), ricorda che “non è la prima volta che il leader del Carroccio minaccia l’autore di Gomorra. Se andiamo al governo, diceva Salvini l’8 agosto del 2017, a Saviano gli leviamo l’inutile scorta. La dichiarazione di questa mattina dà seguito alla minaccia fatta in campagna elettorale”.

Marco Minniti interviene per ricordare che “le scorte non si assegnano né si tolgono in tv”. “I dispositivi di sicurezza per la protezione delle persone esposte a particolari situazioni di rischio – aggiunge l’ex ministro dell’Interno – seguono procedure rigorose e trasparenti che coinvolgono vari livelli istituzionali. E sono state rafforzate dopo l’omicidio di Biagi“. Marco Biagi è il giuslavorista ucciso dalle bierre dopo che lo Stato gli negò la scorta. “Chi ricopre cariche istituzionali – ammonisca il pm antimafia Nino Di Matteo dalTg1 – dovrebbe conoscere bene la mentalità dei mafiosi in modo da evitare che certe dichiarazioni siano interpretate come un segnale di indebolimento”.

LA MINACCIA DI SALVINI (8 AGOSTO 2107): “SE ANDIAMO AL GOVERNO GLI TOGLIAMO LA SCORTA”

La retromarcia di Salvini non evita, in serata, la durissima replica dello scrittore contenuta in un video postato su Twitter. “Salvini ministro della malavita”, dice. “L’Italia – attacca Saviano – è il Paese occidentale con più giornalisti sotto scorta perché ha le organizzazioni criminali più potenti del mondo, ma Matteo Salvini, ministro dell’Interno, invece di contrastare le mafie, minaccia di ridurre al silenzio chi le racconta”.

Tratto da La Repubblica

http://www.repubblica.it/politica/2018/06/21/news/da_salvini_avvertimento_a_saviano_valutiamo_se_gli_serve_la_scorta_-199583859/

Roberto Saviano risponde a Matteo Salvini: “Ho avuto come nemici i Casalesi e i Narcos Messicani e credi che possa avere paura di te, BUFFONE…!”

 

Roberto Saviano

 

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Roberto Saviano risponde a Matteo Salvini: “Ho avuto come nemici i Casalesi e i Narcos Messicani e credi che possa avere paura di te, BUFFONE…!”

Roberto Saviano risponde a Matteo Salvini: “Vivere sotto scorta è una tragedia. Credi abbia paura di te? Buffone”

Dalla sede romana di Fanpage.it, lo scrittore Roberto Saviano risponde all’intimidazione del ministro dell’Interno Matteo Salvini, che questa mattina ha ventilato l’ipotesi di una revoca della scorta al giornalista: “Matteo Salvini è alla costante ricerca di un diversivo e attacca i migranti, i Rom e poi me perché è a capo di un partito di ladri: quasi 50 milioni di euro di rimborsi elettorali rubati. Parla di tutto e se la prende con gli ultimi perché le persone non devono sapere che il suo partito ha rubato allo Stato milioni e milioni di euro”.

Questa mattina lo scrittore napoletano Roberto Saviano si è risvegliato “sotto assedio”. Dopo settimane di battibecchi a distanza, durante un’intervista concessa ad Agorà Rai 3, il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha dichiarato che provvederà a valutare la conferma della scorta a Saviano, alludendo a una possibile revoca della stessa. Già in passato, Salvini, quando ancora era formalmente un europarlamentare della Lega, “minacciò” su Twitter lo scrittore sostenendo che una volta al governo “gli toglieremo la scorta” e ora, da capo del Viminale, sembra non aver abbandonato il proposito (anche se qui spieghiamo perché il ministro dell’Interno non ha in realtà alcuna voce in capitolo rispetto a questo specifico tema). A poche ore di distanza, Roberto Saviano ha deciso di rispondere per le rime a Matteo Salvini con un video girato nella sede romana di Fanpage.it.

“E secondo te, Salvini, sono felice di vivere così da 11 anni? Ho la scorta da quando ho 26 anni. In questi anni sono stato sotto pressione, da parte dei Casalesi e dei narcos messicani. Credi abbia paura di te, Salvini? Buffone. Salvini ha come nemici le persone del Sud Italia, le ha insultate un attimo prima di andare a chiedere i voti. Ha come nemici i rom e dice ‘beh, quelli italiani ce li dobbiamo tenere’. Sono felice di essere tra i suoi nemici, sono felice di essere sommato tra gli ultimi che odia e su cui fa propaganda politica. Teatro, senza dare alcuna vera risposta. Salvini oggi è definibile ‘ministro della malavita’, espressione coniata da Gaetano Salvemini. Salvini è stato eletto in Calabria, durante un suo comizio a Rosarno tra le prime file c’erano uomini della famiglie Pesce, storica famiglia della ‘ndrangheta affiliati alla famiglia Bellocco, potentissima organizzazione di narcotrafficanti. Non ha detto niente, da codardo non ha detto niente contro la ‘Ndrangheta. Ha detto che Rosarno è conosciuta nel mondo per la baraccopoli e che quello è il suo problema, un feudo ‘ndranghetista da decenni. Questo è Matteo Salvini, che non si ricorda dei legami tra Lega Nord e ‘Ndrangheta, del riciclaggio, dei dei soldi, tramite la mediazione dell”Ndrangheta, della Lega Nord.  E quindi Salvini parla di soldi, gli italiani devono sapere come vengono spesi i soldi. Salvini non ci dice che fine hanno fatto i 50 milioni di euro della maxi-truffa che la Lega ha fatto con i rimborsi elettorali. Restituisca, la Lega di Salvini, i soldi che ha preso e poi parli del denaro che gli italiani devono sapere come viene speso”.

“Leggo sui social l’hashtag #savianoNonSiTocca, ringrazio chi mi sta dando solidarietà. Non ho alcuna intenzione di diventare un agnello sacrificale. Voglio difendere la mia vita, provare – per quello che mi è possibile – a essere felice. Non ho alcuna voglia di diventare un martire, non ho alcuna voglia di morire per dimostrare…cosa? La vita è troppo importante. Oggi bisogna dialogare, non con Salvini, bisogna dialogare con chi l’ha votato, con chi lo sostiene. Bisogna dialogare con chi, come me, in questo momento, si rende conto che la situazione è grave, finale. Vi prego: davvero volete continuare a dare voce, a sostenere, una figura che non fa null’altro che minacciare, propagandare bugie, amare odio e disprezzo? Togliamo a Salvini, al ministro della Malavita, la possibilità di armare odio. Chi non lo fa ora, chi non prende parte ora, sarà colpevole per sempre”.

fonte: https://www.fanpage.it/roberto-saviano-risponde-a-matteo-salvini-vivere-sotto-scorta-e-una-tragedia-credi-possa-avere-paura-di-te-buffone/