Morire a 70 anni, facendo l’operaio appeso in aria …Cara Elsa, C’HAI PURE QUESTO SULLA COSCIENZA…!

 

operaio

 

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Morire a 70 anni, facendo l’operaio appeso in aria …Cara Elsa, C’HAI PURE QUESTO SULLA COSCIENZA…!

Milano. Morire a 70 anni, facendo l’operaio appeso in aria

Ennesimo incidente sul lavoro. Sembrerebbe una notizia di cui non occuparsi più, tante ne dobbiamo registrare (circa tre morti al giorni, più una decina di feriti, quando va bene).

Ma in quello che è avvenuto stamattina a Milano, a Palazzo Reale, c’è quel dettaglio in più che ha costretto molte testate ad occuparsene: l’operaio aveva 70 anni.

La vergogna mostruosa della normativa sul lavoro e la pensione, in questo paese, lo registra come “libero professionista e titolare di una ditta individuale”. Una partita Iva, insomma, per poter continuare a lavorare visto che la pensione non può bastare.

A questa giovane età l’operaio ballava su una scala a cinque metri d’altezza, durante gli ultimi lavori di allestimento della mostra dedicata ad Agostino Bonalumi.

Attendiamo con pazienza che l’ex ministro Elsa Fornero sia chiamata in qualche trasmissione televisiva a spiegare che, in fondo, è giusto così, che i conti dello stato ne trarranno giovamento (con la morte cessa anche l’erogazione di quella miseria di pensione), magari mostrando una lacrima tra un ditino alzato e un sorrisetto sprezzante.

 

fonte: http://contropiano.org/news/lavoro-conflitto-news/2018/07/09/milano-morire-a-70-anni-facendo-loperaio-appeso-in-aria-0105713

…E Giancarlo Governi si ribella: “Non sono un radical chic – ho solo scritto più libri di quanti un razzista ne abbia mai letti…!”

 

Giancarlo Governi

 

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…E Giancarlo Governi si ribella: “Non sono un radical chic – ho solo scritto più libri di quanti un razzista ne abbia mai letti…!”

Non sono un radical chic: ho solo scritto più libri di quanti un razzista ne abbia mai letti

Non sopporto i Rolex, non vado a Capalbio e mi sono rotto di questi che non vogliono nemmeno che protestiamo

Vi danno fastidio anche le piccole innocue cose che hanno soltanto un significato solidale. Io non ho messo la maglietta rossa perché non ce l’ho (ho soltanto una blusa garibaldina che comprai nei 150 anni dell’Impresa ma non mi pareva il caso). Il Rolex non ce l’ho e non me lo sarei comprato neppure se mi fossero avanzati i soldi, perché lo trovo pacchiano, Il mio orologio è uno swatch da 50 euro a cui ogni tanto cambio la pasticca. A Capalbio non ci sono mai andato, quando vado da quelle parti mi fermo a Orbetello o ad Ansedonia a trovare il mio amico Bruno Giordano. Aggiungo anche che ora mi sto rompendo il cazzo perché manco il diritto alla protesta ci volete riconoscere. E poi a chi mi chiama “radical chic” soltanto perché ho letto qualche (alcune migliaia…. ) libro più di lui, o perché ne ho scritti più di quanto lui ne abbia letti, mi sento libero di dire: vai pure a cagare!

“Di Maio non ha mai lavorato, norme vetero-comuniste” – Berlusconi contro Di Maio ed il suo Decreto Dignità – Sì, avete capito bene. Berlusconi, uno che a 81 anni suonati ancora non sa cos’è la dignità, si scaglia contro il Decreto Dignità… Troppo divertente, se non fosse vero!

 

Berlusconi

 

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“Di Maio non ha mai lavorato, norme vetero-comuniste” – Berlusconi contro Di Maio ed il suo Decreto Dignità – Sì, avete capito bene. Berlusconi, uno che a 81 anni suonati ancora non sa cos’è la dignità, si scaglia contro il Decreto Dignità… Troppo divertente, se non fosse vero!

 

Decreto Dignità, Berlusconi contro Di Maio: “Non ha mai lavorato, norme vetero-comuniste”

Botta e risposta a distanza fra il leader di Forza Italia e quello del Movimento 5 Stelle sul decreto dignità, considerato da Berlusconi un provvedimento che danneggerà le aziende. Immediata la replica del vicepresidente del Consiglio: “Abbiamo tutelato gli interessi delle fasce più deboli e non quelli delle lobby del gioco d’azzardo tanto care alle sue TV”.

Come noto, la posizione di Forza Italia nei confronti del decreto Dignità, il primo atto di Luigi Di Maio da ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, è stata fin da subito fortemente critica. Ora però in campo scende direttamente Silvio Berlusconi, con una lettera indirizzata al Corriere della Sera con la quale spiega la sua posizione di contrarietà rispetto a una norma che definisce “preoccupante”. Il Cavaliere spiega: “Con il Decreto Dignità il governo Conte-Di Maio-Salvini ha mostrato il suo vero volto. Questo forse è un bene, perché apre gli occhi a quanti fino ad oggi si erano illusi, anche fra gli elettori di centro-destra”. Nella sua lettura si tratta di un decreto che “è certamente un male per le imprese, per i lavoratori, per l’occupazione, per i veri e propri drammi sociali che l’Italia deve affrontare”, soprattutto perché si tratta di una risposta che “non solo non risolve nulla, ma al contrario aggrava le difficoltà di famiglie e imprese”. Per Berlusconi, infatti, “in questo modo non si riduce la flessibilità, si riducono i posti di lavoro, e si scoraggiano i contratti regolari a vantaggio del lavoro nero. Chi ha scritto il decreto certo non conosce l’economia reale come chi lavora e chi fa impresa. Un milione di contratti che stanno per essere rinnovati ora sono a rischio e per quasi la metà si tratta di giovani”.

Poi l’affondo nei confronti del leader del Movimento 5 Stelle:

Quelle che il governo ha varato, sono norme che scontentano tutte le categorie produttive, chi lavora e chi crea lavoro. Questo decreto sembra fatto contro di loro. Di Maio vuole regolare per decreto una cosa che non ha mai conosciuto, il mondo del lavoro. Non avendo idee originali, rispolvera ricette vecchie che sono fallite in tutto il mondo: sembra incredibile ma il ministro del Lavoro ripropone nel 2018 soluzioni vetero-comuniste già sconfitte nel ‘900 e alle quali non credono più nemmeno i sindacati seri

Immediata la replica di Luigi Di Maio, affidata al suo profilo Twitter:

Berlusconi preoccupato per Dl Dignità? Forse perché abbiamo tutelato gli interessi delle fasce più deboli e non quelli delle lobby del gioco d’azzardo tanto care alle sue TV. Se ne faccia una ragione, noi continueremo a lavorare nell’esclusivo interesse delle famiglie!

fontedi-maio-non-ha-mai-lavorato-norme-vetero-comuniste/
http://www.fanpage.it/

È giunta l’estate. E dopo ben quattro mesi di duro lavoro (?) i nostri esimi parlamentari potranno finalmente godersi i loro 40-50 giorni di ferie… E pazienza per le emergenze… E TU Italiota, proprio non ti senti preso per i fondelli…?

 

estate

 

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È giunta l’estate. E dopo ben quattro mesi di duro lavoro (?) i nostri esimi parlamentari potranno finalmente godersi i loro 40-50 giorni di ferie… E pazienza per le emergenze… E TU Italiota, proprio non ti senti preso per i fondelli…?

Il dolce far niente dei parlamentari: e ora arriva anche la (lunga) pausa estiva

Dopo tre mesi di crisi politica, venti giorni di commissioni e prime settimane di nulla cosmico tra Montecitorio e Palazzo Madama, in arrivo anche la lunga pausa estiva. Che, dopo il record assoluto raggiunto l’anno scorso, si preannuncia ancora lunghissima. E pazienza per la narrativa dell’emergenza…

Come noto, la crisi politica apertasi dopo le elezioni del 4 marzo si è risolta solo dopo oltre tre mesi di stallo, con la nascita del governo Conte, sostenuto da Movimento 5 Stelle e Lega. Durante questo periodo a Palazzo Chigi è rimasto in carica per gli affari correnti Paolo Gentiloni, mentre il Parlamento procedeva molto a rilento anche nella costituzione delle Commissioni speciali. Poi, dopo l’insediamento del nuovo governo, la costituzione delle 14 Commissioni permanenti, organi fondamentali per il funzionamento della macchina legislativa, ha richiesto altri 20 giorni portando a quasi 4 mesi il periodo di sostanziale immobilismo del Parlamento. Nel frattempo, l’attività combinata di Governo e Aule è stata ridotta ai minimi termini. Solo poco più di una decina di sedute per Camera e Senato, con l’esame di alcuni decreti approvati dal governo precedente, prima dell’arrivo del decreto Dignità, il primo vero testo della nuova amministrazione che sarà discusso in Parlamento.

Il calendario dei lavori restituisce l’idea della “calma” con cui ci si sta muovendo. La Camera a luglio si è riunita il 4 per lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, per poi aggiornarsi il 9 con una tre giorni in cui si sono discussi provvedimenti minori e questa settimana si occuperà praticamente solo della conversione in legge del decreto “terremoto”, approvato dal governo Gentiloni; tutto da stabilire il programma delle prossime settimane, in cui “potrà avere luogo l’esame di decreti-legge preannunciati dal Governo e presentati alla Camera o trasmessi dal Senato”. Palazzo Madama lavorerà, se possibile, a ritmo ancor più ridotto, con 3 giorni di interpellanze e interrogazioni a partire da domani, l’eventuale votazione di due componenti del Cda Rai nei 3 giorni della settimana successiva e, infine, “eventuale seguito di argomenti non conclusi” nella quarta settimana di luglio. Settimana lavorativa che va rigorosamente dal martedì al giovedì, per quanto concerne l’Aula.

Il tutto mentre si avvicina il tempo della pausa estiva, che anche quest’anno si annuncia particolarmente lunga. Come spiega OpenPolis, infatti, negli “anni passati le “ferie” dei parlamentari sono durate dai 24 ai 39 giorni, con il picco raggiunto proprio l’anno scorso”. Eppure, l’avvio della legislatura dovrebbe coincidere con un periodo di grande attività, considerato che sono molti i disegni di legge “in sospeso” della scorsa legislatura e molte le nuove proposte presentate proprio in questi giorni (come si può agevolmente verificare qui). Inoltre, appare scontato che, dopo 6 riunioni senza provvedimenti legislativi addottati dal governo (seguite appunto dai primi decreti), il Consiglio dei ministri cominci a presentare proposte con maggiore continuità.

Anche per questo motivo, proprio OpenPolis lancia un appello: una pausa estiva breve, che consenta ai parlamentari di cominciare a lavorare sul serio.

Agosto è alle porte, e i capigruppo, assieme ai presidenti di aula, dovranno decidere il calendario dei lavori per le prossime settimane. Visto il prolungato stallo che abbiamo testimoniato, sarebbe auspicabile che si decidesse per un agosto in controtendenza, con una pausa estiva breve. Abbiamo dovuto aspettare oltre 3 mesi per la formazione del governo, e altri 20 giorni per la costituzione delle commissioni, pensare che il parlamento possa chiudere per altre settimane non sembra ideale.

fonte: https://www.fanpage.it/il-dolce-far-niente-dei-parlamentari-e-ora-arriva-anche-la-lunga-pausa-estiva/
http://www.fanpage.it/

 

Caro Salvini, Cara Meloni. Sono uno di quei coglioni che ha pietà per i migranti che crepano… Ora ho una domanda per voi: …E perché non vi portate gli italiani in difficoltà a casa vostra?

 

Salvini

 

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Caro Salvini, Cara Meloni. Sono uno di quei coglioni che ha pietà per i migranti che crepano… Ora ho una domanda per voi: …E perché non vi portate gli italiani in difficoltà a casa vostra?

E perché non vi portate gli italiani in difficoltà a casa vostra?

Le tasse che ogni anno vengono pagate da ogni contribuente servono affinché lo Stato possa e debba sostituirsi alla personale solidarietà dei singoli, che potrebbero anche decidere di prendere parte a qualche programma di inserimento e accoglienza ma non possono essere né obbligati a farlo né tantomeno possono essere criticati per il fatto che una serie di problemi personali impedisce loro di spendersi in prima persona con iniziative più concrete di un appello sul giornale. E questo vale sia per i migranti che per i terremotati che per gli italiani in povertà assoluta, perché così funziona uno Stato. Eppure nessuno va a chiedere conto a Salvini o Meloni del perché loro, nella loro magione dorata, non ospitino alcun italiano in difficoltà pur dicendosi sempre molto preoccupati dalla situazione economica delle famiglie indigenti. Cosa cambia?

“Portateli a casa tua” è il commento più gettonato quando si parla di migranti. Su Facebook o nella vita reale, ogni volta che si affronta la questione migranti lo scontro si sposta sul terreno economico e della pubblica sicurezza e i detrattori delle politiche di accoglienza puntano il dito contro i cosiddetti “radical chic” evidenziando che potrebbero ospitare i migranti a casa propria, se proprio ci tengono così tanto a farli stare in Italia. Non solo commenti e diatribe da bar, però, quel “portateli a casa tua” è diventato lo scheletro di una “inchiesta” condotta dal quotidiano Il Tempo che sta facendo molto parlare in questa calda giornata di mezza estate.

Cercando di contrastare l’iniziativa di “Rolling Stone” organizzata per esprimere dissenso contro le politiche del ministro dell’Interno Matteo Salvini, un cronista del quotidiano romano ha inventato di sana pianta un ong e ha iniziato a chiamare un centinaio di intellettuali e artisti da sempre vicini alla causa migratoria chiedendo loro di ospitare un migrante a caso in casa loro, così a caso. Dopo aver effettuato una serie di chiamate, il cronista ha poi costruito un pezzo ad hoc volto a dimostrare che i radical chic di sinistra solo a parole sarebbero solidali con i migranti ma non a fatti e “sputtanare” i volti noti che hanno aderito all’appello di Rolling Stone o all’iniziativa “Magliette rosse”. E così, l’articolo, condividiso con gaudio e giubilo anche dallo stesso Salvini, ha letteralmente fatto il giro della rete ed è in pochissime ore divenuto una vera e propria clava da utilizzare per picchiare i buonisti della rete e sbattere loro in faccia “la verità che nessuno racconta”.

Insomma, secondo il cronista che ha costruito il pezzo – perché di costruzione a tesi si tratta – il rifiutare l’invito di una sconosciuta ong inventata di sana pianta o richiede informazioni più specifiche via mail per sincerarsi della bontà dell’iniziativa e dell’esistenza della onlus stessa dimostrerebbe che i radical chic con il rolex e l’attico a New York non sono poi davvero così buoni e bravi ma sarebbero degli egoisti che di fronte alla possibilità di dare un aiuto concreto si tirano indietro senza colpo ferire. L’articolo de Il Tempo, invece, altro non è che l’accozzaglia di una serie di luoghi comuni spacciati per verità assoluta e altro non fa che sciorinare una serie di nomi noti – e molto odiati dai cattivisti – insieme a una serie di scuse che questi avrebbero presentato all’anonimo chiamante. Su 100 persone, solo 4 avrebbero accettato l’offerta, mentre una buona metà nemmeno avrebbe risposto al telefono e un’altra buona metà avrebbe gentilmente declinato l’invito. L’articolista ha poi messo insieme una serie di vittime designate e le ha date in pasto alla rete, sottolineandone l’incongruenza tra parole e comportamenti.

Come ha spiegato sui social lo stesso Linus, però, molti hanno rifiutato perché hanno subodorato puzza di bruciato e hanno compreso subito potesse trattarsi di un banale scherzo telefonico a opera di qualche buontempone, ma nonostante questo si sono ritrovati nel tritacarne dei cattivisti senza possibilità d’appello. La critica che però si può e si deve muovere a questo articolo de Il Tempo e in generale a tutti quelli che credono che i migranti possano e debbano essere ospitati a casa dei buonisti è un’altra: l’iniziativa di Rolling Stone e quella di Libera erano di stampo umanitario e miravano a sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della chiusura dei porti italiani connessa ai naufragi, sottolineando che è dovere di ogni nazione salvare e accogliere i migranti in viaggio nel Mar Mediterraneo perché non si possono contare i centesimi quando in ballo di sono le vite delle persone.

Quel “portateli a casa tua” non ha alcun senso perché non possono essere compiti di un singolo cittadino il mantenimento e l’integrazione di immigrati e richiedenti asilo sul territorio nazionale, le tasse che ogni anno vengono pagate da ogni contribuente servono affinché lo Stato possa e debba sostituirsi alla personale solidarietà dei singoli, che potrebbero anche decidere di prendere parte a qualche programma di inserimento e accoglienza ma non possono essere né obbligati a farlo né tantomeno possono essere criticati per il fatto che una serie di problemi personali impedisce loro di spendersi in prima persona con iniziative più concrete di un appello sul giornale. E questo vale sia per i migranti che per i terremotati che per gli italiani in povertà assoluta, perché così funziona uno Stato. Eppure nessuno va a chiedere conto a Salvini o Meloni del perché loro, nella loro magione dorata, non ospitino alcun italiano in difficoltà pur dicendosi sempre molto preoccupati dalla situazione economica delle famiglie indigenti. Cosa cambia?

fonte: https://www.fanpage.it/e-perche-non-vi-portate-gli-italiani-in-difficolta-a-casa-vostra/

 

 

L’amarezza di Camilleri: “intorno all’estremismo di Salvini vedo il consenso di Mussolini nel 1937 – Sto per lasciare una brutta eredità ai miei nipoti”

 

Camilleri

 

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L’amarezza di Camilleri: intorno all’estremismo di Salvini vedo il consenso di Mussolini nel 1937

Lo scrittore parla dei giorni giorni bui: questo è davvero un brutto passaggio nella storia italiana. Sto per lasciare una brutta eredità ai miei nipoti.

Parole amare, con la delusione nel vedere un paese incattivito e pieno di razzisti: “Non ho rimpianti per il passato. Però questo è davvero un brutto passaggio nella storia italiana che temo non abbia paragoni con altri periodi”. Lo ha dettolo scrittore Andrea Camilleri in un’intervista a ‘la Repubblica’, dove definisce l’Italia di oggi “un paese che torna indietro, come i gamberi. È come se avesse cominciato a procedere in senso inverso, smarrendo le importanti conquiste sociali che aveva realizzato in passato. Se devo essere sincero, io non riconosco più gli italiani”, dice.
E a proposito delle posizioni del ministro dell’Interno e leader della Lega, Matteo Salvini: “Non voglio fare paragoni – osserva Camilleri – ma intorno alle posizioni estremiste di Salvini avverto lo stesso consenso che a dodici anni, nel 1937, sentivo intorno a Mussolini. Ed è un brutto consenso perché fa venire alla luce il lato peggiore degli italiani, quello che abbiamo sempre nascosto”. Quale? “Prima di tutto il razzismo. Noi ci siamo riparati dietro l’immagine stereotipata di ‘italiani brava gente’, ma non è sempre stato così, specie nell’Africa Orientale. Su questo preferisco sorvolare. Però ricordo ancora le scritte che mi accoglievano a Torino negli anni Sessanta quando andavo a lavorare nella sede Rai: ‘Non si affittano case ai meridionali'”.
“Una delle mie più grosse pene è proprio questa: a novantatré anni, a un passo dalla morte, mi trovo a lasciare a nipoti e pronipoti un’Italia che non mi aspettavo di lasciare in eredità. I miei uomini politici si chiamavano De Gasperi, Togliatti, Nenni, Sforza. Avevano un preciso concetto dello Stato e di quello che si poteva fare del paese. Abbiamo ricostruito l’Italia, ora la stiamo risfasciando. Per questa ragione sento di aver fallito come cittadino italiano. E mi pesa molto”, conclude Camilleri.

tratto da: https://www.globalist.it/politics/2018/07/08/l-amarezza-di-camilleri-intorno-all-estremismo-di-salvini-vedo-il-consenso-di-mussolini-nel-1937-2027538.html

Vergognoso – Italia stampa da terzo mondo – arrestato il governatore PD Pittella (RIPETIAMO PD), ma i giornali a stento se ne accorgono, ma se la Raggi fa una scorreggia…

 

Pittella

 

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Vergognoso – Italia stampa da terzo mondo – arrestato il governatore PD Pittella (RIPETIAMO PD), ma i giornali a stento se ne accorgono, ma se la Raggi fa una scorreggia…

Sanità in Basilicata, arrestato il governatore PD Pittella (RIPETIAMO PD): “Influenzate le scelte. Se si ricandida, pericolo che ricommetta reati”

Il presidente della Regione ai domiciliari con l’accusa di concorso in falso e abuso d’ufficio in un’inchiesta su raccomandazioni nelle nomine e manipolazione di concorsi. Altre 29 persone ai vertici del sistema sanitario lucano sono state raggiunte da misure restrittive perché accusate “a vario titolo di reati contro la Pubblica amministrazione”

Ma voi avete notato come la notizia dell’arresto di Pittella è stata riportata dai mass media (quotidiani e tv)?
Come sempre: molto soft (servizi brevi) e abbinata ad altri fatti di attualità per stemperarne la gravità.

Insomma non è successo niente o quasi…

Se invece Di Maio sbaglia un congiuntivo o la Taggi fa una scorreggia…

CHE SCHIFO !!

8 luglio 1978: Sandro Pertini è Presidente della Repubblica. La storia dell’elezione del Presidente più amato dagli Italiani

 

Sandro Pertini

 

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8 luglio 1978: Sandro Pertini è Presidente della Repubblica. La storia dell’elezione del Presidente più amato dagli Italiani

 

8 luglio 1978: Sandro Pertini è Presidente della Repubblica.
Dopo 16 scrutini a vuoto a due mesi dalla morte di Moro, fu scelto come figura di garanzia per il proprio passato nella Resistenza. Fu il più amato e ricordato da (quasi) tutti gli Italiani

Alle 12:57 di sabato 8 luglio 1978 il Presidente della Camera Pietro Ingrao leggeva per la cinquecentoseiesima volta il nome dell’Avvocato Sandro Pertini (San Giovanni di Stella, Savona, 25 settembre 1896).

Era dunque ufficiale: dopo 16 scrutini andati a vuotol’ottantaduenne socialista, già Presidente della Camera, veniva eletto al Quirinale. Un lungo scroscio di applausi riempì l’aria di Montecitorio.

Era la prima volta dal 1946 che un Socialista veniva eletto Presidente della Repubblica.

Alla fine dello spoglio alle 13,30 circa, l’esito finale parlava di un successo schiacciante: 832 voti su 995 (121 le schede bianche), anche questo era un dato inedito nella storia della Repubblica. Pertini, nel frattempo, si trovava nella sua abitazione-studio nei pressi della Fontana di Trevi. Era stato sul punto di rinunciare definitivamente alla candidatura per le divergenze e le pressioni attorno alla sua figura. Sul letto, le valigie già pronte per un periodo di riflessione nella sua amata Nizza, che lo vide manovale durante la fuga dalla giustizia fascista.

Come si arrivò all’elezione di Pertini: il fantasma di Aldo Moro

Il percorso che portò il vecchio partigiano Pertini a ricoprire la più alta carica dello Stato fu lungo e tutt’altro che semplice, intrapreso in uno dei periodi più difficili per le Istituzioni repubblicane a soli due mesi dall’assassinio del Presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro avvenuto il 9 maggio del 1978.

Proprio l’esito drammatico dei 55 giorni di prigionia dello statista democristiano nella prigione delle Brigate Rosse aveva segnato profondamente il corso della politica italiana.

La sconfitta dello Stato e le gravissime spaccature tra i sostenitori della fermezza nei confronti dei terroristi in contrasto tra i fautori del dialogo (in primis Craxi) resero ancora più precario l’equilibrio politico di un paese atterrito dall’omicidio di Moro e dall’escalation di violenze degli anni di piombo, ora dirette al “cuore dello Stato”. Ad aggiungere peso alle incognite, Aldo Moro aveva portato con sé nella tomba l’idea del “compromesso storico” tra il suo partito ed il Pci.

La fine ingloriosa di Giovanni Leone

Contemporaneamente ai cupi giorni di quella tarda primavera del 1978, sulla figura dell’ormai ex Capo dello Stato era calata l’ombra dello scandalo. Giovanni Leone aveva infatti rassegnato le dimissioni il 15 giugno 1978, travolto dalla pressione dello scandalo Lockheed. Date queste premesse, si rivelava assolutamente necessaria la figura di un futuro Presidente di indubbia moralità e dotato di carisma, che fosse in grado di unificare attorno alla sua figura un Paese che rischiava una pericolosa deriva istituzionale ed una spaccatura insanabile nelle forze politiche del paese.

Le candidature che furono avanzate durante il mese di giugno rispecchiavano sostanzialmente le forti divisioni tra partiti e quelle all’interno delle correnti degli stessi.

Il primo a fare il nome di Sandro Pertini è Giacomo Mancini in un’intervista al quotidiano “Paese Sera“. E’ il 21 giugno 1978 e la proposta pare subito piacere al Segretario della Dc Benigno Zaccagnini, seguito prontamente dal Pci di Berlinguer. La destra dorotea della Dc non gradiva invece la candidatura dell’anziano socialista ligure, in quanto espressione diretta dell’esperienza “frontista” dei primi anni del secondo dopoguerra. Risolutamente contrario si espresse il Msi per l’esperienza resistenziale di Pertini, mentre il Segretario socialista Bettino Craxi si incaricava di candidare ufficialmente l’ottantaduenne padre politico del Psi a insaputa di quest’ultimo.

Pertini arrabbiato con Craxi

Alla mossa decisionista e spregiudicata di Craxi, il carattere impulsivo e irascibile di Pertini ebbe uno scatto: non avrebbe voluto offrire la propria figura come candidato alla Presidenza non ritenendosi accettato come “Presidente di tutti”, essendo avversato dalla destra Dc e anche da una parte degli stessi Socialisti che avevano proposto nel frattempo le candidature di Giuliano Vassalli e di Antonio Giolitti. Nello stesso momento i Repubblicani candidavano Ugo La Malfa ma Sandro Pertini con una mossa a sorpresa ritirava la propria candidatura con una lettera di rinuncia. La mossa dell’anziano socialista si rivelerà presto vincente perché in Aula si stava consumando la paralisi dovuta ai veti incrociati dei partiti e delle correnti.

Il Pci bocciava Vassalli per il suo ruolo di giurista a difesa degli imputati dello scandalo Lockheed (Cossutta arrivò a dire che votarlo “equivaleva a votare Lefebvre”); il Psi dal canto suo attaccava la candidatura di La Malfa, che piaceva invece ad una parte della Dc.

Come detto, Pertini era avversato dalla destra democristiana e da tutto il Msi. Negli ultimi giorni la partita sembrò giocarsi tra Giolitti e La Malfa. Ma anche in questo caso si arrivò alla paralisi perché la scelta obbligata per la Dc avrebbe dovuto essere tra due laici, mentre il Pci pose un veto definitivo su La Malfa. A questo punto lo stallo sembrava essere destinato a minare la stabilità del governo di solidarietà nazionale di Giulio Andreotti, nato dall’emergenza del dopo Moro. 

La lettera di rinuncia di Pertini sparigliava le carte e si rivelava decisiva perché otteneva l’effetto contrario: il Pci decideva di rimetterlo in corsa, trascinando con sé la sinistra Dc di Zaccagniniche aveva sempre supportato l’anziano socialista e parte del Psi che avrebbe comunque avuto un illustre rappresentante del partito nonostante la candidatura di Giolitti.

La volata del Presidente partigiano: 8 luglio 1978

Fu in questo quadro di fibrillazione che si giunse allo scrutinio finale, quello del’ 8 luglio 1978. Le voci dissonanti della Dc di Forlani (che mirava a indebolire la segreteria di Benigno Zaccagnini) e dei Repubblicani che sostennero fino all’ultimo La Malfa furono alla fine messe a tacere. Craxi dal canto suo avrebbe più volentieri sostenuto Antonio Giolitti, per le note divergenze nate dopo la svolta del Midas con la vecchia dirigenza del Psi di cui Pertini era espressione piena.

Tuttavia la prospettiva di un socialista al Quirinale fu determinante per la scelta finale del Segretario del garofano. I Comunisti dal canto loro accettarono il rientro in gioco di Pertini senza condizioni, sapendo bene che il possibile nuovo Presidente non avrebbe preso ordini da Craxi.

Il salvataggio degli equilibri politici e l’idea di un Presidente di garanzia fece crollare le pesanti barriere erette dagli elettori negli ultimi giorni prima dell’elezione.

Quando Pertini venne a conoscenza della sua schiacciante vittoria mentre era in casa davanti ad un film western, era ancora risentitocon Bettino Craxi per avere alimentato le trame di Montecitorionel periodo tra la sua rinuncia ed il successo finale. Il giorno seguente, il 9 luglio 1978, fu fissata la data del giuramento davanti alla Costituzione. Un uomo profondamente differente prendeva il posto di Giovanni Leone, per storia e cultura personali. Un simbolo dell’antifascismo e dei valori della Costituzione caratterizzato dall’avversione al compromesso e dalla fermezza. Portava con sé gli anni di carcere e di confino, l’attività ai vertici del CLN, incarnazione di una vittoria contro un nemico dello Stato che nel 1978 si chiamava terrorismo.

La nota capacità dialettica e retorica accompagnò la figura di Pertini per tutto il mandato, e attirò sia favori che critiche: soprattutto da chi lo accusava di narcisismo presenzialista e di forti ingerenze politiche esplicitate sotto la maschera di “Presidente degli Italiani”. Fu in particolare modo accusato dagli avversari di efferatezza in alcuni episodi legati alle giornate dell’insurrezione di Milano nell’aprile 1945 (presunto ordine di fucilazione per gli attori Osvaldo Valenti e Isa Ferida). Fu criticato per l’omaggio a Stalin in un discorso al Parlamento all’indomani della morte del dittatore comunista nel 1953. In seguito anche per i toni incendiari che gli avversari politici gli imputavano in occasione del comizio tenuto a Genova nel 1960, nel quale avrebbe incitato gli operai e i portuali alla violenza per impedire il Congresso dell’Msi nel capoluogo ligure Medaglia d’Oro della Resistenza, che costò la poltrona al breve Governo Tambroni. Durante la carica di Presidente della Repubblica, gli furono mosse  critiche di eccessivo protagonismo in particolare durante la straziante agonia del piccolo Alfredo Rampi nel pozzo di Vermicino nel giugno 1981.

“Moro, non io, se fosse vivo, parlerebbe oggi a voi”

Pertini tiene il proprio discorso inaugurale davanti alle Camere alle 11:40 del 9 luglio 1978. Oltre alle formule di giuramento sulla Costituzione, il nuovo Presidente si soffermò su alcuni temi dominanti il suo pensiero: la dignità fondata sul lavoro, l’eguaglianza dei diritti e l’assoluta inalienabilità della libertà, non sindacabile con alcun tipo di vantaggio sociale o economico. Dopo avere salutato le Forze dell’Ordine, Pertini rivolge un pensiero ed un elogio agli emigranti italiani nel mondo, per poi tornare con la memoria alla propria esperienza di antifascista della prima ora. “Non posso, in ultimo, non ricordare i patrioti con i quali ho condiviso le galere del tribunale speciale, i rischi della lotta antifascista e della Resistenza” (…), è l’incipit del passo riservato al passato partigiano. Tuttavia Pertini smorzava subito i toni infiammati che riportavano ai drammatici giorni e alla violenza dell’insurrezione, rassicurando gli Italiani con questa frase: ” Ricordo questo con orgoglio non per ridestare antichi risentimenti, perché sui risentimenti nulla di positivo si costruisce né in morale, Nè in politica. Ma da oggi io cesserò di essere uomo di parte. Intendo essere solo il Presidente della Repubblica di tutti gli Italiani, fratello a tutti nell’amore di Patria e nell’aspirazione costante alla Libertà e alla Giustizia. Onorevoli Senatori e Deputati, signori Delegati Regionali: viva la Repubblica, viva l’Italia!“.

Era cominciata l’era del “Presidente più amato dagli Italiani” (o,meglio, da buona parte), che salvava il Governo Andreotti oltre agli gli equilibri politici dei partiti minati dai colpi di maglio delle bombe e da un terrorismo tutt’altro che sconfitto. Forse la persona meno entusiasta dell’elezione del Presidente partigiano fu sua moglie Carla Voltolina, l’ex staffetta partigiana che proprio non ne voleva sapere dei futuri obblighi da first lady, preoccupata com’era per i tanti impegni di lavoro al servizio dei tossicodipendenti e alcolisti ricoverati al Policlinico Gemelli.

fonte: https://www.panorama.it/news/politica/8-luglio-1978-sandro-pertini-e-presidente-della-repubblica-storia-e-foto/

Salvini deride pure i bambini affogati in mare: “Che peccato, in casa non ho trovato neanche una maglietta rossa da esibire oggi…” – Sveglia Gente, siamo ITALIANI, non le merde in cui ci vuole trasformare quest’individuo!

 

Salvini

 

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Salvini deride pure i bambini affogati in mare: “Che peccato, in casa non ho trovato neanche una maglietta rossa da esibire oggi…” – Sveglia Gente, siamo ITALIANI, non le merde in cui ci vuole trasformare quest’individuo!

 

Salvini deride i bambini morti in mare: peccato che non ho trovato una maglietta rossa

Il nemico di chi salva vite in mare ironizza sull’iniziativa lanciata da Libera. Sinistra Italiana replica: è indegno di svolgere il ruolo istituzionale

C’è qualcuno che ha la responsabilità delle centinaia di annegati nel Mediterraneo nelle ultime settimana. E chi ha la responsabilità? Chi ha criminalizzato le Ong impedendo loro di operare e si è affidato a un non-stato come la Libia dove comandando le milizie e, all’interno delle milizie, comandano i cartelli criminali.
Così la Guardia Costiera libica, stranamente, arriva sempre a naufragio avvenuto a fare la cosa dei dispersi (centinaia) e raccogliere i pochi sopravvissuti.
Ma no si è razzisti e xenofobi fino in fondo se non di deride la sofferenza: “Che peccato, in casa non ho trovato neanche una maglietta rossa da esibire oggi…”.

E l’emoticon di un bacio. Così Matteo Salvini – che notioriamente ama vestire capi d’abbigliamento di marchi vicini a CasaPound – prende le distanze, su Facebook, dall’appello di Libera e Don Ciotti a indossare oggi una maglietta rossa in memoria dei bambini morti in mare mentre tentavano di arrivare in Europa e sfuggire a guerre, fame e miseria.
Le magliette rosse ricordano i pigiamini rossi indossati dai bimbi annegati una settimana fa davanti alle coste della Libia, e la maglietta rossa del piccolo Alan Kurdi, ritrovato senza vita tre anni fa su una spiaggia turca. Le madri dei piccoli migranti tendono a vestire i propri figli di rosso durante la traversata, nella speranza che, in caso di naufragio, quel colore richiami l’attenzione dei soccorritori.

La replica di Sinistra Italiana: è un indegno
“Salvini non trova nel suo armadio una maglietta rossa? Non ci stupisce. La sua battuta nemmeno.”
Lo afferma Nicola Fratoianni di Liberi e Uguali replicando alle battute di Salvini sull’iniziativa delle magliette rosse lanciata da Libera, Arci e Anpi.
“Non ci stupisce ma ci fa schifo. – conclude Fratoianni – Chi ironizza sulla morte e sulla disperazione di migliaia di persone è solo un poveraccio. Indegno di svolgere il ruolo istituzionale che riveste.”

tratto da: https://www.globalist.it/politics/2018/07/07/salvini-deride-i-bambini-morti-in-mare-peccato-che-non-ho-trovato-una-maglietta-rossa-2027519.html

L’annuncio di Salvini: “Soldi sequestrati alle mafie per combattere abusivi e massaggiatori in spiaggia” …dico a TE, coglione disoccupato che forse stasera non riuscirai a mettere il piatto a tavola: il TUO problema, secondo Salvini, sono i massaggiatori in spiaggia! Ma veramente non ti senti preso per il culo?

 

Salvini

 

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L’annuncio di Salvini: “Soldi sequestrati alle mafie per combattere abusivi e massaggiatori in spiaggia” …dico a TE, coglione disoccupato che forse stasera non riuscirai a mettere il piatto a tavola: il TUO problema, secondo Salvini, sono i massaggiatori in spiaggia! Ma veramente non ti senti preso per il culo?

Arriva la direttiva spiagge sicure voluta dal ministro dell’Interno Matteo Salvini: I soldi sequestrati alle mafie serviranno per combattere ambulanti e massaggiatori…

Capito mio bel disoccupato? Sì, vabbè, forse il Governo se ne fotte altamente che stasera non potrai mettere il piatto in tavola. Però domani, mentre prenderai il sole in una delle più esclusive spiagge italiane, la tua digestione (?) non sarà disturbata da tutti quei negri che vogliono venderti braccialetti o peggio dai gialli che vogliono proporti massaggi…

Soddisfatto, no?

Io, al posto tuo, mi sentirei molto, ma molto preso per il culo…!

Da Fanpage:
Spiagge sicure, l’annuncio di Salvini: “Soldi sequestrati alle mafie per combattere abusivi e massaggiatori”

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini annuncia l’arrivo della direttiva ‘Spiagge sicure’ per combattere il commercio abusivo sulle spiagge italiane. Oltre alle sanzioni già previste, Salvini annuncia che la norma prevede l’impiego di “alcuni milioni di euro che arrivano dal Fondo unico giustizia, soldi sequestrati ai mafiosi: dalla mafia arriveranno sulle nostre spiagge per pagare gli straordinari agli agenti della polizia locale”.

Arriva la direttiva spiagge sicure voluta dal ministro dell’Interno Matteo Salvini e, rispetto agli anni passati, c’è una novità sostanziale annunciata dallo stesso vicepresidente del Consiglio: “Quest’anno all’invito aggiungiamo dei soldi, alcuni milioni di euro che arrivano dal Fondo unico giustizia, soldi sequestrati ai mafiosi, quindi con doppio gusto: dalla mafia arriveranno sulle nostre spiagge per pagare gli straordinari agli agenti della polizia locale”. L’invito di cui parla Salvini è quello ai cittadini che frequentano le spiagge italiane, a cui chiede di non comprare la borsa, la collanina o di non farsi fare i massaggi in spiaggia da persone che non hanno il diritto di farlo: “Comprarli significa aiutare la malavita organizzata e non il poverino che le vende”.

Salvini annuncia anche il daspo urbano per le aree ad alta densità turistica, introducendo “la possibilità di sanzionare e leggi ad hoc per le aree infestate dall’abusivismo commerciale, sanitario e non solo”. Il ministro dell’Interno, ringraziando gli uffici del Viminale che hanno elaborato questo strumento “trovando anche dei soldi”, spiega che la sua direttiva ricalca in parte quello che alcuni comuni già fanno. È il caso della prefettura di Ravenna che “da due anni controlla chilometri di litorale e ha sconfitto qualsiasi tipo di abuso”. Ciò su cui punta il vicepresidente del Consiglio è il “coinvolgimento diretto degli enti locali insieme al protagonismo dei sindaci e degli assessori: contiamo che aumentino i sequestri, le confische, gli arresti, i numeri di chilometri di spiagge tranquille”.

Le sanzioni per chi acquista in spiaggia
Il ministro dell’Interno fa sapere che la nuova direttiva, presentata oggi al Viminale, non prevede un innalzamento delle sanzioni per l’acquisto di merce da venditori abusivi. Per chi compra il rischio è di subire sanzioni che vanno dai 100 ai 7mila euro. “È già previsto dal codice – spiega Salvini – non abbiamo voluto aumentare le sanzioni, ma semplicemente mettere gli agenti in condizioni di applicare la legge vigente. Sarebbe ipocrita aumentare all’infinito le sanzioni quando non c’è il personale sufficiente”.

Come funziona il Fondo unico di giustizia
Il Fondo unico di giustizia, citato da Salvini e da cui arriveranno i fondi, raccoglie i rapporti finanziari e assicurativi sottoposti a sequestro penale o amministrativo e le somme non ritirate trascorsi cinque anni dai processi civili e dalle procedure fallimentari. Attraverso Equitalia giustizia vengono versate allo Stato le somme confiscate dall’autorità giudiziaria o amministrativa, l’utile della gestione finanziaria delle risorse liquide del Fondo e una quota delle risorse sequestrate che viene stabilita con decreto ministeriale. Le somme versate allo Stato da Equitalia giustizia sono destinate – per essere riassegnate – in misura non inferiore a un terzo al ministero dell’Interno, in misura non inferiore a un altro terzo al ministero della Giustizia e all’entrata del bilancio dello Stato. Le quote di riassegnazione vengono stabilite annualmente con un decreto del presidente del Consiglio e finora si è sempre deciso di dare il 49% al ministero dell’Interno, il 49% a quello della Giustizia e il restante 2% al bilancio dello Stato. Il ministero dell’Interno può utilizzare questi fondi per la tutela della pubblica sicurezza e del soccorso pubblico.

Una tabella riportata sul sito del ministero della Giustizia mostra quali siano le cifre che Equitalia giustizia versa allo Stato attraverso questo fondo. Negli ultimi anni la cifra totale si è aggirata tra i 150 e i 220 milioni di euro: dal 2013 non è mai scesa sotto i 100 milioni. Per i primi mesi del 2018 – fino al 31 marzo – la cifra versata allo Stato è stata di 55 milioni di euro.

fonte: https://www.fanpage.it/spiagge-sicure-lannuncio-di-salvini-soldi-sequestrati-alle-mafie-per-combattere-abusivi-e-massaggiatori/
http://www.fanpage.it/