Pepe Mujica: “Le sinistre si dividono per le idee, le destre si uniscono per gli interessi”

 

Pepe Mujica

 

 

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Pepe Mujica: “Le sinistre si dividono per le idee, le destre si uniscono per gli interessi”

Mentre le destre sono unite dagli interessi, la sinistra in Uruguay ha imparato a discutere e mettersi d’accordo, a raggiungere un programma che offre al popolo un’alternativa per colmare le differenze. “Le sinistre si dividono per le idee, le destre si uniscono per gli interessi”, ha dichiarato in piena campagna elettorale l’ex presidente dell’Uruguay, Pepe Mujica.

D’altra parte, ha sottolineato che in relazione al numero di lavori privati, il numero di lavori pubblici è diminuito durante i governi di sinistra. “Ed è quella relazione che dobbiamo guardare”. “Quando governavano ogni 100 lavoratori nel paese c’erano 23 o 24 persone e ora ce ne sono 16 o 17”, ha detto e ha invitato a guardare i municipi che sono stati governati dall’opposizione per 15 anni.

Mujica ha difeso le politiche sociali e ha sottolineato l’errore di pensare che i soldi vengano dati ai poveri in modo che non lavorino.

“Non sanno cosa significhi essere poveri, non hanno idea, non hanno mai vissuto nella necessità”.

“L’amore per la vita si traduce in politiche sociali”, ha detto e fatto un riferimento alle donne sole con i bambini. “Abbiamo scoperto che dobbiamo aiutarle non perché siamo buoni, ma perché la solidarietà ci conviene a noi come popolo a lungo termine”.

Brasile – Lula libero: “Non hanno imprigionato un uomo, hanno imprigionato un’idea e un’idea non muore”

 

Lula

 

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Brasile – Lula libero: “Non hanno imprigionato un uomo, hanno imprigionato un’idea e un’idea non muore”

“Cari compagni, non riesco ad esprimere cosa significhi essere qui con voi”, queste le prime parole pronunciate dall’ex presidente brasiliano Lula ai militanti del PT accorsi a salutare la sua scarcerazione dopo 580 giorni di prigionia senza alcuna prova.

“Siete il cibo della democrazia di cui avevo bisogno per resistere alla malvagità”, ha poi aggiunto promettendo che continuerà a “lottare per il popolo brasiliano”.

Nonostante il tono festoso, durante il suo discorso, l’ex presidente ha criticato il ministro della Giustizia, Sergio Moro, responsabile della sua condanna, la Polizia Federale e la Procura che, secondo lui, hanno lavorato per criminalizzare la sinistra e il PT. “Non hanno arrestato un uomo, hanno voluto uccidere un’idea”.

“Io, che durante tutta la vita ho parlato con il popolo brasiliano, non pensavo che sarei stato con uomini e donne che, per 580 giorni, sono rimasti qui (…) indipendentemente da pioggia, caldo o freddo”.

Dopo aver salutato coloro che lo hanno accompagnato, tra cui il presidente del PT, Gleisi Hoffmann, e l’ex candidato alla presidenza Fernando Haddad, i suoi avvocati, tra gli altri; l’ex capo di Stato ha affermato che “non hanno imprigionato un uomo, hanno imprigionato un’idea e un’idea non muore”.

“Non ho modo di ripagarvi e sarò eternamente grato e fedele alla vostra lotta…

Grazie mille per aver ottenuto ‘Lula Livre’ che avete urlato per 580 giorni”, ha esclamato.

Maurizio Crozza massacra Matteo Salvini: “Liliana Segre verrà ricordata perché è sopravvissuta ad Auschwitz, tu perché non sei sopravvissuto al Papeete” – “La Segre è sotto scorta, ma lei scappava dalle SS mentre tu le corteggi”

 

Maurizio Crozza

 

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Maurizio Crozza massacra Matteo Salvini: “Liliana Segre verrà ricordata perché è sopravvissuta ad Auschwitz,  tu perché non sei sopravvissuto al Papeete” – “La Segre è sotto scorta, ma lei scappava dalle SS mentre tu le corteggi”

Il comico genovese ha attaccato il leader della Lega durante un monologo proposto nel corso della trasmissione Fratelli di Crozza

Maurizio Crozza contro Matteo Salvini per le sue dichiarazioni sulla scorta a Liliana Segre

È un Maurizio Crozza infuriato quello che si è scagliato contro Matteo Salvini sulla questione dell’assegnazione della scorta a Liliana Segre nel corso della puntata di Fratelli Di Crozza, in onda venerdì 8 novembre in prima serata su Nove.

Il comico ha iniziato il suo monologo parlando degli episodi di razzismo, che hanno coinvolto il calciatore del Brescia Mario Balotelli durante il match che la sua squadra ha giocato a Verona contro i padroni di casa.

Il cabarettista, dunque, ha ricordato il commento che il leader della Lega ha espresso subito dopo quell’episodio, ovvero che “Un operaio dell’Ilva vale 10 volte di più di Balotelli” aggiungendo “sempre che all’Ilva non ci siano anche operai di colore perché sennò valgono uguale”.

Poi è partito all’attacco del leader del Carroccio: “Salvini ormai appena sente che può coccolare gli amici della croce celtica ci si tuffa a bomba come se fosse al banco dei salumi”.

Il comico genovese, poi, ha ironizzato sulle dichiarazioni che Salvini ha fatto subito dopo l’assegnazione della scorta a Liliana Segre a causa delle minacce che la reduce della Shoah riceve quotidianamente.

 “Dopo aver assegnato la scorta alla Segre, Salvini si è paragonato alla senatrice a vita affermando che anche lui riceve minacce” ha dichiarato Crozza.

“Liliana Segre verrà ricordata perché è sopravvissuta ad Auschwitz – è l’affondo del comico – tu perché non sei sopravvissuto al Papeete”.

“Da una parte i nazisti, dall’altra le cubiste” continua Crozza che poi attacca nuovamente il leader della Lega: “Salvini, lei (la Segre) scappava dalle SS, tu le corteggi, cazzo, che nesso c’è”.

 

La denuncia del parroco di Gaza: “Siamo nella più grande prigione del mondo, aiutateci”

 

Gaza

 

 

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La denuncia di don Mario Da Silva, Parroco di Gaza: “Siamo nella più grande prigione del mondo, aiutateci”

La denuncia di don Mario Da Silva, parroco della chiesa latina nella Striscia di Gaza,: “C’è sempre più disperazione, i gazawi non hanno più solo necessità di libertà, ma di beni di prima necessità”

Se ne parla molto meno di quanto non si dovrebbe: “A Gaza stiamo sempre peggio, continuate ad aiutarci! Gaza è forse la prigione più grande del mondo. C’è sempre più disperazione, i gazawi non hanno più solo necessità di libertà, ma di beni di prima necessità per sopravvivere. Chiediamo cibo, medicine e lavoro”.

A parlare è don Mario Da Silva, parroco della chiesa latina nella Striscia di Gaza, in una intervista all’ong della Custodia di Terra Santa.

“Ci sono ancora molti problemi di elettricità, abbiamo solo otto ore di fornitura elettrica a turni, – racconta il parroco – carenza di acqua pulita, servizi basici di assistenza medica e presenza in pessime condizioni. Dobbiamo capire come sopravvivere. Le famiglie ogni giorno devono cercare di mantenere quello che hanno per non cadere nella miseria assoluta. Sta sempre più aumentando la richiesta di aiuti sui bisogni base della vita quotidiana. Da un anno e mezzo ci siamo quindi attivati per organizzarci nella distribuzione di pacchi con cibo e medicinali. Inoltre la Chiesa, tramite i suoi donatori, sta portando avanti un progetto di creazione lavoro, di cui beneficiano 64 famiglie. Vogliamo sopperire alla mancanza di lavoro cercando di raggiungere principalmente i giovani che stanno sempre più andando via da Gaza”.

Quando Craxi lanciò l’accusa: “Come Soros è uno squalo della Finanza e come distrusse la Lira italiana”

 

Soros

 

 

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Quando Craxi lanciò l’accusa: “Come Soros è uno squalo della Finanza e come distrusse la Lira italiana”

Che la figura dell’ex Presidente del Consiglio Bettino Craxi – poi rifugiatosi e deceduto in Tunisia – faccia discutere ancora oggi è un dato oggettivo. Ma pochi ricordano una sua affermazione che mette in gioco alcuni “fenomeni” che ancora oggi riguardano la Storia d’Italia e del mondo interno:

 “Il finanziere squalo Soros fece una colossale speculazione sulla lira guadagnando una cifra colossale…grandi intrighi, grandi avventure, alle quali sono portati molto spesso i grandi gruppi finanziari” – dichiarò infatti Craxi nel corso di un’intervista.  Nella storia economica dell’Europa, il mercoledì nero è il 16 settembre 1992 quando la lira italiana e la sterlina inglese furono costrette ad uscire dallo SME, in conseguenza secondo alcuni di una speculazione finanziaria da cui ricavò profitto soprattutto il finanziere George Soros. Soros vendette sterline allo scoperto per un equivalente di più di 10 miliardi di dollari e causò una perdita di valore della lira sul dollaro del 30%, guadagnando una cifra stimata attorno agli 1,1 miliardi di dollari.
Un video documenta le dichiarazioni di Craxi:

La giornalista greca accusa: “Tsipras è un traditore, e grazie a lui la Grecia è distrutta dalla UE: Soros acquista 25.000 case a prezzo da fame e la Germania guadagna sui biglietti del Partenone. Sono dei criminali”

 

Tsipras

 

 

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La giornalista greca accusa: “Tsipras è un traditore, e grazie a lui la Grecia è distrutta dalla UE: Soros acquista 25.000 case a prezzo da fame e la Germania guadagna sui biglietti del Partenone. Sono dei criminali”

“Lo sai che adesso, se entriamo là (indica il Partenone alle spalle, NdR), paghiamo un biglietto e questi soldi vanno direttamente in Germania, in un apposito fondo destinato al risanamento del debito pubblico?” – lo dichiara a Byoblu.com la giornalista Giorgia Bitakou, politica e fondatrice del movimento Exit Greek che quest’anno, per la prima volta, è stato candidato alle elezioni europee.

 “La Germania ha perso le due guerre mondiali, ma sta vincendo questa guerra che io chiamo una “guerra silenziosa”. Ed è molto più subdola perché non si vede il nemico, è difficile vedere chi c’è dall’altra parte, però è una guerra a tutti gli effetti dove i vincitori – in qualche modo – colonizzano il Paese. Voi state assistendo a una colonizzazione, ma tu mi parli di una vera e propria conquista. Non esiste più libertà nel vostro Paese?” -ha dichiarato la giornalista greca. E alla richiesta di conferma della presunta notizia riguardante l’acquisto di circa 25 mila case ad Atene da parte del noto speculatore finanziario Soros,la donna ha risposto affermativamente:

“Sì, è vero, ha comprato queste case. Molte ONG hanno costituito un’mpresa immensa per l’accoglienza dei migranti che, però, una volta arrivati, non sanno dove andare, perché non ci sono spazi e strutture sufficienti per ospitarli. Esiste poi il problema dei trafficanti di esseri umani e degli sciacalli che sfruttano, attraverso lo scambio di denaro e i massicci investimenti nel mercato immobiliare, la condizione dei migranti. Comprano case per questa gente, per poi lasciarle vuote, senza dargliele. Questo giro di soldi immenso entra nelle tasche dei collaboratori di Soros e della sua istituzione. Soros stesso, spesse volte, scrive articoli sui giornali greci per cercare di persuadere i greci che “l’unica soluzione è lasciare spazio a questo nuovo mondo, dove non ci sono differenze di nazionalità, di fede, dove siamo tutti uguali, ecc. E che dobbiamo capire che, se vogliamo sopravvivere, dobbiamo lasciare la sovranità”. Ha scritto esattamente così! È proprio questa la politica del nuovo ordine della globalizzazione, del mondo che rappresenta lui e i suoi dipendenti. E Tsipras e anche Mītsotakīs, naturalmente, lavorano per lui”.

Il video diffuso da Byoblu.com:

fonte: https://www.byoblu.com/2019/05/31/tsipras-il-traditore-giorgia-bitakou-intervistata-da-tiziana-alterio/

La mafia adesso dirige onlus per i diritti umani – Antonello Nicosia, in stato di fermo per associazione mafiosa, è direttore di una onlus per i diritti dei carcerati e nel tempo libero messaggero per i clan, con il silenzioso beneplacito delle nostre istituzioni.

 

mafia

 

 

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La mafia adesso dirige onlus per i diritti umani – Antonello Nicosia, in stato di fermo per associazione mafiosa, è direttore di una onlus per i diritti dei carcerati e nel tempo libero messaggero per i clan, con il silenzioso beneplacito delle nostre istituzioni.

Oggi ci sono pochi eroi perché sono quasi tutti morti. Falcone e Borsellino scusateci, ma non siamo all’altezza della vostra eredità.

Tralasciando i fatti – che verranno accertati dalla Procura di Palermo – le parole di Antonello Nicosia uccidono ancora e offendono la memoria di chi con religioso impegno ha servito lo Stato. Quando si parla a sproposito di Falcone e Borsellino le parole sono macigni e quelle pronunciate da Nicosia devono essere pesate e giudicate a dovere:

“All’aeroporto bisogna cambiare il nome eh! Non va bene Falcone e Borsellino. Ma perché dobbiamo spiegare chi sono, scusami? Perché dobbiamo mescolare sempre la stessa merda? Sono vittime di incidenti sul lavoro. [Risata]. Ma poi Falcone non era più magistrato quando è stato ammazzato, aveva già un incarico politico”.

Intercettato dai Carabinieri così parlava Nicosia, radicale di Sciacca, direttore di una onlus che si occupa dei diritti dei detenuti e assistente parlamentare di Giuseppina Occhionero (Italia Viva), che grazie a questo incarico riusciva ad accedere facilmente alle carceri come lui stesso affermava:

“Mi giro le carceri, visto che non potevo entrare così [come radicale] con lei [Giuseppina Occhionero] entro. Faccio un sacco di cose, hai capito? Ho trovato questo escamotage. Vado al 41 bis. Entro di notte pure ad Agrigento ci sono andato di notte”.

L’Italia è un paese assurdo in cui le cose funzionano al contrario: ci preoccupiamo dei colpevoli, ma trascuriamo le vittime. Dopo che la Corte di Strasburgo ha mostrato di non comprendere cosa sia e come si combatta la mafia, prevedendo benefici di pena anche per quei terroristi e mafiosi che si rifiutino di collaborare, in Italia permettiamo non a detenuti qualunque, ma a carcerati eccellenti di avere contatti con l’esterno addirittura servendosi delle istituzioni attraverso pizzini intestati Camera dei Deputati e consegnati da Nicosia in qualità di tramite.

Ecco allora che il lavoro lasciatoci in eredità da Falcone viene miseramente svilito, con il danno – rimuovere l’ergastolo ostativo anche per i non collaboratori di giustizia – oltre che con la beffa – definirlo un politico vittima di un incidente sul lavoro. La verità è che di Mafia si parla ancora troppo poco – salvo rare ed eccellenti eccezioni, vedasi Nicola Gratteri- e che nonostante il temerario lavoro a valle svolto dalle forze dell’ordine, la legislazione statale e ancor di più quella sovrannazionale non hanno i mezzi giuridici a monte necessari per affrontare una battaglia impari che merita ugualmente di essere combattuta.

 

 

fonte: http://www.lintellettualedissidente.it/cartucce/nicosia-mafia-onlus-diritti-umani/?fbclid=IwAR0OiV1Xar6cD-8u_eqTl3pA1QjWKUkZgcgg1UvrR2Jx9pSoEgmdpe0VlzU

Le parole di stima di Fiorella Mannoia nei confronti di Salvini: “Uno che non sa fare e non ha mai fatto niente in vita sua”

 

Fiorella Mannoia

 

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Le parole di stima di Fiorella Mannoia nei confronti di Salvini: “Uno che non sa fare e non ha mai fatto niente in vita sua”

 

Gad Lerner aveva ironizzato contro il capo della Lega e aveva scritto: Ora la seconda puntata: “‘Vale più un operaio dell’#Ilva che dieci #Balotelli’. E’ raro imbattersi in un’argomentazione così farlocca, escogitata solo per inanellare hashtag senza avere mai mosso un dito né per #Taranto né contro il #razzismo. La verità è che per @matteosalvinimi vale solo Matteo Salvini”.
Fiorella Mannoia si è schierata sulla stessa linea e ha commentato:
“Così parlò uno che non sa fare e non ha mai fatto niente in vita sua! Cori contro Balotelli, Salvini: “Un operaio Ilva vale 10 volte più di lui. Non abbiamo bisogno di fenomeni”.
Chiaro?

 

tratto da: https://www.globalist.it/culture/2019/11/05/fiorella-mannoia-contro-salvini-uno-che-non-sa-fare-e-non-ha-mai-fatto-niente-in-vita-sua-2048623.html

La storia che nessuno Vi racconta: Matthias Defregger, comandante nazista responsabile dell’eccidio di Filetto di Camarda (17 civili massacrati ignobilmente) e del saccheggio e distruzione del paese. Nessun processo, si fa prete e poi diventa pure vescovo…!

 

Matthias Defregger

 

 

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La storia che nessuno Vi racconta: Matthias Defregger, comandante nazista responsabile dell’eccidio di Filetto di Camarda (17 civili massacrati ignobilmente) e del saccheggio e distruzione del paese. Nessun processo, si fa prete e poi diventa pure vescovo…!

Nel mese di marzo 2016 abbiamo richiesto all’archivio della Camera dei Deputati della Repubblica Italiana materiale inerente all’armadio della vergogna. Ritengo che tutto questo debba essere comunicato al pubblico nella forma di divulgazione più semplice possibile.
L’espressione, relativa all’armadio della vergogna, fu ideata dal giornalista Franco Giustolisi nel corso di un’inchiesta per il settimanale L’Espresso. In questi articoli il giornalista denunciò l’esistenza di un armadio, rinvenuto nel 1994, in un locale di Palazzo Cesi-Gaddi a Roma. I locali del palazzo in Via Acquasparta erano la sede di vari organi di giustizia militare. All’interno dell’armadio furono rinvenuti 695 fascicoli d’inchiesta, ed un registro che conteneva 2274 notizie di reato relative a crimini di guerra commessi sul territorio italiano durante l’occupazione nazista e fascista. Partiamo analizzando i dettagli del ritrovamento: nel 1994 il procuratore militare Antonino Intelisano ritrovò un armadio con le ante rivolte verso il muro. All’interno dell’armadio, situato nei locali di Palazzo Cesi-Gaddi a Roma, furono rinvenuti i documenti sopra descritti insieme con un promemoria del comando dei servizi segreti britannici, intitolato Atrocità in Italia, con il timbro top-secret. Questi documenti sono stati celati al pubblico ed al popolo italiano per oltre 50 anni. Posso immaginare lo sgomento del procuratore nel momento in cui ha aperto il primo fascicolo.
Nell’archivio sono stati rinvenuti documenti inerenti l’eccidio di Sant’Anna di Stazzema, quello delle Fosse Ardeatine, gli eventi di Marzabotto e molti altri. Tra questi un file è dedicato ad un comandante nazista divenuto prete ed infine vescovo. Tale personaggio non è mai stato giudicato per i crimini commessi.
Ripercorriamo la sua storia.
Siamo in Abruzzo, esattamente a Filetto di Camarda.
1944, fine di Maggio. Le truppe tedesche dal fronte Castel di Sangro – Cassino si stavano ritirando verso il Nord dell’Italia. In Abruzzo vi erano diversi distaccamenti nazisti. A Filetto di Camarda sostavano quattro militari ed un maresciallo. Secondo alcune ricostruzioni gli stessi militari erano stati avvertiti della possibile presenza di partigiani nascosti nei boschi tutt’intorno al paese. Le testimonianze parlano di rapporti non conflittuali tra la popolazione locale ed i tedeschi. Qualche scaramuccia dovuta al commercio di derrate alimentari, ma nulla di più. Agli inizi di giugno la situazione muta radicalmente.
Alcune testimonianze riportano come possibile evento scatenante dei fatti, che accaddero in seguito, un incontro tra gli abitanti di Filetto: obiettivo della riunione era informare i partigiani della possibile partenza dei tedeschi verso il Nord e dell’eventualità che gli stessi potessero fare razzia di bestiame ed alimenti.
Il 7 giugno 1944 i partigiani escono dai boschi per sferrare un attacco a sorpresa ai tedeschi.
L’operazione non giunse al risultato sperato: i partigiani uccisero un soldato tedesco, ferendone un secondo. Due tedeschi rimasti incolumi all’assalto partigiano si diressero verso Paganica e Camarda per chiedere rinforzi. Poco tempo dopo il paese fu invaso dalle truppe tedesche, che appena giunte in paese freddarono un uomo di 64 anni – Antonio Palumbo. Il maresciallo, residente a Filetto di Camarda, disapprovò il gesto ma fu ucciso senza esitazione dal sottufficiale che aveva freddato in precedenza Antonio Palumbo. Nell’arco di poche ore furono uccisi un ragazzo di 17 anni, Mario Marcocci, ed un altro abitante di Filetto, Ferdinando Meco. La rappresaglia era iniziata insieme al rastrellamento di civili. I tedeschi divisero gli abitanti in due gruppi: da una parte i ragazzi sotto i 16 anni con le donne e gli uomini sopra i 60 anni, dall’altra tutti gli uomini compresi tra i 16 ed i 60 anni. La prospettiva era chiaramente quella della fucilazione per gli uomini. Il primo gruppo, con i bambini e gli anziani, fu trasferito a breve distanza dall’abitato di Filetto. Gli uomini furono portati verso la montagna: ad un certo punto i tedeschi iniziarono a sparare verso gli inermi cittadini. Nove rimasero uccisi, altri scapparono in diverse direzioni. Purtroppo gli scampati furono raggiunti e freddati dai soldati nazisti.
Abbandoniamo il dolorosissimo resoconto dei fatti per comprendere il personaggio a capo delle operazioni. L’ordine dell’esecuzione era stato dato dal capitano della 114° Divisione Cacciatori delle Alpi, Matthias Defregger, che dipendeva dal superiore Boelsen.
Nipote dell’artista tirolese Franz von Defregger e figlio del colonnello Hermann Defregger, Matthias studiò presso il collegio dei gesuiti di Feldkirch nel Vorarlberg.
Abbiamo da poco appreso che si rese responsabile dell’eccidio di Filetto di Camarda, causando la morte di 17 persone, innocenti ed incolpevoli.
Non si accontentò di causare la morte.
Ordinò il saccheggio e la distruzione del paese.
L’azione ignobile di rappresaglia gli consentì di essere elevato al grado di Maggiore.
Scampato alla guerra, ai partigiani ed ai tribunali di giustizia, il nostro personaggio completò gli studi universitari in filosofia e teologia. Nel 1949 – 5 anni dopo aver ordinato di uccidere 17 persone – fu consacrato prete dal cardinale Faulhaber.
Nel 1961 partecipò ad un raduno della 114° Divisione Cacciatori delle Alpi, celebrando la Messa.
Un prete, che pochi anni prima aveva ordinato l’uccisione di 17 civili inermi, ha celebrato messa ad un raduno di ex nazisti.
Esistono parole che non scadano nell’offesa?
Da parte mia no.
Allucinante.
State comodi sulle vostre sedie o poltrone, non è ancora finita la vergogna.
Nel 1962 fu scelto per ricoprire la carica di vicario generale del cardinale Dopfner.
Nel 1968, esattamente il 14 settembre, il noto Paolo VI lo elevò a Vescovo.
Vescovo ausiliare di Monaco di Baviera, una piccola città della Germania.
Il suo motto episcopale?
Servo di tutti.
Sicuramente servo del nazismo.
Era noto per la devozione mariana.
Non aggiungo parole evitando di offendere i tanti amici e lettori cristiani che da sempre mi seguono.
Ha ucciso, si è fatto prete e lo hanno nominato vescovo.
Si racconta che abbia cercato di impedire il massacro, che abbia cercato di mitigare la pena degli abitanti di Filetto. Altre testimonianze parlano invece di una grand’enfasi nel comandare e nel distribuire gli ordini appena giunto in paese. Non sapremo mai la verità, ma anche stando nel mezzo appare di una gravità assoluta.
Personalmente ritengo che Defregger debba aver lottato intensamente per impedire l’uccisione di civili inermi se, dopo poco, è stato nominato maggiore – forse anche grazie all’eccidio.
Gli eventi, riguardanti l’eccidio di Filetto di Camarda, rimasero sepolti nella storia sino al 1969, quando il giornale tedesco Der Spiegel li raccontò al mondo.
Negli anni successivi non è stato possibile processarlo come criminale di guerra poiché le donne di Filetto di Camarda hanno preferito dimenticare.
Alcune annotazioni: quando il deputato del PCI Eude Cicerone lottò per processare l’assassino – prete – vescovo Defregger si trovò di fronte un muro alzato da un ex parroco del paese di Filetto, don Demetrio Gianfrancesco.
Una seconda nota: Defregger fu assolto in istruttoria dal procuratore generale di Francoforte nel 1970 poiché aveva “solo” obbedito agli ordini dei superiori. Lo stesso magistrato, secondo me vergognosamente, concluse che l’uccisione degli ostaggi non era stata malvagia né crudele, e neppure comandata per motivi abbietti.
Tutte le intenzioni di processarlo caddero nel dimenticatoio, e le persone di Filetto di Camarda preferirono aderire alle iniziative di riconciliazione promosse da don Demetrio. I parenti delle vittime incontrarono il vescovo Defregger durante un viaggio in Germania.
Aggiungo solo l’ultima nota: nei giorni successivi l’eccidio  di Filetto di Camarda la 114° Divisione Cacciatori delle Alpi, di cui Defregger faceva parte nelle vesti di maggiore e per cui nel 1961 al raduno celebrò la messa, si macchiò di ulteriori omicidi, tra cui il massacro di 40 persone a Gubbio.
A voi le conclusioni io non trovo parole, forse il mio senso di giustizia e la ricerca della verità stonano in tale situazione ed in questo paese chiamato Italia.
Non credo al perdono.
fonte: https://viaggiatoricheignorano.blogspot.com/2016/04/matthias-defregger-il-comandante.html?spref=fb&fbclid=IwAR1ye8DS8GQGUfLS2pFYheJZ_GfK11bzktNBosT6VPGl0etskDNY2EVGP6w

 

Parla l’ex Portavoce di Gheddafi: “La Libia è stata distrutta dalla brama dei leader occidentali di continuare a sfruttare le ricchezze dell’Africa”

 

 

Gheddafi

 

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Parla l’ex Portavoce di Gheddafi: “La Libia è stata distrutta dalla brama dei leader occidentali di continuare a sfruttare le ricchezze dell’Africa”

Il criminale intervento Nato del 2011 ha gettato la Libia nel caos e creato il maggior problema di sicurezza nazionale all’Italia laddove prima c’era il suo principale alleato del Mediterraneo. I colpevoli sono chiari e in questo paese vengono considerati “alleati”. Se volete una ricostruzione dei fatti del 2011, le ragioni che hanno mosso l’invasione e le conseguenze che ancora oggi viviamo vi consigliamo di ascoltare con molta attenzione quest’intervista di RT all’ex portavoce di Gheddafi nel 2011.

Moussa Ibrahim dichiara al programma Going Underground come l’intervento della NATO in Libia del 2011, che si è concluso con il barbaro assassinio di Muammar Gheddafi, “è stato fatto per porre fine ai suoi tentativi di bloccare lo sfruttamento straniero del continente africano”. La campagna di bombardamenti, che sostennero le forze ribelli, è stata giustificata  da notizie di vari crimini del suo governo. “In seguito si è dimostrato che erano completamente falsi o in gran parte esagerati”, ha affermato Moussa Ibrahim. “La NATO non ha bombardato la Libia per fermare stupri di massa di donne da parte di lealisti del governo con l’aiuto del Viagra”, con riferimento alla nota fake news dell’epoca.

“Gheddafi ha cercato di rompere la presa occidentale sull’Africa ed è stato disposto per questo”, ha proseguito.

“La Libia di Gheddafi ha avuto diverse iniziative che sono state dannose per gli obiettivi occidentali in Africa, tra cui la creazione di una nuova valuta supportata dall’oro, una banca centrale africana e una forza militare panafricana”, ha proseguito Ibrahim al programma di RT, sottolineando che il caso della distruzione della Libia è simile a quello di molti altri paesi. “Guardate la Libia ora. Uccisioni, conflitti civili, guerre tribali, omicidi, terrorismo, rapina di ricchezza nazionale. Che cosa vi ricorda? Iraq, Siria, Afghanistan, Yemen. È la stessa storia che si ripete ogni volta”, ha dichiarato Ibrahim.

“Infiammare le divisioni locali per indebolire una nazione bersaglio è una tattica perfezionata nel corso di decenni di colonialismo e post-colonialismo”, ha proseguito. “È la gestione della crisi. Quello che fanno è entrare nel contesto di un paese e introdurre il caos attraverso la guerra, i conflitti interni, la divisione religiosa, l’occupazione – qualunque sia il mezzo scelto. E poi mantieni sempre il caos costante e così gestisci la crisi.”