Libero, titolo indecente sul Papa che “prega per salvare il governo” – Che poi, quando il cuore immacolato della Madonna faceva crepare i migranti in mare andava tutto bene…

 

Libero

 

.

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

 

Libero, titolo indecente sul Papa che “prega per salvare il governo” – Che poi, quando il cuore immacolato della Madonna faceva crepare i migranti in mare andava tutto bene…

 

Ma si rendono conto che è un giornale che sprizza razzismo e intolleranza in quasi tutti i titoli?

Dalla “patata bollente” della Raggi, “cala il fatturato ma aumentano i gay” e poi i ‘terroni’, i migranti che portano le malattie, il governo rosso che ci fa invadere dai neri.

E che altro?

“Non ricordiamo se l’Ordine dei Giornalisti avesse preso provvedimenti nei confronti del Manifesto quando titolò “Pastore tedesco” la prima pagina dell’edizione in cui dava notizia dell’elezione di Papa Benedetto XVI al soglio pontificio. Né tantomeno siamo in grado di ricostruire se all’epoca Carlo Verna si fosse indignato al punto da trasformarsi in hater di giornalisti, purché non appartenenti alle correnti di sinistra che lo hanno votato”.

Lo afferma il Comitato di Redazione del quotidiano Libero in risposta alla dichiarazioni del presidente dell’Odg.

“La tolleranza a senso unico proprio non coincide con le parole pronunciate da Papa Francesco durante l’omelia a Santa Marta ieri 16 settembre 2019: ‘si deve pregare per l’altro, per quello che ha un’opinione diversa dalla mia’. Speriamo che l’OdG non intenda darsi alla caccia alle streghe con il pretesto di punire il vilipendio alla religione cattolica attraverso l’offesa al Papa. Anche perché nell’articolo e nel titolo finiti sotto la lente del Sant’Uffizio dei giornalisti non ve n’era traccia”.

Per carità. Il Cdr di Libero deve difendere i posti di lavoro dei giornalisti che ricevono lo stipendio da quel giornale.

Tuttavia ci vuole un bel coraggio nel difendere una testata che è andata oltre ogni limiti per più volte e usa questo metodo per solleticare la pancia dei lettori reazionari.

Nessuna caccia alle streghe. Ci vorrebbe serietà. Non difendere gli indifendibili Feltri e Senaldi.

Le parole che hanno così tanto fatto infuriare Libero sono state quelle di Carlo Verna, Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, che ha detto: “Perdona loro perché non sanno quello che dicono. Di fronte alla mancanza di un minimo senso di rispetto del quotidiano Libero nei confronti di Papa Francesco e sulla base del titolo del giornale di cui e’ direttore responsabile Pietro Senaldi e direttore editoriale Vittorio Feltri (‘Non ha di meglio da fare, adesso il Papa prega per il governo’) non posso far altro che chiedere scusa al Pontefice a nome della categoria.

Aggiungendo, parafrasando dalle scritture: “noi non li conosciamo”. A prescindere da qualunque Consiglio di Disciplina abbiamo il diritto di ritenerli estranei alla comunità dei giornalisti. Aggiungo solo che da sempre la Chiesa prega per i governanti”.

 

tratto da: https://www.globalist.it/news/2019/09/17/libero-titolo-indecente-sul-papa-e-il-cdr-si-difende-caccia-alle-streghe-2046490.html

Dal Pm antimafia Nino Di Matteo parole di fuoco contro la Magistratura: “L’appartenenza a una cordata è l’unico mezzo per fare carriera e avere tutela quando si è attaccati e isolati, e questo è un criterio molto vicino alla mentalità e al metodo mafioso”

Nino Di Matteo

 

.

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

Dal Pm antimafia Nino Di Matteo parole di fuoco contro la Magistratura: “L’appartenenza a una cordata è l’unico mezzo per fare carriera e avere tutela quando si è attaccati e isolati, e questo è un criterio molto vicino alla mentalità e al metodo mafioso”

«L’appartenenza a una cordata è l’unico mezzo per fare carriera e avere tutela quando si è attaccati e isolati, e questo è un criterio molto vicino alla mentalità e al metodo mafioso».

Così il pm Nino Di Matteo, nel discorso per lanciare la propria candidatura alle elezioni suppletive per il Consiglio superiore della magistratura, ha definito la «degenerazione del correntismo».

Di Matteo ha spiegato che «negli ultimi 15 anni la magistratura è cambiata, pervasa da un cancro che ne sta invadendo il corpo, i cui sintomi sono la burocratizzazione, la gerarchizzazione degli uffici, il collateralismo politico».

Nel «momento più buio della magistratura ho sentito il bisogno e la voglia di mettere la mia umiltà e il mio coraggio per dare una spallata a questo sistema,» ha concluso Di Matteo.

Salvini porta sul palco di Pontita una bambina di Bibbiano. La Lucarelli lo sputtana: prima gli ricorda “non era lui quello che ‘i bambini vanno tenuti fuori dalla politica?’ Vale solo per i suoi sulle moto d’acqua?”, poi scopre che la bimba di Pontida con Bibbiano non centra niente…!

 

Salvini

 

.

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

 

Salvini porta sul palco di Pontita una bambina di Bibbiano. La Lucarelli lo sputtana: prima gli ricorda “non era lui quello che ‘i bambini vanno tenuti fuori dalla politica?’ Vale solo per i suoi sulle moto d’acqua?”, poi scopre che la bimba di Pontida con Bibbiano non centra niente…!

Salvini nel corso del suo show sul palco di Pontida porta anche una bambina reduce dai fattacci di Bibbiano.

Selvaggia Lucarelli prima lo umilia con:

Ma lui non era quello che ‘i bambini vanno tenuti fuori dalla politica?’. Vale solo per i suoi sulle moto d’acqua, evidentemente.

 

Un mese fa piagnucolava per gli articoli su suo figlio e la moto d’acqua. “I bambini vanno lasciati fuori dalla politica!”, diceva. A Pontida oggi usa una bambina per scopi politici esibendola davanti alle folle come uno dei suoi tanti gadget, dal rosario alla giacca da poliziotto. (e complimenti pure ai genitori che gliel’hanno consentito)
Che pena infinita.

Ma poi scopre qualcosa in più: quella bambina con Bibbiano non centra niente:

Mi comunica un magistrato che la bambina GRETA portata da SALVINI sul palco di Pontida NON E’ MENZIONATA NELL’ORDINANZA del GIP di Reggio Emilia riguardante il “caso Bibbiano”. Inoltre il suo caso non sarebbe stato neppure tra quelli seguiti dai Servizi Sociali della Val d’Enza.
Spero che Matteo Salvini, per quel che resta della sua reputazione, possa smentire.

 

Confermo tutto perché ho parlato con la madre. La bambina di Pontida non c’entra nulla con Bibbiano. Vive in Lombardia e le case famiglia a cui fu affidata erano a Varese e Como. Salvini ha strumentalizzato Bibbiano e i bambini in modo indegno.

Avesse ragione la Lucarelli …fosse tutto vero, sarebbe veramente un essere viscido e schifoso…!

Egidio – Morire in carcere a 82 anni, per un reato “gravissimo”: aveva salvato un migrante! Lo hanno ucciso quei politici che si possono permettere di rubare, mentire, ingannare, corrompere… ma a cui non succede mai niente! …E i Tg MUTI…!!

 

Egidio

 

 

.

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

Egidio – Morire in carcere a 82 anni, per un reato “gravissimo”: aveva salvato un migrante! Lo hanno ucciso quei politici che si possono permettere di rubare, mentire, ingannare, corrompere… ma a cui non succede mai niente! …E i Tg MUTI…!!

 

Muore a 82 anni, in carcere per un reato “gravissimo”

Egidio è morto il 6 settembre 2019. Era da tempo malato ma le sue condizioni si sono aggravate moltissimo negli ultimi mesi di vita.

Egidio Tiraborrelli aveva 82 anni e il 18 dicembre 2018 è stato messo in carcere per un reato accertato nel 2012 e per il quale era stato condannato in contumacia a sua insaputa. Dal carcere è uscito solo per andare in medicina d’urgenza dove oggi è morto.

Non sapremo mai se Egidio fosse al corrente di commettere un reato. Il fatto di avere aiutato una persona ad entrare in italia, per lui, emigrato in Argentina all’età di 17 anni e operaio saldatore in giro per il mondo per decenni, doveva essere una cosa normale. Raggiri a parte, s’intende, visto che neanche conosceva la persona che stava aiutando.

Fatto sta che Egidio è stato accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, un reato considerato gravissimo, tanto da far entrare in carcere una persona malata di 82 anni; un reato considerato ostativo, tanto da far perdere la possibilità di misure alternative al carcere e di sottrarre addirittura la pensione.

Egidio era un vero cittadino del mondo. Lui, con alle spalle una vita di duro lavoro in giro per i deserti a saldare tubi per la Snam e per la Saipem si era adeguato con leggerezza a vivere in una casa occupata a Parma, legando benissimo con gli altri abitanti e con il vicinato, al quale offriva i prodotti dell’orto e del giardino che curava come fossero figli.

Quando aveva appena ottenuto una casa popolare per passare gli ultimi anni in serenità e un minimo di comodità è arrivato l’arresto. Egidio era ammalato ma l’abbiamo visto sereno e pimpante pochi giorni prima dell’arresto. Il carcere lo ha debilitato definitivamente.

Egidio. Morto a causa della legge, non della giustizia

La storia di Egidio Tiraborrelli, pensionato di 82, ex operaio saldatore morto in carcere, è una sassata contro chi continua a confondere la legge con la giustizia. L’anziano era stato portato in carcere a Parma in quanto condannato nel 2017 a tre anni e mezzo di carcere dal Tribunale di Ancona per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Nel 2012, avevano trovato un uomo dentro a un baule legato sopra al suo furgone, sbarcato con un traghetto dalla Grecia all’Italia. “Dopo essere stato denunciato, il mio assistito non ha più ricevuto notizie di quel procedimento perché ha cambiato domicilio dimenticandosi di comunicarlo alla magistratura”.

L’uomo è morto a 82 anni dopo avere trascorso ben 9 mesi nel carcere di Parma in compagnia di un cancro. Sembra che solo il giorno prima della sua morte, avvenuta il 6 settembre, il magistrato di Sorveglianza aveva autorizzato la detenzione domiciliare in ospedale.

Quando hanno arrestato Egidio, il suo avvocato non ha potuto che prenderne atto perché il reato per cui è stato condannato è ostativo e quindi non permetteva di evitare il carcere salvo gravi problemi di salute. Dunque il condannato viene condotto subito in carcere e le istanze per chiedere misure alternative vengono esaminate solo a qualche mese di distanza. Il suo legale l’ha presentata a maggio. Intanto ad Egidio, in quanto condannato, era stato tolto anche l’assegno assistenziale a integrazione della modesta pensione.

Ai primi di settembre, il giudice di Sorveglianza di Reggio Emilia ha scritto alla difesa che avrebbe concesso la detenzione domiciliare solo dopo le dimissioni dall’ospedale in cui era stato ricoverato. Nei giorni seguenti, dal carcere è arrivata al magistrato la comunicazione che il ricovero si sarebbe protratto vista la gravità del quadro clinico. Il 5 settembre sono stati firmati finalmente i domiciliari, in ospedale. Il suo errore è stato non avere comunicato il cambio di residenza. Se l’avesse fatto, un legale avrebbe potuto chiedere di patteggiare una pena che non comportava il carcere, vista l’età e i lunghi periodi passati in ospedale a causa del tumore. O quantomeno presentare appello, fermando così l’esecuzione della pena.

Tutte preoccupazioni che non hanno sfiorato la magistratura, prima di emettere – in automatico – l’ordine di esecuzione. Mandare in carcere, fino a morirne, un uomo di 82 malato di cancro, non è cosa che possa trovare trovare giustificazioni nascondendosi dietro norme rigide e che rivelano una ottusità burocratica, questa sì, ostativa di ogni giustizia o quantomeno di buonsenso.

“E’ la legge” risponderanno in tanti. Ma anche in questo caso chi doveva incontrare giustizia ha incontrato, purtroppo, solo la legge.

 

fonti:

http://www.labottegadelbarbieri.org/muore-a-82-anni-in-carcere-per-un-reato-gravissimo/

http://contropiano.org/altro/2019/09/12/egidio-morto-a-causa-della-legge-non-della-giustizia-0118638

Una storia: l’onorevole con casa abusiva e la sua “nobile” battaglia per eliminare i vincoli di edificazione sulle spiagge della Sicilia

 

 

casa abusiva

 

.

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

 

Una storia: l’onorevole con casa abusiva e la sua “nobile” battaglia per eliminare i vincoli di edificazione sulle spiagge della Sicilia

L’onorevole con casa abusiva che vuole lo stop ai vincoli di edificazione in spiaggia in Sicilia

Il deputato della Regione siciliana Carmelo Pullara ha lanciato la sua ennesima campagna contro i vincoli di edificazione in Sicilia, proponendo la modifica all’attuale divieto di edificare entro i 50 metri dalla battigia. “A Santorini e nelle Cinque ci son ville sul mare, da noi la legge ostacola lo sviluppo turistico sulla costa” ha spiegato Pullara.

“In vacanza sono stato a Santorini. Lì ci sono quelle ville a strapiombo sul mare. Sono uno spettacolo” , così il deputato della Regione siciliana Carmelo Pullara ha lanciato la sua ennesima campagna contro i vincoli di edificazione in Sicilia. Dopo aver proposto di bloccare gli abbattimenti delle costruzioni abusive con un emendamento in regione finito poi nel nulla a usa di numerose polemiche , infatti, ora l’onorevole ha rilanciato chiedendo uno stop ai vincoli di edificazione in spiaggia sulle coste siciliane. In particole nel mirino di Pullara c’è l’attuale divieto di edificare entro i 150 metri dalla battigia. Del resto nel mondo ci sono esempi come “Santorini con le ville a strapiombo”, ha ragionato Pullara, e senza andare fuori Italia “anche nelle Cinque Terre è così, con quelle bellissime ville sul mare”. “Noi abbiamo fatto più del resto d’Italia. Altrove il divieto di costruire in riva al mare può essere derogato con un parere della soprintendenza, da noi no” ha spiegato Pullara a l quotidiano Repubblica.

“Non si tratta di interesse elettorale anche perché Licata il suo prezzo sugli abbattimenti l’ha già pagato” tiene a sottolineare il deputato regionale riferendosi alla sua città e assicurando che “non c’entra la mia casa perché non ho case in riva al mare” riferendosi all’abitazione sulla quale pende un’ordinanza di demolizione in quanto abusiva ma che è lontana dalla spiaggia. Per Pullara tutti questi divieti avrebbero ostacolo lo sviluppo turistico dell’Isola. “La legge in vigore in Sicilia ci priva di uno sviluppo reale sulle coste: in Grecia, ma anche in Liguria, la possibilità di costruire edifici in riva al mare ha dato una spinta reale al turismo. Così, con la possibilità di costruire, renderemmo più appetibili economicamente le nostre coste” sostiene Pullara, pronto a inserire un emendamento in questo senso nel nuovo disegno di legge sull’Urbanistica regionale che sarà discusso in Aula

fonte: https://www.fanpage.it/politica/lonorevole-con-casa-abusiva-che-vuole-lo-stop-ai-vincoli-di-edificazione-in-spiaggia-in-sicilia/

Massimo Cacciari al vetriolo contro Salvini: “Il potere dà all’ignorante un’ebbrezza da sbornia pesante”

 

 

Massimo Cacciari

 

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

 

Massimo Cacciari al vetriolo contro Salvini: “Il potere dà all’ignorante un’ebbrezza da sbornia pesante”

Il filosofo ospite a Otto e Mezzo: “Non riesco ancora a capire il tentato suicidio politico di Salvini”.

Il filosofo Massimo Cacciari, ex sindaco di Venezia, ospite a Otto e Mezzo con Lilli Gruber, ha avuto parole pesantissime per Matteo Salvini. Nel giorno in cui si è completamente chiusa la crisi di governo e il nuovo Conte-bis ha ottenuto anche la fiducia al Senato, si tirano le somme di quella che è stata la lunghissima estate politica italiana, a partire da quel famigerato 8 agosto in cui Salvini, appena incassata la vittoria sulla Tav (e reduce da quella sul decreto sicurezza bis) fa una mossa politica che Cacciari definisce un ‘hapax legomenon’ (in linguistica un caso che compare una volta sola nella storia) della politica mondiale.

Per Cacciari il suidicido, anzi il tentato suicidio politico di Salvini è del tutto inspiegabile (e gli fanno eco anche Beppe Severgnini e Marco Travaglio, anche loro ospiti). Ma poi lancia una violenta stilettata: “la verità è che il potere, all’uomo ignorante, dà un’ebbrezza da sbornia”.

Rincara la dose Severgnini: “Esistono quelle tipologie di uomini di potere che crollano nel momento massimo del loro splendore. Penso a Berlusconi, penso a Renzi che è stato completamente folle a fare il referendum. Ora anche Salvini, anche se lui è stato il più folle di tutti”.

 

fonte: https://www.globalist.it/media/2019/09/10/massimo-cacciari-al-vetriolo-contro-salvini-il-potere-da-all-ignorante-un-ebbrezza-da-sbornia-pesante-2046201.html

11 settembre 1973 – Quando gli americani assassinarono Allende e decisero il massacro del popolo Cileno con la dittatura di Pinochet…!

 

Allende

 

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

 

11 settembre 1973 – Quando gli americani assassinarono Allende e decisero il massacro del popolo Cileno con la dittatura di Pinochet…!

LE RAGIONI PER CUI L’IMPERIALISMO AMERICANO DISTRUSSE IL GOVERNO ALLENDE

Non vedo alcuna ragione per cui ad un paese dovrebbe essere permesso di diventare marxista soltanto perché il suo popolo è irresponsabile. La questione è troppo importante perché gli elettori cileni possano essere lasciati a decidere da soli.

Di tutti i capi di governo dell’America Latina, noi ritenemmo Allende il più pernicioso per gli interessi del nostro paese. Egli era palesemente pro-Castro e si opponeva agli Stati Uniti. Le sue politiche interne erano una minaccia per la democrazia cilena e per i diritti umani.

(Henry Kissinger)

Anche prima della sua vittoria elettorale (avvenuta nel 1970), Allende attirò rapidamente su di sé il veto dell’establishment politico statunitense. A causa delle sue idee socialiste, si cominciò a temere che ben presto il Cile sarebbe diventato una nazione comunista e sarebbe entrato nella sfera d’influenza dell’Unione Sovietica. Per di più gli USA avevano cospicui interessi economici in Cile, con società come ITT, Anaconda, Kennecott ed altre. L’amministrazione Nixon, in particolare, fu la più strenua oppositrice di Allende, per il quale nutriva un’ostilità che il Presidente ammetteva apertamente. Durante la presidenza Nixon, i cosiddetti “consiglieri” statunitensi (che avrebbero imperversato in buona parte dell’America Latina per tutti gli anni settanta e ottanta) tentarono di impedire l’elezione di Allende tramite il finanziamento dei partiti politici avversari.

Una volta al potere il governo di Allende avviò un programma di nazionalizzazione delle principali industrie private, fra cui le miniere di rame fino ad allora sotto il controllo della Kennecott e della Anaconda (aziende americane), si diede mano alla riforma agraria, fu creata una sorta di tassa sulle plusvalenze. Il governo annunciò una sospensione del pagamento del debito estero e al tempo stesso non onorò i crediti dei potentati economici e dei governi esteri. Tutto ciò irritò fortemente la media e alta borghesia e da qui la tensione politica nel paese, oltre ovviamente a creare un discreto dissenso internazionale. Vi fu la nazionalizzazione delle banche, delle compagnie di assicurazione e, in generale, di tutte quelle attività che condizionavano lo sviluppo economico e sociale del paese. Tra queste la produzione e la distribuzione di energia elettrica, i trasporti ferroviari, aerei e marittimi, le comunicazioni, la siderurgia, l’industria del cemento, della cellulosa e della carta. Nel 1973 lo Stato controllava il 90% delle miniere, l’85% delle banche, l’84% delle imprese edili, l’80% delle grandi industrie, il 75% delle aziende agricole ed il 52% delle imprese medio-piccole.

Oltre ad altri importanti provvedimenti riguardanti la laicità, l’alfabetizzazione, lo stato sociale e la protezione dell’infanzia il governo Allende propose una politica culturale radicale: si cercò di diffondere l’arte tra la popolazione cilena, attraverso il finanziamento di una serie di attività culturali. Con la concessione del voto ai giovani di 18 anni e agli analfabeti, la partecipazione di massa al processo decisionale fu incoraggiato, e le tradizionali strutture gerarchiche contestate dall’egualitarismo socialista.

Il governo Allende virò il sistema educativo verso i cileni più poveri, ampliando le iscrizioni attraverso sussidi governativi. La “democratizzazione” della formazione universitaria venne così ottenuta, rendendo il sistema quasi gratuito. Ciò ha portato ad un aumento dell’89% nelle iscrizioni universitarie tra il 1970 e il 1973. Il governo Allende ha aumentato anche l’iscrizione nelle scuole secondarie dal 38% del 1970 al 51% nel 1974. L’iscrizione nella formazione ha raggiunto livelli record, tra cui 3,6 milioni i giovani, e otto milioni di libri scolastici sono stati distribuiti tra 2.600.000 alunni nella scuola primaria. 130.000 studenti sono stati immatricolati dalle università, che divenne accessibile a contadini e operai. Il tasso di analfabetismo venne ridotto dal 12% del 1970 al 10,8% nel 1972, mentre l’iscrizione alla scuola primaria è aumentato da una media annua del 3,4% nel periodo 1966-1970 al 6,5% nel 1971/72. L’istruzione secondaria è cresciuta ad un tasso del 18,2% nel 1971/72 e l’iscrizione alla scuola media di bambini tra i 6 ei 14 anni è passata dal 91% (1966-1970) a 99%.

Altro fronte era quello della politica estera: nel 1971, a seguito di una singolare visita ufficiale, durata addirittura un mese, del presidente cubano Fidel Castro (con il quale aveva stretto una profonda amicizia personale), Allende annunciò il ripristino delle relazioni diplomatiche con Cuba, nonostante in una dichiarazione dell’Organizzazione degli Stati Americani, cui il Cile aderiva, si fosse stabilito che nessuna nazione occidentale avrebbe concesso aperture verso quello Stato. Allende strinse un rapporto anche col presidente argentino Héctor José Cámpora, peronista di sinistra, e incontrò nel 1973 anche Juan Domingo Perón, leader da sempre malvisto dagli Stati Uniti.

La politica di Allende, sempre più sbilanciata a sinistra verso il socialismo (nel 1972 Allende ricevette il premio Lenin per la pace da parte dell’Unione Sovietica), e gli stretti rapporti con Cuba, allarmarono Washington. L’amministrazione Nixon cominciò ad esercitare una pressione economica sempre più crescente attraverso molti canali, alcuni dei quali erano legali (come l’embargo), ma molti di più illegali, attraverso il finanziamento degli oppositori politici nel Congresso Cileno e nel 1972 attraverso l’inconsueto appoggio economico erogato al sindacato dei camionisti, che paralizzò il paese. Infine con il piano “Track II” della CIA (autorizzato dal presidente Nixon) si cercò di convincere gli ufficiali chiave delle Forze Armate cilene ad effettuare il colpo di stato. Cosa che infine riuscì l’11 settembre 1973, mostrando la vera natura violenta e imperialista del “liberalismo” americano.

 

 

Salvini, Meloni e i fascisti di Casapound e Forza Nuova uniti contro il governo per “difendere la democrazia”. Ma lo fanno a modo loro, a colpi di saluti romani ed al grido “duce, duce”!

 

fascisti

 

 

.

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

 

Salvini, Meloni e i fascisti di Casapound e Forza Nuova uniti contro il governo per “difendere la democrazia”. Ma lo fanno a modo loro, a colpi di saluti romani ed al grido “duce, duce”!

La manifestazione fascista di Roma, dove si è riunita l’intellighenzia dei seguaci di Salvini, Meloni, Casapound e Forza Nuova.

Oggi il centro di Roma è stato invaso da un’orda di barbari fascisti che in un delirio di slogan che lascia intendere la cifra della loro idiozia urlavano “duce, duce” alternato – chissà con quale logica – a “Democrazia” e condendo il tutto con un bel saluto romano…

Per questa gente fascismo e libertà democratica vanno a braccetto, nella convinzione figlia del populismo più becero che “il popolo sovrano ha sempre ragione”.

E siccome si sentono defraudati del giocattolo che non si sono riusciti a tenere stretti per più di 14 mesi, grazie al colpo di sole del loro Capitano, ora fanno i capricci, dimenticando non solo che quanto è avvenuto nei palazzi romani è stato frutto di una necessità innescata da Salvini e da nessun altro, ma anche che questo paese che dicono di amare sopra ogni cosa è una democrazia parlamentare.

E ci sono delle regole, regole che Salvini ha provato a distorcere e violare e non ci è riuscito, perché grazie a Dio le basi di questa nostra democrazia sono più forti di un Capitan Nutella in delirio di onnipotenza.

Ma ora bisogna reagire, con forza. E chi inneggiava ‘Duce, Duce’ nelle piazze della Capitale di un paese nato dall’antifascismo va identificato e arrestato. Senza se e senza ma. Basta concedere spazio e piazze ai fascisti, basta nascondersi, basta paura. Salvini ha regalato alla democrazia di questo paese la possibilità di risbattere questa feccia nel buio della storia. Non va sprecata: coi mezzi che la democrazia fornisce, e non sono pochi, alla violenza verbale e fisica si risponda con la pura forza della legge.

 

…E il Ministro Bellanova dà una lezione ai webeti: “Quando mi iscriverò a un concorso di bellezza potrete giudicarmi per il mio aspetto – finché starò nelle istituzioni siete tenuti a giudicarmi per il lavoro che faccio”

 

Bellanova

 

 

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

…E il Ministro Bellanova dà una lezione ai webeti: “Quando mi iscriverò a un concorso di bellezza potrete giudicarmi per il mio aspetto – finché starò nelle istituzioni siete tenuti a giudicarmi per il lavoro che faccio”

Il neo Ministro Teresa Bellanova con molta ironia mette a posto i webeti: “Se un giorno impazzisco e decido di iscrivermi a un concorso di bellezza, siete tenuti a giudicarmi per il mio aspetto fisico e per il mio modo di vestire.” e ancora, più seriamente: “Se decido di continuare a stare nelle istituzioni, siete tenuti a giudicarmi per il lavoro che faccio”

Era già  arrivata puntuale ed ironica la prima stoccata della Ministra Bellanova ai webwti, che su twitter aveva postato l’outfit del giorno (un abito giallo a pois neri) scrivendo: “Visto che il blu di ieri ha elettrizzato molti, ho voluto provare con questa mise oggi, che ne dite? #vestocomevoglio oppure no? Secondo voi?”.

Poi il colpo definitivo…

Insomma, dopo gli attacchi sessisti e gratuiti al suo abito blu indossato in occasione del giuramento del nuovo governo, la neoministra dell’Agricoltura ha deciso di lanciare una vera e propria campagna social per la libertà di vestiario. Gli attacchi in effetti sono stati ingiustificati e beceri, prodotto di una classe politica cafona e senza argomenti. E infatti la solidarietà per la Ministra è andata alle stelle e Teresa Bellanova è già sicuramente il membro più simpatico (nonché il più conosciuto) del nuovo esecutivo.

La mafie in giacca e cravatta del Nord Italia sono più spietate di quelle del Sud

 

 

mafie

 

.

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

 

La mafie in giacca e cravatta del Nord Italia sono più spietate di quelle del Sud

di Biagio Maimone
“Esse sono insediate nei territori del settentrione ed operano all’interno della compagine politica che amministra i beni pubblici”

La mafia, o meglio le varie “mafie”, nascono nel Sud Italia, tuttavia esse sono proliferate ed operano anche nel Nord Italia. Le mafie più subdole e spietate sono insediate nei territori del settentrione, si mimetizzano all’interno della compagine politica che amministra i beni pubblici, molto ambiti dagli imprenditori ai quali permettono l’aggiudicazione di appalti di valore economico vertiginoso mediante procedure truccate, in cambio di somme ingenti.
La mafia è presente anche nelle Società pubbliche nelle quali fa vivere ed alimenta subdoli favoritismi, permette facili assunzioni, clientelismo e strepitosi avanzamenti di carriera. E ’quest’ultima la mafia “in giacca e cravatta”, espressione di persone insospettabili, ben vestite e profumate.
Spesso, tale forma di mafia, è rappresentata da politici giovani e rampanti, osannati da migliaia di persone, le cui campagne elettorali sono sorrette economicamente da personaggi mafiosi. La mafia del Nord è quella che ha rapporti con le banche e l’alta finanza, quella che decide chi deve lavorare e chi no. Certo non uccide fisicamente, ma uccide il sistema economico, la meritocrazia ed il rispetto del diritto e della giustizia. La mafia che opera nel Sud intimorisce con le armi ed è al servizio di quella radicata al Nord, che dà ordini di sotterrare nei territori del meridione veleni tossici e morte.

Fonte: Antimafiaduemila

http://www.antimafiaduemila.com/home/di-la-tua/239-parla/75636-la-mafie-in-giacca-e-cravatta-del-nord-italia-sono-piu-spietate-di-quelle-del-sud.html