Questa è l’Italia – Nonna Peppina, 95 anni, sfrattata da casa. Nonno Napolitano, 92 anni, torna in politica…

 

Napolitano

 

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Questa è l’Italia – Nonna Peppina, 95 anni, sfrattata da casa. Nonno Napolitano, 92 anni, torna in politica…

L’Italia che non coccola i suoi anziani ma che non manda mai in pensione i suoi uomini di potere è tutto in questo paragone anafrafico a distanza. Da un lato Giuseppina Fattori, al secolo Nonna Peppina, 95 anni, terremotata marchigiana sfrattata dalla sua casa considerata “abusiva” (qui la ricostruzione della vicenda),  dall’altro un presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano, che a 92 anni non se la sente di godersi la superlativa pensione e continua a rituffarsi nell’agone politico, non soddisfatto dei disastri già combinati in passato.

Napolitano e la linea al Pd sulla legge elettorale

Giorgio Napolitano, stavolta, si fa sentire sulla legge elettorale per cercare di condizionare il dibattito prima del voto e dettare la linea al “suo” Pd. La sua preoccupazione è legata alla possibile indicazione di un premier, un carattere “presidenzialista” che sarebbe troppo vicino alle posizioni storiche della destra per piacere anche all’ex comunista salito al Quirinale. «L’indicazione del capo della forza politica è incompatibile con i nostri equilibri costituzionali», afferma il Presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano. «Considero -dichiara- altamente auspicabile – e la considero tale nel solco delle considerazioni sempre espresse dal Presidente Mattarella – l’approvazione in Parlamento con il più largo consenso di una legge elettorale che naturalmente tenga nel massimo conto la sentenza della Corte costituzionale. Sul testo complessivo di cui oggi comincia la discussione alla Camera, mi esprimerò eventualmente quando giungerà all’esame del Senato». Noi, ma anche Peppina, costretta a cercarsi un’altra casa per non restare all’addiaccio, siamo ansiosi di conoscere le valutazioni di Napolitano…

fonte: http://www.secoloditalia.it/2017/10/nonna-peppina-95-anni-sfrattata-nonno-napolitano-92-anni-tornato-in-politica/

F-35 al posto di scuola e sanità: così hanno deciso Giorgio Napolitano e il PD…!

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F-35 al posto di scuola e sanità: così hanno deciso Giorgio Napolitano e il PD…!

L’Italia – e soprattutto Napolitano e il PD – dovrebbero prendere lezioni dal Costarica, che ha deciso di mandare al diavolo le armi e di pensare ai propri cittadini investendo nella scuola e nella sanità. L’esatto contrario del Governo Gentiloni che sta buttando 11 miliardi di euro per l’acquisto degli F-35, continua a smantellare la sanità è ha eliminato un anno di liceo per ‘risparmiare’ un miliardo e 300 milioni di euro! 

In questi ultimi giorni, secondo un’analisi dei giudici della Corte dei Conti, il programma dei caccia F-35 “è oggi in ritardo di almeno 5 anni” per le “molteplici problematiche tecniche” che hanno fatto, anche sì che i costi del super-caccia siano “praticamente raddoppiati“. Ed anche le prospettive occupazionali per l’Italia “non si sono ancora concretizzate nella misura sperata”. Tuttavia, l’esposizione fin qui realizzata in termini di risorse finanziarie, strumentali ed umane è fondamentalmente legata alla continuazione del progetto” ed uscirne ora produrrebbe importanti perdite economiche.

E’ quanto si legge in un’analisi della Corte dei Conti. I giudici contabili, parlando del rendiconto dello Stato, sottolineano che “la stima dei ritorni occupazionali generati da parte dell’Industria, inizialmente pari a 6.400 posti di lavoro, è ritenuta realisticamente realizzabile in 3.586 unità, anche sulla base dell’aggiornamento di Leonardo–DV di febbraio 2017”.

A più riprese il progetto F-35 era stato messo “in discussione”, soprattutto in Parlamento. Ma in tutte le occasioni era stato l’allora presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a ribadire che non si tornava indietro. Nel 2013, per esempio, riunì il Consiglio supremo di difesa al Quirinale che così si pronunzio:

”Il Parlamento non può porre veti al governo in tema di ammodernamento dell’apparato militare”.

Un anno dopo, non soddisfatto, il capo dello Stato replicò poiché ricorrevano voci sul possibile taglio all’acquisto. Giorgio Napolitano riconvocò il Consiglio di difesa per mettere all’ordine del giorno le “criticità“ della Legge 244 , che prevedeva che il Parlamento avesse potere di controllo sulle spese della difesa.

E proprio per questo, un capitolo a parte, in tema di commercio delle armi, in cui la “pacifica” Italia è stata sempre in prima linea, merita la controversa questione dei caccia F-35 alla luce del ruolo che viene assegnato all’aereonautica nella nuova visione della strategia militare internazionale. Il costo complessivo è stato stimato, a metà degli anni 2000, in circa 276 miliardi di dollari. Dovrebbe sostituire, nelle sue varie versioni, centinaia di vecchi veicoli tattici sia in funzione di combattimento aereo che di supporto alle forze di terra e di bombardamento.

Si prevede che il prototipo F-35, dietro cui c’è una precisa strategia industriale americana per il dominio mondiale nel settore dell’aereonautica, dovrebbe stare sulla scena per buona parte del secolo e che entro il 2030 l’85% dei caccia nel mondo saranno gli F-35.

Alla realizzazione del costosissimo progetto hanno collaborato, con la capofila americana Lockheed, altre numerose aziende americane e straniere. Un progetto di collaborazione e cooperazione industriale tecnologica e militare a vari livelli e tra cui in prima fila troviamo la Gran Bretagna con la Bae Systemche ha investito 2,5 miliardi di dollari seguita dall’Italia con la Alenia con 1,3 miliardi di investimenti e l’Olanda con 800 milioni. Seguono poi, con un ruolo marginale di coinvolgimento nel progetto, altri Paesi come la Turchia, l’Australia,la Danimarca, il Canada e la Norvegia.

L’Italia, dal canto suo, dovrebbe poi ospitare un impianto di assemblaggio per l’Europa. Ma quel che più fa riflettere ed induce ad un’amara riflessione è che il nostro Paese, nel contesto di una crisi irreversibile con perdite continue di posti di lavoro e di chiusure senza soluzione di continuità, ai vari livelli, di migliaia e migliaia di aziende, si è impegnato ad acquistare 131 F-35 per un costo complessivo di 11 miliardi di dollari.

A questa spesa faraonica di 11 miliardi per gli F-35 vanno poi aggiunti poi altri 7 miliardi di euro per l’acquisto di 121 caccia Typhoon del consorzio Eurofightera cui l’Italia partecipa con Gran Bretagna, Germania e Spagna. Questo dell’opportunità dell’acquisto degli F-35, da parte dell’Italia, in un momento tanto delicato per la nostra economia, è stato oggetto di un serrato dibattito nel Paese e in Parlamento, con proposte di rinvio e/o di riduzione drastica del numero di velivoli da acquistare. Dibattito nel quale come detto prima è entrato a gamba tesa l’ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Ciò ci induce a pensare che gli interessi in campo per l’acquisto di questi costosissimi aerei sono tanti e talvolta non troppo spesso chiari e trasparenti. Basti pensare che l’azienda americana Lockheed – l’attuale capofila del progetto per la costruzione degli F-35 – è quella stessa Lockheed dello scandalo (chi è di buona memoria dovrebbe ricordarlo ) passato alla storia del nostro Paese come appunto lo “scandalo Locheed”. Scandalo divenuto tristemente famoso nel lontano 1976 per le bustarelle pagate per svariati miliardi di lire ad Antilope Koppler (nome in codice di un politico di primissimo piano) per favorire l’acquisto degli aerei Hercules C-130 (gli antesignani degli attuali F-35).

E con tale “dejà-vu” e con siffatti precedenti sorge il ragionevole dubbio ( “a pensar male si fa peccato, ma qualche volta ci si azzecca”, diceva Giulio Andreotti) che la storia tra corsi e ricorsi, oggi come allora, potrebbe ripetersi alla luce della ostinazione sospetta da parte di molti interessati a volere acquistare a tutti i costi o, peggio ancora, a costi spropositati  decine e decine di F-35 che studi recenti, e per ammissione dello stesso Pentagono, che questi sofisticatissimi caccia potrebbero risultare pure difettosi.

Per tutte, la relazione tecnica di Michael Gilmore, direttore del dipartimento Difesa americano. Che, inviata di recente al Congresso degli Stati Uniti, ha rivelato che i caccia F.35 in fin dei conti si sono rivelati meno affidabili di quanto ci si potesse aspettare. Meno affidabili, più vulnerabili e più difficili da mantenere nonostante le spese considerevoli che hanno richiesto, con riferimento ai 288 miliardi di euro che sinora sono stati spesi.

Davanti a tutto questo non ci si fa scrupolo di insistere nell’acquisto di questi costosissimi caccia-bombardieri privilegiando in assoluto le spese militari a discapito delle spese sociali come, ad esempio, nel caso della prevista riduzione dei servizi sanitari e scolastici per le persone disabili: per l’acquisto di tali servizi è prevista, da parte del governo, una spesa complessiva pari all’acquisto di un caccia-bombardiere e mezzo!

Sarebbe più opportuno, e forse più sensato, che in un Paese civile che abbia a cuore gli interessi e la salute dei propri cittadini e, in particolare, come in questo caso, delle persone svantaggiate, i propri governanti pensassero ad acquistare dei cacciabombardieri in meno riducendo le spese militari e investendo le risorse risparmiate nel sociale e, precisamente, nel settore della sanità e dell’istruzione.

La riduzione di sprechi e delle spese militari, che molti Paesi, a differenza dell’Italia, hanno scelto di praticare, ha consentito ai loro cittadini di raggiungere elevati livelli di vita. Uno esempio per tutti: il piccolo Costarica che, da anni, ha scelto di non investire in armamenti, bensì in scuola e sanità. Oggi grazie a queste scelte il Costarica è uno dei Paesi al mondo con il più alto tasso di alfabetismo ( 94%) e con una durata media della vita tra i 76 e 78 anni ed è tra i Paesi più progrediti ed industrializzati.

Il Costarica, come del resto tanti altri Paesi che hanno ridotto le loro spese militari, spendendo ed investendo le loro risorse in attività sociali e di sviluppo, hanno dimostrato in tal modo, a differenza di quei Paesi vocati – quale è appunto l’Italia – a sprechi e ad eccessive spese militari, come si possono affrontare e risolvere i più elementari e fondamentali problemi dei propri cittadini.

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/08/11/gli-f-35-al-posto-di-scuola-e-sanita-cosi-hanno-deciso-giorgio-napolitano-e-il-pd/

La fantastica vacanza di Napolitano: hotel a quattro stelle superior e spa, il tutto con tanto di aereo di Stato e scorta rinforzata! …Ma chi paga tutto questo?

Napolitano

 

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La fantastica vacanza di Napolitano: hotel a quattro stelle superior e spa, il tutto con tanto di aereo di Stato e scorta rinforzata! …Ma chi paga tutto questo?

Giorgio Napolitano, vacanza extra-lusso con aereo di Stato e scorta rinforzata

“Re Giorgio” non è arrivato a Bolzano con il treno alta velocità Freccia Argento, a bordo del quale ha invece viaggiato una parte della scorta partita da Termini alle 9,45, bensì con il trireattore “Falcon 900” del trentunesimo stormo dell’ Aeronautica Militare, partito alle 9,30 da Ciampino con cinque uomini della scorta a bordo.

Le vacanze di Giorgio Napolitano trovano di nuovo ampio spazio sui quotidiani. Il Tempo fa i conti in tasca al Presidente emerito della Repubblica: “Vacanze extra lusso”.

Per il quinto anno è Sesto Pusteria, nelle Dolomiti: insieme a Napolitano ovviamente la moglie Clio e la lunga coda di scorta, rinforzata per l’occasione con agenti messi a disposizione dalla Questura di Bolzano per la sicurezza della coppia all’interno e all’esterno dell’albergo a 4 stelle superior “Bad Moos”, tra le cento migliori Spa d’Italia.

“Re Giorgio” non è arrivato a Bolzano con il treno alta velocità Freccia Argento, a bordo del quale ha invece viaggiato una parte della scorta partita da Termini alle 9,45, bensì con il trireattore “Falcon 900” del trentunesimo stormo dell’ Aeronautica Militare, partito alle 9,30 da Ciampino con cinque uomini della scorta a bordo.

All’arrivo a Bolzano lo hanno atteso due macchine: due agenti sono saliti sulla Volkswagen Phaeton grigia (oltre 100mila euro il valore) insieme a lui e alla moglie, gli altri tre nella seconda auto, entrambe dirette all’hotel.

Per il suo soggiorno sulle Dolomiti, l’hotel ha messo a disposizione la migliore sistemazione possibile, una top suite chiamata da 52 metri quadrati con stufa rustica, zona giorno e notte separate, insomma un vero e proprio appartamento. Il tutto per la modica cifra di 500 euro a notte per due

Protetto da due carabinieri h24 (otto in tutto considerati i turni) e da tre poliziotti di San Candido, con doppio turno dalle 8 alle 14 e dalle 14 alle 20, la sua tutela è garantita.

 

 

fonte: http://www.today.it/rassegna/vacanze-napolitano-scorta.html

N.b. Napolitano sostiene che la vacanza è pagata di tasca sua… Ok, ma tutto il resto?

Vergognoso – Il Rudere di Stato ha deciso che i 30 Agenti che aveva di scorta da Presidente non gli bastavano più e ne ha voluti 45. E visto che si trovava, ecco una terza auto blu per la moglie! …Tanto sapete chi paga …e (purtroppo) lo sa bene pure lui!!

scorta

 

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Vergognoso – Il Rudere di Stato ha deciso che i 30 Agenti che aveva di scorta da Presidente non gli bastavano più e ne ha voluti 45. E visto che si trovava, ecco una terza auto blu per la moglie! …Tanto sapete chi paga …e (purtroppo) lo sa bene pure lui!!

 

Napolitano da ex si è aumentato la scorta da 30 a 45 agenti e una terza auto blu per scortare la moglie

Presidente per tutta la vita. Giorgio Napolitano ha lasciato il Quirinale nel 2015 ma da allora il presidente “emerito” ha aumentato il numero di agenti della scorta. Come riporta Il Tempo oggi sono 45, poliziotti addestrati che guadagnano tra i 1.700 ai 2.000 euro, con straordinari fino a 50 ore in un solo mese (pagati 7-8 euro l’ora) e indennità di Palazzo che va dai 400 euro per gli agenti “semplici” ai 1.600 euro per i dirigenti. Il paradosso è che quando era ancora presidente, Re Giorgio contava su quindici uomini in meno rispetto agli attuali. Diventato ex, Napolitano ha chiesto anche una terza auto per scortare la moglie Clio. Gli agenti della scorta sono utilizzati come piantoni fuori dalla sua abitazione al Rione Monti, come portieri nel gabbiotto, come vigilantes, infermieri di pronto soccorso e, ovviamente, come “tassisti” pronti ad accompagnare la ex coppia presidenziale ovunque, a tutte le ore. Tutto questo mentre il suo successore Sergio Mattarella ha preferito optare per un profilo decisamente più low cost, scegliendo Panda e voli di linea e imponendo un ridimensionamento del personale.

Fonte: Qui

Re Giorgio nei guai: cosa rischia ora dopo lo scandalo della maxi-scorta

La maxi scorta in dotazione del presidente «emerito» Giorgio Napolitano fa discutere. La notizia lanciata dal Tempo sulla sicurezza di Re Giorgio, superiore a quella in dotazione nei lunghi anni al Quirinale e con in più un’ autovettura per la sicurezza della moglie, ha scosso il mondo politico che intende reagire.

Sono 45, secondo il Tempo, i poliziotti addestrati che guadagnano tra i 1.700 ai 2.000 euro, con straordinari fino a 50 ore in un solo mese (pagati 7-8 euro l’ora) e indennità di Palazzo che va dai 400 euro per gli agenti “semplici” ai 1.600 euro per i dirigenti.

Il M5S è in prima linea contro questi numeri. Per il deputato Andrea Colletti, è uno scandalo. “Crede di disporre dell’ Italia come vuole e, come ha dimostrato qualche giorno fa sulla legge elettorale, anche dei gruppi parlamentari”, dice.

Promette una battaglia parlamentare: “Chiederemo a chi se ne occupa in Commissione di scoprire le motivazioni: se si tratta di pericoli reali o solo un vezzo di chi si vuol sentire ancora in carica”. Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia, premette: “Reputo che se una persona è stata Presidente è giusto che gli vengano garantite tutela e sicurezza. Non bisogna nemmeno esagerare con la demagogia”.

Ma poi colpisce: un numero di uomini a disposizione addirittura superiore agli anni da Capo dello Stato è ritenuto dall’ ex ministro “esagerato”. “Sono sufficienti sette uomini al massimo”, sentenzia. Augusto Minzolini, anch’egli di Forza Italia, scrive su Twitter: “In Italia il limite del ridicolo è superato!”.

Da Fratelli d’Italia, si alza la voce di Fabio Rampelli: “Non ho mai fatto uso di auto blu e scorta quando ne avevo. Penso, a maggior ragione, che in assenza di minacce esplicite di terrorismo o mafia, nessuna carica dello Stato debba beneficiare di una tale misura”. Secondo lui, quando un compito istituzionale è stato portato a termine “si deve tornare a essere semplici cittadini”.

Intanto, Napolitano si difende. Una nota dell’ufficio stampa del Quirinale chiarisce che “la sicurezza del Presidente emerito Giorgio Napolitano viene garantita con gli stessi criteri e con le stesse modalità utilizzati per tutte le persone assoggettate a tutela e, comunque, con un numero di persone di gran lunga inferiore rispetto aquello indicato nell’ articolo che non ha pertanto riscontro nella realtà”.

Fonte: Qui

Quando Napolitano salvò i politici: nel ’98 fermò le indagini su Ds, Coop e Tav…!!!

Napolitano

 

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Quando Napolitano salvò i politici: nel ’98 fermò le indagini su Ds, Coop e Tav…!!!

Quando tirano venti di bufera (giudiziaria), a sinistra scatta l’autosoccorso rosso. Oggi Mattarella dà una mano a Renzi invocando il «rispetto dei confini delle proprie attribuzioni» per evitare il conflitto tra poteri dello Stato, e anche Napolitano si è allineato al premier contro la pubblicazione «indiscriminata» delle intercettazioni. Ma proprio il presidente emerito è stato protagonista, da ministro dell’Interno, di un’altra controversa vicenda che, per molti, fu un favore alla sua area politica, con risvolti convenienti per la criminalità organizzata.

La vicenda nasce nel 1996, quando il Ros – come ha raccontato ieri Repubblica – infiltra il colonnello (oggi generale) Vincenzo Paticchio come «agente provocatore» per scoprire i legami corruttivi tra clan dei casalesi, imprenditoria e politica intorno ai lavori per l’alta velocità. Paticchio, fingendosi ingegnere, finisce per fare da tramite tra il consorzio Tav, il clan e le amministrazioni locali, fungendo da emissario e «garante» per le tangenti. Tra i nomi captati dalla «talpa» c’erano quelli di molti politici campani dell’epoca, anche di sinistra, anche di primo piano. Morale, l’«infiltrato speciale» con licenza di facilitare le tangenti sollevò un gran polverone e l’esperienza non venne ripetuta. Ma c’è di più. L’attivismo del Ros sulla Tav, come quello degli altri reparti speciali Sco (Polizia) e Scico (Finanza), stava mettendo in imbarazzo il governo dell’Ulivo, con indagini non solo sull’alta velocità ma anche su Di Pietro e Pacini Battaglia, sugli affari delle coop, sugli stessi Ds in varie regioni. Oltre che su Cosa Nostra, Riina e Provenzano.

Eppure qualcosa stava per spezzare quelle indagini: un criticatissimo decreto ministeriale firmato a marzo 1998 dall’allora titolare del Viminale Napolitano, che smantellava i reparti speciali, fiore all’occhiello nella guerra alla mafia e nel contrasto alla corruzione, trasformando in meri «centri di analisi e di supporto tecnico-logistico» le strutture centrali, e assegnando le sezioni periferiche ai comandi territoriali dei rispettivi corpi. In pratica, se prima una procura poteva rivolgersi per le indagini al Ros, che le avrebbe svolte affidandosi alle sue strutture periferiche in tutta Italia, dopo il decreto Napolitano alle toghe toccava limitarsi a bussare alla porta del locale comando provinciale. Stesso discorso per Sco e Scico. Un depotenziamento in piena regola, tanto che l’allora capo dello Scico, Mario Iannelli, nel 2009 raccontò a Libero che il reparto era sulla «pista buona» per arrestare Provenzano all’inizio del 1998.

Ma con il decreto Napolitano «la struttura creata – spiegò Iannelli – viene azzerata. Con i miei collaboratori siamo così obbligati a chiudere i fascicoli pendenti». Per la gioia del boss, che restò in libertà per altri otto anni. E per il sollievo dei politici di centrosinistra finiti nel mirino di indagini che le procure di mezza Italia avevano assegnato ai reparti speciali. Quando nel 2000 le cose furono rimesse a posto, il dubbio restò a molti. Maurizio Gasparri, per esempio, in un’interrogazione parlamentare chiese «se la decisione di ridimensionare l’attività investigativa di Ros, Sco e Scico fu anche alimentata per attività investigative condotte dallo Scico nei confronti del dottor Di Pietro e da parte del Ros nei confronti di esponenti della sinistra calabrese».

Fonte: Qui

Ingroia senza peli sulla lingua: “Napolitano ha bloccato il corso della nostra democrazia”…!! Nel frattempo il Pm Di Matteo attacca Berlusconi ed il suo “amichetto” Renzi mentre elogia i Cinquestelle

 

Ingroia

 

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Ingroia senza peli sulla lingua: “Napolitano ha bloccato il corso della nostra democrazia”…!! Nel frattempo il Pm Di Matteo attacca Berlusconi ed il suo “amichetto” Renzi mentre elogia i Cinquestelle

 

 

Il pm Di Matteo: “Berlusconi, patto con i boss. E Renzi ha discusso con lui di riforme”

All’iniziativa per un disegno di legge per il sequestro di beni ai corrotti proposto da Ingroia, che dice:”Napolitano ha bloccato il corso della nostra democrazia”

di SALVO PALAZZOLO

Non usa mezzi termini Antonio Ingroia, l’ex pubblico ministero del processo “Trattativa” oggi presidente di Azione Civile, nel definire l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. “Ha avuto un ruolo cruciale nel bloccare il corso della nostra democrazia. E ha bloccato anche il corso della nostra indagine, attraverso un conflitto di attribuzione con la procura di Palermo, mentre tante verità di quella stagione si stavano scoperchiando. Si mise di traverso”. A Sala delle lapidi, sede del consiglio comunale di Palermo, il movimento di Antonio Ingroia presenta il disegno di legge per sequestrare e confiscare in modo più efficace i beni ai corrotti. Una proposta di legge ribattezzata “La Torre bis”, sostenuta dal figlio del segretario regionale del Pci ucciso dalla mafia nel 1982.

“Napolitano ha avuto un ruolo cruciale nel bloccare il corso della nostra democrazia – ribadisce Ingroia, adesso parla del suo ingresso in politica – Quando lo stesso pubblico ministero che minacciava il blocco di potere nel nostro paese, divenne leader di un movimento che proponeva la confisca dei beni ai corrotti, Napolitano mise il veto al Pd di Bersani nel momento in cui si prospettava l’alleanza con Azione civile. A quel punto – prosegue Ingroia – Napolitano propose il nome di Piero Grasso”.

Al tavolo del convegno anche Nino Di Matteo, che ripercorre l’impegno di Pio La Torre (“Emblema della vera sinistra e della vera antimafia”), poi parla del rapporto fra magistratura e politica: “Si dice che c’è stata una guerra fra politica e magistratura, è una rappresentazione falsata della realtà. C’è stata un’azione unilaterale e continua di un’ampia parte della politica contro quella parte della magistratura che si ostina a esercitare un controllo di legalità nei confronti del potere”.

Di Matteo ripercorre le indagini del suo ex collega Ingroia: “È un amico – dice – è stato il protagonista di indagini importanti, quelle su Bruno Contrada e Marcello Dell’Utri ad esempio, indagini coraggiose”. Di Matteo ricorda che nella sentenza della Cassazione che ha definitivamente sancito la responsabilità dell’ex senatore di Forza Italia Dell’Utri si fa riferimento a un “patto di protezione fra l’imprenditore Berlusconi ed esponenti mafiosi, un patto andato avanti dal 1974 al 1992”. E qui l’affondo sull’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi: “Non ha tenuto conto di quelle valutazioni della Cassazione. Renzi ha discusso con Berlusconi di come riformare la Costituzione”. Di Matteo loda invece il codice etico del Movimento Cinque Stelle, che distingue fra responsabilità politica e responsabilità penale. E aggiunge: “La politica deve farsi carico di contrastare i rapporti fra mafia e politica, invece ha preferito delegare alla magistratura”.

 fonte: http://palermo.repubblica.it/cronaca/2017/04/28/news/il_pm_di_matteo_berlusconi_patto_con_i_boss_e_renzi_ha_discusso_con_lui_di_riforme_-164135154/?refresh_ce

Madia: Tesi copiata, articoli copiati, riforma bocciata… Ma come fa una così ad essere Ministero? …Non sapete rispondere? Vi diamo un suggerimento: fidanzata del figlio di Napolitano, figlia di un importante amico di Veltroni, amica di D’Alema, stagista di Enrico Letta, datore di lavoro del figlio di Mattarella a 125mila Euro… Avete bisogno di altro?

Madia

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Madia: Tesi copiata, articoli copiati, riforma bocciata… Ma come fa una così ad essere Ministero? …Non sapete rispondere? Vi diamo un suggerimento: fidanzata del figlio di Napolitano, figlia di un importante amico di Veltroni, amica di D’Alema, stagista di Enrico Letta, datore di lavoro del figlio di Mattarella a 125mila Euro… Avete bisogno di altro?

 

MERITOCRAZIA – Il fantastico curriculum del ministro Marianna Madia: fidanzata del figlio di Napolitano, figlia di un importante amico di Veltroni, amica di D’Alema, stagista al centro studi Ariel di Enrico Letta. Che volete di più??

Alle elezioni del 2008, Walter Veltroni usa le prerogative del Porcellum per candidare capolista alla Camera per il Pd nella XV circoscrizione del Lazio la sconosciuta ventisettenne Marianna Madia. Alla conferenza stampa di presentazione, agli attoniti giornalisti la signorina dichiara gigionescamente di «portare in dote la propria inesperienza». In realtà è una raccomandata di ferro, con un pedigree lungo come il catalogo del Don Giovanni.

E’ pronipote di Titta Madia, deputato del Regno con Mussolini, e della Repubblica con Almirante. E’ figlia di un amico di Veltroni, giornalista Rai e attore. E’ fidanzata del figlio di Giorgio Napolitano. E’ stagista al centro studi Ariel di Enrico Letta. La sua candidatura è dunque espressione del più antico e squallido nepotismo, mascherato da novità giovanilista e femminista. E fa scandalo per il favoritismo, come dovrebbe.

In Parlamento la Madia brilla come una delle 22 stelle del Pd che non partecipano, con assenze ingiustificate, al voto sullo scudo fiscale proposto da Vetroni e MadiaBerlusconi, che passa per 20 voti: dunque, è direttamente responsabile per la mancata caduta del governo, che aveva posto la fiducia sul decreto legge. Di nuovo fa scandalo, questa volta per l’assenteismo. La sua scusa: stava andando in Brasile per una visita medica, come una qualunque figlia di papà. Invece di essere cacciata a pedate, viene ripresentata col Porcellum anche alle elezioni del 2013. Ma poi arriva il grande Rottamatore, e la sua sorte dovrebbe essere segnata. Invece, entra nella segreteria del partito dopo l’elezione a segretario di Renzi, e ora viene addirittura catapultata da lui nel suo governo: ministra della Semplificazione, ovviamente, visto che più semplice la vita per lei non avrebbe potuto essere.

Altro che rottamazione: l’era Renzi inizia all’insegna del riciclo dei rottami, nella miglior tradizione democristiana. La riciclata ora rispolvererà l’argomento che aveva già usato fin dalla sua prima discesa paracadutata in campo: «Non preoccupatevi di come sono arrivata qui, giudicatemi per cosa farò». Ottimo argomento, lo stesso usato dal riciclatore che dice: «Non preoccupatevi di come ho ottenuto i miei capitali, giudicatemi per come li investo». Se qualcuno ancora sperava di liberarsi dai rottami e dai riciclatori, è servito. L’Italia, nel frattempo, continui ad arrangiarsi.

(Piergiorgio Odifreddi, “La Madia ministro? Vergogna!”, inervento pubblicato nel blog di Odifreddi su “Repubblica” e ripreso da “Micromega” il 22 febbraio 2014).

 

Letto questo ci siamo chiesti “Che volete di più?”

 

Sì, ingenuamente ci chiedevamo “Che volete di più?”. Ed ecco che il nostro Ministro Madia ci ha smentito. Si può fare di più.

Si può, per esempio, dare lavoro al figlio del Presidente della Repubblica Giorgio Mattarella con uno stipendio da 125mila euro lordi all’anno !!

Riportano fonti giornalistiche (Ansa, Libero, Il Giornale etc…):

Il 47enne docente di Diritto amministrativo, infatti, è oggi capo dell’ufficio legislativo del ministro Madia, con uno stipendio da 125mila euro lordi all’anno. Mattarella Junior, come scriveva il Giornale, è oggi ordinario amministrativista all’Università di Siena e condirettore del Master in management della Pa alla Luiss di Roma, ma è entrato al Ministero della Funzione pubblica già nel 1993, a 25 anni.

Pupillo di Sabino Cassese, vi è tornato in pianta stabile con Renato Brunetta ed è stato confermato sotto i governi Monti e Renzi, mentre Letta lo aveva mandato all’Università per affiancare l’allora ministro Maria Chiara Carrozza. Ora, come detto, l’esperienza a fianco della Madia.

State a sentire un fesso: a questa non la smuovono più.

tratto da: http://siamolagente2.altervista.org/meritocrazia-il-fantastico-curriculum-del-ministro-madia-fidanzata-del-figlio-di-napolitano-figlia-di-un-importante-amico-di-veltroni-amica-di-dalema-stagista-di-enrico-letta-c/