Ecco le dieci Multinazionali che aiutano Israele a massacrare i manifestanti di Gaza

 

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Ecco le dieci Multinazionali che aiutano Israele a massacrare i manifestanti di Gaza

 

Le dieci grandi società internazionali che aiutano Israele a massacrare i manifestanti di Gaza

“L’esercito israeliano fa affidamento su una rete di compagnie internazionali che forniscono di  tutto, dai fucili di precisione ai gas lacrimogeni, per portare a termine il massacro dei manifestanti a Gaza. Queste compagnie stanno consapevolmente sostenendo crimini di guerra e sono complici di omicidi orchestrati dallo Stato “. Tom Anderson, ricercatore per Corporate Occupation

by Joe Catron – 12 ottobre 2018

Foto di copertina: i parenti del Palestinese Muhammed al-Sadiq, 21 anni, piangono nella casa di famiglia durante i suoi funerali a Gaza City, il 25 settembre 2018. Al-sadiq è stato ucciso e almeno altri 10 feriti dai soldati israeliani durante una protesta nei pressi di Gaza. Khalil Hamra | AP

NEW YORK – Mentre nella Grande Marcia del Ritorno i soldati israeliani uccidono manifestanti palestinesi disarmati, le loro operazioni letali dipendono da una schiera di appaltatori e fornitori, molti dei quali con sede al di fuori di  Israele.

“L’esercito israeliano fa affidamento su una rete di compagnie internazionali che forniscono di  tutto, dai fucili di precisione ai gas lacrimogeni, per portare a termine il massacro dei manifestanti a Gaza”, ha detto a MintPress News Tom Anderson, ricercatore per Corporate Occupation. “Queste compagnie stanno consapevolmente sostenendo crimini di guerra e sono complici di omicidi orchestrati dallo Stato ”

Come affermato il 4 ottobre dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari nei Territori palestinesi Occupati, da quando la mobilitazione è iniziata, il 30 marzo 2018,  nella Striscia di Gaza le forze israeliane hanno ucciso 205 Palestinesi.

Ci sono stati 21.288 feriti, tra cui 5.345 da proiettili, con conseguenti 11.180 ricoveri. Trentotto dei morti e 4.250 dei feriti  sono bambini.

Un comunicato stampa che accompagna un rapporto del 25 settembre della Banca Mondiale ha avvertito: “L’economia a Gaza sta collassando”, aggiungendo che “il   problema principale è il blocco decennale “.

Corporate Occupation  e  l’American Friends Service Committee, il movimento  di Boicottaggo, Disinvestimento e Sanzioni (BDS), e  Who Profits  hanno stilato elenchi completi di società che consentono i crimini di Israele contro i Palestinesi.

Eccone alcune:

Caterpillar, Inc.

Caterpillar è noto a livello internazionale per l’uso da parte di Israele dei suoi bulldozer per demolire le case palestinesi nella West Bank occupata e all’interno dello stesso Israele, così come per il suo ruolo nell’uccisione di Rachel Corrie, un’attivista dell’International Solidarity Movement  degli Stati Uniti, schiacciata a morte da una delle ruspe utilizzate da Israele nella parte meridionale della Striscia di Gaza il 16 marzo 2003. A Gaza, Caterpillar è noto per l’utilizzo delle sue attrezzature per rafforzare  la barriera militare attorno alla Striscia, oltre che per livellare i terreni agricoli palestinesi al suo interno. Queste operazioni di livellamento distruggono l’agricoltura palestinese, mantenendo Gaza come mercato vincolato per i produttori israeliani  oltre che mantenere  una linea di tiro libera per i soldati israeliani per sparare ai Palestinesi.

 


Bambini corrono ai ripari mentre i bulldozer Caterpillar dell’esercito israeliano D-9 demoliscono le case nel campo profughi di Rafah nel sud di Gaza, il 23 maggio 2004. Lefteris Pitarakis | AP

Combined Systems, Inc.

Industria di Jamestown, in Pennsylvania, di proprietà di Point Lookout Capital e Carlyle Group. Fornisce armi leggere e attrezzature di sicurezza, come gas lacrimogeni e granate flash, ai governi repressivi di tutto il mondo. A maggio, i ricercatori della Corporate Occupation hanno avvistato accanto alla barriera di Gaza un veicolo israeliano, con scritte della polizia ma ovviamente destinato all’uso militare, equipaggiato con il lanciatore di gas lacrimogeno “Venom” prodotto da questa  società.

 Ford Motor Company

Mentre anche altri produttori, come la General Motors, forniscono veicoli usati dall’esercito israeliano per schierare i propri soldati lungo la barriera di Gaza, quelli della Ford si distinguono per il loro uso creativo. Nel 2003, il costruttore israeliano di veicoli Hatehof iniziò a modificare gli autocarri Ford F550 come autoblindo. Nel 2016, Israele è passato allo F350, modificato dalla società di elettronica militare israeliana Elbit Systems come veicolo autonomo senza pilota in grado di controllare a distanza il fuoco.


Un veicolo Ford modificato appartenente alla polizia israeliana impedisce a pastori palestinesi di accedere alla loro terra vicino a un insediamento ebraico a Hebron. Foto | Ta’ayush

Monsanto

Insieme agli erbicidi della Dow Chemical Company e di ADAMA Agricultural Solutions, il settore israeliano della National Chemical Corporation (ChemChina) di proprietà statale della Cina, Israele spruzza diverse volte all’anno il famigerato glifosato della Bayer, sussidiaria di Monsanto (prodotto commercializzato come Roundup), sui campi palestinesi attraverso la barriera militare di  Gaza. Così come per l’utilizzo dei bulldozer Caterpillar per livellare i campi, lo spargimento aereo di queste sostanze, effettuatoda due compagnie civili israeliane sotto contratto con l’esercito, serve gli interessi sia economici che militari di Israele, impedendo l’autosufficienza palestinese in agricoltura e consentendo al contempo alle sue forze di individuare facilmente e di sparare ai contadini palestinesi e agli  altri civili che  utilizzano la propria terra.

G4S plc

Precedentemente uno dei più grandi contractors dell’ occupazione israeliana, G4S ha venduto la sua principale consociata, G4S Israel, nel 2016, ma ha mantenuto una partecipazione azionaria nella costruzione e nella gestione di Policity, l’accademia nazionale  di polizia israeliana, ora privatizzata. Israele afferma che la sua polizia gode di uno status civile, ma la utilizza abitualmente in operazioni militari contro i Palestinesi sia nella West Bank che nella Striscia di Gaza, compreso nell’uso combinato del lancio del  gas lacrimogeno “Venon” e dei droni armati per reprimere la Grande Marcia del Ritorno.


Protesta contro il sostegno di G4S alle violazioni dei diritti umani di Israele. Foto | Hilary Aked

Hewlett Packard

Composta da tre società che si intrecciano- HP Inc., Hewlett Packard Enterprise (HPE) e DXC Technology – HP fornisce i computer all’esercito israeliano e dal 2007 ha intrapreso contratti per “virtualizzare” le operazioni dell’IDF con un programma pilota per la marina Israeliana che mantiene il blocco di Gaza.

HSBC Bank plc

HSBC fornisce consistenti finanziamenti ad alcuni dei più famosi produttori di armi militari del mondo, molti dei quali Israeliani.

“HSBC detiene oltre £ 800 milioni di azioni, ed è coinvolta in prestiti sindacati del valore di oltre £ 19b a società che vendono armi e attrezzature militari al governo israeliano”, ha detto a MintPress Huda Ammori, responsabile delle campagne di Palestine Solidarity Campaign. “Questi investimenti includono Elbit Systems, la più grande società israeliana di sicurezza privata, che commercializza le sue armi come ” testate sul campo” in quanto  sperimentate sui civili palestinesi a Gaza”.

Importante produttore di droni, Elbit ha svolto un ruolo chiave negli attacchi aerei alla Grande Marcia del Ritorno.

Motorola Solutions Inc.

Motorola fornisce gli smartphone crittografati utilizzati dall’esercito israeliano per schierare i soldati, oltre a servizi di radio e di comunicazione per la polizia israeliana.

Remington

Tra le vittime della Grande Marcia del Ritorno, dichiara Amnesty International, alcune “ferite portano i segni distintivi dei fucili da cecchino M12 Remington fabbricati negli Stati Uniti che sparano munizioni da caccia da 7.62mm, che penetrano e si espandono all’interno del corpo”, così come i segni del fucile Tavor della Israel Weapon Industries. “Negli Stati Uniti questo fucile è venduto come arma da caccia per uccidere i cervi”, ha detto in aprile Brian Castner, uno specialista di armi per conto dell’organizzazione.


I manifestanti sventolano bandiere palestinesi davanti ai soldati israeliani ai confini di Gaza con Israele, a est di Beit Lahiya, striscia di Gaza, mercoledì 4 aprile 2018. (AP Photo / Adel Hana)

Sabra Dipping Company, LLC

White Plains, produttore alimentare di New York, comproprietà di PepsiCo e del foodmaker israeliano Strauss, ha donato pacchetti alimentari alla Brigata Golani dell’esercito israeliano, nota per le sue violazioni dei diritti umani a Gaza e in Cisgiordania.

 “Dobbiamo incanalare la nostra rabbia “

Mentre prosegue la Grande Marcia del Ritorno, giunta alla 29ª settimana, i partecipanti e i sostenitori affermano che prendere di mira le imprese complici della sua repressione è uno dei mezzi più efficaci per esprimere solidarietà.

“Dobbiamo incanalare la nostra rabbia contro le atrocità di Israele in azioni efficaci per  denunciare le sue responsabilità “, ha affermato il comitato nazionale BDS in una dichiarazione del 12 aprile. “Insieme, possiamo intensificare le campagne di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS)”.

“Israele sta affrontando i manifestanti palestinesi con le armi, massacrando oltre 190 palestinesi fino ad oggi”, ha detto Ammori a MintPress. “La discriminazione razzista di Israele e la sua brutale violenza sono evidenti e la campagna per porre fine alle complicità è vitale.”

Joe Catron è un giornalista di MintPress News che si occupa di Palestina e Israele. È anche un attivista e giornalista freelance, recentemente tornato a New York da Gaza, dove ha vissuto per tre anni e mezzo. Ha scritto spesso per Electronic Intifada e Middle East Eye e ha co-editato “The Prisoners ‘Diaries: Palestinian Voices from the Israeli Gulag” , un’antologia di resoconti di detenuti liberati nello scambio di prigionieri del 2011.

 

Trad: Grazia Parolari “contro ogni specismo, contro ogni schiavitù” Invictapalestina.org

Fonte: https://www.mintpressnews.com/meet-ten-corporate-giants-helping-israel-massacre-gaza-protesters/250617/?fbclid=IwAR12MgkzvruashEykYvU-g_-yfexgTCJQgoLOr_36-tM_yg1uhbsdWTi1KA

tratto da: https://www.invictapalestina.org/archives/34357

Salta il match tra Argentina e Israele. I Tg del regime ci propinano la favoletta dei “motivi di sicurezza” – Censurata invece la verità urlata da Messi: “NON GIOCO CONTRO CHI UCCIDE BAMBINI”…!

 

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Salta il match tra Argentina e Israele. I Tg del regime ci propinano la favoletta dei “motivi di sicurezza” – Censurata invece la verità urlata da Messi: “NON GIOCO CONTRO CHI UCCIDE BAMBINI”…!

 

Gerusalemme, salta il match con l’Argentina. Messi: «Non gioco contro chi uccide bambini»

Beirut – L’amichevole fra Israele e Argentina, prevista per sabato a Gerusalemme, è stata annullata. Il premier Benjamin Netanyahu ha chiamato il presidente argentino Mauricio Macri per cercare di salvare il match ma non c’è stato nulla da fare. La partita – ha affermato la ministra dello Sport Miri Regev – è stata cancellata per via di minacce di gruppi terroristici ai calciatori latinoamericani».

«Da quando hanno annunciato che avrebbero giocato in Israele – ha specificato la ministra – gruppi terroristici hanno inoltrato ai giocatori della nazionale argentina e ai loro congiunti messaggi e lettere, includendo chiare minacce che avrebbero colpito loro e le loro famiglie». Hanno anche associato «immagini video di bambini morti».

Il pressing dei palestinesi sui campioni biancocelesti, in particolare Lionel Messi e Gonzalo Huguain, ha avuto la meglio. Higuain ha confermato al canale sportivo Espn la decisione: «Alla fine abbiamo fatto la cosa giusta». Anche l’ambasciata israeliana a Buenos Aires ha confermato

«Minacce a Messi»

Secondo il quotidiano argentino Clarín, il caso è stato esaminato in persona da Macri assieme all’Associazione calcio argentina. Ufficiali governativi hanno rivelato che «i giocatori non volevano giocare in Israele a causa delle minacce a Messi». Ma poi il campione argentino ha chiarito in una intervista tv: «Come ambasciatore dell’Unicef non posso giocare contro chi uccide bambini palestinesi innocenti. Abbiamo dovuto cancellare il match perché siamo essere umani prima che giocatori di calcio». Macri si è scusato con Netanyahu e assicurato che le motivazioni dei calciatori «non erano politiche». Lo stesso presidente avrebbe dovuto assistere alla partita assieme a una delegazione di uomini di affari della comunità ebraica argentina.

«Cartellino rosso»

L’incontro era diventato un caso politico. In Cisgiordania sono apparsi enormi poster che esortavano Messi a non partecipare per non essere «complice dell’occupazione» con la scritta «Gerusalemme è la capitale della Palestina». La Città Santa è tornata al centro dello scontro fra palestinesi e Israele dopo la decisione di Donald Trump di spostare l’ambascia americana da Tel Aviv.

Gerusalemme è considerata dallo Stato ebraico la sua capitale «unica e indivisibile» ma è rivendicata, almeno nella parte orientale, anche dall’Autorità Palestinese. Il presidente dell’Associazione calcio palestinese Jibril Rajoub ha parlato di «vittoria dei valori, della morale e dello sport: con la cancellazione del match Israele ha ricevuto un cartellino rosso».

Il Tweet del ministro della Difesa

«È una vergogna che le star del calcio argentino abbiano ceduto alle pressioni degli odiatori di Israele il cui unico obiettivo è quello di danneggiare il diritto di Israele alla sua difesa e di provocare la sua distruzione», dice, su Twitter, il ministro della difesa Avigdor Lieberman. Intanto si è appreso che la notte scorsa il premier Benyamin Netanyahu ha chiamato sulla vicenda, senza successo, il presidente argentino Mauricio Macrì.

La strana guerra di Gaza dove si muore solo da una parte …ma i media di regime continuano a parlare di “scontri” invece di usare termini più appropriati come “mattanza”, “strage”, “genocidio”…!

 

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La strana guerra di Gaza dove si muore solo da una parte …ma i media di regime continuano a parlare di “scontri” invece di usare termini più appropriati come “mattanza”, “strage”, “genocidio”…!

 

Strage di Gaza dove si muore solo da una parte. I media reverenti parlano di ‘scontri’

Il campo che vede cadere decine di uomini, donne e bambini, è solo terra di Palestina, una maledetta prigione a cielo aperto

La tragedia di Gaza delle ultime ore promette oggi altri morti, altro sangue. Va detto, tutto versato da un lato. Per la cronaca, non perché una diversa distribuzione del sangue possa mai rendere più leggera o equa la tragedia. Una strage che in gran parte dei media, con prudenza e reverenza, si preferisce definire “scontri”. Decine di morti, sessanta o quasi, migliaia di feriti, minori e bambini tra le vittime, una neonata uccisa dai gas sparati dalle sicure alture realizzate da Israele al confine; alture dalle quali sparano i militari israeliani, ben protetti e armati come in nessun altro esercito del mondo. Non scontri, strage con vittime certe e responsabili certi. Vittime solo da una parte. Gli scontri presuppongono uno scontro, appunto, che se è violento e fa vittime definisce un bilancio, tragico, che colpisce le due parti in campo; vittime – terribile dirlo – distribuite. Qui questo non accade. E il campo che vede cadere decine di uomini, donne e bambini, è terra di Palestina, una maledetta striscia di terra dove è difficile vivere, coi rubinetti dell’acqua stretti a singhiozzo, per far temere e vivere la sete, con la luce che al momento opportuno è staccata, coi pescatori che non possono andare più in là dove si può pescare qualcosa perché fermati e rimandati a terra. In Palestina non c’è lavoro e non c’è futuro, si vive di aiuti internazionali come in un grande campo profughi dove la terra misteriosamente diminuisce ogni giorno. Lì dove ieri era Palestina, oggi brutti insediamenti in  lande desolate da far fiorire. Con l’acqua. In Palestina oggi c’è solo da covare la rabbia fin quando riesci a trattenerla dentro. In Palestina si può solo andare su e giù in quella striscia di sabbia che non è lungomare ma disperato fazzoletto di sabbia. Dalle alture militari di Israele, lungo la linea di confine, l’esercito spara sulla Palestina, sui palestinesi, rimproverati da Israele di manifestare con donne e bambini. Come se donne e bambini non fossero vittime di una condizione disumana che spinge dall’indignazione alla rabbia, come se donne e bambini non soffrissero fame e sete, la drammatica incertezza del futuro, la mancanza di medicine e il tant’altro che pochi ricordano in queste ore. Nel rapporto tra l’immensità della strage di ieri e i media italiani, colpisce l’eterno provincialismo della bilancia dei nostri media nel pesare gli accadimenti del mondo, peraltro vicinissimo a noi, con conseguenze su di noi. Il piatto della bilancia dei nostri media è zavorrato dalla cattiva politica. Miopia, fiato corto ma anche utile fuga. Diciamolo, parlare di Israele, metterne in discussione le decisioni militari, è cosa scomoda per chi nell’informazione ha ruoli di responsabilità che vuole mantenere o lasciare per responsabilità più alte. E nelle redazioni, soprattutto del servizio pubblico, questo accade anche a livello non dirigenziale. E il tutto si tinge di comico e può capitare di imbatterti in uno scontro tra lillipuziani a chi è più filo israeliano dell’altro. Per portare questo all’incasso. Tragedia e miserie.
Ieri sera, alla fine di una giornata di sangue, scorrendo le testate on line della stampa internazionale, da Mosca a New York, passando per le capitali europee e africane, facendo una virata per leggere quelle ad Oriente, la strage di Gaza dominava la prima pagina. Aprivi i giornali on line italiani e capeggiavano invece i lillipuziani della nostra tristissima pagina di Storia, tanto simile ad uno spartito di operetta. Non solo giornali on line. Così anche questa mattina, in un 15 maggio che promette sangue da mattanza. Ieri su un canale all news, tra i tanti titoli che scansavano la parola strage ho letto questo “Inaugurazione e sangue”, dove la prima parola era dedicata all’apertura dell’ambasciata Usa a Gerusalemme, con tanti sorrisi, abbracci ( anche al discusso genero di Trump ) e pacche sulla spalla. E nel frattempo, i morti che cadevano sintetizzati in un generico “sangue”. Generico e comodo. Si potrebbe parlare a lungo delle origini di tutto. Le letture sulle origini però inficiano l’oggi e compromettono la necessità di uscire da questa situazione. Certo, si deve anche dire che in Palestina c’è chi cinicamente considera un successo i tanti morti fatti dalle armi israeliane. Cinismo offerto su un piatto d’argento da Israele alle frange estreme ( e minoritarie )palestinesi che si alimentano di sacrifici. In attesa di contare i nuovi morti, di sentir parlare di  “nuovi scontri”, una piccola testimonianza ascoltata questa mattina su Radio1, a Radioanch’io. Raccontava al telefono Yasser:” Sono palestinese, vivo da tanti anni in Italia e ho il passaporto italiano… Da undici anni non posso tornare in Palestina per vedere i miei genitori… In Palestina è stato distrutto l’aeroporto, e a Tel Aviv la polizia israeliana mi blocca e non mi consente di raggiungere il mio Paese…”. Yasser è un cittadino italiano con passaporto italiano. E capita anche ai cittadini israeliani, con passaporto israeliano, ma di origine palestinese, che rientrano in famiglia, d’essere trattati da palestinesi. Per chiudere davvero, un plauso, ai coraggiosi fotografi delle grandi agenzie di stampa. I loro scatti non hanno bisogno di parole, raccontano più delle parole. E raccontano la verità, senza timidezze e incertezze.
Ha ragione Jean-Luc Godard  che nel presentare a Cannes il suo “Le livre d’image” ha detto:” Solo i frammenti hanno il marchio dell’autenticità”

fonte: http://www.globalist.it/world/articolo/2018/05/15/strage-di-gaza-dove-si-muore-solo-da-una-parte-i-media-reverenti-parlano-di-scontri-2024326.html

Parla un ex soldato Israeliano: “quando ci dissero di aprire il fuoco sulla gente…”

 

Israeliano

 

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Parla un ex soldato Israeliano: “quando ci dissero di aprire il fuoco sulla gente…”

 

“Sei anni fa ero sul confine con Gaza. Gli stessi dimostranti, le stesse proteste. Anche gli ordini di aprire il fuoco contro assembramenti di persone sono rimasti gli stessi”. Un ex soldato israeliano, oggi attivista di Combattants for Peace, racconta di quando gli ordinarono di sparare alle gambe dei “principali sobillatori” tra le migliaia di manifestanti palestinesi. Come riconoscerli? “Come può essere legittimo un ordine di aprire il fuoco contro un assembramento di persone?” chiese al vice comandante della sua compagnia sei anni fa. Non ha mai avuto risposta. Ogni anno è nuovo, spiega, sul confine con Gaza arrivano nuovi comandanti e nuovi soldati – carne fresca e comandanti con la memoria corta – entusiasti di avere finalmente l’opportunità di poter “passare all’azione”

Sei anni fa ero là. Era venerdì 30 marzo 2012, “Giorno della Terra” sul confine con Gaza. Le manifestazioni iniziarono dopo la preghiera di mezzogiorno. Un gruppo di cecchini aveva preso posizione la notte precedente, mentre il resto dell’unità era schierato con armi antisommossa, vicino alla barriera. L’ordine era chiaro: se un palestinese avesse superato la zona di sicurezza – 300 metri dalla barriera all’interno della Striscia di Gaza – si sarebbe dovuto sparare alle gambe dei “principali sobillatori”.

Questo ordine, che non ha mai definito esattamente come un soldato dovrebbe identificare, isolare e sparare a un “principale sobillatore” tra decine di migliaia di manifestanti, all’epoca mi turbò. Ha continuato a turbarmi lo scorso fine settimana, dopo che cecchini dell’esercito israeliano hanno aperto il fuoco contro dimostranti palestinesi sul confine di Gaza. “Come può essere legittimo un ordine di aprire il fuoco contro un assembramento di persone?” chiesi al vice comandante della mia compagnia sei anni fa. Devo ancora avere una risposta.

Cosa sarebbe successo se quei soldati avessero passato tutto il loro servizio militare sul fronte di Gaza? Come soldati che avevano appena terminato la formazione, il “Giorno della Terra” era l’opportunità ideale per vedere qualche “azione”. Lo stesso può probabilmente dirsi dei soldati che venerdì hanno ucciso almeno 16 manifestanti. Anche i loro comandanti molto probabilmente erano eccitati.

Sono certo che se fossimo stati chiamati a fare lo stesso per anni, qualcosa sarebbe cambiato. Dopo tutto questa situazione – ogni anno, nello stesso momento, nello stesso posto, con un’alta probabilità che un palestinese, non un israeliano, perda la vita – ha un senso solo la prima volta, soprattutto agli occhi di uno sbarbatello diciottenne.

Ma qualunque soldato che fosse tornato al confine con Gaza ogni anno, che avesse visto cadere al suolo un palestinese dopo l’altro, riuscirebbe a immaginare una soluzione migliore della situazione. Qualunque soldato che fosse tornato a vedere gli stessi manifestanti avvicinarsi alla barriera – che, più di ogni altra cosa, significa che la morte possa non essere un’alternativa così cattiva – capisce che ci deve essere un’altra soluzione.

Uno dei miei amici ha ucciso un manifestante sul confine con Gaza. Io faccio parte di un gruppo che porta sulle proprie spalle questa morte.L’unica differenza tra me e il mio amico è stata il caso. Se fossi stato mandato al corso per tiratori scelti piuttosto che a quello della sanità, sarei stato quello che ha sparato. Tutto il gruppo espresse il proprio appoggio all’operazione, e il sangue – nonostante il fatto che tutti siamo stati congedati dall’esercito – è ancora sulle nostre mani. Dubito che qualcun altro oltre a me se ne ricordi.

Ogni anno è nuovo, e sul confine con Gaza arrivano nuovi comandanti e nuovi soldati – carne fresca e comandanti con la memoria corta.

I soldati hanno un privilegio. Ogni tre o sei mesi si spostano in un’altra zona. Vedono solo una piccola parte della disperazione di Gaza, ma prima hanno anche la possibilità di elaborare o riflettere su questo, di andare a vedere la disperazione a Hebron, Ramallah e Nablus.

Il soldato picchia alla porta della famiglia Abu Awad in piena notte solo una volta. Spara ai manifestanti del “Giorno della Terra” solo una volta. Compie arresti per qualche mese, dopodiché è sostituito da un altro soldato. Poi è congedato.

Gli abitanti di Gaza e della Cisgiordania stanno celebrando 50 anni di occupazione. Ma non saranno sostituiti, e nessuno sta arrivando per congedarli o aiutarli a portarne il peso. Per noi soldati tutto è temporaneo. Per loro questo è permanente.

* Shai Eluk è un ex-soldato della brigata Nahal e un attivista di “Combattants for Peace” [“Combattenti per la pace”, Ong israelo-palestinese che promuove forme non violente di lotta contro l’occupazione, ndt.]. Quest’articolo è stato pubblicato per la prima volta in ebraico su “Local Call” [“Chiamata Locale”, sito web d’informazione in ebraico].

Fonte: https://972mag.com

(traduzione in italiano per zeitun di Amedeo Rossi)

I Tg ed i giornali parlano di “Tensione e scontri al confine tra Israele e Gaza” e aggiungono: “12 Palestinesi morti e oltre 1000 feriti”… E gli Israeliani? Niente? Sveglia Gente, possibile che crepano solo o Palestinesi? Non è né tensione né scontri. È GENOCIDIO

 

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I Tg ed i giornali parlano di “Tensione e scontri al confine tra Israele e Gaza” e aggiungono: “12 Palestinesi morti e oltre 1000 feriti”… E gli Israeliani? Niente? Sveglia Gente, possibile che crepano solo o Palestinesi? Non è né tensione né scontri. È GENOCIDIO

 

Gaza. Palestinesi massacrati nella “giornata del ritorno”

 

Sale a 12 (bilancio molto provvisorio) il numero dei palestinesi uccisi oggi. Più di 1.000 feriti. Il ministro della difesa israeliana Lieberman ai gazawi: “Non prendete parte a questa provocazione”. Il leader di Hamas, Hanieh: “Non cederemo un pezzo di terra di Palestina né riconosceremo l’entità israeliana”

AGGIORNAMENTI:

ore 19:15 Sale a 14 il numero dei palestinesi uccisi oggi

Le ultime due vittime erano due membri del Jihad Islamico. Sono stati uccisi da una cannonata mentre erano sulle barriere in missione. Ezzedin al-Qassam, intanto, fa sapere che tra i morti di oggi c’è anche uno dei suoi uomini. Ma non era armato ed è stato colpito mentre si trovava tra la gente.

ore 19:00 Ministero di salute palestinese: “Numero delle vittime 12, 1.000 palestinesi feriti da gas lacrimogeno, pallottole vere e coperte di metallo”

Ore 17.40  è un bagno di sangue. I morti sarebbero 11, forse 13. Si attende la conferma ufficiale

Ore 17.00 Il governo israeliano di fatto ammette di aver aperto deliberatamente il fuoco, facendo scegliere i bersagli ai cecchini, senza che nessun soldato di Tsahal fosse minimamente in odor di pericolo. Basta mettere insieme queste dichiarazioni, raccolte e pubblicate da Repubblica (che riesce nell’infame impresa di sottotitolare “violentissima battaglia al confine con la Striscia”, equiparando una folla disarmata che al massimo poteva tirare sassi con un esercito schierati che ha usato persino l’artiglieria), senza il minimo accenno di analisi critica, come se si trattasse delle tavole della legge:

a) “due sospetti che si sono avvicinati alla barriera di sicurezza nel sud della Striscia di Gaza e hanno cominciato a comportarsi in maniera strana”, e i carri armati hanno sparato contro di loro”;

b) Secondo il generale israeliano Eyal Zamir, l’esercito è intervenuto perché ha “identificato alcuni terroristi che cercano di condurre attacchi, camuffandosi da manifestanti”

c) “i soldati israeliani ricorrono a mezzi antisommossa e sparano in direzione dei principali responsabili e hanno imposto una zona militare chiusa attorno alla Striscia di Gaza, una zona dove ogni attività necessita di autorizzazione”.

ecc,

ore 15:20 Scontri ad al-Bireh (Ramallah, Cisgiordania Occupata): 14 palestinesi feriti

ore 14:50 La settima vittima si chiamava Mohammad Sa’adi Rahmi

ore 14:40 Partita poco fa la manifestazione a Sakhnin in Galilea (nord d’Israele) per commemorare “il Giorno della Terra”. Il corteo si dirige verso la città di Arraba.

ore 14:35 Foto da Gaza. (Fonte: Dal portale Ma’an in arabo)

ore 14:30 Sale a 7 il numero dei morti palestinesi oggi. Più di 570 i feriti

Intervista al giornalista palestinese Aziz Kahlout, in italiano, su quanto sta avvenendo in queste ore nella Striscia di Gaza: i cecchini israeliani hanno aperto il fuoco sulla gente che sta marciando in commemorazione della Giornata della Terra

ore 14 – Sale a cinque il bilancio delle vittime a Gaza

Sono almeno cinque le vittime palestinesi, uccise dal fuoco dell’esercito israeliano a Gaza. Il Ministero della Salute di Gaza ha identificato la quarta e la quinta vittima:Omar Sammour, 31 anni, eAhmad Ibrahim Odeh, 16. Sarebbero tra i 15mila e i 20mila i palestinesi che sono riusciti a raggiungere gli accampamenti di tende, forma di protesta per il diritto al ritorno.

ore 13.45 – Ministero della salute palestinese: “4 i palestinesi uccisi oggi. Più di 365 i feriti”

L’ultima vittima si chiamava Mohammad Abu Omar. Secondo il ministero, sono 365 i palestinesi feriti o intossicati da lacrimogeni, proiettili veri o di gomma.

ore 13.20- Terzo palestinese ucciso. Questa volta a Rafah, a sud della Striscia.

Si chiamava Amin Mahmoud Muammar (35 anni). Fonti palestinesi parlano di 100 feriti

ore 12.15 – Sale a due il bilancio dei palestinesi uccisi oggi dall’esercito israeliano.

Secondo fonti locali di Gaza, la seconda vittima si chiama Mohammed Kamal al-Najjar.

ore 11.20 – Haniyeh, leader di Hamas: “ Non cederemo un pezzo di terra di Palestina né riconosceremo l’entità israeliana”Arrivato al campo di tende allestito dai palestinesi al confine est della Striscia, il capo politico di Hamas Ismail Haniyeh ha detto: “Diamo il benvenuto ovunque al popolo palestinese che ha sconfitto la scommessa dei leader nemici secondo cui i vecchi sarebbero morti e i giovani avrebbero dimenticato. Ecco i giovani, i nonni e i nipoti. Non cederemo nemmeno un pezzo della terra di Palestina e non riconosceremo l’entità israeliana. Promettiamo a Trump e a tutti quelli che sostengono il suo complotto che non rinunceremo a Gerusalemme e che non c’è soluzione se non il diritto al ritorno”. A riferirlo è la tv palestinese

ore: 10.50 – Ministro difesa israeliano Liberman: “Chi si avvicina alla barriera si mette in pericolo”

(Traduzione dall’arabo: “Agli abitanti della Striscia di Gaza. La leadership di Hamas mette la vostra vita in pericolo. Tutti coloro che si avvicineranno alla barriera, metteranno a repentaglio la loro vita. Vi consiglio di continuare la vostra vita normalmente e a non prendere parte a questa provocazione”)

ore 10.30 – Fonti da Gaza a Nena News: “19 palestinesi feriti a colpi di arma da fuoco”

Fonti palestinesi da Gaza riferiscono a Nena News che 19 palestinesi sono stati feriti nella Striscia di Gaza da colpi d’arma da fuoco sparati dall’esercito israeliano. La notizia al momento non è stata confermata dal Ministero della Salute palestinese. Nella piccola enclave palestinese migliaia di persone sono presential confine con Israele. Le fonti contattate da Nena News fanno sapere che la popolazione non vuole rispettare l’ordine israeliano di non avvicinarsi alla barriera di sicurezza.

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della redazione

Roma, 30 marzo 2018, Nena News– Se l’obiettivo di Israele era quello di alzare la tensione già altissima nella Striscia, il suo tentativo si può dire riuscito: stamane all’alba un contadino palestinese,Omar Wahid Samur (27 anni), è stato ucciso dai colpi sparati da un carro armato israeliano nei pressi di Khan Yunis, nel sud della enclave assediata palestinese.Nell’attacco, riferisce il Ministero della salute locale, è rimasto ferito gravemente un altro palestinese. Scarno il comunicato emesso da Israele su quanto accaduto stanotte: “Due sospetti si sono avvicinati alla recinzione [al confine] e hanno avuto un atteggiamento sospetto vicino ad essa. L’unità dell’esercito ha risposto sparandoli con un carro armato”. Israele ha colpito anche due persone “sospette” nel nord della Striscia sempre perché troppo vicine al confine. Non è chiaro al momento quali siano le loro condizioni.

L’uccisione di Samur giunge a poche ore dall’inizio della “Marcia del Ritorno”, proclamata dai palestinesi in occasione del “Giorno della Terra” che commemora i sei palestinesi uccisi dalla polizia israeliana in Galilea durante le proteste, 42 anni fa, contro la confisca delle terre arabe. Una ricorrenza che, nel corso degli anni, si è trasformata in un’occasione della condanna dell’occupazione militare dei Territori palestinesi occupati e di sostegno alla minoranza araba in Israele.

La tensione è altissima: il capo di stato maggiore israeliano, Gadi Eisenkot, mercoledì ha annunciato di aver autorizzato l’uso di pallottole vere contro i palestinesi che si avvicineranno o attaccheranno le barriere di confine durante la “Marcia del Ritorno”.Eisenkot ha parlato di situazione “altamente esplosiva” nella Striscia: “Stiamo rinforzando le barriere – ha detto – e un gran numero di soldati saranno di guardia nell’area in modo da prevenire possibili tentativi di passare in territorio israeliano‎”. L’esercito schiererà più di 100 tiratori scelti, ha fatto arrivare rinforzi a sostegno delle unità già presenti e ha anche lanciato avvertimenti alle compagnie di trasporto palestinesi che porteranno i manifestanti alla tendopoli.

Il Maggior Generale Yoav Mordechai, coordinatore delle attività del governo israeliano nei Territori occupati, ha avvertito il movimento islamico Hamas e le altre fazioni palestinesi a non usare le proteste(“manifestazioni di anarchia” a suo dire)per intraprendere un confronto violento con l’esercito israeliano. Ad alimentare la tensione è anche Jason Greenblatt, l’inviato statunitense per le negoziazioni tra Israele e palestinesi che sul suo account di Twitter ha accusato oggi Hamas di “incoraggiare una marcia ostile” lungo il confine con Israele. “Hamas – ha aggiunto – dovrebbe concentrarsi a migliorare la vita dei palestinesi di Gaza invece di istigare alla violenza contro Israele che aumenta solo le difficoltà [dei gazawi] e mina le possibilità di pace”.

Gli islamisti, dal canto loro, ieri sera hanno esortato nuovamente i palestinesi a “restare pacifici così da raggiungere l’obiettivo di questo evento”.Nei giorni scorsi, però, il movimento islamico aveva anche chiarito che i palestinesi non resteranno con le mani in mano qualora le forze armate israeliane dovessero usare la forza per disperdere le manifestazioni.

Dopo un tour delle “tende del ritorno” allestite dai manifestanti palestinesi in questi giorni vicino al confine con Israele,Khalil al-Haya, un ufficiale di Hamas, ha affermato ieri che i palestinesi sono determinati a tornare alle loro terre e alla loro patria.“Il nostro popolo non sarà intimidito dalle minacce israeliane – ha poi aggiunto – Abbiamo aspettato troppo a lungo per ritornare nelle nostre terre da cui i nostri nonni sono stati espulsi 70 anni fa”.

Anche il comitato responsabile del coordinamento delle proteste di oggi ha invitato i manifestanti a protestare “pacificamente”.“Siamo a poche ore dalla fragorosa, legittima e pacifica marcia vicino alle terre, case e proprietà da cui siamo stati espulsi”, si legge in un suo comunicato. Il comitato ha anche invitato le famiglie palestinesi a organizzare viaggi nell’area adiacente al confine “per godere delle bellezze della natura nelle terre occupate della patria”.

Da Nena News

tratto da: http://contropiano.org/news/internazionale-news/2018/03/30/102414-0102414