L’ultima carognata del Pd di Renzi: vietato pagare gli stipendi in contanti. Perché le loro amiche Banche devono essere padrone dei soldi degli italiani!

 

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L’ultima carognata del Pd di Renzi: vietato pagare gli stipendi in contanti. Perché le loro amiche Banche devono essere padrone dei soldi degli italiani!

 

Stipendio, addio contanti: pagamento solo con bonifico.

Pagamento stipendio solo con bonifico: sarà vietato pagare le retribuzioni dei lavoratori in contanti, a disporlo è la legge Di Salvo approvata dalla Camera.

Stipendio solo con bonifico o altri mezzi di pagamento tracciabili: è questo il perno della Legge numero 1041 dell’Onorevole Di Salvo approvata dalla Camera.

Nuove regole per i datori di lavoro, per i quali viene introdotto il divieto di pagamento degli stipendi in contanti al fine di evitare la cattiva pratica di false buste paga e minacce di licenziamento.

La nuova legge passa ora al Senato; le norme, si ricorda, non sono ancora in vigore poiché è necessaria l’approvazione definitiva e la pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale.

L’obbligo di pagare lo stipendio a mezzo di bonifico bancario o postale è un passo importante per la tutela dei lavoratori, sia se assunti con contratto di lavoro subordinato che impiegati in forma di collaborazione o assunti come soci di cooperative.

Cosa prevede la legge e quali sono gli obblighi e le regole che dovranno rispettare i datori di lavoro? Ecco le novità e le regole circa l’obbligo di pagamento a mezzo bonifico.

Stipendio, addio contanti: pagamento solo con bonifico

Il pagamento delle retribuzioni dovrà avvenire esclusivamente mediante mezzi tracciabili e la firma della busta paga non costituirà più prova dell’avvenuto pagamento degli stipendi.

È questo il fulcro della legge n. 1041 a firma dell’on. Titti Di Salvo che la Camera ha approvato il 15 novembre 2017.

La nuova normativa della legge in materia di “Disposizioni in materia di modalità di pagamento delle retribuzioni ai lavoratori” attende ora l’approvazione definitiva al Senato prima della sua entrata in vigore.

Verosimilmente, a scanso di particolari difficoltà, la legge potrebbe essere approvata già entro la fine dell’anno, entrando così in vigore a partire dal 2018.

Cosa cambia per i datori di lavoro? Nuove regole e controlli, per evitare il fenomeno di false buste paga, di lavoratori pagati meno di quanto previsto da CCNL e di minacce di licenziamento.

Pagamento stipendio con bonifico, nuove regole per i datori di lavoro

Tutti i datori di lavoro titolari di partita IVA dovranno, dal momento dell’entrata in vigore della legge, effettuare il pagamento delle retribuzioni esclusivamente tramite bonifico bancario e postale.

All’articolo uno della proposta di legge approvata dalla Camera si legge che:

“La retribuzione ai lavoratori (e ogni anticipo di essa) può essere corrisposta dal datore di lavoro solo attraverso un istituto bancario o un ufficio postale con uno dei seguenti mezzi (comma 1):

  • accredito diretto sul conto corrente del lavoratore;
  • pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale;
  • emissione di un assegno da parte dell’istituto bancario o dell’ufficio postale consegnato direttamente al lavoratore o ad un suo delegato in caso di comprovato impedimento, che si intende verificato quando il delegato è il coniuge, il convivente o un familiare, in linea retta o collaterale, del lavoratore, purché di età non inferiore a sedici anni.”

Dal momento dell’entrata in vigore delle nuove regole il pagamento dello stipendio in favore di qualsiasi tipologia di lavoratore assunto come dipendente o collaboratore non potrà più avvenire a mezzo di assegni o contanti.

Stipendio in contanti solo per lavoratori domestici

Le nuove norme prevedono alcune esclusioni: saranno esonerati dall’obbligo di pagare lo stipendio con metodi tracciabili i datori di lavoro non titolari di partita Iva, i rapporti di lavoro domestico e quelli che rientrano nella sfera applicativa dei contratti collettivi nazionali per gli addetti a servizi familiari e domestici.

In sintesi, i datori di lavoro domestico potranno continuare a pagare colf, badanti e baby sitter in contanti, in quanto tale tipologia di rapporto di lavoro rispetta ambedue i requisiti previsti, ossia assenza di partita Iva e tipologia di lavoratore retribuito.

Gli obblighi del datore di lavoro

L’articolo 2 della legge stabilisce quali sono gli obblighi del datore di lavoro o committente del co.co.pro. al fine di rispettare le nuove norme sui pagamenti degli stipendi a mezzo bonifico.

Innanzitutto viene previsto che il datore di lavoro dovrà inserire, nella comunicazione obbligatoria fatta al centro per l’impiego, gli estremi dell’istituto bancario o dell’ufficio postale che provvede al pagamento della retribuzione (ovvero una dichiarazione di tale istituto o ufficio attestante l’attivazione del canale di pagamento a favore del lavoratore).

L’annullamento dell’ordine di pagamento potrà essere effettuato solo inviando alla banca o all’ufficio postale indicato nella comunicazione obbligatoria, una copia della lettera di licenziamento o di dimissioni del lavoratore o del prestatore d’opera, fermo restando l’obbligo di effettuare tutti i pagamenti dovuti dopo la risoluzione del rapporto di lavoro.

In caso di trasferimento dell’ordine di pagamento ad altro istituto bancario o ufficio postale, deve darne comunicazione scritta, tempestiva ed obbligatoria, al lavoratore (tale trasferimento non può comunque comportare ritardi nel pagamento della retribuzione).

Sanzioni per i datori di lavoro che pagano lo stipendio in contanti

Pesanti sanzioni per i datori di lavoro che non rispetteranno la nuova legge. Nel caso di pagamento dello stipendio in contanti e non tramite metodi tracciabili, il datore di lavoro o committente sarà sottoposto a sanzione amministrativa pecuniaria:

  • da 5.000 euro a 50.000 euro, in caso di violazione dell’obbligo di provvedere al pagamento della retribuzione attraverso un istituto bancario o un ufficio postale attraverso uno dei mezzi indicati;
  • pari a 500 euro, in caso di violazione dell’obbligo di comunicazione al centro per l’impiego competente per territorio degli estremi dell’istituto bancario o dell’ufficio postale.

Il testo della nuova legge, approvata dalla Camera, passa ora all’esame del Senato per la conclusione dell’iter legislativo che precede l’entrata in vigore delle nuove regole.

 

 

tratto da: https://www.informazionefiscale.it/stipendio-in-contanti-addio-pagamento-bonifico-legge-regole-novita

Incredibile – Forse non lo sapete, ma il Governo ha deciso di regalare i nostri dati personali, in particolar modo quelli sanitari, alle Multinazionali. Il tutto a nostra insaputa, senza avvertirci e senza consenso!

 

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Forse non lo sapete, ma il Governo ha deciso di regalare i nostri dati personali, in particolar modo quelli sanitari, alle Multinazionali. Il tutto a nostra insaputa, senza avvertirci e senza consenso!

Due articoli inseriti di soppiatto nella legge europea 2017 regalano i nostri dati sanitari alle multinazionali. Tutti i dettagli della nuova normativa

I nostri dati sanitari sono probabilmente quanto di più personale, privato abbiamo. Eppure per il nostro governo diventano una merce di scambio con le multinazionali. Malgrado i dubbi della Commissione europea e del Garante per la Privacy, compare in questi giorni una norma che regala – senza il nostro consenso – i dati sensibili sullo stato di salute degli italiani a chiunque ne faccia richiesta.

Una norma approvata in maniera urgente (entra in vigore tra pochi giorni) e nel completo segreto. Per capire le ragioni dietro questa frettolosa approvazione, facciamo un salto indietro di qualche tempo, a quando Matteo Renzi annunciava un importante accordo con Ibm. Senza dire che si trattava di un accordo siglato sulla pelle dei cittadini.

L’antefatto: i dati sanitari dei lombardi “regalati” senza consenso

Tutto è partito dal governo guidato da Matteo Renzi. L’ex premier andava a marzo 2016 in ‘missione’ negli Stati Uniti, per siglare un importante accordo con la Ibm, la multinazionale americana che vende prodotti e servizi informatici. Entusiasti, i giornali italiani plaudevano all’accordo, che avrebbe portato un “polo d’eccellenza della ricerca internazionale” in Italia.

Di cosa si tratta? Ibm ha deciso di installare a Milano, nell’area che ha ospitato l’Expo, un sistema di cognitive computing, chiamato Watson Health. La piattaforma raccoglie ed elabora i dati sanitari delle persone, ‘imparando’ da essi, e aiutando medici, ricercatori e assicuratori a “migliorare la capacità d’innovazione”. L’obiettivo finale, spiegano da Ibm, è di “migliorare la salute e la vita dei cittadini”.

Ma cosa ha voluto la multinazionale in cambio di questo grande ‘favore’? Questo i giornali italiani, a marzo 2016, non lo dicono. Lo ha rivelato a febbraio di quest’anno Il Fatto Quotidiano:

«Nel documento “confidenziale” Ibm che il Fatto quotidiano ha potuto vedere, si legge:

“Come presupposto per realizzare il Programma ed effettuare l’investimento, Ibm (incluse le società controllanti, controllate, affiliate o collegate, ove necessario) si aspetta di poter avere accesso – in modalità da definire – al trattamento dei dati sanitari dei circa 61 milioni di cittadini italiani (intesi come dati sanitari storici, presenti e futuri) in forma anonima e identificata, per specifici ambiti progettuali, ivi incluso il diritto all’utilizzo secondario dei predetti dati sanitari per finalità ulteriori rispetto ai progetti».

In pratica, nell’accordo siglato da Renzi, i nostri dati sanitari diventano merce di scambioIbmsbarca a Milano e come contropartita riceve i nostri dati sensibili. A partire da quelli di tutti i lombardi.

Lo stop della Regione e del Garante

Una volta appresa la notizia, la Regione Lombardia ha dichiarato di aver interpellato il Garante della Privacy per capire se fosse lecita tale cessione dei dati sanitari di milioni di persone. Il Garante, a sua volta, ha dichiarato di aver interpellato la Presidenza del Consiglio dei Ministri e la Regione Lombardia per capire i contorni precisi dell’accordo.

La risposta? Troppo generica, secondo il Garante. In pratica, spiegano dall’organo di vigilanza, “in assenza di un progetto dettagliato da parte della Regione Lombardia, il Garante non può esprimere alcuna valutazione sulla liceità del trattamento che sarà effettuato. Ad oggi, non sono neanche chiari i ruoli della Regione e della stessa IBM rispetto al trattamento dei dati sanitari della popolazione della Lombardia, né su quali basi giuridiche IBM avrebbe accesso a questi dati.

Pare infatti che l’Accordo siglato tra Ibm e governo Renzi sia ancora in fase embrionale. “Un atto di intenti”, spiegano ancora dal Garante, “molto generale che necessita per il suo sviluppo di successive specificazioni operative”.

In sostanza, il governo italiano ha deciso unilateralmente di promettere 7 milioni di dati sanitari dei lombardi a una multinazionale straniera senza nemmeno chieder conto all’organo preposto alla vigilanza in tema di privacy.

Il Garante, in ogni caso, ha dichiarato a ottobre che “allo stato non risulterebbero trasferiti i dati dei cittadini lombardi”. Ma chi può dirlo in questa fase caotica in cui nulla è chiaro e i rappresentanti istituzionali non dialogano efficacemente tra loro?

La vicenda è finita intanto anche in Parlamento. Pierpaolo Vargiu, eletto con Scelta Civica, oggi nel gruppo Misto, ha presentato a maggio un’interrogazione scritta alla Camera, con destinatario il Ministero della Salute, per far luce sulla vicenda. Ad oggi, dopo più di 6 mesi, non è pervenuta alcuna risposta.

Dati sanitari alle multinazionali: arriva la norma

Bypassando il Garante della Privacy. Ignorando l’interrogazione parlamentare. Facendosi scivolare addosso persino una lettera della Commissione europea (Direzione generale Concorrenza), che si è detta preoccupata dall’accordo, per via di possibili discriminazioni lesive nei confronti dei concorrenti Ibm.

Facendo orecchie da mercante, il governo se ne infischia e decide di andare avanti. Dando la possibilità a chiunque di accedere ai dati sanitari di tutti gli italiani, non solo dei lombardi.

La notizia è arrivata da poche ore: a sorpresa, sulla Gazzetta Ufficiale del 28 novembre, sono stati introdotti due articoli alla cosiddetta “legge europea 2017” che modificano le norme relative al Garante della Privacy. Secondo gli esperti, uno dei due articoli concede il riuso dei dati sanitari delle persone a fini di ricerca e statistici, “in modo estremamente generico e permissivo”.

Basterà ora una generica autorizzazione da parte del Garante della Privacy per consegnare nelle mani delle multinazionali dati e informazioni sensibili sulla salute degli italiani. Senza che al cittadino venga concessa la possibilità di dare il proprio consenso informato. E anzi: il cittadino non verrà nemmeno avvisato dell’utilizzo di tali dati.

Tra l’altro, la norma entrerà in vigore a stretto giro: il 12 dicembre, tra 6 giorni. Come mai tanta rapidità? Come mai, poi, le nuove norme non sono state sufficientemente pubblicizzate?

Come spiega Repubblica, infine, ci sono dubbi anche sulla cosiddetta anonimizzazione. E cioè: chi rende anonimi i dati sanitari raccolti e utilizzati? La risposta è: non si sa. La nuova norma, infatti, non chiarisce se sia lo Stato a dover effettuare l’operazione oppure un soggetto privato. Se non sono le amministrazioni pubbliche ad anonimizzare i dati, vuol dire che le aziende destinatarie delle informazioni possono vederle in chiaro quando vogliono.

Il Grande Fratello della sanità: un pericolo per la democrazia

Sulla nuova norma si scagliano personalità di spicco sul tema della privacy e della tutela della riservatezza delle persone. Andrea Lisi, avvocato, esperto di diritto dell’informatica, spiega:

«Non si comprendono le ragioni di tanta urgenza nel fare questa legge. Se non pensando ai grandi interessi di tutte le multinazionali tecnologiche nei confronti del mercato dell’intelligenza artificiale, nutrito dai dati personali dei cittadini».

Anche Francesco Pizzetti, ex Garante della Privacy, oggi docente ordinario di Diritto Costituzionale, elenca i propri dubbi sulla nuova legge:

«Tra qualche giorno sarà possibile dare, per scopi di ricerca scientifica o statistici, tutti i dati degli italiani, con la sola tutela di un’autorizzazione da parte del Garante Privacy prevista in modo troppo generico dalla norma. La norma non prevede infatti il diritto dell’utente a essere informato né ad accedere a questi dati. Vincola l’autorizzazione del Garante solo al fatto che i dati siano anonimizzati e che sia rispettato il principio di minimizzazione dell’utilizzo. Ossia che siano usati solo quelli che servono per quella ricerca scientifica».

In conclusione, possiamo dire che il governo italiano ha ancora una volta dimostrato di essere debole con i forti (le multinazionali) e forte con i deboli (noi, comuni cittadini). Per chiudere un accordo che non si sa bene chi beneficerà (in realtà lo sappiamo benissimo), non esita a calpestare i nostri diritti. E quando le norme ostacolano la strada ai grandi capitali stranieri, non basta far altro che cambiarle, di nascosto. Non sia mai che i cittadini se ne accorgano.

fonti:

-http://www.repubblica.it/economia/2017/12/05/news/dati_sanitari_alle_multinazionali_senza_consenso_passa_la_norma-183005262/

-http://www.terranuova.it/News/Salute-e-benessere/I-nostri-dati-personali-nelle-mani-delle-multinazionali

-https://www.ambientebio.it/salute/dati-sanitari-ibm-multinazionali/

Cerchiamo di chiarirci le idee: secondo Libero il problema dell’Italia è “Spelacchio”, l’albero che “imbarazza” la Raggi. Nessun imbarazzo, invece, per l’appunto di Falcone su BERLUSCONI CHE DAVA SOLDI ALLA MAFIA! E qualcuno si chiede ancora perchè siamo nella m..da fino al collo?

 

Libero

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Cerchiamo di chiarirci le idee: secondo Libero il problema dell’Italia è “Spelacchio”, l’albero che “imbarazza” la Raggi. Nessun imbarazzo, invece, per l’appunto di Falcone su BERLUSCONI CHE DAVA SOLDI ALLA MAFIA! E qualcuno si chiede ancora perchè siamo nella m..da fino al collo?

 

Un grande esempio di giornalismo:

Il titolone – “Spelacchio”, l’albero che imbarazza la Raggi.

Continua Libero – Spelacchio, l’abete di Piazza Venezia, è l’immagine plastica dell’incapacità grillina. In rete non si parla d’altro. Non è un abete qualsiasi, è un tormentone, un mantra, è lui il protagonista indiscusso delle Vacanze Romane in versione natalizia.

Grandioso! Un vero esempio di giornalismo! Loro sì che hanno capito i problemi di questa povera Italia.

Giusto dare risalto all’albero che è stato DONATO al Comune di Roma.

Mica cazzatelle come quella che è stato ritrovato l’appunto di un Magistrato fatto saltare in aria dalla mafia, tale Giovanni Falcone, che si annota che un certo Silvio Berlusconi pagava cosa costra…

Sono cazzatelle queste. D’altra parte ancor più grave di dare soldi alla mafia è dare soldi a giornali di merda!

Leggete e rendetevi conto:

Da Libero:

“Spelacchio”, l’albero che imbarazza la Raggi

Da Antimafia:

Berlusconi, soldi e boss mafiosi negli appunti di Falcone

…E qualcuno si chiede pure perchè siamo nella merda!

 

 

Ricapitoliamo: grande clamore dei media per “Spelacchio”, l’albero che “IMBARAZZA” la Raggi (albero di Natale ricevuto in DONAZIONE). NESSUN IMBARAZZO, invece, per gli alberi per i quali il sindaco Pd SALA è indagato. E parliamo di una TRUFFA da TRE MILIONI di Euro!

Spelacchio

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Ricapitoliamo: grande clamore dei media per “Spelacchio”, l’albero che “IMBARAZZA” la Raggi (albero di Natale ricevuto in DONAZIONE). NESSUN IMBARAZZO, invece, per gli alberi per i quali il sindaco Pd SALA è indagato. E parliamo di una TRUFFA da TRE MILIONI di Euro!

 

Ridono per un albero ricevuto IN DONAZIONE AL COMUNE DI ROMA, e stanno zitti sulla TRUFFA DI CIRCA TRE MILIONI DI EURO per la quale è indagato il sindaco SALA DEL PD DI MILANO !

Queste non sono fake news, sono molto peggio ! Voi come le chiamereste ?

Vedi:

Expo, il sindaco Sala indagato anche per turbativa d’asta per la maxi-gara sugli alberi strapagati alla Mantovani

 

 

Non fatevi prendere in giro da Pietro Grasso, leader dell’ennesimo “nuovo” partito di sinistra. È quello che dichiarò avrebbe dato “un premio speciale a Silvio Berlusconi e al suo governo per la lotta alla mafia”… Figuratevi…


DKPcIrvX0AAmZ6W - Copia

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Non fatevi prendere in giro da Pietro Grasso, leader dell’ennesimo “nuovo” partito di sinistra. È quello che dichiarò avrebbe dato “un premio speciale a Silvio Berlusconi e al suo governo per la lotta alla mafia”… Figuratevi…

 

 

Pietro Grasso leader dell’ennesimo “nuovo” partito di “sinistra”… Liberi e Uguali
Per non dimenticare: parliamo dello stesso Grasso che dichiarò a La Zanzara che avrebbe dato “un premio speciale a Silvio Berlusconi e al suo governo per la lotta alla mafia”!
Lo stesso Berlusconi che ha fondato un partito con Dell’Utri che è in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa?

rinfrescatevi la memoria:

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-05-13/grasso-darei-premio-speciale-144153.shtml?uuid=Abi030bF
https://www.youtube.com/watch?v=NMlMC2ANv8M

 

Salvatore Borsellino su Piero Grasso e Silvio Berlusconi – La Mafia dell’Antimafia

Sveglia Gente – Non Vi fate prendere in giro dalle Fake News di Stato: i Tg raccontano che aumenta l’occupazione, ma aumentano solo gli occupati a tempo determinato, CIOÈ I PRECARI SENZA FUTURO

 

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Sveglia Gente – Non Vi fate prendere in giro dalle Fake News di Stato: i Tg raccontano che aumenta l’occupazione, ma aumentano solo gli occupati a tempo determinato, CIOÈ I PRECARI SENZA FUTURO

 

Nel terzo trimestre del 2017 l’occupazione presenta una nuova crescita congiunturale (+79.000, 0,3%) dovuta all’ulteriore aumento dei dipendenti (+101 mila, +0,6%), soltanto nella componente a tempo determinato a fronte della stagnazione del tempo indeterminato. Continuano invece a calare gli indipendenti (-22 mila, -0,4%).

Lo rileva l’Istat aggiungendo che su base tendenziale gli occupati di questo genere precario crescono di 303.000 unita’. Il tasso di occupazione cresce di 0,2 punti rispetto al trimestre precedente arrivando al 58,1%, al top dal primo trimestre del 2009. I dati mensili piu’ recenti (ottobre 2017) mostrano, al netto della stagionalita’, una sostanziale stabilita’ del numero di occupati rispetto a settembre. La dinamica tra il terzo trimestre del 2017 e lo stesso periodo dell’anno precedente porta a una crescita di 303 mila occupati (+1,3%) circoscritta ai dipendenti (+2,3%), soprattutto a termine, a fronte di una nuova diminuzione degli indipendenti (-1,8%).

Sale il reddito delle famiglie italiane. Ma non vi fate prendere per i fondelli dalla propaganda di Renzi e dei media del “regime”. A beneficiarne sono solo i più ricchi…!

 

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Sale il reddito delle famiglie italiane. Ma non vi fate prendere per i fondelli dalla propaganda di Renzi e dei media del “regime”. A beneficiarne sono solo i più ricchi…!

 

Da La Repubblica:

Sale il reddito delle famiglie italiane, ma a beneficiarne sono solo i più ricchi

Lo certifica l’Istat nella sua ricerca sulle condizioni di vita dei nuclei familiari del Paese. In media il reddito è appena sotto i 30mila euro. Ma le diseguaglianze aumentano. Un italiano su tre è a rischio povertà, soprattutto se risiede al Sud e vive in famiglie numerose o di origine straniera.

Sorpresa. Il reddito medio delle famiglie italiane è salito. Solo che, e c’era da attenderselo, la crescita più intensa si registra per il quinto più ricco della popolazione. A quello più povero toccano le briciole. Tant’è che al 20% dei meno abbienti va poco più del 6% del reddito totale. Detto questo, il reddito delle famiglie è comunque salito tra il 2014 e il 2016. Niente balzi sproporzionati in avanti, ma certo un passo in più c’è stato. Lo dicono le statistiche dell’Istat sulla condizione di vita delle famiglie nel 2016. Rispetto al 2014 c’è stato un aumento dell’1,8% in termini nominali e dell’1,7% rispetto al potere di acquisto. Mediamente il reddito medio annuo per famiglia è pari a 29.988 euro, più o meno 2.500 euro al mese. Ma essendo una media quei quasi 30mila euro l’anno non sono per tutti. Metà dei nuclei familiari residenti possono contare su un reddito netto che non supera i 24.522 euro (circa 2.016 euro al mese, con un +1,4% rispetto al 2014). Il che vuol dire che c’è una bella fetta di famiglie che a quella media non arriva. Anzi, con una certa velocità, rischia di finire ai margine del tessuto sociale.

Le diseguaglianze crescono, come del resto accade in molti Paesi occidentali. Nel Rapporto, quella che ormai viene rappresenta come una bomba sociale, è ben rappresentata da numeri e cifre. Nel 2016 c’è stata “una significativa e diffusa crescita del reddito disponibile e del potere d’acquisto delle famiglie (se riferito al 2015), ma anche un aumento della disuguaglianza economica e del rischio di povertà o esclusione sociale”, scrive l’Istat.  Gli italiani che rischiano di finire ai margini sono uno su tre. Un numero altissimo, che fa lievitare la popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale alla cifra di 18.136.663 persone. Una nazione a sè. E le differenze si vedono sui territori, inutile negarlo. Chi risiede al Sud e nelle Isole ricade più spesso nel primo quinto più a rischio (33,2%), rispetto a chi vive al Centro (15,8%) e nelle aree geografiche del Nord-ovest e Nord-est (13,2% e 10,1%).

Le famiglie più ricche, in parallelo, si trovano al Nord (oltre il 26%), ma anche nel Centro (22,8%), per calare poi bruscamente nel Mezzogiorno (10%). Ed è chi vive in nuclei numerosi, con tre o più figli, a riempire il quinto più povero della popolazione (36,5%). Un aspetto, spiega l’Istat, che “si lega anche alla maggiore presenza di minori nel segmento inferiore della distribuzione dei redditi, soprattutto se vivono in famiglie numerose”. Quando in famiglia vi è almeno un minore si ha una concentrazione del 25% nel primo quinto più povero, percentuale che sale al 39,5% nel caso i figli siano tre o anche di più. E non è un caso se le nascite ormai segnino il passo e non più solo al Nord, ma anche al Sud.

Le coppie senza figli o con un solo figlio ricadono infatti meno frequentemente tra quelle a rischio povertà (meno del 15% dei casi) mentre si concentrano tra quelle più ricche (27,2% e 24,1%). Fortemente svantaggiati i componenti di famiglie straniere, che per il 36% dei casi rientrano nella fascia dei più poveri. E una maggiore vulnerabilità colpisce chi appartiene a famiglie dove il principale percettore di reddito ha meno di 35 anni (27,8% nel primo quinto), ha solo la licenza media (28,2%) è in condizione di disoccupazione (59,1%) o inoccupazione (38,6%). Una disuguaglianza dei redditi, quella italiana, più accentuata se confrontata con la media dei paesi europei, che ci pone alla ventesima posizione. La certificazione di una realtà che da tempo è stata denunciata ed è sotto gli occhi di tutti.

fonte:

-http://www.repubblica.it/economia/2017/12/06/news/sale_il_reddito_delle_famiglie_italiane_ma_a_beneficiarne_di_piu_sono_i_benestanti-183218563/

Sicilia – Ecco la trappola che il Governo regionale di centrosinistra aveva preparato per screditare i grillini. Invece c’è finito Musumeci e i suoi assessori. Ma a prenderlo a quel posto sono i cinque milioni di siciliani!

 

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Sicilia – Ecco la trappola che il Governo regionale di centrosinistra aveva preparato per screditare i grillini. Invece c’è finito Musumeci e i suoi assessori. Ma a prenderlo a quel posto sono i cinque milioni di siciliani!

 

La ‘trappola’ era stata preparata per i grillini. Ma ci sono finiti Musumeci e i suoi assessori

Il passato Governo regionale di centrosinistra ha preparato una mega trappola per il nuovo Governo. Doveva essere il metodo per far precipitare nel baratro i grillini. Invece nel baratro rischiano di precipitare il Governo Musumeci e cinque milioni di siciliani. Dal blocco della spesa regionale al caos dei rifiuti, dai trasporti ai forestali non pagati

La ‘trappola’, chiamiamola così, era stata preparata per i grillini, nel caso in cui avessero vinto le elezioni. Ma va bene anche per il nuovo presidente della Regione, Nello Musumeci, e per la sua Giunta. Del resto, il centrosinistra siciliano non aveva alcuna speranza di vincere le recenti elezioni regionali. Così, con grande ‘senso delle istituzioni’ ha ‘avvelenato tutti i pozzi’, lasciando al nuovo Governo il caos in quasi tutti i settori della vita pubblica siciliana.

Il caos del caos è negli uffici dell’assessorato all’Economia. Qui lo scenario è drammatico. Non mancano solo le risorse finanziarie: mancano alcuni adempimenti legati alla mancata applicazione del Decreto nazionale n. 118 del 2011. Attenzione: tutto è stato fatto scientemente dall’ex assessore commissario (di Renzi) in Sicilia, Alessandro Baccei.

Ricordate la scorsa estate? Baccei che presentava lo schema di Bilancio e Finanziaria 2018 e i dirigenti del PD siciliano di riempivano la Sicilia di manifesti con la scritta: “Bilancio regionale risanato? Fatto!”.

Fatto una mazza! Questo blog ha denunciato subito che si trattava di un grande imbroglio. Ma la politica era troppo impegnata in campagna elettorale. Oggi arrivano i risultati.

Niente bilancio consolidato, che è uno strumento che dovrebbe rappresentare – nel caso della Regione siciliana – il quadro economico e finanziario della stessa Regione e di tutte le sue società collegate (dovrebbe essere così anche per i Comuni, che in Sicilia sono quasi tutti al verde e non hanno nemmeno approvato il bilancio di previsione di quest’anno!).

“L’adozione dei principi applicati concernenti la contabilità economico-patrimoniale e il bilancio consolidato, può essere rinviata all’anno 2016, con l’esclusione degli enti che nel 2014 hanno partecipato alla sperimentazione prevista dal decreto legislativo n. 118 del 2011”, recita la normativa.

Da quello che conosciamo, l’unica parte del Decreto 118 che la Regione ha applicato è stato il pagamento dei debiti fuori bilancio, previsione di legge che in Sicilia, a tutti i livelli, viene piegata a interessi clientelari.

In questo momento, causa la mancata applicazione della nuova legge di contabilità pubblica, la spesa regionale è bloccata. E dubitiamo che Roma aiuterà il Governo Musumeci. Anche perché questa ‘trappola’ il passato Governo di centrosinistra l’ha organizzata e messa a punto con Roma, dove opera un Governo dello stesso colore politico del passato Governo regionale.

Tra l’altro, Roma ha tutto da guadagnare dal blocco della spesa in Sicilia, dove ogni euro bloccato è un euro in più da spendere in altre Regioni italiane dove il centrosinistra, alle prossime elezioni politiche non parte battuto come nella nostra Isola.   

Il caos rischia di provocare effetti negativi su tutta la spesa regionale. E’ il caso degli operai forestali, ai quali il passato Governo regionale, negli ultimi giorni di campagna elettorale, aveva promesso 80 euro in busta paga (promettere 80 euro a tutti, a pochi giorni dal voto, in Italia, a quanto pare, non si configura come voto di scambio: se si tratta di soldi pubblici si può fare…).

Ora si scopre che questi 80 euro dovrebbero essere pagati dal nuovo Governo che, causa la mancata applicazione di alcuni passaggi nodali del Decreto 118, rischia di non potere accedere ai fondi nazionali per pagare gli operai forestali.

In questo modo il centrosinistra spera di mettere in cattiva luce il nuovo Governo regionale di centrodestra, nella speranza di guadagnare voti alle ormai imminenti elezioni politiche nazionali, previste per marzo.

Di fatto, il centrosinistra che ha governato la Sicilia e che governa ancora l’Italia sta facendo pagare un prezzo elevatissimo a cinque milioni di siciliani. Dimostrando di avere, lo ribadiamo, un senso delle istituzioni molto approssimativo.

Il caos totale è nella gestione dei rifiuti. Più tardi pubblicheremo un approfondimento illustrando quello che sta succedendo e quello che succederà nei prossimi mesi. Quello che possiamo anticiparvi adesso è che il nuovo Governo regionale sembra nel pallone.

Dire che si opterà per piccoli inceneritori, ad esempio, è una bufala. Un inceneritore, per essere realizzato ed entrare in funzione, vuole almeno cinque anni di tempo. Mentre la Sicilia è in emergenza perché il passato Governo di centrosinistra, dal 2008 ad oggi, ha puntato tutto sulle discariche.

Lo stesso discorso vale per altri settori: per esempio, nel mondo dei trasporti, tra strade e autostrade sfasciate, trasporti aerei costosi e privi di continuità e trasporti marittimi nelle mani di un gruppo di monopolisti mai censurati dalle autorità nazionali.

Ci hanno accusato di essere troppo pessimisti. Ma i fatti cominciano a darci ragione. Anche perché il nuovo Governo regionale annaspa.

 

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/12/06/la-trappola-era-stata-preparata-per-i-grillini-ma-ci-sono-finiti-musumeci-e-i-suoi-assessori/

L’indimenticabile antropologa Amalia Signorelli: “Matteo Renzi? È un cretino vestito da bambino!”

 

Amalia Signorelli

 

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L’indimenticabile antropologa Amalia Signorelli: “Matteo Renzi? È un cretino vestito da bambino!”

“Io finora ho visto un comportamento in Renzi che mi richiama al tirocinio tra boy scout. Eravamo bambini il detto era:  i boy scout sono 10 bambini vestiti da cretini guidati da un cretino vestito da bambino..”
Ecco come l’antropologa Amalia Signorelli definisce il neo premier Matteo Renzi.
Poi puntualizza: “senza voler usare nessun carattere offensivo nei confronti del nostro primo ministro..”
Amalia Signorelli continua: “ai tempi gli scout per autoconvincersi che una spedizione sul monte Cimino (che non è neppure mille metri) fosse pari ad andare in Amazzonia, si bardavano di tutto di più ed erano sempre sopra le righe.. Bene a me sembra di vedere in Renzi lo stesso atteggiamento scoutistico. Ma prima di tutto questo chiederei a Renzi.. Spiegaci come fai??”
Per l’antropologa Amalia Signorelli: “Renzi è un cretino vestito da bambino”

 

fonte: https://siamolagente2016.blogspot.it/2017/07/lantropologa.html

La Boschi minaccia: “Vicenda usata contro il Pd. Porterò in tribunale De Bortoli e altri giornalisti” – Qualcuno le ricordi che già 7 mesi fa De Bortoli l’aveva sfidata: “Mi quereli. Ho più di 160 processi, sono abituato a difendere quello che scrivo”…!

Boschi

 

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La Boschi minaccia: “Vicenda usata contro il Pd. Porterò in tribunale De Bortoli e altri giornalisti” – Qualcuno le ricordi che già 7 mesi fa De Bortoli l’aveva sfidata: “Mi quereli. Ho più di 160 processi, sono abituato a difendere quello che scrivo”…!

 

In questi giorni leggiamo su tutti i giornali:

Banca Etruria, Boschi: “Vicenda usata contro il Pd. Porterò in tribunale De Bortoli e altri giornalisti”

Il sottosegretario Maria Elena Boschi interviene sulla polemica relativa a Banca Etruria: “Il fatto che mio padre sia stato per qualche mese vicepresidente della Banca non ha impedito al nostro governo di commissariarlo, altro che conflitto di interessi. Ho firmato oggi il mandato per l’azione civile di risarcimento danni nei confronti del dottor Ferruccio de Bortoli. A breve procederò anche nei confronti di altri giornalisti”.

Ora giusto per farmi capire di che pasta è fatta questa gente, Vi invitiamo a rileggere qualche nostro vecchio articolo di 7 mesi fa:

 

Banca Etruria, De Bortoli sfida la Boschi: “Mi quereli. Ho più di 160 processi, sono abituato a difendere quello che scrivo”

…Ehm, sig.ra Sottosegretaria, scusi il disturbo, volevamo solo rammentarle una cosa: SI È DIMENTICATA CHE DOVEVA QUERELARE DE BORTOLI? …Sa, sono cose che possono sfuggire, tipo abbandonare la politica in caso di sconfitta al Referendum.

Scandalo Unicredit – Scusate, ma la Boschi non doveva querelare De Bortoli? Perchè non l’ha fatto ancora? Un’altra bugia? …Semplice, non può farlo. Ghizzoni sarebbe convocato come testimone, e se parla…

By Eles