Come i nostri media leccano il culo al potente di turno: un marocchino salva la vita alla dottoressa aggredita? Per Tg1 e Tg2 della Rai la notizia è che “parla un italiano stentato”…!

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Come i nostri media leccano il culo al potente di turno: un marocchino salva la vita alla dottoressa aggredita? Per Tg1 e Tg2 della Rai la notizia è che “parla un italiano stentato”…!

Il marocchino salva la dottoressa, ma i Tg Rai sottolineano: ‘parla un italiano stentato’

Mustafa El Aoudi ha salvato la vita alla donna aggredita a colpi di cacciavite. Su Tg1 e Tg2 un servizio nel quale come prima cosa si parlava della scarsa dimestichezza con la nostra lingua dell’uomo. Ma era necessario?

Lui si chiama Mustafa El Aoudi, è marocchino di 40 anni, vive in Italia da vent’anni, ha una moglie e tre figli che sono nati tutti a Crotone.
Mustafa fa il venditore ambulante e la sua bancarella è davanti ai cancello dell’ospedale San Giovanni di Dio.
E’ stato lui, con il suo intervento, a salvare la dottoressa Maria Carmela Calindro, aggredita a colpi di cacciavite da un uomo che la riteneva responsabile della morte di un suo parente.
Un gesto nobile di altruismo che ha fatto di Mustafa il personaggio del giorno.
Peccato che sia Tg1 che Tg2 (che hanno trasmesso lo stesso servizio) siano stati protagonisti di quella che a tanti è sembrata una bruttissima scivolata, tanto più antipatica in tempi di xenofobia spinta ai massimi livelli con gli atti del governo pentastellato e da tanti amministratori che fondano il loro consenso sulla discriminazione e gli stereotipi.
Così il servizio sull’aggressione cominciava con Mustafa, che brevemente ha ricostruito l’aggressione e un suo intervento.
A questo punto in campo la voce del giornalista che ha detto testualmente: “Racconta così l’aggressione, in un italiano stentato, Mustafa El Audi”.
In un italiano stentato? Possibile? Sì, la prima cosa che il giornalista ha sottolineato è stato “l’italiano stentato” di Mustafa, che poi stentato non è (perché si capiva benissimo il suo racconto) ma era un italiano con inflessione e un paio di parole in calabrese.
La domanda è: perché la prima cosa che nel servizio si è voluta sottolineare è stata la (presunta) scarsa dimestichezza di Mustafa con l’italiano? Qual era il senso?
Che anche se parla male l’italiano è in grado di compiere un gesto di altruismo?
Che c’entra l’italiano stentato (che – ripetiamo – stentato non era nemmeno, anzi tra governo e parlamento sentiamo di peggio) con il salvataggio della dottoressa?
Da garantisti, immaginiamo e vogliamo immaginare che l’autore del servizio non avesse intenzioni malevole. Che si sia trattato di una scivolata, di una frase messa lì senza valutarne l’impatto, soprattutto in questi tempi bui.
Ma se quel servizio è andato in onda così sia nel Tg1 delle 20 che nel Tg2 delle 20.30 (il Tg3 delle 19 l’aveva annunciato ma poi non l’ha mandato in onda perché non pronto, ndr) significa che è sicuramente passato sotto gli occhi di capiservizio, capiredattori. Possibile che nessuno si sia accorto di questa antipatica stonatura?
In tempi di odio crescente e di stereotipi che galoppano ci vorrebbe più sensibilità. Soprattutto nel servizio pubblico.
Ps: nel lanciare il servizio la conduttrice del Tg1 ha detto che la dottoressa era stata salvata da un “ambulante maghrebino”.
Mentre la conduttrice del Tg2 ha detto solo ‘ambulante’. Tanto che un collega della Rai ha maliziosamente commentato: la qualifica di immigrato non manca mai se sono spacciatori o stupratori…

tratto da: https://www.globalist.it/media/2018/12/05/il-marocchino-salva-la-dottoressa-ma-i-tg-rai-sottolineano-parla-un-italiano-stentato-2034523.html

Marcello Foa in Rai: che succede quando un eretico sale al potere?

 

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Marcello Foa in Rai: che succede quando un eretico sale al potere?

 

Che succede, quando il mondo si capovolge e un eretico sale al potere? In Italia, di solito, se un outsider assoluto conquista una poltrona significa che non è più un vero outsider, perché l’establishment se l’è già “comprato”: intende usarlo per drenare il dissenso, facendo sfogare in modo innocuo e illusorio il malcontento di cui era stato la voce. I posti di comando, in genere, sono pieni di ex rivoluzionari ben remunerati, arruolati per la peggiore delle missioni: rinnegare di fatto la propria storia, i propri ideali, e riallineare il pubblico alla “voce del padrone”, utilizzando il prestigio di quella che, un tempo, era stata una voce diversa, apprezzata proprio perché libera e indipendente, e quindi scomoda. Solo in casi rarissimi un vero eretico può raggiungere il ponte di comando rimanendo se stesso. Come accorgersene? Semplice: basta vedere che tipo di accoglienza gli viene riservata. Ed è il caso della nomina di Marcello Foa, nuovo presidente della Rai: i grandi media, in coro, lo accolgono nella migliore delle ipotesi con freddezza, come se si trattasse di un intruso molesto e sgradevole, un oscuro alieno anziché un illustre collega, mentre le macerie della vecchia politica – rottamata dagli italiani il 4 marzo 2018 – descrivono il neo-eletto come una specie di teppista, di impudente cialtrone. In questo, ricordano da vicino il sovrano disprezzo che i dittatori mostrano sempre per il loro popolo in rivolta, un minuto prima di essere defenestrati dalla storia.

C’è qualcosa di meta-politico, di profondamente eversivo, nella sola idea di aver pensato a un cavaliere solitario e coltissimo come Foa, giornalista di razza e gentiluomo, per la presidenza della televisione di Stato, vera e propria fabbrica del consenso, per decenni affidata il più delle volte a mani servili e mediocri. È antropologicamente eversiva, la figura del liberale Foa al vertice della Rai: è il bambino che non può fare a meno di svelare l’imbarazzante nudità del sovrano, del monarca che si gloria nel celebrare una pace apparente, mentre intorno infuria la peggiore delle guerre. La guerriglia di oggi, nella quale Marcello Foa si trova coinvolto – dopo aver dato la sua avventurosa disponibilità a quell’ipotesi democratica chiamata “governo gialloverde” – non è un conflitto come quelli che l’hanno preceduto: è un sordido massacro quotidiano perpetrato ovunque, senza frontiere, senza più neppure le bandiere di un tempo. È una guerra orwelliana, affidata a mercenari. Navi corsare, che combattono (per lo più in incognito) per conto di padroni potentissimi, protetti dall’anonimato. Non c’è più neppure il triste onore della battaglia: si viene sopraffatti in modo subdolo, sistematicamente sommersi da menzogne spacciate per verità di fede, che il sistema mediatico non si cura più di verificare. Ed è proprio per questo che l’attuale sistema mediatico italiano detesta, e teme, Marcello Foa.

Ascoltando solo e sempre un’unica campana, il sistema mainstream ci ha raccontato in questi anni che le poderose, ciclopiche Torri Gemelle di Manhattan sono crollate su se stesse, come se fossero state di cartone anziché di acciaio, solo perché colpite – con una manovra proibitiva persino per i migliori “top gun” – da normalissimi e leggerissimi jet di linea fatti di alluminio, dirottati da apprendisti piloti arabi, di cui tuttora non si sa nulla: non un’immagine, al fatale imbarco, di nessuno dei 19 presunti dirottatori (salvo poi rintracciare i loro passaporti, nientemeno, nell’inferno fumante di Ground Zero). Finge di credere sempre e soltanto alla versione ufficiale, il mainstream media, anche quando dimentica di ricordare che furono gli Usa a incoraggiare Saddam Hussein a invadere il Kuwait, dopo averlo spinto a combattere contro l’Iran. Dà retta unicamente al super-governo universale, il club dei telegiornali, anche quando assicura che Saddam disponeva di micidiali armi di distruzione di massa. E tace, invece, quando l’Onu dimostra che quelle armi erano pura fantasia, come i gas siriani di Assad, le fosse comuni di Gheddafi, le violenze della polizia di Yanukovich in Ucraina. E poi applaude a reti unificate, la consorteria mediatica, quando in Italia appaiono i cosiddetti salvatori della patria – i Monti, i Cottarelli – armati del bisturi che useranno per amputare carne viva, risparmi e pensioni, economia italiana di aziende e famiglie, oscurando il futuro dei giovani.

All’epoca in cui Marcello Foa lavorava al “Giornale” di Indro Montanelli, il mondo probabilmente appariva infinitamente più semplice – più chiaro, più visibile nei suoi errori e orrori: la guerra fredda, il Medio Oriente e gli sconquassi africani della decolonizzazione, la strategia della tensione organizzata per gambizzare l’Italia e impedirle di prendere il volo come autonoma potenza euromediterranea fondata sulla forza formidabile dell’economia mista, pubblico-privata. In quella redazione milanese, dove Foa è cresciuto professionalmente, su una parete c’era appesa una carta geografica di Israele che indicava come capitale Gerusalemme, già allora, anziché Tel Aviv. Se Enrico Berlinguer impiegò anni per ammettere che si sentiva più al sicuro sotto l’ombrello della Nato piuttosto che tra i carri armati del Patto di Varsavia, Marcello Foa e il suo maestro Montanelli non avevano mai avuto dubbi sul fatto che niente di buono potesse venire, per l’Occidente, da un’oligarchia sedicente comunista che aveva soppresso sul nascere i primi vagiti democratici della Russia, cambiando semplicemente look all’antico dispotismo zarista. L’eroico sacrificio dell’Unione Sovietica, decisivo nell’abbattere il nazifascismo, non poteva cancellare né i Gulag di Stalin né l’esilio di Aleksandr Solženicyn. Era fatto di certezze, il mondo di Foa e Montanelli: la libertà (inclusa quella d’impresa) come fondamento irrinunciabile di qualsiasi comunità civile degna di chiamarsi democratica.

Ed è questo che rende Foa insopportabile al potere economico di oggi, dove la libertà d’impresa cede il passo al dominio di immensi oligopoli finanziari globalizzati, privilegiati da legislazioni truccate come quelle dell’Unione Europea ordoliberista. È tanto più sgradevole e insidioso, Foa, perché non proviene – come invece molti anchorman televisivi – dalla contestazione giovanile del capitalismo: credeva, Foa, negli stessi valori professati dall’élite economica di un tempo, orientata pur sempre alla promozione della mobilità sociale, in sostanziale accordo con le forze sindacali dell’allora sinistra. Una dialettica anche aspra, ma vocata in ogni caso al miglioramento complessivo del sistema-paese. E mediata – sempre – dalla politica, letteralmente scomparsa dai radar italiani per 25 lunghissimi anni. Solo oggi, alla distanza, ci si mette le mani tra i capelli nel rivedere il film dell’euforia generale con la quale i cittadini avevano accolto il Trattato di Maastricht e, dieci anni dopo, l’ingresso nell’Eurozona disegnata dalle banche e governata dalla Bce con modalità feudali, imperiali, senza la supervisione di alcun controllo democratico. Succedeva negli anni in cui, con la caduta del Muro di Berlino benedetta da Gorbaciov, l’umanità si era illusa che il fantasma della guerra sarebbe stato semplicemente cancellato dalla storia del pianeta.

Magari fosse un comune complottista, Marcello Foa: sarebbe più comodo liquidarlo, come velleitario chiacchierone. Chi oggi gli promette guerra, invece, sa benissimo che l’ex caporedattore del “Giornale”, nonché docente universitario, nonché feroce critico del sub-giornalismo odierno, è un vero e proprio disertore. Non era un eretico: lo è diventato negli ultimi anni, disgustato dallo spettacolo al quale è stato costretto ad assistere. Per questo, al di là del reale potere che gli conferisce la carica di presidente Rai, Marcello Foa rappresenta un vero pericolo, per i malintenzionati che oggi gli danno del traditore. Nell’Italia corporativa delle caste, ha osato “sparare” contro la sua – quella dei giornalisti – definendoli “stregoni della notizia”, bugiardi e omertosi spacciatori di “fake news” di regime. E non c’è niente di peggio, per i servi, che l’ex schiavo che si libera delle catene: la sua rivolta personale, intellettuale, suona umiliante per chi si ostina a raccontare che la Terra è piatta, e che è il Sole a orbitarle attorno.

Chi l’avrebbe detto? Oggi l’Italia riesce incredibilmente a piazzare una persona autorevole, onesta e competente, alla guida della televisione pubblica. Marcello Foa non è infallibile: ma quando ha sbagliato – anche di recente, prendendo per buona la notizia di presunte istruzioni che il governo tedesco avrebbe impartito alla polizia, per enfatizzare il terrorismo “casereccio” targato Isis – non ha esitato ad ammetterlo, tempestivamente. Quanti, al suo posto, avrebbero avuto lo stesso coraggio? E ora, questo volto pulito del nostro giornalismo è alle prese con una sfida estremamente impegnativa. È davvero impossibile fare molta strada, in politica, se non si è almeno in parte ricattabili, e quindi controllabili, in quanto complici dell’apparato da cui si è stati promossi? Così almeno ebbe a dire un protagonista della vita pubblica italiana come Giuliano Ferrara. Qualcuno – sincero o meno – obietterà che questa regola non vale necessariamente per tutti. Ma è sicuro che, una volta entrati in cabina di regia, le proprie virtù possono trasformarsi in problemi: in un ambiente non esattamente cristallino, le qualità naturali dell’eretico diventano un’enorme seccatura, se non un ostacolo da rimuovere prima che possa mettere in pericolo la sopravvivenza del sistema stesso. A meno che l’eretico non riesca, appunto, a bonificarlo.

Questa è la sfida di Marcello Foa, nella quale è in gioco l’Italia intera: restare fedeli alla propria coscienza significa contribuire a riaccendere la luce sulle notizie. Senza un’informazione trasparente, lo sappiamo, non c’è neppure vera democrazia. Lo sostiene con vigore, Marcello Foa, che resta innanzitutto un uomo leale e garbato – anche quando si permette di dissentire in modo netto sull’operato del presidente della Repubblica: chi oggi lo accusa di aver addirittura insolentito Sergio Mattarella, dopo la bocciatura di Paolo Savona al ministero dell’economia, più che il prestigio del capo dello Stato sembra aver a cuore la disciplina sociale dell’ossequio, da imporre al popolo nei confronti di chiunque rivesta funzioni di potere. Non è questa la democrazia per la quale il giovane liberale Foa tifava, quando polemizzava con quel comunismo da cui provengono moltissimi dei suoi attuali, smemorati detrattori. Non sappiamo come si svilupperà, la sua avventura negli uffici della Rai. Ma sappiamo che – contro ogni previsione – è tornata sotto i riflettori, in Italia, un’antropologia che si credeva estinta. Quella delle persone per bene, a cui il governo in carica oggi affida addirittura la guida della televisione.

(Giorgio Cattaneo, “Marcello Foa alla guida della Rai: che succede quando un eretico sale al potere?”, dal blog del Movimento Roosevelt del 27 settembre 2018).

 

Freccero entusiasta per la nomina di Foa: “Sarà sicuramente antisistema, finalmente un Presidente Rai fuori dal frame”

 

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Freccero entusiasta per la nomina di Foa: “Sarà sicuramente antisistema, finalmente un Presidente Rai fuori dal frame”

“Ho scritto tempo fa su queste pagine che l’ordine del discorso sta cambiando. La proposta di Foa a presidente Rai è una conferma della mia affermazione”.

Lo scrive l’esperto di comunicazione, giornalista ed autore televisivo Carlo Freccero in un articolo per l’Antidiplomatico.

“Dirò di più – prosegue – Qualora alla proposta succedesse la nomina, ci sono buone possibilità che questo processo ne sarebbe accelerato, perché l’informazione è fondamentale per la formazione dell’opinione pubblica”.

La prova di tutto secondo Freccero è la “reazione isterica con cui è stata colta la sua candidatura da tutta la stampa mainstream”.

Mentre su Fabrizio Salini come ad di Rai nessuno ha avuto nulla da ridire, la proposta di Marcello Foa come presidente dell’azienda ha “scatenato il putiferio”.

Ed è paradossale – continua Freccero che Foa venga combattuto come spacciatore di fake-news” in quanto proprio “in questo ambito Foa è un precursore, ma in senso inverso”.

Infatti nel suo libro “Gli stregoni della notizia” Foa “analizza criticamente il fenomeno degli spin doctors e le sue ricadute in termini di democrazia”. Il compito degli spin doctor è quello di “manipolare la realtà a favore del candidato da cui è sponsorizzato”.

E il problema, come denuncia da tempo Foa, è che questa figura è arrivata nelle istituzioni, “trasformando il suo governo in una campagna elettorale permanente”, cosa che, scrive Freccero per “Foa esiti negativi per la democrazia e per l’attendibilità della stampa”.

Un’altra tesi di Marcello Foa, spiega ancora Freccero, è che nei media mainstream, che sono “espressione del pensiero unico, esiste un frame, una cornice, un limite, a ciò che può essere detto o non detto. Addirittura ciò che non rientra nel frame, non viene preso in considerazione dal nostro cervello”.

“Riassumendo Foa si candida a diventare un presidente Rai fuori dal frame. Che, dal mio punto di vista, è il maggior complimento che gli si potrebbe fare,” conclude Freccero.

tratto da: https://www.silenziefalsita.it/2018/07/30/foa-freccero-sara-sicuramente-antisistema-finalmente-un-presidente-rai-fuori-dal-frame/

 

Quella casta del 20% che tiene sotto scacco il Paese e governa l’Italia contro gli italiani, per conto dell’Unione Europea

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Quella casta del 20% che tiene sotto scacco il Paese e governa l’Italia contro gli italiani, per conto dell’Unione Europea

Quella casta del 20% degli italiani che tiene sotto scacco il Paese

 

Dal ‘tradimento’ di Angelino Alfano ad oggi, questi governano l’Italia contro gli italiani, per conto della UE. Oggi avranno, sì e no, il 20% dei voti. Ma controllano ancora tutto. Mattarella, ‘capo’ indiscusso della vecchia politica, è stato abilissimo. Ha già guadagnato tre mesi. E altri due mesi  se li prenderà ‘annacandosi’ Carlo Cottarelli. Ad agosto rinvierà tutto ad ottobre. Poi ci sarà l’emergenza IVA e diranno che si voterà a febbraio. Intanto il PD continua a controllare il Governo e, soprattutto, la RAI. Alla faccia della democrazia!  

Facciamo quattro conti. Chi è che, oggi, in Italia, difende le ragioni di un’Unione Europea dell’euro fatta di ingiustizie e di ricatti? Chi è che sta difendendo il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha bloccato un Governo voluto dalla maggioranza degli italiani? Proviamo a contare chi sono questi soggetti e chi rappresentano.

In primo luogo, c’è tutta la vecchia politica. E per vecchia politica intendiamo la rappresentanza parlamentare che si identifica nel PD e in Forza Italia di Silvio Berlusconi.

La buona notizia che la ‘Grande informazione’ finora non ha valorizzato è la frantumazione del centrodestra.

Anche se il leader della Lega non ha ancora preso posizione sulla richiesta di messa in stato di accusa del presidente della Repubblica Mattarella, va ormai da sé che non la pensa come Berlusconi.

Il capo di Forza Italia difende a spada tratta Mattarella, Salvini, ovviamente, no. E con Salvini e con il Movimento 5 Stelle si è schierata Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia.

Riassumendo, gli unici che difendono Mattarella e l’Unione Europea dell’euro sono il PD e Forza Italia. Non si hanno ancora notizie della sinistra a sinistra del PD (per ora ai minimi termini). Mentre buona parte dei ‘cascami’ della vecchia Democrazia Cristiana, per quello che contano oggi (molto poco, in verità), sembrano schierati con il presidente della Repubblica che, alla fine, è un democristiano come loro.

Quasi tutte le TV sono schierate non con Mattarella, ma contro il Movimento 5 Stelle e contro la Lega. Fa eccezione La 7, con Enrico Mentana che si conferma un grande giornalista e un uomo libero.

Lo stesso discorso vale per i ‘Grandi giornali’ (che in realtà si leggono sempre di meno), con qualche eccezione.

Con Mattarella si stanno schierando i vertici della Chiesa cattolica: e questo rientra nello ‘stile’ di un Pontefice ‘gesuita’ – Papa Francesco – che, a parole, si presenta come paladino degli ultimi, ma che, in realtà, sulle cose che contano, scantona, fa demagogia o si rifugia nell’ambiguità.

E il sindacato? Qui il discorso si complica, anche perché la Triplice ha perso ormai molto terreno in quasi tutti i settori della società italiana.

Di fatto, l’unica a resistere è la CGIL: ma resiste in parte perché ha contrastato – anche senza arrivare alle estreme conseguenze – il PD di Renzi, in parte perché, tra tutte le organizzazioni sindacali classiche, è la più libera.

Non a caso, come ha spiegato Maurizio Landini, ex leader della Fiom e attuale segretario confederale della stessa CGIL, tantissimi iscritti a questo sindacato oggi votano Movimento 5 Stelle o Lega (COME POTETE LEGGERE QUI).

Diverso è il discorso per la CISL, espressione del centrosinistra, organizzazione sindacale ormai sulla via del tramonto. Non ci sono dichiarazioni ufficiali, ma conoscendo di che pasta sono fatti i signori dell’attuale CISL, ebbene, non potranno che difendere Mattarella.

La UIL non è pervenuta, ma ormai è ininfluente. Ciò che rimane di questa organizzazione sindacale sembra comunque espressione della vecchia politica.

Con Mattarella – ma forse, almeno in parte, con qualche dubbio sull’Europa dell’euro – dovrebbe essere schierato il padronato (che dal partito di Mattarella – il PD di Renzi – ha avuto in ‘dono’ il Jobs Act e, in generale, gli attacchi ai diritti dei lavoratori).

Più variegato il mondo delle rappresentanze imprenditoriali di settore. I vertici sono, di solito, governativi, mentre gli iscritti, oggi, sono più liberi.

Anche sul mondo agricolo le generalizzazioni sono rischiose. Forse solo i vertici della Coldiretti  – legati al PD renziano – dovrebbero appoggiare Mattarella.

Se proviamo a contarli, mettendoli tutti assieme – i ‘capi’ del PD e di Forza Italia, il padronato, le TV, la maggioranza degli editori della carta stampata, i vertici della Chiesa (la base del mondo cattolico – cioè le parrocchie – oggi sono libere e, spesso, fanno solo finta di seguire le indicazioni dei Vescovi) ‘pezzi’ del sindacato tradizionale e, in generale, tutto l’armamentario che ruota attorno alla vecchia politica, questi non arrivano nemmeno al 10%.

Però, se guardate le TV e leggete ancora i giornali cartacei, vi accorgerete che la stragrande maggioranza dei protagonisti di questo tipo di informazione è schierata con la vecchia politica.

Se vi volete fare un’idea di cosa sia la carta stampata oggi dovete ascoltare, la mattina, la rassegna stampa di Radio RadicaleStampa e regime: vi accorgerete che, tranne pochissime eccezioni, quasi tutti i giornali sono contro il Movimento 5 Stelle e la Lega: e il primo a fare le ‘bucce’, ogni mattina, a chi contrasta la vecchia politica è proprio Radio Radicale.

E’ in questo scenario che si staglia la natura affaristica di quello che rimane della sinistra italiana che, piaccia o no, controlla ancora l’Italia. E continuerà a controllarla non sappiamo per quanti mesi ancora grazie alle mosse del presidente Mattarella.

Per fermare il Governo Di Maio-Salvini il presidente della Repubblica Mattarella ha operato una forzatura senza precedenti nella storia della Repubblica italiana (COME POTETE LEGGERE QUI).

Il capo dello Stato – questo dobbiamo riconoscerlo – è stato abilissimo. Ha giocato in modo cinico sulla nomina di Paolo Savona a ministro dell’Economia. E ha vinto la partita.

I ‘Giornaloni’ e le Tv oggi vi raccontano che Salvini e Di Maio avrebbero potuto accettare di sostituire Savona e bla bla bla.

Dimenticando un piccolo particolare: e cioè che grillini e legisti prendono i voti da un elettorato che non si vende (come avviene regolarmente in Sicilia – ma crediamo non solo in Sicilia) per 50 euro a voto, o con la promessa di entrare nel precariato o, ancora, con la promessa di stabilizzazioni, con la gestione dei centri di accoglienza dei migranti e con altre forme di degenerazioni clientelari.

Gli elettori di grillini e leghisti sono molto politicizzati e vogliono, in primo luogo, eliminare la vecchia politica, rivedere la politica dei migranti e aprire uno scontro con l’Europa dell’euro. 

In altre parole, se Movimento 5 Stelle e Lega avessero accettato di sostituire Savona, dandola vinta a Mattarella, al PD e all’Unione Europea, Di Maio e Salvini avrebbero perso la faccia con tutti i propri elettori.

Di Maio e Salvini non potevano accettare di essere umiliati e di passare per i servi sciocchi dell’Unione Europea dell’euro. Sono stati costretti a dire no alla forzatura del presidente della Repubblica. Tra le comode poltrone e il proprio elettorato, ebbene, hanno optato per il secondo. 

Ma hanno pagato un prezzo alto: almeno per ora non sono riusciti a controllare il Governo dell’Italia.

Il presidente della Repubblica, esponente della vecchia politica (non dimentichiamo che è al Quirinale grazie al PD di Renzi) ha inanellato una vittoria che – al pari della frantumazione del centrodestra – chissà perché, non viene messa in evidenza.

Tutto ruota attorno all’informazione televisiva e al grande affare dei migranti.

Oggi l’informazione passa dalla rete e dalle TV.

La rete è libera è lì Movimento 5 Stelle e Lega hanno lo stesso spazio e le stesse possibilità della vecchia politica.

La rete è libera e grillini e leghisti sono vincenti, perché riescono a raccontare l’Italia per quello che è: un Paese in grande crisi, ormai alla frutta, con agricoltura e mercato agro-alimentare distrutti da una concorrenza sleale fatta in buona parte di prodotti di qualità pessima che arrivano dall’universo mondo.

Con 13 milioni di poveri, di cui 5 milioni di indigenti.

Un Paese dove – nonostante lo scandalo di ‘Mafia Capitale’ – continua lo scandalo dei gestori dei centri di accoglienza che lucrano miliardi di euro ogni anno facendo pagare il conto ai cittadini italiani con le tasse.

Ricordatevi che uno dei punti cardine del centrosinistra è la politica sui migranti, oltre 10 miliardi di affari ogni anno, al 90% e forse più a carico delle tasse pagate dagli italiani. Soldi ‘mansi’, erogati dal Ministero dell’Interno direttamente ai gestori dei centri. Una pacchia.

Le dichiarazioni dei dirigenti del PD, in questi tribolati giorni, sono state tutte uguali: “Sui migranti indietro non si torna”.

E, dal loro punto di vista, hanno ragione: se togliete lo ‘sgobbo’ sulla gestione dei migranti – che è intorno al 60% – cosa resta del centrosinistra, a parte le sceneggiate sui diritti civili utilizzate per nascondere i diritti sociali conculcati ai lavoratori?

Ma se la rete è libera, la RAI è ancora oggi ostaggio della politica. Se Mattarella avesse fatto decollare il Governo Di Maio-Salvini nei prossimi dieci giorni sarebbero successe due cose tra loro legate: il cambio ai vertici della RAI (e quindi dei TG) e, di conseguenza, un’informazione diversa sull’Europa dell’euro e sui migranti.

Avete idea di cosa succederebbe se in TV cominciassero a comparire economisti del calibro di Alberto Bagnai e dello stesso Paolo Savona, pronti a spiegare che cosa è, in realtà, l’Europa dell’euro e tutti gli imbrogli che stanno dietro la gestione truffaldina della moneta unica?

Avete idea che cosa succederebbe se la televisione cominciasse a raccontare tutti i giorni tutti gli affari che stanno dietro i centri di accoglienza?

I servizi televisivi strappa-lacrime sui bimbi nati sulle navi ‘ammanniti’ per addolcire la pillola dei continui sbarchi verrebbero sostituiti dagli approfondimenti sui milioni di euro che finiscono nelle tasche dei gestori dei centri.

Si comincerebbero a puntare i riflettori sul giro di prostituzione in danno delle donne che arrivano con le navi. E, magari, si comincerebbe a indagare anche sul mistero dei tanti minori extra comunitari che ogni anno scompaiono nel nulla.

Non solo. Gli italiani saprebbero che chi sta dietro il grande affare dei migranti non lo fa solo per lucrare su centri di accoglienza, prostituzione e altro ancora: lo fa anche per conto del grande capitale che, facendo arrivare il fiume umano di migranti in Europa, abbassa il costo del lavoro e distrugge i diritti dei lavoratori, scatenando una conflittualità sociale ‘orizzontale’, cioè tra i poveri che ci sono in Europa e gli stessi migranti.

Per il grande capitale i migranti che piombano nel vecchio Continente sono una manna dal cielo: distruggono i diritti dei lavoratori, riducono i salari, mentre gli lavoratori, invece di organizzarsi contro il padronato, se la prendono con i migranti. Meglio di così non potrebbe andare.

Attenzione: queste cose non le diciamo solo noi: le spiega il filosofo marxista e commentatore, Diego Fusaro, che gli affaristi del centrosinistra disprezzano perché, con le sue analisi marxiste e gramsciane, mostra il vero volto del PD de, in generale, di una sinistra asservita al “turbocapitalismo”.

Resta da capire, a questo punto, come un sistema che, alla fine, come già accennato, è composto da meno del 10% della popolazione continua, oggi, a governare l’Italia.

Intanto va detto che Renzi era partito bene con il 40% dei voti alle elezioni europee del 2014. Poi, tra inchini all’Europa dell’euro, migranti, banche e via continuando è sprofondato.

Attenzione: pur avendo perso le elezioni i ‘compagni’ del PD sono ancora lì. Hanno confezionato una legge elettorale – il Rosatellum – con l’obiettivo di rendere confuso il quadro politico, provare a governare con un esecutivo Renzi-Berlusconi e, in caso di sconfitta, limitarla al minimo. Il primo obiettivo è riuscito, il secondo e il terzo sono falliti.

Ma, nonostante il naufragio politico ed elettorale del suo partito – il PD – Mattarella si sta dimostrando abilissimo. Ha fatto volare via tre mesi. Ora, con l’incarico a Carlo Cottarelli, che non dovrebbe avere la maggioranza in Parlamento, proverà a far passare altri due mesi.

In questo modo gli appuntamenti internazionali verranno gestiti, di fatto, dal centrosinistra perdente. Un capolavoro!

A luglio Mattarella farà sapere che si voterà a ottobre. E intanto avrà guadagnato altri cinque mesi.

A ottobre si porrà il tema del paventato aumento dell’IVA. E la vecchia politica comincerà a ‘rutuliare’ dicendo che, prima del voto, bisognerà “mettere in sicurezza” i conti italiani.

Gira, firria e bota, come si usa dire in Sicilia, diranno che bisognerà a rimandare il voto a febbraio del prossimo anno. Poi l’Unione Europea si inventerà qualcosa e…

Insomma, dal ‘tradimento’ di Angelino Alfano ad oggi questi passano da un imbroglio politico all’altro. E governano. E vorrebbero continuare a governare. Così cercheranno in tutti i modi, con tutti gli imbrogli possibili e immaginabili, di non fare votare gli italiani.

Alle ultime elezioni politiche PD e Forza Italia – che erano alleati prima del voto del marzo marzo e che oggi, non a caso, difendono Mattarella – hanno intercettato, rispettivamente, il 18% e il 14%. Se si andrà alle urne sanno che gli elettori li seppelliranno.

Secondo Massimo D’Alema, andando al voto, la vecchia politica si fermerebbe al 20%: che è la percentuale stimata anche da noi.

Che succederà? Di Maio, ieri, è stato esplicito: messa in stato di accusa del presidente della Repubblica. Ma già c’è chi dice: tanto se il Parlamento approva la messa in stato di accusa del presidente Mattarella poi c’è la Corte Costituzionale che…

Certo, aprire uno scontro con il capo dello Stato, dopo quello che ha combinato e che continua a combinare, è nelle cose. Ci sta, fa parte della politica, dello scontro politico.

Ma, forse, contro questa gente, la vera arma è lo scontro sociale. Debbono ribellarsi anche i cittadini, sennò questi non li schiodi.

 

 

fonte: http://www.inuovivespri.it/2018/05/28/quella-casta-del-20-degli-italiani-che-tiene-sotto-scacco-il-paese/#_

Il Codacons si schiera con Giuseppe Conte – “Vogliamo parlare di Conte? Ok, ma diciamo tutto. Difese i diritti dei cittadini vessati in importanti occasioni. E questo, noi, ce lo ricordiamo”.

Giuseppe Conte

 

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Il Codacons si schiera con Giuseppe Conte – “Vogliamo parlare di Conte? Ok, ma diciamo tutto. Difese i diritti dei cittadini vessati in importanti occasioni. E questo, noi, ce lo ricordiamo”.

 

GOVERNO, CODACONS RIVELA: GIUSEPPE CONTE DIFESE I DIRITTI DEI CITTADINI IN UNA CAUSA CONTRO L’AGENZIE DELLE ENTRATE E IN UNA CONTRO LE VESSAZIONI DELLA RAI

IMPRECISIONI SU CURRICULUM E BUFALE SUL WEB NON POSSONO CANCELLARE AZIONI SVOLTE A TUTELA DEI PIU’ DEBOLI

Giuseppe Conte, Premier indicato da Lega e M5S per guidare il nuovo governo, difese i diritti degli utenti in due importante cause che vedevano coinvolti in modo diretto i cittadini.
La rivelazione arriva dal Codacons, che ricorda come Conte in due diverse occasioni affiancò in qualità di avvocato l’associazione dei consumatori prendendo le parti dei cittadini vessati.
“La prima vicenda risale al 2008, quando scoppiò il caso dei redditi dei contribuenti pubblicati online dall’Agenzia delle Entrate – ricorda il co-presidente Codacons ed esperto di privacy, Avv. Gianluca Di Ascenzo – Una violazione delle norme sulla privacy degli utenti che venne sanzionata dall’Autorità garante e che finì in tribunale, dove Conte difese il Garante per la privacy e i cittadini dal grave errore commesso dall’Agenzia”.
Ma il Premier indicato da Lega e M5S intervenne al fianco del Codacons anche in un’altra azione, quella contro la Rai quando l’azienda, in totale spregio delle leggi vigenti, si fece fornire dai rivenditori di televisori i dati sensibili di chi acquistava un nuovo apparecchio televisivo, allo scopo di intimare il pagamento del canone. I rivenditori che collaboravano ricevevano un premio in denaro dalla Rai. Anche in quel caso Giuseppe Conte difese i diritti degli utenti vincendo assieme al Codacons la causa in tribunale – ricorda Di Ascenzo.
E’ evidente che imprecisioni del curriculum e le tante bufale sul conto del futuro Premier circolate in queste ore non possono in alcun modo cancellare le giuste e importanti battaglie avviate da Conte a tutela dei cittadini vessati dalle istituzioni – afferma il Codacons – Per tale motivo riteniamo che il Presidente Mattarella debba assegnare l’incarico a Giuseppe Conte, che sarà valutato sulla base dell’azione di governo e per ciò che sarà in grado di fare.

 

fonte: https://codacons.it/governo-codacons-rivela-giuseppe-conte-difese-i-diritti-dei-cittadini-in-una-causa-contro-lagenzie-delle-entrate-e-in-una-contro-le-vessazioni-della-rai/

Va in onda lo show di Virginia Raffaele. Nel suo repertorio manca però un personaggio: Maria Elena Boschi. Le è stato vietata l’imitazione. Sì, è censura. Un altro grande esempio di democrazia Renziana…!!!

Virginia Raffaele

 

 

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Va in onda lo show di Virginia Raffaele. Nel suo repertorio manca però un personaggio: Maria Elena Boschi. Le è stato vietata l’imitazione. Sì, è censura. Un altro grande esempio di democrazia Renziana…!!!

Ecco il modello di democrazia della cosca di Renzi.

 

MARIA ELENA BOSCHI CENSURA VIRGINIA RAFFAELE CHE HA “OSATO” IMITARLA – LA COMICA E’ COSTRETTA A IMITARE MELANIA TRUMP IN RAI

 

La Boschi, giovane, sorridente e con un’espressione angelica, la giusta maschera per nascondere il suo vero volto, ovvero il volto del potere. La ministra è riuscita a far passare la voglia all’imitatrice Virginia Raffaele che negli ultimi giorni ha rilasciato delle dichiarazioni a riguardo riportate poi da alcuni giornali: “preferisco imitare Melania Trump, meglio farsi bombardare dai marines che vedersela, ancora una volta, con la censura Rai per aver imitato la Boschi.”
La signorina non ama essere vittima della satira politica e dunque ha fatto pressione affinché non si parli di lei, che dire? Un vero esempio di democrazia. Adesso ripeti insieme a me “Io sono un italiano libero e vivo in un paese democratico, e i politici vogliono tutti il mio bene quando li vedo sorridenti in tele a rassicurarmi.”

fonte: http://www.ninconanco.info/maria-elena-boschi-censura-virginia-raffaele-osato-imitarla-la-comica-costretta-imitare-melania-trump-rai/

Chiuso il programma Parliamone Sabato. Giusto! Con tutti i figli di mafiosi che vorrebbero presentare i loro libri in Tv, la Perego spreca soldi pubblici per fare programmi sessisti!

 

Parliamone Sabato

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Chiuso il programma Parliamone Sabato. Giusto! Con tutti i figli di mafiosi che vorrebbero presentare i loro libri in Tv, la Perego spreca soldi pubblici per fare programmi sessisti!

Paola Perego che spreca denaro pubblico per parlare di ragazze dell’est? Una vergogna. Ma non ha un briciolo di dignità? Non ha imparato niente dal grande maestro del giornalismo Italiano Bruno Vespa?

Lui sì che i soldi pubblici li usa come si deve: FACENDO PUBBLICITA’ AL LIBRO DEL FIGLIO DEL PIU’ SANGUINOSO DEI BOSS MAFIOSI …!!

…E Voi che vi sentite così tanto offesi  dallo squallido sessismo di questa trasmissione di leggero intrattenimento, scommetto che siete gli stessi che Vi siete sentiti onorati dall’alto livello culturale di Bruno Vespa che A SPESE VOSTRE sponsorizzava il figlio di un mafioso assassino, quello che passando innanzi al monumento dedicato a Falcone commentò: “ancora i fiori a ‘stu cosu”…

W la Rai

 

By Eles

 

 

 

Renzi a Porta a Porta: l’inchiesta Tempa Rossa è finita in una bolla si sapone. NON E’ VERO: i Pm hanno chiesto il rinvio a giudizio di ben 58 persone, tra cui importanti esponenti Pd, e di 10 società oltre l’Eni. RENZI MENTE. Ma la cosa più squallida è che lo fa con la complicità di Bruno Vespa (che non può essere così bestia da non sapere) che invece di fare il giornalista fa il lecchino a spese nostre!

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Porta a Porta

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Renzi a Porta a Porta: l’inchiesta Tempa Rossa è finita in una bolla si sapone. NON E’ VERO: i Pm hanno chiesto il rinvio a giudizio di ben 58 persone, tra cui importanti esponenti Pd, e di 10 società oltre l’Eni. RENZI MENTE. Ma la cosa più squallida è che lo fa con la complicità di Bruno Vespa (che non può essere così bestia da non sapere) che invece di fare il giornalista fa il lecchino a spese nostre!

La schifosa pagliacciata su Tempa Rossa a Porta a Porta? ce la racconta Piernicola Pedicini – Portavoce M5S al Parlamento Europeo

PETROLIO IN BASILICATA, RENZI COLPISCE ANCORA.
A PORTA A PORTA DICHIARA: L’INCHIESTA TEMPA ROSSA È FINITA IN UNA BOLLA DI SAPONE.
L’ex premier è in ginocchio, ma non si toglie il vizio di mentire.
L’inchiesta #TempaRossa (#Trivellopoli) non è finita in una bolla di sapone, ma è in forte evoluzione. Renzi deve sapere che i Pm dell’Antimafia di #Potenzahanno chiesto il rinvio a giudizio di ben 58 persone e 10 società, tra cui un consigliere regionale #Pd, un ex sindaco Pd e l’#Eni.
Siccome vuole giustificare il ministro Lotti che non si dimette per lo scandalo #Consip, fa finta di non sapere che, a seguito dell’inchiesta Trivellopoli, la ministro Guidi si è dimessa e, insieme ai ministri Boschi e Delrio e al sottosegretario De Filippo, è stata ascoltata dall’Antimafia, perché erano stati riscontrati dei comportamenti molto gravi.
Pertanto, anche se sul piano giudiziario i Pm hanno ritenuto che non c’erano elementi per indagare i tre ministri e De Filippo, Renzi sa bene che, a causa delle responsabilità politiche, etiche e morali, le dimissioni della Guidi erano giuste e sacrosante e le posizioni degli altri membri del governo restano agli atti con dei forti punti interrogativi.
La Basilicata sta subendo una devastazione a causa delle trivelle e il procedimento giudiziario in corso potrebbe essere un modo per fermare lo scempio, quindi dico all’ideatore della legge Sblocca Italia, di smetterla di parlare a vanvera della Basilicata. Prima ha detto che non temeva i Comitatini lucani, ora ha mentito sull’inchiesta Trivellopoli che secondo lui sarebbe finita.
È il momento di finirla e di prendere atto che gli Italiani sono stufi delle sue furbate e della sua arroganza.