Quel vizietto della Germania: credersi la padrona d’Europa

 

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Quel vizietto della Germania: credersi la padrona d’Europa

Il lupo perde il pelo ma non il vizio, dice il proverbio. E in Germania, in particolare in Bavieraquello di pensare all’Europa come terra di conquista è un vizio che non sembra destinato a interrompersi. Lo ha dimostrato Horst Seehofer, il leader e candidato della Csu per la guida della Baviera, in un comizio a Ingolstadt. Davanti alla platea dei suoi colleghi di partito, il ministro dell’Interno tedesco se n’è uscito con una provocazione infelice riguardo la Grecia: “I bavaresi hanno governato la Grecia per un po’, ma sarebbe stato meglio se fosse durato di più”.

L’ironia del politico tedesco faceva riferimento al regno di Ottone di Grecia, principe di Baviera, e che governò sul popolo ellenico dal 1832 al 1862. Monarca anche abbastanza disprezzato dal popolo greco, visto che finì la sua vita in esilio fuggendo su una nave da guerra britannica.

Ma evidentemente la storia non ha insegnato molto a Seehofer, se ha usato questo esempio per ricordare a tutti come l’amministrazione germanica, in quel caso bavarese, fosse nettamente migliore di quelle nazionali. Una battuta infelice che ha trovato ovviamente la reazione critica di molti esponenti politici greci, che, dopo aver incassato per anni le imposizioni volute da Berlino, adesso non vogliono sentirsi anche oggetto di scherno per ottenere qualche centinaio di voti in più in un’elezione locale.

Storia a parte, la battuta del ministro tedesco non è però un fulmine a ciel sereno. Non è un mistero che in Germania molti considerino la loro politica e la loro amministrazione come migliore rispetto alle altre dell’Unione europea. E non è neanche un mistero che la stessa Unione europea possa essere considerata una sorta di costruzione di un’Europa a immagine a somiglianza dei sogni egemonici di Berlino.

E la Grecia forse è l’esempio più evidente di questa malcelata idea della Germania di essere la potenza leader dell’Europa “unita”. In questi anni, le manovre imposte dalla Troika e con il supporto della Bundesbank, hanno non solo impoverito i cittadini greci e mandato sul lastrico un intero Paese, ma hanno anche dato il via a una privatizzazione e successiva svendita senza precedenti del patrimonio greco che, in larga parte, è finito in mani tedesche. Prova più eclatante gli aeroporti turistici, vero volano dell’industria ellenica, diventati quasi tutti di proprietà tedesca.

Ma Atene è solo una delle “vittime” dell’ideale tedesco. In realtà sono molti i Paesi che subiscono quest’idea non troppo remota di Berlino di essere il Paese che vuole controllare l’Europa. L’Italia è sicuramente una delle vittime preferite da parte dei ministri e dei politici tedeschi, accusata di essere una sorta di ventre molle dell’Europa a trazione franco-tedesca. E il fatto che la nostra economia si basi sullo spread tra Btp e Bund è già di per sé un indizio. Ma sono in genere i Paesi mediterranei a essere quelli più additati dalla Germania come nemici della loro idea di Europa.

La loro idea: non quella degli europei. Ed è su questa “piccola” divergenza di vedute che è nato in larga parte il fenomeno sovranista. L’idea che non possa essere Berlino a decidere le sorti di un intero continente. Un vento che è iniziato a spirare da Est, con l’Europa di Visegrad, che si è spostato a sud, nel Mediterraneo, e che ha ricevuto una spinta fondamentale da Ovest, al di là dell’Atlantico, con gli Stati Uniti di Donald Trump a cavalcare l’ondata di risentimento contro la Merkel che dilaga in tutta Europa.

Ed è proprio su questo punto che è importante soffermarsi. Se infatti per molto tempo è stata la parte “povera” dell’Unione europea a ribellarsi ai dettami di Francoforte e Berlino, adesso l’assedio è diverso: insieme ai ribelli ci sono anche gli Stati Uniti. Trump ha messo da subito la Germania nel mirino per la sua politica commerciale.

Ma dietro a questo conflitti economico fra Washington e Berlino, c’è anche un obiettivo strategico che da sempre caratterizza l’altra sponda dell’Atlantico: evitare che la Germania prenda il sopravvento proprio attraverso l’Unione europea. Un’idea che piace tanto a molti esponenti della politica tedesca. Seehofer docet.

 

fonte: http://www.occhidellaguerra.it/germania-europa/

In Niger strage continua per malaria, fame e colera …È tra i 10 paesi più poveri al mondo, ma solo perché il loro Uranio, i loro Diamanti ed il loro Oro arricchiscono solo i Francesi che “controllano” la loro economia…

 

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In Niger strage continua per malaria, fame e colera …È tra i 10 paesi più poveri al mondo, ma solo perché il loro Uranio, i loro Diamanti ed il loro Oro arricchiscono solo i Francesi che “controllano” la loro economia…

 

In Niger, strage continua per malaria, fame e colera

Il colera sta colpendo duramente il Niger, il cui ministro della Sanità, Idi Illiassou, ha aggiornato ieri il numero di morti da luglio, salito ad almeno 68. Sono invece oltre 3.690 i casi di contagio della malattia, causata da ingestione di cibo o acqua contaminati. Altre fonti, soprattutto Medici Senza Frontiere, sostengono che i morti siano molti di più.
L’epidemia, diffusa inizialmente nella regione meridionale di Maradi, si è diffusa poi anche nelle regioni limitrofe di Tahoua, Zinder e Dosso.
Nella regione di Maradi, l’Unicef e l’Organizzazione mondiale della sanità hanno stimato che solo il 37% della popolazione ha accesso all’acqua potabile e solo il 10% ha accesso a strutture igienico-sanitarie di base.
Oltre al colera, la forte stagione delle piogge che va da giugno a settembre, ha consentito anche la diffusione della malaria, diventata in alcune zone una vera emergenza. A livello nazionale ci sono stati 1.360.000 casi di malaria, con 1.584 morti. Poi, la malnutrizione che come ogni anno fa strage di bambini sotto i 5 anni.
Il Niger è considerato uno dei paesi più poveri del mondo. Le statistiche lo raccontano così. E mentono!
Il Niger è il quarto produttore mondiale di uranio, una delle risorse strategiche del nostro mondo. Dovrebbe essere la piccola Svizzera africana, ma invece è dilaniato dalla miseria.
L’uranio è divenuta una maledizione. La guerra tra potenze per accaparrarselo ha provocato una lunga scia di colpi di stato e guerre civili. Un continuo bagno di sangue.
Oggi a detenere il controllo reale di questa risorsa è l’Areva, la multinazionale francese dell’energia. La Francia ha sempre mantenuto un controllo ferreo di questa “ex” colonia le cui materie prime le consentono di essere potenza nucleare e illuminare le sue strade e le sue case.
Il Niger,in cambio, riceve royalties da rapina. Un eterno 5% che costringe un intero popolo alla fame.

 

fonte: https://raiawadunia.com/in-niger-strage-continua-per-malaria-fame-e-colera/

Milena Gabanelli ci ricorda una delle tante porcherie tutte italiane che ci ha regalato l’ultimo governo Renzi-Gentiloni – Ecco come si regalano 3 milioni di euro a parenti e amici con la Finanziaria

 

 

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Milena Gabanelli ci ricorda una delle tante porcherie tutte italiane che ci ha regalato l’ultimo governo Renzi-Gentiloni – Ecco come si regalano 3 milioni di euro a parenti e amici con la Finanziaria

Un regalino da tre milioni di euro. È quello che due senatori verdiniani sono riusciti a far passare a favore di una semisconosciuta srl tra le maglie dell’ultima manovra finanziaria, ratificata in via definitiva al Senato il 27 dicembre. Quattro righe nel silenzio di un’aula distratta. Nemmeno il ministero dello Sviluppo economico ne sapeva nulla. Carlo Calenda lo ha scoperto con imbarazzo solo quando la notizia ha iniziato a circolare sui social dopo il via libera della Camera.
Il ministro Carlo Calenda, dopo un primo imbarazzo, ha deciso di congelare il dispositivo, chiedendo alla Commissione Europea di verificare che non si tratti di aiuti di stato. Dunque, 3 milioni di euro dal 2018 al 2020 alla IsiameD digitale srl per la «promozione di un modello digitale italiano nei settori del turismo, dell’agroalimentare, dello sport e della smart city». Sembra quasi una cosa giusta, ma andando a grattare si legge altro. L’emendamento «corsaro»è stato presentato, nella stessa forma in cui è stato votato, dai senatori verdiniani Pietro Langella e Antonio Milo di Alleanza Liberalpopolare-Autonomie (Ala) il 30 novembre.
Cosa fa la Isiamed

La Isiamed digitale srl, società di produzione di software con sede a Roma in via Cola di Rienzo 44 con 4 dipendenti, è stata creata l’8 ottobre 2016 ma ha iniziato l’attività il 10 novembre 2017: appena 20 giorni prima dell’emendamento. In una serie di articoli la srl si dichiara stata impegnata in alcuni progetti di digitalizzazione per la Confederazione Italiana Agricoltori e la Federalberghi di Firenze e che ha stretto una partnership con Zte il colosso cinese delle reti mobile per un progetto sulle smart city. Progetti in fieri avviati da pochi mesi. Una società nata da poco e che non ha, di fatto, alcun progetto specifico sul digitale realizzato. Improbabile, quindi, che i fondi siano stati stanziati per una comprovata esperienza sul mercato. E allora? Vediamo chi sono i soci della IsameD.

La società è al 75% di Vincenzo Sassi, piemontese con svariate partecipazioni in società di mediazione creditizia e recupero crediti, e al 25% dell’Istituto italiano per l’Asia e il Mediterraneo, un’associazione che da anni organizza convegni e si occupa di scambi fra Mediterraneo e Cina e che fa capo a Gian Guido Folloni, ex giornalista, ex democristiano ed ex ministro per i Rapporti con il Parlamento tra il 1998 e 1999 nel primo governo D’Alema. Sia Sassi che Folloni non sembrano avere competenze di sviluppo digitale.
Sassi si presenta su Linkedin come «Responsabile comparto stragiudiziale presso Studio Legale Professore Emilio Papa» e come pianificatore finanziario. Non vi sono altre referenze, ma dalle visure camerali risulta che dal 2006 è socio accomandatario della Mediagest sas di Torino, ramo agenti, mediatori e procacciatori in prodotti finanziari (servizi di consulenza per investimenti finanziari e mutui ipotecari). Sassi è anche socio al 51% e amministratore unico della Ts Servizi digitali srl con sede a Torino che, al di là del nome, si occupa di attività di consulenza aziendale in materia di gestione finanziaria, marketing, risorse umane, assistenza per il conseguimento di certificazioni di qualità (codice Ateco 70.22.09). La Ts Servizi digitali, il cui altro socio è Mauro Pasquinelli (collabora anche lui alla IsiameD e viene presentato come engineering manager anche se non risulta iscritto all’albo degli ingegneri), Insomma Sassi si trova in un arcipelago di società, in buona salute, ma nel mondo digitale la IsiameD e chi vi è coinvolto sono pressoché sconosciuti. Eppure sono stati scelti per digitalizzare il made in Italy. Perché proprio loro?
Emendamento in famiglia

Uno dei due firmatari dell’emendamento, il campano Antonio Milo, nel febbraio 2017, ha preso parte a un viaggio organizzato da IsiameD in Egitto.

E fino a qui sembra la classica attività di lobbing, ma dalla visura camerale, la IsiameD ha due partecipazioni societarie.
La prima al 50% nella Identità turistica srl, società di Firenze che si occupa di servizi di cloud computing, comunicazione, attività editoriali pubblicitarie nel settore del turismo. La seconda partecipazione societaria di IsiameD è nel Consorzio Italiano per le Infrastrutture e servizi del territorio. Costituito il 22 luglio 2017, con sede nello stesso palazzo della IsiameD, a Roma in via Cola di Rienzo 44, ha come oggetto sociale la costruzione di strade, autostrade e piste aeroportuali. Che poco c’entra con lo sviluppo digitale.
Il presidente è Mario D’Apuzzo, ex senatore di Ala (è entrato in Senato il 9 gennaio 2018 per uscirvi il 22 di marzo) e i due consiglieri sono Vincenzo Sassi, già proprietario di IsiameD, e Gianluca Milo, 21 anni, figlio del senatore Antonio Milo, uno dei firmatari dell’emendamento che regala tre milioni alla IsiameD. E il cerchio è chiuso.
Una storia di intrecci

«Una marchetta necessaria ad avere i voti per approvare la manovra. Quando non hai i numeri subisci il ricatto dei piccoli gruppi» ha dichiarato il senatore Pd Stefano Esposito commentando l’emendamento presentato da Milo e Langella a favore di IsiameD.

Tutto regolare, tutto alla luce del sole tuonano sui social quelli della IsiameD. In effetti la «discrezionalità» non è un illecito, e nelle aule parlamentari durante con l’approvazione della Finanziaria, ogni politico spinge per la propria. E alla fine non c’era più spazio per il fondo da 50 milioni per incentivare la transizione digitale della Pubblica Amministrazione, la cui lentezza burocratica è una delle cause del rallentamento della nostra economia e della mancanza di investimenti esteri in Italia.
fonte: https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/ecco-come-si-regalano-3-milioni-euro-parenti-amici-la-finanziaria/edcee6f0-4a46-11e8-a30a-134b88b5afda-va.shtml

Il regista tedesco Wim Wenders si schiera con Mimmo Lucano: “meglio una vita intera da buonista che un solo attimo da cattivista”

 

Wim Wenders

 

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Il regista tedesco Wim Wenders si schiera con Mimmo Lucano: “meglio una vita intera da buonista che un solo attimo da cattivista”

Wim Wenders: “meglio una vita intera da buonista che un solo attimo da cattivista”

La dichiarazione del regista tedesco Wim Wenders n sostegno a Mimmo Lucano, sindaco di Riace

“Libertà, Uguaglianza e Fratellanza sono parole impresse a caratteri cubitali su tutti noi europei, ma se Oppressione, Esclusione e Ostilità diventano i nuovi slogan di molta destra europea che finge di dimenticare quali miserie e quali spargimenti di sangue le loro ideologie hanno seminato in Europa nel secolo scorso, è bene che essi sappiano che il Passato non può essere il Futuro dell’Europa”.

Queste le parole del regista tedesco Wim Wenders, che realizzò nel 2010 un breve film intitolato “Il Volo” proprio a Riace. Parole pronunciate in sostegno al sindaco di Riace Mimmo Lucano arrestato per il “reato di umanità”.

“L’Italia si sta dividendo -ha aggiunto Wim Wenders- tra Buonisti e Cattivisti. Per quanto mi riguarda, preferisco vivere una vita intera da Buonista piuttosto che un solo attimo da Cattivista”.

M5S contro Berlusconi “imbarazzante: prima ci copia, poi ci attacca”

 

Berlusconi

 

 

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M5S contro Berlusconi “imbarazzante: prima ci copia, poi ci attacca”

 

“Oggi, come sempre, semplicemente imbarazzante.”

Così il Movimento 5 stelle in un post pubblicato sulla propria pagina Facebook con riferimento alle dichiarazioni di Silvio Berlusconi sul reddito di cittadinanza.

“Questo individuo non si smentisce mai, – prosegue il post – prima prova a copiarci il Reddito di Cittadinanza e, ora che finalmente grazie al MoVimento 5 Stelle diventerà realtà, cambia improvvisamente idea e annuncia l’imminente ESPLOSIONE del bilancio dello Stato.”

“Adesso è ancora più chiaro che la sua non era altro che l’ennesima presa in giro elettorale. Solo a noi Berlusconi sembra sempre più imbarazzante?” si domandano i pentastellati.

Nel 2017, il leader di Forza Italia, ai microfoni di Radio101 aveva presentato il “reddito di dignità” ovvero una “misura drastica sul modello dell’imposta negativa sul reddito del premio Nobel Milton Friedman” che permette a chi è sotto una certa soglia di non pagare le tasse e “lo Stato dovrà versargli la somma necessaria per arrivare ai livelli di dignità garantita da Istat”.
Berlusconi individua la “soglia di dignità” in 1.000 euro mensili, ma può variare a seconda della zona del Paese in cui il cittadino vive e in base al numero di figli a carico.

Luigi Di Maio, contestualmente aveva dichiarato: “Quando saremo al governo ci ricorderemo questa dichiarazione. Lo chiama reddito di dignità per nascondere che ci copia.”

Recentemente l’ex Cavaliere, alla convention di Forza Italia ha criticato fortemente la manovra economica proposta dall’esecutivo giallo-verde, affermando: “Il reddito di cittadinanza è una barzelletta, una bufala, una presa in giro per gli italiani.” E ha continuato: “I miliardi di sforamento, attribuiti al reddito di cittadinanza, sono nove”, perché dal suo punto di vista l’assegno da 780 euro al mese potrà andare “al massimo a un milione di persone”. “Eppure – ha ribattuto – l’hanno venduta come la fine della povertà”.

E ha sottolineato che a suo avviso: “Non ci sono misure per fare ripartire il Paese.”

fonte: https://www.silenziefalsita.it/2018/10/06/m5s-berlusconi-imbarazzante-prima-ci-copia-poi-ci-attacca/

Vergognoso titolo bufala di Libero: “Torna il colera a Napoli. Lo hanno portato gli immigrati” – D’altra parte questo succede quando recluti i giornalisti tra quelli che scrivono sui muri dei cessi degli Autogrill…

 

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Vergognoso titolo bufala di Libero: “Torna il colera a Napoli. Lo hanno portato gli immigrati” – D’altra parte questo succede quando recluti i giornalisti tra quelli che scrivono sui muri dei cessi degli Autogrill…

 

Squallido, vergognoso, indegno titolo bufala di Libero “Torna il colera a Napoli, lo hanno portato gli immigrati”.

Ma esiste in Italia un ordine dei giornalisti, o questi possono scrivere qualunque puttanata?

Libero, il quotidiano di Vittorio Feltri, con direttore responsabile Pietro Senaldi, torna a far discutere per il titolo di apertura, con cui come già in altre occasioni, ribadisce il legame tra il fantomatico fenomeno migratorio e il ritorno in Italia di malattia debellate da tempo.

La notizia
Il lancio si riferisce ad una notizia effettivamente avvenuta nel napoletano: presso l’ospedale Cotugno sono stati registrati due casi di colera. «Il vibrione è stato isolato nelle feci di un piccolo paziente di 2 anni, trasferito dal Santobono, e sulla mamma, rientrati da un viaggio in Bangladesh. Immediatamente è stata allertata la Asl competente e sono state attivate tutte le procedure previste dai protocolli», ha comunicato Antonio Giordano, commissario straordinario dell’azienda ospedaliera dei Colli Monaldi-Cotugno-Cto, precisando che «i contatti familiari del caso indice sono stati già individuati e sono attualmente sotto stretta osservazione sanitaria. Attualmente, entrambi i pazienti sono in condizioni stazionarie. La situazione è del tutto sotto controllo».

L’editoriale
Di ben altro tenore è la versione del quotidiano diretto da Pietro Senaldi, che già in passato aveva lanciato infondati e farneticanti allarmi sulle malattie portate dai migranti. «Il nostro allarme era reale: più migranti, più malattie. Quando denunciammo il problema, fummo accusati di razzismo. Però i fatti lo dimostrano: importiamo patologie che avevamo debellato», si legge in un editoriale nelle pagine interne di Libero. Lo stesso direttore cita uno studio della Società italiana malattie tropicali, secondo cui «il 70 per cento della popolazione carceraria è affetta da una malattia cronica. La situazione sanitaria è precipitata a causa del sovraffollamento, dovuto al costante aumento dei detenuti di origine straniera, ormai oltre il 33 per cento. Quando questi usciranno, malati, si trasformeranno in untori esattamente come gli immigrati che arrivano da zone sottosviluppate nel mondo».

Le reazioni
L’esistenza di un’emergenza colera a Napoli è però stata smentita dalle autorità: «A Napoli non c’è alcuna emergenza colera e la situazione è stata gestita al meglio nelle strutture sanitarie che hanno preso in carica le due persone malate: il San Giovanni di Dio di Frattamaggiore, il Santobono e il Cutugno». A dirlo il consigliere regionale dei Verdi della Campania, Francesco Emilio Borrelli, componente della Commissione sanità, che sta seguendo personalmente la situazione in costante contatto con i direttori degli ospedali coinvolti e con gli sfortunati protagonisti in via di guarigione.

«Al di là delle speculazioni giornalistiche, come quella del vergognoso titolo di Libero, c’è una situazione sotto controllo che non crea alcun pericolo perché tutte le persone che in qualche modo sono entrate in contatto con la donna e il bambino sono state controllate e sottoposte alle cure del caso per scongiurare ogni possibilità di contagio», ha aggiunto Borrelli per il quale «questa vicenda ha dimostrato l’efficienza della rete ospedaliera campana che, in questo caso, ha funzionato alla perfezione». Non sono mancati dunque gli attacchi, giunti talvolta a livello di insulti e minacce, contro il giornale, anche da parte di personaggi noti: dal giornalista Antonello Piroso allo scrittore Maurizio De Giovanni fino a Chef Rubio, sui social network si è diffusa rapidamente l’indignazione. E non è mancato nemmeno l’Ordine dei giornalisti, che si è subito attivato.

33 anni fa il dirottamento dell’Achille Lauro che sfociò nella famosa “Notte di Sigonella ” – Segnò la fine di Bettino Craxi che ebbe la grave “colpa” di mostrare le palle opponendosi alla prepotenza degli Stati Uniti, facendosi rispettare e, per una volta, facendo rispettare l’Italia…!

 

Achille Lauro

 

 

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33 anni fa il dirottamento dell’Achille Lauro che sfociò nella famosa “Notte di Sigonella ” – Segnò la fine di Bettino Craxi che ebbe la grave “colpa” di mostrare le palle opponendosi alla prepotenza degli Stati Uniti, facendosi rispettare e, per una volta,  facendo rispettare l’Italia…!

 

 

Il dirottamento dell’Achille Lauro fu un atto terroristico avvenuto il 7 ottobre1985, con il sequestro, da parte di un gruppo di 4 terroristi palestinesi, dei passeggeri della nave da crociera italiana e l’uccisione di Leon Klinghoffer, cittadino statunitense paralitico e di fede ebraica.

Il 7 ottobre 1985, mentre compiva una crociera nel Mediterraneo, al largo delle coste egiziane, venne dirottata da un commando di Palestinesi aderenti al Fronte per la Liberazione della Palestina (FLP): Bassām al-ʿAskar, Aḥmad Maʿrūf al-Asadī, Yūsuf Mājid al-Mulqī e ʿAbd al-Laṭīf Ibrāhīm Faṭāʾir.

A bordo erano presenti circa 550 persone (201 passeggeri e 344 uomini di equipaggio). I quattro terroristi erano partiti da Genova mentre la nave stava per salpare le ancore, ed erano muniti di passaporti ungheresi e greci. All’ora di pranzo i quattro sbucarono sul ponte di comando armati di Kalašnikov, e intimarono al comandante Gerardo De Rosa di far rotta verso il porto di Tartus, in Siria.

Giulio Andreotti, ministro degli esteri, mobilitò l’egiziano Boutros Boutros-Ghali (che assicurò piena collaborazione) e il siriano Hafiz al-Asad, che inizialmente era disposto a consentire l’attracco della nave nel porto di Tartus ma poi rifiutò a causa delle pressioni degli Stati Uniti.

La sera stessa 60 incursori italiani del Colonnello Moschin arrivarono alla base militare di Akrotiri, a Cipro, pronti a intervenire, seguendo un piano sviluppato insieme all’UNIS del COMSUBIN, presenti in fase di pianificazione. Si decise però alla fine la via diplomatica.

Dopo frenetiche trattative diplomatiche si giunse, in un primo momento, ad una felice conclusione della vicenda, grazie all’intercessione dell’Egitto, dell’OLP di Arafat (che in quel periodo aveva trasferito il quartier generale dal Libano a Tunisi a causa della guerra del Libano) e dello stesso Abu Abbas (uno dei due negoziatori, proposti da Arafat, insieme a Hani al-Hassan, un consigliere dello stesso Arafat), che convinse i terroristi alla resa in cambio della promessa dell’immunità.

Dopo il divieto di sbarcare in Siria, l’Achille Lauro approdò nelle acque egiziane.

Due giorni dopo si scoprì tuttavia che a bordo era stato ucciso un cittadino statunitense, Leon Klinghoffer, ebreo e paralitico a causa di un ictus: l’episodio provocò la reazione degli Stati Uniti che volevano l’estradizione dei dirottatori per processarli nel loro Paese.

Ad uccidere il passeggero fu il terrorista Yūsuf Mājid al-Mulqī.

L’11 ottobre un Boeing 737 egiziano si alzò in volo per portare a Tunisi i membri del commando di dirottatori, assieme allo stesso Abu Abbas, Hani al-Hassan (l’altro mediatore dell’OLP) e ad agenti dei servizi e diplomatici egiziani, secondo gli accordi raggiunti (salvacondotto per i dirottatori e la possibilità di essere trasportati in un altro Stato arabo): mentre era in volo, alcuni caccia statunitensi lo intercettarono costringendolo a dirigersi verso la Naval Air Station Sigonella, in Italia, dove fu autorizzato ad atterrare poco dopo la mezzanotte.

L’allora presidente del Consiglio Bettino Craxi si oppose tuttavia all’intervento degli Stati Uniti, chiedendo il rispetto del diritto internazionale e sia i VAM (Vigilanza Aeronautica Militare) che i carabinieridi stanza all’aeroporto si schierarono a difesa dell’aereo contro la Delta Force statunitense che nel frattempo era giunta su due C-141. A questa situazione si aggiunse un altro gruppo di carabinieri, fatti giungere da Catania dal comandante generale dei Carabinieri  Riccardo Bisogniero.

A quel punto la questione centreale riguardava Abu Abbas: pur di proteggerlo il governo italiano sembrò disposto a rischiare uno scontro armato con gli Stati Uniti. Craxi disse che la giustizia italiana avrebbe processato i sequestratori e aggiunse che non era possibile indagare su persone ospiti del governo egiziano a bordo di quel Boeing, dal momento che era protetto con l’extraterritorialità.

Si trattò della più grave crisi diplomatica del dopoguerra tra l’Italia e gli Stati Uniti, che si risolse cinque ore dopo con la rinuncia degli Stati Uniti ad un attacco all’aereo sul suolo italiano.

I quattro membri del commando terrorista furono presi in consegna dalla polizia e rinchiusi nel carcere di Siracusa e furono in seguito condannati, scontando la pena in Italia. Per il resto della giornata vi furono numerose trattative diplomatiche tra i rappresentanti del governo italiano, di quello egiziano e dell’OLP.

Il governo italiano chiese all’ambasciatore egiziano lo spostamento del Boeing 737 dalla base di Sigonella all’aeroporto di Ciampino per «poter esplorare la possibilità di compiere ulteriori accertamenti». Craxi spiegò che il Boeing era trasferito a Roma per rispondere all’impegno preso con Reagan di «concedere il tempo necessario» affinché il governo italiano potesse disporre «di elementi o evidenze che dimostrassero […] il coinvolgimento dei due dirigenti palestinesi nella vicenda». Alla ripartenza dell’aereo con destinazione Ciampino si unirono al velivolo egiziano un velivolo del SISMI che era nel frattempo giunto con l’ammiraglio Fulvio Martini (che nelle prime ore della crisi era stato costretto a seguire le trattative solo per via telefonica) e a una piccola scorta di due F-104S decollati dalla base di Gioia del Colle e altri due decollati da Grazzanise, voluta dallo stesso Martini. Nel frattempo un F-14 statunitense decollò dalla base di Sigonella senza chiedere l’autorizzazione e senza comunicare il piano di volo, e cercò di rompere la formazione del Boeing e dei velivoli italiani, sostenendo di voler prendere in consegna il velivolo con Abbas a bordo, venendo però respinto dagli F-104 di scorta.

Una volta giunti a Ciampino, intorno alle 23:00, un secondo aereo statunitense, fingendo un guasto, ottenne l’autorizzazione per un atterraggio di emergenza e si posizionò sulla pista davanti al velivolo egiziano, impedendone un’eventuale ripartenza. Su ordine di Martini al caccia venne allora dato un ultimatum di cinque minuti per liberare la pista, in caso contrario sarebbe stato spinto fuori pista da un Bulldozer: dopo tre minuti il caccia statunitense ridecollò, liberando la pista. Per questo episodio il governo italiano protestò con l’ambasciatore Maxwell M. Rabb.

Gli Stati Uniti richiesero nuovamente la consegna di Abu Abbas, in base agli accordi di estradizione esistenti con l’Italia, senza tuttavia portare prove del reale coinvolgimento del negoziatore nel dirottamento. I legali del Ministero di Grazia e Giustizia e gli esperti in diritto internazionale consultati dal governo ritennero comunque non valide le richieste statunitensi.

Il Boeing egiziano venne quindi trasferito a Fiumicino, dove Abu Abbas e l’altro mediatore dell’OLP furono fatti salire su un diverso velivolo, un volo di linea di nazionalità jugoslava la cui partenza era stata appositamente ritardata. Solo il giorno successivo, grazie alle informazioni raccolte dai servizi segreti israeliani (che tuttavia non erano state consegnate al SISMI durante la crisi, pur essendo già disponibili), si ottennero alcuni stralci di intercettazioni che potevano legare Abu Abbas al dirottamento. La CIA consegnò solo alcuni giorni dopo (16 ottobre) i testi completi delle intercettazioni, effettuate da mezzi statunitensi, che provavano con certezza le responsabilità di Abu Abbas, il quale venne processato e condannato all’ergastolo in contumacia.

Il ministro della difesa Giovanni Spadolini e altri due ministri repubblicani (Oscar Mammì e Bruno Visentini) presentarono le dimissioni in segno di protesta contro Craxi, provocando una crisi di governo successivamente rientrata.

Il governo Craxi, nonostante le prepotenti sollecitazioni americane, mostrò fermezza e determinazione.

Craxi mostrò di avere le palle facendosi risoettare e non permettendo ancora una volta agli americani di trattarci come un loro zerbino…

Ma probabilmente tutto questo segnò anche la fine della sua carriera politica… Gli americani hanno bisogno di leccaculo e non di gente con le palle.

Tratto da Wikipedia

 

Vende casa per acquistare farmaci salvavita per la figlia, poi l’appello: “Un alloggio e un lavoro per sopravvivere” …Ora una domanda nasce spontanea: MA LO STATO, DOVE CAZZO STA?

 

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Vende casa per acquistare farmaci salvavita per la figlia, poi l’appello: “Un alloggio e un lavoro per sopravvivere” …Ora una domanda nasce spontanea: MA LO STATO, DOVE CAZZO STA?

Vende casa per acquistare farmaci salvavita per la figlia, l’appello: “Un alloggio e un lavoro per sopravvivere” – Su RomaToday l’appello di una mamma disperata

Una madre è stata costretta a svendere la propria casa per poter garantire alla figlia di 22 anni, affetta come lei da una patologia autoimmune, i farmaci di cui ha bisogno, privandosi anche della propria parte di medicine.

Succede a Roma, come racconta Sara Mechelli su RomaToday. La cura completa per entrambe costa circa 2.000 euro al mese. Una cifra impossibile per questa mamma, che vive con uno stipendio di 400 euro al mese e una pensione di invalidità che non arriva a 300.

Ora vivono nell’ennesimo alloggio precario. “Un tugurio fatiscente a Roma Nord: umido, malsano e pieno di parassiti. Il posto peggiore per mia figlia che non può assolutamente permettersi alcun tipo di infezione. Purtroppo però -racconta la donna a RomaToday – è tutto quello che al momento possiamo permetterci e per questo ci reputiamo anche fortunate”. Sulla loro testa pende la spada di Democle dello sfratto e il rischio di dover tornare a vivere in macchina, come hanno fatto qualche tempo fa.

L’appello di una mamma disperata

Vorrei che qualcuno mi offrisse un lavoro onesto, in regola e dignitoso. Nonostante la malattia e i miei 61 anni sono una donna in forze, con capacità ed esperienza. Sicuramente sono una che non si arrende: non l’ho fatto nemmeno quando pensavo di non sopravvivere. Con mia figlia – dice la donna a RomaToday – ce l’abbiamo messa tutta. Questi anni sono stati drammatici, un incubo continuo anche se, nella nostra immensa sfortuna tra malattie e lutti, abbiamo salvato la vita. Ora vogliamo solo una possibilità per andare avanti”.

Andrea Guerrini, imprenditore e giornalista che vive tra Perugia e Arezzo, ha lanciato una raccolta fondi su GoFundMe per aiutare le due donne. “Hanno lavori saltuari e non riescono più a sostenersi autonomamente per le spese correnti – racconta Andrea – presto dovranno lasciare anche l’appartamento in cui temporaneamente vivono, concesso per alcuni mesi dall’ex compagno dopo ripetute richieste. Rischiano pertanto di finire per strada entro novembre 2018”.

 

 

Il vero “deficit” di cui nessuno parla: i 70 milioni di euro al giorno (avete letto bene, 70 milioni) per le spese militari!

 

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Il vero “deficit” di cui nessuno parla: i 70 milioni di euro al giorno (avete letto bene, 70 milioni) per le spese militari!

di Manlio Dinucci, Il Manifesto 2 ottobre 2018

Mercati e Unione europea in allarme, opposizione all’attacco, richiamo del presidente della Repubblica alla Costituzione, perché l’annunciata manovra finanziaria del governo comporterebbe un deficit di circa 27 miliardi di euro.

Silenzio assoluto invece, sia nel governo che nell’opposizione, sul fatto che l’Italia spende in un anno una somma analoga a scopo militare. Quella del 2018 è di circa 25 miliardi di euro, cui si aggiungono altre voci di carattere miitare portandola a oltre 27 miliardi. Sono oltre 70 milioni di euro al giorno, in aumento poiché l’Italia si è impegnata nella Nato a portarli a circa 100 milioni al giorno.

Perché nessuno mette in discussione il crescente esborso di denaro pubblico per armi, forze armate e interventi militari? Perché vorrebbe dire mettersi contro gli Stati uniti, l’«alleato privilegiato» (ossia dominante), che ci richiede un continuo aumento della spesa militare.

Quella statunitense per l’anno fiscale 2019 (iniziato il 1° ottobre 2018) supera i 700 miliardi di dollari, cui si aggiungono altre voci di carattere militare, compresi quasi 200 miliardi per i militari a riposo. La spesa militare complessiva degli Stati uniti sale così a oltre 1.000 miliardi di dollari annui, ossia a un quarto della spesa federale.

Un crescente investimento nella guerra, che permette agli Stati uniti (secondo la motivazione ufficiale del Pentagono) di «rimanere la preminente potenza militare nel mondo, assicurare che i rapporti di potenza restino a nostro favore e far avanzare un ordine internazionale che favorisca al massimo la nostra prosperità».

La spesa militare provocherà però nel budget federale, nell’anno fiscale 2019, un deficit di quasi 1.000 miliardi. Questo farà aumentare ulteriormente il debito del governo federale Usa, salito a circa 21.

500 miliardi di dollari.

Esso viene scaricato all’interno con tagli alle spese sociali e, all’estero, stampando dollari, usati quale principale moneta delle riserve valutarie mondiali e delle quotazioni delle materie prime.

C’è però chi guadagna dalla crescente spesa militare. Sono i colossi dell’industria bellica. Tra le dieci maggiori produttrici mondiali di armamenti, sei sono statunitensi: Lockheed Martin, Boeing, Raytheon Company, Northrop Grumman, General Dynamics, L3 Technologies. Seguono la britannica BAE Systems, la franco-olandese Airbus, l’italiana Leonardo (già Finmeccanica) salita al nono posto, e la francese Thales.

Non sono solo gigantesche aziende produttrici di armamenti. Esse formano il complesso militare-industriale, strettamente integrato con istituzioni e partiti, in un esteso e profondo intreccio di interessi. Ciò crea un vero e proprio establishment delle armi, i cui profitti e poteri aumentano nella misura in cui aumentano tensioni e guerre.

La Leonardo, che ricava l’85% del suo fatturato dalla vendita di armi, è integrata nel complesso militare-industriale statunitense: fornisce prodotti e servizi non solo alle Forze armate e alle aziende del Pentagono, ma anche alle agenzie d’intelligence, mentre in Italia gestisce l’impianto di Cameri dei caccia F-35 della Lockheed Martin.

In settembre la Leonardo è stata scelta dal Pentagono, con la Boeing prima contrattista, per fornire alla US Air Force l’elicottero da attacco AW139.

In agosto, Fincantieri (controllata dalla società finanziaria del Ministero dell’Economia e delle Finanze) ha consegnato alla US Navy, con la Lockheed Martin, altre due navi da combattimento litorale.

Tutto questo va tenuto presente quando ci si chiede perché, negli organi parlamentari e istituzionali italiani, c’è uno schiacciante consenso multipartisan a non tagliare ma ad aumentare la spesa militare.

 

 

fonte: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_vero_deficit_di_cui_nessuno_parla_i_70_milioni_di_euro_al_giorno_per_le_spese_militari/82_25617/

Tutte le porcherie che stanno uscendo fuori dopo il crollo del Ponte Morandi – Dall’allarme ignorato del Politecnico di Milano “è pericoloso bisogna chiuderlo” alle mail e chat cancellate subito dopo il crollo… E intanto sono morte 43 persone…

 

Ponte Morandi

 

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Tutte le porcherie che stanno uscendo fuori dopo il crollo del Ponte Morandi – Dall’allarme ignorato del  Politecnico di Milano “è pericoloso bisogna chiuderlo” alle mail e chat cancellate subito dopo il crollo… E intanto sono morte 43 persone…

Ascoltato come persona informata dei fatti dal pm Massimo Terrile, il prof Carmelo Gentile Politecnico di Milano ha spiegato che “Spea (società controllata da Autostrade, ndr) sapeva, aveva calcolato il livello di efficienza che era sotto uno” e “con quel dato il ponte andava chiuso”. E ha parlato di “valutazioni improprie” del progettista del retrofitting. E sul monitoraggio: “Molto probabilmente si sarebbe evitata la tragedia”.

“Il ponte Morandi andava chiuso”. Lo ha detto, davanti ai magistrati, il professore Carmelo Gentile, docente del Politecnico di Milano che lo scorso novembre consegnò il suo studio ad Autostrade segnalando le anomalie sul pilone 9 per le “deformate non conformi”. Ascoltato come persona informata dei fatti dal pm Massimo Terrile, Gentile ha spiegato che “Spea (società controllata da Autostrade, ndr) sapeva, aveva calcolato il livello di efficienza che era sotto uno” e “con quel dato il ponte andava chiuso”.

Il progettista del retrofitting – ha spiegato il docente ai magistrati – ha fatto “delle valutazioni improprie” ma anche “con quelle valutazioni improprie il ponte era da chiudere”. Il docente ha poi specificato che “a me, però, non diedero tutta la documentazione, altrimenti lo avrei detto anche io”.

Lo studio, firmato da Gentile e Antonello Ruccolo, era stato richiesto da Autostrade per conoscere le condizioni del ponte. Così, scrivono gli studiosi, “durante le notti a cavallo dei giorni 9-11 ottobre e 11-13 ottobre… vengono compiute analisi dinamiche sui piloni 9 e 10” (l’11 era già stato ristrutturato negli Anni 90). Indagini compiute “sia con le prescrizioni” tradizionali, “sia con le più recenti istruzioni internazionali”. In pratica per controllare lo stato di salute degli stralli (quelli che probabilmente hanno poi ceduto) vengono identificati i “modi di vibrare”. Ecco le conclusioni: “A frequenze proprie pressocché uguali dei due sistemi bilanciati corrispondono deformate modali differenti… Tale mancanza di simmetria… è certamente da ascriversi a differenze nelle caratteristiche meccaniche e nell’azione di tiro degli stralli”.

Intanto gli inquirenti stanno anche vagliando mail e chat nonché conversazioni rimosse da dirigenti di Autostrade e ministero dai loro dispositivi immediatamente dopo il crollo…

 

fonti:

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/10/02/ponte-morandi-il-prof-del-politecnico-che-ravviso-anomalie-bisognava-chiuderlo-valutazione-improprie-del-progettista/4664153/

https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/chat-cancellate-nei-telefoni-sequestrati-dopo-il-crollo/