Gino Strada senza peli sulla lingua: “A settant’anni non avrei mai pensato di vedere ancora ministri razzisti o sbirri nel mio Paese… È gente che non ha nessuna considerazione per la vita umana… Ci rubano il lavoro? Calati gli sbarchi l’effetto si è visto, no? L’Italia è in piena occupazione”…!

 

Gino Strada

 

 

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Gino Strada senza peli sulla lingua: “A settant’anni non avrei mai pensato di vedere ancora ministri razzisti o sbirri nel mio Paese… È gente che non ha nessuna considerazione per la vita  umana… Ci rubano il lavoro? Calati gli sbarchi l’effetto si è visto, no? L’Italia è in piena occupazione”…!

 

Migranti, Gino Strada: “Salvini? Non avrei pensato di vedere ancora ministri razzisti in Italia. Abbrutimento sociale”

Il fondatore di Emergency, intervistato a Mezz’ora in più, ha detto che “il progetto di Minniti era quello di pagare gli assassini” e su questo “c’è unità di intenti nei propositi” del successore. Nel mirino anche il contratto di governo (“non c’è una parola sulla guerra”) e la sinistra che ha causato “i maggiori disastri politici e sociali in Italia negli ultimi 25 anni”. Il dirigente Usb amico di Soumaila Sacko: “Il ministro del lavoro si impegni su diritti dei braccianti al Sud”

“La politica del precedente ministro dell’Interno era un atto di guerra contro i migranti che ha prodotto dei morti. E Salvinivuole portarla avanti. Ora che ho più di settant’anni non avrei mai pensato di vedere ancora dei ministri razzisti o sbirri nel mio Paese”. Così Gino Strada, fondatore di Emergency, ha definito l’ex numero uno del Viminale Marco Minniti e il suo successore Matteo Salvini durante un’intervista a Mezz’ora in più di Lucia Annunziata. “Questa è gente che non ha nessuna considerazione per la vita degli esseri umani”, ha aggiunto. All’inizio della trasmissione è intervenuto anche Aboubakar Soumahoro, il dirigente dell’Usb amico di Soumaila Sacko, ucciso il 2 giugno scorso in Calabria, il quale ha ribadito la sua richiesta di incontrare il neo ministro del Lavoro Luigi Di Maio per affrontare il tema dei diritti dei braccianti nel Meridione.

L’accoglienza dei migranti in Italia – “Il progetto di Minniti era quello di pagare gli assassini per dire: ‘Uccideteli pure, ma a casa vostra. Non li vogliamo qua’. Su questo c’è unità di intenti e continuità di azione nei propositi di Salvini”, ha denunciato il medico e fondatore di Emergency nel corso dell’intervista con Annunziata. E riguardo alla proposta del neo ministro dell’Interno di ridurre i 5 miliardi previsti per l’accoglienza dei migranti, aggiunge: “Gli si da’ una mano o siamo diventati così barbari e coglioni da non aiutarli? Questo clima razzista sta causando un abbrutimento sociale che richiederà intere generazioni per essere recuperato”. Secondo Strada si sta giocando “sull’ignoranzadelle persone”, infatti “quando l’anno scorso sono calati gli sbarchi l’effetto si è visto, no? L’Italia è in piena occupazione“.

Il tema della guerra fuori dal dibattito politico – “Mi hanno riferito che nel contratto del nuovo governo, che non ho letto, non c’è una parola sulla guerra“, spiega Strada, che con la sua organizzazione ha curato più di 9 milioni di persone in 24 anni di attività. “Questo vuol dire che per loro non è importante, non è un tema che importa ai politici. Eppure le nostre truppe sono ancora in Afghanistan in assoluta illegalità”, aggiunge il medico. Il riferimento è all’articolo 11 della Costituzione, dove è scritto nero su bianco che “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Strada punta poi il dito contro il consiglio di sicurezza dell’Onu, i cui cinque membri permanenti producono a suo dire l’85 per cento delle armi che girano per il mondo. Ma ad avere molte colpe è anche l’Unione europea, che secondo Strada non considera più l’Afghanistan un Paese in guerra e ha messo in piedi un dannoso programma di rimpatri.

Dai disastri della sinistra all’inciucio M5s-Lega – Le critiche di Gino Strada non colpiscono soltanto il leader della Lega Matteo Salvini o le istituzioni internazionali, ma anche la sinistra, colpevole a suo dire di aver causato “i maggiori disastri politici e sociali in Italia negli ultimi 25 anni“. Più in generale, aggiunge il medico, il problema è che “stiamo andando verso una società caratterizzata dalla barbarie e dal razzismo anziché dalla cultura e dall’intelligenza“. A proposito del Movimento 5 stelle, invece, sostiene che “sono in grossa trasformazione. Però se avessero detto prima delle elezioni di voler andare al governo con la Lega, non avrebbero mai preso il 32 per cento di voti. Hanno messo insieme questa grossa presa in giro dei cittadini, il famoso inciucio fatto nelle stanze segrete“.

L’intervento di Aboubakar Soumahoro – Prima dell’intervista a Strada la Annunziata si è collegata con il sindacalista dell’Usb, che qualcuno vorrebbe “prossimo leader della sinistra” dopo la sua ospitata nella trasmissione Propaganda Live di Diego Bianchi. Aboubakar Soumahoro, 38 anni, è un italo-ivoriano residente in Italia da 17 anni (laureato in Sociologia) che da sempre si batte per i diritti dei braccianti. Amico di Soumaila Sacko, il 29enne del Mali ucciso a colpi di fucile il 2 giugno scorso mentre aiutava altri due connazionali a recuperare dei pezzi di lamiera, Soumahoro è intervenuto per denunciare la situazione dei lavoratori stagionali nel Sud Italia. “Come Sacko e come tanti braccianti invisibili in questo territorio ho lavorato nelle campagne dall’alba al tramonto, per 12-14 ore al giorno con una paga oraria di 2,5 euro“, spiega. “Abbiamo iniziato a combattere e a sindacalizzare gli altri braccianti, convincendoli del fatto che non si può lavorare così tanto e ricevere così poco. Sacko stava rivendicando dei diritti sindacali, della tutela del lavoro e abitativi. Diritti che non vanno scaricati sui contribuenti ma realizzati attraverso un impegno del ministero del Lavoro“. È per questo che Soumahoro ha rinnovato la sua richiesta di incontrare il titolare di quel dicastero, Luigi Di Maio, che non aveva ancora risposto al suo appello inviato il 7 giugno scorso (lo ha fatto proprio nel corso della trasmissione). A proposito della frase di Salvini sulla fine della “pacchia” per i migranti che arrivano in Italia, invece, il sindacalista ha spiegato che “ci siamo sentiti offesi perché non l’abbiamo mai conosciuta. Non c’è bisogno di fomentare la caccia alle streghe, piuttosto si devono dare delle risposte concrete ai nostri diritti”.

 

tratto da: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/06/10/migranti-strada-salvini-non-avrei-pensato-di-vedere-ministri-razzisti-soumahoro-di-maio-pensi-diritti-dei-braccianti/4416894/

“Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona” – Un ricordo a 34 anni dalla scomparsa di Enrico Berlinguer.

 

Berlinguer

 

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“Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona” – Un ricordo a 34 anni dalla scomparsa di Enrico Berlinguer.

“era un altro mondo, era un’altra Italia, ma soprattutto erano altri uomini. Ce n’erano persino alcuni che davano e ricevevano valore, onore e decoro da quella loro grande passione per la Politica. Oggi questo può persino apparire incredibile. Enrico Berlinguer disse una volta in un’intervista che se non fosse diventato segretario del P.C.I. avrebbe voluto essere un modesto professore di provincia in un college, magari americano. E, pensate, a intervistarlo era Oriana Fallaci, che lo rispettava e stimava come nessun altro politico, e non solo italiano. Durante il suo ultimo comizio, l’11 giugno 1984, mentre l’ictus lo stava uccidendo e la gente, che aveva capito, lo invitava a smettere, lui non si fermò. Voleva pronunciare quella frase che era troppo importante, più della sua salute: “Compagni, lavorate tutti, casa per casa, strada per strada, azienda per azienda“. Al suo funerale c’era così tanta gente che oggi non si riunirebbe nemmeno per tutti, ma proprio TUTTI, i politici italiani messi insieme. “Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona“.

tratto da: http://www.ilblogdellestelle.it/2012/06/qualcuno_era_co.html

 

Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia.
Qualcuno era comunista perché il nonno lo zio il papà. La mamma no.
Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa, la Cina come una poesia, il comunismo come il paradiso terrestre.
Qualcuno era comunista perché si sentiva solo.
Qualcuno era comunista perché aveva avuto una educazione troppo cattolica. Ahi ahi ahi ahi
Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche, lo esigevano tutti.
Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto.
Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto.
Qualcuno era comunista perché prima, prima prima, era fascista.
Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano, ma lontano.
Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché era ricco ma amava il popolo.
Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari.
Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio.
Qualcuno era comunista perché era talmente affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro.
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l’operaio.
Qualcuno era comunista perché voleva l’aumento di stipendio.
Qualcuno era comunista perché la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente.
Qualcuno era comunista perché, la borghesia il proletariato la lotta di classe cazzo.
Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre.
Qualcuno era comunista perché guardava solo Rai 3.
Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.
Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare tutto. Minchia.
Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini.
Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il materialismo dialettico per il vangelo secondo Lenin.
Qualcuno era comunista perché era convinto di avere dietro di sé la classe operaia. O cazzo.
Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri.
Qualcuno era comunista perché c’era il grande partito comunista.
Qualcuno era comunista malgrado ci fosse il grande partito comunista.
Qualcuno era comunista perché non c’era niente di meglio.
Qualcuno era comunista perché abbiamo avuto il peggior partito socialista d’Europa.
Qualcuno era comunista perché lo stato peggio che da noi, solo  l’Uganda.
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant’anni di governi democristiani incapaci e mafiosi.
Qualcuno era comunista perché Piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l’Italicus, Ustica eccetera eccetera eccetera
Qualcuno era comunista perché chi era contro era comunista.
Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia.
Qualcuno credeva di essere comunista, e forse era qualcos’altro.
Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.
Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice, solo se lo erano anche gli altri.
Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo. Perché sentiva la necessità di una morale diversa.
Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.
Sì, qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come, più di sé stesso. Era come due persone in una.
Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra, il senso di appartenenza a una razza, che voleva spiccare il volo, per cambiare veramente la vita.
No, niente rimpianti. Forse anche allora molti, avevano aperto le ali, senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici.
E ora? Anche ora, ci si sente come in due. Da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra, il gabbiano senza più neanche l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si è rattrappito.
Due miserie in un corpo solo.

 

Salvini: “Realizzeremo dei centri chiusi, così i migranti non gireranno per le città” …Dai Matte’ questa è proprio vecchia: l’idea l’aveva già avuta Stalin e poi fu perfezionata da Hitler…!

Salvini

 

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Salvini: “Realizzeremo dei centri chiusi, così i migranti non gireranno per le città” …Dai Matte’ questa è proprio vecchia: l’idea l’aveva già avuta Stalin e poi fu perfezionata da Hitler…!

Il governo realizzerà dei centri «chiusi affinchè la gente non vada a spasso per le città». Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Salvini ai cronisti in Transatlantico…

Sì il ministro degli Interni della repubblica Italiana che copia vecchie idee…

La vista dei negri disturba il nobile animo del popolo della Padania… Quale soluzione migliore che chiuderli in un… come lo possiamo chiamare …Lager? Campo di lavoro? Campo di concentramento? …beh, forse “centri chiusi” va bene…

E poi sti campi chiusi li facciamo solo per i negri? No, sarebbe una pacchia… E “la pacchia è finita”… Ci possiamo mettere dentro anche i ricchioni, i comunisti e …se rompono i coglioni, magari anche gli ebrei…

…Dai Matte’ questa è proprio vecchia…

Ah, no, mi scusi…

Egr. Sig. Ministro degli Interni, questa è proprio vecchia…

 

by Eles

 

Questa è l’Italia – Centri per lʼimpiego: 556 strutture, 600 milioni di costi annui, 8.000 addetti, IL TUTTO PER TROVARE LAVORO A 4 PERSONE L’ANNO! …Perché queste cose i Tg non le dicono?

Centri per lʼimpiego

 

 

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Questa è l’Italia – Centri per lʼimpiego: 556 strutture, 600 milioni di costi annui, 8.000 addetti, IL TUTTO PER TROVARE LAVORO A 4 PERSONE L’ANNO! …Perché queste cose i Tg non le dicono?

 

Il grande flop dei centri per lʼimpiego, costano 600 milioni lʼanno ma trovano lavoro solo al 3% dei richiedenti.

Almeno due milioni e mezzo di italiani si rivolgono alle 556 strutture sparse sul territorio: circa 360mila al mese. Gli 8mila operatori in media collocano circa 4 occupati in un anno.

Flop dei Centri per l’impiego in Italia. Dovevano essere riorganizzati e potenziati come scritto nell’utima riforma del lavoro ma è rimasto tutto sulla carta. Infatti nonostante una spesa di 600 milioni di euro l’anno, distribuita tra i 556 Cpi sparsi sul territorio, solo il 3% dei disoccupati che si rivolge agli uffici di collocamento riesce a trovare un impiego. Una media irrisoria rispetto ai numeri di Francia e Germania che superano il 20%. Secondo l’Istat, all’anno, almeno 2 milioni e mezzo di persone vi si rivolgono.

Come scrive il Messaggero una produttività davvero bassa se si pensa che gli operatori sono 8mila e riescono a collocare solo 4 occupati l’anno. I Cpi sono passati a essere controllati dalle Province alle Regioni, e ora nel limbo del Jobs act.

In realtà i Centri per l’impiego dovrebbero lavorare per far incrociare domanda e offerta, come fissato nella riforma del lavoro renziana, ma mancano i decreti attuativi e una regia organica. “Tutto è rimasto frammentato dopo la riforma – ha affermato al quotidiano romano Maurizio Del Conte, presidente Anpal – e le percentuali di collocamento oscillano tra il 2,2 e il 3,2%, una media decisamente bassa che riguarda Nord, Centro e Sud in maniera omogenea”.

Quello che manca in Italia, denunciano i sindacati, “è una gestione integrata dei Centri per l’impiego, con l’adozione di modelli standard che offrano sul territorio servizi uguali per tutti”. Bisognerebbe, “provincia per provincia, numerare i disoccupati, catalogarli per qualifica, dare formazione a chi non ha titoli, mantenere viva una rete di comunicazione con le aziende”.

In alcuni casi i centri si trovano in strutture fatiscenti mentre in altri tra gli 8mila dipendenti c’è anche chi non è qualificato nonostante abbia un contratto a tempo indeterminato. Ma non bisogna fare di tutta lerba un fascio. Ci sono Regioni in cui i centri sono funzionanti come in Veneto e in Emilia Romgna. Il Lazio invece è tra le Regioni che vanno più lentamente.

Secondo il presidente della Federcontribuenti Marco Pagnella “sarebbe necessario creare un fondo nazionale di 800 milioni per il sostegno occupazionale. I Cpi potrebbero invece essere dislocati all’interno degli uffici comunali, con un risparmio notevole per lo Stato”.

 

tratto da: http://www.tgcom24.mediaset.it/economia/il-grande-flop-dei-centri-per-l-impiego-costano-600-milioni-l-anno-ma-trovano-lavoro-solo-al-3-dei-richiedenti_3138294-201802a.shtml

Davigo sul governo M5S-Lega: “È difficile far peggio di chi l’ha preceduto”

Davigo

 

 

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Davigo sul governo M5S-Lega: “È difficile far peggio di chi l’ha preceduto”

“Credo che sia difficile fare peggio di chi l’ha preceduto. Perlomeno, finora noi magistrati non siamo stati ancora insultati.”

Così il pm Piercamillo Davigo sul governo M5S-Lega a DiMartedì.

Alle parole di Giovanni Floris: “Silvio Berlusconi ha sostenuto che Lugi Di Maio è solo il front man dei 5 Stelle. Dietro il loro pensiero, che definisce livoroso e giustizialista, c’è lei, il Dottor Davigo”, il magistrato risponde: “ Io ho querelato Berlusconi per queste sue affermazioni”.

E di nuovo Floris sull’ex Cav: “Berlusconi pensa che dividere il mondo tra colpevoli e innocenti sia giustizialismo”.

Al che Davigo ribatte: “Il mio mestiere, quello di giudice, è esattamente quello di distinguere tra colpevoli e innocenti. Chi mette in dubbio queste distinzioni – continua il giudice – è come se spegnesse la luce così tute le pecore sono grigie. Ci sono le pecore bianche e le pecore nere: il mondo è fatto così. Poi ci sono infinite varietà. Però il mestiere dei giudici è quello di far rispettare la legge. Stupisce che chi ha ricoperto incarichi di governo ed è stato leader di una maggioranza, e come tale ha approvato leggi che poi i giudici sono chiamati a far rispettare, possa fare queste affermazioni”.

In seguito Floris sposta l’attenzione su Matteo Renzi, che aveva affermato che il Dottor Davigo è un khomeinista giudiziario. Ma il magistrato non si trova d’accordo con l’ex segretario del PD e risponde: ” ììHo sempre cercato di fare il mio lavoro applicando le leggi che il Parlamento approva. Se quelle leggi non vanno bene, le facciano in un altro modo”.

Dopo tutto questo parlare di giustizia, Floris chiede chiarezza, e domanda al magistrato cosa significhi ‘giustizialismo’. La sua risposta è sorprendente: “Questo bisogna chiederlo a chi usa questa parola, che non vuol dire niente. C’era stato un movimento giustizialista in Argentina, che voleva la giustizia sociale. In Italia parlare di giustizialismo in termini dispregiativi forse vuol dire che non si vuole la giustizia”.

E per rafforzare il concetto racconta questo aneddoto: “Sant’Agostino, riferendosi a un episodio raccontato da Cicerone del pirata di Alessandro Magno, era arrivato a dire: tolta la giustizia, che cosa sono i grandi imperi se non bande di briganti che hanno avuto successo? E che cosa sono le bande di briganti, se non imperi in embrione? Quindi, ciò che fa la differenza tra gli Stati e le bande di briganti è proprio la giustizia“.

Infine viene chiesto il suo parere sul Daspo, ovvero impedire ai corrotti di lavorare per la pubblica amministrazione.

Il dottor Davigo conclude così: “Io ho idee in larga misura diverse. Nel senso che sono dell’opinione che ci vorrebbe un diritto premiale molto forte, fino all’impunità. E per chi collabora realmente diventa impossibile commettere questi reati. Soprattutto bisogna cominciarli i processi, perché intanto uno può essere invogliato a collaborare in quanto rischia una condanna. Se non rischia una condanna perché dovrebbe collaborare?”

 

tratto da: https://www.silenziefalsita.it/2018/06/08/davigo-sul-governo-m5s-lega-e-difficile-far-peggio-di-chi-lha-preceduto/

Ricapitoliamo: una settimana di legislatura ed il Pd ha preparato una bella proposta di legge sul conflitto di interesse contro la Casaleggio. Dopo essere riuscito per 24 anni a evitare di farne una su Berlusconi…!

 

conflitto di interesse

 

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Ricapitoliamo: una settimana di legislatura ed il Pd ha preparato una bella proposta di legge sul conflitto di interesse contro la Casaleggio. Dopo essere riuscito per 24 anni a evitare di farne una su Berlusconi…!

Da Relubblica.it:

Governo, il Pd presenta una proposta di legge sul conflitto d’interessi: nel mirino la Casaleggio

Il ddl dei dem riprende il testo approvato nella scorsa legislatura alla Camera e impantanato al Senato. Testo sostanzialmente simile però da ampliare, a quanto viene annunciato, con alcuni punti sul rapporto tra la piattaforma Rousseau, cuore politico dei 5Stelle, e la società di Casaleggio. Nel caso di M5s la Casaleggio e Associati è proprietaria della piattaforma Rousseau, cioè il cuore del Movimento, e quindi per estensioni i suoi iscritti che ricoprono cariche di governo ricadrebbero nella situazione di potenziale conflitto…

…………….

Insomma, hanno graziato l’amico Berlusconi per 24 anni, ma ora c’è il “nemico” vero…

Sì lo ammetto, sono deluso dai grillini. E soprattutto sono deluso dal Governo che hanno voluto fare a tutti i costi, perfino alleandosi con Salvini… Ma gentaglia come quella che ci ha governato finore non la voglio vedere proprio più…!

By Eles

Reddito di cittadinanza? Arriva l’autorevole e illuminato parere di Flavio Briatore: “Al Sud la gente non ha voglia di lavorare, sarebbe una follia”

 

Briatore

 

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Reddito di cittadinanza? Arriva l’autorevole e illuminato parere di Flavio Briatore: “Al Sud la gente non ha voglia di lavorare, sarebbe una follia”

 

Briatore: “Reddito di cittadinanza? Al Sud la gente non ha voglia di lavorare, sarebbe una follia”

L’ex manager di Formula 1, Flavio Briatore, si scaglia contro il reddito di cittadinanza e i meridionali: “Se adesso danno pure un reddito di cittadinanza, questa mi sembra una follia vera. Per me è una follia perché paghi la gente che sta sul divano. Sul divano ci sono già gratis, poi addirittura li paghi. Prenderanno il divano a due piazze”

I giovani meridionali? Sono dei fannulloni. Si potrebbe sintetizzare così il “Briatore pensiero” espresso ieri sera ai microfoni de La Zanzara dall’ex manager di Formula 1, pensiero che spesso ha ribadito nel corso degli ultimi anni parlando delle difficoltà di fare impresa in Italia. “Se adesso danno pure un reddito di cittadinanza, questa mi sembra una follia vera. Per me è una follia perché paghi la gente che sta sul divano. Sul divano ci sono già gratis, poi addirittura li paghi. Prenderanno il divano a due piazze. Investimenti in Meridione? Ci sono difficoltà enormi. E la gente non ha voglia. Chi aveva voglia è andato fuori dal Sud. Quando abbiamo avuto la possibilità di avviare un’attività a Otranto, nel nostro gruppo c’erano diversi pugliesi. Abbiamo dato la possibilità di tornare, ma nessuno ha voluto. Rimane chi non si sbatte molto per trovare un lavoro, se adesso danno anche il reddito di cittadinanza è finita”, ha dichiarato Flavio Briatore parlando del reddito di cittadinanza presente nel contratto di governo M5S-Lega.

Nonostante Briatore sia assolutamente contrario a qualsiasi tipo di politica di stampo assistenzialista, rispetto al nuovo governo si dice fiducioso e spiega di essere d’accordo con il leader della Lega su moltissimi temi: “Nuovo governo? Mi sembra ci sia molto entusiasmo. Mi sono simpatici sia Salvini che il grillino, lasciamoli fare. Faccio il tifo per loro, certo. Come dovrebbero fare tutti. Su immigrazione e fisco sto con Salvini. Ha ragione quando dice che i clandestini bisogna bloccarli prima che arrivino. Bisogna bloccare i barconi, ormai sappiamo da dove partono. Investire e creare posti di lavoro lì. La flat tax è da fare subito, immediatamente, subitissimo. Se premia i ricchi va bene perché vuol dire che se uno risparmia con la flat tax, investe più nell’azienda, crea più posti di lavoro”.

fonte: https://www.fanpage.it/briatore-reddito-di-cittadinanza-al-sud-la-gente-non-ha-voglia-di-lavorare-sarebbe-una-follia/

 

 

Non dimenticate le parole di Juncker: “gli italiani lavorino di più e siano meno corrotti” …l’avrà pure detto dopo la terza bottiglia di vino, ma è questa l’Europa dove vogliamo stare?

 

Juncker

 

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Non dimenticate le parole di Juncker: “gli italiani lavorino di più e siano meno corrotti” …l’avrà pure detto dopo la terza bottiglia di vino, ma è questa l’Europa dove vogliamo stare?

“Gli italiani devono lavorare di più, essere meno corrotti e smettere di incolpare l’Ue per tutti i problemi dell’Italia”: sono le parole durissime espresse dal presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, pronunciate nella sessione di domande e risposte con il pubblico alla conferenza a Bruxelles ‘New Pact for Europe’.

L’esponente di Bruxelles ha invitato inoltre gli italiani a “smettere di guardare all’Ue per salvare le regioni più povere del Paese”. Juncker – secondo quanto riporta il Guardian – è “profondamente innamorato” della “Bella Italia” ma non accetta che incolpi l’Ue o la Commissione “per tutti i suoi problemi”. “Gli italiani devono prendersi cura delle regioni povere d’Italia. Ciò significa più lavoro; meno corruzione; serietà”, ha indicato Juncker. “Li aiuteremo come abbiamo sempre fatto. Ma non si faccia il gioco di scarico di responsabilità con l’Ue. Un Paese è un Paese, una nazione è una nazione. Prima i Paesi, l’Europa in secondo luogo”.

via AGI

Brindisi – Salvini sale sul bus per l’aeroporto e i passeggeri cantano Bella Ciao…!

Salvini

 

 

 

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Brindisi – Salvini sale sul bus per l’aeroporto e i passeggeri cantano Bella Ciao…!

Così il segretario provinciale della Fiom Cgil di Brindisi, Angelo Leo, il quale ha postato un video testimonianza sull’accaduto, non appena l’aereo è atterrato a Brindisi.

“Non abbiamo resistito: è stato anche un riflesso condizionato, ma è come se fosse scatta una molla nel farci intonare “Bella ciao!””. Così il segretario provinciale della Fiom Cgil di Brindisi, Angelo Leo, il quale ha postato un video testimonianza sull’accaduto, non appena l’aereo è atterrato a Brindisi. “Dovevamo imbarcarci sul volo Roma-Brindisi delle 17.15 ed abbiamo visto che c’era un quarto d’ora di ritardo, quindi mentre eravamo in fila abbiamo notato sopraggiungere il ministro Salvini con la scorta e tutto il seguito ed a questo punto, abbiamo pensato che il ritardo fosse anche dovuto anche a questa circostanza. Così, nel bus che ci portava vicino all’aeromobile ci siamo messi a intonare “Bella ciao!””.

“Piersanti si chiamava Piersanti” …il disperato grido di Del Rio che si ricorda di Piersanti quando deve fare demagogia… Lui e tutti i Pdioti ricordano che Mattarella è morto per difendere i diritti del popolo contro i poteri forti e lo strapotere dell’Ue? Gli stessi diritti che loro hanno vergognosamente calpestato?

Piersanti

 

 

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“Piersanti si chiamava Piersanti” …il disperato grido di Del Rio che si ricorda di Piersanti quando deve fare demagogia… Lui e tutti i Pdioti ricordano che Mattarella è morto per difendere i diritti del popolo contro i poteri forti e lo strapotere dell’Ue? Gli stessi diritti che loro hanno vergognosamente calpestato?

Da “I Nuovi Vespri”:

RIPUBBLICHIAMO QUESTO ARTICOLO dopo le polemiche suscitate dal discorso del Premier, Giuseppe Conte, che ha ‘osato’ parlare del “congiunto” del Presidente della Repubblica, ovviamente riferendosi a Piersanti Mattarella. L’opposizione, PD in primis, si sta strappando  le vesti accusando Conte di leggerezza. Se solo chi si indigna fosse capace di seguire le orme del Presidente della Regione ucciso nel 1980…  Mattarella difendeva gli interessi del suo popolo anche contro lo strapotere dell’Ue. Quelli che oggi si scandalizzano non ne sono capaci o preservano altri interessi…. Farebbero meglio a stare zitti. Con i fatti dimostrano quanto lontani siano da lui…

6 Gennaio 2017- 37 anni fa l’omicidio del Presidente della Regione Siciliana, Piersanti Mattarella.  Era in macchina, in via Libertà a Palermo, sotto casa sua. Stava per andare a messa con la sua famiglia quando un uomo armato di una pistola lo uccise sparandogli dal finestrino.

Su questo omicidio regna ancora il mistero più fitto, ma la pista politica resta sempre la più credibile. Una tesi riaffermata oggi, in occasione delle cerimonia celebrativa sul luogo del delitto,  dall’avvocato della famiglia Mattarella, Francesco Crescimanno che ha avviato da mesi una complessa attività di analisi delle carte processuali per ottenere l’apertura di un nuovo filone di indagini:

“La mafia c’entra, certo che c’entra. Ma quello di Mattarella, lo ritengo un omicidio più politico che mafioso”. La mafia, cioè, come molto spesso è accaduto, avrebbe agito da tramite o avrebbe in qualche modo fornito coperture, ma il killer non sarebbe neanche ascrivibile ad ambienti malavitosi locali. Un killer che sarebbe arrivato da fuori, da ambienti legati al terrorismo nero al servizio di “centri di potere occulti”.  Un caso unico per gli omicidi siciliani, dove si è sempre saputo tutto sui sicari e poco sui mandanti.

“Io sono convinto che il killer sia Giusva Fioravanti, lo hanno riconosciuto sia la moglie di Mattarella che la domestica” ha aggiunto il legale stamattina. E in una intervista dello scorso luglio aveva anche ricordato che “pure il giudice Falcone non aveva dubbi. Ma Fioravanti è stato assolto. Però, questo caso non può restare irrisolto: si potrebbe tornare a indagare sui depistaggi, per comprendere il coacervo di interessi, fra mafia e ambienti della destra eversiva, che probabilmente maturarono attorno alla morte di Piersanti Mattarella”.

A questo proposito vale la pena ricordare le parole di Rocco Chinnici, ucciso nel 1983: “C’è un filo rosso che lega tutti i grandi delitti: un unico progetto politico”. Così scriveva l’ indimenticato capo dell’ufficio istruzione del Tribunale di Palermo sul suo diario commentando gli omicidi di Mattarella, del segretario del PCI, Pio La Torre e del prefetto Carlo Alberto dalla Chiesa. 

Nell’inchiesta Mattarella è presente tutto il repertorio degli altri grandi delitti: prove false, depistaggi, testimonianze artefatte e una verità che non arriva. Lo sa bene anche il Presidente del Senato, Pietro Grasso: ” C’è stato un depistaggio, è scritto nelle carte processuali e ci sono punti oscuri”.

Certo è che il Presidente della Regione, tra i migliori che la Sicilia abbia mai avuto,  dava fastidio a tanti. Per la sua politica di allargamento della sua maggioranza di governo al Partito Comunista, proprio come Moro, di cui era ritenuto il naturale successore e morto anche lui in circostanze tutt’ora oscure. Per il suo stile, per la sua solida preparazione, per la svolta che ha impresso nell’amministrazione regionale a dare dignità politica al Parlamento siciliano e all’Autonomia.

Alcuni tra i suoi predecessori sono stati pure importanti: Franco Restivo, come ha raccontato in un bel libro Franco Nicastro, ha ‘vertebrato’ la Regione siciliana; Giuseppe Alessi, grande espressione del popolarismo sturziano autentico, ha provato ad opporsi alla ‘sepoltura’ dell’Alta Corte per la Sicilia (“L’hanno sepolta viva”, ricordava sempre Alessi a proposito dell’organismo che doveva rappresentare la Sicilia nelle controversie con lo Stato, visto che non è mai stata approvata una legge costituzionale per abrogarla).

Ma è stato Piersanti Mattarella che ha provato a far capire ai siciliani il vero senso dell’Autonomia, sperimentando la formula politica della “Sicilia con le carte in regola”.

Di lui vogliamo ricordare una legge che dovrebbe portare il suo nome: la legge regionale numero 71 del 1978. E’ la grande legge urbanistica, tutt’ora in vigore. Nessuno prima di lui aveva mai pensato a una legge urbanistica e la sua, ostacolata in tutti i modi, non piaceva a buona parte della politica di quegli anni. E, soprattutto, non piaceva alla mafia. La legge n. 71 serviva a reiterare la tutela lungo le coste, entro i 150 metri dalla battigia e a salvare il verde pubblico montano, collinare e costiero che poi avrebbe aperto la via, negli anni ’80, all’istituzione dei parchi e delle Riserve naturali.

Non gli mancava il coraggio di difendere la Sicilia e gli interessi dei Siciliani:

“Occorre creare una forza di pressione capace di controbilanciare le spinte e le sollecitazioni che sull’apparato politico-burocratico esercita la struttura socio finanziaria del Nord” diceva il Presidente Mattarella. Che a tal fine volle  un Comitato di coordinamento di Presidenti delle regioni meridionali che affiancava il Ministro nella programmazione economica. Non è un caso che in quel periodo, come ci ha ricordato  il costituzionalista palermitano, Andra Piraino che del Presidente era amico, “il divario tra il reddito pro capite tra Sud e quello del Nord diminuì notevolmente”Mattarella credeva nella necessità di una unione delle regioni meridionali, ognuna con le sue prerogative. E quelle siciliane le difese anche davanti all’allora Presidente della Commissione esecutiva della Comunità Economica Europea, Roy Jenkins in visita a Palermo.

Era il 6 Settembre del 1979 e parlando di legislazione europea gli disse:

“L’emanazione di norme europee non sempre tiene conto della realtà di tutte le regioni della Comunità, norme che sembrano fatte solo per una parte della Comunità e non per tutta, di modo che si innesca e si accresce quel processo centripeto di accorpamento delle risorse che è proprio di ogni sviluppo dualistico non integrato e che ha per effetto l’allargamento del divario”.
“Sovente -sottolineò Mattarela rivolgendosi a Jenkins- tali norme, signor Presidente, non tengono conto, in particolare, neppure del livello di autonomia locale di cui ad esempio la Sicilia fruisce all’interno della comunità nazionale, livello assai largo e che è frutto da un lato di peculiarità storiche, sociali, geografiche, economiche tuttora presenti; e dall’altro di lotte politiche e di tradizioni che costituiscono patrimonio inalienabile di questa terra ed al quale non rinunciamo”.

E ancora, rivolgendosi ai governi nazionali:

“L’Autonomia regionale speciale che costituisce la risposta democratica ed unitaria del nuovo Stato repubblicano alle istanze della Sicilia del dopoguerra rimane patrimonio inalienabile di cui siamo e saremo sempre gelosi custodi”. 

Ricordi di un Presidente dei Siciliani che dovrebbero fare impallidire di vergogna gli attuali politici che stanno svendendo la Sicilia e i diritti sanciti dallo Statuto alle segreterie romane; quelli che hanno accettato un inviato del Governo nazionale alla guida dell’assessorato all’Economia; quelli che non si oppongono a questo stato di cose; quelli che fanno finta di opporsi; quelli che per la carriera hanno sacrificato i Siciliani e le potenzialità della nostra regione.

Ma la vergogna presuppone una coscienza. E molti dei nostri politici mercenari (o ascari come li definirebbe Salvemini) non sanno neanche cosa sia. Diceva Diderot: “La voce della coscienza e dell’onore è ben debole quando l’intestino urla”. E il loro intestino, evidentemente, non smette mai di urlare.
fonte: http://www.inuovivespri.it/2018/06/07/piersanti-mattarella-contro-il-centralismo-romano-ed-europeo/#_