I paraculo tedeschi bravi a indignarsi ma non a pagare per i crimini – da Marzabotto alle Ardeatine e da Cefalonia a Sant’Anna di Stazzema hanno “accettato la responsabilità morale” ma indennizzi …una beata minchia!

 

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I paraculo tedeschi bravi a indignarsi ma non a pagare per i crimini – da Marzabotto alle Ardeatine e da Cefalonia a Sant’Anna di Stazzema hanno “accettato la responsabilità morale” ma indennizzi …una beata minchia!

I paraculo tedeschi bravi a indignarsi ma non a pagare per i crimini – da Marzabotto alle Ardeatine e da Cefalonia a Sant’Anna di Stazzema hanno “accettato la responsabilità morale” ma indennizzi …una beata minchia!

Stragi naziste – I tedeschi ammettono di essere criminali, perchè non costa niente. Ma col cavolo che rimborsano le vittime!

 

I tedeschi bravi a indignarsi ma non a pagare per i crimini

Nel nostro Paese i processi sono iniziati solo negli anni Novanta. La Germania ha accettato la responsabilità morale ma non gli indennizzi

I tedeschi non hanno mai pagato. I tedeschi devono pagare. Sono passati quasi settant’anni dalla fine della guerra, ma il tema dei risarcimenti alle vittime dei massacri compiuti in Italia e contro i militari italiani è più attuale che mai.

E diventa ancora più incandescente nei giorni in cui Berlusconi va all’attacco e afferma che «per i tedeschi i lager non sono mai esistiti». A Berlino è tutto un coro sdegnato di reazioni furibonde e così le polemiche elettorali, alla vigilia delle Europee, rischiano di far dimenticare quel contenzioso ancora aperto che riguarda migliaia di persone. Può apparire paradossale che a distanza di tanto tempo le stragi – da Marzabotto alle Ardeatine e da Cefalonia a Sant’Anna di Stazzema – siano ancora materia di cronaca giudiziaria, ma va detto che purtroppo per molti anni la giustizia italiana è rimasta inerte. Solo dopo la scoperta nel 1994 a Palazzo Cesi del cosiddetto Armadio della vergogna, le procure militari si sono messe al lavoro e negli ultimi dieci-quindici anni sono arrivati i verdetti, i più ormai definitivi. Sentenze che però restano lettera morta perché le autorità di Berlino NON HANNO FINORA MOSSO UN DITO PER FARLE ESEGUIRE.

Certo, diventa difficile, quasi impossibile e probabilmente anche insensato, arrestare pensionati di novanta e passa anni, strapparli alla loro tarda vecchiaia e spedirli in cella per il resto dei loro giorni. Ma sul tappeto ci sono anche le provvisionali ed i risarcimenti stabiliti in sede civile. «In teoria – spiega l’avvocato Claudio Defilippi, uno dei massimi esperti in Italia – a pagare dovrebbero essere i singoli imputati, ma è ovvio che così i familiari delle vittime non prenderanno mai un centesimo. È LA GERMANIA CHE DEVE ASSUMERSI LA RESPONSABILITÀ DI QUEL CHE È ACCADUTO». Altrimenti le sentenze restano un elenco vuoto, un po’ come le grida manzoniane.

Se si prende ad esempio il verdetto emesso dal tribunale militare di La Spezia nel 2007 per il massacro di Marzabotto, si scoprirà che nove imputati sono stati condannati all’ergastolo e, soprattutto, a risarcire le parti civili. La lista è chilometrica e comincia con la Regione Emilia-Romagna, che dovrebbe ricevere 30mila euro, la Provincia di Bologna, 40mila euro, il comune di Marzabotto, 35mila euro. Segue poi una lunga lista con nomi e cognomi per i quali i giudici hanno stabilito indennizzi che oscillano da poche migliaia di euro fino a 260mila euro.

Ma, naturalmente, i figli dei martiri di Marzabotto non hanno ricevuto un centesimo. Come quelli di Sant’Anna di Stazzema. «La Germania non risponde – rincara la dose Defilippi – non risponde per i processi chiusi in sede civile, non risponde per quelli conclusi con il riconoscimento delle provvisionali in sede penale, non risponderà, se va avanti così, nemmeno per quelli ancora in corso». In particolare per i due in svolgimento, relativi agli eccidi del Modenese e a quelli nel Padule di Fucecchio». Si tratta di milioni e milioni di euro, anche se i calcoli sono incerti e complicati. «La Germania – aggiunge l’avvocato Gemma Sammicheli che ha seguito numerosi procedimenti – si fa scudo dietro una sentenza della corte dell’Aja che la esonera da ogni responsabilità. In sostanza noi dobbiamo continuare a perseguire i singoli colpevoli, ammesso che siano ancora vivi, sapendo che però i nostri sforzi sono un esercizio accademico, proprio perché la Germania non risponde a nessuna delle nostre richieste».

La soluzione dovrebbe arrivare dalla politica. Ma per ora non si registrano passi in avanti. «La Germania ha riconosciuto una sua responsabilità morale per gli eccidi compiuti in tempo di guerra – afferma Giovanni Fantozzi, autore di numerosi libri sulla Resistenza nel Modenese – ma non vuole assolutamente pagare per le colpe dei singoli perché è passato tanto tempo e si ritiene che indennizzando le vittime di una strage si alzi il coperchio su una realtà incontrollabile. Chissà quante vittime salterebbero fuori. I tedeschi finanziano studi e monumenti, come quello per le 131 vittime di Monchio in Emilia. Ma non vanno oltre». Il problema è che le indagini e i processi qua in Italia sono cominciati di fatto alla metà degli anni Novanta e in molti casi si è appena arrivati alla resa dei conti. Insomma, si procede fra ritardi e imbarazzi. In bilico fra diritto e politica. E Defilippi prepara una sorta di attacco finale: «Stiamo preparando una class action a Strasburgo, alla Corte dei diritti dell’uomo. La Germania deve pagare».

 

tratto da: http://www.ilgiornale.it/news/interni/i-tedeschi-bravi-indignarsi-non-pagare-i-crimini-leccidio-1015217.html

La strana guerra di Gaza dove si muore solo da una parte …ma i media di regime continuano a parlare di “scontri” invece di usare termini più appropriati come “mattanza”, “strage”, “genocidio”…!

 

Gaza

 

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La strana guerra di Gaza dove si muore solo da una parte …ma i media di regime continuano a parlare di “scontri” invece di usare termini più appropriati come “mattanza”, “strage”, “genocidio”…!

 

Strage di Gaza dove si muore solo da una parte. I media reverenti parlano di ‘scontri’

Il campo che vede cadere decine di uomini, donne e bambini, è solo terra di Palestina, una maledetta prigione a cielo aperto

La tragedia di Gaza delle ultime ore promette oggi altri morti, altro sangue. Va detto, tutto versato da un lato. Per la cronaca, non perché una diversa distribuzione del sangue possa mai rendere più leggera o equa la tragedia. Una strage che in gran parte dei media, con prudenza e reverenza, si preferisce definire “scontri”. Decine di morti, sessanta o quasi, migliaia di feriti, minori e bambini tra le vittime, una neonata uccisa dai gas sparati dalle sicure alture realizzate da Israele al confine; alture dalle quali sparano i militari israeliani, ben protetti e armati come in nessun altro esercito del mondo. Non scontri, strage con vittime certe e responsabili certi. Vittime solo da una parte. Gli scontri presuppongono uno scontro, appunto, che se è violento e fa vittime definisce un bilancio, tragico, che colpisce le due parti in campo; vittime – terribile dirlo – distribuite. Qui questo non accade. E il campo che vede cadere decine di uomini, donne e bambini, è terra di Palestina, una maledetta striscia di terra dove è difficile vivere, coi rubinetti dell’acqua stretti a singhiozzo, per far temere e vivere la sete, con la luce che al momento opportuno è staccata, coi pescatori che non possono andare più in là dove si può pescare qualcosa perché fermati e rimandati a terra. In Palestina non c’è lavoro e non c’è futuro, si vive di aiuti internazionali come in un grande campo profughi dove la terra misteriosamente diminuisce ogni giorno. Lì dove ieri era Palestina, oggi brutti insediamenti in  lande desolate da far fiorire. Con l’acqua. In Palestina oggi c’è solo da covare la rabbia fin quando riesci a trattenerla dentro. In Palestina si può solo andare su e giù in quella striscia di sabbia che non è lungomare ma disperato fazzoletto di sabbia. Dalle alture militari di Israele, lungo la linea di confine, l’esercito spara sulla Palestina, sui palestinesi, rimproverati da Israele di manifestare con donne e bambini. Come se donne e bambini non fossero vittime di una condizione disumana che spinge dall’indignazione alla rabbia, come se donne e bambini non soffrissero fame e sete, la drammatica incertezza del futuro, la mancanza di medicine e il tant’altro che pochi ricordano in queste ore. Nel rapporto tra l’immensità della strage di ieri e i media italiani, colpisce l’eterno provincialismo della bilancia dei nostri media nel pesare gli accadimenti del mondo, peraltro vicinissimo a noi, con conseguenze su di noi. Il piatto della bilancia dei nostri media è zavorrato dalla cattiva politica. Miopia, fiato corto ma anche utile fuga. Diciamolo, parlare di Israele, metterne in discussione le decisioni militari, è cosa scomoda per chi nell’informazione ha ruoli di responsabilità che vuole mantenere o lasciare per responsabilità più alte. E nelle redazioni, soprattutto del servizio pubblico, questo accade anche a livello non dirigenziale. E il tutto si tinge di comico e può capitare di imbatterti in uno scontro tra lillipuziani a chi è più filo israeliano dell’altro. Per portare questo all’incasso. Tragedia e miserie.
Ieri sera, alla fine di una giornata di sangue, scorrendo le testate on line della stampa internazionale, da Mosca a New York, passando per le capitali europee e africane, facendo una virata per leggere quelle ad Oriente, la strage di Gaza dominava la prima pagina. Aprivi i giornali on line italiani e capeggiavano invece i lillipuziani della nostra tristissima pagina di Storia, tanto simile ad uno spartito di operetta. Non solo giornali on line. Così anche questa mattina, in un 15 maggio che promette sangue da mattanza. Ieri su un canale all news, tra i tanti titoli che scansavano la parola strage ho letto questo “Inaugurazione e sangue”, dove la prima parola era dedicata all’apertura dell’ambasciata Usa a Gerusalemme, con tanti sorrisi, abbracci ( anche al discusso genero di Trump ) e pacche sulla spalla. E nel frattempo, i morti che cadevano sintetizzati in un generico “sangue”. Generico e comodo. Si potrebbe parlare a lungo delle origini di tutto. Le letture sulle origini però inficiano l’oggi e compromettono la necessità di uscire da questa situazione. Certo, si deve anche dire che in Palestina c’è chi cinicamente considera un successo i tanti morti fatti dalle armi israeliane. Cinismo offerto su un piatto d’argento da Israele alle frange estreme ( e minoritarie )palestinesi che si alimentano di sacrifici. In attesa di contare i nuovi morti, di sentir parlare di  “nuovi scontri”, una piccola testimonianza ascoltata questa mattina su Radio1, a Radioanch’io. Raccontava al telefono Yasser:” Sono palestinese, vivo da tanti anni in Italia e ho il passaporto italiano… Da undici anni non posso tornare in Palestina per vedere i miei genitori… In Palestina è stato distrutto l’aeroporto, e a Tel Aviv la polizia israeliana mi blocca e non mi consente di raggiungere il mio Paese…”. Yasser è un cittadino italiano con passaporto italiano. E capita anche ai cittadini israeliani, con passaporto israeliano, ma di origine palestinese, che rientrano in famiglia, d’essere trattati da palestinesi. Per chiudere davvero, un plauso, ai coraggiosi fotografi delle grandi agenzie di stampa. I loro scatti non hanno bisogno di parole, raccontano più delle parole. E raccontano la verità, senza timidezze e incertezze.
Ha ragione Jean-Luc Godard  che nel presentare a Cannes il suo “Le livre d’image” ha detto:” Solo i frammenti hanno il marchio dell’autenticità”

fonte: http://www.globalist.it/world/articolo/2018/05/15/strage-di-gaza-dove-si-muore-solo-da-una-parte-i-media-reverenti-parlano-di-scontri-2024326.html

Vogliamo solo ricordarvi che quelli che deridono i Cinquestelle affermando che il Reddito di Cittadinanza è improponibile perchè costa troppo (15 miliardi), sono gli stessi che nel 2017 hanno bruciato 29,2 miliardi di Euro per spese militari!

 

Reddito di Cittadinanza

 

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Vogliamo solo ricordarvi che quelli che deridono i Cinquestelle affermando che il Reddito di Cittadinanza è improponibile perchè costa troppo (15 miliardi), sono gli stessi che nel 2017 hanno bruciato 29,2 miliardi di Euro per spese militari!

15 miliardi sono troppi per i nostri giovani… Una spesa che non si può sostenere. E chi chiede il rddito di cittadinanza è un populista…

Lo sostiene chi l’anno scorso fa speso il doppio per fare la guerra (a chi?)….

Ma proprio non capite quanto Vi prendono per i fondelli…?

 

Nel 2017 l’Italia ha speso 29,2 miliardi di euro per armamenti ed esercito

Nel 2017 l’Italia ha speso 29,2 miliardi di euro per acquistare armamenti e mantenere il proprio esercito. E’ quanto ha rilevato il report Trends in World Military Expenditure del SIPRI, l’Istituto Internazionale di Stoccolma per le ricerche sulla pace.

L’Italia è dodicesimo posto nella classifica delle spese militari, dominata dagli Stati Uniti, ed è il quarto Paese europeo, dopo Francia, Regno Unito e Germania. Un report che certifica un aumento generale della spesa militare mondiale che nel 2017 ha raggiunto il record storico di 1.739 miliardi di dollari, l’1,1% in più rispetto all’anno precedente. Alla corsa agli armamenti però non ha preso parte la Russia che, complici le difficoltà economiche che sta attraversando il Paese, ha ridotto gli investimenti militari a 66,3 miliardi di dollari.

Tra coloro che hanno incrementato la spesa militare c’è la Cina, così come Francia e Stati Uniti; negli ultimi 10 anni, invece, gli investimenti dell’Italia sono calati del 17% ma nonostante ciò il nostro Paese è ancora tra quelli che spende di più. D’altronde l’Italia deve investire per mantenere quello che secondo l’annuale report di Global Firepower (dove vengono analizzati gli armamenti, gli eserciti e la posizione strategica dei singoli Paesi) è l’11esimo esercito più forte al mondo. Anche questa classifica è dominata dagli Stati Uniti (e non potrebbe essere altrimenti visto che gli Stati Uniti rappresentano il 35% della spesa militare mondiale), seguiti dalla Russia e dalla Cina.

Nel dettaglio, l’Italia secondo i dati del Global Firepower conta 267.500 soldati, 828 velivoli, 200 carri armati e 143 unità navali: numeri che rabbrividiscono di fronte a quelli statunitensi (2 milioni e 83mila militari, 13 mila velivoli, 5.884 carri armati e 415 unità navali) e russi (3 milioni e 586mila soldati, 3.914 velivoli, 20mila carri armati e 352 unità navali). Per il 2018 – secondo il rapporto Mil€x a cura dell’Osservatorio sulla spesa militare italiana – il budget italiano subirà un incremento del 4% rispetto a quello dello scorso anno.

tratto da: http://www.imolaoggi.it/2018/05/14/nel-2017-litalia-ha-speso-292-miliardi-di-euro-per-armamenti-ed-esercito/

Wikipedia dice che la guerra in Vietnam è cessata il 30 aprile 1975. Ma non è così. Non è così almeno per chi ha subito gli effetti dei crimini americani…!

Vietnam

 

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Wikipedia dice che la guerra in Vietnam è cessata il 30 aprile 1975. Ma non è così. Non è così almeno per chi ha subito gli effetti dei crimini americani…!

 

La guerra in Vietnam non è ancora finita

A oltre quarant’anni dalla guerra in Vietnam, gli effetti degli agenti chimici utilizzati dagli Stati Uniti sono ancora ben visibili. Il fotoreportage di Damir Sagolj.

In 15 anni di guerra, dal 1960 al 1975, in Vietnam furono sganciate oltre cinque milioni di bombe: quasi il doppio di quelle lanciate dagli Alleati durante la seconda guerra mondiale. Ma le forze aeree americane non sganciarono solo esplosivi.

Il Vietnam fu bombardato con il napalm, sostanza incendiaria che si incolla alla pelle e la ustiona; con il fosforo bianco, che corrode i tessuti sino alle ossa; con bombe a frammentazione, le cui schegge esplodono in ogni direzione; e con 73 milioni di litri di agenti tossici, tra cui 43 milioni di litri del diserbante Agente Arancio, prodotto soprattutto dalla multinazionale americana Monsanto.

Sono passati 40 anni dalla guerra, ma le cicatrici – fisiche e psicologiche – sono ancora ben visibili. Il fotografo dell’agenzia giornalistica Reuters Damir Sagolj è stato in Vietnam per documentare gli effetti dei bombardamenti con armi chimiche. Tra i vietnamiti e i veterani statunitensi che hanno combattuto in Vietnam, sono comuni i problemi mentali, respiratori e dermatologici.

Dopo quattro decenni, l’Agente Arancio continua a provocare vittime. Gli effetti letali dell’erbicida sono passati da una generazione all’altra. I nipoti di chi respirò l’aria avvelenata dagli agenti chimici nascono ancora con gravi deformazioni fisiche. L’associazione vietnamita delle Vittime dell’Agente Arancio e della Diossina (Vava)ha dichiarato che oltre 4,8 milioni di persone nel Paese sono state contaminate dall’erbicida e che, fra queste, tre milioni circa sono morte a causa degli effetti dell’Agente Arancio.

“L’ex soldato vietnamita Do Duc Diu mi ha mostrato il cimitero che ha costruito per i suoi dodici bambini: morirono tutti poco dopo la nascita”, racconta il fotoreporter Damir Sagolj. “Vicino c’è lo spazio per seppellire le sue figlie, che sono ancora vive ma gravemente malate”.

“L’uomo, che combatteva nel Vietnam del Nord, era stato esposto all’erbicida tossico. Per oltre vent’anni lui e sua moglie hanno cercato di avere un bambino che fosse sano. Ma i figli morivano uno dopo l’altro. Pregavano sempre e provarono a far visita persino a un leader spirituale, ma non servì a nulla. Scoprirono gli effetti dell’Agente Arancio solo dopo la nascita del loro quindicesimo figlio”.

Gli Stati Uniti hanno smesso di utilizzare l’Agente Arancio nel 1971, quattro anni prima della fine della guerra. Per venti anni molti vietnamiti sono rimasti all’oscuro di cosa fosse successo nel loro Paese.

fonte: https://www.tpi.it/2015/07/16/effetti-conseguenze-guerra-vietnam-deformazioni-agente-arancio/

Ora Gentiloni (…e magari anche la Pinotti) ci spieghi perché l’Italia, nel silenzio più assoluto, schiera i missili in difesa della Turchia…!

 

Gentiloni

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Ora Gentiloni (…e magari anche la Pinotti) ci spieghi perché l’Italia, nel silenzio più assoluto, schiera i missili in difesa della Turchia…!

 

Gentiloni ci spieghi perché l’Italia schiera i missili in difesa della Turchia

Il governo uscente deve ancora spiegare agli italiani perché manteniamo una missione in Turchia per difendere Ankara da non si sa quale pericolo. Pochi in Italia sanno infatti che da oltre un anno manteniamo in Turchia una batteria missilistica puntata sulla Siria. Con noi ci sono gli spagnoli con i loro patriot, mentre gli italiani hanno i missili Samp/T, gli Aster 30. Siamo schierati sulla frontiera nella missione Active Fence, Barriera attiva. È assolutamente inspiegabile, come abbiamo già ribadito in passato, perché noi dobbiamo difendere uno dei più forti eserciti del mondo, quello turco, che è il più forte della Nato dopo quello statunitense. Soprattutto perché adesso dalla Siria non vengono minacce per i turchi, semmai il contrario, visto che la Turchia ha invaso la Siria, Stato sovrano, per sterminare i curdi. Il tutto nel silenzio di Nato, Ue e Onu. Erdogan in visita a Roma, un paio di mesi fa, chiese – meglio. ordinò – di rimanere. Il governo del Pd ha sempre tenuto nascosta questa operazione, perché si sa che occhio non vede cuore non duole. L’unità missilistica italiana, schierata nella città turca di Kahramanmaras e inserita nell’ambito del sistema di difesa aerea integrata della Nato contro un’eventuale minaccia missilistica proveniente dalla vicina Siria, è stato infatti uno dei temi in cima all’agenda dei colloqui a Roma tra il leader turco Recep Tayyip Erdogan, il capo di Stato Sergio Mattarella e il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Lo ha sostenuto lo stesso Erdogan parlando poi con i giornalisti turchi che lo hanno accompagnato durante la missione in Italia. Erdogan, scrive il giornale Hurriyet, ha riferito di una richiesta di Ankara per una proroga del mandato fino al settembre 2018. “È stato prolungato. Per noi è molto importante”, si è vantato Erdogan.

fonte: http://www.secoloditalia.it/2018/04/gentiloni-ci-spieghi-perche-litalia-schiera-i-missili-in-difesa-della-turchia/

Macron getta definitivamente la sua maschera colonialista. “Usa, Francia e alleati devono restare per costruire una ‘nuova Siria’” …Non Vi sembra un’affermazione di una gravità inaudita?

 

Macron

 

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Macron getta definitivamente la sua maschera colonialista. “Usa, Francia e alleati devono restare per costruire una ‘nuova Siria’” …Non Vi sembra un’affermazione di una gravità inaudita?

 

Macron getta definitivamente la sua maschera colonialista. “Usa, Francia e alleati devono restare per costruire una ‘nuova Siria’”

“Gli Stati Uniti, la Francia e i loro alleati non dovrebbero lasciare la Siria dopo che il conflitto finirà, ma devono costruire una “nuova Siria””. Sono queste le incredibili parole rilasciate dal presidente francese Macron, autore insieme ai leader di Usa e Regno Unito del bombardamento illegale del 14 aprile scorso   ha detto il presidente francese Emmanuel Macron in un’intervista a FoxNews.

“Dovremmo costruire una nuova Siria dopo la guerra”, ha detto Macron in un’intervista a FoxNews, sottolineando come il ruolo degli Stati Uniti sarebbe “molto importante” in questo processo. Il presidente francese ha poi aggiunto che “non sono automaticamente le forze USA” che dovrebbero svolgere questo compito. Ma “questo riguarda “la diplomazia degli Stati Uniti ed è una questione che riguarda il tuo Presidente”.

E perché bisognerebbe rimanere in Siria? Per Macron, che riesce a capovolgere completamente le cause di sette anni di guerra, le ragioni andrebbero trovate nei “soliti sospetti”,  vale a dire l’Iran e il presidente siriano Bashar Assad. “Il giorno in cui avremo finito questa guerra contro l’ISIS [Stato Islamico, IS]; se partiamo definitivamente e totalmente – anche dal punto di vista politico – lasceremo la parola al regime iraniano e a Bashar Assad. E questi ragazzi prepareranno [una] nuova guerra, alimentando i nuovi terroristi “.

Le parole di Macron confermano la sua indole colonialista e imperialista. Ma questo è noto. Quel che resta incredibile è il livello di mistificazione cui è costretta l’opinione pubblica occidentale dopo sette anni di guerra per procura con jihadisti proveninenti da 89 paesi, fomentata e sostenuta dai paesi Nato. Quel che resta incredibile, insomma, è l’impunità e la protezione di cui godono i leader come Macron dopo il loro ennesimo crimine internazionale, grazie alla protezione della stampa che si autodefinisce libera.
fonte: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-macron_getta_definitivamente_la_sua_maschera_colonialista_usa_francia_e_alleati_devono_restare_per_costruire_una_nuova_siria/82_23764/

Scusate… Ma visto che in Siria gli Americani ed i loro “complici” hanno “distrutto” i depositi di armi chimiche di Assad, qualcuno ci spiega come mai poi non è stata rilevata alcuna nube tossica?

 

Siria

 

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Scusate… Ma visto che in Siria gli Americani ed i loro “complici” hanno “distrutto” i depositi di armi chimiche di Assad, qualcuno ci spiega come mai poi non è stata rilevata alcuna nube tossica?

Perché a distanza di 76 ore dal raid in Siria non è stata rilevata alcuna dispersione di agenti chimici nelle aree colpite da Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia?

Ma cosa è stato colpito?

Il Pentagono conferma che nel raid è stato colpito un centro di ricerca scientifica a Damasco ed il deposito di armi chimiche di Him Shinshar situato a ovest di Homs che si ritiene fosse connesso alla produzione di Sarin. Missili da crociera hanno colpito anche una struttura di stoccaggio di armi chimiche ed un posto di comando vicino a Homs. Nello specifico settantasei missili hanno colpito il centro di ricerca e sviluppo Bazrah, a Damasco. L’impianto di stoccaggio vicino a Homs è stato bombardato con 22 missili. Contro il deposito di armi ed il posto di comando sono stati lanciati sette missili.

“Missione compiuta”

Il raid non ha alterato le dinamiche generali del conflitto. Poche ore dopo l’attacco, Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna hanno dichiarato missione conclusa: nessuno aveva il desiderio di farsi coinvolgere nella conflagrazione siriana. Il raid è stato autorizzato per colpire lo sviluppo o l’azione considerata inaccettabile senza mai degenerare in azione militare su larga scala (è la medesima strategia di Israele). Trump non andrà oltre anche se ha affermato che l’opzione militare sarà sempre disponibile qualora Damasco dovesse utilizzare armi chimiche in futuro.

Cosa è il Sarin?

Il deposito di armi chimiche di Him Shinshar situato a ovest di Homs si ritiene fosse connesso alla produzione di Sarin

Il Sarin o GB è classificato come arma di distruzione di massa. E’ un agente nervino incolore e inodore, sviluppato come pesticida sintetizzato in Germanio nel 1938. L’esposizione alla tossina artificiale può avvenire tramite inalazione, attraverso contatto cutaneo o a seguito dell’ingestione di acqua e cibo contaminato. La portata dell’intossicazione provocata dal Sarin dipende dalla quantità di agente nervino rilasciato e dal tempo di esposizione. In un presenza di esposizione nella forma volatile del Sarin, i sintomi compariranno entro pochi secondi. Da pochi minuti a qualche ora se il contatto avviene con la forma liquida contaminata. La maschera antigas garantisce protezione, ma non in presenza di sufficienti dosi di Sarin. Tutti gli agenti nervini agiscono come switch off per il sistema nervoso. Il Sarin è il più volatile degli agenti nervini: ciò significa che può facilmente e rapidamente evaporare da liquido in vapore e diffondersi nell’ambiente. Le persone possono essere esposte al vapore, anche se non entrano in contatto con la forma liquida di sarin. Poichè evapora così in fretta, il Sarin costituisce una minaccia immediata.

Concepire un attacco contro una struttura chimica o biologica

Ad oggi non sappiamo cosa contenessero o producessero le strutture colpite. A causa della natura stessa delle armi chimiche, un attacco convenzionale avrebbe diffuso agenti letali su un’ampia area causando più vittime tra i civili. Ecco perché bombe e missili tradizionali non sono mai utilizzati contro tali tipi di bersagli. Gli Stati Uniti affermano che “la diffusione di sostanze chimiche è piuttosto bassa”.

Perché non è stata registrata alcuna diffusione di agenti chimici?

Potrebbero essere tre le possibili risposte.

1) Il programma chimico della Siria non esiste. Tale posizione è supportata dalla Russia che continua a negare l’attacco chimico nella città di Douma.

Nel rapporto della Syrian American Medical Society si legge che “circa 500 civili, la maggior parte donne e bambini, sono stati trasportati nei presidi sanitari locali con sintomi indicativi di esposizione ad un agente chimico. L’organizzazione ha richiesto un immediato cessate il fuoco nella città di Douma e l’ingresso di squadre investigative internazionali dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche”. Tuttavia non è stata effettuata alcuna verifica indipendente del rapporto SAMS sebbene il Dipartimento di Stato USA lo ritenga credibile. Il Cremlino rifiuta l’idea stessa che a Douma sia avvenuto un attacco chimico. Lo nega con forza il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov: “Non abbiamo trovato nulla, si stanno fabbricando prove per incastrare sostanzialmente il governo siriano per l’attacco chimico”.

2) Il programma chimico della Siria esiste ma componenti e strutture erano già state spostate. In effetti il governo siriano, ammesso che all’interno di quelle strutture ci fosse qualcosa, avrebbe avuto tutto il tempo di spostare attrezzature e componenti disperdendole nel paese. E per farlo avrebbe anche potuto ricevere assistenza dai suoi alleati. Quando si considera l’azione militare è importante riconoscere le variabili e le lacune di intelligence che complicano inevitabilmente il processo decisionale politico e militare.

3) Colpite attrezzature di produzione e ricerca. Il Pentagono non ha mai chiarito cosa ci fosse all’interno delle strutture colpite a Homs e Damasco, se non che fossero “le tre principali strutture del programma chimico della Siria”. E’ un indizio fondamentale poiché ad essere distrutte sarebbero state quindi attrezzature che saranno molto difficili da sostituire per un paese dissanguato da sette anni di guerra.

Definizioni: cosa è un’arma chimica

Il termine arma chimica viene applicato a qualsiasi sostanza tossica o al suo precursore che può causare morte, lesioni, inabilità temporanea o irritazione sensoriale attraverso la sua azione. Anche le munizioni o altri dispositivi di consegna progettati per rilasciare sostanze chimiche, sia piene che vuote, sono considerate armi stesse. Il sistema chimico tossico e quello di somministrazione possono essere stoccati separatamente. Nel caso di munizioni binarie, una sostanza chimica non letale può essere effettivamente conservata all’interno di una munizione per essere successivamente miscelata con una seconda. Qualsiasi cosa specificamente progettata o destinata all’utilizzo in connessione diretta del rilascio di un agente chimico per causare morte o danni è di per sé un’arma.

Come si attiva un’arma chimica?

La maggior parte delle armi chimiche – spiega Marco Filippi, istruttore di medicina tattica per i reparti speciali e di polizia, in Italia ed all’Estero – sono binarie o bicomponenti. Si attivano cioè quando i due precursori si mischiano in un modo chimicamente stabilito. Questo ne garantisce la sicurezza di stoccaggio, trasporto, impiego ed un più elevato livello di sicurezza da parte del detentore. Tali asset sono equipaggiati con dispersal devices che vanno ad attivare l’arma o stoccati sino all’ultimo momento quali precursori chimici in grandi quantità per essere raffinati e inseriti nel sistema di consegna. La maggior parte delle armi chimiche sollecitate termicamente ad altissime temperature (si pensi ad un incendio conseguente un bombardamento) parzialmente inattivano le stesse. Cosa diversa per il gas cloro. Un eventuale strike su grandi depositi di cloro avrebbe causato sia una dispersione ambientale che un incendio. In quest’ultimo caso avremmo visto una nube tossica di grandi proporzioni. Sarebbe opportuno rilevare che i centri di ricerca di qualsiasi natura stoccano quantità estremamente limitate di componenti e prodotti finiti sia per motivi di sicurezza sia per un aspetto meramente infrastrutturale, ovvero la necessità di avere importanti depositi, forni di reazione, serbatoi. Unica eccezione sono i centri di ricerca annessi agli stabilimenti petroliferi e petrolchimici o similari, dove la ricerca avviene all’interno dei siti di produzione. Tuttavia nessuno dei siti colpiti era di tale natura.

Attaccare una struttura chimica o biologica

Il piano di attacco standard

La forza d’attacco congiunta ha lanciato 105 sistemi d’arma. Il processo di targeting includeva specifici sforzi per mitigare i danni collaterali causati dal rilascio di agenti chimici. Gli Stati Uniti hanno lanciato 69 missili da crociera e 19 JASSM. Per il Joint Air-to-Surface Standoff Missiles si è trattato del battesimo del fuoco. Gli inglesi hanno lanciato otto missili Storm Shadow dalle piattaforme Tornado e Typhoon. I francesi, infine, hanno lanciato tre missili SCALP da una fregata nel Mediterraneo e altri nove dai Rafale. I dati ufficiali diramati dal Pentagono confermano che la quantità degli agenti chimici nelle strutture colpite, ammesso che ci fossero, non erano rilevanti. Tale posizione è condivisibile poichè se così non fosse stato, gli Stati Uniti avrebbero dovuto utilizzare necessariamente altri sistemi d’arma, certamente non il Tomahawk

I Prompt Agent Defeat del Pentagono

Per neutralizzare armi chimiche e biologiche senza danni collaterali, il Pentagono utilizza specifici asset sviluppati dalla Defense Threat Reduction Agency. Il sistema d’arma BLU-119 / B Crash PAD (Prompt Agent Defeat) è stata sviluppata nel 2002 per garantire una capacità di reazione rapida a supporto dell’operazione Iraqi Freedom nel 2003. Si tratta di una bomba a Mk 84 da mille chili con al suo interno 190 chili di fosforo bianco e 65 kg di esplosivo ad alto potenziale PBX-109. La frammentazione dell’esplosione penetra i contenitori delle sostanze chimiche mentre il fosforo, a causa delle alte temperature, neutralizza l’agente. La Crash PAD è solitamente utilizzata contro obiettivi morbidi. La BLU-119 / B Shredder è basata sulla bunker-buster BLU-109, espressamente concepita per bersagli temprati o sotterranei. Pesante 907 kg può penetrare fino a 1,8 metri di cemento armato. La BLU-119 / B è abbinata al sistema di guida laser Raywayon Paveway III

La nube termitica persistente

Il problema nel colpire un deposito di armi di distruzioni di massa con sistemi ad alto potenziale è la probabile dispersione su una vasta area. Il fosforo oltre ad essere incredibilmente volatile è molto tossico. Una possibile soluzione è una miscela di termiti e ossido di metallo che brucia a temperature elevate. La miscela termitica raggiunge temperature più elevate del fosforo e per un maggiore periodo, producendo meno sovrappressione. E’ quindi concepita per ridurre la propagazione dell’agente chimico sull’areea colpita. Un altro sistema in via di sviluppo a base termitica è l’HAMMER acronimo per Heated And Mobile Munitions Employing Rockets, concepita per distruggere i depositi ubicati nelle profondità del terreno. L’arma rilascia centinaia di gusci incandenscenti a temperature superiori ai 538 ° C. Il sistema cinetico incendiario armerebbe la BLU-109B da 907 kg. HAMMER si attiverebbe soltanto in profondità così da non disperdere gli agenti chimici o biologici che dovrebbe distruggere.

 

tratto da: http://www.stopeuro.news/siria-perche-non-e-stata-rilevata-alcuna-nube-tossica-dopo-i-raid-usa/

Quando la Chiesa sbugiarda i terroristi americani che bombardano la Siria – Il vescovo di Aleppo oggi come il Vicario Apostolico l’anno scorso: “L’attacco chimico solo una scusa, fu lo stesso per l’Iraq…”

 

Siria

 

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Quando la Chiesa sbugiarda i terroristi americani che bombardano la Siria – Il vescovo di Aleppo oggi come il Vicario Apostolico l’anno scorso: “L’attacco chimico solo una scusa, fu lo stesso per l’Iraq…”

Ancora sbugiardati i terroristi americani e i loro complici europei. Questa volta dalla Chiesa.

Il vescovo di Aleppo senza peli sulla lingua: “le armi chimiche un pretesto, fu lo stesso per l’Iraq…”

Parole d’accusa pesanti che fanno da eco a quanto dichiarò solo l’anno scorso il Vicario Apostolico di Aleppo: “L’attacco con armi chimiche? Una scusa, come tante che abbiamo già sentito in passato in Libia, in Iraq…”

E parliamo di gente che vive la Siria…

E voi veramente credete alle cazzate che ci propinano i media?

E voi veramente credete che i terroristi sono solo quelli che si fanno esplodere a Parigi?

Leggi in nostro articolo dell’anno scorso:

Siria – Il vicario apostolico di Aleppo: “L’attacco con armi chimiche? Una scusa, come tante che abbiamo già sentito in passato in Libia, in Iraq…”

Da Il Secolo D’Italia:
Il vescovo di Aleppo: le armi chimiche un pretesto, fu lo stesso per l’Iraq…

“Sia fatta luce su tutto ed emerga la verità non come hanno fatto con l’Iraq in cui hanno distrutto il Paese dicendo che c’erano le armi chimiche. Così come hanno fatto con l’Iraq lo stanno facendo ora con la Siria. La gente lo ha capito, non è stupida”. Lo ha detto il vescovo caldeo di Aleppo e presidente della Caritas siriana, monsignor Antoine Audo, al Tg2000, il telegiornale di Tv2000, manifestando forti dubbi sul fatto che il governo di Damasco abbia usato armi chimiche a Douma, nel Ghouta est. “Come è possibile che Assad – ha aggiunto monsignor Audo – abbia usato armi chimiche per difendersi ? Non è logico. Gli americani e i russi usano la Siria come pretesto per farsi la guerra e difendere i loro interessi internazionali”. Intanto la Siria ha messo in guardia l’Occidente che “non avrà altra scelta” che difendersi se sarà attaccata. “Non è una minaccia. E’ una promessa”, ha dichiarato alla stampa l’ambasciatore di Damasco all’Onu, Bashar al-Jaafari, commentando la possibilità di un’azione militare degli Usa e dei loro alleati come risposta al presunto attacco chimico lanciato sabato scorso a Douma, alle porte di Damasco. E il ministero russo della Difesa accusa i servizi britannici di aver partecipato alla messa in scena del presunto attacco chimico a Douma. Lo ha dichiarato il portavoce del ministero, Igor Konashenkov, citato dall’agenzia stampa di Stato Itar Tass. Secondo il portavoce, la Difesa russa ha rintracciato chi ha girato i filmati sul presunto attacco chimico a Douma e queste persone hanno spiegato come è stato girato il video. “Oggi il ministero russo della Difesa è in possesso di altre prove che dimostrano il diretto coinvolgimento del Regno Unito nell’organizzazione di questa provocazione nella Ghouta orientale”, ha detto Konashenkov, aggiungendo che i cosiddetti Caschi bianchi hanno ricevuto pressioni da Londra fra il 3 e il 6 aprile per affrettare la realizzazione della provocazione.

fonte: http://www.secoloditalia.it/2018/04/il-vescovo-di-aleppo-le-armi-chimiche-un-pretesto-fu-lo-stesso-per-liraq/

Le prove non ci sono, ma Trump & C. sparano lo stesso… Però i terroristi sono loro che si fanno esplodere al centro di Parigi o contro le Torri…!

 

Trump

 

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Le prove non ci sono, ma Trump & C. sparano lo stesso… Però i terroristi sono loro che si fanno esplodere al centro di Parigi o contro le Torri…!

Non c’ènessuna prova sull’uso di armi chimiche da parte di Assad, ma loro, che si credono i padroni del mondo, attaccano.

E’ un’azione folle contro uno stato sovrano. Una provocazione nei confronti della Russia e dei paesi della regione.

Ma loro se ne fottono altamente. Sono i padroni del mondo…

Però i tettoristi sono solo quelli che si fanno esplodere a Parigi…

Marcello Foa – Le prove non ci sono, ma Trump spara lo stesso: orrore!

L’attacco di questa notte rappresenta un grave errore e una svolta nella politica estera americana. E’ un gesto di intimidazione nei confronti del regime di Assad, ma anche – e forse soprattutto – nei confronti della Russia e dell’Iran. Non ci sono prove sull’uso di armi chimiche alla Douma. Giovedì Macron assicurava di avere riscontri sulle responsabilità di Assad, riscontri che però non ha esibito. Infatti nelle stesse ore il segretario alla Difesa degli Usa James Mattis, in audizione al Congresso, dichiarava che non ci sono vere prove ma solamente indizi forniti da media e social media.  Ciò nonostante l’attacco è stato lanciato lo stesso.

Il messaggio, pertanto, è chiaro e grave: l’America torna ad essere il gendarme del mondo. E Trump rinnega se stesso. L’ho già scritto e lo ribadisco: Il Trump di queste ore non ha più nulla a che vedere con quello che è stato eletto 18 mesi fa. La nomina di un supefalco come John Bolton a Consigliere della sicurezza nazionale, segna la conversione del presidente americano sulle posizioni che egli stesso condannava con forza. Lo dimostrano i suoi tweet, lo dimostra il suo discorso di insediamento, in cui disegnava un’altra America, meno interventista, più equilibrata,mèiù saggia. Il Trump di oggi è irriconoscibile. E’ diventato un neoconservatore ovvero ha fatto proprio lo spirito aberrante che ha guidato la mano di Bush, in buona parte quella di Obama, e che ispirava quella di Hillary Clinton.

Bolton è alla Casa Bianca da poche settimane e gli effetti si vedono. Fino a pochi giorni fa l’America sembrava sul punto di ritirarsi dalla Siria, ora, a suon di missili, dice: noi ci siamo e continueremo a farci sentire. Questo nuovo corso della politica estera americana non promette nulla di buono. Esaspera ancor di più i rapporti con la Russia di Putin, ma questo non è nel nostro interesse di europei ed espone il mondo a crisi ancor più gravi e dalle conseguenze imprevedibili.

Che errore, che orrore, Trump.

Dal Blog di Marcello Foa

Ricordiamo le parole di Gino Strada che suonano come un avvertimento: “Soltanto dei cretini potevano pensare di continuare a fare guerre in giro per il mondo, senza che questo avesse delle ricadute sull’Europa e sul nostro Paese. Purtroppo i cretini ci sono e sono spesso in posizioni molto alte della società” !!

 

Gino Strada

 

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Ricordiamo le parole di Gino Strada che suonano come un avvertimento: “Soltanto dei cretini potevano pensare di continuare a fare guerre in giro per il mondo, senza che questo avesse delle ricadute sull’Europa e sul nostro Paese. Purtroppo i cretini ci sono e sono spesso in posizioni molto alte della società” !!

“Soltanto dei cretini potevano pensare di continuare a fare guerre in giro per il mondo, pensando che questo non avesse delle ricadute sull’Europa e sull’Italia. Purtroppo i cretini ci sono e sono spesso in posizioni molto alte della società”. Così Gino Strada, fondatore diEmergency, a margine del 15° incontro nazionale che si sta tenendo a Genova dal 30 giugno al 3 luglio 2016. L’organizzazione non governativa offre cure medico-chirurgiche gratuite alle vittime della guerra e della povertà, da dieci anni è presente in Italia, oggi con sei poliambulatori, ambulatori mobili, salvataggio e assistenza in mare con il Migrant Offshore Aid Station (MOAS). “La logica è la stessa che ci porta a intervenire dal 1994negli scenari di guerra, inoltre la povertà e la miseria di certe situazioni che vediamo in Italia – afferma Strada – sono conseguenze di guerre che siamo andati a portare in altri paesi. Il problema della mancanza di assistenza medica non riguarda solo i migranti: oggi ci sono circa 11 milioni di italiani che non si curano più come dovrebbero per questioni economiche”. Nessuna richiesta in particolare al Governo italiano: “Certo, mi piacerebbe vivere in un Paese che non esporta armi perché non ne produce, che decide davvero di ripudiare la guerra, che non partecipa a operazioni militari di occupazione o di guerra. Purtroppo non è così, ma sono convinto che gli italiani abbiano ancora la coscienza e la morale per far rimangiare tutte queste scelte assurde alla politica, e sono convinto che andremo incontro a un periodo di grandi cambiamenti, anche abbastanza veloci”

tratto da: https://ilfastidioso.myblog.it/2017/03/20/grandioso-gino-strada/