Berlusconi, NO al reddito di cittadinanza… ma per prendere per i fondelli i suoi elettori, basta cambiare una parola…!

Berlusconi

 

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Berlusconi, NO al reddito di cittadinanza… ma per prendere per i fondelli i suoi elettori, basta cambiare una parola…!

Berlusconi era perentorio (e parliamo solo di qualche mese fa): No alla proposta del Movimento 5 Stelle di introdurre un reddito di cittadinanza “che indurrebbe tutti a non lavorare”. …”Poi non si può fare perché costa 90 miliardi di euro”.

Ma ora ha bisogno di voti. Quindi non c’è più la gente indotta a non lavorare e forse i 90 miliardi ce li mette di tasca sua.

Resta il fatto che ora dà a bere ai duoi elettori la novità assoluta del “reddito di cittadinanza di dignità”…

Ci castate ancora?

 

by Eles

Banche Venete, dallo Stato pronti 17 miliardi di euro. Pari pari a quanto servirebbe per il reddito di cittadinanza. Ma loro sono le banche e voi non siete un cazzo!

Banche Venete

 

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Banche Venete, dallo Stato pronti 17 miliardi di euro. Pari pari a quanto servirebbe per il reddito di cittadinanza. Ma loro sono le banche e voi non siete un cazzo!

Banche Venete a Intesa, ok della Ue. Dallo Stato fino a 17 miliardi di euro
Via libera al salvataggio. Padoan: da Intesa Sanpaolo l’offerta più significativa per i due istituti. Messina: in sicurezza 50 miliardi di risparmi. Dal Tesoro impegni fino a 17 miliardi. Il sì della Ue

Il salvataggio di Popolare Vicenza e Veneto Banca potrebbe costare teoricamente allo Stato fino a 17 miliardi. Intesa Sanpaolo, che secondo il governo ha presentato l’offerta «più credibile e utile» per la parte buona degli istituti, che saranno messi in liquidazione, riceverà dal Tesoro 5,2 miliardi per mantenere e rafforzare il patrimonio. Ma con il decreto varato ieri, e già approvato dalla Ue, lo Stato mette sul piatto garanzie fino a un massimo di altri 12 miliardi sui prestiti che, dopo essere stati valutati da Intesa, potranno essere retrocessi al Tesoro. L’impegno di 17 miliardi è potenziale: le attese del governo sono quelle di limitare l’impatto a breve a 7-8 miliardi, e di recuperarne in seguito 4 o 5.

Rimborsi ai piccoli

I piccoli risparmiatori che detengono le obbligazioni subordinate delle due popolari saranno rimborsati integralmente: Il Fondo Interbancario di tutela dei depositi restituirà l’80% dell’investimento e Intesa il residuo 20%. I fondi necessari, ha spiegato il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, al termine del consiglio dei ministri «non impattano sul deficit» e sono «già previsti in bilancio». Di fatto saranno “dirottati” sulla liquidazione delle venete i fondi stanziati a Natale per le ricapitalizzazioni precauzionali, come quella del Monte Paschi.

50 miliardi al sicuro

Varato il decreto che consente la cessione e il sostegno a Banca Intesa, Bankitalia ha chiesto la liquidazione dei due istituti e la nomina dei commissari che dovranno gestire il trasferimento delle attività a Intesa. Gli accordi raggiunti col Tesoro, secondo indiscrezioni, prevedono che il gruppo acquisisca 21,6 miliardi di crediti in bonis, attività finanziarie per quasi 9 miliardi, le partecipazioni in Banca Apulia, Banca Nuova, Sec, Servizi Bancari e le banche in Moldavia, Croazia e Albania. Verrebbero rilevati anche 26 miliardi di depositi, insieme a circa 900 sportelli e 10 mila dipendenti. «Mettiamo al sicuro 50 miliardi di risparmi e tuteliamo 2 milioni di clienti» sottolinea Intesa in una nota, in cui ricorda, peraltro, che sarebbe stata disponibile a fare la sua parte anche nella ricapitalizzazione precauzionale dello Stato, saltata «per l’insufficiente partecipazione del sistema».

L’operazione

Intesa riceverà 3,5 miliardi per riequilibrare il suo bilancio dopo l’acquisizione di attività e passività delle due venete, e 1,2 miliardi per la gestione degli eventuali esuberi. Poi ci sono le garanzie sui prestiti che per ora passano a Intesa, ma devono essere verificati: fino a 6,3 miliardi sui crediti dubbi e fino a 4 sui prestiti “in bonis”, ma ad “alto rischio”, più altri 2 di garanzie sui rischi legali.

Nessuna alternativa

Tutti i crediti in sofferenza (il Commissario Margareth Vestager, commentando l’ok Ue, parla di 18 miliardi) e quelli che Intesa retrocederà finiranno alla Sga, la spa del Tesoro che ha gestito la liquidazione del Banco di Napoli, chiudendola in attico. Padoan è convinto che «riuscirà a recuperare gran parte dei 5 miliardi, che rappresentano il vero esborso da parte dello Stato». «Il decreto va a favore delle banche, da cui dipende anche la possibilità di incoraggiare la ripresa» ha detto il premier, Paolo Gentiloni, mentre Padoan si è difeso. «Sento molte critiche, ma non c’erano alternative valide a costi inferiori».

fonte: http://www.corriere.it/economia/17_giugno_26/banche-venete-intesa-ok-ue-1b987b0e-59da-11e7-8109-77a9e9fc44b1.shtml

Reddito minimo: il problema non è quanto costa, ma quanto costa non averlo!

 

Reddito

 

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Reddito minimo: il problema non è quanto costa, ma quanto costa non averlo!

 

Reddito minimo garantito, quanto costa non averlo?

 

Il reddito minimo garantito (Rmg) è una misura presente in molti Stati europei, volta a garantire un’esistenza dignitosa a tutti coloro che non dispongono di risorse sufficienti, così come l’Europa chiede fin dal 1992. Tanto per capirci anche il Portogallo e la Spagna hanno seguito la direttiva, mentre inadempienti sono rimaste l’Italia e la Grecia.

Spesso il dibattito si focalizza sul “quanto ci costa?”. Il reddito minimo garantito costa più o meno quanto gli 80 euro. Pochi hanno cercato di capovolgere la domanda: “quanto ci è costato e ci costa non averlo?”.

La risposta la possiamo trovare nei dati sulla povertà e disoccupazione delle famiglie italiane, nelle statistiche che delineano un welfare incapace di ridurre il rischio di povertà attraverso i trasferimenti assistenziali, nelle politiche di contrasto alla povertà indirizzate solo a determinate categorie di soggetti, che spesso non versano in condizioni di povertà.

A causa di ciò c’è una fascia di ceto medio che scivola pericolosamente verso la soglia della povertà, mentre c’è un pezzo di paese che continua a cavarsela piuttosto bene. Tristemente ci sono sempre più giovani tra chi si impoverisce e sempre più anziani tra chi se la cava. Tradotto in cifre: la disoccupazione è al 12%, quella giovanile lambisce il 35% e sono 8 milioni gli italiani poveri e 4,5 milioni quelli in povertà assoluta.

Il reddito minimo garantito è fattibile, ma soprattutto urgente per tutto ciò a cui stiamo assistendo oggi: crisi dell’economia reale, impoverimento del lavoro, fragilità economico-sociale delle famiglie, lacune spaventose del sistema di welfare, disuguaglianze crescenti e redistribuzione inadeguata, fino alla crisi di consenso della politica e della democrazia. Ecco perché non possiamo più farne a meno.

Il reddito minimo renderebbe gli individui meno dipendenti e più liberi: più liberi anche dai condizionamenti prodotti dalle nostre élite autoreferenziali a caccia di clientele e collusioni.

 

 

fonte: http://uomoqualunque.net/2017/05/reddito-minimo-quanto-costa-non-averlo/#more-8078

I giornali annunciano con toni trionfalistici “Arriva il Reddito di inclusione per 400 mila famiglie” …poi più in piccolo e ben nascosto scrivono “Istat: in Italia in 4,5 milioni in povertà assoluta”. Non pare anche a voi l’ennesima presa per i fondelli?

 

Reddito di inclusione

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I giornali annunciano con toni trionfalistici “Arriva il Reddito di inclusione per 400 mila famiglie” …poi più in piccolo e ben nascosto scrivono “Istat: in Italia in 4,5 milioni in povertà assoluta”. Non pare anche a voi l’ennesima presa per i fondelli?

 

Arriva il Reddito di inclusione per 400 mila famiglie.

Arriva il Rei, acronimo di Reddito di inclusione, nuova misura prevista dalla legge delega sul contrasto alla povertà, approvata il 9 marzo dal Parlamento.

Interesserà 400.000 famiglie e l’importo massimo dell’assegno, che sarà caricato su una card bimestrale, sarà di 485 euro.

Bello, bellissimo.

Ma leggiamo pure gli impietosi dati ISTAT

Tra le cifre che balzano subito all’occhio, quelle su povertà e lavoro: sono più di 8 milioni gli italiani poveri, dei quali circa 4 milioni e mezzo vivono in condizioni di povertà assoluta, non possono cioè acquistare il minimo indispensabile per vivere.

Pertanto, solo un quarto dei 4.500.000 poveri (1.600.000 famiglie) potranno sperare nell’elemosina di Stato, il fantastico Rei.

Gli altri possono pure crepare di fame!

N.b. Ricordiamo che il reddito di cittadinanza promosso dal M5s, che coprirebbe il fabbisogno di tutti gli aventi bisogno, non è attuabile: per ottenere le coperture secondo i bilanci stilati dai Cinquestelle (ed approvato dalla commissioni di Camera e Senato), infatti, bisognerebbe toccare i privilegi della casta tipo stipendi d’oro e vitalizi.

By Eles