Che bella gente: un altro esponente di Fratelli d’Italia arrestato per mafia. È il quinto in otto mesi…!

 

Fratelli d’Italia

 

 

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Che bella gente: un altro esponente di Fratelli d’Italia arrestato per mafia. È il quinto in otto mesi…!

Un neo consigliere regionale di Fratelli d’Italia in Calabria, Domenico Creazzo, è stato arrestato ieri e posto ai domiciliari nell’ambito di una operazione antindrangheta, coordinata dalla Dda di Reggio Calabria. L’operazione ha determinato 65 ordinanze di custodia cautelare di cui 53 in carcere e 12 agli arresti domiciliari.

Domenico Creazzo non è però l’unico politico coinvolto, è stata infatti chiesta anche una autorizzazione a procedere, con l’accusa di scambio elettorale politico-mafioso, per il senatore di Forza Italia Marco Siclari, fratello del sindaco di Villa San Giovanni, a sua volta coinvolto, nel dicembre scorso, in un’altra inchiesta della Procura di Reggio. Per il parlamentare sono stati invocati gli arresti domiciliari.

I 65 arrestati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, vari reati in materia di armi e di sostanze stupefacenti, estorsioni, favoreggiamento reale, violenza privata, violazioni in materia elettorale, reati aggravati dal ricorso al metodo mafioso e dalla finalità di aver agevolato la ‘ndrangheta, nonché di scambio elettorale politico mafioso.

Creazzo è il sindaco di Sant’Eufemia d’Aspromonte e risultava fino a poco fa era vicino al centrosinistra calabrese (anche questo piuttosto “poroso” alle infiltrazioni ndranghetiste, ndr). Recentemente era passato nelle fila di Fratelli d’ Italia, grazie al quale il 26 gennaio scorso, per la prima volta è stato eletto in consiglio regionale, portandosi dietro un pacchetto di di 8mila preferenze personali.

Un caso isolato? Non si direbbe. E i ripetuti arresti sollevano legittimi dubbi sulla inquietante natura della crescita di consensi a Fratelli d’Italia. A luglio scorso, dopo alcuni arresti di esponenti politici del partito nel nord, il capogruppo di FdI alla Camera Francesco Lollobrigida aveva dichiarato a Il Fatto che “Gli anticorpi ci sono e funzionano”.

Ma passato appena un mese, i fatti sembrano aver smentito clamorosamente questa tesi.

Ad agosto Giorgia Meloni in Calabria aveva fatto Una sorta di “campagna acquisti” e il gruppo di Fratelli d’Italia alla regione era diventato in poche settimane il secondo, subito dopo quello del Partito Democratico. Poi a gennaio la georgrafia politica della Regione Calabria è nuovamente cambiata piuttosto brutalmente.

Con i nuovi acquisti calabresi la Meloni aveva organizzato addirittura una kermesse di presentazione a Roma per i 7 neoconsiglieri. In gran parte si tratta di ex Forzaitalia, vecchi centristi, trasformisti di vario tipo, pronti a salire sul carro del vincitore, fiutato il vento.

Tra questi spiccava, Alessandro Nicolò, ex berlusconiano, e detentore di un bel gruzzolo di voti nella provincia di Reggio Calabria. Meloni lo aveva sponsorizzato come capogruppo in regione ed era una sorta di fiore all’occhiello della campagna calabra di Fratelli d’Italia.

Ma ad agosto la polizia, su mandato della Dda di Reggio lo ha prelevato dalla sua abitazione e tradotto in carcere. Le accusa contestate a lui ed altri indagati sono a vario titolo di associazione mafiosa, concorso esterno e tentata corruzione.

Ancora prima, a luglio, c’erano stati gli arresti nel giro di pochi giorni di altri esponenti di Fratelli d’Italia per inchieste legate alle infiltrazioni ndranghetiste nelle amministrazioni pubbliche. Erano finiti in carcere Giuseppe Caruso, presidente del consiglio comunale di Piacenza, e il consigliere comunale di Ferno (Varese) Enzo Misiano.

Più recentemente, nel dicembre 2019 invece era toccato al Piemonte, dove è stato arrestato l’assessore Roberto Rosso, anche lui approdato a Fratelli d’Italia e accusato di voto di scambio con la ‘ndrangheta. Il 59enne, in politica da 40 anni e per cinque legislature era stato parlamentare di Forza Italia, poi aveva deciso di passare a Fratelli d’Italia.

L’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno è stato ad esempio condannato a sei anni. La sentenza, connessa a uno dei filoni dell’inchiesta Mondo di mezzo, è stata emessa dai giudici della seconda sezione penale del tribunale di Roma. Secondo il tribunale Alemanno avrebbe ottenuto illecitamente denaro dall’organizzazione capeggiata da Massimo Carminati. L’ex sindaco è stato interdetto in perpetuo dai pubblici uffici. E il movimento creato da Alemanno (Movimento Nazionale per la Sovranità), il 7 dicembre scorso ha deciso di aderire a Fratelli d’Italia. E sempre nel Lazio già nel 2013, agli esordi di Fratelli d’Italia, c’era stato un arresto eccellente, quello del consigliere regionale Giancarlo Righini.

Insomma tra luglio e febbraio sono stati arrestati cinque esponenti di peso su quel “territorio” che Fratelli d’Italia e la Meloni iconizzano come terreno di crescita elettorale. Una crescita e una campagna acquisti che sembra con tutta evidenza molto legata a cordate/pacchetti di voti trasferibili dai contorni piuttosto inquietanti. Le connessioni tra organizzazioni fasciste con le reti malavitose su vari territori (la Calabria certo ma anche il Lazio) non sono certo un fulmine a ciel sereno, al contrario. Ma qui si delinea una proiezione politica generale di queste connessioni, e allora il discorso si fa enormemente più serio.

Da settimane la Meloni viene coccolata e amplificata – anche da un certo giornalismo “progressista” –  per farne un fattore di indebolimento di Salvini. Ma gli apprendisti stregoni non possono sottovalutare che, ancora una volta, potrebbero aiutare a covare le uova di un serpente.

Come noto abbiamo l’allergia alle campagne sulla legalità, ma l’allergia diventa totale soprattutto quando a farsene promotore sono partiti che stanno rivelando troppi scheletri nell’armadio, e poi magari chiedono di mettere fuorilegge… i comunisti.

 

fonte: http://contropiano.org/news/politica-news/2020/02/26/un-altro-esponente-di-fratelli-ditalia-arrestato-per-mafia-e-il-quinto-in-otto-mesi-0124490?fbclid=IwAR2xe4qkUvS7BGDl5b8LNCviagmFX75uRnZ8RQmVBaD_-zQuxt_Dp1sOvLE

Giorgia Meloni si scaglia contro l’aumento delle accise… Qualcuno potrebbe ricordarerle che proprio lei ha votato a favore di 6 degli ultimi aumenti di accise?

 

 

Giorgia Meloni

 

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Giorgia Meloni si scaglia contro l’aumento delle accise… Qualcuno potrebbe ricordarerle che proprio lei ha votato a favore di 6 degli ultimi aumenti di accise?

A dicembre Giorgia Meloni non festeggia solo la tradizione del presepe (almeno dalla sua “famosa” svolta presepista) e del Natale negato ai bambini italiani dai soliti poteri forti pagati dal Grinch. Dall’anno scorso a dicembre la leader di Fratelli d’Italia celebra anche un’altra ricorrenza: l’aumento delle accise sui carburanti. O meglio: la lamentela perché per l’ennesima volta il governo non ha dato retta al partito della Meloni e ha aumentato le accise.

Quando il governo Berlusconi (con la Meloni) aumentava le accise sui carburanti

Ad esempio il 22 dicembre 2018 la Meloni andava all’attacco del governo (gialloverde) che aveva previsto un aumento delle accise di 400 milioni di euro nel 2020. «Tanto perché dovevano essere cancellate nel primo consiglio dei ministri», il commento sarcastico della leader di FdI, che però evitava accuratamente di menzionare chi aveva fatto quella promessa: Matteo Salvini, quando ancora era alleato della Meloni durante la campagna elettorale.

Oggi la Meloni ha rispolverato questa sua battaglia stagionale andando all’attacco dei «tassatori seriali di PD e M5S che hanno letteralmente TRIPLICATO le accise sui carburanti a partire dal 1° gennaio del 2021».  Ora che nessuno ne parli è falso, visto che la notizia è sulle agenzie di stampa e sui giornali. Che poi il costo della benzina possa aumentare della cifra indicata dalla Meloni lo si vedrà con la prossima manovra di bilancio, quella che magari verrà fatta dal governo di centrodestra a fine del 2020. Quello che è certo è che oggi la Meloni dovrebbe lamentarsi dell’aumento delle accise che non è stato evitato dal suo alleato Salvini. Ma con lui a quanto pare gli accordi sono ancora possibili.

Quest’anno la Meloni non può purtroppo usare la storia delle accise «considerate un bancomat dai governi di sinistra» perché il ricordo della manovra del Popolo voluta da Lega e MoVimento 5 Stelle è ancora troppo vivido. Si sta affievolendo invece quello delle accise aumentate dai governi di centrodestra. Perché se c’è una costante della politica italiana è che tutti, da Salvini a Renzi, promettono di abbassare il costo dei carburanti e poi quando vanno al governo fanno l’esatto contrario. Perché come ricordava Dario Montrone sul Fatto Quotidiano sei anni fa dal 2001 al 2013 sono state introdotte 8 accise sui carburanti. Di queste 8 sei sono state volute dai governo guidati da Berlusconi. In particolare nel 2009 Berlusconi ha aumentato il prezzo dei carburanti  «di 0,005 euro nel 2009 per la ricostruzione de L’Aquila, di 0,007 euro nel 2011 per il finanziamento alla cultura, di 0,04 euro sempre nel 2011 per l’emergenza immigrati provenienti dalla Libia e di 0,009 euro ancora nel 2011 per far fronte all’alluvione che colpì Liguria e Toscana». In quel governo il ministro per la gioventù era proprio Giorgia Meloni. Un’altra accisa da 0,082 euro fu introdotta dal Governo Monti con il cosiddetto “Salva Italia”. Non solo Giorgia Meloni votò la fiducia alla nascita dell’esecutivo presieduto da Monti ma votò a favore anche del Salva Italia. Insomma: tutti i governi hanno aumentato le accise sulla benzina, compresi quelli sostenuti da Giorgia Meloni. Qualcuno potrebbe ricordarglielo?

Nella foto: il Presidente del Consiglio comunale di Piacenza, di Fratelli d’Italia, quello che “i migranti a calci fuori dall’Italia perché delinquono” – Per la cronaca, arrestato per ‘Ndrangheta! …Ops…!!!!

 

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Nella foto: il Presidente del Consiglio comunale di Piacenza, di Fratelli d’Italia, quello che “i migranti a calci fuori dall’Italia perché delinquono” – Per la cronaca, arrestato per ‘Ndrangheta! …Ops…!!!!

 

Nella foto… (No, quello a sinistra, quella a destra è solo una povera idiota) è il Presidente del Consiglio comunale di Piacenza. Fratelli d’Italia, per capirci. Praticamente la parodia di quello che fu la pagliacciata del fascismo.

Comunque quello nella foto è quello che “i migranti a calci fuori dall’Italia perché delinquono”.

Vi segnaliamo che sempre quello nella foto (sempre quello a sinistra, quella a destra resta solo una povera idiota), giusto per la cronaca, è stato ARRESTATO PER ‘NDRANGHETA!

‘Ndrangheta: arrestato presidente del consiglio comunale di Piacenza …Il politico di FdI sarebbe (il condizionale è solo per la forma, se un politico viene arrestato…) agli ordini della cosca Grande Aracri, che era penetrata in Emilia Romagna partendo da Brescello (si, il paese di don Camillo e Peppone).

Giuseppe Caruso, l’esponente di Fratelli d’Italia presidente del Consiglio comunale di Piacenza, è stato arrestato martedì mattina nell’ambito dell’operazione Grimilde contro presunti appartenenti alla ‘ndrangheta legate alla cosca Grande Aracri. Caruso, 58 anni, secondo gli investigatori della Polizia, sarebbe parte integrante dell’organizzazione criminale che operava tra le province di Reggio Emilia, Parma e Piacenza e che aveva al vertice Francesco Grande Aracri e i suoi figli Salvatore e Paolo. Per l’accusa grazie al suo ruolo di funzionario delle Dogane avrebbe favorito il clan di Cutro in una truffa all’Unione europea.

by Eles

 

Il candidato della Meloni: “Mi candido per garantire sicurezza in città”… Ma nel suo “curriculum” ci sono qualcosa come 40 reati, tra cui una decina di furti in appartamento… Giusto per farVi capire con chi abbiamo a che fare…!!

 

Meloni

 

 

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Il candidato della Meloni: “Mi candido per garantire sicurezza in città”…  Ma nel suo “curriculum” ci sono qualcosa come 40 reati, tra cui una decina di furti in appartamento… Giusto per farVi capire con chi abbiamo a che fare…!!

Da Fanpage:

“Mi candido per garantire sicurezza in città”. Ma ha commesso 40 reati

Riccardo Sala, candidato nella lista di Fratelli d’Italia al consiglio comunale di Fidenza, promette: “Più sicurezza”. Ma nel suo certificato penale compaiono decine di furti in appartamento.

Prometteva sicurezza, lotta alla criminalità con un occhio di riguardo, naturalmente, per i reati commessi gli immigrati. Ma a giudicare dal suo curriculum vitae il primo ad avere una fedina penale non propriamente limpida era lui. Stiamo parlando di Riccardo Sala, candidato nella lista di Fratelli d’Italia al consiglio comunale di Fidenza, in provincia di Parma. Il 35enne aveva assorbito in tutto e per tutto la battaglia del suo partito sulla sicurezza, tanto da averne fatto uno dei principali punti del suo programma. “Sono candidato perché voglio fare in modo che anche Fidenza possa ritornare a essere sicura”.

Peccato che lui stesso vantasse un certificato penale di “tutto rispetto” comprendente furti, incendi, porto d’armi e danneggiamenti per un totale di 39 reati processati, tutti consultabili scaricando – come abbiamo fatto – il certificato penale dal sito del comune di Fidenza. Naturalmente il curriculum di Sala ha imbarazzato non poco il partito di Giorgia Meloni che si è affrettata a prendere le distanze: “Il ragazzo – scrive Fratelli d’Italia in una nota – risulta avere delle evidenze sul suo casellario giudiziario. Si tratta di eventi vecchi che risalgono a oltre dieci anni fa. Condanne per reati minori di un ragazzo che da giovane ha avuto delle vicissitudini. Ha pagato il suo debito con la giustizia e, per sua negligenza, non ha mai cancellato tali iscrizioni. Il problema non è di incandidabilità ma la scelta operata insieme a lui è stata quella che il suo cammino per queste elezioni si fermi qui”.

Certificato Penale Sala by Davide Falcioni on Scribd

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Meloni: “Se governeremo licenzieremo il direttore del Museo Egizio di Torino” … ennesima cazzata ad uso dei fessi che ci credono: il direttore del Museo Egizio non può in alcun modo essere licenziato dal governo!

Meloni

 

 

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Meloni: “Se governeremo licenzieremo il direttore del Museo Egizio di Torino” … ennesima cazzata ad uso dei fessi che ci credono: il direttore del Museo Egizio non può in alcun modo essere licenziato dal governo!

 

Da Twitter:

Meloni: “Se governeremo licenzieremo il direttore del Museo Egizio di Torino” …ce l’ha ancora con lui per quella volta che la chiuse dentro scambiandola per una munnia…

Perché il direttore del Museo Egizio non può in alcun modo essere licenziato dal governo

La presunta proposta di licenziamento del direttore del Museo Egizio avanzata da Fratelli d’Italia, reo di aver introdotto una serie di sconti dedicati ai visitatori di origine araba, sta creando un’accesissima polemica. Christian Greco, però, è stato nominato direttore del museo torinese dopo aver vinto un bando internazionale e la gestione del Museo Egizio è di competenza di una fondazione di diritto privato, dunque la sua ipotetica e presunta rimozione da parte di un futuro governo di centrodestra sarebbe impossibile.

La polemica scaturita dalla presunta proposta relativa al licenziamento del direttore del Museo Egizio di Torino, Christian Greco, reo di aver introdotto una serie di sconti per i visitatori di arabi, sta continuando a tenere banco sul Web e sui social. Nella mattinata di sabato 10 febbraio, Giorgia Meloni ha pubblicamente protestato contro l’iniziativa di Greco proprio sotto i locali del Museo Egizio e l‘iniziativa ha costretto il direttore a scendere in strada per spiegare alla presidente di Fratelli d’Italia in cosa consistesse davvero l’iniziativa. Nonostante le spiegazioni, però, Giorgia Meloni non ha cambiato idea e ha continuato a bollare l’iniziativa come discriminatoria nei confronti dei visitatori italiani. Nel corso della giornata di domenica 11 febbraio, però, l’agenzia di stampa Ansa ha battuto una notizia nella quale si sosteneva che il responsabile della comunicazione di Fratelli d’Italia, Federico Mollicone, avesse dichiarato l’intenzione di rimuovere il direttore Greco dal proprio incarico una volta al governo: “Una volta al governo Fratelli d’Italia realizzerà uno dei punti qualificanti del proprio programma culturale che prevede uno spoil system automatico al cambio del ministero della Cultura per tutti i ruoli di nomina, in modo da garantire la trasparenza e il merito, non l’appartenenza ideologica”.

La notizia ha scaturito un vero e proprio polverone e in seguito è stata smentita sia dallo stesso Mollicone che da Giorgia Meloni. “Non ho mai scritto di voler cacciare il Direttore Greco del Museo egizio, è semplicemente una fake news costruita ad arte da alcune agenzie che già avevano battuto la mia dichiarazione in modo corretto. Per il resto, criticare una scelta gestionale di un direttore il cui stipendio è pagato sì da una Fondazione, ma il cui fondatore principale è sempre il Mibact, ritengo sia ancora permesso in una nazione libera. Il mio intervento era contro l’appello dei Comitati scientifici del Mibact, che invece di esprimere pareri culturali interferiscono con la campagna che lo ha difeso”, ha dichiarato Mollicone, mente la presidente Meloni ha spiegato: “Quella secondo cui Fratelli d’Italia intende rimuovere il direttore del Museo Egizio di Torino “è una bufala inventata dalla stampa”. Anche se l’iniziativa degli sconti per gli arabi “è un’iniziativa stupida, un’iniziativa ideologica e discriminatoria contro gli italiani e verso gli altri immigrati, e ancora più stupido è il fatto che Renzi oggi chiami il direttore che guadagna 10mila euro al mese e non abbia ritenuto di chiamare il carabiniere che ne guadagna 1.200 pestato dai suoi amici dei centri sociali”.

Perché nessun governo potrebbe rimuovere il direttore del Museo Egizio
Il direttore del Museo Egizio, però, non potrebbe essere rimosso in alcun modo dal governo, perché un suo ipotetico “licenziamento” non sarebbe nelle competenze dell’Esecutivo. Christian Greco, infatti, è stato nominato direttore dopo aver vinto un bando pubblico internazionale – battendo altri 106 concorrenti – e il Museo Egizio, per di più, è attualmente gestito dalla Fondazione Museo delle Antichità Egizie e nel Cda della fondazione di diritto privato fanno parte le amministrazioni locali dal comune di Torino, la Regione Piemonte, la Compagnia di San Paolo, la Fondazione CRT e un solo posto spetta al ministero dei Beni culturali. Per questo motivo il governo non può quindi in alcuna maniera intervenire direttamente sull’eventuale rimozione del direttore del Museo Egizio, come paventato nell’iniziale agenzia Ansa.

Christian Greco è alla guida del Museo Egizio dal 2014, primo e unico under 40 divenuto direttore di uno dei più importanti poli museali italiani in giovane età. Il Museo Egizio attualmente risulta tra i primi dieci musei italiani e sotto la gestione Greco è passato dai 772.934 visitatori del 2015 agli 845.237 del 2017.

 

tratto da: https://www.fanpage.it/perche-il-direttore-del-museo-egizio-non-puo-in-alcun-modo-essere-licenziato-dal-governo/

 

Epic fail di Giorgia Meloni – Non perde l’occasione per speculare sulla tragedia delle Foibe, ma posta una foto che racconta l’esatto contrario: un plotone di fascisti che ammazza civili sloveni!

 

Giorgia Meloni

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Epic fail di Giorgia Meloni – Non perde l’occasione per speculare sulla tragedia delle Foibe, ma posta una foto che racconta l’esatto contrario: un plotone di fascisti che ammazza civili sloveni!

Epic di Giorgia Meloni sulle foibe. Oggi, 10 febbraio, Giorno del Ricordo dedicato alla memoria delle vittime delle foibe, la presidente di Fratelli d’Italia ha deciso pubblicare un’immagine che testimonia il contrario di quello che voleva celebrare: ha infatti postato la foto di un plotone italiano che ammazza alcuni sloveni ma in realtà oggi si ricordano tutti gli italiani caduti proprio per la follia del regime di Tito.

La fotografa fu scattata a Dane il 31 luglio del 1942, come spiega il Corriere della Serache ha ricostruito l’origine della foto, le cinque vittime sono Franc Znidarsic, Janez Kranjc, Franc Skerbec, Feliks Znidarsic e Edvard Skerbec.

Lettera di un cittadino di Como al sindaco che ha VIETATO di distribuire latte caldo ai senza dimora che sono SOPRAVVISSUTI ad una gelida notte d’inverno.

 

Como

 

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Lettera di un cittadino di Como al sindaco che ha VIETATO di distribuire latte caldo ai senza dimora che sono SOPRAVVISSUTI ad una gelida notte d’inverno.

L’avete guardatela bene? Questa bella faccia sorridente è quella del sindaco di Como, Mario Landriscina, sostenuto da Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia, che ha VIETATO di DISTRIBUIRE LATTE CALDO ai SENZA DIMORA che SONO SOPRAVVISSUTI ad una GELIDA NOTTE D’INVERNO.

Loro dignità non ne hanno. Abbiatene voi quando andrete a votare!

Da Fanpage.it:

Lettera al sindaco di Como che ha vietato di distribuire latte caldo ai senza dimora

Caro sindaco, le ordinanze che vietano il latte caldo la mattina, a chi è sopravvissuto a una notte d’inverno, mi tolgono la voglia di comprare e un po’ anche quella di vivere. La sua ordinanza è la più grande mancanza di decoro per chi voglia, ancora oggi, provare a specchiarsi nell’umanità.

Caro sindaco di Como Mario Landriscina,
ho letto la sua ordinanza, con la quale ha multato chi chiedeva l’elemosina e sequestrato i ferri della loro disturbante attività: cappelli e cartoni. Me la immagino, la polizia municipale a redigere il verbale per il sequestro di un barattolo di latta, vuoto.

Pasolini ci avrebbe fatto un film, io le scrivo una lettera.

Ho saputo che con la sua ordinanza è stato impedito a un gruppo di volontari, il “Gruppo colazione” – che il pericolo si evince già dal nome – di distribuire latte caldo ai clochard. Ho saputo anche che i sovversivi del latte non si limitavano a quello, ma ogni tanto distribuivano ai barboni pure dei dolcetti.

L’ordinanza, lei ha detto, resterà in vigore solo durante il Natale e serve per la “tutela della vivibilità e il decoro del centro urbano”, che favorirebbe il commercio.

Onestamente, io non so se senza poveri in giro la gente compri più volentieri.
Io non so, ad esempio, se senza poveri aumenterebbe la mia voglia di pizza, oppure se i poveri mi tolgono la fame.
Io non so se senza poveri a giro mi convincerei più facilmente a cambiare auto, comprare una borsa nuova, investire in un paio di scarpe di marca.
Io non lo so, e onestamente non mi interessa.

Però di una cosa sono sicuro: le ordinanze che colpiscono i poveri, invece della povertà, mi aggrovigliano lo stomaco e rendono la digestione difficoltosa.
Io so che le ordinanze che vietano il latte caldo la mattina, a chi è sopravvissuto a una notte d’inverno, mi tolgono la voglia di comprare, e un po’ anche quella di vivere.
Io so che chi gioca con il potere, per compiacere altri poteri, è una mancanza di decoro peggiore di qualsiasi coperta di lana tirata sopra le gambe fredde, nel cuore della notte.

Io non so, caro sindaco, se la storia di Gesù bambino, della capannuccia e della stella cometa sia del tutto vera, se sia andata proprio in quella maniera. Ogni tanto me lo chiedo. Però sono abbastanza certo che famiglie di disperati costretti ai margini ci siano sempre state, e che la colpa sia sempre stata di qualche Erode, che continuava la persecuzione degli ultimi della fila anche una volta ricacciati sotto i ponti ed esiliati dentro le capannucce.

Caro sindaco, le auguro un pranzo di Natale sovversivo, fatto di latte caldo e occhi che le consentano di inciampare nella bellezza del mondo, riconoscendo innanzitutto la distinzione fra condizione e persona.

tratto da: https://www.fanpage.it/lettera-al-sindaco-di-como-che-ha-vietato-di-distribuire-latte-caldo-ai-senza-dimora/