Il post di Matteo Salvini che annuncia di aver smesso di fumare: “da ieri niente più sigarette” …e lo dice con la sigaretta accesa in mano. Coerente fino alla fine…!!

Matteo Salvini

 

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Il post di Matteo Salvini che annuncia di aver smesso di fumare: “da ieri niente più sigarette” …e lo dice con la sigaretta accesa in mano. Coerente fino alla fine…!!

Certo c’è da ridere…

Coerente fino alla fine…

Ecco qualche altro caso di “coerenza Salviniana”

 

Salvini e quei vecchi post al vetriolo su Berlusconi

“Nessun leghista è disposto a puntare ancora su un’alleanza con Berlusconi. No a possibili assi tra Carroccio e Cavaliere. La nostra gente non ne vuole sapere di un ritorno in campo di Silvio BerlusconiBasta, basta per sempre: se Berlusconi corre, lo farà senza di noi”. A 48 ore dal vertice di Arcore, che ha sancito l’alleanza a quattro del centrodestra per le prossime elezioni, Matteo Salvini cade ‘vittima’ delle sue stesse parole. E a rispolverare post datati al vetriolo sull’ex Cavaliere e rinnovato compagno di coalizione ci pensano gli utenti social, che hanno deciso di commentare in massa pensieri e parole ormai rinnegati dal leader leghista. Il web, si sa, nasconde ma non ruba. E, come sempre, non perdona.

A finire quindi nel mirino dei commentatori sono post ad esempio del 2011, 2012 o 2013, vere e proprie ere geologiche per la politica italiana fatta di matrimoni, divorzi e riappacificazioni alla velocità della luce, che tuttavia vengono mal digeriti dagli elettori, decisi a far sentire la loro voce.

E così che Salvini diventa “l’emblema dell’incoerenza totale”, una “vergogna”, “un burattino”, “un buffone”, che si allea “con il nemico solo per un posto”, con “la stessa coerenza di quando prima insultava apertamente i terroni e poi scende in Sardegna coi manifesti ‘prima i sardi’”.

E’ quanto si legge, ad esempio, sotto a un post del leader leghista datato 1° agosto 2013, giorno della sentenza di condanna dell’ex Cavaliere per frode fiscale nel processo Mediaset: “Berlusconi CONDANNATO a 4 anni. Adesso sono curioso di sentire come faranno i Kompagni del PD, sia in Parlamento che su Facebook, a giustificare il fatto che sono al Governo con un Condannato…”, scriveva ieri Salvini. “Adesso sono curioso di sapere come farà a giustificare questa “coerente” alleanza”, ribatte oggi Riccardo, seguito da Nunzio – “La tua falsità…eccola” -, Giammarco – “bugiardello , banderuola” – e Cristiano, che sottolinea ironico: “In effetti quello con cui sei alleato ora non è Berlusconi”.

Stessi commenti per un post del 2013, scritto da un Salvini che si diceva “sicuro che non c’è un solo elettore e un solo militante della Lega disposto a riscommettere su un’alleanza con Berlusconi“. Un’affermazione che a 5 anni di distanza e con un’alleanza appena siglata suona quantomeno bizzarra, scatenando l’ironia della maggior parte degli utenti. Che tra una battuta e l’altra- “L’abbiamo già visto 3 volte questo film, fortuna che i leghisti hanno la RAM di una lavastoviglie”; “Mattewwwww la tua coerenza vale meno delle buste biodegradabili”; “Ciao Matteo! Un bacino sulla coerenza” – trovano anche il tempo di inondare il post di gif esilaranti con protagonisti una romanissima Sora Lella, Ugo Fantozzi nell’immortale scena della partita a biliardo con l’On. Cav. Conte Diego Catellani e un Padre Maronno con il suo (profetico?) tormentone: “E se poi te ne penti?”.

 

 

Berlusconi, l’illustre sconfitto di cui nessuno parla

 

Berlusconi

 

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Berlusconi, l’illustre sconfitto di cui nessuno parla

Il Cavaliere ha perso la sfida interna con Salvini e non ha neanche i seggi sufficienti a “immaginare” un Governo di larghe intese col Partito Democratico. Incandidabile, interdetto, penalizzato dagli elettori: è una sconfitta enorme, di cui si parla poco.

Il centrodestra ha vinto le elezioni. Il centrodestra è la prima forza politica del Paese. Quasi il 37 percento degli italiani ha premiato la proposta politica del centrodestra. Lo hanno ripetuto come un mantra gli esponenti di Forza Italia nella lunga notte delle elezioni politiche. E forse qualcuno avrà finito anche col crederci, con il convincersi che non fosse cambiato nulla, che si potesse ancora gestire gli alleati, come tutto sommato si è fatto in campagna elettorale.

La sensazione, però, è che quasi tutti abbiano ora ben chiaro ciò che è successo: Berlusconi ha perso il duello con Salvini, la Lega al 18% è un disastro per il progetto del Cavaliere, non c’è un leader unitario e spendibile e Forza Italia al 14% è peggio di quanto ci si aspettasse. La mettiamo noi ancora più semplice: Berlusconi è uno degli sconfitti alle elezioni del 4 marzo 2018.

Il problema non è solo aver perso il duello con Salvini. Il problema è averlo fatto senza che la coalizione abbia raggiunto la maggioranza dei seggi e senza che vi sia la minima possibilità di dar vita a un Governo di larghe intese facendo a meno dell’ingombrante alleato leghista, come è successo per una parte dell’ultima legislatura. A dirla tutta, la sensazione è che un governo di larghe intese non sia proprio possibile, considerata la ritrosia di Salvini e Meloni a prestarsi a inciuci piccoli o grandi che siano. E se andasse in porto lo scenario zero, ovvero Lega – M5s insieme, per Berlusconi e Forza Italia sarebbe un disastro totale.

Non candidabile, non eleggibile, interdetto dalle cariche pubbliche, deluso dai propri fedelissimi che gli avevano descritto un altro scenario e provato da una lunga e stancante campagna elettorale: insomma, per il Cavaliere il futuro è tutt’altro che roseo. E poi c’è sempre quella maledetta questione dell’orgoglio, che lo aveva portato a ributtarsi nella mischia, sperando di poter essere, se non il King maker, almeno il padre nobile del nuovo centrodestra.

Ora, invece, l’incantesimo si è rotto. Ma che fosse tutto un gioco d’inganni sembrava chiaro anche prima, almeno a chi volesse guardare oltre la pretesa “riberlusconizzazione del Paese”, che era una lettura tendenziosa e parziale della realtà, pompata all’inverosimile dai media e da chi aveva intenzione di creare il caso Berlusconi. Ve ne avevamo parlato, del trucco della riberlusconizzazione:

Uno dei politici più divisivi della storia repubblicana si è trasformato nello statista bonario che accetta le mediazioni e non minaccia rappresaglie; l’uomo che ha calpestato rituali e pratiche politiche si è riciclato nel politico che ha come unica bussola il senso di responsabilità per il Paese; il leader politico che ha stracciato il tessuto sociale italiano, azzoppandone il welfare e incentivando le contrapposizioni a tutti i livelli, si è trasfigurato nel nonno bonario che, in nome di un presunto buonsenso, ricompone le fratture della famiglia; l’imprenditore della paura è mutato nell’amico che rassicura; colui che ha portato post fascisti e secessionisti al governo del Paese è diventato tutto a un tratto invisibile quando si parla di razzismo, xenofobia, discriminazioni; l’uomo che per decenni ha fatto di sessismo e machismo quasi un vanto è ora pronto a diventare alfiere della parola rispetto (così come in tema di diritti civili si è scoperto “improvvisamente liberale”).

Ma era, appunto, un trucco. E gli elettori non ci sono cascati.

Fonte: https://www.fanpage.it/berlusconi-l-illustre-sconfitto-di-cui-nessuno-parla/

Ecco chi è Tajani, l’aspirante premier del centrodestra: cercò di affossare Giovanni Falcone, è vicino a Silvio Berlusconi ma è soprattutto molto ma molto vicino alle grandi lobby!

Chi è Antonio Tajani

Il nuovo presidente del Parlamento europeo è un politico che conosce molto bene l’Europa, ma è accusato di essere troppo vicino a Silvio Berlusconi e alle grandi lobby

Tajani

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Ecco chi è Tajani, l’aspirante premier del centrodestra: cercò di affossare Giovanni Falcone, è vicino a Silvio Berlusconi ma è soprattutto molto ma molto vicino alle grandi lobby!

Da Fanpage:

M5s attacca Tajani: “Si schierò chiaramente contro Giovanni Falcone”

Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo, ha annunciato di aver accettato la candidatura a presidente del Consiglio in caso di vittoria elettorale del centrodestra e di Forza Italia. Il MoVimento 5 Stelle è passato all’attacco in un post su Facebook dal titolo: “Ecco chi è veramente Tajani e cosa diceva su Giovanni Falcone”. Il M5s riporta un articolo scritto da Tajani nel 1988 in cui si schierò “chiaramente contro Giovanni Falcone”, secondo il MoVimento.

Secondo quanto riporta il post, in un articolo sul Giornale Tajani “decise di schierarsi chiaramente contro Giovanni Falcone”.

“I toni di Tajani – secondo il M5s – sono a sostegno di Meli e il logoramento ai danni di Falcone è a tratti smaccato”, con riferimento alla contesa sulla successione ad Antonino Caponnetto come capo dell’ufficio istruzione del tribunale di Palermo.

fonte: https://www.fanpage.it/live/elezioni-politiche-4-marzo-2018-l-ultimo-giorno-di-campagna-elettorale/2/

Da Il Post:

Chi è Antonio Tajani

Il nuovo presidente del Parlamento europeo è un politico che conosce molto bene l’Europa, ma è accusato di essere troppo vicino a Silvio Berlusconi e alle grandi lobby

Martedì 17 gennaio Antonio Tajani è stato eletto presidente del Parlamento europeo al quarto scrutinio con 351 voti, battendo il candidato del Partito Socialista Europeo (PSE) Gianni Pittella che ha ottenuto 282 voti. Tajani, che era il candidato del Partito Popolare Europeo, è un politico esperto dei meccanismi istituzionali europei e dei suoi equilibri: è stato eletto quattro volte al Parlamento ed è stato Commissario europeo tra il 2008 e il 2014. È apprezzato per i suoi modi affabili e la sua capacità di stringere buoni rapporti con gli altri parlamentari, ma è anche criticato per la sua mancanza di carisma, per la sua vicinanza a Silvio Berlusconi e a molte lobby.

Tajani ha 64 anni, è stato ufficiale dell’aeronautica militare e membro del Partito Monarchico (qui trovate una sua breve biografia sul sito Cinquantamila). Ha lavorato come giornalista e inviato per Radio Rai e per Il Giornale. Nel 1994 venne scelto da Silvio Berlusconi come portavoce del suo primo governo. Nello stesso anno fu eletto per la prima volta al Parlamento europeo, dove è stato rieletto in tutte le elezioni successive (1999, 2004, 2000 e 2013).

Nel 2008 fu al centro di uno scontro politico tra il presidente del Consiglio uscente Romano Prodi e Silvio Berlusconi, che aveva appena vinto le elezioni. In quei mesi al governo italiano spettava fornire alla Commissione l’indicazione di un commissario italiano. Prodi e Berlusconi non riuscirono a trovare un candidato comune e si scontrarono per decidere a chi spettasse la nomina. Alla fine, grazie all’aiuto del presidente della Commissione, José Manuel Barroso – membro del PPE come Berlusconi – Tajani riuscì a ottenere la nomina, prima a commissario ai Trasporti e poi, dal 2010, all’Industria.

Secondo alcuni documenti pubblicati lo scorso autunno, durante il suo mandato di commissario ai Trasporti, Tajani ignorò gli avvertimenti sulle emissioni eccessive di alcuni motori diesel prodotte da importanti aziende automobilistiche europee. Secondo alcuni, il fatto che Tajani non abbia fatto pressione sul settore affinché venissero introdotti maggiori controlli sulle emissioni ha contribuito direttamente allo scandalo Dieselgate, che ha portato al ritiro di migliaia di automobili Volkswagen, soprattutto dal mercato degli Stati Uniti, e ha coinvolto molti altri produttori.

Anche per questa ragione, ha detto un anonimo funzionario della Commissione al giornale Politico.eu, Tajani è considerato vicino a lobby e gruppi di interesse. Lo stesso funzionario descrive Tajani come un politico dotato di istinto e in grado di comprendere problemi concreti, ma senza visione e prospettiva storica: «Non è un intellettuale». Tajani è considerato da molti parlamentari europei troppo vicino a Berlusconi e il sito Politico.eu lo ha definito un “leale consigliere” dell’ex presidente del Consiglio italiano. Tajani è stato anche criticato per le posizioni avute in passato sulle unioni tra persone dello stesso sesso. Nel 1996 fu autore di un’interrogazione parlamentare in cui scriveva che i figli di genitori omosessuali subiscono «gravi problemi psicologici e di inserimento nella società».

Tajani ha vinto soprattutto grazie all’alleanza con i liberali dell’ALDE, guidati dall’ex primo ministro belga Guy Verhofstadt (lo stesso gruppo con cui, poche settimane fa, aveva cercato di allearsi il Movimento 5 Stelle). In cambio del suo appoggio, Verhofstadt sarà nominato presidente della Conferenza dei presidenti di commissione, un importante organo interno del Parlamento. Nella prima votazione Tajani ha ottenuto 274 voti (Pittella 183), nella seconda 287 (contro i 200 di Pittella) e nella terza 291 (mentre Pittella 199). Al quarto scrutinio, come prevede il regolamento, hanno partecipato solo Tajani e Pittella, cioè i più votati nel turno precedente.

Il presidente appena eletto ha pronunciato un breve discorso; ha ringraziato tutti i deputati e ha detto che il confronto è stato democratico: «Sarò il presidente di tutti, rispetterò tutti i gruppi. Potrete contare sulla mia totale disponibilità». Ha dedicato la sua vittoria alle persone colpite dal terremoto in centro Italia («Fa molto freddo, non tutti sono riusciti a risolvere i loro problemi») e ha ricordato «le vittime del terrorismo e coloro che soffrono: sia coloro che non hanno casa, sia coloro che non hanno lavoro». Infine, ha chiuso la seduta. Era dal 1979 che un italiano non veniva eletto presidente del Parlamento europeo (l’ultimo fu Emilio Colombo, eletto nel 1977).

 fonte: https://www.ilpost.it/2017/01/18/antonio-tajani/

 

“In Italia centrodestra alimenta razzismo e odio” …e stavolta non lo dice Di Maio ma Amnesty International…!

 

Amnesty International

 

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“In Italia centrodestra alimenta razzismo e odio” …e stavolta non lo dice Di Maio ma Amnesty International…!

Secondo Amnesty International il centrodestra in Italia alimenta razzismo e odio

Nel rapporto annuale di Amnesty International del 2017-2018, si legge che l’Italia è “intrisa di ostilità, razzismo, xenofobia, di paura ingiustificata dell’altro”. La maggior parte delle dichiarazioni politiche di Lega Nord (50%), Fratelli d’Italia (27%) e Forza Italia (18%) sono discriminatorie, razziste o incitano all’odio e alla violenza

Incremento dell’odio razziale da una parte e crescita dell’attivismo per i diritti civili dall’altra: questo è quello che emerge dal rapporto globale di Amnesty International del 2017-2018.

Nei 159 paesi del mondo presi in analisi il tema dei diritti umani è centrale, soprattutto in seguito all’ascesa di Donald Trump, secondo quanto denuncia il rapporto.

Ma non solo: anche gli altri leader mondiali sono colpevoli di aver allentato la presa sulla questione dei diritti umani.

“Le organizzazioni della società civile vengono criminalizzate in un numero crescente di Paesi”. I rifugiati e i migranti sono ancora considerati una minaccia per stati come la Libia e l’Australia, dove di fatto esiste ancora la deportazione dei richiedenti asilo.

Oltre ai migranti, vittime dell’odio sono anche le comunità LGBT in Russia, ma Amnesty dichiara che “sicuramente quest’anno al vertice della piramide dell’odio ci sarebbe l’orrenda campagna militare di pulizia etnica dei Rohingya in Myanmar”.

La situazione risulta drammatica anche in Italia. Gianni Rufini, direttore generale di Amnesty International Italia ha dichiarato che “l’Italia sembra concentrare più di altri Paesi europei le dinamiche di tendenza all’odio”. E prosegue “è intrisa di ostilità, razzismo, xenofobia, di paura ingiustificata dell’altro”.

Ricordando anche i fatti di Macerata, Rufini ha aggiunto: “C’è una parte di Paese che si ritiene ‘bella, pura, italiana, mentre il resto non merita di condividere il territorio’”.

Nel clima di tensione in vista delle elezioni politiche del prossimo 4 marzo, Amnesty evidenzia che la maggior parte delle dichiarazioni politiche di “Lega Nord (50 per cento), Fratelli d’Italia (27 per cento) e Forza Italia (18 per cento) veicolano stereotipi, sono discriminatorie, razziste o incitano all’odio e alla violenza in campagna elettorale”.

Matteo Salvini, candidato premier e segretario nazionale della Lega, ha già espresso pubblicamente la volontà di voler incontrare i referenti di Amnesty in risposta a queste dichiarazioni contro la coalizione di centrodestra.

Amnesty in questo scenario definito preoccupante ha evidenziato che però ci sono anche paesi dove la crescita dei movimenti in difesa dei diritti umani rende la situazione positiva.

La fortissima partecipazione dei movimenti di denuncia come la “Women’s March”, “Me too” e “Ni una menos” sono segnali positivi.

E il rapporto ricorda anche “l’eliminazione del divieto totale di aborto in Cile e i passi avanti per il matrimonio egualitario a Taiwan”.

“Mentre ci avviciniamo al 70esimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani a dicembre 2018, la sfida che abbiamo di fronte è chiara. È il momento di reclamare l’idea fondamentale di uguaglianza e dignità di tutte le persone, di conservare quei valori e chiedere che siano alla base delle decisioni e delle prassi politiche”.

 

tratto da: https://www.tpi.it/2018/02/22/amnesty-rapporto-italia-centrodestra-alimenta-odio-razziale/

 

Elezioni politiche, Amnesty International: “In Italia centrodestra alimenta razzismo e odio”

Nel rapporto annuale di Amnesty International, relativo al 2017-2018, si evidenzia un generale incremento dell’odio razziale e nello stesso tempo una crescita dei movimenti per i diritti civili. Nella campagna elettorale italiana gli slogan razzisti vengono utilizzati maggiormente dal centrodestra.

Dal Rapporto 2017-2018 di Amnesty International, che fornisce un’analisi sull’attuale situazione dei diritti umani in 159 Paesi del mondo, viene fuori uno scenario poco rassicurante. L’anno che si è appena concluso è stato caratterizzato dall’odio, da una parte, e dall’altra si registra anche una crescita dell’attivismo e di movimenti per i diritti civili.

Secondo la lettura di Amnesty, i leader mondiali nel 2017 hanno sempre più abbandonato i diritti umani, e l’ostilità dei governi si estende anche “contro le organizzazioni della società civile, criminalizzate in un numero crescente di Paesi”, come nel caso della proposta di legge contro le ong che aiutano i migranti in Ungheria. “Il presidente Trump ha inaugurato l’anno 2017 con il Muslim Ban”, ricorda Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia. Anche per questo quest’anno il rapporto è stato lanciato a livello mondiale a Washington, e non a Londra come gli anni precedenti, in quanto Amnesty vuole sottolineare proprio come l’arretramento della presidenza Trump nei diritti umani “stia stabilendo un precedente pericoloso”. I rifugiati e i migranti sono il bersaglio di campagne ostili in tutto il mondo, ma non sono solo loro le vittime delle discriminazioni.

“In Russia la comunità LGBT è perseguitata” ha detto Marchesi, e “nelle Filippine, il contrasto al traffico di droga ha assunto la forma di una campagna violentissima in cui le persone povere sono state eliminate in modo sommario”. Amnesty non fa una gerarchia delle nazioni più colpite, “ma se dovessimo quasi fare un’eccezione, sicuramente quest’anno al vertice della piramide dell’odio ci sarebbe l’orrenda campagna militare di pulizia etnica dei Rohingya in Myanmar”.

Per quanto riguarda gli Stati membri dell’Ue, “viste le restrizioni importanti introdotte, la libertà di manifestazione pacifica non è più data per scontata”, denuncia Marchesi. Il rapporto mette in luce come per milioni di persone del mondo sia sempre più difficile accedere a servizi di base come alloggio, cibo, istruzione, acqua.

I rifugiati e i migranti poi sono visti come minaccia e questa visione tende e giustificare “scelte politiche o prassi per tenerli lontani”: in Australia esiste ancora il confinamento dei richiedenti asilo sulle isole, mentre il fatto che in Libia i migranti siano sottoposti a reclusione, violenze, torture e schiavitù rende “inaccettabile la scelta di collaborare con gli attori” del Paese “al fine di impedire ai migranti di avvicinarsi alle nostre coste”. Ma a fronte di queste situazioni denunciate Amnesty testimonia anche un “aumento di vecchi e nuovi attivisti”, che hanno raggiunto nel 2017 alcuni traguardi, come “l’eliminazione del divieto totale di aborto in Cile, i passi avanti per il matrimonio egualitario a Taiwan”. E cita per esempio . il caso degli Stati Uniti, dove “gli attivisti hanno lanciato la Women’s March”, mentre sulla rete sono nati i movimenti di denuncia contro la violenza sulle donne e bambine “Me too” e “Ni una menos”. Un anno nero sul tema dei diritti umani, ma c’è “qualche segnale di speranza che arriva dalla società civile”, ha concluso Marchesi.

La situazione in Italia
In un clima mondiale di crescente xenofobia, evidenziato dal dossier, il nostro Paese sembra toccato in modo maggiore dal fenomeno: “L’Italia sembra concentrare più di altri Paesi europei le dinamiche di tendenza all’odio”. Come ha evidenizato Gianni Rufini, direttore generale di Amnesty International Italia, Se nel 2014 l’Italia era “orgogliosa di salvare le vite dei rifugiati e considerava l’accoglienza un valore importante nel quale la maggior parte dell’opinione pubblica si riconosceva”, oggi “è intrisa di ostilità, razzismo, xenofobia, di paura ingiustificata dell’altro”, non solo verso i migranti ma anche vero rom e Lgbt. “C’è una parte di Paese che si ritiene “bella, pura, italiana, mentre il resto non merita di condividere il territorio”, ha spiegato Rufini, citando anche i fatti di Macerata.

Amnesty, utilizzando lo strumento del “Baromentro politico” per monitorare le campagne social di 1.425 tra candidati ai collegi per le elezioni di Camera e Senato, 17 leader politici in corsa alle elezioni e i candidati a presidenti delle regioni Lazio e Lombardia. In vista delle elezioni politiche del 4 marzo, ha sottolineato che il 95% delle dichiarazioni di politici che “veicolano stereotipi, sono discriminatorie, razziste o incitano all’odio e alla violenza in campagna elettorale” sono da attribuire ai tre partiti della coalizione di centrodestra: “Lega Nord (50%), Fratelli d’Italia (27%) e Forza Italia (18%)”.

 

Tratto da: https://www.fanpage.it/elezioni-politiche-amnesty-in-italia-centrodestra-alimenta-razzismo-e-odio-sui-social/

Caos in Sicilia: neo-assessore si dimette per protestare contro il ritorno degli stipendi d’oro voluto dal centrodestra – PERCHÉ I TG NON NE PARLANO?

 

stipendi d’oro

 

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Caos in Sicilia: neo-assessore si dimette per protestare contro il ritorno degli stipendi d’oro voluto dal centrodestra – PERCHÉ I TG NON NE PARLANO?

 

Caos in Sicilia: il neo-assessore si dimette per protestare contro il ritorno degli stipendi d’oro

In segno di protesta contro la decisione del presidente dell’Ars, Gianfranco Micciché, di cancellare il tetto agli stipendi dei dipendenti di Palazzo dei Normanni posto a 240mila euro, il neo-assessore Figuccia ha deciso di dimettersi: “Gli accadimenti politici, consumatisi nelle ultime ventiquattro ore, che ledono la dignità dei cittadini siciliani”.

Appena nominato assessore regionale della giunta Musumeci, Vincenzo Figuccia ha deciso di dimettersi, in polemica con il presidente dell’Assemblea regionale siciliana Gianfranco Micciché. A provocare la polemica che ha portato alle dimissioni di Figuccia è stato l’annunciato ripristino degli stipendi d’oro voluto proprio da Micciché. “Oggi più che mai sento di essere un uomo libero e da tale condizione continuo a portare avanti le mie idee, rimanendo fedele al mandato degli elettori che mi hanno votato per tutelare la posizione dei cittadini, di chi soffre, di chi vive una condizione di difficoltà economica e di chi è lontano dai palazzi dorati”, ha dichiarato Figuccia spiegando le motivazioni che l’hanno portato a dare le dimissioni.

“La mia maggioranza è la gente che ha creduto in un’azione di cambiamento e di discontinuità. Ci sono tante aspettative verso questo governo, che sono certo non verranno disattese, ma non posso non tenere conto degli accadimenti politici, consumatisi nelle ultime ventiquattro ore, che ledono la dignità dei cittadini siciliani, consegnano un’immagine inopportuna e distorta e che rendono impossibile la prosecuzione del mandato di assessore all’energia e ai servizi di pubblica utilità, conferitomi dal presidente Musumeci”, ha concluso Figuccia.

L’elezione di Micciché a presidente dell’Ars ha provocato non poche polemiche, soprattutto a causa del sostegno di alcuni deputati regionali del Partito Democratico. Subito dopo l’elezione, a far detonare lo scontro in regione è stato poi l’annuncio relativo alla cancellazione dell’attuale tetto agli stipendi, posto a 240mila euro annui: “Il primo gennaio sarà tolto il tetto a 240 mila euro per i dipendenti di Palazzo dei Normanni, lo dice la legge e anche la Corte costituzionale ha detto che non si possono tenere questi tetti per sempre. Se il Senato li rimetterà, allora vedremo anche noi di adeguarci. Ma in caso contrario no. E poi il marxismo è finito da tempo, non possono guadagnare tutti allo stesso modo e con il tetto a 240 mila euro sta andando a finire che qualche commesso arriva a guadagnare poco di meno del segretario generale ma questo è impensabile”.

tratto da: https://www.fanpage.it/caos-in-sicilia-il-neo-assessore-si-dimette-per-protestare-contro-il-ritorno-degli-stipendi-d-oro/