Di Maio stoccata di fuoco a Salvini: “Se da Ministro dell’Interno vieni a sapere dello sbarco da un talk show, sei tu che ci devi delle spiegazioni”

 

 

Di Maio

 

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Di Maio stoccata di fuoco a Salvini: “Se da Ministro dell’Interno vieni a sapere dello sbarco da un talk show, sei tu che ci devi delle spiegazioni”

“Spieghi lui, è lui il ministro dell’Interno” continua Di Maio, che aggiunge: “noi siamo d’accordo con le politiche di migrazioni, ma Salvini non può accusarci”

Di Maio non resiste e lancia una frecciata a Salvini, che è stato umiliato in diretta da Massimo Giletti a Non è L’Arena, dato che è stato mentre era in collegamento con la trasmissione che il Ministro ha scoperto che i migranti della Sea Watch stavano sbarcando, nonostante il suo ‘porti chiusi’ ripetuto ossessivamente.
La rabbia del Ministro è stata subito evidente e ha cominciato a lanciare accuse, primi tra tutti verso i suoi alleati di governo. Ma Di Maio non ci sta: “Se il ministro dell’Interno viene a sapere che stanno sbarcando da una nave dei migranti mentre sta in un talk show è lui che deve spiegare non noi”.
“Spieghi lui, è lui il ministro dell’Interno. È lui che comanda le forze dell’ordine. È lui che porta avanti le politiche sull’immigrazione. Noi siamo d’accordo sulle politiche per l’immigrazione portate avanti finora. Quella del rigore sulla gestione dei porti e degli sbarchi è stata una politica che ha funzionato” spiega Di Maio.

Ricapitoliamo: Lo Stato tratta con la mafia? Gli Italiani zitti! Legge Fornero? Gli Italiani zitti! Jobs Act? Gli italiani zitti! Spred a 300 e Pil al 02%? Gli Italiani zitti! Dubbi sul televoto di Sanremo? C’è la rivoluzione… Ma cosa vogliamo sperare…?

 

Sanremo

 

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Ricapitoliamo: Lo Stato tratta con la mafia? Gli Italiani zitti! Legge Fornero? Gli Italiani zitti! Jobs Act? Gli italiani zitti! Spred a 300 e Pil al 02%? Gli Italiani zitti! Dubbi sul televoto di Sanremo? C’è la rivoluzione… Ma cosa vogliamo sperare…?

 

Sì i gilet gialli Italiani si sono mobilitati. Finalmente scendono in piazza. Finalmente protestano. Contro le giurie di Sanremo.

I giornali non parlano di altro.

Il governo compatto per affrontare l’annoso problema del Paese, la priorità che toglie il sonno al popolo italiano. E non parliamo di cazzatelle come il ritiro dell’ambasciatore francese da Roma, o della disoccupazione giovanile, o delle previsioni del Pil praticamente azzarato. Qui si parla di Sanremo, cazzo! Della revisionare il metodo di voto del Festival…

E finalmente abbiamo un Governo degno degli Italioti…

Perchè in passato ci siamo fatti scippare il festival da sotto il naso. E i poteri forti, complice una certa stampa, ci sempre ha nascosto la verità sulle porcherie che abbiamo subito:

Riccardo Cocciante, vincitore di Sanremo ’91, ma era nato a Saigon!

Anna Oxa di padre albanese e madre italiana, vincitrice di Sanremo ’89 e ’99…!

Lola Ponce argentina, vincitrice di Sanremo ’08!

Ermal Meta albanese vincitore di Sanremo ’18.

Ma scherziamo? Ora basta!!!

Nb. A tutti quelli che continuano a rompere i coglioni col fatto che Mahmood ha vinto Sanremo col 14% dei televoti, ricordiamo che il loro capitano, purtroppo, governa l’Italia col 17% dei voti.

By Eles

 

Macron comincia ad essere nervoso – Gli attacchi di Di Maio contro il franco coloniale svegliano gli africani: le Tv cominciano a parlarne e nasce un movimento popolare di liberazione dalla Francia…

 

Macron

 

 

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Macron comincia ad essere nervoso – Gli attacchi di Di Maio contro il franco coloniale svegliano gli africani: le Tv cominciano a parlarne e nasce un movimento popolare di liberazione dalla Francia…

 

Da Silenzi e Falsità:

Le TV africane parlano della iniziativa di Di Maio contro il franco coloniale e inizia un movimento popolare di liberazione dalla Francia: Macron è nervoso

Macron da un po’ di tempo a questa parte è nervoso con l’Italia.

Non si adatta all’Italia uscita dalle elezioni politiche del 4 marzo.

Macron è tra quelli che non vede l’ora di far saltare il Governo 5 Stelle-Lega, come in patria lo sono quelli che tifano per lui contro Di Maio, i vari Renzi, Berlusconi, Cairo, De Benedetti, Benetton, Tronchetti Provera, ecc.

Il sogno proibito che rimarrà sogno è di mettere fine al Governo Del Cambiamento guidato da Conte con i due vice Di Maio e Salvini.

Da dove trae origine l’acredine di Macron contro i 5 Stelle?

A parte il rapporto che Di Maio sta sviluppando con i Gilet Gialli che sicuramente gli dà fastidio, ben di più é invisa l’iniziativa di denunciare il colonialismo francese praticato in Africa con strumenti finanziari, con i propri servizi segreti e con il il proprio esercito.

Di Maio ha apertamente denunciato come il Franco Cfa riduca in sostanziale condizione di sottomissione alla Francia i Paesi africani che lo hanno adottato.

Le parole di Di Maio hanno dato vigore in Africa ai movimenti popolari che si vogliono liberare dal giogo monetario francese, dotarsi di una propria moneta e avere così la possibilità di decidere da sé stessi in maniera realmente indipendente la propria politica economica.

La moneta francese è ‘forzatamente’ adottata da 15 Paesi africani. Spiegherò dopo il significato di forzatamente.

I 15 Paesi sono: Benin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Guinea-Bissau, Mali, Niger, Senegal e Togo che fanno parte dell’Africa occidentale, a cui si aggiungono Camerun, Ciad, Gabon, Guinea Equatoriale, Repubblica Centroafricana e Repubblica del Congo che si trovano nell’Africa centrale, e le Isole Comore, che ha conquistato l’indipendenza dalla Francia nel 1975.

In questi Paesi vivono quasi 200 milioni di abitanti.

Macron sostiene che la moneta franco CFA è adottata liberamente da tutti questi Stati.

In effetti non è così.

È il contrario, perché questi Paesi hanno provato a disfarsene per averne una realmente propria, ma gli è stato impedito.

In una interessantissima intervista a ‘Il Fatto’, un economista, Otto Bitjoka*, afro italiano residente a Milano, ha spiegato i metodi cui sono ricorsi i francesi per impedire che questi Paesi si dotassero di una vera loro moneta.

Queste le sue parole in riferimento alla possibilità di abbandonare la moneta francese:

“Macché. Chi lo dice dimentica che chi ha provato a uscirne è stato ammazzato o è stato deportato mentre nel suo Paese era in atto un colpo di Stato. Se c’è tutta questa libertà perché la Francia ha convocato l’ambasciatrice italiana Teresa Castaldo per chiarimenti?”

E prosegue riguardo agli esempi concreti di omicidi e di colpi di stato:

“Ce ne sono tanti, ma le cito solo questi. Nel 1963 Sylvanus Olympio, primo presidente eletto del Togo, si rifiuta di sottoscrivere il patto monetario con Parigi e dispone una moneta nazionale. Tre giorni dopo viene rovesciato e assassinato in un colpo di Stato condotto da ex militari dell’esercito coloniale francese. Nel 1968 Modibo Keita, primo presidente della Repubblica del Mali, annuncia l’uscita dal franco Cfa, ma subisce un golpe guidato da un ex legionario francese. Ancora, nel 1987 Thomas Sankara, primo presidente del Burkina Faso indipendente, viene detronizzato e ucciso subito dopo aver dichiarato la necessità di liberarsi dal franco Cfa. Nel 2011 il presidente della Costa d’Avorio, Laurent Gbagbo, decide di abolire il Cfa sostituendolo con la Mir, Moneta ivoriana di resistenza. Ma le forze speciali francesi lo arrestano dopo aver bombardato il palazzo presidenziale. Questa è storia, per non parlare di Gheddafi”.

In relazione a Gheddafi aggiunge:

“Nel 2011, quando è stato ammazzato, c’era proprio la questione della sovranità monetaria in ballo. Lui voleva creare una nuova valuta panafricana, il dinaro libico, sostenuta dalle ingenti riserve auree di Tripoli, proprio in alternativa al franco Cfa. Gheddafi e l’Unione africana avevano già deliberato la creazione di un Fondo monetario africano con sede in Camerun, di una Banca africana di investimento in Libia e di una Banca centrale africana in Costa d’Avorio”.

L’affermazione di più rilevante interesse la fa alla fine dell’intervista quando gli si chiede che cosa ha da dire riguardo alla responsabilità degli africani per i moltissimi casi di corruzione presenti in Africa.

Questa la sua risposta:

“Molti presidenti sono corrotti e permettono la rapina di risorse. Ma a questo penseremo una volta liberati. Gli africani vogliono questo e lo dimostra il fatto che lì le tv stanno parlando del caso sollevato dall’Italia. Siamo determinati e lotteremo”.

La buona notizia per questi Paesi africani, praticamente costretti ad adottare la moneta francese, è che Luigi Di Maio ha suscitato un movimento di popolo per liberarsi dal giogo imposto dalla Francia.

Dalle dichiarazioni di Di Maio e di Di Battista risulta chiaro che il Movimento 5 Stelle starà a fianco di questi popoli africani in questa lotta per avere la reale libertà di adottare una loro valuta e tutelare al meglio i loro interessi.

Certo questa è una pessima notizia per Macron e la sua rabbia e ira contro i 5 Stelle va in crescendo.

Ma nessuno sembra tanto impressionato.

Nessun ricatto potrà funzionare con il Governo Conte.

Si darà una calmata, Macron, e imparerà a rispettare di più e gli italiani e gli africani in una volta sola.

fonte: https://www.silenziefalsita.it/2019/02/09/le-tv-africane-parlano-della-iniziativa-di-di-maio-contro-il-franco-coloniale-e-inizia-un-movimento-popolare-di-liberazione-dalla-francia-macron-e-nervoso/

Di Maio con l’attacco al franco CFA che arricchisce i francesi ma affama gli Africani ha toccato un tasto troppo pericoloso, un tasto che nessuno mai ha avuto il coraggio di toccare – Dati gli interessi in gioco, la storia insegna, rischia la vita…!

 

Di Maio

 

 

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Di Maio con l’attacco al franco CFA che arricchisce i francesi ma affama gli Africani ha toccato un tasto troppo pericoloso, un tasto che nessuno mai ha avuto il coraggio di toccare – Dati gli interessi in gioco, la storia insegna, rischia la vita…!

Caso diplomatico con Francia per le esternazioni di Di Maio e Di Battista sul “franco coloniale”? …Il fatto è che la verità brucia… Hanno detto quello che i politici non hanno mai avuto il coraggio di dire: la Francia continua a mantenere un ferreo controllo sulle “ex” colonie impoverendole e sfruttando le loro risorse…!

Di Maio e il franco CFA, Pino Cabras (M5S): ‘Dati gli interessi in gioco, è perfino un atto di coraggio fisico’

“Più volte in questi ultimi mesi ho parlato di un grande argomento tabù: il peso del Franco CFA nel perpetuare un’economia svantaggiosa per i paesi francofoni che adottano quella moneta e vantaggiosa per il patron neocoloniale, la Francia. A dicembre ne ho parlato anche nella tana del lupo, a Parigi, in occasione di una conferenza sul Sahel. Le tragedie in mare sono una fase terminale drammatica ma a suo modo macabramente marginale di un enorme problema che le origina, in paesi segnati dalla povertà, dalle guerre, dall’insicurezza e dall’instabilità per milioni di persone”.

Lo ha scritto su Facebook il deputato del Movimento 5 Stelle Pino Cabras.

“Perciò sono molto contento” ha proseguito “che il vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio abbia posto con forza la questione CFA. A mia memoria, in tanti decenni non ho mai sentito nessun politico europeo di primo piano parlare di questo macroscopico strumento di diseguaglianza economica. Dati gli interessi in gioco, è perfino un atto di coraggio fisico. Ho anche consultato l’archivio on line di Repubblica e nella funzione di ricerca ho scritto “franco CFA”: in 35 anni viene citato solo in 6 articoli degli anni novanta, quasi tutti di Stefano Citati”.

“Credo che sia il momento di accendere i riflettori, soprattutto alla vigilia del trattato franco-tedesco del prossimo 22 gennaio, che sarà anche un cordone protettivo che i padroni del discorso europeo vogliono cingere attorno alla moneta neocoloniale,” ha concluso Cabras.

Ieri Di Maio aveva affermato che la Francia “in Africa continua ad avere delle colonie di fatto, con la moneta, che è il franco, che continua a imporre nelle sue ex colonie”. Sono soldi, aveva spiegato il vicepremier, che Parigi “usa per finanziare il suo debito pubblico e che indeboliscono le economie di quei paesi da dove, poi, partono i migranti”.

Sulla questione si è espresso anche Alessandro Di Battista, che, ospite a Che Tempo che Fa ieri sera, ha mostrato una banconota da 10mila franchi delle colonie francesi e ha detto: “Attualmente, vicino Lione, la Francia stampa questa moneta utilizzata in 14 paesi africani, tutti paesi della zona subsahariana i quali non solo hanno una moneta stampata dalla Francia, ma per mantenere il tasso fisso con l’euro sono costretti a versare circa il 50 per cento dei loro denari in un contro corrente gestito dal Tesoro francese col quale ci pagano una cifra irrisoria del debito pubblico francese pari circa allo 0,5 per cento. Ma soprattutto con questo controllo geopolitico dell’aera, la Francia gestisce la sovranità di questi paesi impedendo la loro legittima indipendenza, la loro sovranità monetaria e fiscale”.

Franco CFA, Manlio Di Stefano: ‘Finalmente si parla di Francia e colonie africane’

“Finalmente si parla di Francia e colonie africane. Sono felice nel constatare che l’argomento del Franco CFA, ovvero del controllo monetario della Francia sulle sue ex colonie africane, sia esploso sulla stampa italiana a seguito di dichiarazioni di Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista. Meglio tardi che mai visto che ne parliamo, seppur con minore risalto, da tempo. Peccato che, in un continuo tentativo di denigrarci invece che di affrontare i problemi reali, la stampa utilizzi anche questo argomento come terreno di scontro col M5S facendo, quindi, da sponda a chi continua a umiliare e sottomettere politicamente Paesi e generazioni di loro cittadini”.

Così su Facebook Manlio Di Stefano, deputato del M5S e sottosegretario agli Affari Esteri.

“Qualcuno” prosegue “si sta impegnando a “‘correggere’ le nostre affermazioni sulla base di esclusive considerazioni economiche tipo ‘il tasso di cambio fisso tra franco CFA e Euro è una garanzia di minore volatilità delle monete locali’ oppure ‘sul deposito al Tesoro francese i Paesi africani prendono la rendita maturata, quindi gli conviene’ e ancora “parliamo solo dello 0.5% del debito francese quindi alla Francia non serve coprirlo così’. Argomenti in parte veri ma assolutamente ininfluenti rispetto a questioni macroeconomiche e politiche”.

“Partiamo dalle prime” spiega Di Stefano “Come affermato da Massimo Amato, professore associato del dipartimento di scienze politiche e sociali della Bocconi, il mantenimento del cambio fisso tra moneta locale ed euro costituisce di fatto un freno allo sviluppo delle economie locali perché ogni espansione del credito interno, dall’aumento delle importazioni a quello dei prezzi, derivanti entrambi dall’aumento dell’attività economica interna, comporterebbero una conseguente variazione del tasso di cambio impedita proprio dal Franco CFA.
Questo significa quindi costringere la società di quei Paesi all’immobilismo, a non svilupparsi, a dipendere sostanzialmente, dell’esportazione di materie prime. Materie prime che, guarda caso, vengono in larga parte gestite dalla Francia grazie alle dirigenze amiche in quei Paesi (coltan, fosfati, oro ecc)”.

“Sempre per stare nel merito” continua l’esponente pentastellato “occorre parlare anche di immigrazione per rispondere a chi sostiene che il numero di immigrati proveniente da quei Paesi sia irrisorio. Premesso che quest’affermazione può essere al massimo contestualizzata temporalmente ma mai detta in termini assoluti, vista la mutevolezza di questo fenomeno, non possiamo non notare come le 15 ex colonie francesi rappresentino oggi territorio di transito dei flussi migratori grazie alla rete criminale locale che sfrutta il fenomeno a suo vantaggio facendo leva sull’assenza di un’economia locale. Le migrazioni rappresentano quindi una parte consistente dell’economia locale in assenza di possibilità di sviluppo alternative.
L’argomento più importante, però, è quello della sudditanza politica. È la politica che in questo caso fa la differenza”.

“Prima di tutto non si capisce il motivo per il quale un Paese straniero debba detenere la valuta forte destinata a sue ex 15 colonie e convertirla in moneta locale controllandone quindi il tasso di cambio e fattori paralleli come l’inflazione. Se non bastasse però, non vi sfuggirà che determinare le politiche monetarie di una fascia così ampia e popolosa di Africa (200 milioni di persone ad oggi) sia un fattore di enorme vantaggio geopolitico e che questa ‘benevolenza’ delle presidenze locali sia un enorme vantaggio per la Francia su temi decisamente prioritari come quello del mantenimento del diritto di veto in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite insieme a USA, Russia, Cina e Gran Bretagna. Da anni infatti si sostiene la tesi di dover rappresentare in questo consesso la UE nel suo insieme invece che un singolo Paese membro. In buona sostanza: il rapporto vantaggioso tra la Francia e le sue ex colonie è esclusivamente riservato alle élite e come sempre questo avviene sulle spalle dei popoli cui viene tolta la speranza. Se vogliamo davvero occuparci di Africa dobbiamo partire da questo, dalle cause dei problemi e non dai sintomi.
Nei prossimi giorni approfondiremo questi temi così che tutti possiate farvene una idea migliore. Avanti così,” conclude Di Stefano.

 

fonti:

Caso diplomatico con Francia per le esternazioni di Di Maio e Di Battista sul “franco coloniale”? …Il fatto è che la verità brucia… Hanno detto quello che i politici non hanno mai avuto il coraggio di dire: la Francia continua a mantenere un ferreo controllo sulle “ex” colonie impoverendole e sfruttando le loro risorse…!

 

https://www.silenziefalsita.it/2019/01/21/franco-cfa-manlio-di-stefano-finalmente-si-parla-di-francia-e-colonie-africane/

https://www.silenziefalsita.it/2019/01/21/di-maio-e-il-franco-cfa-pino-cabras-m5s-dati-gli-interessi-in-gioco-e-perfino-un-atto-di-coraggio-fisico/

 

Caso diplomatico con Francia per le esternazioni di Di Maio e Di Battista sul “franco coloniale”? …Il fatto è che la verità brucia… Hanno detto quello che i politici non hanno mai avuto il coraggio di dire: la Francia continua a mantenere un ferreo controllo sulle “ex” colonie impoverendole e sfruttando le loro risorse…!

 

Francia

 

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Caso diplomatico con Francia per le esternazioni di Di Maio e Di Battista sul “franco coloniale”? …Il fatto è che la verità brucia… Hanno detto quello che i politici non hanno mai avuto il coraggio di dire: la Francia continua a mantenere un ferreo controllo sulle “ex” colonie impoverendole e sfruttando le loro risorse…!

Caso diplomatico tra Francia e Italia dopo le esternazioni del vice premier Luigi Di Maio e del grillino Alessandro Di Battista sul “franco coloniale”. L’ambasciatrice d’Italia in Francia, Teresa Castaldo, è stata convocata al ministero degli Affari Esteri di Parigi, per le parole di Di Maio sulla Francia che ha accusato di “impoverire l’Africa” e aggravare la crisi dei migranti, oltre a chiedere sanzioni europee contro la Francia.

Parigi giudica inaccettabili le osservazioni del vicepremier durante un comizio il 20 gennaio ad Avezzano. Nella serata anche Di Battista era tornato sull’argomento durante la sua intervista a “Che Tempo che fa”.

Signori, la verità è che i grillini, pur nella loro ingenuità, hanno detto quello che da anni i politici di casa nostra e di tutta Etropa non hanno il coraggio di dire:

La Francia continua a mantenere un ferreo controllo delle “ex” colonie. In cambio dell’indipendenza generosamente concessa, ha preteso lo sfruttamento delle loro risorse, pagandole 4 soldi e impedendo la trasformazione locale per ostacolare il loro sviluppo…

Volete saperne di più? Leggete questo:
Quello che i politici non dicono sull’immigrazione – La Francia continua a mantenere un ferreo controllo delle “ex” colonie. In cambio dell’indipendenza generosamente concessa, ha preteso lo sfruttamento delle loro risorse, pagandole 4 soldi e impedendo la trasformazione locale per ostacolare il loro sviluppo…

CHI DI NERO FERISCE, DI NERO PERISCE… Renzi attaccava Di Maio per operai pagati in nero dal padre, ma ecco che salta fuori che lui ed il padre hanno fatto molto di peggio… Ma le Iene queste cose qui mica possono dirle…

Renzi

 

 

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CHI DI NERO FERISCE, DI NERO PERISCE… Renzi attaccava Di Maio per operai pagati in nero dal padre, ma ecco che salta fuori che lui ed il padre hanno fatto molto di peggio… Ma le Iene queste cose qui mica possono dirle…

Lo ammettiamo, La Verità, il quotidiano fondato e diretto da Maurizio Belpietro, non è il massimo come fonte attendibile, ma dato che su buona parte dei media vige l’obbligo di silenzio imposto dal regime di Renzi, ci dobbiamo accontentare…

La Verità, il racconto dell’ex distributore di giornali nell’azienda di Tiziano Renzi: ‘Mai visto un contratto’

La Verità, quotidiano fondato e diretto da Maurizio Belpietro, oggi riporta in prima pagina il racconto di Andrea Santoni, ex distributore di giornali nell’azienda di Tiziano Renzi.

Santoni, si legge sul sito web de La Verità, ha affermato: “Suo figlio ci portava le copie da vendere ai semafori, poi ritirava gli incassi. A noi restava una quota. Mai visto un contratto”. La storia è stata confermata da un altro ex dipendente, spiega Giacomo Amadori, che ha realizzato l’inchiesta.

Secondo Belpietro, Matteo Renzi, attaccando Di Maio sulla vicenda che riguarda il padre, si è lanciato l’ennesimo boomerang:

“Chissà che cosa aveva in mente Renzi quando lunedì è zompato sul caso del papà di Di Maio. Dopo aver visto il servizio delle Iene dedicato al genitore del vicepremier a 5 Stelle, l’ex segretario del Pd aveva dato fuoco alle polveri,” scrive il giornalista nel suo editoriale di oggi.

insomma… CHI DI NERO FERISCE, DI NERO PERISCE… ed ennesima figura di merda inanellata da Renzi…

Che strano Paese il nostro. Se il padre di Di Maio invece che pagare in nero un operaio, avesse rubato 6,6 milioni all’Unicef nessuno si sarebbe scandalizzato…!

 

Di Maio

 

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Che strano Paese il nostro. Se il padre di Di Maio invece che pagare in nero un operaio, avesse rubato 6,6 milioni all’Unicef nessuno si sarebbe scandalizzato…!

 

Ci ricorda Marco Travaglio da Il Fatto Quotidiano:

È il decreto 36 del 10.4.2018 del governo Gentiloni (già dimissionario dopo le elezioni e in carica per gli affari correnti), che ha abolito la procedibilità d’ufficio per l’appropriazione indebita. Da allora quel reato è processabile solo se le vittime querelano gl’indagati. Guardacaso la Procura di Firenze aveva appena inquisito il cognato di Renzi, Andrea Conticini, e i suoi fratelli Alessandro e Luca: il primo per riciclaggio, gli altri due per appropriazione indebita. Secondo i pm, 6,6 milioni di dollari che l’Unicef, Fondazione Pulitzer e altre onlus americane e australiane credevano di devolvere ai bimbi africani sarebbero finiti in conti bancari personali riconducibili al terzetto. Appena entrato in vigore il decreto, i pm fiorentini hanno scritto a Unicef &C. per sollecitarli a sporgere querela: altrimenti, con le nuove regole, il processo sarebbe morto lì e addio soldi. Ma nessuno lo fa, rinunciando inspiegabilmente al maltolto: il processo non partirà neppure. E questo a causa del decreto ad cognatum del Pd che, naturalmente, si applica a tutti i processi per appropriazione indebita.

………………………

QUANDO I SOLDI DI UNICEF FINIRONO AL COGNATO DI RENZI

La prima è quella dei Renzi, Eventi 6, che allora si chiamava ancora Chil Promozioni e le altre due società sono dei coniugi Patrizio Donnini e Lilian Mammoliti, renziani della prima ora. I Conticini giurano che i soldi sono stati usati per far sorridere i bambini africani con la Play Therapy e l’avvocato Federico Bagattini ha fatto ricorso al Tribunale del riesame.

Alessandro Conticini (40 anni ex dirigente dell’Unicef poi socio e direttore della londinese Play Therapy Africa Ltd con la moglie francese Valerie Quere, 42 anni) è accusato insieme a Luca Conticini (35 anni, gemello del terzo fratello Andrea, cognato di Renzi) di appropriazione indebita in concorso con il padre Alfonso, poi deceduto, “dal 2011 e fino al gennaio 2015 in Castenaso (Bologna) in relazione a somme di denaro corrisposte da Operation Usa e Unicef a Play Therapy Africa Limited (Pta Ltd) e da questa stornate, in assenza di idonea causale, in favore di Conticini Alessandro”.

La difesa dei Conticini è che la Play Therapy Africa era una società privata dei due coniugi. In realtà fino al 7 marzo 2013, pochi mesi prima della sua chiusura, apparteneva solo per due terzi ai coniugi Conticini ma per il terzo restante era della Play Therapy International, che ha sciolto l’affiliazione con la Pta Ltd. La rappresentante di Pti nella Pta Ltd, Monika Jephcott, si è dimessa da ‘secretary’ di Pta sempre il 7 marzo 2013. Secondo i pm di Firenze Alessandro Conticini avrebbe preso per sé i soldi destinati alle terapie per i bambini africani da Unicef e Operation Usa. Mentre il fratello, cognato di Renzi, è accusato di reimpiego dei capitali (art. 648 ter, che prevede nei primi due commi il riciclaggio) “commesso in Firenze nel corso del 2011 in relazione a somme di denaro provento del reato sopra indicato impiegate per l’acquisto di partecipazioni societarie in nome e per conto di Alessandro Conticini”. Il punto è che Andrea Conticini ha comprato in nome e per conto del fratello Alessandro quote solo di tre società in Firenze. La più famosa è la Chil promozioni Srl (poi denominata Eventi 6) dei Renzi.

Il 21 febbraio del 2011 davanti al notaio Claudio Barnini di Firenze ci sono le due sorelle e la mamma del premier più il cognato. Benedetta e Matilde Renzi con Laura Bovoli sono già azioniste mentre Andrea Conticini, in nome e per conto di Alessandro, partecipa all’aumento di capitale da 10 mila a 12 mila e 500, con sovraprezzo di 47 mila e 500. In pratica Alessandro Conticini prende una quota del 20 per cento (che poi cederà nel 2013) e mette 50 mila euro nel capitale della Eventi 6.

Matteo Renzi è stato socio e collaboratore di Chil Srl fino al 2003 e poi dirigente in aspettativa di Eventi 6 fino al 2014. Undici giorni prima, il 10 febbraio del 2011, Andrea (in nome e per conto di Alessandro) Conticini compra anche le quote di altre due società del giro renziano: il 20 per cento di Dot Media da Patrizio Donnini (uomo comunicazione di Matteo Renzi e di altri esponenti Pd) per 2 mila euro e il 30 per cento della Quality Press (in liquidazione dal 2013) dalla moglie di Donnini, Lilian Mammoliti, per 30 mila euro. La storia più imbarazzante però resta quella della Eventi 6. La società destinataria dei 50 mila euro dei Conticini non è una srl qualsiasi. Renzi, come raccontato dal Fatto, è stato assunto poco prima di essere candidato nel 2003 alla Provincia e da allora, grazie a questo trucchetto, i suoi lauti contributi pensionistici sono stati versati dalla Provincia e poi dal Comune di Firenze per 10 anni. Il premier si è licenziato dopo i nostri articoli percependo un Tfr che dovrebbe essere pari a circa 48 mila euro. Se l’ipotesi della Procura è giusta, da un lato la società delle sorelle e della mamma incassava dal cognato nel 2011 il capitale di Alessandro Conticini, frutto di appropriazione indebita, e dall’altro lato poi pagava nel 2014 il Tfr per il premier-dirigente in aspettativa.

Insomma, Unicef e PD sono una grande famiglia. Voi date i soldi per Unicef, e finiscono a Renzi.

da: https://voxnews.info/2017/12/27/quando-i-soldi-di-unicef-finirono-al-cognato-di-renzi/

L’economista Antonio Maria Rinaldi: “Il capolavoro della Commissione UE: aprire procedura di infrazione per debito eccessivo contro Italia per inadempienze del 2016-17 addebitandole all’attuale governo, in carica dal giugno 2018″…!

 

Rinaldi

 

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L’economista Antonio Maria Rinaldi: “Il capolavoro della Commissione UE: aprire procedura di infrazione per debito eccessivo contro Italia per inadempienze del 2016-17 addebitandole all’attuale governo, in carica dal giugno 2018″…!

Forse non ci avete fatto caso. O forse non siete stati abbastanza informati da Tg e giornali, ma la Commissione UE ha aperto una procedura infrazione per debito per colpire il governo in carica (in carica dal giugno 2018) per debito eccessivo maturato tra il 2016 ed il 2017

Questa puttanata l’economista Antonio Maria Rinaldi l’ha definita ironicamente “Il capolavoro della Commissione UE”

Il problema è che la gente ancora non ha capito che stanno bocciando ancora una volta il governo PD.

E c’è ancora chi fa il gallo sulla monnezza

By Eles

 

Renzi e Gentiloni hanno messo nei guai l’Italia

L’Italia è ufficialmente nei guai, perché ieri la commissione europea ha dato il via alla procedura per debito eccessivo. Lo ha fatto scrivendo un report di 21 pagine, che contiene una sorpresa: la base formale della contestazione ha poco o nulla a che vedere con la manovra del governo guidato da Giuseppe Conte, perché è relativa al risultato del debito pubblico negli anni 2016 e 2017. A mettere l’Italia nei guai quindi sono stati Matteo Renzi e Paolo Gentiloni. La procedura di infrazione è l’ultimo meraviglioso regalo del Pd agli italiani.

Ecco il passaggio chiave di quel documento: “Sulla base dei dati notificati e delle previsioni dell’autunno 2018 della Commissione, l’Italia non ha rispettato il parametro di riduzione del debito nel 2016 (gap del 5,2% del PIL) o nel 2017 (gap del 6,6% del PIL)”. E ancora: “complessivamente, la mancanza di conformità dell’Italia con il parametro di riduzione del debito nel 2017 fornisce la prova dell’esistenza prima facie di un disavanzo eccessivo ai sensi del patto di stabilità e crescita, considerando tutti i fattori come di seguito esposti. Inoltre, in base ai piani governativi e alle previsioni dell’autunno 2018 della Commissione, l’Italia non dovrebbe rispettare il parametro di riduzione del debito nel 2018 o nel 2019”. Le parole sono chiare, anche se quel che è accaduto ieri è piuttosto fumoso e difficile da spiegare se non ricorrendo ai gargarismi della euroburocrazia.

Che l’Italia non vada tanto d’accordo con l’attuale gruppo di comando a Bruxelles è un dato di fatto, e che non sia stata usata molta diplomazia per evitare lo scontro è vero. Di fronte alla bocciatura già da giorni vaticinata negli ambienti della commissione però mi chiedevo: come fanno ad aprire per l’Italia una procedura per avere sfondato il rapporto deficit/pil oltre il 3% se la manovra di bilancio per il 2019 prevede un rapporto del 2,4% quindi ben inferiore a quella soglia? La risposta degli azzeccarbugli era questa: vero che l’Italia non ha sfondato il 3% ma la procedura per deficit eccessivo nella normativa dell’area dell’euro si può contestare anche ai paesi che non rispettano la regola del debito, che non potrebbe superare il 60% del Pil. Ed è questa la scelta, ma è un po’ come avere scoperto l’acqua calda: da quando esiste l’euro l’Italia non è mai stata in regola sul debito, sempre ampiamente sopra il 100% del Pil. Dopo avere chiuso un occhio per venti anni sembra curioso che la commissione Ue li apra tutti e due solo ora. Ed è anche un pizzico rischioso, perché secondo le previsioni per il 2019 il debito medio dei paesi dell’area dell’euro sarà pari all’85% del loro Pil. Sette paesi (oltre all’Italia anche Grecia, Francia, Spagna, Portogallo, Belgio e Cipro) hanno e avranno il debito sopra il 100% del loro Pil, e altri 3 fra il 60 e il 90% del loro Pil: dieci paesi violerebbero quindi la regola, e solo l’Italia verrebbe punita. Per dare quello schiaffone però era necessario posarsi su fatti concreti e non solo su previsioni future. Per questo la contestazione Ue poggia sulla deviazione robusta e sicura dell’Italia dalla regola del debito per due anni consecutivi: il 2016 e il 2017, aggiungendo che secondo le previsioni il rientro dal debito sarà nullo o comunque molto inferiore a quel che era previsto sia nel 2018 che nel 2019, per cui però non ci sono ancora dati certi. Hanno quindi poco da stracciarsi le vesti e da fare appelli struggenti alla coscienza di Conte o di Matteo Salvini e Luigi Di Maio i vari Renzi, Gentiloni e Piercarlo Padoan: perché ad avere creato il danno che la Ue ci contesta sono stati proprio loro…

tratto da: https://www.iltempo.it/politica/2018/11/22/news/manovra-economica-bocciata-ue-commissione-europea-salvini-di-maio-renzi-gentiloni-1096411/

Terra dei Fuochi, Di Maio: “Sembra incredibile, ma ci rimproverano di non stare facendo in 5 mesi quello che gli altri non hanno fatto in 20 anni”

 

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Terra dei Fuochi, Di Maio: “Sembra incredibile, ma ci rimproverano di non stare facendo in 5 mesi quello che gli altri non hanno fatto in 20 anni”

“Sembra incredibile, ma ci rimproverano di non stare facendo in 5 mesi quello che gli altri non hanno fatto in 20 anni”.

Lo ha scritto il vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio in un post pubblicato sulla propria pagina Facebook.

“Ma nessun problema,” ha proseguito il vicepremier “accettiamo di buon grado la sfida di fare in pochi mesi quello che gli altri o non hanno fatto o hanno contribuito a peggiorare. Se il protocollo che abbiamo firmato oggi lo avessero firmato 10 anni fa, oggi staremmo tutti molto meglio”.

“Quando nella Terra dei fuochi abbiamo iniziato a combattere combustione e interramento,” ha ricordato Di Maio “si sono inventati la combustione degli impianti, e magari poi la camorra se ne inventerà un’altra ancora. Ma noi non dobbiamo darle respiro: i camorristi dovranno morire di fame”.

“Ero certo che nominando Sergio Costa ministro dell’Ambiente” ha spiegato “avremmo avuto la sicurezza di sapere come affrontare la Terra dei Fuochi. Girando la faccia dall’altra parte l’abbiamo creata anche un po’ noi la Terra dei Fuochi, ma ora basta. Adesso dovete chiedere a tutti gli Enti pubblici di rispettare quello che c’è scritto nel Protocollo, da cittadini responsabili e informati”.

“Noi non vi lasceremo mai soli, non fatelo nemmeno voi. Oggi il presidente Giuseppe Conte ha spiegato ad Aurora che il governo non ha la bacchetta magica, ma lei gli ha dato una grande risposta: ‘Non c’è bisogno della bacchetta magica, la bacchetta magica dobbiamo essere noi’. Impariamo a memoria la lezione di questa piccola grande donna,” ha concluso Di Maio.

Ieri il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, a margine della riunione con gli altri ministri, ha scritto su Facebook:

“Lo abbiamo promesso e lo stiamo facendo: abbiamo portato in terra dei fuochi il nostro piano operativo per affrontare fin dalla radice il dramma dei roghi tossici, che lasciano nell’angoscia migliaia di cittadini. Sono più di 25 azioni che vedono coinvolti tra gli altri ministri Alfonso Bonafede Luigi Di Maio Barbara Lezzi Giulia Grillo e proprio con loro lo abbiamo portato questa sera sul palco a Caivano per dire a tutti i cittadini che combattono contro l’inquinamento che non sono soli”.

tratto da: https://www.silenziefalsita.it/2018/11/20/terra-dei-fuochi-di-maio-sembra-incredibile-ma-ci-rimproverano-di-non-stare-facendo-in-5-mesi-quello-che-gli-altri-non-hanno-fatto-in-20-anni/

A proposito di “Puttane e sciacalli”… Raggi assolta: dove sono le scuse dei giornali che l’hanno infangata?

 

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A proposito di “Puttane e sciacalli”… Raggi assolta: dove sono le scuse dei giornali che l’hanno infangata?

“Per mesi l’hanno chiamata Oca del Campidoglio, Bambolina, Marchesa del Grillo. Da innocente, l’hanno condannata mediatamente, ricoperta di false accuse e insulti imbarazzanti. Oggi, dopo l’assoluzione, dove sono le scuse di quei giornali che invece di occuparsi dei dettagli del processo, hanno provato a influenzare negativamente l’opinione pubblica? Invece di raccontare i fatti, hanno fatto per due anni e senza mai una tregua pressioni, sfornato articoli con retroscena raccapriccianti, ridicoli e falsi. E questa la chiamano informazione? Questa è squallore, menzogna!”

Lo scrive in un post sul proprio blog ufficiale il M5S, che riporta alcuni “vergognosi esempi”:

«“La fatina e la menzogna”, “mesto déjà vu di una stagione lontana, quella della Milano di Mani Pulite”, “la Raggi è inseguita dallo schianto dell’ennesimo, miserabile segreto, custodito dai ‘quattro amici al bar’: una polizza sulla vita”, “Romeo ha un legame privato, privatissimo con la Raggi, in pieno conflitto d’interesse”, “Quelle polizze potrebbero avere un’origine non privata, ma politica… una ‘fiche’ puntata su una delle anime del M5S romano, quella ‘nero fumo’”, “il rebus della provenienza dei fondi”, “Soldi di chi? Per garantirsi quale ritorno?”, “tesoretti segreti e ricatti” per “garantire un serbatoio di voti a destra” (Repubblica, 3.2.2017).»

“Vergognatevi. Vergognatevi. Rivergognatevi,” commentano i 5Stelle, che aggiungono:

“Diciamolo chiaramente: oltre alla deontologia professionale che gli impone di essere sempre super partes, i giornali hanno preso e prendono anche soldi pubblici, soldi degli italiani. E per tale motivo hanno l’obbligo di raccontare sempre, e solo, la verità dei fatti e non fare politica per i loro partiti di riferimento che nel corso degli anni hanno elargito fior di quattrini ai loro editori!”

“I giornali” prosegue il post “non devono fare propaganda, ma devono informare. Da troppo tempo i giornali, invece, fanno politica e provano a influenzare i cittadini. Una cosa è certa: troppi editori sono in chiaro conflitto di interesse.
Per questo motivo aboliremo i finanziamenti pubblici all’editoria. Perché questi soldi (degli italiani!) sono finiti nelle tasche dei giornali di “regime” che invece di svolgere correttamente il proprio lavoro hanno dato linfa ad una raccapricciante propaganda politica. Con il MoVimento questo scempio finirà!”.

“Ps. Virginia vai avanti e non mollare mai. Tutto il MoVimento è con te,” conclude il M5S.