Violenza sulle donne? Il caso della 16enne Lucia Perez morta dopo essere stata drogata, stuprata e seviziata con un palo nel retto – I tre imputati assolti dall’accusa di omicidio e stupro: per i giudici la ragazza era consenziente…! Ma allora di cosa vogliamo parlare?

 

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Violenza sulle donne? Il caso della 16enne Lucia Perez morta dopo essere stata drogata, stuprata e seviziata con un palo nel retto – I tre imputati assolti dall’accusa di omicidio e stupro: per i giudici la ragazza era consenziente…! Ma allora di cosa vogliamo parlare?

Lucia Perez, seviziata e uccisa con un palo a 16 anni: per i giudici era consenziente

Lucia Perez è morta a 16 anni dopo essere stata drogata, stuprata e impalata, nell’ottobre 2016. Pochi giorni fa i giudici di Mar del Plata hanno assolto dall’accusa di omicidio e stupro i tre imputati, ritenuti responsabili solo per il reato che riguarda lo stupefacente. L’assoluzione ha sconvolto l’opinione pubblica di tutto il mondo, suscitando la protesta dei movimenti femministi: “Sentenza patriarcale”.

Il caso di Lucia Perez, sedicenne drogata e seviziata mortalmente tramite impalamento, in Italia è sempre stato relegato in fondo alle pagine di cronaca o nei blog delle cosiddette femministe. La sua valenza come fenomeno politico, nella cultura italiana, è passata in sordina, ma anche la portata mediatica della storia – assimilabile a quella di Pamela Mastropietro – è sempre stata bassissima. Perché?

La morte di Lucia
Ricordiamo innanzitutto i fatti. L’8 ottobre 2016, Lucia, sedici anni, studentessa di quinta superiore di una famiglia di modesta estrazione sociale, finisce al pronto soccorso dell’ospedale di Mar del Plata, a pochi chilometri da Buenos Aires. Praticamente abbandonata all’ingresso da due sconosciuti che mormorano di ‘overdose’, muore pochi istanti dopo i tentativi di rianimazione. Un’altra tossicodipendente sbandata. L’esame medico legale porta alla luce una fine molto diversa: Lucia è stata stuprata brutalmente, torturata con un oggetto contundente nel retto che ne ha causato la morte. Prima di trasportarla in ospedale i suoi carnefici l’hanno lavata dal sangue, le hanno messo degli abiti puliti e l’hanno scaricata davanti all’ospedale.

Primo sciopero femminile in Argentina
In Argentina si scatena immediata la reazione della rete per i diritti delle donne che porta al primo sciopero generale femminile del Paese e a una serie di manifestazioni contro la violenza patriarcale, che per osmosi vengono replicate anche in Europa. Anche processualmente il caso sembra semplice, ci sono tutti gli elementi per ipotizzare l’omicidio come conseguenza della violenza sessuale a carico di due imputati: il 23enne Matías Farías, e il 41enne Juan Pablo Offidani. Un terzo sospettato, Alejandro Alberto Masiel, viene accusato sono di favoreggiamento.

Assolti gli assassini, sotto inchiesta la pm
È il processo a rendere unica la storia di Lucia Perez. Per la pm Maria Isabel Sanchez, gli imputati Farias e Offidani hanno attirato in casa di Farias, approfittando della sua dipendenza dalle droghe, la povera Lucia. Nell’appartamento del 23enne con marijuana e cocaina, l’hanno stuprata bestialmente e poi hanno cercato di occultarne la morte. Per la difesa, invece, la morte della ragazzina sarebbe avvenuta al limite di un rapporto sadomaso (non si può negare l’utilizzo di un bastone) di natura consenziente. Chi ha ragione? Le conclusioni dei giudici, a dispetto del clamore e della commozione suscitati dal caso, pendono in favore della difesa. Colpevoli solo di averle venduto la droga i due imputati vengono assolti dall’accusa di omicidio e perfino di stupro.

Un caso politico
E qui che il caso Perez si carica ancor di più di connotazioni politiche. La pm Maria Isabel Sanchez viene accusata di aver condizionato l’opinione pubblica diffondendo alla stampa i particolari dell’esame autoptico e messa sotto inchiesta. Alla fine del processo il massacro della povera Lucia, per i giudici  Pablo Viñas, Facundo Gómez Urso e Aldo Carnevale (motivazioni della sentenza) è solo “il parto dell’immaginazione della Sanchez”. Dunque, non solo la morte non viene collegata alle sevizie sessuali come conseguenza calcolata, ma neanche come conseguenza accidentale, caso in cui avrebbe dovuto essere contestato almeno l’omicidio colposo. E invece niente. Per la morte di Lucia, si evince dalle parole dei giudici, non bisogna incolpare nessuno, se non lei stessa.

“Non perdoniamo: è stato femminicidio”
Qui abbiamo lasciato i fatti, con la sentenza del 28 novembre 2018 emessa dal tribunale di Mar del Plata, l’ennesima pagina nera, anzi nerissima, della giustizia che calpesta la dignità della vittima, solo perché donna. Così commenta ‘Ni una menos’:

Lucía Pérez è stata uccisa due volte. La prima dagli esecutori diretti; la seconda, da coloro che li hanno assolti e che così hanno negato che due adulti che somministrano cocaina per assoggettare un’adolescente sono responsabili di abuso e femminicidio. Vogliono dirci che la sua vita non ha alcun valore, che le relazioni di potere che sono alla base della violenza maschilista non esistono, che l’enorme movimento femminista che ha portato il suo sorriso come bandiera di lotta in tutti gli angoli del paese, deve zittirsi. Non lo faremo, non perdoniamo, non dimentichiamo, non ci riconciliamo. È stato femminicidio.

In Italia, dove per la povera Pamela è andato in scena un analogo scempio, la notizia stranamente non ha attecchito. Eppure poteva essere un qualunque delle nostre ragazze. Anzi, forse lo è stata.

continua su: https://www.fanpage.it/lucia-perez-seviziata-e-uccisa-con-un-palo-a-16-anni-per-i-giudici-era-consenziente/p1/
http://www.fanpage.it/

Sudan – Salvate Noura Houssein, la sposa bambina condannata a morte perché uccise il suo stupratore! – Firma anche Tu la petizione…!!

 

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Sudan – Salvate Noura Houssein, la sposa bambina condannata a morte perché uccise il suo stupratore! – Firma anche Tu la petizione…!!

Sudan, sposa bambina condannata a morte per aver ucciso il marito stupratore. Il mondo si mobilita per salvarla

Ha 19 anni, Noura Houssein. Un’età in cui si vive di sogni, speranze, aspettative per il futuro. Noura Houssein, giovedì scorso, è stata condannata a morte per impiccagione. Ha ucciso un uomo, Noura, gli ha piantato un coltello nel cuore mentre questi cercava di stuprarla, come ogni notte da sei, lunghissimi giorni. Quest’uomo era suo marito.

Noura aveva solo 13 anni quando i genitori la costrinsero a un matrimonio con un lontano cugino, cui lei si oppose con tutte le sue forze. Ma per sfuggire al suo triste destino Noura era dovuta scappare da una zia, dove ha vissuto nascosta per anni prima che i genitori la ritrovassero e la consegnassero al marito-padrone.

Dopo il matrimonio, per punirla forse per aver pensato di poter essere libera, il marito l’ha ripetutamente violentata, finché Noura non ha scelto di reagire, uccidendolo. Ma ovviamente è incappata nell’assurda giustizia del Sudan, che nella donna vede solo un pezzo di carne da macellare.

A onor del vero, il giudice aveva chiesto alla famiglia dell’uomo ucciso di mostrare clemenza per la ragazza. I segni delle violenze erano chiari e forse anche quest’uomo aveva capito che Noura non aveva avuto scelta. Ma la famiglia non vuole sentire ragioni: questa ragazzina che ha osato ribellarsi al suo stupratore va punita e i familiari hanno fatto sapere che non accetteranno nemmeno del denaro per cambiare idea.

Il mondo, nel mentre, si è mobilitato, a cominciare da Amnesty International ed Equality Now. Su Change.org è stata lanciata una petizione che ha già raccolto diecimila firme.

Noura, intanto, aspetta che il suo destino si compia in carcere. I suoi avvocati hanno già presentato ricorso, ma le speranze si affieviloscono ogni minuto che passa e la vita di una giovane donna sta per essere spezzata per aver pensato di poter essere padrona del proprio corpo e della propria libertà.

Online è partita la petizione con l’hashtag #justiceforNoura

tratto da: http://www.globalist.it/world/articolo/2018/05/11/salvate-noura-houssein-la-sposa-bambina-che-ha-ucciso-il-suo-stupratore-2024142.html

 

Chi denuncia uno stupro è una zoccola! Lo ha stabilito, esaminando il caso di Asia Argento, il massimo organo giuridico Italiano: la Tv spazzatura!

 

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Chi denuncia uno stupro è una zoccola! Lo ha stabilito, esaminando il caso di Asia Argento, il massimo organo giuridico Italiano: la Tv spazzatura!

Chi denuncia uno stupro è una zoccola? Asia Argento violentata anche dal maschilismo

L’attrice è stata informata di un presunto dialogo avvenuto nella Casa del reality di Canale 5 durante il quale sarebbe stata pronunciata una frase offensiva nei suoi confronti

Continua gran parte di questo Paese maschilista- anche attraverso lo specchio della tv che fa emergere la nostro cultura patriarcale- a violentare una seconda volta con giudizi spietati chi ha avuto il coraggio di denunciare uno stupro. Un caso eclatante è quello di Asia Argento per l’ennesima volta insultata in tv. Definita ‘zoccola’ per il caso Weinstein.

Perché questo accade? Perché lo stupro è stereotipato: per la maggior parte delle persone  comuni e abbiamo visto anche i giudici, coincide con urla, mani e piedi legati, botte, penetrazione anale e vaginale. Ed è stupro solo se la persona violentata è una “brava ragazza”. Se è una donna “libera” che non nasconde la propria sessualità o se ad abusarla è un bianco di buona famiglia o un uomo delle forze dell’ordine ‘se l’è cercata’ e lei è solo una zoccola. Come se fosse lecito violentare le prostitute.

Care ragazze lo stupro è ogni volta che vi sentite violentate. Anche se non avete urlato, picchiato, anche se non siete state picchiate. Anche se c’è stato rapporto orale e non avete chiuso i denti. Stupro è quando qualcuno con mezzi anche psicologici vi obbliga ad avere un rapporto contro la vostra volontà. Non esistono uomini “che non avevano capito”. Esistono solo belve che vanno denunciate. Punto.

Cosa è successo? Dopo i provvedimenti disciplinari presi nei confronti dei concorrenti protagonisti degli spiacevolissimi episodi di violenza verbale contro Aida Nizar, un’altra azione, stavolta di natura legale, è stata annunciata da Asia Argento, che – a quanto raccontatole via social – è stata chiamata in causa durante una conversazione nell’abitazione di Cinecittà.

Su Twitter l’attrice è stata informata del fatto che il concorrente del Gf15 Filippo Contri avrebbe commentato l’attrice definendola una “zocc*la, con una faccia peggio di un cane”. Le parole sarebbero state pronunciate in giardino durante una conversazione mentre si parlava di una somiglianza tra Lucia Bramieri e Asia Argento.

L’affermazione non è andata giù al’attrice che proprio dal suo profilo Twitter ha annunciato querele.

“Parlano così di me su Mediaset? Non posso saperlo, non ricevo i canali di Berlusconi da anni” ha scritto l’attrice, per poi promettere provvedimenti (“Capisco. Provvederò” ha scritto a chi le ha spiegato quanto accaduto), e commentare il tweet rivelatore di quanto sarebbe accaduto con un “Calunnie ogni giorno, piovono querele vieppiù” e “Querela numero 15”.

fonte: http://www.globalist.it/dolce-vita/articolo/2018/05/01/chi-denuncia-uno-stupro-e-una-zoccola-asia-argento-violentata-anche-dal-maschilismo-2023563.html

La storia di Cyntoia Brown: Nel 2004 sparò all’uomo che la stuprava e la costringeva a prostituirsi. Aveva 16 anni ma, invece di avere una medaglia, fu condannata come un’adulta. Solo ora, sull’onda dello scandalo Weinstein, le Star si mobilitano per la revisione del suo processo.

 

Cyntoia Brown

 

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La storia di Cyntoia Brown: Nel 2004 sparò all’uomo che la stuprava e la costringeva a prostituirsi. Aveva 16 anni ma, invece di avere una medaglia, fu condannata come un’adulta. Solo ora, sull’onda dello scandalo Weinstein, le Star si mobilitano per la revisione del suo processo.

 

Usa, star in campo per liberare Cyntoia Brown: sconta ergastolo per l’uccisione del suo aguzzino.

Nel 2004 sparò all’uomo che la stuprava e costringeva a prostituirsi. Aveva 16 anni ma fu condannata come un’adulta. Ora, sull’onda dello scandalo Weinstein, cantanti e attrici si mobilitano per la revisione del suo processo.

LIBERATE Cyntoia Brown, la ragazzina che uccise il suo aguzzino. Sull’onda lunga dello scandalo Weinstein decine di star – da Rihanna a Kim Karadashian – sono scese in campo per chiedere la revisione del processo che nel 2004 condannò all’ergastolo la ragazza minorenne che, costretta alla prostituzione da un uomo di 43 anni chiamato Johhny Mitchell Allen, detto significativamente “cut throat”, il tagliagole, durante l’ennesima violenza sessuale subita riuscì ad ucciderlo impossessandosi della sua pistola.

Nonostante il fatto che Cyntoia avesse alle spalle una storia di soprusi sessuali lunga tre generazioni e fosse caduta giovanissima nelle mani dei trafficanti di sesso, lo stato del Tennessee l’aveva ugualmente condannata al massimo della pena per l’assassinio del suo aguzzino, giudicandola come un’adulta e aggiungendo l’aggravante della prostituzione.

C’è voluta la serie di denunce legate al caso Weinstein per riportare la storia della giovane, che oggi ha 29 anni ed ha già trascorso in carcere quasi metà della sua vita, sulle prime pagine dei giornali. Grazie a una serie di post su Twitter e Instagram subito diventati virali con le immagini di un documentario girato nel 2011 dal filmaker Daniel Birman.

Un film durissimo che raccontava attraverso la testimonianza in prima persona della ragazza gli abusi fisici e sessuali subiti: “Non aveva scappatoie” ha spiegato Birman in una recente intervista alla rete locale Fox17 Nashville. “Nata e cresciuta in una famiglia dove le violenze sessuali si sono ripetute per tre generazioni”.

Durante il processo del 2004 Cyntoia aveva raccontato nei dettagli ai giudici come il suo aguzzino la picchiasse, soffocasse e stuprasse regolarmente anche con una pistola. E i suoi avvocati avevano cercato invano di spiegare che erano stati proprio quei traumi a farle impugnare la pistola. Non c’era stato nulla da fare: la sentenza era stata durissima, ergastolo con la possibilità di ottenere la libertà su parola solo dopo aver scontato 51 anni in carcere.

Quando nel 2011 Birman presentò il suo documentario la vicenda fece molto scalpore: al punto che i legislatori del Tennessee cambiarono la legge stabilendo che l’imputazione di prostituzione potesse essere formulata solo per ragazze maggiorenni. Le altre andavano considerate come vittime. Peccato, però, che non si volle dare validità retroattiva: Brown rimase in carcere. Qui la ragazza ha studiato: si è diplomata e ora sta scrivendo la sua tesi di laurea.

Ora, dopo che si è tornati a parlare del suo caso, una petizione è stata lanciata online affinché si faccia presto una revisione del processo. Le star del mondo del cinema e della musica si stanno mobilitando in suo aiuto: l’hashtag #freeCyntoiaBrown è già diventato virale. E chissà che qualcosa, per la ragazzina nera che voleva solo vivere una vita normale, non possa finalmente cambiare.

fonte: http://www.repubblica.it/esteri/2017/11/23/news/usa_star_in_campo_per_liberare_cyntoia_brown_la_ragazzina_condannata_all_ergastolo_per_l_uccisione_del_suo_aguzzino-181899794/

Frasi choc del senatore D’Anna sugli stupri: “Un istinto primordiale, le donne stiano più attente”… Ma a voi tutti, non viene l’istinto primordiale di mandarlo affanculo?

D’Anna

 

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Frasi choc del senatore D’Anna sugli stupri: “Un istinto primordiale, le donne stiano più attente”… Ma a voi tutti, non viene l’istinto primordiale di mandarlo affanculo?

All’indomani di alcuni tra i casi più odiosi di violenza alle donne, un senatore della Repubblica, Vincenzo D’ Anna, spiega in un’intervista radiofonica, come le donne dovrebbero essere «molto più accorte e caute»…!!!

«Sono abbastanza vecchio per ricordarmi donne più accorte. Una donna aggredita da un cingalese alle 3 di mattina un tempo non ci sarebbe mai stata. La donna porta con sé l’idea del corpo, l’idea della preda. Se si trova in periferia, sola in mezzo alla strada, può anche essere oggetto di un’aggressione. Non giustifico gli stupratori, gli darei 30 anni di carcere, ma serve attenzione e cautela da parte delle donne. Se cammina un uomo solo alle tre di notte non gli succede niente, se cammina una bella ragazza, magari vestita in modo provocante, e si trova in determinati ambienti, si espone». Lo afferma ai microfoni di radio Cusano Campus il senatore di Ala Vincenzo D’Anna parlando delle violenze alle donne. «Qui tutti vogliono fare tutto – aggiunge – io non sono un maschilista, ma il corpo della donna è oggetto e fonte di desiderio da parte dell’uomo. È un istinto, sarà primordiale, sarà ancestrale, quello che volete. Molte volte servirebbe un minimo di cautela. Le donne lo devono pensare che c’è gente in giro che può fargli del male. Le donne hanno un appeal che è diverso dagli uomini, potrei parlare degli ormoni, dell’ aggressività. Certe volte un tipo di abbigliamento, un tipo di contesto, fa pensare a dei soggetti che siano una manifestazione di disponibilità da parte della donna. Serve un poco di buonsenso, un poco di cautela, alle donne non farebbe male. Non è una manifestazione di inferiorità. Io alle tre di mattina sconsiglierei mia figlia di camminare in una periferia da sola, peggio ancora se è vestita in maniera disinvolta».

Le dichiarazioni del senatore sono state attaccate da diverse parti politiche, dai Verdi al M5s, dal Pd a Mdp.

«Come donne Verdi siamo scandalizzate dalle parole di Vincenzo D’Anna a proposito delle donne e degli stupri. Un senatore della Repubblica che parla di desiderio primordiale calpestando la dignità delle donne è scandaloso, sono parole irricevibili che mostrano ancora un’idea primitiva della donna-oggetto che non è libera di vestire a agire come meglio crede». Lo scrivono in una nota Fulvia Gravame e Elena Grandi dell’esecutivo nazionale dei Verdi.

«Il nostro desiderio, che non è primordiale, ma attuale e moderno, è vedere D’Anna fuori dal Parlamento perchè non merita di rappresentare degnamente il Popolo italiano e per questo chiediamo le sue immediate dimissioni. A questo fine, come Verdi, lanciamo l’hashtag #fuoridannadalsenato e chiediamo a tutte le alte cariche dello Stato, a cominciare dal Presidente del Senato Grasso, di censurare le parole pronunciate dal soggetto in questione», concludono.

Questo è un Senatore della Repubblica Italiana… Ricordatevelo semmai andremo ancora a votare.

QUI potete sentire l’audio delle farneticanti dichiarazioni di D’Anna

…e QUI il breve video che lo immortala quando, con grazia e bon ton, si rivolge ad una collega in aula.

By Eles

Un profondo pensiero del leghista Saverio Siorini, coordinatore di “Noi con Salvini”, sul duplice stupro di Rimini “Ma alla Boldrini e alle donne del PD, quando dovrà succedere?”…Qualcuno l’ha definito un “personaggio abietto”, ma forse è troppo poco!

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Un profondo pensiero del leghista Saverio Siorini,  coordinatore di “Noi con Salvini”, sul duplice stupro di Rimini “Ma alla Boldrini e alle donne del PD, quando dovrà succedere?”…Qualcuno l’ha definito un “personaggio abietto”, ma forse è troppo poco!

“Ma alla Boldrini e alle donne del PD, quando dovrà succedere?”. Così Saverio Siorini, da poco eletto coordinatore di “Noi con Salvini” di San Giovanni Rotondo commenta su Facebook la notizia del duplice stupro di Rimini. Dopo qualche protesta, Siorini tenta di correggere il tiro e al post aggiunge: “(ovvio che lo stupro non si augura a nessuno, ma questa è una provocazione che nessuno ha recepito)”. E ancora: “N.B. sono stato costretto a modificare il mio post, per farlo recepire ai tanti ciechi della situazione che stiamo attraversando”.
Gaypost.it ha raggiunto la senatrice Monica Cirinnà (Pd) nella sua azienda agricola di Capalbio dov’è impegnata con la preparazione della conserva di pomodoro. Come le altre donne dem, infatti, è stata direttamente chiamata in causa da quello che ha definito “un personaggio abietto e con un livello culturale basso”.

zzz

fonte: http://www.gaypost.it/leghista-stupro-rimini-accadra-boldrini-alle-donne-pd-cirinna