È Ancora attentato a Parigi – Accoltella passanti, un morto e diversi feriti

 

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È Ancora attentato a Parigi – Accoltella passanti, un morto e diversi feriti

L’assalitore è stati ucciso dalla polizia, urlava ‘Allah Akbar mentre pugnalava’. Indaga l’antiterrorismo.

E’ tornato il terrore a Parigi, in pieno centro, a due passi dal teatro dell’Opera: un uomo, gridando “Allah Akbar!” ha accoltellato i passanti di una via piena di gente al sabato sera, per una serata di primavera. La polizia ha reagito in pochi secondi, abbattendo l’assalitore. Una donna è morta e quattro persone sono ferite, due in maniera grave.  Ed è l’antiterrorismo che indaga sugli accoltellamenti avvenuti in serata nel centro della capitale francese: lo ha annunciato il procuratore di Parigi, Francois Molins, in una brevissima conferenza stampa. Nessun particolare sull’aggressore, sulla sua identità e sui suoi eventuali legami con complici.

Attorno alle 21, nell’affollata rue Saint-Augustin, che è celebre per i molti ristoranti – spesso frequentati da un gran numero di turisti – si è scatenata la furia dell’uomo, di cui si ignora la reale motivazione e lo stato mentale: secondo la radio Europe 1, ha gridato a più riprese “Allah Akbar”, pugnalando a ripetizione i passanti e seminando il panico in tutta la zona del 2/o arrondissement della capitale. In tutto, l’assalitore ha colpito 8 persone, prima che la polizia, che ha aperto il fuoco dopo una manciata di secondi, lo uccidesse. L’uomo è rimasto a terra, secondo le fonti – che devono essere confermate ufficialmente – ed è morto in pochi minuti. L’accoltellatore gridava ai poliziotti, subito intervenuti, “uccidetemi o vi ammazzo!”. Le persone colpite, secondo un ultimo bilancio, sono 5: una donna, che è morta, due persone che sono gravi, altre due ferite in modo più leggero. Altre quattro sono state coinvolte ma per loro le conseguenze sono soprattutto psicologiche e sono sotto shock.

Fonte Ansa

(http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2018/05/12/accoltella-passanti-a-parigi-4-feriti_f0764a90-52a4-4a7e-bbf9-fa35c33a15ce.html)

Indignatevi – nella foto: come l’Isis a insegna ai bambini ad amare e poi usare le armi… Ah, no, scusate. Sono solo i figli dei ricchi e democratici americani. Come non detto, niente indignazione!

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Indignatevi – nella foto: come l’Isis a insegna ai bambini ad amare e poi usare le armi… Ah, no, scusate. Sono solo i figli dei ricchi e democratici americani. Come non detto, niente indignazione!

Non è solo l’Isis a insegnare ai bambini ad amare e poi usare le armi

La convention della lobby delle armi è stata un festival dei muscoli e della morte. Con adoratori di mitra, pistole e pallottole.

Non sono lo fanatici delle armi. Sono dei veri e propri adoratori di questi strumenti di morti dietro le quali c’è un cinico business. La Nra (National rifle association) è potentissima. Ha finanziato generosamente la campagna elettorale di Trump che li ha subito ricompensati togliendo tutti i pochi vincoli a vendite e uso.

Ha pagato scuole, insegnanti perché ai giovani venisse insegnato fin dai piccoli l’amore per le armi.

Ha opinion leader e opinion maker pagati per influenzare l’opinione pubblica sui media, sui social, tra la gente.

Eppure vedere armi (che servono a uccidere o a far male) nelle mani dei bambini fa ribrezzo. Queste cose tanti pensano siano solo prerogativa dell’Isis o di altri gruppi militari di fanatici.
Non è così. Le armi uccidono. Meno ne girano, meno assassini potenziali saranno in mezzo a noi.

fonte: http://www.globalist.it/world/articolo/2018/05/08/non-e-solo-l-isis-a-insegnare-ai-bambini-ad-amare-e-poi-usare-le-armi-2023955.html

I soldati italiani in Niger a proteggere l’uranio dei francesi… Ma “loro” Vi prendono per i fondelli chiamandola “missione di pace”…!

 

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I soldati italiani in Niger a proteggere l’uranio dei francesi… Ma “loro” Vi prendono per i fondelli chiamandola “missione di pace”…!

 

Soldi e uranio, col rischio di finire in mezzo a una guerra. L’Italia in Niger con 500 soldati, su invito della Francia? Motivo ufficiale: fermare, nel Sahel, la tratta dei migranti e il fondamentalismo islamico. Ma attenzione: il Niger ha appena ottenuto, dalla conferenza parigina dei donatori, un super-finanziamento da 23 miliardi di dollari. Un pacchetto di aiuti, come si dice in gergo, “allo sviluppo e alla sicurezza”, i cui appalti sono destinati a imprese europee. «Di sicuro vedremo quindi imprese italiane su quel campo, per non parlare della fornitura di armi necessaria alla “stabilizzazione”», scrive il blog “Senza Soste”, che mette a fuoco anche l’altra possibile motivazione della strana missione italiana, annunciata da Gentiloni dal ponte di una portaerei. «Il punto è che in Niger, oltre ai 23 miliardi di dollari in aiuti che andranno trasformati in appalti, c’è qualcosa che vale, come sempre, una spedizione militare: qualcosa di serio, come quel tipico prodotto da green economy che è l’uranio». Non è certo una novità: proprio per l’uranio destinato al nucleare fu montato, nel 2002, il caso Nigergate. «In poche parole, si scrive Niger e si legge uranio. Stiamo parlando del quinto produttore di uranio al mondo ma con una popolazione, di venti milioni di persone, stimata tra le dieci più povere del pianeta».

In Niger c’è anche Arlit, una delle capitali mondiali della produzione di uranio impoverito, continua il newsmagazine. E’ proprio il pericolosissimo materiale «che provocò la morte dei soldati italiani al ritorno dalle missioni coloniali in Kosovo, Afghanistan e Jugoslavia (340 morti, 4000 malati, una strage silenziata al massimo dai media, con D’Alema e Mattarella, all’epoca ministro della difesa, che in materia negarono l’impossibile)». Ma in Niger, continua “Senza Soste”, «se si scrive uranio si legge Areva, una multinazionale francese a proprietà pubblica, con un proprio distinto grattacielo al quartiere parigino della Défense». Il campo si fa quindi più chiaro: resta in mano francese lo sfuttamento e l’export dell’uranio del Niger, i cui proventi non vanno certo ad una popolazione ben al di sotto del livello di povertà. «L’export di uranio del Niger, oltre a non fruttare niente per il popolo di quel paese e inquinarne pesantemente le acque, fornisce energia per il 50 per cento della popolazione francese». E’ evidente quindi che «lo sviluppo drammaticamente ineguale in Niger è un affare interno della Francia». Ma anche esterno, «perchè nella fornitura di energia atomica in Ue, che è circa un terzo di quella complessiva, l’uranio permette alla Francia di essere la principale produttrice di energia del continente, con una quota del 17,1% sulla produzione totale Ue e davanti a Germania (15,3%) e Regno Unito (in calo, ma al 13,9%)».

Così è tutto più chiaro, scrive “Senza Soste”: «Gli scafisti di un paese senza sbocco al mare c’entrano poco, se non come fake news all’amatriciana». L’Italia? Forse potrebbe ricavarne, in cambio, anche una quota di energia. Ma, al netto degli eventuali appalti per Roma – una possibile fetta dei 23 miliardi concessi in “aiuti” – il blog segnala che le nostre truppe saranno inserite in un disegno, interamente francese, di ristrutturazione “coloniale” dell’area, dopo la crisi apertasi nel 2011 per Areva, costretta a rivedere una serie di reattori dopo il disastro giapponese di Fukushima. Il 2011, ricorda la “Bbc”, è anche l’anno del cosiddetto “uranium-gate”, che coinvolge l’Areva in fenomeni di corruzione in Niger, con fondi neri finiti in Russia e in Libano, fuori dal controllo di Parigi. Altro obiettivo, per la Francia: contrastare la presenza della Cina sul terreno: «E visto che in Africa i cinesi non esistono, sul piano militare, non c’è niente di meglio che ristrutturare Areva dall’interno e far valere la propria presenza sul campo in termini di truppe, con l’aiuto dell’Italia». Il rischio? La guerriglia: dopo la sollevazione dei Tuareg che ha minacciato proprio le miniere di uranio, si è già fatta sentire una guerriglia definita “islamista”, che ha già colpito siti francesi nel 2013.

«Secondo fonti africane in lingua inglese, la guerra dell’uranio in Niger sembra essere appena cominciata: una guerra con gli Usa che forniscono i droni, mentre la Francia e l’Italia sono sul campo – la prima a difendere i propri interessi diretti, la seconda a supporto», cercando di rimediare appalti o magari una posizione privilegiata nella produzione di energia. Gruppi islamisti? In un articolo seguito all’uccisione di quattro soldati americani nell’area, il “Guardian” parla di gruppi in grado di colpire ma difficili da identificare, «in una delle più remote e caotiche zone di guerra del pianeta». Ed è in questo tipo di zona che la Francia vuol rimettere ordine, con l’aiuto italiano, anche per fronteggiare la minacciosa concorrenza del Kazakhstan, super-produttore di uranio. «Se ne può stare certi: le mosse legate al Niger vedranno un piano di decisione politico, su più capitali dell’Occidente, e uno legato alla situazione sui mercati finanziari. Poi si potrà raccontare degli scafisti, dei progressi contro la guerriglia islamista», a beneficio dei grandi media e del loro pubblico ignaro. Non a caso, è già partito il ritornello degli “aiuti” per fronteggiare la devastante emergenza-siccità che sta flagellando l’area. «Per evitare tragedie nel Sahel, legate alla fuga dai territori, basterebbe intervenire sulle crisi idriche, favorendo le naturali economie locali, e non immaginare di creare fortezze da fantascienza».

Se però andiamo a vedere la vastità della crisi idrica che tocca il Niger, aggiunge “Senza Soste”, vediamo che non comprende solo quel paese ma anche tutta la grande fascia sub-sahariana, dalla Mauritania all’Eritrea. E spesso, le zone toccate dalla crisi idrica coincidono con quelle interessate dalla cosiddetta guerriglia islamica: è il caso del Mali, oggetto di intervento francese a inizio 2013. «Parigi interviene, quando la crisi economica e politica precipita, per “stabilizzare” economia e situazione politica del paese e far valere gli interessi francesi. La novità è che, stavolta, interviene anche l’Italia», coinvolta anche nell’intricato dopoguerra in Libia. Riusciranno a pesare sulla crisi, i maxi-appalti in arrivo? «A essere cinici – scrive “Senza Soste” – con 150 milioni annui, e qualche cerimonia militare, l’Italia si dovrebbe garantire un po’ di appalti, per una cifra magari 20 o 30 volte superiore, per le proprie imprese dal settore infrastrutture a quello della fornitura». Secondo Gianandrea Gaiani di “Analisi Difesa”, non è né garantito l’affrancamento dalla subalternità militare a Parigi, già evidenziatosi con la crisi libica del 2011, né il processo di razionalizzazione dei flussi migratori. La politica italiana? Considera “naturale” «l’assenza di qualsiasi visione strategica sull’Africa, continente la cui sinergia tra miseria e boom demografico è ottima candidata ad essere un futuro problema per l’Europa».

 

fonte: http://www.libreidee.org/2018/01/soldati-italiani-in-niger-a-proteggere-luranio-dei-francesi/

 

Il fascio-leghista Luca Traini con il suo odio è riuscito a fare quello che neanche l’Isis aveva tentato: portare il terrorismo nelle nostre strade.

 

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Il fascio-leghista Luca Traini con il suo odio è riuscito a fare quello che neanche l’Isis aveva tentato: portare il terrorismo nelle nostre strade.

Neanche l’Isis aveva portato il terrorismo nelle nostre strade. C’è riuscito questo fascio-leghista. Luca Traini, un omuncolo che sarebbe anche ridicolo, un personaggetto da satira, se non avesse commesso uno dei crimini più gravi della nostra storia.

Non per il fatto in sè, fortunatamente il bilancio delle vittime non è grave, ma per il fatto, appunto, di aver portato a casa nostra il terrorismo dell’odio.

Aver emulato i cazzoni dell’Isis.

Loro, quelli dell’Isis, con il loro “Allah Akbar” che distorcono il valore ed il significato del sacro Coramo. Questo omuncolo con il suo “saluto romano” che si maschera dietro un tricolore, distorcendone il significato…

Perchè vorrei ricordare a questo idiota che il Tricolore è il simbolo della Repubblca Italiana che, con la sua Costituzione, ripudia ogni forma di fascismo…

E permettetemi un’ultima considerazione. Chi semina odio raccoglie tempesta. La penso come Saviano. “È Salvini il mandante morale dei fatti di Macerata”. Salvini ed i fascisti come lui…

Spero (ma dubito) che anche gli organi di informazione definiscano i fatti di Macerata per quello che sono: un atto terroristico di matrice fascista.

Ogni tentativo di edulcorare o rendere neutra la notizia è connivenza.

By Eles

Vi siete chiesti perchè l’attentato di Manchester ha avuto scarso risalto mediatico e già non se ne parla più? Perché l’attentatore è un personaggio scomodo di cui si deve sapere il meno possibile: è un “prodotto” di inglesi e americani per deporre Gheddafi prima e Assad poi…!

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Vi siete chiesti perchè l’attentato di Manchester ha avuto scarso risalto mediatico e già non se ne parla più? Perché l’attentatore è un personaggio scomodo di cui si deve sapere il meno possibile: è un “prodotto” di inglesi e americani per deporre Gheddafi prima e Assad poi…!

Manchester Arena – Tutto quello che media e politici non vogliono si sappia su Salman Abedi, prodotto del rovesciamento di Gheddafi in Libia e “ribelle” armato in Siria

Ecco quello che media e politici non vogliono si sappia circa l’attacco terroristico suicida alla Manchester Arena: Salman Abedi, il 22enne che ha ucciso quasi due dozzine di spettatori accorsi alla Manchester Arena, era Figlio di Ramadan Abedi, uomo reclutato  dai servizi segreti britannici e coinvolto in un vasto piano dell’esercito libico per assassinare Mu’ammar Gheddafi; Salman Abedi era il prodotto del rovesciamento di Gheddafi in Libia, fermamente voluto da Stati Uniti e dal Regno Unito e ribelle armato propenso al “cambio di regime” in Siria.

L’attentatore suicida della Manchester Arena è il prodotto diretto delle politiche interventiste degli Stati Uniti e del Regno Unito in Medio Oriente.

Secondo il The Telegraph, Salman Abedi, era figlio di immigrati libici che vivono in un quartiere musulmano radicalizzato a Manchester ed era tornato in Libia più volte dopo il rovesciamento di Mu’ammar Gheddafi, l’ultima, in ordine di tempo, poche settimane fa. Dopo la “liberazione” della Libia da parte di Stati Uniti, Regno Unito e alleati, tutti i tipi di gruppi jihadisti radicali precedentemente fuorilegge e ferocemente repressi, hanno trovato improvvisamente terreno fertile in quella zona di Mondo, dando libero sfogo ad ogni genere di impulso. Questa è la Libia che Abedi trovava ogni volta che faceva ritorno a casa, questo è il luogo dove, probabilmente, si è preparato per il suo attacco suicida alla Manchester Arena. Prima dell’attacco al Governo libico del 2011, non esistevano Al-Qaeda, ISIS, o qualsiasi altra organizzazione terroristica sul suolo libico.

Come riportato sempre dal The Telegraph, è stato lo stesso Gheddafi, nel Gennaio del 2011, ad avvertire l’Europa che, una volta rovesciato il suo Governo, il risultato sarebbero stati innumerevoli attacchi islamici radicali in Europa; la Libia post-Gheddafi è diventata un’incubatrice del terrorismo internazionale, nonché terreno di reclutamento per gli estremisti impegnati in Siria contro il regime di Bashar al-Assad.

È dal The Sun, invece, che veniamo a sapere che Salman Abedi, nei suoi tanti viaggi, è stato anche in Siria dove, ben presto, ha sposato la causa dei ribelli armati in quella che, da molti, viene vista come l’ennesima “guerra per procura” portata avanti dagli Stati Uniti. L’attentatore suicida della Manchester Arena potrebbe essere stato addestrato dalla CIA e finanziato da uno dei tanti fondi neri realizzati ad hoc dal Dipartimento della Difesa? Tutto è possibile.

Mentre il mainstream e i politici opportunisti sosterranno che l’unica soluzione è un intervento militare in Medio Oriente, la pura verità è che la causa, almeno parziale, di questo attacco è dovuta proprio all’intervento occidentale in Libia e Siria.

Non ci sarebbe stato nessun campo di addestramento jihadista in Libia se Gheddafi non fosse stato abbattuto da Stati Uniti d’America e Regno Unito; non ci sarebbe stata alcuna esplosione di ISIS di al-Qaeda in Siria se non fosse stato per la politica di “cambio di regime” sostenuta da USA e UK in quel Paese.
Fonte: Manchester Bomber Was Product of West’s Libya/Syria Intervention

Traduzione e sintesi di Nico ForconiControInformo.info

tratto da: http://www.controinformo.info/controinformo/2017/05/25/attentato-manchester-arena-salman-abedi/6431

Diceva un fesso che in questi giorni stiamo ricordando “segui i soldi e troverai la mafia”… Così semplice, ma nessuno capisce. Per esempio l’Isis: incassa 3 mln al giorno per la vendita di petrolio di contrabbando (anche in Europa). Sarebbe semplice bloccare questo flusso per stroncarla, ma…

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Diceva un fesso che in questi giorni stiamo ricordando “segui i soldi e troverai la mafia”… Così semplice, ma nessuno capisce. Per esempio l’Isis: incassa 3 mln al giorno per la vendita di petrolio di contrabbando (anche in Europa). Sarebbe semplice bloccare questo flusso per stroncarla, ma…

 

“L’Isis vende petrolio anche agli europei”
Secondo l’ambasciatrice Ue in Iraq alcuni paesi dell’Unione avrebbero comprato greggio contrabbandato. Dal traffico il Califfato guadagna oltre 3 milioni di dollari al giorno.

Mentre con straordinaria consapevolezza cinematica la coalizione di trenta paesi comincia a bombardare l’Is (Islamic State, come loro si chiamano, Isis come si chiamavano prima e come li chiama ancora chi non vuole riconoscere il loro pseudo stato, Daish come lo chiamano i nemici con un improvvisato acronimo arabo, il Califfato come s’intitolerebbe se fosse un serial tv…) si dice “pronta a tutto per fermarli”. Viene da chiedersi se è proprio così. All’inizio di settembre un alto funzionario europeo ha ammesso che alcuni (non specificati) paesi europei hanno comprato petrolio dall’Is.

Nel prequel della storia, l’allora Isis era armato e aiutato da molti paesi occidentali, dalla Turchia e dai paesi del Golfo. Paul Pillar ha appena spiegato su nationalinterst.org una verità che è stata a lungo davanti agli occhi di chi voleva vedere: che i soldi e le armi inviati a quella fantomatica ed elusiva entità nota come “I ribelli siriani moderati”, finivano immancabilmente nelle mani degli estremisti. Pillar, veterano della Cia e membro della Brooking Institution, ha scritto con grande realismo riguardo all’atteggiamento dell’amministrazione americana: “Non c’è modo di quadrare il cerchio sconfiggendo l’Isis senza aiutare di fatto quello stesso regime siriano che vorremmo abbattere”.

Così ieri è partita la distruzione dell’Is, ma per davvero? Difficilmente i bombardamenti da soli riusciranno a cancellare il regno islamico del Califfo. Servirebbero le truppe di terra ma quelle nessuno vuole mandarle: troppi soldi da sborsare in tempi di crisi cronica, troppe bare da accogliere in tempi di governi impopolari. E poi il ventre molle del “mostro” Is non è la forza militare, è il suo tesoro. Secondo uno studio dell’Iraq Energy Institute il Califfo vende il petrolio dei pozzi confiscati in Siria e in Iraq per 40 dollari al barile al mercato nero. Con 30 mila barili di petrolio al giorno in Iraq e 50 mila in Siria, guadagna 1,2 milioni di dollari al giorno nel primo caso e 2 nel secondo. Fa 97 milioni al mese a cui si devono aggiungere i proventi delle tasse e del pizzo prelevato dalle attività produttive all’interno del Califfato e il grande fiume di dollari che arriva dai finanziatori privati nei paesi del Golfo e probabilmente dalla Turchia.

Colpire il tesoro dell’Is, (“follow the money”) sarebbe probabilmente meno spettacolare dei bombardamenti ma più efficace nell’indebolire gli estremisti, che appartengono alla stessa scuola teologica islamica dell’Arabia Saudita. Gli americani su queste cose li immaginiamo fulminei ed efficienti come in un romanzo di Tom Clancy, e invece vanno al rallentatore. Il New York Times qualche giorno fa raccontava le difficoltà dei funzionari dell’amministrazione Obama nel convincere la Turchia, partner Nato, a smantellare il network del contrabbando di greggio.

Ma dall’Europa sulla testa dell’Is non arrivano soltanto bombe, piovono anche soldi. La signora Jana Hybášková, ceka, ambasciatrice europea in Iraq, ha detto all’inizio di settembre durante un briefing della Commissione Affari Esteri del parlamento europeo che “alcuni paesi europei hanno comprato petrolio dall’Isis”. L’ambasciatrice non ha voluto precisare a quali paesi si riferisse. Dietro al traffico rispunta il nome della Turchia che ospiterebbe la principale rete di contrabbando ma anche quelli della Giordania e del Kurdistan iracheno, peraltro molto legato ad Ankara.

…Ma tu guarda un po’ …Trovate (ancora una volta) armi della NATO e della Turchia nei depositi abbandonati dall’ISIS…!

 

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…Ma tu guarda un po’ …Trovate (ancora una volta) armi della NATO e della Turchia nei depositi abbandonati dall’ISIS…!

 

I terroristi dell’ISIS (Daesh in arabo) in Siria combattono con le armi ricevute dalla Turchia e dalla NATO, questo lo dimostrano (fra l’altro) le armi confiscate a questa banda nel nord della Siria.
Nell’ambito delle grandi avanzate fatte dalle forze siriane e curde nella provincia Nord di Al-Raqqa, le Forze Democratiche della Siria (FDS), formazioni Curde, hanno potuto confiscare grandi quantità di armi dell’ISIS.

Secondo le immagini diffuse su questo sequestro, tutte le armi e le munizioni, confiscate nelle regioni attigue alla centrale idroelettrica della riferita città, risultano di fabbricazione turca e di proprietà della NATO.

Tra gli armamenti si evidenziano i missili anticarro M72 LAW, di uso abituale da parte dei terroristi dell’ISIS prodotti dalla ditta turca MKEK (sigla in turco del produttore).
Gli armamenti confiscati includono, tra gli altri, un mortaio da 120 mm. e la sua base, un Kalashnikov e quattro casse di proiettili, un lanciamissili multiplo Katyusha, due archi di mortaio e vari proiettili di mortaio, 100 componenti di mortaio e di obici , una rampa di mortaio da 82 mm., un sacco di proiettili BCK, due radio digitali Hytera, una cassa da 27 mm. DHSK, 20 cartucce da mortaio da 120 mm., 26 cartucce da mortaio da 60 mm. e un sacco di capsule da mortaio.

Allo stesso modo, le forze curde hanno potuto sequestrare veicoli blindati di fabbricazione USA come Humvee, un veicolo militare Reo e un camion pick -up di marca Ford, tutti inviati dal territorio turco.
Con riferimento ad equipaggiamenti accessori, aggiungono le fonti, sono stati confiscati una videocamera di marca Sony, un notebook portatile , un telefono ed alcuni documenti della banda terrorista.

Tutto l’equipaggiamento, secondo le fonti locali, risulta di fabbricazione turca o made in USA, e tutto con sigle identificative della NATO che si presume sia arrivato nelle mani dei terroristi attraverso la Turchia.

Con il fine di rovesciare il Governo del presidente siriano, Bashar al-Assad, controllare i movimenti dei curdi vicino le sue frontiere, e sotto il pretesto di combattere contro il terrorismo, la Turchia ha fatto l’impossibile per ravvivare le fiamme del conflitto nel paese arabo.
Rispetto a questo, la Turchia ha favorito, tra le altre misure , l’invio in Siria di elementi armati, mercenari jihadisti, terroristi, come nello stesso tempo ha fornito a queste bande armamenti ed aiuti di vario genere.

Nota:  Questo sequestro di armi trovate nei magazzini dei terroristi è soltanto uno dei tanti effettuati dalle forze curde, dall’Esercito siriano e da Hezbollah, in cui vengono sempre ritrovate armi di fabbricazione USA e con codici identificativi della NATO. Non rappresenta quindi una novità ma una ulteriore conferma che i terroristi dell’ISIS, nonostante le dichiarazioni ufficiali dei Governi, ricevono rifornimenti ed appoggio dalle potenze (USA, Arabia Saudita e Turchia) interessate a rovesciare il Governo di Damasco e smembrare il paese.

D’altra parte ci sono le dichiarazioni di alcuni degli stessi esponenti dell’establishment USA che confermano di questo appoggio fatto dai servizi di intelligence USA o direttamente dall’Esercito turco.

Il doppio gioco sul conflitto in Siria da parte di Washington ed Ankara continua, al di fuori delle apparenze. I gruppi terroristi islamici sono stati utilizzati, con tutta evidenza, per destabilizzare la Siria e favorire gli interessi delle grandi potenze. Questo dovrebbe far aprire gli occhi a coloro che che hanno creduto a tutte le falsificazioni della propaganda occidentale su questo conflitto che dura da oltre sei anni.

Fonte: Hispan Tv

Giusto per ricordarvi come stanno le cose: l’ISIS si è “scusato” con Israele per aver attaccato “erroneamente” le sue postazioni!

ISIS

 

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Giusto per ricordarvi come stanno le cose: l’ISIS si è “scusato” con Israele per aver attaccato “erroneamente” le sue postazioni!

 

L’ex ministro della Difesa israeliano, Moshe Yaalon ha affermato di aver ricevuto le scuse da parte dei terroristi dell’ISIS per essersi sbagliati nell’attacco contro le postazioni di Israele nelle alture del Golan.

In un’intervista rilasciata sabato scorso, alla tv israeliana ‘Canale10, Moshe Yaalon, ex ministro della Difesa israeliano ha rivelato che il gruppo terroristico ISIS (Daesh, in arabo) attaccò l’esercito israeliano nella alture siriane del Golan, occupato dal regime di Tel Aviv.

Tuttavia, ha proseguito, i terroristi hanno sostenuto che si trattava di un errore e che l&#

39;attacco che non era rivolto alle postazioni israeliane, e quindi, come Yaalon ha sottolineato, l’ISIS si è scusato immediatamente.

Evitando di chiarire la data esatta dell’attacco dell’ISIS, Yaalon ha denunciato gli attacchi lanciati dal suolo siriano contro le postazioni israeliane sulle Alture del Golan.

Fonte: news.nana10.co.

Quello che non sapete (e non vi fanno sapere) sulla Siria. Tre minuti di lettura e capirete perchè per “loro” è necessario eliminare il presidente Assad e colonizzare la Siria!

 

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Quello che non sapete (e non vi fanno sapere) sulla Siria. Tre minuti di lettura e capirete perchè per “loro” è necessario eliminare il presidente Assad e colonizzare la Siria!

 

Non amo i dittatori, non amo neanche la finta democrazia e non amo quello che sta accadendo in questi giorni, sembra di vivere in Orwell 1984 dove stampa e TV, tra una notizia vera e una falsata iniziano a bombardarci con una propaganda (senza prove) che ci porterà (spero di no) in una nuova guerra, che porterà a sua volta ancora morte e miseria a un popolo già colpito duramente. L’obbiettivo è ancora una volta la Siria, Trump ha infatti dichiarato: “Ho cambiato idea su Assad, gli Usa sono pronti a fare da soli in Siria”. Quante falsità in queste parole, quante falsità in questo occidente che vuole in ogni modo intervenire in Siria con accuse mai provate veramente, neanche nel 2013, e se ne frega del resto del mondo. Nelle Filippine per esempio c’è un pazzo come presidente che “si paragona al nuovo Hitler” parole sue, e sta uccidendo migliaia di ragazzi con la scusa di una “guerra alla droga” che porta gli “squadroni della morte” a uccidere in strada i “presunti” consumatori, ma di questo tutti se ne fottono, chissà perché? Forse perché non si trova in Medio Oriente.

Invece tutti hanno interesse ad intervenire in Siria, come ha scritto Claudio De Marco, ecco alcuni motivi:

 

 

1 – in Siria, non c’ è nessuna banca centrale Rothschild.

2 – la Siria ha vietato gli alimenti geneticamente modificati e la coltivazione e l’importazione degli stessi.

3 – la Siria è l’ unico paese arabo che non ha debiti con il fondo monetario internazionale, né con la Banca mondiale, né con chiunque altro.

4 – la famiglia Assad appartiene all’orientamento alauita, trattasi di una corrente sciita minoritaria di Islam tollerante; gli sciiti vengono combattuti dalla morte di Maometto dalla maggioranza sunnita.

5 – le donne siriane hanno gli stessi diritti degli uomini allo studio, sanità e istruzione.

6 – le donne siriane non sono obbligate a indossare il velo. La Sharia (legge islamica) è incostituzionale in Siria.

7 – la Siria è l’ unico paese arabo con una Costituzione laica e non tollera movimenti estremisti islamici, che vengono combattuti severamente (anche con metodi estremi).

8 – circa il 10% della popolazione siriana appartiene a uno dei molti rami cristiani, sempre presenti nella vita politica e sociale.

9 – in altri paesi arabi la popolazione cristiana non raggiunge l’ 1% a causa dei maltrattamenti subiti.

10- la Siria è l’ unico paese del Mediterraneo interamente proprietario del suo petrolio (circa 500.000 barr/day) e che non ha privatizzato le sue aziende statali.

11- la Siria ha un’apertura verso la società e la cultura occidentale, come solo il Libano nel mondo arabo.

12- la Siria era il solo Paese pacifico in zona, senza guerre o conflitti interni.

13- la Siria è l’unico paese al mondo che ha ammesso i rifugiati iracheni, senza alcuna discriminazione sociale, politica o religiosa.

14- Bashar Al-Assad ha un’ elevata approvazione popolare.

15- la Siria ha discrete riserve di petrolio (circa 2,5 miliardi di barili), che è riservato alle imprese statali.

Diffondi questo articolo perché tutto il mondo deve aprire gli occhi, basta violenza mascherata con parole come “Democrazia o Missione di Pace” basta. 

Fonte: La mia parte intollerante