#CambiamolaInsieme – I Cinquestelle all’attacco dei privilegi della casta europea: tagliare gli stipendi faraonici dei Commissari e azzerare i fondi a partiti e fondazioni europee. In Europa basta sprechi…!

 

privilegi della casta

 

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#CambiamolaInsieme – I Cinquestelle all’attacco dei privilegi della casta europea: tagliare gli stipendi faraonici dei Commissari e azzerare i fondi a partiti e fondazioni europee. In Europa basta sprechi…!

 

Tagliamo gli stipendi dei Commissari europei: basta privilegi a Bruxelles (2) #CambiamolaInsieme

L’Europa da cambiare al più presto concede assurdi privilegi ai politici, mentre ai cittadini impone sacrifici nel nome dei vincoli di bilancio. In un precedente post abbiamo raccontato gli sprechi da tagliare: la pensione degli europarlamentari e la tripla sede del Parlamento europeo. La nostra inchiesta continua con gli stipendi dei Commissari europei. Guardate questi dati e scoprirete quanto Bruxelles è distante dai cittadini. #CambiamolaInsieme

STIPENDI COMMISSARI EUROPEI 
Gli stipendi dei Commissari europei sono uno schiaffo agli oltre 100 milioni di poveri in tutta l’Unione europea. Il Presidente della Commissione Juncker percepisce il 138% dello stipendio del funzionario con più alto grado della Commissione e cioè 27.436,90 euro al mese. L’alto rappresentante per la politica estera Federica Mogherini 25.845,35, i i vicepresidenti 24.852,26 euro al mese, mentre tutti gli altri Commissari 22.852,26 euro al mese. A queste esorbitanti cifre vanno aggiunte alcune indennità variabili, come l’indennità di residenza , di espatrio e dei figli. I Commissari hanno inoltre a disposizione 1.500 euro al mese per le spese di rappresentanza. In totale nel 2019 i contribuenti spenderanno per mantenere il collegio del Commissari una cifra pari a 12.6 milioni di euro. Rispetto al 2018 la spesa aumenta di quasi 2,5 milioni perché nel 2019 i Commissari (entranti e uscenti) avranno diritto a rimborsi per le spese di viaggio dei membri della Commissione (compresi i familiari), per le indennità di prima sistemazione e di nuova sistemazione, e per le spese di trasloco dovute ai membri della Commissione in occasione della loro entrata in servizio o della loro cessazione dal servizio. (fonte)

LIQUIDAZIONE VECCHI COMMISSARI

Nel 2019 sono stati messi a bilancio anche 682.000 euro previsti per le indennità transitorie, ovvero una sorta di sussidio che i Commissari ricevono alla fine del loro mandato per una durata di due anni.

Azzeriamo i fondi a partiti e fondazioni europee. In Europa basta sprechi (3) #CambiamolaInsieme

I cittadini pagano, i partiti spendono. In Europa c’è un sistema ben oleato di finanziamento pubblico a partiti e fondazioni che in pochi conoscono: tutte le delegazioni, presenti al Parlamento europeo, hanno dei fondi messi a disposizione per costituire dei partiti politici europei e delle fondazioni europee. Basta 1 europarlamentare che si iscriva a un partito con rappresentanti in almeno 1/4 degli Stati membri e il gioco è fatto.

COME SPENDONO I SOLDI?
I partiti e le fondazioni europee devono giustificare le loro spese. Ecco quali sono quelle rimborsabili:
– per riunioni e di rappresentanza
– per pubblicazioni
– spese amministrative
– per il personale e di viaggio
– tutti i costi relativi alle campagne per le elezioni europee

Per il 2019 sono stati previsti 50 milioni per i partiti politici europei e 19.7 milioni per le fondazioni politiche.

I PARTITI ITALIANI E I FONDI EUROPEI DA SPARTIRSI
Avete mai sentito parlare dell’Alleanza per la pace e la libertà? O della Coalizione per la vita e la famiglia? Ecco l’elenco di tutti gli improbabili partiti europei che si spartiscono una torta di 50 milioni l’anno. Il Partito democratico, per esempio, è parte della famiglia del PES che ha raccolto oltre 43 milioni di euro dal 2008 al 2018. La parte del leone la fa il Partito popolare europeo che ha racimolato in 10 anni quasi 54 milioni di euro. Sono ben sei i partiti italiani che fanno parte del PPE: Forza Italia, Udc, Alternativa popolare, Popolari per l’Italia, Svp e il Partito autonomista tirolese. Non rinunciano ai rimborsi anche i Verdi e molti partiti di destra.

Fra i partiti beneficiari di questi fondi c’è anche un fantomatico Partito democratico europeo: ha sede a Bruxelles e ha raccolto oltre 6 milioni di euro negli ultimi 10 anni. Peccato che il link del sito web pubblicato dal Parlamento europeo è fantasma. Sparito! Non si conoscono, dunque, i beneficiari.

Oltre ai fondi ai partiti, una stessa famiglia politica può ottenere fondi attraverso anche delle fondazioni. Ecco il link a tutte quelle che ricevano finanziamenti. Con 5,8 milioni erogati nel 2018, il centro di studi europei Wilfried Martens (collegato al PPE) è quello che ha ricevuto più fondi pubblici.

IL MOVIMENTO 5 STELLE RINUNCIA A QUESTI FONDI
Il Movimento 5 Stelle è diverso da tutti i partiti. La delegazione del MoVimento 5 Stelle ha rinunciato totalmente alla possibilità di usufruire di questi fondi perché non ha aderito a nessun partito europeo o ne ha creato uno nuovo. Rinunciamo a circa 3 milioni di euro. Noi siamo la dimostrazione concreta che si può fare politica senza pesare sulle tasche dei cittadini. In questi anni al Parlamento europeo, i grandi gruppi politici hanno bocciato tutti i nostri emendamenti al bilancio per azzerare questi fondi e restituirli ai cittadini. Dopo le elezioni di maggio, saremo l’ago della bilancia del prossimo Parlamento europeo e la lotta a questi sprechi sarà la nostra priorità. La nostra idea di democrazia è: i cittadini partecipano, le forze politiche scelgono. E cambiano.

 

fonte:

http://www.efdd-m5seuropa.com/2019/01/tagliamo-gli-stipend.html

http://www.efdd-m5seuropa.com/2019/01/azzeriamo-i-fondi-a.html

Perché la Gente ha votato i Cinquestelle? La risposta ce la dà Buzzi: “Mafia Capitale, HO FINANZIATO TUTTI, solo al Pd ho dato 380 mila euro”…!

 

Mafia Capitale

 

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Perché la Gente ha votato i Cinquestelle? La risposta ce la dà Buzzi: “Mafia Capitale, HO FINANZIATO TUTTI, solo al Pd ho dato 380 mila euro”…!

Se lo chiedono in tanti. Ultimamente anche all’interno del Partito Democratico…

Una risposta ce la dà proprio Buzzi: HO FINANZIATO TUTTI… Tutti, ovviamente escluso i Cinquestelle

Da Il Messaggero del 14 dicembre:

Mafia Capitale, Buzzi: «Ho finanziato tutti, solo al Pd ho dato 380 mila euro»

«Da Rutelli in poi ho contribuito a tutte le campagne elettorali, ho finanziato tutti, solo al Pd ho dato 380 mila euro».  Così Salvatore Buzzi, collegato in videoconferenza dal carcere di Tolmezzo, sentito oggi in tribunale a Roma nell’ambito del filone del processo di Mafia Capitale che vede imputato l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, accusato di corruzione e finanziamento illecito.

«Nell’intercettazione in cui mi si sente dire che con Alemanno sindaco eravamo a cavallo mi riferivo al contorno, non a lui direttamente, perché avevamo dalla nostra parte Franco Panzironi, ex direttore generale di Ama, che era corrotto, il quale mi obbligò a fare finanziamenti alla fondazione di Alemanno, sempre tramite altre cooperative, mai direttamente con la 29 giugno – ha aggiunto Buzzi – Le tangenti le davo a Panzironi ma Alemanno non era da considerarsi “comprato”, lui lo avrò incontrato 1 o 2 volte. Con l’arrivo di Alemanno in Campidoglio invece il nostro fatturato è sceso di 5 milioni».

Ad Alemanno, anche oggi presente in aula, si contesta di avere compiuto atti contrari ai suoi doveri d’ufficio, ricevendo somme di denaro dal presidente della Coop 29 giugno Salvatore Buzzi, nel periodo che va dal 2012 al 2014. In particolare, si tratterebbe, secondo l’accusa, di 75mila euro per cene elettorali, di 40mila a titolo di finanziamento alla Fondazione Nuova Italia di cui Alemanno era presidente, e di circa 10mila euro in contanti.
Ovviamente, niente di nuovo, ma valeva la pena rammentarvelo. Anzi, ecco qualche articolo di qualche anno fa. Se fate il giro sulla rete ne troverete tanti altri…

Spunta il nome della Boschi nell’inchiesta “Mafia Capitale” – “Abbiamo consegnato alla Boschi la lettera per Matteo”

“Se parlo cade governo…”. E Buzzi tira in ballo Renzi

Mafia Capitale, da Buzzi 5mila euro alla fondazione di Renzi e 15mila al Pd

LA DEPUTATA RENZIANA CHE MANDAVA SMS E “BACINI” AL BOSS DI MAFIA-CAPITALE

Renzi attacca duramente i Cinquestelle per il 2,4% di deficit per 3 anni – Perchè lo sappiamo tutti che la sua forza è la coerenza… Infatti ricorderete che solo un anno fa andava dicendo che si sarebbe dovuto fare il 2,9% di deficit per 5 anni… BUFFONE

 

 

Renzi

 

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Renzi attacca duramente i Cinquestelle per il 2,4% di deficit per 3 anni – Perchè lo sappiamo tutti che la sua forza è la coerenza… Infatti ricorderete che solo un anno fa andava dicendo che si sarebbe dovuto fare il 2,9% di deficit per 5 anni… BUFFONE

Quando Renzi chiedeva all’Ue il 2,9% di deficit per cinque anni

Oggi l’ex presidente del Consiglio, Matteo Renzi, critica la decisione del governo M5s-Lega di arrivare al 2,4% di deficit per tre anni per finanziare le sue promesse elettorali. Ma, solo un anno fa, Renzi lanciava una proposta che qualunque esecutivo in questa legislatura avrebbe dovuto inviare all’Ue: fare il 2,9% di deficit per cinque anni per “ridurre la pressione fiscale e rimodulare la crescita”. I governi a guida Pd e quello Renzi, comunque, non hanno aumentato il deficit.

L’approvazione della nota di aggiornamento al Def da parte del Consiglio dei ministri con l’aumento del deficit al 2,4% per i prossimi tre anni non piace all’ex segretario del Pd, Matteo Renzi. E lo dice esplicitamente parlando di “conseguenze devastanti delle scelte di oggi” (superamento della Fornero, reddito di cittadinanza e avvio della flat tax) che vedremo nel 2019/2020. Eppure, poco più di un anno fa, Renzi non era affatto contrario all’idea di aumentare il deficit, tanto da proporre, in un intervento pubblicato sul Sole 24 Ore, all’Unione europea di accettare cinque anni di deficit al 2,9% per l’Italia. Una incongruenza fatta notare quest’oggi anche dall’ex deputato del MoVimento 5 Stelle, Alessandro Di Battista, con un post su Facebook. Va comunque riconosciuto che, nella scorsa legislatura, né il governo Renzi né il governo Gentiloni ha aumentato il deficit, rispettando invece le richieste europee.

Oggi Renzi ritiene che il problema dell’innalzamento del deficit derivi dalla decisione di puntare “su condoni e assistenzialismo”. In questo la sua proposta era in parte, ma non del tutto, diversa. Renzi partiva da un discorso riguardante l’immigrazione, spiegando che in caso di mancato cambio di atteggiamento da parte di alcuni paesi sul tema, l’Italia avrebbe dovuto cambiare atteggiamento in campo economico. Renzi chiedeva a tutte le forze politiche italiane di “remare nella stessa direzione”, avanzando insieme questa proposta e affermando: “Non accetto che l’Italia sia trattata come una studentessa indisciplinata da rimettere in riga, è un atteggiamento che fa male all’Europa che, da speranza politica, diventa guardiana antipatica”.

Renzi parla allora di un ritorno a Maastricht: “Stare dentro i parametri sembrava un’impresa quasi impossibile, al punto che quando l’Italia raggiunse quel traguardo per molti fu festa grande. Oggi Maastricht ha cambiato significato. L’avvento scriteriato del Fiscal compact nel 2012 fa del ritorno agli obiettivi di Maastricht (deficit al 3% per avere una crescita intorno al 2%) una sorta di manifesto progressista”.

Ed ecco quindi la proposta di Renzi:

Noi pensiamo che l’Italia debba porre il veto all’introduzione del Fiscal compact nei trattati e stabilire un percorso a lungo termine. Un accordo forte con le istituzioni europee, rinegoziato ogni cinque anni e non ogni cinque mesi. Un accordo in cui l’Italia si impegna a ridurre il rapporto debito/Pil tramite sia una crescita più forte, sia un’operazione sul patrimonio che la Cassa depositi e prestiti e il ministero dell’Economia e delle Finanze hanno già studiato, sebbene debba essere perfezionata; essa potrà essere proposta all’Unione europea solo con un accordo di legislatura e in cambio del via libera al ritorno per almeno cinque anni ai criteri di Maastricht con il deficit al 2,9%. Ciò permetterà al nostro paese di avere a disposizione una cifra di almeno 30 miliardi di euro per i prossimi cinque anni per ridurre la pressione fiscale e rimodellare le strategie di crescita. La mia proposta è semplice: questo spazio fiscale va utilizzato tutto, e soltanto per la riduzione delle tasse, per continuare l’operazione strutturale iniziata nei mille giorni. La prossima legislatura, qualunque sia il giorno in cui comincerà, dovrà mettere sul tavolo uno scambio chiaro in Europa: noi abbassiamo il debito, ma la strada maestra per farlo è la crescita. Quindi abbiamo bisogno di abbassare le tasse. Punto.

L’attacco di Di Battista
L’ex deputato del M5s, Alessandro Di Battista, rilancia su Facebook quell’intervento di Renzi, datato luglio 2017: “Renzi scrive un lungo capitolo del suo libro (riportato in prima pagina dal Sole 24 ore) dove spiega ‘la base della proposta economica del Pd per le prossime elezioni’. E cosa scrive il senatore semplice, all’epoca segretario del Pd? Decifit al 2,9% per 5 anni per avere miliardi di euro da investire in crescita. Adesso che un governo (non più il loro) decide di arrivare ad un decifit del 2,4% non per trovare denari da dare alle banche ma per dare una mano a chi vive in povertà, per alzare le pensioni minime, per abbassare le tasse alle partite IVA e per sostenere i truffati dalle banche (e dallo stesso governo Renzi) il Pd che fa? Scende in piazza per mettere in pericolo gli italiani da questi barbari, ‘ladri di futuro’ che non pensano ai conti pubblici”.

tratto da: https://www.fanpage.it/quando-renzi-chiedeva-allue-il-29-di-deficit-per-cinque-anni/

 

Ricapitoliamo: Sallusti accusa i Cinquestelle di comportamenti mafiosi… Sì, Sallusti, quello che sosteneva che Dell’Utri (condannato per MAFIA) era un galantuomo e che ha sempre scodinzolato intorno a Berlusconi che sovvenzionava la MAFIA…!

 

Sallusti

 

 

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Ricapitoliamo: Sallusti accusa i Cinquestelle di comportamenti mafiosi… Sì, Sallusti, quello che sosteneva che Dell’Utri (condannato per MAFIA) era un galantuomo e che ha sempre scodinzolato intorno a Berlusconi che sovvenzionava la MAFIA…!

 

Qualche mese fa il pm Nino Di Matteo in un’intervista a El País ricordò che Silvio Berlusconi “sovvenzionò la mafia per vent’anni”.

“C’è una sentenza definitiva – spiegò il magistrato – che afferma che tra il 1974 e il 1992 Berlusconi ebbe relazioni con la mafia siciliana”.

Il direttore de Il Giornale di Berlusconi, Alessandro Sallusti, si dimentica di citare questa sentenza nel suo editoriale di oggi intitolato “IL RICATTO MAFIOSO”, nel quale immagina la seguente scena:

“Siamo nella primavera del 1992, Totò Riina, capo indiscusso della mafia, al termine di una cena con i suoi picciotti, annuncia: se queste merde dei ministeri non aboliscono il carcere duro noi li andiamo a prendere con il coltello, con le pistole, se il caso con la dinamite, come poi in effetti avvenne con Falcone, Borsellino e tanti altri”.

“Veniamo a oggi” continua “Il boss dei Cinque Stelle, un bullo ex Grande Fratello, al termine di una cena riservata annuncia come svelato ieri da questo giornale: ‘Noi quelle merde del ministero delle Finanze se non mollano il quattrini per il reddito di cittadinanza l’anno venturo li anviamo a prendere uno a uno con il coltello’”.

“Le analogie sono impressionanti,” scrive ancora Sallusti “e non sono solo formali. I Cinque Stelle come la mafia, Casalino – braccio destro del premier Conte – come Riina a minacciare organi dello Stato che non si piegano al suo volere”.

Quelle di Sallusti sono solo analogie, immaginate dal direttore di un giornale che pensa più a fare gli interessi del suo padrone che a informare i suoi lettori.

Il M5S la mafia la combatte davvero, ed è per questo motivo che inizia a far paura a molti.

Quella che riguarda Berlusconi, di cui Sallusti non parla, non è un’analogia ma una sentenza: come affermato dal pm Di Matteo “è stato stipulato un patto con Cosa nostra, intermediato da Marcello dell’Utri, che è stato mantenuto dal 1974 fino al 1992 dall’allora imprenditore Silvio Berlusconi”.

Sallusti, visti i trascorsi di B., farebbe meglio a tacere, o quanto meno a non parlare di certi argomenti.

 

FONTE: https://www.silenziefalsita.it/2018/09/23/il-vile-attacco-di-sallusti-mi-immagino-la-scena-i-cinque-stelle-come-la-mafia-casalino-come-riina/

2,4 miliardi di tagli alle Regioni più povere: lo scherzetto europeo che piace tanto alla Merkel – Ed al quale solo i Cinquestelle si ribellano!

 

tagli

 

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2,4 miliardi di tagli alle Regioni più povere: lo scherzetto europeo che piace tanto alla Merkel – Ed al quale solo i Cinquestelle si ribellano!

 

“L’Europa sta commettendo un grave errore. Lo diciamo senza giri di parole: dirottare ben 21 miliardi di euro (circa 2,4 per l’Italia) destinati alla coesione economica, sociale e territoriale per rivolgerli ad altri obiettivi tipo privatizzazioni o Jobs Act è l’ennesimo schiaffo ai nostri territori che mai come adesso avrebbero bisogno di investimenti per lo sviluppo.

VIDEO. L‘intervento di Rosa D’Amato in difesa dei diritti dei cittadini del Sud Italia.

Sulle riforme strutturali il gruppo Efdd – MoVimento 5 Stelle è assolutamente contrario a tutte quelle misure che intaccano il Welfare State, inclusi gli interventi sul mercato del lavoro, mentre siamo aperti a misure relative al miglioramento sulla capacità amministrativa o alla lotta all’evasione fiscale.

Le elezioni italiane hanno dimostrato che i cittadini NON vogliono queste riforme calate dall’alto che servono solo alle multinazionali per abbassare i diritti dei cittadini. Siamo dunque rimasti francamente sorpresi dalla proposta della Commissione di ‘liberare’ anticipatamente queste risorse per destinarle, tra l’altro, alle riforme strutturali. Non capiamo la fretta, tanto più che le norme attuali prevedono che una verifica avrà luogo soltanto nel 2019.

Le riforme strutturali non hanno nulla a che vedere con la ratio della politica di coesione. Chiediamo alla Commissione di ascoltare le richieste e gli appelli che arrivano dalle autorità regionali e locali di non tagliare i fondi della coesione e di non distorcere gli obiettivi di queste preziose risorse che servono alle regioni più povere. Faremo di tutto – anche grazie alla forza che arriva dai cittadini italiani – per trasformare questa Europa in una terra in cui nessuno rimarrà indietro”.

 

 

fonte: http://www.efdd-m5seuropa.com/2018/03/24-miliardi-di-tagli.html

Ricapitoliamo: hanno tenuto in piedi il governo (facendo maturare i vitalizi) solo per fare una legge elettorale che ci consentisse di andare al voto, per poter eleggere un governo che faccia una legge elettorale decente! …Ma ricordate, gli incapaci sono i Cinquestelle!

 

 

legge elettorale

 

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Ricapitoliamo: hanno tenuto in piedi il governo (facendo maturare i vitalizi) solo per fare una legge elettorale che ci consentisse di andare al voto, per poter eleggere un governo che faccia una legge elettorale decente! …Ma ricordate, gli incapaci sono i Cinquestelle!

 

Dopo la debacle (francesismo che tradotto rigorosamente in Italiano significa grossomodo “madornale figura di merda”) di Renzi al referendum del 4 dicembre 2016 il governo Pd era appeso ad un filo.

Fu incaricato Gentiloni di traghettare l’esecutivo alle imminenti elezioni anticipate… anticipate una beata minchia.

Da una parte c’erano gli amici parlamentari che correvano il rischio di non maturare i vitalizi. Dall’altra una legge elettorale con cui il M5s avrebbe stracciato, distrutto, disintegrato, umiliato, azzerato qualsiasi avversario…

…E allora 2 piccioni con una fava: niente voto finché non si fa una nuova legge elettorale.

Risultato? La legislatura che diveva sciogliersi anticipatamente è giunta alla sua fine naturale. Quei poveretti dei nostri parlamentari hanno ottenuto il loro agognato vitalizio ed è stata varata la più schifosa delle leggi elettorali.

Quest’ultima se da una parte tiene lontano l’incuno Grillino, dall’altra assolutamente non consente alcuna governabilità.

Morale della favola?

Hanno tenuto in piedi il governo solo per fare una legge elettorale che ci consentisse di andare al voto, per poter eleggere un governo che faccia una legge elettorale decente!

…E voi italioti provate un po’ ad indovinare chi, in tutto questo, lo prende a quel posto?

By Eles

Tanto per approfondire:

La Stampa del 26.02.2018 – Veltroni con Gentiloni: “Senza maggioranza, serve legge elettorale e ritorno al voto”

Panorama del 04.06.2017 – Legge elettorale ed elezioni anticipate: tutte le date

 

“Il M5S è una setta pericolosa” lo ha dichiarato il sig. Berlusconi Silvio, tessera n. 1816 della Loggia Massonica P2…!

 

Berlusconi

 

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“Il M5S è una setta pericolosa” lo ha dichiarato il sig. Berlusconi Silvio, tessera n. 1816 della Loggia Massonica P2…!

…E si. Lo ha detto e ripetuto. Il Massone Silvio Berlusconi dice che i Cinquestelle sono una setta… Ci vuole una bella faccia tosta, non trovate?

Leggiamo da Fanpage:

Berlusconi: “M5S è una setta pericolosa, il Pd una scatola vuota. Il voto utile siamo noi”

Il leader di Forza Italia torna ad attaccarre M5S e Partito Democratico: “Mi rivolgo agli Italiani delusi da questa politica, fra loro ci sono moderati che avevano creduto in Renzi ma il PD non è più competitivo, è una scatola vuota, divisa e senza possibilità di vittoria. Il M5S è una setta pericolosa. L’unico voto utile siamo noi”.

Silvio Berlusconi torna ad attaccare il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico. In un’intervista concessa a Studio Aperto, il leader di Forza Italia ha definito il Movimento guidato da Luigi Di Maio “una setta pericolosa” e il Pd “una scatola vuota non più competitiva”. “Mi rivolgo agli Italiani delusi da questa politica, fra loro ci sono moderati che avevano creduto in Renzi ma il PD non è più competitivo, è una scatola vuota, divisa e senza possibilità di vittoria. Il M5S è una setta pericolosa. L’unico voto utile siamo noi”, ha dichiarato Berlusconi. “Abbiamo perso troppo tempo con questi governi di sinistra che non abbiamo votato. L’Italia non può più aspettare, ha bisogno di un governo capace di prendere subito provvedimenti per le tante emergenze che ci sono nel nostro paese”, ha proseguito il leader di Forza Italia.

Nel corso dell’intervista, Silvio Berlusconi ha parlato poi del programma di coalizione e della Flat Tax che intende introdurre una volta al governo: “La Flat Tax è la colonna portante del nostro programma: funziona benissimo in tutti i Paesi che l’hanno applicata e porterà doni a tutti, soprattutto ai più deboli. Con la Flat Tax chi guadagna poco non pagherà più nessuna tassa, mentre i ceti medi pagheranno molto meno, i grandi capitali avranno una ragione per rimanere in Italia: mai più un’azienda come l’Embraco se ne potrà andare all’estero mettendo sul lastrico i lavoratori italiani e le loro famiglie”, ha dichiarato a Studio Aperto.

Per quanto riguarda gli altri punti di programma, Silvio Berlusconi è tornato a parlare delle misure per le fasce più deboli della popolazione: “Per i più deboli abbiamo pronti degli interventi immediati: reddito di dignità, pensioni minime a mille euro anche per le mamme, tasse e decontribuzione per le imprese che assumono un giovane disoccupato”. Il leader di Forza Italia è ormai convinto di avere la vittoria in tasca e infatti già questa mattina ha dichiarato di non aspettarsi sorprese dal voto: “Non mi aspetto sorprese dal voto, ci sarà un’affermazione importante di Forza Italia e del centrodestra: sento in giro intorno a me affetto, vicinanza e sostegno che mi fanno pensare a uno splendido risultato”.

fonte: https://www.fanpage.it/berlusconi-m5s-e-una-setta-pericolosa-il-pd-una-scatola-vuota-il-voto-utile-siamo-noi/

Per rinfrescarVi la memoria – La parassita PD-Renziana da 20 mila euro al mese prende una multa? Va dal capo e gli dice: “Caro, ho preso questa multa. Vorrai mica che la paghi io? …Mettila tu nelle spese del gruppo”!! …E QUESTI FANNO LA MORALE AI CINQUESTELLE!

 

Renziana

 

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Per rinfrescarVi la memoria – La parassita PD-Renziana da 20 mila euro al mese prende una multa? Va dal capo e gli dice: “Caro, ho preso questa multa. Vorrai mica che la paghi io? …Mettila tu nelle spese del gruppo”!! …E QUESTI FANNO LA MORALE AI CINQUESTELLE!

 

La parassita PD da 20 mila euro prende una multa? Ecco cosa fa per farsela pagare. In una nazione civile sarebbe cacciata.
CARO, MI FAI RIMBORSARE LA MULTA? ECCO LA BRAGANTINI, RENZIANA DOC
“Caro, ho preso questa multa. Vorrai mica che la paghi io? Mettila tu nelle spese del gruppo alla Regione Piemonte e me la fai rimborsare”. E così il compagno dell’epoca, Andrea Stara, consigliere della Regione Piemonte del gruppo Insieme per Bresso, fece rimborsare con un trucco la multa a Paola Bragantini, attuale deputata del Pd e renziana di complemento visto che faceva parte della corrente di Dario Franceschini. L’episodio è venuto fuori in tribunale a Torino questa settimana, durante un’udienza del processo sulla rimborsopoli della Regione Piemonte. La Bragantini non risulta indagata per questo falso rimborso.Da quindici giorni circa però la parlamentare del Pd è indagata per truffa in un altro procedimento piemontese. La procura ha infatti scoperto che da presidente della V Circoscrizione di Torino (incarico ricoperto fino al 2013, quando divenne imputata) la Bragantini insieme ad altri del Pd si segnavano presenti a riunioni di giunta o di consiglio anche quando erano a centinaia o migliaia di km di distanza (alcuni addirittura in viaggio a Cuba). I verbali risultavano quindi falsificati, talvolta per prendere gettoni di presenza aggiuntivi, in altri casi per evitare decurtazioni dal fisso mensile. Ma la Bragantini naturalmente può fare quello che vuole nel Pd di Matteo Renzi inflessibile con tutti gli altri, ma tenerissimo con i suoi cari.
FONTE: 
http://bandabassotti.myblog.it/2017/04/16/per-rinfrescarvi-la-memoriax/
LEGGI QUI LA NOTIZIA:
http://torino.repubblica.it/cronaca/2015/03/21/news/rimborsopoli_quando_stara_pago_la_multa_della_compagna_segretaria_pd-110112563/
http://www.liberoquotidiano.it/news/l-imbeccata/11769821/Caro–mi-fai-rimborsare-la.html

Giusto per farVi capite a che punto siamo arrivati: l’Agenzia Giornalistica Italiana certifica che Repubblica inventa notizie solo e solamente per denigrare i Cinquestelle!

 

Repubblica

 

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Giusto per farVi capite a che punto siamo arrivati: l’Agenzia Giornalistica Italiana certifica che Repubblica inventa notizie solo e solamente per denigrare i Cinquestelle!

 

AGI dà ragione a M5S: “Da Repubblica una non-notizia”

L’Agenzia Giornalistica Italiana certifica la non-notizia del caso OLAF comprovando una montatura (e una violenta forzatura) creata ad arte per denigrare l’immagine del MoVimento. Ora aspettiamo i controlli su tutti i candidati europarlamentari e i loro Entourage. Noi abbiamo la coscienza pulita e saremo lieti di rispondere ad ogni richiesta di chiarimento da parte degli organi di controllo del Parlamento europeo. Nelle prossime ore si procederà per via legale nei confronti di tutti quelli che hanno diffamato e riportato false notizie. Siamo curiosi di osservare le reazioni dei partiti italiani che hanno candidato i parlamentari europei e che da mesi non si rintracciano nei corridoi del parlamento. E poi ci stupiamo se in Europa non contiamo nulla.

Articolo tratto da Agenzia Giornalistica Italiana
Titolo originale: Ma gli europarlamentari possono candidarsi alle elezioni nazionali? Il Caso M5S

Il gruppo del Movimento 5 Stelle all’Europarlamento, lo scorso 8 febbraio, ha scritto in una nota: “L’Olaf è l’organismo anti-frode dell’Unione Europea. Secondo Repubblica avrebbe aperto delle indagini sull’operato del Movimento 5 Stelle in Europa, un’informazione che hanno avuto con grande anteprima e incredibile tempestività. Spieghiamo però ai cittadini e a Repubblica che l’Olaf (fortunatamente) accoglie ogni segnalazione che poi verifica. Questa non è una notizia, ma una semplice procedura”. Il M5S è poi passato all’attacco: “Noi non abbiamo nulla da nascondere, ma invitiamo formalmente l’Olaf, che è un servizio della Commissione Europea, a investigare sull’utilizzo dei fondi da parte degli altri partiti italiani. Partendo da tutti gli europarlamentari italiani che stanno facendo campagna elettorale in Italia per assicurarsi un posto a Roma, mentre sono pagati lautamente per fare gli eurodeputati, sia loro sia i loro staff”. Abbiamo verificato le varie informazioni contenute nella nota. In breve: l’Olaf non ha ancora aperto un’indagine, ma è nella fase preliminare; Repubblica ha documentato un caso di rimborsi contestati all’interno del gruppo di cui fa parte il M5S al Parlamento europeo; gli europarlamentari possono far campagna alle elezioni nazionali, posto che non usino fondi europei per farlo.

La notizia di Repubblica
Lo scorso 6 febbraio il quotidiano Repubblica ha pubblicato un articolo di Alberto D’Argenio in cui si riporta che il gruppo dell’Europarlamento EFDD (quello formato da M5S e Ukip inglese) ha contestato a Cristina Belotti, capo della comunicazione del Movimento in Europa e funzionaria dell’EFDD, una serie di rimborsi spesa. La Belotti, secondo quanto ricostruito da Repubblica – qui i documenti pubblicati sulla versione online del quotidiano il 7 febbraio -, avrebbe chiesto il rimborso di spese sostenute non per le sue mansioni di funzionaria europea, ma per fare campagna elettorale per il M5S in Italia in vista delle prossime elezioni politiche. Il 7 febbraio sempre D’Argenio su Repubblica ha dato la notizia che l’Olaf starebbe per aprire un fascicolo dopo le rivelazioni del quotidiano. Di qui la risposta del gruppo del M5S al Parlamento europeo.

Che cos’è l’Olaf
Vediamo dunque cosa sia l’Olaf e che procedure segua. Nata nel 1999 sulle ceneri del precedente “Anti-Fraud Coordination Unit” (UCLAF), l’Olaf (dal francese “Office de Lutte Anti-Fraude”) è l’Ufficio dell’Unione europea che si occupa di rilevare, indagare e fermare frodi, fenomeni di evasione e corruzione legati ai fondi Ue. La vera e propria indagine, come stabilisce il regolamento che disciplina l’Olaf (art. 5), non è un atto dovuto ma discrezionale: richiede cioè una decisione, autonoma o sollecitata dalle istituzioni europee, del direttore generale dell’Olaf. Prima di arrivare ad essa, l’ufficio anti-frode opera una raccolta di informazioni relative a possibili frodi. Come risulta dal sito stesso dell’Olaf, chiunque può mandare delle segnalazioni – con la garanzia dell’anonimato – per denunciare possibili frodi in danno dei fondi europei. In questo caso, come specificano le linee guida sulle procedure investigative per lo staff dell’Olaf (artt. 2-5), “qualsiasi notizia di possibile interesse investigativo per Olaf ricevuta da un membro dello staff deve essere inoltrata al Registro senza ritardo”. Il Registro è dove vengono annotati e numerati tutti i documenti presi in carico dall’Olaf. Successivamente l’Unità “Selezione e revisione delle indagini” dell’Olaf fa ricerche, approfondimenti, chiede informazioni alle istituzioni europee coinvolte e dà un parere al direttore generale che decide se procedere a un’indagine ufficiale o meno. Il tutto, da regolamento (art. 5 co.4), entro 60 giorni.

Olaf e M5S
Nell’articolo di Repubblica si legge: “la procura europea [Olaf], aprirà nelle prossime ore un fascicolo, una prima verifica dei fatti sulla base degli articoli e dei documenti pubblicati ieri da Repubblica. Entro due mesi, come prevedono le normali procedure dell’Ufficio, gli investigatori dell’antifrode Ue decideranno se procedere a un’inchiesta formale”. Sembrerebbe dunque che abbia ragione il gruppo M5S all’Europarlamento a parlare di una “non-notizia” (limitatamente all’apertura di un fascicolo), in quanto l’Olaf è obbligato a iscrivere nel Registro tutte le segnalazioni – oltretutto anche anonime – che potrebbero avere interesse investigativo, inclusa una che riporti le questioni sollevate da Repubblica relativamente a Cristina Belotti.

Gli altri partiti
Il M5S Europa attacca quindi gli altri partiti, invitando l’Olaf a indagare sull’utilizzo dei fondi europei da parte degli europarlamentari italiani candidati alle prossime elezioni politiche del 4 marzo, e dei loro staff. Agli eurodeputati è consentito candidarsi e fare campagna elettorale nei propri Paesi di origine (così come a un deputato nazionale è consentito candidarsi all’Europarlamento). Se eletto, il candidato dovrà poi scegliere quale carica mantenere. Il punto della questione è che gli eurodeputati che decidono di candidarsi alle elezioni nazionali, e i loro staff, non devono utilizzare fondi europei che l’Europarlamento dà ai gruppi parlamentari per attività politica europea per la loro campagna elettorale nazionale (un comportamento scorretto, questo, che è invece proprio quello contestato alla Belotti). Tra i 73 eurodeputati italiani, quelli che risultano iscritti alle liste elettorali per le prossime elezioni sono Matteo Salvini, Gianni Pittella, Lorenzo Cesa, Sergio Cofferati, Raffaele Fitto, Flavio Zanonato, Nicola Caputo, Elena Gentile, Isabella De Monte e Lorenzo Fontana. In totale, dieci persone. Al momento non risultano – dal sito dell’Olaf e da indiscrezioni di stampa – indagini nei loro confronti. Abbiamo contattato l’Olaf per avere un’ulteriore conferma e siamo in attesa di risposta.

Conclusione
Il M5S Europa ha ragione nel sostenere che l’apertura di un fascicolo (intesa come iscrizione nel Registro) dell’Olaf sia “una semplice procedura”, in quanto atto obbligatorio: non è insomma necessaria una valutazione discrezionale da parte del direttore generale dell’ufficio investigativo dell’Unione. Quella, eventualmente, avviene nei due mesi successivi. È vero poi, come sostiene il M5S Europa, che ci siano dieci eurodeputati italiani che correranno alle prossime elezioni politiche del 4 marzo. Ma questo non è vietato da norme italiane o europee, e al momento non risultano indagini dell’Olaf a loro carico legate alla campagna elettorale in corso.

 

fonte: http://www.efdd-m5seuropa.com/2018/02/agi-da-ragione-a-m5s.html

Fanno ironia idiota su Di Maio ed i 5stelle, ma ecco quello che tutti pensavano solo qualche mese fa: “Impreparati, incompetenti, immaturi: non abbiamo mai avuto politici tanto ignoranti”…!

 

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Fanno ironia idiota su Di Maio ed i 5stelle, ma ecco quello che tutti pensavano solo qualche mese fa: “Impreparati, incompetenti, immaturi: non abbiamo mai avuto politici tanto ignoranti”…!

Vi riproponiamo questo articolo pubblicato solo qualche mese fa…

Impreparati, incompetenti, immaturi: non abbiamo mai avuto politici tanto ignoranti!

Non si è mai visto un ceto politico così ignorante. Laureati compresi. Colpa della scuola? O di una selezione al contrario? La democrazia rischia di non funzionare se conferisce responsabilità di comando a persone palesemente impreparate.

Nel governo Gentiloni più di un ministero è presidiato da non laureati e non laureate: istruzione e salute, lavoro e giustizia. Se questa non è forse la “prevalenza del cretino” preconizzata da Fruttero e Lucentini, è di certo la prevalenza dell’ignorante.

Infatti la legislatura attuale ha una percentuale di laureati tra le più basse della storia: di poco sopra il 68 per cento, un dato che mette tristezza a confronto col 91 per cento del primo Parlamento repubblicano… Qualche settimana fa la Repubblica ha offerto lo sfondo a questo spettacolo, mostrando con tanto di tabelle che la riforma universitaria detta “del 3+2”, testardamente voluta nel 2000 dai non rimpianti ministri Berlinguer e Zecchino al grido di “l’Europa ce lo chiede!”, è stata un fiasco. I laureati sono pochi, non solo nel ceto politico ma nel paese, in calo perfino rispetto a quelli del 2000, ultimo anno prima della riforma. L’età media del laureato italiano è superiore ai 27 anni e la laurea triennale non serve (salvo che per gli infermieri) a nulla. I giovani che concludono il ciclo di 5 anni (il “3 + 2”) sono addirittura meno del totale di quelli che vent’anni fa si laureavano coi vecchi ordinamenti (durata degli studi 4, 5 o 6 anni). Per giunta, per completare la laurea triennale ci vogliono 4,9 anni, per quella quinquennale più di 7,4! Quindi, l’obiettivo principale della riforma, che era quello di aumentare il tasso di laureati, è mancato.

Le cause? Certamente non sono quelle che ha suggerito, nel suo intervento a Cernobbio agli inizi di settembre, la non laureata ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli: la colpa dei pochi laureati, ha suggerito (lei ex sindacalista!), è delle «famiglie a basso reddito», che non trovano più buoni motivi per spingere i figli a laurearsi. Non ha pensato, non avendolo frequentato, che invece è tutto il sistema universitario che andrebbe, come le case abusive, abbattuto e riprogettato. Quindi, se il paese è conciato così, come possiamo pretendere che il personale politico sia meglio?

Ma non è finita. Un altro guaio, più serio, sta nel fatto che il ceto politico attuale, e ancor più (si suppone) quello che gli subentrerà al prossimo turno, ha un record unico nella storia d’Italia, di quelli che fanno venire i brividi: i suoi componenti, avendo un’età media di 45,8 anni (nati dunque attorno al 1970), sono il primo campione in grandezza naturale di una fase speciale della nostra scuola, che solo ora comincia a mostrare davvero di cosa è capace. Perché dico che la scuola che hanno frequentato è speciale? Perché è quella in cui, per la prima volta, hanno convissuto due generazioni di persone preparate male o per niente: da una parte, gli insegnanti nati attorno al 1950, formati nella scassatissima scuola post-1968; dall’altra, quella degli alunni a cui dagli anni Ottanta i device digitali prima e poi gli smartphone hanno cotto il cervello sin dall’infanzia.

I primi sono cresciuti in una scuola costruita attorno al cadavere dell’autorità (culturale e di ogni altro tipo) e della disciplina e all’insofferenza verso gli studi seri e al fastidio verso il passato; i secondi sono nati in un mondo in cui lo studio e la cultura in genere (vocabolario italiano incluso) contano meno di un viaggio a Santorini o di una notte in discoteca.

Prodotta da una scuola come questa, era forse inevitabile che la classe politica che governa oggi il paese fosse non solo una delle più ignoranti e incompetenti della storia della Repubblica, ma anche delle più sorde a temi come la preparazione specifica, la lungimiranza, la ricerca e il pensiero astratto, per non parlare della mentalità scientifica. La loro ignoranza è diventata ormai un tema da spot e da imitazioni alla Crozza. I due fattori (scarsità di studi, provenienza da una scuola deteriorata), mescolati tra loro, producono la seguente sintesi: non si è mai visto un ceto politico così incompetente, ignorante e immaturo.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti, nelle parole, le opere e le omissioni. Si dirà, come al solito, che il grande Max Weber lo aveva profetizzato già nel famoso saggio sulla Politica come professione (1919): «lo Stato moderno, creato dalla Rivoluzione» spiega «mette il potere nelle mani di dilettanti assoluti […] e vorrebbe utilizzare i funzionari dotati di preparazione specialistica solo come braccia operative per compiti esecutivi». Ma il povero Max non poteva prevedere le novità cool dei nostri tempi: per dirne una, la rabbiosa spinta che il movimento di Beppe Grillo avrebbe dato alla prevalenza dell’incompetente.

tratto da: http://m.espresso.repubblica.it/palazzo/2017/09/27/news/impreparati-incompetenti-immaturi-il-ceto-politico-non-e-mai-stato-cosi-ignorante-1.310776?ref=RHRR-B