Macché migranti, ecco il vero piano di Macron: via l’Italia dalla Libia. Ed è sempre una questione di petrolio!

 

Macron

 

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Macché migranti, ecco il vero piano di Macron: via l’Italia dalla Libia. Ed è sempre una questione di petrolio!

Macché migranti: via l’Italia dalla Libia, il vero piano Macron

Altro che migranti. Dietro lo scontro Francia-Italia c’è il piano di Macron per mettere l’Italia fuori dalla Libia, a partire dal summit di Vienna di fine giugno. Lo sostiene un analista geopolitico come Giulio Sapelli, sul “Sussidiario”, all’indomani dello scontro fra Roma e Parigi sulla nave Aquarius carica di migranti, da cui l’aggettivo “vomitevole” utilizzato sal partito di Macron per definire la nuova politica italiana incarnata da Matteo Salvini. «La politica estera è un gioco di specchi», premette Sapelli: è fatta di miraggi, «dove ciò che appare non è ciò che è», tanto più «laddove lo spazio di potenza è stretto, ossia non si svolge tra cieli e terre immense, l’uno dall’altra lontano». Questo, sostiene Sapelli, «spiega la differenza tra la politica estera e la relazione di potenza tra gli Usa e la Russia, o tra gli Usa e la Cina: si solcano oceani, si parla attraverso cavi sottomarini e satelliti, senza vedersi l’un l’altro se non con le tecnologie». Tutto è diverso, invece, quando lo spazio della politica di potenza è stretto, ossia tra nazioni confinanti, tra mari condivisi, dove ci si può vedere e parlare a viva voce, o con un viaggio che dura una manciata di ore. Faccia a faccia, come sono Italia e Francia, «tutti i fondamenti della potenza si presentano insieme: dal potere politico al potere economico, in un intreccio fortissimo ma che spesso non appare così evidente».

A rompere l’equilibrio è bastata una nuova, drammatica vicenda migratoria, con il ministro degli interni italiano che ha tenuto il punto sulla necessità di far condividere gli arrivi dei migranti in una sorta di “misericordia transfrontaliera”. La Spagna, cheli ha improvvisamente accolti? Il nuovo governo di Madrid «vuole scrollarsi di dosso l’ipoteca tedesca che il partito popolare di Rajoy gli ha imposto e riallacciare un rapporto con gli Stati Uniti, indispensabile dopo la crisi catalana». Tanto è bastato, comunque, «perché il sistema di potereoggi dominante in Francia cominciasse il suo gioco di specchi». Un insulto gratuito da parte di un dirigente di “En Marche” ed ecco le pietre che rotolano, scrive Sapelli, con le richieste di scuse della nostra Farnesina e del muso duro di Macron, «che si rifà il trucco con una sceneggiata nazionalistica, per fronteggiare le critiche da sinistra del suo mentore Pisany, che guida un gruppone di economisti francesi preoccupati dello smantellamento dello stato sociale e della burocrazia weberiana che Macron ha sin da subito iniziato a evocare».

La politica migratoria è importantissima, ma attenti agli specchietti per le allodole, avverte Sapelli: «In quel lago atlantico che è il Mediterraneo, in cui tutto è maledettamente stretto, il problema vero oggi è quello della Libia, e del silenzio che avvolge i preparativi della conferenza viennese del 28-29 giugno, organizzata dalla Noc, ossia dalla compagnia di Stato libica, o di ciò che ne rimane». Attenzione: a rimettere insieme la società petrolifera della Libia sono stati in larga misura dagli italiani, cje però oggi sono estranei alla preparazione di quel congresso, «che oltre alla compagnia energetica austriaca vedrà la partecipazione, udite!udite!, della spagnola Repsol e di una delle più grandi compagnie mondiali di servizi gasiferi e petroliferi, ossia l’immensa Schumberger, certo public company quotata a New York, ma dalle profonde radici francesi, come francese è il suo fondatore». Capito? Una conferenza, quella di Vienna, «che scaturisce dall’incontro parigino tra Haftar e Serraj, chiusosi solo apparentemente con un nulla di fatto, ma in realtà con l’instaurazione di rapporti franco-russi-egiziani che dovrebbero essere decisivi, dopo le prossime elezioni libiche, per cacciare definitivamente gli italiani dalla Libia».

Il tutto – continua Sapelli – incardinato, di silenzio in silenzio, «nei lavori avvolti di mistero del cosiddetto Trattato del Quirinale, ossia del trattato italo-francese che il governo Gentiloni aveva cominciato a scrivere in una quanto mai sbilanciata architettura di potenza: da un lato un fuoriclasse come il ministro Le Maire, per la gloriosa Francia, e dall’altro lato due professionisti stimatissimi ma pur sempre privati cittadini, come l’avvocato Severino e il prof. onorevole Bassanini, in rappresentanza dell’Italia». Una sconcertante «asimmetria dei poteri, sottratta a ogni controllo o iniziativa parlamentare». Sapelli pensa a come si è scritto il più recente trattato franco-tedesco: trasparenza e procedure parlamentari concordate. Basta questo, «per capire che quello che sta avvenendo non è che la parte di un gioco di specchi su cui sarebbe opportuno gettare il fascio di luce dell’argomentazione pubblica: ecco un grande banco di prova per il nuovo governo del cambiamento».

via Libreidee

Tutta la verità sulla nave Aquarius e sul gioco sporco delle Ong e di chi lucra sulla pelle dei migranti.

 

Aquarius

 

 

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Tutta la verità sulla nave Aquarius e sul gioco sporco delle Ong e di chi lucra sulla pelle dei migranti.

 

 

Dopo una sosta strategica e non programmata a Catania per decidere sul da farsi, venerdì 8 giugno l’Aquarius di Sos Mediterranee fa rotta – annunciandolo sui social network come routine per informare forse gli interessati – verso le coste della Libia.

Nella notte tra sabato e domenica Sos Mediterranee, con personale medico di Medici Senza Frontiere nel team, imbarca 629 migranti, andando curiosamente proprio sul luogo dove sono presenti i “gommoni della morte” ancora non soccorsi dalle altre navi militari presenti.

Una breve osservazione: dalla nomina del nuovo governo di Giuseppe Conte, dalle coste libiche sono partiti quantitativi di gommoni di migranti come non succedeva dal 2017, ovvero prima dell’accordo Italia-Libia e dell’introduzione del Codice di condotta delle Ong di Minniti. Quest’ultimo ha voluto il ritiro di tre Ong (Moas, Save The Children e Medici Senza Frontiere) dalle missioni nel Mediterraneo. L’aumento delle partenze potrebbe essere stato determinato da due ragioni: sicuramente dalle carenze dei fondi, promessi dal governo Gentiloni ma inviati in quantità decisamente ridotte, per la Guardia costiera libica(mancanza di carburante e pezzi di ricambio delle motovedette), che hanno causato una limitata attività di pattugliamento delle acque di loro competenza, e forse da un tacito e purtroppo non provabile accordo tra i trafficanti e le Ong allo scopo di sfidare il nuovo esecutivo e il Viminale in primis.

Torniamo alla Aquarius: dopo aver imbarcato i 629 migranti in acque internazionali, domenica mattina la nave della Ong punta la prua verso nord senza aver precedentemente richiesto l’autorizzazione allo sbarco in Italia all’Mrcc di Roma (centro coordinamento soccorsi marittimi della Guardia costiera in capo al ministero dei Trasporti), dando per scontata la risposta affermativa. Nel pomeriggio arriva il comunicato del ministro Matteo Salvini: “I porti italiani sono chiusi per le Ong”, e chiede a Malta, per una volta, di farsi carico dei migranti a bordo della Aquarius. La risposta di Joseph Muscat, premier maltese, è quasi immediata: “Malta non ha nessun tipo di competenza e responsabilità sulla nave Aquarius”.

Nel frattempo, iniziano le pressioni sul nostro governo: la prima è Unhcr Italia (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, che ha regalato all’Italia Laura Boldrini).

È tarda sera, quando l’Mrcc di Roma ordina alla Aquarius, ormai al largo di Malta, di fermarsi immediatamente e di aspettare istruzioni. La decisione è stata presa di concerto dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini, e da quello dei Trasporti, Danilo Toninelli. Due motovedette della Guardia costiera italiana vengono inviate alla Aquarius con personale medico per offrire un primo soccorso, anche se a bordo non ci sono casi di emergenza.

Quasi contemporaneamente, il premier maltese Joseph Muscat pubblica un post su Twitter di condanna all’Italia: “Siamo preoccupati per le indicazioni delle autorità italiane date alla Aquarius in mare. Manifestamente vanno contro le regole internazionali, e rischiano di creare una situazione pericolosa per tutti coloro che sono coinvolti”.

Paradossale per chi come Malta, dalla comparsa delle Ong, si è completamente disinteressata delle vicende del flusso migratorio dalla Libia e dalla Tunisia, negando qualsiasi tipo di supporto umanitario. Non sembra infatti una coincidenza che la prima Ong che iniziò a traghettare i migranti in Italia nel 2014 fosse propria il Moas, Ong con sede a La Valletta e barca finanziata dall’organizzazione Avaaz fondata da George Soros[1].

L’Aquarius passa la domenica notte al largo delle acque territoriali maltesi, raggiunta dalle motovedette della nostra Guardia costiera con personale medico e generi di prima necessità. La battaglia tra i sostenitori del business dell’immigrazione irregolare, che imbracciano come armi i migranti a bordo dell’Aquarius, e il nuovo governo italiano ormai è scoppiata. Danilo Toninelli, ministro dei Trasporti, rispondendo alle accuse di chi sostiene che il governo “vuole far affogare i bambini” e al maltese Muscat, su Twitter dichiara: “È necessario, stavolta, che tutti comprendano che il diritto internazionale non può prevedere un’Italia abbandonata a se stessa. Noi salveremo sempre le vite umane, ma Malta è la spia di un’Europa che deve cambiare”.

Non poteva mancare il commento sui social network del Cardinale Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura: “Ero straniero e non mi avete accolto (Mt 25,43) #Aquarius”, che forse consapevolmente cita il passo del Vangelo che dà il nome alla campagna per favorire l’immigrazione lanciata dai Radicali di Emma Bonino[2], da diverse associazioni finanziate da George Soros e, ovviamente, dalla Fondazione Migrantes[3]della Cei (Conferenza Episcopale Italiana).

Arrivano le prime dichiarazioni dall’Europa: Natasha Bertaud, portavoce della Commissione Europea per la Migrazione afferma che “la situazione della nave Aquarius è regolata dal diritto internazionale e non è competenza della Commissione interpretare la legge. Ma la situazione è tutto tranne che chiara. Secondo il diritto internazionale, la decisione sul luogo in cui una nave dovrebbe sbarcare spetta al Paese che coordina l’operazione di salvataggio, ma non precisa se deve essere nello stesso Paese“. Alle due di lunedì pomeriggio, Pedro Sanchez, neo primo ministro spagnolo, annuncia che il suo Paese autorizzerà lo sbarco a Valencia dei 629 migranti a bordo della Aquarius. Nel frattempo, il ministro Salvini propone a Sos Mediterranee di trasbordare su navi italiane le donne e i bambini che si trovano sulla Aquarius. La Ong sembra prendere tempo, non rispondendo né all’offerta di Madrid né a quella del Viminale. Medici Senza Frontiere, a bordo della Aquarius, alle 20 circa risponde tergiversando: “Conferma che le autorità italiane hanno offerto di evacuare le donne incinta e hanno chiesto informazioni sui minori a bordo. MSF ha risposto fornendo dettagli sui casi vulnerabili e sta comunicando con le autorità italiane per individuare la migliore soluzione per queste persone”. Al termine del vertice organizzato a palazzo Chigi, Matteo Salvini risponde alle domande dei cronisti e dichiara che ha organizzato una missione in Libia per consolidare l’accordo con le autorità di Tripoli entro la fine del mese, e che la chiusura dei porti italiani varrà per tutte le navi delle organizzazioni private. Sos Mediterranee e Medici Senza Frontiere continuano a tergiversare sulla pelle delle 629 persone a bordo e ad accampare una serie di improbabili giustificazioni riguardo alla proposta di Sanchez sullo sbarco a Valencia.

Situazione paradossale che potrebbe far pensare ad una sorta di premio che la Ong riceve da qualcuno interessato al business dell’accoglienza per traghettare i migranti in Italia.

Martedì mattina all’alba arriva la decisione congiunta dei ministri Salvini e Toninelli: l’Italia fornirà una scorta alla Aquarius (la nave Diciotti della Guardia costiera italiana e la nave Orione della Marina Militare) e il connesso trasferimento di una parte dei migranti. Le tre navi, concluse le operazioni preliminari, faranno poi rotta su Valencia. La scelta di imporre una scorta, se ci pensate bene, non è casuale. I migranti morti sono sempre stati materiale di propaganda per le Ong. Nonostante gli ordini ufficiali impartiti dall’Mrcc di Roma, Sos Mediterranee e Medici Senza Frontiere continuano a manifestare la propria ritrosia, insistendo sullo sbarco dei migranti in un porto vicino, ovviamente italiano.

Il governo italiano è inamovibile: la navi italiane, Diciotti e Orione, arrivano al largo di Malta e procedono al trasbordo di 524 migranti, lasciandone 105 sulla Aquarius. Alle 20 circa di martedì, le tre navi fanno rotta sul porto di Valencia.

Ma le polemiche a livello istituzionale non terminano con la partenza della Aquarius. Il portavoce del partito En Marche del presidente francese Emmanuel Macron, Gabriel Attal, definisce la posizione del Governo italiano sul caso Aquarius “vomitevole”. Questa uscita a dir poco infelice, fatta da chi ha blindato per anni i propri confini marittimi e terrestri, ha dunque spinto il premier Giuseppe Conte ad annullare la visita a Parigi e ha suscitato una dura replica via social network del ministro Toninelli. Forse Monsieur le Président Macron non era stato messo al corrente che in Italia era stato nominato un nuovo governo?

Una chiamata di Macron a Conte di giovedì mattina sembra aver fatto rientrare la crisi diplomatica. Con una nota dell’Eliseo, il presidente francese dichiara: “Mai fatto dichiarazioni con l’obiettivo di offendere il popolo italiano” e il premier italiano a distanza risponde: “Il caso è chiuso, ora bisogna cambiare il trattato di Dublino. La soluzione della questione immigrazione non può essere demandata solo all’Italia. Ne parleremo nell’incontro di domani”. Dopo Unhcr Italia, interviene nel dibattito anche Iom (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) tramite il suo portavoce italiano, Flavio Di Giacomo, che sentenzia in un tweet: “L’instancabile lavoro di salvataggio delle ONG in mare dovrebbe continuare senza ostacoli in conformità con la legge internazionale e marittima. E la nobile assistenza umanitaria che stanno fornendo non dovrebbe essere confusa con il contrabbando e la tratta” e che in Italia non esiste “nessuna invasione” di immigrati. Possiamo ipotizzare che il signor Di Giacomo non risieda in Italia, dove ricordiamo sono presenti 600mila immigrati clandestini (stima ottimistica).

Il caso Aquarius è emblematico e rappresenta una positiva svolta per il nostro Paese: dopo 7 anni di “maggiordomismo servizievole e masochistico” nei confronti dell’Europa, di altri Stati, di agenzie della Nazioni Unite e, perfino, di organizzazioni private, l’Italia ha finalmente alzato la testa. Questo è un primo passetto verso la riconquista della nostra sovranità.

Francesca Totolo

[1] Avaaz, l’Ong fondata da Soros che finanzia immigrazione e propaganda anti Assad (Parte 2): https://www.ilprimatonazionale.it/politica/avaaz-long-fondata-da-soros-che-finanzia-immigrazione-propaganda-anti-assad-parte-2-81589/

[2] Ero Straniero – L’umanità che fa bene: https://www.radicali.it/campagne/immigrazione/

[3] Così le associazioni cattoliche e la sinistra si spartiscono il business dell’immigrazione (prima parte): https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/cosi-le-associazioni-cattoliche-e-la-sinistra-si-spartiscono-il-business-dellimmigrazione-prima-parte-84581/

L’articolo Così l’Aquarius ha svelato il gioco sporco delle Ong proviene da Il Primato Nazionale.

Scalfari su La Repubblica: “Se l’attuale governo dovesse durare fino al 2022, sarà la maggioranza ancora in piedi a votare il prossimo capo dello Stato per 7 anni di mandato: a quel punto diventerebbe di fatto un regime” …Ora qualcuno, con calma, spiega a questo rincoglionito che questa cosa si chiama “Democrazia”…!

 

La Repubblica

 

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Scalfari su La Repubblica: “Se l’attuale governo dovesse durare fino al 2022, sarà la maggioranza ancora in piedi a votare il prossimo capo dello Stato per 7 anni di mandato: a quel punto diventerebbe di fatto un regime” …Ora qualcuno, con calma, spiega a questo rincoglionito che questa cosa si chiama “Democrazia”…!

In altre parole il rincoglionito di cui sopra va dicendo che se il presidente è eletto da un certo tipo di maggioranze va bene… mentre se da un altro tipo (non gradito al suo editore ed ai relativi padroni) no?

Alla faccia della democrazia!

E a questo nessuno lo caccia a calci in culo dalla redazione…

E c’è di peggio. Dei poverini che ancora oggi comprano questo giornale (ormai pochi, per fortuna)…

Signore e Signori, questa è l’Italia…

 

by Eles

 

Per la serie FACCE DI BRONZO – La Pinotti contro il Governo: Salvini prende in ostaggio 600 persone e Conte (premier?) tace… Sì la Pinotti, quella che ha venduto le armi all’Arabia con cui sono stati assassinati 16.000 Yemeniti…!

 

Pinotti

 

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Per la serie FACCE DI BRONZO – La Pinotti contro il Governo: Salvini prende in ostaggio 600 persone e Conte (premier?) tace… Sì la Pinotti, quella che ha venduto le armi all’Arabia con cui sono stati assassinati 16.000 Yemeniti…!

Per capire l’ipocrisia di questa gente, Vi consigliamo di leggere questo:

Bambini morti! Vi danno fastidio queste immagini? Eppure li hanno ammazzati le armi che NOI Italiani vendiamo all’Arabia grazie al Ministro Pinotti, a Renzi ed a Gentiloni…!!!

Pinotti contro il Governo: Salvini prende in ostaggio 600 persone e Conte (premier?) tace

Lo dice Roberta Pinotti parlando a nome del Pd nell’Aula del Senato, nel dibattito sul caso Aquarius.

“Avevamo chiesto che in Aula venisse a riferire il presidente del Consiglio a cui spetta di fare sintesi nel governo ma che finora è rimasto in un silenzio assordante. Ne dobbiamo dedurre che è il governo Salvini e non Conte che oggi guida l’Italia. E lei, Salvini, non ha esitato a prendere in ostaggio 600 persone disperate per farsi sentire al tavolo europeo”. Lo dice Roberta Pinotti parlando a nome del Pd nell’Aula del Senato, nel dibattito sul caso Aquarius.

per approfondire, ecco quello che hanno detto Le Iene:

L’Italia ha le mani sporche di sangue

 

Vomitevole? Rinfreschiamo la memoria alle carogne d’oltralpe: 17 Ottobre 1961, il massacro di Parigi – La nuit oubliée – la notte che i francesi cercano di nascondere… rastrellamento e violenza su 15.000 persone, in 300 furono assassinati e gettati nella Senna. La loro colpa? Erano Algerini!

 

Parigi

 

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Vomitevole? Rinfreschiamo la memoria alle carogne d’oltralpe: 17 Ottobre 1961, il massacro di Parigi – La nuit oubliée – la notte che i francesi cercano di nascondere… rastrellamento e violenza su 15.000 persone, in 300 furono assassinati e gettati nella Senna. La loro colpa? Erano Algerini!

 

Vomitevole? A noi? Rinfreschiamo un po’ la memoria alle carogne d’oltralpe con uno dei tanti episodi che tentano di nascondere e che forse dimenticano quando aprono bocca per offendere gli altri…

Gli stessi francesi la chiamano La nuit oubliée –Si tratta del massacro di centinaia di Algerini che volevano manifestare pacificamente per il centro di Parigi chiedendo l’indipendenza del loro Paese.
Siamo nel 1961, in piena guerra d’Algeria e la risposta della Francia colonialista è terribile: centinaia di morti, molti scomparsi, corpi gettati dai flics nella Senna… E poi il silenzio, l’oblio e la rimozione.

Si tratta della più grande mattanza consumatasi nella Francia metropolitana dal 1945 in poi. In Francia pochi sanno cosa è accaduto quel giorno.

Una breve sintesi dei fatti: in Francia nel ’61 la crisi della guerra d’Algeria scuoteva il governo di De Gaulle, nello stesso periodo avvenivano massacri e torture sistematici in Algeria mentre si avviavano i primi contatti per la negozazione tra la Francia e FLN dell’indipendenza algerina.

A Parigi ci sono stati diversi attentati conto poliziotti che organizzavano rafles (termine per indicare brutali retate in stile di quelle contro gli ebrei durante il regime di Vichy) selvagge contro i nordafricani, maltrattati e che subivano un pesante razzismo.

Nello stesso tempo si è attivata un’organizzazione di esterma destra armata, l’OAS (Organisation Armée Sècrete) apertamente ostile ad ogni forma di negoziato sull’Algeria, che è arrivata a fare un attentato a De Gaulle, un tentato colpo di stato e diversi omicidi. Questa formazione nazionalista (l’Algeria fa parte della Francia, è Francia all’epoca) è apertamente razzista e conta su un forte appoggio tra le forze armate e quelle di polizia.

In questo clima estremamente teso alcuni flics, certi dell’impunità, compiono dei sequestri e uccisioni di Algerini. Nei mesi di settembre e ottobre 1961 i casi di cadaveri massacrati sconoscuiti ritrovati nella Senna o nei boschi vicino Parigi aumenta in maniera esponenziale.

La situazione è esplosiva e il prefetto di Parigi, tal Maurice Papon, prefetto di Lille e collaboratore dei nazisti durante la seconda guerra mondiale, ordina il 5 ottobre il coprifuoco per tutti gli Algerini. E’ solo l’ultimo di atti razzisti e criminali contro la popolazione Algerina. L’ Fln, profondamente radicato nel territorio, (un’organizzazione militare che esigeva il pagamento di contributi da tutti gli Algerini in Francia) per dimostrare la propria forza e il proprio seguito in un momento cruciale dei negoziati lancia una manifestazione di tutti gli Algerini (tutti nel senso che chi non andava era considerato un disertore, sebbene la gran parte fosse d’accordo con loro) in centro a Parigi contro il coprifuoco. Una manifestazione imponente e pacifica per mostrare la tenacia della lotta per l’indipendenza e contro il colonialismo Francese. Per il governo Francese la manifestazione era un atto di guerra di un gruppo terroristico sul suolo della capitale della Francia metropolitana.

Viene data carta bianca al prefetto Papon per reprimere la manifestazione che deve essere impedita.

Quella sera oltre 15.000 Algerini vengono arrestati in rastrellamenti su tutta Parigi e portati in centri di detenzione che diventano macellerie. Laddove si forma un abbozzo di corteo la polizia apre il fuoco su manifestanti disarmati e spacca teste con i suoi manici di piccone lunghi oltre 1 metro. I morti sono immediatamente moltissimi. In centro a Parigi vicino a Ponte Saint Michel, nel quartiere dove vivono centinaia di Algerini si forma un corteo che viene attaccato dai flics.

La scena, descritta da testimoni, è raccappriciante: sotto le finestre della Prefettura di Parigi, gli Algerini vengono massacrati, decine di corpi di morti o moribondi vengono lanciati nella Senna dal Ponte, i rimanenti vengono portati nella corte della Prefettura e picchiati ancora e ancora (alcuni dicono di 50 morti solo in quel luogo). Nei centri di concentramento le botte vanno avanti per oltre 2 giorni senza la presenza di occhi indiscreti, poi ci sono le espulsioni di massa in Algeria.

Decine e decine di Algerini “sono scomparsi”, cadaveri riaffiorano a decine dalla Senna nei giorni successivi.

La polizia comunica alla stampa di essere stata attaccata da persone armate e che si è difesa causando 2 morti (poi diventati 3) e diversi feriti. La stampa salvo rarissime eccezzioni (la rivista di Sartre e Testimonianza Cristiana) ci crede, su quella giornata cade il silenzio e l’oblio.

Per apptofondire:

 

Olivier Lambert, réalisateur: “Le 17 octobre 1961 reste un épisode méconnu en Algérie”

 

Macron: “Vomitevole e immonda la linea del governo italiano sui migranti”… Tutta l’ironia e la rabbia del Web

 

Macron

 

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Macron: “Vomitevole e immonda la linea del governo italiano sui migranti”… Tutta l’ironia e la rabbia del Web

Macron credo sia la testimonianza vivente di come l’assenza di igiene intima possa portare gravi danni al cervello…

Macron prima bombarda la Siria, poi chiude le frontiere e alla fine vuole insegnare agli italiani la cultura dell’accoglienza. “Macrò fatte accattà a chi nun t’sap'” si dice dalle mie parti.

Ma voi ce lo mettereste il culo su un barcone? Sfidereste un mucchio di pericoli per cercare un posto migliore dove vivere? Ve lo dico io: no. E lo sapete perché? Perché il vostro (il nostro) culo, è al caldo.

Caro Macron EnMarche l’unica cosa vomitevole è non usare il bidè.

Oggi lezioni di accoglienza da Macron. Domani lezioni di chitarra da Ligabue.

Macron ha un cassonetto al posto del cervello

Macron son 3 giorni che facciamo il culo a salvini arrivi tu e mandi tutto a puttane…….

Per Macron ci vorrebbe…

Amico francese in Italia avevamo uno come Macron, si chiamava Renzi. Avete la mia comprensione.

Direi che dopo la morale dai francesi potremmo farci insegnare la cucina dagli inglesi e la simpatia dagli svizzeri.

Fioccano i complimenti per Salvini. Per dire quanto ci stanno sul cazzo i francesi.

Anche Berlusconi ha voluto garbatamente rispondere alle critiche di Macron:”Non parlo con chi si tromba le vecchie”.

Dopo il caso Aquarius, Macron si lamenta della politica italiana. In effetti, se i migranti vanno in Spagna, come fanno a menarli al confine con Ventimiglia?

Dunque, secondo En Marche di Macron, quando l’Italia chiude i porti è vomitevole. Trascinare fuori da un treno una donna incinta, bloccare i migranti a Ventimiglia in mezzo alla neve o fare irruzione a Bardonecchia, invece, sono tutti esempi di civiltà

Comunicato per Macron: “Mentre sta sparando cazzate sull’Italia, sono stati recuperati 12 morti e 41 migranti ancora in vita al largo della Libia. Dato che lei ha parecchi mezzi da guerra da quelle parti, non potrebbe dargli un passaggio più sicuro per arrivare in continente?”

Consideriamo che quando il portavoce di Macron ha definito l’Italia “vomitevole“ aveva la baguette sotto l’ascella.

Macron sei un gran coglion

Sono un francese semplice: destabilizzo il medio oriente, chiudo i porti, lascio morire una donna sul mio confine, rompo il cazzo agli italiani…. e non bastasse, ho la guerra civile in casa

 

Ricordate la guerra ai furbetti del cartellino, quelli che intascavano a sbafo lo stipendio pubblico ma poi si dedicavano ad altri lavori? Sbaglio o fu dichiarata 2 anni fa dal governo di Renzi? Sì, Renzi, quello che intasca lo stipendio pubblico da senatore, ma poi va fare conferenze a pagamento in giro per il mondo…

Renzi

 

 

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Ricordate la guerra ai furbetti del cartellino, quelli che intascavano a sbafo lo stipendio pubblico ma poi si dedicavano ad altri lavori? Sbaglio o fu dichiarata 2 anni fa dal governo di Renzi? Sì, Renzi, quello che intasca lo stipendio pubblico da senatore, ma poi va fare conferenze a pagamento in giro per il mondo…

Sì sono passati 2 anni da quando quelli del Pd si stracciavano le vesti per quei porci che timbravano il cartellino, ma poi invece di fare il proprio dovere andavano a lavorare altrove, o anche a fare la spesa. Ladri, intascavano soldi pubblici, cioè NOSTRI, ma poi facevano i porci comodi loro.

Per fortuna il governo Renzi ha dichiarato loro guerra…

Grande risalto mediatico. Giusta punizione ai LADRI che invece di fare il lavoro pubblico per il quale erano pagati, si dedicavano alle loro cose…

Indubbiamente un grande successo del governo di Matteo Renzi…

Sì del governo di Matteo Renzi…

Perchè sei un “furbetto del cartellino” se fotti alla gente 1.200 Euro al mese…

Se ne fotti 13.000, e magari sei senatori, senatore dello stesso senato che volevi abolire, allora non sei più furbetto… Sei solo stanco delle vicende politiche Italiane…

E te ne vai all’estero a fare conferenze a pagamento… Ma non tutti, tutti i giorni. Perchè il 27 del mese sei impegnato a ritirare lo stipendio a sbafo da senatore…

E, sempre sia lodato quel coglione che ha pagato (cioè noi)…

Tu, italiota, ovviamente, non ti senti preso neanche un poco poco per il culo, giusto?

by Eles

 

Macron: “Vomitevole e immonda la linea del governo italiano”… Lo capite perché i francesi mi stanno proprio sulle palle?

 

Macron

 

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Macron: “Vomitevole e immonda la linea del governo italiano”… Lo capite perché i francesi mi stanno proprio sulle palle?

 

Migranti, il partito di Macron: “Vomitevole e immonda la linea del governo italiano”

Durissimo giudizio del partito di Macron sul governo italiano in merito alla vicenda Aquarius. “Considero vomitevole la linea del governo italiano – ha detto Gabriel Attal, portavoce di ‘En Marche’ – è inammissibile giocare alla politica con delle vite umane, lo trovo immondo”. Intervistato dall’emittente Public Senat, Attal ha aggiunto: “Un pensiero va prima di tutto alle 629 persone che sono sulla nave Aquarius”. Sabato scorso l’imbarcazione dell’Ong francese SOS aveva salvato i migranti al largo delle coste della Libia e da allora è in mare dopo che l’Italia ha negato i porti, chiedendo a Malta di accoglierli. A sbloccare la situazione è stato ieri il governo spagnolo del socialista Pedro Sanchez che ha aperto il porto di Valencia alla Aquarius.

Lo capite perché i francesi mi stanno proprio sulle palle

Ricapitoliamo: secondo Macron trascinare fuori da un treno una donna incinta, bloccare i migranti a Ventimiglia in mezzo alla neve o fare irruzione a Bardonecchia sono esempi di civiltà, ma se l’Italia chiude i porti è “immonda e vomitevole”

Leggete un po’ questi articoli e rinfrescatevi la memoria…

Migranti, Macron chiude i porti francesi
Migranti: stop di Francia e Spagna a sbarchi nei loro porti. Austria manderà l’esercito al confine italiano
Intesa migranti ko, Francia e Spagna chiudono i “porti in faccia” all’Italia

 

 

Don Ciotti sull’immigrazione: “La speranza delle persone non può essere un reato”

 

Don Ciotti

 

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Don Ciotti sull’immigrazione: “La speranza delle persone non può essere un reato”

Il presidente di Libera ha parlato questa mattina a Pescara al congresso Arci. Due giorni fa la presidente Chiavacci aveva criticato il governo sulle politiche dell’accoglienza

“L’immigrazione non può essere reato perché non può essere reato la speranza delle persone”. Don Luigi Ciotti, presidente dell’associazione Libera, è intervenuto questa mattina al diciassettesimo congresso nazionale dell’Arci a Pescara. “Chi arriva da noi cerca una speranza, una libertà, una dignità, una terra promessa”.

“I migranti fuggono dalla povertà, dai disastri ambientali, dai conflitti e dalle guerre. – ha proseguito – Allora l’immigrazione non può essere un reato perché la speranza non é un reato”.

Don Ciotti è tornato sul tema che era già stato affrontato giovedì, nella prima giornata del congresso, da Francesca Chiavacci, presidente nazionale dell’Arci, con un intervento molto critico nei confronti del nuovo governo italiano. “Siamo molto preoccupati rispetto ai temi dell’immigrazione e dell’accoglienza – ha detto Chiavacci – soprattutto per la modalità con la quale Salvini sta esercitando il ruolo di ministro degli Interni, perché ad oggi sembra che faccia più il leader che il ministro, e a volte sfidi quella Costituzione su cui ha giurato e quelle leggi che in Italia ci sono e vietano l’istigazione all’odio razziale”.

 

fonte: http://www.globalist.it/news/articolo/2018/06/09/don-ciotti-sull-immigrazione-la-speranza-delle-persone-non-puo-essere-un-reato-2025860.html

 

L’allarme dell’Unicef: sempre più bambini soli respinti verso il Niger. Ma Salvini ha trovato la soluzione: non sono cazzi nostri…!

 

Niger

 

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L’allarme dell’Unicef: sempre più bambini soli respinti verso il Niger. Ma Salvini ha trovato la soluzione: non sono cazzi nostri…!

 

L’allarme dell’Unicef: sempre più bambini soli respinti verso il Niger

I paesi nordafricani respingono i migranti: un terzo sono bambini a rischio violenza, tratta e sfruttamento

Secondo l’Unicef, mentre i paesi europei e nordafricani cercano di limitare la migrazione irregolare, un numero crescente di bambini migranti viene espulso verso il Niger; l’Unicef avverte che i meccanismi transfrontalieri sono insufficienti per proteggere questi bambini dai molti rischi che corrono: tratta, violenza, abusi, sfruttamento e detenzione.

Dal novembre dello scorso anno, piu’ di 8 mila persone provenienti dall’Africa occidentale, tra cui 2 mila bambini, sono state respinte verso il Niger dall’Algeria, mentre altri 900 richiedenti asilo e rifugiati registrati provenienti da paesi dell’Africa orientale sono stati trasferiti dalla Libia in Niger per l’esame delle loro domande. Allo stesso tempo, i flussi migratori verso il Niger continuano. Nel solo mese di aprile si è registrato un aumento del 14% del numero di persone che transitano attraverso il Niger rispetto al mese precedente- quasi 500 al giorno, circa un terzo delle quali bambini, la maggior parte stremati, vittime di violenza o rimasti senza un sostegno e una protezione adeguati.

La cifra reale è probabilmente più alta, in quanto molti bambini non vengono individuati o si nascondono. “Il Niger ha bisogno di aiuto per sostenere il crescente numero di bambini rifugiati e migranti che arrivano o vengono rimpatriati attraverso i suoi confini- ha dichiarato Ted Chaiban, direttore dei programmi dell’Unicef – Le soluzioni devono includere una migliore cooperazione transfrontaliera tra i governi per mantenere i bambini al sicuro, così come maggiori investimenti per aiutare paesi come il Niger a rafforzare i sistemi di sostegno a disposizione di tutti i bambini nel paese, indipendentemente da chi siano o da dove provengano”.

Con i negoziati governativi sui Global Compacts per le migrazioni e i rifugiati attualmente in corso, l’Unicef chiede soluzioni per garantire la sicurezza dei bambini. Ciò significa: rafforzare la cooperazione transfrontaliera tra i paesi per proteggere meglio i bambini nelle migrazioni, attuare politiche di gestione delle frontiere che tengano conto della loro vulnerabilità e fornire loro accesso a servizi essenziali quali l’alloggio, la protezione, l’istruzione e la formazione. Significa anche affrontare con urgenza le cause all’origine della migrazione irregolare dei bambini, tra cui la povertà, la mancanza di opportunità, di istruzione o la violenza.

I Global Compacts rappresentano un’occasione unica per rivedere le politiche e le pratiche migratorie che rendono i bambini vulnerabili e per replicare quelle che contribuiscono a mantenerli al sicuro. Alcune delle soluzioni esistenti nella regione includono la Rete dell’Africa occidentale per la protezione dei bambini (Wan)- che collega i governi, la società civile e i singoli individui- come servizi di orientamento per aiutare i bambini migranti non accompagnati durante il transito e quando rientrano a casa.

“Quei bambini che ora sono bloccati in Niger hanno bisogno non solo di aiuto urgente per rimanere al sicuro, ma anche di assistenza a lungo termine – ha detto Chaiban – Hanno bisogno di un migliore accesso alle informazioni per compiere scelte informate e di un sostegno per il rimpatrio, se possibile, o verso un paese terzo. Per coloro per i quali il ritorno a casa non è un’opzione, gli Stati devono farsi avanti e offrire posti per il reinsediamento. I bambini bloccati in Niger guardano a noi tutti per trovare soluzioni sostenibili”.

Dei team dell’Unicef hanno recentemente incontrato diverse donne e bambini, tra cui una neonata e madri in allattamento, che erano rimaste bloccate in Niger, insieme a un gran numero di uomini provenienti da Guinea, Liberia, Camerun, Sudan ed Eritrea. Molti, compresi i bambini, avevano viaggiato in parte a piedi sotto un caldo cocente senza riparo né acqua. L’Unicef sta lavorando per riunire le famiglie separate, per fare in modo che i bambini continuino ad apprendere e garantire che essi beneficino dei servizi sociali di base. Insieme all’Unhcr e all’Oim, l’Unicef sta lavorando con le autorità del Niger per aiutare a riunire i bambini con le loro famiglie in Niger e supportare nelle valutazioni per il loro reinsediamento nei paesi terzi, in particolare quelli dell’Eritrea e della Somalia che sono stati evacuati dalla Libia. L’Unicef sta anche aiutando i bambini nei centri di transizione e orientamento gestiti dal Niamey Directorate of Child Protection, lavorando per far ottenere loro un sostegno psicosociale urgente per affrontare il trauma dei loro difficili viaggi.

Nei prossimi mesi, l’Unicef istituirà centri di assistenza sociale unici che forniranno servizi di protezione per i bambini. Questi centri sosterranno i bambini non accompagnati o separati e le famiglie vulnerabili in movimento, offrendo aiuti di prima necessità, servizi sanitari e di orientamento, nonche’ assistenza per ristabilire e mantenere i contatti con i membri della famiglia, conclude l’Unicef.

fonte: http://www.globalist.it/world/articolo/2018/06/08/l-allarme-dell-unicef-sempre-piu-bambini-soli-respinti-verso-il-niger-2025805.html