L’altro olocausto che, neanche oggi, possiamo dimenticare: Gaza – Ospedali, anche pediatrici, chiusi a causa del blocco israeliano…

 

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L’altro olocausto che, neanche oggi, possiamo dimenticare: Gaza – Ospedali, anche pediatrici, chiusi a causa del blocco israeliano…

Pubblichiamo il comunicato della Onlus NWRG di Genova relativo alla situazione nella Striscia di Gaza dove si fa particolarmente grave la situazione nelle strutture sanitarie a causa della mancanza di carburante

Roma, 21 gennaio 2019, Nena News – Secondo informazioni ricevute direttamente da colleghi medici della Striscia di Gaza, i due ospedali pediatrici della Striscia, Nasser e Rantissi, hanno dovuto chiudere domenica 20 per mancanza del carburante necessario a produrre l’energia elettrica senza la quale le strutture sanitarie non possono funzionare (nella Striscia l’erogazione di corrente tramite rete è da anni estremamente saltuaria). Allo stato attuale sei ospedali su tredici, Beit Hanoun e Najjar e 2 strutture specialistiche, gli Ospedali Psichiatrico e quello Oculistico, hanno chiuso oltre a quelli pediatrici.

Le strutture sanitarie ancora in funzione hanno un’autonomia di pochissimi giorni prima di dover chiudere anch’esse.

Questa nuova grave crisi è dovuta al blocco, da parte del governo israeliano, di fondi destinati alle strutture sanitarie della Striscia da donatori internazionali. Questo passaggio era parte dell’accordo negoziato a metà novembre con la cessazione dei bombardamenti e rotto unilateralmente da Israele.

In calce a questo comunicato riportiamo l’appello ufficiale del 15 gennaio del Ministero della Salute di Gaza. Purtroppo le previsioni di chiusura sono state necessarie.

Come associazione lavoriamo da anni, in collaborazione con le strutture sanitarie della Striscia, per valutare gli effetti dei continui eventi bellici sulla salute riproduttiva degli abitanti di questo territorio, da 12 anni sottoposto ad un blocco quasi totale, contribuendo, per quanto le nostre poche forze lo permettano, a fornire a tali strutture attrezzature e strumentazioni diagnostiche mancanti o insufficienti e contribuendo alla qualificazione del personale medico ed infermieristico locale.

Siamo quindi particolarmente preoccupati per il continuo peggiorare delle condizioni in cui operano le strutture sanitarie e di conseguenza di quelle in cui vivono tutti i 2 milioni di abitanti della Striscia ed in particolare i bambini.

Invitiamo quindi a portare a conoscenza dell’opinione pubblica italiana e internazionale quest’ennesima emergenza in cui è costretto a vivere il popolo palestinese.

Contatti:

Paola Manduca (Presidente NWRG onlus)

NWRG (NEWWEAPONS RESEARCH GROUP) ONLUS Genova (Italy)http://onlus.newweapons.org/

Tel.: 389 5753198 – Email: paolamanduca@gmail.com

Ulteriori informazioni:

https://www.middleeasteye.net/news/catastrophic-situation-imminent-gazas-children-hospitals-nearly-out-fuel-1608991770

http://www.mezan.org/en/post/23352

COMUNICATO STAMPA MINISTRO DELLA SALUTE; GAZA

Tue, Jan 15, 7:45 PM

MOH in Gaza appeals to all concerned parties to intervene immediately to end the fuel crisis hitting the governmental hospitals in Gaza Strip as the generators of the Emirati Maternity hospital in Rafah will stop within hours, this crises will expand to involve the entire health facilities within days.

The Palestinian Health Ministry warns from an alarming crisis that hits the healthcare system in the besieged Gaza Strip due to the shortage of fuel supplies which provide power for hospitals.

The fuel crisis which hit the Emirates Crescent Hospital and health facilities began after the end of November 2018 with the depletion of the remaining fuel quantities due to power outages and increased electricity loads due to the cold winter.

We have not been supplied by any quantities of fuel from the donors, we reached a state of severe shortage and we are counting down to stop many hospitals’ generators in the coming hours, which will lead to stopping the health service of additional hospitals and health facilities and therefore we appeal to all the concerned parties to provide our hospitals with fuel to ensure the continuity of health services for thousands of patients in Gaza strip.

The monthly consumption of fuel is 300,000 liters per month.

Al-Aqsa Martyrs Hospital in the middle zone of Gaza Strip transferred 2500 liters of fuel from its own tanks to save the UAE Crescent Maternity Hospital in Rafah city, which is about to halt operation because of fuel shortage, noting that the transferred amount will be enough for two days in the maternity hospital and the remaining fuel in Al-Aqsa hospital will be finished in 5 days only.

Continuing crisis of fuel depletion in health facilities will have catastrophic consequences for patients in the Gaza Strip when the generators stop within a few days.

 It will threaten the lives of 800 patients with renal failure who attend for 128 dialysis machines 3 times a week, including 30 children.

  40 operation rooms will be interrupted in which 250 operations are being operated per day.

 The lives of hundreds of pregnant women who require caesarean sections will be threatened when the operation rooms in the delivery sections stop.

 The health situation of thousands of patients who require laboratory tests and blood units will be exacerbated every day when 50 medical laboratories and 10 blood banks are suspended at Ministry of Health facilities.

 The lives of 120 new born premature babies will be threatened as their lives are directly dependent on electricity supply to the nurseries in the Gaza Strip hospitals

 The lives of 100 patients in the intensive care units will be threatened as their lives are linked to the continuous electricity that run life saving medical devices.

 Halting the oxygen concentrators, sterilization units, laundries and other supportive services in Gaza Strip hospitals.

 The health situation of thousands of patients will be at risk as they  will be deprived of diagnostic services in the radiology departments of the Gaza Strip hospitals.

  • Dozens of patients every day will be denied of therapeutic and diagnostic cardiac catheterization services.

Fonte QUI

 

Ecco le dieci Multinazionali che aiutano Israele a massacrare i manifestanti di Gaza

 

Gaza

 

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Ecco le dieci Multinazionali che aiutano Israele a massacrare i manifestanti di Gaza

 

Le dieci grandi società internazionali che aiutano Israele a massacrare i manifestanti di Gaza

“L’esercito israeliano fa affidamento su una rete di compagnie internazionali che forniscono di  tutto, dai fucili di precisione ai gas lacrimogeni, per portare a termine il massacro dei manifestanti a Gaza. Queste compagnie stanno consapevolmente sostenendo crimini di guerra e sono complici di omicidi orchestrati dallo Stato “. Tom Anderson, ricercatore per Corporate Occupation

by Joe Catron – 12 ottobre 2018

Foto di copertina: i parenti del Palestinese Muhammed al-Sadiq, 21 anni, piangono nella casa di famiglia durante i suoi funerali a Gaza City, il 25 settembre 2018. Al-sadiq è stato ucciso e almeno altri 10 feriti dai soldati israeliani durante una protesta nei pressi di Gaza. Khalil Hamra | AP

NEW YORK – Mentre nella Grande Marcia del Ritorno i soldati israeliani uccidono manifestanti palestinesi disarmati, le loro operazioni letali dipendono da una schiera di appaltatori e fornitori, molti dei quali con sede al di fuori di  Israele.

“L’esercito israeliano fa affidamento su una rete di compagnie internazionali che forniscono di  tutto, dai fucili di precisione ai gas lacrimogeni, per portare a termine il massacro dei manifestanti a Gaza”, ha detto a MintPress News Tom Anderson, ricercatore per Corporate Occupation. “Queste compagnie stanno consapevolmente sostenendo crimini di guerra e sono complici di omicidi orchestrati dallo Stato ”

Come affermato il 4 ottobre dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari nei Territori palestinesi Occupati, da quando la mobilitazione è iniziata, il 30 marzo 2018,  nella Striscia di Gaza le forze israeliane hanno ucciso 205 Palestinesi.

Ci sono stati 21.288 feriti, tra cui 5.345 da proiettili, con conseguenti 11.180 ricoveri. Trentotto dei morti e 4.250 dei feriti  sono bambini.

Un comunicato stampa che accompagna un rapporto del 25 settembre della Banca Mondiale ha avvertito: “L’economia a Gaza sta collassando”, aggiungendo che “il   problema principale è il blocco decennale “.

Corporate Occupation  e  l’American Friends Service Committee, il movimento  di Boicottaggo, Disinvestimento e Sanzioni (BDS), e  Who Profits  hanno stilato elenchi completi di società che consentono i crimini di Israele contro i Palestinesi.

Eccone alcune:

Caterpillar, Inc.

Caterpillar è noto a livello internazionale per l’uso da parte di Israele dei suoi bulldozer per demolire le case palestinesi nella West Bank occupata e all’interno dello stesso Israele, così come per il suo ruolo nell’uccisione di Rachel Corrie, un’attivista dell’International Solidarity Movement  degli Stati Uniti, schiacciata a morte da una delle ruspe utilizzate da Israele nella parte meridionale della Striscia di Gaza il 16 marzo 2003. A Gaza, Caterpillar è noto per l’utilizzo delle sue attrezzature per rafforzare  la barriera militare attorno alla Striscia, oltre che per livellare i terreni agricoli palestinesi al suo interno. Queste operazioni di livellamento distruggono l’agricoltura palestinese, mantenendo Gaza come mercato vincolato per i produttori israeliani  oltre che mantenere  una linea di tiro libera per i soldati israeliani per sparare ai Palestinesi.

 


Bambini corrono ai ripari mentre i bulldozer Caterpillar dell’esercito israeliano D-9 demoliscono le case nel campo profughi di Rafah nel sud di Gaza, il 23 maggio 2004. Lefteris Pitarakis | AP

Combined Systems, Inc.

Industria di Jamestown, in Pennsylvania, di proprietà di Point Lookout Capital e Carlyle Group. Fornisce armi leggere e attrezzature di sicurezza, come gas lacrimogeni e granate flash, ai governi repressivi di tutto il mondo. A maggio, i ricercatori della Corporate Occupation hanno avvistato accanto alla barriera di Gaza un veicolo israeliano, con scritte della polizia ma ovviamente destinato all’uso militare, equipaggiato con il lanciatore di gas lacrimogeno “Venom” prodotto da questa  società.

 Ford Motor Company

Mentre anche altri produttori, come la General Motors, forniscono veicoli usati dall’esercito israeliano per schierare i propri soldati lungo la barriera di Gaza, quelli della Ford si distinguono per il loro uso creativo. Nel 2003, il costruttore israeliano di veicoli Hatehof iniziò a modificare gli autocarri Ford F550 come autoblindo. Nel 2016, Israele è passato allo F350, modificato dalla società di elettronica militare israeliana Elbit Systems come veicolo autonomo senza pilota in grado di controllare a distanza il fuoco.


Un veicolo Ford modificato appartenente alla polizia israeliana impedisce a pastori palestinesi di accedere alla loro terra vicino a un insediamento ebraico a Hebron. Foto | Ta’ayush

Monsanto

Insieme agli erbicidi della Dow Chemical Company e di ADAMA Agricultural Solutions, il settore israeliano della National Chemical Corporation (ChemChina) di proprietà statale della Cina, Israele spruzza diverse volte all’anno il famigerato glifosato della Bayer, sussidiaria di Monsanto (prodotto commercializzato come Roundup), sui campi palestinesi attraverso la barriera militare di  Gaza. Così come per l’utilizzo dei bulldozer Caterpillar per livellare i campi, lo spargimento aereo di queste sostanze, effettuatoda due compagnie civili israeliane sotto contratto con l’esercito, serve gli interessi sia economici che militari di Israele, impedendo l’autosufficienza palestinese in agricoltura e consentendo al contempo alle sue forze di individuare facilmente e di sparare ai contadini palestinesi e agli  altri civili che  utilizzano la propria terra.

G4S plc

Precedentemente uno dei più grandi contractors dell’ occupazione israeliana, G4S ha venduto la sua principale consociata, G4S Israel, nel 2016, ma ha mantenuto una partecipazione azionaria nella costruzione e nella gestione di Policity, l’accademia nazionale  di polizia israeliana, ora privatizzata. Israele afferma che la sua polizia gode di uno status civile, ma la utilizza abitualmente in operazioni militari contro i Palestinesi sia nella West Bank che nella Striscia di Gaza, compreso nell’uso combinato del lancio del  gas lacrimogeno “Venon” e dei droni armati per reprimere la Grande Marcia del Ritorno.


Protesta contro il sostegno di G4S alle violazioni dei diritti umani di Israele. Foto | Hilary Aked

Hewlett Packard

Composta da tre società che si intrecciano- HP Inc., Hewlett Packard Enterprise (HPE) e DXC Technology – HP fornisce i computer all’esercito israeliano e dal 2007 ha intrapreso contratti per “virtualizzare” le operazioni dell’IDF con un programma pilota per la marina Israeliana che mantiene il blocco di Gaza.

HSBC Bank plc

HSBC fornisce consistenti finanziamenti ad alcuni dei più famosi produttori di armi militari del mondo, molti dei quali Israeliani.

“HSBC detiene oltre £ 800 milioni di azioni, ed è coinvolta in prestiti sindacati del valore di oltre £ 19b a società che vendono armi e attrezzature militari al governo israeliano”, ha detto a MintPress Huda Ammori, responsabile delle campagne di Palestine Solidarity Campaign. “Questi investimenti includono Elbit Systems, la più grande società israeliana di sicurezza privata, che commercializza le sue armi come ” testate sul campo” in quanto  sperimentate sui civili palestinesi a Gaza”.

Importante produttore di droni, Elbit ha svolto un ruolo chiave negli attacchi aerei alla Grande Marcia del Ritorno.

Motorola Solutions Inc.

Motorola fornisce gli smartphone crittografati utilizzati dall’esercito israeliano per schierare i soldati, oltre a servizi di radio e di comunicazione per la polizia israeliana.

Remington

Tra le vittime della Grande Marcia del Ritorno, dichiara Amnesty International, alcune “ferite portano i segni distintivi dei fucili da cecchino M12 Remington fabbricati negli Stati Uniti che sparano munizioni da caccia da 7.62mm, che penetrano e si espandono all’interno del corpo”, così come i segni del fucile Tavor della Israel Weapon Industries. “Negli Stati Uniti questo fucile è venduto come arma da caccia per uccidere i cervi”, ha detto in aprile Brian Castner, uno specialista di armi per conto dell’organizzazione.


I manifestanti sventolano bandiere palestinesi davanti ai soldati israeliani ai confini di Gaza con Israele, a est di Beit Lahiya, striscia di Gaza, mercoledì 4 aprile 2018. (AP Photo / Adel Hana)

Sabra Dipping Company, LLC

White Plains, produttore alimentare di New York, comproprietà di PepsiCo e del foodmaker israeliano Strauss, ha donato pacchetti alimentari alla Brigata Golani dell’esercito israeliano, nota per le sue violazioni dei diritti umani a Gaza e in Cisgiordania.

 “Dobbiamo incanalare la nostra rabbia “

Mentre prosegue la Grande Marcia del Ritorno, giunta alla 29ª settimana, i partecipanti e i sostenitori affermano che prendere di mira le imprese complici della sua repressione è uno dei mezzi più efficaci per esprimere solidarietà.

“Dobbiamo incanalare la nostra rabbia contro le atrocità di Israele in azioni efficaci per  denunciare le sue responsabilità “, ha affermato il comitato nazionale BDS in una dichiarazione del 12 aprile. “Insieme, possiamo intensificare le campagne di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS)”.

“Israele sta affrontando i manifestanti palestinesi con le armi, massacrando oltre 190 palestinesi fino ad oggi”, ha detto Ammori a MintPress. “La discriminazione razzista di Israele e la sua brutale violenza sono evidenti e la campagna per porre fine alle complicità è vitale.”

Joe Catron è un giornalista di MintPress News che si occupa di Palestina e Israele. È anche un attivista e giornalista freelance, recentemente tornato a New York da Gaza, dove ha vissuto per tre anni e mezzo. Ha scritto spesso per Electronic Intifada e Middle East Eye e ha co-editato “The Prisoners ‘Diaries: Palestinian Voices from the Israeli Gulag” , un’antologia di resoconti di detenuti liberati nello scambio di prigionieri del 2011.

 

Trad: Grazia Parolari “contro ogni specismo, contro ogni schiavitù” Invictapalestina.org

Fonte: https://www.mintpressnews.com/meet-ten-corporate-giants-helping-israel-massacre-gaza-protesters/250617/?fbclid=IwAR12MgkzvruashEykYvU-g_-yfexgTCJQgoLOr_36-tM_yg1uhbsdWTi1KA

tratto da: https://www.invictapalestina.org/archives/34357

Salta il match tra Argentina e Israele. I Tg del regime ci propinano la favoletta dei “motivi di sicurezza” – Censurata invece la verità urlata da Messi: “NON GIOCO CONTRO CHI UCCIDE BAMBINI”…!

 

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Salta il match tra Argentina e Israele. I Tg del regime ci propinano la favoletta dei “motivi di sicurezza” – Censurata invece la verità urlata da Messi: “NON GIOCO CONTRO CHI UCCIDE BAMBINI”…!

 

Gerusalemme, salta il match con l’Argentina. Messi: «Non gioco contro chi uccide bambini»

Beirut – L’amichevole fra Israele e Argentina, prevista per sabato a Gerusalemme, è stata annullata. Il premier Benjamin Netanyahu ha chiamato il presidente argentino Mauricio Macri per cercare di salvare il match ma non c’è stato nulla da fare. La partita – ha affermato la ministra dello Sport Miri Regev – è stata cancellata per via di minacce di gruppi terroristici ai calciatori latinoamericani».

«Da quando hanno annunciato che avrebbero giocato in Israele – ha specificato la ministra – gruppi terroristici hanno inoltrato ai giocatori della nazionale argentina e ai loro congiunti messaggi e lettere, includendo chiare minacce che avrebbero colpito loro e le loro famiglie». Hanno anche associato «immagini video di bambini morti».

Il pressing dei palestinesi sui campioni biancocelesti, in particolare Lionel Messi e Gonzalo Huguain, ha avuto la meglio. Higuain ha confermato al canale sportivo Espn la decisione: «Alla fine abbiamo fatto la cosa giusta». Anche l’ambasciata israeliana a Buenos Aires ha confermato

«Minacce a Messi»

Secondo il quotidiano argentino Clarín, il caso è stato esaminato in persona da Macri assieme all’Associazione calcio argentina. Ufficiali governativi hanno rivelato che «i giocatori non volevano giocare in Israele a causa delle minacce a Messi». Ma poi il campione argentino ha chiarito in una intervista tv: «Come ambasciatore dell’Unicef non posso giocare contro chi uccide bambini palestinesi innocenti. Abbiamo dovuto cancellare il match perché siamo essere umani prima che giocatori di calcio». Macri si è scusato con Netanyahu e assicurato che le motivazioni dei calciatori «non erano politiche». Lo stesso presidente avrebbe dovuto assistere alla partita assieme a una delegazione di uomini di affari della comunità ebraica argentina.

«Cartellino rosso»

L’incontro era diventato un caso politico. In Cisgiordania sono apparsi enormi poster che esortavano Messi a non partecipare per non essere «complice dell’occupazione» con la scritta «Gerusalemme è la capitale della Palestina». La Città Santa è tornata al centro dello scontro fra palestinesi e Israele dopo la decisione di Donald Trump di spostare l’ambascia americana da Tel Aviv.

Gerusalemme è considerata dallo Stato ebraico la sua capitale «unica e indivisibile» ma è rivendicata, almeno nella parte orientale, anche dall’Autorità Palestinese. Il presidente dell’Associazione calcio palestinese Jibril Rajoub ha parlato di «vittoria dei valori, della morale e dello sport: con la cancellazione del match Israele ha ricevuto un cartellino rosso».

Il Tweet del ministro della Difesa

«È una vergogna che le star del calcio argentino abbiano ceduto alle pressioni degli odiatori di Israele il cui unico obiettivo è quello di danneggiare il diritto di Israele alla sua difesa e di provocare la sua distruzione», dice, su Twitter, il ministro della difesa Avigdor Lieberman. Intanto si è appreso che la notte scorsa il premier Benyamin Netanyahu ha chiamato sulla vicenda, senza successo, il presidente argentino Mauricio Macrì.

La strana guerra di Gaza dove si muore solo da una parte …ma i media di regime continuano a parlare di “scontri” invece di usare termini più appropriati come “mattanza”, “strage”, “genocidio”…!

 

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La strana guerra di Gaza dove si muore solo da una parte …ma i media di regime continuano a parlare di “scontri” invece di usare termini più appropriati come “mattanza”, “strage”, “genocidio”…!

 

Strage di Gaza dove si muore solo da una parte. I media reverenti parlano di ‘scontri’

Il campo che vede cadere decine di uomini, donne e bambini, è solo terra di Palestina, una maledetta prigione a cielo aperto

La tragedia di Gaza delle ultime ore promette oggi altri morti, altro sangue. Va detto, tutto versato da un lato. Per la cronaca, non perché una diversa distribuzione del sangue possa mai rendere più leggera o equa la tragedia. Una strage che in gran parte dei media, con prudenza e reverenza, si preferisce definire “scontri”. Decine di morti, sessanta o quasi, migliaia di feriti, minori e bambini tra le vittime, una neonata uccisa dai gas sparati dalle sicure alture realizzate da Israele al confine; alture dalle quali sparano i militari israeliani, ben protetti e armati come in nessun altro esercito del mondo. Non scontri, strage con vittime certe e responsabili certi. Vittime solo da una parte. Gli scontri presuppongono uno scontro, appunto, che se è violento e fa vittime definisce un bilancio, tragico, che colpisce le due parti in campo; vittime – terribile dirlo – distribuite. Qui questo non accade. E il campo che vede cadere decine di uomini, donne e bambini, è terra di Palestina, una maledetta striscia di terra dove è difficile vivere, coi rubinetti dell’acqua stretti a singhiozzo, per far temere e vivere la sete, con la luce che al momento opportuno è staccata, coi pescatori che non possono andare più in là dove si può pescare qualcosa perché fermati e rimandati a terra. In Palestina non c’è lavoro e non c’è futuro, si vive di aiuti internazionali come in un grande campo profughi dove la terra misteriosamente diminuisce ogni giorno. Lì dove ieri era Palestina, oggi brutti insediamenti in  lande desolate da far fiorire. Con l’acqua. In Palestina oggi c’è solo da covare la rabbia fin quando riesci a trattenerla dentro. In Palestina si può solo andare su e giù in quella striscia di sabbia che non è lungomare ma disperato fazzoletto di sabbia. Dalle alture militari di Israele, lungo la linea di confine, l’esercito spara sulla Palestina, sui palestinesi, rimproverati da Israele di manifestare con donne e bambini. Come se donne e bambini non fossero vittime di una condizione disumana che spinge dall’indignazione alla rabbia, come se donne e bambini non soffrissero fame e sete, la drammatica incertezza del futuro, la mancanza di medicine e il tant’altro che pochi ricordano in queste ore. Nel rapporto tra l’immensità della strage di ieri e i media italiani, colpisce l’eterno provincialismo della bilancia dei nostri media nel pesare gli accadimenti del mondo, peraltro vicinissimo a noi, con conseguenze su di noi. Il piatto della bilancia dei nostri media è zavorrato dalla cattiva politica. Miopia, fiato corto ma anche utile fuga. Diciamolo, parlare di Israele, metterne in discussione le decisioni militari, è cosa scomoda per chi nell’informazione ha ruoli di responsabilità che vuole mantenere o lasciare per responsabilità più alte. E nelle redazioni, soprattutto del servizio pubblico, questo accade anche a livello non dirigenziale. E il tutto si tinge di comico e può capitare di imbatterti in uno scontro tra lillipuziani a chi è più filo israeliano dell’altro. Per portare questo all’incasso. Tragedia e miserie.
Ieri sera, alla fine di una giornata di sangue, scorrendo le testate on line della stampa internazionale, da Mosca a New York, passando per le capitali europee e africane, facendo una virata per leggere quelle ad Oriente, la strage di Gaza dominava la prima pagina. Aprivi i giornali on line italiani e capeggiavano invece i lillipuziani della nostra tristissima pagina di Storia, tanto simile ad uno spartito di operetta. Non solo giornali on line. Così anche questa mattina, in un 15 maggio che promette sangue da mattanza. Ieri su un canale all news, tra i tanti titoli che scansavano la parola strage ho letto questo “Inaugurazione e sangue”, dove la prima parola era dedicata all’apertura dell’ambasciata Usa a Gerusalemme, con tanti sorrisi, abbracci ( anche al discusso genero di Trump ) e pacche sulla spalla. E nel frattempo, i morti che cadevano sintetizzati in un generico “sangue”. Generico e comodo. Si potrebbe parlare a lungo delle origini di tutto. Le letture sulle origini però inficiano l’oggi e compromettono la necessità di uscire da questa situazione. Certo, si deve anche dire che in Palestina c’è chi cinicamente considera un successo i tanti morti fatti dalle armi israeliane. Cinismo offerto su un piatto d’argento da Israele alle frange estreme ( e minoritarie )palestinesi che si alimentano di sacrifici. In attesa di contare i nuovi morti, di sentir parlare di  “nuovi scontri”, una piccola testimonianza ascoltata questa mattina su Radio1, a Radioanch’io. Raccontava al telefono Yasser:” Sono palestinese, vivo da tanti anni in Italia e ho il passaporto italiano… Da undici anni non posso tornare in Palestina per vedere i miei genitori… In Palestina è stato distrutto l’aeroporto, e a Tel Aviv la polizia israeliana mi blocca e non mi consente di raggiungere il mio Paese…”. Yasser è un cittadino italiano con passaporto italiano. E capita anche ai cittadini israeliani, con passaporto israeliano, ma di origine palestinese, che rientrano in famiglia, d’essere trattati da palestinesi. Per chiudere davvero, un plauso, ai coraggiosi fotografi delle grandi agenzie di stampa. I loro scatti non hanno bisogno di parole, raccontano più delle parole. E raccontano la verità, senza timidezze e incertezze.
Ha ragione Jean-Luc Godard  che nel presentare a Cannes il suo “Le livre d’image” ha detto:” Solo i frammenti hanno il marchio dell’autenticità”

fonte: http://www.globalist.it/world/articolo/2018/05/15/strage-di-gaza-dove-si-muore-solo-da-una-parte-i-media-reverenti-parlano-di-scontri-2024326.html

Giusto per ricordarvi come stanno le cose: l’ISIS si è “scusato” con Israele per aver attaccato “erroneamente” le sue postazioni!

ISIS

 

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Giusto per ricordarvi come stanno le cose: l’ISIS si è “scusato” con Israele per aver attaccato “erroneamente” le sue postazioni!

 

L’ex ministro della Difesa israeliano, Moshe Yaalon ha affermato di aver ricevuto le scuse da parte dei terroristi dell’ISIS per essersi sbagliati nell’attacco contro le postazioni di Israele nelle alture del Golan.

In un’intervista rilasciata sabato scorso, alla tv israeliana ‘Canale10, Moshe Yaalon, ex ministro della Difesa israeliano ha rivelato che il gruppo terroristico ISIS (Daesh, in arabo) attaccò l’esercito israeliano nella alture siriane del Golan, occupato dal regime di Tel Aviv.

Tuttavia, ha proseguito, i terroristi hanno sostenuto che si trattava di un errore e che l&#

39;attacco che non era rivolto alle postazioni israeliane, e quindi, come Yaalon ha sottolineato, l’ISIS si è scusato immediatamente.

Evitando di chiarire la data esatta dell’attacco dell’ISIS, Yaalon ha denunciato gli attacchi lanciati dal suolo siriano contro le postazioni israeliane sulle Alture del Golan.

Fonte: news.nana10.co.