Filippo Facci (Libero): ‘I grillini morbo incurabile, vanno eliminati senza complimenti’ …E come non dargli ragione: non vanno a puttane, non finanziano la mafia, non corrompono giudici, non evadono le tasse, non si fanno leccare il c… da giornalisti improbabili… veramente gente di m….!

 

Filippo Facci

 

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Filippo Facci (Libero): ‘I grillini morbo incurabile, vanno eliminati senza complimenti’ …E come non dargli ragione: non vanno a puttane, non finanziano la mafia, non corrompono giudici, non evadono le tasse, non si fanno leccare il c… da giornalisti improbabili… veramente gente di m….!

Come sbavano i lacché di Silvio…

Dopo Sallusti e Feltri, è il turno di Filippo Facci a sbraitare contro i cinquestelle, evidentemente rei di non andare a puttane (preferibilmente minorenni), non finanziare la mafia, non corrompere giudici, non comprare senetori, non evadere le tasse, non farsi leccare il c… da giornalisti improbabili… veramente non i loro “tipi”…

Giusto per capire il personaggio, ecco qualche esternazione del Facci:

  • Enzo Biagi, uno che piace solo alle vecchie e ai deficienti.
  • Ho il massimo disprezzo per la maggioranza di quelli che io ritengo essere i grillini, i grillanti o quelli che volete.
  • Io odio l’Islam, tutti gli islam, gli islamici e la loro religione più schifosa addirittura di tutte le altre…
Filippo Facci: ‘I grillini morbo incurabile, vanno eliminati senza complimenti’

I giornali di centrodestra ancora all’attacco contro i 5 Stelle.

Dopo Sallusti e Feltri, è il turno di Filippo Facci, che su Libero supera ogni limite parlando di “Grillini morbo incurabile” che “vanno eliminati senza complimenti”.

Giornalettismo, testata online spesso critica nei confronti del M5S, commenta così l’editoriale di Facci:

“Il giornalista vuole esprimere la sua distanza nei confronti dei politici e degli elettori del Movimento 5 Stelle. Ma lo fa in una maniera radicale, eliminando qualsiasi possibilità di confronto con loro. In un passaggio, addirittura, sembra criticare l’essenza stessa del meccanismo democratico: «Continuare a esaltare lo strumento democratico in ogni sua declinazione possibile (milioni di voti compresi) – scrive Facci – non può impedire di pensare che tizio o caio sia un perfetto cretino e che milioni di lemuri lo siano di conseguenza».

Il riferimento, quindi, sembra essere piuttosto esplicito agli 11 milioni di voti raccolti dal Movimento 5 Stelle: gli elettori si trasformano, nella visione di Facci, in un gruppo di scimmie del Madagascar. Né più, né meno. Il giornalista di Libero sottolinea come non riesca a intrattenere una conversazione normale con gli elettori del Movimento 5 Stelle, citando Jep Gambardella ne La Grande Bellezza («dopo una certa età non mi va di perdere tempo a fare cose che non mi va di fare»).”

Poi l’attacco a Paola Taverna, senza però citarla:

“Non cita il suo nome, ma la sua carica: Paola Taverna è da poco stata eletta vice-presidente del Senato. Allora sembra chiaro il riferimento a lei quando Facci scrive di «pescivendole che presiedono emicicli».”

E a Rocco Casalino, responsabile della comunicazione dei 5 Stelle:

“Così come il giornalista si stupisce di tanti suoi colleghi che un tempo facevano gli inviati in Medio Oriente e che ora «sono costretti a mendicare dichiarazioni da Rocco Casalino».”

La rabbia di Facci, osserva Giornalettismo, “si può incanalare quasi in un rifiuto della realtà dei fatti, nel non voler rispettare le regole di un gioco a cui si è partecipato perdendo.”

 

tratto da: https://www.silenziefalsita.it/2018/04/07/filippo-facci-grillini-morbo-incurabile-vanno-eliminati-senza-complimenti/

Donne, se fate figli è un problema vostro ed è giusto che vi sottopaghino! Capito femmine? Subite e state zitte! Lo dice Vittorio Feltri! …E date pure il vostro voto a chi fa sopravvivere queste carogne arcaiche

 

Donne

 

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Donne, se fate figli è un problema vostro ed è giusto che vi sottopaghino! Capito femmine? Subite e state zitte! Lo dice Vittorio Feltri! …E date pure il vostro voto a chi fa sopravvivere queste carogne arcaiche

Nella comunicazione vige una regola aurea: se un commento, un articolo o un’esternazione sono troppo stupidi, patetici e soprattutto in malafede per essere commentati, la scelta migliore è lasciarli senza risposta, affinché cadano nel dimenticatoio il più presto possibile. L’articolo di Vittorio Feltri sui compensi delle donne e delle madri, pubblicato sul quotidiano Libero, rientrava senz’altro in questa casistica, con l’aggravante di una scrittura da bambino delle medie. Tuttavia, siccome il signore in questione, le cui argomentazioni sul rapporto tra i sessi e le donne hanno purtroppo grande seguito tra gli uomini, è il direttore di un giornale, nonché giornalista assai presente nelle trasmissioni tv, vale il caso di spendere qualche parola sulla sua complessa, sofisticata e brillante argomentazione. Che è la seguente: le donne guadagnano meno, ma il motivo è che fanno figli, e facendo figli si devono assentare dal lavoro e siccome quando si assentano dal lavoro non prendono soldi allora è normale che guadagnino di meno. In più, scrive l’acuta penna, fare figli non è un obbligo ma un hobby come coltivare le patate, per questo le donne – “matrone che sfornano figli” – non possono pretendere, se fanno bambini, di essere retribuite come gli uomini che fanno lavori “veri”, né tantomeno chiedere uno stipendio se vogliono fare le casalinghe. Fine del profondo ragionamento. Che imbarazzerebbe, quanto a connessioni logiche, e soprattutto informazioni sulla realtà, anche un’insegnante di una classe di adolescenti. Ah, dimenticavo, la base finemente filosofica del pezzo di Feltri è che “la natura non è democratica” e quindi le donne devono accettare le asimmetrie senza fiatare.

La prima riflessione da fare su questa non-riflessione è che ovviamente è in totale malafede. Com’è noto Feltri ha figli, maschi e femmine, e nipoti, e non crediamo, ma le interessate ci scrivano se sbagliano, che Feltri consideri le proprie figlie e nuore “matrone sforna figli” e che protesti vivamente, ad esempio telefonando ai loro datori di lavoro, affinché le sottopaghino rispetto agli uomini. Né crediamo consideri i propri nipoti meno che nulla, come invece sembra valutare i figli delle donne comuni, anzi probabilmente sarà un nonno che stravede per i suoi bambini, mentre sembra invece considerare ininfluente che esistano o non esistano i bambini di altri. È la solita miopia dei potenti, nella storia ce ne sono stati a milioni così. Affettuosi e amorevoli con i propri amati, sprezzanti verso il popolo senza nome né volto.

Ma veniamo all’ “argomentazione”. Non essendo ancora possibile per le donne autofecondarsi è del tutto evidente che un figlio si faccia in due. Ora non è chiaro perché la donna che deve portare avanti la gravidanza dovrebbe essere penalizzata a scapito dell’altro genitore che ci ha messo solo il seme. Il “ragionamento” di Feltri è che la natura è antidemocratica e che quindi bisogna accettare che chi porta la pancia sia penalizzato. Ma si tratta di una tesi che è eufemistico definire rischiosa. Se infatti vogliamo azzerare la scienza e la cultura, che servono appunto a compensare le iniquità della natura, proteggendo i più deboli e portando eguaglianza di diritti e di opportunità, dobbiamo immaginare un mondo selvaggio dove non esista alcuna legge né diritto, e il più forte prevalga sul più debole. Non credo che questo convenga al direttore di Libero, il quale, essendo anziano e dunque debole, sarebbe prontamente spazzato via dalla prima belva, ma che dico, belvetta. Viceversa si tratta del solito vecchio vizio di giocarsi le carte, in questo caso quella della natura, solo quando fanno comodo e sono a proprio favore, salvo riporle dentro la tasca quando invece potrebbero risultare scomode o a sfavore. Il meno che si possa dire è che si tratti o di ipocrisia o di ignoranza.

Ma parlando di ignoranza. A Feltri manca qualche elementare nozione di diritto del lavoro. Perché dovrebbe sapere che quando una donna va in maternità esiste un istituto di previdenza che paga il suo stipendio al datore di lavoro, mentre la donna riceve uno stipendio, sempre pagato anche con suoi contributi. Tutto questo serve proprio a garantire una continuità sia al datore di lavoro che alla donna, che quando ritorna dovrebbe trovare lo stesso posto e lo stesso stipendio di prima. Non è chiaro dunque perché la paga della donna che fa figli dovrebbe essere inferiore a quella di un uomo di identica mansione che i figli li fa, ma senza andare in maternità. O forse la carriera si gioca tutta in quei pochi mesi – trovatemi una donna che oggi va in maternità per anni – in cui una madre è assente? Invece Feltri ci dovrebbe spiegare, ma ovviamente non è in grado, perché a parità di mansione le donne, tranne che nei settori pubblici o molto protetti, guadagnino meno degli uomini, perché inoltre abbiano stipendi molto più precari, perché prendano pensioni ridicole in confronto a quelle degli uomini. E tutto questo,  anche senza figli (oggi una su due donne resta senza) o facendo uno – uno! – solo. L’unica spiegazione possibile è che le donne italiane sono penalizzate sui luoghi di lavoro esattamente in quanto donne, e non a caso tutti gli indicatori internazionali ci mettono agli ultimi posti quanto a gender gap (che per Feltri non esiste), retribuzioni femminili, povertà femminile e insieme, paradossalmente, numero di figli.

E veniamo all’ultima argomentazione. Da quanto dice Feltri, i figli in sé non sono un valore. Che ci siano o meno non cambia nulla. Che le donne li facciano o meno non cambia nulla. Sono un hobby come il suo, quello dell’orto, solo una questione privata. Evidentemente, il direttore di Libero ignora l’esistenza di una disciplina che si chiama demografia. E che misura la salute di una società proprio in base alla questione del ricambio tra generazioni. L’Italia è in una situazione gravissima, perché si trova in una sorta di piramide rovesciata, dove a pochi giovani corrispondono tantissimi anziani. Detto in soldoni, questo significa che tra poco per dieci anziani che prendono pensione e hanno bisogno di qualcuno che li curi ci saranno molti meno giovani di quelli che sarebbero necessari. Vorrebbe Feltri essere uno di quelli a cui non capita l’assistenza, e quindi rimanere sia senza pensione sia senza qualcuno che gli pulisca la bava quando non potrà farlo da solo? Non credo. Dovrebbe essere grato a quella donna che ha partorito quel figlio che presto lo imboccherà? Credo di sì. E credo, anzi sono sicura, che fare quel figlio non sia una questione privata, appunto, ma pubblica. Ma se è pubblica lo Stato deve mettere le donne in condizioni di fare figli, oltre che favorirle il più possibile quando intendano farlo, come d’altronde in tutti i paesi civili del mondo. E tutto questo solo da un punto di vista utilitaristico, al netto cioè della felicità che un figlio porta a livello individuale e collettivo.

L’ultima battuta è sul “lavoro vero”, l’unico che secondo Feltri dovrebbe essere pagato. C’è da chiedersi se sia più vero il lavoro di un giornalista che se ne sta comodo sulla sua sedia a scrivere commenti come questo, peraltro riccamente finanziato da fondi pubblici, o quello di una madre precaria che oltre a lavorare, magari andando alle sei del mattino a pulire le scale del Feltri-condominio, tira su due figli che presto saranno utili alla società. Ma su questo spero che i commentatori di questo blog non abbiano dubbi. Possiamo avere parere diversi sui ruoli dell’uomo e della donna e sulle istanze delle femministe. Ma dovremmo invece avere opinioni identiche sui deliri di un giornalista al quale bisognerebbe obiettare una cosa sola: mi scusi, ma lei che cazzo sta dicendo?

www.elisabettaambrosi.com
Per contattarmi: elisabetta.ambrosi@gmail.com
Guarda il mio video: 1 minuto per raccontarvi chi sono

 

tratto da: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/01/28/donne-se-fate-figli-e-un-problema-vostro-ed-e-giusto-che-vi-sottopaghino/4118468/

Cerchiamo di chiarirci le idee: secondo Libero il problema dell’Italia è “Spelacchio”, l’albero che “imbarazza” la Raggi. Nessun imbarazzo, invece, per l’appunto di Falcone su BERLUSCONI CHE DAVA SOLDI ALLA MAFIA! E qualcuno si chiede ancora perchè siamo nella m..da fino al collo?

 

Libero

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Cerchiamo di chiarirci le idee: secondo Libero il problema dell’Italia è “Spelacchio”, l’albero che “imbarazza” la Raggi. Nessun imbarazzo, invece, per l’appunto di Falcone su BERLUSCONI CHE DAVA SOLDI ALLA MAFIA! E qualcuno si chiede ancora perchè siamo nella m..da fino al collo?

 

Un grande esempio di giornalismo:

Il titolone – “Spelacchio”, l’albero che imbarazza la Raggi.

Continua Libero – Spelacchio, l’abete di Piazza Venezia, è l’immagine plastica dell’incapacità grillina. In rete non si parla d’altro. Non è un abete qualsiasi, è un tormentone, un mantra, è lui il protagonista indiscusso delle Vacanze Romane in versione natalizia.

Grandioso! Un vero esempio di giornalismo! Loro sì che hanno capito i problemi di questa povera Italia.

Giusto dare risalto all’albero che è stato DONATO al Comune di Roma.

Mica cazzatelle come quella che è stato ritrovato l’appunto di un Magistrato fatto saltare in aria dalla mafia, tale Giovanni Falcone, che si annota che un certo Silvio Berlusconi pagava cosa costra…

Sono cazzatelle queste. D’altra parte ancor più grave di dare soldi alla mafia è dare soldi a giornali di merda!

Leggete e rendetevi conto:

Da Libero:

“Spelacchio”, l’albero che imbarazza la Raggi

Da Antimafia:

Berlusconi, soldi e boss mafiosi negli appunti di Falcone

…E qualcuno si chiede pure perchè siamo nella merda!

 

 

ANGELUCCI, UN EROE ITALIANO: accusato di truffa allo Stato per 163 milioni. Nel 2009 il parlamento respinge la richiesta di arresto. Il processo è misteriosamente fermo e si avvia alla prescrizione. Ha il 99 % di assenze in Parlamento. Nessuno lo caccia a calci in culo.

 

Angelucci

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ANGELUCCI, UN EROE ITALIANO: accusato di truffa allo Stato per 163 milioni. Nel 2009 il parlamento respinge la richiesta di arresto. Il processo è misteriosamente fermo e si avvia alla prescrizione. Ha il 99 % di assenze in Parlamento. Nessuno lo caccia a calci in culo.

ANGELUCCI ANTONIO (Forza Italia – eletto col PDL)

Un fuoriclasse.

Proprietario (insieme al figlio) dei giornali Libero e Il Tempo, e potente imprenditore della sanità privata convenzionata (gruppo Tosinvest, ora San Raffaele SpA) oltre che recordman di assenze in Parlamento.

La famiglia Angelucci, ha  percepito illegittimamente 34 milioni di euro dallo Stato (dal 2006 al 2010), violando la legge sui contributi pubblici all’editoria (come scoperto dall’AGCOM)

– A processo per truffa aggravata nella Sanità ai danni della Regione Lazio per un giro di degenze e presunte prestazioni gonfiate (false diagnosi d’ingresso e certificazioni di prestazioni sanitarie non autorizzate). La sua società è convolta anche in altri processi sempre con accuse simili nel settore della Sanità ma che finisocno regolarmente in prescrizione
Il processo rimane misteriosamente fermo per anni al solito Tribunale di Roma, e si avvia alla prescrizione, .

Nel 2009 la Procura ne chiese gli arresti domiciliari, (che scattarono invece per il figlio Giampaolo e gli altri protagonisti di quella vicenda,funzionari ASL e dirigenti della Regione), ma il parlamento respinse la richiesta

La truffa ammonterebbe, secondo l’accusa, a 163 milioni di euro. Gli Angelucci e gli altri imputati avrebbero, in concorso tra loro, fatto risultare prestazioni sanitarie mai effettuate o incassato rimborsi di analisi in assenza delle necessarie autorizzazioni.
Per ottenere questo risultato Angelucci avrebbe impiegato anche i mezzi d’informazione di sua proprietà «quale forma indebita diretta o potenziale di pressione“. Il gruppo avrebbe agito anche per evitare controlli di Nas e Asl e acquisire notizie riservate sulle indagini

Nella relazione degli investigatori, sarebbe descritto un intreccio complesso di favori, vantaggi e regalie a politici, dirigenti ministeriali e regionali (in particolare della regione Lazio), registrato dalle intercettazioni di telefonate e sms.

Lo scopo sarebbe stato quello di “assicurare al sodalizio una rete di copertura in grado di garantire profitti illeciti“. Come? «Evitando ed attenuando le conseguenze pregiudizievoli di attività di contenimento della spesa sanitaria, ovvero di controlli operati da soggetti istituzionali (Nas e Asl Roma-H), acquisendo notizie riservate in ordine a ispezioni, controlli, indagini giudiziarie, attuando all’occorrenza iniziative finalizzate ad esercitare indebite pressioni sulle indagini di polizia giudiziaria in corso».


– Nel febbraio 2015 i vertici della sua società vengono rinviati a giudizio per un’altra truffa milionaria nella sanità ai danni della Regione Lazio (rimborsi non dovuti per prestazioni sanitarie). . Questa l’accusa a carico dell’amministratore delegato e del legale rappresentante della società Tosinvest sanità spa, rispettivamente Antonio Vallone e Carlo Trivelli  insieme ad altri manager del gruppo San Raffaele spa, dirigenti della casa di cura San Raffaele Pisana, del poliambulatorio San Raffaele Termini e del laboratorio di analisi in via dei Bonaccorsi.  I dirigenti della società di Angelucci avrebbero commesso una serie di truffe a danno del sistema sanitario facendosi liquidare dalla Regione somme totali per circa 22 milioni di euro. I manager, accusati a vario titolo di truffa aggravata, avrebbero presentato fatture a nome Tosinvest, dapprima all’azienda San Giovanni Addolorata e poi alla Asl Roma D, inserendo un codice relativo alle prestazioni svolte in regime di accreditamento anche per quelle prive di tale requisito. In questo modo avrebbero indotto in errore i funzionari della Regione Lazio deputati all’erogazione dei fondi, procurandosi un ingiusto profitto ai danni dell’ente pubblico.
 Il Tribunale di Roma anche stavolta se la prende comoda e fissa la prima udienza del processo il 19 luglio 2016.

Come proprietario di Libero e del Riformista è a processo per truffa aggravata. Soldi pubblici (contributi per l’editoria) percepiti illecitamente per i suoi giornali
Anche questo processo (anni per arrivare al rinvio a giudizio solo nel 2014, e ancora non si è arrivati a una sentenza di 1 grado) è finito misteriosamente su un binario morto al Tribunale di Roma, e si avvia verso la prescrizione.

L’AGCOM ha anche già sanzionato la famiglia Angelucci, per avere percepito illegittimamente 34 milioni di euro dallo Stato (dal 2006 al 2010), violando la legge sui contributi pubblici all’editoria.

– La Tosinvest/San Raffaele, che fà capo alla sua famiglia,  è stata condannata dalla Corte dei Conti per danno erariale (41 milioni di euro)  nello scandalo dei rimborsi gonfiati a favore del San Raffaele di Cassino. Scrivono i giudici contabili: «è assente la documentazione riguardante l’effettuazione delle tre ore di riabilitazione», richieste per legge. Il numero di dipendenti della clinica, osservano i magistrati, assicurava in realtà prestazioni della durata massima di un’ora e, quindi, un rimborso di gran lunga inferiore per le visite. Ancora, i semplici mal di testa trasformati in “disturbi del sistema nervoso periferico” per avere diritto a una maggiore remunerazione da parte del sistema sanitario e il caso delle firme apposte sui referti di pazienti già deceduti: una scoperta che «assume profili inquietanti». E che, insieme alle altre irregolarità, è costata la condanna al San Raffaele e, in via sussidiaria, a nove tra manager pubblici e camici bianchi.

– Da marzo 2017 è indagato con l’accusa di traffico di influenze per aver tentato di aggiustare due processi in Cassazione. Un procedimento riguardava una misura cautelare reale riferita a un sequestro disposto dalla procura di Bari nei confronti del consorzio San Raffaele e della Finanziaria Tosinvest per 7milioni di euro. Il secondo processo era inerente a una causa di lavoro con un medico, in precedenza assunto presso il San Raffaele, il cui ricorso era pendente in Cassazione dopo la decisione del tribunale civile. La prima è fallita perché il presidente della VI sezione della suprema corte respinse l’offerta, mentre nel secondo caso il piano rimase solo sulla carta. Nella vicenda sono indagati per corruzione Maurizio Ferraresi, dirigente dell’Asl Roma1 e l’ex giudice Franco Amedeo.

– Ha il 99 % di assenze in Parlamento

– Su uno dei suoi giornali (Libero) compaiono ancora oggi gli editoriali di Renato Farina, nonostante sia stato radiato dall’Ordine dei Giornalisti perchè pubblicava su Libero falsi dossier e notizie false in cambio di denaro per conto dei Servizi deviati. Pluricondannato per favoreggiamento e falso in atto pubblico

– Nell’inchiesta Consip entra in ballo (tanto per cambiare) anche ANGELUCCI.

Ecco le INTERCETTAZIONI :
(Russo): “Bhè in due si so’ presi tre lotti! La cooperative“, in particolare c’ è: “questo consorzio energia locali” che, stando al Russo Carlo, sono quelli che fanno riferimento a Denis Verdini: “mhhhh… quelli sono.. stanno con Verdini“, ed a un avvocato parlamentare che, si vedrà in seguito essere il deputato di Ala Ignazio Abrignani, braccio destro di Verdini “ co.. un avvocato parlamentare“».
«Anche Romeo», annotano gli investigatori, «sembra persuaso dalla bontà della notizia: “eh! chill… chill a fatt u l’ operazione! (dialetto campano, ndr)” a cui fa eco il Russo: “si inc. (bisbiglia, ndr) non fa.. non fa niente, l’ ha fatta Verdini“, per poi concludere Romeo: “eh! i soldi li ha portati a casa Verdini (tono di voce bassissimo, ndr)».

Entra in ballo Angelucci: «Russo», si legge nell’ informativa, «racconta a Romeo un episodio della vita di Verdini che può spiegare i motivi per cui quest’ ultimo possa aver fatto aggiudicare al Consorzio energia locali: “eh! io penso proprio di sì. anche perché, c’ è un altro parlamentare forzista che ha delle cliniche molto ricco” “Angelucci! Pensi che.. e.. Verdini aveva delle difficoltà e Angelucci s’ è comprato la casa di Verdini inc. (farfuglia, ndr) sti soldi insomma.. e perché doveva in qualche modo rientrare perché… e quindi può darsi che siccome la cosa è piuttosto fresca risale a un anno e mezzo fa, può darsi che… si sia chiusa così l’ operazione».

fonte: http://www.lincredibileparlamentoitaliano.yolasite.com/