Per non dimenticare – Il caso del tenente Di Bello “Io rovinato per aver fatto il mio dovere”… Scopre che l’acqua potabile viene da un lago inquinato: SOSPESO. Continua a non farsi i “fatti suoi” e scopre un altro caso di terreni inquinati con cancerogeni… LICENZIATO !!!

Di Bello

 

 

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Per non dimenticare – Il caso del tenente Di Bello “Io rovinato per aver fatto il mio dovere”… Scopre che l’acqua potabile viene da un lago inquinato: SOSPESO. Continua a non farsi i “fatti suoi” e scopre un altro caso di terreni inquinati con cancerogeni… LICENZIATO !!!

 

“Io rovinato per aver fatto il mio dovere. E per aver raccontato i veleni del petrolio in Basilicata prima di tutti”

In un colloquio con Il Fatto Quotidiano lo sfogo di Giuseppe Di Bello, tenente di polizia provinciale ora spedito a fare il custode al museo di Potenza per le sue denunce sull’inquinamento all’invaso del Pertusillo.

“Mi chiamo Giuseppe Di Bello, sono tenente della polizia provinciale ma attualmente faccio il custode del Museo di Potenza. Da sei anni sono stato messo alla guardia dei muri, trasferito per punizione perché ho disonorato la divisa che porto. L’ho disonorata nel gennaio del 2010 quando mi accorgo che la ghiaia dell’invaso del Pertusillo si tinge di un colore opaco. Da bianca che era la ritrovo marrone. Affiora qualche pesciolino morto. L’invaso disseta la Puglia e irriga i campi della Lucania. Decido, nel mio giorno di riposo dal lavoro, di procedere con le analisi chimiche. Evito di far fare i prelievi all’Arpab, l’azienda regionale che tutela la salute, perché non ho fiducia nel suo operato. Dichiara sempre che tutto è lindo, che i parametri sono rispettati e io so che non è così. L’Eni pompa petrolio nelle proprie tasche, e lascia a noi lucani i suoi veleni. Chiedo la consulenza di un centro che sia terzo e abbia tecnologia affidabile e validata. Pago con soldi miei. Infatti le analisi confermano i miei sospetti. C’è traccia robusta di bario, c’è una enorme concentrazione di metalli pesanti, tutti derivati da idrocarburi. E’ in gioco la salute di tutti e scelgo di non attendere, temo che quei documenti in mano alla burocrazia vadano sotterrati, perduti, nascosti. Perciò le analisi le affido a Maurizio Bolognetti, segretario dei radicali lucani, affinchè le divulghi subito. Tutti devono sapere, e prima possibile!

Decido di denunciare i fatti alla magistratura accludendo le analisi che ho fatto insieme a quelle precedenti e ufficiali dell’Arpab molto più ottimistiche e tranquillizzanti ma comunque anch’esse costrette a rilevare delle anomalie. Alla magistratura si rivolge anche l’assessore regionale all’Ambiente che mi denuncia per procurato allarme. Il presidente della Regione, l’attuale sottosegretario alla Salute Vito De Filippo, dichiara pubblicamente che serve il pugno duro. Infatti così sarà. I giudici perquisiscono l’abitazione di Bolognetti alla ricerca delle analisi, che divengono corpo di reato. Io vengo denunciato per violazione del segreto d’ufficio, sospeso immediatamente dall’incarico e dallo stipendio (il prefetto mi revocherà per “disonore” anche la qualifica di agente di pubblica sicurezza) mentre l’invaso del Pertusillo si colora improvvisamente di rosso, con una morìa di pesci impensabile e incredibile. Al termine dei due mesi di sospensione vengo obbligato a consumare le ferie. Parte il procedimento disciplinare, mi contestano la lesione dell’immagine dell’ente pubblico e mi pongono davanti a un’alternativa: andare a fare l’addetto alla sicurezza del museo o attendere a casa la conclusione del processo. E’ un decreto di umiliazione pubblica. Ma non mi conoscono e non sanno cosa farò.

Infatti accetto l’imposizione, vado al museo a osservare il nulla, ma nel tempo libero continuo a fare quel che facevo prima. Costituisco un’associazione insieme a una geologa, una biologa e a un ingegnere ambientale e procedo nelle verifiche volontarie. Vado col canotto sotto al costone che ospita il pozzo naturale dove l’Eni inietta le acque di scarto delle estrazioni petrolifere. In linea d’aria sono cento metri di dislivello. Facciamo le analisi dei sedimenti, la radiografia di quel che giunge sul letto dell’invaso. Troviamo l’impossibile! Idrocarburi pari a 559 milligrammi per chilo, alluminio pari a 14500 milligrammi per chilo. E poi manganese, piombo, nichel, cadmio. E’ evidente che il pozzo dove l’Eni inietta i rifiuti non è impermeabile. Anzi, a volerla dire tutta è un colabrodo!

La striscia di contaminazione giunge fino a Pisticci, novanta chilometri a est, e tracce di radioattività molto superiori al normale e molto pericolose sono rintracciate nei pozzi rurali da dove i contadini traggono l’acqua per i campi, per dissetare gli animali quando non proprio loro stessi. La risposta delle istituzioni è la sentenza con la quale vengo condannato a due mesi e venti giorni di reclusione, che in appello sono aumentati a tre mesi tondi. Decido di candidarmi alle regionali, scelgo il Movimento Cinquestelle. Sono il più votato nella consultazione della base, ma Grillo mi depenna perché sono stato condannato, ho infangato la divisa, sporcato l’immagine della Basilicata. La Cassazioneannulla la sentenza (anche se con rinvio, quindi mi attende un nuovo processo). Il procuratore generale mi stringe la mano davanti a tutti. La magistratura lucana ora si accorge del disastro ambientale, adesso sigilla il Costa Molina. Nessuno che chieda a chi doveva vedere e non ha visto, chi doveva sapere e ha taciuto: e in quest’anni dove eravate? Cosa facevate?”.

 

fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2016/04/04/io-rovinato-per-aver-fatto-il-mio-dovere-e-per-aver-raccontato-i-veleni-del-petrolio-in-basilicata-prima-di-tutti/2607697/

QUESTA È L’ITALIA – Il Tenente Di Bello scopre che l’acqua potabile viene da un lago inquinato: SOSPESO. Lui continua a non farsi i “fatti suoi” e scopre un altro caso di terreni inquinati con cancerogeni: LICENZIATO! – Ora i Cittadini riconoscente gli danno una medaglia… Lo Stato, invece, sta dalla parte dei delinquenti!

Di Bello

 

 

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QUESTA È L’ITALIA – Il Tenente Di Bello scopre che l’acqua potabile viene da un lago inquinato: SOSPESO. Lui continua a non farsi i “fatti suoi” e scopre un altro caso di terreni inquinati con cancerogeni: LICENZIATO! – Ora i Cittadini riconoscente gli danno una medaglia… Lo Stato, invece, sta dalla parte dei delinquenti!

Cosa vi aspettate che accada quando un libero cittadino rende pubblici i risultati delle analisi chimiche su un bacino idrico che serve migliaia di famiglie, denunciandone la pericolosità? Indagini, accertamenti ed eventualmente provvedimenti giudiziari nei confronti dei responsabili?

NELLA VICENDA CHE RACCONTIAMO DI SEGUITO I PROVVEDIMENTI GIUDIZIARI SONO, IN EFFETTI, ARRIVATI. NON A CARICO DI CHI DOVREBBE GARANTIRE LA SICUREZZA DELLE ACQUE PERÒ. AD ESSERE PUNITO È STATO IL CITTADINO CHE S’È PRESO LA BRIGA DI DENUNCIARE.
E IL CITTADINO IN QUESTIONE È GIUSEPPE DI BELLO, TENENTE DELLA POLIZIA PROVINCIALE DI POTENZA, CHE A CAUSA DEL SUO IMPEGNO A TUTELA DELL’AMBIENTE E DELLA SALUTE PUBBLICA È STATO ASSURDAMENTE DELEGITTIMATO. FINO ALLA REVOCA DELLA SUA QUALIFICA DI UFFICIALE DI PUBBLICA SICUREZZA.

Tutto ha inizio nel gennaio 2010, quando Giuseppe Di Bello decide di andare ad effettuare, contando solo sull’appoggio di alcune associazioni e sulla collaborazione di una chimica dell’università di Siena, il prelievo di alcuni campioni d’acqua presso il lago del Pertusillo. Si tratta di un invaso da 155 milioni di metri cubi d’acqua principalmente ad uso civile, collegato attraverso un mega-condotto all’altro importante invaso di Senise (noto come Montecotugno). Quest’ultimo ha una capacità di 550 milioni di metri cubi d’acqua, sempre destinata all’uso civile.

Dalle analisi commissionate ad un laboratorio fuori regione, le acque del Pertusillo risultano soggette ad inquinamento sia di natura microbiologica (con la presenza di pericolosi batteri) che di alte concentrazioni di metalli pesanti (in particolare, ferro e manganese).

Maurizio Bolognetti, esponente dei Radicali per la Basilicata, che s’era incaricato di reperire i fondi per effettuare le analisi, ne rende pubblici i risultati. Cosa che scatena l’immediata reazione di Vincenzo Santochirico, alloraAssessore Regionale all’Ambiente della Basilicata, il quale denuncia Di Bello e Bolognetti alla Procura della Repubblica di Potenza per “procurato allarme”. A suo dire, le acque del Pertusillo sono sicure.

Ulteriori fatti, come morie di pesci e la colorazione rossa delle acque per la presenza della cosiddetta “alga cornuta”, confermano tuttavia l’ipotesi che un serio problema d’inquinamento esista. Ma l’unico provvedimento che ne consegue è a carico del tenente Di Bello: sospensione dai pubblici uffici ed interruzione dello stipendio per il reato di “rivelazione di segreti d’ufficio”.

Scontata la sospensione, a Di Bello viene assegnato un incarico presso il museo e la pinacoteca provinciale.

Nel frattempo però arrivano i risultati di ulteriori analisi effettuate sulle acque ed i sedimenti del Pertusillo. I campioni prelevati nel maggio 2011 confermano il pericoloso tasso d’inquinamento e inducono alcune associazioni ambientaliste, come il nucleo di Potenza dell’OIPA (Organizzazione Internazionale Protezione animali)e EPHA (Associazione per la Tutela dell’Ambiente e della Salute), a scrivere, tra gli altri, al Ministero dell’Ambiente e dell’Interno per invocare l’apertura dello stato d’emergenza. Qualche mese più tardi, il Ministero dell’Ambiente rispondesollecitando le amministrazioni locali (tra cui Provincia di Potenza e Regione Basilicata) a fornire un quadro aggiornato della situazione.

Non si registrano tuttavia significativi sviluppi nella vicenda. Ad andare avanti è soltanto il procedimento giudiziario che vede il tenente Di Bello nella veste d’imputato.

E il 6 giugno 2012 arriva la sentenza di primo grado, che riconosce Di Bello colpevole e lo condanna a due mesi e venti giorni di reclusione. Trattandosi di un incensurato, la condanna non diventa effettiva. Di Bello in ogni caso non ci sta. Impugna la sentenza e il 1 ottobre 2012 fa ricorso in appello. Senza nel frattempo mettere da parte il suo impegno civile.

E’ sempre Giuseppe Di Bello, infatti, a scoperchiare un altro caso scottante.

Si tratta dell’area industriale di Tito, comune della provincia di Potenza dove sorgeva l’ex Liquichimica. L’azienda, in cui si producevano detergenti e fertilizzanti, chiude i battenti nel 1981. Da allora il terreno, circa 59 mila metri quadri, è divenuto una discarica abusiva.  Nessuno se ne occupa, fino al 2001 quando lo stesso tenente Di Bello è tra gli agenti che operano il sequestro dell’area, su ordinanza del PM Henry John Woodcock.

Vengono stanziati fondi per procedere ad analisi di accertamento del grado di inquinamento dell’area, in ottica di un’eventuale bonifica. Si accerta anche la presenza di rifiuti di provenienza extra-regionale, elemento che lascia supporre la convergenza di interessi mafiosi sul sito. Nel 2006 addirittura l’azienda Daramic srl, produttrice di separatori per batteria, si autodenuncia per la contaminazione del terreno e della falda acquifera della zona. Si parla di tricoloroetilene, tricloroetano, dicloroetilene, bromodiclorometano, cloroformio, bromoformio, cloruro di vinile monomero, esaclorobutadene, tetracloroetilene e idrocarburi totali. Tutte sostanze persistenti e di sospetta o accertata tossicità, con particolare riferimento apotenzialità cancerogene, rilevate in concentrazioni un milione di volte superiori rispetto ai limiti consentiti.

Ma nonostante un riacceso interesse a partire dal 2009, quando viene presentata un’interrogazione parlamentare sulla situazione di Tito Scalo (frazione del comune di Tito, dove sorge l’area ex Liquichimica), le analisi operate nell’ottobre scorso da Di Bello evidenziano quanto il terreno sia ancora pregno di sostanze radioattive, come il radio.

L’unico caso in cui si manifesta tuttavia una chiara volontà ad andare fino in fondo nell’individuare un responsabile, un colpevole da additare, è proprio quello che ha Di Bello per protagonista.

IL 13 DICEMBRE SCORSO, INFATTI, LA PREFETTURA DI POTENZA GLI NOTIFICA LA REVOCA DELLA QUALIFICA DI AGENTE DI PUBBLICA SICUREZZA. NELLE MOTIVAZIONI DEL PROVVEDIMENTO SI PARLA DI “REITERATO COMPORTAMENTO” E DI “CONDOTTA DI PARTICOLARE GRAVITÀ, TALE DA ESSERE INCOMPATIBILE CON LE DELICATE FUNZIONI AFFIDATEGLI NELLA VESTE DI ADENTE DI PUBBLICA SICUREZZA”.

In realtà, dopo la denuncia relativa ai fatti del 2010 e la conseguente sospensione, la condotta di Di Bello come dipendente della provincia non ha ricevuto più alcuna contestazione. Non si capisce dunque quali siano i “reiterati comportamenti” di cui si sarebbe macchiato in veste di agente. Né, allo stesso modo, si capisce a cosa si riferisca la contestazione di “condotta di particolare gravità”, dal momento che da allora è rimasto sempre in servizio presso il museo provinciale, dove il suo operato ha incontrato la piena soddisfazione dei diretti responsabili, come testimonia il premio produzione percepito dallo stesso Di Bello nell’ottobre scorso.

Non solo. Questo provvedimento va contro il principio di presunzione d’innocenza, che nel nostro paese vige fino al terzo grado di giudizio” – dice Di Bello. “Qui si sta applicando una sanzione disciplinare nei miei confronti quando c’è ancora un processo giudiziario in corso”.

UNA VICENDA CHE HA DEL PARADOSSALE. UN AGENTE DI PUBBLICA SICUREZZA VIENE DELEGITTIMATO E PRIVATO DELLA SUA CARICA PER AVER PORTATO ALLA LUCE DEI CASI CHE RIGUARDANO LA SALUTE DEI CITTADINI E DELL’AMBIENTE IN CUI VIVONO. CON LA SOLITA TACITA ACCUSA DI DETURPARE L’IMMAGINE DI UNA REGIONE, DI UN TERRITORIO.

Ma davvero tenere i cittadini all’oscuro di un problema, facendo finta che non esista, è tutelare l’immagine di un territorio? O forse siamo alle prese con quella“macchina del fango” così ben descritta da Roberto Saviano, che scatta ogni qualvolta vengono portate a galla verità scomode? Un perverso meccanismo che cerca di isolare e mettere in cattiva luce chi denuncia qualcosa che non va, invece di occuparsi di ciò che viene denunciato.

Sapere che in giro per le strade e i territori del nostro paese ci sono persone serie e inappuntabili, con a cuore la salute e il bene pubblico, è quanto di meglio un cittadino può auspicare da un agente di pubblica sicurezza.L’impegno di Giuseppe Di Bello è sempre stato in questa direzione. Un impegno che sa ispirare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Che ci fa sentire protetti, tutelati. Proprio l’esatto contrario di quanto fa chi, invece, ripudia e condanna questo genere d’impegno.

Fonte: http://siamolagente.altervista.org/questa-litalia-tenente-bello-scopre-lacqua-potabile-viene-lago-inquinato-sospeso-continua-non-farsi-i-fatti-suoi-scopre-caso-terreni-inquinati-can/

“Io rovinato per aver fatto il mio dovere. E per aver raccontato i veleni del petrolio in Basilicata prima di tutti”

In un colloquio con Il Fatto Quotidiano lo sfogo di Giuseppe Di Bello, tenente di polizia provinciale ora spedito a fare il custode al museo di Potenza per le sue denunce sull’inquinamento all’invaso del Pertusillo

“Mi chiamo Giuseppe Di Bello, sono tenente della polizia provinciale ma attualmente faccio il custode del Museo di Potenza. Da sei anni sono stato messo alla guardia dei muri, trasferito per punizione perché ho disonorato la divisa che porto. L’ho disonorata nel gennaio del 2010 quando mi accorgo che la ghiaia dell’invaso del Pertusillo si tinge di un colore opaco. Da bianca che era la ritrovo marrone. Affiora qualche pesciolino morto. L’invaso disseta la Puglia e irriga i campi della Lucania. Decido, nel mio giorno di riposo dal lavoro, di procedere con le analisi chimiche. Evito di far fare i prelievi all’Arpab, l’azienda regionale che tutela la salute, perché non ho fiducia nel suo operato. Dichiara sempre che tutto è lindo, che i parametri sono rispettati e io so che non è così. L’Eni pompa petrolio nelle proprie tasche, e lascia a noi lucani i suoi veleni. Chiedo la consulenza di un centro che sia terzo e abbia tecnologia affidabile e validata. Pago con soldi miei. Infatti le analisi confermano i miei sospetti. C’è traccia robusta di bario, c’è una enorme concentrazione di metalli pesanti, tutti derivati da idrocarburi. E’ in gioco la salute di tutti e scelgo di non attendere, temo che quei documenti in mano alla burocrazia vadano sotterrati, perduti, nascosti. Perciò le analisi le affido a Maurizio Bolognetti, segretario dei radicali lucani, affinchè le divulghi subito. Tutti devono sapere, e prima possibile!

Decido di denunciare i fatti alla magistratura accludendo le analisi che ho fatto insieme a quelle precedenti e ufficiali dell’Arpab molto più ottimistiche e tranquillizzanti ma comunque anch’esse costrette a rilevare delle anomalie. Alla magistratura si rivolge anche l’assessore regionale all’Ambiente che mi denuncia per procurato allarme. Il presidente della Regione, l’attuale sottosegretario alla Salute Vito De Filippo, dichiara pubblicamente che serve il pugno duro. Infatti così sarà. I giudici perquisiscono l’abitazione di Bolognetti alla ricerca delle analisi, che divengono corpo di reato. Io vengo denunciato per violazione del segreto d’ufficio, sospeso immediatamente dall’incarico e dallo stipendio (il prefetto mi revocherà per “disonore” anche la qualifica di agente di pubblica sicurezza) mentre l’invaso del Pertusillo si colora improvvisamente di rosso, con una morìa di pesci impensabile e incredibile. Al termine dei due mesi di sospensione vengo obbligato a consumare le ferie. Parte il procedimento disciplinare, mi contestano la lesione dell’immagine dell’ente pubblico e mi pongono davanti a un’alternativa: andare a fare l’addetto alla sicurezza del museo o attendere a casa la conclusione del processo. E’ un decreto di umiliazione pubblica. Ma non mi conoscono e non sanno cosa farò.

Infatti accetto l’imposizione, vado al museo a osservare il nulla, ma nel tempo libero continuo a fare quel che facevo prima. Costituisco un’associazione insieme a una geologa, una biologa e a un ingegnere ambientale e procedo nelle verifiche volontarie. Vado col canotto sotto al costone che ospita il pozzo naturale dove l’Eni inietta le acque di scarto delle estrazioni petrolifere. In linea d’aria sono cento metri di dislivello. Facciamo le analisi dei sedimenti, la radiografia di quel che giunge sul letto dell’invaso. Troviamo l’impossibile! Idrocarburi pari a 559 milligrammi per chilo, alluminio pari a 14500 milligrammi per chilo. E poi manganese, piombo, nichel, cadmio. E’ evidente che il pozzo dove l’Eni inietta i rifiuti non è impermeabile. Anzi, a volerla dire tutta è un colabrodo!

La striscia di contaminazione giunge fino a Pisticci, novanta chilometri a est, e tracce di radioattività molto superiori al normale e molto pericolose sono rintracciate nei pozzi rurali da dove i contadini traggono l’acqua per i campi, per dissetare gli animali quando non proprio loro stessi. La risposta delle istituzioni è la sentenza con la quale vengo condannato a due mesi e venti giorni di reclusione, che in appello sono aumentati a tre mesi tondi. Decido di candidarmi alle regionali, scelgo il Movimento Cinquestelle. Sono il più votato nella consultazione della base, ma Grillo mi depenna perché sono stato condannato, ho infangato la divisa, sporcato l’immagine della Basilicata. La Cassazioneannulla la sentenza (anche se con rinvio, quindi mi attende un nuovo processo). Il procuratore generale mi stringe la mano davanti a tutti. La magistratura lucana ora si accorge del disastro ambientale, adesso sigilla il Costa Molina. Nessuno che chieda a chi doveva vedere e non ha visto, chi doveva sapere e ha taciuto: e in quest’anni dove eravate? Cosa facevate?”.

fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2016/04/04/io-rovinato-per-aver-fatto-il-mio-dovere-e-per-aver-raccontato-i-veleni-del-petrolio-in-basilicata-prima-di-tutti/2607697/

Il gas del TAP non servirà alla diversificare le fonti, ma servirà a scaldare le case di tedeschi, austriaci e olandesi! Qualcuno lo dica anche al nostro Ministro Calenda.

TAP

 

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Il gas del TAP non servirà alla diversificare le fonti, ma servirà a scaldare le case di tedeschi, austriaci e olandesi! Qualcuno lo dica anche al nostro Ministro Calenda.

Non vi fate prendere in Giro da Calenda che dichiara (perchè gli hanno ordinato di dire così o perchè è ignorante o perchè è cretino) che il gas del TAP servirà alla diversificare le fonti, ma andrà scaldare le case di tedeschi, austriaci e olandesi.

 

Il gas di TAP non andrà agli italiani ma a tedeschi, austriaci e olandesi. Ditelo a Calenda

NON DITE A CARLO CALENDA CHE IL GAS DI TAP (TRANS ADRIATIC PIPELINE) NON SERVIRÀ ALLA DIVERSIFICAZIONE DELLE FONTI MA A SCALDARE LE CASE DI TEDESCHI, AUSTRIACI E OLANDESI.

Dal 6 dicembre 2017 è una escalation continua. Dallo sciopero generale organizzato per dire no alla costruzione del gasdotto TAP da parte di commercianti, artigiani, operai e professionisti di Melendugno, Borgagne e paesi limitrofi, fino al 13 dicembre sono stati sette giorni di forti emozioni, gioia, dolore, rabbia, sconforto e poi sorpresa e incredulità. Tutto il panorama dell’arco dei sentimenti. Il movimento NoTAP ha ripercorso questa escalation in un suo messaggio su Facebook. Noi invece non ci soffermeremo su alcuni aspetti di questi ultimi giorni. Ieri in Austria c’è stato un incidente in una centrale de gas, causando una vittima e 18 feriti. Tutti a scagliarsi sulla insicurezza degli impianti che trattano questa pericolossima sostanza. E tutti in Italia a rassicurare invece sulla necessità di costruire il prima possibile il TAP (Trans Adriatic Pipeline), compreso il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, che invece di preoccuparsi della potenziale pericolosità di installare un impianto del genere a casa propria si reca nella trasmissione Porta a Porta di Bruno Vespa e afferma che il gasdotto dev’essere costruito il prima possibile per diversificare le fonti di approviggionamento in Italia.

Noi vorremmo chiedere al Ministro Calenda se qualcuno lo ha informato che il gasdotto TAP in questione non serve affatto a diversificare le fonti come qualcuno, forse troppo interessato, lo ha imbeccato, ma serve a trasformare l’Italia in un mero hub del gas per l’Europa. Questo gasdotto, che sarà pagato dal contribuente italiano in bolletta grazie a Snam in quanto facente parte del consorzio TAP, non rifornirà le riserve strategiche nè verrà bruciato nelle nostre case italiane ma serve ai nostri amici europei, soprattutto tedeschi, austriaci e olandesi questo è quanto affermò Matteo Verda, ricercatore presso l’Istituto per gli studi di politica internazionale (ISPI) in un articolo pubblicato su L’Espresso il 25 settembre 2014.
«Quegli 8 miliardi di metri cubi provenienti dall’Azerbaijan sono esattamente la stessa quantità che il nostro governo prevede di esportare nel 2023 in Nord Europa».

tratto da: http://www.melendugno.net/2017/12/13/il-gas-di-tap-non-andra-agli-italiani-ma-a-tedeschi-austriaci-e-olandesi-ditelo-a-calenda/

Nozze di lusso, Briatore boccia la Puglia: “Siete troppo provinciali per ospitare i ricchi”. Ma si sa, con i soldi non ci compri la dignità …e comunque i pugliesi se ne faranno una ragione!

Briatore

 

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Nozze di lusso, Briatore boccia la Puglia: “Siete troppo provinciali per ospitare i ricchi”. Ma si sa, con i soldi non ci compri la dignità …e comunque i pugliesi se ne faranno una ragione!

Briatore ancora contro i pugliesi… “Siete troppo provinciali per ospitare i ricchi”…

Solo qualche più che condivisibile risposta su Twitter da parte dei pugliesi:

Porcacciogiuda,non siamo abbastanza “Montecarlo Style” in Puglia. E adesso come facciamo? Ci fustighiamo in massa?

#Briatore che parla del male del Sud, non si ricorda che la sua compagna è calabrese?

Noi pugliesi non abbiamo bisogno di gente ricca e arrogante. Non c’è bisogno di essere ricchi per godere della nostra Terra. #Briatore

#briatore troppa bagna cauda ti ha appesantito lo stomaco …

#Briatore sai che c’è? Che hai frantumato le palle con le tue opinioni sulla mia terra!!! #puglia

 

Da La Repubblica:

Nozze di lusso, anche Briatore boccia la Puglia: “Siete troppo provinciali per ospitare i ricchi”

Intervista all’imprenditore dopo la polemica sollevata dalla proprietaria di Borgo Egnazia: “La privacy di chi organizza eventi costosissimi va garantita, ma per un jet privato fate il finimondo. Il Twiga? Mai qui”

di ANNA PURICELLA

“Più che invadenti, voi pugliesi siete provinciali”. La parola definitiva è quella di Flavio Briatore. Marisa Melpignano, proprietaria di Borgo Egnazia e di altre strutture extralusso in Puglia, si lamenta perché l’interesse dell’opinione pubblica – e dei giornalisti – nei confronti delle nozze americane milionarie fra Renee Sutton ed Eliot Cohen, la scorsa estate, è stato eccessivo, tanto da far scappare gli organizzatori dell’evento (la Norma Cohen productions, che sembra aver detto addio alla Puglia). Briatore dà ragione a loro.

Allora, è vero che i pugliesi sono invadenti?
“Più che invadenti, provinciali. Se un signor nessuno organizza un matrimonio in Puglia e porta indotto economico, e questo signore non è un super vip, ma uno che sta bene e può permettersi il matrimonio a Borgo Egnazia, allora bisogna rispettare la sua privacy. Se si sposa a Saint-Tropez o in Costa Smeralda non succede quello che è successo in Puglia, perché i giornalisti sono abituati a un certo tipo di clientela”.

La Puglia evidentemente no.
“Se Madonna va a Portofino con Leonardo Di Caprio non ne parla nessuno, se va in Puglia finisce sulla prima pagina dei giornali. Come se in vita sua avesse fatto solo una vacanza, in Puglia. Questa gente arriva da voi perché c’è Borgo Egnazia, perché c’è una famiglia che si fa il mazzo per farsi conoscere e promuovere il territorio. E poi questi poveracci vengono sbattuti sui giornali”.

In realtà gli ultimi ‘poveracci’, i Sutton, hanno occupato una spiaggia per il matrimonio. I clienti abituali non potevano accedervi.
“Ma queste cose si fanno, se si occupa una spiaggia non è la fine del mondo. Facciamo tanti eventi privatizzando il Twiga, il Billionaire o il Cipriani. Se uno vuole, paga e affitta. Dolce&Gabbana hanno fatto eventi a Palermo e a Portofino, per esempio, hanno bloccato le città per una settimana. Insomma, si paga e si privatizza, ma bisogna levare il provincialismo che c’è in certi posti”.

Borgo Egnazia ha ragione, quindi.
“Certo, perché la gente non immagina il lavoro che c’è dietro, e loro fanno un lavoro incredibile perché sono bravi. La Puglia non è abituata a un certo tipo di turismo, arriva un jet privato e succede il finimondo, tutti cercano visibilità, dagli aeroporti ai sindaci. A Ibiza di jet privati ne atterranno 60 in un giorno, in Costa Smeralda 150, eppure nessuno va a paparazzare”.

Ma la Puglia non ha una lunga storia di turismo facoltoso, non si può paragonare alla Costa Smeralda.
“È quello che dicevo quando sono stato in Puglia per il Twiga, solo che siete insorti tutti, dicendo che avete esperienza. Bisogna avere le strutture per attirare quel tipo di turismo. Di Borgo Egnazia ce ne dovrebbero essere dieci, e non uno”.

I pugliesi non ce la possono fare? Neanche fra dieci anni?
“Io ho un’età, e non credo che potrò vedere il cambiamento in Puglia fra dieci anni. Il vostro è un territorio fantastico, anche l’entroterra è bello, avete aranceti e uliveti, avete più o meno tutto per fare un certo tipo di turismo. Ma c’è questa provincialità che vi fa sembrare incredibile quando atterra un aereo privato. Mettetevi nei panni degli americani”.

Perché?
“Quelli hanno pagato per affittare la spiaggia, e poi si sono trovati sbattuti sui giornali senza alcun rispetto per la loro privacy, anche in America. Se i Sutton si fossero sposati negli Stati Uniti sarebbe stato meglio. Nessuno ne avrebbe parlato”.

Insomma, i pugliesi non sono abituati allo sfarzo, restano stupiti e diventano troppo curiosi.
“Se volete quel tipo di turismo dovete imparare a non metterlo in piazza”.

A proposito, ma l’ipotesi Twiga in Salento è definitivamente naufragata? Non ci tornerà?
“Per me è una roba finita, c’è stato troppo accanimento. Ne sono totalmente fuori. Quando uno cerca di portare valore aggiunto a un territorio e non viene compreso, allora è meglio che ne resti fuori”.

fonte: http://bari.repubblica.it/cronaca/2017/10/12/news/flavio_briatore_boccia_la_puglia_i_ricchi_scapperanno_perche_siete_provinciali_-178012963/?ref=fbpr

La strana coincidenza: il metanodotto Snam passerà proprio dai focolai Xylella, dove sono stati abbattuti la maggior parte degli Ulivi …diceva un fesso “a pensar male si fa peccato…”

metanodotto

 

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La strana coincidenza: il metanodotto Snam passerà proprio dai focolai Xylella, dove sono stati abbattuti la maggior parte degli Ulivi …diceva un fesso “a pensar male si fa peccato…”

 

Diceva un fesso “A pensar male si fa peccato, però spesso ci si azzecca”…

 

La strana coincidenza: “Il metanodotto Snam passerà dai focolai Xylella”

Una strana coincidenza, per il momento solo questo, ma desta qualche sospetto: le ipotesi di tracciato del metanodotto Snam, collegato a Tap, attraversano proprio i focolai di Xylella dove ci saranno i maggiori abbattimenti di ulivi

MELENDUGNO/TORCHIAROLO- I possibili tracciati del metanodotto Snam, che dovrebbe collegare il Tap di Melendugno allo snodo di Mesagne, attraversano i territori su cui sono stati rinvenuti i maggiori focolai di Xylella fastidiosa e su cui sono previsti gli abbattimenti più massicci, a Veglie, Oria e Torchiarolo. Coincidenza? Per il momento è solo questo, nulla più. Ma tanto basta a far sorgere dubbi. E dunque a porre interrogativi. A sollevarli è il Comitato No Tap, che rende note le cartine dei sospetti.
Una situazione attenzionata da tempo, ma che ora diventa una denuncia palese. “Il gasdotto Tap è ‘provvidenziale’ per lo sviluppo del territorio. Questo ha detto il sindaco di ‪Torchiarolo‬ durante il Consiglio comunale di ieri – riferiscono gli attivisti -. Il sindaco ha anche detto che il 22 ottobre incontrerà i rappresentanti‪ Snam‬. Ora è il caso di palesare i nostri dubbi. Era dall’aprile 2014 che marcavamo stretto sul Nord ‪Salento‬ e sulla questione Co.Di.Ro./xylella, precisamente da quando in integrazione alla VIA di TAP fu consegnato questo documento: http://www.va.minambiente.it/File/Documento/106341”.

Sono le pagine in cui sono riportati i tre tracciati che dovrebbero collegare il TAP alla rete nazionale del ‪‎gas‬. Come si vede dalle cartine, in alcuni punti attraversano i luoghi in cui nei mesi scorsi si sono tenuti i presidi per impedire i tagli di ulivi in contrada La Duchessa a Veglie e Frascata a Oria, ma anche nelle vicinanze dei focolai di Trepuzzi, Squinzano e Torchiarolo, oltre a Masseria Visciglito di Strudà, dove sono stati denunciati anomali disseccamenti sugli alberi-scultura millenari più importanti del Salento.

Nicola Serinelli, sindaco di Torchiarolo, ribatte ai No Tap e annuncia che l’incontro fissato per il 22 ottobre prossimo con Snam è stato annullato “per evitare strumentalizzazioni”. “Premetto che il mio Comune si è già espresso in Consiglio comunale negativamente sull’approdo di Tap nel Brindisino. Snam ci ha inviato una nota dicendo che ha decreti per poter ispezionare i terreni destinati all’attraversamento del metanodotto, sei nel Lecce e tre nel Brindisino. Ho ritenuto doveroso e corretto informare tutti della data del 22, che in ogni caso non sarebbe stata quella di un possibile ok al progetto, perché dovrà esprimersi il Consiglio comunale”. Sulla possibile coincidenza, Serinelli aggiunge: “Io non sono un ingenuo e questa possibilità che ci sia una coincidenza voluta o casuale non mi sfugge. Valuteremo insieme se ci saranno subdoli interessi”.

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FONTE: http://zapping2015.altervista.org/la-strana-coincidenza-il-metanodotto-snam-passera-proprio-dai-focolai-xylella-dove-sono-stati-abbattuti-la-maggior-parte-degli-ulivi-diceva-un-fesso-a-pensar-male-si-fa-peccato/