Casamonica – La prima ordinanza di sgombero risale al ’97: perché prima della Raggi i sindaci di Roma si sono ben guardati di abbattere le ville abusive?

 

Casamonica

 

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Casamonica – La prima ordinanza di sgombero risale al ’97: perché prima della Raggi i sindaci di Roma si sono ben guardati di abbattere le ville abusive?

 

Casamonica, M5S: ‘Prima ordinanza di sgombero nel ’97, perché i sindaci di Roma prima di Raggi non hanno abbattuto le ville?’

“Dov’erano i sindaci di Roma prima di Virginia Raggi quando i Casamonica costruivano ville abusive all’interno di siti archeologici?”.

Lo scrive su Facebook Paolo Ferrara, Presidente del Gruppo Capitolino M5S in Campidoglio.

“La prima ordinanza di sgombero e demolizione risale al 1997. Sono passati 21 anni,” fa notare Ferrara.

L’esponente pentastellato martedì scorso ha commentato l’operazione di sgombero nelle ville dei Casamonica così:

“Casamonica: 600 uomini della Polizia Locale al lavoro da stanotte per abbattere 8 ville abusive
È così che non si abbassa lo sguardo. Otto ville abusive dei Casamonica che erano in piedi indisturbate da trent’anni buttate giù.
L’illegalità e la mafia si combattono con i fatti e non con gli slogan e noi lo stiamo dimostrando con azioni di contrasto che partono da tutti i livelli istituzionali.
Gli sgomberi e gli abbattimenti di stanotte mandano un segnale forte ai clan,” .

“È l’operazione più imponente contro la criminalità mai realizzata dai caschi bianchi di Roma” ha spiegato “L’ha voluta una donna, la sindaca Virginia Raggi, che ha partecipato personalmente alle operazioni”.

E ancora: “Non era facile, lo si può intuire dal numero dei soggetti coinvolti: il VII Municipio, i tecnici del Comune, gli agenti della Polizia Locale, il personale della Polizia di Stato, dei Carabinieri, della Soprintendenza di Stato, i fabbri,gli operai, Atac, i tecnici di Acea, Enel e Italgas, la Sala Operativa Sociale di Roma Capitale, la Protezione Civile capitolina, e le ditte che si occupano delle demolizioni”.

“Ci vuole organizzazione, ci vuole capacità, soprattutto ci vuole coraggio. Ancora una volta hanno vinto i cittadini onesti. Ha vinto Roma,” ha concluso.

tratto da: https://www.silenziefalsita.it/2018/11/24/casamonica-m5s-prima-ordinanza-di-sgombero-nel-97-perche-i-sindaci-di-roma-prima-di-non-hanno-abbattuto-le-ville/

 

 

Marco Travaglio: Avete notato quanto sono diventati simpatici i Casamonica, ora che la Raggi gli ha abbattuto i villini? Prima che la sindaca facessero ciò che nessuno ha fatto in 21 anni, parevano la più pericolosa organizzazione criminale del mondo…!

Marco Travaglio

 

 

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Marco Travaglio: Avete notato quanto sono diventati simpatici i Casamonica, ora che la Raggi gli ha abbattuto i villini? Prima che la sindaca facessero ciò che nessuno ha fatto in 21 anni, parevano la più pericolosa organizzazione criminale del mondo…!

“Avete notato quanto sono diventati simpatici i Casamonica, ora che la Raggi gli fa svuotare e abbattere i villini?”.

Così Marco Travaglio nel suo straordinario editoriale.

Il giornalista osserva che mentre nel 2015 sembravano “la più pericolosa organizzazione criminale del mondo”, dopo il blitz effettuato dalla Raggi con 600 agenti della Polizia Locale di Roma capitale, i giornaloni “la menano sulla ‘passerella’, lo ‘spot’, il ‘défilé’ di Raggi, Conte e Salvini, come se non fosse una buona notizia che le massime autorità della capitale e del Paese mettano la faccia sulla restituzione di un pezzo di territorio nazionale ai cittadini onesti”.

Travaglio fa anche notare che i giornaloni applicano due pesi e due misure sulla legalità, considerato da questi “un principio intermittente, da applicare ai nemici e ignorare per gli amici”. E cita due casi: quello noto del sindaco di Riace Mimmo Lucano e il più recente della nave Aquarius, che è stata sequestrata per aver scaricato nei porti italiani decine di tonnellate di rifiuti pericolosi.

Garantismi e gargarismi

Avete notato quanto sono diventati simpatici i Casamonica, ora che la Raggi gli fa svuotare e abbattere i villini? Qualche estate fa, dopo il vistoso e fastoso funerale in stile Padrino per il loro patriarca, parevano la più pericolosa organizzazione criminale del mondo. Ora che la sindaca e i vigili di Roma fanno ciò che avrebbero dovuto fare da 21 anni i loro tremebondi predecessori, i giornaloni la menano sulla “passerella”, lo “spot”, il “défilé” di Raggi, Conte e Salvini, come se non fosse una buona notizia che le massime autorità della capitale e del Paese mettano la faccia sulla restituzione di un pezzo di territorio nazionale ai cittadini onesti. La legalità non è più un valore in sé, ma un principio intermittente, da applicare ai nemici e ignorare per gli amici. Se Mimmo Lucano, sindaco di Riace, usa i pubblici poteri per violare la legge, e i giudici lo bloccano, è un martire e un eroe, perché certe leggi non vanno rispettate. Quali, lo decidono lui e i suoi amici. Se la benemerita Ong (francese) Medici senza frontiere scarica nei porti (italiani) 24 tonnellate di rifiuti tossici, infettati da vari virus e dunque pericolosi per la salute pubblica, come fossero bucce di banana, e i giudici la bloccano, l’indagine diventa “accanimento” e la legge “cavillo” (Repubblica) anche per chi vorrebbe imporre l’obbligo vaccinale pure contro le unghie incarnite.

L’altra sera abbiamo appreso dall’autorevole Bruno Vespa che le manette sono una brutta cosa, soprattutto in mano a un giudice tipo Davigo, così come il bisturi in mano al chirurgo e il volante all’autista (a proposito: indovinate che mestiere fa la moglie di Vespa). Arrestare chi commette reati, o auspicare che ciò avvenga, non significa schierarsi dalla parte della legge: ma essere “giustizialisti” e dunque poco “garantisti”. Infatti il Foglio spiega che l’emendamento infilato nell’Anticorruzione (ribattezzata per l’occasione Procorruzione) da Lega, Pd e FI per depenalizzare il peculato nei processi di Rimborsopoli, è “benedetto” perché “ci salva da una legge manettara” e “giustizialista”: cioè dal Codice penale che incredibilmente, dopo tanto “garantismo”, punisce ancora il peculato e l’abuso d’ufficio, cioè chi deruba lo Stato o usa i pubblici poteri per farsi i cazzi propri. Intanto non gli avvocati (ce ne sono di serissimi), ma le loro lobby delle Camere penali e di altre sigle sindacali, scioperano per difendere la prescrizione, definita nientepopodimenoché “diritto costituzionale” e “conquista di civiltà” in nome della “ragionevole durata dei processi” (che in Italia è irragionevole anche grazie alla prescrizione).

Siamo così abituati a sentire spacciare l’impunitarismo per “garantismo” da aver dimenticato il significato del termine. Cesare Beccaria teorizzava un insieme di regole per tutelare il diritto dell’imputato a difendersi nel processo per essere giudicato equamente, non dal processo per farla franca. Le garanzie devono valere per tutti, ma andrebbero modellate su misura degli innocenti, non dei colpevoli. L’innocente vorrebbe uscire al più presto dal processo: invece i processi sono eterni. L’innocente indagato ingiustamente vorrebbe spiegare subito al pm le proprie ragioni: invece il pm non è obbligato a sentirlo durante l’indagine e può chiederne il giudizio senza averlo mai visto. L’innocente, se viene archiviato o assolto, vorrebbe almeno che l’avvocato glielo pagasse lo Stato o chi l’ha denunciato ingiustamente: invece le spese legali deve pagarsele lui. Se i “garantisti” lo fossero davvero, invocherebbero queste norme di ordinaria civiltà. Invece difendono la prescrizione, riservata ai colpevoli: per gl’innocenti c’è l’assoluzione (in caso di prescrizione, l’innocente può rinunciarvi per farsi assolvere nel merito oltre i termini: il che è consigliabile a tutti per i reati infamanti).

Ho appena messo le mani sulla seconda sentenza del Tribunale civile di Firenze che mi ha visto soccombente contro Tiziano Renzi per una banale frase del tutto veritiera sul caso Consip. Il giudice l’ha ritenuta diffamatoria perché ha dato ragione all’unica parte presente al processo: l’“attore” Renzi sr., mentre io, il “convenuto”, ero contumace. Il postino, non trovandomi in casa, mi aveva lasciato nella buca delle lettere un avviso di giacenza (dell’atto di citazione) che, evidentemente, s’è perso. Così non l’ho ritirato e il processo è partito senza di me. Nel civile pare che sia normale: non ti avvisano neppure una seconda volta, come per le multe per divieto di sosta prima che scatti la maggiorazione. E, se sei contumace, non c’è né un pm che indaghi anche per te né un avvocato d’ufficio che ti difenda.
Conta solo la parola dell’“attore”, che ovviamente sa del processo. Così, ignaro di tutto, non ho potuto mandare il mio avvocato con le carte che dimostrano la veridicità della mia frase. Perciò sono stato condannato a 50 mila euro. Lo scrive il giudice: “È financo intuitivo che, a fronte dell’allegazione di… affermazioni astrattamente diffamatorie, compete al convenuto invocare l’esimente del diritto di cronaca o critica e provare, tra l’altro, la veridicità del fatto narrato… Il convenuto non si è costituito, così rinunciando a spiegare le proprie difese e, quindi, a far valere una eventuale causa di giustificazione ed a provare che i fatti riferiti nella trasmissione televisiva fossero veri… A fronte della contumacia del giornalista, questo giudice non deve né può chiedersi… se operi o meno la scriminante del diritto di cronaca o di critica”. Avete mai visto un “garantista” battersi contro questo abominio, cioè chiedere una prima notifica brevi manu e le successive allo studio del difensore (per evitare le fughe di chi non si fa più trovare)? Questi “garantisti” all’italiana parlano di Cesare Beccaria e pensano a Cesare Previti.

Garantismi e gargarismi, di Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano del 23 novembre 2018

A proposito di “Puttane e sciacalli”… Raggi assolta: dove sono le scuse dei giornali che l’hanno infangata?

 

Raggi

 

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A proposito di “Puttane e sciacalli”… Raggi assolta: dove sono le scuse dei giornali che l’hanno infangata?

“Per mesi l’hanno chiamata Oca del Campidoglio, Bambolina, Marchesa del Grillo. Da innocente, l’hanno condannata mediatamente, ricoperta di false accuse e insulti imbarazzanti. Oggi, dopo l’assoluzione, dove sono le scuse di quei giornali che invece di occuparsi dei dettagli del processo, hanno provato a influenzare negativamente l’opinione pubblica? Invece di raccontare i fatti, hanno fatto per due anni e senza mai una tregua pressioni, sfornato articoli con retroscena raccapriccianti, ridicoli e falsi. E questa la chiamano informazione? Questa è squallore, menzogna!”

Lo scrive in un post sul proprio blog ufficiale il M5S, che riporta alcuni “vergognosi esempi”:

«“La fatina e la menzogna”, “mesto déjà vu di una stagione lontana, quella della Milano di Mani Pulite”, “la Raggi è inseguita dallo schianto dell’ennesimo, miserabile segreto, custodito dai ‘quattro amici al bar’: una polizza sulla vita”, “Romeo ha un legame privato, privatissimo con la Raggi, in pieno conflitto d’interesse”, “Quelle polizze potrebbero avere un’origine non privata, ma politica… una ‘fiche’ puntata su una delle anime del M5S romano, quella ‘nero fumo’”, “il rebus della provenienza dei fondi”, “Soldi di chi? Per garantirsi quale ritorno?”, “tesoretti segreti e ricatti” per “garantire un serbatoio di voti a destra” (Repubblica, 3.2.2017).»

“Vergognatevi. Vergognatevi. Rivergognatevi,” commentano i 5Stelle, che aggiungono:

“Diciamolo chiaramente: oltre alla deontologia professionale che gli impone di essere sempre super partes, i giornali hanno preso e prendono anche soldi pubblici, soldi degli italiani. E per tale motivo hanno l’obbligo di raccontare sempre, e solo, la verità dei fatti e non fare politica per i loro partiti di riferimento che nel corso degli anni hanno elargito fior di quattrini ai loro editori!”

“I giornali” prosegue il post “non devono fare propaganda, ma devono informare. Da troppo tempo i giornali, invece, fanno politica e provano a influenzare i cittadini. Una cosa è certa: troppi editori sono in chiaro conflitto di interesse.
Per questo motivo aboliremo i finanziamenti pubblici all’editoria. Perché questi soldi (degli italiani!) sono finiti nelle tasche dei giornali di “regime” che invece di svolgere correttamente il proprio lavoro hanno dato linfa ad una raccapricciante propaganda politica. Con il MoVimento questo scempio finirà!”.

“Ps. Virginia vai avanti e non mollare mai. Tutto il MoVimento è con te,” conclude il M5S.

 

Virginia Raggi assolta: “Il fatto non costituisce reato”. Lei: “Spazzati via due anni di fango”

 

Virginia Raggi

 

 

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Virginia Raggi assolta: “Il fatto non costituisce reato”. Lei: “Spazzati via due anni di fango”

L’accusa, sostenuta dai pm Francesco Dall’Olio e dall’aggiunto Paolo Ielo, aveva chiesto 10 mesi di reclusione per il falso. I tre difensori della prima cittadina, questa mattina, hanno chiesto l’assoluzione perché fu lei a valutare le nomine a decidere. 

Poco meno di un’ora per il giudice monocratico di Roma, Roberto Ranalli, per decidere sul caso delle nomine del Comune di RomaVirginia Raggi è stata assolta: “Il fatto non costituisce reato”. L’accusa, sostenuta dai pm Francesco Dall’Olio e dall’aggiunto Paolo Ielo, avevano chiesto 10 mesi di reclusione per il falso. I tre difensori della prima cittadina, questa mattina, hanno chiesto l’assoluzione perché fu lei a valutare le nomine a decidere. Dopo la lettura della sentenza l’esponente del M5s ha pianto e abbracciato gli avvocati e le persone che erano in aula per lei.

Questa sentenza spazza via due anni di fango: andiamo avanti a testa alta per Roma, la mia amata città e per tutti i cittadini” il commento della Raggi dopo il verdetto del Tribunale. Dopo l’emozione la sindaca ha stretto la mano al giudice e al pubblico ministero. Su Facebook è stato poi pubblicato un post in cui tra le altri pensieri scrive: “Assolta. Con questa parola il Tribunale di Roma, che ringrazio e rispetto per il lavoro svolto, ha messo fine a due anni in cui sono stata mediaticamente e politicamente colpita con una violenza inaudita e con una ferocia ingiustificata”. Per poi aggiungere: “In questo momento ho mille pensieri ed idee che vorrei condividere. Umanamente è stata una prova durissima ma non ho mai mollato”.

L’imputata è stata assolta con la formula prevista dall’articolo 530 comma 1: “Se il fatto non sussiste  se l’imputato non lo ha commesso, se il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato ovvero se il reato è stato commesso da persona non imputabile o non punibile per un’altra ragione, il giudice pronuncia sentenza di assoluzione indicandone la causa nel dispositivo”.

 

tratto da: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/11/10/processo-nomine-virginia-raggi-assolta-il-fatto-non-costituisce-reato/4755615/

Pd, Calenda, Lorenzin e il loro “house organ” chiamato Repubblica, contro la Raggi. La ribellione di quelli che rimpiangono le nobili gesta politiche di Buzzi e Carminati…!!

 

Pd

 

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Pd, Calenda, Lorenzin e il loro “house organ” chiamato Repubblica, contro la Raggi. La ribellione di quelli che rimpiangono le nobili gesta politiche di Buzzi e Carminati…!!

 

Salvatore Buzzi e Massimo Carminati, a parte le azioni per cui sono finiti in carcere, dovevano essere delle menti politiche di primaria grandezza, vista la credibilità di cui godevano a destra e a sinistra.

Certo che dovrebbe creare non poco imbarazzo, per chi viene da un partito che ha origine in GramsciDe GasperiBerlinguer, aver avuto di recente come maestri di scienza politica, docenti a tempo pieno con caratteristiche, diciamo, particolari. Ma, avendo tagliato quelle nobili radici, non si rendono più conto della differenza di insegnamento. Anzi proclamano pubblicamente di sentirne la mancanza.

La bella gente dei quartieri bene di Roma, che è andata a manifestare contro Virginia Raggi, lo faceva solo apparentemente, ma di nascosto protestava, piangendo, per la mancanza dei loro maestri di cultura politica. Questa bella gente, soffre da troppo tempo la loro mancanza e non ha più riferimenti alternativi di pari levatura. E questo è un bel problema.

Costoro potrebbero però invitare Buzzi e pure Carminati – è bene sentire due campane e imparare da due angoli di visuale – a scrivere per loro le lezioni dal carcere, anzi potrebbero chiedere l’autorizzazione a trasmettere le loro lezioni con una webcam e ascoltarle in tempo reale.

Oggi ci sono le tecnologie per superare le barriere del carcere per un nobile scopo, facendo così una buona azione di recupero nei confronti di chi ha sbagliato ed è in via di pentimento, ma che è di grande levatura in fatto di cultura politica.

Non mischiamo però, questa bella gente che si sente importante, con chi l’ha invitata ad andare a manifestare – SENZA BANDIERE, PER PUDORE E PER PAURA – e con l’house organ incaricato di creare clamore e risonanza.

Si tratta di ruoli diversi: ad ognuno il suo.

Il Calenda e la Lorenzin, in preda alla sindrome di ‘ansia da mancanza di potere’ – malattia molto pericolosa perché porta a convulsioni – e alla depressione per disoccupazione (anche gli dei e pure i ricchi piangono), sono i capitani – i Cesare, visto che siamo a Roma – . Essi hanno il ruolo di guidare l’esercito destinato alla vittoria, in altre parole si ritengono l’aspirante tandem, a sindaco e vice sindaco, che ha ricevuto la benedizione del ‘mite’ Gentiloni, romano della ‘gens’ patrizia.

Repubblica ricopre il ruolo di house organ dei capitani Calenda e Lorenzin, ruolo pur sempre importante ma che fa venire in mente l’antica nobiltà andata in miseria – afflitta dalla sindrome incurabile della depressione da ‘mancanza di lettori’- .
È il megafono, con problemi tecnici, chiamato a mobilitare e a formare adeguatamente la plebe, gente senza cervello e obbediente, cui indicare cosa dovrà fare al momento opportuno in cabina elettorale.

Il ruolo della bella gente in piazza, che soffre della sindrome da ‘mancanza di prebende’, è quello di andare all’attacco del nemico per conquistare il fortino del potere, sotto la guida dei capitani, per ricevere il dovuto riconoscimento dopo la vittoria.

CalendaLorenzin, l’house organ Repubblica, e la bella gente soffrono tutti di una malattia distonica di cui, per definizione, chi ne soffre non ne è consapevole e perciò pensa di essere in buona salute mentale: la confusione del desiderio con la realtà.

fonte: https://www.silenziefalsita.it/2018/10/28/pd-calenda-lorenzin-e-il-loro-house-organ-repubblica-contro-raggi-forse-che-rimpiangono-le-gesta-politiche-di-buzzi-e-carminati/

Roma – Per la prima volta nella storia i conti di Atac tornano in positivo. Di ben 5,2 milioni. Forse è per questo che ultimamente non si è sentito parlare della Raggi…

 

Atac

 

 

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Roma – Per la prima volta nella storia i conti di Atac tornano in positivo. Di ben 5,2 milioni. Forse è per questo che ultimamente non si è sentito parlare della Raggi…

 

“La cura di risanamento dell’azienda pubblica di trasporti di Roma sta iniziando a dare i primi risultati.”

Così Virginia Raggi in un post pubblicato sul Blog delle Stelle nel quale dichiara che “l’Atac ha registrato un risultato netto a giugno pari a 5,2 milioni di euro, con ricavi in progressivo aumento.”

Se due anni fa c’era “una società praticamente fallita con un miliardo e trecento milioni di debiti, un parco autobus con un’età media di oltre 12 anni e un servizio insufficiente”, oggi i cittadini possono vedere dei cambiamenti concreti nella riduzione dei tempi di attesa alle fermate “grazie all’arrivo dei nuovi bus che abbiamo acquistato” sottolinea la Raggi.

“Non ci siamo arresi e ci siamo rimboccati le maniche – scrive – nella convinzione che un’azienda pubblica, se gestita correttamente, può fare bene. Prima facevano debiti e assumevano i ‘parenti’; noi risaniamo i bilanci.”

Ma le buone notizie non sono finite: “le vendite dei biglietti sono in forte crescita e sono partite nuove gare per la manutenzione dei mezzi. Questa è l’immagine di un’azienda sana da contrapporre a quella di un bus in fiamme che rappresenta il passato di Atac” afferma la sindaca.

E conclude dicendo: “Siamo ripartiti nel solco della legalità e della trasparenza per arrivare a risultati tangibili per le persone. Senza conti in ordine non si può avere un servizio efficiente. Siamo sulla strada giusta.”

Nel corso di una conferenza stampa, la prima cittadina della capitale ha anche detto che forse per i cittadini questi risultati sono pochi, ma può assicurare loro che si faranno ulteriori passi in avanti, perché “stanno mettendo in campo tutte quelle azioni che già a partire dai primi mesi del prossimo anno si tradurranno in un miglioramento del servizio visibile anche ai cittadini”.

Rinnova poi l’invito a dare loro quella fiducia che ha portato questi risultati.

 

fonte: https://www.silenziefalsita.it/2018/09/19/roma-raggi-per-la-prima-volta-nella-storia-i-conti-di-atac-tornano-in-positivo/

Signore e Signori ecco la stampa Italiana: Il Tempo prende per il culo la Raggi per le “pecore tosaerba” …ma l’idea l’avevano già avuta a Parigi. Dal 2013, e all’epoca la notizia la riportava, con toni enfatici, …Il Tempo…!

 

stampa

 

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Signore e Signori ecco la stampa Italiana: Il Tempo prende per il culo la Raggi per le “pecore tosaerba” …ma l’idea l’avevano già avuta a Parigi. Dal 2013, e all’epoca la notizia la riportava, con toni enfatici, …Il Tempo…!

 

Questa è una delle testate che in questi giorni sta criticando (per dire poco) la Raggi e la giunta del M5S per aver suggerito l’ idea di usare pecore per radere l’erba.

Ma non è una novità. A Parigi ( e non stiamo parlando, con tutto il rispetto di  Abbiategrasso, ma di una Capitale e un delle più grandi ed importanti città Europee) l’idea risale al 2013 ed all’epoza sembrava buona anche a quelli de Il tempo (“è buona idea, ecologica … a Parigi l’eseprimento sta andando benissimo”) http://www.iltempo.it/…/le-pecore-tosaerba-arrivano-a-pari…/

Va bene Per Parigi ma non per Roma, soprattutto se la trovata è della Raggi… Allora diventa “L’ultima follia” …è un’idea strampalata, tragicomica, “una porca figura agli occhi del mondo” (http://www.iltempo.it/…/roma-campidoglio-raggi-pecore-erba…/)

Amici, se questa è la nostra stampa, siamo messi proprio male…

Ah, un consiglio a chi legge Il Tempo: LASCIATE PERDERE…!

 

By Eles

 

Roma, le buche nelle strade? Sono state scavate da 20 anni di tangenti incassate dai politici che facevano i loro porci comodi …Ma per i media del regime (lo stesso “regine” che incassava le tangenti) la colpa è della Raggi!

 

Roma

 

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Roma, le buche nelle strade? Sono state scavate da 20 anni di tangenti incassate dai politici che facevano i loro porci comodi …Ma per i media del regime (lo stesso “regine” che incassava le tangenti) la colpa è della Raggi!

 

Roma, le buche nelle strade sono scavate dalle tangenti
Voragine Capitale – Non è la pioggia ad aprire i crateri, ma un “sistema oliato” con mazzetta al 3%. Lo raccontarono ai pm gli imprenditori nel 2015

“È un sistema radicato nell’ente e quindi io so quelli che ho pagato io. (…) È un sistema di richiesta generalizzata da parte dei funzionari del Comune nel settore della manutenzione urbana; credo che chiedessero anche agli altri come costantemente chiedevano a noi”. Alessio Ferrari è un imprenditore che per anni si è occupato anche della manutenzione delle strade di Roma. Anche di buche, quindi. Problema che, dopo la recente insolita nevicata e il gelo, attanaglia la cittadinanza e la Pubblica amministrazione.

Alessio Ferrari è stato arrestato con un altro imprenditore, Luigi Martella(lavoravano insieme, entrambi sono tornati in libertà e l’inchiesta non è chiusa), nell’ottobre del 2015. Sono loro che portano i pm fin dentro i meccanismi che si nascondevano dietro i lavori di manutenzione stradale (accertati, secondo la Procura, per gare indette fino al 2015). E svelano l’esistenza delle mazzette del “3%”: le tangenti – calcolate “sull’importo netto, decurtato del ribasso d’asta” degli appalti – incassate dai funzionari pubblici che “curavano la contabilità e i Sal”, ossia i documenti di Stato di avanzamento dei lavori che permettono alle imprese di incassare un acconto. Allora, come adesso, il problema è lo stesso: le voragini che costano caro agli automobilisti romani. Ed è interessante rileggere oggi le rivelazioni degli imprenditori, che per anni hanno risistemato le strade della città, per capire il sistema.

L’ufficio di via Petroselli dimezzato dagli arresti

Grazie alle loro testimonianze e agli accertamenti della Procura di Roma, nel dicembre 2015, 18 funzionari del Dipartimento sviluppo e infrastrutture e manutenzione urbana (Simu) e di vari Municipi, compreso il I (Roma centro), sono stati indagati per corruzione. Sette sono finiti in cella e poi scarcerati. E nell’ordinanza il gip Massimo Di Lauro faceva i primi conti: “Risultano corrotti 12 funzionari per un importo di 585mila euro” per appalti dal 2012 al 2015 dal valore totale di circa 14,3 milioni. Dopo la retata di quel dicembre, molti hanno patteggiato pene fino a 3 anni; in un caso, un ex dipendente del dipartimento Simu è stato condannato in primo grado a 5 anni. Mentre i pm, con diversi sequestri, hanno recuperato circa 600mila euro, l’ammontare della corruzione, ora nelle casse dell’Erario.

A parlare delle mazzette sono dunque gli imprenditori. Il 9 novembre 2015 Luigi Martella – davanti ai pm Stefano Pesci e Alberto Pioletti, e al suo legale, l’avvocato Gaetano Scalise – dice: “Pagavamo i funzionari che ce lo chiedevano per la contabilità lavori”. Fa i nomi, i cognomi e le cifre: c’è chi ha incassato 114mila euro, chi 48mila, chi poco più di 69mila. “Non potrà negare che i pagamenti erano finalizzati a conseguire una certa benevolenza dei direttori dei lavori nell’esecuzione degli appalti”, osservano i pm. E Martella: “Non proprio. (…) Certo è chiaro che se un direttore dei lavori pretende che sia osservato rigorosamente il capitolato, è un problema; è molto meglio un direttore dei lavori più flessibile: se nel capitolato si dice che servono cinque persone e noi ne abbiamo solo tre, non è che deve sempre arrivare un rapporto”. Le mazzette, quindi, servivano per la contabilità e i Sal, non per vincere le gare.

Se non si pagava, nessuna documentazione

Il suo collega, Alessio Ferrari, ai pm fornisce più dettagli. Il 12 dicembre 2015 parla di un sistema diffuso, anche per la manutenzione urbana e le buche. Non tutti i Municipi sono marci, precisa. Come hanno raccontato al pm Pesci alcuni funzionari pubblici che, non accettando mazzette, sono stati messi ai margini. L’imprenditore quindi spiega: “Nell’aggiudicazione dell’appalto si concordavano alcune ‘agevolazioni’ rispetto al capitolato. Mi spiego: se si trattava di rifare un selciato e il capitolato indicava 20 metri quadri di sampietrini si concordava ad esempio che la rimozione invece di essere fatta a mano – come nel capitolato – ce la facessero fare in altro modo. Del resto i lavori avevano ribassi tali che diversamente non si sarebbe potuto fare”.

Nel caso delle buche, rivela l’imprenditore, “si risparmiava sullo spessore dell’asfalto, sulla fresatura (cioè quello che levi) e sulle bonifiche (la parte inferiore del sottofondo). Quest’ultima voce, per capirci, può funzionare così: se devi scavare 20 cm ti fanno fare 10”. Quindi la ditta scava per 10 centimetri, ma viene pagata dal Comune per il doppio. Così, in base a questo meccanismo, si crea il guadagno, con cui pagare i funzionari. “Se non aveste accettato?”, chiedono i pm. “Ci rimandavano indietro i Sal”, i documenti di stato di avanzamento dei lavori. E niente anticipo.

Risorse dei cittadini nelle tasche dei corrotti

Per gli imprenditori, i lavori, anche se non proprio in linea con il capitolato, sono stati eseguiti. Quando il gip però a dicembre 2015 emette la misura cautelare nei confronti dei funzionari del Campidoglio ha un’opinione diversa: “Il sistema era talmente ‘oliato’ – scrive – che spesso i funzionari elaboravano il capitolato con valori già ‘gonfiati’. (…) Il risultato è ovvio: lavori di manutenzione stradale fatti male, o addirittura non fatti del tutto, vengono tuttavia pagati dall’ente pubblico”. Il tutto a spese dei contribuenti: “Per effetto del sistematico fenomeno corruttivo – scrive il gip – (…) le risorse dei contribuenti vengono dirottate dalla manutenzione urbana – che ne risulta gravemente compromessa – alle tasche di imprenditori e di funzionari infedeli”.

Nel mirino dei pm, tra gli altri, era finito anche l’appalto (poi sospeso) per la manutenzione delle strade in occasione del Giubileo. Per questi lavori, un funzionario del dipartimento Simu è stato accusato di aver intascato una tangente da 114mila euro. In primo grado è stato condannato a 5 anni. “Non è una mosca bianca – scrive il Tribunale nelle motivazioni della sentenza – e non è un caso occasionale”. È il sistema, appunto.

 

fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/roma-le-buche-nelle-strade-sono-scavate-dalle-tangenti/

Forse non ci avete fatto caso. A casa di Boschi & Renzi i fatti di Etruria hanno praticamente azzerato il Pd. A Roma il M5s stravince. Forse, allora, le cose non stavano proprio come Tg e stampa di regime ce le raccontavano…!?!

Renzi

 

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Forse non ci avete fatto caso. A casa di Boschi & Renzi i fatti di Etruria hanno praticamente azzerato il Pd. A Roma il M5s stravince. Forse, allora, le cose non stavano proprio come Tg e stampa di regime ce le raccontavano…!?!

Dopo tutti i guai che la Raggi (secondo la propaganda dei Tg) aveva combinato nella Capitale, non vi aspettavate la disfatta totale dei 5stelle a Roma?

E forse proprio non vi aspettavate che la Toscana, che ha dato i natali a cotanti aspiranti Padri Costituenti tra cui in primis Renzi e Boschi, per la prima volta in 70 anni non fosse più una regione rossa?

Vi stupite? Se sì è perchè siete solo degli ingenui che credono ancora alla propaganda che le Tv ed i giornali di regine fanno a favore dei loro padroni…

Sveglia Gente…

By Eles

Tanto per informarvi…

Da Il Secolo D’Italia:

La vendetta dei risparmiatori: a casa Boschi lo scandalo “Etruria” fa crollare il Pd

Laterina Pergine Valdarno, il paese di Maria Elena Boschi,  il Pd paga a caro prezzo lo scandalo di Banca Etruria. I candidati del centrosinistra non sfondano e sono battuti dai candidati del centrodestra e dai pentastellati. Alla tornata elettorale il M5S si laurea primo partito con una percentuale intorno al 30% fra Camera e Senato. Anche nei collegi uninominali di Camera i candidati dem sono stati superati da Felice Maurizio d’Ettore del centrodestra (ha ottenuto il 31,35%) e dall’esponente di 5 Stelle Lucio Bianchi (30,81%). Il Pd si è fermato al 27,15. Stesso cliché al Senato: al primo posto la candidata del centrodestra Tiziana Nisini (31,35), seguita da Riccardo Nencini  del centrosinistra (30,65), ma il Pd ha ottenuto solo il 28,60.

Il collegio di Banca Etruria non perdona il Pd

Un dato che si replica anche nell’intera provincia di Arezzo. Analizzando il voto alla Camera dei deputati si nota che nel 2013, il Pd a guida bersaniana in provincia di Arezzo arrivò 10 punti oltre la media nazionale, attestandosi al 35,92%. Quello a trazione renziana il 4 marzo 2018 si è fermato al 28,34%. Ovvero 7 punti e mezzo percentuali in meno. E i motivi sono chiari. «Non ci dilunghiamo − scrive su Arezzo Notizie Robero Maruffi − sullo scippo dei nostri risparmiatori della vecchia Banca Etruria, dove una non chiara operazione ha anche comportato l’incredibile esproprio della banca. Dunque risultati elettorali nazionali, e a caduta locali, previsti e prevedibili: chi non sa tutelare gli interessi nazionali perde le elezioni»

 

Da Tg24.sky

Elezioni 2018, a Roma exploit della Lega ma M5S è primo partito

l partito di Matteo Salvini ha quasi triplicato i consensi rispetto alle comunali del 2016. Il Movimento del sindaco Virginia Raggi si conferma alla guida della capitale: “Abbiamo punte del 38-39% di voti sul litorale di Ostia”, ha detto Ferrara.

A Roma, città guidata dalla pentastellata Virginia Raggi, le elezioni politiche del 4 marzo non hanno deluso il Movimento che, seguendo la tendenza nazionale, si conferma il primo partito della Capitale: “I cittadini hanno riconosciuto il lavoro fatto nei comuni a 5 Stelle e soprattutto a Roma, dove il Movimento ha ottenuto punte del 38-39% di voti sul litorale di Ostia”, ha detto il capogruppo del M5S in Campidoglio Paolo Ferrara. Ma degno di nota è anche l’exploit della Lega di Matteo Salvini, che ha superato i numeri di Fratelli d’Italia, partito di centrodestra storicamente più forte nella Capitale.

L’applauso del Codacons a Virginia Raggi e alla sua scelta di garantire che i bambini non vaccinati la tutela dei loro diritti fondamentali, lesi dagli errori della Legge Lorenzin

 

Codacons

 

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L’applauso del Codacons a Virginia Raggi e alla sua scelta di garantire che i bambini non vaccinati la tutela dei loro diritti fondamentali, lesi dagli errori della Legge Lorenzin

 

ROMA, VACCINI: PIENO APPOGGIO DEL CODACONS AL SINDACO RAGGI

ORA TUTTI I SINDACI ADOTTINO PROVVEDIMENTI ANALOGHI. DIRITTO AD ISTRUZIONE DEVE ESSERE GARANTITO, LEGGE LORENZIN PRESENTA ERRORI E LACUNE

Pieno appoggio del Codacons all’iniziativa del sindaco di Roma Virginia Raggi, che ha scritto ieri al ministro della Salute Beatrice Lorenzin e al ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli per informarli della mozione approvata all’unanimità dall’Assemblea Capitolina, riguardo alla necessità di rispettare la continuità didattica ed educativa per tutti gli alunni non ancora vaccinati.
Si tratta di una iniziativa lodevole perché tesa a garantire non solo il rispetto delle leggi vigenti, ma anche il diritto all’istruzione dei bambini, che non può essere messo a rischio da norme lacunose – spiega il Codacons – Chiediamo oggi a tutti i sindaci d’Italia di adottare misure analoghe a quelle della Raggi, attivandosi per garantire che i bambini non vaccinati ma regolarmente iscritti a scuole e asili siano pienamente tutelati nei loro diritti fondamentali, lesi dagli errori contenuti nella Legge Lorenzin, e in nessun caso siano allontanati dalle strutture educative e scolastiche.

fonte: https://codacons.it/roma-vaccini-pieno-appoggio-del-codacons-al-sindaco-raggi/