Ricapitoliamo: puoi votare chi vince Sanremo, puoi votare chi resta all’Isola, puoi votate chi entra nel Grande Fratello, ma non puoi votare chi ti deve governare. Benvenuto in Italia, coglione!

 

votare

 

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

 

Ricapitoliamo: puoi votare chi vince Sanremo, puoi votare chi resta all’Isola, puoi votate chi entra nel Grande Fratello, ma non puoi votare chi ti deve governare. Benvenuto in Italia, coglione!

 

Sei soddisfatto?

Se sei tra quelli che ha votato chi ha vinto Sanremo, è restato sull’Isola ed è entrato al grande fratello, probabilmente SÌ… e chi se ne frega se poi quelli che hai votato alle elezioni sono stati accantonati perché la lobby europea ha detto che erano degli irresponsabili…!!

Pensateci un attimo: M5s e Lega insieme avevano stravinto le elezioni… Ma chi governerà il Paese? Cottarella sostenuto dal Pd. Sì il Pd, ultimo alle elezioni… Rimbomba ancora il vaffanculo degli elettori di sinistra e l’eco delle figure di m..da di Renzi e dei suoi lacché… Ma il nostro (?) Presidente ha deciso così…!

Morale della favola?

Continuate a votare per Sanremo, Isola dei famosi e Grande Fratello. Ma lasciate perdere la politica, lì è già tutto deciso.

Siamo schiavi dell’Europa e degli eurocrati che hanno monopolizzato la nostra politica…

Ah, dimenticavamo, una breve news di economia: il prezzo dei cetrioli oggi è alle stelle!

By Eles

Mario Monti: “la democrazia è una forma di governo sbagliata perché è assurdo che siano le pecore a guidare il pastore” …Ah, non dimenticate, le pecore siamo NOI…!

 

Mario Monti

 

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

 

Mario Monti: “la democrazia è una forma di governo sbagliata perché è assurdo che siano le pecore a guidare il pastore” …Ah, non dimenticate, le pecore siamo NOI…!

 

Tutti abbiamo apprezzato la sintesi di Giorgio Gaber: “libertà è partecipazione”. Noi pensiamo di partecipare alla vita democratica del nostro Paese e quindi di essere “liberi” perchè votiamo ma non è così.

Non so se ne conservate memoria ma, tempo fa, Mario Monti, ebbe a dichiarare che “la democrazia è una forma di governo sbagliata perché è assurdo che siano le pecore a guidare il pastore”.

Il concetto non gli è venuto in mente l’altro ieri, perché lo stesso identico concetto lo ribadì in occasione del divorzio tra la politica e la Banca d’Italia, ove disse che ci sono “valori che saranno meglio tutelati, se affidati a qualcuno che può permetterselo trovandosi al riparo dal processo elettorale”

Ora ciò che si può fare, al riparo dal processo elettorale, cioè al riparo dalla volontà dei cittadini, e quello che non si può fare, come si può presentare per farlo accettare ?

Lo dice sempre Monti: “E’ chiaro che il potere politico, ma anche il senso di appartenenza dei cittadini a una collettività nazionale possono essere pronti a queste cessioni (ndr: di sovranità) solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa superiore al costo del farle perché c’è una crisi in atto, visibile, conclamata. Abbiamo bisogno delle crisi per fare passi avanti”

 

Psicologico – badate bene – significa che qualcuno ci deve dare l’impressione che se non si accettano le proposte del potere, al diniego segue la catastrofe.

La concezione di Monti e delle élite che rappresenta è esattamente quella di The Crisis of Democracy, il primo rapporto della Commissione Trilaterale che  sosteneva come le uniche democrazie funzionanti, sono quelle in cui la grande maggioranza della popolazione si trova ai margini del dibattito pubblico.

Essere al riparo dal processo elettorale significa che Monti giurava sulla Costituzione -con l’incipit che conosciamo tutti- ritenendo la Repubblica un’assemblea condominiale da guidare con la logica del terrore (“fate presto!”, lo spread a 500! ), grazie alla sostanziale ignoranza nella quale viene relegata la massa dei cittadini sovrani solo sulla carta.

Bisogna avere chiaro in mente che Mario Monti non può essere visto come un semplice professore che ha la sua visione (antidemocratica) del mondo in un Paese, tralaltro, che curiosamente ritiene in pericolo la democrazia  perché un paziente psichiatrico commette un reato a Macerata  ma non  vede alcun rischio di democrazia in ricorrenti dichiarazioni del genere. Dichiarazioni a cui seguono fatti perfettamente allineati.

Dicevo che non può essere una semplice visione personale antidemocratica perché il limite tra la libertà di opinione e l’eversione, viene superato quando un portatore di principi antidemocratici assume il controllo di posizioni decisionali chiave. Monti è stato per anni commissario europeo e al governo italiano con la complicità  del Presidente della Repubblica. Posizione in forza della quale ha potuto agire, distruggendo la domanda interna e iniziando il lavoro di smantellamento dei diritti dei pensionati e quelli dei lavoratori, poi terminato da Matteo Renzi.

Quelle rare volte in cui sembra perfezionarsi un procedimento decisionale democratico, poi ci rendiamo conto che non è la democrazia a guadagnarci, cioè non è il demòs, il popolo, ma qualcun altro. Perché?

A questa domanda rispose implicitamente Cossiga molti anni fa. E qui dobbiamo riflettere anche ripensando ai criteri con cui Cossiga metteva il segreto di Stato su molti, troppi, capitoli della storia della nostra Repubblica.

Cossiga spiegò come i nostri bisogni e comportamenti, debbano essere organizzati dall’esterno scrivendolo nel suo libro abecedario: “attraverso agenti reclutati tra i quadri dirigenti di un Paese o aiutati a salire ad alti livelli della vita politica, burocratica, scientifica, finanziaria, bancaria o attraverso individui di particolare autorevolezza personale, morale, culturale. Si deve cercare di determinare a proprio vantaggio la politica di un certo Paese ed in particolare il suo processo decisionale”

Questo spiega molto.
Questo spiega perché in questo Paese, alcuni top manager ottengono nomine scintillanti a seguito delle quali compiono disastri e poi ricevono nuove e più scintillanti nomine ad esempio.

Questo spiega perchè la disgregazione dei diritti dei lavoratori va in parallelo col percorso di integrazione monetaria. Avete notato che i sindacati son serviti a nulla?

Avete notato che la crisi italiana inizia a somigliare alla crisi del terzo mondo dopo la seconda guerra mondiale ? Oggi come allora,  i governanti indebitavano i propri paesi con una moneta diversa dalla propria; dollaro per l’Africa, euro per noi. Eppure  ci eravamo resi conto – nel 97 – che agganciando la lira all’ECU si fermava la produttività.

Si diceva “come si fa a partecipare”, ad esercitare le prerogative di regalità che spettano a noi “popolo sovrano”? La domanda non è priva di interesse se si considera che ormai stiamo perdendo i riferimenti propri di una democrazia occidentale.

Da noi la terza carica dello stato si fa propaganda elettorale, peraltro compiendo un’operazione cosmetica di differenziazione dal proprio contesto d’appartenenza creando liber(e) e uguali. Avrete notato che negli ultimi giorni c’è stata questa declinazione al femminile. Boldrini lo chiede.

Ecco, partecipiamo alla democrazia gestendo democraticamente il mercato del lavoro e i soldi pubblici.

tratto da: https://www.themisemetis.com/politica/1499/1499/

Il post di Matteo Salvini che annuncia di aver smesso di fumare: “da ieri niente più sigarette” …e lo dice con la sigaretta accesa in mano. Coerente fino alla fine…!!

Matteo Salvini

 

.

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

 

Il post di Matteo Salvini che annuncia di aver smesso di fumare: “da ieri niente più sigarette” …e lo dice con la sigaretta accesa in mano. Coerente fino alla fine…!!

Certo c’è da ridere…

Coerente fino alla fine…

Ecco qualche altro caso di “coerenza Salviniana”

 

Salvini e quei vecchi post al vetriolo su Berlusconi

“Nessun leghista è disposto a puntare ancora su un’alleanza con Berlusconi. No a possibili assi tra Carroccio e Cavaliere. La nostra gente non ne vuole sapere di un ritorno in campo di Silvio BerlusconiBasta, basta per sempre: se Berlusconi corre, lo farà senza di noi”. A 48 ore dal vertice di Arcore, che ha sancito l’alleanza a quattro del centrodestra per le prossime elezioni, Matteo Salvini cade ‘vittima’ delle sue stesse parole. E a rispolverare post datati al vetriolo sull’ex Cavaliere e rinnovato compagno di coalizione ci pensano gli utenti social, che hanno deciso di commentare in massa pensieri e parole ormai rinnegati dal leader leghista. Il web, si sa, nasconde ma non ruba. E, come sempre, non perdona.

A finire quindi nel mirino dei commentatori sono post ad esempio del 2011, 2012 o 2013, vere e proprie ere geologiche per la politica italiana fatta di matrimoni, divorzi e riappacificazioni alla velocità della luce, che tuttavia vengono mal digeriti dagli elettori, decisi a far sentire la loro voce.

E così che Salvini diventa “l’emblema dell’incoerenza totale”, una “vergogna”, “un burattino”, “un buffone”, che si allea “con il nemico solo per un posto”, con “la stessa coerenza di quando prima insultava apertamente i terroni e poi scende in Sardegna coi manifesti ‘prima i sardi’”.

E’ quanto si legge, ad esempio, sotto a un post del leader leghista datato 1° agosto 2013, giorno della sentenza di condanna dell’ex Cavaliere per frode fiscale nel processo Mediaset: “Berlusconi CONDANNATO a 4 anni. Adesso sono curioso di sentire come faranno i Kompagni del PD, sia in Parlamento che su Facebook, a giustificare il fatto che sono al Governo con un Condannato…”, scriveva ieri Salvini. “Adesso sono curioso di sapere come farà a giustificare questa “coerente” alleanza”, ribatte oggi Riccardo, seguito da Nunzio – “La tua falsità…eccola” -, Giammarco – “bugiardello , banderuola” – e Cristiano, che sottolinea ironico: “In effetti quello con cui sei alleato ora non è Berlusconi”.

Stessi commenti per un post del 2013, scritto da un Salvini che si diceva “sicuro che non c’è un solo elettore e un solo militante della Lega disposto a riscommettere su un’alleanza con Berlusconi“. Un’affermazione che a 5 anni di distanza e con un’alleanza appena siglata suona quantomeno bizzarra, scatenando l’ironia della maggior parte degli utenti. Che tra una battuta e l’altra- “L’abbiamo già visto 3 volte questo film, fortuna che i leghisti hanno la RAM di una lavastoviglie”; “Mattewwwww la tua coerenza vale meno delle buste biodegradabili”; “Ciao Matteo! Un bacino sulla coerenza” – trovano anche il tempo di inondare il post di gif esilaranti con protagonisti una romanissima Sora Lella, Ugo Fantozzi nell’immortale scena della partita a biliardo con l’On. Cav. Conte Diego Catellani e un Padre Maronno con il suo (profetico?) tormentone: “E se poi te ne penti?”.

 

 

Ma secondo voi uno che prende il 74% dei consensi ha bisogno di brogli o minacce? La verità che non ci vogliono dire è un’altra – Qualità della vita, salari, Pil e debito pubblico: così Putin ha reso grande la Russia!

 

Putin

 

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

 

Ma secondo voi uno che prende il 74% dei consensi ha bisogno di brogli o minacce? La verità che non ci vogliono dire è un’altra – Qualità della vita, salari, Pil e debito pubblico: così Putin ha reso grande la Russia!

Vladimir Putin fu eletto presidente la prima volta nel 2000. In 18 anni, l’economia della Federazione Russa è drasticamente cambiata e in positivo. Lo dimostrano i dati pubblicati su Russia Today.

Qualità della vita
Prima dell’elezione di Putin, la Russia aveva un PIL pro capite di 9,889 dollari a parità di potere d’acquisto (PPP). La cifra era quasi triplicata entro il 2017 e ora ha raggiunto i 27,900 dollari. La Russia ha il più alto PIL pro capite di tutti i BRICS, con il secondo più alto, la Cina, ferma a 16,624 dollari. Il PPP tiene conto del costo della vita relativo e dei tassi di inflazione dei paesi al fine di confrontare gli standard di vita nelle diverse nazioni. Il salario mensile nominale medio è cresciuto di quasi 11 volte da 61 dollari a 652 dollari. La disoccupazione è diminuita dal 13% al 5,2%. Le pensioni sono cresciute di oltre il 1.000 percento nello stesso periodo da 20 dollari a 221 dollari.

Prestazioni economiche
La Russia è la sesta economia al mondo per Potere d’acquisto, con un PIL di 4 trilioni di dollari. PwC ha previsto che entro il 2050 il paese diventerà la più grande economia europea con questa misura, lasciandosi alle spalle Germania e Regno Unito.

Nel 1999, l’economia russa del PPP valeva solo 620 miliardi. Quindi, negli ultimi 18 anni, la produzione economica russa in questi termini è aumentata del 600%.

I tassi di inflazione sono diminuiti dal 36,5% al 2,5% entro la fine del 2017. Il valore totale delle attività del sistema bancario russo è aumentato da 24 volte a $ 1,43 trilioni. La capitalizzazione del mercato azionario russo è cresciuta di oltre 15 volte fino a 621 miliardi.

Debito pubblico e riserve estere
Quando Putin fu eletto nel 2000, la Russia aveva appena 12 miliardi di dollari di riserve, accompagnate da un debito pubblico – che era quasi uguale alla produzione economica del paese – al 92,1 per cento.

Le cose sono cambiate notevolmente in 18 anni, dal momento che il debito pubblico russo si è ridotto al 17,4% del PIL e le riserve sono aumentate a 356 miliardi di dollari. Il basso debito e le crescenti riserve hanno aiutato il paese a sopravvivere alla crisi economica del 2008 e alla recessione del 2014-2016, causata da una caduta dei prezzi del petrolio e delle sanzioni occidentali. Le riserve auree russe sono aumentate di oltre il 500% dal 2000. La banca centrale russa (CBR) ha aggiunto 9,3 tonnellate di oro alle sue riserve in dicembre, portando le aziende totali annue a un valore record di 1.838,211 tonnellate – del valore di oltre 76 miliardi di dollari in termini monetari .

fonte: http://www.oltrelalinea.news/2018/01/28/qualita-della-vita-salari-pil-e-debito-pubblico-cosi-putin-ha-reso-grande-la-russia/

 

Ecco i cinque motivi per cui Putin ha stravinto le elezioni presidenziali

Nel corso della notte, man mano che si scrutinano le schede in tutto il Paese, il vantaggio diVladimir Putin è costantemente aumentato. La rabbia dell’Unione europea, delle Nazioni Unite, della Nato, e soprattutto dei giornali “democratici”, aumenta in parallelo. Per anni hanno gettato fango e menzogne sulla Russia di Putin, questa delle spie è solo l’ultimo esempio, non rendendosi conto di una verità fondamentale: è la Russia che è Europa, non l’Africa, che invece lo sta diventando. E’ la Russia che da sempre è autenticamente occidentale, e non i musulmani alieni che stanno invadendo il nostro continente rifiutando di integrarsi, odiandoci, e facendo esplodere, oltre che le contraddizioni, anche le bombe. E’ la Russia che deve entrare in Europa e sono i musulmani a doverne uscire, come sempre più Stati, dalla Polonia all’Ungheria e presto anche l’Italia, stanno provvedendo a fare.

Per quanto riguarda i motivi che hanno condotto alla vittoria di Putin in libere elezioni, il primo motivo, contingente, è senza dubbio la recente aggressione contro Mosca guidata dal Regno Unito, ma a cui si sono uniti anche altri Paesi occidentali, Italia compresa con Gentiloni, per la vicenda dell’avvelenamento della spia russa che viveva in Inghilterra. Non ci vuole una raffinata sensibilità politica a capire che i servizi russi non c’entrano nulla, come ha detto ieri sera lo stesso presidente russo: è assurdo pensare che la Russia faccia un gesto del genere prima delle elezioni e prima dei Mondiali di Calcio. Le ritorsioni di Londra e verosimilmente anche di altri Paesi, Italia pecorona compresa, hanno spinto i russi a fare quadrato intorno al loro presidente.

Il secondo motivo è legato alla questione della Crimea, regione da sempre russa che per giunta si è espressa inequivocabilmente in un libero referendum per il rientro nella madre patria. Il tanto decantato principio di autodeterminazione dei popoli per la Crimea non vale, mentre vale peraltre situazioni, e l’Europa e l’Occidente hanno approfittato di questa situazione per varare le sanzioni economiche alla Russia. La storia insegna che le sanzioni rafforzano il popolo che le subisce, e in questo caso ha danneggiato solo i Paesi esportatori verso la Russia, come l’Italia, il cui governo di sinistra si è subito appecoronato al suo padrone Ue.

Il terzo motivo riguarda la tragedia siriana, dove Mosca ha subito preso posizione in favore del legittimo presidente siriano Bashar el Assad, che invece Onu, Ue e Nato vorrebbero vedere fare la fine di Saddam Hussein e di Muhammar Gheddafi. I media sono stati fondamentali per ingannare l’opinione pubblica mondiale, facendo passare Assad per un dittatore anziché per un presidente responsabile che ha represso un golpe islamico pagato e fomentato dall’estero, proprio da coloro che gli hanno dato addosso per sette anni. Ora Assad e Putin hanno represso il golpe armato e Ue e soci sbavano di rabbia.

Il quarto motivo è dovuto alla scelta univoca delle potenze occidentali di prendere parte per il corrotto regime ucraino anziché per la democrazia moscovita nella questione del Donbass, dove una minoranza filorussa è perseguitata dalla dittatura di Kiev. Tutte scelte inspiegabili, queste della comunità internazionale, votata a distruggere la Russia di Putin a ogni costo e invece destinata a sbatterci il muso, come sta avvenendo.

Il quinto motivo è legato a una questione interna: gli avversari di Putin erano tutti di uno spessore insignificante, pregiudicati, personaggi equivoci, eccentrici o relitti del passato. Secondo è arrivato un comunista populista (i nostalgici esistono anche in Russia), poi il buffo nazionalista Zhirinovsky, seguito da una specie di soubrette isterica che ha avuto il suo momento di notorietà. Le cosiddette opposizioni in Russia sono pagate da quelle forze che non vedono bene il fatto che Putin sia diventato protagonista sulla scena internazionale. Ma si devono fare una ragione anche di questo, perché oramai è così.

Concludendo, i russi hanno dato forza a Putin perché si sono sentiti ingiustamente attaccati, accerchiati e diffamati sistematicamente dall’Occidente che non ha più una stella polare ma si fa dirigere da lobbies economiche e subcultura politcally correct. Quello che può accadere ora, a meno che Donald Trump, una altro grande escluso dal pensiero omogeneo, non capisca che Putin può diventare il suo più grande alleato, è che la Russia si sposti sempre più verso la Cina di Xi Jinpin e verso l‘Iran degli ayatollah. dividendo nuovamente in mondo in due blocchi. Se ciò dovesse accadere, l’Occidente dovrà solo mangiarsi i gomiti perché sarà la principale causa del suo danno. La destra italiana, come hanno detto in queste ore Giorgia Meloni e Matteo Salvini, per non parlare di Silvio Berlusconi che di Putin è amico personale, simpatizza per lo zar, riconoscendone il buon governo e la saggezza in politica estera. Putin, insomma, come recitano i risultati, è l’esempio di come si governa un Paese sovrano. Il primo atto che ci aspettiamo dal nuovo governo italiano sarà quello di togliere le sanzioni alla Russia, anche a costo di scontentare i burocrati di Bruxelles.

 

fonte: http://www.secoloditalia.it/2018/03/ecco-i-cinque-motivi-per-cui-putin-ha-stravinto-le-elezioni-presidenziali/

Italiani e povertà – Per la Banca d’Italia è record storico… Scusate, ma prima delle Elezioni Gentiloni e Renzi non andavano raccontando che la crisi era finita, che eravamo in piena ripresa e che gli Italiani, finalmente, stavano molto meglio?

 

povertà

 

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

 

Italiani e povertà – Per la Banca d’Italia è record storico… Scusate, ma prima delle Elezioni Gentiloni e Renzi non andavano raccontando che la crisi era finita, che eravamo in piena ripresa e che gli Italiani, finalmente, stavano molto meglio?

 

Italiani e povertà, Banca d’Italia: record storico

Nel 2016 la quota di italiani residenti (quindi nati sia in Italia che all’estero) a rischio di povertà è salita al 23%: si tratta del massimo storico da quando la Banca d’Italia ha iniziato questo tipo di rilevazioni. Il livello di povertà è quello di persone che dispongono di un reddito equivalente inferiore al 60% di quello mediano.

L’analisi fornita da Via Nazionale mostra come rispetto al 2006 la quota di rischio – valutata in base alle caratteristiche del capofamiglia – sia cresciuta (spesso in maniera notevole) per quasi tutte le fasce di età, geografiche e condizione professionale. Unica eccezione i pensionati, la cui percentuale di individui a rischio è scesa dal 19,0% del 2006 al 16,6% del 2016.

In netta salita invece le ‘difficoltà’ per i nuclei con capofamiglia di età inferiore a 35 anni (quota salita dal 22,6 al 29,7%), per chi vive al Nord (dall’8,3 al 15%) e soprattutto per gli immigrati, dove il rischio povertà è balzato dal 33,9 al 55%. Stabile, invece, pur se a livelli molto elevati, la percentuale di rischio povertà al Sud, che rimane al 39,4% (valore pressoché identico a dieci anni prima).

RICCHEZZA – Si confermano le forti disparità di distribuzione della ricchezza delle famiglie italiane. L’indagine di Bankitalia sui loro bilanci mostra infatti come il 30% di famiglie più povere detiene l’1% della ricchezza netta mentre il 5% più ricco ne controlla il 30%.

REDDITO MEDIO – Nel 2016 il reddito equivalente medio delle famiglie italiane è cresciuto del 3,5% rispetto al 2014, interrompendo la caduta, pressoché continua, avviatasi nel 2006. Via Nazionale tuttavia sottolinea come il reddito equivalente resti ancora inferiore di 11 punti percentuali a quello di dieci anni prima. ADNKRONOS

 

fonte: http://www.imolaoggi.it/2018/03/12/italiani-e-poverta-banca-ditalia-record-storico/

…Volevamo solo ricordare che grazie al ripescaggio entrano lo stesso in Parlamento gente che col voto avevamo mandato a cagare tipo: Minniti, Franceschini, Boldrini, Fratoianni, Carfagna, Crosetto, Prestigiacomo, Serracchiani, Fassina, Bersani, Epifani e Sgarbi. Contenti?

 

ripescaggio

 

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

 

…Volevamo solo ricordare che grazie al ripescaggio entrano lo stesso in Parlamento gente che col voto avevamo mandato a cagare tipo: Minniti, Franceschini, Boldrini, Fratoianni, Carfagna, Crosetto, Prestigiacomo, Serracchiani, Fassina, Bersani, Epifani e Sgarbi. Contenti?

 

Elezioni 2018: trombati all’uninominale, salvati dai listini. Eletti De Luca, Fedeli, Pinotti, Orfini, Schifani, Pittella, De Falco.

Mezzo governo uscente, i presidenti di Camera e Senato, dirigenti di lungo corso: il proporzionale salva gli sconfitti nei collegi uninominali. Tra questi: Bersani, Boldrini, Grasso, Franceschini, Minniti, Pinotti, ecc

Bocciati dagli elettori, salvati dalla legge elettorale. Il Rosatellum funziona: da destra a sinistra, moltissimi candidati sconfitti nei collegi uninominali rientreranno in Parlamento dalla porta di servizio del proporzionale. La pattuglia dei ripescati è folta e di prestigio: ministri uscenti, dirigenti di partito, governatori, ex segretari, presidenti di Camera e Senato, politici di lunghissimo corso. Beffati, invece, coloro che per temerarietà o troppa sicurezza in se stessi hanno preferito non avere il paracadute. Un nome su tutti: Massimo D’Alema. L’ex premier non ha voluto un posto nel listino bloccato ed è fuori, a differenza di tutto lo stato maggiore di Liberi e Uguali. Sono stati eletti al proporzionale, infatti, sia il leader Pietro Grasso (presidente uscente del Senato), sia Laura Boldrini (presidente uscente della Camera), sia Pier Luigi Bersani, una delle menti della scissione dal Pd nonché ex segretario democratico. Identico discorso per Roberto Speranza, sconfitto all’uninominale in Basilicata ed eletto alla Camera grazie al recupero del collegio plurinominale toscano, dove era capolista in tre collegi su 4. Eletto anche Nicola Fratoianni, sconfitto a Pisa, ma salvato dal listino in Piemonte.

Il ripescaggio al proporzionale, del resto, mostra le conseguenze più evidenti proprio nel partito che ha conseguito i risultati peggiori. Grazie ai listini bloccati, infatti, il Pd può ripescare buona parte dei suoi pezzi da novanta. E pazienza se gli elettori li hanno sonoramente bocciati nei collegi uninominali. Così possono sorridere (seppur amaramente) i vari Dario Franceschini, Marco Minniti, Valeria Fedeli e Roberta Pinotti (ministri uscenti), il presidente del partito Matteo Orfini, la governatrice del Friuli Deborah Serracchiani. Stessa sorte per altri esponenti dem di peso: rientrano dalla porta di servizio Sandra Lonardo (moglie di Clemente Mastella), il figlio del governatore campano Piero De Luca, il socialista Gianni Pittella, fratello del governatore della Basilicata. Anche nomi pescati dalla società civile rientrano in lizza: eletti sia Paolo Siani (fratello del giornalista del Mattino ucciso dalla camorra) e Lucia Annibali, sconfitta all’uninominale a Parma. Va a Montecitorio anche il sindaco di Calcinaia Lucia Ciampi (che era stata sconfitta all’uninominale a Pisa dal leghistaEdoardo Ziello) e il sottosegretario all’Interno, Cosimo Maria Ferri, che era uscito perdente nel confronto al collegio uninominale a Massa contro l’azzurra Deborah Bergamini. A Palazzo Madama anche il renziano Andrea Marcucci, che ha perso a Lucca contro il forzista Massimo Mallegni, e Caterina Bini(che a Pistoia ha perso contro Patrizio la Pietra di Fratelli d’Italia).

Per quanto riguarda gli altri partiti, Michaela Biancofiore, sconfitta nel duello con Maria Elena Boschi nell’uninominale a Bolzano, risulta invece eletta per Forza Italia nel proporzionale nel collegio di Piacenza-Parma-Reggio Emilia. Sempre in Forza Italia, salvati dal paracadute anche Vittorio Sgarbi (surclassato da Luigi Di Maio ad Acerra) e l’ex presidente del Senato Renato Schifani. Per quanto riguarda M5s, eletti il capitano Gregorio De Falco e il giornalista Gianluigi Paragone. La Lega di Salvini, invece, recupera l’economista Alberto Bagnai (sconfitto a Firenze da Matteo Renzi) e Claudio Borghi (battuto dal ministro Padoan a Siena).

tratto da: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/03/06/elezioni-2018-trombati-alluninominale-salvati-dai-listini-eletti-de-luca-fedeli-pinotti-orfini-schifani-pittella-de-falco/4207257/

Il vero verdetto di queste Elezioni: la sinistra italiana c’è, ma vota M5S!

sinistra

 

 

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

 

Il vero verdetto di queste Elezioni: la sinistra italiana c’è, ma vota M5S!

 

Elezioni 2018, la sinistra italiana c’è ma vota M5S

L’Istituto Cattaneo ha analizzato il flusso di voti in alcune delle principali città italiane: il dato che emerge è che il Pd è il principale sconfitto di queste elezioni, e che il 15-20% del suo elettorato è confluito nel M5S.

Dove sono finiti i voti che aveva raccolto il Partito democratico nel 2013? Secondo l’Istituto Cattaneo sono confluiti in larga parte nel M5S. Le analisi sul voto del 4 marzo  si sono concentrate finora sulla “scomparsa della sinistra”. Ma gli elettori che storicamente hanno sempre votato a sinistra sono evidentemente alla ricerca di altri punti di riferimento in Parlamento.

“Il dato varia naturalmente da città a città ma è evidente che la quota più consistente, tra il 15 e il 20%, delle perdite del Pd rispetto al voto espresso nel 2013 è confluita nel Movimento. È sicuramente il dato più rilevante di queste elezioni perché connota ideologicamente il partito di Luigi Di Maio pur trattandosi appunto di un partito post-ideologico”. A dirlo è Marco Valbruzzi dell’Istituto Cattaneo di Bologna, in un’intervista all’Huffington Post. In termini di percentuali si parla del 15-20% degli elettori dem che non hanno voluto riconfermare il loro consenso al partito di Renzi. Secondo le analisi del Cattaneo, che passano in rassegna alcuni centri urbani italiani sia al Nord sia al Sud, emerge per esempio che a Brescia il 20% degli elettori Pd del 2013 ha scelto il M5S; a Parma poco meno del 7%; a Livorno il 26%; a Firenze circa il 13%; a Napoli addirittura il 30%.

A Brescia, secondo lo studio, Il Pd ha ceduto punti anche a Leu (l’1,8% del corpo elettorale), mentre gli ex elettori dem che hanno preferito l’astensione sono l’1,8%; la Lega è stata preferita al Pd dall’1,6% degli elettori. A Parma, città del sindaco Pizzarotti, ex-5stelle, guardando lo spostamento dei flussi con la lente di ingrandimento, si può notare che il 5,5% del corpo elettorale va dal Pdl alla Lega, il 5,7% compie il passaggio dal M5s e il 2,2% proviene dal Pd.

Per quanto riguarda il capoluogo fiorentino, e in particolare il collegio Firenze 1 il Pd ha ceduto al M5s il 4,0% del corpo elettorale, a Leu il 2,9%, alla Lega il 2,0%,  e il 1,7% dei suoi vecchi elettori ha preferito l’astensione. Il M5s ha beneficiato di questa perdita del Pd ma ha ceduto buona parte di questi voti alla Lega (2,5% del corpo elettorale).

Livorno è una città rappresentativa di questa dinamica, perché tradizionalmente considerata roccaforte “rossa”, è oggi governata da un sindaco pentastellato, Nogarin: qui il Movimento attrae 7,8% del corpo elettorale che un tempo avrebbe votato Pd.

A Napoli, di cui il report del Cattaneo analizza i flussi nei collegi San Carlo (Napoli 5) e Ponticelli (Napoli 6), si conferma la stessa tendenza: il 3,6% dei voti è passato dal Pd al M5s. Stessa dinamica nel collegio Napoli 6 M5s riesce ad attrarre voti sia dal centrosinistra (inteso come area Pd e Sel) sia dal centrodestra (Pdl). Anche se in questo collegio risulta particolarmente forte il recupero dal bacino del non-voto.

Complessivamente si può dire quindi che se è vero che il Pd è il principale sconfitto di queste elezioni, allo stesso tempo nelle città del Nord e del Centro il M5S è andato meno bene, per la forte attrattiva della Lega.

 

Tratto da: https://www.fanpage.it/la-sinistra-italiana-c-e-ma-vota-m5s/

 

 

Berlusconi, l’illustre sconfitto di cui nessuno parla

 

Berlusconi

 

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

 

Berlusconi, l’illustre sconfitto di cui nessuno parla

Il Cavaliere ha perso la sfida interna con Salvini e non ha neanche i seggi sufficienti a “immaginare” un Governo di larghe intese col Partito Democratico. Incandidabile, interdetto, penalizzato dagli elettori: è una sconfitta enorme, di cui si parla poco.

Il centrodestra ha vinto le elezioni. Il centrodestra è la prima forza politica del Paese. Quasi il 37 percento degli italiani ha premiato la proposta politica del centrodestra. Lo hanno ripetuto come un mantra gli esponenti di Forza Italia nella lunga notte delle elezioni politiche. E forse qualcuno avrà finito anche col crederci, con il convincersi che non fosse cambiato nulla, che si potesse ancora gestire gli alleati, come tutto sommato si è fatto in campagna elettorale.

La sensazione, però, è che quasi tutti abbiano ora ben chiaro ciò che è successo: Berlusconi ha perso il duello con Salvini, la Lega al 18% è un disastro per il progetto del Cavaliere, non c’è un leader unitario e spendibile e Forza Italia al 14% è peggio di quanto ci si aspettasse. La mettiamo noi ancora più semplice: Berlusconi è uno degli sconfitti alle elezioni del 4 marzo 2018.

Il problema non è solo aver perso il duello con Salvini. Il problema è averlo fatto senza che la coalizione abbia raggiunto la maggioranza dei seggi e senza che vi sia la minima possibilità di dar vita a un Governo di larghe intese facendo a meno dell’ingombrante alleato leghista, come è successo per una parte dell’ultima legislatura. A dirla tutta, la sensazione è che un governo di larghe intese non sia proprio possibile, considerata la ritrosia di Salvini e Meloni a prestarsi a inciuci piccoli o grandi che siano. E se andasse in porto lo scenario zero, ovvero Lega – M5s insieme, per Berlusconi e Forza Italia sarebbe un disastro totale.

Non candidabile, non eleggibile, interdetto dalle cariche pubbliche, deluso dai propri fedelissimi che gli avevano descritto un altro scenario e provato da una lunga e stancante campagna elettorale: insomma, per il Cavaliere il futuro è tutt’altro che roseo. E poi c’è sempre quella maledetta questione dell’orgoglio, che lo aveva portato a ributtarsi nella mischia, sperando di poter essere, se non il King maker, almeno il padre nobile del nuovo centrodestra.

Ora, invece, l’incantesimo si è rotto. Ma che fosse tutto un gioco d’inganni sembrava chiaro anche prima, almeno a chi volesse guardare oltre la pretesa “riberlusconizzazione del Paese”, che era una lettura tendenziosa e parziale della realtà, pompata all’inverosimile dai media e da chi aveva intenzione di creare il caso Berlusconi. Ve ne avevamo parlato, del trucco della riberlusconizzazione:

Uno dei politici più divisivi della storia repubblicana si è trasformato nello statista bonario che accetta le mediazioni e non minaccia rappresaglie; l’uomo che ha calpestato rituali e pratiche politiche si è riciclato nel politico che ha come unica bussola il senso di responsabilità per il Paese; il leader politico che ha stracciato il tessuto sociale italiano, azzoppandone il welfare e incentivando le contrapposizioni a tutti i livelli, si è trasfigurato nel nonno bonario che, in nome di un presunto buonsenso, ricompone le fratture della famiglia; l’imprenditore della paura è mutato nell’amico che rassicura; colui che ha portato post fascisti e secessionisti al governo del Paese è diventato tutto a un tratto invisibile quando si parla di razzismo, xenofobia, discriminazioni; l’uomo che per decenni ha fatto di sessismo e machismo quasi un vanto è ora pronto a diventare alfiere della parola rispetto (così come in tema di diritti civili si è scoperto “improvvisamente liberale”).

Ma era, appunto, un trucco. E gli elettori non ci sono cascati.

Fonte: https://www.fanpage.it/berlusconi-l-illustre-sconfitto-di-cui-nessuno-parla/

Ora qualcuno spieghi a Sgarbi che su quella tazza adesso ci può anche sprofondare. E non dimentichi di tirare l’acqua!

Sgarbi

 

 

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

AGGIORNAMENTO: Quello che “faceva cagare” ora è al governo… Le fischiano un pochino le orecchie, sig. Sgarbi?

Ora qualcuno spieghi a Sgarbi che su quella tazza del cesso adesso ci può anche sprofondare. E non dimentichi di tirare l’acqua!

Era solo qualche giorno fa che il nostro esimio Vittorio Sgarbi, seduto sulla tazza del cesso sbraitava che Di Maio fa cagare…

Sono passato solo pochi giorni, ma nel frattempo la GENTE ha chiarito chi veramente fa cagare e soprattutto ha spiegato all’esimio di cui sopra – con una valanga di voti per Di Maio – che, l’esimio medesimo, farebbe bene a sprofondarci in quella tazza.

Ovviamente, senza dimenticare di tirare l’acqua.

…in altre parore:

DI MAIO: 61,36%  

SGARBI: 21,38%

 

Da Affari Italiani:

Elezioni 2018, Vittorio Sgarbi distrutto da Luigi Di Maio ad Acerra

Elezioni 2018, Di Maio distrugge Sgarbi e conquista il collegio con circa il 64% dei voti.

Elezioni 2018, Vittorio Sgarbi distrutto da Luigi Di Maio ad Acerra

Il leader M5s Luigi Di Maio ottiene un plebiscito nell’uninominale per la Camera ad Acerra in Campania, dove conquista il collegio col 64% circa dei voti. Ne ha presi oltre 84 mila.

Nello stesso collegio competeva il critico d’arte Vittorio Sgarbi per il centrodestra, fermo poco sopra il 20% con circa 27mila voti. Lontanissimo il candidato del Pd, Antonio Falcone, che non raggiunge il 12% con i suoi 15.472 voti.

In queste settimane Vittorio Sgarbi aveva attaccato Di Maio e i Cinque Stelle. Il critico aveva mostrato “il kit contro quei vampiri dei 5 Stelle”. Oltre ad aver postato un video sul Water. “Avete problemi ad andare in bagno? Usate Di Maio”

…E infatti, la gente lo ha mandato a cagare!

 

Crollo Pd, un CIAONE di cuore a Matteo Renzi, il becchino della sinistra

Matteo Renzi

 

 

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

 

Crollo Pd, un CIAONE di cuore a Matteo Renzi, il becchino della sinistra

 

Da Il Fatto Quotidiano:

Crollo Pd, Renzi è stato il becchino della sinistra

In Italia la sinistra non c’è più. L’ha distrutta Matteo Renzi, certo, ma anche i vari Massimo D’Alema e tutta la cricca diLiberi e Uguali che è uscita dal Pd perché non condivideva la visione monarchica del renzismo che metteva ai margini la loro oligarchia polverosa. E non c’è una sinistra radicale competitiva, non c’è un Jeremy Corbyn che scali il partito e non c’è un Jean-Luc Melénchon che incarni, da sinistra, la novità populista.

Il Pd non è più stato un partito di sinistra. Renzi e i renziani cercavano la compagnia della Confindustria, non dei precari ai quali veniva spiegato, anzi, che l’abolizione dell’articolo 18 era una buona notizia anche per loro che sognavano un contratto a tempo indeterminato. Il Pd non ha neppure provato a vincere queste elezioni perché non aveva un messaggio da dare se non “siamo dei buoni amministratori dello status quo”.

Eppure, ha detto Walter Veltroni in un bel discorso al teatro Eliseo di Roma il 25 febbraio, “sinistra è una bellissima espressione, rimanda alla condivisione del dolore sociale, alle lotte per la libertà, alla tensione verso l’uguaglianza. La sinistra moderna è riformista, è liberale, deve essere radicale nelle sue scelte e nei suoi programmi”. Ecco questa sinistra, quella del Pd ma anche quella di LeU non è stata liberale, non è stata radicale, non ha teso all’uguaglianza.

E’ rimasta prigioniera di un malinteso senso di responsabilità che l’ha spinta a votare tutto quando era inevitabile – la riforma Fornero, per dire – ma senza elaborare alcuna visione del mondo diverso dalla rivendicazione di risultati frutto della congiuntura internazionale più che delle loro scelte politiche. A livello individuale, gli elettori e i militanti della sinistra si sono limitati a quella che Nick Srnicek e Alex Williams, autori di “Inventare il futuro” (Nero editions, collana Not) chiamano “folk politics”: comportamenti individuali con una valenza politica ma privi di alcuna ripercussione. Mangiano nei ristoranti Slow Food, consumano a chilometro zero, leggono Vandana Shiva o Joe Stiglitz, qualcuno ancora perfino Michele Serra, e tanto basta. Nessuna militanza, nessun vero desiderio di capire e condividere quel malessere che in questi anni ha alimentato i populismi di ogni colore.

In questi anni i Cinque Stelle hanno smesso di essere il partito degli arrabbiati. Secondo rilevazioni Ipsos tra 2012 e 2016 (contenute nel libro “M5S”, a cura di Piergiorgio Corbetta per il Mulino): la propensione a votare M5S era al 33 per cento tra gli elettori di sinistra nel 2012 e nel 2016, quando già c’era stato un grosso travaso di voti, era ancora al 24 per cento (e al 27 a destra). Se quel voto potenziale è diventato voto effettivo è perché la sinistra e il centrosinistra non sono stati capaci di dare risposte. O meglio, hanno fatto tante cose buone – una su tutte: il Reddito di inclusione per chi è in povertà assoluta – ma non sono stati capaci di inserirle in una versione organica del mondo che desse, in una parola, speranza. E ai Cinque Stelle è bastato prendere un po’ di professori per bene, sconosciuti ai più ma rassicuranti, con la cravatta e un eloquio civile, per togliere al Pd anche l’ultimo dei suoi vantaggi competitivi, cioè la reputazione di essere l’unica credibile “forza di governo”.

C’è qualcuno che si consola raccontandosi che i Cinque Stelle sono la nuova sinistra, come dimostrerebbe la scelta di un economista comePasquale Tridico per il ministero del Lavoro. Ma non è così. In questi cinque anni e soprattutto negli ultimi sei mesi il Movimento è diventato il più classico “partito pigliatutto”, che insegue i voti dei disoccupati come quelli degli imprenditori, perché come ha intuito il politologo Jan-Werner Müller, quello che distingue davvero i populisti dagli altri è il messaggio “noi siamo il cento per cento”.

La sinistra non è a Cinque Stelle. La sinistra ha perso, si è liquefatta. Si è arresa. Renzi ha sprecato un capitale di fiducia personale e una storia collettiva di cui non si è dimostrato all’altezza. Renzi è stato l’Hollande del Pd: il becchino. Ora si tratta di ricostruire, di ricominciare quasi da zero. Senza dimenticare quei due aggettivi che citava Veltroni (uno che ha dato un decisivo contributo a questo esito disastroso): liberale ma anche radicale.

 

fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/03/05/crollo-pd-renzi-e-stato-il-becchino-della-sinistra/4203017/