Incredibile ma vero: la mostra “Razzismo in cattedra” sulle leggi razziali fasciste organizzata da studenti di un Liceo di Trieste censurata dal sindaco fascista!!

 

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Incredibile ma vero: la mostra “Razzismo in cattedra” sulle leggi razziali fasciste organizzata da studenti di un Liceo di Trieste censurata dal sindaco fascista!!

 

Leggi razziali, a Trieste la mostra degli studenti del Petrarca censurata dal sindaco

La mostra “Razzismo in cattedra” sulle leggi razziali promulgate dal fascismo a cura degli studenti del Liceo Petrarca di Trieste è sembrata a tutti lodevole, finché non è apparsa la locandina che rappresenta la prima pagina del giornale quotidiano Piccolo del 3 Settembre 1938, censurata dal sindaco di centrodestra della città friulana.

Una mostra sulle leggi razziali a 80 anni esatti dal loro promulgazione in epoca fascista. L’idea della mostra “Razzismo in cattedra”, volta a commemorare uno dei periodi più bui della nostra storia, è degli studenti del Liceo Petrarca di Trieste in collaborazione con lo stesso Comune del capoluogo giuliano, il Museo della Comunità Ebraica e l’Archivio di Stato. L’iniziativa è sembrata a tutti lodevole, fino a quando non è comparsa la locandina della discordia, una locandina che è un pugno allo stomaco e che rappresenta la prima pagina del giornale quotidiano Piccolo del 3 Settembre 1938.

La pagina del giornale selezionata dagli studenti titola “Completa eliminazione dalla scuola fascista degli insegnanti e degli alunni ebrei” indica quando la legge diventa effettiva, il momento in cui tutti gli studenti e gli insegnanti ebrei sono stati cacciati dalla scuola. Il manifesto ci riporta a ricordare i nefasti avvenimenti avvenuti qualche mese prima.  Il 14 luglio 1938 è il  giorno in cui è stato firmato da illustri scienziati dell’epoca il vergognoso Manifesto della Razza. Al titolo granitico sul manifesto è stato accostato in un collage il viso pulito di tre giovani ragazze, che sorridono candidamente.

Il primo a manifestare un disaccordo è stato l’Assessore triestino Giorgio Rossi il quale ha chiesto delle modifiche alla locandina. L’assessore è stato sostenuto dal vicesindaco e dal sindaco Roberto Di Piazza di coalizione del centrodestra che ha giudicato la locandina troppo “forte”. Nel dibattito sono intervenuti anche i consiglieri comunali pentastellati i quali hanno commentato come “sconcertante” il tentativo di censura da parte dell’assessore. La polemica si sta svolgendo a ridosso delle celebrazioni di oggi, 18 settembre, che proprio nella città triestine ricordano l’annuncio di Mussolini relativamente al contenuto delle leggi razziali che saranno poi promulgate a novembre del 1938.

Intanto la direttrice dell’istituto Cesira Militello ha sospeso i lavori e la mostra non è stata inaugurata. Ora il liceo è di nuovo alla ricerca di una sede dove il proprio evento non verrà censurato, ma il dibattito è appena aperto.

fonte: https://www.fanpage.it/leggi-razziali-a-trieste-la-mostra-degli-studenti-del-petrarca-censurata-dal-sindaco/
http://www.fanpage.it/

Leggi razziali 80 anni dopo: l’Italia è ancora piena di fascisti e antisemiti

 

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Leggi razziali 80 anni dopo: l’Italia è ancora piena di fascisti e antisemiti

Il 5 settembre 1938 Vittorio Emanuele III e Benito Mussolini firmarono i “decreti della vergogna”: cominciò la persecuzione degli ebrei italiani

Siamo in un paese che col suo passato non ha mai fatto i conti. Ci culliamo forse nel senso della distanza, quando solo 80 anni fa, poche generazioni prima di noi, nel settembre del 1938, il re Vittorio Emanuele III firmava, dietro pressioni di Mussolini, le famigerate leggi razziali. I decreti della vergogna iniziarono così ufficialmente a repressione del popolo ebraico.

Ottant’anni sono passati e nonostante tutto in Italia siamo ancora pieni di razzisti che sparano agli immigrati e ai bambini rom, di fascisti che vogliono dedicare strade a Giorgio Almirante (che del Manifesto della razza, corollario “intellettuale” delle leggi, fu firmatario e promulgatore), di violenti che organizzano ronde nelle strade, nelle spiagge e nelle piazze italiane “infestate” a loro dire dagli immigrati. Ottant’anni e pochi, se non nessun insegnamento.

E allora è bene rivederle, queste leggi. È bene sapere che, dopo il 5 settembre 1938, gli italiani e gli ebrei non potevano più sposarsi o intessere qualsiasi forma di relazione. È bene sapere che agli ebrei venne interdetto l’ingresso nei negozi, negli uffici pubblici, nelle scuole, nelle università. È bene ricordare che i libri scritti da autori ebrei vennero messi al bando, che agli ebrei fu vietato, da un giorno all’altro, di esercitare la funzione di notaio, avvocato, giornalista, professore, militare. 

È bene saperlo perché sulla base di un odio inspiegabile i fascismi d’Europa misero il mondo a ferro e fuoco. E tutto partì da lì, da quel 5 settembre di 80 anni fa che troppo in fretta abbiamo dimenticato. 

 

tratto da: https://www.globalist.it/culture/2018/09/04/leggi-razziali-80-anni-dopo-l-italia-e-ancora-piena-di-fascisti-e-antisemiti-2030284.html

L’amarezza di Camilleri: “intorno all’estremismo di Salvini vedo il consenso di Mussolini nel 1937 – Sto per lasciare una brutta eredità ai miei nipoti”

 

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L’amarezza di Camilleri: intorno all’estremismo di Salvini vedo il consenso di Mussolini nel 1937

Lo scrittore parla dei giorni giorni bui: questo è davvero un brutto passaggio nella storia italiana. Sto per lasciare una brutta eredità ai miei nipoti.

Parole amare, con la delusione nel vedere un paese incattivito e pieno di razzisti: “Non ho rimpianti per il passato. Però questo è davvero un brutto passaggio nella storia italiana che temo non abbia paragoni con altri periodi”. Lo ha dettolo scrittore Andrea Camilleri in un’intervista a ‘la Repubblica’, dove definisce l’Italia di oggi “un paese che torna indietro, come i gamberi. È come se avesse cominciato a procedere in senso inverso, smarrendo le importanti conquiste sociali che aveva realizzato in passato. Se devo essere sincero, io non riconosco più gli italiani”, dice.
E a proposito delle posizioni del ministro dell’Interno e leader della Lega, Matteo Salvini: “Non voglio fare paragoni – osserva Camilleri – ma intorno alle posizioni estremiste di Salvini avverto lo stesso consenso che a dodici anni, nel 1937, sentivo intorno a Mussolini. Ed è un brutto consenso perché fa venire alla luce il lato peggiore degli italiani, quello che abbiamo sempre nascosto”. Quale? “Prima di tutto il razzismo. Noi ci siamo riparati dietro l’immagine stereotipata di ‘italiani brava gente’, ma non è sempre stato così, specie nell’Africa Orientale. Su questo preferisco sorvolare. Però ricordo ancora le scritte che mi accoglievano a Torino negli anni Sessanta quando andavo a lavorare nella sede Rai: ‘Non si affittano case ai meridionali'”.
“Una delle mie più grosse pene è proprio questa: a novantatré anni, a un passo dalla morte, mi trovo a lasciare a nipoti e pronipoti un’Italia che non mi aspettavo di lasciare in eredità. I miei uomini politici si chiamavano De Gasperi, Togliatti, Nenni, Sforza. Avevano un preciso concetto dello Stato e di quello che si poteva fare del paese. Abbiamo ricostruito l’Italia, ora la stiamo risfasciando. Per questa ragione sento di aver fallito come cittadino italiano. E mi pesa molto”, conclude Camilleri.

tratto da: https://www.globalist.it/politics/2018/07/08/l-amarezza-di-camilleri-intorno-all-estremismo-di-salvini-vedo-il-consenso-di-mussolini-nel-1937-2027538.html

Austria, il governo di estrema destra propone la giornata lavorativa a 12 ore. Perchè, se siete tanto coglioni da non averlo ancora capirlo, voi, gente comune, non siete altro che carene da macello!

 

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Austria, il governo di estrema destra propone la giornata lavorativa a 12 ore. Perchè, se siete tanto coglioni da non averlo ancora capirlo, voi, gente comune, non siete altro che carene da macello!

 

 

Decine di migliaia di persone hanno riempito le strade di Vienna lo scorso 30 maggio per esprimere la loro opposizione alle nuove leggi antipopolari del governo di destra-estrema destra che includono la giornata lavorativa di 12 ore e la settimana lavorativa di 60 ore, senza che le ore in più vengano pagate come straordinario.

Secondo le autorità alla manifestazione hanno partecipato circa 80.000 persone, mentre gli organizzatori della Confederazione Sindacale Austriaca (ÖGB) parlano di 100.000-120.000 partecipanti da tutto il paese e industrie. Attualmente, la giornata lavorativa in Austria è di 8 ore con una settimana lavorativa di 40 ore; tuttavia, esiste già una disposizione che consente alle aziende di far lavorare i propri dipendenti fino a 10 ore al giorno e fino a 50 ore settimanali, ma a seguito di contrattazione coi consigli di fabbrica. Il governo “nazionalista-populista”, guidato da Sebastian Kurz sostenuto da una coalizione composta dal Partito Popolare (ÖVP) di destra e dal Partito Libertà (FPÖ) di estrema destra (alleato della Lega di Salvini), ha ammesso che le modifiche alle leggi sul lavoro sono necessarie per dare alle imprese (i capitalisti) maggiore flessibilità per migliorare la loro competitività internazionale: perfettamente in linea con le strategie del capitale e direttrici dell’UE. Per il sindacato si tratta della «cambiale che Kurz deve agli industriali per il loro sostegno alla sua campagna elettorale».

Il Partito del Lavoro d’Austria (Partei der Arbeit, PdA), membro della Iniziativa Comunista Europea, ha partecipato con un proprio blocco alla manifestazione, chiamando a continuare e intensificare la lotta, la mobilitazione e le azioni dei lavoratori «fino a quando questa legge e questo governo non cadranno!». Inoltre, ha evidenziato, come questa manifestazione abbia dimostrato «come i lavoratori sono pronti a combattere» invocando l’organizzazione degli scioperi sottolineando come sia stato il fermento nella base dei lavoratori a costringere la leadership sindacale della ÖGB a chiamare la mobilitazione. Scioperi e assemblee sono in corso nel settore dei trasporti (ferrovie e trasporto locale).

Il progetto di legge dovrebbe esser approvato dal parlamento austriaco giovedì. La mobilitazione ha portato al momento ad una parziale marcia indietro da parte del governo che ha annunciato che i singoli lavoratori potranno rifiutarsi (sulla carta) di fare “straordinari” (non pagati) senza dare una motivazione. Ma questo naturalmente non cambia la portata dell’attacco antioperaio operato dal governo nazionalista che colpisce una delle primarie e principali conquiste del movimento operaio internazionale, spostando ulteriormente i rapporti di forza dalla parte del padrone che non dovrà giustificare l’estensione dell’orario di lavoro e di conseguenza nemmeno contrattarlo con il consiglio di fabbrica ma solo col singolo lavoratore altamente ricattabile. Un attacco che volto nella direzione di rafforzare il capitale nel proprio paese include anche il taglio e la limitazione dei sussidi di disoccupazione.

Inizialmente rivolta contro i rifugiati e gli immigrati, mirando a dividere i lavoratori, la linea politica del governo nazionalista-populista ha svelato ben presto nella pratica tutta la sua natura di classe al servizio dei capitalisti. L’attacco ai sussidi si vuol estendere adesso anche ai disoccupati austriaci dopo aver drasticamente ridotto (cambiando anche alcuni sostanziali criteri) quelli per i rifugiati e richiedenti asilo. Attualmente, il sussidio di disoccupazione (Arbeitslosengeld), a determinate condizioni, corrisponde al 55% del reddito netto precedente e dura circa 5 mesi (20 settimane). Alla scadenza di questo periodo, viene data la cosiddetta “assistenza d’emergenza” (Notstandshilfe) che consiste nel 90%-95% del sussidio di disoccupazione per una durata illimitata ma non sufficiente per il costo della vita.

La riforma dal titolo “Nuovo sussidio di disoccupazione” (Arbeitslosengeld NEU), prevede la cancellazione dell’”assistenza d’emergenza” e i disoccupati accederanno solo al reddito minimo garantito (Mindestsicherung) legato all’accettazione di un “qualsiasi lavoro”. L’indennità di disoccupazione sarà ridotta, soprattutto per coloro che hanno lavorato per molti anni, che hanno avuto un salario decente e, quindi, un relativamente alta disoccupazione. Inoltre, i beneficiari del reddito minimo garantito non possono avere “beni” (auto, depositi ecc.) superiori ai 4.200€. Insomma, da adesso i disoccupati saranno costretti a vendere quello che hanno per accedere al reddito minimo garantito e, inoltre, i beneficiari, saranno fortemente spinti ad accettare lavori di qualsiasi natura e in qualsiasi parte del paese. Le agenzie per l’impiego assegneranno i disoccupati in tutto il paese, a seconda delle esigenze delle imprese, sotto la minaccia della perdita del sostegno.

Ma l’attacco contro i disoccupati è già in atto. Lo scorso anno il Servizio del Mercato del Lavoro (ArbeitsMarktService-AMS) ha tagliato i sussidi di disoccupazione o l’assistenza di emergenza a 111.541 disoccupati, di cui circa 19.000 per aver rifiutato il lavoro non accettando come motivazioni la “distanza” o il “basso salario” anche se prossimo alla soglia di povertà.

 

 

fonte: http://www.lariscossa.com/2018/07/02/austria-governo-estrema-destra-porta-la-giornata-lavorativa-12-ore-forti-proteste/

L’assessora lombarda Lara Magoni ci riprova con la solita cazzata: “il fascismo ha fatto anche cose buone” …tutte balle – Rinfrescatevi la memoria: “Quando c’era lui…” ecco i MITI DA SFATARE sul fascismo

 

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L’assessora lombarda Lara Magoni ci riprova con la solita cazzata: “il fascismo ha fatto anche cose buone” …tutte balle – Rinfrescatevi la memoria: “Quando c’era lui…” ecco i MITI DA SFATARE sul fascismo

Laggi anche:

Ci risiamo, l’assessora lombarda Lara Magoni la spara grossa: “Ci fu un fascismo buono” …Glie la rinfreschiamo noi la memoria a questa cretina, con una semplice ricordo storico: “Nessuno dei duecento bambini è mai tornato”…

“Quando c’era lui…” ecco i MITI DA SFATARE sul fascismo

 Alcuni articoli mettono in dubbio i “miti del fascismo” che spesso vengono rilanciati sul web; ve li proponiamo di seguito. Cosa ne pensate?
QUANDO C’ERA LUI I TRENI ARRIVAVANO IN ORARIO… qualche mito da sfatare.

Mito: Devi ringraziare il Duce se esiste la pensione.

Realtà: In Italia la previdenza sociale nasce nel 1898 con la fondazione della “Cassa nazionale di previdenza per l’invalidità e la vecchiaia degli operai”, un’assicurazione volontaria integrata da un contributo di incoraggiamento dello Stato e dal contributo anch’esso libero degli imprenditori. Mussolini aveva in quella data l’età 15 anni. L’iscrizione a tale istituto diventa obbligatoria solo nel 1919, durante il Governo Orlando, anno in cui l’istituto cambia nome in “Cassa Nazionale per le Assicurazioni Sociali”. Mussolini fondava in quella data i Fasci Italiani e non era al governo.
Tutta la storia della nostra previdenza sociale è peraltro verificabile sul sito dell’Inps. La pensione sociale viene introdotta solo nel 1969. Mussolini in quella data è morto da 24 anni.

Mito: Il Duce garantì l’assistenza sanitaria a tutti lavoratori.

Realtà: Con la legge dell’11 gennaio 1943, n. 138, con il nome di Ente mutualità fascista – Istituto per l’assistenza di malattia ai lavoratori, venne istituita la prima Cassa Mutua di Assistenza di Malattia che offriva tutele solo ai lavoratori del pubblico impiego. Tutti gli altri non ne avevano diritto.
Il diritto alla tutela della salute per tutti nasce il 13 maggio 1947, data in cui viene istituita l’INAM, Istituto Nazionale per l’assicurazione contro le malattie, riformato nel 1968, con la legge n. 132 (cosiddetta “legge Mariotti”), che assisteva tutti i lavoratori, anche coloro che dipendevano da imprese private.
Nel 1978, con la legge n. 833 del 27 dicembre, veniva estesa, oltre che l’indennità retributiva in caso di malattia, anche il diritto all’assistenza medica con la costituzione del Servizio Sanitario Nazionale, con decorrenza del 1º luglio 1980 (la cosiddetta “riforma sanitaria”). La norma era chiaramente ispirata al National Health Service (NHS) britannico.

Mito: La cassa integrazione guadagni è stata pensata e creata dal Duce.

Realtà: La cassa integrazione guadagni (CIG) è un ammortizzatore sociale per sostenere i lavoratori delle aziende in difficoltà economica. Nasce nell’immediato dopoguerra per sostenere i lavoratori dipendenti da aziende che durante la guerra furono colpite dalla crisi e non erano in grado di riprendere normalmente l’attività. Quindi la cassa integrazione nasce per rimediare ai danni causati dal fascismo e della guerra che hanno causato milioni di disoccupati.

Mito: Il Duce ha avviato il progetto della bonifica pontina.

Realtà: I primi lavori di bonifica cominciarono nel 1924 con l’istituzione del Consorzio di Bonifica di Piscinara che avviò la canalizzazione delle acque del bacino del fiume Astura, riprendendo un progetto di Leonardo Da Vinci, interessato anche lui su una ipotesi di bonifica. Addirittura i primi lavori furono eseguiti da i Volsci (intorno al VI secolo a.c.) che, con un sistema di drenaggio a base di cunicoli rimasti celebri e forse insuperati, riuscirono ad assicurare la disciplina delle acque per cui la zona divenne prosperosa e fertile. Mussolini, quindi, non ha avviato un bel niente.

Mito: Ai tempi del Duce eravamo tutti più ricchi.

Realtà: Mussolini permise agli industriali e agli agrari di aumentare in modo consistente i loro profitti, a scapito degli operai. Infatti fece approvare il loro contenimento dei salari.
Nel 1938, dopo 15 anni di suo operato, la situazione economica dell’italiano medio era pessima, il suo reddito era circa un terzo di quello di un omologo francese.

Mito: Il Duce ha fatto costruire grandi strade in Italia.

Realtà: Il programma infrastrutturale che prevedeva la costruzione delle strade completate durante il ventennio cominciò già durante il quinto governo di Giovanni Giolitti, avendo constatato l’impossibilità di uno sviluppo industriale in mancanza di solide strutture.

Mito: Il Duce è stato l’unico uomo di governo che abbia veramente amato questa nazione.

Realtà:  “Mi serve qualche migliaio di morti per sedermi al tavolo delle trattative”
Già…proprio amore.
Mussolini amava talmente l’Italia che:
– ha instaurato una dittatura
– ha abbassato tutti i salari
– ha firmato i Patti Lateranensi
– ha portato il paese al collasso economico
– ha tolto la libertà ai cittadini italiani
– instaurando le leggi razziali ha scritto una delle pagine più infami e vili della storia italiana.
Voleva così bene al suo popolo da farlo sprofondare in una guerra civile quando fu esautorato dal potere creando la Repubblica Sociale Italiana. Un paese già allo sbando a causa dell’armistizio dell’8 settembre e provato dalla guerra (condotta da lui con esiti a dir poco disastrosi) venne dilaniato ancora di più tra cosiddetta” Repubblica di Salò” e Italia liberata.

Tra l’altro, non è vero neppure che che “quando c’era lui i treni arrivavano in orario”.
Come spiega questo articolo dell’Indipendent si tratterebbe infatti di un mito derivante dalla propaganda durante il Ventennio.
La puntualità dei treni era infatti per la propaganda fascista il simbolo del ritorno all’ordine nel paese ma, in realtà, è solo grazie alla censura sistematica delle notizie riguardanti incidenti e disservizi ferroviari che questa immagine si è potuta formare.

Cari nostalgici del fascismo, il mascellone è finito appeso a testa in giù con le persone che prendevano a calci il suo cadavere. Chiedetevi il perchè.

 

Ci risiamo, l’assessora lombarda Lara Magoni la spara grossa: “Ci fu un fascismo buono” …Glie la rinfreschiamo noi la memoria a questa cretina, con una semplice ricordo storico: “Nessuno dei duecento bambini è mai tornato”…

 

Lara Magoni

 

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Ci risiamo, l’assessora lombarda Lara Magoni la spara grossa: “Ci fu un fascismo buono” …Glie la rinfreschiamo noi la memoria a questa cretina, con una semplice ricordo storico: “Nessuno dei duecento bambini è mai tornato”…

Ci risiamo, l’assessora lombarda Lara Magoni la spara grossa: “Ci fu un fascismo buono”

L’ex campionessa di sci, e assessore al Turismo, su Fb ha sostenuto che le tutele ai lavoratori sono nate nel Ventennio, e ha postato il telegramma del Primo Maggio del 1937 firmato da Benito Mussolini

«Le leggi che tutelano i lavoratori nascono proprio TUTTE dal fascismo». Lara Magoni, ex campionessa di sci e da poche settimane assessore al Turismo, alla Moda e al Marketing territoriale nella giunta di Attilio Fontana (in quota Fratelli d’Italia), ne è sicura: almeno in fabbrica si stava meglio quando si stava peggio. Perché, per dirlo con le parole del suo post di martedì, «rinnegare ciò che di buono è stato fatto è un grande errore», visto poi che «quei benefit piacciono a tutti». A corredo del suo pensiero l’assessore posta il telegramma del Primo Maggio del 1937 firmato da Benito Mussolini e indirizzato al prefetto di Torino col quale il Duce ordina di rivolgersi «al senatore Agnelli» affinché la Fiat si doti di «refettori decorosi» (i benefit, appunto) «perché l’uomo non è una macchina adibita a un’altra macchina».

(tratto da: http://www.globalist.it/politics/articolo/2018/05/03/ci-risiamo-l-assessora-lombarda-lara-magoni-la-spara-grossa-ci-fu-un-fascismo-buono-2023641.html)

Cara Magoni, rinfrescati la memoria:

Pro memoria per i giovani che si dicono “fascisti”, ma non sanno manco di che parlano: “Nessuno dei duecento bambini è mai tornato”.

Nessuno dei duecento bambini è mai tornato.

Il 27 Settembre 1943 iniziava la raccolta dei 50 chili d’oro da parte degli ebrei di Roma,da consegnare ai nazisti in cambio della loro incolumità. Ma era solo un altro inganno, perché il 16 ottobre del 1943, il “sabato nero” del ghetto di Roma, alle 5.15 del mattino le SS invadono le strade del Portico d’Ottavia e rastrellano 1022 persone, tra cui oltre 200 bambini. Due giorni dopo, alle 14.05 del 18 ottobre, diciotto vagoni piombati partiranno dalla stazione Tiburtina. Dopo sei giorni arriveranno al campo di sterminio di Auschwitz in territorio polacco. Solo quindici uomini e una donna (Settimia Spizzichino) ritorneranno a casa dalla Polonia.

(tratto da: https://bandabassotti.myblog.it/2017/09/30/pro-memoria-per-i-giovani-che-si-dicono-fascisti-ma-non-sanno-manco-di-che-parlano-nessuno-dei-duecento-bambini-e-mai-tornato/)

La “ducetta” al Sindaco di Macerata: “Chieda scusa alla famiglia Mussolini”. Ci vuole una bella faccia di bronzo. Non mi risulta che la “famiglia Mussolini” abbia mai chiesto scusa al mondo per 500.000 Italiani crepati in guerra, 80.000 libici e 700.000 abissini trucidati, per le leggi razziali per….

 

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La “ducetta” al Sindaco di Macerata: “Chieda scusa alla famiglia Mussolini”. Ci vuole una bella faccia di bronzo. Non mi risulta che la “famiglia Mussolini” abbia mai chiesto scusa al mondo per 500.000 Italiani crepati in guerra, 80.000 libici e 700.000 abissini trucidati, per le leggi razziali per….

Chieda scusa alla famiglia Mussolini: tra la ‘ducetta’ e il sindaco di Macerata sfiorata la rissa

Alessandra Mussolini, arrivata in città dopo la “pignatta antifascista”, con il fantoccio del duce a testa in giù preso a bastonate dai bambini. Chieda scusa lei per i crimini del nonno

Lei è già fascista del nonno. Ma il guaio è che la signora gira tranquillamente con il suo tono arrogante ed è parte integrante della decadenza della politica italiana.
Si è rischiato lo scontro fisico nell’incontro tra il sindaco di Macerata Romano Carancini e l’europarlamentare Alessandra Mussolini, arrivata in città dopo la “pignatta antifascista”, con il fantoccio del duce a testa in giù preso a bastonate dai bambini in piazza Cesare Battisti il 25 aprile.
“Uno scempio, un atto osceno” secondo l’eurodeputata, che ha invitato il sindaco a chiedere scusa alla città e a ritirare le deleghe ad un assessore. “Lei si deve vergognare” ha replicato Carancini.
Un battibecco andato avanti per un po’ tra la ‘ducetta’ che pretendeva che Carancini chiedesse scusa alla famiglia Mussolini e il sindaco che aveva ribadito di aver condannato senza esitazioni il gesto.
Chiedere scusa alla famiglia Mussolini? Ma chiedesse scusa lei per quello che la famiglia Mussolini ha fatto in Italia e tornasse a Roma in ginocchio fino al Ghetto ebraico e alla Fosse Ardeatine a chiedere scusa per i crimini del nonno e dei suoi alleati nazisti.

QUI il video

Giosto per rinfrescarVi la memoria, ecco alcune delle cose di cui la famiglia Mussolini dovrebbe chiedere scusa… e non parliamo di un pupazzo appeso a testa in giù…

I 42 fucilati nel ventennio su sentenza del Tribunale Speciale.

Coloro che subirono 28.000 anni di carcere e confino politico.

Gli 80.000 libici sradicati dal Gebel con le loro famiglie e condannati a morire di stenti nelle zone desertiche della Cirenaica dal generale Graziani.

I 700.000 abissini barbaramente uccisi nel corso della impresa Etiopica e nelle successive “operazioni di polizia”. I combattenti antifascisti caduti nella guerra di Spagna.

I 350.000 militari e ufficiali italiani caduti o dispersi nella Seconda Guerra mondiale.

I combattenti degli eserciti avversari ed i civili che soffrirono e morirono per le aggressioni fasciste.

I 45.000 deportati politici e razziali nei campi di sterminio, 15.000 dei quali non fecero più ritorno.

I 640.000 internati militari nei lager tedeschi di cui 40.000 deceduti ed i 600.000 e più prigionieri di guerra italiani che languirono per anni rinchiusi tra i reticolati, in tutte le parti del mondo.

I 110.000 caduti nella Lotta di Liberazione in Italia e all’estero.

Le migliaia di civili sepolti vivi tra le macerie dei bombardamenti delle città.

Quei giovani che, o perché privi di alternative, o perché ingannati da falsi ideali, senza commettere alcun crimine, traditi dai camerati tedeschi e dai capi fascisti, caddero combattendo dall’altra parte della barricata.

 

fonti:

http://www.globalist.it/news/articolo/2018/04/27/chieda-scusa-alla-famiglia-mussolini-tra-la-ducetta-e-il-sindaco-di-macerata-sfiorata-la-rissa-2023396.html

http://anpi-lissone.over-blog.com/article-11803768.html

La bancarotta dell’umanità

 

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La bancarotta dell’umanità

Sono indignato per quanto sta avvenendo sotto i nostri occhi verso i migranti, nell’indifferenza generale. Stiamo assistendo a gesti e a situazioni inaccettabili sia a livello giuridico, etico ed umano. E bestiale che Beauty, donna nigeriana incinta, sia stata respinta dalla gendarmeria francese. Lasciata alla stazione di Bardonecchia (Torino), nella notte, nonostante il pancione di sei mesi e nonostante non riuscisse quasi a respirare perché affetta da linfoma. E morta in ospedale dopo aver partorito il bimbo: un raggio di luce di appena settecento grammi!

È inammissibile che la Procura di Ragusa abbia messo sotto sequestro la nave spagnola Open Arms per aver soccorso dei migranti in acque internazionali, rifiutandosi di consegnarli ai libici che li avrebbero riportati nell’inferno della Libia. È disumano vedere arrivare a Pozzallo sempre sulla nave Open Arms Resen, un eritreo di ventidue anni che pesava 35 chilogrammi, ridotto alla fame in Libia, morto poche ore dopo in ospedale. Il sindaco che lo ha accolto fra le sue braccia , inorridito ha detto: “Erano tutti pelle e ossa, sembravano usciti dai campi di concentramento nazisti”.

È criminale quello che sta avvenendo in Libia, dove sono rimasti quasi un milione di rifugiati che sono sottoposti – secondo il Rapporto del segretario generale dell’Onu, A. Guterres – a detenzione arbitraria e torture, tra cui stupri e altre forme di violenza sessuale, a lavori forzati e uccisioni illegali. E nel Rapporto si condanna anche la condotta spregiudicata e violenta da parte della Guardia Costiera libica nei salvataggi e intercettazioni in mare.

È scellerato, in questo contesto, l’accordo fatto dal governo italiano con l’uomo forte di Tripoli, El- Serraj (non cè nessun governo in Libia!) per bloccare l’arrivo dei migranti in Europa. È illegale l’invio dei soldati italiani in Niger deciso dal Parlamento italiano, senza che il governo del Niger ne sapesse nulla e che ora protesta. È immorale anche l’accordo della UE con la Turchia di Erdogan con la promessa di sei miliardi di euro, per bloccare soprattutto l’arrivo in Europa dei rifugiati siriani, mentre assistiamo a sempre nuovi naufragi anche nell’Egeo: l’ultimo ha visto la morte di sette bambini!

È disumanizzante la condizione dei migranti nei campi profughi delle isole della Grecia. Chi vede gli occhi dei bambini che incontriamo nei campi profughi – ha detto l’arcivescovo Hyeronymous di Grecia a Lesbos – è in grado di riconoscere immediatamente, nella sua interezza la bancarotta dell’umanità.

È vergognoso che una guida alpina sia stata denunciata dalle autorità francesi e rischi cinque anni di carcere per aver aiutato una donna nigeriana in preda alle doglie insieme al marito e agli altri due figli, trovati a 1.800 metri, nella neve.

Ed è incredibile che un Europa che ha fatto una guerra per abbattere il nazi-fascismo stia ora generando nel suo seno tanti partiti xenofobi, razzisti o fascisti. “Europa , cosa ti è successo?”, ha chiesto ai leader della Ue papa Francesco. E questo anche il mio grido di dolore. Purtroppo non naufragano solo i migranti nel Mediterraneo, sta naufragando anche l’Europa come patria dei diritti.

Ho paura che , in un prossimo futuro, i popoli del Sud del mondo diranno di noi quello che noi diciamo dei nazisti. Per questo mi meraviglio del silenzio dei nostri vescovi che mi ferisce come cristiano, ma soprattutto come missionario che ha sentito sulla sua pelle cosa significa vivere dodici anni da baraccato con i baraccati di Korogocho a Nairobi (Kenya). Ma mi ferisce ancora di più il quasi silenzio degli Istituti missionari e delle Curie degli Ordini religiosi che operano in Africa. Per me è in ballo il Vangelo di quel povero Gesù di Nazareth: ero affamato, assetato, forestiero E quel Gesù crocifisso, torturato e sfigurato che noi cristiani veneriamo in questi giorni nelle nostre chiese, ma che ci rifiutiamo di riconoscere nella carne martoriata dei nostri fratelli e sorelle migranti. È questa la carne viva di Cristo oggi.

di Alex Zanotelli

 

fonte: https://comune-info.net/2018/03/migranti-la-bancarotta-dellumanita/

Michela Murgia: «I fascisti li riconosci dal modo con cui banalizzano la realtà»

 

Michela Murgia

 

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Michela Murgia: «I fascisti li riconosci dal modo con cui banalizzano la realtà»

La scrittrice: «I fascisti li riconosci dal modo con cui banalizzano la realtà»

La scrittrice Michela Murgia giovedì 23 a Lucca spiegherà il suo decalogo per riconoscere l’ultradestra e smascherare il populismodi Flavia Piccinni

Michela Murgia non è solo una scrittrice di successo e una conduttrice televisiva. Non è solo in giro per i teatri italiani con lo spettacolo sold out “Quasi Grazia” scritto da Marcello Fois, che racconta la storia di Grazia Deledda («il teatro mi attrae solo per la misura di mettere in scena i miei testi, ma in questo caso salire sul palcoscenico aveva un senso profondo»). È anche, forse soprattutto, un’attivista e un’intellettuale che si interroga sul tempo. Per questo giovedì sarà a Lucca, al Teatro San Girolamo, per l’incontro (alle 17,30) “Sempre fascismo è”, cui seguirà (alle 21) il monologo teatrale dell’attore Marco Brinzi “Autobiografia di un picchiatore fascista”. Il tema del suo incontro è di straordinaria attualità. Come dimostra anche la vittoria del movimento di estrema destra Casaggì alle elezioni studentesche della provincia di Firenze, dopo quelle di Prato e Pistoia.

È forse un segnale?

«In politica non esiste il vuoto: se c’è un varco, questo viene riempito. Da quando i soggetti politici strutturati sono assenti, nelle scuole e nella società, a prendere il loro posto sono forze alternative. Questi ragazzi spesso non sono fascisti, ma vengono strumentalizzati. Non hanno un’alternativa. Sono vittime della mancanza di contro-narrazioni. Il fascismo da storytelling diventa propaganda».

E conquista consenso. Anche in Toscana.

«Nella mia testa la Toscana è rossa, anche se la Lega qui ha preso molti voti. In questo caso però non si tratta di essere rossi, bianchi o neri. Il discorso è la predisposizione al populismo, che è la fase prima del fascismo. Il populismo agisce direttamente sui sentimenti delle persone. Se in una stanza hai venti individui, non potranno pensarla nello stesso modo. Il populismo però trova il modo di metterli d’accordo sfruttando il loro minimo comune denominatore che spesso parla alla pancia. Per questo nessuno è al sicuro».

Da cosa?

«Dai meccanismi propri di questo fascismo dilagante. Dentro un vuoto di valori è possibile qualunque radicalizzazione. Il neofascismo per un italiano, l’Isis per un ragazzo di etnia diversa. Le ultime elezioni comunali a Lucca hanno rivelato il crescente consenso di CasaPound. Lucca è un prodromo. La spia di una situazione che sta degenerando. Il problema però non è il fascismo, ma il fascismo nel momento in cui inizia a organizzarsi. Per anni si è creduto che il fascismo fosse un’idea, invece è un metodo. Un metodo che si deve imparare a interpretare».

E lo racconterà proprio a Lucca.

«Non è stata una scelta casuale. L’indifferenza di tante persone mi fa pensare che in troppi abbiano perso le competenze civili necessarie per interpretare il presente. Ma se il fascismo tornasse, e sta tornando, come lo riconosceremmo?».

Lei ha stilato dieci fattori indicativi su cui riflettere.

«Dieci marcatori in grado di evidenziare come il fascismo si manifesti anche in luoghi, e in momenti, inaspettati. La verticizzazione della figura del capo è uno degli elementi principali. Ma ha il suo rilievo anche la costruzione di un nemico che non è mai l’avversario politico, e non ha un nome specifico. Anzi viene riconosciuto in una categoria generica. E poi c’è la banalizzazione della complessità».

Che cosa significa?

«Partendo dal fatto che il linguaggio dei politici strutturati è incomprensibile, e sembra voler allontanare le persone, il populista parla come mangia o, almeno, si presenta così. In questo modo intercetta gli umori del popolo. Storicamente la semplificazione è necessaria, ma la banalizzazione è dannosissima perché tradisce la complessità, e la traduce in slogan. E così si arriva ai paradossi: siccome quello che dice Salvini si capisce, si pensa che sia il cuore delle cose. Ma Salvini non è un semplificatore, è un banalizzatore che a una domanda giusta, dà una risposta semplice ma sbagliata. Si appropria di una categoria del linguaggio fascista. Ciascuna voce, dunque anche questa, se considerata in modo singolo non è fascismo. Ma quando uno comincia a contare cinque indicatori di allarme, qualche domanda dovrebbe cominciare a farsela».

In politica chi fa suonare più campanelli?

«Il populismo è una strada facile. La complessità aiuta a costruire il consenso nel lungo periodo, ma è più semplice agire su una paura istintiva per prendere il voto sul momento. Per un politico che non ha una visione da statista, non conta nient’altro. Nelle sezioni storicamente si costruiscono i consensi della base. Bisognerebbe forse domandarsi per quale motivo Forza Italia non ne avesse bisogno».

Oggi qual è la cosa che la spaventa di più?

«Siamo diventati un popolo di razzisti. Ma la cosa più spaventosa è la facilità con cui le persone cedono la responsabilità di se stessi a un altro. Questo spesso produce una rinuncia alla partecipazione politica e al coinvolgimento. Basta una sola generazione per perdere i valori democratici. La manutenzione della democrazia, soprattutto per un Paese dove questa è giovane come in Italia, è la

cosa più complicata».

Chi dovrebbe farla questa manutenzione?

«Le istituzioni nel senso civile. La scuola. Noi. La resistenza non si fa sui monti, ma comincia per le strade, nei teatri, nelle scuole, nelle case e nelle teste».

tratto da: http://iltirreno.gelocal.it/regione/toscana/2017/11/19/news/i-fascisti-li-riconosci-dal-modo-con-cui-banalizzano-la-realta-1.16139993

Neofascisti nelle urne: solo uno zerovirgola – Per la serie: tanto rumore per nulla

 

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Neofascisti nelle urne: solo uno zerovirgola – Per la serie: tanto rumore per nulla

Neofascisti nelle urne: solo uno zerovirgola, tanto rumore per nulla

Nonostante la sovraesposizione mediatica i movimenti neofascisti in Italia non raccolgono consensi nelle urne: il centrodestra a trazione Lega non lascia spazio all’estrema destra di crescere in termini di voti, ma ne rendo possibile l’azione nella società, ma soprattutto la normalizzazione nei salotti dei talk show.

Percentuali da prefisso telefonico per la destra neofascista italiana. Vale la pena dire tanto rumore per nulla. Questo non per sminuire la pericolosità di piccoli gruppi organizzati estremisti, o la loro propaganda xenofoba, ma per sottolineare come il risultato di Casa Pound Italia e Forza Nuova sia stato molto al di sotto di molte profezie dei media, che hanno raccontato in questi mesi quella che sembrava una crescita esponenziale di questi gruppi. La realtà invece è che partiti e movimenti neofascisti sono aumentati soltanto nella rappresentazione mediatica e non in termini di consenso elettorale. Una sovraesposizione che non ha portato però ha più voti nell’urna. Qualche giorno fa diversi telegiornali nazionali hanno aperto l’edizione della sera riportando la notizia che Casa Pound si diceva disponibile ad un appoggio esterno ad un ipotetico governo “sovranista” guidato da Matteo Salvini. Fantascienza, a cui però i media hanno dato fin troppo spazio. E se il vento che soffia a destra in tutta Europa ha favorito la coalizione di Salvini, Meloni e Berlusconi, non sembra però aver gonfiato le vele dei partiti esplicitamente neofascisti.

La destra neofascista è riuscita negli scorsi mesi a presentare la sua stessa esistenza come una notizia, a imporsi nello spazio pubblico e mediatico come grande novità. La verità però è che un centrodestra a trazione Lega, che al momento è il primo partito del centrodestra, ne limita lo spazio di consenso elettorale. Al momento in Italia non sembra esserci spazio per l’esplosione la crescita in termini elettorali delle forze neofasciste, anche se cresce la tolleranza per l’azione dei gruppi di estrema destra nel sociale. Chi cerca un voto radicale e di destra ha alternative che appaiono meno ideologiche e molto più efficaci, a cominciare da Matteo Salvini. Ma anche il Movimento 5 stelle, con la possibilità concreta di vincere e con il candidato premier Luigi Di Maio sulle barricate contro le Ong dei “taxi del mare”, ha tolto acqua all’estrema destra che puntava su un bacino di elettori arrabbiati, che magari intercetta nelle fiaccolate contro i centri di accoglienza ma non nei seggi.

Non sono bastate pagine e pagine di giornali, interviste, decine di servizi (per lo più acritici) in televisione per portare Casa Pound in parlamento. Un risultato a cui il movimento rappresentato da Simone Di Stefano sembrava credere davvero, o almeno sperava che la profezia ripetuta come un mantra finisse per avverarsi. “Io già oggi vi posso dire che sì, noi entreremo in Parlamento. Lo faremo in questa legislatura. O magari nella prossima. Ma io so già che Casa Pound è destinata a essere un movimento determinante per la storia della Nazione”: così lo stesso Di Stefano metteva le mani avanti nell’ultimo giorno di campagna elettorale. Nel corso della notte elettorale poi il leader di Cp se l’è presa paradossalmente proprio con le tv colpevoli, a suo dire, di non dedicare abbastanza spazio al movimento che rappresenta. Ma anche se non entreranno in parlamento i movimenti neofascisti italiani un primo importante risultato già lo hanno ottenuto: normalizzare la loro presenza nei salotti dei talk show e nelle trasmissioni del pomeriggio. Chissà che da oggi i media italiani non prendano in considerazione di dare a queste forze e alle loro istanze lo spazio che meritano, senza cercare titoli gridati, senza ingigantirne la forza e mettendone in luce le ombre. Sarebbe già un buon inizio.

 

tratto da: https://www.fanpage.it/neofascisti-nelle-urne-solo-uno-zerovirgola-tanto-rumore-per-nulla/