L’ex giudice Giuseppe Mineo arrestato per corruzione: Un “professionista della corruzione” … è quello che Renzi voleva al Consiglio di Stato …perchè se sono onesto gli fanno un po’ schifo!

 

Giuseppe Mineo

 

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L’ex giudice Giuseppe Mineo arrestato per corruzione: Un “professionista della corruzione” … è quello che Renzi voleva al Consiglio di Stato …perchè se sono onesto gli fanno un po’ schifo!

 

 

Messina, arrestato l’ex giudice Mineo che Renzi voleva al Consiglio di Stato: a lui 115mila euro per “sovvertire sentenze”

In manette l’ex membro del Consiglio di giustizia amministrativa Siciliana Giuseppe Mineo. Nel 2016 era stato indicato dall’ex premier per un posto a Palazzo Spada: il fatto che fosse stato sanzionato per il ritardo con cui depositava le sentenze bloccò la sua nomina. A fare agli inquirenti il nome di Mineo è stato l’avvocato Piero Amara, ex legale dell’Eni che a febbraio è finito in manette e che da mesi rende dichiarazioni ai pm di Messina e Roma

Sentenze da “sovvertire“. Anche se la memoria lunga e l’attenzione di un presidente di collegio ha impedito che accadesse. Tangenti da devolvere a un amico molto malato e con qualche debito. L’ennesima storia di corruzione in atti giudiziari è il sequel dell’inchiesta che il 6 febbraio 2018 portò all’arresto di quindici persone tra un pm e due avvocati e ora apre le porte del carcere a un altro magistrato: Giuseppe Mineo,  ex giudice del Consiglio di Giustizia Amministrativa Siciliana , l’organo che sull’isola a statuto speciale svolge le stesse funzioni del Consiglio di Stato. Ed è proprio a Palazzo Spada che Mineo era stato indicato nel maggio del 2016 dall’allora premier Matteo Renzi: il fatto che fosse stato sanzionato per il ritardo con cui depositava le sentenze impedì, secondo indiscrezioni di stampa, la sua nomina dal massimo organo della giustizia amministrativa. Mineo, 56 anni, all’epoca era anche più giovane di un anno rispettò all’età minima prevista per una poltrona al Consiglio di Stato.

Due sentenze sovvertite per 115mila euro – Ai domiciliari, invece, l’altro personaggio colpito dall’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari di Messina, Maria Militello: si tratta di Alessandro Ferraro, classe 1971, già arrestato nel primo filone dell’inchiesta e indicato anche come “tramite tra malavita catanese e siracusana“. È Ferraro, stretto collaboratore degli avvocati Piero Amara a Giuseppe Calafiore (i due legali al centro dell’inchiesta di febbraio) che riceve 8 bonifici dal 16 maggio al 29 luglio 2016 sul suo conto maltese da poco più 115mila euro. Tanto costa sovvertire due sentenze civili che stavano particolarmente a cuore ad Amara e Calafiore, visto che riguardavano due vicende di loro competenza. Il periodo in cui vengono erogati quei bonifici, tra l’altro, è lo stesso in cui il governo Renzi individua Mineo per una posto al Consiglio di Stato. Da un’inchiesta parallela aperta dalla procura di Roma, tra l’altro, è emerso come Amara fosse socio di Andrea Bacci, amico dell’ex premier, in passato socio d’affari del padre Tiziano, che alcuni mesi fa è stato vittima di alcune intimidazioni.

Il “regalo” all’ex governatore Drago – Il ricevente finale di quei soldi, però, non è Mineo. Il giudice vuole girare quei soldi a Giuseppe Drago, già presidente della Regione Siciliana e deputato, morto proprio nel 2016 e che il giudice corrotto considerava un fratello. Drago – che è stato condannato in via definitiva a tre anni per peculato perché si era appropriato dei fondi della presidenza senza rendicontarli – con quei soldi avrebbe dovuto affrontare un intervento in Malesia e forse ripianare qualche debito, almeno stando alla ricostruzione dei detective delle Fiamme gialle. Il cuore di questo filone d’indagine, come da capo di imputazione, è il tentativo di cambiare due verdetti del consiglio della giustizia amministrativa siciliana. A fare il nome di Mineo è stato Amara, ex legale dell’Eni che da mesi rende dichiarazioni alle Procure di Messina e Roma. Le sue rivelazioni sono al vaglio anche della Procura di Roma che ha aperto un’inchiesta su presunti casi di corruzione al Consiglio di Stato. Gli incontri tra i protagonisti di questa storia sarebbero avvenuti a Roma, tra via Veneto e vicino a Montecitorio. Vertici per cercare di portare a casa un sovvertimento dei verdetti.

I due maxi risarcimenti – Mineo si sarebbe interessato perché le imprese Open Land Srl e Am Group Srl, controllate dai costruttori Frontino, fossero favorite nei ricorsi che avevano intentato contro il comune e la Sovrintendenza di Siracusa. Nel primo caso l’oggetto del contendere era un permesso per demolire e ricostruire il centro commerciale Fiera del Sud. Nel secondo caso, invece, il nulla osta negato alla Am Group che voleva realizzare 71 villette nella zona vicina alle mura dionigiane di Siracusa. Grazie ai buoni uffici dei due avvocati il Tribunale aveva nominato come perito un ingegnere aerospaziale per valutare un caso di vincoli archeologici. Che cosa aveva deciso sulle mura dionigiane il professionista esperto di astronavi? Che la società avrebbe dovuto ottenere un risarcimento da 240 milioni di euro.

Lo sto del presidente Zucchelli – Mineo, però, non era riuscito ad andare incontro ai desiderata di Amara e Colafiore perché il 3 febbraio del 2016 la camera di consiglio si era espressa in maniera sfavorevole alle due società. Il motivo? Il giudice un ostacolo insormontabile rappresentato dal presidente Zucchelli che era intevenuto tramite mail sostenendo che entrambi i ricorsi erano improcedibili. Il tentativo di sovrastimare il risarcimento del danno era dunque fallito. Quando i due avvocati avevano chiesto spiegazioni a Mineo, il giudice si era giustificato sostenendo (o probabilmente millantando) che il presidente, d’accordo in un primo momento, aveva cambiato idea perché nel frattempo era scoppiata un’indagine sui verdetti comprati.

Il gip: “Professionalità a delinquere” – Su Mineo il gip scrive parole durissime: “Ha mostrato di essere avvezzo ad una particolare professionalità a delinquere, in spregio alla funzione ricoperta”. Per giustificare il carcere il giudice sostiene che nulla potrebbe “contenere la disinvoltura con la quale Mineo ha piegato la funzione giurisdizionale ad interessi privati… né al riguardo vale la destinazione solidaristica delle somme per l’amico Drago sia perché l’elevato importo non era certo destinato tutto a coprire i costi della malattia, sia perché avrebbe potuto aiutare l’amico fraterno con un prestito invece di fare mercimoniodell’attività giurisdizionale ricoperta”. All’ex presidente della Regione, secondo la ricostruzione della guardia di finanza, sono arrivati  115mila e 39 euro versati dalla società Ocean One Consulting Srl, riconducibile agli avvocati Amara e Calafiore, sul conto di Ferraro che avrebbe poi girato la somma a Drago. Per il giudice ci sono i riscontri sui bonifici e sono attendibili le dichiarazioni dei due avvocati che hanno cominciato a collaborare.

L’ideologo di Lombardo che piaceva a Renzi – Mineo da qualche tempo non era più un giudice amministrativo: il Comune di Vittoria lo ha recentemente nominato a capo del nucleo di valutazione dei dirigenti dell’ente e delle performance dell’amministrazione. Dovrebbe controllare la regolarità contabile e amministrativa del comune. “Funzioni – scrive il gip di Messina –che lo rendono particolarmente esposto ad accordi corruttivi“. Considerato vicino all’ex governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo, indicato da alcuni come l’ideologo del Movimento per l’Autonomia, il giudice aveva fatto già parlare di sè quando era stato nominato al Consiglio di giustizia amministrativa nel 2010. A indicarlo proprio Lombardo, ma alcuni giornali locali avevano fatto notare come per un posto al Cga occorresse essere professore ordinario mentre all’epoca Mineo era solo un associato. Più o meno la stessa situazione in cui si troverà quattro anni dopo quando a fare il suo nome per un posto al Consiglio di Stato sarà il governo Renzi. Una nomina stoppata, come le sentenze che dovevano essere sovvertite.

Il Paese più corrotto dell’Unione Europea? È l’onesta, corretta, laboriosa GERMANIA… Sì, proprio i crucchi, quelli che continuano a pretendere correttezza dagli altri…

 

GERMANIA

 

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Il Paese più corrotto dell’Unione Europea? È l’onesta, corretta, laboriosa GERMANIA… Sì, proprio i crucchi, quelli che continuano a pretendere correttezza dagli altri…

 

Secondo un rapporto di Visa Europa, l’economia sommersa tedesca è la più consistente d’Europa: 351 miliardi di euro, 20 in più rispetto all’Italia

I tedischi, si sa, sono sempre pronti a fare la ramanzina all’Italia. Chiunque a Berlino si sente titolato a puntare il dito.

Se non è la cancelliera Angela Merkel, è il presidente dell’Europarlamento Martin Schulz. Eppure i numeri dicono tutt’altro. Secondo un attento studio di Visa Europa, riportato oggi da ItaliaOggi, in termini assoluti l’economia sommersa tedesca è la più consistente di tutta l’Unione europea. Supera addirittura i 350 miliardi di euro ed è pari al nero di Gran Bretagna, Belgio, Svezia, Irlanda e Austria messe insieme. Eppure nessuno ci fa caso.

I dati non mentono. Ma smentiscono. E basta dare una rapida occhiata al report realizzato dalla At Kearney con il professore dell’Università di Linz, Friedrich Schneider, autorità nello smascherare la cosiddetta shadow economy per capire che i tedeschi sono dei gran furbetti. Certo gli italiani ci mettono del loro per toccare certo livelli, ma mai come i tedeschi. Ebbene, secondo il rapporto commissionato da Visa Europa, l’economia sommersa tedesca si aggira intorno ai 351 miliardi di euro, quasi 20 miliardi in più rispetto a quella italiana che è appunto stimata intorno ai 333 miliardi. Di questo malloppo, spiega Schneider, solo nel 2012 le mazzette teutoniche hanno pesato per 250 miliardi di euro. In questo gli italiani sono imbattibili: le tangenti sono stimate intorno aI 280 miliardi di euro.

A fronte di questi numeri quello che più colpisce è il capitolo dedicato alle statistiche giudiziarie. Secondo il rapporto di Visa Europa, infatti, nel 2009 sono state sporte 6.354 denunce, nel 2012 ben 8.175. “Mentre le denunce di crimini aumentano, le indagini diminuiscono – spiega Marco Cobianchi su ItaliaOggi – dalle 1.813 del 2010 si è passati alle 1.528 del 2011 fino alle 1.373 del 2012″. E in Italia? Nel 2012 le denunce per corruzione e concussione e abuso d’ufficio sono state 1.820, mentre i condannati sono stati 800. Tutt’altra proporzione. Come fa notare Cobianchi, infatti, “in Italia si denuncia meno ma si condanna molto di più”. Secondo il rapporto della Commissione europea sulla corruzione, la colpa è della magistrura tedesca che è soggetta al potere politico. A Berlino, infatti, il ministero della Giustizia può “istruire il magistrato di una inchiesta su come condurre le indagini” e dove andare a concentrare le proprie attenzioni.

via Il Giornale

Trattativa – Ricordiamo le agghiaccianti parole dell’Avvocato di Totò Riina: “Borsellino assassinato dallo Stato come Matteotti”

 

Totò Riina

 

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Trattativa – Ricordiamo le agghiaccianti parole dell’Avvocato di Totò Riina: “Borsellino assassinato dallo Stato come Matteotti”

 

Trattativa Stato mafia, Arringa difensiva dell’Avvocato di Totò Riina “”Anche da morto Riina deve fare da parafulmine”

Siamo avvocati o siamo caporali?”. Con questa premessa degna di Totò, l’avvocato Luca Cianferoni ha esordito oggi nella  personalissima arringa pronunciata in difesa del suo assistito Salvatore Riina, conclusasi con la richiesta di piena assoluzione, invece che quella di non doversi procedere per intervenuta morte dell’imputato.

Subito un’ardita affermazione: la mafia siciliana e’ stata favorita dagli Stati Uniti fin dal 1945 perche’ speculare all’Armata Partigiana del maresciallo Tito, la prima per il suo viscerale anticomunismo, i secondi  ( Tito ed il suo esercito), per la fiera opposizione all’Unione Sovietica.

Il suo assistito? Parafulmine perfino da morto, oggetto e non soggetto di trattativa. Di chi, di che cosa? Dei boiardi di stato, ansiosi di restare nei loro posti di potere, passando trasformisticamente ad una nuova formazione politica, Forza Italia.

In questo quadro i carabinieri della Gestapo (il ROS), “da sempre connotati a destra e un pochino legionari”,  ed il Sismi, contrapposti al Sisde ed alla polizia di Gianni de Gennaro, “sinistrorsi”.

Qui mi permetto di eccepire con un ricordo contraddittorio. De Gennaro, conseguita la maturità classica al prestigioso collegio privato Massimo di Roma, si iscrisse alla facoltà  di Giurisprudenza della Statale, insieme con il mio collega di corso Raffaello Parente (fratello del piu’ noto Mario), il quale, quando frequentammo alla Scuola di Guerra, nel 1989/90, il corso di Stato Maggiore e le cronache parlavano già del questore De Gennaro, ci racconto’ di quell’episodio in cui, durante i moti studenteschi, De Gennaro, attivista del FUAN, era finito in Questura.

Mi direte voi, “un peccato di gioventù”. Oggi e’ presidente del Centro Studi Americani, e di Leonardo (gia’Finmeccanica). Pensate che sarebbe consentito tutto ciò, da oltre oceano, ad un uomo  di sinistra?

Perdonate la divagazione. Torno all’arringa di Cianferoni, che dipinge fra l’altro un quadro del carcerario allucinante, Pianosa specializzata nella creazione di pentiti “guidati”, grazie a torture e sevizie sistematiche che ricordano quelle inflitte dagli ammiragli argentini ai desaparesidos, Opera in mano ai servizi, anche ora che non c’e’ piu’ Siciliano Giacinto, direttore.

“Gian Carlo Caselli, perche’ non anche lui fra gli imputati? In cosa il suo comportamento differì da quello di Mori?”.

Prosegue – l’ avvocato Cianferoni – quest’ultimo comunque succubo del generale  Ganzer, specializzato nella creazione  di raffinerie di eroina che poi scopriva “vizio anche del colonnello Riccio”.

Il top dell’arringa, è riservato a Oscar Luigi Scalfaro  “che mangiava cento milioni al mese  dei fondi neri del Sisde da ministro degli interni”.

L’avvocato conviene invece con un altro ex Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per “l’intima consunzione di un intero assetto politico istituzionale” la tubercolosi che ha ucciso la prima Rerpubblica.

Giova pero’ concludere con una rivelazione sull’attentato di via dei Georgofili voluto – ci narra l’avvocato – per colpire la piu’ importante loggia massonica fiorentina, quella di cui era membro Spadolini quando fece cadere il governo Craxi, colpevole di aver resistito agli americani a Sigonella.

C’e’ un punto per cui Cianferoni e la sua arringa entreranno nella storia d’Italia: quando ascrive totalmente allo stato’l’assassinio di Paolo Borsellino: “Borsellino assassinato come Matteotti”

Conclude addebitando ai magistrati che indica come  “i nuovi padroni d’Italia, che usano la giustizia come i militari facevano una volta con i carri armati”, l’imperdonabile ipocrisia di non averlo mai dichiarato in aula.

 

tratto da: https://www.themisemetis.com/mafia/trattativa-mafia-borsellino-assassinato-dallo-come-matteotti/1570/

Trattativa, le agghiaccianti dichiarazioni di Luca Cianferoni, l’Avvocato di Totò Riina: “Borsellino assassinato dallo Stato come Matteotti”

 

Borsellino

 

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Trattativa, le agghiaccianti dichiarazioni di Luca Cianferoni, l’Avvocato di Totò Riina: “Borsellino assassinato dallo Stato come Matteotti”

Trattativa, Avvocato di Totò Riina: “Borsellino assassinato dallo Stato come Matteotti”

Trattativa Stato mafia, Arringa difensiva dell’Avvocato di Totò Riina “Anche da morto Riina deve fare da parafulmine”

Siamo avvocati o siamo caporali?”. Con questa premessa degna di Totò, l’avvocato Luca Cianferoni ha esordito oggi nella sua personalissima arringa pronunciata in difesa del suo assistito Salvatore Riina, conclusasi con la richiesta di piena assoluzione, invece che quella di non doversi procedere per intervenuta morte dell’imputato.

Subito un’ardita affermazione: la mafia siciliana e’ stata favorita dagli Stati Uniti fin dal 1945 perche’ speculare all’Armata Partigiana del maresciallo Tito, la prima per il suo viscerale anticomunismo, i secondi  ( Tito ed il suo esercito), per la fiera opposizione all’Unione Sovietica.

Il suo assistito? Parafulmine perfin da morto, oggetto e non soggetto di trattativa. Di chi, di che cosa? Dei boiardi di stato, ansiosi di restare nei loro posti di potere, passando trasformisticamente ad una nuova formazione politica, Forza Italia.

In questo quadro i carabinieri della Gestapo (il ROS), “da sempre connotati a destra e un pochino legionari”,  ed il Sismi, contrapposti al Sisde ed alla polizia di Gianni de Gennaro, “sinistrorsi”.

Qui mi permetto di eccepire con un ricordo contraddittorio. De Gennaro, conseguita la maturità classica al prestigioso collegio privato Massimo di Roma, si iscrisse alla facoltà  di Giurisprudenza della Statale, insieme con il mio collega di corso Raffaello Parente (fratello del piu’ noto Mario), il quale, quando frequentammo alla Scuola di Guerra, nel 1989/90, il corso di Stato Maggiore e le cronache parlavano già del questore De Gennaro, ci racconto’ di quell’episodio in cui, durante i moti studenteschi, De Gennaro, attivista del FUAN, era finito in Questura.

Mi direte voi, “un peccato di gioventù”. Oggi e’ presidente del Centro Studi Americani, e di Leonardo (gia’Finmeccanica). Pensate che sarebbe consentito tutto ciò, da oltre oceano, ad un uomo  di sinistra?

Perdonate la divagazione. Torno all’arringa di Cianferoni, che dipinge fra l’altro un quadro del carcerario allucinante, Pianosa specializzata nella creazione di pentiti “guidati”, grazie a torture e sevizie sistematiche che ricordano quelle inflitte dagli ammiragli argentini ai desaparesidos, opera in mano ai servizi, anche ora che non c’e’ piu’ Siciliano Giacinto, direttore.

“Gian Carlo Caselli, perche’ non anche lui fra gli imputati? In cosa il suo comportamento differì da quello di Mori?”.

Prosegue – l’ avvocato Cianferoni – quest’ultimo comunque succubo del generale  Ganzer, specializzato nella creazione  di raffinerie di eroina che poi scopriva “vizio anche del colonnello Riccio”.

Il top dell’arringa, è riservato a Giorgio Napolitano “che mangiava cento milioni al mese  dei fondi neri del Sisde da ministro degli interni”.

Solo su una cosa l’avvocato conviene con l’ex Presidente della Repubblica, “l’intima consunzione di un intero assetto politico istituzionale” la tubercolosi che ha ucciso la prima Rerpubblica.

Giova pero’ concludere con una rivelazione sull’attentato di via dei Georgofili voluto – ci narra l’avvocato – per colpire la piu’ importante loggia massonica fiorentina, quella di cui era membro Spadolini quando fece cadere il governo Craxi, colpevole di aver resistito agli americani a Sigonella.

C’e’ un punto per cui Cianferoni e la sua arringa entreranno nella storia d’Italia: quando ascrive totalmente allo stato’l’assassinio di Paolo Borsellino: “Borsellino assassinato come Matteotti”

Conclude addebitando ai magistrati che indica come  “i nuovi padroni d’Italia, che usano la giustizia come i militari facevano una volta con i carri armati”, l’imperdonabile ipocrisia di non averlo mai dichiarato in aula.

 

 

tratto da: https://www.themisemetis.com/mafia/trattativa-mafia-borsellino-assassinato-dallo-come-matteotti/1570/

Notizie di oggi: candidato 5stelle indagato e sindaco Pd di una grande città arrestato. Ora, provate ad indovinare quale delle due notizie il Tg si è “dimenticato” di dare?

sindaco

 

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Notizie di oggi: candidato 5stelle indagato e sindaco Pd di una grande città arrestato. Ora, provate ad indovinare quale delle due notizie il Tg si è “dimenticato” di dare?

 

Ho guardato il tg stasera.

Tra una pubblicità, una marchetta ed una leccata hanno dato la notizia che Salvatore Caiata, candidato M5s in Basilicata, risulta indagato per riciclaggio…

Per la cronaca, Caiata si difende sostenendo “Storia vecchia del 2016 che credevo fosse stata archiviata”. Per Di Maio è fuori dai 5stelle avendo omesso i suoi guai giudiziari

Quello che però al Tg non hanno detto è che sempre oggi è stato arrestato il sindaco di Acireale Roberto Barbagallo, oltre ad altri membri del Pd.

E c’è di più. Nei vari giornali online che ho “sfogliato” solo alcuni dicono chiaramente che Barbagallo è del Pd.

Anzi, cosa ancora più misteriosa, andate a cercare Roberto Barbagallo su Wikipedia… sorpresa: pagina vancellata nelle ultime 24 ore (controlla QUI).

Insomma, Roberto Barbagallo sindaco Pd di Acireale non esiste per i Tg e non esiste più per Wikipedia.

Roberto Barbagallo sindaco Pd di Acireale arrestato non esiste e non è mai esistito…

Siamo in Italia, no?

By Eles

 

Papa Francesco: “La mafia è segno di una politica deviata, attecchisce e si sviluppa dove c’è corruzione”

 

Papa Francesco

 

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Papa Francesco: “La mafia è segno di una politica deviata, attecchisce e si sviluppa dove c’è corruzione”

 

Mafia, Papa Francesco: “È segno di una politica deviata, attecchisce e si sviluppa dove c’è corruzione”

Nel suo discorso in udienza alla commissione parlamentare Antimafia il Pontefice ha parlato delle “responsabilità di chi riveste un ruolo pubblico”, di “giustizia sociale”, ma anche di beni confiscati e testimoni di giustizia. “Un vero programma di lotta alla mafia”, lo definisce Rosy Bindi

“È segno di una politica deviata, piegata a interessi di parte e ad accordi non limpidi”. Il discorso di Papa Francesco in udienza alla commissione parlamentare Antimafia è “un vero programma di lotta alla mafia“, parole della presidente Rosy Bindi. Il Pontefice, nel giorno dell’anniversario della morte del giudice Rosario Livatino, parla della “corruzione che, nel disprezzo dell’interesse generale, rappresenta il terreno fertile nel quale le mafie attecchiscono e si sviluppano”, ma anche di chi approfitta “del ruolo di responsabilità pubblica che riveste”.

“La politica autentica, quella che riconosciamo come una forma eminente di carità, opera invece per assicurare un futuro di speranza e promuovere la dignità di ognuno – afferma Bergoglio – proprio per questo sente la lotta alle mafie come una sua priorità, in quanto esse rubano il bene comune, togliendo speranza e dignità alle persone”. Per questo, aggiunge Papa Francesco, “diventa decisivo opporsi in ogni modo al grave problema della corruzione”.

Davanti alla commissione Antimafia il Pontefice sottolinea come “la corruzione trova sempre il modo di giustificare sé stessa, presentandosi come la condizione normale, la soluzione di chi è furbo, la via percorribile per conseguire i propri obiettivi”. “Ha una natura contagiosa e parassitaria – aggiunge – perché non si nutre di ciò che di buono produce, ma di quanto sottrae e rapina. È una radice velenosa che altera la sana concorrenza e allontana gli investimenti”. “La corruzione è un habitus costruito sull’idolatria del denaro e la mercificazione della dignità umana, per cui va combattuta con misure non meno incisive di quelle previste nella lotta alle mafie”, è il pensiero del Papa.

“Lottare contro le mafie significa non solo reprimere. Significa anche bonificare, trasformare, costruire“, afferma Bergoglio. Il Pontefice propone un impegno a due livelli. Il primo “è quello politico, attraverso una maggiore giustizia sociale, perché le mafie hanno gioco facile nel proporsi come sistema alternativo sul territorio proprio dove mancano i diritti e le opportunità: il lavoro, la casa, l’istruzione, l’assistenza sanitaria”. Il secondo “è quelloeconomico, attraverso la correzione o la cancellazione di quei meccanismi che generano dovunque disuguaglianza e povertà”. “Questo duplice livello, politico ed economico – continua Francesco – ne presuppone un altro non meno essenziale, che è la costruzione di una nuova coscienza civile“, dice il papa.

Secondo Bergoglio, “l’Italia deve essere orgogliosa di aver messo in campo contro la mafia una legislazione che coinvolge lo Stato e i cittadini, le amministrazioni e le associazioni, il mondo laico e quello cattolico e religioso in senso lato”. “I beni confiscati alle mafie e riconvertiti a uso sociale – dice alla commissione – rappresentano, in tal senso, delle autentiche palestre di vita”. Poi affronta anche il problema della tutela dei testimoni di giustizia, “persone che si espongono a gravi rischi scegliendo di denunciare le violenze”. “Va trovata – afferma – una via che permetta a una persona pulita, ma appartenente a famiglie o contesti di mafia, di uscirne senza subire vendette e ritorsioni”.

Concludendo il suo discorso, Francesco ricorda infine “tutte le persone che in Italia hanno pagato con la vita la loro lotta contro le mafie”. “In particolare, tre magistrati: il servo di Dio Rosario Livatino, ucciso il 21 settembre 1990, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, uccisi 25 anni fa insieme a quanti li scortavano”.

“Un momento molto emozionante, ci siamo sentiti anche fortemente responsabilizzati, perché le sue parole sono un vero programma di lotta alla mafia”, è il commento della presidente della commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi, che ha portato in dono a Papa Francesco una copia in scala della Pala del Caravaggio Natività con i Santi Lorenzo e Francesco, trafugata dalla mafia a Palermo nel 1969. “E ancora una volta – prosegue – abbiamo ascoltato parole chiare contro la corruzione: ci ha invitato a combatterla con le stesse armi con le quali abbiamo combattuto la mafia, che ha riconosciuto essere efficaci nel nostro Paese, e questo per noi è molto importante”.

A proposito, poi, dell’accento posto dal Pontefice sui testimoni di giustizia e sui beni confiscati alle mafie, Rosy Bindi sottolinea che sono “due disegni di legge che sono uno all’approvazione definitiva al Senato, quello dei testimoni di giustizia, e l’altro all’approvazione definitiva alla Camera. Io non userò le parole del Papa, tutti le hanno sentite – osserva – e credo che queste due leggi che sono il frutto del lavoro di tutto il Parlamento, ma su impulso del lavoro della commissione parlamentare antimafia, potranno vedere la luce nelle prossime settimane e saranno un grande regalo al Paese”.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/09/21/mafia-papa-francesco-e-segno-di-una-politica-deviata-attecchisce-e-si-sviluppa-dove-ce-corruzione/3870048/

Edoardo Mazza (Forza Italia) – sindaco di Seregno famoso per le sue battaglie “per la sicurezza” contro Rom e migranti: “Vengono qui a delinquere” – Peccato che è stato arrestato per corruzione e per aver favorito un imprenditore ritenuto legato alla mafia!!!

Edoardo Mazza

 

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Edoardo Mazza (Forza Italia) – sindaco di Seregno famoso per le sue battaglie “per la sicurezza” contro Rom e migranti: “Vengono qui a delinquere” – Peccato che è stato arrestato per corruzione e per aver favorito un imprenditore ritenuto legato alla mafia!!!

Edoardo Mazza – sindaco di Seregno di Forza Italia – è famoso per le sue battaglie “per la sicurezza” contro Rom e migranti.

“Vengono qui a delinquere!
Dobbiamo proteggere i nostri cittadini!”

Bene.

Edoardo Mazza – sindaco di Seregno di Forza Italia – questa mattina è stato arrestato con l’accusa di corruzione, per aver favorito gli affari di un noto costruttore ritenuto legato alle cosche.

Com’era quella cosa?

Ah, si.

Prima gli italiani.
Gli italiani mafiosi.

Ps: fate un colpo di telefono a Salvini, che era beatamente con lui in foto.

Diceva Piercamillo Davigo: “dopo tangentopoli i politici non hanno smesso di rubare, ma solo di vergognarsi” …E infatti questo ce lo ritroviamo puntualmente in Tv a darci le sue lezioni di morale…!!!

Formigoni

 

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Diceva Piercamillo Davigo: “dopo tangentopoli i politici non hanno smesso di rubare, ma solo di vergognarsi” …E infatti questo ce lo ritroviamo puntualmente in Tv a darci le sue lezioni di morale…!!!

Caso Maugeri, per i giudici Formigoni “corrotto con almeno 6 milioni di euro”
Le motivazione della sentenza con cui, tra gli altri, l’ex governatore è stato condannato a 6 anni

«Almeno sei milioni di euro». E’ la cifra, secondo il Tribunale di Milano, corrisposta all’ex governatore Roberto Formigoni tra il 2006 e il 2011 per l’accordo corruttivo, che vide l’erogazione da parte della Regione Lombardia «di 120 milioni di euro e di circa 180 milioni di euro che, nello stesso periodo, venivano erogati alla Fondazione Salvatore Maugeri e all’Ospedale San Raffaele». Un passaggio del provvedimento con cui i giudici hanno motivato la sentenza con cui il politico è stato condannato a sei anni per corruzione per il caso Maugeri.

Formigoni, scrivono, non ha goduto delle attenuanti generiche perché «non è emerso all’esito del dibattimento, alcun elemento di positiva valutazione dei gravi fatti posti in essere dalla più alta carica politica della Regione Lombardia per un lungo periodo di tempo, con particolare pervicacia sotto il profilo del dolo».

L’ex governatore, proseguono i giudici della decima penale, avrebbe agito «con palese abuso delle sue funzioni, con l’ausilio di intermediari, in modo particolarmente callido e spregiudicato, per fini marcatamente di lucro e con grave danno per la Regione e per il buon andamento della pubblica amministrazione».

Secondo i giudici, l’uomo d’affari Pierangelo Daccò e l’ex assessore Antonio Simone, suoi coimputati nel processo, gli avrebbero pagato viaggi di lusso ai Caraibi, vacanze in barca, cene da gran gourmet. «Ingenti capitali», quelli spesi da Daccò e Simone per garantirgli «vacanze in località esclusive, disponibilità di imbarcazioni di lusso, uso di dimore di pregio, un altissimo tenore di vita, cene di rappresentanza e viaggi su aerei privati». Spese giustificate dal governatore come “omaggi e regali” da parte di amici di vecchia data. Ma ritenute dal collegio di giudici presieduto da Gaetano La Rocca «esorbitanti in un qualsiasi normale rapporto di amicizia (sia pure con persone molto facoltose)».

fonte: http://www.lastampa.it/2017/06/20/italia/cronache/maugeri-per-i-giudici-formigoni-corrotto-con-almeno-milioni-di-euro-U3TBHMlHVJ22Inx9pyiHEK/pagina.html

Consip, Marroni accerchiato e annientato. Si dimettono Ferrara e Ferrigno, decade il cda. Invece l’indagato Lotti resta al suo posto… Ora però non cominciate a pensare a male. Che ci azzecca se è del Pd ed amico di Renzi…?!?

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Consip, Marroni accerchiato e annientato. Si dimettono Ferrara e Ferrigno, decade il cda. Invece l’indagato Lotti resta al suo posto… Ora però non cominciate a pensare a male. Che ci azzecca se è del Pd ed amico di Renzi…?!?

 

Consip, Marroni accerchiato e annientato. Si dimettono Ferrara e Ferrigno, decade il cda. L’indagato Lotti resta al suo posto

Prima del dibattito in aula (imbarazzante per Pd e governo) della mozione per chiedere l’azzeramento dei vertici, il presidente e una consigliera lasciano. Così l’accusatore non indagato salta e il ministro resta

“Hanno deciso di farmi fuori. Io che in questa vicenda sono l’unico non indagato”. Luigi Marroni l’aveva capito venerdì, alla presentazione della mozione Pd che chiedeva l’azzeramento dei vertici Consip, ma forse non pensava che la questione si sarebbe risolta automaticamente nel giro di 24 ore. Si sono dimessi i consiglieri del Tesoro nel consiglio di amministrazione: il presidente Luigi Ferrara e la consigliera Marialaura Ferrigno. Di conseguenza, essendo formato da tre componenti (l’altro è appunto l’ad) decade l’intero board della società controllata dal Mef al centro dello scandalo che vede indagato, tra gli altri, il ministro dello Sport Luca Lotti. Marroni, accerchiato dai partiti e annientato dai colleghi, resta in carica con il solo compito di convocare, entro otto giorni, l’assemblea dei soci che dovrà nominare il nuovo cda. E’ dunque questa la “soluzione” al caso Consip, al centro di un fitto lavorio nelle ultime ore mentre per martedì era stata messa in calendario al Senato la discussione sulle mozioni, compresa quella del Pd che avrebbe chiesto l’azzeramento dei vertici.

La decisione dei due consiglieri, di fatto, si rivela un provvidenziale favore al Pd che si è trovato a rincorrere l’opposizione nella richiesta di rimuovere i vertici “in tempi celeri” e che a questo punto potrà evitare l’imbarazzante prova dell’aula. Il gruppo dem a Palazzo Madama ha firmato venerdì una mozione-fotocopia di quella presentata a marzo dai senatori di Idea Augello e Quagliariello cui sono arrivate ben 73 sottoscrizioni provenienti praticamente da tutti i gruppi parlamentari: Forza Italia, Lega, M5s, Gal, Ala, Alternativa Popolare, gruppo per le Autonomie, gruppo Misto. Mancava giusto il Partito Democratico che, per evitare la trappola della mozione, aveva depositato la propria al fine di neutralizzare quelle altrui. Ma la maggioranza risicata al Senato non escludeva affato il rischio di andare allo scontro parlamentare e di finire sotto, con conseguenti, prevedibili, polemiche.

Così a togliere le castagne dal fuoco al segretario del Pd Matteo Renzi– il cui padre Tiziano è indagato dallo scorso febbraio – ci hanno pensato gli altri due consiglieri chiamandosi fuori: con l’addio di due membri su tre decade l’intero consiglio di amministrazione e l’oggetto del contendere. Le dimissioni non cancellano ovviamente lo scontro politico cresciuto intorno alla società dopo l’emergere dell’inchiesta sulle pressioni intorno al maxi-appalto da 2,7 miliardi per il Facility management, vale a dire la gestione e la manutenzione, degli immobili pubblici.

In questa inchiesta Marroni è stato sentito più volte come testimone, diventando il “grande accusatore” del ministro dello Sport Luca Lotti sulla rivelazione del segreto d’ufficio. Lotti, indagato insieme al generale dei Carabinieri Emanuele Saltalamacchia, ha sempre respinto ogni addebito. Ad aggravare l’intreccio è intervenuto poi il caso-Scafarto, il vicecomandante del Noe che ha seguito l’inchiesta della Procura di Napoli ed è ora indagato per depistaggio con l’accusa di falsi nell’informativa sui presunti incontri tra l’imprenditore napoletano Alfredo Romeo e Tiziano Renzi.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/06/17/consip-marroni-accerchiato-e-annientato-si-dimettono-ferrara-e-ferrigno-decade-il-cda-lindagato-lotti-resta-al-suo-posto/3666837/

Prescrizione? …Una vergogna solo Italiana!

 

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Prescrizione? …Una vergogna solo Italiana!

L’Italia è un paese dalla giustizia a orologeria, nel senso che ogni fase processuale – ma non solo, ogni reato o quasi – rischia di perdersi nelle maglie sempre più strette della prescrizione, così da svanire – letteralmente – e rendere sempre più ingiusto, iniquo e corrotto il nostro paese.
La corruzione è un dramma nazionale: secondo la Corte dei Conti, essa è una tassa occulta che ci costa 60 miliardi all’anno, in pratica – visto che siamo 60 milioni – pesa su ciascun cittadino per circa 1.000 euro.
Politici di destra e sinistra si sbracciano ogni volta per fare le varie “riforme” della giustizia e ricalcolare i termini della prescrizione, ma l’unica cosa che interessa loro, alla fine, è allungarne i tempi o intralciare le indagini, e le scuse ogni volta sono la persecuzione oppure – più semplicemente – ulteriori “garanzie”.
Sì, d’impunità.
I mass media poi, fanno tutto il resto: in Italia essi riabilitano anche il peggiore dei colletti bianchi, riportando le condanne politiche en passant, dando loro credito nei talk show, e – non poche volte – scambiando la prescrizione con l’assoluzione, o meglio – ancora più sottile – con l’assenza e quindi l’incertezza della colpevolezza.
L’Italia è l’unico paese dove la prescrizione si applica non dalla scoperta del reato, ma dal reato in sé, cosa che fa spegnere sul nascere moltissimi processi.
E che dire poi delle varie prescrizioni in corso d’opera? Qualsiasi avvocato dei colletti bianchi – alias politici e accoliti – sa che la regola aurea è la non confessione del suo assistito, anche se palesemente colpevole, questo perché senza confessione la “grazia” della prescrizione non viene – quasi mai – a mancare.
Questo permette di commettere reati spudorati, e consente ai rei di mentire perfino nei processi, adducendo le scuse più stupide e inverosimili su “dove hanno intascato i soldi”.
In Francia la prescrizione s’interrompe non appena iniziano le indagini; lo stesso vale per la Germania e la Spagna. In Inghilterra la prescrizione neanche esiste.
La legge nr. 251 del 5 dicembre 2005, definita ex Cirielli (chiamata così perché il suo ideatore, il deputato Edmondo Cirielli, la sconfessò platealmente, dato che era stata vistosamente modificata) prevede che per i non recidivi (alias tutti i politici in pratica, dato che chi è recidivo in diritto commette lo stesso reato per il quale è già stato giudicato in via definitiva) si debba attuare una prescrizione pari… al massimo edittale per la pena prevista aumentata di un quarto se avviene un evento interruttivo, per cui se per la ricettazione la pena massima è 8 anni, la prescrizione – in sostanza – sarà parimenti.
Ma, come dicevo, questa legge è solo una delle numerose – tra le più sporche, si dirà, è vero – che hanno favorito la corruzione e l’impunità delle classi “dirigenti”.
Ma tant’è, gli italiani non sanno niente di queste cose, e i telegiornali e i talkshow non le spiegano a dovere, altrimenti scoppierebbe la rivoluzione.
Attualmente, quando i reati vengono scoperti, l’orologio della prescrizione suona soprattutto durante i processi d’appello, anche perché la Cassazione, in genere, ci mette poco tempo per sigillare o rinviare al mittente il giudizio già formulato.
La riforma di Matteo Renzi per la giustizia che dovrebbe essere partorita questo 2016 non farà eccezioni, ve lo assicuro.
Non si metteranno mai in galera da soli, non sono mica scemi!
Quello che si vuole fare è allungare la prescrizione a 18 anni o forse un po’ di più o un po’ di meno – chi lo sa – ma solo per i reati non prodromici, ovvero non indiziari, in pratica quelli certi.
Quando si parla di corruzione, di “nero”, i reati sono sempre indiziari, ci vuole tempo per indagare, formulare e dichiarare certe accuse: qui la prescrizione rimane breve, per cui nessuno confesserà e nessuno patteggerà. Proprio come adesso.
Anche per il cosiddetto traffico d’influenze sarà la stessa cosa: in questo caso, s’influenza – appunto – un pubblico ufficiale per ottenere dei favori, facendo girare delle mazzette.
Ebbene, questo reato al momento è punito al massimo con 3 anni, dunque anche qui l’impunità è garantita.
Per quanto riguarda poi i “tempi” tra un processo e l’altro, siamo al ridicolo: la prescrizione scatterebbe 2 anni dopo la condanna di primo grado, e 1 anno tra l’appello e la Cassazione.
Troppo poco per una giustizia come la nostra, lenta, senza personale e poco informatizzata (chissà poi perché).
L’unica riforma che questo paese deve fare per diventare un paese civile è semplicemente abolire questa prescrizione, abolirla non appena iniziano le indagini.
Personalmente, trovo che questa riforma della giustizia di Renzi (che contiene anche queste nuove norme sull’estinzione dei reati)  sia esattamente come il Job Act e tutti i suoi provvedimenti: fumo negli occhi, provvedimenti che peggiorano solo la qualità di vita dei cittadini ma che vengono perfino fatti passare dai media per miracoli belli e buoni.
Certo che essere “renziani” oggi è davvero coraggioso.

Fonte dati: Fatto Quotidiano.

Autore:  Gabriele Sannino

tratto da: http://www.nexusedizioni.it/it/CT/prescrizione-solo-in-italia-5116