Signore e Signori ecco la stampa Italiana: Il Tempo prende per il culo la Raggi per le “pecore tosaerba” …ma l’idea l’avevano già avuta a Parigi. Dal 2013, e all’epoca la notizia la riportava, con toni enfatici, …Il Tempo…!

 

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Signore e Signori ecco la stampa Italiana: Il Tempo prende per il culo la Raggi per le “pecore tosaerba” …ma l’idea l’avevano già avuta a Parigi. Dal 2013, e all’epoca la notizia la riportava, con toni enfatici, …Il Tempo…!

 

Questa è una delle testate che in questi giorni sta criticando (per dire poco) la Raggi e la giunta del M5S per aver suggerito l’ idea di usare pecore per radere l’erba.

Ma non è una novità. A Parigi ( e non stiamo parlando, con tutto il rispetto di  Abbiategrasso, ma di una Capitale e un delle più grandi ed importanti città Europee) l’idea risale al 2013 ed all’epoza sembrava buona anche a quelli de Il tempo (“è buona idea, ecologica … a Parigi l’eseprimento sta andando benissimo”) http://www.iltempo.it/…/le-pecore-tosaerba-arrivano-a-pari…/

Va bene Per Parigi ma non per Roma, soprattutto se la trovata è della Raggi… Allora diventa “L’ultima follia” …è un’idea strampalata, tragicomica, “una porca figura agli occhi del mondo” (http://www.iltempo.it/…/roma-campidoglio-raggi-pecore-erba…/)

Amici, se questa è la nostra stampa, siamo messi proprio male…

Ah, un consiglio a chi legge Il Tempo: LASCIATE PERDERE…!

 

By Eles

 

Roma, le buche nelle strade? Sono state scavate da 20 anni di tangenti incassate dai politici che facevano i loro porci comodi …Ma per i media del regime (lo stesso “regine” che incassava le tangenti) la colpa è della Raggi!

 

Roma

 

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Roma, le buche nelle strade? Sono state scavate da 20 anni di tangenti incassate dai politici che facevano i loro porci comodi …Ma per i media del regime (lo stesso “regine” che incassava le tangenti) la colpa è della Raggi!

 

Roma, le buche nelle strade sono scavate dalle tangenti
Voragine Capitale – Non è la pioggia ad aprire i crateri, ma un “sistema oliato” con mazzetta al 3%. Lo raccontarono ai pm gli imprenditori nel 2015

“È un sistema radicato nell’ente e quindi io so quelli che ho pagato io. (…) È un sistema di richiesta generalizzata da parte dei funzionari del Comune nel settore della manutenzione urbana; credo che chiedessero anche agli altri come costantemente chiedevano a noi”. Alessio Ferrari è un imprenditore che per anni si è occupato anche della manutenzione delle strade di Roma. Anche di buche, quindi. Problema che, dopo la recente insolita nevicata e il gelo, attanaglia la cittadinanza e la Pubblica amministrazione.

Alessio Ferrari è stato arrestato con un altro imprenditore, Luigi Martella(lavoravano insieme, entrambi sono tornati in libertà e l’inchiesta non è chiusa), nell’ottobre del 2015. Sono loro che portano i pm fin dentro i meccanismi che si nascondevano dietro i lavori di manutenzione stradale (accertati, secondo la Procura, per gare indette fino al 2015). E svelano l’esistenza delle mazzette del “3%”: le tangenti – calcolate “sull’importo netto, decurtato del ribasso d’asta” degli appalti – incassate dai funzionari pubblici che “curavano la contabilità e i Sal”, ossia i documenti di Stato di avanzamento dei lavori che permettono alle imprese di incassare un acconto. Allora, come adesso, il problema è lo stesso: le voragini che costano caro agli automobilisti romani. Ed è interessante rileggere oggi le rivelazioni degli imprenditori, che per anni hanno risistemato le strade della città, per capire il sistema.

L’ufficio di via Petroselli dimezzato dagli arresti

Grazie alle loro testimonianze e agli accertamenti della Procura di Roma, nel dicembre 2015, 18 funzionari del Dipartimento sviluppo e infrastrutture e manutenzione urbana (Simu) e di vari Municipi, compreso il I (Roma centro), sono stati indagati per corruzione. Sette sono finiti in cella e poi scarcerati. E nell’ordinanza il gip Massimo Di Lauro faceva i primi conti: “Risultano corrotti 12 funzionari per un importo di 585mila euro” per appalti dal 2012 al 2015 dal valore totale di circa 14,3 milioni. Dopo la retata di quel dicembre, molti hanno patteggiato pene fino a 3 anni; in un caso, un ex dipendente del dipartimento Simu è stato condannato in primo grado a 5 anni. Mentre i pm, con diversi sequestri, hanno recuperato circa 600mila euro, l’ammontare della corruzione, ora nelle casse dell’Erario.

A parlare delle mazzette sono dunque gli imprenditori. Il 9 novembre 2015 Luigi Martella – davanti ai pm Stefano Pesci e Alberto Pioletti, e al suo legale, l’avvocato Gaetano Scalise – dice: “Pagavamo i funzionari che ce lo chiedevano per la contabilità lavori”. Fa i nomi, i cognomi e le cifre: c’è chi ha incassato 114mila euro, chi 48mila, chi poco più di 69mila. “Non potrà negare che i pagamenti erano finalizzati a conseguire una certa benevolenza dei direttori dei lavori nell’esecuzione degli appalti”, osservano i pm. E Martella: “Non proprio. (…) Certo è chiaro che se un direttore dei lavori pretende che sia osservato rigorosamente il capitolato, è un problema; è molto meglio un direttore dei lavori più flessibile: se nel capitolato si dice che servono cinque persone e noi ne abbiamo solo tre, non è che deve sempre arrivare un rapporto”. Le mazzette, quindi, servivano per la contabilità e i Sal, non per vincere le gare.

Se non si pagava, nessuna documentazione

Il suo collega, Alessio Ferrari, ai pm fornisce più dettagli. Il 12 dicembre 2015 parla di un sistema diffuso, anche per la manutenzione urbana e le buche. Non tutti i Municipi sono marci, precisa. Come hanno raccontato al pm Pesci alcuni funzionari pubblici che, non accettando mazzette, sono stati messi ai margini. L’imprenditore quindi spiega: “Nell’aggiudicazione dell’appalto si concordavano alcune ‘agevolazioni’ rispetto al capitolato. Mi spiego: se si trattava di rifare un selciato e il capitolato indicava 20 metri quadri di sampietrini si concordava ad esempio che la rimozione invece di essere fatta a mano – come nel capitolato – ce la facessero fare in altro modo. Del resto i lavori avevano ribassi tali che diversamente non si sarebbe potuto fare”.

Nel caso delle buche, rivela l’imprenditore, “si risparmiava sullo spessore dell’asfalto, sulla fresatura (cioè quello che levi) e sulle bonifiche (la parte inferiore del sottofondo). Quest’ultima voce, per capirci, può funzionare così: se devi scavare 20 cm ti fanno fare 10”. Quindi la ditta scava per 10 centimetri, ma viene pagata dal Comune per il doppio. Così, in base a questo meccanismo, si crea il guadagno, con cui pagare i funzionari. “Se non aveste accettato?”, chiedono i pm. “Ci rimandavano indietro i Sal”, i documenti di stato di avanzamento dei lavori. E niente anticipo.

Risorse dei cittadini nelle tasche dei corrotti

Per gli imprenditori, i lavori, anche se non proprio in linea con il capitolato, sono stati eseguiti. Quando il gip però a dicembre 2015 emette la misura cautelare nei confronti dei funzionari del Campidoglio ha un’opinione diversa: “Il sistema era talmente ‘oliato’ – scrive – che spesso i funzionari elaboravano il capitolato con valori già ‘gonfiati’. (…) Il risultato è ovvio: lavori di manutenzione stradale fatti male, o addirittura non fatti del tutto, vengono tuttavia pagati dall’ente pubblico”. Il tutto a spese dei contribuenti: “Per effetto del sistematico fenomeno corruttivo – scrive il gip – (…) le risorse dei contribuenti vengono dirottate dalla manutenzione urbana – che ne risulta gravemente compromessa – alle tasche di imprenditori e di funzionari infedeli”.

Nel mirino dei pm, tra gli altri, era finito anche l’appalto (poi sospeso) per la manutenzione delle strade in occasione del Giubileo. Per questi lavori, un funzionario del dipartimento Simu è stato accusato di aver intascato una tangente da 114mila euro. In primo grado è stato condannato a 5 anni. “Non è una mosca bianca – scrive il Tribunale nelle motivazioni della sentenza – e non è un caso occasionale”. È il sistema, appunto.

 

fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/roma-le-buche-nelle-strade-sono-scavate-dalle-tangenti/

Forse non ci avete fatto caso. A casa di Boschi & Renzi i fatti di Etruria hanno praticamente azzerato il Pd. A Roma il M5s stravince. Forse, allora, le cose non stavano proprio come Tg e stampa di regime ce le raccontavano…!?!

Renzi

 

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Forse non ci avete fatto caso. A casa di Boschi & Renzi i fatti di Etruria hanno praticamente azzerato il Pd. A Roma il M5s stravince. Forse, allora, le cose non stavano proprio come Tg e stampa di regime ce le raccontavano…!?!

Dopo tutti i guai che la Raggi (secondo la propaganda dei Tg) aveva combinato nella Capitale, non vi aspettavate la disfatta totale dei 5stelle a Roma?

E forse proprio non vi aspettavate che la Toscana, che ha dato i natali a cotanti aspiranti Padri Costituenti tra cui in primis Renzi e Boschi, per la prima volta in 70 anni non fosse più una regione rossa?

Vi stupite? Se sì è perchè siete solo degli ingenui che credono ancora alla propaganda che le Tv ed i giornali di regine fanno a favore dei loro padroni…

Sveglia Gente…

By Eles

Tanto per informarvi…

Da Il Secolo D’Italia:

La vendetta dei risparmiatori: a casa Boschi lo scandalo “Etruria” fa crollare il Pd

Laterina Pergine Valdarno, il paese di Maria Elena Boschi,  il Pd paga a caro prezzo lo scandalo di Banca Etruria. I candidati del centrosinistra non sfondano e sono battuti dai candidati del centrodestra e dai pentastellati. Alla tornata elettorale il M5S si laurea primo partito con una percentuale intorno al 30% fra Camera e Senato. Anche nei collegi uninominali di Camera i candidati dem sono stati superati da Felice Maurizio d’Ettore del centrodestra (ha ottenuto il 31,35%) e dall’esponente di 5 Stelle Lucio Bianchi (30,81%). Il Pd si è fermato al 27,15. Stesso cliché al Senato: al primo posto la candidata del centrodestra Tiziana Nisini (31,35), seguita da Riccardo Nencini  del centrosinistra (30,65), ma il Pd ha ottenuto solo il 28,60.

Il collegio di Banca Etruria non perdona il Pd

Un dato che si replica anche nell’intera provincia di Arezzo. Analizzando il voto alla Camera dei deputati si nota che nel 2013, il Pd a guida bersaniana in provincia di Arezzo arrivò 10 punti oltre la media nazionale, attestandosi al 35,92%. Quello a trazione renziana il 4 marzo 2018 si è fermato al 28,34%. Ovvero 7 punti e mezzo percentuali in meno. E i motivi sono chiari. «Non ci dilunghiamo − scrive su Arezzo Notizie Robero Maruffi − sullo scippo dei nostri risparmiatori della vecchia Banca Etruria, dove una non chiara operazione ha anche comportato l’incredibile esproprio della banca. Dunque risultati elettorali nazionali, e a caduta locali, previsti e prevedibili: chi non sa tutelare gli interessi nazionali perde le elezioni»

 

Da Tg24.sky

Elezioni 2018, a Roma exploit della Lega ma M5S è primo partito

l partito di Matteo Salvini ha quasi triplicato i consensi rispetto alle comunali del 2016. Il Movimento del sindaco Virginia Raggi si conferma alla guida della capitale: “Abbiamo punte del 38-39% di voti sul litorale di Ostia”, ha detto Ferrara.

A Roma, città guidata dalla pentastellata Virginia Raggi, le elezioni politiche del 4 marzo non hanno deluso il Movimento che, seguendo la tendenza nazionale, si conferma il primo partito della Capitale: “I cittadini hanno riconosciuto il lavoro fatto nei comuni a 5 Stelle e soprattutto a Roma, dove il Movimento ha ottenuto punte del 38-39% di voti sul litorale di Ostia”, ha detto il capogruppo del M5S in Campidoglio Paolo Ferrara. Ma degno di nota è anche l’exploit della Lega di Matteo Salvini, che ha superato i numeri di Fratelli d’Italia, partito di centrodestra storicamente più forte nella Capitale.

L’applauso del Codacons a Virginia Raggi e alla sua scelta di garantire che i bambini non vaccinati la tutela dei loro diritti fondamentali, lesi dagli errori della Legge Lorenzin

 

Codacons

 

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L’applauso del Codacons a Virginia Raggi e alla sua scelta di garantire che i bambini non vaccinati la tutela dei loro diritti fondamentali, lesi dagli errori della Legge Lorenzin

 

ROMA, VACCINI: PIENO APPOGGIO DEL CODACONS AL SINDACO RAGGI

ORA TUTTI I SINDACI ADOTTINO PROVVEDIMENTI ANALOGHI. DIRITTO AD ISTRUZIONE DEVE ESSERE GARANTITO, LEGGE LORENZIN PRESENTA ERRORI E LACUNE

Pieno appoggio del Codacons all’iniziativa del sindaco di Roma Virginia Raggi, che ha scritto ieri al ministro della Salute Beatrice Lorenzin e al ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli per informarli della mozione approvata all’unanimità dall’Assemblea Capitolina, riguardo alla necessità di rispettare la continuità didattica ed educativa per tutti gli alunni non ancora vaccinati.
Si tratta di una iniziativa lodevole perché tesa a garantire non solo il rispetto delle leggi vigenti, ma anche il diritto all’istruzione dei bambini, che non può essere messo a rischio da norme lacunose – spiega il Codacons – Chiediamo oggi a tutti i sindaci d’Italia di adottare misure analoghe a quelle della Raggi, attivandosi per garantire che i bambini non vaccinati ma regolarmente iscritti a scuole e asili siano pienamente tutelati nei loro diritti fondamentali, lesi dagli errori contenuti nella Legge Lorenzin, e in nessun caso siano allontanati dalle strutture educative e scolastiche.

fonte: https://codacons.it/roma-vaccini-pieno-appoggio-del-codacons-al-sindaco-raggi/

L’ospite del pubblico che da Santoro gettava fango sulla Raggi? Sgamato dalla rete! Fake News e figura di merda madornale

Santoro

 

 

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L’ospite del pubblico che da Santoro gettava fango sulla Raggi? Sgamato dalla rete! Fake News e figura di merda madornale

Sonny Sampson Olumati, era tra il pubblico di Santoro, si lamentava della Raggi, e del M5S.

Poi si scopre che lavora per Rai e Mediaset e che ha l’abitudine di fare selfie con quelli del Pd…

Che figura di merda…

sonny 2

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sonny

Roma – La foto che dimostra il fallimento dei 5stelle: Spelacchio, l’albero di natale costato ben 30.000 Euro… Ah no, scusate, è la Vela di Calatrava del Pd da 700.000.000 Euro, rimasta incompiuta… E allora non ne parliamo più…!

 

Vela di Calatrava

 

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Roma – La foto che dimostra il fallimento dei 5stelle: Spelacchio, l’albero di natale costato ben 30.000 Euro… Ah no, scusate, è la Vela di Calatrava del Pd da 700.000.000 Euro, rimasta incompiuta… E allora non ne parliamo più…!

Non lo critica nessuno?
Il progetto venne avviato nel 2005 dall’amministrazione dell’allora sindaco di Roma Walter Veltroni, il fondatore del PD.

Ci pensate se uno scempio del genere fosse stato fatto dalla Raggi?

Ma “loro”sono competenti e quelli del M5s sono incompetenti…

Rinfrescatevi la memoria:

Si tratta di un progetto risalente al 2005 e che avrebbe dovuto portare ad uno degli impianti da utilizzare per i Mondiali di nuoto del 2009. Annunciata dall’allora sindaco Veltroni, l’opera aveva un costo iniziale di 60 milioni di euro e sarebbe dovuta essere completata nel 2008. Ma già nel 2006, ad una presentazione del progetto da parte dell’autore, l’architetto spagnolo Santiago Calatrava, l’importo dei lavori risulta raddoppiato, per poi arrivare alla cifra monstre di 260 milioni a fine 2006.

Da notare che la gestione dei fondi del progetto viene delegata alla Protezione Civile guidata al tempo da Guido Bertolaso, che che a sua volta affida l’amministrazione dei capitali ad Angelo Balducci (il funzionario pubblico al centro di diverse vicende giudiziarie per il reato di corruzione nella gestione di alcune grandi opere).

Tornando all’importo complessivo dell’opera, nel 2009 si arriverà all’astronomica cifra di oltre 607 milioni di euro, comprensivo di tutto, ma di cui mancherà in gran parte la copertura.

Intanto nel 2009 si svolgono i Mondiali di nuoto a Roma e chiaramente l’impianto non poté essere utilizzato; lo stesso anno si fermano i lavori del cantiere, essendo finiti i soldi e non avendo idea nessuno di dove trovare le ingenti somme ulteriori necessarie. Nel 2011 il cantiere viene riaperto, con la prospettiva di utilizzare l’opera per le Olimpiadi del 2020 (a cui Roma si era in un primo momento candidata), ma poi definitivamente chiuso a giugno dello stesso anno, con il preventivo totale arrivato a circa 660 milioni!?!

Per trovare notizie dell’impianto bisognerà aspettare il 2014, quando l’assessore Caudostudia insieme all’università di Tor Vergata ed al progettista Calatrava la possibilità di suddividere il progetto in fasi. Stante infatti l’impossibilità pratica di trovare i circa 400 milioni necessari per terminare l’opera, l’idea è di completare la prima vela, a cui manca essenzialmente solo la copertura a vetri, e di utilizzarla per aule e laboratori universitari. Per fare ciò servirebbero 50-60 milioni che potrebbero provenire dai fondi per l’università. Caduta però la giunta Marino anche questa strada sembra essersi interrotta.

L’ultima notizia sull’opera risale ad un convegno tenutosi proprio all’interno del cantiere della “vela” nel gennaio 2015, intitolato “Opere incompiute: quale futuro? Esigenze ed opportunità per il Paese”. In quell’ambito non è stato individuato un futuro per l’opera ma l’arch. Calatrava, presente al convegno, ha affermato di essere sicuro che essa verrà prima o poi completata.

 

fonti varie dal Web

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Ricapitoliamo: la Raggi chiede il rito immediato e fa scandalo, 2 giorni di titoli e interi approfondimenti dei Tg. Sala per reati ben più gravi chiede il rito immediato, ma né stampa né Tg ne parlano… Basta solo questo per convincermi a votare M5s!

 

Raggi

 

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Ricapitoliamo: la Raggi chiede il rito immediato e fa scandalo, 2 giorni di titoli e interi approfondimenti dei Tg. Sala per reati ben più gravi chiede il rito immediato, ma né stampa né Tg ne parlano… Basta solo questo per convincermi a votare M5s!

“I gemelli diversi”: editoriale di Marco Travaglio

di Marco Travaglio da Il Fatto Quotidiano del 6 gennaio

La sindaca di Roma Virginia Raggi è imputata di falso; il sindaco di Milano Giuseppe Sala è imputato di falso. Il 3 gennaio la Raggi, alla vigilia dell’udienza preliminare, ha chiesto il giudizio immediato, saltando il passaggio davanti al gup che avrebbe potuto rinviarla a giudizio, ma anche proscioglierla; il 5 dicembre Sala, alla vigilia dell’udienza preliminare, ha chiesto il giudizio immediato, saltando il passaggio davanti al gup che avrebbe potuto rinviarlo a giudizio, ma anche proscioglierlo. La Raggi ha spiegato su Facebook che desidera “che sia accertata quanto prima la verità giuridica dei fatti” perché “sono certa della mia innocenza, non voglio sottrarmi ad alcun giudizio e ho piena fiducia nella giustizia e nella trasparenza”; Sala ha spiegato su Facebook che vuole “accelerare quanto più possibile i tempi del processo” perché “sono certo che verrà riconosciuta la mia innocenza” (manca solo la fiducia nella giustizia: Sala infatti strilla contro l’“attività persecutoria” dei magistrati che indagano su di lui). Due casi uguali per importanza (i processi ai sindaci di due grandi metropoli) e per fase giudiziaria (post-richiesta di rinvio a giudizio e pre-udienza preliminare), sovrapponibili almeno in parte per le accuse (per la Raggi falso ideologico, per Sala falso ideologico e materiale più abuso d’ufficio) e identici per scelta processuale (il rito abbreviato con cui l’imputato, di fatto, si rinvia a giudizio da solo). Con tre sole differenze.

1) Le accuse mosse a Sala sono molto più gravi di quelle mosse alla Raggi. Sala è imputato di falso per aver retrodato di 13 giorni le carte del più grande appalto di Expo – quello da 272 milioni per la “piastra” dei padiglioni – per poter sostituire in corsa due commissari incompatibili; e di abuso per aver affidato senza gara l’appalto sulla fornitura degli alberi alla solita impresa pigliatutto Mantovani, che acquistò le piante per 1,6 milioni, ma Sala – cioè il contribuente – gliele pagò 4,3 milioni: infatti il Pg parla di “danno di particolare gravità” per la collettività e “ingiusto vantaggio patrimoniale alla Mantovani”. La Raggi è accusata di aver mentito all’Anticorruzione del Campidoglio, dichiarando che la nomina del dirigente dei Vigili Renato Marra a capo del dipartimento Turismo del Comune la decisero lei e l’assessore Adriano Meloni, senza sapere nulla di interferenze del capo del Personale Raffaele Marra, fratello del nominato (versione confermata da Meloni e dagli altri responsabili dell’interpello per la rotazione dei 190 dirigenti comunali): una dichiarazione che, vera o falsa che sia, non ha arrecato alcun danno ai contribuenti.

2)Se la Raggi fosse condannata, non sarebbe sospesa dal prefetto in base alla legge Severino (anche se dovrebbe dimettersi per il codice etico M5S), mentre Sala sì: l’abuso d’ufficio è compreso fra i reati che comportano la sospensione degli amministratori locali condannati in primo grado, mentre il falso no.

3) La Raggi che chiede il rito immediato fa scandalo, infatti occupa da due giorni ettari di carta stampata, grandi spazi nei siti e mega-servizi nei tg, mobilitando editorialisti, commentatori e giuristi. Giovedì Repubblica ci apre la prima pagina: “‘Processo subito’. La mossa di Raggi per aiutare Di Maio”. Editoriale di Carlo Bonini: “L’ultima favola di Virginia”, la “bugiarda a sua insaputa” che vuole “cojonare i romani” con l’ennesima “manomissione della realtà che fa dire ai fatti qualcosa di diverso o di opposto a ciò che significano” e fuggire dal processo per congelarne l’“effetto politico fino a dopo le elezioni del 4 marzo”, insomma pretende “una giustizia prêt-à-porter, cucita sul calendario elettorale”, mentre Bonini ha già deciso che è colpevole, con un giudizio ancor più immediato dell’immediato: “Renato Marra fu promosso dalla sindaca in accordo col fratello Raffaele” che la “portava per mano come una scolaretta”. Punto: inutile fare il processo. Pagina 2: “Raggi, mossa sul processo per andare oltre le elezioni” (con commento di Renzi che invita i 5Stelle a “chiedere scusa”). Altre tre pagine in cronaca di Roma: “Raggi gioca sull’effetto tempo e rinvia guai giudiziari e rimpasto”, “Dal processo al rimpasto, Raggi gioca con il tempo”, “La maledizione del raggio magico”. Corriere, prima pagina: “Raggi chiede di essere giudicata dopo il voto” (falso: non ha indicato date, né avrebbe potuto). Pagina 2: “Raggi prova a rinviare l’udienza”. La Stampa, pagina 7: “Giudizio immediato: così Raggi eviterà di finire alla sbarra prima delle elezioni”.

Il Messaggero, prima pagina: “Raggi a processo dopo il voto”, editoriale dell’ex pm Carlo Nordio: “La svolta cinquestelle. La conversione in extremis alle garanzie dell’imputato” (che col rito immediato c’entrano come i cavoli a merenda). Pagina 2: “La mossa di Raggi: giudizio immediato per superare le urne”. Pagina 3: “In caso di condanna ora deciderà Di Maio”, “Cosa cambia con il rito immediato?”. Cronaca di Roma, altre tre pagine: “Caso Raggi, rimpasto congelato”, “Caso Raggi, M5S congela il rimpasto nella giunta”, “E il Campidoglio prende tempo: ‘Parte civile solo in caso di danno’”. Il Giornale: “La furbata della sindaca Raggi: giudizio immediato e niente udienza”. Il Dubbio: “Raggi anticipa il processo per evitare il processo…”. Ieri si ricomincia. Il Messaggero: “Raggi, il gip pronto a fissare il processo a inizio estate”; intervista all’ex assessore Andrea Mazzillo: “È vero, l’effetto Roma peserà in campagna elettorale”; intervista a Niccolò Ghedini (avete capito bene: Ghedini): “Se ha rinunciato all’udienza non dev’essere messa bene” (non ha neppure chiesto una dozzina di leggi ad personam per abolirsi i reati e il processo, per dire com’è messa); “Il Campidoglio rinuncia a costituirsi parte civile”; “Il caso Raggi scuote il M5S: lite su processo e rimpasto”. Corriere: “In Campidoglio malumori su Raggi: doveva dirci del giudizio immediato”.
Invece Sala che chiede il rito immediato non fa notizia né scandalo, infatti non ne parla nessuno. Silenzio assoluto dei tg. Zero tituli su giornaloni e giornalini, tranne Repubblica e Corriere che il 6 dicembre pubblicano due trafiletti molto british e soprattutto molto invisibili, entrambi su una colonna a pagina 13. Nessun accenno alla concomitanza fra l’udienza preliminare (fissata per il 14 dicembre e saltata da Sala) e la campagna elettorale: basta e avanza la versione dell’imputato, sulla sua legittima e nobile scelta processuale. Repubblica: “Sala e l’accusa di falso per Expo: ‘Rito immediato, voglio la sentenza al più presto’”: l’imputato modello vuole “evitare la prescrizione” con un “processo veloce”, “per uscirne, secondo la sua linea di difesa, da assolto. Non da prescritto”. Corriere: “‘Io innocente’. Sala chiede il rito immediato”. Che pezzo d’uomo, che preclara figura. Certo, non ne sarebbe uscito benissimo se Repubblica avesse titolato “La mossa di Sala per aiutare Renzi”. Se Bonini avesse tuonato contro “L’ultima favola di Giuseppe”, il “bugiardo a sua insaputa” che vuole “cojonare i milanesi” con l’ennesima “manomissione della realtà” e congelare l’“effetto politico del processo fino a dopo le elezioni”, insomma pretende “una giustizia prêt-à-porter”, anche perché al processo sarà condanna sicura. Se il Corriere l’avesse sbattuto in prima pagina con uno stentoreo “Sala chiede di essere giudicato dopo il voto”. Se La Stampa l’avesse accusato di tramare per non “finire alla sbarra prima delle elezioni”. Se Il Messaggero gli avesse montato titoloni cubitali tipo “Sala a processo dopo il voto”, “In caso di condanna sarà sospeso dal prefetto”, o gli avesse appioppato l’oracolo di Ghedini “Se rinuncia all’udienza non dev’essere messo bene”. Se il Giornale avesse denunciato la sua “furbata”. Se Il Dubbio, per quanto clandestino, gli avesse appiccicato il sapido calembour “Sala anticipa il processo per evitare il processo…”.

Sai le risate, povero Beppe. Invece niente. Due trafiletti visibili solo al microscopio elettronico, e via. Perché? Perché Virginia è donna, direbbe certamente la Boschi. O magari – Dio non voglia – perché la Raggi è dei 5Stelle e Sala è del Pd? Noi ci rifiutiamo anche soltanto di pensarlo. E voi?

Cerchiamo di chiarirci le idee: secondo Libero il problema dell’Italia è “Spelacchio”, l’albero che “imbarazza” la Raggi. Nessun imbarazzo, invece, per l’appunto di Falcone su BERLUSCONI CHE DAVA SOLDI ALLA MAFIA! E qualcuno si chiede ancora perchè siamo nella m..da fino al collo?

 

Libero

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Cerchiamo di chiarirci le idee: secondo Libero il problema dell’Italia è “Spelacchio”, l’albero che “imbarazza” la Raggi. Nessun imbarazzo, invece, per l’appunto di Falcone su BERLUSCONI CHE DAVA SOLDI ALLA MAFIA! E qualcuno si chiede ancora perchè siamo nella m..da fino al collo?

 

Un grande esempio di giornalismo:

Il titolone – “Spelacchio”, l’albero che imbarazza la Raggi.

Continua Libero – Spelacchio, l’abete di Piazza Venezia, è l’immagine plastica dell’incapacità grillina. In rete non si parla d’altro. Non è un abete qualsiasi, è un tormentone, un mantra, è lui il protagonista indiscusso delle Vacanze Romane in versione natalizia.

Grandioso! Un vero esempio di giornalismo! Loro sì che hanno capito i problemi di questa povera Italia.

Giusto dare risalto all’albero che è stato DONATO al Comune di Roma.

Mica cazzatelle come quella che è stato ritrovato l’appunto di un Magistrato fatto saltare in aria dalla mafia, tale Giovanni Falcone, che si annota che un certo Silvio Berlusconi pagava cosa costra…

Sono cazzatelle queste. D’altra parte ancor più grave di dare soldi alla mafia è dare soldi a giornali di merda!

Leggete e rendetevi conto:

Da Libero:

“Spelacchio”, l’albero che imbarazza la Raggi

Da Antimafia:

Berlusconi, soldi e boss mafiosi negli appunti di Falcone

…E qualcuno si chiede pure perchè siamo nella merda!

 

 

Ricapitoliamo: grande clamore dei media per “Spelacchio”, l’albero che “IMBARAZZA” la Raggi (albero di Natale ricevuto in DONAZIONE). NESSUN IMBARAZZO, invece, per gli alberi per i quali il sindaco Pd SALA è indagato. E parliamo di una TRUFFA da TRE MILIONI di Euro!

Spelacchio

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Ricapitoliamo: grande clamore dei media per “Spelacchio”, l’albero che “IMBARAZZA” la Raggi (albero di Natale ricevuto in DONAZIONE). NESSUN IMBARAZZO, invece, per gli alberi per i quali il sindaco Pd SALA è indagato. E parliamo di una TRUFFA da TRE MILIONI di Euro!

 

Ridono per un albero ricevuto IN DONAZIONE AL COMUNE DI ROMA, e stanno zitti sulla TRUFFA DI CIRCA TRE MILIONI DI EURO per la quale è indagato il sindaco SALA DEL PD DI MILANO !

Queste non sono fake news, sono molto peggio ! Voi come le chiamereste ?

Vedi:

Expo, il sindaco Sala indagato anche per turbativa d’asta per la maxi-gara sugli alberi strapagati alla Mantovani

 

 

Berlusconi: “Riporteremo la legalità in Sicilia”… E infatti, elezioni falsate da voti comprati, 5 indagati in 18 giorni ed ora tagli alle associazioni antimafia! Ma Musumeci non è la Raggi, è “uno di loro” e allora… SILENZIO!

 

Sicilia

 

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Berlusconi: “Riporteremo la legalità in Sicilia”… E infatti, elezioni falsate da voti comprati, 5 indagati in 18 giorni ed ora tagli alle associazioni antimafia! Ma Musumeci non è la Raggi, è “uno di loro” e allora… SILENZIO!

No, Musumeci non è la Raggi. Fa parte del “loro” sistema, quello di Renzi, Berlusconi, Meloni, Salvini e compagnia bella, quello che ha affossato l’Italia, ma che tra inciuci e intrallazzi rimane col culo per saldo sulla poltrona.

Quello che sta succedendo in Sicilia, dove il pregiudicato Berlusconi, aveva promesso di riportare la legalità (????) ha dell’allucinante.

Elezioni del tutto falsate dalla compravendita dei voti e liste traboccanti di “imprtesentabili” (che però portano voti, voti che puzzano di merda, ma sempre voti sono) che inevitabilmente stanno dando i loro frutti in quanto a guai giudiziari.

Ed è di questi giorni la notizia dell’ultima porcata: Tagli alle associazioni antimafia…

“Le assegnazioni di contributi regionali alle associazioni vanno riviste colmando vistosi buchi, primo tra tutti quello che riguarda le associazioni antimafia. Al di la di chi abbia predisposto a monte l’elenco e i relativi finanziamenti, c’è adesso da rimediare a tagli che penalizzano strutture che hanno svolto un’azione meritoria sul terreno della diffusione del messaggio e della cultura della legalità, come l’associazione intitolata a Pio La Torre”. Lo dice il segretario generale della Cgil Sicilia, Michele Pagliaro , che aggiunge. “Non ci sono chiari i criteri che hanno ispirato scelte certamente sbilanciate, che oltre all’antimafia penalizzano anche altri importanti settori. Al Presidente Musumeci – afferma Pagliaro- chiediamo un intervento immediato affinchè importanti esperienze non vadano perdute, definendo anche una volta per tutte criteri certi per l’accesso ai contributi evitando così una volta per tutte che questi diventino merce di scambio col consenso politico- elettorale”.

Ma ancora più allucinante è il comportamento dei media: silenzio, silezio silenzio assoluto…

Che poi, dopo il trattamento riservato alla Raggi, sa tanto di presa per i fondelli…

By Eles

Da LiveSicilia:

Le inchieste e l’avvio choc dell’Ars. C’è un’indagine ogni tre giorni

Da De Luca a Genovese: tutti i cicloni che hanno investito il Palazzo.

PALERMO – La diciassettesima legislatura di Palazzo dei Normanni non ha ancora preso il via ufficialmente ma è già stata travolta cinque volte in meno di venti giorni da altrettante inchieste giudiziarie: la media è di una indagine ogni tre giorni. Dal 5 novembre a oggi, al termine di una campagna elettorale giocata anche sul tema dei cosiddetti ‘impresentabili’, sono trascorsi 18 giorni e sono quattro i nuovi deputati regionali sottoposti a indagine, mentre un quinto è alle prese con una indagine che riguarda l’ente di formazione da lui guidato fino alla passata estate. L’ultimo in ordine di tempo è Luigi Genovese, erede di una delle famiglie politiche più influenti a Messina, eletto con 17.359 voti all’Ars e ora sotto inchiesta per riciclaggio: lui però si dice “certo” della regolarità della sua condotta.

Il primo terremoto giudiziario investe il nuovo Parlamento tre giorni dopo il voto e l’epicentro, anche in questo caso, è Messina:Cateno De Luca, rientrato all’Ars dopo uno stop di una legislatura e dopo aver raccolto 5.418 voti sotto le insegne dell’Udc, finisce agli arresti domiciliari con l’accusa di evasione fiscale. “Anche questo procedimento finirà come gli altri quattordici: archiviati o con sentenza di assoluzione”, disse De Luca dalla sua abitazione. L’ex sindaco di Fiumedinisi, tornato in libertà nelle scorse ore per decisione del gip, è accusato di avere evaso oltre 1,7 milioni di euro. “Lo schema evasivo emerso – spiegarono gli investigatori – prevedeva l’imputazione di costi inesistenti da parte della Federazione Nazionale a vantaggio del Caf Fenapi srl”. La frode si sarebbe sviluppata “basandosi sul trasferimento di materia imponibile dal Caf alla Federazione nazionale, in virtù del regime fiscale di favore applicato a quest’ultima, che ha determinato un notevole risparmio di imposta”. Tre giorni fa la revoca dei domiciliari e lo sfogo del deputato messinese attraverso Facebook: “Sono un uomo libero Il gip ha revocato l’arresto, il sequestro, ha sconfessato tutto, tutte le porcherie, che noi abbiamo subito in questi giorni”, disse. Poi il contrattacco: “Stiamo denunciando tutti per falso in atti giudiziari, infedele patrocinio, per calunnia. Ce ne è per tutti”.

Tre giorni dopo è la volta di Edy Tamajo, recordman delle preferenze nel collegio di Palermo e rieletto a Sala d’Ercole con Sicilia Futura: per lui 13.984 voti e la palma di candidato più votato a Palermo. L’inchiesta della guardia di finanza di Palermo riguarda un presunto giro di voti comprati: 25 euro a preferenza.  Ad associarsi al neo deputato sarebbero stati coloro che avrebbero fatto da tramite per promettere “a numerosi elettori nella sua qualità di candidato alle elezioni regionali siciliane del novembre 2017 utilità consistenti nella soma di euro venticinque per ogni voto elettorale espresso in suo favore”. Anche per Tamajo, indagato per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione elettorale, la prima difesa è arrivata sui social network: “Posso affermare , senza timore di smentita , di non aver mai comprato un solo consenso ma di aver costruito la mia carriera politica sull’attività quotidiana a favore della gente e della collettività. Si tratta di condotte che sono lontano anni luce dal mio modo di fare politica, da quello della mia famiglia e del mio gruppo politico”, le sue parole su Facebook. Il 14 novembre l’interrogatorio in cui ha spiegato di non conoscere le persone intercettate nelle indagini: il deputato ha comunque preferito, su consiglio dei suoi legali, non rispondere in questa fase ai pm.

Due giorni fa, invece, è toccato a Forza Italia e al veterano dell’Ars Riccardo Savona che secondo il Giornale di Sicilia sarebbe finito sotto la lente d’ingrandimento della Procura con l’ipotesi di truffa e appropriazione indebita per un valore di circa mezzo milione di euro. Insieme con la moglie Cristina Maria Bertazzo, anche lei sotto inchiesta, sarebbe stato “protagonista di una serie di compravendite immobiliari che chi indaga ritiene fittizie”. Il deputato, terzo degli eletti tra i forzisti di Palermo con 6.554 voti e giunto alla sua quinta legislatura, ha parlato di “una montatura fatta da un avvocato e altri soggetti”. Savona si è detto “assolutamente sereno, mi dà fastidio – ha aggiunto – solo essere stato tirato in ballo in questo momento politico particolare”. E ancora: “In questa storia la vittima sono io. Anche mia moglie è estranea. So che c’è stata una indagine della guardia di finanza ma non mi pare che sia emerso nulla di anomalo. Io ho chiesto ai magistrati di essere ascoltato il prima possibile”.

L’elenco dei cicloni giudiziari vede coinvolto anche Tony Rizzotto, il primo storico deputato regionale dei leghisti di Matteo Salvini. Di certo c’è che i pm indagano sull’attività dell’ente di formazione Isfordd, per cui viene ipotizzato il reato di peculato Rizzotto era rappresentante legale dell’ente fino all’estate scorsa: “Non so nulla, non sono più il presidente dell’ente”, le parole del neo deputato all’Ansa.

Tutto questo mentre la Procura di Catania ha aperto un’indagine per “voti comprati” ad Acireale. I pm etnei hanno acceso i riflettori sul voto anche in virtù delle vicende che hanno riguardato il consigliere comunale acese Antonio Castro, in lista con Forza Italia il 5 novembre, con la trasmissione tv Le Iene  che ha immortalato una scena con uno scambio di denaro. Castro, attraverso il suo legale, ha escluso di aver “comprato” voti, anche attraverso intermediari.

Fin qui le inchieste scoppiate dopo il 5 novembre, ma la nuova Ars dovrà fare i conti anche con le indagini precedenti: come quella a carico di Marianna Caronia, tornata a far parte del Parlamento regionale con Forza Italia dall’alto dei 6.370 voti raccolti. Caronia è indagata nell’ambito dell’inchiesta sull’armatore Ettore Morace.  La procura chiese l’arresto anche per lei ma il gip ritenne che no vi fossero indizi di colpevolezza “qualificabili come gravi”.

Indagini sono in corso anche su un ex deputato, Giambattista Coltraro, a cui non è riuscita la rielezione a Palazzo dei Normanni nonostante i 2.752 voti ricevuti con l’Udc a Siracusa. L’ex deputato è uno dei sette indagati per i reati di falsità materiale e ideologica, abuso d’ufficio, soppressione di atti pubblici, uso di atti falsi e tentata truffa aggravata, finalizzati all’erogazione delle agevolazioni finanziarie della Comunità Europea. Da deputato, invece, Coltraro fu indagato nel 2015: l’accusa era quella di aver prodotto degli atti notarili falsi che avrebbero consentito l’appropriazione di terreni appartenenti a ignari proprietari. Il terremoto giudiziario, infine, ha sfiorato anche il Movimento cinque stelle, che nella passata legislatura ha visto Giorgio Ciaccio e Claudia La Rocca rinviati a giudizio per la vicenda sulle presunte firme false di Palermo. Questa volta l’indagine riguarda un candidato agrigentino alle ultime Regionali, Fabrizio La Gaipa, ‘portatore’ di 4.357: è finito sotto inchiesta per estorsione ai danni di due dipendenti che sarebbero stati costretti a firmare buste paga false. La Gaipa, primo dei non eletti tra i grillini di Agrigento, si trova ai domiciliari.

fonte: http://livesicilia.it/2017/11/23/sicilia-deputati-indagati-genovese-ars_909695/