Negli ultimi 7 anni: Pd 1043 ARRESTI. Centrodestra 978 ARRESTI. M5s 1 ARRESTO… Ma di cosa vogliamo ancora parlare?

 

ARRESTI

 

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Negli ultimi 7 anni: Pd 1043 ARRESTI. Centrodestra 978 ARRESTI. M5s 1 ARRESTO… Ma di cosa vogliamo ancora parlare?

 

La questione morale

Dopo la bufera giudiziaria che si è abbattuta sulla sanità in Umbria e sul Partito Democratico, ieri il segretario del PD Nicola Zingaretti ha detto di voler condurre una battaglia etica e morale per selezionare la classe politica. Bene. Allora inizi già oggi stesso a mandare via dal suo partito gli arrestati e i condannati.

Tutta la storia del Pd è piena di questi episodi. Inchieste per reati gravissimi: corruzione, associazione a delinquere, appalti e concorsi pubblici truccati, favoreggiamento.

Nei 1043 arresti (!!) che hanno travolto il Partito Democratico negli ultimi 7 anni, quante volte sono state cacciate le persone coinvolte? Sappiamo bene che il gioco mediatico prende sempre di mira il MoVimento 5 Stelle. Ma parliamoci chiaro: il MoVimento, dalla sua nascita, ha avuto un solo arresto per corruzione. Uno. E nel giro di un’ora ha mandato via la persona arrestata, libero di difendersi dove e come meglio crede ma lontano dal MoVimento. Lontano.

Perché per noi le istituzioni, cioè la “cosa pubblica“, non possono essere lasciate nelle mani di presunti criminali o delinquenti, di corrotti o di corruttori o di chi tenta di perseguire fini privati e non pubblici. Il bene collettivo deve rimanere integro. A prescindere dalle sentenze. Tutti hanno il diritto e la possibilità di difendersi nei Tribunali, nel frattempo però gli interessi dello Stato e dei cittadini devono essere salvaguardati.

E questo spetta solo ai partiti che hanno una grande responsabilità. L’inchiesta che sta mettendo in luce un “sistema criminale” in Umbria, purtroppo, non è una novità. È consuetudine! Pochi mesi fa il presidente della Regione Basilicata Marcello Pittella, anche lui del Partito Democratico, è finito ai domiciliari per casi di corruzione nella Sanità. Un’altra volta. Un altro scandalo sulla pelle dei cittadini.

Qual è il motivo per cui i partiti davanti a fatti gravissimi come questi, davanti a prove e intercettazioni, davanti ad evidenti squallide condotte non cacciano le persone coinvolte? Cosa aspetta Zingaretti a ripulire il Pd umbro o quello lucano?

Qual è la missione di una forza politica se non quella di fare l’interesse pubblico?

Noi lo facciamo. Non vi accorgerete della differenza?

 

fonte: https://www.ilblogdellestelle.it/2019/04/la-questione-morale.html

Come si fa a portare un partito (Il Pd) dal 40% a meno del 20%…? Oltre alle porcate di Renzi, alle banche della Boschi ed ai delinquenti in doppio petto, basta avere gente tipo LUIGI ZENDA, che in un momento così critico, PROPONE L’AUMENTO DEGLI STIPENDI DEI PARLAMENTARI…!

 

ZENDA

 

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Come si fa a portare un partito (Il Pd) dal 40% a meno del 20%…? Oltre alle porcate di Renzi, alle banche della Boschi ed ai delinquenti in doppio petto, basta avere gente tipo LUIGI ZENDA, che in un momento così critico, PROPONE L’AUMENTO DEGLI STIPENDI DEI PARLAMENTARI…!

 

Zanda suicida il Pd: alziamo gli stipendi dei parlamentari

IL NUOVO TESORIERE – PRIMA HA PROPOSTO DI RIPRISTINARE IL FINANZIAMENTO PUBBLICO AI PARTITI, ORA DI FAR SALIRE GLI ASSEGNI. E ZINGARETTI RINGRAZIA

(di Ilaria Proietti – Il Fatto Quotidiano) – Ma quale casta e casta. Il neo tesoriere del Pd, Luigi Zanda, ha le idee chiare: bisogna ribellarsi alle pulsioni della pancia del Paese che si ostina a ritenere indennità e vitalizi parlamentari come un odioso privilegio della politica. E allora per scongiurare che vengano messe ancora le mani nelle tasche degli eletti, bisogna agganciare i loro stipendi a quelli dei parlamentari europei. Che sono più alti anche di 5 mila euro rispetto ai 14 mila che di media spettano in Italia.

Senza timore di sollevare polemiche, Zanda ha presentato un progetto di legge che, se approvato, arricchirà le buste paga dei colleghi di Camera e Senato dove siede da anni. Del resto, per Zanda, sono in ballo i sacri principi, più che gli onorevoli portafogli: “In tutti gli ordinamenti democratici di stampo liberale ai membri del Parlamento è riconosciuto uno status volto a garantire la dignità e l’indipendenza dovute a chi rappresenta il popolo sovrano”, ha scritto nel testo depositato a Palazzo Madama a fine febbraio, pochi giorni prima di assumere il nuovo incarico a cui lo ha chiamato Nicola Zingaretti.

Un documento in cui stigmatizza i tagli e i tagliuzzi intervenuti negli ultimi anni. E adottati “in nome di un’impropria e allarmante identificazione del trattamento economico dei parlamentari con un odioso privilegio”. Poco più che “pulsioni” che, a suo dire, bisogna avere il coraggio di ignorare in nome della Costituzione. Perchè i ritocchi agli stipendi degli eletti hanno contribuito a una “sistematica erosione della credibilità della funzione parlamentare”. Proprio così. E del resto era stato lo stesso Zanda a rilanciare l’idea di un tesoretto da 90 milioni da distribuire ai partiti per limitare i danni connessi alla fine del finanziamento pubblico.

Un uno-due in puro stile Tafazzi, destinato a mette a dura prova il Pd. Di cui peraltro al Nazareno non sentivano il bisogno dopo gli ultimi tracolli elettorali: ovunque si sia votato nell’ultimo anno è stato un bagno di sangue. Ma evidentemente si punta a fare di più: in fondo a maggio ci sono pure le Europee, meglio non correre il rischio di vincerle. Ora la fortuna del neo-segretario Zingaretti è che è già di suo sulla via della calvizie. Ma sicuramente gli è andato di traverso il dileggio del capogruppo del Movimento 5 Stelle, che ieri ha festeggiato l’ok al decretone brindando alla buvette del Senato con un prosecco di cittadinanza con il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte: “Cosa dice Zingaretti su questo? È d’accordo con le proposte del suo tesoriere? Perché mentre il suo partito vuole dare più soldi ai partiti e ai politici, rigetta un confronto con Di Maio sul salario minimo orario e critica il reddito di cittadinanza?”, ha scritto su Facebook, Stefano Patuanelli. Contento come una Pasqua non solo per le misure appena approvate, ma pure per il regalo inatteso che gli ha fatto Zanda per la prossima campagna elettorale.

Ma che prevede la sua ricetta di revisione? Sostanzialmente l’aggancio degli stipendi dei parlamentari italiani a quelli dei loro colleghi dell’Europarlamento. D’altronde se l’orizzonte politico è continentale non c’è niente di strano: solo che l’europeismo, a livello di stipendi, facendo due conti significa un discreto aumento. Se, infatti, l’indennità lorda è più bassa (motivo per cui Zanda sostiene che con la sua legge lo stipendio “è leggermente inferiore), salgono assai sia la diaria per le spese di soggiorno che “un’indennità erogata a titolo di rimborso delle spese generali”: entrambe voci esentasse e, nella nuova formulazione, la seconda esente pure dalla fastidiosa incombenza di essere decurtata per pagare i cosiddetti “portaborse” (a quelli si provvede in un altro comma, in cui – grazie a Zanda – si stabilisce che il rimborso sia concesso solo in presenza di spese “effettive”, così come per i viaggi, oggi pagati invece a forfait).

Quanto al resto, a parte l’ incasso mensile che – a stare alla media dell’Europarlamento oscillerebbe tra i 16 e i 19mila euro contro gli attuali 14mila – il nuovo tesoriere del Pd si preoccupa di prevedere anche un’indennità transitoria a carattere temporaneo, il cui diritto matura allo scadere del mandato parlamentare (una sorta di liquidazione); una pensione di sostegno in caso di invalidità insorta nel corso del mandato; infine un trattamento differito per garantire agli ex parlamentari una meritata serenità al compimento del 63esimo anno di età: insomma un vitalizio non di natura previdenziale, ma assicurativa, calcolato sul metodo contributivo e non con il sistema retributivo come per gli europarlamentari, ma, del resto, non si può avere tutto dalla vita.

M5S, Paola Taverna: “Pd e Forza Italia sempre uniti, anche contro il reddito di cittadinanza. Ma come si fa a sedere in Parlamento ed a contrastare l’unica misura che può contrastare le disuguaglianze sociali…?”

Paola Taverna

 

 

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M5S, Paola Taverna: “Pd e Forza Italia sempre uniti, anche contro il reddito di cittadinanza. Ma come si fa a sedere in Parlamento ed a contrastare l’unica misura che può contrastare le disuguaglianze sociali…?”

“Oggi si chiude un cerchio. Un cerchio che si è aperto circa sei anni fa, quando prendevo la parola in quest’Aula per raccontare la fine di un’impietosa storia italiana, che ha contribuito al declino morale ed economico del Paese. Stavolta invece intervengo a nome di tutto il MoVimento 5 Stelle, del quale mi onoro e sono fiera di far parte, per segnare l’inizio di una nuova storia”.

Lo ha detto la senatrice del M5S Paola Taverna intervenendo in aula al Senato.

“Una storia” ha proseguito “che affonda le proprie radici nella nostra Costituzione e che abbatte finalmente quegli ostacoli economici e sociali che, per colpa dell’ignavia e del menefreghismo di una vecchia politica, hanno fin qui impedito ai cittadini di essere uguali e liberi allo stesso modo”.

“Oggi la nostra Costituzione,” ha affermato l’esponente pentastellata “quella che il Pd voleva ridurre a brandelli, riceve attuazione. Oggi lo Stato guarda a chi è stato lasciato indietro, molto indietro, in un angolo, a chi è stato messo nelle condizioni di credere di essere un fallito, di smettere di sperare nel futuro”.

“L’Italia solo 5 anni fa si ritrovava un condannato che sedeva ancora in Parlamento, dopo essere stato per 20 anni al Governo a suon di leggi ad personam; era appena finito un Governo tecnico che scriveva le leggi solo per l’Europa e ne stava per iniziare un altro che le leggi le faceva per amici e banche, banche degli amici e amici delle banche.
E poi, e poi siamo arrivati noi che dall’opposizione abbiamo iniziato subito dando battaglia in Parlamento per una misura di lotta alla povertà.
Ora i ruoli sono invertiti noi siamo il governo e voi opposizione. Pd e Fi sempre uniti, anche contro il reddito di cittadinanza.
Come si fa a sedere in Parlamento e a contrastare l’unica misura che può abbattere le disuguaglianze sociali nel nostro Paese???
Per tanti, troppi anni questo grande Paese è stato svilito, umiliato, mangiato pezzo per pezzo da quella destra e da quella sinistra che, senza un briciolo di vergogna, oggi vanno sbandierando l’intenzione di raccogliere le firme per un referendum contro il Reddito di Cittadinanza. Non gli è bastato distruggere lo Stato sociale creando un abisso tra ricchi e poveri,” ha detto ancora Taverna, che ha concluso: “noi del Movimento abbiamo tanti difetti, ma due cose nessuno ce le può negare: abbiamo un cuore grande e la testa dura. Perché a noi hanno insegnato che bisogna cominciare a fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso ci siamo sorpresi a fare l’impossibile”.

Guarda il video:

 

fonte: https://www.silenziefalsita.it/2019/02/27/m5s-taverna-pd-e-fi-sempre-uniti-anche-contro-il-reddito-di-cittadinanza-contrastano-lunica-misura-che-puo-abbattere-le-disuguaglianze-sociali/?fbclid=IwAR23BbjkBnwC_jszDLr8sgg2J8FfMxc4d3869RVAfDBUfk_MsJe0MU6ueEI

Il Pd contro Taglio Parlamentari: “Assassinio della democrazia” …Perchè per loro “democrazia” è assicurarsi una poltrona d’oro ciascuno. Anche a costo di presentare una cretina a Bolzano, a 400km da casa (dove l’avrebbero presa a randellate)…

 

Taglio Parlamentari

 

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Il Pd contro Taglio Parlamentari: “Assassinio della democrazia” …Perchè per loro “democrazia” è assicurarsi una poltrona d’oro ciascuno. Anche a costo di presentare una cretina a Bolzano, a 400km da casa (dove l’avrebbero presa a randellate)…

Non ci basta tagliare le poltrone di Camera e Senato, vogliamo andare oltre: tagliare lo stipendio di tutti i parlamentari”, scrive su Facebook Manlio Di Stefano, sottosegretario M5s agli Esteri. “Stop ai mega stipendi, conditi da preziose indennita’ e innumerevoli benefit, da 15-20 mila euro al mese. Con quale coraggio – domanda – le vecchie forze politiche parlano di piu’ lavoro, meno tasse e rispetto dei cittadini quando in tutti questi anni non hanno saputo rinunciare nemmeno a mezzo privilegio. Ripeto: con quale coraggio?”. “A differenza loro, noi ce lo dimezziamo gia’ da 6 anni e siamo abituati a mantenere le promesse come abbiamo dimostrato in questi mesi di governo. Dunque – conclude – se diciamo che taglieremo lo stipendio di tutti i parlamentari… potete crederci! I privilegi della politica, grazie al Movimento 5 stelle, hanno le ore contate”.

Ma non tutti sono daccordo. Per il Pd, ad esempio, la riforma voluta dal M5s è un’arma di “distrazione di massa” e, per dirla con le parole della deputata Debora Serracchiani, “il vero obiettivo dei 5 stelle è il taglio della democrazia” – “Si sta portando a termine l’assassinio della democrazia”

Ma poverini, lo sapete: per loro la democrazia è avere ognuno una bella poltrona d’oro sotto il sedere. E se la gente a dir poco ti schifa che fai? Te ne vai in un collegio ultrablindato, magari di Bolzano, lontano da chi ti prenderebbe volentieri a randellate sui denti ed essere eletto in barba alla volontà della gente…

Ora, ripeto poverini, con meno poltrone a disposizione, qualcuno prenderà freddo al culetto…

By Eles

Reddito di cittadinanza? “Raccolta di firme per abrogarlo” – da Pd a Fi e FdI, la casta si mobilita: il primo referendum della storia contro i poveri…!

 

Reddito di cittadinanza

 

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Reddito di cittadinanza? “Raccolta di firme per abrogarlo” – da Pd a Fi e FdI, la casta si mobilita: il primo referendum della storia contro i poveri…!

Da Il Fatto Quotidiano:

Reddito di cittadinanza? “Raccolta firme, abrogare”: da esponenti Pd a Fi e FdI, fronte per il referendum contro i poveri

Il primo ad avere l’idea, chiedendo “una grande mobilitazione civica”, è stato l’ex sottosegretario dem Sandro Gozi. E trova il consenso di Vittorio Feltri (“sceneggiata napoletana”), rilanciato a sua volta da Mara Carfagna. Giorgia Meloni, segretaria di Fratelli d’Italia, schiera il suo partito per la raccolta firme. Sostenendo, mentre vuole togliere i soldi a chi non arriva a fine mese, “che lo Stato deve aiutare chi non può”. Intanto la Boschi twitta contro “una vita in vacanza” (e lo Stato Sociale si dissocia)

Una “truffa”, tutta “fuffa mediatica e controproducente”. Una “patacca”. In una parola: da abolire il prima possibile. Le opposizioni, capitanate da esponenti del Partito democratico, hanno avuto questa idea per contrastare il reddito di cittadinanza del Movimento 5 stelle: raccogliere le firme per cancellare la legge. Poco importa se ancora non è entrata in vigore, loro sono già pronti a mobilitarsi: raccolte firme, banchetti e campagne civiche. Tutto finalizzato, di fatto, a un referendum contro i poveri. Perché il problema, per i promotori, non sono le modalità di attuazione, i paletti, i limiti. Ma proprio il reddito in sé.

Il primo ad avere l’idea è stato l’ex sottosegretario agli Affari europei del Pd Sandro Gozi: il grande europeista che rivendica di essere vicino ad Emmanuel Macron, anche ora che il presidente francese è assediato dai gilet gialli. E anzi, dalle colonne del Foglio, ha lanciato l’idea della campagna per un referendum abrogativo. “E’ l’occasione per una grande mobilitazione civica”, è la sua spiegazione. “Sono disposto a metterci subito la facciacontro questo obbrobrio”. Sul carro dei sognatori è salito subito Vittorio Feltri, che sulle pagine di Libero ha lanciato un appello ai berluscones (parole sue) perché si mobilitino contro “la sceneggiata napoletana“. Poco dopo si sono unite l’azzurra Mara Carfagna, che l’ha definita “un’idea da non sottovalutare”, e addirittura la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, teorica della destra sociale, che ha praticamente già iniziato la raccolta firme. Il Partito democratico, in ogni caso, fa il timido: c’è stata sì la spinta di Gozi, ma non tutti hanno ancora avuto il coraggio (o la lucidità) di appoggiarlo pubblicamente. Forse voleva andare in suo aiuto l’ex ministra Maria Elena Boschiquando su Twitter ha evocato direttamente il successo de lo Stato Sociale allo scorso Sanremo e ha attaccato il reddito dei grillini, dicendo che ora l’inno sarà “Una vita in vacanza”. Non l’hanno presa bene quelli della band bolognese, ma neppure molti degli elettori in rete.

Le parole di Gozi hanno sorpreso molti dentro il Partito democratico. Anche perché il primo embrione dell’annunciato reddito di cittadinanza l’avevano studiata loro quando erano al governo. Il famoso Rei, reddito di inclusione, era più o meno questo: un tentativo di riprendere il terreno perso a sinistra rilanciando con una misura simile e che, al tempo, sognava di essere innovativa. Forse l’ex sottosegretario nemmeno era d’accordo ai tempi, sta di fatto che ora ha deciso di guidare la battaglia per cancellare la riforma M5s. “Anche se la legge ancora non c’è, è giunto il momento di dar vita al comitato promotoreper un referendum che abroghi il reddito di cittadinanza, e io sono disposto a metterci subito la faccia”, ha detto Gozi nei giorni scorsi, facendo seguito al suo intervento su il Foglio. “La battaglia per cancellare immediatamente questo reddito di cittadinanza”, è la motivazione del democratico, “coincide con quella di chi afferma che bisogna andare avanti, investire nelle infrastrutture, credere nelle proprie capacità sia a livello personale sia come popolo. Insomma, è la battaglia di chi crede che il lavoro si crei con lo sviluppo, e non con i sussidi”. Anzi, per Gozi, l’idea migliore sarebbe quella di partire “dalla piazza di Torino, dove si manifesta per il sì alla Tav”. Perché le due campagne, sempre secondo Gozi, sarebbero strettamente collegate. Quindi ha chiuso la sua argomentazione con una precisazione: “Questo referendum non sarà per opporsi a chi sostiene che serva una misura di sostegno al reddito, d’inclusione sociale e di accompagnamento al lavoro. No: si tratta di un referendum fatto contro questo reddito di cittadinanza, questo obbrobrio partorito dal governo grilloleghista. Un referendum non contro il principio sacrosanto di aiutare gli ultimi, di accompagnare le persone nella ricerca di un lavoro dignitoso, ma un referendum contro una misura pensata male e scritta peggio, una mancia indegna che non garantisce lavoro e che anzi incentiva il nero”.

Lo Stato Sociale

@lostatosociale

Noi, cara @meb, preferiamo la piena automazione o un reddito di cittadinanza vero, non l’ennesimo sussidio di disoccupazione.
Venite a cena con noi invece che con i leghisti per parlare di cose realmente di sinistra.

maria elena boschi

@meb

Dice Di Maio che col reddito di cittadinanza da oggi cambia lo Stato Sociale. La colonna sonora infatti diventa “Una vita in vacanza”

I colleghi del Pd intanto non sono rimasti a guardare. Se è pur vero che nessuno ha ancora avuto il coraggio di unirsi nella campagna per la raccolta firme per fare il referendum contro i poveri, la maggior parte ha comunque scelto di condannare la riforma come “una truffa su tutta la linea”. “E’ una patacca, infarcita di paletti per ridurre la platea degli utilizzatori, che sarà pagata a caro prezzo da tutti con aumento delle tasse e dell’Iva”, ha detto il senatore Andrea Marcucci su Twitter al grido di “Paga il popolo”. Ma l’azzardo più grosso di tutti l’ha fatto Meb, come si fa chiamare su Twitter Maria Elena Boschi: “Dice Di Maio”, ha scritto subito dopo la conferenza stampa dei due vicepremier, “che col reddito di cittadinanza da oggi cambia lo Stato Sociale. La colonna sonora infatti diventa ‘Una vita in vacanza’”. La citazione è più o meno chiara a tutti: tira in ballo la band bolognese Lo Stato Sociale e uno dei loro più grandi successi. Tanto che il gruppo ha scelto di replicarle, sempre in rete: “Noi preferiamo la piena automazione o un reddito di cittadinanza vero, non l’ennesimo sussidio di disoccupazione. Venite a cena con noi invece che con i leghisti per parlare di cose realmente di sinistra”. Un attacco, ma pur sempre basato sulla cronaca. Perché Meb è stata davvero a cena con Salvini and company per parlare di giustizia.

Eppure a cercare di lanciare un segnale al Pd, ci hanno provato l’ex ministro Cesare Damiano e Maria Luisa Gnecchi del Centro Studi Previdenza di Lavoro e Welfare: “A Quota 100 e al Reddito di cittadinanza non dobbiamo opporci: si tratta di due misure inventate dal Pd per difendere i più deboli. La prima, introdotta nel 2007 dal Governo Prodi; la seconda, da Renzi. La domanda che dovremmo porci è come mai le nostre bandiere sono scivolate nelle mani dei gialloverdi”, hanno dichiarato. Ma a queste frasi, nessuno dei democratici ha preferito replicare.

Dal fronte berlusconiano prendono tempo. Hanno ascoltato l’appello di Feltri, ma sanno che l’iniziativa, cioè fare campagna per un referendum contro i poveri, potrebbe avere qualche effetto negativo. “Un bel referendum sul tema in questione garantirebbe un successo clamoroso a Forza Italia tale da rinvigorirla, rendendola di nuovo protagonista della vita pubblica nazionale”, ha scritto Feltri. Mara Carfagna, già vicepresidente della Camera che studia da leader, ha detto che ci sta, ma ha preferito starsene dietro le quinte per vedere chi va avanti per primo. “È sacrosanto il principio secondo cui lo Stato ha il dovere di combattere la povertà, aiutare i più deboli e sostenere chi ha perso il posto di lavoro”, ha detto per mettere le mani avanti. “Ma è devastante che un governo metta in campo misure come il reddito di cittadinanza che favoriscono evidentemente il lavoro nero, derubando non soltanto chi paga le tasse, ma colpendo anche i lavoratori onesti con l’inevitabile alterazione del mercato del lavoro e dei salari. Per non parlare della vergogna dei disabili che saranno discriminati rispetto agli altri: solo una parte potrà accedere alla stessa cifra destinata a chi non lavora. Per queste ragioni nessuno dovrebbe sottovalutare l’idea di una raccolta di firme e di un referendum contro questo reddito di cittadinanza”.

Non ha dubbi invece Fratelli d’Italia. A Giorgia Meloni non è sembrato vero e ha già lanciato la sua personale campagna di banchetti e piazze. “Fdi è pronta a costituire i comitati per la raccolta delle firme”, ha detto in una lettera a Libero. “Per Fratelli d’Italia lo Stato ha il dovere morale di aiutare chi non può, per ragioni oggettive, lavorare: i bambini (la nostra proposta storica si chiama reddito d’infanzia), gli invalidi (raddoppiando l’assegno di invalidità) e gli anziani (alzando le pensioni minime e anticipando la pensione sociale agli over 60 privi di reddito). Per tutti gli altri, invece, il compito dello Stato è favorire il lavoro, creando i presupposti per la crescita e mettendo chi può assumere in condizione di farlo”. E ha quindi chiuso: “Perché la povertà si sconfigge solo creando ricchezza”. Intanto, mentre si creano le condizioni per aiutare i poveri, la proposta è di abrogare il reddito di cittadinanza e toglierlo ai poveri.
fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/01/18/reddito-di-cittadinanza-raccolta-firme-abrogare-da-esponenti-pd-a-fi-e-fdi-fronte-per-referendum-contro-i-poveri/4906878/

Se per Boschi e PD deridere i poveri sul reddito di cittadinanza significa fare opposizione…

 

Boschi

 

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Se per Boschi e PD deridere i poveri sul reddito di cittadinanza significa fare opposizione…

“Dice Di Maio che col reddito di cittadinanza da oggi cambia lo Stato Sociale. La colonna sonora infatti diventa ‘Una vita in vacanza’” ha twittato ieri l’ex ministra Maria Elena Boschi per attaccare il nuovo reddito di cittadinanza carato dal governo. E in quella frase, seppure breve, ci sono tutti gli errori del PD degli ultimi anni.

Ci sarebbero milioni di motivi per contestare il reddito di cittadinanza varato dal governo poche ore fa. Si potrebbe, ad esempio, puntare il dito sui numeri di un riforma che avrebbe dovuto segnare una svolta epocale e invece rischia di accontentare poche famiglie (ma qui vale anche il limite imposto dall’Europa) oppure si potrebbe puntare il dito sul fondamentale ruolo dei centri per l’impiego che, chissà perché e chissà come, ora dovrebbero ricominciare di colpo a funzionare meravigliosamente come non non mai riusciti a fare. Se ne potrebbe contestare l’ideologia politica (ovvero quelli che sono convinti che sia l’aiuto alle imprese il passaggio fondamentale per aiutare le persone) come in fondo un po’ disordinatamente sta facendo Forza Italia (sia chiaro che è una legittima posizione di destra, comunque) o si potrebbe discutere del rischio che tutto diventi il solito assistenzialismo all’italiana.

Insomma ce n’è da dire, c’è materiale per metter in campo una convincente (e magari costruttiva) opposizione, anche alla luce della distanza che il vice premier Salvini continua a dimostrare verso il provvedimento. Ieri invece, Maria Elena Boschi, in primis hanno avuto la brillante idea di colpire, al solito, la parte sbagliata puntando il dito contro i poveri colpevoli di essere poveri e quindi (secondo, una sfortunata connessione di pregiudizi, per forza nullafacenti.

«Dice Di Maio che col reddito di cittadinanza da oggi cambia lo Stato Sociale. La colonna sonora infatti diventa “Una vita in vacanza”», ha tiwttato ieri Maria Elena Boschi e nel suo sfortunato tweet c’è tutto il comportamento che ha affossato il Partito Democratico in questi ultimi anni. «Veramente una frase stupida. Fattelo dire da chi gestisce i servizi sociali.», gli ha risposto immediatamente l’assessore ai servizi sociali di Milano Pierfrancesco Majorino, senza troppi giri di parole, «Non si capisce l’obiettivo di @pdnetwork. Se è creare consenso questo retweet di una roba di @meb, peraltro reduce dalla cena col #cazzaronero, sicuramente non serve», scrive un elettore che si dichiara “molto preoccupato”, «C’è tutto il fallimento del PD in queste tre spocchiose, vergognose, tristissime righe.», scrive un altro utente. E così via, in un profluvio di critiche che non sembrano per ora avere toccato l’ex ministra.

In quella frase comunque c’è tutto il classismo di un Partito Democratico che insiste nel fare opposizione specchiandosi negli stessi modi di quelli che contesta: irridere la povertà (pensando di attaccare invece il provvedimento del governo) non è altro che un aizzare di folle identico alla tattica usata da quegli altri. Il fatto stesso di sperare nel fallimento di una manovra che punta all’inclusione di alcune fasce di povertà (mangiando al solito i pop-corn piuttosto che studiando e proponendo migliori strategie) aizzando le folle contro i poveri (come quelli altri fanno con gli immigrati) dimostra una pessima matrice comune.

Sfugge tra l’altro anche come il PD, continuando così, possa pensare di recuperare voti. I voti, del resto, arrivano da quegli stessi elettori che ogni giorno vengono bullizzati da entrambe le parti come se fossero marchiati a vita e quindi immobili nelle loro scelte. Non sarebbe più intelligente piuttosto dimostrare vicinanza alle famiglie in difficoltà (che inevitabilmente confidano nel reddito di cittadinanza pur di migliorare la propria situazione) spiegando (umilmente) le criticità e i pericoli del provvedimento. E invece niente. Ennesima occasione persa.

E così il luogo comune dei “radical chic” può continuare a aleggiare indisturbato.

 

fonte: https://www.fanpage.it/se-per-boschi-e-pd-deridere-i-poveri-sul-reddito-di-cittadinanza-significa-fare-opposizione/

 

Perché la Gente ha votato i Cinquestelle? La risposta ce la dà Buzzi: “Mafia Capitale, HO FINANZIATO TUTTI, solo al Pd ho dato 380 mila euro”…!

 

Mafia Capitale

 

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Perché la Gente ha votato i Cinquestelle? La risposta ce la dà Buzzi: “Mafia Capitale, HO FINANZIATO TUTTI, solo al Pd ho dato 380 mila euro”…!

Se lo chiedono in tanti. Ultimamente anche all’interno del Partito Democratico…

Una risposta ce la dà proprio Buzzi: HO FINANZIATO TUTTI… Tutti, ovviamente escluso i Cinquestelle

Da Il Messaggero del 14 dicembre:

Mafia Capitale, Buzzi: «Ho finanziato tutti, solo al Pd ho dato 380 mila euro»

«Da Rutelli in poi ho contribuito a tutte le campagne elettorali, ho finanziato tutti, solo al Pd ho dato 380 mila euro».  Così Salvatore Buzzi, collegato in videoconferenza dal carcere di Tolmezzo, sentito oggi in tribunale a Roma nell’ambito del filone del processo di Mafia Capitale che vede imputato l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, accusato di corruzione e finanziamento illecito.

«Nell’intercettazione in cui mi si sente dire che con Alemanno sindaco eravamo a cavallo mi riferivo al contorno, non a lui direttamente, perché avevamo dalla nostra parte Franco Panzironi, ex direttore generale di Ama, che era corrotto, il quale mi obbligò a fare finanziamenti alla fondazione di Alemanno, sempre tramite altre cooperative, mai direttamente con la 29 giugno – ha aggiunto Buzzi – Le tangenti le davo a Panzironi ma Alemanno non era da considerarsi “comprato”, lui lo avrò incontrato 1 o 2 volte. Con l’arrivo di Alemanno in Campidoglio invece il nostro fatturato è sceso di 5 milioni».

Ad Alemanno, anche oggi presente in aula, si contesta di avere compiuto atti contrari ai suoi doveri d’ufficio, ricevendo somme di denaro dal presidente della Coop 29 giugno Salvatore Buzzi, nel periodo che va dal 2012 al 2014. In particolare, si tratterebbe, secondo l’accusa, di 75mila euro per cene elettorali, di 40mila a titolo di finanziamento alla Fondazione Nuova Italia di cui Alemanno era presidente, e di circa 10mila euro in contanti.
Ovviamente, niente di nuovo, ma valeva la pena rammentarvelo. Anzi, ecco qualche articolo di qualche anno fa. Se fate il giro sulla rete ne troverete tanti altri…

Spunta il nome della Boschi nell’inchiesta “Mafia Capitale” – “Abbiamo consegnato alla Boschi la lettera per Matteo”

“Se parlo cade governo…”. E Buzzi tira in ballo Renzi

Mafia Capitale, da Buzzi 5mila euro alla fondazione di Renzi e 15mila al Pd

LA DEPUTATA RENZIANA CHE MANDAVA SMS E “BACINI” AL BOSS DI MAFIA-CAPITALE

La faccia tosta della Boschi che attacca il governo: “La manovra danneggia i risparmi degli italiani” – Sì, proprio la Boschi, quella di Banca Etruria e dei 35.000 risparmiatori toscani truffati e rovinati.

 

Boschi

 

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La faccia tosta della Boschi che attacca il governo: “La manovra danneggia i risparmi degli italiani” – Sì, proprio la Boschi, quella di Banca Etruria e dei 35.000 risparmiatori toscani truffati e rovinati.

Maria Elena Boschi ha affermato che la manovra varata dal governo Conte “danneggia i risparmi degli italiani”.

La replica del Movimento 5 Stelle è arrivata a stretto giro, da parte del deputato Raphael Raduzz, che ha detto in aula:

“I risparmiatori sono stati danneggiati dai vostri governi”.

Maria Elena Boschi, nel corso del suo intervento, ha anche attaccato l’esecutivo gialloverde parlando di un Parlamento “mai così umiliato, che discute “una legge di Bilancio che non c’è”.

E ha lanciato la profezia: “Sono sicura che sarà anche l’ultima legge di bilancio del governo del cambiamento”.

In un post pubblicato sul social network martedì scorso, Boschi aveva scritto:

“Mentre siamo in attesa di capire dal ministro Tria quale sarà la vera manovra, mentre al governo si discute se portare dal 2,4 al 2 il deficit, Lega e M5S hanno presentato un fondamentale emendamento. 1,5 milioni di euro per ogni anno dal 2019 in poi perché il ministro Savona possa prendersi qualche bravo consulente che possa spiegare al governo come funziona l’unione europea e come si recepiscono le norme europee in Italia.
In sostanza, 1,5 milioni all’anno per spiegare al governo quello che già dovrebbe sapere.
A questo punto, abbiamo proposto di destinare le stesse risorse a dei giovani laureati che magari possono farne un uso migliore. Ci pareva giusto intitolare queste borse di studio a Salvini e Di Maio, noti esperti di diritto comunitario”.

Ora, che proprio la Boschi, quella di Banca Etruria e delle decine di migliaia di risparmiatori truffati si erga a paladina dei “risparmiatori italiani” mi sa proprio tanto di presa per i fondelli…

by Eles

Il grande sfogo della consigliera regionale contro i dirigenti del Pd: “Ritiratevi tutti” …Finalmente qualcuno che comincia a capire… Finalmente qualcuno che dice qualcosa per il bene della sinistra Italiana… Finalmente…

 

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Il grande sfogo della consigliera regionale contro i dirigenti del Pd: “Ritiratevi tutti” …Finalmente qualcuno che comincia a capire… Finalmente qualcuno che dice qualcosa per il bene della sinistra Italiana… Finalmente…

Lo sfogo della consigliera regionale contro i dirigenti del Pd: “Ritiratevi tutti”

Lei è Katia Tarasconi, consigliera regionale in Emilia Romagna. E oggi il suo sfogo durante la direzione del Pd ha sorpreso molti, ottenendo anche molti applausi. “Ritiratevi tutti”, è l’appello che rivolge ai dirigenti del partito. “Lo spazio a Salvini e ai Cinque Stelle lo abbiamo lasciato noi con le nostre divisioni e la nostra presunzione, guardate che ne abbiamo tanta. Noi parliamo di fuoco amico, ma il fuoco vero è arrivato dalla gente”. E Tarasconi accusa ancora: “Siete accecati dalle vostre divisioni e ambizioni personali da non capire che la gente non ci segue più”.

Da Fanpage

Pd, Calenda, Lorenzin e il loro “house organ” chiamato Repubblica, contro la Raggi. La ribellione di quelli che rimpiangono le nobili gesta politiche di Buzzi e Carminati…!!

 

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Pd, Calenda, Lorenzin e il loro “house organ” chiamato Repubblica, contro la Raggi. La ribellione di quelli che rimpiangono le nobili gesta politiche di Buzzi e Carminati…!!

 

Salvatore Buzzi e Massimo Carminati, a parte le azioni per cui sono finiti in carcere, dovevano essere delle menti politiche di primaria grandezza, vista la credibilità di cui godevano a destra e a sinistra.

Certo che dovrebbe creare non poco imbarazzo, per chi viene da un partito che ha origine in GramsciDe GasperiBerlinguer, aver avuto di recente come maestri di scienza politica, docenti a tempo pieno con caratteristiche, diciamo, particolari. Ma, avendo tagliato quelle nobili radici, non si rendono più conto della differenza di insegnamento. Anzi proclamano pubblicamente di sentirne la mancanza.

La bella gente dei quartieri bene di Roma, che è andata a manifestare contro Virginia Raggi, lo faceva solo apparentemente, ma di nascosto protestava, piangendo, per la mancanza dei loro maestri di cultura politica. Questa bella gente, soffre da troppo tempo la loro mancanza e non ha più riferimenti alternativi di pari levatura. E questo è un bel problema.

Costoro potrebbero però invitare Buzzi e pure Carminati – è bene sentire due campane e imparare da due angoli di visuale – a scrivere per loro le lezioni dal carcere, anzi potrebbero chiedere l’autorizzazione a trasmettere le loro lezioni con una webcam e ascoltarle in tempo reale.

Oggi ci sono le tecnologie per superare le barriere del carcere per un nobile scopo, facendo così una buona azione di recupero nei confronti di chi ha sbagliato ed è in via di pentimento, ma che è di grande levatura in fatto di cultura politica.

Non mischiamo però, questa bella gente che si sente importante, con chi l’ha invitata ad andare a manifestare – SENZA BANDIERE, PER PUDORE E PER PAURA – e con l’house organ incaricato di creare clamore e risonanza.

Si tratta di ruoli diversi: ad ognuno il suo.

Il Calenda e la Lorenzin, in preda alla sindrome di ‘ansia da mancanza di potere’ – malattia molto pericolosa perché porta a convulsioni – e alla depressione per disoccupazione (anche gli dei e pure i ricchi piangono), sono i capitani – i Cesare, visto che siamo a Roma – . Essi hanno il ruolo di guidare l’esercito destinato alla vittoria, in altre parole si ritengono l’aspirante tandem, a sindaco e vice sindaco, che ha ricevuto la benedizione del ‘mite’ Gentiloni, romano della ‘gens’ patrizia.

Repubblica ricopre il ruolo di house organ dei capitani Calenda e Lorenzin, ruolo pur sempre importante ma che fa venire in mente l’antica nobiltà andata in miseria – afflitta dalla sindrome incurabile della depressione da ‘mancanza di lettori’- .
È il megafono, con problemi tecnici, chiamato a mobilitare e a formare adeguatamente la plebe, gente senza cervello e obbediente, cui indicare cosa dovrà fare al momento opportuno in cabina elettorale.

Il ruolo della bella gente in piazza, che soffre della sindrome da ‘mancanza di prebende’, è quello di andare all’attacco del nemico per conquistare il fortino del potere, sotto la guida dei capitani, per ricevere il dovuto riconoscimento dopo la vittoria.

CalendaLorenzin, l’house organ Repubblica, e la bella gente soffrono tutti di una malattia distonica di cui, per definizione, chi ne soffre non ne è consapevole e perciò pensa di essere in buona salute mentale: la confusione del desiderio con la realtà.

fonte: https://www.silenziefalsita.it/2018/10/28/pd-calenda-lorenzin-e-il-loro-house-organ-repubblica-contro-raggi-forse-che-rimpiangono-le-gesta-politiche-di-buzzi-e-carminati/