Accadde Oggi – Giorgio Napolitano, il 15 maggio di 12 anni fa, inizia il proprio mandato come undicesimo Presidente della Repubblica Italiana – Sì, quello delle mille porcate, che ora non molla i suoi privilegi: 880.000 Euro l’anno solo di pensione!!

 

Giorgio Napolitano

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Accadde Oggi – Giorgio Napolitano, il 15 maggio di 12 anni fa, inizia il proprio mandato come undicesimo Presidente della Repubblica Italiana – Sì, quello delle mille porcate, che ora non molla i suoi privilegi: 880.000 Euro l’anno solo di pensione!!

 

Da Il Fatto Quotidiano:

Napolitano, pensione dorata: chauffeur, maggiordomo. E ufficio da 100 mq

Nonostante i tagli annunciati nel 2007, per i presidenti emeriti della Repubblica rimane una lunga lista di benefit: una segreteria di almeno una decina di persone, un assistente “alla persona”, una serie di linee telefoniche dedicate. Ridurre i privilegi? Il suo ufficio stampa: “Ha avuto impegni tali da non consentirgli di deliberare sulla materia”

Avrà di che consolarsi con il trattamento straordinario che lo aspetta: segreteria, guardarobiere, scorta. Con le dimissioni e l’uscita anticipata dal Quirinale, Giorgio Napolitano perderà la suprema carica, con un annuncio in arrivo probabilmente il 14 gennaio, ma non certo i servizi e i confort che hanno scandito la sua vita quirinalizia. Per lui, come da regolamenti in vigore, non si lesineranno mezzi e benefit, a cominciare dai telefoni satellitari, i collegamenti televisivi e telematici, lo staff nutritissimo e persino l’«addetto alla persona», sì, avete capito bene, proprio l’assistente-inserviente che alla corte inglese di Buckingam Palace più prosaicamente definirebbero “maggiordomo”. Insomma, un trattamento da vero monarca repubblicano al quale è riservato pure il diritto ad utilizzare un’auto con autista, privilegio che spetta anche alle vedove o ai primogeniti degli ex presidenti. Davvero niente male. E se ne era accorto lo stesso Napolitano che, nel 2007, tra le polemiche per le spese quirinalizie e le rivelazioni dei giornali sul trattamento degli ex annunciò tagli solenni. Ma, come Ilfattoquotidiano.it ha potuto verificare, quelle sforbiciate non sono mai arrivate e anche lui potrà dunque tranquillamente continuare a godere di sorprendenti agi e privilegi tra le compassate stanze di Palazzo Madama.

BENTORNATO, PRESIDENTE – Lasciato il Quirinale, Napolitano assumerà infatti le vesti di senatore a vita, carica che ha già ricoperto per pochi mesi dal 23 settembre 2005, quando fu nominato dal suo predecessore Carlo Azeglio Ciampi, fino alla sua elezione al Colle il 15 maggio 2006. Al Senato, dove insieme allo stesso Ciampi formerà la gloriosa coppia degli ex capi di Stato, Napolitano si sistemerà in una location diversa da quella che lo aveva ospitato per poco più di sette mesi prima di trasferirsi al Quirinale. Il suo vecchio ufficio, infatti, è stato nel frattempo assegnato ad un altro senatore a vita: quel Mario Monti da lui stesso nominato poco tempo prima di diventare presidente del Consiglio. Così, per Napolitano si sono dovuti tirare a lucido gli oltre cento metri quadrati degli uffici di Palazzo Giustiniani con vista su San Ivo a suo tempo occupati da un altro ex illustre inquilino del Colle, il defunto Oscar Luigi Scalfaro.

BENEFIT A VITA – Un “buen retiro” dorato che, allo stipendio dovuto ai comuni senatori eletti, circa 15mila euro mensili netti, tra indennità, rimborsi e ammennicoli vari, sommerà anche una lunga serie di benefit a carico del bilancio della presidenza della Repubblica. Documenti alla mano, si scopre infatti che in forza di un vecchio decreto del 1998 a ciascun presidente emerito spetta innanzitutto il diritto ad utilizzare un dipendente della carriera di concetto o esecutiva del segretariato generale del Quirinale con funzioni di segretario distaccato nel suo nuovo staff. Altri due dipendenti del Colle possono invece essere trasferiti presso la sua abitazione privata romana di via dei Serpenti, con mansioni l’uno di guardarobiere e l’altro di addetto alla persona. Poi ci sono le cosidette “risorse strumentali”: un telefono cellulare o satellitare, un fax e un’altra connessione urbana ultraprotetta, una linea dedicata per il collegamento con il centralino del Quirinale, un’altra per quello con la batteria del Viminale e un allacciamento diretto con gli uffici dei servizi di sicurezza del ministero degli Interni, predisposti in duplicato presso lo studio e l’appartamento privato dell’ex presidente; quindi, collegamenti telematici (anche in questo caso doppi), consultazione delle agenzie di stampa e banche dati, oltre a connessioni televisive a bassa frequenza per la trasmissione dei lavori di Camera e Senato; per ultima, non poteva mancare, ecco l’auto con telefono e chauffeur riservata, vai a capire perché, pure alla vedova o al primogenito dell’ex capo di Stato. E non è finita.

PAGA IL SENATO – Una volta traslocato dal colle del Quirinale agli uffici del Senato, a Napolitano, come a tutti i presidenti emeriti della Repubblica, spettano altre cospicue dotazioni. Ci sono quelle della presidenza del Consiglio, mobilitata per l’utilizzo di treni, navi e aerei; ma ci sono soprattutto le altre poste a carico di Palazzo Madama. Si tratta di una munitissima segreteria composta da una decina di unità: un capo ufficio, tre funzionari, due addetti ai lavori esecutivi, altri due a quelle ausiliari e, a scelta, addirittura un consigliere diplomatico o militare. Una pletora di persone alla quale obbligatoriamente si aggiungono gli agenti di pubblica sicurezza e i carabinieri addetti alla scorta e alle postazioni previste presso le abitazioni private del presidente. A conti fatti, una trentina di persone che forniranno i loro servizi nell’arco delle 24 ore. Non spetta, invece, agli ex inquilini del Colle alcuna liquidazione, assimilabile al Tfr dei comuni lavoratori o all’assegno previsto per i parlamentari non rieletti. Interpellato dal ilFattoquotidiano.it, l’ufficio stampa del Quirinale spiega che «al momento della cessazione dell’incarico di presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano non riceverà alcuna indennità di fine mandato». L’attuale capo dello Stato, aggiungono dal Colle, «ha maturato 38 anni di contributi ma non ha mai beneficiato né beneficerà del vitalizio previsto per gli ex parlamentari in quanto incompatibile dapprima con l’assegno percepito in qualità di eurodeputato (Napolitano lo è stato dal 1999 al 2004, ndr), poi con quello di presidente della Repubblica e, infine, anche con quello di senatore a vita, carica che tornerà a rivestire una volta lasciato il Quirinale».

CHI SPENDING DI PIU’ – Quanto ai tagli ai privilegi degli ex capi di Stato annunciati qualche anno fa, i comunicatori del Colle spiegano a ilfattoquotidiano.it che «il mandato di Napolitano è stato finora caratterizzato da impegni tali da non consentirgli di deliberare sulla materia, ma qualora dovesse decidere di farlo prima della cessazione del suo incarico non intende fare della sua determinazione oggetto di campagna promozionale». Anche per ragioni di opportunità rispetto all’operato dei suoi predecessori. E, in ogni caso, «non è detto che, una volta esaurito il mandato, Napolitano si avvarrà indiscriminatamente delle prerogative previste per gli ex presidenti della Repubblica».
Insomma, prerogative rinunciabili ma solo se l’avente diritto vorrà.

fonte: http://blogdieles2.altervista.org/il-sig-giorgio-napolitano-professione-ex-presidente-della-repubblica-non-molla-i-suoi-privilegi-880-000-euro-lanno-solo-di-pensione/

Abbiamo una classe politica indegna. Il problema è che ci rappresenta alla perfezione

 

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Abbiamo una classe politica indegna. Il problema è che ci rappresenta alla perfezione

Il Pd diceva di non voler governare e ora è disposto a farlo. I Cinque Stelle cambiano il programma politico. La Lega si dice, incredibilmente, “atlantista”. Tutti cambiano idee con estrema disinvoltura. Ma non è solo un problema di classe politica.

Dunque, vediamo se abbiamo capito bene. Il Partito Democratico ha cambiato idea e, almeno stando alle parole e al peso politico del suo segretario Maurizio Martina, ha deciso che l’Aventino è finito e che, se il Movimento Cinque Stelle dovesse prendere in considerazione la possibilità di soddisfarne alcuni punti programmatici, potrebbe anche considerare l’idea di formare una maggioranza politica contro quelli che fino a una settimana fa erano talmente agli antipodi da non poterci prendere nemmeno un caffè assieme.

A quanto pare, poi, pure gli stessi Cinque Stelle pare abbiano cambiato idea su molte cose, in questi ultimi giorni, arrivando addirittura a modificare ex post, senza dirlo a nessuno, il loro programma politico votato-in-rete-dai-cittadini, che diceva peste e corna della Nato e che mal si sposava con la rinnovata fede atlantista ed europeista di Luigi Di Maio. Non bastasse, ci è toccato assistere pure alla sviolinata della vicepresidente del Senato Paola Taverna nei confronti della presidente Elisabetta Casellati – una berlusconiana che più doc non si può – che «siamo sicuri si comporterà con estrema imparzialità».

Pure la Lega a quanto pare sta cambiando idea. «Siamo atlantisti da sempre»,ribadisce il consigliere per gli esteri di Matteo Salvini Guglielmo Picchi, gettando acqua sul fuoco sule dichiarazioni del “Capitano”, che un giorno si e l’altro purericorda che una volta al governo le sanzioni alla Russia saranno «la prima cosa a saltare», non esattamente la cosa più atlantista che possa dire.

Tutto è perfettamente coerente nel contesto di una classe politica che non crede a nulla, che vive in funzione del calcolo istantaneo della propria popolarità. Il problema è che questa classe politica senza coerenza, senza idee, senza valori è lo specchio del Paese che l’ha eletta

Fossimo poco avvezzi di politica italiana, soprattutto di quella degli ultimi anni, avremmo il mal di testa. E invece, in realtà, tutto è perfettamente coerente nel contesto di una classe politica che non crede a nulla, che vive in funzione del calcolo istantaneo della propria popolarità e che, soprattutto, non ha la più pallida idea di come tirar fuori l’Italia – ultima per tasso di crescita in Europa anche nel 2018, secondo le stime, pur riviste al rialzo, del Fondo Monetario Internazionale – dal pantano in cui si ritrova.

La cosa ancora più preoccupante è un’altra, però. Che questa classe politica senza coerenza, senza idee, senza valori è lo specchio del Paese che l’ha eletta. Un Paese vittima del proprio autocompiacimento, della propria autocommiserazione e di un pensiero magico e folle: il sogno che una banda di parvenu senza alcuna esperienza istituzionale possa far tornare a volare l’Italia senza alcun sacrificio, al contrario, ridistribuendo soldi che pare non esistano, col solo potere del buon senso e della buona volontà. Non è un caso che Lega e Cinque Stelle, che in queste settimane hanno dato vita a un indegna coda di campagna elettorale sulla pelle delle istituzioni italiane, stiano ulteriormente crescendo nei sondaggi.

Magari è solo questione di tempo, prima che un sussulto di realismo ci svegli dal torpore e ci riporti a pretendere competenza, serietà, idee chiare a chi ci rappresenta. Magari saremo noi pessimisti, ma temiamo non accadrà. Questa è l’Italia di oggi. E non è un bello spettacolo.

fonte: http://www.linkiesta.it/it/article/2018/04/18/abbiamo-una-classe-politica-indegna-il-problema-e-che-ci-rappresenta-a/37810/

Due poltrone sono meglio di una. Sono 155 i parlamentari paraculo che lo hanno capito, e la metà sono della Lega

 

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Due poltrone sono meglio di una. Sono 155 i parlamentari paraculo che lo hanno capito, e la metà sono della Lega

 

Doppio incarico, 155 i parlamentari con almeno due poltrone: la metà sono della Lega

Ben 155 parlamentari della diciottesima legislatura hanno il doppio incarico: oltre alla poltrona della Camera o del Senato mantengono anche quella nei consigli o nelle giunte comunali. Più della metà sono della Lega.

Dal voto del 4 marzo e dall’elezione dei presidenti delle Camere del 24 marzo è ormai passato ben più di un mese e il Parlamento dovrebbe essere al lavoro da tempo. Ma alcuni deputati e senatori – che finora, complice la mancata formazione del governo, hanno presenziato ben poco in aula – si danno da fare più in altre istituzioni che non alla Camera e al Senato. Come dimostra il report Caricometro – XVIII legislatura, realizzato da Openpolis in collaborazione con Agi. Molti parlamentari, dimostra lo studio, ricoprono ruoli anche fuori da Camera e Senato.

Ben 155 parlamentari hanno anche altri incarichi politici a livello comunale o regionale. Parliamo di 108 deputati e 47 senatori, il 16,42% del totale dei parlamentari. Ciò che nota il report di Openpolis è che in questa speciale graduatoria a comandare, e di gran lunga, è la Lega con 86 parlamentari che hanno un doppio incarico su 183 seggi: il 46,99% dei suoi eletti. A seguire, ma distanziati, ci sono: Fratelli d’Italia al 30,61%, LeU al 22,22%, Fi al 21,12% e decisamente più dietro Pd (7,78%) e M5s (0,59%).

Gli incarichi compatibili
Tra questi incarichi la maggior parte sono compatibili con la carica di parlamentare. Per quanto riguarda questi casi, il 55% degli eletti nelle due Camere che ha un doppio incarico svolge un ruolo anche nei consigli comunali. Il 18% è invece assessore comunale (in alcuni casi è sia assessore che consigliere) e il 17% è invece sindaco in un comune con meno di 15mila abitanti. Oltre quella soglia il doppio incarico sarebbe invece incompatibile.

Gli incarichi incompatibili
La poltrona da parlamentare non è compatibile con alcuni ruoli, come presidente della Repubblica, europarlamentare ma anche presidente di regione, assessore regionale, consigliere regionale o sindaco di un comune con più di 15mila abitanti (ma meno di 20mila, in quel caso è ineleggibile). In questa legislatura, finora, ricoprono un doppio incarico con tanto di incompatibilità tra i due ruoli, tre sindaci, sei consiglieri regionali, 3 assessori o sottosegretari regionali e persino un presidente di regione: Luciano D’Alfonso, governatore dell’Abruzzo.

fonte: https://www.fanpage.it/doppio-incarico-155-i-parlamentari-con-almeno-due-poltrone-la-meta-sono-della-lega/

 

 

Ricordiamo le parole di Gino Strada che suonano come un avvertimento: “Soltanto dei cretini potevano pensare di continuare a fare guerre in giro per il mondo, senza che questo avesse delle ricadute sull’Europa e sul nostro Paese. Purtroppo i cretini ci sono e sono spesso in posizioni molto alte della società” !!

 

Gino Strada

 

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Ricordiamo le parole di Gino Strada che suonano come un avvertimento: “Soltanto dei cretini potevano pensare di continuare a fare guerre in giro per il mondo, senza che questo avesse delle ricadute sull’Europa e sul nostro Paese. Purtroppo i cretini ci sono e sono spesso in posizioni molto alte della società” !!

“Soltanto dei cretini potevano pensare di continuare a fare guerre in giro per il mondo, pensando che questo non avesse delle ricadute sull’Europa e sull’Italia. Purtroppo i cretini ci sono e sono spesso in posizioni molto alte della società”. Così Gino Strada, fondatore diEmergency, a margine del 15° incontro nazionale che si sta tenendo a Genova dal 30 giugno al 3 luglio 2016. L’organizzazione non governativa offre cure medico-chirurgiche gratuite alle vittime della guerra e della povertà, da dieci anni è presente in Italia, oggi con sei poliambulatori, ambulatori mobili, salvataggio e assistenza in mare con il Migrant Offshore Aid Station (MOAS). “La logica è la stessa che ci porta a intervenire dal 1994negli scenari di guerra, inoltre la povertà e la miseria di certe situazioni che vediamo in Italia – afferma Strada – sono conseguenze di guerre che siamo andati a portare in altri paesi. Il problema della mancanza di assistenza medica non riguarda solo i migranti: oggi ci sono circa 11 milioni di italiani che non si curano più come dovrebbero per questioni economiche”. Nessuna richiesta in particolare al Governo italiano: “Certo, mi piacerebbe vivere in un Paese che non esporta armi perché non ne produce, che decide davvero di ripudiare la guerra, che non partecipa a operazioni militari di occupazione o di guerra. Purtroppo non è così, ma sono convinto che gli italiani abbiano ancora la coscienza e la morale per far rimangiare tutte queste scelte assurde alla politica, e sono convinto che andremo incontro a un periodo di grandi cambiamenti, anche abbastanza veloci”

tratto da: https://ilfastidioso.myblog.it/2017/03/20/grandioso-gino-strada/

Salvini esibisce la sua fedeltà: “niente governo senza Berlusconi” …ovviamente avrà già pensato a come giustificare ai Kamerati leghisti perché fare un Governo con un Condannato…!

 

Salvini

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Salvini esibisce la sua fedeltà: “niente governo senza Berlusconi” …ovviamente avrà già pensato a come giustificare ai Kamerati leghisti perché fare un Governo con un Condannato…!

Lo ha confermato oggi.

Salvini, pur senza chiudere la porta ai Cinquestelle, ha confermato la sua fedeltà a Berlusconi.

Sì ad ogni intesa, ma con il buon Silvio.

Ovviamente, ancora una volta, calpestando quella che una volta si chiamava “coerenza”

Adesso siamo noi curiosi di sentire come faranno i Kamerati della lega, sia in Parlamento che su Facebook, a giustificare il fatto che vogliono un Governo con un Condannato…

 

by Eles

Oliviero Diliberto, forse l’unico tra i politici che si è reso conto di quello che hanno combinato: “L’unico dovere della mia generazione è sparire. Abbiamo fallito miseramente”

 

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Oliviero Diliberto, forse l’unico tra i politici che si è reso conto di quello che hanno combinato: “L’unico dovere della mia generazione è sparire. Abbiamo fallito miseramente”

 

“L’unico dovere della mia generazione è sparire. Abbiamo fallito miseramente”

Oliviero Diliberto ha concesso la sua ultima intervista nel 2013. Oggi è tornato a parlare nella pagina “Confessioni” del Corriere della Sera

Non dà interviste da 5 anni, ma oggi Oliviero Diliberto, 61 anni, è tornato a parlare al Corriere della Sera. L’ex segretario dei Comunisti Italiani ha scelto il silenzio “da quando la mia parte politica fu sconfitta disastrosamente” nel 2013, e nell’intervista non dà scuse alla sua generazione: “Ha fallito. Il suo unico dovere morale è scomparire”, si legge nelle prime righe. Oggi non si occupa più di politica ma insegna diritto romano in Cina, nell’ateneo di Wuhan,10 milioni di abitanti a oltre mille km da Pechino e spiega che sta aiutando il governo di Xi Jinping ad adottarlo nel proprio codice civile.

Xi, secondo Diliberto “ha avviato una campagna di riforme mai vista prima. Lotta alla povertà, Stato fondato sul diritto, contrasto alla corruzione. Che significa anche morigeratezza”. Nessun problema per il mandato a vita, anche perché “Roosevelt fu presidente degli Stati Uniti per quattro mandati e ne avrebbe fatto un quinto se non fosse morto”. C’è la pena di morte e il record mondiale di esecuzioni capitali, ma “c’è anche negli Usa e nessuno si indigna. Con la differenza che gli americani avrebbero dovuto abolirla, perché in fatto di diritti umani hanno una tradizione che in Asia non esiste. Invece non riconoscono neppure la Corte penale internazionale dell’Aja”.

Diliberto nell’intervista ricorda come è diventato comunista nel 1969: “Entravo in quarta ginnasio a Cagliari. C’era l’autunno caldo. Alcuni militanti distribuivano volantini per strada. Non li avevo mai visti. I volantini, dico. Rimasi folgorato dall’idea che si potesse cambiare il mondo”. “Come spiegò Enrico Berlinguer a Enrico Mentana, sono felice d’essere rimasto fedele agli ideali della mia gioventù. Non so quanti possano dire lo stesso”.

Una delle azioni più criticate da ministro della Giustizia, fu la liberazione del guerrigliero curdo Abdullah Ocalan: “È il tempo di raccontare la verità. L’avevamo arrestato per omicidio sul mandato di cattura emesso dai tedeschi. Poi mi telefonò il vicecancelliere Joschka Fischer dicendo che l’ordine era stato revocato in quanto non volevano che l’Italia lo estradasse in Germania. E sa perché? Per non avere rogne con la Turchia”.

Oliviero Diliberto non risparmia stoccate alla politica italiana:  non risponde alla domanda perché i poveri non votano Pd, ma dice: “Il proletariato è più numeroso dei ceti abbienti, ma nelle elezioni, ahimè, entrano in gioco fattori ideologici, propagandistici, religiosi, antropologici. Pensi ai consensi raccolti dalla Dc. Un partito interclassista che, a questo punto, tutti rimpiangiamo”.

Nel Pd “non c’è più niente”, mentre Matteo Renzi “dovrebbe scomparire. Ma non lo farà”. E sull’ipotesi di governo Lega e M5S dice: è “Il peggio che ci possa capitare. Ma gli elettori hanno deciso così. Nel 2007 assistetti per caso dalla finestra di un hotel di Bologna al primo V-Day con Beppe Grillo. Un fanatismo e uno schiumare di rabbia terribili. L’idea che chiunque ha fatto politica sia un delinquente, a prescindere, contraddice tutti i valori della democrazia rappresentativa dai tempi di Pericle a oggi”. E su quale esecutivo pronostica ammette: “Le mie categorie della politica non esistono più. Sarebbe come chiedere a Romolo Augustolo che tipo di governo formeranno i barbari”.

tratto da: https://www.agi.it/politica/diliberto_intervista_corriere_della_sera-3719541/news/2018-03-31/

Milena Gabanelli: Fake news? “Altro che bufale, sono più pericolose le scelte dei politici”

 

Milena Gabanelli

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Milena Gabanelli: Fake news? “Altro che bufale, sono più pericolose le scelte dei politici”

Milena Gabanelli, il Viminale e la Polizia hanno presentato un progetto per contrastare la diffusione delle fake news in campagna elettorale: non si sta esagerando?

Se la polizia postale risponde velocemente ad un cittadino che chiede se è vero o no che c’è stato un attentato a Canicattì, benissimo. È un po’ esagerato metterla giù così pomposa, quando la polizia postale fa già questo di professione. C’è un aspetto deterrente: magari qualcuno si spaventa a raccontare palle e ne racconta meno. Terza ipotesi: il Viminale sa che c’è in corso una campagna sotterranea e mirata di disinformazione, e si sta attrezzando. Ma questo si può fare senza grandi annunci, credo.

Dagli Stati Uniti importiamo moniti sul rischio dell’inquinamento del voto per colpa di fake news confezionate dai russi: possono davvero influenzare le scelte degli italiani?

Mi preoccupano di più le scelte dei politici.

Lei ha studiato profondamente il fenomeno delle fake news e ha scritto che è “difficile e pericoloso decidere chi debba diventare arbitro della verità”, anche perché su Internet distinguere fra satira, teoremi sulle notizie o anche solo una lettura diversa degli avvenimenti è complesso. A chi spetta, però, vigilare sulla corretta informazione e con quali strumenti?

Ci sono strumenti elementari, come quello di controllare se chi pubblica la notizia ha un nome e cognome reale, se la notizia è riportata da qualche altro sito, se le date corrispondono. Tutto questo è possibile attraverso i motori di ricerca. Internet è un mondo bellissimo, ma insidioso. Le scuole dovrebbero insegnare ai ragazzi, che sono i maggiori fruitori, come ci si orienta, ma ci arriveremo come al solito in ritardo.

Perché si crede che le fake news siano un’esclusiva della Rete?

Perché sul web è più facile e virale: chiunque può raccontare quello che vuole in forma anonima. Il web ha solo fatto esplodere le debolezze di un sistema con poca reputazione, e che quindi non può nemmeno alzare tanto la voce. Le testate e le firme autorevoli, infatti, ne hanno risentito meno e sono diventate anche più ricercate.

Non pensa che i giornali italiani siano impegnati più nella polemica politica a contrastare presunte fake news che a produrre le news?

È un esercizio facile, molto di moda, non richiede impegno e fa comodo a tutti, tranne ai lettori, o telespettatori, o utenti, che alla fine ingoiano spesso aria fritta

In questi giorni si celebrano il film The Post e gli scoop degli anni 70 delNew York Times e del Washington Post, simboli del giornalismo più puro: quello che scrivono è vero. Per i giornali italiani, invece, la percezione è opposta. Di chi è la colpa? E quando i lettori hanno smesso di confidare – nel senso di avere piena fiducia – nei giornali italiani?

Non è una percezione solo italiana. Però non sarei così drastica. I lettori italiani, come quelli di tutto il mondo, hanno le loro abitudini, e credono ai giornali che gli raccontano il mondo come lo vedono loro. Quante volte sentiamo dire “i nostri lettori si attendono che gli diciamo questo o quest’altro?”. La distorsione sta proprio qui. E poi c’è un calo generale del senso della reputazione, che di solito dovrebbe fare la differenza.

Una domanda sulla Rai, sul dibattito fra artisti e giornalisti nel servizio pubblico. Uno come Vespa – che col contratto di artista è riuscito a ottenere un compenso oltre il tetto di 240.000 euro – può raccontare la campagna elettorale?

È un’anomalia tutta Rai: se non sei inquadrato in una testata giornalistica (Tg1, Tg2, Tg3, Rainews, e relative rubriche), ma negli spazi delle reti, sei contrattualizzato come autore o conduttore (a meno che tu non sia un giornalista dipendente). In questo modo l’azienda non deve versare i contributi Inpgi, ma all’Enpals (oggi Inps), che sono più bassi. Ho condotto per vent’anni Report e non sono mai stata contrattualizzata come giornalista, pur essendo iscritta all’Ordine, che a sua volta non ha mai fatto nulla per modificare questa anomalia. Ciò detto, tutto il mondo sa che Vespa è un giornalista, quindi il tema è il compenso o l’argomento di cui si occupa?

 

 

fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/altro-che-bufale-sono-piu-pericolose-le-scelte-dei-politici/

Cassazione: “Se un politico non mantiene promesse elettorali è lecito insultarlo” …Amici preparatevi, che ci sarà da lavorare…

 

Cassazione

 

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Cassazione: “Se un politico non mantiene promesse elettorali è lecito insultarlo” …Amici preparatevi, che ci sarà da lavorare…

 

Cassazione: “Se un sindaco non mantiene promesse è lecito insultarlo”

Meglio mantenerle, le promesse elettorali, a meno che non si voglia finire sbeffeggiati sui manifesti affissi dagli avversari politici che sono legittimati a dare del falso e del bugiardo a chi, dopo essere stato eletto, fa dietrofront sugli impegni presi davanti ai cittadini. La Cassazione ha infatti riconosciuto il diritto di critica politica a un gruppo di consiglieri comunali dell’opposizione che avevano affisso lungo le vie cittadine di un centro del messinese, Furci Siculo, dei manifesti nei quali l’ex sindaco Bruno Antonio Parisi veniva definito «falso, bugiardo, ipocrita, malvagio» per aver deliberato l’erogazione dell’indennità di funzione «così tradendo le promesse elettorali».

 

In primo grado, il Tribunale di Messina nel marzo 2014 aveva escluso l’esimente del diritto di critica politica, «viste le connotazioni personali delle ingiurie contenute nel testo dei manifesti» e aveva condannato i consiglieri di opposizione Sebastiano Foti, Carmelo Andronico, Beniamino Lo Giudice, Alessandro Niosi, Saverio Palato e Agatino Vinci. Su ricorso degli imputati, la Corte di Appello di Messina nel marzo 2016 li aveva invece assolti. Ora la Suprema Corte ha respinto il ricorso presentato dall’ex sindaco Parisi per ottenere il risarcimento dei danni da diffamazione.

 

Ad avviso degli “ermellini”, il verdetto di assoluzione è corretto perchè è partito «dal presupposto incontestabile della offensività delle espressioni usate per riconoscere che gli epiteti rivolti alla parte offesa presentavano una stretta attinenza alle vicende che avevano visto l’opposizione contrapporsi al sindaco in merito alla erogazione di funzione, a cui il primo cittadino aveva dichiarato di voler rinunciare in campagna elettorale». «In questo ambito, gli epiteti `falso, bugiardo, ipocrita´ si ricollegano, secondo la Corte territoriale – prosegue la Cassazione – al mancato adempimento delle promesse elettorali nonchè all’avere omesso di dichiarare pubblicamente il proprio ripensamento sul tema dell’indennità di funzione e, quanto all’aggettivo `malvagio´, ad azioni giudiziarie, asseritamente infondate, che egli aveva promosso contro gli avversari politici». Per la Suprema Corte, – sentenza 317 depositata oggi – «è apparso quindi chiaro ai giudici di merito che l’attacco al Parisi riguardava specificamente le scelte politiche ed amministrative sue e della sua maggioranza e, del tutto correttamente, si è escluso che sia trasmodato in un attacco alla dignità morale e intellettuale della persona offesa» come invece ha tentato di sostenere l’ex primo cittadino di Furci Siculo

fonte: http://www.lastampa.it/2018/01/09/italia/i-tuoi-diritti/cittadino-e-istituzioni/cassazione-se-un-sindaco-non-mantiene-promesse-lecito-insultarlo-40LaGvpizlS3czETCaKvzM/pagina.html

Lettera di una maestra: “Ai nostri politicanti piace tanto parlare di donne, ne stanno lasciando 60’000 a casa”

 

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Lettera di una maestra: “Ai nostri politicanti piace tanto parlare di donne, ne stanno lasciando 60’000 a casa”

 

Care tutte e tutti,

sono una maestra che lavora ormai da anni nella scuola. Sono coinvolta nel disastro che sta succedendo agli insegnanti della scuola primaria in questi giorni.  Mi rendo conto che, dietro i tecnicismi giuridici, forse la situazione non è chiara, provo a riassumere cosa ci sta capitando.

Dal 1923 al 2002, ovvero fino a quando è esistito l istituto magistrale, tutte le maestre e maestri italiani hanno avuto come qualifica per poter insegnare il diploma magistrale che è un’abilitazione all’ insegnamento come da parere del consiglio di stato n 3813 dell’ 11/09/13, recepito con decreto dal presidente della repubblica. Infatti gli insegnanti avevano fatto ricorso, in quanto negli anni precedenti i diplomati magistrali erano stati collocati nelle graduatorie di terza fascia, ovvero quella per i non abilitati. Successivamente molti diplomati avendo ottenuto questo riconoscimento, hanno intentato un altro ricorso contro diniego di accesso alle gae 2014, le graduatorie per cui si accede al ruolo tramite scorrimento, in quanto appunto abilitati.

Nel frattempo gli stessi insegnanti mandavano avanti la scuola ormai da anni, tra le mille difficoltà che tutti conoscete.

L’ impugnazione della Graduatoria ad Esaurimento 2014 (Gae) termina con svariati provvedimenti cautelari a favore dei richiedenti, che nelle tornate di immissione in ruolo a settembre 2015 e 2016 vengono assunti in ruolo con riserva, mentre gli altri aspettavano di accedervi nelle tornate successive, ovviamente continuando a lavorare con supplenze annuali.

Il 15 novembre 2017 si riunisce l’adunanza plenaria del consiglio di stato per mettere un punto a questa situazione e, anziché sciogliere la riserva, contraddicendo se stesso (aveva emesso ben 7 giudizi positivi!) il tribunale rigetta le richiesta dei diplomati magistrali con un vero e proprio licenziamento di massa. Si tratta di circa 60’000 persone coinvolte, tra già immessi in ruolo e precari in attesa di ruolo in tutta Italia!   Neanche la speranza di fare le supplenti a vita! Infatti la legge 107, la cosiddetta buona scuola, impone il non rinnovo dei contratti dopo l’accumulo di 36 mesi di servizio. Quest’ altra schifezza è stata prodotta da Renzi ed il suo governo per arginare una sentenza della corte europea che condannava il precariato nella scuola italiana imponendo di assumere tutti i docenti che avevano tre anni di lavoro nella scuola….

Dunque si profila un danno duplice per lavoratori ed alunni che perderanno i loro insegnanti. In realtà siamo di fronte ad una vera emergenza sociale! Ai nostri politicanti piace tanto di questi tempi parlare di donne, millantando iniziative e leggi varie. Intanto ne stanno lasciando 60’000 in mezzo ad una strada dopo averle sfruttate per anni ed anni come precarie!

Non credano che staremo a guardare, abbiamo capito che con i ricorsi non si conquistano diritti, anzi si perdono, abbiamo capito che l’ unica strada è la LOTTA.

A Torino ci sono stati già dei presidi, uno il 27 dicembre ed uno il 3  gennaio. Abbiamo dimostrato la nostra rabbia, bloccato il traffico, improvvisato cortei. Ma è solo l’inizio! Sciopereremo il primo giorno di rientro dalle vacanze, l’8 gennaio. Lo sciopero è dichiarato per tutto il comparto scuola, dunque anche i colleghi della scuola secondaria potranno solidarizzare. Già arrivano le adesioni allo sciopero e molte scuole rimarranno chiuse!

Mando quindi un ringraziamento alle molte colleghe e colleghi che nonostante la loro cattedra sicura sciopereranno insieme a noi! E grazie anche ai genitori che ci stanno sostenendo con la partecipazione ai presidi, lettere alle scuole e ai dirigenti.

Carmen

 

tratto da: https://www.infoaut.org/saperi/lettera-di-una-maestra-ai-nostri-politicanti-piace-tanto-parlare-di-donne-ne-stanno-lasciando-60-000-a-casa

 

De Luca contro 5 stelle – Tutti gli argomenti politici che può esporre si riducono ad un albero di Natale e il dito medio alla consigliera M5s …Mi raccomando, se sei come loro votali tranquillamente…

 

De Luca

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De Luca contro 5 stelle – Tutti gli argomenti politici che può esporre si riducono ad un albero di Natale e il dito medio alla consigliera M5s …Mi raccomando, se sei come loro votali tranquillamente…

 

De Luca ai 5 stelle: “Incapaci di innaffiare un albero di Natale”. E mostra il dito medio alla consigliera Ciarambino

Tutta la classe politica del Pd in un gesto…

Tutta la loro politica in una frase: “Incapaci di innaffiare un albero di Natale”…

Credo sia chiaro che se il Pd può essere attaccato su conflitti di interessi, arresti, indagati, delinquenti, bugiardi, incapacità di portare a termine riforme, distribuzione di fritture di pesce eccetera, mentre il massimo che riescono ad imputare ai 5stelle è la morte di un albero di Natale…

Guardate la foto di De Luca… Se sei come loro, votali tranquillamente…!

 

by Eles