La scomoda verità del Giudice Gratteri: ”La ‘Ndrangheta non spara più, ma compra tutto – Ormai compie più bonifici e operazioni bancarie che conflitti a fuoco”

 

Gratteri

 

 

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La scomoda verità del Giudice Gratteri: ”La ‘Ndrangheta non spara più, ma compra tutto – Ormai compie più bonifici e operazioni bancarie che conflitti a fuoco”

 

di AMDuemila

Intervista del procuratore capo di Catanzaro alla rivista “Famiglia Cristiana”

La ‘Ndrangheta compie più bonifici e operazioni bancarie che conflitti a fuoco. A sostenerlo è il procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri, che vive sotto scorta dal 1989, in un’intervista alla rivista “Famiglia Cristiana”  che sarà pubblicata nel prossimo numero che uscirà domani. Il magistrato ha fatto il punto della situazione riguardo la ‘Ndrangheta quella che a oggi è la mafia più potente, la più ramificata, una holding capace di fatturare 50 miliardi di euro all’anno, in grado di reinvestire il 75 per cento dei suoi guadagni nell’economia legale. “Con i proventi del traffico di droga e di altri reati oggi la ‘Ndrangheta sta acquistando quante più attività imprenditoriali può da Roma in su, in tutti i Paesi d’Europa, in Australia e a New York: alberghi, ristoranti, pizzerie – ha detto – La ‘Ndrangheta non spara più, ma compra tutto”. Durante l’intervista il procuratore capo ha spiegato come mai nel Paese si sia abbassata la guardia: “Il modo d’agire della ‘Ndrangheta non prevede sparatorie, auto bruciate o omicidi. Non crea allarme sociale. L’opinione pubblica, al Nord ma non solo, e’ convinta anche oggi che nel proprio quartiere non ci sia la Mafia. Adesso, invece, anche le mafie sudamericane stanno comprando al Nord. I cartelli, soprattutto quelli colombiani, che portano la cocaina in Europa, solo per il 9 per cento dell’importo vogliono essere pagati in Europa, investendo qui i loro proventi”. Nel concludere, il magistrato ha detto: “La ‘Ndrangheta ha fatto un grande salto di qualità negli anni Settanta con la fondazione della ‘Santa’, un ulteriore grado gerarchico dell’organizzazione che ha consentito la doppia affiliazione alla ‘Ndrangheta e alla massoneria deviata. Questo ha comportato contatti sempre più stretti tra i mafiosi e i quadri della classe dirigente e delle istituzioni. Al netto dei buoni risultati investigativi, la situazione è sfuggita di mano un po’ a tutti: alle forze dell’ordine, alla Magistratura, agli educatori, anche alla Chiesa. E’ un segnale culturale inquietante”.

 

tratto da: http://www.antimafiaduemila.com/home/mafie-news/261-cronaca/75365-gratteri-la-ndrangheta-non-spara-piu-ma-compra-tutto.html?fbclid=IwAR0yerLKrDBaZ8WeI2eIPXfam9BiQDFrJoF1ToPMDZKK5C2dsEK8NOuV11Y

Ricapitoliamo: Di Battista in Tv parlò di legami tra la ‘ndrangheta e comitati favorevoli all’Alta velocità Torino-Lione. Querelato dagli imprenditori pro Tav! …Ora però la Cassazione conferma: La ‘ndragheta interessata ai cantieri del TAV in Val di Susa… E adesso?

 

Di Battista

 

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Ricapitoliamo: Di Battista in Tv parlò di legami tra la ‘ndrangheta e comitati favorevoli all’Alta velocità Torino-Lione. Querelato dagli imprenditori pro Tav! …Ora però la Cassazione conferma: La ‘ndragheta interessata ai cantieri del TAV in Val di Susa… E adesso?

 

Alessandro Di Battista querelato dagli industriali. La notizia, confermata direttamente a TPI da Confindustria Piemonte, era nell’aria.

Nel mirino dell’Unione industriale di Torino, di Ance Piemonte, di Confindustria e di altre realtà “produttive” del Nord-Ovest l’attacco portato avanti dall’esponente M5s durante l’intervista a Che tempo che fa, da Fabio Fazio.

Di Battista negli studi Rai ha parlato chiaramente di “tangenti da restituire” per la grande opera e di “infiltrazioni della criminalità organizzata”.

 

“Io non ho le prove”, disse Di Battista da Fazio, “ma ricordo quando due esponenti della ‘ndragheta furono intercettati e dissero ‘adesso ci tocca fondare un comitato Sì tav’”.

Pochi minuti dopo, rincarò la dose: “Il problema del Tav per qualcuno non è se si farà o meno. Il problema è che quel qualcuno si è già steccato qualche tangente e qualora l’opera dovesse essere bloccata sarà costretto a mettersi le mani in tasca”….

Ma le ultime notizie sembrano dar ragione all’illustre querelato…

Tav, la Cassazione: la ‘ndrangheta era interessata a lavori in Val di Susa

La ‘ndrangheta era interessata a lavori di costruzione del Tav Torino-Lione in Valle di Susa: una vicenda già emersa nel 2014 durante l’inchiesta San Michele della procura di Torino e ora certificata dalla Cassazione nella sentenza di condanna, diventata definitiva depositata in questi giorni, a carico di otto imputati. Il processo (si tratta del troncone svolto con il rito abbreviato) riguardava l’attività della ‘ndrina di San Mauro Marchesato a Torino e nel circondario.

L’obiettivo di intimidazione della era evitare che sfrattassero un’azienda, la Toro srl, “vicina agli interessi della cosca nei lavori di costruzione della Tav Torino-Lione”.

 Giovanni Toro, padre di Toro Nadia, amministratore unico e socio unico della Toro srl, era stato arrestato nel giugno 2014 per concorso esterno in 416 bis. Al momento dell’operazione, la TORO aveva già eseguito importanti lavori proprio presso il cantiere del tunnel geognostico di Chiomonte provvedendo, come scritto sulla Relazione finale dei lavori del contratto C11119, “alla bitumatura della viabilità interna di cantiere, richiesta dalle forze dell’ordine e formalizzata attraverso l’Ods n R-02”. I lavori erano stati dati in subappalto dall’appaltatore che, guarda caso, era un’ATI formata da due imprese locali di proprietà di persone già citate nell’inchiesta Minotauro, la maxi-operazione contro le infiltrazioni della ndrangheta nella provincia di Torino che ha portato poi alla condanna di 23 persone. Inoltre facevano parte dei due contratti relativi ai lavori di recinzione del cantiere, oggetto di un esposto presentato in Procura da numerosi Sindaci ed amministratori locali nel 2013.

L’ennesima conferma degli interessi opachi che hanno da sempre circondato il sistema TAV, diventato oggi la bandiera di un sistema marcio fatto di collusione tra lobbies del cemento, mafia e politica.

…Ed ora?

 

Fonti:

https://torino.repubblica.it/cronaca/2019/03/07/news/tav_la_cassazione_la_ndrangheta_era_interessata_a_lavori_in_val_di_susa-220977387/

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_ndragheta_interessata_ai_cantieri_del_tav_in_val_di_susa_la_cassazione_conferma/82_27504/?fbclid=IwAR2EfCbR2tckiUh5IYteU0hSIYiBR2_aixx7a1YEM6PCm0mCf2E1qjyggxo

TAV: Truffa ad alta voracità… E poi, la ‘Ndrangheta dove la lasciamo?

 

 

 

TAV.

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TAV: Truffa ad alta voracità… E poi, la ‘Ndrangheta dove la lasciamo?

 

TAV: Truffa Ad Alta Voracità. La ‘Ndrangheta Dove La Lasciamo?

Dopo il pentitismo di mafia ora è la volta di quello TAV. Un ravveduto dell’Alta Velocità molto particolare scatena un vero terremoto (epicentro del sisma Piazzale di Porta Pia, 1 – Roma, quartier generale del Ministero dei Trasporti).
Ma non è un’ex appartenente alla Banda della Magliana, la Mala del Brenta, della ‘ndrangheta o della Camorra. Nemmeno un’affiliato della mafia siciliana, della Sacra Corona Unita o dell’eversione armata.

Cionondimeno la sua storia non è meno intrigante di quelle narrate in Romanzo Criminale e Gomorra, perchè è uno dei protagonisti del furto in guanti bianchi più clamoroso della storia delle Ferrovie Italiane. Una raffinata opera d’ingegneria criminale ai massimi livelli. Un vero, autentico, pentito di TAV (di cui faremo nome e cognome) non come quelli che han fatto mea culpa solo dopo che son stati presi con le mani nella marmellata. Vedete come ritorna ciclicamente, nostro malgrado, il tema del Made in Italy Criminale?

Francamente credevamo  d’aver  esaurito  lo  scibile umano e già  visto di  tutto, dai  gravosi arbitrati a  raffica  i cui costi han superato la stratosferica cifra di 35 miliardi di euro (l’equivalente di quattro anni di Reddito di Cittadinanza), ai General Contractors che hanno gonfiato i prezzi a dismisura con l’escamotage delle “varianti in corso d’opera” e degli “Atti Integrativi” per aggirare le Convenzioni Originarie. Per non parlare dei tentacoli della malavita e delle corruzioni mafiose.

Anche se è vero che nel caso del TAV non c’è stato bisogno di alcuna infiltrazione della criminalità organizzata perché nel TAV vi erano già diverse società in conclamato odor di ‘nrangheta. Vedi Cociv, Impregilo o la Società Italiana per le Condotte d’Acqua (quest’ultima guarda caso è quella che nel 1963-67 ha costruito il Ponte Morandi di Genova – v. documento pdf n. 1).

Come dicevamo c’è un imprenditore pentito, ora ‘collaboratore di giustizia’ che ha svelato il malaffare e le sistematiche ruberie sui lavori del TAV, in particolare della Tratta Torino-Milano. E ha deciso di vuotare il sacco con gli ispettori del Ministero dei Trasporti.

Questi ha rivelato come il Gruppo Gavio, re delle Autostrade (e delle frodi a quanto pare), ha partecipato alla grande abbuffata degli appalti pubblici dell’alta velocità ferroviaria frodando in lungo ed in largo come se non ci fosse un domani. In proposito, è  stata  presentata anche   un’interrogazione  alla  Camera dei  Deputati   dall’On.le Antonio Borghesi di Italia dei Valori purtroppo defunto e rimasto senza risposta.

La “gola profonda” si chiama Geom. Giovanni Santini, ed è Amministratore Unico della società CO.GE.FER S.p.A. (Costruzioni Generali e Ferroviarie Spa). Inutile dire che lo scompiglio scatenato dalle sue rivelazioni ha mandato molti in depressione, tra questi il Direttore del Consorzio C.A.V.TO.MI Ing. L. Capponi, che ha subito inviato una preoccupata lettera alla Grassetto Costruzioni, nonché all’allora Presidente (buon’anima) Marcellino Gavio, al Vice Pres. Giuseppe Sambo e all’Amm. Delegato Ing. Claudio Vezzosi scrivendo (v. documento pdf n. 2):

“… desta estrema preoccupazione la progressiva amplificazione dei toni e delle trattate argomentazioni che sta assumendo la vicenda in questione, il che crea imbarazzo per lo scrivente consorzio al cospetto della propria Committente e Direzione Lavori anch’esse chiamate in causa dalla nota della ditta CO.GE.FER.. Si ritiene pertanto opportuno suggerire un Vs. intervento al fine della risoluzione di una vicenda che, per quanto ci riguarda, ha già creato perplessità e disturbo…”.

Ergo, tradotto in parole povere: questo picciotto ha la lingua lunga, è meglio convincerlo a tenere la bocca chiusa prima che sia troppo tardi per tutti noi. Non possono saperlo, ma il Santini invece ha già messo tutto nero su bianco, descrivendo con dovizia di dettagli i metodi mafiosi in uso nei cantieri della TAV, dettagliando delle promiscuità tra i controllori ed i controllati, nonché la sistematica falsificazione dei documenti con Photoshop, degli atti, le false fatture etc etc.

E’ un’ecatombe. Da queste carte, ecco svelato come il Gruppo Gavio è riuscito a papparsi oltre 100 milioni di euro della TAV raggirando ogni normativa del settore (specie quella che vieta categoricamente il subappalto ‘a cascata’). Ed è spiegato anche com’è stato possibile che sia accaduto questo senza che alcuno si sia accorto di niente (e chi ha saputo ha taciuto). In buona sostanza, chi doveva controllare ed il controllato erano la stessa persona e al di fuori di questo cerchio magico nessun’altro sorvegliava.

Un pò come accaduto nel caso del crollo del Ponte Morandi e Autostrade per l’Italia, in tanti sapevano ma nessuno è intervenuto in tempo utile. Come se il calciatore e l’arbitro fossero la stessa persona. Praticamente Gavio poteva dormire sonni tranquilli, non doveva temere alcun tipo di verifica e/o accertamento perché era lui che aveva l’onere di controllare sè stesso. Come illustrato in questo breve schemino (che espongo sinteticamente giusto per farvi capire chi aveva le  mani  in  pasta – v. documento pdf n. 3

Il 7 agosto 1991 l’Ente Ferrovie dello Stato affida alla T.A.V. la concessione per la progettazione esecutiva, la costruzione e lo sfruttamento economico del sistema Alta Velocità inoltre affida a Italferr Spa il presidio dell’area tecnologica, ingegneristica e sistemica, nonché il controllo della fase esecutiva di realizzazione del progetto Alta Velocità. TAV Spa. Con convenzione del 15 ottobre 1991 vengono affidatate a FIAT Spa in qualità di General Contractor tutte le attività necessarie per la progettazione esecutiva e la realizzazione del Progetto Alta Velocità. FIAT dà in appalto la realizzazione dell’opera al Consorzio C.A.V.TO.MI. (Consorzio Alta Velocità Torino Milano – capofila Impregilo Spa con una quota del 74,69%) il quale a sua volta dà in subappalto i lavori di costruzione alle due imprese Biandrate Società Consortile e Agognate Società Consortile. In entrambe le società consortili il 95,90% delle quote fanno capo ad imprese appartenenti al Gruppo Gavio (Grassetto Lavori, Intestrade, Co.Ge.Fer, Sea Segnaletica, COGEDIL, L.A.S., Antonio Nicastro, Viar Costruzioni, Edil Rota, Emme Costruzioni F.lli Melis).

– Chi sono i controllati: le società Consortili Agognate e Biandrate che sono composte per una quota superiore al 95% da aziende appartenenti al Gruppo Gavio.

– Chi è il controllore: Il Consorzio Ca.V.To.Mi, General Contractor della tratta che ha affidato in subappalto i lavori alle consortili, che è composto al 66,50% da Impregilo (della quale sono azionisti i Gruppo Gavio e Benetton). Altro controllore è la Spea Ingegneria per l’Europa Spa che doveva effettuare la direzione dei lavori sulla tratta, in qualità di braccio tecnico di Autostrade per l’Italia, società entrata a far parte del Gruppo Benetton, di cui erano azionisti sia Gavio che Impregilo. Spea Ingegneria.

Non so se vi dice qualcosa il nome. E’ quel controllore un po’ sbadato che doveva controllare e vigilare sulle condizioni del Viadotto Morandi di Genova.
– Chi rimane fuori: rimangono all’esterno di questo sistema Italferr, l’Ente Ferrovie dello Stato e il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di fatto privi di alcuna concreta possibilità e/o volontà di controllo.
Poi ci meravigliamo della mancata vigilanza e dei ponti che crollano.

Basiti da cotante rivelazioni, il 14 dicembre 2007 il Servizio per l’Alta Sorveglianza delle Grandi Opere del Ministero delle Infrastrutture invia un Memorandum riservato dal tono ‘altero’ e dal contenuto chock al Ministro Altero Matteoli. Oggetto del dossier (che trovate qui allegato pdf): “Anomalie nell’effettuazione dei lavori inerenti alla costruzione della Linea Ferroviaria Alta Capacità Torino-Milano, Sub Tratta Torino-Novara, Lotti A2-A3” (v. documento pdf n. 4
Scrivono gli ispettori:

“Questo servizio ha provveduto ad effettuare gli opportuni accertamenti … anche procedendo all’audizione del geom. Santini. … Sintesi delle anomalie: Sembrerebbe che la condotta delle società consortili è stata volutamente improntata alla lievitazione del costo complessivo dell’opera. Si rileverebbe un corposo introito di denaro non giustificato in capo al Gruppo Gavio (circa 100 milioni di euro) a fronte di lavori effettivamente svolti e fatturati a costi ampiamente inferiori dai soci consorziati con quota minoritaria. Tale fattispecie dimostrerebbe che, la stessa opera, poteva essere portata a compimento con un costo di gran lunga inferiore. Parimenti le società consortili sembrerebbero essere state create artificiosamente al fine di eludere il divieto di affidamento in secondo subappalto… singolare appare il fatto che C.A.V.TO.MI., Italferr e Spea (Direzione Lavori) interpellate da Co.Ge.Fer. non risulterebbero aver mai fornito idonee risposte in merito ai siti utilizzati dalla Grassetto per lo smaltimento di circa 1,2 milioni di metri cubi di terre, provenienti dagli scavi di Biandrate e Agognate… lo stato di avanzamento dei lavori eseguiti da Grassetto non veniva effettuato in base al reale avanzamento dei lavori, bensì in base alla disponibilità finanziaria in quel momento presente nelle casse dei consorzi, dietro precise disposizioni che gli giungevano dalla sede dei consorzi di Tortona … Gli elementi persuasivi forniti dalla Cogefer sembrerebbero dimostrare che la condotta delle società consortili avrebbe portato volutamente alla lievitazione del costo complessivo dell’opera, al fine di consentire al Gruppo Gavio di introitare illegittimamente ingenti quantità di denaro… Il costo delle lavorazioni … risulterebbe essere stato contabilmente raddoppiato rispetto a quello sostenuto e che quindi doveva essere speso, passando da circa 10 mln Euro/Km a circa 20 mln Euro/Km…Infine si evidenzia che tale raggiro ha comportato una crescita esponenziale del costo dell’opera… che dimostra di fatto come tale tipologia di opere possono essere realizzata con costi dimezzati”.

Forse ora si capisce com’è stato possibile che i contraenti generali si gestissero miliardi di euro di soldi pubblici senza mai lo straccio d’un controllo. Perché se no doveva esistere la trasparenza ed in tal caso non si sarebbe potuto più rubare a man bassa. Semplice.

Si sono sputtanati una montagna di soldi pubblici per un’opera infrastrutturale così inutile che per l’Europa è già archeologia. Tanto, come sempre, state pur certi, anche in questo caso saranno chiamati gli italiani a pagarne il conto. In mezzo a sto immondezzaio c’è però una nota positiva. Ora grazie all’Alta velocità anche quelli che l’hanno costruita potranno muoversi velocissimi.
Col treno? No. No. Con l’aereo personale che si son comprati grazie alla TAV.

 

FONTE QUI

Catanzaro, 170 arresti per ‘ndrangheta tra Italia e Germania. Dieci amministratori locali in manette… Ma Voi continuate a votarli, mi raccomando…

 

‘ndrangheta

 

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Catanzaro, 170 arresti per ‘ndrangheta tra Italia e Germania. Dieci amministratori locali in manette… Ma Voi continuate a votarli, mi raccomando…

Catanzaro, 170 arresti per ‘ndrangheta tra Italia e Germania. Dieci amministratori locali in manette

Le famiglie mafiose controllavano più o meno tutto: dalle aziende agricole agli appalti per la gestione dei boschi della Sila. Dai semilavorati per la pizza all’esportazione dei prodotti alimentari. Dal vino alla gestione dei migranti. E se la politica locale spesso subiva il controllo, altrettanto spesso era parte attiva dell’organizzazione.

Una decina amministratori locali tra sindaci, vicesindaci, assessori e presidenti dei consigli comunali di Cirò Marina, Strongoli, Mandatoriccio, Casabona e San Giovanni in Fiore. In manette anche il presidente della Provincia di Crotone Nicodemo Parrilla, eletto esattamente un anno fa con il 62,2% dei voti. Un’inchiesta mastodontica, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, è stata portata a termine stanotte dai carabinieri del Ros che hanno arrestato per mafia 170 persone in Calabria: 131 sono finite in carcere e 39 agli arresti domiciliari.

Numerosi sequestri, inoltre, sono stati eseguiti dai militari del Comando provinciale di Crotone e dal Noe di Catanzaro. L’ordinanza di custodia cautelare dell’operazione “Stige” è stata firmata dal gip di Catanzaro Giulio De Gregorio su richiesta del procuratore Nicola Gratteri, dell’aggiunto Vincenzo Luberto e dei sostituti Domenico Guarascio, Fabiana Rapino e Alessandro Prontera.

Associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, favoreggiamento, turbativa d’asta e corruzione elettorale. C’è di tutto e di più nelle oltre 1300 pagine che riassumono il lavoro della Dda. Anni di indagini che hanno fatto luce sul controllo capillare del territorio, a cavallo tra le province di Crotone e Cosenza, da parte della cosca Farao-Marincola di Cirò Marina e del clan Giglio di Strongoli.

Il blitz è scattato stamattina all’alba in Calabria e in altre regioni d’Italia. Ma anche all’estero, in Germania dove la holding dei clan ha allungato i suoi tentacoli. Tredici gli arresti che gli uomini del Raggruppamento operativo speciale hanno eseguito nelle zone dell’Assia e di Stoccarda dove, grazie a una cellula distaccata delle famiglie calabresi, la cosca dei “cirotani” si è imposta nel settore della distribuzione dei prodotti vinicoli e di semilavorati perpizze.

Se la Germania è un territorio da colonizzare, il crotonese era casa loro. Soprattutto i Comuni di Cirò Marina, Cariati, Torretta di Crucoli, Strongoli e Casabona dove gli interessi della cosca vanno dal mercato ittico ai servizi portuali, dai servizi di lavanderia industriale a quelli della distribuzione di prodotti alimentari, dalla gestione dei servizi per l’accoglienza dei migranti allo smaltimento dei rifiuti, dalle agenzie di slot-machine a quelle per la distribuzione di bevande, dai servizi di onoranze funebri alla gestione dei lidi fino agli appalti per il taglio dei boschi della Sila.

Il pubblico come il privato doveva sottostare ai desiderata della ‘ndrangheta. Nelle carte della Procura, infatti, ha trovato spazio la storia di un’azienda agricola e di un frantoio che due imprenditori non sono riusciti a vendere perché il boss Salvatore Giglio ha allontanato l’ex deputato Franco Laratta e il sindaco di Petilia Policastro Amedeo Nicolazzi influenzando le trattative che questi avevano con i proprietari.

Se le estorsioni sono una costante, gli appalti arrivano dopo i voti. È tutto legato per la Dda di Catanzaro secondo cui, se alcuni politici locali sono concorrenti esterni della ‘ndrangheta, molti altri sono di fatto affiliati alla cosca Farao-Marincola. Non è un caso che, con l’operazione “Stige”, sia stata praticamente decimata l’amministrazione del Comune di Cirò Marina dove, assieme a boss e gregari, sono finiti dietro le sbarre anche il sindaco Nicodemo Parrilla che, proprio grazie “alle pressioni ‘ndranghetistiche esercitate sui consiglieri del Comune di Casabona” è stato eletto anche presidente della Provincia di Crotone.

Tramite Antonio Anania, ritenuto “tra gli esponenti più attivi della ‘ndrangheta cirotana”, per Parrilla i voti li avrebbe trovati Giuseppe Sestito, detto “Pino” uno dei plenipotenziari della cosca che, dal 2006 al 2016 ha sempre deciso chi doveva guidare il Comune.

I carabinieri hanno arrestato anche il vicesindaco Giuseppe Berardi, il presidente del Consiglio comunale Giancarlo Fuscaldo, l’ex sindaco Roberto Siciliani e il fratello Nevio che è stato anche lui ex assessore dello stesso Comune. Sono finiti in carcere pure il vicesindaco di Casabona Domenico Cerrelli, il sindaco di Mandatoriccio Angelo Donnici, il suo vice Filippo Mazza (che ha la delega ai lavori pubblici), l’ex vicesindaco di San Giovanni in Fiore Giovanbattista Benincasa e il sindaco di Strongoli Michele Laurenzano, del Pd. Quest’ultimo, secondo i pm della Dda di Catanzaro, forniva un “concreto, specifico, consapevole e volontario contributo ai componenti dell’associazione mafiosa”.

 

fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/01/09/catanzaro-170-arresti-per-ndrangheta-tra-italia-e-germania-dieci-amministratori-locali-in-manette/4081586/

 

Cosa c’è dietro la Tap, quella per cui stanno assassinando gli Ulivi Pugliesi? Riciclaggio di soldi della ‘ndrangheta… Ce lo raccontano Il Fatto Quotidiano e L’Espresso!

Tap

 

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Cosa c’è dietro la Tap, quella per cui stanno assassinando gli Ulivi Pugliesi? Riciclaggio di soldi della ‘ndrangheta… Ce lo raccontano Il Fatto Quotidiano e L’Espresso!

 

Da Il Fatto Quotidiano:

Tap, “un caso di riciclaggio di soldi della ‘ndrangheta dietro la società madre del gasdotto che approderà in Puglia”

A raccontare la vicenda è L’Espresso, che ricostruisce un’indagine antimafia su una lavanderia di denaro sporco con al centro Viva Transfer, fondata da Raffaele Tognacca. Il manager fino al 2007 è stato numero uno di Egl Produzione Italia, che ha ricevuto finanziamenti europei per realizzare progetti preliminari e studi di fattibilità dell’opera. Il gruppo Tap: “Inaccettabile, quereliamo autori e direttore”

Un manager implicato in un caso di riciclaggio internazionale di denaro della mafia ha guidato per sette anni la società “madre” del gasdotto Tap. C’è anche questo, stando a quanto scrive L’Espresso di questa settimana, dietro il progetto della grande opera che dovrebbe portare il gas azero in Europa approdando sulle coste del Salento. Progetto contro il quale in queste ore continuano a protestare i cittadini di Melendugno e dintorni, contrari all’espianto di poco più di 200 ulivi dal tracciato del microtunnel del gasdotto da 4mila chilometri, iniziato dopo che il Consiglio di Stato ha dato il via libera alla realizzazione del Tap e ha respinto gli appelli proposti dalla Regione Puglia e dal Consiglio comunale di Melendugno. Il gruppo Tap ha annunciato querela nei confronti degli autori e del direttore, definendo “arbitrario, infondato ed evidentemente inaccettabile l’accostamento del progetto alla parola mafia”.

Secondo quanto ricostruito dal settimanale, in edicola domenica, è stata una società “finora ignota”, Egl Produzione Italia, controllata dalla svizzera Axpo, a ricevere nel 2004 e 2005 due finanziamenti europei a fondo perduto da 3 milioni di euro per i progetti di fattibilità e gli studi preliminari propedeutici all’opera. Lo dimostrano documenti che la ong Re:Common ha chiesto e ottenuto dalla Commissione europea. La parte più interessante, si legge nell’inchiesta di Paolo Biondani e Leo Sisti, è che fino al 2007 il numero uno dell’azienda è stato un cittadino svizzero, Raffaele Tognacca, che in seguito, dopo aver lavorato in Italia per Erg, tornato in patria ha fondato Viva Transfer. Una finanziaria finita al centro di un’indagine antimafia arrivata ora al processo.

Nel 2014, scrive L’Espresso, le Fiamme Gialle scoprirono un presunto clan di narcotrafficanti legati alla ‘ndrangheta. Stando alle confessioni dei corrieri del gruppo, capeggiato da un calabrese, il milione e mezzo di euro da versare ai narcos sudamericani in cambio della cocaina fu portato “in contanti, dentro due trolley, a Lugano, nella sede della Viva Transfer”. E a ricevere i pacchi di banconote fu “Raffaele Tognacca in persona”. Al processo, in corso a Roma, i pm hanno formulato l’accusa di riciclaggio e, si legge nel servizio, hanno chiesto ai magistrati svizzeri di indagare sulla parte estera. Tognacca sostiene tuttavia di non essere “stato oggetto di nessuna misura istruttoria e/o procedimento penale, né in Italia, né in Svizzera”. La Egl, nel 2012, ha cambiato nome in Axpo, che compare tra i soci di Tap Ag (nata nel 2007) insieme a Bp, Snam, Fluxys, Enagas e all’azera Az-Tap.

Tap dal canto suo ha diffuso nel pomeriggio una nota in cui annuncia che “provvederà nelle prossime ore a sporgere querela contro gli autori e il direttore del giornale, riservandosi la facoltà di adire anche il tribunale civile per il risarcimento del gravissimo danno reputazionale, annunciando fin d’ora che esso sarà devoluto all’associazionismo antimafia”. “E’ arbitrario, infondato ed evidentemente inaccettabile“, si legge nel comunicato, “l’accostamento di Tap Ag e del progetto del gasdotto transadriatico alla parola mafia effettuato con un suggestivo titolo sul numero in uscita domani del settimanale l’Espresso“. “Tap – prosegue la nota della multinazionale – è impegnata con verificabile e verificata coerenza nella più rigorosa applicazione delle leggi e dei regolamenti italiani ed europei nella attribuzione di appalti e subappalti ed ha da tempo sottoposto alla Prefettura di Lecce un protocollo antimafia che garantisca la massima trasparenza della conduzione dei lavori”.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/04/01/tap-un-caso-di-riciclaggio-di-soldi-della-ndrangheta-dietro-la-societa-madre-del-gasdotto-che-approdera-in-puglia/3491333/