Strategia della pensione – Il geniale editoriale di Marco Travaglio sulle pensioni: “La famiglia Boschi per i pensionati ha fatto molto, forse troppo” …Perchè quando la penna di Travaglio si imbatte nell’aretina pidiota è una goduria da orgasmo!

Marco Travaglio

 

 

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Strategia della pensione – Il geniale editoriale di Marco Travaglio sulle pensioni: “La famiglia Boschi per i pensionati ha fatto molto, forse troppo” …Perchè quando la penna di Travaglio si imbatte nell’aretina pidiota è una goduria da orgasmo!

Strategia della pensione

Noi fortunati che abbiamo seguito in tv il cosiddetto dibattito parlamentare sulla manovra di bilancio abbiamo attraversato un’ampia gamma di sentimenti contrastanti. L’invidia per l’atletica prestanza di Emanuele Fiano, che balza felino verso i banchi del governo, si divincola dal placcaggio rugbistico dei colleghi, offre il petto seminudo alla pugna contro gli odiati sovranisti e infine aggira la barriera dei commessi col lancio liftato di un dossier che centra in pieno volto il sottosegretario Garavaglia.

L’entusiasmo per l’intrepido Michele Anzaldi, ieri epuratore e fucilatore di chiunque si permettesse di non beatificare Renzi nella Rai tutta renziana e oggi inconsolabile per la fine del pluralismo in viale Mazzini.

L’idolatria per Filippo Sensi, che fino all’altroieri diramava le veline di Renzi & Gentiloni e ora lacrima come una vite tagliata per il taglio dei fondi pubblici a giornali e Radio Radicale, scambiandoli per “pluralismo”.

La gioia per Giachetti e Fiano che accusano Fico di parzialità perché non silenzia la pentastellata Manzo che accusa imprecisate opposizioni di aver favorito i truffatori delle banche, ma poi tacciono quando le pidine Serracchiani e Bruno Bossio danno della truffatrice alla Manzo.

L’ammirazione per i trafelati scopritori della centralità del Parlamento, o di quel che ne resta dopo il loro passaggio, le loro leggi incostituzionali, le loro mozioni sulla nipote di Mubarak, i loro canguri e ghigliottine, le loro destituzioni di dissidenti, le loro compravendite di parlamentari, i loro decreti senza necessità né urgenza, le loro fiducie smodate (107 solo nella scorsa legislatura), i loro salvataggi impunitari di fior di delinquenti. Il rimpianto per l’assenza in Parlamento di misure d’ordine pubblico, tipo il Daspo, già previste nelle ben più educate curve degli stadi.

E infine una grande empatia per la sofferenza di Graziano Delrio e Maria Elena Boschi dinanzi alle sorti degli adorati pensionati, scippati dalla manovra giallo-verde.

Delrio li chiama tutti in piazza, la Boschi trattiene a stento le lacrime: “La legge di Bilancio taglia tutte le pensioni, non solo quelle d’oro o di platino. Conte dovrebbe pulirsi la bocca quando attacca i pensionati”. In effetti la famiglia Boschi per i pensionati ha fatto molto, forse troppo. Il pensiero corre al pensionato Luigi D’Angelo, che il 28 novembre 2015 si impiccò a Civitavecchia perché aveva appena perso i risparmi di una vita: 100mila euro affidati a Etruria, dopo che il governo Renzi-Boschi aveva azzerato dal giorno alla notte, col cosiddetto dl Salva-banche, il valore delle azioni e delle obbligazioni subordinate.

Del resto il Pd, per i pensionati, ha sempre avuto un occhio di riguardo. Tipo quando votò il blocco dell’indicizzazione delle pensioni, senza la piena rivalutazione per l’inflazione, ininterrottamente dal 2011 a oggi.

Vediamo nel dettaglio cosa votarono gli attuali paladini dei pensionati. Tra 2012 e 2013, col blocco totale per le pensioni superiori a tre volte il minimo (dai 1500 euro in su), chi prendeva ogni mese 1600 euro lordi ne perdeva 500-600 l’anno; chi percepiva 2100 euro ne perdeva 1500; chi aveva 2600 euro ne perdeva 1800.

Nel 2015 la Consulta bocciò la legge in quanto incostituzionale e ordinò al governo di restituire la refurtiva. Intanto, ai 5,5 milioni di pensionati, erano stati rapinati 8-9 miliardi di euro.

Ma Renzi ne rimborsò appena 2,2 (che secondo l’Upb corrispondeva ad appena il 12% medio delle perdite di ogni pensionato) ed ebbe pure la spudoratezza di chiamare quella mancia “bonus Poletti”: come se quello non fosse un furto con destrezza, ma addirittura un gentile omaggio.

Intanto nel 2014 il governo Letta aveva fatto altri danni: un sistema di perequazioni in cinque fasce, che lasciava quasi intatta la rivalutazione delle pensioni fino al quadruplo della minima, mentre tagliava del 25% la rivalutazione per quelle sopra i 2000 euro lordi e del 50% oltre i 2500. I governi Renzi e Gentiloni prorogarono quel blocco fino al 1° gennaio 2019, lasciando la patata bollente ai successori.

Secondo la Uil, la mancata perequazione delle pensioni fra il 2011 e il 2018, votata da centrodestra e centrosinistra (Monti e Letta) e poi dal solo centrosinistra (Renzi e Gentiloni) è costata 79 euro al mese e 1000 all’anno a ciascun pensionato da 1500 euro mensili. Chi invece percepiva 1900 euro al mese nel 2011 ha perso 1500 euro lordi, pari a una intera mensilità netta.

Che fa ora il governo Conte sulle pensioni?

Tre cose. Abbrevia l’età pensionabile per chi vuole ritirarsi prima (quota 100). Aumenta le minime fino a 780 euro per chi non ha altri redditi (pensione di cittadinanza). E “raffredda” il blocco delle indicizzazioni varato da Letta, Renzi e Gentiloni, rendendolo un po’ meno penalizzante per le pensioni più basse e lasciandolo pressoché inalterato sopra ai 3mila euro.

La battuta di Conte (“Non se ne accorgerebbe nemmeno l’Avaro di Molière”), per quanto infelice, rende l’idea.

Rivalutazione quasi totale, senza blocchi, per le pensioni fino al quadruplo della minima (cioè fino a 2030 euro mensili lordi).
E sacrifici graduali per le pensioni più alte.

La Cgil stima che chi intasca 2030 euro al mese perderà 1 euro nel 2019, 1 euro nel 2020 e 2 euro nel 2021. Chi supera i 2537 euro al mese, dovrà rinunciare a 70 euro l’anno (meno di 7 euro al mese). Chi supera i 3mila euro al mese, “restituirà” circa 180 euro all’anno (15 euro al mese).

E così via a salire, con prelievi più sostanziosi per i pensionati d’oro (già toccati dal contributo di solidarietà). Anche così si finanzieranno il reddito di cittadinanza e quota 100.

Si chiama “redistribuzione della ricchezza” e un tempo era una battaglia della sinistra.

Infatti ora, sulle barricate, ci sono Forza Italia e il Pd.

“STRATEGIA DELLA PENSIONE”, di Marco Travaglio sul Il Fatto Quotidiano del 30 dicembre2018

Tra le tante idee e proposte che si sentono in giro manca la più sensata: detassare le pensioni per garantire una vecchiaia più dignitosa per i nostri anziani!

 

pensioni

 

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Tra le tante idee e proposte che si sentono in giro manca la più sensata: detassare le pensioni per garantire una vecchiaia più dignitosa per i nostri anziani!

 

Detassare le pensioni: garantire una pensione dignitosa per tutti

Venerdì 23 novembre, con un’assemblea – dibattito presso la sede provinciale dell’Unione Sindacale di Base a Benevento è stato dato l’avvio alla Campagna Nazionale USB sulla detassazione delle pensioni.

Una sala gremita ha animato la discussione sul progetto proposto evidenziando, con particolare attenzione, di come si è pervenuti, con le varie riforme che si sono susseguite dagli anni ’90 in poi, all’attuale sistema pensionistico italiano.

Grossa attenzione è stata, ovviamente, rivolta ai disastri prodotti dalla Riforma Fornero del 2011 ed in tale ottica si è dato spazio agli interventi dei vari relatori.

Poiché il tema è stato molto apprezzato ed al tempo stesso molto interessante, il dibattito ha assunto la condivisione della prospettiva evidenziando la giustezza della nostra proposta, anche in relazione all’intensa esposizione da parte di Nazzareno Festuccia, dell’Esecutivo Nazionale USB.

Vista l’attuale confusione che si sta facendo proprio sul tema delle pensioni, laddove, paradossalmente, non si intravedono prospettive concrete e diverse dalle precedenti che possono tendere alla salvaguardia di aspetti importanti quali sono quelli delle pensioni, è diventato per noi di USB indispensabile impegnare tutta la nostra organizzazione in una campagna nazionale per una politica fiscale del sistema previdenziale pubblico che possa rendere meno critica la vita per coloro che hanno faticato una vita di potersi godere un po’ più di tempo con meno disagi e meno problemi ed avere la disponibilità di qualche euro in più, e nel contempo prevedere delle diverse prospettive alle generazioni prossime future.

In tale ottica abbiamo elaboratori la nostra proposta che in sintesi si articola su due punti fondamentali:

1) Riduzione della pressione fiscale sulle pensioni, attestandosi su un’aliquota corrispondente alla media delle aliquote dei paesi ue presi in considerazione. 10/11% medio scalare a compensazione.

2) Utilizzo del prelievo fiscale recuperato con le nuove aliquote (25 miliardi circa annui) all’interno del sistema per consentire l’aumento delle pensioni minime da portare oltre la soglia di povertà e la costruzione delle condizioni per garantire una pensione dignitosa alle generazioni future al di là della loro condizione lavorativa e contributiva.

Abbiamo organizzato questo primo importante momento di analisi con il lancio della Campagna di Detassazione delle Pensioni, perché intendiamo aprire un confronto a livello locale, ed in tutto il nostro Paese, su queste proposte impegnando la nostra organizzazione in un progetto futuro per garantire una pensione dignitosa per tutti nel rispetto del dettato Costituzionale.

In allegato l’opuscolo redatto da USB Benevento che riporta, nei dettagli, la proposta e come si sono modificate le pensioni rispetto alle norme varate dagli anni 70 ad oggi.

fonte: http://contropiano.org/news/politica-news/2018/11/27/detassare-le-pensioni-garantire-una-pensione-dignitosa-per-tutti-0109896?fbclid=IwAR2e6WlumRgLwoUNpyaL5C7YfJ61gM9XNeszO2ulEIhwofHYNx6yJTMaDzs

 

 

Pensioni – L’economista Antonio Maria Rinaldi contro la Fornero: “Non c’erano i soldi? Per le banche li avete trovati, tanti e subito” – L’ex ministro umiliata con dati tanto incontrovertibili quanto vergognosi…

 

Pensioni

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Pensioni – L’economista Antonio Maria Rinaldi contro la Fornero: “Non c’erano i soldi? Per le banche li avete trovati, tanti e subito” – L’ex ministro umiliata con dati tanto incontrovertibili quanto vergognosi…

Basta una manciata di secondi all’economista Antonio Maria Rinaldi per umiliare la Fornero con dati tanto incontrovertibili quanto vergognosi

“In quel momento bisognava trovare i soldi per il giorno dopo e lei in quella posizione non c’era. È facile parlare ora”. A Stasera Italia, su Rete 4, Elsa Fornero difende spudoratamente la sua riforma delle pensioni e se la prende con l’economista Antonio Maria Rinaldi.

Ma Rinaldi non ci sta e si scaglia contro l’ex ministro lacrime e sangue con un contrattacco micidiale: “Innanzitutto, non esiste dire, per uno Stato come l’Italia, che non c’erano i soldiLi avete trovati, solo dieci giorni dopo, per rimborsare anticipatamente il derivato di una banca estera. Avete trovato 3,915 miliardi per il Monte dei Paschi di Siena e 35 miliardi, nell’arco dei 17 mesi del governo, per darli ai fondi salva-Stati e sa benissimo che quelle risorse non sono andate alla Grecia, ma essenzialmente alle banche tedesche e francesi. Lì i soldi c’erano. Tra l’altro, il debito, in quei 17 mesi, è aumentato di 136,5 miliardi. Ora non venite a dirmi che non c’erano quei 10-15 miliardi per le pensioni.

Siete andati a colpire la gente con enormi problemi”.

Vi avanza un vaffa? “…Nessuno tocchi la legge Fornero”. Ce lo hanno intimato quelli dell’OCSE. Sì quelli dell’OCSE, insomma, quelli che vanno in pensione a 51 anni!

 

OCSE

 

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Vi avanza un vaffa? “…Nessuno tocchi la legge Fornero”.  Ce lo hanno intimato quelli dell’OCSE. Sì quelli dell’OCSE, insomma, quelli che vanno in pensione a 51 anni!

 

I FURBETTI DELL’OCSE: FORNERO PER NOI, PENSIONE A 51 ANNI PER LORO

Ieri la NeoEconomista Capa dell’OCSE Laurence Boone, ex consigliera economica del presidente francese socialista François Hollande, ha fatto un clamorosa invasione di campo chiedendo al governo italiano di “non disfare la legge Fornero”. Dunque la signora vuole pensione a 67 anni per noi, con età indicizzata all’aspettativa di vita, e trattamento calcolato col metodo contributivo.

Come facemmo in passato per BCE, UE e FMI andiamo a vedere le regole pensionistiche dei dipendenti dell’OCSE, pagati *anche* dai contribuenti italiani, ricordiamolo.

Qui la pagina dal loro sito con tutti i (generosi) benefit:

http://www.oecd.org/careers/salariesandbenefits.htm

Qui la parte pensionistica:

In sintesi:

  • Età minima di pensionamento senza penalizzazione: 63 anni 
  • Età massima di pensionamento: 65 anni
  • Trattamento contributivo, coefficiente 2% annuo, calcolato sull’ultimo anno di salario (!!!)
  • Età minima per la pensione anticipata con penalizzazione: 51 anni
  • Versamenti a carico del dipendente uguali a quelli italiani: 9,30% contro 9,20%.

Avete letto bene: i dipendenti OCSE possono andare in pensione a 63 anni con 35 anni di contributi e col massimo pensionistico: hanno quota 98 loro, alla faccia di Salvini e della sua quota 100! E con gli stessi versamenti dei lavoratori italiani, per giunta.

Se poi accettano una penalizzazione possono allegramente pensionarsi a 51 anni e fare altro nei restanti 30 o 40 di vita. Sempre a spese nostre ovviamente. Come si diceva un tempo, predicare bene e razzolare male?

Chère M.me Boone, vous appréciez autant la loi Fornero avec son âge de retraite de 67 ans, mais saviez vous que chez l’OECD les employés (y compris M.me Boone) peuvent prendre leur retraite dejà à 51 ans? Sympa pour eux (et vous), n’est-ce pas?

fonte: http://www.stopeuro.news/i-furbetti-dellocse-fornero-per-noi-pensione-a-51-anni-per-loro/

Dal Codacons il plauso al Governo per la sua lotta alle pensioni d’oro – Quelle superiori ai 3000 euro mensili costano alla collettività circa 30 miliardi di euro all’anno, e rappresentano una grave forma di disuguaglianza economica e sociale

 

pensioni d'oro

 

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Dal Codacons il plauso al Governo per la sua lotta alle pensioni d’oro – Quelle superiori ai 3000 euro mensili costano alla collettività circa 30 miliardi di euro all’anno, e rappresentano una grave forma di disuguaglianza economica e sociale

PENSIONI D’ORO: M5S RILANCIA, TAGLI SOPRA 4.500 EURO

CODACONS: PENSIONI D’ORO COSTANO 30 MILIARDI DI EURO ALL’ANNO

IN ITALIA 1 MILIONE LE PENSIONI CHE SUPERANO I 3000 EURO AL MESE, MENTRE 1,68 MILIONI SONO LE PENSIONI INFERIORI A 500 EURO MENSILI

Le pensioni d’oro superiori ai 3000 euro mensili costano alla collettività circa 30 miliardi di euro all’anno, e rappresentano una grave forma di disuguaglianza economica e sociale. Lo afferma il Codacons, commentando la proposta del M5S di intervenire sulle pensioni più alte.
Confrontando gli ultimi dati Istat e Inps si scopre che nel nostro paese sono poco più di un milione (il 6,8% del totale) le pensioni d’oro superiori ai 3000 euro mensili, per un controvalore che sfiora i 30 miliardi di euro annui – spiega il Codacons – Se da un lato c’è chi può contare su pensioni di lusso, dall’altro ci sono 1,68 milioni di pensionati con un assegno che non raggiunge i 500 euro mensili (10,8% del totale) e che fanno la fame non potendo contare su un reddito dignitoso.
“Per questo riteniamo corretta la decisione di intervenire sulle pensioni più alte ed eliminare le gravi disuguaglianze che pesano sulla collettività – afferma il presidente Carlo Rienzi – Una misura tuttavia estremamente difficile da attuare nel nostro paese, considerato che si tratta di diritti già acquisiti”.

tratto da: https://codacons.it/pensioni-doro-m5s-rilancia-tagli-sopra-4-500-euro/

Oltre 700 ex deputati ricorrono contro il taglio dei vitalizi. Questa volta Di Maio ha proprio ragione: “Non conoscono vergogna”

 

Di Maio

 

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Oltre 700 ex deputati ricorrono contro il taglio dei vitalizi. Questa volta Di Maio ha proprio ragione: “Non conoscono vergogna”

 

Oltre 700 ex deputati ricorrono contro il taglio dei vitalizi. Di Maio: “Non conoscono vergogna”

Sono già quasi 700 i ricorsi presentati da ex deputati della Repubblica contro il taglio dei vitalizi approvato dalla Camera qualche mese fa. Di Maio commenta: “Ma questi ex dis-onorevoli lo sanno cosa è la giustizia sociale? Credo di no,ma lo scopriranno presto. E lo scopriranno anche gli ex senatori”.

Sono già 700 i ricorsi presentati dagli ex deputati contro il taglio dei vitalizi approvato dalla Camera. All’agenzia di stampa Adnronos, l’avvocato ed ex parlamentare Pdl Maurizio Paniz ha dichiarato: “Io ho già presentato giovedì scorso oltre 300 ricorsi contro i tagli dei vitalizi per gli ex deputati e ne presenterò un altro centinaio la prossima settimana, prima della scadenza che ritengo sia accreditabile l’11 settembre. Punto ad ottenere l’annullamento della delibera dell’Ufficio di presidenza della Camera, che ha fortemente ridotto l’ammontare dei vitalizi in essere. Una delibera che ritengo totalmente illegittima e palesemente incostituzionale”.

Paniz è uno dei cinque legali che assistono i ricorrenti per un totale di quasi 700 ricorsi ed è convinto che i giudici gli daranno ragion: “Penso di vincere al 100% nel lungo percorso, perché l’illegittimità della delibera è assolutamente palese. Lo ha confermato anche il Consiglio di Stato nel parere che ha recentemente dato alla presidenza del Senato, indicando le condizioni per un possibile intervento che qui alla Camera non sono state in alcun modo rispettate. Io sono il legale che difende un principio fondamentale in uno Stato di diritto e che in questo caso interessa tutti i 18 milioni di pensionati italiani, perché il principio che riguarda gli ex parlamentari, riguarda anche tutti i nostri pensionati. Non si tratta di privilegi, ma di diritti acquisti, non certamente voluti dagli attuali beneficiari, ma decisi molti decenni fa da altri autorevoli esponenti della vita politica italiana”.

Nella mattinata di oggi, con un post pubblicato sulla sua pagina Facebook, il vicepremier e leader del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, si è scagliato contro i 700 ricorrenti: “700 ex deputati hanno fatto ricorso per riavere i vitalizi che noi abbiamo abolito e continuare a essere mantenuti a vita dallo Stato come fossero dei nababbi. Quando erano in Parlamento non hanno fatto nulla per aumentare le pensioni minime e le condizioni di vita dei pensionati più poveri e ora vogliono continuare a prendere vitalizi di migliaia di euro nonostante abbiano versato moooolto meno. Ma questi ex dis-onorevoli lo sanno cosa è la giustizia sociale? Credo di no,ma lo scopriranno presto. E lo scopriranno anche gli ex senatori. Il Senato deve abolire subito i vitalizi come abbiamo fatto alla Camera. Non c’è più tempo da perdere per eliminare i privilegi. Bisogna decidere da che parte stare, da quella dei cittadini o da quella dei parassiti. Noi abbiamo già scelto e non faremo neppure mezzo passo indietro: i ricorsi non ci spaventano. Intanto consiglio caldamente a questi 700 vitalizio-dipendenti di andarsi a nascondere il più lontano possibile, magari su un eremo. Non conoscono vergogna”.

tratto da: https://www.fanpage.it/oltre-700-ex-deputati-ricorrono-contro-il-taglio-dei-vitalizi-di-maio-non-conoscono-vergogna/
http://www.fanpage.it/

La proposta di Mario Giordano: “E se tagliassimo la pensione d’oro di Lamberto Dini?” …ricordiamo che è quello che ha tagliato le pensioni alla Gente imponendo il divieto di cumulo. Però Lui non si è tagliato niente e ne cumula 3 per un totale di 32.000 Euro…!

 

Lamberto Dini

 

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La proposta di Mario Giordano: “E se tagliassimo la pensione d’oro di Lamberto Dini?” …ricordiamo che è quello che ha tagliato le pensioni alla Gente imponendo il divieto di cumulo. Però Lui non si è tagliato niente e ne cumula 3 per un totale di 32.000 Euro…!

 

Mario Giordano: ‘E se tagliassimo la pensione d’oro di Lamberto Dini?’

“Oggi ho voglia di urlare perché è rispuntato fuori lui”.

Così Mario Giordano contro Lamberto Dini venerdì scorso durante una diretta su Facebook in cui chiede ai suoi fan se è opportuna tagliare la sua (di Dini) pensione d’oro.

L’ex direttore del Tg4 spiega che Dini, l’ex presidente del Consiglio che tagliò le pensioni degli italiani nel 1994 e impose il divieto di cumulo, prende tre pensioni: 7mila euro dall’INPS, 18mila euro dalla Banca d’Italia e 6mila euro lordi di vitalizio. Per un totale di 32mila euro lordi.

“Dice lui – spiega Giordano – ‘ci sono i diritti acquisiti, non si possono toccare’. Ieri c’è stata una sentenza della Corte Europea di Strasburgo che dice sostanzialmente che si possono tagliare i diritti acquisiti ai pensionati perché non sono sul lastrico”.

“Facciamo una colletta – continua il giornalista – aiutiamo questo signore che stamattina si lamenta perché teme che gli tocchino la sua pensione d’oro. E’ preoccupato Lambertuccio. Dopo aver tagliato le pensioni degli italiani, dopo aver messo il divieto di cumulo ed essersi assicurato il cumulo sulla sua pensione il signor Lambertuccio Dini è molto preoccupato. Propongo una colletta per aiutarlo, per fare in modo che ce la possa fare a sopportare questa difficoltà in cui si trova a vivere con 32mila euro di pensione al mese”.

E conclude: “Vedete che non si smette mai di urlare? C’è sempre bisogno di urlare”.

 

Il Pd propone legge per introdurre salario minimo: “Non si può pagare lavoratore meno di 9 euro l’ora” …Ah, se avessero governato loro. E invece abbiamo avuto quelle CAROGNE che hanno abolito l’art. 18, inventato il jobs act e tagliato sanità, scuola e pensioni…!

 

salario

 

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Il Pd propone legge per introdurre salario minimo: “Non si può pagare lavoratore meno di 9 euro l’ora” …Ah, se avessero governato loro. E invece abbiamo avuto quelle CAROGNE che hanno abolito l’art. 18, inventato il jobs act e tagliato sanità, scuola e pensioni…!

 

Leggiamo da Fanpage:

Pd propone legge per introdurre salario minimo: “Non si può pagare lavoratore meno di 9 euro l’ora”

Il Pd ha presentato una proposta di legge per introdurre il salario minimo orario per tutti i lavoratori che non hanno un contratto collettivo di riferimento. La proposta prevede un minimo orario di 9 euro netti. “Vogliamo un salario che aiuti il sistema ad aumentare il livello dei salari, è una scommessa che valorizza i corpi intermedi”, afferma il segretario dem Maurizio Martina.

In una fase in cui il Parlamento attende di discutere il Decreto dignità, il primo provvedimento del governo che passerà all’esame delle Camere, il Partito Democratico propone un disegno di legge che introduca il salario minimo orario per tutti i lavoratori che non hanno un contratto collettivo di riferimento. Il minimo di retribuzione oraria fissato dalla legge è di 9 euro netti. L’obiettivo, secondo quanto spiegato dal segretario del Pd Maurizio Martina durante la presentazione avvenuta oggi alla Camera, è quello di “sperimentare un salario che possa aiutare il sistema ad aumentare il livello dei salari. È una scommessa che valorizza i corpi intermedi”.

Martina ricorda che il salario minimo legale esiste già in molti paesi europei e solo in cinque stati non è ancora presente. Nella proposta di legge si prevede una commissione formata da esperti e rappresentanti delle parti sociali che avrebbero il compito di fornire indicazioni al ministero del Lavoro per aggiornare periodicamente il valore del salario minimo.

Il capogruppo del Pd alla Camera, Graziano Delrio, sottolinea come questa nuova iniziativa si vada ad affiancare alle precedenti proposte di legge avanzate su reddito di inclusione e assegno universale per i figli: “Si completa l’agenda sociale proposta dal Pd”. “Manteniamo un impegno per tutelare le oltre 2 milioni di persone che sono fuori da questa soglia. Il governo fa promesse – osserva Delrio – noi presentiamo una proposta che non va contro il tema della contrattazione, anzi aiuta il lavoro dei sindacati”. Alla presentazione c’era anche la responsabile Lavoro del Pd, Chiara Gribaudo, che ha spiegato come si tratti di “un salario minimo legale e non contrattuale per i settori non sindacalizzati: la nostra proposta migliorabile è di 9 euro netti”

………………….

Che bravi questi del Pd, senza dubbio la possima volta che potremo, dobbiamo votarli… Mica come quelle CAROGNE che ci hanno governato 5 anni abolendo l’art. 18, inventando il jobs act e tagliando sanità, scuola e pensioni…!

L’accusa del Codacons – Le pensioni d’oro, quelle superiori ai 3000 euro mensili, costano alla collettività circa 30 miliardi di euro all’anno, e rappresentano una grave forma di disuguaglianza economica e sociale.

 

pensioni d’oro

 

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L’accusa del Codacons – Le pensioni d’oro, quelle superiori ai 3000 euro mensili, costano alla collettività circa 30 miliardi di euro all’anno, e rappresentano una grave forma di disuguaglianza economica e sociale.

 

PENSIONI D’ORO, CODACONS: COSTANO QUASI 30 MILIARDI DI EURO ALL’ANNO

IN ITALIA 1 MILIONE LE PENSIONI CHE SUPERANO I 3000 EURO AL MESE, MENTRE 1,68 MILIONI SONO LE PENSIONI INFERIORI A 500 EURO MENSILI

Le pensioni d’oro superiori ai 3000 euro mensili costano alla collettività circa 30 miliardi di euro all’anno, e rappresentano una grave forma di disuguaglianza economica e sociale. Lo afferma il Codacons, commentando la proposta del vicepremier Di Maio di intervenire sulle pensioni più alte.
Confrontando gli ultimi dati Istat e Inps si scopre che nel nostro paese sono poco più di un milione (il 6,8% del totale) le pensioni d’oro superiori ai 3000 euro mensili, per un controvalore che sfiora i 30 miliardi di euro annui – spiega il Codacons – Se da un lato c’è chi può contare su pensioni di lusso, dall’altro ci sono 1,68 milioni di pensionati con un assegno che non raggiunge i 500 euro mensili (10,8% del totale) e che fanno la fame non potendo contare su un reddito dignitoso.
“Per questo riteniamo corretta la decisione di intervenire sulle pensioni più alte ed eliminare le gravi disuguaglianze che pesano sulla collettività – afferma il presidente Carlo Rienzi – Una misura tuttavia estremamente difficile da attuare nel nostro paese, considerato che si tratta di diritti gia’ acquisiti”.

tratto da: https://codacons.it/pensioni-doro-codacons-costano-quasi-30-miliardi-di-euro-allanno/

Luigi Di Maio sulle pensioni: “Aumentiamo le minime tagliando quelle d’oro” – “Percepire una pensione da 20.000 euro, se non hai versato i contributi, non è un diritto acquisito, è un privilegio rubato”

 

Di Maio

 

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Luigi Di Maio sulle pensioni: “Aumentiamo le minime tagliando quelle d’oro” – “Percepire una pensione da 20.000 euro, se non hai versato i contributi, non è un diritto acquisito, è un privilegio rubato”

La proposta di Luigi Di Maio sulle pensioni: “Aumentiamo le minime tagliando quelle d’oro”

Cosa prevede la proposta di Luigi Di Maio sulle pensioni? Il ministro del Lavoro su Facebook: “Abolire le pensioni d’oro che per legge avranno un tetto di 4.000/5.000 euro per tutti quelli che non hanno versato una quota di contributi che dia diritto a un importo così alto. E cambiano le cose in meglio anche per chi prende la pensione minima”.

“Chi si merita pensioni alte per avere versato i giusti contributi ne ha tutto il diritto, ma quest’estate per i nababbi a spese dello Stato sarà diversa”. Parola di Luigi Di Maio, vice premier e neo-ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico del governo Conte, che interviene, tramite la sua pagina Facebook, sulla spinosa questione delle pensioni. La sua proposta è molto chiara: “Vogliamo finalmente abolire le pensioni d’oro che per legge avranno un tetto di 4.000/5.000 euro per tutti quelli che non hanno versato una quota di contributi che dia diritto a un importo così alto. E cambiano le cose in meglio anche per chi prende la pensione minima, perché grazie al miliardo che risparmieremo potremo aumentare le pensioni minime”.

Di Maio definisce le pensioni d’oro uno “sfregio a quei tre milioni di italiani che non hanno neppure i soldi per fare la spesa”. E ancora continua: “Alcuni non faranno proprio le ferie. Altri invece faranno vacanze da nababbi sullo yacht perché hanno una pensione d’oro di migliaia e migliaia di euro – in alcuni casi anche oltre 20.000 euro netti – che da anni gli paga tutta la collettività a causa delle distorsioni del vecchio metodo retributivo, che gli permette di avere molti più soldi rispetto a quelli che hanno versato. Quest’estate non ci sono i mondiali, ma presto avremo qualcosa da festeggiare: la fine delle pensioni d’oro e l’inizio di un’Italia più giusta”.

Ma questa proposta non sembra convincere tutti. Come ha sottolineato Giuliano Cazzola, esperto in materia di pensioni, a Repubblica, “da una parte vogliono punire delle persone che hanno ricevuto una pensione in base alle leggi vigenti, ovvero la riforma Brodolini che, nel 1969, adottò la formula retributiva. Dall’altra, però, premiano quelle stesse persone che, grazie alla flat tax, beneficeranno di un abbattimento dell’aliquota fiscale di quasi 30 punti (dal 43 al 15 per cento). E questo in violazione di quanto previsto dalla Costituzione all’articolo 53 sulla progressività fiscale”. Anche il segretario reggente del Partito Democratico, Maurizio Martina, è intervenuto sulla questione. “Di Maio prende in giro gli italiani, rifaccia i conti. Con la flat tax i redditi dei pensionati d’oro cresceranno del 30%. A tutti gli altri solo briciole”, ha twittato sul proprio account ufficiale.

fonte: https://www.fanpage.it/la-proposta-di-luigi-di-maio-sulle-pensioni-aumentiamo-le-minime-tagliando-quelle-doro/

 

M5S: ‘Percepire una pensione da 20.000 euro, se non hai versato i contributi, non è un diritto acquisito, è un privilegio rubato’

fonte: https://www.silenziefalsita.it/2018/06/23/m5s-percepire-una-pensione-da-20-000-euro-se-non-hai-versato-i-contributi-non-e-un-diritto-acquisito-e-un-privilegio-rubato/