Razzismo & Salvini – Palermo, ferito migrante: “Sporco negro” – Sono otto le aggressioni razziste da giugno… È proprio questo che vogliamo diventare? Proprio non ce ne vergognamo?

 

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Razzismo & Salvini – Palermo, ferito migrante: “Sporco negro” – Sono otto le aggressioni razziste da giugno… È proprio questo che vogliamo diventare? Proprio non ce ne vergognamo?

 

Palermo, ferito migrante: “Sporco negro”. Razzismo: otto attacchi da giugno. Salvini: “L’allarme è un’invenzione della sinistra”

E’ accaduto a Partinico, nel palermitano, dove un 19enne senegalese richiedente asilo, che lavora come cameriere in un bar di piazza Caterina, è stato aggredito da un gruppo di ragazzi che gli hanno procurato ferite al labbro e alle orecchie. Dopo bracciante ucciso a Vibo Valentia il 3 giugno, episodi si sono verificati a Roma, Vicenza, Caserta, Latina e Forlì. Ma il ministro dell’Interno minimizza: “La pazienza degli italiani è quasi finita”

L’ultimo caso è accaduto a Partinico, nel palermitano. Ma dalla metà di giugno in Italia si sono verificati almeno altri 7 episodi di violenza contro gli stranieri. Eppure secondo Matteo Salvini“l’allarme razzismo è un’invenzione della sinistra. Gli italiani sono persone perbene ma la loro pazienza è quasi finita. Io – ha aggiunto il il ministro dell’Interno – da ministro, lavoro da 58 giorni per riportare sicurezza e serenità nelle nostre città”.

A Partinico erano in 7 contro uno. Prima gli hanno tirato con violenza le orecchie, dicendogli: “Vattene via, sporco negro“. Poi, mentre uno del gruppo lo teneva fermo, gli altri lo prendevano a calci e pugni. La vittima è un senegalese di 19 anni, richiedente asilo, aggredito mentre lavorava servendo ai tavoli in un bar in piazza Caterina. Il giovane, da due anni ospite di una comunità, ha presentato una denuncia ai carabinieri, che stanno indagando per risalire agli aggressori. L’aggressione gli ha provocato ferite al labbro e alle orecchie guaribili in sette giorni. “Non ho reagito perché non alzo le mani – ha raccontato – Mi potevo difendere, ma gli educatori della comunità mi hanno insegnato che non si fa“.

Un pestaggio che va ad aumentare la lista di casi di intolleranza e violenza verificatisi negli ultimi mesi. Il primo episodio si era verificato l’11 giugno a Caserta, dove due migranti originari del Mali erano stati colpiti – uno di loro era rimasto ferito – con una pistola ad aria compressa da un’auto in corsa. I due, ospiti di un centro di accoglienza e in possesso di un permesso per ragioni umanitarie, avevano raccontato dfi essere stati affiancati da una Panda mentre camminavano in strada e che gli autori del gesto avevano urlato: “Salvini, Salvini”. Ancora spari da una macchina il20 giugno a Napoli. Il bersaglio è Konate Bouyagui, anch’egli originario del Mali, in possesso di un regolare permesso di soggiorno. Tornava a casa dal ristorante in cui lavorava, era rimasto ferito all’addome.

Agli inizio di luglio due casi si verificano a Forlì, dove un uomo – un ivoriano di 33 anni – a una donna denunciavano di essere stati colpiti in due differenti episodi da colpi esplosi con armi ad aria compressa. Il primo era in sella ad una bici e il colpo era partito da un’auto che lo aveva affiancato. L’uomo aveva riportato lievi ferite all’addome, con prognosi di 10 giorni. Il secondo evento era stato denunciato da un componente della consulta degli stranieri, Gbeu Serge Diomande: in corso Garibaldi, una donna nigeriana sarebbe stata avvicinata da un motorino e una delle due persone a bordo l’avrebbe ferita al piede sempre con una pistola da softair. “Sì, si può chiamare razzismo. Perché si spara ai neri”, aveva detto Diomande detto al Resto del Carlino.

Ancora un agguato, l’11 luglio. Quel giorno i colpi esplosi da un’auto in transito raggiungono due migranti nigeriani ospiti di un centro di accoglienza che erano in attesa dell’autobus a Latina Scalo. Attraverso l’analisi delle telecamere di videosorveglianza di negozi e grazie alle dichiarazioni di una testimone i carabinieri individuano e denunciano gli autori del gesto: sono tre 23ennidella zona. L’accusa: lesioni con finalità di discriminazione razziale.

Una settimana dopo, il 17 luglio, una bambina rom di un anno viene raggiunta da un proiettile sparato da un fucile ad aria compressa mentre si trova in braccio alla mamma, nei pressi del campo nomadi di via Salone a Roma. Trasportata d’urgenza all’ospedale Bambin Gesù, la bimba rischia la paralisi. L’autore del gesto viene individuato sette giorni dopo: è un pensionato di 59 anni, ex dipendente del Senato. Si difende sostenendo che il colpo sia partito accidentalmente. Un gesto condannato da Sergio Mattarella“L’Italia non può somigliare a un far west dove un tale compra un fucile e spara dal balcone ferendo una bambina di un anno, rovinandone la salute e il futuro. Questa è barbarie e deve suscitare indignazione“, ha detto il Presidente della Repubblica.

Giovedì 26 luglio il quarto episodio. E’ accaduto a Cassola, nel vicentino, dove un operaio originario dell’isola di Capoverde viene ferito dai colpi sparati con una pistola ad aria compressa. A esploderli da una finestra della propria abitazione, è un uomo, un italiano originario dell’Argentina. L’arma utilizzata è una carabina calibro 4,5 mm: secondo l’Ansa, interrogato, l’uomo avrebbe sostenuto di aver voluto sparare a un piccione.

L’ultimo caso si è verificato il 27 luglio a San Cipriano d’Aversa. Un immigrato della Guinea, ospite in un centro di accoglienza, ha raccontato di essere stato colpito al volto dai colpi sparati da una pistola ad aria compressa. Il richiedente asilo ha raccontato di essere stato avvicinato da due ragazzi in moto che hanno poi fatto fuoco con l’arma.

A questi episodi va aggiunta anche la tragedia di Sacko Soumalya, il giovane del Mali ucciso a Vibo Valentia il 3 giugnomentre stava prendendo da una fabbrica abbandonata lamiere di alluminio per costruirsi una baracca nella bidonville in cui viveva, a pochi chilometri di distanza. Quattro mesi prima però, nelle Marche, il raid di Luca Traini, il neofascista che il 3 febbraio aveva aperto il fuoco in strada a Macerata dalla sua Alfa 147 nera, ferendo 6 immigrati. “È da febbraio che, a fronte del ripetersi sempre più frequente di episodi analoghi, noi – ha commenato il governatore della Toscava, Enrico Rossi – aspettiamo dal ministro dell’Interno una parola netta di condanna contro chi spara sugli immigrati”. Le parole sono arrivate, la condanna no.

fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/07/28/palermo-vattene-via-sporco-negro-e-giu-calci-e-pugni-ferito-migrante-19enne/4522734/

Fa piacere poterVi dare, ogni tanto, anche una bella notizia – Ecco l’arcivescovo di Palermo che prega in piazza contro l’omofobia!

Palermo

 

 

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Fa piacere poterVi dare, ogni tanto, anche una bella notizia – Ecco l’arcivescovo di Palermo che prega in piazza contro l’omofobia!

L’alto prelato parteciperà alla veglia giovedì 17 maggio. Un’iniziativa che si moltiplica in tutta Italia dopo la tragica morte di un adolescente di Torino, vittima di bullismo omofobo.

Sarà una preghiera dell’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice ad aprire la dodicesima edizione della Veglia Ecumenica per il superamento dell’Omofobia che si svolgerà giovedì prossimo a Palermo, a partire dalle 19, in piazza Politeama. Le veglie si sono diffuse in Italia dopo la tragica morte di un adolescente di Torino, vittima di bullismo omofobo.

“Gesù di Nazareth, testimone delle viscere di misericordia di Dio per gli uomini,il Crocifisso risorto che libera dal peccato e dalla morte, ha fatto dell’accoglienza e del riconoscimento dell’altro il paradigma e il segno dell’irruzione del regno di Dio nel mondo – scrive Lorefice -. Mentre deploriamo con fermezza che le persone omosessuali siano state e siano ancora oggetto di espressioni malevole e di azioni violente,preghiamo perché i cristiani, attingendo con ascolto discepolare alla grazia dell’Evangelo, testimonino e annuncino, con audacia profetica, l’incondizionato rispetto dovuto ad ogni persona e denuncino ogni forma di discriminazione ed emarginazione”.

 

fonte: http://www.globalist.it/news/articolo/2018/05/14/l-arcivescovo-di-palermo-prega-in-piazza-contro-l-omofobia-2024235.html

Fantastico – Dal matrimonio PD e NCD per Palermo nasce il nuovo simbolo: la P scompare però ci mettono 4 stelline per ricordare i Cinquestelle… Non ricorda anche a Voi il falso marchio CE che i cinesi usano per abbindolare i più fessi…??

Palermo

 

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Fantastico – Dal matrimonio PD e NCD per Palermo nasce il nuovo simbolo: la P scompare però ci mettono 4 stelline per ricordare i Cinquestelle… Non ricorda anche a Voi il falso marchio CE che i cinesi usano per abbindolare i più fessi…??

Questo per farvi capire come e quanto sono alla frutta. Pur di lucrare qualche voto in più scimmiottano il logo Cinquestelle, come i cinesi fanno con il marchio CE per abbindolare i più fessi…!!

Da Il Fatto Quotidiano

Palermo, il Pd si fonde con Alfano: listone unico per sostenere Orlando. E il simbolo dei dem scompare dalle schede

Si chiama Democratici e Popolari ed è la lista civica presentata dai dem, dagli alfaniani e dagli ex Udc per appoggiare il sindaco del capoluogo siciliano alle prossime amministrative. Un’occhiata allo stemma vale più di qualsiasi manuale di trasformismo politico: c’è il rosso e il verde dei democrat ma anche il blu di Alternativa Popolare, persino quattro stelle pescate chissà dove, che però di questi tempi vanno tanto di moda

Erano tutti o quasi d’accordo: con Angelino non andremo mai più, dicevano. E invece non solo il Pd torna ad allearsi con Alfano, ma addirittura è costretto a occultare il suo simbolo per fondersi con Alternativa Popolare, il neonato partito del ministro degli Esteri. Succede in Sicilia, infaticabile laboratorio politico nazionale, dove lunedì gli esponenti dem hanno presentato la loro lista in vista delle amministrative di Palermo. Dopo cinque anni all’opposizione del sindaco Leoluca Orlando, infatti, il partito del sottosegretario Davide Faraone – sconfitto alle primarie nel 2012 – ha ben pensato di riporre in archivio centinaia di dichiarazioni al vetriolo contro il primo cittadino palermitano per sostenerne la ricandidatura, in mancanza di concorrenti più credibili.

Solo che Orlando – eletto sindaco per la prima volta nell’ormai lontanissimo 1985 – non è certo l’ultimo arrivato. “Piero Fassino a Torino ha perso non perché ha amministrato male, ma perché è diventato simbolo dei partiti“, ha ripetuto fino allo sfinimento il professore ai suoi fedelissimi. Ed è proprio per evitare di fare la fine di Fassino – cioè essere battuto clamorosamente dal Movimento 5 Stelle – che Orlando ha dato il suo ultimatum al Pd: sì all’alleanza ma senza alcun simbolo di partito.

I dem – come ha raccontato ilfattoquotidiano.it – ci hanno riflettuto non poco: poteva il partito che governa a Roma con Paolo Gentiloni e in Sicilia con Rosario Crocetta rinunciare alla sua lista proprio nella principale città chiamata alle urne per le amministrative della prossima primavera? Poteva quella che è – o punta ad essere – la prima forza politica del Paese nascondere il proprio simbolo sotto il tappeto, manco si trattasse di un marchio di cui vergognarsi, a pochi mesi dalle elezioni politiche? In teoria no, non poteva. In pratica, però, Lorenzo Guerini, numero due del Nazareno, non ha potuto fare altro che piegarsi al diktat di Orlando, ordinando ai suoi di contenere ogni orgoglio di sorta. Per raccogliere qualche consigliere, e magari qualche assessore, a Palermo i dem saranno costretti a fare finta di non essere dem: negare se stessi in nome di qualche voto.
Ma non solo. Perché sulla rielezione del quattro volte sindaco di Palermo non punta le sue fiches solo il Pd. Al contrario anche le cosiddette forze moderate – e cioè gli alfaniani e quel che resta dell’Udc – sono ben consapevoli di non avere scelta: o con Orlando o fuori dal consiglio comunale del capoluogo siciliano. È per questo motivo che alla fine è nata Democratici e Popolari, la lista civica del Pd, degli alfaniani che hanno appena chiuso il Nuovo Centrodestra per convertirlo in Alternativa Popolare, e degli ex Udc che hanno seguito Giampiero D’Alia nella scissione a colpi di “cocainomani” e “mafiosi” dalla corrente di Lorenzo Cesa.

Un’occhiata al simbolo vale più di qualsiasi manuale di trasformismo politico: il Partito Democratico sacrifica la sua P, a beneficio di Alternativa Popolare che invece fa a meno della A. I colori, invece, ci sono tutti: il rosso e il verde dei dem, il blu degli alfaniani, persino quattro stelle pescate chissà dove, che però di questi tempi vanno tanto di moda. In pratica un simbolo marmellata che raffigura in maniera efficace la fusione tra il partito di Matteo Renzi e quello di Angelino Alfano. “Questa è un’alleanza alla pari ci saranno 20 candidati indicati dal Pd e 20 dall’area popolare”, rivendica il deputato Dore Misuraca, leader degli alfaniani che sostengono Orlando, mentre Francesco Cascio, ex presidente dell’Assemblea regionale siciliana, punta ad appoggiare l’altro candidato Fabrizio Ferrandelli. “Daremo un contributo decisivo alla vittoria del centro sinistra e di Leoluca Orlando alle prossime elezioni amministrative. Il simbolo che abbiamo presentato tiene dentro le istanze dei nostri alleati, del sindaco ma soprattutto dei tanti iscritti e militanti del Pd che ci hanno spronato a tenere insieme unità e identità”, annuncia anche Antonio Rubino, responsabile dell’organizzazione del Pd in Sicilia.

E dire che fino a pochi giorni fa, una nuova alleanza con Alfano era vista come fumo negli occhi ai piani alti del Nazareno. “Siamo al governo insieme perché nel 2013 non abbiamo vinto le elezioni e per andare avanti ci siamo alleati con forze a noi alternative. Ma è abbastanza evidente che un partito che si chiama Nuovo centrodestra difficilmente si può alleare con un partito di sinistra”, diceva appena il 7 febbraio il presidente del partito Matteo Orfini, rispondendo dal palco del Lingotto a Giuliano Pisapia. “Un listone unico con il Pd e Alfano? Per me, e non solo per me, sarebbe un incubo“, aveva detto l’ex sindaco di Milano, mettendo in mostra – suo malgrado –  sorprendenti doti divinatorie.  Sono bastate poche settimane, infatti, per stimolare il repentino cambio di passo di Orfini e soci: contrordine compagni, con Angelino non solo bisogna allearsi ma occorre addirittura fondersi. La scomparsa di quell’ingombrante locuzione – “Nuovo Centrodestra” – e i sondaggi che danno Alternativa Popolare addirittura al 3,4 percento hanno fatto il resto. “Andiamo avanti da soli, saranno gli altri a cercarci“, aveva detto il ministro degli Esteri presentando il suo nuovo-vecchio partitino. Una frase che sembrava quasi una battuta involontaria. E invece adesso Alfano rischia quasi di avere ragione. In attesa di capire se l’incubo di Pisapia sia destinato a diventare realtà soltanto a Palermo.